IL MARITO SCAVALCATO

LA LETTERA E IL SOGNO

Dottore buongiorno,

mi è stato tanto utile tempo fa accompagnandomi ad interpretare un sogno da me fatto e dandomi numerosi spunti per approfondire la conoscenza di me.
Chiedo ancora, se possibile, il Suo contributo descrivendoLe un sogno che mi ha molto incuriosito e sorpreso.
Ho sognato che avevo una appagante parentesi di vacanza extraconiugale con una persona gradevole che conosco nella vita reale, per poi decidere di chiudere la relazione e tornare col mio compagno di vita.
Nel tornare a casa però, con mio grande stupore e soprattutto sconforto, scoprivo che il mio compagno di vita non era quello effettivo (con cui sono insieme da vent’anni), bensì il mio primo ragazzo, con cui sono stata molto ma che mi ha fatto parecchio soffrire.
Nel sogno mi domandavo dove fosse finito mio marito (avevo “scavalcato” vent’anni di relazione con lui per catapultarmi alla mia prima giovinezza) e mi sentivo angosciata all’idea di aver rinunciato ad una cosa bella non per vivere con mio marito bensì per stare con quell’uomo che mi aveva fatto così male.
Non riesco a dare un senso a questo sogno, a parte che la sera prima ero reduce da un importante litigio con mio marito a cui però, lucidamente, non ho attribuito così tanta importanza e gravità.

La ringrazio se troverà del tempo da dedicarmi e, in ogni caso, per la disponibilità e professionalità che mi ha dimostrato anche in precedenti occasioni.

La saluto cordialmente.

China

DISCORSO SUL SOGNO

un sogno che mi ha molto incuriosito e sorpreso.”

I sogni sono birichini e monelli semplicemente perché rievocano e condensano i modi di essere e di pensare del nostro essere stati “bambino”. Segnalo un testo fenomenale e portentoso della grande Melanie Klein, “Il nostro mondo adulto e le sue radici nell’infanzia”. In tanta spazzatura mercantile di editori fottuti dal potere economico e di scrittori fottuti dal narcisismo il classico e l’antico ritornano impellenti nel loro chiedere ragione di cosa si scrive e come si scrive, contenuto e modo.

La nouminosità, splendore pensante, del sogno sorprende la donna China perché la bambina China sa di cosa si tratta, ma, essendo birichina, non lo dice nei termini chiari e cogenti della Logica aristotelica, lo esterna “condensandolo” nei simboli e nelle emozioni, in quella Logica primaria di cui ha tanto scritto un altro grande, italiano in questo caso, Giambattista Vico, nel suo capolavoro “Scienza nuova” e un grande divulgatore scientifico dell’antropologia culturale, Erich Fromm nel suo immarcescibile “Il linguaggio dimenticato”.

China è curiosa e sorpresa, vuole sapere di sé e sa di sapere. Nulla di nuovo sotto il sole, anzi è tutto antico quasi quanto la vita vissuta da China e tanto di più nella sua formazione psicofisica. Insomma, la nostra amica non si è fatto mancare alcunché per diventare una bella e buona persona anche nella sua relazione con l’universo maschile.

Ho sognato che avevo una appagante parentesi di vacanza extraconiugale con una persona gradevole che conosco nella vita reale, per poi decidere di chiudere la relazione e tornare col mio compagno di vita.”

Si definisce evasione nel linguaggio carcerario di tutti i giorni, ma nella Retorica, meglio arte del bel parlare convincente, di China vigile e vigilante si definisce “appagante parentesi di vacanza extraconiugale”. La donna assolve simpaticamente con le parole quello che nel popolo peregrino si chiama tradimento proprio perché coinvolge il corpo e la sessualità. Analizzo le parole per meglio arzigogolare sui significati profondi e culturali. “Appagante” ha una chiara radice erotica e sessuale. In senso traslato si traduce soddisfacente, ma questa “sublimazione” non elimina il senso di sazietà e di pienezza che China ha vissuto e di cui racconta. China ha vissuto bene il suo corpo e le sue prerogative psicofisiche.

Parentesi” contiene una modalità del Tempo e dello Spazio, un modo di essere vissuto della categoria astronomica e Logica del Tempo e dello Spazio. China inquadra in uno spazio temporale, “parentesi”, i suoi vissuti e definisce il suo trasporto psichico ed emotivo in un “breve eterno”, in un “diem” oraziano da carpire e da non lasciarsi sfuggire soprattutto quando si vive in un mondo avaro di emozioni e di piaceri carnali e non.

Oltre l’Astronomia e la Logica China tira in ballo la Letteratura e rievoca Quinto Orazio Flacco nella sua ode del Carpe diem, l’undicesima del primo libro nello specifico, la più famosa perché la più umana, la più condivisa e convissuta perché nella sua sintesi poetica contiene un pezzo di vita tra il cuore e il sesso, tra la vita e la morte, tra Epicuro e Pirrone.

DEDICATA A CHINA

O China, non chiedere anche tu agli dei

quale destino hanno riservato alla nostra vita

perché è impossibile saperlo

e sarebbe come ricercare un senso logico

nei calcoli astrali dei Caldei.

Credimi, è meglio rassegnarsi,

sia se Giove ci concede ancora molti inverni

e sia se l’ultimo è proprio questo

che infrange le onde del mar Tirreno

contro l’argine delle scogliere.

Pensaci bene! Versati un po’ di vino

e soltanto per un breve tempo

concediti l’illusione di una speranza.

Mentre noi parliamo, il tempo impietosamente è diventato passato.

Godi l’attimo e non affidarti assolutamente al domani.

China ha carpito il suo “diem”, ha sognato di carpire il suo “momentum”, ma non quello da cui dipende l’eternità, come scriveva Agostino parlando della sua morte, quello oltremodo vitale di un attimo, di un breve eterno, di una sospensione dello scorrere inesorabile del Tempo, di un blocco dell’ecoulement a favore di una eccitazione neurovegetativa di per se stessa avulsa dalla Storia monotona e ripetitiva di ogni giorno, dal Tempo storico. Insomma, a frustrazione psicofisica, a istanza depressiva in emersione, a “fantasma di morte” in riesumazione, China spolvera alla grande la sua funzione onirica in cerca di quel soccorso che appaga come un desiderio che non scende dalle stelle ma sale dal corpo. Alle normali frustrazioni dello scorrere della Vita e al normale avvento dell’angoscia di Morte China reagisce con la gratificante “vacanza” erotica e sessuale, una parentesi fuori dal Tempo per riempire quel che è almeno momentaneamente vuoto. Di poi, tutto può tornare com’era, l’oggi può tornare ieri, la monotonia rassicurante serve a stare bene di fronte alle tempeste esistenziali e gli ormoni possono rientrare negli argini consentiti dalla Legge e non soltanto quella legale, ma anche quella psichica. Il Super-Io ha tollerato che l’Es si appagasse e ha fatto finta di niente, ha fatto lo gnorri, ma adesso è tempo di tornare negli argini dopo tanta esplosione di libido.

Meglio: China reagisce in sogno alla monotonia della sua vita e alla pacatezza della sua carica erotica e sessuale e si concede l’amico, si prende l’amico per poi decidere di lasciarlo al suo destino dopo tanta gratificazione. China è una donna affermativa dalle idee chiare e dall’istanza psichica morale elastica, “Super-Io”, è una donna che riconosce le sue pulsioni e le appaga senza sbandieramenti e fuochi di artificio, ma con quella sicurezza delle donne cosiddette mature che mature fortunatamente non sono mai: abili e ricche di esperienza sicuramente sì.

Nel tornare a casa però, con mio grande stupore e soprattutto sconforto, scoprivo che il mio compagno di vita non era quello effettivo (con cui sono insieme da vent’anni), bensì il mio primo ragazzo, con cui sono stata molto ma che mi ha fatto parecchio soffrire.”

L’amore adolescenziale si coniuga sempre con il dolore, il dolore di quello che non è nato perché non poteva nascere, l’amore “edipico”, il trasporto psicofisico verso il padre, quello che sa di senso e di sesso, quello che fonde il sentimento con le sensazioni di un corpo che si sta evolvendo alla grande e in fretta, in eccessiva fretta, una fretta che scorre rapida nel corpo e tiene dietro la mente. La bambina diventa donna nel corpo, ma nella mente mantiene intatte le prerogative dell’adolescenza. La bambina può fare un figlio, ma è il figlio di una bambina e non di una donna. Il primo amore prolifico è diretto verso il padre anche se a tutti gli effetti riguarda il corpo e le sue evoluzioni organiche. China rievoca in sogno la figura paterna e la sua dimensione-posizione “edipica”, le sue pulsioni ambivalenti, non ambigue, attizzate dai vissuti personali in riguardo al primo maschio, quello di casa, il padre, quello che hai quotidianamente per le mani anche se non c’è. Lo “stupore” si spiega proprio con questa riesumazione del padre e lo “sconforto” si spiega sempre con questo ritorno del sintomo edipico, la delusione che poi porta la adolescente donna a percorrere altre piste, quelle sociali, per trovare un maschietto e appagare le sue pulsioni erotiche e sessuali. Stupore e sconforto sono la linea dialettica su cui scorre l’emancipazione psichica dal padre e l’evoluzione psicofisica verso l’età adulta. “Mi ha fatto parecchio soffrire” non si addebita alla vanità narcisistica del ragazzo, ma è pertinente ai vissuti contrastati di China bambina nei riguardi del padre. China non ha sposato il padre perché il primo amore non si sposa mai e non si scorda mai proprio perché è tanto complesso e complicato tra senso e sesso che frastornano, seducono, ammaliano, fanno soffrire, fanno godere, “svarionano” in una sola parola, quella che suona così bene nella bocca della grande campionessa Sofia.

Nel sogno mi domandavo dove fosse finito mio marito (avevo “scavalcato” vent’anni di relazione con lui per catapultarmi alla mia prima giovinezza) e mi sentivo angosciata all’idea di aver rinunciato ad una cosa bella non per vivere con mio marito bensì per stare con quell’uomo che mi aveva fatto così male.”

Questo è la chiosa di China e non abbisogna di interpretazione e commento il finale onirico di questa donna meravigliosa che è stata una figlia edipica in pieno rispetto delle varie tappe della sua evoluzione psicofisica. I mariti appiccicosi non si addicono alle donne e agli uomini liberi dentro e democratici fuori, così come le donne appiccicose.

Non riesco a dare un senso a questo sogno, a parte che la sera prima ero reduce da un importante litigio con mio marito a cui però, lucidamente, non ho attribuito così tanta importanza e gravità.”

Il senso e il significato sono dentro China, io li ho esternati anche in versione poetica, a testimoniare che i nostri prodotti psichici notturni sono elaborati secondo i meccanismi estetici, sono “poietici”, creativi nell’etimologia greca, e contengono le nostre pietre preziose psico-evolutive. Il marito viene dopo, tanto tempo dopo il grande trambusto e la grande Bellezza della “posizione psichica edipica”, del papà insomma.

Questo è quanto il sogno di China contiene secondo le mie linee metodologiche.

Tra una potatura degli ulivi e una aratura dei campi ancora mi diletto di interpretare i sogni secondo modalità umanistica ed estetica, senza il vacuo tecnicismo psicoanalitico che usavo in precedenza, ma senza scadere di qualità, tutt’altro.

La Sicilia non è più quella di una volta e i siciliani si dividono ancora nelle quattro categorie di Sciascia.

Meno male!

Purtuttavia i contadini si lamentano sempre e comunque, ma sono gentili con le persone sensibili.

E China è una grande donna.

IL MARZIANO

Il marziano veniva da Marte,

aveva occhi di ghiaccio e lineamenti barbari,

procedeva marziale come marionetta di bassa lega,

da opera dei pupi,

puparo e pupazzo

tra i suoi deliri sognanti,

tra i suoi sogni infranti sotto il sole dei soviet

quand’era residuo bellico di un missile oscuro,

infante malnato da grembo metallico,

uno sputnik sputato sulla terra dalla lontana luna,

lunatica anzichenon,

quasi selvaggia nel suo osceno luccichio di latta,

quella dello sgombro sott’olio di un carrarmato al computer.

E il marziano sognava con la m minuscola,

sognava,

sognava.

E sorrideva,

sorrideva,

sorrideva.

Se la rideva senza i baffi,

se la rideva di grasso e di fino

davanti al mondo attonito al nunzio,

un nunzio nunziato a suon di balbettii cirillici,

di sgraziate movenze inumane,

di tracotanti deliri risonanti di forbito acciaio,

un marziano della Improvvidenza,

brutto come la fame di gennaio,

non benedicente come il vento Libeccio,

di marmo quando si mescola alla Tramontana.

L’armi,

qua l’armi,

combatterò sol io,

procomberò davanti a un popolo che esegue,

che non obbedisce al duce,

che non esegue il capriccio del fhurer,

che ammazza quel padre ucraino,

che uccide il fratello russo,

che sconquassa i soviet di una volta,

 

Salvatore Vallone

 

Carancino di Belvedere 24, 02, 2022

 

LO STRUZZO DI KONCETTA

LA LETTERA

Buongiorno Salvatore, come va?

Se ha tempo, ho voglia di raccontarle un altro sogno e la mia interpretazione, mi corregga se la sbaglio.

Ho sognato che avevo un cucciolo di struzzo completamente nero come animale di compagnia.

Secondo me lo struzzo rappresenta alcune qualità di me.

Tenevo il piccolo in casa e non lo facevo uscire per paura di perderlo, ma la casa era buia. Il piccolo struzzo era molto affettuoso con me, ma quando io non c’ero aveva paura e rimaneva nascosto. Quando io tornavo a casa, dovevo mettermi a cercarlo sotto i mobili e sotto il letto e quando lo trovavo correva da me e lo tenevo in braccio.

Si addormentava con me e faceva versi di affetto.

Penso che il significato è che nella mia vita ho frenato delle qualità che avevo per la paura di affrontare gli altri all’esterno e, di conseguenza, col tempo mi sono sentita incapace ed è stato difficile ritrovare autostima.

Un giorno mi sono decisa a uscire con lo struzzo e appena ho aperto la porta fuori era bellissimo, c’era un fiume colorato con prati e montagne e non c’erano case o persone. Lo struzzo ha subito iniziato a correre a destra e a sinistra e io avevo ancora un po’ paura di perderlo, allora lo richiamavo vicino con le coccole.

Ma dopo un po’ non avevo più paura e correvo con lui sempre più veloce e stavo benissimo.

Ad un certo punto qualcosa nella mia vita è scattato e con il coraggio ho recuperato e ho scoperto che amo essere libera.

Lei cosa pensa?

Questo sogno è di ieri, poi questa mattina il mio ragazzo mi ha detto che ha sognato me che andavo in mezzo a un branco di lupi e dicevo, è bellissimo stare in mezzo a loro, ma ad un tratto venivo sbranata. Mi ha lasciata un po’ così..

QUALCHE NOTA

Accettabilissima la sintesi interpretativa di Koncetta.

Lo “struzzo” è la chiara “proiezione” di Koncetta bambina, la chiara condensazione della sua infanzia e della sua bambina introiettata, del suo essere stata bambina infante e del suo essere donna in atto.

Koncetta si relaziona bene e con giudizio e ama la compagnia, è stata educata e si è educata a stare insieme agli altri, alla gente, al suo prossimo. Per questo semplice motivo si è distinta senza confondersi e tanto meno fondersi per bisogni profondi e ha potuto coltivare la sua persona e la sua individualità. Koncetta in tal modo si è individuata, si è fatta persona con tutte le sue maschere e le sue difese, curando il suo intimo & privato, la sua interiorità e la sua intimità e in attesa di maturare una buona autocoscienza e un’adeguata auto-consapevolezza, al fine di evitare dolori e angosce, brutti incontri e traumi.

La “casa buia” rappresenta proprio questo stato crepuscolare della coscienza e dell’Io, questa necessità psico-evolutiva che è introduttiva e propedeutica alla crescita della Mente e del Corpo. Senza crepuscolo non c’è alba. E Koncetta ha bisogno urgente di crescere e di essere adulta per il mondo che la circonda e che sa essere anche pericoloso, oltre che protettivo e didattico. Koncetta nella sua forma di “struzzo” ha un giusto riguardo dei lupi, dei predatori, dei leoni vestiti da agnelli. Insomma ha un buon rapporto con se stessa, associato a una giusta timidezza e introversione.

Ripeto: Koncetta si difende bene, sa istruire le giuste e adeguate difese nelle relazioni con se stessa e con gli altri, nello specifico sa difendere il suo mondo interiore e la sua intimità dalle ingerenze altrui.

Tenevo il piccolo in casa e non lo facevo uscire per paura di perderlo, ma la casa era buia. Il piccolo struzzo era molto affettuoso con me, ma quando io non c’ero aveva paura e rimaneva nascosto. Quando io tornavo a casa, dovevo mettermi a cercarlo sotto i mobili e sotto il letto e quando lo trovavo correva da me e lo tenevo in braccio.”

Raccontava Freud della nipotina che, quando la madre usciva, nascondeva il rocchetto di legno per il filo da cucito sotto un mobile e diceva “non c’è”, di poi lo tirava fuori e diceva “c’é”, esorcizzando in tal modo l’angoscia dell’abbandono da parte della madre. Mirabile è la stessa psicodinamica e la figurazione o rappresentazione della scena, a conferma dell’universalità dei meccanismi psichici di difesa che poi vengono usati anche nel sognare.

Koncetta si accetta e si ama senza scadere nel fatuo narcisismo. Koncetta si è conciliata con se stessa assolvendo i sensi di colpa eventuali che costellano il cammino della vita.

Ricordo a Koncetta che la libertà deve essere anticipata sempre dall’autonomia, dal “fare legge a se stessa” senza dipendenze varie e variopinte dagli altri e dalle cose.

Koncetta conferma che soltanto accettando e razionalizzando la nostra infanzia si può stare bene con se stessi e con gli altri.

Questo sogno è di ieri, poi questa mattina il mio ragazzo mi ha detto che ha sognato me che andavo in mezzo a un branco di lupi e dicevo, è bellissimo stare in mezzo a loro, ma ad un tratto venivo sbranata. Mi ha lasciata un po’ così..”

Il “ragazzo” di Koncetta sogna e proietta su di lei la sua “invidia”, meglio il suo sentimento di competizione e il suo desiderio di essere come lei, soprattutto invidia, (letteralmente si traduce dal latino “vede in lei”), proietta le sue paure e le sue angosce di relazione.

Sbranata” sembra eccessivo, ma rappresenta figurativamente una aggressività normale e diffusa che ognuno di noi ha dentro. Del resto, ognuno dà quello che ha e quello che non ha non può dare.

La cosa più importante è la coscienza di sé, l’auto-consapevolezza.

Di questo Koncetta ha piene le bisacce.

Complimenti donna dalle mille risorse e dai mille equilibri!

Tieniti pure il moroso, un ragazzo sincero e semplice, soprattutto ben fatto con le sue lineari qualità.


L’ARTE DEL MORSO

TRAMA DEL SOGNO

 

Ho sognato di iscrivermi a una scuola di arte per artisti che usano la tecnica del morso per produrre le proprie opere.

Nel cortile della scuola c’era la scultura di un grande albero di marmo morsicato da una artista famosa del morso. Lì, sotto l’albero, gli insegnanti ci facevano un test d’ingresso di gruppo in cui dovevamo morsicare una maglietta semplice di un bellissimo tessuto viola chiaro e farne un capo artistico.

Allora tutti davamo dei morsi e notavo che il tessuto sotto i miei denti si tagliava facilmente come fossero forbici. Alla fine, aggiustando gli angolini del morso più volte, facevo una mezzaluna non perfetta ma con una bella forma. Intanto sentivo dire da una insegnante che era normale dover morsicare più volte per fare un buon lavoro e che per chi aveva una dentatura perfettamente dritta era più facile.

Alla fine tutti presentavamo il progetto agli insegnanti e venivamo ammessi a pieni voti.

Subito iniziavano le lezioni in cui ci esercitavamo a produrre mordendo diversi materiali come il legno, il marmo, il mio preferito era il marmo.

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.

Mi diverto molto nella scuola e sono molto brava, tutti apprezzano tanto la mia arte, in particolare un professore ciccione che però un giorno mi chiude in un frigorifero perché davo fastidio e disturbavo la classe. Comunque nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo.

Alla fine del sogno c’era una scena strana. In un salotto c’era seduto su una poltrona un vecchio miserabile con lo sguardo perso e su un’altra poltrona di fronte un bambino che diceva: “non potete impedire al nonno di mettere le sue palline in faccia alla nonna”.

Poi mi sono svegliata.”

 

Questo originale sogno è opera di Koncetta.

 

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

 

Ho sognato di iscrivermi a una scuola di arte per artisti che usano la tecnica del morso per produrre le proprie opere.”

 

La creatività umana non ha limiti e censure. La Bellezza si eleva anche dalla bocca e trova nei denti lo strumento idoneo: questo è il “novum organon” imprevisto e imprevedibile dell’Estetica contemporanea e d’avanguardia.

Al meglio e al nuovo, per fortuna, non c’è mai fine e ostacolo.

Koncetta c’è, Koncetta esiste, Koncetta sta insieme agli altri e alla grande. Ha bisogno di esprimere la sua vena artistica, sente la Bellezza dentro e la vuole comunicare in una forma originale: l’aggressività maturata durante la “posizione psichica anale”.

Koncetta è una donna che non te le manda a dire le cose, Koncetta è una donna che fa le cose e le fa in maniera decisa e affermativa, quasi come se venisse fuori da una storia di costrizione e di forzata passività, da uno stato di inedia e d’inferiorità, da una coazione all’immobilismo psicofisico, da una serie di complessi di inferiorità e di blocchi psichici, da un carcere del corpo e della mente.

Koncetta vuole riscattarsi da cotanta disgrazia fisica e soprattutto psichica, assumendo sulle sue spalle quel giusto e degno “amor fati”, amore del proprio destino, e ha scelto il veicolo estetico per manifestare il suo mondo profondo. La sua epifania interiore esige una buona dose di aggressività.

Mettiamola come vogliamo, ma abbiamo a che fare con la “posizione psichica anale” e con le pulsioni sadomasochistiche che la contraddistinguono.

 

Nel cortile della scuola c’era la scultura di un grande albero di marmo morsicato da una artista famosa del morso. Lì, sotto l’albero, gli insegnanti ci facevano un test d’ingresso di gruppo in cui dovevamo morsicare una maglietta semplice di un bellissimo tessuto viola chiaro e farne un capo artistico.”

Koncetta ha dentro i suoi modelli e i suoi maestri, pardon la sua maestra, “una artista famosa del morso”, che addirittura morde il marmo con i suoi denti umani e di pura dentina. “La scultura di un grande albero di marmo” è il simbolo un padre anaffettivo e freddo o di una persona altrettanto anaffettiva e fredda. “Nel cortile della scuola” ci sono i bambini e le bambine, c’è la futura artista che diventerà famosa nella tecnica del morso: una bambina veramente aggressiva verso un padre fortemente anaffettivo oppure c’è una bambina che vede se stessa in questa drastica dimensione psichica di freddezza affettiva. Si tratta sicuramente di una “proiezione” nel marmo di parti psichiche della nostra protagonista, di Koncetta per l’appunto. E proprio e ancora per l’appunto sotto l’albero compaiono tanti genitori nella veste di insegnanti per propinare un test d’ingresso nel gruppo familiare con l’attributo affettivo di una “maglietta semplice” da mordere “per farne” un capolavoro di bellezza, “per farne un capo artistico”. Koncetta coniuga la sfera affettiva con la sfera estetica, i sentimenti d’amore con l’aggressività ferina del morso. Insomma, è oltremodo evidente che Koncetta sublima con la Bellezza e l’Arte la sua aggressività spostandola sull’oggetto grezzo da elaborare secondo i canoni della tecnica in voga. “Il bellissimo tessuto viola chiaro” sa tanto di sacro, come il morso sa tanto di sacrilego. Koncetta sta riesumando in sogno la lezione sull’affettività che ha ricevuto in famiglia e la descrive, meccanismo onirico della “figurabilità”, ammantata di bellezza, “sublimazione”, senza trascurare la forte carica aggressiva che è implicita nella formazione psichica maturata in famiglia.

 

Allora tutti davamo dei morsi e notavo che il tessuto sotto i miei denti si tagliava facilmente come fossero forbici. Alla fine, aggiustando gli angolini del morso più volte, facevo una mezzaluna non perfetta ma con una bella forma. Intanto sentivo dire da una insegnante che era normale dover morsicare più volte per fare un buon lavoro e che per chi aveva una dentatura perfettamente dritta era più facile.”

 

Oralità” e “analità” si sposano senza stridore nel sogno di Koncetta. Affettività e aggressività vanno a braccetto in questo quadro che sublima sempre più la situazione psichica e lo status esistenziale di Koncetta. I morsi, il tessuto, le forbici, la mezzaluna, l’insegnante che dice a tutti quelli che in un modo o nell’altro scatenavano la loro aggressività sublimando il sadomasochismo in “un buon lavoro” artistico.

Quanta aggressività si purifica nell’Arte, nella Religione, nella Morale, nell’Etica!

Quanta aggressività si sublima nella Guerra e nella Politica!

Koncetta sta sognando la sua dimensione psichica affettiva e sadomasochistica, “posizione orale e anale”, sublimandole nella Bellezza di un capolavoro estetico. Nella realtà corrente Koncetta sta rievocando la sua famiglia, la sua vita affettiva, la sua infanzia, la sua aggressività e, nel comporre umanamente tanto materiale vissuto, si serve del processo psichico della “sublimazione” dell’istinto nella Bellezza, nella dimensione estetica, nell’Arte. La “mezzaluna non perfetta” ricorda le origini etniche della nostra protagonista che è sempre più combattuta tra l’accettazione il rifiuto, tra la comprensione e il rigetto. Alla fine trova nella categoria della Bellezza la conciliazione etica dei suoi vissuti infantili: la sua affettività, la sua aggressività, la sua soccombenza, la sua rabbia trovano finalmente la giusta soluzione di convivenza. In tutto questo materiale composto inerisce “una insegnante”, mater et magistra, che spiega e induce all’uso dei denti nel migliore dei modi e secondo l’effetto estetico più “dritto”.

 

Alla fine tutti presentavamo il progetto agli insegnanti e venivamo ammessi a pieni voti.”

 

In questo modo Koncetta è cresciuta e si è evoluta in un contesto familiare e sociale dove l’aggressività è stata sublimata con la Bellezza e giustificata eticamente con la stessa moneta estetica. Il “progetto” è quello di vita, un buttarsi avanti antidepressivo e vitale. Non c’è spazio per la passività in questo universo onirico di Koncetta, così come ci sono sempre figure che insegnano e gratificano, esigono e riconoscono. Siamo all’interno di una comunità islamica dove il sacro si mescola e si coniuga con il rigore e non ha il sapore dell’acqua di rosa.

 

Subito iniziavano le lezioni in cui ci esercitavamo a produrre mordendo diversi materiali come il legno, il marmo, il mio preferito era il marmo.”

 

La vita è dura e l’esercizio del vivere è arduo semplicemente perché devi difenderti dalle insidie sociali, dalle minacce della gente, dai pregiudizi e da tutto quel materiale culturale e ideologico che rende travagliata la convivenza. Koncetta ha imparato a “mordere la vita” nelle sue varie sfaccettature e qualità, ma soprattutto si è istruita, suo malgrado, a sublimare le relazioni affettive più dure, “il marmo”, è stata costretta a dare forma ai bisogni umani di solidarietà e alle emozioni sottili di condivisione. Tutto il quadro resta dentro una cornice di magnifica “sublimazione” dell’aggressività. E così la vita va e la nave può attraversare l’oceano o il mare mediterraneo.

 

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.”

 

Come dicevo in precedenza, Koncetta non è estranea ad avventure di sopravvivenza esistenziale psicofisica, ha dovuto affrontare pericoli insieme a un’altra donna “su una barca nel mare di notte”, ha dovuto duplicarsi e raddoppiarsi e scindersi per essere più forte, ha sublimato con “un bel disegno a mano” la complicazione dei suoi pensieri e dei suoi vissuti nelle circostanze in cui l’hanno vista protagonista di situazioni oltremodo complesse e complicate. Koncetta non si è persa d’animo anche nelle solitudine affettiva perché ha trovato dentro di lei la disposizione a usare il processo della “sublimazione” degli affetti e delle angosce collegate nella Bellezza, nel versante estetico a lei congeniale, non per studi effettuati all’università del Cairo, ma semplicemente per sua sensibilità evoluta e acquisita. Le “reti” sono il complesso dei ragionamenti che Koncetta ha elaborato sempre secondo canoni di accettazione e sopportazione che trovano nella Bellezza il giusto accomodamento umano ed esistenziale.

 

Mi diverto molto nella scuola e sono molto brava, tutti apprezzano tanto la mia arte, in particolare un professore ciccione che però un giorno mi chiude in un frigorifero perché davo fastidio e disturbavo la classe. Comunque nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo.”

 

Koncetta è abituata all’aggressività sublimata e alla freddezza affettiva, è “molto brava” perché è cresciuta in contesti familiari di quel calibro e ha vissuto le esperienze sociali di quella qualità. Da questi ricoveri così problematici si è sempre difesa con la “sublimazione” dell’aggressività e la “conversione” estetica della sua rabbia, la Bellezza e le sue cariche. Il “professore ciccione” condensa una figura maschile anaffettiva dalle cui mire Koncetta ha saputo districarsi e sulla quale ha saputo esercitare ironia e distacco. Koncetta non è fatta di quella pasta e sa stare nella sua famiglia e nella sua società anche non condividendola. Appare sempre nel sogno una grande capacità di adattamento e un desiderio di fuga da quegli ambiti angusti e da quei contesti competitivi. Koncetta ha accettato le sue fredde radici e se ne è voluta staccare con l’ironia della “sublimazione”: “nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo”. Attenzione al “professore ciccione” che può essere anche la “condensazione” di una madre fredda.

 

Alla fine del sogno c’era una scena strana. In un salotto c’era seduto su una poltrona un vecchio miserabile con lo sguardo perso e su un’altra poltrona di fronte un bambino che diceva: “non potete impedire al nonno di mettere le sue palline in faccia alla nonna”.

 

Arriva “alla fine del sogno la scena strana”, quella che funge da chiave di volta per la comprensione del prodotto psichico di Koncetta. Si tratta della “scena primaria” del coito tra i genitori immaginato dalla figlia e si tratta anche del trauma di aver assistito al rapporto sessuale dei genitori. Koncetta ha elaborato e subito queste scene senza avere gli strumenti razionali per comprenderle e giustificarle, per sistemarsele dentro: “non potete impedire”. Il “vecchio miserabile con lo sguardo perso” è la versione negativa della figura paterna e maschile in generale nella disposizione sessuale e deprivata d’affetto. Potevo intitolare il sogno di Koncetta “le palline del nonno in faccia alla nonna”, ma ho preferito mettere in risalto la “sublimazione” a cui è stata costretta dalla sua sensibilità di bambina che assiste a scene di ordinaria violenza in certi contesti familiari e sociali particolarmente anaffettivi.

Questo è in abbondanza quanto dovuto al sogno di Koncetta.

 

GLI OCCHIALINI TONDI

Nessun volto era il suo corpo.

Non c’era un viso da riconoscere.

Sotto quel lenzuolo,

sporco di morte,

i sandali francescani erano di quel ragazzo

a cui la guerra aveva tolto i sogni e l’identità.

Erano di Armando.

Fu solo mio il tempo giusto

per entrare in quel rifugio antiaereo della Marina,

per schivare quella bomba degli Inglesi ubriachi.

Era l’abbraccio della Vita per la mia vita.

Non so perché ricordo tutto questo,

non ne capisco il senso.

Mi allontano dal dolore del passato.

Dopo pochi passi una voce mi chiama.

Non serve che mi volti per vederti,

ma lo faccio.

Ciao,

non sei cambiato affatto.

Vedo che hai ritrovato gli occhialini tondi

che ti eri fermato a raccattare

prima di entrare nel rifugio,

l’abbraccio della Morte per la tua morte.

Dietro i vetri riconosco i tuoi occhi,

gli occhi vispi del ragazzino di allora.

Ti aspettavo”,

mi dici sorridendo.

Ah, che sbadato!

Ora capisco che non sto dormendo

e che non sto sognando.

 

Carmen Cappuccio

 

Siracusa, 30, 07, 2021

 

IL FANTASMA DELLA MADRE E LA POSIZIONE EDIPICA

TRAMA DEL SOGNO

 

Daniele sogna di vedere la zia nella propria camera.

All’improvviso l’immagine si sdoppia: le zie diventano due e hanno voci diverse, una normale e l’altra particolarmente roca. Entrambe le voci delle zie lo salutano con un inquietante “ciao”.

Daniele impaurito scappa e, dopo aver ripreso coraggio, torna con una pistola ad acqua e spruzza le due zie perché ha capito che sono soltanto due fantasmi.

Ancora non è soddisfatto e ne uccide una, ma poi si accorge di essersi sbagliato perché ha eliminato quella buona che stava alla sua destra.

Alla fine Daniele uccide anche quella cattiva che stava alla sua sinistra.”

 

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

 

Daniele è il nome fittizio di un bambino particolarmente affascinato dal mondo incantato delle fiabe, un universo elargitogli quotidianamente da una mamma premurosa e solerte. In tal modo il bambino ha introiettato ed elaborato una particolare ricchezza di simboli, ha affinato ed esaltato, inoltre, i suoi “processi primari” acquisendo tanta facilità alle creazioni fantastiche e tanta dimestichezza con le dinamiche fiabesche più complesse.

Analizziamo il sogno di Daniele ed estrapoliamo i movimenti psichici.

La “zia” rappresenta il sostituto della figura materna nella sua componente anche erotica e desiderativa, uno “spostamento” accurato che non comporta il tabù dell’incesto e l’angoscia del rifiuto.

La “camera” condensa l’intimità nel suo versante affettivo e sessuale, mentre lo “sdoppiamento dell’immagine” è un meccanismo di difesa e innesca il processo della “scissione del fantasma” materno nella sua “parte positiva” e “negativa”.

Le “voci diverse” nel tono normale e roco attestano di un ulteriore processo di “scissione” e rappresentano ancora una volta la “parte positiva” e la “parte negativa” del “fantasma della madre”.

Il classico “ciao” è una forma di aggancio relazionale pregna di seduzione e si collega alla realtà del saluto mattutino confidenziale e suadente della madre al figlio, oltre che alla prima parola che il bambino ha imparato a pronunciare grazie sempre alla solerzia materna e quasi come un messaggio d’amore reciproco.

L’atto di “scappar via” contiene una difesa dall’angoscia legata al vissuto della seduzione materna, mentre la “pistola” rappresenta un simbolo fallico e il potere di cui il bambino ha bisogno per reagire all’emergenza psichica conflittuale anche nella forma ironica di “una pistola ad acqua”.

I “fantasmi” condensano sotto forma di pretese evanescenze la virulenza dei vissuti psichici collegati alla figura materna; “l’uccisione del fantasma” equivale a una soluzione drastica della situazione “edipica”, una forma violenta di risolvere il problema negandolo e, del resto, il bambino non sa fare altro perché non possiede ancora i meccanismi di difesa più sofisticati dell’adulto come ad esempio la “razionalizzazione”.

La “destra” simboleggia la “parte maschile” e reale della madre come nella figura fiabesca della fata, mentre la “sinistra” contiene la “parte cattiva” e malefica, come nella figura fiabesca della strega.

Globalmente il sogno attesta che il bambino si dibatte nelle pastoie di un insolubile senso di colpa.

Il sogno di Daniele parte dalla “posizione psichica orale” degli investimenti evolutivi della “libido” e arriva alla “posizione edipica” nel tentativo di dare una risoluzione alle angosce collegate.

La prognosi impone di aiutare il bambino a “razionalizzare il fantasma” della madre e di non usare in eccesso il processo dello “splitting” ossia della “scissione” dei fantasmi nella “parte buona” e nella “parte cattiva”.

L’intervento e la collaborazione del padre risultano di grande ausilio e di notevole importanza, perché aiutano il bambino a identificarsi nella sua figura e ad attenuare gli effetti devastanti dell’inevitabile “castrazione”.

Il rischio psicopatologico di una mancata risoluzione del “complesso edipico” si attesta nell’ambito delle nevrosi con somatizzazioni e inibizioni delle funzioni affettive e sessuali. Può evidenziarsi una forma di misoginia con conseguente maschilismo difensivo in funzione dell’angoscia di una profonda dipendenza dalla figura materna.

 

Salvatore Vallone

 

Carancino di Belvedere, 07, 10, 2021

LA NUOVA GERUSALEMME

Rubo i tuoi occhi

per guardare il tuo sogno.

Ritorno nei miei luoghi di diaspora

e mi appari.

Gerusalemme è distrutta

e io sono in fuga da sempre

per mantenere intatta l’acuta nostalgia di casa

il desiderio è un amplificatore che suona musiche ancestrali –

Tu dove sei?

Non riesco a immaginarti morto.

La mia mente è un ripostiglio fitto di conversazioni e gesti,

il tuo volto ripetuto in tutte le espressioni,

un album di foto che sfoglio

come il salterio tra l’ora delle lodi e la compieta

ma all’ora nona ti ho sentito gridare –

Ripercorro le nostre strade polverose

nelle ore lente del pomeriggio estivo,

ciuffi di erba sporca costeggiano i fossati,

rendendo disperato il paesaggio.

I miei passi risuonano solitari

e un’eco sorda rimbalza nella valle.

Tra le fronde argentate degli ulivi ti ravviso,

agiti la mano in segno di saluto,

la tua accoglienza è per me

e la mia felicità non sembra passeggera.

Abbiamo molto da dirci,

un confronto tra anime accese dalla furia della passione.

Tu ed io,

dall’infanzia all’incanutimento un’illusione composta in metrica.

Se fossi qui con me,

non avrei paura dei miei versi.


Sabina

 

Trento, 10, 08, 2021

IO E MIO FRATELLO

TRAMA DEL SOGNO

Salve, se le fa piacere, mi interpreti questo sogno. La ringrazio.

Sogno di avere 11 o 12 anni e di essere una immigrata mulatta orfana, insieme al mio fratellino un po’ più piccolo, che ha una specie di ritardo lieve, viviamo in una casa abbandonata in un luogo isolato nella campagna.

La zona in cui abitiamo è un po’ tetra, non lontano c’è una cittadina sul mare dove io e mio fratello andiamo tutti i pomeriggi a fare un giro, io con i pattini e lui con lo skate.

Non abbiamo amici e non siamo benvoluti perché siamo stranieri e poveri, allora qualche volta ce la prendiamo col mondo e facciamo qualche sciocchezza come tirare sassi alle vetrine o prendere a calci i bidoni, siamo due bambini.

Invece a casa io mi occupo di tutto come si deve, per far vivere mio fratello decentemente, e tengo sempre pulita la nostra casa fatiscente.. faccio ciò che posso. Tuttavia abbiamo una vicina di casa, una donna vecchia e acida che ci odia e ci vuole mandare via minacciandoci di chiamare i servizi sociali.

Io e mio fratello viviamo con la paura che questo succeda e ci capitino brutte cose.. ed una notte decidiamo di andare ad uccidere la vecchia, la facciamo anche a pezzi e la seppelliamo lì vicino sotto ad un albero.

Passa del tempo in cui siamo sereni, finché un giorno si presenta la sorella della vecchia e fa partire delle indagini sulla sua scomparsa, spiando la scena dalla finestra sentiamo questa che dice ai poliziotti “sono stati loro, l’hanno seppellita là”.

Allora la stessa notte andiamo a disseppellire le ossa e a buttarle in un fiume, io cerco di tranquillizzare mio fratello dicendogli che se non trovano le ossa non possono provare niente.

Il giorno dopo tornano i poliziotti e vedono la terra smossa e si mettono a cercare al fiume.. allora io decido con mio fratello che dobbiamo lasciare quel posto e andiamo alla stazione per prendere un treno.

Tutto ad un tratto quando un treno passa io mi butto sotto… e dopo sto nuotando.”

Questo sogno appartiene a Koncetta.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Salve, se le fa piacere, mi interpreti questo sogno. La ringrazio.”

E’ sempre un piacere per me interpretare un sogno, in specie se possiede il travaglio psichico e culturale di Koncetta, una serie di conflitti psicodinamici assolutamente naturali.

Ricordo che nel mio lunghissimo viaggio di ricerca sul sogno sono partito dall’interpretazione umanistica per approdare a quella strettamente psicologica di scuola psicoanalitica. Oggi mi trovo ancora a viaggiare in territori non meno tranquilli, quelli che stanno tra la Poesia e il Sogno. Domani navigherò sul mare tempestoso su cui fluisce il Sogno e la Morte.

Mi sono evoluto come Koncetta e ancora è tutto in discussione.

Comunque, è sempre un piacere.

Sogno di avere 11 o 12 anni e di essere una immigrata mulatta orfana, insieme al mio fratellino un po’ più piccolo, che ha una specie di ritardo lieve, viviamo in una casa abbandonata in un luogo isolato nella campagna.”

Koncetta regredisce temporalmente e sviluppa la tematica conflittuale della sua adolescenza, della sua identità psichica, del suo spirito materno, delle sue difficoltà esistenziali, della sua solitudine, della sua carenza affettiva.

Quanta roba simbolica in poche righe!

Chiaramente Koncetta parla di sé anche quando parla del “fratellino”; quest’ultimo le serve per sviluppare la sua pulsione affettiva, i suoi investimenti di “libido genitale”, l’energia più buona, più bella e più giusta: amare se stessi e gli altri. Proprio lei che è “orfana” e “mulatta” e “immigrata”, nel senso di “sola”, “diversa” e “solitaria”, proprio Koncetta esordisce con una carta psichica di identità che abbraccia la sua prima infanzia per trasportarsi nel tempo attuale. Del resto, la formazione psichica in universale avviene proprio nei primi anni di vita, infanzia e adolescenza. Il “ritardo lieve del fratellino” è un semplice complesso d’inferiorità di Koncetta in riguardo al registro mentale e intellettivo. Della “casa abbandonata” e del “luogo isolato nella campagna” ho detto in precedenza, ma la metafora della struttura psichica di Koncetta, la “casa” e della difficoltà a relazionarsi, il “luogo”, sono apprezzabilissime per la loro carica poetica elaborata e immessa dai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “condensazione” e dello “spostamento”. Il Sogno è nella sua essenza Poesia.

La zona in cui abitiamo è un po’ tetra, non lontano c’è una cittadina sul mare dove io e mio fratello andiamo tutti i pomeriggi a fare un giro, io con i pattini e lui con lo skate.”

Il meccanismo psichico della “compensazione” viene in soccorso di Koncetta in tanta desolazione psichica ed esistenziale, “zona tetra” abitata nell’infanzia e nell’adolescenza quando si formano le umane “organizzazioni psichiche”, e colora con la “cittadina” e il “mare” gli abbozzi di un miglioramento delle relazioni sociali e del mondo psicologico. Koncetta è cresciuta e ha recuperato gli schemi psichici della socializzazione e delle relazioni significative. Koncetta vive in sodalizio e in accudimento con il fratello manifestando la sua duttilità psichica e le sue capacità di adattamento, oltre che di concretezza: “fare un giro, io con i pattini e lui con lo skate”. Con i pattini Koncetta scorre sulla realtà psichica e relazionale in atto.

Va benissimo aver recuperato la tanta pregressa desolante difficoltà umana ed esistenziale. Le risorse non mancano a questa donna “immigrata”, “mulatta” e “orfana”. Koncetta si sta evolvendo verso il meglio consentito dalle situazioni che sta vivendo.

Non abbiamo amici e non siamo benvoluti perché siamo stranieri e poveri, allora qualche volta ce la prendiamo col mondo e facciamo qualche sciocchezza come tirare sassi alle vetrine o prendere a calci i bidoni, siamo due bambini.”

Fa sempre capolino nel sogno il “fantasma” dell’isolamento e della solitudine. Koncetta si lascia quasi rifiutare dagli altri per compensare le sue difficoltà a inserirsi nel gruppo. L’aggressività di tanto sconforto è la ciliegina sulla torta: “tirare sassi alle vetrine” o rifiuto della propria immagine, “prendere a calci i bidoni” o scarico l’aggressività verso gli altri per via traslata. “Siamo due bambini” è la giustificazione e l’assoluzione di questo disagio psichico per la conflittuale accettazione di sé e dello status umano. Koncetta sta svolgendo in sogno il suo sforzo di accettarsi e di farsi accettare e lo inserisce in un quadro di amore materno verso il “fratellino” bisognoso di cure e di protezione. In effetti, il “fratellino” è sempre Koncetta che ama se stessa, il suo amor proprio e la sua autostima in crescita, il recupero di sè.

Invece a casa io mi occupo di tutto come si deve, per far vivere mio fratello decentemente, e tengo sempre pulita la nostra casa fatiscente.. faccio ciò che posso.

Ecco l’amor proprio e il recupero della consapevolezza delle sue capacità di affermazione e d’azione!

Le lamentele, in specie le auto-lamentazioni, sono inutili e non servono perché Koncetta ha le carte in regola per la sua evoluzione psichica ed esistenziale, per formare la sua “organizzazione psichica” e ripulirla dai sensi di colpa e dalle recriminazioni contro gli altri e il mondo infame che l’ha rifiutata e discriminata. Koncetta ha recuperato se stessa, si è data da fare per sistemare i suoi conflitti e le sue angosce, la “casa fatiscente” anche se conserva l’orgoglio delle sue radici e le nobilita, “sublimazione”, al meglio possibile, “faccio ciò che posso”. Ritorna il quadro di una donna che si è data tanto da fare nella sua evoluzione psichica, sociale e culturale, umana per dirla con una sola parola e quella giusta per l’appunto. Spicca sempre la “libido genitale”, l’istinto materno verso il suo essere stata una bambina in grande difficoltà esistenziali. Questa “genitalità” si allarga alla sua dimensione psichica materna. Koncetta è una buona madre di se stessa e dei suoi figli, tutti rappresentati nel sogno simbolicamente nella figura del “fratellino”.

Tuttavia abbiamo una vicina di casa, una donna vecchia e acida che ci odia e ci vuole mandare via minacciandoci di chiamare i servizi sociali.”

Questa è la classica rappresentazione onirica della “parte negativa del fantasma della madre”, la strega, “la donna vecchia e acida”, la madre che uccide con l’anaffettività e abbandona, che discaccia e “odia”. Questa rappresentazione appartiene a Koncetta ed è una parte del “fantasma della madre”, quella “negativa” che ha elaborato nella sua primissima infanzia, primo anno di vita per la precisione, quando la sua mente pensava e usava soltanto il meccanismo della scissione, lo “splitting”. L’esperienza affettiva di Koncetta con la madre è stata estremamente problematica e conflittuale: è “orfana”, senza madre e padre. Del resto, nel sogno ha un fratello che tratta come figlio dimostrando una ottima “libido genitale” negli investimenti. Koncetta è stata costretta dalle esperienze della sua vita a maturare prima del tempo e soprattutto in riguardo alla sua femminilità e al suo esser donna: ha accudito e amato un fratello. Nei fatti è possibile, nel sogno il fratello è la “proiezione” della sua bambina, della cura che ha riservato alla sua persona per sopravvivere in un mondo adulto particolarmente disastrato e moralmente discutibile. Si spiega il ricorso ai “servizi sociali”, una minaccia e un episodio reale che sono immaginate nel sogno per attestare della precarietà etica in cui la sua famiglia viveva. Il demone è la figura materna. Insomma, Koncetta ha maturato importanti carenze affettive e si è riscattata amandosi.

Ben fatto!

Io e mio fratello viviamo con la paura che questo succeda e ci capitino brutte cose.. ed una notte decidiamo di andare ad uccidere la vecchia, la facciamo anche a pezzi e la seppelliamo lì vicino sotto ad un albero.”

Questa è la carica aggressiva del sentimento dell’odio, la difesa di Koncetta di se stessa e del fratellino nella forma dell’uccisione della vecchia, aggravata dallo scempio del corpo e dall’occultamento del cadavere nella forma del seppellimento “sotto ad un albero”. Koncetta può fare questo in sogno perché si rafforza con la difesa del “fratello”. Raddoppia se stessa nella donna e nella bambina, difende la sua realtà femminile e la sua realtà psichica di bambina indifesa. Koncetta uccide simbolicamente la madre per sopravvivere, per non soccombere ai colpi mortali della madre fredda e priva di affetti vitali. Il meccanismo onirico della “figurabilità” si presenta e offre a Koncetta la possibilità di dipingere la liberazione dalla madre, il riscatto dalla crudeltà materna. In sostanza, Koncetta ha risolto la sua “posizione edipica” secondo la formula dello “uccidi il padre e la madre”. E’ lontana, almeno per ora, dal salvifico “riconosci il padre e la madre” e non contempla la formula “onora il padre e la madre”. Il tutto a prescindere dalla realtà familiare di Koncetta, perché si parla espressamente dei suoi vissuti personali e originali. Mi spiego: Koncetta può anche non avere avuto una famiglia, come il sogno suggerisce, ma ha elaborato ugualmente dentro di lei le figure del padre e della madre. Per difendere se stessa, si è rafforzata e si è sbarazzata della madre cattiva, come nelle migliori fiabe. In tal modo Koncetta è maturata prematuramente nell’amore di sé e degli altri, nella “posizione genitale”. Questo è il viaggio che vivono le donne anzitempo responsabilizzate e abbandonate a se stesse, come nelle migliori famiglie piene di ghiaccio e di qualsiasi latitudine e longitudine. Non c’entra niente il fatto che Koncetta è “immigrata”, “mulatta” e “orfana”, il vissuto verso la madre è fortemente vivo e vivace nel versante conflittuale. Ancora: la simbologia del “seppellire” non si traduce in “rimozione”, dimenticare per sopravvivere, tutt’altro, è la scarica dell’odio mortifero verso una figura particolarmente importante e significativa che è stata vissuta in maniera negativa.

Passa del tempo in cui siamo sereni, finché un giorno si presenta la sorella della vecchia e fa partire delle indagini sulla sua scomparsa, spiando la scena dalla finestra sentiamo questa che dice ai poliziotti “sono stati loro, l’hanno seppellita là”.

Il misfatto è compiuto, andate momentaneamente in pace. Il senso di colpa è soffocato dal vantaggio ottenuto con questa risoluzione aggressiva nei riguardi della figura materna. Koncetta odia la madre crudele e sopravvive alla sua assenza. Ma i salmi non finiscono sempre in gloria, a volte si concludono con il ritorno sulla scena del defunto sotto la forma e la veste di un fac-simile, di una figura equivalente ed equipollente a testimoniare che i “fantasmi” che espelliamo dalla porta prima o poi rientrano dalla finestra proprio quando meno ce ne accorgiamo, quando abbassiamo le difese psichiche. “Passa del tempo in cui siamo sereni”: i meccanismi e i processi psichici di difesa dall’angoscia hanno fatto il loro dovere, hanno funzionato bene e hanno contenuto la carica nervosa legata al senso di colpa, In questo caso il meccanismo inquisito è la “rimozione”. Koncetta si è dimenticata del vissuto negativo e del sentimento annesso al “fantasma della madre”, poi un episodio qualsiasi lo ha rievocato fungendo da causa scatenante dell’affioramento, meglio del “ritorno del rimosso”. Si traduce in questo modo “finché un giorno si presenta la sorella della vecchia e fa partire delle indagini sulla sua scomparsa”. Ma ancora non basta: il “Super-Io”, “i poliziotti”, di Koncetta non ce la fa a reggere il peso della colpa, per cui esige immediatamente la punizione, esige di pagare il fio, esige di espiare il tragico reato. Koncetta spia dalla finestra, sente riemergere il ricordo del vissuto rimosso in riguardo alla madre, “l’hanno seppellita là”, e non può fare a meno di riconoscere che la “rimozione” non ha funzionato perché adesso la sua istanza psichica repressiva, il “Super-Io”, esige l’espiazione della colpa, la condanna. Il prosieguo del sogno di Koncetta è sempre più intrigato e intrigante, ma lineare e comprensibile.

Allora la stessa notte andiamo a disseppellire le ossa e a buttarle in un fiume, io cerco di tranquillizzare mio fratello dicendogli che se non trovano le ossa non possono provare niente.”

Potrei dire che questa è l’allegoria, la psicodinamica simbolica, del meccanismo principe di difesa dall’angoscia, la “rimozione”, il seppellire, mentre in disseppellire equivale pari pari al “ritorno del rimosso” per cause scatenanti occasionali e alla “presa di coscienza” del rimosso affluito. Quest’ultima impedisce al materiale psichico emerso dal profondo di trasformarsi soprattutto in un doloroso sintomo e per l’appunto psicosomatico. Koncetta prende coscienza e razionalizza la sua tremenda aggressività nei riguardi della figura materna, rivede la sua “posizione edipica” e passa al riconoscimento della madre per quelli che sono stati i suoi vissuti e al di là della effettiva consistenza esistenziale della augusta e improvvida genitrice. Ripeto che i figli degli immigrati sono costretti a una emancipazione rapida dalle figure genitoriali per motivi culturali e politici che non sto a discutere, perché porterebbero il mio discorso su altri versanti che non attengono la decodificazione del sogno di Koncetta. Voglio, però, sottolineare come il sogno è uguale per tutti ed è la base di ogni democrazia diretta alla Greca o alla Rousseau. Usiamo tutti gli stessi “meccanismi” e trattiamo i dati personali con le stesse capacità creative: Poesia.

Torno al sogno.

Koncetta dopo aver vissuto il “ritorno del rimosso” in riguardo alla madre, può prendere consapevolezza e razionalizzare la sua “posizione edipica” o subirlo e convertirlo in sintomo, insomma questo “ritorno del rimosso” è formativo in qualsiasi modo, ma bisogna trattarlo in maniera che sia il meno traumatico e logorante possibile.

Allora la stessa notte andiamo a disseppellire le ossa e a buttarle in un fiume”. Koncetta si serve dell’acqua di “un fiume”, simbolo di vita che si evolve, “tutto scorre” di Eraclito, per ripulire i sensi di colpa della sua avversione mortifera verso la figura materna: “catarsi” greca della colpa dopo la “ubris”, il peccato originale dei Greci, l’ira e il turbamento dell’equilibrio voluto dagli dei. Koncetta inserisce i suoi nuovi vissuti riparatori nella sua struttura psichica, “meglio “organizzazione”, e compatta la sua persona e la sua personalità per darsi all’azione nel mondo sociale e nelle relazioni significative. Koncetta è sempre accompagnata dal “fratellino”, il suo alleato e il suo rafforzamento per portare alla superficie un trauma di quel tipo: l’uccisione psichica della madre. Koncetta capisce che è un danno gratuito e auto-procurato, per cui intelligentemente passa alla riesumazione delle “ossa”, unica condizione per provare qualcosa e sempre a se stessa e no di certo agli altri e tanto meno al mitico fratellino orfano, mulatto e abbandonato.

Si può procedere verso il capolavoro psichico del sogno di Koncetta.

Il giorno dopo tornano i poliziotti e vedono la terra smossa e si mettono a cercare al fiume.. allora io decido con mio fratello che dobbiamo lasciare quel posto e andiamo alla stazione per prendere un treno.”

Allora, ritorna l’istanza psichica censoria e morale del “Super-Io” di Koncetta a esigere la giusta punizione per pagare il fio della colpa orrenda del simbolico e psichico matricidio. Koncetta non è contenta della risoluzione data in precedenza e persiste nell’analisi del suo quadro psichico in atto. Koncetta si analizza e sente che il vissuto pregresso sulla madre è il suo punto debole e che non può trovare il suo giusto equilibrio tra spinte e contro-spinte se non mette a tacere dentro di lei il “fantasma della parte negativa della madre” e se non risolve al meglio la sua “posizione edipica”. Koncetta è inquieta e irrequieta a causa della psiconevrosi scatenata dal conflitto con la figura materna e allora le pensa tutte. Pensa che la “catarsi della colpa” del “fiume” non sia sufficiente a placare la tensione nervosa, la sua rabbia verso questa figura assente nella sua vita e quanto meno molto spartana, per cui, sempre insieme al suo alleato “fratello”, esperimenta la possibilità di pagare il fio della colpa proprio morendo, uccidendo quella parte di sé che tanto aveva osato in passato nei riguardi di una figura sacra come la madre. La “stazione” e il “treno” sono simboli di distacco, di partenza e di fine, insomma evocano il “fantasma di morte”, così come la fuga verso la morte per anaffettività è stato il rischio frequente corso da Koncetta. Si è dovuta amare da sola e amando la proiezione di se stessa, il “fratello”, questo meraviglioso oggetto transferale su cui condensa e investe tutte le sue buone energie per sopravvivere. Insomma, Koncetta si sta dicendo in sogno che ha rischiato di morire per mancanza d’amore e che è uscita da questa condizione d’inedia amandosi in maniera “genitale” senza scadere nel narcisismo.

Tutto ad un tratto quando un treno passa io mi butto sotto… e dopo sto nuotando.”

Il conto è stato saldato. Koncetta ha espiato le sue colpe. La madre cattiva elaborata nel suo “fantasma” al riguardo è stata buttata sotto il treno secondo le linee di un rito espiatorio primordiale, ma la nostra eroina non soccombe, tutt’altro risorge a nuova vita, rinasce, nasce a nuova vita dopo essersi buttata “sotto” e trapassa verso un “sopra” molto vitale e finalmente libero da colpe e da “fantasmi”.

Questa è la traduzione simbolica di “dopo sto nuotando”.

I tre puntini di sospensione tra “sotto” e “dopo” sono il capolavoro onirico di Koncetta.

Tutto bene quel che finisce bene.

Grazie Koncetta e al prossimo sogno con piacere!

IL BARDO O ITA DIXIT FRANCUZZUS

“Ultima fermata.
Signori si scende.”

Cicciuzzus Saccuzzus,
il bigliettaio dell’immarcescibile azienda siciliana trasporti,
non transige.
Ipse dixit.
Di poi, si va in rimessa o in garage, s’il vous plait.

“Ultima profondità,
quella finale,
la Morte,
ma non la Morte e basta,
la Morte dopo la Vita.”
Ita dixit Francuzzus.

Consoliamoci.
Magari e per gradire,
una cura ricostituente e antidepressiva fa la sua parte a Catania e a Milano,
quella con le pasticche biologiche all’arsenico e ai vecchi merletti,
quella vegetariana che disdegna le salcicce al finocchietto e al peperoncino,
quella con la mortadella lardellosa igp di una Bologna grassona e ghiotta,
quella che passa la formidabile azienda sanitaria della mitica Siracusa,
quella che serve a un essere speciale come lo stesso Francuzzus.

“Il sonno si alterna alla veglia,
la Morte si alterna alla Vita.
Tra il sonno e la veglia c’è il sogno,
tra la Morte e la Vita c’è il Bardo,
il traghetto tra due Vite che si susseguono,
una che è finita e una che comincia,
il vecchio e il nuovo.”
Ita ridixit magister, titolo oltremodo meritato, Francuzzus.

Ma noi siamo siciliani e abbiamo i traghetti della Caronte,
il dimonio dagli occhi di bragia
che ti porta dal continente direttamente in galera e in tre quarti d’ora,
che ti offre il primo arancino al ragù rancido e rifritto in olio di extra palma,
che ti presenta subito un vassoio di spazzatura all’odore di zagara.
Noi ci consoliamo con un chirurgo estetico,
quel mascalzone fresco di giornata
che da sempre cambia i connotati dall’oggi a ieri
e del mafioso di turno fa un bambino da sciogliere nell’acido,
un Totò con le minne e un Giovanni senza cugghiuna,
un Bernardo come un cane e un Tanu al botulino nelle gote.
Noi siamo fatti così.
Siamo dei mostri,
se vogliamo,
e ce la mettiamo sempre tutta,
storicamente e culturalmente ce l’abbiamo messa tutta
per insegnare ai forestieri
e non sfigurare con il resto del mondo civile.
Fondamentalmente ce la siamo sempre cavata,
anche con i Savoia e con Benito,
con baffone e con gli americani,
con Giulio e con Silvio,
con gli uminicchi e con i quaraquaquà.
Noi siamo gente con il pizzo e con il merletto.
Non ci manca niente,
neanche la cocacola e le mandorle della California.

“Dopo la morte una nuova vita avrà inizio,
ma prima di entrare in una nuova vita,
ci sarà il Bardo,
il Bardo.
Bisogna meditare nel sonno,
notte dopo notte,
per essere consapevoli nel momentum mortis
di quale viaggio si inizia
e quale viaggio si conclude.”
Ita riridixit Francuzzus, u maistru ri Catania!

Ancora che insisti con questa litania orientale
da istituto magistrale e tra i dervisci di casa nostra,
tra i fedeli di cosa nostra.
A me, ormai, gira intorno la stanza
e ho un forte dolore di panza.
Prenderò un biloplofucorene per le vertigini
e una pastiglia di botulino per le rughe allo stomaco.
E poi, ricordiamoci che il preside è fascista,
è presidente di un’Italia giovine
che non ha niente a che fare con Mazzini e con gli scout,
non sopporta le penne a biro o le stilografiche con l’inchiostro blu,
non canta cucurucucù paloma perché è nazionalista,
tanto meno canta ahiahiahi come i picciriddri babbi.
Lui grida soltanto “viva il duce,
viva il duce che ci dà l’acqua e la luce,
e i cannola di ricotta la domenica,
se facciamo i bravi e se vestiamo alla gran moda.

“Il sogno lo sa e lo dice.
Se sei sveglio,
guarda l’esperienza del sonno,
il sogno,
guarda il tuo sogno,
medita.
Medita sul dormire,
sul sognare,
sullo svegliarsi.
Medita sul morire,
sul Bardo,
sulla nuova vita.
Ita firmavit Cicciuzzu, u maistru cantanti e cantaranu!

Ancora,
ancora con questa tiritera di ciciri, parrini e ciuscia.
Cosa vuoi che mediti?
Noi in Sicilia abbiamo le arance rosse come il mestruo di Rosaria
e le arance bionde come le giovani svedesi devote a santa Luciuzza.
Noi abbiamo il Gattopardo,
che ce ne facciamo del Bardo?
Con il principe di Lampedusa siamo a posto
e non abbiamo bisogno di nessuno del continente nero,
quello romano e quello de Milan.
Il premio lo confezioniamo da soli
con una medaglia d’oro del signor Grisafi
e la cassatina alla ricotta con pasta martorana
dell’augusta pasticceria Girlando di Avola.
Non abbiamo altri bisogni.
Non abbiamo altri sogni.
Vogliamo solo dormire.
Siamo autosufficienti e autonomi.
Abbiamo Messina terremotata
e Matteo senza denaro,
abbiamo il dottor Pacchiotta
che fa miracoli con il bisturi e la lupara,
con i colletti bianchi e neri,
con le suore di clausura e con i preti neri e cappelluti.

“Gli Illuminati hanno memoria delle vite precedenti
e dopo la morte sono in grado di conservare la lucidità
anche nella fase del Bardo;
per gli Illuminati la reincarnazione non avrà luogo;
la coscienza,
libera da ogni desiderio,
non si farà irretire in un nuovo ciclo di Vita e Morte;
entrerà direttamente nel Nirvana,
lo stato di infinita pace e saggezza.”
Semper et ita vobiscum noster Franciccium posuit.

Sai che coglioni!
Basta,
fuori i secondi,
i terzi e i quarti di maiale della famosa macelleria
“i piaceri della carne” in Belvedere,
periferia di una oscena e tossica Siracusa.
Ita confirmavit u buddillista dell’istituto magistrale
nell’ora di ginnastica e di religione,
quando i professori erano ancora e almeno un poco istruiti
e insegnavano soprattutto l’educazione.
Chiudiamola qua,
altrimenti la cosa puzza
e ci tocca pagare il pizzo a don Gaetano.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 03, 06, 2021

LE STIMMATE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Buongiorno Salvatore,
volevo raccontarti il mio sogno, non è uno dei miei soliti sogni strani, ma, visto che ieri è stata una giornata tanto serena, mi sembrava strano che avessi fatto questo sogno.
Stanotte ho sognato che mi tagliavo per sbaglio i palmi delle mani mentre cucinavo.
Usciva un sacco di sangue, erano tagli profondi, se non sbaglio tre e addirittura vedevo un tendine fuori, che avevo urgenza di rimettere dentro la mano, ma la mano era stata già medicata e sapevo che, se avessi mosso qualcosa, avrebbe ricominciato a sanguinare.
Ho avuto una notte agitata in cui mi svegliavo di continuo, quindi non ricordo bene il tutto.
Ricordo che preparavo il brodo di carne con il mio ragazzo, per lo più ero io a cucinare, come accade di solito nella realtà.
Nel brodo ci mettevo cose rimaste, pezzi di impanate e ricordo che dovevo mettermi da parte delle uova, così come aveva fatto mia sorella, anche se comunque di uova ce ne erano tantissime perché mia sorella le aveva ricomprate.”
Questo è il sogno di Ambra.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

“volevo raccontarti il mio sogno, non è uno dei miei soliti sogni strani, ma, visto che ieri è stata una giornata tanto serena, mi sembrava strano che avessi fatto questo sogno.”

Non esistono “sogni strani”. I prodotti onirici sono frutto delle nostre esperienze psichiche pregresse e in atto, sono elaborati dai “processi primari” e, in particolare, dai “meccanismi psichici di difesa” della “condensazione”, dello “spostamento” e della “figurabilità”. La loro natura poetica e libertaria li rende “strani”. Proprio perché era “una giornata tanto serena”, la Psiche di Ambra ha potuto elaborare materiale affluito dal “resto diurno” senza alcuna resistenza: un pensiero o un ricordo o un fatto del giorno precedente che ha evocato in libera associazione esperienze psichiche pregresse e ancora in circolo.
Niente di strano, cara Ambra, ma tutto regolare.
In sintesi , il tuo sogno verte sul “narcisismo” in versione sacrificale e adeguatamente composto ed evoluto in versione costruttiva, tratta della sessualità procreativa nella forma del “sangue e delle uova”, nonché sul “sentimento della rivalità fraterna”: un sogno direttamente proporzionale al trionfo della giovinezza femminile con associate le paure e le angosce sui vari temi.
La funzione onirica dirà tutto nel suo linguaggio apparentemente dimenticato.

“Stanotte ho sognato che mi tagliavo per sbaglio i palmi delle mani mentre cucinavo.”

Ambra presenta subito la sfera affettiva e relazionale, “mentre cucinavo”, nonché la sua sfera psichica sacrificale, quasi cristologica, “mi tagliavo i palmi delle mani”. “Per sbaglio” equivale a una revisione del senso di colpa in questa dimensione psichica che tratta i conflitti del sentimento e dell’investimento di “libido”, la vita affettiva e relazionale come detto in precedenza. E in questa dimensione così privata Ambra esibisce a chiare lettere i “segni” della sua elezione, della sua predilezione verso se stessa, del suo “narcisismo”, le “stimmate”, la sua individualità nella versione ricorrente di un segno nella carne che ne manifesta l’eccellenza e il valore. Pur tuttavia, trattandosi di “narcisismo”, Ambra è un’eroina negativa da tragedia greca che si sacrifica per la vita e la vitalità affettive. Ambra ha elaborato nella sua infanzia il “fantasma” narcisistico nell’immagine di una bambina eccellente ed eccezionale, dotata di un forte amor proprio che non disdegna il culto di sé e l’affermazione della sua superiorità e sempre in un ambito familiare ed affettivo. La “posizione psichica orale”, primo anno di vita, e la “posizione narcisistica”, quarto anno di vita, hanno esaltato la “posizione anale”, secondo e terzo anno di vita, con il sacrificio di sé per amore, la classica sintomatologia cristologica della morte per la salvezza del prossimo più vicino. Il senso di colpa ha un ruolo importante nell’infondere energia e sostanza a questa travagliata, quanto naturale, psicodinamica. Siamo e restiamo in un ambito evolutivo di formazione psicofisica.
Procedere nell’interpretazione del sogno di Ambra ha un suo gusto, alla luce della complessità dei temi condensati, spostati e rappresentati dal “lavoro onirico”.

“Usciva un sacco di sangue, erano tagli profondi, se non sbaglio tre e addirittura vedevo un tendine fuori, che avevo urgenza di rimettere dentro la mano, ma la mano era stata già medicata e sapevo che, se avessi mosso qualcosa, avrebbe ricominciato a sanguinare.”

Il bisogno di affermazione e di esibizione, la pulsione narcisistica, è direttamente proporzionale alle esigenze affettive di dare e di ricevere. Il “sangue” è archetipo della Vita e dell’energia vitale, la “libido” nella sua accezione globale, per cui la perdita di “un sacco di sangue” da un lato attesta di quest’angoscia di devitalizzazione e dall’altro lato del forte bisogno di richiamare l’attenzione del prossimo circostante. I “tagli profondi” rievocano anche angosce di deflorazione classiche dell’infanzia, erano tanti e cruenti nell’evidenziare il “tendine”, così come i bisogni di riparazione e di ripristino dell’equilibrio psicofisico turbato erano altrettanto urgenti, per cui Ambra reagisce riformulando la rete delle relazioni affettive in base all’equilibrio migliore possibile alle condizioni date, evidenziando notevoli capacità di leggere le situazioni e le persone e di sapersi adattare. L’evitamento del protagonismo iniziale di stampo narcisistico si evolve nell’intuizione delle psicodinamiche relazionali e nella messa in atto delle strategie idonee al mantenimento dell’equilibrio psichico personale e del gruppo di appartenenza. Resta, in ogni caso, l’esaltazione della “libido narcisistica” al fine di rinforzare l’Io e la “organizzazione psichica reattiva ed evolutiva”, la struttura, e di disporre di energie funzionali alla loro crescita e prosperità. L’intelligenza operativa di Ambra è evidente in “sapevo che, se avessi mosso qualcosa, avrebbe ricominciato a sanguinare.” Ambra bambina e adolescente ha saputo adattarsi all’aspra conflittualità delle psicodinamiche in atto e ha reagito istruendo le difese narcisistiche che ha successivamente superato con una migliore presa di coscienza. Nel comporre se stessa si è riconciliata con l’ambiente stabilendo le relazioni migliori per sopravvivere. La valenza narcisistica e la valenza affettiva-relazionale si inseguono e si susseguono sotto la spinta del “sentimento della rivalità fraterna” che è sempre dietro l’angolo e rende il sogno complesso nelle interazioni e ricco di vissuti, a testimonianza della fervida attività della Fantasia di Ambra, meglio dei suoi “processi primari”.

“Ho avuto una notte agitata in cui mi svegliavo di continuo, quindi non ricordo bene il tutto.”

“La notte agitata” si spiega proprio con la complessità interattiva dei “fantasmi” e dei simboli, delle paure e delle angosce, dei bisogni e dei desideri. Ambra oscilla tra il sonno e la veglia, ma, in effetti, l’intensità nervosa è misurata dal mescolarsi del “contenuto latente” e del “contenuto manifesto” del sogno. Se il “lavoro onirico” di camuffamento dei vissuti, messi in gioco nel sonno involontariamente da Ambra, funziona, allora il sonno è profondo e le tensioni sono ridotte al minimo sindacale. In caso contrario, il prezzo da pagare è l’agitazione e il risveglio immediato con incubo incorporato per coincidenza del “contenuto latente” e del “contenuto manifesto”: la “censura onirica” non ha funzionato. Il mancato ricordo del “tutto” è dovuto sempre al camuffamento dei vissuti originari nei simboli e nella loro interazione poetica. Insomma, Ambra è agitata per la qualità umana del materiale che sta sognando e per il duplice registro in cui creativamente lo sta inserendo: l’affettivo e il sessuale.

“Ricordo che preparavo il brodo di carne con il mio ragazzo, per lo più ero io a cucinare, come accade di solito nella realtà.”

“Lupus in fabula”. Questo è il registro sessuale. Ambra si ritrova in piena fusione attiva con il suo “ragazzo” a preparare un “brodo di carne”, un alimento che contiene l’affettività e i sentimenti, ma che ha soprattutto una valenza proprio carnale nella liquidità degli umori e nell’iniziativa del desiderio femminile. Ambra è una donna attiva e fattiva che agisce senza alcuna remora psichica e culturale, gestisce la relazione affettiva ed erotica sessuale con disinvoltura e coglie con precisione i termini neurovegetativi dell’eccitazione e della lubrificazione vaginale: “il brodo di carne” per l’appunto.

“Nel brodo ci mettevo cose rimaste, pezzi di impanate e ricordo che dovevo mettermi da parte delle uova, così come aveva fatto mia sorella, anche se comunque di uova ce ne erano tantissime perché mia sorella le aveva ricomprate.”

Il “brodo”, “i pezzi di impanate”, le “uova” e “mia sorella”, quest’ultima molto provvida nel ricomprare le uova e nel non rimanere senza, questi sono i “quattro elementi psichici” che interagiscono nel finale del sogno di Ambra, dopo che la nostra ex eroina ha abbandonato le “stimmate”, i segni sulla carne diventati inutili nel momento in cui si relaziona con l’esterno e commisura il suo valore nel confronto con gli altri e nell’esibizione delle sue doti. Questi “quattro elementi psichici” sono tenuti insieme dal “sentimento della rivalità fraterna” e dallo spirito di competizione al femminile. Ambra ha maturato un vissuto ambivalente nei riguardi della sorella, un sentimento fatto di affetto e avversione, di autonomia e dipendenza, di complicità e diffidenza. Il tutto rientra nella norma assoluta, così come tutta la psicodinamica del sogno di Ambra, ma viene sviluppato in maniera personale. L’oscillazione tra sessualità e affettività si mostra nel finale attraverso la lubrificazione vaginale, l’affettività, la fertilità e la competizione, i “quattro elementi psichici” di cui si diceva in precedenza. Ambra si identifica nella sorella e nella sua fecondità, la vive come una donna che sa prevedere e provvedere in riferimento al menage affettivo ed erotico, nonché sessuale. La sorella è stata una maestra e un esempio da imitare non soltanto nella vita e vitalità sessuale, ma anche nella sfera affettiva. Spesso le sorelle si educano reciprocamente nei temi scottanti della vita sessuale e della crescita psicofisica. Ambra ha trovato nella sorella una guida a cui affidarsi e da cui diffidare per amore della propria autonomia e differenziazione.
In sintesi il sogno “strano” di Ambra sviluppa all’interno della cornice del “sentimento della rivalità fraterna” la psicodinamica evolutiva della vita sessuale con particolare riferimento ai doni dell’essere femminile, l’eccitazione e la fertilità, la disposizione e la fecondità. La figura maschile è marginale e attesta del gradimento di Ambra di viverla in una “posizione psichica narcisistica”, senza tante dipendenze e altrettante sottomissioni. Ambra mostra il suo culto nei riguardi dell’autonomia, del “far legge a se stessa” negli affetti e nella sessualità, trovando nella sorella un riferimento ambivalente di evoluzione psicofisica. Non dimentichiamo che Ambra si tagliava i palmi delle mani mentre cucinava, ossia nell’esercizio degli affetti e dei sentimenti.
Un ultimo inciso teorico è opportuno sulla tematica universale delle “stimmate”. Sono “segni” sul corpo ottenuti per via fantasmica come nel sogno, “signa”, funzionali all’identificazione e all’identità psichiche. Sono, infatti, risoluzioni della problematica evolutiva in associazione alla “posizione edipica”, la conflittualità con le figure genitoriali. Quando nella triade padre-madre-figlia quest’ultima immette un senso di colpa, avviene la rottura dell’equilibrio relazionale, per cui, sempre la figlia, regredisce e ricorre alla “posizione narcisistica” rafforzando in maniera abnorme l’Io e secondo le linee della colpevolizzazione. Le “stimmate” sono proprio una identificazione colpevolizzata e una identità all’uopo sacrificale, un segno nella carne che è molto difficile ottenere come somatizzazione della pulsione psichica nella realtà di tutti i giorni.
Mi spiego meglio.
Quando nella realtà ci imbattiamo nelle stimmate di una persona che si ritiene a suo modo eletta, bisogna rilevare che è impossibile che la Psiche procuri una somatizzazione di così forte intensità e consistenza. Insomma le “stimmate” non rientrano nella Medicina psicosomatica, ma si addebitano all’azione diretta della persona che intende procurarsi un segno visibile e ultraterreno di elezione. La cosa non è tanto salubre.
Questo è quanto e tanto di più di quel che è dovuto a un sogno apparentemente “strano”.