LE SCARPE COL TACCO

LA TRAMA DEL SOGNO

“Ero venuta a salutarti e avevo un paio di scarpe color corallo, molto eleganti.

Eri nella tua fattoria in una grande aia soleggiata.

Mi sei venuto incontro e hai fatto degli apprezzamenti sulle mie scarpe, mentre io pensavo che mi avresti detto che non ero il tipo da tacchi.

Poi in lontananza hai visto tuo papà e volevi presentarlo. Ci siamo diretti verso di lui, ma tu da una parte e io da un’altra.

Mentre camminavo il tacco si è rotto, ma non me ne sono accorta subito, continuavo a camminare sicura sulle mie scarpe.

Quando me ne sono accorta, ho pensato che non era proprio il luogo adatto per quel tipo di scarpe e sono tornata indietro a prendere il tacco.

Nell’aia intanto faceva manovra un camion e, mentre andavo verso tuo padre, mi sono svegliata.”

Questo sogno appartiene alla mia amica Maruzza.

L’INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ero venuta a salutarti e avevo un paio di scarpe color corallo, molto eleganti.”

Maruzza esibisce nell’immediato la sua femminilità nella forma delle “scarpe color corallo ed eleganti”. L’esordio non può essere più promettente per una donna che valuta di fronte a un uomo la sua carica sessuale e il suo essere femmina. Il “color corallo” attesta di un’eccitante esibizione narcisistica permeata di amor proprio e di un vero volersi bene. Maruzza sa bene che io apprezzo la sua persona in tutte le sfaccettature femminili che offre al prossimo nel suo socializzare e nel suo relazionarsi.

Eri nella tua fattoria in una grande aia soleggiata.”

La scena del sogno si allarga e Maruzza mi colloca in spazi ampi, “l’aia soleggiata”, e in una casa altrettanto ampia e variegata, la “fattoria”. La prima denota la mia capacità di razionalizzare e la seconda la mia passione per la natura: queste sono le caratteristiche che Maruzza vive nei miei riguardi e che mi attribuisce senza alcun dubbio. A tutti gli effetti sono i suoi desideri e i suoi progetti esistenziali: usare la testa e amare la natura.

Mi sei venuto incontro e hai fatto degli apprezzamenti sulle mie scarpe, mentre io pensavo che mi avresti detto che non ero il tipo da tacchi.”

Maruzza ha una buona opinione di sé e sposta sulla mia figura e persona la buona coscienza della sua femminilità e la sua incertezza sull’affermazione fallica di quest’ultima. Maruzza sa che non è un tipo di donna che ama il prestigio e la competizione con le altre donne, ma sa bene che è una donna di classe senza esibire alcun potere inutile che la porterebbe a gestire ruoli che non ha voluto coltivare e assumere. Maruzza tiene alla mia opinione e al mio giudizio e approfitta del sogno per prendere coscienza delle sue doti e dei suoi limiti in riguardo alle modalità di esibirsi della donna. La “traslazione” è il meccanismo di difesa che serve al sogno per andare avanti e per non svegliarsi.

Poi in lontananza hai visto tuo papà e volevi presentarlo. Ci siamo diretti verso di lui, ma tu da una parte e io da un’altra.”

Subentra la figura paterna nel sogno di Maruzza. E’ oltremodo evidente che si tratta di suo padre. Io sono la “proiezione” della sua figura paterna e l’uomo maturo al di sopra di ogni sospetto che accetta e valuta il dono dell’esibizione della femminilità da parte della figlia. Il primo uomo è sempre il padre e da lui la figlia attende il nulla osta per il suo ingresso in società. Dopo aver vissuto le pulsioni possessive nella conquista del papà, la bambina si dirige verso il mondo esterno con il tacito consenso del genitore. Maruzza tiene al mio giudizio in riguardo alla sua femminilità e alle modalità di relazione verso l’universo maschile.

Mentre camminavo il tacco si è rotto, ma non me ne sono accorta subito, continuavo a camminare sicura sulle mie scarpe.”

Come si diceva in precedenza, non è necessario il potere fallico di un tacco che slancia il corpo e lancia verso il cielo la sagoma di una donna innamorata di sé e del suo fisico. Maruzza fa a meno degli orpelli e degli strumenti obsoleti del potere che imperversa dagli anni trenta agli anni in corso. Maruzza ha perso il potere di Afrodite e cammina con Venere al fianco. Ribadisco la sostanza psichica del divertente quadretto: Maruzza è consapevole di essere una donna attraente e significativa anche senza gli accessori che culturalmente esaltano la femminilità. Dopo un periodo in cui ha dovuto esibire il potere di donna, Maruzza cammina “sicura” sulle sue prerogative e doti femminili. Ha impiegato un po’ di tempo per avere la “coscienza di sé” e la sicurezza di esibirsi nel sociale.

Quando me ne sono accorta, ho pensato che non era proprio il luogo adatto per quel tipo di scarpe e sono tornata indietro a prendere il tacco.”

Maruzza ha imparato a distinguere il come e il quando delle sue manifestazioni di potere e di seduzione. Sa che il suo potere sessuale e seduttivo, “le scarpe, va modulato e riservato a situazioni specifiche, mentre la sua femminilità può essere portata a spasso come una dote naturale della sua persona. Il conflitto psichico di Maruzza si attesta nell’indecisione sull’offerta che deve fare in certe circostanze e nel sogno è chiaro il suo vivermi come un uomo a cui piacere e come un padre a cui affidarsi, un maschio da sedurre e un maschio da approcciare. Il “tacco” va sempre bene, ma bisogna calzarlo nelle situazioni adeguate e con le persone giuste. In ogni caso non è così facile e naturale scindere le due posizioni, la conquista e la relazione, perché la donna conserva sempre una forma di duttilità psichica che si riflette nella recettività relazionale.

Nell’aia intanto faceva manovra un camion e, mentre andavo verso tuo padre, mi sono svegliata.”

La capacità femminile di attrarre e sedurre non si depriva della componente sessuale e del desiderio erotico di piacere e di essere ammirata. Nella mia disposizione relazionale Maruzza inserisce anche la sua attrazione sessuale verso la mia figura protettiva di uomo maturo e rievoca il suo trasporto emotivo e sentimentale verso suo padre, ma per non tirare fuori dal cilindro psichico la sua “posizione edipica”, evocata dalla mia persona, pone fine al sonno. Il “camion” ha una simbologia sessuale, maschile in questo caso, a causa dei suoi automatismi meccanici che si associano al sistema nervoso autonomo o neurovegetativo. Il “fare manovra” attesta della valutazione di Maruzza sulla situazione psicofisica in atto.

“Le scarpe col tacco” è un buon sogno perché associa la semplicità descrittiva alla complessità dei temi e delle psicodinamiche. L’operazione avviene sotto il segno della pacatezza e della consapevolezza dei “fantasmi” che la protagonista ha tirato in ballo dormendo: un gioco sottile e una schermaglia naturale, un buon “transfert” e una “posizione edipica” in gran parte risolta.

Buon viaggio, Maruzza!

LE BARE DI VETRO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Premetto che poco tempo fa ho visitato il cimitero di Lisbona e sono rimasta molto colpita dalle bare a vista nelle cappelle con porte di vetro trasparente.

Stanotte ho sognato di essere davanti alle bare mia, di mia madre e di mio padre.

La mia e quella di mia madre erano nel ripiano alto della cappella, erano bare di vetro trasparente e vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.

A guardare questa scena c’era a fianco a me mia madre alla quale esprimo il mio disappunto sul fatto che le bare siano di vetro; non mi va proprio che il mio corpo possa essere visto!

Sotto è steso mio padre, ma non è dentro una bara. Noto dei suoi movimenti quasi impercettibili e lo faccio notare a mia madre la quale cerca di convincermi che è morto, ma mio padre fa un movimento visibilissimo e allora lo chiamo a gran voce “Papà! Papà! Svegliati!”.

Lui apre gli occhi e si alza, inconsapevole di essere stato creduto morto.”

Lisbona

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ho scelto come titolo “Le bare di vetro” per confermare la vena macabra del sogno e lo stupore che la stessa Lisbona ha sottolineato anche come possibile causa scatenante: “poco tempo fa ho visitato il cimitero di Lisbona e sono rimasta molto colpita dalle bare a vista nelle cappelle con porte di vetro trasparente.” Questo titolo è adatto a un buon film “horror”, quelli del migliore Dario Argento, e conferma la plasticità creativa dell’umana funzione onirica, il meccanismo della “figurabilità”, in base al quale a ogni idea si addice la giusta immagine. Noi, uomini viventi, siamo capaci di “impressionarci” fotograficamente con le nostre esperienze e con le nostre riflessioni. Non basta, perché riusciamo anche a tradurle in fantasie e in allucinazioni con assoluta naturalezza e spontaneità, senza aver deliberato da svegli alcunché di preciso al riguardo e senza sapere di avere dentro il regista giusto per girare il nostro film e lo sceneggiatore abile a dare le parole adatte al capitolo del nostro romanzo.

Federico Fellini aveva ragione, ma questo è un altro discorso.

Se il cammino psicoanalitico è arduo e si può definire “le parole per dirlo”, il sogno è più complesso semplicemente perché elabora da solo e senza il concorso diretto della nostra volontà “le immagini simboliche per dirlo”.

Il titolo del sogno di Lisbona poteva essere anche questo: “Papà, papà svegliami!”, riprendendo e modificando secondo dettami psicoanalitici la parte finale del sogno, il punto in cui Lisbona, in preda al giusto “raptus” e a un buon demone, dice “lo chiamo a gran voce “Papà! Papà! Svegliati!”, proiettando sul padre la sua intuizione e la sua conquista psichica: il “sapere di sé” e il “far da sé”, l’autonomia del pensiero e dell’azione, la buona novella di ogni bambino e adolescente.

Mi preme sottolineare che Lisbona ha vissuto il padre come “liberatore” delle sue energie psicofisiche più genuine dopo il ristagno difensivo nella protezione materna e dopo l’identificazione nella figura della madre, una psicodinamica della prima adolescenza e di quando il “corpo” è in distonia con la “mente” a causa dell’immediato risveglio degli ormoni e degli orologi biologici, il cosiddetto sviluppo “genitale” durante la turbolenta pubertà.

Questo vissuto del padre “libertador” da parte di Lisbona è una tappa universale e si estende a tutte le bambine in odore di donna. Ma la madre non è da meno in questo dolce psicodramma andato a buon fine e gustoso come le ciambelle della nonna cucinate nel forno a legna. La madre di Lisbona è di ostacolo, sempre nei vissuti della figlia, alla libera espansione delle energie psicofisiche che “odorano di futuro”, “adolescenza”. La madre di Lisbona è di blocco, sempre nei vissuti della figlia, all’avvento della “libido genitale”, quella che consegue alla “libido fallico-narcisistica”, all’isolamento compiaciuto e alla masturbazione psicofisica.

Nella “Politica” familiare il “Padre” è colui che apprezza e consente, propone e autorizza, apre e definisce, libera e condiziona, limita e impone. Il “Padre” è il simbolo dell’istanza psichica “Super-Io” e intorno alla sua figura si condensano la “Morale” e la “Legge”. Ma attenzione, perché di troppo “Padre” si resta schiavi.

Quello di Lisbona è il sogno di una figlia che è legata al padre a filo doppio; il primo è quello “edipico”, l’innamoramento della bambina, il secondo è quello conflittuale con la madre che, dopo essere stata la sua alleata e la sua maestra, viene vissuta come prevaricatrice nei riguardi del padre.

Un’esperienza significativa è quella di Lisbona che va a Lisbona, visita il cimitero, viene colpita dalla novità delle ultime dimore portoghesi e adatta il suo vissuto, a metà tra il trauma e la curiosità culturale, al simbolismo e all’allegoria della sua relazione pregressa e in atto con i genitori.

Operazione acrobatica brillante!

Le premesse sono promettenti e il seguito ancora di più, per cui non resta che metterci in cammino per seguire passo dopo passo il regalo psichico che Lisbona si è fatto.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

…ho sognato di essere davanti alle bare mia, di mia madre e di mio padre.”

L’esordio non poteva essere più inquietante. Lisbona fa di tutta l’erba un fascio e democraticamente si aggredisce e aggredisce i suoi genitori, si vede e li vede inanimati dopo aver operato la “scissione” difensiva per non incorrere nell’angoscia, nell’incubo e nel risveglio. Lisbona è “davanti alle bare”, le osserva stando con i piedi ben piantati a terra e con gli occhi ben vigili di fronte a tanta elegante desolazione. Abbiamo due Lisbone che non denotano alcuna pericolosa sindrome psichiatrica, bensì la solita difesa della funzione onirica per ottenere l’autorizzazione a procedere. Lisbona attesta del suo forte legame con i genitori nel bene e nel male e si vede in sogno unita a loro anche nella morte. Appare evidente che non si tratta di morte fisica, ma di qualcosa di altro che si andrà ad appurare cammin facendo.

La “bara” è il simbolo femminile del grembo che opprime la vitalità e rende inanimato il suo contenuto, la “parte negativa” del “fantasma della madre”, quella mortifera che opprime e uccide, una “tanatocrazia” classica dell’archetipo Madre, la Signora che ha il potere della Vita e della Morte. La famiglia è unita e accomunata nella oppressione della vitalità e nella mancata nascita di “parti psichiche” che potevano vedere la luce. Rileviamo la presenza immediata in sogno della triade edipica, il triangolo “figlia-madre-padre”. Lisbona sta decisamente navigando durante il sonno nella “posizione psichica edipica”. Non ci sono dubbi in proposito. Si trova “davanti alle bare” ed è pronta all’analisi della psicodinamica del “fantasma d’inanimazione”, il “non nato di sé”, tutte le pulsioni e i bisogni che non hanno visto la luce o a cui non ha dato realtà.

La mia e quella di mia madre erano nel ripiano alto della cappella, erano bare di vetro trasparente e vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.”

Se l’esordio era repentino e impressionante, il prosieguo non è da meno. Lisbona si colloca in questo luogo d’inanimazione insieme alla madre nei luoghi alti della “sublimazione” e della superiorità, l’alto-locazione psichica, il “complesso di superiorità” che è sempre un problema e semplicemente perché è una difesa dalla “angoscia d’inferiorità”. Lisbona si è identificata nella madre e prende le sue parti per necessità psicofisica. In mezzo a tante difese, più o meno consapevoli, Lisbona ha piena consapevolezza del suo potere di donna e della sua ieratica figura, del suo marcato tratto narcisistico in occultamento di tutto quello che sarebbe dovuto conseguire ed esserci, la “genitalità”, la disposizione a vivere concretamente le relazioni sociali e l’investimento di “libido” sugli altri. E, invece, Lisbona insieme alla madre fa buona e bella mostra di sé e si appaga di questa surreale esibizione.

Ma quante cose si son perse e quante se ne perderanno queste due donne! Sono entrambe “morte” agli altri, paghe del loro potere di donne asettiche pure e caste, tutto fallo e niente arrosto, tutte belle e inanimate.

La parola va ai simboli.

Il “ripiano alto della cappella” è il luogo del “processo psichico di difesa” della “sublimazione della libido”, la difesa dall’angoscia del “non nato di sé”. Le “bare di vetro trasparente” attestano simbolicamente della consapevolezza difensiva che qualcosa dentro è inanimato o non è nato e aspirava a nascere. “Vedevo” conferma la presa di coscienza, mentre “i miei piedi con scarpe scure” rappresentano simbolicamente il potere fallico e il potere recettivo femminile, l’allegoria dell’androginia psichica, del “maschio-femmina” che Lisbona si porta dentro dall’assimilazione della madre: una forma accentuata di “identificazione”, una forma di “introiezione” della madre a scopo esorcistico dell’angoscia dell’indeterminato. “Avevo un vestito lungo bianco a balze”, un vestito ieratico, un abito sacro, un paramento della sacerdotessa di Demetra, un vestito classico delle signorinelle appena uscite dall’infanzia nelle famiglia della buona borghesia. Trattandosi di un abito indossato dentro la bara di vetro, l’opzione è decisamente per la sacralità dell’angoscia di non essersi espressa e di non esprimersi nelle proprie potenzialità, il senso di avere represso e incarcerato la parte migliore di sé che voleva nascere e che Lisbona non ha avuto il coraggio di lasciar uscire alla luce del sole. La sofferenza è maggiore perché la consapevolezza è limpida, “di vetro trasparente”.

Il riepilogo impone di dire che Lisbona sta attraversando in sogno la sua adolescenza, il periodo in cui si era identificata totalmente nella madre per difesa dall’angoscia dell’indeterminato ed era ricorsa al processo di difesa della “sublimazione della libido” per evitare le relazioni e il coinvolgimento. La sua “libido fallico-narcisistica” era servita per supportare la sua difesa e per evitare di evolversi nella “posizione psichica genitale” e nell’investimento della omonima “libido”. La giovanissima Lisbona è pienamente consapevole di tanto sacrificio e di tanto disagio, ma non riesce a fare altrimenti e a lasciarsi andare in abiti femminili adulti tra l’ammirazione tentatrice della gente. L’adolescente persiste e ruba tempo alla donna.

A guardare questa scena c’era a fianco a me mia madre alla quale esprimo il mio disappunto sul fatto che le bare siano di vetro; non mi va proprio che il mio corpo possa essere visto!”

Ed ecco il “busillis” della questione!

Ecco il conflitto di Lisbona!

Ecco l’angoscia dell’adolescente e procace donnina che deve aprirsi alle danze sociali con abiti femminili adulti!

Questa è l’allegoria del drammatico e bellissimo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, dall’essere fisicamente indeterminata all’essere donna con annessi e connessi psicofisici ben evidenti. E’ il momento bellissimo in cui l’epifania femminile avviene e la giovane donna si mostra nel tempio.

Ma come ha vissuto questo trambusto psicofisico la bambina di prima?

Lisbona lo sa, ne è consapevole e opera un ritiro dagli investimenti della crescita e del nuovo traguardo. Lisbona vive male la sua evoluzione psicofisica e si rappresenta in sogno “dentro una bara di vetro” a esibire la sua “androginia”, il potere di donna fallica che ha esercitato nell’isolamento. E più si isola e più Lisbona si difende nel sentirsi bella. Il narcisismo aumenta in maniera direttamente proporzionale al ritiro dalla realtà e alla chiusura nella “tomba di vetro”.

Quante cose potevano nascere e quante esperienze si potevano vivere!

Se chiedete alle donne, in gran percentuale diranno di avere tanto sofferto questo passaggio dall’infanzia informe all’adolescenza formata, dal corpo senza forme al corpo con le forme.

Analizzo le simbologie.

L’alleanza con la madre è manifesta come la contrastata “identificazione” per alleviare il dolore della presa di coscienza dell’inanimato e del non vissuto e del “non nato”: “a guardare questa scena c’era a fianco a me mia madre”. “Esprimo” si traduce in sono consapevole e do parola al mio conflitto e al mio dramma di non aver saputo far agire la mia donna nella scena del mondo sociale tra le tavole del teatro comune. Il “disappunto sul fatto che le bare siano di vetro” esprime ancora il dolore della consapevolezza, il contrasto e il conflitto interiore sulla trasparenza razionale del mio stato innaturale di inanimazione e di blocco psicofisico, anche se ben supportato dal narcisismo dell’isolamento e dalla beatitudine della bellezza solipsistica e non condivisa. “Non mi va proprio che il mio corpo possa essere visto”.

Cosa vi avevo preannunciato?

Il problema dell’adolescente procace e cresciuta è l’essere vista dagli altri, il non riconoscersi per difesa dagli altri e per difesa da se stessa in primo luogo, dagli altri che appetiscono e da se stessa che ancora non è educata alle novità del suo corpo. Sono i suoi occhi e gli occhi degli altri a essere messi in ballo e in discussione. Lisbona signorina non ha confidenza con il suo corpo degnamente evoluto e non vuole essere guardata dalla gente.

Sotto è steso mio padre, ma non è dentro una bara.”

Ecco che nella scena onirica irrompe il padre con la giusta autorità e il giusto cipiglio che deve avere nei vissuti della figlia bambina. Il padre è disteso nel mondo della materia, nella realtà della concretezza: questa è la simbologia del “sotto”. Oltretutto il padre non è imprigionato nelle sue energie vitali, “non è dentro una bara”, appartiene alla famiglia ma non partecipa ai “fantasmi di inanimazione” della famiglia. Il padre è una figura positiva per la figlia che, dopo essersi identificata nella madre, si è sentita bloccata nel ruolo di donna che condivideva con la madre, una figura vissuta come rigida e bigotta nell’espletamento e nel disbrigo del corredo psicofisico femminile. Il padre, all’incontrario, è “maieutico” perché aiuta la figlia bambina a partorire la donna con travaglio spedito e lineare.

I simboli dicono che “steso” evoca un “fantasma di morte” e di distacco dalla realtà. Ma la sua diversità positiva si attesta nel fatto che è “sotto”, un simbolo filosofico del “pessimismo esistenziale” di un uomo che partecipa allo stesso destino delle sue donne, ma un uomo concretamente vivo e impegnato. “Mio padre” è il simbolo delle origini, delle radici e della trasmissione psicofisica, la figura da cui si eredita anche la colpa di essere nati nel peccato. “Non è dentro una bara” equivale a “non è come noi donne che ci sentiamo oppresse da un fardello d’isolamento e inanimate da un cumulo di tratti contenuti in un corpo da occultare e da non vivere bene”. Questa non è la cultura e la morale familiare, ma è la difesa psichica che Lisbona ha addebitato in sogno alla madre: meccanismo psichico dello “spostamento”.

Noto dei suoi movimenti quasi impercettibili e lo faccio notare a mia madre la quale cerca di convincermi che è morto;”

La figlia ha trovato nel padre la sua Pasqua di resurrezione e la sua migliore epifania: due piccioni con una fava.

Bel colpo!

Il padre è elemento positivo, si muove, è vivo ed è alleato della figlia, un maestro che le insegna a muoversi nel mondo e ad agire in esso. L’oppressione materna è stata ridotta e superata. L’identificazione nella madre, operata durante l’infanzia e l’adolescenza, è stata ridimensionata da Lisbona grazie al padre e al ricorso alla sua figura dinamica e alla sua diversità. Lisbona ha trovato nel padre quello che le mancava per iniziare a muoversi nello spazio e nel tempo, ha reperito la forza che le serviva per lasciare l’infida palude materna. In un contesto familiare disciplinato, bloccato nella cultura ufficiale e incapsulato nella formalità del comportamento, in un ambito sociale vissuto come contrario alla sua vitalità espressiva, l’adolescente Lisbona trova nel padre la possibilità di passare dal “narcisismo” al “genitale”, dall’isolamento compiaciuto all’offerta della sua persona, dall’investimento della “libido” non più in se stessa ma nell’altro, il tanto temuto oggetto esterno. Il giudizio nei riguardi della madre bloccante è severo. E’ proprio lei che mi ha suggerito che il papà non è da condividere come modello e da seguire come maestro, che mi ha quasi convinto che anche lui è inerte, passivo e inanimato. E’ proprio lei che mi ha ingiunto di non lasciarmi suggestionare da lui e dalla sua pretesa di essere nel giusto. Questa madre prevaricatrice, questa donna che inganna la figlia e vuole perpetuare i suoi maligni “fantasmi”, questa seguace dell’immutabilità della Nutella, sta tutta dentro i vissuti di Lisbona e si colloca con naturalezza dentro la storia e la cultura della famiglia. Quante madri hanno trasmesso alle figlie il senso di rassegnazione al ruolo e di immutabilità del destino femminile, un tragico insegnamento dettato da un fatalismo arabo e da una sadica compensazione della loro sofferenza: “mal comune è mezzo gaudio”. Queste donne non hanno fatto alleanza contro il nemico, ma hanno fatto alleanza con il nemico.

Benedette l’evoluzione storica e la rivoluzione culturale!

Benedette le “chat” che in tempo reale collegano il polo nord al polo sud!

Vediamo i simboli cosa dicono e cosa significano.

“Noto” è funzione dell’Io razionale e benefica presa di coscienza. “Movimenti quasi impercettibili” si traducono nella constatazione della figlia che il padre è punto inequivocabile di riferimento per la sua formazione sociale e punto essenziale di partenza per il suo distacco progressivo dalla figura materna in cui si è pienamente identificata. Lisbona sa che con giudizio e con discrezione deve cercare la sua strada e la sua dimensione psicofisica proprio alleandosi con il padre. “Lo faccio notare a mia madre” significa che Lisbona dialoga con se stessa e prende coscienza di essere troppo vincolata alla madre e di aver bisogno della figura maschile del padre per accostarsi alle altre figure maschili del mondo. E’ solo questo il modo di superare i suoi pudori e le sue vergogne di adolescente che ha da esibire un corpo maturo al punto giusto. “Cerca di convincermi che è morto “ equivale a una concezione negativa della madre, la “parte negativa” del “fantasma materno”, la donna prevaricatrice immaginata dalla figlia quando pensava secondo il meccanismo della “scissione” o “splitting”. Lisbona, in effetti, è sempre la ragazzina che si difende per l’ultima volta dalla madre, meglio da se stessa, dicendosi che non è cosa buona e proficua far ristagnare la vitalità e che, allora, bisogna superare le ultime resistenze alla presa di coscienza e convincersi che il padre è la figura a cui appellarsi per uscire dalle carceri e per non lasciare mai più imputridire le buone energie.

ma mio padre fa un movimento visibilissimo e allora lo chiamo a gran voce “Papà! Papà! Svegliati!”.

Ecco la conferma del quadro nella sua psicodinamica. Lisbona resuscita il padre e lo fa diventare il perno della sua rinascita. Questo è il travaglio di Lisbona. E’ lei l’autrice e la protagonista del sogno, il padre serve per consentirle di esprimere il suo vissuto al riguardo: come lei si è vissuta, si vive e risolve la questione relazionale. Il padre è il “deus ex machina” della tragedia greca, serve per risolvere definitivamente la questione tra gli uomini e il conflitto con gli dei. Per rinascere, la figlia adolescente scopre il padre come colui che l’aiuta a distaccarsi dal grembo materno e a superare le oscurità femminili per prendere luce e manifestarsi al mondo. Gli “altri” adesso sono le nuove allucinazioni del desiderio che prendono forma e diventano chiarezze. Lisbona ha avuto bisogno del padre per relazionarsi con il corpo adulto e con la mente adolescente e in via di evoluzione e di recupero della lentezza di assimilazione delle novità. Tutta colpa e tutto merito dei “meccanismi e dei processi psichici di difesa” dall’angoscia, se i tempi psicologici sono tanto più lunghi di quelli fisiologici.

I simboli dicono che “movimento visibilissimo” significa ho capito, ho preso coscienza che senza mio padre non vado da nessuna parte e che lo devo scoprire e portare con me per avanzare nella vita con l’amore del mio corpo da offrire agli altri e con il giusto amor proprio. Questo progresso è possibile dopo aver commutato il narcisismo in donazione e dopo essere uscita dall’isolamento accettando i rischi che comporta il vivere in società. Ecco che il padre da limite si evolve in colui che dà la forza, l’energia, il coraggio. Un po’ di padre fa bene sempre alle figlie adolescenti dopo aver congedato il complesso di Edipo. Un po’ di padre condisce bene la minestra come il sale marino. E’ questa la maniera migliore di viverlo e di viversi per fare il salto dal nido familiare alla società con tutto il corpo e tutta la mente e con tutti gli annessi e connessi.

I simboli dicono che “Papà! Papà! Svegliati!” è la “proiezione” pari pari del suo monito: “Lisbona! Lisbona” Svegliati!”, prendi coscienza della situazione in cui ti trovi. Ci vuole un padre da recuperare abbandonando le difese inutili e il ristagno delle energie. Dopo la madre ci vuole la forza del padre per vivere in maniera degna e apprezzabile: “in nome del padre, dopo quello della madre e della figlia”. Il triangolo edipico si è magicamente aperto e Pitagora inorridisce seduto sulle sue ceneri al pensiero di non aver previsto le malefatte di Edipo. “Movimento visibilissimo” equivale alla consapevolezza che il “principio di realtà” dinamico è basato sul padre e che esige azione pragmatica e attiva, utile e dilettevole. “lo chiamo a gran voce” è la parola simbolo di vita, gli do la vita dentro di me e lo investo di energia “genitale”, gli voglio bene intanto e dopo mi disporrò a chi verrà.

Lui apre gli occhi e si alza, inconsapevole di essere stato creduto morto.”

Questa frase è l’allegoria del “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia della “proiezione”. Lisbona attribuisce al padre la presa di coscienza della sua inanimazione e della sua inconsapevolezza di essere sbagliata per quanto riguarda il corpo la mente e le relazioni, gli investimenti di “libido”, il passaggio dal narcisismo alla genitalità, dall’isolamento all’offerta e al dono di sé agli altri. Lisbona ha scoperto, grazie alla “introiezione” operata della figura paterna, di avere corso il rischio di restare evoluta a metà, di ristagnare nella “posizione fallico-narcisistica” e isolata dagli altri, ma adesso che “sa di sé”, si può alzare e andare in giro tra la gente a dispensare il meglio di sé come una buona befana nel senso letterale della parola: “epifania” si traduce “mi mostro”. L’augurio è che quello di Lisbona sia sempre un bel vedere. Lisbona è pronta a esibire le parti migliori di sé. “Alzati e cammina”, come Lazzaro, si addice alla nostra resuscitata protagonista del sogno. Il miracolo è stato possibile grazie al padre, anzi grazie al ricorso al padre. Quando la madre la bloccava e la costringeva nelle ristrettezze solipsistiche, Lisbona adolescente ha scoperto la funzione del padre, quella di aiutare ad aprire gli occhi sul mondo, di indurre ad agire con forza e sicurezza, di dare le regole e i limiti del gioco sociale, di interagire nelle tortuose dinamiche relazionali: funzione dell’istanza psichica “Super-Io”. Se la Madre rappresenta simbolicamente la casa e gli affetti familiari, l’istanza psichica pulsionale “Es”, il Padre rappresenta l’azione fuori dalla casa. L’allegoria ricorrente nella creatività infantile è la seguente: il buon padre è il cacciatore che ogni sera torna a casa e porta il cibo ai suoi figli.

Vediamo i simboli.

“Lui apre gli occhi” equivale a “Lisbona prende coscienza” perché gli occhi rappresentano simbolicamente la visione logica e razionale e l’apertura agli altri, gli occhi rafforzano l’operazione di consapevolezza razionale, il “sapere di sé”. “Si alza” si traduce in si desta dall’inanimato e inizia ad agire, a prendere forza. E’ un termine sessuale maschile che sottintende l’erezione del pene, il simbolo del potere e dell’investimento di “libido”, la fierezza e l’azione. “Inconsapevole di essere stato creduto morto” dice chiaramente che Lisbona adolescente non sapeva di sé e della vitalità che aveva e poteva esprimere. Il risveglio è avvenuto attraverso il padre e abbandonando la madre che l’addormentava e che rappresentava per lei la chiusura al mondo in cambio della protezione, il carcere familiare e l’impossibilità di volare.

Questo è quanto potevo dire e ripetere sul sogno di Lisbona. Ne è valsa decisamente la pena.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lisbona svolge la psicodinamica della figlia che va dalla madre per la “identificazione” e passa dal padre per l’azione in superamento del “fantasma di inanimazione” adolescenziale che porta a vivere male il corpo e ad aver paura di essere guardata con malizia. Tutto il travaglio edipico sul padre e sulla madre viene vissuto in maniera psicologica e non sfacciata, senza grandi accuse e senza furbesche inquisizioni. La funzione educatrice dei genitori è inserita nell’evoluzione psicofisica di Lisbona e viene risolta concretamente nella pronta esibizione al mondo e agli uomini del proprio corpo vitale e ricco di tesori. Questo sogno non è la solita rappresentazione della “posizione edipica” o di qualche sua variante, ma mostra la parte utile del padre e della madre in versione estetica. Senza acrimonia e senza polemica il sogno raggiunge la sfera di bellezza che lo rende universale e ben accetto alla pubblica coscienza e opinione. Inoltre, il sogno di Lisbona attesta che le esagerazioni sessuali sulla universale “posizione edipica” sono da abbandonare totalmente a favore di un consistente recupero della dimensione affettiva ed educativa.

PUNTI CARDINE

L’interpretazione del sogno di Lisbona si incentra e poggia sulle seguenti interazioni simboliche: “erano bare di vetro trasparente e vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.” e “c’era a fianco a me mia madre” e “non mi va proprio che il mio corpo possa essere visto!” e “lo chiamo a gran voce “Papà! Papà! Svegliati!”.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e ripetuto nel corso dell’interpretazione del sogno.

Il sogno di Lisbona richiama l’archetipo “Madre” in “bara” e “Padre” in “Lui apre gli occhi e si alza.

I “fantasmi” evocati da Lisbona in sogno riguardano la “madre” nella “parte negativa” della “inanimazione”.

E’ degnamente presente l’istanza “Es”, rappresentazione delle pulsioni, in “essere davanti alle bare mia, di mia madre e di mio padre.” e in “erano bare di vetro trasparente e vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.” e in “lo chiamo a gran voce “Papà! Papà! Svegliati!”.

Altrettanto degna nella sua presenza è l’istanza “Io”, vigilanza e realtà” in “esprimo il mio disappunto” e in “non mi va proprio” e in “noto” e in “le faccio notare”.

L’istanza “Super-Io”, limite e censura, è manifesta in “Sotto è steso mio padre, ma non è dentro una bara.” e in “mio padre fa un movimento visibilissimo”.

Il sogno di Lisbona rielabora a piene mani la “posizione psichica edipica”: conflittualità con i genitori. “essere davanti alle bare mia, di mia madre e di mio padre.” e in “a fianco a me mia madre alla quale esprimo il mio disappunto” e in “lo faccio notare a mia madre la quale cerca di convincermi che è morto” e in ““Papà! Papà! Svegliati!”. La “posizione fallico-narcisistica” si manifesta in “vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.” e in “non mi va proprio che il mio corpo possa essere visto!”

Il sogno di Lisbona si serve dei seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”:

la “condensazione” in “bara” e in “vetro trasparente” e in “piedi” e in “scarpe” e in “vestito” e in “sotto” e in “svegliati” e in “occhi”,

lo “spostamento” e la “proiezione” in “c’era a fianco a me mia madre alla quale esprimo il mio disappunto” e in “lo faccio notare a mia madre la quale cerca di convincermi che è morto;” e in “Lui apre gli occhi e si alza, inconsapevole di essere stato creduto morto.” e in “lo chiamo a gran voce “Papà! Papà! Svegliati!”.,

la “figurabilità” in “erano bare di vetro trasparente e vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.”,

la “identificazione” in “A guardare questa scena c’era a fianco a me mia madre”,

la “sublimazione” in “nel ripiano alto della cappella”,

la “regressione” è presente nei termini necessari alla funzione onirica.

Il sogno di Lisbona evidenzia un tratto decisamente “edipico” intenzionato verso una “organizzazione psichica genitale” e in superamento evolutivo delle pulsioni difensive narcisistiche.

Le “figure retoriche” elaborate da Lisbona nel suo sogno sono le seguenti:

la “metafora” o relazione di somiglianza in “bara” e in “vetro trasparente” e in “vestito” e in “occhi”,

la “metonimia” o relazione di senso in “piedi” e in “scarpe” e in “sotto” e in “steso” e in “svegliati” e in “si alza”,

la “sineddoche” o parte per il tutto e viceversa in “vedevo solo i miei piedi con scarpe scure ed avevo un vestito lungo bianco a balze.”,

la “enfasi” o forza espressiva in ““Papà! Papà! Svegliati!”,

la “allegoria” o rappresentazione traslata della androginia psichica in “vedevo solo i miei piedi con scarpe scure” e dell’innocenza infantile in “un vestito lungo bianco a balze.” e della inanimazione psichica in “bare di vetro trasparente” e in “inconsapevole di essere stato creduto morto.”, della presa di coscienza in “Lui apre gli occhi e si alza”.

Il sogno di Lisbona è ricco di simboli e di interazioni simboliche o allegorie. Questa caratteristica rivela sensibilità estetica e culto per il bello.

La “diagnosi” dice che Lisbona ha vissuto un conflitto durante l’evoluzione psicofisica dall’infanzia all’adolescenza e, nello specifico, nella risoluzione della figura materna e nell’assimilazione delle modificazioni corporee. Si sottolinea la funzione maieutica del padre.

La “prognosi” impone a Lisbona di tenere sempre in considerazione questa tendenza alla dipendenza da figure femminili ritenute altolocate, ingiunge di approcciarsi alla figura maschile in maniera paritaria ritenendo superata la relazione “maieutica” con il padre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella “regressione” difensiva con il ripristino della “posizione fallico-narcisistica” e nell’isolamento orgoglioso e superbo: “psiconevrosi ansioso-depressiva”. La folla e la gente sono il test di benessere psicofisico da propinarsi quotidianamente appena fuori casa e dopo il sonno e il sogno.

Il “grado di purezza onirico” è “buono”. Pur essendo formulato in maniera logica consequenziale, il sogno di Lisbona è ricco di simboli e di allegorie come si è rilevato in precedenza.

La causa scatenante del sogno, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nel ricordo del viaggio a Lisbona, come ha ben precisato la stessa Lisbona.

La “qualità onirica” è decisamente “surreale”, a metà tra la parapsicologia e la vena “horror”. Fai un viaggio e tra i souvenir ti porti a casa le fotografie impresse nella mente e nel corpo, idee e sensazioni.

Il sogno di Lisbona presenta una lucidità e una compostezza che lo collocano come possibile dalla seconda fase del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione dei seguenti sensi:

la “vista” in “vedevo” e in “guardava questa scena” e in “noto” e in “lo faccio notare”,

l’ “udito” in “lo chiamo a gran voce: “Papà! Papà! Svegliati!”

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Lisbona è “buono” semplicemente perché l’abbondanza dei simboli si è integrata nell’interazione logicamente corretta. La traduzione si è connessa alla psicodinamica senza pieghe e forzature. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogni di Lisbona è stata sottoposta all’attenzione di una donna che ha voluto mantenere l’anonimato e che ha posto le seguenti domande.

Domanda

Come dev’essere una famiglia per fare bene ai figli?

Risposta

La famiglia è la cellula della società e deve essere “aperta” e “dinamica” come l’insieme sociale che andrà a costituire. Di conseguenza, la famiglia non deve essere monolitica e repressiva, statica e bloccata, deve incarnare il principio dell’evoluzione ed essere al passo con il progresso dei tempi storici e culturali. I figli sono la parte indifesa da tutelare e da sostenere nella loro irripetibile individualità psichica. Nell’ambito familiare i figli reagiscono agli stimoli interni ed esterni, formano i fantasmi, vivono le esperienze e organizzano i vissuti. L’infanzia è tutta da vivere all’interno di una famiglia rassicurante e aperta che fa scorrere linfa vitale, “libido”, e “insegna” nel senso latino di “indicare la direzione”.

Domanda

Da quali errori ci si deve guardare nell’educazione dei figli? Nella risposta sia meno complicato, altrimenti non capisco.

Risposta

Giusto! Mi dico sempre di essere semplice e che non mi trovo in un palloso congresso di strizzacervelli, ma in mezzo alla brava gente che popola il mercato rionale di Ortigia, il luogo dove ho trascorso la mia infanzia. Gli errori tremendi da evitare in assoluto da parte dei genitori e che ho rilevato spesso nella mia pratica clinica sono i seguenti:

il “possessivismo”, vivere i figli come un bene personale e non riconoscerli come individui e persone uniche e irripetibili a livello psichico,

la “colpevolizzazione”, indurre sensi di colpa in reazione a quello che fanno o che non fanno, ai loro pensieri e alle loro azioni,

la “manipolazione”, servirsi dei figli per ottenere un risultato e usarli a proprio uso e consumo,

la “prevaricazione”, impedire con la forza e la minaccia la libera espressione psicofisica del bambino,

la “dipendenza”, strutturare una serie di limiti, di paure e di colpe che costringono il figlio ad aver paura di espandersi e di agire liberamente.

Aggiungo che, non rendendo autonomo un figlio, gli si fa del male, tanto male perché lo si lascia bambino per il resto della sua vita.

Adesso ti elenco quello che i bambini non vogliono dai loro genitori:

le bugie, perché perdono la fiducia e non sanno a chi affidarsi,

l’abbandono, perché l’angoscia li opprime,

la lite tra genitori, perché non sanno quale parte prendere,

la derisione, perché si sentono quasi nulla,

le minacce dell’uomo nero o del barbazucon, perché non sanno difendersi,

l’esclusione, perché si sentono tremendamente soli,

la freddezza affettiva, perché amano le coccole prima dei dolciumi,

le punizioni, perché fanno male al cuoricino,

il silenzio della mamma, perché si sentono impazzire dalla risposta che non viene per una punizione di merda,

essere lanciati in alto ed essere ripresi al volo dal papà, perché non si divertono e ridono per l’angoscia che stanno incamerando e per il trauma che maturerà in fobia.

I bambini voglio mangiare a tavola con la famiglia al completo perché si sentono parte di un gruppo coalizzato e forte.

Potrei continuare, ho un quaderno pieno di queste torture, ma mi fermo.

Domanda

Mi fa un esempio del male maggiore?

Risposta

La “colpevolizzazione” è sottile e tremenda, oltre che dannosissima per l’economia psichica del bambino. Spesso le mamme usano la seguente espressione per punire l’eccessiva vivacità del figlio: “tu mi farai morire”. Non commento e non aggiungo altro perché mi si accappona la pelle al ricordo di tutte le volte che in psicoterapia ho affrontato questi drammi sotto la veste di pericolosi disturbi.

Domanda

Scusi se insisto, mi spieghi meglio?

Risposta

Il bambino si fa i suoi sensi di colpa sottili e incisivi, se poi si aggiunge la madre a confermare la sua capacità maligna di procurare la morte della persona che ama e da cui in certo modo dipende, il dramma è completo. Il bambino cresce e da adulto e alla prima occasione gli si scatena il “fantasma” di essere la causa della morte delle persone care. E se poi viene a mancare la madre, la tragedia è totale e si trascina per tutta la vita. La psiconevrosi fobico-ossessiva può tralignare in disturbi “borderline”, se va bene. E tutto questo per quattro parole improvvide che ti ripeto in dialetto veneto” “ti me farai morir”.

Domanda

E se dico scemo a mio figlio?

Risposta

E’ una violenza sottile che nel tempo paga e paga tanto caro.

Domanda

E se gli do una sberla?

Risposta

E’ una violenza bella e buona, da codice penale e con l’aggravante che è avvenuto da parte di un genitore.

Domanda

Lei sta esagerando.

Risposta

Non sto esagerando. I traumi apparentemente minori sono i peggiori. Bisogna calcolare la sensibilità del bambino di fronte ai messaggi dell’ambiente, quindi è meglio essere amorevoli e non cattivi, autorevoli e non autoritari, realisti e non carnefici. Quelli della mia generazione ricordano molto bene la cinghia di cuoio del papà dopo le accuse della nonna o dopo un’innocente e creativa “infantil cazzata”. Quelle cinghiate sono stimmate, veri segni sulla carne che restano nella psiche a vita. E i maestri? Dove li mettiamo i maestri che con la bacchetta di bambù ti colpivano le nocche ed erano tutelati dai genitori e dalla legge? Io avrei gradito un padre cazzuto piuttosto che un padre ligio e prono al dovere e al riconoscimento dell’autorità più bieca che va contro il suo sangue. E i preti, quelli con le tonache nere svolazzanti, dove li mettiamo? E le suore, le vergini che si chiamavano madri senza aver avuto un figlio, dove le mettiamo? Facevano meno paura i comunisti, quelli che secondo i democristiani mangiavano i bambini. Quante storie! Potrei scrivere un romanzo alla Camilleri o una breve enciclopedia delle stronzate di merda, ma mi fermo per non incazzarmi. Non fa bene al cuore e alle arterie.

Domanda

La punizione non ci vuole allora, ma come si fa a educarli questi figli? Non possono fare quello che vogliono, bisogna metterci un limite.

Risposta

La spiegazione e il dialogo sono più importanti di qualsiasi punizione. E l’ironia e il paradosso non guastano mai in queste circostanze. Il genitore creativo che non fa quello che il bambino si aspetta è un poeta e merita il premio Nobel per la Felicità.

Domanda

Ma come avviene la formazione del carattere nel bambino? C’entra l’eredita in qualche modo?

Risposta

Il neonato non eredita niente a livello psichico, è una “tabula rasa” che si dispone a vivere, a registrare e a organizzare le varie esperienze, quelle che provengono dal suo interno e quelle che provengono dal suo esterno. Mentre a livello biologico il neonato ha ereditato un corredo genetico dai genitori, a livello psicologico si viene a trovare in un corpo e in una famiglia da vivere e da interpretare in prima persona e nel tempo successivo con l’ausilio dei genitori. La formazione psichica avviene progressivamente per libero vissuto del bambino e per insegnamento del padre e della madre e delle figure socialmente preposte, nonché per incidenza educativa di quella che chiamiamo, genericamente ma significativamente, “la Vita”. Questo processo evolutivo consente e giustifica l’irripetibilità psichica anche dei gemelli monozigotici, quelli simili nelle fattezze ma non nel cosiddetto carattere, meglio nella “organizzazione psichica reattiva”. La formazione viene prima dell’educazione. Quest’ultima deriva dal latino “ex ducere”, “tirare fuori da”, e presuppone la formazione psichica. Il bambino, parzialmente formato, è sollecitato dai genitori e dagli educatori a manifestare le sue tendenze e le sue inclinazioni. Questo è il vero significato di educazione e l’autentico processo dell’educare. Mi fermo, altrimenti non andiamo all’infinito e non finiamo più questo articolo. Mi scuso con te e con i marinai per le poderose sintesi. Sicuramente servono a stimolare ulteriori approfondimenti.

Domanda

Quando mi devo preoccupare per la salute psicologica dei miei figli piccoli?

Risposta

Ti devi preoccupare e devi correre ai ripari quando il bambino accusa dei disturbi psicosomatici, perché vuol dire che le tensioni nervose superano il livello di guardia, “omeostasi”, e allora il sistema psicofisico si mette in azione per smaltire l’eccesso che non riesce a risolvere per vie naturali. Questo è l’indiscutibile segnale che il bambino sta soffrendo. E allora ha bisogno di essere curato dallo psicologo.

Domanda

Quali sono questi disturbi?

Risposta

Preoccupati se tuo figlio di tre anni fa la pipì di notte senza svegliarsi, “enuresi”, se balbetta, se non mangia adeguatamente, se vomita, se non respira bene, asma psicogena, se strizza gli occhi o manifesta altre forme di “tic” nevosi, se dice di avere mal di testa, se è stitico o diarroico e se ha altre forme di somatizzazioni d’angoscia. Accertato che il bambino è sano a livello organico tramite il pediatra, è certo che sta scaricando l’angoscia tramite le funzioni corporee. E questi apparati non vengono scelti a caso, ma secondo un significato simbolico elaborato e acquisito delle varie funzioni. Il bambino ha intuito che la bocca e lo stomaco sono gli organi degli affetti, il respiro riguarda la figura materna e il continuare a vivere, la cacca la sua aggressività e così via. Il bambino costruisce simboli personali in base ai suoi vissuti formativi e usa simboli collettivi in base all’educazione.

Domanda

Non sapevo queste cose. Grazie per avermele dette. Comunque, devo dire che il sogno di Eleonora mi ricorda la favola de “La bella addormentata nel bosco”. Eleonora aspetta il padre che la sveglia dal sonno in cui era piombata. Il padre è come il principe azzurro per le giovani donne, è una figura importante per la loro vita sentimentale e sessuale. Anche per me lo è stato. Da bambina lo temevo e dopo l’ho riscoperto e mi ha aiutato tanto a diventare donna. Ero orgogliosa di uscire con lui a spasso anche perché per me era tanto bello e maschio. Mi sto convincendo che quando lei parla di Edipo non va molto lontano da quello che io ricordo di aver vissuto nei confronti di mio padre e di mia madre. Mi meraviglio che non faccio fatica ad ammetterlo. Anzi mi piace sapere che i miei genitori erano tanto importanti per me.

Risposta

Proprio vero. Come non condividerti.

Domanda

Il rapporto con il padre ha poco di sessuale da quello che ho letto.

Risposta

Il “pansessualismo” freudiano è da superare se non è già superato. La “posizione edipica” è tanto di più e abbraccia molte manifestazioni della scena psichica dei figli. In passato si è tanto esagerato con la riduzione della Psicoanalisi alla teoria della sessualità. La “libido” è energia che consente l’evoluzione e non il motore esclusivo o il trapezio delle nostre acrobazie sessuali.

Domanda

Mi sembra di aver capito che le donne anziane e alcune madri sono cattive e si ripagano con le figlie e con le nipoti.

Risposta

La senilità accresce la cattiveria e quest’ultima è segno di vecchiaia e di angoscia di morte. Di fronte alle giovani donne alcune madri e alcune nonne vivono il sentimento dell’invidia della gioventù e della fertilità. Non basta, perché tendono a proporre la ripetizione degli errori che non hanno saputo correggere in loro stesse ed evitare nel loro comportamento. Le donne vecchie tendono a perpetuare lo status sociale e culturale della donna. All’uopo istillano una forma di rassegnazione nelle figlie e nelle nipoti. Se una donna è stata vittima del proprio uomo, dirà alla figlia di sopportare e di ripetere la sua storia di sottomissione con la famosa frase “gli uomini sono fatti così, ti tocca stare buona e portare pazienza”. Teoria della Nutella e della sua immutabilità: “la nonna la dava alla mamma e la mamma la dà alla figlia e la figlia la darà alla figlia e cosi via “in secula seculorum, amen”. Sarà anche per questo motivo che le maestranze della “Ferrero” continuano a usare l’olio di palma nella preparazione del gustoso impasto di cacao e nocciole.

Domanda

Concludo io senza alcuna presunzione. Allora, posso dire che padri freddi, indifferenti e assenti sono dannosi per i figli. I genitori sono importanti per la loro corretta crescita fisica e psichica e per le future storie d’amore e di sesso. L’adolescenza è un periodo di turbamento, ma serve per diventare forti e superare le difficoltà della vita.

Ok!

Voglio anche scegliere la canzone: “La vita” cantata dai giovani siciliani del Volo o da Shirley Bassey. Veda lei, ma faccia come ho detto io. Scelgo questa canzone per dire alle adolescenti che davanti a loro si prepara una vita bella e che non abbiano paura di goderla.

Risposta

Obbedisco meglio di Garibaldi e allego entrambe le canzoni per non far torto a nessuno. Preciso che il Volo ha al suo interno due siciliani e un abruzzese.

Alla prossima.

IL NEGOZIO DI SCARPE

I

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in una stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe.

Mi diceva “entra e guarda quello che vuoi”.

Io entravo e in un locale, una specie di salotto, c’era una donna di mezza età.

Mi diceva “vieni di sopra con me che ti faccio vedere l’altra parte del negozio”.

Poi voleva che facessi l’amore con lei, ma, anche se era bella, non la trovavo attraente e non lo facevo.

Poi mi sono svegliato.”

Mi preme dirle che la sera prima di fare il sogno avevo deciso di andare in un negozio di scarpe particolare che al suo interno è strutturato un po’ come un labirinto.

Grazie per l’attenzione.

Lucio.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Degna d’immediata nota è la comunicazione finale di Lucio sulla possibile causa scatenante del sogno, il “resto diurno” come lo chiamava Freud, quel particolare che nel giorno precedente ci colpisce e che di notte evoca la psicodinamica emersa dalla dimensione profonda, non necessariamente inconscia, e che è pronta a essere elaborata poeticamente dai “meccanismi” del “processo primario”.

Questo è il tragitto psichico del sogno.

Il “resto diurno” di Lucio è la decisione di andare nel “negozio di scarpe che al suo interno è strutturato un po’ come un labirinto”. Su questa architettura Lucio costruisce la trama del sogno e sviluppa simbolicamente la psicodinamica latente approfittando dello stimolo reale delle “scarpe” per farla emergere. In sostanza e in maniera semplice Lucio svolge la sua relazione con l’universo femminile, approfittando del negozio di scarpe che è in procinto di visitare per reale necessità, e senza trascurare l’universo maschile. Lucio svolge la sua naturale “posizione psichica edipica” con tanto di padre e tanto di madre, con tanto di conflitto e tanto di riconoscimento nei riguardi di queste enigmatiche figure.

Un grazie di cuore va a Lucio perché ha suggerito a sua insaputa il “resto diurno”, confermando le teorie freudiane e rafforzando la convinzione che lo stimolo diurno produce una risposta notturna e che i “processi primari” colgono al volo la simbologia giusta, le “scarpe” nel nostro caso, per sviluppare la relazione e la disposizione sessuale verso le donne. Non si tratta di pure coincidenze, ma di processi consequenziali di ordine logico simbolico: la “Logica dei simboli” che è diversa e non opposta alla “Logica della Ragione”, il “processo primario” e il “processo secondario”, la Fantasia e la Mente autocosciente, l’Arte e la Scienza. La “Logica dei simboli viene prima della “Logica della Ragione”, come ha insegnato il buon Giambattista Vico nella sua “Scienza nuova” e come ha ribattuto Fromm nel “Linguaggio dimenticato”.

Meraviglia della Psiche secondo Freud o della Mente autocosciente secondo Eccles!

Dopo questa premessa teorica ritorniamo al sogno di Lucio e al suo ricco “negozio di scarpe”. Il prodotto psichico è perfetto per spiegare in maniera chiara e lineare la “posizione psichica edipica”, la relazione conflittuale che il bambino vive sin dai tre anni nei riguardi dei genitori e che porterà avanti con vicende alterne fino all’adolescenza. Il sogno di Lucio è notevole ed esemplare per la sua bontà di formulazione e per la sua lineare chiarezza.

Grazie Lucio per il fatto che sogni forte e chiaro!

Non mi resta che ricambiare la tua generosità.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ero in una stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe.”

Lucio esordisce bambino con tutta la sua ammirazione verso il padre, un uomo forte e capace agli occhi del figlio e un uomo vissuto come un cultore dell’universo psicofisico femminile, nello specifico un uomo che apprezza proprio le bellezze intime delle donne, quasi un brillante e fascinoso seduttore. Questa immagine è molto bella, un’allucinazione poetica, una visione fantastica, una sintesi degna della creatività di un adulto che risveglia il suo essere stato bambino. Questa scena si ripresenta in sogno a Lucio, un figlio che ha gelosamente conservato e custodito l’immagine altolocata e fortemente maschile del padre.

Vediamo la simbologia.

La “stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe” è l’allegoria della “posizione psichica genitale”, la disposizione all’investimento di “libido” che Lucio ha vissuto in sogno nei riguardi del padre, il “fantasma” del padre nella “parte positiva” del buon seduttore.

La “stanza” rappresenta quella parte della “casa psichica”, della “organizzazione psichica reattiva” o della “struttura psichica evolutiva” di Lucio e condensa il sistema delle relazioni e le modalità sociali, il luogo psichico dove si concepiscono gli investimenti di “libido” verso l’oggetto esterno, le donne in questo caso.

“L’uomo” rappresenta la figura paterna alla luce delle esperienze relazionali e del senso del possesso che Lucio gli attribuisce nei suoi vissuti. Quest’uomo poteva anche essere la “proiezione” dello stesso Lucio che in sogno manifesta i suoi desideri seduttivi e che per continuare a dormire si trasla in una generica figura. Non dimentichiamo che “il sogno è il guardiano del sonno”, come diceva il grande vecchio di Vienna. Ma non è così. Ci può anche stare che Lucio ha bisogno di difendersi dall’angoscia di avere una specifica attrazione verso le donne e una disposizione psicofisica verso la seduzione, un “tratto genitale” che appartiene naturalmente alla “posizione psichica” omonima e che Lucio sicuramente possiede. Ma la parola “aveva” ha decisamente disposto verso la “posizione edipica”, quei vissuti conflittuali di Lucio bambino nei riguardi dei suoi genitori. Particolare influenza ha in questa mia propensione interpretativa la figura femminile chiaramente materna che compare nel prosieguo del sogno e le classiche fantasie che ogni bambino elabora nei riguardi della madre, quelle mire espansionistiche che poi si dirigono verso le altre donne, quelle giuste e adatte a lui.

“Un mucchio di scarpe” contiene ed esprime la predilezione non solo verso l’universo psicofisico femminile, ma soprattutto verso le donne in carne e ossa. La “scarpa” è il classico simbolo delle recettività sessuale femminile, la vagina nello specifico con annessi e connessi. Se poi le scarpe sono “un mucchio” si evidenzia la disposizione al corteggiamento e alla seduzione. Si può affermare che Lucio ha vissuto il padre come una persona di potere nelle tendenze e nei desideri. Di questa dote è rimasto colpito e l’ha tenuta in grande considerazione per la sua formazione psichica. Il “mucchio” rappresenta l’abbondanza e la prosperità, così come “aveva” condensa una pulsione “anale” di accaparramento e un bisogno di sicurezza.

Mi diceva “entra e guarda quello che vuoi”.

E’ cosa degna e giusta che il padre rassicuri il figlio sulle insidie della pulsione e della propensione verso le donne, della pulsione e del desiderio in riguardo alla sessualità, “posizione psichica genitale”. Lucio dice in sogno a se stesso quello che il padre gli ha insegnato secondo il suo vangelo, i suoi vissuti di figlio. Lucio rievoca in sogno il tempo dell’adolescenza quando prendeva coscienza di sé e maturava dietro la spinta degli ormoni la consapevolezza dell’attrazione fisica verso la donna. Il padre è anche un buon maestro e instilla nel figlio i presupposti educativi di un buon narcisismo e di una buona autostima. Lucio grazie all’esempio paterno si vive bene nella visione di tanto benessere e di tante opportunità. Lucio si dice in sogno tramite il padre: “hai tante doti e capacità, sii sicuro, sii aggressivo e decidi di far tuo quello che desideri”. Lucio per il momento ha esibito in sogno, sempre tramite il padre, le sue tendenze sessuali e i suoi desideri in riguardo alle donne. “Se son rose, fioriranno”, diceva mia madre in attesa della fausta concretezza degli eventi.

Il simbolo del “mi diceva” attesta dell’amor proprio e del volersi bene tramite i doni delle parole del padre. In effetti, si tratta di regali fatti da Lucio a se stesso, un rafforzamento della sua convinzione e una sana istigazione all’azione. Si manifesta l’istanza psichica vigilante e razionale “Io” insieme al “principio di realtà” e in evoluzione necessaria del “principio del piacere”.

“Entra” contiene la carica aggressiva necessaria per agire e ottenere un risultato, è il simbolo dell’investimento di “libido” che esige consapevolezza e iniziativa. Non è estranea al simbolo la deflorazione suadente e la penetrazione sessuale.

“Guarda” si traduce “prendi coscienza” dei tuoi desideri e valuta le tue pulsioni e i tuoi bisogni alla luce della realtà. Si tratta della funzione vigilante e razionale dell’istanza psichica “Io”. Tutta questa magnifica psicodinamica viene attribuita in sogno al padre: “pater et magister”, quello che ha sempre desiderato il figlio insieme a tutti i figli del mondo, il desiderio universale di avere anche un maestro nel padre.

Io entravo e in un locale, una specie di salotto, c’era una donna di mezza età.”

Ed ecco che la “scarpa” si fa donna, “una donna di mezza età”, e si presenta tra gli uomini con la sua carta d’identità. Dopo il padre arriva la madre. Come nella più ardita prestidigitazione abilmente e magicamente esce la carta giusta dal mazzo, pardon, come nella più ardita simbologia esce la “scarpa” giusta dal “mucchio delle scarpe”. Chiedo ancora perdono: come nelle più ardite psicodinamiche esce la donna giusta tra le tante altre donne: “una donna di mezza età”, la madre secondo il vangelo edipico del bambino.

Dentro di Lucio, “entravo in un locale”, nella sua parte intima e privata c’è mirabilmente l’immagine della sua donna ideale e l’oggetto del suo desiderio sessuale.

Questa è la carta d’identità e questa è la “scarpa” agognata!

Ci si aspettava una procace ballerina del “Moulin rouge” e dal cilindro del prestigiatore è venuta fuori “una donna di mezza età”. Nulla contro questo tipo di donne, tutt’altro, ma l’enfasi della costruzione precedente prospettava ben altro. Bontà e bellezza dei meccanismi del “processo primario” e della Fantasia allucinatoria che costruiscono il sogno con un’abilità drammatica che Lucio non immaginava di avere.

Vediamo i simboli in completamento di tanta bellezza.

“Io entravo in un locale” equivale a “io prendevo coscienza di un mio tratto psichico caratteristico”.

“Una specie di salotto” si traduce in “la mia sfera sociale e relazionale”, il luogo della confidenza e della comunione.

“Una donna di mezza età” fa il pari con l’uomo di mezza età, il padre di Lucio, un uomo cresciuto e navigato e che conosce bene le “scarpe” e i negozi di calzature. Adesso si tratta della donna adatta a lui bambino e della figura di donna che intriga l’uomo adulto. In ogni caso, la simbologia vuole che tale tipo di donna sia particolarmente seduttiva e abile nelle arti erotiche in grazie alle sue esperienze nel settore calzaturiero. Lucio rispolvera in pieno e alla grande il suo dolce travaglio edipico in riguardo alla figura materna.

Mi diceva “vieni di sopra con me che ti faccio vedere l’altra parte del negozio”.

“Come volevasi dimostrare” diceva orgoglioso l’insegnante di matematica alle prese con il teorema di Pitagora in pieno accordo con il collega di filosofia in riguardo al teorema di Edipo. Ecco che arriva puntuale la seduzione della donna, anzi, della madre. Lucio rievoca il suo bisogno e il suo desiderio di essere sedotto dalla madre al fine di crescere anche in questo oscuro settore pieno di tabù. Ammiccante “la donna di mezza età”, la madre, invita il figlio a prendere coscienza dell’altra faccia della medaglia, la sessualità, la “libido genitale” in pieno superamento evolutivo della “libido narcisistica”. Lucio non sa che farsene delle sue auto-gratificazioni, Lucio è cresciuto e vuole concretamente relazionarsi con una donna al fine di adempiere l’atto finale di uno psicodramma dolce e garbato. Questa donna è “maieutica”, aiuta Lucio a conoscere e a “sapere di sé”. Meglio: Lucio ha tanta voglia di conoscersi e di “sapere di sé” per cui proietta nella “donna di mezza età” il suo bisogno e il suo desiderio: “grazie mamma” e non “grazie zia”. Lucio si chiede ancora “chi meglio di mia madre mi può introdurre nei misteri magici dell’Eros?”

Vediamo i simboli dopo tanto peregrinare.

“Mi diceva” equivale a “mi dicevo”, mi regalavo parole e prese di coscienza introduttive alla messa in atto della “libido genitale” dopo quella “narcisistica” e in superamento della “posizione edipica”.

“Vieni di sopra con me” può essere l’allegoria della “sublimazione della libido” e può essere anche “l’allegoria del coito”, vieni sopra di me. E’ la semplice questione semantica di un “con”, un “insieme a me” che è denso di fascino e di ambigue promesse. E’ anche l’invito della donna libera o della geisha o della sacerdotessa del tempio di Demetra che aiuta il maschio pellegrino ad aprirsi ai misteri dell’erotismo e della sessualità.

“Ti faccio vedere” equivale semplicemente a prendo consapevolezza. Del resto, il sogno è di Lucio e tutto gli appartiene.

“L’altra parte del negozio di scarpe” esprime simbolicamente il superamento di un blocco psichico o di una serie di esperienze non vissute sempre in riguardo alla vita sessuale e alle donne. La “donna di mezza età” è, come si diceva in precedenza, “maieutica” e gli mostra l’altra faccia della luna, in onore alla simbologia femminile di quest’ultima. Lucio si è ben distribuito e sistemato in questo sogno. In poche righe ha sciorinato la sua conflittualità e il suo desiderio, la sua seduzione e la seduzione altrui. Inoltre, costruisce in immagine e con il linguaggio un quadro di ammiccamenti e una serie di doppi sensi degni di un poeta dell’Ottocento o del grande Baudelaire.

Poi voleva che facessi l’amore con lei, ma, anche se era bella, non la trovavo attraente e non lo facevo.”

Ecco l’altra parte della luna proiettata dal figlio alla madre, da Lucio alla “donna di mezza età”, la “libido genitale”, il fare l’amore. Il meccanismo di difesa della “proiezione” è evidente in questa scena della madre incestuosa che seduce il figlio come una nobile sgualdrina del quartiere a luci rosse dell’isola di Malta. Lucio si difende dall’angoscia dell’incesto, dall’angoscia di aver pensato e desiderato la madre in carne e ossa come bottino di caccia e in pieno conflitto con il padre. Lucio ha richiesto per sé la madre come educatrice anche alla vita sessuale. Il bambino e soprattutto l’adolescente si è chiesto il perché di una serie di divieti imposti alla vitalità intima e sessuale nella sua famiglia. I tabù sono talmente tanti che lui stesso in sogno se li pone: “non lo facevo”. Lucio si astiene dall’intrattenersi sessualmente con la sua seduttrice “anche se era bella”.

Quale divieto atavico?

L’incesto!

E’ sorprendente, so di ripetermi, la bellezza poetica con cui Lucio elabora la psicodinamica dell’incesto mettendo in croce quattro parole. La semplicità popolare e popolana del linguaggio colpisce in questo quadretto così denso di significati ancestrali che risalgono al tempo in cui l’uomo realizza la sua essenza sociale e regolamenta la vita sessuale e la procreazione sotto la spinta evolutiva dell’amore della Specie: “zoon politikon”. A tal uopo per approfondire leggete nel blog la sezione “Totem e tabù”, l’analisi dell’opera di Freud sul tema.

Passiamo ai simboli senza sciupare tanta carica di bellezza.

“Voleva” è la “proiezione” sulla madre della “libido genitale” del figlio e si traduce in una pulsione e in una emozione, la volontà più neurovegetativa che razionale.

“Facessi l’amore” si traduce esercizio della “libido genitale” e della “posizione psichica genitale” con una accentuata connotazione affettiva e non con un fatto brutale e meccanico.

“Lei” condensa l’altolocazione e il riconoscimento dell’altro e nel caso specifico la dimensione psicofisica della donna.

“Bella” rappresenta simbolicamente la cospirazione delle parti e l’esito dell’armonia psicofisica. La vera bellezza non è mai soltanto un fatto fisico.

“Attraente” contiene la carica della pulsione e della seduzione. Siamo nell’ambito decisamente fascinoso del sistema neurovegetativo.

“Non lo facevo” è il diniego dell’azione sotto la spinta impositiva dell’istanza censoria e limitante del “Super-Io”, l’introiezione del padre e dei suoi divieti. L’insegnamento paterno è stato ben assimilato da Lucio.

Poi mi sono svegliato.”

Effettivamente il sogno di Lucio non poteva continuare, non per l’angoscia ma per la bellezza. Il proseguire avrebbe sciupato l’armonia estetica della sequenza delle immagini e della formulazione linguistica.

Il sogno deve finire qui semplicemente perché Lucio è del tutto consapevole dell’importanza dei suoi genitori e delle esperienze vissute con loro.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lucio sviluppa la psicodinamica della “posizione edipica”. La conflittualità è composta e risolta nei termini più incisivi che riguardano la sessualità maschile intenzionata al femminile: “pater et magister” e “mater et magistra”. La psicodinamica di Lucio vede il padre che orienta e rassicura il figlio sulla seduzione e sulla sessualità e vede la madre che seduce e alletta evocando il tabù, più che l’angoscia, dell’incesto e l’azione censoria del “Super-Io”. La trama del sogno illustra in termini poetici e sintetici l’essenzialità della relazione con il padre e con la madre al fine di acquisire la giusta identità maschile e il giusto investimento di “libido” in riguardo alle donne.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I “simboli” sono stati trattati nel corso dell’interpretazione e i principali sono la “stanza”, le “scarpe”, il “salotto”, la “donna”, “l’uomo”, “vedere”, “fare l’amore”, il “negozio”.

Il sogno di Lucio richiama gli archetipi del “Padre” e della “Madre”.

Il “fantasma” evocato è quello “edipico”, il “fantasma del padre” nella “parte positiva” e il “fantasma della madre” nella “parte negativa”.

Il sogno di Lucio vede in attività l’istanza “Es” o rappresentazione dell’istinto in “un mucchio di scarpe” e in “vieni sopra con me” e in “voleva che facessi l’amore con lei”, l’istanza “Io” o vigilanza razionale in “guarda”, l’istanza “Super-Io” limitante e censoria in “non lo facevo”.

Il sogno di Lucio verte ed esalta la “posizione psichica edipica”, conflittualità evolutiva con i genitori, ma non trascura la “posizione psichica genitale” nella seduzione e nella condivisione sessuale con le donne.

Lucio usa in sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione” in “scarpe”, lo “spostamento” in “uomo” e in “donna”, la “proiezione” in voleva che facessi l’amore”, la “regressione” funzionale all’attività onirica.

Il sogno di Lucio contiene un forte tratto “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”. Dalla risoluzione della conflittualità con i genitori Lucio ha maturato una forte spinta a investire la “libido” sulle donne e una decisa identificazione nel ruolo maschile del padre. Seduzione e sessualità vanno a braccetto nel “personaggio” Lucio.

Il sogno di Lucio evidenzia le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “scarpa”, la “metonimia” o nesso logico in “salotto” e in “entra” e in “guarda” e in “vuoi”. La “stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe” è l’allegoria della “posizione psichica genitale”.

La “diagnosi” dice di una risoluzione ottimale della “posizione edipica” in stretto riferimento all’identificazione nella figura paterna e alla razionalizzazione dell’incesto e dell’angoscia collegata. Lucio si identifica nel padre e supera il desiderio sessuale nei riguardi della madre.

La “prognosi” impone a Lucio di coltivare la sua bella e buona e giusta relazione con l’universo femminile e di rafforzare l’eredità dei suoi genitori ossia la presa di coscienza della sua disposizione estetica ed etica verso l’universo psichico femminile.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi edipica”, secondo il dettame clinico freudiano, legata a un improbabile “ritorno del rimosso” in riguardo alla relazione con i genitori: psiconevrosi isterica, fobico, ossessiva, d’angoscia.

Il “grado di purezza” del sogno di Lucio è “buono” perché propende decisamente verso il registro simbolico. I riferimenti alla realtà confermano la dominanza dei “meccanismi del processo primario”.

La “causa scatenante” del sogno è stata individuata da Lucio in “Mi preme dirle che la sera prima di fare il sogno avevo deciso di andare in un negozio di scarpe particolare che al suo interno è strutturato un po’ come un labirinto.”

La “qualità onirica” si attesta nel simbolismo.

Il sogno di Lucio si è svolto possibilmente tra la fine della seconda fase nonREM e l’inizio della fase REM collegata. Il sogno non presenta intemperanze nervose anche se la tematica è particolarmente audace, ma la copertura simbolica ha permesso a Lucio di continuare a dormire e di non agitarsi oltremodo.

Il “fattore allucinatorio” vede il senso dell’udito in “Mi diceva:entra e prendi quello che vuoi” e in “Mi diceva “vieni di sopra con me che ti faccio vedere l’altra parte del negozio”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Lucio è “buona” alla luce della chiara simbologia. Il “grado di fallacia” è di conseguenza “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Lucio è stata visionata da una collega anonima. Sono emerse le seguenti domande e risposte.

Domanda

Lei non è convinto dell’esistenza dell’Inconscio. Mi pare di capire questo tra le righe delle Considerazioni quando dice “non necessariamente inconscia” a proposito della causa scatenante del sogno.

Risposta

La teoria di Freud sul “resto diurno” è confermata, ma la teoria della dimensione psichica inconscia è difficile da accettare perché i filosofi giustamente hanno obiettato che ciò che non cade nell’ambito della coscienza non esiste. E’ ammissibile che si possono dimenticare i vissuti particolarmente traumatici, per cui è necessaria una dimensione dove vengono relegati, un “Profondo psichico”, ma ciò che è inconsapevole per definizione ha licenza di esistere come tale. Freud elaborò l’Inconscio in giustificazione del meccanismo di difesa della “rimozione” durante le sue collaborazioni con Breuer sul caso di Anna O. e rafforzò la sua teoria con le lezioni di Charcot sull’Ipnositerapia. Gli “Studi sull’isteria” furono il risultato concreto di quel periodo pioneristico. Ritornando alla teoria, si diceva che ciò che non cade nello spazio della coscienza può non esistere per il momento, ma può emergere se è relegato o incarcerato nella dimensione psichica profonda dai tanti “meccanismi di difesa” dall’angoscia; il “Subconscio” può bastare. Si diceva ancora che un qualsiasi stimolo può riportare il materiale psichico rimosso alla coscienza sotto forma di sogno o di sintomo o di ricordo, tutti e tre pronti per essere razionalizzati. La dimensione psichica “Inconscio” contiene qualcosa di magico e di esoterico. Il “Subconscio”, una zona psichica profonda che sta sotto l’Io vigilante e la cui memoria non è in atto, è necessario e sufficiente.

Domanda

L’Inconscio può essere una utile e proficua ipotesi di lavoro da cui tirare fuori e giustificare tante certezze. Non pensa?

Risposta

Questa ipotesi può servire agli scrittori di gialli o ai registi di film horror. L’Inconscio giustifica la “rimozione” o la “rimozione” giustifica l’Inconscio? Sono questioni di lana caprina, come diceva il maestro buddista. Importante è portare avanti la comprensione della Mente autocosciente e la conoscenza dei disturbi psichici gravi per formulare la giusta e valida psicoterapia. In ogni caso basta il Subconscio o il Preconscio per giustificare la “rimozione”.

Domanda

Abbandono il discorso teorico e le chiedo perché l’uomo che Lucio incontra in sogno non è la “proiezione” di se stesso, non è la “parte edipica” di se stesso. Lei lo ha interpretato come il padre, ma poteva essere anche la sua arte e la sua abilità seduttive. Perché non ha voluto interpretarlo come un incallito seduttore?

Risposta

In effetti sulle prime lo avevo interpretato come la “proiezione” di Lucio, ma dopo non riuscivo a giustificare la donna di mezza età che lo aizzava sessualmente. Si trattava di decodificare dal sogno che Lucio era un incallito seduttore disposto a intrallazzare con tutte le donne che s’imbattevano sulla sua scia profumata. E’ oltremodo chiaro che dentro di lui Lucio trova il padre e la madre secondo i classici “fantasmi edipici” dell’infanzia: il bambino desidera il possesso fisico e affettivo della madre per risolvere l’angoscia di essere abbandonato e nello stesso tempo esclude il padre per la paura della sua freddezza e della sua forza. Dopo il terzo anno di vita la sindrome dell’abbandono si evolve nel desiderio erotico della madre, pulsione che il bambino ha già ampiamente sperimentato ma giammai appagato, perché quel contatto così complesso e piacevole non è stato mai abbastanza. Nella prima adolescenza o nel terzo tempo del film edipico il figlio pensa la madre come educatrice sessuale e costruisce sul tema una consistente serie di fantasie. Ecco che incorre nel divieto, nel tabù e nell’angoscia dell’incesto. Ecco che si imbatte nel padre e lo fa subentrare come alleato e non più come nemico. Nel sogno di Lucio tutto questo psicodramma è evidente nel desiderio di avere un “pater magister” e una “mater magistra”, un padre che gli spiega il sesso e lo invoglia a investire “libido genitale” nelle altre donne e una madre ambigua che gli instilla il senso del desiderio e del divieto. Tra le fantasie di ogni bambino c’è sempre una figura di donna adulta che inizia ai misteri del corpo e insegna l’arte della sessualità. Spesso la letteratura popolare parla della figura indolore della zia: “grazie zia”!

Domanda

Condivido e penso che in ogni caso è prevalente il complesso di Edipo rispetto alle “proiezioni” di libertinaggio che si potevano tirare fuori in un Lucio seduttore e amante ostinato delle donne. In effetti il sogno è molto bello specialmente quando Lucio si identifica nel padre e si fa autorizzare all’esercizio della sessualità. Ed ecco che il padre gli mostra le donne da amare e gli descrive le tentazioni e le seduzioni della donna di mezza età, chiaramente la figura materna. A proposito mi ricorda cosa dice Vico nella sua opera?

Risposta

“Gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura”. A queste tappe psicofisiche dell’uomo corrispondono le tre età della storia umana, la ferina, la poetica, la razionale: l’età dei bestioni, l’età dei poeti, l’età dei filosofi. Il sogno appartiene alla dimensione poetica senza alcun superamento perché tutto si evolve e si conserva, ma gli uomini sognano da sempre.

Domanda

Ha parlato del “fantasma del padre” e la “parte positiva” l’ha individuata nella seduzione. Qual’è, di grazia, la “parte negativa”?

Risposta

La “parte negativa” del “fantasma del padre” si attesta nella prevaricazione e nella violenza. Ma il sogno di Lucio è mille miglia lontano da questi territori.

Domanda

E la “parte positiva” del “fantasma della madre”?

Risposta

Naturalmente è la madre che ama e che protegge, la madre affetto e rassicurazione.

Domanda

Dal sogno come immagina Lucio?

Risposta

Un uomo maturo e spigliato, una persona che sa quello che vuole e che esercita la giusta aggressività nelle sue azioni. Con le donne Lucio è molto gentile e suadente. Il sogno descrive un personaggio civile ed educato che ben conosce i suoi pregi e i suoi limiti.

Domanda

Cos’è la seduzione?

Risposta

Seduzione deriva dal latino “secum ducere” e si traduce “condurre con sé”. L’etimologia dice chiaramente che si tratta di un potere suggestivo esercitato sull’altro, di una dipendenza psicofisica fascinosa e acritica, di un innamoramento intenso e transitorio. La seduzione è l’arte e la difesa del narcisista. Tutto è funzionale all’esaltazione della propria persona. La “posizione psichica narcisista” esige lo sfruttamento e la manipolazione dell’altro come rafforzamento unico ed esclusivo del proprio “Io”. La storia del seduttore si incentra nella figura del “Don Giovanni” e si trova nella commedia di Molière, nella musica di Mozart e nella filosofia di Kierkegaard. Di quest’ultimo leggi pure “Diario del seduttore” e “Aut-aut” e ti divertirai un casino. La Psicopatologia indica nel seduttore uno stato psichico “borderline”, a metà tra la nevrosi conflittuale e la psicosi delirante. La Fenomenologia descrive il seduttore come una persona affetta da “impotentia coeundi”, un narcisista che vive della conquista della donna esclusivamente ideale e funzionale a rimandare la pulsione depressiva e autodistruttiva. Se tu leggi la vita e la filosofia di Soeren Kierkegaard ti imbatti nella dichiarazione traslata della sua impotenza e della sua depressione: “la spina nella carne” e “non posso legarmi al finito”. Sono discorsi interessanti che mi limito a indicare e che meriterebbero ampie a approfondite discussioni. In ogni caso Giovanni non si accompagna sessualmente a una donna, ma addirittura le procura l’uomo di cui innamorarsi. In ultimo suggerisco il regalo di Natale sul tema: Vitaliano Brancati – Don Giovanni in Sicilia.

Domanda

Il narcisista è un depresso che sopravvive attraverso la conquista della donna?

Risposta

Se analizzi il mito di Narciso trovi la conferma di questa teoria. Le due versioni sulla morte dicono che si annegò nella ricerca di se stesso riflesso nell’acqua della fonte o che si trafisse con un pugnale per la sua infelicità e il suo dolore, meglio per la bassissima soglia di frustrazione.

Domanda

Il narcisista è sempre un maschio o anche una donna?

Risposta

La “posizione psichica narcisista” è universale e riguarda tutti i sessi possibili e immaginabili alla Platone. Aggiungo che il maschio che persiste nel narcisismo e non si evolve nella “posizione psichica genitale” incorre storicamente e mitologicamente in un trauma letale rispetto alla donna che si imbelletta della vena afrodisiaca. Quest’ultima si esalta nell’ambito relazionale e sociale, mentre il maschio narcisista si risolve nella solitudine e nella disperazione.

Domanda

Per il sogno di Lucio suggerirei la canzone di Patty Pravo degli anni settanta intitolata “Pazza idea” semplicemente perché illustra chiaramente come l’immaginazione e la fantasia arrivano nei momenti meno opportuni come quelli dell’intimità sessuale.

Risposta

Pienamente d’accordo, carissima collega. Le fantasie e le associazioni sono i nostri alleati incomunicabili al partner durante l’intimità, a conferma che esiste un mondo di pensieri e di vissuti estremamente personale, intimo e privato.