SIGNORINELLA

ATTO TERZO



Amore mio, non ti ricordi

che nel dirmi addio

mi mettesti all’occhiello una pansè,

poi mi dicesti con la voce tremula:

non ti scordar di me.”



Addio, addio, addio.

A dio, a dio, a dio.

Addio alle armi,

addio al mondo crudele,

mio dio,

devo partire,

all’uopo ho pulito il mio viso di pagliaccio

e ho reso il mio cuore di ghiaccio

per scordarmi di chi mi ha tradito

mettendomi in culo la pansè del pensiero,

tenendosi l’occhiello per sé

e per chi verrà a visitare i vivi e i morti,

quella cattolicità di katà oikeo,

tutti quelli che abitano in basso,

negli scantinati di Melzo

e nelle maleodoranti cantine di Ponte di Piave,

tanto meno a Tovena,

(TV),

dove i soliti furbetti dei canali del defunto

ti danno una vecia par una dovena,

una olgettina processata

per una girl baby navigata sulla costa

e stagionata al caciocavallo.

Cosa vuoi,

questo è il prezzo della gloria,

la Gloria di Valdobbiadene.

E io dovrei ricordare

colei che solo a me par donna

insieme a centomila nello stadio di san Siro

tra la nebbia al coltello e le zeppole col vin santo.

Mai più, mai più.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 10, 11, 2023

LA DISPENSA

Tu mi ricordi la nostra casa,
il nostro nonsochè,
la materia prima e primordiale dei filosofi
nel sempre verde trattato di Emilio Paolo Lamanna,
quel qualcosa di modica qualità
che si sente nel nostro quotidiano andare verso la Vita.
Tu mi ricordi le nostre poche semplici cose
che non si lasciano appassire nella superbia di un bel corpo
come le pansè di Renato Carosone,
che non si lasciano smarrire sul sedile del metrò di Parigi
insieme a le Figaro e alla baguette,
che non si lasciano ingannare dagli orpelli del savoir faire
in un ristorante di lusso con tanto di carta dei vini e di menù.
Le nostre poche semplici cose
non ascoltano la voce ingannevole del domani,
si nutrono di un sobrio e tenero presente
che riversa sulla tavola di legno antico fiori variopinti di campo
e grappoli maturi di sole che inebria il corpo e la mente,
gladioli naturali granata e miele di Sortino negli Iblei,
cardi mariano spinosi e imbellettati a ricamo certosino,
tenere olive argentate di pace e citrigne al punto giusto per il palato,
neri mirtilli di piante perenni e amarognole con retrogusto lento,
e poi carciofi,
cicorie,
tenerumi,
spinaci,
radicchi,
patate,
cipolle,
peperoni,
origano,
timo,
peperoncino,
borragine,
tarassachi,
senape,
pagnotte di pane come seni intonsi di donne devote ai santi,
fragoline di bosco arrossate e antiche come le favole
di Esopo,
di Fedro,
di Hans Christian,
di Gianni.
Così ho sognato la nostra dispensa.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 10, 01, 2021