L’ABITO

Datemi l’abito

e io farò il monaco,

un vestito nuziale per lo sposo di Elizabet,

io Immanuel e lei Lusylusy,

io aborigeno siculo e lei primitiva sicana,

unici abitanti del vallone arabo

che dal monte Lauro porta a Palazzolo acreide

passando per Pantalica,

per le antiche gole scavate nella roccia calcarea e conchiglifera

sopra il camino sotterraneo e bruciacchiato

che dai monti Climiti porta al lago Trasimeno

passando per l’Etna,

Vulcano,

Stromboli,

Vesuvio.

Ci sposeremo ad Agosto,

io e lei,

convoleremo nel mese delle feriae di Augustus,

quando le stelle cadono

e gli stronzi salgono nelle tivvù,

nei giornali,

nelle camere alte e basse.

Noi,

gente di cuore e di pisello,

ringrazieremo gli invitati alla mensa di Francesco

presso la vecchia torre di Carancino,

dove il cibo abbonda nella bocca degli obesi

e dei bulimici in odore d’infarto miocardico.

Ah, se fossi morto in quel giorno benefico!

Datemi un abito funesto

e solleverò la veste di un nuovo mondo.



Salvatore Vallone



Carancino del giardino, 16, 07, 2023





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