IL RITORNO DEL RIMOSSO E LA RIEDIZIONE DEL TRAUMA

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“Marella sogna di trovarsi all’inizio di un centro abitato con il suo compagno.

Lui l’abbraccia per un minuto e lei è felice, ma poi si blocca e si sente congelata dentro perché lui nel carattere non è lui, ma è un altro.

Marella si dice di non farsi fregare ancora da questo, di sapere chi è veramente lui e rivive la stessa ansia e angoscia di quando stava con lui.

Poi il pensiero si fa doloroso perché pensa alla persona che ora frequenta e dentro di lei, pensando a lui, piange e si dice: “no, no, io voglio Michele!  no, io non voglio questo, io voglio Michele!

Marella è angosciata e si blocca all’inizio di un ponte nel centro abitato con il suo compagno in mente.”

 

Questo è il “contenuto manifesto” del sogno. La decodificazione consentirà il prelievo del “contenuto latente”: l’interpretazione.

La trama è abbastanza chiara, anche perché è stata accomodata nella consequenzialità logica dopo il risveglio. Pur tuttavia, la lettura lascia intuire la sofferenza e l’angoscia che hanno interessato il sonno di Marella proprio a causa del sogno.

Quest’ultimo può essere definito “il ritorno del rimosso e la riedizione del trauma”, in quanto  chiaramente riemerge e si manifesta l’angoscia nei confronti della “figura maschile” e per la precisione in riguardo al “fantasma del maschio” e nello specifico  in riguardo alla “parte negativa del maschio”. La formazione del fantasma risale al passato, l’infanzia e l’adolescenza; la carica nervosa viene scatenata dalla presenza di una persona reale, il compagno o il “lui”, che rievoca il trauma del passato e lo riattualizza. La carica emotiva congelata, l’angoscia collegata al trauma, ha influito sulla sfera affettiva di Marella e in particolare è attiva sul bisogno umano di affidamento a un uomo: l’uomo viene scisso in quello” buono” e in quello “cattivo”, la “parte positiva del maschio” e la “parte negativa del maschio”.

Si tratta del meccanismo di difesa dello “splitting” o “scissione” e in questo caso si tratta della “scissione dell’imago”, una modalità di pensiero usata dai bambini dal primo anno di vita che poi si evolve nel pensiero logico. Questa modalità viene ripristinata da Marella adulta nel sogno con la scissione del fantasma della figura maschile in cattivo o buono senza alcuna possibilità di mediazione.

Marella teme e desidera il maschio, ma non riesce a dosare e modulare il grado di affidamento, per cui o si abbandona totalmente o diffida in maniera paranoica. Il termine “lui”, sia nel bene che nel male, ricorre ben sei volte nelle brevi note del sogno, a conferma di quanto incida ancora il fantasma nell’ economia psichica e nelle psicodinamiche relazionali di Marella.

Pur tuttavia la capacità relazionale e la socializzazione di Marella sono notevoli e si evidenziano all’inizio e alla fine del sogno, “centro abitato”, così come il bisogno d’affetto e d’amore, “con il suo compagno”.

Sono tratti caratteristici della formazione psichica di Marella che si sono evoluti dalla prima infanzia all’adolescenza, tratti naturali e degni nella giusta misura e nel giusto equilibrio, altrimenti diventano traumatici, creando dipendenza affettiva o diffidenza paranoica, quando non tralignano nel sentimento dell’odio .

Il sogno di Marella attesta che la fusionalità affettiva e l’affidamento sono di breve durata, “lui l’abbraccia per un minuto e lei è felice”, perché l’insorgenza del trauma la “blocca e si sente congelata”.

Lui, il compagno in atto, funge inconsapevolmente e senza alcun concorso da causa scatenante di un trauma del passato, una violenza, ma il bisogno affettivo di Marella ha già la compensazione affettiva di un uomo buono che si chiama Michele,il compagno che ha in mente alla fine del sogno.

Si desume dalla psicodinamica del sogno che Marella ha lavorato sul suo trauma e sul suo conflitto con gli uomini, dal momento che dice a se stessa “di non farsi fregare ancora da questo, di sapere chi è veramente lui”.

Marella riconosce la qualità e la causa delle sue sensazioni: “la stessa ansia e angoscia di quando stava con lui”, il cattivo o meglio il brutale.

Il ritorno del rimosso e la riedizione dell’angoscia viene compensata e lenita dalla “parte positiva del maschio”, quello “buono” a cui Marella pensa e a cui si affida: “no, no,io voglio Michele”; no, no, io non voglio questo, io voglio Michele”.

Angosciata si blocca all’inizio del ponte: la scelta evolutiva, il passaggio da una parte all’altra, l’evolversi nell’opposto del fantasma ,dal maschio cattivo al maschio buono a conferma del suo bisogno di amare e di essere amata.

Il sogno di Marella disvela un trauma, immaginato nella sua fantasia o subito nella sua realtà di bambina o di adolescente, un trauma sicuramente vissuto che ha formato i tratti del carattere.

Più che una serie di simboli, il sogno di Marella è una psicodinamica affettiva e relazionale che si snoda da una realtà vissuta e in atto a una realtà desiderata e futuribile.

La prognosi impone a Marella di razionalizzare ulteriormente il trauma per ridurre il ricorso al meccanismo primario di difesa dello “splitting”. Marella deve cercare una via di mezzo nel vissuto riguardante l’universo maschile e deve acquistare una maggiore sicurezza affettiva e relazionale.

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esaltazione di un tratto paranoico in riguardo all’universo maschile che non facilita le relazioni affettive, oltre che nell’instabilità isterica dell’umore.

Riflessione metodologica: il sogno contiene nel suo registro le tracce dei traumi vissuti e rivela verità oggettive, sia reali e sia immaginate, vissute per l’appunto.

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