L’UOMO IN CHAT

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di aver conosciuto un uomo in chat e di avere instaurato una relazione virtuale.

Dopo un po’ di tempo, visto che trovava scuse per non vederci, decido di andare a trovarlo a Milano, dove abita con la mamma, una ricca imprenditrice, la quale appena arrivo mi offre un lavoro.

Scopro che l’uomo conosciuto in chat è allettato perché è paralizzato dalla vita in giù, ma sono tanto felice perché sento che mi vuole davvero bene.

La gioia è tanta e mi sveglio.”

Questo è il sogno di Eleonora.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I “social” inducono a relazionarci e a tradurre in atto l’umano bisogno dell’altro.

Che bella cosa e che buon servizio!

Aristotele se la ride dal basso delle sue ultime ceneri e ammicca con il suo “zoon politikon”: “vi avevo detto da tempo che l’uomo è un vivente che si relaziona e fa delle scelte”. “Politikon” contiene tutto il senso della vita sociale dei Greci all’interno della città stato, la “polis” per l’appunto, e tutto il travaglio del difficile esercizio della “democrazia diretta”. Del resto, il grande filosofo aveva ratificato nella sua opera “Politica” quello che in Atene era già storicamente avvenuto sin dai tempi del rompiscatole e scansafatiche Socrate, nonché dei presuntuosi e spocchiosi Sofisti.

Oggi i suoi assunti di base sull’essenza umana e le sue acute analisi filosofiche sulla formazione e sulla struttura dello Stato sono di grande attualità e interesse, ma le società umane si sono dilatate a dismisura insieme agli strumenti di comunicazione. Gli Stati si sono alternati nella scena storica secondo gli schemi culturali dominanti e gli uomini hanno ancora la necessità biologica di nascere da una madre e di morire da soli, oltre la possibilità di collegarsi in tempo reale con la morosa che abita in Australia e di far sesso in video. Nel frammezzo di tanta fortuna si colloca l’avventura della vita collettiva, una dialettica sociale fatta di incontri e di scontri, di vizi e di virtù, di desideri e di scoperte, di magia e di scienza. Ancora, nel frammezzo di tanta fortuna si colloca anche l’avventura della “libido” e l’evoluzione di quello slancio vitale, energia, che persiste e incalza. Un uomo da solo è un’astrazione buona per l’Algebra, è la negazione della sua essenza biologica o metafisica. Un uomo da solo non esiste e non può esistere. Anche se isolato e chiuso in una campana di vetro, questo mirabile vivente si relazionerebbe con il suo corpo e con i suoi prodotti psichici, inventerebbe i simboli, costruirebbe un mondo densamente popolato dai suoi fantasmi e sarebbe sempre in buona compagnia con le sue poesie.

Aristotele aveva e ha ragione, punto e basta!

Oggi noi dobbiamo accontentarci dei nostri filosofi e giornalisti sempre in “tv” di qua e di là e dei nostri politici, giovinastri buontemponi e frutto improvvido della comicità più sciocca o dei matrimoni tra nani e donne-cannone. Oggi noi siamo il risultato sociale e politico degli sberleffi degli eredi di due comici, per cui possiamo anche gridare che ci manca tanto un Platone o un onorevole Andreotti. Bando alle lamentele dal momento che “chi è causa del suo mal pianga se stesso” e, allora, diciamo che oggi ci si può soltanto consolare gridando a squarciagola che “io non sono questo o non sono quello” e che gradirei i porti aperti alle onde del mare e alle ondate di quegli uomini mezzi impauriti, di quelle donne quasi sempre violentate e incinte, di quei bambini dagli occhioni lucenti di lacrime, uomini, donne e bambini bisognosi intanto di essere salvati e dopo anche di una lucente coperta termica e di una porzione di pasta al forno siciliana. Ma la paranoia oggi è al potere e la rossa vergogna è sul volto della gente sana e per bene. Qualcuno ha deciso che i porti devono restare chiusi e “più non dimandare”, brutta bestia sovversiva.

E’ tempo di convergere sul sogno.

Eleonora parla di un uomo conosciuto in “chat”, di una relazione virtuale che aspira a tradursi in relazione “carne e ossa”. Anche la virtualità è una realtà, la realtà di una possibilità, così come la concretezza materiale è la realtà comunemente più accreditata nelle nostre teste e non soltanto nel vocabolario. Eleonora ha una relazione virtuale e sente il bisogno di fisicità, vuole passare dall’astratto al concreto, dall’immaginario al reale, dall’etereo allo stato solido. Quella di Eleonora è l’umana esigenza di una donna che si relaziona con un uomo e che vuole un contatto del suo tipo, una relazione fatta di polvere e di sangue, di idee e di valori, di sensi e di sentimenti, di emozione e di ragione, di desideri e di passioni, di fusioni e di conflitti. Insomma, Eleonora è una donna normalissima che in sogno svolge le sue umane esigenze e le sue specifiche inclinazioni, i suoi tratti psichici e i suoi valori sociali. Nella prima parte sviluppa l’universale bisogno dell’altro e la comune trama delle umane relazioni, nella seconda parte introduce le sue peculiarità psichiche elaborate nell’evoluzione degli investimenti della sua “libido”. A questo punto ci aspetteremmo dal sogno di Eleonora la storia d’amore che inizia al freddo e finisce al caldo, si origina dallo strumento elettronico e approda nel vasto corredo dei sensi e dei sentimenti.

Ma ecco il colpo di scena!

Eleonora denuncia la sua inclinazione alla “sublimazione della libido”, la sua tendenza alla relazione mistica, la sua predilezione alla spiritualità. Svirilizza il suo uomo e si mette al suo servizio sentendosi amata nel vero senso e nel vero modo. E tutto questo psicodramma avviene sotto l’egida della “posizione edipica” e sotto l’ombra della figura paterna inserita in una cornice affettiva di buona qualità. Quella di Eleonora è una reale modalità d’amare, un reale passaggio dal virtuale all’ideale, è la sua modalità e quella di tante altre donne che si sono bloccate e impantanate negli allettamenti mitici e mitologici dell’infido Edipo, l’uomo dai “piedi gonfi”.

Seguirla nel suo sogno sarà non soltanto un vero piacere, ma anche un buon insegnamento per i lettori di buona volontà e che, come me, gradiscono a tavola i valori intramontabili dell’accoglienza e della condivisione, quell’olio extravergine d’oliva che pizzica il palato e che sa tanto di cardo mariano.

Si dia inizio alle danze dei simboli e all’esibizione dei fantasmi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di aver conosciuto un uomo in chat e di avere instaurato una relazione virtuale.”

Eleonora va in “chat” e frequenta i “social”, i siti dove si conosce gente di tutti i tipi e ci si relaziona con l’intento e la speranza che “da cosa possa nascere qualcosa” e qualcosa di qualsiasi tipo. I siti sono vari e variopinti, vanno dall’amicizia platonica al sesso sfrenato, dalla sublimazione religiosa alla materialità più bieca. Nei siti estremi vanno e s’incontrano uomini e donne che hanno qualche pendenza psichica in atto. E regolarmente avviene che ci si imbatte nella conoscenza virtuale di persone sconosciute che si manifestano nella veste più brillante e seduttiva. Tutto bene quel che finisce bene e con tanti auguri per la prossima volta.

Il sogno di Eleonora è partito da una normale pratica di viaggiare in “internet” e ha assolto il suo bisogno di tanto navigare: conoscere una persona e stabilire una relazione virtuale. Questi sono i bisogni attuali della protagonista del sogno.

Ma perché questa santa donna va in “chat” e non al supermercato sotto casa a conoscere il macellaio che ogni giorno le fa l’occhiolino e che puzza di carne?

Ma perché Eleonora si pasce di “cazzeggiare” con il computer ore e ore e si accontenta di pascolare su un infido “social” nella ricerca sotterranea di trovare l’amore maledetto ma eterno?

Il “social” è un cumulo di anfetamine non prescritte da alcun medico, è un antidepressivo in circuiti sottili e abilmente stagnati, è lo strumento gratuito dell’eccitazione continua, è un orgasmo blando e prolungato che si gusta come un caffè espresso all’aeroporto di Catania, è il luogo degli incontri più ambigui e delle sorprese più oscene. Certamente il “social” non è il convento delle suore di sant’Orsola e non ricalca gli insegnamenti del papà o della mamma. Eleonora ha bisogno di tutto questo eccitante “ambaradan” in questo periodo sbilenco della sua vita.

I simboli dicono che “un uomo” è la predilezione elettiva di Eleonora e il corredo psicofisico dell’universo maschile, la “chat” condensa la relazione difensiva e l’investimento antidepressivo, la “relazione virtuale” è quello che si diceva prima, una difesa dal coinvolgimento diretto e una maniera di eccitazione solipsistica.

Ribadisco: Eleonora è una donna sola, meglio che si sente sola, e che ha il problema di investire in maniera diretta la sua “libido”, per cui si difende dall’angoscia di solitudine ricorrendo alla virtualità e alla vitalità dell’immaginazione, si eccita con la Fantasia, si allucina con i suoi desideri più reconditi e più umani. Questi processi psico-neuro-fisiologici si snodano dentro i circuiti sottili e i fasci luminosi di un simpatico computer.

Riflettiamo gente, riflettiamo!

Dopo un po’ di tempo, visto che trovava scuse per non vederci, decido di andare a trovarlo a Milano, dove abita con la mamma, una ricca imprenditrice, la quale appena arrivo mi offre un lavoro.”

Eleonora è una donna timida che supera le sue difficoltà relazionali convertendosi in una donna decisa e pratica, determinata e pragmatica, una donna che non accampa scuse e che aspira a realizzarsi con i suoi investimenti energetici e seduttivi: aspira per l’appunto. Eleonora prende coscienza sognando di essere una donna fragile e di aspirare a superare le sue difficoltà buttandosi nell’ergoterapia, nella cura del fare e dell’agire. Per tale scopo si immagina e si colloca come la mamma di quest’uomo non cresciuto abbastanza o cresciuto male e con qualche pendenza edipica. Per superare le sue difficoltà relazionali Eleonora ricorre alle sue arti psicofisiche materne, non si offre come donna che seduce e conquista, ma come una buona madre che si prende cura del figlio adulto e in questa pratica trova la sua realizzazione e i suoi tesori.

Vediamo i simboli e i “meccanismi psichici di difesa”.

La “proiezione” è evidente nell’attribuire all’uomo “le scuse per non vederci” e nel trasferirsi nella “mamma, una ricca imprenditrice”, così come è manifesta la “identificazione” in questa figura che “appena arrivo mi offre un lavoro”. Simbolicamente le “scuse per non vederci” si traducono nelle difese a prendere coscienza della paura del ruolo da assumere nei riguardi di un uomo possibilmente da amare. “Decido di” rappresenta il meccanismo di difesa della “messa in atto”, inglese “acting out”, e si traduce dal latino “tagliare” tra le tante deliberazioni e valutazioni. “Andare a trovarlo a Milano” fa il paio con “mi muovo e aggredisco” sperando di non destare timore nel povero malcapitato e oggetto di tanta irruenza.

Eleonora costruisce in sogno il suo modello di uomo, un individuo passivo e remissivo nei riguardi delle donne, un uomo immaturo che ancora ha bisogno della madre e che nella donna cerca la figura e la valenza materne. Almeno così Eleonora gradisce il suo uomo e certamente per sentirsi a suo agio. In primo luogo agisce e dopo si presenta come una figura materna. “Abitare” è simbolo di identificazione e di possesso, il passo successivo alla “introiezione” dell’oggetto buono o ritenuto tale.

Ma la verità psichica qual’è?

Eleonora si è immedesimata e identificata a suo tempo nella madre al fine di conquistare il padre: “posizione psichica edipica”. Eleonora, sempre a suo tempo, si è talmente innamorata del padre che da adulta ancora ricerca una figura similare su cui esercitare il suo potere di donna come ha fatto sua madre, una figura assimilata e ben strutturata. Si respira l’anelito della figlia di fare come la mamma per avere le cure e le premure del papà. Il “meccanismo di difesa” della “alleanza con il nemico” è evidente in “appena arrivo mi offre subito un lavoro”, trovo un investimento di “libido” da fare. “Milano” sembra una città progrediente, ma è regressiva perché Eleonora torna indietro alla sua infanzia e alla sua tormentata storia d’amore con il padre, un’avventura elaborata senza urtare la sensibilità materna e servendosi degli strumenti seduttivi di figlia. La “chat” è elettronica nel progredire e anche nel portare indietro Eleonora a quando elaborava i suoi “fantasmi” in riguardo al padre e alla madre, al periodo della sua vita infantile quando formava la sua “organizzazione psichica reattiva” proprio reagendo alle pulsioni interiori e alle stimolazioni dell’ambiente.

Proseguire, per avere la conferma di questo trambusto, è d’obbligo.

Scopro che l’uomo conosciuto in chat è allettato perché è paralizzato dalla vita in giù, ma sono tanto felice perché sento che mi vuole davvero bene.”

Eleonora svirilizza “l’uomo conosciuto in chat” con la paralisi “dalla vita in giù”. Ha risolto un grosso problema, la sessualità, esternando una forte carica aggressiva verso il maschio, una pulsione sadomasochistica classica della “posizione psichica anale” e recuperata dalla sua formazione. Ma Eleonora è “tanto felice” perché, se quest’uomo non può far sesso, vuol dire che la ama “davvero”, che il suo sentimento è puro. Eleonora ha bisogno di separare il vile metallo della sessualità dall’oro colato del sentimento d’amore.

Ma perché questa drastica e assurda scissione tra il corpo e gli affetti?

Perché quest’uomo “allettato” è il padre, la figura paterna ringiovanita al tempo di Eleonora bambina. Si dichiara in maniera conclamata la “posizione psichica edipica”, la conflittualità piuttosto intensa che Eleonora ha vissuto nella sua infanzia e adolescenza nei riguardi dei suoi genitori. La bambina cercava il padre e ne era attratta. Nessuno la rassicurava sulla purezza naturale di questo trasporto ed Eleonora si è portata dietro questo bisogno affettivo e lo ha anteposto a qualsiasi altra movenza del corpo. Questo sentimento d’amore è da privilegiare in assoluto e soprattutto rispetto alla sfera carnale. Eleonora è cresciuta con queste convinzioni e se le porta dietro nel sogno a indicare il travaglio dell’amore puro e scevro da allettamenti sensuali e sessuali: “ma sono tanto felice perché sento che mi vuole davvero bene”.

Vediamo i simboli e i “meccanismi di difesa” dall’angoscia edipica dell’incesto.

“Scopro” ossia prendo coscienza del conflitto edipico e dell’angoscia dell’incesto. “L’uomo conosciuto in chat” è la traslazione della figura paterna in versione giovanile. “Allettato” condensa un “fantasma depressivo di inanimazione” ed equivale a bisognoso di cure. “Paralizzato dalla vita in giù” si traduce nella “impotentia coeundi”, una chiara “proiezione” di aggressività “anale” in difesa dall’angoscia dell’incesto o delle pulsioni erotiche che la bambina avvertiva e che doveva negare. Con questi assunti di base e con queste modalità si è formata la Filosofia dell’amore di Eleonora: l’amore vero è puro, una forma sublimata e mistica degli investimenti di “libido”, un rifiuto difensivo della materialità del corpo a favore della spiritualità dei sentimenti. “Sono tanto felice” si traduce in sono pervasa da un buon demone, da uno spirito vitale consono alle mie esigenze psicologiche profonde e spirituali. “Sento” o gusto. Eleonora diffida delle sensazioni del suo corpo, ma non può fare a meno di esprimersi con le movenze del corpo. Il processo della “sublimazione della libido” fa i suoi miracoli nel deprivare di materia il senso e nell’innalzarlo ai vertici del misticismo sotto forma di sentimento.

Si conclude con questo benessere psicofisico il viaggio onirico di Eleonora intorno alla sua relazione meravigliosa e sublimata con il padre e intorno alle sue esigenze di amare un uomo in maniera pura e asessuata. E’ chiaro che sono tutte difese psichiche dal coinvolgimento erotico e sessuale di Eleonora, difese edipiche che la giovane adolescente non è riuscita a superare e che la donna si è portato dietro nell’esercizio mistico della sua sessualità e nella ricerca di un uomo a metà, un oggetto d’amore puro ed egoisticamente elaborato al fine di non vivere l’angoscia dell’incesto e di non commutarla in trasporto orgasmico dei sensi.

La gioia è tanta e mi sveglio.”

Svegliarsi per “la gioia”, piuttosto che per l’ansia o tanto meno per l’angoscia, è veramente auspicabile per tutti. La gioia di Eleonora si spiega con l’appagamento affettivo e con la presa di coscienza che le sue esigenze sentimentali sono di grosso spessore e sono state assolte. “Gaudium” è a metà tra il mistico e il sentimentale, ha pochissimo, quasi niente, di carnale, a conferma che Eleonora ha impostato il suo sogno sul registro difensivo della “sublimazione della libido”. Contenta lei, contenti tutti.

Questo è quanto dovevo al sogno di Eleonora.

PSICODINAMICA

Il sogno di Eleonora svolge la psicodinamica “edipica” in riferimento privilegiato alla figura paterna e senza trascurare la madre come figura “a latere” in cui identificarsi. Manifesta, inoltre, la modalità di amare e il privilegio esclusivo del sentimento rispetto al senso. Usa il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” perché persiste nell’economia psichica profonda di Eleonora il “fantasma del padre” e l’angoscia dell’incesto.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto cammin facendo. Sottolineo quelli portanti: “chat” ossia difesa dalla relazione e dal coinvolgimento erotico e sessuale e “traslazione” nella virtualità, “allettato” e “paralizzato” ossia “proiezione” di aggressività “anale” di qualità sadomasochistica, “uomo” ossia padre in versione giovanile, “mamma” ossia figura materna e identificazione”.

Il sogno di Eleonora rievoca “l’archetipo” del Padre e lo rivede secondo i filtri della “sublimazione” dell’angoscia dell’incesto.

I “fantasmi” presenti nel sogno di Eleonora sono quelli del “padre”, della “madre” e della “sessualità” in versione edipica.

Nel sogno di Eleonora agiscono le istanze psichiche “Io”, vigilanza e ragione, in “visto” e in “decido” e in “scopro” e in “sono”, “Es”, istinto e pulsione, in “dove abita con la mamma” e in “allettato” e in “paralizzato dalla vita in giù”, “Super-Io”, censura e limite, in “una relazione virtuale” e in “trovava scuse per non vederci”.

Le “posizioni psichiche” richiamate da Eleonora in sogno sono la “anale” in “allettato” e in “paralizzato dalla vita in giù”, la “edipica” in “uomo conosciuto in chat” e in “abitava con la mamma” e in “allettato perché è paralizzato dalla vita in giù”.

Il sogno di Eleonora si serve dei seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “chat” e in “allettato” e in “paralizzato”, la “proiezione” in “visto che trovava scuse per non vederci”, lo “spostamento” in “abita con la mamma, una imprenditrice”, l’ acting out o “messa in atto” in “decido di andare a Milano”, la “identificazione” in “una imprenditrice”. Il processo psichico di difesa “regressione” è presente nei termini necessari alla funzione onirica e anche in “Milano”, mentre la “sublimazione” si vede in “sono tanto felice perché sento che mi vuole davvero bene.” e in “La gioia è tanta”.

Il sogno di Eleonora evidenzia un consistente tratto psichico “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “orale”. Il tutto significa che Eleonora è una donna che ha tanto bisogno di affetto e di essere amata e che ricerca ancora questo appagamento psicofisico che ha desiderato da parte del padre nella sua infanzia. Eleonora è l’incarnazione del motto latino “omnia munda mundis”, “tutto è puro per i puri”.

Le “figure retoriche” elaborate da Eleonora nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “uomo” e in “mamma” e in “imprenditrice”, la “metonimia” o relazione logica in “allettato” e in “paralizzato”. Il sogno è discorsivo e prosaico, non raggiunge picchi poetici anche se è tanto bello per la tematica e arduo per la purezza della risoluzione: prima l’amore e poi il sesso.

La “diagnosi” dice che Eleonora è affetta da “psiconevrosi edipica” per parziale risoluzione della relazione psicofisica, affettiva in primo luogo, con il padre, per cui trasporta questa sua esigenza di essere amata nell’uomo su cui investe la sua “libido genitale”.

La “prognosi” impone a Eleonora di portare a degna e matura risoluzione la “posizione psichica edipica” al fine di non sovraccaricare il partner di un bisogno maturato altrove e a suo tempo. E’ importante godere del corpo e non soltanto della sfera affettiva. Del resto, il corpo ha un suo misticismo in quanto rivelazione del pensiero e del progetto del creatore. Giovanni dice nel suo Evangelo “e il Verbo si fece carne e abitò tra noi”. Il Buddismo vede nel Corpo l’essenza mistica per eccellenza, il “nascondimento” del principio divino che è nella Natura.

Il ”rischio psicopatologico” si attesta nelle difficoltà relazionali a causa della drasticità con cui viene avvolta la componente affettiva. La “psiconevrosi d’angoscia” è pronta a insorgere nella frustrazione del bisogno psichico e della vitalità sessuale, una forma di “castrazione” volontaria per difesa dal coinvolgimento e dall’investimento di “libido”.

Il “grado di purezza onirico” è “buono” nonostante l’apparente vena narrativa della protagonista del sogno. La simbologia di “allettato” e di “paralizzato” dà senso al “contenuto manifesto” ed è la chiave interpretativa del sogno di Eleonora.

La “causa scatenante” si attesta nella frustrazione di un bisogno affettivo o nel ricordo del padre.

La “qualità onirica” è il collegamento alla modernità e il riferimento alle relazioni virtuali. Il simbolo della “chat” è vecchissimo come il cucco: la difesa dalle relazioni umane dirette e la commutazione nella versione fantasiosa e nella pulsione desiderante.

Il sogno si è possibilmente svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della moderata e composta tensione nervosa che lo contraddistingue e della decisa “messa in atto” della protagonista che oscilla tra la bambina timorosa e la donna affermativa.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione dell’affettività: “sono tanto felice perché sento che mi vuole davvero bene. La gioia è tanta…” Questa è una “allegoria” del sentimento dell’amore puro, asessuato per la precisione.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Eleonora è “ottima” a causa della simbologia edipica oltremodo diffusa. Il “grado di fallacia” è basso.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Eleonora è stata letta da una signora che si è voluta definire in questo modo: “di mestiere pulisco le scale e sono madre di tre maschi”. Alle fine mi ha posto le seguenti domande in maniera decisa e perentoria.

Domanda

Cos’è la chat?

Risposta

E’ la chiacchiera o la conversazione per via telematica con persone e in tempo reale. Ci sono dei siti in cui la gente si incontra e intavola lunghe discussioni al fine di conoscersi e di condividere. Ci sono anche siti in cui la conoscenza è finalizzata in maniera specifica: scambio di informazioni o di prestazioni o di altro. In prevalenza i siti “social” assolvono il bisogno umano di relazionarsi e di superare le difficoltà all’approccio attraverso la virtualità, la potenzialità o la possibilità di conoscere tanta gente senza che la persona sia immessa direttamente e di brutto nella relazione con l’altro.

Domanda

E’ una cosa buona che il progresso ci ha regalato.

Risposta

Decisamente sì. Come in tutte le azioni e le cose umane esiste un giusto mezzo a cui ci si deve attenere al fine di evitare le possibili degenerazioni. La “chat” richiede coraggio e responsabilità in chi la pratica e in chi naviga in “internet” alla ricerca di emozioni e di sentimenti.

Domanda

Eleonora andava in “chat” per cercare un uomo da amare perché aveva problemi a trovarlo normalmente uscendo di casa o sul luogo di lavoro?

Risposta

Giustissimo! Eleonora si relazionava con persone sconosciute perché magari non trovava l’uomo giusto e aveva la possibilità di avere un vasto campionario nei “social” specializzati nel far conoscere la gente e nel favorire gli incontri reali oltrepassando il virtuale. La possibilità di un approccio è diventata realtà di fatto. Quasi tutti coloro che frequentano i “social” e “chattano” hanno la finalità di conoscere di persona la gente con cui hanno tanto parlato e discusso. La “chat” è un valido strumento sociale se ben usato e calibrato con la piena consapevolezza dei pregi e dei difetti, dei vantaggi e dei rischi. Se si possono accorciare le distanze tra gli uomini, ben vengano la “chat”, i “social” e i “siti” specialistici. Bisogna partire sempre dalla consapevolezza di cosa ho bisogno e dello strumento che sto usando.

Domanda

Ma dottore ci sono anche siti per gli incontri sessuali?

Risposta

Affermativo! Ci sono siti in cui la relazione proposta è decisamente ed esclusivamente sessuale e con tutte le varianti del caso. La chiarezza è importante per l’offerta e la consapevolezza è determinante per il fruitore, per colui o colei che usano questo servizio. Bisogna abbandonare i moralismi bacchettoni e prendere atto della realtà in cui viviamo che sicuramente è la migliore possibile rispetto al passato.

Domanda

Ma chi frequenta questi siti forti che tipo è e che problemi ha?

Risposta

Non sempre ha problemi, spesso ha un gusto specifico sulla vita sessuale. Sono soprattutto uomini e donne che hanno superato i quarantanni e cercano emozioni spedite e incontri disinibiti, che vogliono vivere una sessualità libera e giustamente sfrenata. Le persone sessualmente inibite non si mettono in quest’impresa imprevedibile ed eccitante. Il rischio di incontrare il cosiddetto maniaco sessuale è da calcolare ed è frequente se per maniaco intendiamo una persona a cui piace far sesso in maniera compulsiva. Se invece intendiamo un pericoloso killer, il rischio è molto ridotto perché le sindromi psichiatriche gravi hanno altri teatri e altre motivazioni e non si accontentano di un esercizio spedito e libero della vita sessuale.

Domanda

Lei non ci vede problemi?

Risposta

La mia verità esige che questi fenomeni ci sono sempre stati e che oggi sono alla luce del sole. L’uomo è un animale poligamo e non monogamo, per cui avere accesso all’oggetto del desiderio sessuale senza tante contorsioni e acrobazie è indizio di civiltà e di tutela della persona. Aggiungo che è sempre necessaria la consapevolezza e che lo spirito critico non deve far difetto. La prudenza condisce il piatto offerto dall’altro nel dire e nel fare.

Domanda

Lei sarebbe favorevole alle case chiuse?

Risposta

Perché le hanno chiuse? E quando?

Domanda

Tornando al sogno, Eleonora aveva problemi se andava in chat?

Risposta

Questa è una bella domanda concreta, visto che abbiamo il documento del sogno che ci aiuta e ci sostiene. Dall’interpretazione viene fuori che qualche problema di approccio all’altro sesso Eleonora se lo porta dietro dall’adolescenza, quando avrebbe dovuto risolvere la dipendenza dal padre e non è stata capace di staccarsi da tanta figura. Ha dovuto posporre la vita sessuale alla vita affettiva. Queste manovre del prima e del poi sono assurde e difensive. Il senso si coniuga con il sentimento, così come il sesso si sposa con il riconoscimento dell’altro. Viaggiano in simultanea l’affetto e il desiderio, il trasporto emotivo e l’eccitazione, l’appetito e la seduzione.

Domanda

Ma esiste una morale di “internet”? Qualcuno ci ha pensato?

Risposta

Certo, ci hanno pensato i filosofi e i sociologi in prima botta. Di poi si sono aggregati gli psicologi.

Domanda

E cosa hanno detto?

Risposta

Hanno detto che la “comunicazione elettronica” necessita di una “Etica” e semplicemente perché la sfera dell’informazione pone problemi nuovi come la tutela della “privacy” e la difesa dalla violenza informatica, questioni a cui bisogna far fronte. Hanno proposto queste regole e queste norme morali per una buona conversazione sul Web.

L’informazione è un bene collettivo, non si deve usare per arrecare danno agli altri e bisogna evitare la crudeltà informatica.

L’informazione è un’occasione di crescita per tutti e la comunicazione presuppone il rispetto della dignità umana, per cui non si devono usare gli altri come mezzo, ma sempre come fine.

La comunicazione deve tendere allo scambio reale di qualcosa e non deve essere adoperata per fini inconfessabili e occulti.

Bisogna seguire le regole della “buona educazione della conversazione” e cioè usare un linguaggio chiaro e comprensibile che si adatti al contesto e ai destinatari.

Bisogna cooperare alla buona riuscita della comunicazione cercando di mettersi anche dal punto di vista dell’altro.

Bisogna conformare il contributo a quanto è richiesto dal contesto dello scambio linguistico.

Bisogna evitare le prolissità per non far perdere tempo agli altri.

Bisogna esprimere in modo essenziale tutte le cose importanti.

Bisogna evitare l’oscurità nell’espressione.

Bisogna tendere a una comunicazione ordinata.

Bisogna essere sinceri e giudicare i partner della discussione come esseri dotati degli stessi diritti.

Domanda

Lei cosa pensa?

Risposta

Sono d’accordissimo, ma bisognerebbe allargare il quadro ed essere più precisi e incisivi in certi settori, come la difesa dei bambini e degli adolescenti. Gli adulti se la cavano da soli perché hanno, almeno dovrebbero avere, le armi critiche per difendersi dalla irruzioni barbariche. Del resto, è importante e proficuo produrre idee e scambiare informazioni con l’obiettivo di potenziare l’Intelligenza collettiva, il Sapere condiviso e le Relazioni umane. Nel mio blog io cerco di adeguarmi a questi principi e non sempre ci riesco, specialmente sono precario nella prolissità e nel far perdere tempo alla gente che mi legge.

Domanda

Non è vero, ma va bene. Cercherò di capire e ci rifletterò meglio. Intanto grazie. La canzone quale sarà?

Risposta

Grazie a te. Approfitto per precisare che la canzone “leggera”, che io scelgo quasi sempre alla fine dell’interpretazione del sogno, conferma la diffusione dei temi psichici e sociali e i diversi livelli in cui il tema si può trattare: il “registro onirico” e il “registro musicale” nel nostro caso. Sono vissuti di tutti e non soltanto di Eleonora. Nella scelta della canzone ci metto anche una dose di ironia, quella che non fa mai male. Il metodo è anche quello logico e psicoanalitico di associare liberamente qualcosa che è stato detto. La “contaminazione” è usata negli ultimi tempi anche nella musica leggera e gli autori contemporanei sono veramente persone istruite e creative che riescono a mettere insieme il nuovo e il vecchio in maniera originale. In specie i “rapper” sono i nuovi poeti e la “rapperistica” o il genere “rap” è un settore della Poesia contemporanea. E’ vero che hanno una diffusione privilegiata, spesso martellante, nel mondo contemporaneo, ma come non riconoscere la vena compositiva, l’uso creativo del linguaggio e dei temi, l’impegno sociale e culturale?

Adesso ascoltate con disimpegno ironico la canzone degli anni sessanta di Memo Remigi “Innamorarsi a Milano”. Eleonora sarà contenta nel sapere che prima di lei altra gente è passata per queste forche caudine.

Vi ringrazio e ringraziate sempre tutti quelli che vi vogliono bene.

Alla prossima!

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