“E TU CHE GUSTO VUOI?”

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato di essere in compagnia di una persona, ma non ricordo chi fosse.

Entriamo in una gelateria e, stando in piedi davanti al bancone, decidiamo di ordinare. Questa figura ordina per primo e, mentre ordina, io continuo a guardare velocemente i gusti.

Lui decide di prendere i gusti panna e crema. La gelataia si rivolge a me con un bel sorriso e mi dice :”E tu che gusto vuoi?”.

Pur avendo scelto i gusti ho un attimo di esitazione e ricontrollo tutti i gusti andando un po’ in panico, ma alla fine decido di prendere panna e crema come aveva scelto l’altro.

Guardo in faccia la gelataia e dico la mia scelta e ricordo di averle fatto probabilmente un bel sorriso.

Ma appena ho finito di dire alla gelataia che gusti volevo, sono come caduto, attirato verso il suolo e mentre cadevo ho avuto una specie di senso di vuoto.

Ero cosciente del fatto che stavo cadendo e mi sono ritrovato seduto per terra probabilmente con le gambe incrociate che guardavo il banco-frigo con all’interno i gelati.”

Questo è il sogno di Mariano.

INTERPRETAZIONE

Ho sognato di essere in compagnia di una persona, ma non ricordo chi fosse.

Mariano si trova in buona compagnia semplicemente perché la persona che lo accompagna è la precisa proiezione” difensiva di se stesso. Mariano si dà così la possibilità in sogno di attribuire all’altro quella parte psichica di se stesso che non accetta e in tal modo può continuare a sognate e a dormire. La “rimozione”, la dimenticanza, il “lapsus mentis” sono difese psichiche che si usano nella veglia e anche nel sonno quando si sogna e quando si mettono in gioco involontariamente conflitti vissuti e problematiche pregresse che sono ancora in circolazione nella psiche. Il non ricordare è sempre una difesa psichica dall’angoscia e tra poco il sogno ci dirà da chi si difende e quale angoscia ha Mariano. Comunque, il nostro protagonista è ben attrezzato e ben munito grazie al suo raddoppiamento. In questo modo “c’est plus facile”.

Entriamo in una gelateria e, stando in piedi davanti al bancone, decidiamo di ordinare. Questa figura ordina per primo e, mentre ordina, io continuo a guardare velocemente i gusti.”

Ecco, c’è in ballo la “libido orale”, “entriamo in una “gelateria”, viene fuori una situazione simbolicamente seduttiva e un conflitto squisitamente erotico. La “gelateria” condensa l’esercizio erotico del gusto e della bocca, la funzione “orale”, il bacio in primis e tutto quello che si può fare con la bocca e annessi e connessi in secundis. Mariano è titubante di fronte al manifesto palcoscenico seduttivo di una “gelateria” che egli stesso ha costruito con tanto di “bancone” e di succulenti gelati al gusto vario, con tanto di alleato e di noncuranza verso uno sconosciuto che è quel se stesso che pensa di fare le cose e di agire al meglio nelle situazioni date. Ecco che Mariano manda avanti il compare per ordinare il gelato, “questa figura ordina per primo”, mentre lui sornione si apparta dalla ribalta “guardando velocemente i gusti”.

Chi è il vero Mariano?

La risposta è semplice: tutte e due le figure.

Ma cosa teme Mariano?

Mariano teme la situazione seduttiva ed erotica e manda allo scoperto quel se stesso intraprendente che sa come fare e che non si vergogna di chiedere mai e non si tira indietro di fronte all’oggetto del desiderio, al gusto del bacio e dell’oralità erotica.

Lui decide di prendere i gusti panna e crema. La gelataia si rivolge a me con un bel sorriso e mi dice :”E tu che gusto vuoi?”.

Che provocazione!

In che situazione si è messo il timido Mariano!

La “gelataia” si rivolge a lui e chiede ammiccante nel suo bel sorriso “e tu che gusto vuoi?” Si realizza in sogno quella scena che Mariano ha immaginato da tanto tempo: una donna che lo seduce e gli spiana la strada per la conquista, una donna che gli fa capire che ci sta e che adesso deve soltanto muoversi e fare la sua parte in questo film a colori. Il Mariano coraggioso ha scelto il massimo della libidine dell’arte gelatiera, “panna e crema”, i gusti più erotici che mente umana abbia potuto mai concepire, una donna tutta panna e un bacio alla crema. Il Mariano timido, il gregario, si trova all’improvviso di fronte a tanto splendore sorridente e si sente allettato da un perfido e malizioso “e tu che gusto vuoi?”.

Come rispondere a tanta provocazione seduttiva femminile?

Pur avendo scelto i gusti ho un attimo di esitazione e ricontrollo tutti i gusti andando un po’ in panico, ma alla fine decido di prendere panna e crema come aveva scelto l’altro.”

Mariano è incorreggibile. Ma come, la signorina “gelataia” ti ha offerto in un piatto d’argento la sua disponibilità a servirti di tutto punto, di fino e di grasso, di cotta e di cruda e tu, tu tentenni, tu traballi, tu cincischi, tu balbetti, tu vai “un po’ in panico” di fronte a tanta provvidenza del buon dio arabo. Meno male che “alla fine” decidi per la “panna” e per la “crema”, come il tuo alleato, il tuo degno compare. Questo quadretto è di una delicatezza rara, se non unica, proprio nel descrivere e mostrare la timidezza con i colori dell’esitazione e della condivisione. Mariano si è rafforzato grazie al suo alleato nel relazionarsi alle donne e nel reagire alle tanto desiderate provocazioni seduttive. Lui sapeva cosa voleva, la “crema” e la “panna”, ma dopo il breve “panico” si è totalmente convinto di essere della partita e si è rassicurato sull’universo erotico e sulle relazioni al femminile.

Guardo in faccia la gelataia e dico la mia scelta e ricordo di averle fatto probabilmente un bel sorriso.”

Ormai Mariano si è sbloccato e il prosieguo del sogno lo vede attore protagonista: “guardo in faccia la gelataia”. Altro che timore e tremore, questa è vera e propria sicurezza condita dell’arroganza dell’uomo sicuro e potente che non deve chiedere mai. Mariano sfida se stesso guardando in faccia la gelataia e afferma il suo buon estro con un probabile “bel sorriso”, il suo seduttivo farsi capire, la sua modalità d’intesa erotica, il preliminare più bello del mondo, quello che fa capire all’altro che la cosa è possibile e che si può fare, si può combinare, si può impattare.

Bravo Mariano, così si fa, così fan tutti e così fan tutte!

Che il buon dio te la mandi buona nel momento in cui si dovrà concludere l’affaire!

Ma appena ho finito di dire alla gelataia che gusti volevo, sono come caduto, attirato verso il suolo e mentre cadevo ho avuto una specie di senso di vuoto.”

Ahi ahi ahi, come non detto, sono stato profeta di sciagure e di sciagurati eventi. Ma come, fino a questo momento era andato tutto bene come da codice del seduttore, come da galateo del conquistatore, come da vangelo dello sciupa-femmine, e alla fine tu mi cadi sull’ammiccamento della gelataia e sulla conquista fatta. Adesso che bastava raccogliere i frutti di tanto travaglio, dopo che ti eri portato dietro anche la fanfara dei bersaglieri, adesso tu mi cadi su una buccia di banana, sul ritorno infausto della tua timidezza e sul timore e tremore di fonte alla donna angelicata e vestita da gelataia, nonchè disposta a darti tutti i gusti che vanno dalla panna alla crema. Quello che Mariano aveva da sempre desiderato, nel momento in cui lo ottiene almeno in sogno, va farsi fottere per una miserabile e goffa caduta di fronte a un volgare bancone di gelateria, lucido e freddo come il marmo di un obitorio. Mariano è andato in panico di fronte a una donna che ci stava. Se avesse portato a termine la seduzione, sarebbe piombato in una eiaculazione precipitosa. Questo quadro precario si spiega con la paura della donna che traligna in panico, con il timore della sessualità femminile e con la disistima della propria virilità.

Ma perché avviene tutto questo, porca di una miseria ladra?

Lo stesso Mariano se lo dice in sogno: “attirato verso il suolo” ossia il desiderio e la fantasia di un forte legame incestuoso con la figura materna, una “posizione edipica” non risolta o meglio ancora ferma alle prime pagine dello svolgimento del mitico e reale psicodramma. Ma non basta, perché il senso di vuoto attesta dell’angoscia legata alla perdita della madre, quasi come se fosse un tradimento andare con una ragazza per questo figlio così devoto e avvinto dalle catene protettive di una madre possibilmente improvvida che non ha favorito l’emancipazione psicofisica del figlio nel tempo giusto e nei modi opportuni: “ho avuto una specie di senso di vuoto”. Questa è la quintessenza dell’angoscia.

Ero cosciente del fatto che stavo cadendo e mi sono ritrovato seduto per terra probabilmente con le gambe incrociate che guardavo il banco-frigo con all’interno i gelati.”

Dopo l’angoscia in forma poetica si presenta sul palco del sogno l’ironia, la quinta forza che non guasta mai e che ci vuole sempre. Mariano è consapevole del suo disagio verso la donna bella e seduttiva, della sua timidezza nei riguardi delle donne e del fatto che gli mancano le parole in situazioni di forte attrazione. Questa consapevolezza lo aiuta tantissimo a vivere tra le donne e a conoscere l’animo femminile con quel senso di fascino che attesta delle tante forme dell’attrazione e della seduzione, delle tante facce del sentimento d’amore. A completare l’opera subentra la capacità di Mariano di esercitare l’ironia intesa nei due modi migliori, il comico sorridente e il destrutturante. Il primo si attesta nella simpatia del quadretto dipinto: Mariano a terra, in posizione quasi yoga, che contempla il famigerato bancone dei gelati dopo essere stato tramortito dalla visione dello spirito santo sotto forma di una gelataia che gli porge un gelalo al gusto di crema e con panna. Il secondo verte sulla progressiva perdita delle paure erotiche e sessuali e sulla caduta delle “resistenze” difensive che impediscono l’approccio sereno alla donna e la relazione amorosa. Fondamentalmente Mariano è quel personaggio simpatico e amico di tutti che sta in compagnia con una collocazione precisa: l’apparentemente disinibito e l’amicone che fa tanto ridere e tira su il morale della compagnia, il re dei pagliacci di cui è piena la letteratura della musica leggera e non. Questo è Mariano, l’uomo che ha profonde esigenze affettive e le nasconde convertendole nell’opposto, l’uomo che ha bisogno di essere accettato e fa di tutto per trovare riscontro nel gruppo, l’uomo di cui le donne non s’innamorano quasi mai ma che tutte ricercano come confidente e spalla su cui piangere. In questo sogno molto descrittivo la simbologia non è invasiva e si privilegiano la narrazione e le immagini, per cui l’eventuale drammaturgia si riduce in una comica finale rendendo al sogno una valenza specifica di prodotto ibrido e variegato, nonché umorale.

Un’ultima definizione del sogno di Mariano si esprime in questi termini: un breviario psichico del corteggiamento, della seduzione e dell’intesa come il preliminare nell’atto notarile più diffuso tra i maschi e le femmine o ingenerale tra gli uomini, per dire meglio ed essere alla moda.

Il sogno di Mariano è stato interpretato in maniera esauriente ma non esaustiva, perché il prodotto psichico è ancora ricco di temi e di spunti per ulteriori riflessioni.

Bontà della Psiche e del Sogno!

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