IN NOME DELL’AMICA INFELICE

Tra le viti ramate e odorose di mosto,

tra i filari antichi di crocifissi lignei e bagnati di zolfo,

si è addormentata la donna in un ripido letto di rovi.

Ahimè,

la giovine era angosciata,

era d’acciaio temprato,

aut aut e non et et,

tanto mai vel vel,

ma la giovine era angosciata.

Lei volle e sempre volle,

fortissimamente volle,

ma la sua forza si sposava con la fragilità.

Ella volle una corda di canapa

per il suo necessario esodo.

Lascia che sia fiorito il suo sentiero”,

canta il menestrello

in quella terra laboriosa di gelide freddezze.

Fai buon viaggio,

o anima inquieta,

tra le energie cosmiche intrise di terrene e umane storie.

Salvatore Vallone

Giardino degli aranci, 30, 10, 2023

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