DEDICATO A ROSA

nella Natura dormiente,

Rosa aulente tra le croci delle viti odorose di zolfo,

Rosa silente tra i sudari quotidiani della buona curandera

che a luglio guarda il cielo d’agosto

nei grappoli acerbi di una travagliata orgogliosa vita.

Rosa aulente,

silente,

dormiente,

Rosa mater et pater,

femina et magistra,

hermosa e sapiente,

che sa e ha sapore,

Rosa senza posa adesso riposa.

O viandante,

o poeta,

o pellegrino,

o passeggere,

voi che della Bellezza cercate sempre il cammino,

piacciavi di scendere dal castello di Collalto

verso la piana di Colfrancui tra i geometrici filari

a salutar la Rosa,

Rosa la pia,

ancora calda di umori antichi e di suoni veritieri,

Rosa l’amara,

erta sulle zolle d’argilla opitergina

a ripiegare i magri elastici tralci,

sempre secondo quel che Natura comanda,

sempre secondo quel che Natura dispone,

semper nella buona e nella cattiva sorte

con Avana alla destra e Ratzum alla sinistra,

solitaria ma non sola,

dura come l’inverno trevisano che ogni giorno gela,

forte come la buona stagione che allegra ritorna,

fedele come la cavallina storna.

Un bianco mantello finalmente si staglia

sulle spalle stoiche e composte di Colei

che tanto ha osato nel quotidiano albeggiare

per ricomporsi ossequiosa in quella Natura

che sa di mosto e di radicchio.

O Rosa aulente,

adesso sei con la Madre dormiente

tra le riconosciute armonie dei tuoi giorni mortali,

ormai sei senza tempo e senza diaspora.



Il Giardino degli Aranci, 08, 01, 2024

Salvatore Vallone pose in devota memoria di una grande Donna del popolo e di campagna.

 







COME SI SPIEGANO LE ALI

E arrivi tu,

crogiolo di urla in versi.

Parole di ovatta attutiscono la caduta nella fossa del leone.

Vorrei risalire,

ma ognuno ha i suoi demoni,

laggiù,

sul fondo del buio irrinunciabile.

Leggo.

Coraggioso capitolo folle,

spire di serpente,

abbraccio finale.

Scrivi come si respira,

dentro e fuori,

sangue rosso,

sangue blu.

Vene,

arterie,

vie di percorrenza di vite ordinarie,

straordinario narratore della bestia ancestrale,

guerra e pace,

fatica dell’amore.

Ti ho sognato,

eri proprio tu,

in veste prima d’uomo e poi di donna.

Potrei riconoscerti tra mille,

ogni invenzione appartiene all’inventore.

Spargevi il tuo seme,

ne raccoglievo una parte

e la montavo a neve

fino ad ottenere una spuma azzurra.

La assaggiavo,

il sapore era soffice come la sostanza.

Ti chiedevo

che città avresti voluto essere

se avessi potuto essere una città.

Rispondevi Pete.

Non sono mai stata a Pete,

dicevo.

Pensavo all’Australia.

No,

è nelle campagne emiliane,

spiegavi.

Ma Pete non esiste,

è solo un sogno,

solo una parola.

Le tue parole esistono.

Sabina

Trento, 20, 04, 2022