ICARO

Vaste steppe,

grandi spazi aridi,

niente e nessuno intorno.

Cammino fino alla taiga fitta di alberi gelati.

Quanta illusione si cela dietro la muraglia!

Quanta Cina di carta!

Quant’è lontana!

Invento cose che si sgretolano,

niente esiste se non ha una voce

e non è nulla quella che risuona dentro la testa,

è solo testa,

solo creazione.

Quanta tristezza mi fa la realtà?

Sempre la stessa,

tanta.

Ho una pazienza accanita,

una volontà prepotente,

una fantasia demente,

faccio autostop guidando.

Il silenzio è una lama di coltello a serramanico

infilato nel sangue di un abbraccio.

Si frantumano le intenzioni

e le mani cadono lungo i fianchi

a somma protezione di un sentimento.

La crudeltà non deve entrare,

non sono un forno crematorio.

Sono vicina alle femmine poete

che si suicidano in un giorno qualunque,

senza pensare alla fama

che la fine si porta appresso.

Sono vicina al pozzo,

ai pazzi.

Amerò anche da morta?

Io non lo so

e adesso non mi viene voglia di pensarti,

ma tu dimmi quando arrivi

ed io scenderò dalla mia polveriera

per darti il benvenuto.

Non portarmi mazzi di rose,

non pungere una fuorilegge.

Toccata da mani che conoscono i corpi

e non lasciano impronte su questo campo di battaglia che è il mio,

mi muovo ancora in cerca di te.

Voglio imparare dal tuo malessere

a vincere la nausea delle ore del giugno polveroso,

la luce violenta del solstizio che rovescia lo stomaco

come un guanto di velluto.

Rumino,

sono un bovino estinto,

una scimmia urlatrice,

la discarica della carta su cui scrivo.

Fogli vergati da un inchiostro azzurrino si alzano sopra carcasse di albatri,

il vento favorisce il volo.

Appoggio la mia schiena scarna sopra le loro grandi ali immobili,

è tempo di allettare il sole.

 

Sabina

Trento, 06, 06, 2021

UN CIELO ROSA ANTICO

E’ una vera fortuna, uscire ed avere un parco di fronte casa.

L’ho sempre pensato ma, ora come ora, lo apprezzo sempre di più.

Uno degli svaghi ancora concessi a noi abitanti di Monaco di Baviera è di visitare un po’ di natura in solitudine, forse per accettarci che, nonostante tutto, sta fiorendo una frizzante e variopinta primavera.

Era però quel giorno, di cui voglio raccontare, più simile a un autunno. Il colore del cielo era tra l’azzurro chiaro ed il grigio e soffiava un vento che ricordava quello cantato dai poeti antichi, carico di significati.

Quel giorno ho percorso tutte le colline in salita e contro vento.

D’un tratto, ho ricordato uno degli ultimi giorni di libertà da quei pensieri che, adesso, sono ospiti indesiderati della nostra mente. Mi trovavo anche quel giorno lontano da sola, alla “Alte Pinakothek”, circondata dall’ingegno e dal delirio di splendidi artisti, conosciuti e non. Mi sono tornate in mente quelle tele romantiche che rappresentavano una natura nordica, dai colori per lo più cupi, con solo pochi sprazzi di luce che illuminavano qualche angolo di cielo. Il colore degli alberi sempre verdi era intenso, forse si preparava una tempesta, o forse no.

Ho sempre trovato quei quadri affascinanti, forse perché rappresentano una natura tanto distante da quella a cui sono abituata, fatta di zagare e fichi d’india. O forse perché mi sono sempre chiesta cosa vi fosse nell’animo dell’artista, quali inquietudini celasse il suo cuore, mentre spennellava un paesaggio che non poteva che esserne lo specchio. Quel giorno, tra il vento e il cielo grigio, forse ho compreso quelle inquietudini, quei timori.

Mi sono recata, infine, in un angolo che gli abitanti definiscono prodigioso: una distesa di alberi di ciliegio che provoca dimenticanza. Alzo lo sguardo e, su di me, vedo solo un cielo rosa antico.

Anche il vento si era calmato.

Bruna

Monaco di Baviera, domenica 29 del mese di marzo dell’anno 2020