SIGNORINELLA

ATTO QUINTO

 

Negli occhi tuoi passavano

una speranza, un sogno e una carezza,

avevi un nome che non si dimentica,

un nome lungo e breve: Giovinezza.”

 

Occhi,

specchio del Nulla contingente ed eterno,

Giacono e Friedrich,

Arturo e Jean Paul,

gemme da vetrinetta in radica nel salotto di mia madre,

uomo senza speme,

maschio senza sogno,

corpo senza pelle,

oblio del nirvana,

atarassia dello stoico coglione,

nome senza parola,

Iuventus club,

foot ball della dimanche et semper,

amen e amin.

 

Salvatore Vallone

 

Il Giardino degli Aranci, Harah Lagin, 31, 01, 2024

DENTRO LA TUA PRESENZA


Nutro per noi la speranza

che si avveri un compimento,

amore mio,

un sassolino che si infili nelle mie scarp de tennis

ed incrini il cristallo del cammino,

una possibilità diversa del destino.

Sarà per questo che ti declino al condizionale?

Amore,

rotondo come una caramella da sfiancare in bocca,

nome comune di cosa,

maschile,

singolare,

grammatica di esordio della lingua

che usiamo per i baci,

che altro non sono che parole d’amore.

Parlo tra me e me

e tra me e me ti amo.

El purtava i scarp de tennis,

el parlava de per lü.

Mi arrivi

spaccando il respiro affannato

e come un gelato ti siedi sul cono.

Sei l’ostia schiacciata sul palato,

agnus dei,

mio amore umorale,

salvezza dal peccato chiuso nella mia bocca,

assolto dal prelato.

Arrivederci, Roma.


Sabina

Trento, 15, ottobre, 2022

ALL’APOLLINEA LIDIA DI ORAZIO

Parla,
o Lidia,
e il mio cuore respirerà.
Il silenzio è oro,
ma io voglio restar povero
e sentire la tua voce.
Parla
e non fermarti mai.
Se tu parli,
leggerai nei miei occhi quanto ti amo.
Tecum vivere amem.
Io ti ascolterò senza dir niente
e la mia anima candida parlerà il linguaggio del cuore,
mentre le tue labbra si muoveranno ancora in dolci note
che salgono in cielo
e ricadono nel verde tappeto della vita,
nelle timorose attese di una giovane speranza.
Tu parla,
o bella Lidia,
tu parla perché il mio cuore respira.
Non farmi morire con lunghi silenzi
che sanno di tristi pensieri,
che odorano di lapidi senza nome.
E’ la morte
se la tua voce si ferma.
Tecum obeam libens.
Parla,
o monumentale Lidia,
e veloci le tue parole alla notte ruberanno le luminose stelle
e io le rincorrerò come pazzo assetato di cielo.
Parla,
o Lidia dal seno esposto,
perché,
se non parli,
bevi soltanto il respiro della tua vita.

Salvatore Vallone

Pieve di Soligo, 30, 10, 1979