LE PAROLE

LE PAROLE DELLA QUARTA PAGINA DI COPERTINA DE “LA COSA PARLA”

 

In principio fu il Linguaggio e di poi la Parola.

L’Uomo atterrito da quello che poteva esprimere,

parola latente o significante,

e da quello che esprimeva,

parola manifesta o significato,

proiettò il conflitto nel grembo degli dei.

Nello scorrere inesorabile del Tempo

e con la formazione progressiva delle Lingue

lo stesso Uomo si è ricomposto

e ha recuperato la sua scissione e la sua alienazione

nel benefico tentativo di esorcizzare l’angoscia

di una permanente torre di Babele.

E così,

nella nostra attualità annoveriamo tra le tante Lingue

diverse modalità espressive e comunicative:

la lingua “alta” e nobile dei filosofi e dei sacerdoti,

la lingua “media” e borghese della massa convenzionale,

la lingua “bassa” e proletaria dell’immediatezza emotiva.

Anche i poeti hanno ricercato la Lingua giusta

per il loro personale Linguaggio

e tra le altre cose hanno scovato una dimensione psichica

che nel tempo è stata definita “Inconscio”

e hanno rielaborato senza piena consapevolezza

modalità espressive prossime ai procedimenti del sogno,

una comunicazione sempre efficace a tutti i livelli,

sotto sotto,

terra terra,

alto alto.

La cosa parla” appiana il conflitto tra Linguaggio e Parola

tramite una serie di intrecci di significanti e di significati,

insiemi di parole che formano testi

e consentono al lettore ampi spazi di proiezione dei propri vissuti

al fine esclusivo di lasciarlo chiuso nel suo ambito psichico

e nella sfera della propria irripetibile soggettività.

La cosa parla” è un cumulo,

più o meno organizzato,

di parole latenti e manifeste,

di significanti e di significati.

Datemi un canovaccio e vi parlerò di un mondo.

 

Salvatore Vallone

 

Pieve di Soligo, 29, 03, 1990

 

ENUNCIAZIONE PROGRAMMATICA IN PAROLE

 

Ideologie: cumuli di idee “a-peironiche”,

emersi da un Cielo indistinto,

fusi e confusi,

misti e frammisti.

Idee in parole e viceversa,

parole ideali,

idee verbali,

verba” ermeneutiche,

interpretative di fatti e di non fatti,

esecutive di misfatti,

pragma” verbali,

weltanschauung”,

visioni su visioni

per visionari,

per profeti,

per grilli parlanti,

parlanti a favore e anticipatamente,

parlanti a vanvera.

Si parla e si riparla.

Un plus-valore smodato di parole,

di parolai,

di tuttologi,

di neo-sofisti.

I mass-media parlano e sparlano,

verbalizzano e blatterano,

ideologizzano con incastri di parole,

labirinti di ideologie,

tortuosità in parole,

di parole in ideologie.

Incesti di idee parlate,

tabù di “verba, quae non sapienda sunt”,

incrinature e crisi in “apertis verbis”,

concerti parlati in spaccata,

balle lacerate di filosofi non profeti,

chiare e inservibili parole arrugginite dall’umido capitalismo,

vocabolari secolarizzati,

sintesi semantiche non deducibili in volatili e volubili analisi

nel quotidiano tanto parlare per etere e per cavo,

per bocca e per immagine.

Attimi scordati sulla chitarra sonante del tempo

tra storie incrociate,

cruciverba di miserabili torme

con dittature sacre e profane di sedicenti messia,

Caesar”,

Czar”,

papi e papisti,

guelfi e neo-guelfi,

guelfi e ghibellini,

laici lerci e affamati,

ubriachi della politica e della Storia,

una Storia non storicizzata,

che non trapassa e non si evolve,

una Storia alternativa e popolare,

ignota come il milite che non sa e non ha saputo mai di sé,

una Storia che non si è fatta Pensiero e Azione

come voleva don Benedetto Croce,

una Storia che è rimasta senza storia

a didascalizzare il vietato e il non-impedibile,

regolarmente punito perché irrazionale e neurovegetativo.

Quando sorgerà il Sole in Occidente?

Quando sorgerà il Sole là dov’è tramontato?

L’alba sarà quando nascerà il Pensiero alla luce del Sole

come simbolo di irrazionali architetture.

L’alba sarà quando vedrà la luce il Pensiero innocente,

il Pensiero bambino,

incorruttibile,

non compromesso con logge massoniche,

in-fante”,

che non sa ancora parlare,

ricco del suo senso e del suo significato,

significante,

portatore di “signa”,

di nulla reo e di tutto sapiente.

Il Pensiero bambino arriverà` sulle ali di cavalli fantasiosi

che come farfalle

si poseranno sui vari tabù del Sapere ufficioso,

del Sapere ufficiale.

Un Pensiero bambino di tutto curioso e di nulla sicuro,

un Pensiero innocente senza “Super-Io”,

intriso di amniotico “Es”,

orgoglioso del suo “Io”.

Un Pensiero bambino,

coscienza di libertà,

saputello e giovanile,

senza pretese di fatti,

di incarnazioni,

di trinitarie disposizioni,

di magiche virtù,

di esigenze storico-teologiche,

di contaminazioni nell’ “insù”,

nel “fuori di Se´”,

nel sospirato ritorno “a Sé e in Sé” dopo alienazioni impensate,

mai pensate,

eppur vere di cartesiana evidenza,

di bruniana furiosa eroica memoria.

Hanno inventato il mito del buon ebreo con la garanzia di Spinoza,

un Dio dotato di infiniti attributi e infiniti modi,

ma io sono un Pensiero innocente

e non mi lego a nessuno.

Accà nisciuno è fesso”!

Pensiero “scugnizzo”,

furbo quel che basta per non essere fregato dagli americani

che sono appena sbarcati nel porto di Napoli

per il primo giro d’Italia in questo tragico 1944.

Pensiero “putel”,

Pensiero “petel”

figlio di nessuno,

né dell’aristocrazia inetta,

né del clero parassita,

né del terzo stato dal ventre obeso e dalle mani sudate.

Io sono un Pensiero vergine,

non coniugato in comune o in chiesa.

Io appartengo soltanto a me stesso.

Un plus valore da capitalizzare,

ti assicuro.

Ah, se potessi spendermi,

investirmi,

lasciarmi fottere dai fottuti borghesi!

Io non mi coinvolgo per principio e per posizione.

Io non sono colpevole per assunto di base,

io non discendo dal peccato di Adamo o dal suo seme.

Io sono incontaminato dalla morte

e non ho colpe da espiare in vita.

Sono lindo e sono puro,

senza quel peccato della disubbidienza

che impedisce le tautologiche gioie

che si sciorinano di parola in parola,

di concetto in concetto,

di giudizio in giudizio,

per sillogismi,

come l’acrobata sul trapezio di un circo e senza rete.

La colpa si è cristallizzata in trattati,

dialoghi e “De rerum natura”,

in riti orfici e cannibalici

(mangiami tu, che ti mangio anch’io),

dalle parole onnipotenti e dai pensieri profondi.

Quanti imbrogli si ordiscono

e quante colpe si esorcizzano con parole aliene al medesimo “Fato”:

for, faris, fatus sum, fari”.

Chi ha detto “ciò che è stato detto”?

Chi lo dice ancora oggi in cantilene latine e con musiche gregoriane?

Io sono un Pensiero innocente

e non ho l’arroganza della “autoctisi”,

dell’atto del Pensiero pensante in atto.

Io sono ancora nel grembo dei simboli.

Lasciatemi pensare senza categorie,

senza “a priori” e “a posteriori”,

senza leggi e senza modi.

In me tutto e` centro e tutto e` periferia, o divin Cusano!

Intuisci un poligono di infiniti lati coincidenti in cerchi mirabili?

Non sono bolle di sapone,

ma verità mirabili in assenza della ripudiata scienza,

in attesa dell’addiveniente dio,

quello che non si vede ancora

nonostante che il vecchio Dio sia morto da tempo.

Non è notte ancora,

né dì.

La terra di nessuno,

il West,

è il luogo dove pasce il Pensiero bambino.

Dov’è il luogo?

U-Topia!

Il Non-Luogo?

Identica U-Topia!

Un Pensiero anoressico,

che non vuol crescere con una madre occidentale,

con una donna vecchia e smunta sulla via del tramonto ormonale.

Un Pensiero anoressicamente sano,

autopartorito senza travaglio: né grida o grandi gesta.

Io non ho verità da barattare,

indulgenze per anime in pena,

purgatori e meriti di santi in abbondanza

da contrabbandare con pacchetti di Marlboro.

Io non ho il triviale,

l’opinabile “doxa”,

le utilità moralistiche

quali verità forti per un Pensiero debole.

Lascia che cardinali pasciuti e politici ambigui

sghignazzino in Campidoglio in difesa della patria e del potere,

difensori unici di interessi costituiti in botteghe alternative,

intolleranti e fanatici supervisori di atti inconsulti.

Io mi affido agli umili personaggi

che attraversano la Storia senza coscienza sotto il nome di popolo,

loro malgrado o loro bengrado,

uomini costretti a scantonare al momento opportuno

in una morte volatile che tutto travolge,

vittime degli indifferenti qualunquismi di chi ha il potere,

uomini che non hanno scelto di essere nessuno

e che si ritrovano nel nulla o nel quasi nulla

per necessità ed egoistica rimozione.

Dimenticare e` un meccanismo infausto di difesa

che, se aiuta a sopravvivere,

lascia di merda chiunque vi ricorre.

Tu non fidarti!

Affidati alla riflessione bambina di un Pensiero innocente,

debole e tollerante,

ecologico e dionisiaco,

che accetta e non rifiuta,

comprende e non condanna,

un Pensiero che vive dell’oggi

e nasce dal presente di un “carpe diem”,

verità di un attimo fuggente da fissare

che non necessariamente troverà la sua Leuconoe,

la “donna dalle bianche braccia”,

disposta a farsi sbattere

da un perfido Quinto Orazio Flacco in tanta vena di potta.

 

Tratto da “La cosa parla” di Salvatore Vallone

 

 

DIALOGO DI UN CONTASTORIE E DI UN PRIMO PASSEGGERE

Apeiron,
mio caro Anassimandro,
il senza confine è la tua Verità?
E allora parlami di questo Indeterminato
che contiene gli atomi primaverili in fiore
ed esplode ancora nelle forme poetiche del Kosmos.
Cosa sarà mai questo tuo Infinito
per uno zoon politikon in cerca di guai
nell’agorà di Mileto o negli studi di Saxa Rubra?
Sarà etico ed estetico?
Sarà giusto, buono e bello
come i codici fascisti di un lindo bordello?
Sarà secondo virtù e secondo armonia!
Sarà secondo libertà e secondo necessità!
Lui disse,
ipse dixit,
e ogni cosa fu secondo la sua Specie,
fu buona, bella e giusta,
come in un prezioso film del grande Sergio.
Ma si sa,
mio caro mezzo prete strozzato,
che fatta la legge si trova l’inganno.
Siamo uomini di mondo
e siamo vissuti tanto tempo,
e non invano,
in questa valle di lacrime
con la statuetta di gesso della madonnina sul capezzale.
E allora,
mio caro solerte impostore e parolaio,
distinguimi,
determinami un corpo buono
per questo tragitto che si chiama la mia vita,
disegnami una sagoma armoniosa
per queste membra informi e ancora in odore di sesso,
indicami la strada spedita
per questo mio viaggio senza ritorno,
dammi un approdo che consola nel porto di Augusta
per una complicazione che si dipana e si disvela,
fammi essere la libera espressione di me stesso
senza migranti da accogliere e tribunali da visitare,
senza il solito scemo del villaggio dei Navigli
che si piscia addosso a ogni piè sospinto
dicendo di essere figlio della stampella di Enrico Toti.
Io sono una parte del Tutto.
Posso fare da solo,
grazie,
in splendida autonomia e in modica economia,
senza strafalcioni ed esibizioni clandestine,
senza salamellecchi in questa cosa nostra globale,
senza imposte occulte sul valore aggiunto,
senza P2 e P3 3 P4 e Pn,
senza di lei che fu la Pia,
nata a Spaccafunnu in provincia di Enna,
morta in Forlimpopoli di coronavirus,
spenta senza ossigeno per i suoi polmoni di latta,
avvezzi ai fumi della stube sudtirolese e delle Marlboro rosse,
la donna di quell’uomo insano
che disposando l’avea con la sua gemma
in una notte di mezza estate e di mezzo inverno,
in quella notte dei miracoli e dei miracolati.
In tanta Verità ancora qualcosa si nasconde
e le mie braccia muscolose non ce la fanno
a scavare tra le macerie di una pandemia assortita
in cerca del veleno giusto per morire.
Caro Apeiron,
caro Anassimandro,
caro Indistinto,
caro Infinito,
traiemi d’esta focora
che n’abio a volontade,
ne ho pieni i coglioni,
non abio abiento notte e dia,
nescio et timeo
nell’aspettare ancora nel giorno e nella notte
i passi di colei che solo a me par donna,
colei che oggi mi cerca a Samarcanda
tra i mercati esotici e le spezie rare,
tra gli odori orientali che sanno di puzza,
mentre io mi palpo i coglioni a Carancino
per sopravvivere tra tanti menagrami televisivi,
mentre io coltivo le mie patate a Carancino,
nella terra dei Corinzi e dei cafoni,
quelli che vivono da sempre in un continuo apeiron
e del tuo Indistinto,
giustamente,
fanno trombetta con il fetido culo.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere 15, 03, 2021