UN CIELO ROSA ANTICO

E’ una vera fortuna, uscire ed avere un parco di fronte casa.

L’ho sempre pensato ma, ora come ora, lo apprezzo sempre di più.

Uno degli svaghi ancora concessi a noi abitanti di Monaco di Baviera è di visitare un po’ di natura in solitudine, forse per accettarci che, nonostante tutto, sta fiorendo una frizzante e variopinta primavera.

Era però quel giorno, di cui voglio raccontare, più simile a un autunno. Il colore del cielo era tra l’azzurro chiaro ed il grigio e soffiava un vento che ricordava quello cantato dai poeti antichi, carico di significati.

Quel giorno ho percorso tutte le colline in salita e contro vento.

D’un tratto, ho ricordato uno degli ultimi giorni di libertà da quei pensieri che, adesso, sono ospiti indesiderati della nostra mente. Mi trovavo anche quel giorno lontano da sola, alla “Alte Pinakothek”, circondata dall’ingegno e dal delirio di splendidi artisti, conosciuti e non. Mi sono tornate in mente quelle tele romantiche che rappresentavano una natura nordica, dai colori per lo più cupi, con solo pochi sprazzi di luce che illuminavano qualche angolo di cielo. Il colore degli alberi sempre verdi era intenso, forse si preparava una tempesta, o forse no.

Ho sempre trovato quei quadri affascinanti, forse perché rappresentano una natura tanto distante da quella a cui sono abituata, fatta di zagare e fichi d’india. O forse perché mi sono sempre chiesta cosa vi fosse nell’animo dell’artista, quali inquietudini celasse il suo cuore, mentre spennellava un paesaggio che non poteva che esserne lo specchio. Quel giorno, tra il vento e il cielo grigio, forse ho compreso quelle inquietudini, quei timori.

Mi sono recata, infine, in un angolo che gli abitanti definiscono prodigioso: una distesa di alberi di ciliegio che provoca dimenticanza. Alzo lo sguardo e, su di me, vedo solo un cielo rosa antico.

Anche il vento si era calmato.

Bruna

Monaco di Baviera, domenica 29 del mese di marzo dell’anno 2020

LA RINASCITA

La scienza si affanna,

la medicina si sfianca,

l’economia arranca

e il respiro dei malati rantola.

Tutto cambia.

Solo la natura nel suo ciclico divenire non muta

in ogni istante mutando.

Lei guarda,

aspetta,

attende i lunghi passaggi delle ere e delle pandemie.

Lei sa.

Maestra e consigliera inascoltata

ci indica una strada nuova di nuove risorse ed energie,

ci svela vecchi e atavici valori

iscritti nell’ultimo residuo neanderthaliano

del nostro criptico codice genetico:

la sopravvivenza!

Reimpareremo a parlarci con i segni,

ad amarci con gli occhi,

ad abbracciarci con un sorriso,

a toccarci senza toccarci,

a sentire le vibrazioni delle nostre anime.

Una ragazzina svedese con le trecce

ci ha allarmato,

ma non fermato.

Ora un virus con la corona,

sfacciatamente mortale,

volgarmente irregale,

ci costringe a prendere le distanze dal mondo e dagli altri.

Ritroveremo noi stessi,

ci ascolteremo,

riassaporeremo la solitudine creativa degli artisti,

loderemo gli eroi dei nostri tempi,

e poi,

quando avremo finito di piangere i nostri morti,

sarà tutto diverso,

sapremo chi siamo,

cosa vogliamo in questa vita,

dove andiamo.

Saremo più veri,

meno soli,

più uniti

e sentiremo l’armonia dell’universo

nell’onda perpetua di una vibrazione perenne di vita e rinascita.

Cogliamo quest’attimo!

Fiorellino

Bamberg, giorno 22 del mese di marzo dell’anno 2020

L’ULTIMO IMMORTALE

La natura si sta riposando

ora che l’uomo è neutralizzato…

Lascia che la mia incoscienza voli con le ali della mia libertà.

Sono un highlander,

non vivrò con lo spettro della morte

che mi chiude ogni porta.

Voglio rinascere come in ogni primavera

e godermi il profumo delle viole.

Sarò accorta,

ma non chiedermi di andare avanti senza vivere.

Ti rispetto

per aver riportato l’essenziale al centro.

Ti ringrazio

per elargire a tutti la possibilità di dimostrarsi migliori.

Chissà se servirà…

Anna

Montebelluna (TV), giovedì 19 del mese di marzo dell’anno 2020