IN MEZZO ALL’ERBA … ALTA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in auto con mia figlia e a una curva siamo precipitate in un burrone.
Siamo volate dall’alto e, appena mi sono ripresa dalla caduta, ho cercato le altre persone che erano con noi.
Fortunatamente anche loro si stavano alzando in mezzo all’erba dove erano cadute e io continuavo a chiedere se erano sicure di stare bene.
Loro mi tranquillizzavano e camminavano per uscire dall’erba alta.”
Questo breve ma intenso sogno porta la firma di Elettra.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ancora a proposito di Evoluzione e di “scherzi” sociali che l’andare avanti nel cammino della vita comporta,… ecco il sogno di Elettra!
A un primo esame si evidenzia il prodotto psichico di una donna in crisi che cerca nella società in cui vive un’identificazione rassicurante in un momento difficile della sua vita. Alla sua identità psichica, acquisita con la risoluzione del conflitto con la madre, “posizione edipica”, e portata in evoluzione nel corso della sua giovinezza e maturità di donna, Elettra aggiunge l’identità psico-socio-culturale avendo bisogno di un rafforzamento per l’emergenza in atto. E il sogno dice questo nei suoi termini simbolici e logici-consequenziali. “Così capita a tutte e così fan tutte”: questa è una buona sintesi del sogno di Elettra. Oppure la sapienza popolare ci soccorre con l’antico adagio “mal comune, mezzo gaudio”. Insomma Elettra è in fase di superamento di una crisi esistenziale e psichica che la coinvolge come persona e come donna.
Ma di quale crisi si stratta?
Una crisi depressiva scatenata da un “fantasma di perdita” e una crisi d’identità legata all’immagine femminile: psiconevrosi ansioso depressiva con pulsione ossessiva.
Elettra si è evoluta come donna e come madre e si sta approcciando a un processo di perdita che l’evoluzione presenile comporta, forse la menopausa ma certamente una riduzione degli investimenti di “libido genitale” dal momento che sin dall’inizio del sogno è chiamata in causa la vitalità sessuale: “ero in auto”. Aggiungo che la causa scatenante di questa crisi depressiva può essere un trauma provocato da un agente esterno, un fattore che si riverbera nella “organizzazione psichica reattiva”, la mette in crisi, la scompensa in attesa del ripristino di un nuovo equilibrio evolutivo.
L’interpretazione del sogno preciserà meglio la questione e i suoi contorni.
Qualche accenno teorico sulla “depressione” non fa mai male. Ritenuta da sempre dalla Psichiatria una psicopatologia grave e pericolosa che coinvolge l’unità psicosomatica, la mente e il corpo, la depressione è anche stimata dalla Filosofia esistenzialista l’essenza dell’uomo, il male oscuro che porta al suicidio, il Nulla che contraddistingue l’andare verso la morte. Per tanta disgrazia teorica la malattia mortale dell’uomo è l’angoscia, il male oscuro inteso come distacco e perdita irreparabile che sfocia nell’autodistruzione. La Psicoanalisi rileva in primo luogo la caduta degli “investimenti di libido” e colloca la radice di questa sindrome nella prima formazione dell’infanzia: l’elaborazione del “fantasma” di abbandono e di perdita in riferimento alla persona significativa che nutre il bambino. Melania Klein individuò la “posizione psichica depressiva” nel bambino sin dai sei mesi di vita a seguito di un’intensa vitalità dei fantasmi elaborati in riferimento alla madre e alle angosce di morte per fame. La Psicologia infantile contiene meccanismi psichici di difesa dall’angoscia come la “scissione dell’imago”. Quest’ultima denota l’incapacità del bambino a concepire l’oggetto esterno nella sua interezza e il bisogno di dividerlo in due: “seno buono” o madre che nutre e “seno cattivo” o madre che non nutre in specifico riferimento al “fantasma della madre”. Dopo i sei mesi di vita la Mente del bambino riesce a concepire l’oggetto esterno nella sua interezza, la “madre”, e in questa posizione si sperimenta e si struttura un nucleo depressivo come “fantasma di perdita”. Nel teatro psichico primario esordiscono e recitano la loro degna parte l’affettività, il senso e il sentimento di attaccamento. La vita psichica inizia con la vita organica come rappresentazione delle pulsioni primarie e delle sensazioni collegate. Si è sperimentato e formato, quindi, un nucleo depressivo che nel tempo verrà contenuto dai “meccanismi di difesa” più sofisticati di quelli “primari” e che potrà ritornare ad esibirsi dietro stimoli esterni che lo esaltano e lo scatenano. Questo processo è comune. Tutti abbiamo incamerato un nucleo depressivo e tutti lo viviamo quotidianamente nei distacchi affettivi, “psiconevrosi depressiva”, ma è importante contenerlo e non ingigantirlo avendo una buona presa di coscienza dei propri fantasmi e della propria “organizzazione psichica”. Si può affermare che la “depressione siamo noi”, che si trova nella nostra storia psichica evolutiva e che contraddistingue la vita affettiva e gli investimenti di “libido”. La domanda, che sorge spontanea a questo punto, è la seguente: “cos’è la depressione grave, quella che non fa vivere degnamente e si conclude nel suicidio?” Rispondo sempre in termini più semplici possibili. In questo caso non abbiamo un nucleo depressivo che si esalta nelle esperienze della vita, ma troviamo una struttura evolutiva depressiva, “organizzazione psichica reattiva depressiva”. I “meccanismi di difesa” dall’angoscia di questa persona hanno operato, di fronte alle sensazioni ed esperienze di perdita che la vita comporta e le persone intorno non ti risparmiano di certo, in maniera di rafforzare questi fantasmi e queste modalità di pensiero. Ancora: esiste una depressione che viene scatenata da agenti esterni, esogena, ed esiste una depressione scatenata da agenti interni, endogena: La prima è una psiconevrosi, la seconda è una psicopatologia grave. Mi fermo a queste brevi linee di chiarimento.
L’interpretazione del sogno di Elettra chiarirà la psicodinamica depressiva con la sua fenomenologia onirica, come si è allucinata nel sogno, come è stata tradotta in immagini dal “processo primario”, dalla Fantasia insomma.
Il titolo “In mezzo all’erba” si traduce “in mezzo alle complicazioni della vita” e specialmente se l’erba è “alta”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in auto con mia figlia e a una curva siamo precipitate in un burrone.”

Elettra esordisce in sogno direttamente con il “fantasma di perdita”, con il conflitto depressivo tra l’avere e il perdere. Traduco: Elettra riflette sulla sua sessualità e si mette in relazione con un’immagine di sé giovanile e avvenente, un’alleata dei migliori tempi, una “parte di sé” ben vissuta e assimilata. La “figlia” ha il doppio significato di una “proiezione” dell’immagine di sé e di un “rafforzamento” per continuare a dormire e a sognare. Inoltre Elettra comunica di essere madre e di avere alle spalle una buona esperienza di “libido genitale”. La carta d’identità psichica dice, infatti, che si è accompagnata a un uomo, ha partorito dopo travaglio, ha accudito una creatura, una vita sessuale e affettiva di tutto rispetto. All’improvviso Elettra si è scoperta senza quel fascino e quell’avvenenza proiettate sulla “figlia”. La “curva” ha proprio il senso di una presa di coscienza improvvisa e dettata da un agente esterno: una delusione affettiva, un mancato apprezzamento, un rifiuto inaspettato, una malattia, una perdita. Elettra giovane ed Elettra matura vanno in una depressione “patocca” e dovuta al ridestarsi di un “fantasma di perdita”. Il “burrone” si somma al “siamo precipitate” a testimoniare l’intensità della caduta e del processo psichico simbolico di classico stampo depressivo: una “depressione reattiva” e indotta da stimoli esterni. Ricordo l’adagio popolare “mi è mancata all’improvviso la terra sotto i piedi” per attestare la caduta rovinosa nel triste e doloroso vissuto della “perdita”. Ricordo ancora che il “fantasma di perdita” è la versione sublimata e civilizzata del “fantasma di morte”. In sintesi: Elettra ha la consapevolezza di aver perso fascino ed eros a causa di un’improvvida e dolorosa esperienza relazionale ed entra in crisi depressiva. Oppure: Elettra vive traumaticamente la perdita della fertilità e si accorge di non essere più giovane e attraente. Fate voi, ma così fa il sogno.

“Siamo volate dall’alto e, appena mi sono ripresa dalla caduta, ho cercato le altre persone che erano con noi.”

Elettra insiste sull’evento traumatico e ne attesta l’entità e la dinamica. Era in una fase di appagamento della realtà in atto e possibilmente di “sublimazione della libido”, simbolo “volate dall’alto”, che la caduta l’ha sorpresa e tanto stupore ha richiesto una “ripresa”, una presa di coscienza di quello che le era appena successo e che le stava succedendo. Dopo aver avvertito la depressione, Elettra si è tirata su confrontandosi con le altre donne che erano nella sua condizione psicofisica, stessa età e stesso malessere. In precedenza il sogno non ha detto di una gita in montagna e di una comitiva, ha parlato di una strada, di una curva, di un’auto e di una figlia. Ma la stessa esperienza è stata fatta da “altre persone” a lei assimilabili e che condividevano tratti psicofisici e realtà esistenziali. Elettra cerca subito di rafforzare la sua consapevolezza attraverso la relazione sociale: “mal comune è mezzo gaudio”. Sembra che Elettra sia preoccupata della salute delle amiche e conoscenti, ma in effetti è tanto interessata a come loro hanno risolto lo stesso problema, il “fantasma depressivo di perdita” in riguardo al femminile e alla femminilità. Ipotizzo: come si sono comportate le altre donne dopo un tradimento del proprio uomo? Ipotizzo: come si sono comportate le altre donne dopo la progressiva riduzione ormonale e caduta dell’appetito sessuale?

“Fortunatamente anche loro si stavano alzando in mezzo all’erba dove erano cadute e io continuavo a chiedere se erano sicure di stare bene.”

Non tutti i mali vengono per nuocere e la fortuna non è cieca e spesso ci vede benissimo: “fortunatamente”. Tutto bene quel che finisce bene e, se poi è anche condiviso, anche i mali depressivi possono essere risolti e superati. “L’erba” è simbolo della realtà in generale e nello specifico della realtà psichica in atto, uno stato psicofisico critico e avaro di prestanza, ma sempre una realtà che si può arginare e superare: “si stavano alzando in mezzo all’erba dove erano cadute”. “Loro” rappresenta simbolicamente l’altro da sé , il termine sociale di confronto che stabilisce la cosiddetta e fortunata “normalità”. Ma Elettra, nonostante la rassicurazione che si offre in sogno a firma delle “altre persone”, non è del tutto convinta della sua condizione psicofisica e cerca di rassicurarsi attraverso le richieste e i confronti. Il “continuavo a chiedere” non è soltanto un indizio d’insicurezza, ma è soprattutto un segnale d’incipiente ossessione: psiconevrosi che si somma al tratto depressivo scatenato dal ridestarsi dell’infantile “fantasma di perdita”. Le risorse dell’Io non sono sufficienti per tagliare la testa al toro e per confermare la nuova realtà psicofisica o il trauma a lei occorso suo malgrado. La sicurezza è di competenza dell’Io, ma se s’infila nella questione la mala erba del “pensiero ritornante”, l’ossessione, allora la ripresa è più sofferta e problematica.

“Loro mi tranquillizzavano e camminavano per uscire dall’erba alta.”

Ecco la funzione terapeutica del sogno!
“L’erba” condensa simbolicamente la realtà psichica in atto, la vitalità e la vita, la situazione psico-esistenziale e relazionale che si sta vivendo. Se quest’erba è “alta” la realtà è sempre attraente nel suo essere complicata e nel suo bisogno di maggiore cura e attenzione. Elettra è insicura e cerca nel sociale e nelle relazioni quella compattezza psichica che da sola non riesce a darsi. Ma in effetti il sogno è suo e quello che elabora le appartiene, per cui merita un apprezzamento per quello che si fa dire dalle “altre persone” che, come lei, si sono imbattute nel cammino della vita e nell’esercizio della vitalità in difficoltà organiche e in crisi causate da intemperanze altrui. L’insegnamento si attesta nel “camminare e uscire per tranquillizzarsi”. La “depressione reattiva” e indotta da trauma, che si ascrive a situazioni e persone e a fatti malamente vissuti, si risolve con il fare, l’ergoterapia, per ripristinare l’equilibrio turbato dalla “perdita” e dalla riedizione del “fantasma” antico, quello del primo anno di vita per intenderci. Anche la realtà più cruda va vissuta e appartiene alla vita anche se annienta la vitalità.
Questo ha sognato una donna chiamata Elettra.

PSICODINAMICA

Il sogno di Elettra svolge la psicodinamica della perdita depressiva indotta da trauma e prospetta la soluzione attraverso l’identificazione nel sociale e la “razionalizzazione” dei vissuti in riguardo ai fatti. Elettra è chiamata a reagire a un episodio e a una contingenza da lei vissuto come dannosa e destabilizzante, per cui il sogno suggerisce che la condivisione aiuta a capire e a risolvere anche il trauma più crudo e vergognoso. La società ha un influsso positivo per gli animali sociali chiamati uomini: Aristotele.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Elettra contiene i seguenti simboli: “auto” o automatismi pulsionali dell’apparato sessuale, “curva” o difficoltà dell’autocontrollo, “figlia” o parte giovanile di sé, “precipitate” o psicodinamica depressiva di perdita che va dall’alto verso il basso, “burrone” o fantasma di morte, “dall’alto” o luogo della sublimazione della libido, “caduta” o psicodinamica depressiva di perdita, “altre persone” o relazione d’aiuto e identificazione sociale, “ripresa” o razionalizzazione dello stato psichico da parte dell’Io, “”alzando” o ritorno alla realtà, “in mezzo all’erba” o tra le difficoltà della vita e della crisi della vitalità, “continuavo a chiedere” o psiconevrosi ossessiva, “tranquillizzavano” o ripristino auto-consapevolezza, “uscire” o risoluzione di un conflitto o di un trauma, “camminavano” o esercizio del vivere e investimenti di libido.
Il sogno di Elettra richiama l’archetipo della “Morte” per abbandono affettivo e per perdita depressiva.
Il fantasma dominante è quello di “perdita”.
Il sogno di Elettra vede agire l’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione mentale dell’istinto, in “Ero in auto con mia figlia e a una curva siamo precipitate in un burrone. Siamo volate dall’alto…”. Contempla, inoltre, in maniera più consistente l’azione razionale dell’istanza “Io” in “mi sono ripresa” e in “continuavo a chiedere” e in “ho cercato” e in “se erano sicure” e in “tranquillizzavano” e in “camminavano”. L’azione limitante e repressiva del “Super-Io” non si evidenzia.
Il sogno di Elettra presenta la “posizione psichica genitale” in “con mia figlia”, ma è nettamente dominante la “posizione psichica orale” in quanto verte sulla dimensione affettiva e sulle complicazioni depressive del “fantasma di perdita”.
I meccanismi coinvolti nel sogno di Elettra sono i seguenti: la “condensazione” in “figlia” e in “burrone” e in “precipitate” e in “caduta”,lo “spostamento” in “auto” e in “alto” e in “erba” e in “camminavano”, la “proiezione” e identificazione” in “figlia”.
Il processo della “sublimazione” è richiamato e contenuto in “alto”. La “regressione” è presente nei termini del processo onirico: sognare comporta un regredire.
Il sogno di Elettra mostra un tratto depressivo, “fantasma di perdita”, all’interno di una “organizzazione psichica reattiva”, struttura in divenire, prevalentemente “orale”, affettiva e bisognosa di cura.
Il sogno di Elettra non ha sostanza poetica nonostante la presenza massiccia di simboli. Le figure retoriche presenti sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “figlia” e in “precipitate” e in “burrone”, la “metonimia” o relazione logica in “camminano” e “uscire dall’erba alta”.
La “diagnosi” dice di una “sindrome depressiva reattiva”, legata a un trauma e recuperata dall’Io con l’identificazione sociale.
La “prognosi” impone a Elettra di rafforzare l’azione dell’Io per evitare la possibilità di essere destabilizzata da fattori interni ed esterni. Pur continuando a vivere le sue emozioni, Elettra è chiamata a una conversione su se stessa senza ricorrere all’ausilio sociale e all’alleanza con le altre persone. E’ opportuno lavorare per raggiungere una maggiore sicurezza.
Il “rischio psicopatologico” si attesta nella recrudescenza della depressione per l’azione incisiva del “fantasma di perdita”. Inoltre è deleteria l’azione martellante e ritornante della tendenza all’ossessione.
Il “grado di purezza onirico” è “medio” perché la vena narrativa e la vena simbolica coabitano senza stridere: linearità espressiva. Il sogno non è stato accomodato al risveglio con pezze giustificative, ma si è svolto in maniera omogenea nella terza o quarta fase del sonno REM, verso il risveglio.
Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno è stata una riflessione sulla condizione affettiva e sul conflitto in atto.
La “qualità onirica” può essere stimata “cenestetica” con il suo proporre sensazioni di movimento: “siamo precipitate in un burrone. Siamo volate dall’alto”.
Il “fattore allucinatorio” esalta il senso della vista e propone il senso del movimento nella caduta e nella ripresa della vita quotidiana: “siamo precipitate in un burrone. Siamo volate dall’alto…” e in “camminavano per uscire dall’erba alta.”
Il “grado di attendibilità e di fallacia” dell’interpretazione del sogno di Elettra è “buono” a causa della semplicità e chiarezza dei simboli, nonché della loro interazione.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo avere attentamente letto la decodificazione del sogno di Elettra.
Domanda
Che tipo di donna è Elettra?
Risposta
Elettra può essere una donna di cinquant’anni che si appresta a vivere un ridimensionamento del proprio fascino femminile e della propria carica erotica, può essere una donna di sessantanni che s’imbatte rovinosamente sulla stupidità del compagno, può essere una donna di cinquantacinque anni che s’innamora maldestramente, può essere una donna di qualsiasi età che si vive inferiore a tutte le altre donne.
Domanda
Elettra è depressa?
Risposta
Il sogno di Elettra dice di una “depressione reattiva”, indotta da un evento traumatico che la psiche fatica a sistemare con i “meccanismi di difesa” giusti o che è ancora in via di essere organizzato e integrato nella “struttura psichica evolutiva”. Elettra soffre di una “psiconevrosi” e non di una “psicosi” e non si trova in uno “stato limite” o borderline.
Domanda
Che vuol dire?
Risposta
Vuol dire che Elettra sta vivendo un duro conflitto, ma non ha perso il contatto con la realtà, non è andata in delirio e non ha costruito neo-realtà personali di stampo paranoico.
Domanda
Dobbiamo preoccuparci della depressione?
Risposta
Tantissimo e ti spiego ancora meglio il perché. La “psiconevrosi depressiva” siamo noi, la elaboriamo noi e si lega al primo anno di vita, come ti ho spiegato, in base alle nostre sensazioni, ai nostri “fantasmi” e in riferimento a chi ci nutre e ci accudisce. Per non farla ingigantire questa naturale psiconevrosi, basta che la madre, o chi per lei, sia solerte con il figlio e non procuri traumi alimentari di difetto e di eccesso e non induca con il suo comportamento l’ulteriore elaborazione di “fantasmi” d’abbandono. Questa depressione la organizziamo, la incameriamo evolutivamente e da adulti la dobbiamo sempre tenere sotto controllo perché si ridesta e viene fuori ogni volta che viviamo sensi e sentimenti di perdita. E la vita, di questi ultimi, ce ne riserva in abbondanza. Un esempio apparentemente banale: la morte del cagnolino. Questa è una “depressione reattiva” che i “meccanismi di difesa” vanno a comporre nel migliore dei modi usando spontaneamente quelli a cui ci siamo educati in famiglia e in società. Ti lascia il fidanzato a vent’anni? Una delusione d’amore scatena il “fantasma di perdita” e succede la stessa cosa. Una partenza e un allontanamento? Idem! Bisogna “sapere di sé”, delle proprie sensibilità e di quali “meccanismi di difesa” mi servo in base alla mia formazione. Questa è la prognosi. Andiamo alla depressione pericolosa, quella che sfocia nel suicidio come risoluzione autoindotta, quella che perde il contatto con il “principio di realtà”, quella che viene curata da soli, quella che sta ai bordi tra la nevrosi conflittuale e la psicosi delirante. L’angoscia è talmente tanta che la persona decide di risolverla uscendo dalla vita. Cosa succede? Il nucleo depressivo del “fantasma di perdita”, incamerato nella prima infanzia, si è ridestato all’interno di una “organizzazione psichica reattiva depressiva”. Ossia, questo bambino ha elaborato il nucleo e, di poi, ha vissuto e subito esperienze e traumi depressivi che lo hanno portato evolutivamente a formarsi con una sensibilità estrema alla perdita. Inoltre, ha controllato l’angoscia attraverso “meccanismi e processi di difesa” particolarmente delicati e pericolosi, quelli che portano a fuggire dalla realtà, a fuorviarla, a negarla, a razionalizzarla in maniera estrema e altro. Questa depressione grave nasce e viene elaborata dentro e si può definire “endogena”. Si scatena anche su stimolo esterno, ma è soprattutto la persona che vive le sue esperienze di vita con vissuti di perdita che elabora e vive costantemente un’angoscia di questa qualità. Questa persona fa di tutto involontariamente per negare questa sua angoscia e spesso la sublima o la converte nell’opposto, tipo un’allegria conviviale. La persona che ha una “organizzazione psichica reattiva depressa” fa di tutto per risolvere la sua angoscia camuffandola e per non riconoscere il suo male oscuro. Quando questa persona istruisce il gesto estremo, ha messo in atto l’ultima drastica e personale psicoterapia dell’angoscia. E’ diventato metallico, affettivamente freddo ed emotivamente gelido e il suo Io ha il solo intento di uscire dall’insopportabile sofferenza. I sopravvissuti diranno al suo funerale “non pensavo che si potesse ammazzare, era una persona così solare e allegra”.
Domanda
E’ stato chiaro. La soluzione migliore qual’è?
Risposta
Bisogna diagnosticare la “organizzazione psichica reattiva depressa” sin dall’adolescenza e tenerla sotto controllo da adulti. Bisogna dare importanza a quei segnali di disagio psichico che si manifestano in certe circostanze e situazioni. Bisogna superare le resistenze e i pregiudizi in riguardo agli interventi psicologici. Ricordati che quelli che detestano gli psicologi sono proprio quelli che ne hanno più bisogno. E’ un sintomo di forte disagio narcisistico e paranoico. Voglio precisare, “dulcis in fundo”, che esiste anche la “psicosi maniaco-depressiva”, un’altra brutta bestia di cui capiterà di parlare cammin facendo.
Domanda
Da chi bisogna andare?
Risposta
Da uno psicoterapeuta possibilmente a orientamento psicoanalitico.
Domanda
Esistono test per diagnosticare la depressione?
Risposta
Certo e anche collaudati e affermati, ma io consiglio alcune sedute viso a viso con lo psicoterapeuta e parlando a ruota libera. E’ necessario che ogni famiglia abbia uno psicologo per consulenza e uno psicoterapeuta per le emergenze della vita. Questa prognosi impedisce tante disgrazie, perché non tutti quelli che si suicidano sono depressi allo stato puro, tanti sono normalmente depressi e vogliono chiedere aiuto. Allora mettono in atto un suicidio dimostrativo, ma spesso muoiono per eccesso d’impeto o per il mancato sperato soccorso.
Domanda
Mi sta dicendo che qualcuno con il tratto depressivo tenta di ammazzarsi per chiedere aiuto all’ambiente e magari gli va male e muore?
Risposta
Hai capito molto bene.
Domanda
Grazie. Stavolta quello che ha detto è stato veramente utile e chiaro.
Risposta
Meno male che stavolta mi è andata bene. Non aspettavo altro che questo apprezzamento da parte tua.
Domanda
Per questo sogno, quale canzone?
Risposta
Io insisto con la satira e l’ironia dei cabarettisti e scelgo un pezzo dell’eccelso autore, nonché dottore in medicina, Enzo Iannacci dal titolo “La vita l’è bela”, a conferma che l’esercizio del vivere comporta creatività, soprattutto per chi vive alla grande, non si risparmia le esperienze e non smarrisce il senso del limite. L’Io aiuta a vivere di gusto e a ridere a crepapelle: quando ci vuole, ci vuole. Inoltre, vi offro un itinerario per rievocare i prodotti lirici e musicali del buon Enzo, anzitempo dipartito: “el purtava i scarp del tennis” sul tema dell’emarginazione, “Mario” sul tema della vita alienante del proletariato, “Ho vistu un re” sul tema delle distinzioni sociali e sullo sfruttamento del lavoro proletario, “Messico e nuvole” sul tema delle unioni civili, “Vengo anch’io,…no, tu no!” sul tema dell’esclusione sociale e dell’isolamento, “Silvano” sul tema dell’unione omosessuale, “Armando” sul tema del sentimento della rivalità fraterna.
Buon ascolto e buona riflessione!

 

TRE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !

Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne (nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!) vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.

(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)

Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…

Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette; lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Questo è la “lettera – sogno – commento” di Diana.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La lettera di Diana contiene il sogno e il commento del suo “Io” razionale a delucidazione di quello che è successo e a sostegno della futura interpretazione. Diana conferma che i nostri sogni sono preda dell’”Io” razionale e cosciente e che non potrebbe essere diversamente. Nella sua lettera mette insieme le riflessioni e i ricordi del sogno, lavora di “Io” e collabora alla mia ricerca scientifica suggerendomi, ad esempio, l’uso del meccanismo della “conversione nell’opposto” quando mi dice “(nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!): una zia piena di vitalità che abita in cimitero. E ancora a proposito della madre scrive che “(nella realtà è viva)” anche se la sogna che gira per il cimitero. Aggiunge a conferma che il suo sogno verte sull’angoscia di morte, meglio sul distacco affettivo di una cara persona: “(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”. Diana intercala la consapevolezza reale dell’”Io” con la vita onirica a conferma ulteriore che l’”Io” è attore anche dei nostri sogni ed è presente nel sogno più di quanto si pensa. Infatti l’”Io” forgia nel dormiveglia il prodotto onirico per poi riforgiarlo al risveglio. Il sogno riceve almeno tre  accomodamenti logici, uno durante il sonno, il secondo al risveglio e il terzo quando lo si scrive o lo si racconta. Il sogno è un prodotto psichico altamente impuro ma altrettanto altamente significativo per il nostro equilibrio psicofisico e per la nostra consapevolezza. Dopo queste ulteriori e note precisazioni passo a decodificare il “prodotto psichico” di Diana.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.”

Cosa significano i sogni nel “cimitero”, i sogni nel luogo delle rimembranze e dell’angoscia di perdita degli affetti, i sogni sulla vanificazione degli “investimenti di libido genitale”, i sogni sul nulla che impedisce l’esercizio dell’amore incondizionato? Attestano del “fantasma di morte”: la componente depressiva e la sensibilità alla perdita affettiva. La “cara zia”, il primo personaggio del sogno di Diana, è prossima alla dipartita e a essere ricordata, ma Diana le vuole tanto bene. L’”abbraccio” è il simbolo di un sentimento di magica fusione dei corpi e dei sensi, un insieme psicofisico esaltante e, di poi, astratto in quel sentimento d’amore che fa tanto bene a chi lo vive.

“Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…”

Anche la mamma di Diana, il secondo personaggio del sogno, è prossima al ricordo dei vivi e merita un gran bene dalla figlia che, quasi quasi, la desidera immortale perché si stupisce di vederla in cimitero. Lo “stupore” condensa la caduta della vigilanza delI’”Io” e uno stato crepuscolare della coscienza, un non voler pensare alla labilità dei corpi e tanto meno alla dipartita della mamma. La zia “di spalle” segue il destino di “ubi maior, minor cessat”, dove c’è un affetto maggiore, il minore lascia il posto. La “zia” è intenta a preparare affetti, “intenta a cucinare”, perché è una donna che ha tanto dato in sentimenti e premure, oltre a essere una persona molto disponibile alle relazioni, affabile ed estroversa.

“Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette;”

Il sogno procede nella terza rivisitazione del “fantasma di morte” di Diana. Quest’ultima ha proprio bisogno di sviluppare il suo nucleo depressivo, la sua sensibilità alla perdita affettiva. L’appetito vien mangiando e Diana s’imbatte anche sull’affetto in atto, il suo “compagno”, l’uomo a cui si accompagna nel cammino della vita, il terzo personaggio delle sue angosce affettive. ”Inciampare” condensa una momentanea perdita di contatto con la realtà, un incidente di percorso, una contingente crisi esistenziale. La “caduta” è un aggravante simbolico che attesta della serietà dell’incidente. La “caduta”  amplifica il disagio psichico in atto secondo la visione onirica di Diana. La crisi si attesta nella difficoltà a vedere la realtà secondo una Logica che non ha più efficacia e potere: una perdita di potere della “weltanschauung”, della “visione del mondo e dell’uomo”, della logica ideologica, degli schemi culturali. Le “stanghette” rappresentano simbolicamente il rafforzamento della “weltanschauung”, così come gli “occhiali” condensano un rafforzamento artificiale e fanatico della solita “visione dell’uomo e del mondo”. L’uomo di Diana accusa una perdita di potere ideologico, del resto si trova in cimitero e inciampa, oltre a una preoccupazione della sua donna per la perdita affettiva. Diana accusa l’angoscia di una duplice perdita: la vita e l’ideologia del suo compagno.

“lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Diana offre la soluzione, ma mostra una certa qual gelosia e non condivisione. Il sogno diventa ironico nel dire che “le sue conoscenti” al femminile “del negozio di ottica” lo avrebbero aiutato a risistemare e a rafforzare il suo sistema di idee. Sembra che il compagno di Diana abbia una bassa soglia di suggestionabilità e sembra che Diana sia particolarmente gelosa e risentita.

Questo ci dice il sogno di Diana.

POSTILLE SCIENTIFICHE SUL SOGNO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

Diana conferma che il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, è la festività dei defunti a cui ha associato la sua sensibilità alla perdita affettiva nei tre personaggi, la zia, la mamma, il compagno, pur non essendo andata a visitare nessun cimitero.

“(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”

La sensazione d’angoscia al pensiero della morte della zia nello stato di veglia conferma che il sogno avveniva tra sonno e veglia e che la funzione dell’”Io” era presente e funzionale.

PSICODINAMICA

Diana si serve del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione” per svolgere il suo “fantasma di morte”, la sua sensibilità alla perdita affettiva in riguardo alle figure significative della zia, della madre e del compagno: tre personaggi che hanno trovato l’autore. In riguardo al compagno Diana accusa in sogno una crisi di coppia e nello specifico una non condivisione ideologica e culturale, un dissenso sugli schemi interpretativi dell’uomo e dell’esistenza.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Diana domina l’istanza “Io”, la piena consapevolezza dei contenuti del sogno e della veglia. Non è presente la funzione repressiva del “Super-Io” o la funzione pulsionale dell’”Es”. Il sogno riguarda la sensibilità agli affetti e di conseguenza rievoca la “posizione psicofisica orale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Diana lavorano i meccanismi psichici della “condensazione”, dello “spostamento”, della “conversione nell’opposto”: “cimitero”, “abbraccio”, “cucinare”, “stupore”, “caduta”, “occhiali”, “stanghette”. E’ presente il meccanismo di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Diana evidenzia un tratto psichico marcato di tipo “orale”: sfera dell’affettività nello specifico.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” e la “metonimia”: “abbraccio”, “cimitero”, “occhiali”, “caduta”.

DIAGNOSI

Il sogno di Diana mostra una spiccata sensibilità verso il distacco affettivo ed elabora un “fantasma di morte” nella valenza “perdita”. Evidenzia, inoltre, un dissenso ideologico e una sottesa ironica conflittualità verso figure significative della sua vita: il compagno.

PROGNOSI

Diana è chiamata a emanciparsi affettivamente dalle persone significative della sua storia psicologica e della sua vita. Questa autonomia include anche il livello intellettivo delle idee e delle ideologie. Diana deve rafforzare il suo punto di vista e il suo pensiero al di là degli affetti costituiti. In tal modo potrà ricucire i conflitti relazionali di vario tipo ed essere appagata di sé senza inutili competizioni.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un’esasperazione del “fantasma di morte”, distacco affettivo, e nell’emersione di un nucleo depressivo di qualità nevrotica con la caduta della qualità della vita e delle relazioni.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno in se stesso viene da lontano e arriva lontano e fino a quando cammina la vitalità del corpo: dal grembo materno alla primissima infanzia, dall’adolescenza alla maturità, dalla vecchiaia allo stato di coma. Trattasi di attività psichica non necessariamente cosciente o più o meno cosciente, ma quello che del sogno ci arriva viene elaborato dall’”Io” in ogni modo e in ogni caso. Questo è il senso della definizione di “resto notturno”, un frammento o un residuo, quel che resta di un travaglio psico-percettivo vissuto e sviluppato durante il sonno. E di questo “resto notturno” siamo debitori alla funzione psichica “Io”, perché il sogno è formulato secondo le modalità del “processo primario” gestito dall’”Io” e riceve i contenuti dalla nostra storia psichica. Il “processo primario” si attesta nell’originaria modalità di pensiero elaborata secondo il sistema psico-percettivo in riguardo al corpo e all’altro fuori di me, quest’ultimo è chi mi nutre e allevia i dolori della fame: i dati del “sistema neurovegetativo” e sensoriale. Dopo i quattro mesi inizia l’evoluzione del rudimentale “processo primario” cenestetico con una “riflessione”, un rifrangersi delle sensazioni e delle esperienze in una forma naturale e semplice di autocoscienza. Inizia a formarsi un abbozzo di “Io”, di “coscienza di sé”: il “fantasma di sé” succede al “fantasma della madre”, la prima esperienza-conoscenza dell’infante. Il bambino si percepisce come corpo vivente e altro dalla madre e non come una sua appendice: si è profilato l’”Io”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICO

In base a quanto affermato nella decodificazione dei simboli e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Diana è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Diana in persona ha detto che il “resto diurno”, causa scatenate del sogno, è la festività commemorativa dei defunti: “Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”