AUTORITRATTO 5

In questo mondo di matti,

di bulli gonfiati e di bambole teleigieniche,

io ho i miei amici preferiti,

un pugno stretto di volenterosi ragazzini e ragazzine,

quelli del sabato in osteria e della domenica allo stadio,

quelli che fan festa con le trippe alla Nutella

dalla sora Menica di Trastevere,

quella che ci lascia stare,

lassece star,

perché a suo tempo abbiamo dato,

in quel tempo in cui ce ne siam fottuti della galera e della brutta morte

per preparare questa gente forte

che adesso se ne sbatte di crepar,

quelli che sanno

che la camicia rossa e nera s’indossa

per combattere e morir per il Milan di Rivera nello stadio di San Siro

in una domenica bestiale insieme a quella lei

che la rende ancora più bestiale.

Cosa vuoi?

Cosa vuoi di più?

Io sto dalla parte della gente umile,

io sto dalla parte del popolo modesto,

io sto dalla parte della gente di borgata,

io non sto dalla parte di Kraepelin

sulla demenza precoce e sulla mania depressiva,

io non sto con Lombroso

su i matti che sono matti in testa e basta.

Io sto con Basaglia

sul fuori tutti e andate a casa

perché la messa è finita.

Che nostalgia di Franco!

Ah Franco, Franco!

E i tuoi amici?

Che gente, che brava gente!

Gorizia è un sogno sognato a occhi aperti anche da Giammario,

è l’ombra di un sogno che fugge anche da Marisona la biondona,

una favola bella che finisce come i film di Sergio,

il vero immortale del sentimento d’amore è soltanto l’amore.

Eppure le donne non ci vogliono più bene

perché portiamo la camicia fouxia,

mentre gli uomini s’indignano e s’incazzano

tra un si grazie e un no prego,

tra un no grazie e un si prego.

Tu no vax o si vax?

Tu no green pass o si green pass?

Tu dammi tre parole,

per favore,

soltanto tre parole,

sole, notte, amore.

Dimmi ancora

che un pazzo mangiava

un pezzo

di pizza

in un pozzo

che puzza.

Fammi giocare con le parole dell’Altro,

di quel Signore a cui basta una sola parola

per salvare la mia anima.

Signore,

non son degno

che tu venga nella mia povera magione,

ma dì una sola parola

e l’anima mia sarà salva.

Il centurione romano aveva più fede del discepolo:

se tu sei quello che dici,

non ti serve venire nella mia casa,

tu puoi dire soltanto una parola

e il mio servo sarà salvo.

O centurione,

o mio centurione,

Roma non c’è più.

Roma è caduta in mano ai fottuti e ai menagrami.

I papi sono fuggiti all’ombra delle tante chiese ormai vuote.

Quante chiese hanno chiuso i battenti!

Quanti preti mancano all’appello

per educare la gente alle buone creanze.

La gente?

Ma dov’è la gente?

La gente è fuggita in Africa e in India,

nei Balcani e nell’Arabia,

nel cuore di terre lontane

per mangiare il kouscous al mentolo

e le cipolle con il riso.

Sono rimasti i vecchi,

quelli che tengono duro lo zoccolo

e non baciano i banchi.

Ortigia è vuota.

All’appello mancano tutti quelli che la rendevano viva.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 08,11, 2021

TUTTO BRUCIA

LA TRAMA DEL SOGNO

“Il sogno si svolge a casa mia.

Tutto brucia al piano di sotto e all’esterno nel prato, sulle scale.

So che al piano di sopra c’è la mia compagna con i bambini, ma non riesco a muovermi e a non fare nulla per salvarli.

Mi sono svegliato con un’ansia assurda ed è da una settimana che penso e ripenso e sto male.”

Questo sogno appartiene a Claudio.

LA MIA MAIL

Caro Claudio,

per tranquillizzarti ti mando una sintesi dell’interpretazione del sogno. Si tratta di una normale evoluzione della tua sfera affettiva alle prese con i vissuti dei tuoi ruoli di compagno e di padre. La Psiche arriva sempre dopo la realtà dei fatti e ci vogliono anche anni per razionalizzare la tua nuova condizione avvenuta nello spazio di pochi anni. Gli investimenti affettivi procedono in maniera realistica, ma, essendo in eccesso, non vengono assimilati dalla consapevolezza dell’Io. La tua reazione a tanto trambusto avviene in maniera disordinata e si converte nella paura generica e nell’angoscia di non essere in grado di sostenere la situazione e di perdere le conquiste fatte con la tua evoluzione di compagno e di padre. Certo questi fantasmi onirici appartengono alla tua evoluzione psicologica. Cerca di non ripetere in tutto e per tutto le modalità affettive di tuo padre e di tua madre. Cerca di goderti nel vero senso della parola le persone care proprio materialmente nei corpi in primo luogo e, di poi, nella personalità. Dopo questa interpretazione l’ansia si risolverà. Ricordati che il sogno ti chiede una progressiva modificazione dei tuoi comportamenti psichici.

Se mi autorizzi fra qualche mese posso fare uno studio accurato del tuo sogno, come potrai constatare se ti colleghi al mio blog dimensionesogno.com nel rispetto della privacy e assolutamente senza alcun onere da parte tua. Se hai dubbi, scrivimi.

Buona giornata

Salvatore

Claudio mi ha dato il nullaosta.

L’INTERPRETAZIONE

Il sogno si svolge a casa mia.”

Tutti i sogni si svolgono a casa nostra. Tutti i sogni abitano in noi perché sono prodotti della nostra psiche e rievocano nel loro linguaggio simbolico le psicodinamiche che hanno contraddistinto la nostra evoluzione e la nostra formazione. Claudio elabora in sogno un tema intimo e privato, oltremodo delicato, la relazione con la sua nuova famiglia in un momento di difficoltà.

Tutto brucia al piano di sotto e all’esterno nel prato, sulle scale.”

Claudio sta attraversando un momento di crescita psichica di notevole portata: la compagna e due figli piccoli da sostentare e proteggere. La sua giovane età si impatta con la mole del compito e con le modificazioni evolutive che ha apportato e vissuto uscendo dal solito tram tram della vita precedente nella famiglia d’origine. L’incendio si è esteso in tutta la struttura psichica e occupa lo spazio personale in riguardo alla tensione nervosa messa in circolazione dalle nuove emergenze psico-esistenziali. La simbologia del fuoco si traduce in un eccesso di vitalità, “libido”, che traligna nella paura e nell’angoscia, dal momento che Claudio in sogno non sa e non capisce cosa gli sta succedendo. Il fuoco ha una valenza minacciosa e distruttiva, una carica di morte più che di vita. La tensione nervosa in eccesso ha bisogno di essere scaricata in sogno e nella veglia, ma dormendo Claudio è costretto a seguire le coordinate simboliche della sua attività onirica. Vediamo dove va a parare in questa rielaborazione e messa in discussione di sé e della sua “organizzazione psichica”.

So che al piano di sopra c’è la mia compagna con i bambini,”

Claudio presenta la sua vita affettiva, la sua donna e i suoi figli che ha depositato in una sfera di “sublimazione”, “al piano di sopra”, a testimoniare della purezza e della sacralità del senso della coppia e della paternità, della famiglia per la precisione. Claudio è angosciato dal fatto che il fuoco possa essere di danno mortale alle persone care. Si tratta di un’angoscia di inadeguatezza a tanto compito da parte di un giovane uomo che ha evoluto in breve tempo la sua situazione di persona e i suoi ruoli. Esiste anche una componente aggressiva nel pensare le persone care in sommo pericolo. Tale dato si giustifica con la paura che i nuovi arrivati minacciano l’equilibrio psicofisico precedente e faticosamente raggiunto. La novità dell’amore coniugale e dell’amore paterno abbisognano di tempo per essere assimilati come nuove dimensioni psichiche e, nello specifico, di ordine affettivo e sentimentale.

ma non riesco a muovermi e a non fare nulla per salvarli.”

Il blocco fisico in sogno è veramente brutto da vivere, proprio perché si tratta della manifestazione di un’angoscia da cui non si riesce a emergere e a risolvere. L’incapacità di muoversi e di reagire è veramente drammatica e spesso porta all’incubo e al risveglio. A questo blocco delle energie e dei movimenti si aggiunge, come se non bastasse, la consapevolezza dell’impotenza a salvare la compagna e i figli dal fuoco, dall’incendio e dalla sicura morte. Non c’è cosa peggiore per un padre e per un marito di non poter proteggere adeguatamente la propria famiglia e soprattutto i figli piccoli. Claudio simbolicamente manifesta la sua difficoltà a sentirsi in grado di accudire ai suoi cari in tutto e per tutto anche perché le sue paure e le sue angosce del passato non sono state del tutto risolte e capite. Si può parlare tranquillamente di una forma d’immaturità emotiva e affettiva legata alla rapidità delle esperienze vissute. Claudio deve digerire a livello psichico l’essere marito e l’essere padre e deve mettere anche a posto l’essere stato figlio nella famiglia d’origine. Claudio abbisogna di essere amato e rassicurato e non trova nella sua bisaccia le risorse da offrire ai nuovi arrivati. Il suo sacrificio e il suo sforzo si manifestano chiaramente nel sogno.

Mi sono svegliato con un’ansia assurda ed è da una settimana che penso e ripenso e sto male.”

L’ansia è direttamente proporzionale alla tensione nervosa che il lavoro onirico ha maturato nello svolgimento della psicodinamica non indifferente e certamente significativa. Claudio ha veramente a cuore la protezione da accordare ai suoi figli e alla sua donna, ma si sente minato in questa capacità di essere all’altezza della situazione. Il tempo aiuterà la maturazione del sentimento paterno e dell’amore coniugale. Esperienze precoci e improvvise della sfera affettiva e sentimentale richiedono un’assimilazione lenta e costante, per cui Claudio deve razionalizzare la necessità di un processo che dentro di lui andrà avanti di giorno in giorno nell’esercizio della convivenza e dei sentimenti. Si nasce figli e si diventa padri, si imiterà il padre ma bisogna liberarsi dai condizionamenti del passato e tentare l’originalità senza arrecare danno a se stesso e agli altri. Bisogna ripetere i comportamenti giusti del valore paterno e innovare gli schemi e i comportamenti non condivisi e che hanno arrecato scompensi e guasti. L’originalità è sempre condizionata, come l’autonomia psicofisica. L’uomo è un “animale sociale” che matura nella convivenza e nell’esercizio del quotidiano vivere. Claudio avrà la remissione dei sintomi di agitazione e d’angoscia man mano che prenderà coscienza dei suoi nuovi ruoli e assumerà un atteggiamento di progressiva acquisizione e assimilazione.

IL SEGRETO

Mi interpreti come se fossi un sogno.

Tra l’affetto e il concetto ritrovo frammenti dimenticati in qualche hotel

durante il mio giro del mondo in ventimila giorni sopra i mari.

Ed eccole le moltitudini di genitori all’ammasso,

madre e padre infiniti,

sempre presenti nelle loro inconcludenti assenze.

Gemo su lapidi senza più fiori,

piene di muschio ad indicarmi il nord,

la mia bussola.

Ed ecco me,

libera dalla subordinazione,

ecco il mio nome,

vestito sotto il quale giace, quieta e nuda, la mia essenza.

La meta non esiste,

esiste il viaggio

che è lo spazio di un sogno eterno ed etereo

in cui ho intavolato una conversazione interiore con te.

Se sveli il nome,

non sveli la persona.

Sveli il segreto.

Anonima

Trento 17, 09, 2021


30 SETTEMBRE

Seduto in questo caffè di piazza del Duomo,

pensavo a te,

a te che non sei la solita donna eternamente angelica

o improvvidamente angelicata,

la solita donna immarcescibile

come il fiore dei defunti nelle botteghe cristiane,

la solita donna compromessa in una canzone dell’Equipe 84

mentre si giocava alla rivoluzione culturale,

la solita donna portata in piazza dal maschio di turno

per esibire il trofeo borghese dell’ignoranza.

Tu non sei la solita donna da menare sugli altari della ribalta

o nel web come influencer truccata o opinionista alle vongole,

tu non sei da menare neanche dove la notizia striscia

come un verme malsano o un tarlo rasato.

Ebbene,

in questo café alla moda di Floridia io pensavo a te

che non sei una femmina da intrallazzo occulto o da rifugio antiaereo,

un personaggio tutto Lolita e per niente Nannarella,

pensavo semplicemente a te in questo settembre afoso,

oltremodo odoroso di spazzatura putrida e inzuppata nel finocchietto,

che asciuga le stanche ossa di barocco calcare

e le prepara con noncuranza alla benefica cenere,

al vaso ventoso di marmo che Pandora non aprirà mai,

pensavo al prezzo esagerato di uno shakerato alla caffeina

in questo castello Maniace tanto amato da Federico di Svevia,

un cimelio tanto bistrattato dai soliti ignoti indolenti

che lamentano la noia e l’accidia del tosco

che per la città del foco ancora vivo sen va così parlando onesto,

pensavo al fetore del lesso di maiale,

intriso di succo di limone femminello,

che la zia Violanda accudiva per comporre la sua gelatina

e per tirare un’altra paga proprio con il lesso.

Pensavo

che in questo giorno di ordinaria follia

manca all’appello don Peppino pallemoscie,

il famigerato professore di storia e filosofia

in quel Liceo storico intitolato a Tommaso Gargallo,

poeta sicano ed erudito siculo,

amante di Quinto Orazio Flacco e delle sue donne,

pensavo

che mancano le quattro ossa malferme del prof

affossate in una sedia di lurido vimini in via Cavour,

presso il negozio d’arte delle stoffe varie e variopinte,

che manca la bocca color nicotina di don Peppino

che rinserra il ciuccio toscanello e la bava inamidata sulle labbra,

che manca la vecchia copia dell’Unità nella tasca del vestito coloniale,

intriso di sudore a mo’ di carta geografica,

un giornale ardito e un residuo archeologico

in vendita nel negozio di Santino u cumunista

in quella incomprensibile via delle Vergini al civico 68.

In questo giorno banale di fine settembre

pensavo a Vittoriu u babbu e a sua sorella Milina

che si compiacciono di litigare con la loro loquela antica

che li fa manifesti di quella nobil patria natii

alla qual io fui e sono ancora troppo molesto.

Ma, girando e rigirando per vicoli e viuzze,

m’imbatto in un amico vero e sincero

che mi offre di mandorla la granita e la brioscia col tuppo,

mi annido nel migliore caffè del borgo,

con tanto di tendone e cameriere,

un amico di lunga data e di vasta battuta

che insegna il canto gregoriano e il ricamo clandestino

presso il collegio delle suore di sant’Orsola,

in quel di Ortigia,

in quel piazzale san Giacono,

altrimenti noto come ricettacolo della faccia disperata

delle madri e delle mogli

che attendevano i figli e i mariti pescatori

rientrare in porto all’imbrunire

senza pesce ma con la vita ancora in mano.

Il mio amico vero e sincero si chiama Pietro,

detto e conosciuto come Piero Pierin,

come Piero Pierot dai tosti cingot,

un gatto meticcio di color rossiccio e bianco,

un micio senza tempo che vive al presente,

alla giornata,

al momento,

non quello a quo pendet aeternitas di Augustinus,

ma quello dal quale dipende il rancio e il vitto,

l’alloggio e l’albergo,

il dritto e il rovescio di malfamata fame.

Un gatto non è semplicemente un felino,

è un mondo incantato dalle mille virtù e dai mille peccati,

una Peyton Place di anarchia sincera,

alla Sacco,

alla Vanzetti,

alla faccia di quell’America balorda e fumosa

che ieri m’illuse,

che oggi ti bastona,

o piccolo mondo di vita dalle vibrisse color della cenere

come le palle dei giovani nelle canzoni goliardiche di ieri,

dalle fusa che tendono il fuso

come nei migliori affreschi della casa dei Vettii

sotto la cenere di Pompei

in quel 30 settembre di allora che dirti non so.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 30, 09, 2021

LA PENNA ROSSA E BLU

Buongiorno,

la ringrazio per il suo lavoro. Io tento di interpretare i miei sogni che ricordo quando ogni giorno mi sveglio. A volte mi sembra di non avere molti strumenti e mi sembra di voler far emergere sempre un significato ottimista, pur rendendomi conto che dovrei evitare un giudizio di valore e limitarmi a comprendere il significato di ciò che ho sognato.

TRAMA DEL SOGNO

Stanotte ho sognato che ero nella casa dei miei genitori e volevo fare sesso con un uomo. Lo facevamo sul letto della mia camera di adolescente e io godevo e poi lui veniva.

Pulivo lo sperma e mi rendevo conto che c’erano molte macchie sulle coperte e sui cuscini colorati. Le pulivo e poi mettevo tutto in lavatrice, sicura di nascondere ciò che avevo fatto a mia madre che appariva in lontananza mentre scendevo le scale. Avevo la consapevolezza che quello sperma fosse di mio fratello.

Il sogno poi cambia contesto.

Sono con i miei colleghi di lavoro e stiamo organizzando degli eventi per il giorno di Natale cui devono partecipare tutti. Questi eventi si svolgono in un luogo a me sconosciuto. Io non ho altri impegni per Natale, ma a un certo punto mi voglio defilare.

Mi ritrovo in un cerchio di persone, (appartenenti all’organizzazione che non è la mia, ma che coordina il progetto per cui lavoro), passo del tempo con loro, poi mi sento fuori luogo e me ne vado.

Nei giorni seguenti sono assegnata a un progetto coordinato da un mio collega (della mia organizzazione, che nella realtà è una persona ambigua, mi piace molto e mi sembra di essere ricambiata e che lui sia timido, ma non riesco bene a inquadrare che gioco faccia, sono diffidente), faccio un po’ di storie per alcune cose che non funzionano, ma poi sono soddisfatta della nostra collaborazione.

Scrivo alla mia azienda una mail con delle penne cancellabili rossa e blu (quelle che si usavano alle elementari, anche se è irreale scrivere una mail con la penna, le lettere e la scrittura in effetti sembrano appartenere ad un bambino), poi nell’aggiungere una seconda parte (questa volta scritta con la tastiera) la parte scritta a penna sparisce quasi tutta. Io continuo a scrivere la mail come se ci fosse quella parte, ma penso che forse è meglio che sia sparita.”

La ringrazio in anticipo.

Cari saluti da Luana

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Buongiorno,

la ringrazio per il suo lavoro. Io tento di interpretare i miei sogni che ricordo quando ogni giorno mi sveglio. A volte mi sembra di non avere molti strumenti e mi sembra di voler far emergere sempre un significato ottimista, pur rendendomi conto che dovrei evitare un giudizio di valore e limitarmi a comprendere il significato di ciò che ho sognato.”

Noi siamo i migliori interpreti dei nostri sogni quando abbiamo alle spalle una formazione e un allenamento psicoanalitici, quando ci diamo del tu con i simboli, quando sappiamo guardarci dentro senza censure e con spregiudicatezza. Comunque, preferiamo che sia un altro a cogliere il nucleo significativo del sogno, ma sappiamo all’ingrosso di che si tratta. Per capire l’arcano basta enucleare il simbolo portante, decodificarlo e coniugarlo con gli altri simboli. Il resto viene da sé e con l’aiuto della memoria. Chi ha tanto censurato la sua persona fa più fatica a ritrovarsi nei suoi prodotti psichici, ma chi ha dimestichezza con il suo mondo interiore riesce senza dubbio a percepirsi e a migliorarsi.

E per ovviare all’ignoranza dei simboli, consiglio di enuclearli e di scriverli nello spazio in alto a destra del blog, sezione “sogni interpretati”, e di leggere le interpretazioni dei sogni degli altri marinai che si sono prestati a essere filtrati e purificati dal lavoro gradevole e gratificante del sottoscritto.

Stanotte ho sognato che ero nella casa dei miei genitori e volevo fare sesso con un uomo. Lo facevamo sul letto della mia camera di adolescente e io godevo e poi lui veniva.”

Quando l’uomo con cui si fa sesso non si vede in faccia, trattasi quasi sempre della figura paterna e della “posizione psichica edipica”. La “camera di adolescente” attesta di un desiderio sessuale del periodo adolescenziale di Luana che trova nel padre il partner naturale e fascinoso. L’attrazione edipica è forte, così come forte è la “posizione genitale”, “io godevo e poi lui veniva”. La ragazzina ha sviluppato la conflittualità psichica, naturale e formativa, con i genitori, per evolversi a livello psicofisico mettendo insieme le pulsioni narcisistiche con le trasgressioni edipiche e con la sua vocazione di donna senza inibizioni e particolarmente facile all’eccitazione e al piacere. Riepilogo: desideri sessuali e pulsioni edipiche trovano il loro compimento naturale senza censure morali e sociali. Luana cresce e cresce bene, almeno per questo primo capoverso del sogno.

Pulivo lo sperma e mi rendevo conto che c’erano molte macchie sulle coperte e sui cuscini colorati. Le pulivo e poi mettevo tutto in lavatrice, sicura di nascondere ciò che avevo fatto a mia madre che appariva in lontananza mentre scendevo le scale. Avevo la consapevolezza che quello sperma fosse di mio fratello.”

Si sa che la norma evolutiva esige limiti e inibizioni per non cadere nell’onnipotenza del “fratturando”, (persona che tende a farsi male), per cui i sensi di colpa di Luana ci stanno benissimo e non come i cavoli a merenda. Le “molte macchie sulle coperte e sui cuscini colorati” rappresentano simbolicamente i sensi di colpa legati alla vitalità sessuale e alle fantasie erotiche. “Lo sperma” condensa la sessualità “genitale” e donativa, generosa verso se stessi e verso gli altri, il dono di madrenatura funzionale al piacere, la “libido” vissuta in relazione all’altro. “Pulivo” è il classico atto di “catarsi”, purificazione, del senso di colpa. Luana assolve il suo erotismo e la sua sessualità adolescenziale riferita al desiderio dell’altro e non vissuta in maniera solipsistica e narcisistica. La “madre” rappresenta la “censura” della vitalità erotica e sessuale, l’inibitrice della libido, ma in effetti è il “Super-Io” di Luana che impone limiti e censure nel vivere il proprio corpo e i suoi bisogni, le pulsioni e gli istinti. “Scendevo le scale” simboleggia la “materializzazione” e la fine della “sublimazione” sempre della “libido”. Luana è cresciuta e può gestire le sue “lavatrici” sia nelle fantasie, nei pensieri e nelle opere. “Avevo la consapevolezza” attesta della presa di coscienza e della “razionalizzazione” sempre della vita sessuale e della vitalità erotica. Luana è soggetto di diritto sessuale a tutti gli effetti e la sua sessualità è “genitale”, rivolta all’altro e investita sull’oggetto maschile, il “fratello”.

Il sogno poi cambia contesto.”

Può darsi, ma non sempre è così. Il sogno cambia simboli, “contesto”, pur sviluppando la stessa psicodinamica. Vediamo se questa regola vale anche per il sogno di Luana.

Sono con i miei colleghi di lavoro e stiamo organizzando degli eventi per il giorno di Natale cui devono partecipare tutti. Questi eventi si svolgono in un luogo a me sconosciuto. Io non ho altri impegni per Natale, ma a un certo punto mi voglio defilare.”

Luana ha le sue predilezioni per quanto riguarda gli uomini e le situazioni sociali, le persone e le relazioni. “Evento” sa di happening, sa di costruzione di una psicodinamica amorosa che esclude la folla e i convenevoli formali. “Natale” rappresenta la festa della famiglia e degli affetti collegati. Luana ha superato questa fase della sua esistenza e convivenza, è adulta e aspira a ben altre situazioni e combinazioni. “I colleghi di lavoro” rappresentano persone poco importanti e stimolanti per una donna in vena di vivere la sua libido e la sua sessualità con un uomo. Anche se in apparenza il “luogo è sconosciuto” e se “non ha altri impegni”, Luana si vuole defilare dall’anonimato per andare alla ricerca dell’eccitante e del proibito.

Mi ritrovo in un cerchio di persone, (appartenenti all’organizzazione che non è la mia, ma che coordina il progetto per cui lavoro), passo del tempo con loro, poi mi sento fuori luogo e me ne vado.”

Quante volte a Natale si pranza con i nostri cari e poi, espletato il rito o il dovere, si va a trovare l’amico o l’amica, la persona che ci intrippa e rende la giornata più intrigante ed eccitante. “Cerchio di persone”, “organizzazione che non è la mia, ma che coordina il progetto per cui lavoro” sono chiaramente la famiglia di provenienza da cui si esula al tempo giusto e di cui non si condivide tutto per poter essere anche innovatori. Devo andare, faccio gli auguri e vado a trovare la persona giusta per me: così dice Luana a se stessa in sogno e nella veglia. Dopo il dovere si passa al piacere.

Nei giorni seguenti sono assegnata a un progetto coordinato da un mio collega (della mia organizzazione, che nella realtà è una persona ambigua, mi piace molto e mi sembra di essere ricambiata e che lui sia timido, ma non riesco bene a inquadrare che gioco faccia, sono diffidente), faccio un po’ di storie per alcune cose che non funzionano, ma poi sono soddisfatta della nostra collaborazione.”

La “persona ambigua” è la stessa “parte” di Luana che trama per il godimento della sua persona e delle sue relazioni affettive, erotiche e sessuali. Luana seduce se stessa e traduce in sogno le sue arti magiche di conquista. Questo capoverso è un breve inno al narcisismo della protagonista, una donna complessa ma non complicata, una buona e brava attrice di se stessa e del suo copione preferito: la seduzione e i preamboli erotici. Si piace, è una falsa timida, è diffidente, le piace menare il gioco facendo finta di non capire.

Brava Luana!

Scrivo alla mia azienda una mail con delle penne cancellabili rossa e blu (quelle che si usavano alle elementari, anche se è irreale scrivere una mail con la penna, le lettere e la scrittura in effetti sembrano appartenere ad un bambino), poi nell’aggiungere una seconda parte (questa volta scritta con la tastiera) la parte scritta a penna sparisce quasi tutta. Io continuo a scrivere la mail come se ci fosse quella parte, ma penso che forse è meglio che sia sparita.”

Luana è adolescente e giovane donna allo stesso tempo. La simultaneità è permessa dalla psicodinamica onirica e dai meccanismi del sogno. E’ alle scuole elementari ed è davanti al suo computer di donna in carriera nell’azienda in cui lavora con tanto di colleghi e di intrallazzi erotici e amorosi, come si usa nei migliori Group del globo terracqueo. Ma Luana è cresciuta anche se mantiene dentro la sua adolescenza con tutte le ricchezze e i tormenti di quell’età. Nell’età adulta noi siamo il migliore precipitato psicofisico di quella avventura titanica, una psiche da bambina in un corpo di donna. A questo punto è meglio che Luana si ricomponga nella persona adulta che ama e cura la sua bambina dentro, che non disdegna e non dimentica, che sa oscillare nel tempo con la grazia e la delicatezza di una mail scritta con la “penna cancellabile rossa e blu”.

L’interpretazione è finita e si può essere fieri di questo vitale travaglio.

L’ALBA

Il cielo della notte

si sta aprendo

e le tenebre stanno sparendo.

Intravedo un fascio di luce.

Forse è il sole,

forse è la luna,

ma so che non è la paura.

Si sta alzando qualcosa…

cos’è…? una palla infuocata,

un cerchio rosso.

Ma no… E’ il sole,

quello che porta il buon umore durante il giorno,

quello che ci fa compagnia per tutte le ore,

quello che gira intorno.

 

Gregorio

 

San Donà di Piave, 05, 11, 2021

MADRE (il tuo non era un deserto)

Passo attraverso il tempo,

stringo la tua mano

e dentro mi sale una musica.

Stelle filanti ti cadono sulle spalle,

sei sempre così elegante,

così bella.

Non ho preso da te, no.

E adesso vai via, vero?

Vorrei che tu non andassi via.

Sei l’unica donna su quest’isola,

senza di te ho le parole a brandelli.

Tu,

la mia pagina bianca,

le mie infinite possibilità.

Continua a dormire,

è domenica.

Adesso vado anch’io,

sola.

 

Sabina

 

Trento 02, 11, 2021

L’ARTE DEL MORSO

TRAMA DEL SOGNO

 

Ho sognato di iscrivermi a una scuola di arte per artisti che usano la tecnica del morso per produrre le proprie opere.

Nel cortile della scuola c’era la scultura di un grande albero di marmo morsicato da una artista famosa del morso. Lì, sotto l’albero, gli insegnanti ci facevano un test d’ingresso di gruppo in cui dovevamo morsicare una maglietta semplice di un bellissimo tessuto viola chiaro e farne un capo artistico.

Allora tutti davamo dei morsi e notavo che il tessuto sotto i miei denti si tagliava facilmente come fossero forbici. Alla fine, aggiustando gli angolini del morso più volte, facevo una mezzaluna non perfetta ma con una bella forma. Intanto sentivo dire da una insegnante che era normale dover morsicare più volte per fare un buon lavoro e che per chi aveva una dentatura perfettamente dritta era più facile.

Alla fine tutti presentavamo il progetto agli insegnanti e venivamo ammessi a pieni voti.

Subito iniziavano le lezioni in cui ci esercitavamo a produrre mordendo diversi materiali come il legno, il marmo, il mio preferito era il marmo.

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.

Mi diverto molto nella scuola e sono molto brava, tutti apprezzano tanto la mia arte, in particolare un professore ciccione che però un giorno mi chiude in un frigorifero perché davo fastidio e disturbavo la classe. Comunque nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo.

Alla fine del sogno c’era una scena strana. In un salotto c’era seduto su una poltrona un vecchio miserabile con lo sguardo perso e su un’altra poltrona di fronte un bambino che diceva: “non potete impedire al nonno di mettere le sue palline in faccia alla nonna”.

Poi mi sono svegliata.”

 

Questo originale sogno è opera di Koncetta.

 

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

 

Ho sognato di iscrivermi a una scuola di arte per artisti che usano la tecnica del morso per produrre le proprie opere.”

 

La creatività umana non ha limiti e censure. La Bellezza si eleva anche dalla bocca e trova nei denti lo strumento idoneo: questo è il “novum organon” imprevisto e imprevedibile dell’Estetica contemporanea e d’avanguardia.

Al meglio e al nuovo, per fortuna, non c’è mai fine e ostacolo.

Koncetta c’è, Koncetta esiste, Koncetta sta insieme agli altri e alla grande. Ha bisogno di esprimere la sua vena artistica, sente la Bellezza dentro e la vuole comunicare in una forma originale: l’aggressività maturata durante la “posizione psichica anale”.

Koncetta è una donna che non te le manda a dire le cose, Koncetta è una donna che fa le cose e le fa in maniera decisa e affermativa, quasi come se venisse fuori da una storia di costrizione e di forzata passività, da uno stato di inedia e d’inferiorità, da una coazione all’immobilismo psicofisico, da una serie di complessi di inferiorità e di blocchi psichici, da un carcere del corpo e della mente.

Koncetta vuole riscattarsi da cotanta disgrazia fisica e soprattutto psichica, assumendo sulle sue spalle quel giusto e degno “amor fati”, amore del proprio destino, e ha scelto il veicolo estetico per manifestare il suo mondo profondo. La sua epifania interiore esige una buona dose di aggressività.

Mettiamola come vogliamo, ma abbiamo a che fare con la “posizione psichica anale” e con le pulsioni sadomasochistiche che la contraddistinguono.

 

Nel cortile della scuola c’era la scultura di un grande albero di marmo morsicato da una artista famosa del morso. Lì, sotto l’albero, gli insegnanti ci facevano un test d’ingresso di gruppo in cui dovevamo morsicare una maglietta semplice di un bellissimo tessuto viola chiaro e farne un capo artistico.”

Koncetta ha dentro i suoi modelli e i suoi maestri, pardon la sua maestra, “una artista famosa del morso”, che addirittura morde il marmo con i suoi denti umani e di pura dentina. “La scultura di un grande albero di marmo” è il simbolo un padre anaffettivo e freddo o di una persona altrettanto anaffettiva e fredda. “Nel cortile della scuola” ci sono i bambini e le bambine, c’è la futura artista che diventerà famosa nella tecnica del morso: una bambina veramente aggressiva verso un padre fortemente anaffettivo oppure c’è una bambina che vede se stessa in questa drastica dimensione psichica di freddezza affettiva. Si tratta sicuramente di una “proiezione” nel marmo di parti psichiche della nostra protagonista, di Koncetta per l’appunto. E proprio e ancora per l’appunto sotto l’albero compaiono tanti genitori nella veste di insegnanti per propinare un test d’ingresso nel gruppo familiare con l’attributo affettivo di una “maglietta semplice” da mordere “per farne” un capolavoro di bellezza, “per farne un capo artistico”. Koncetta coniuga la sfera affettiva con la sfera estetica, i sentimenti d’amore con l’aggressività ferina del morso. Insomma, è oltremodo evidente che Koncetta sublima con la Bellezza e l’Arte la sua aggressività spostandola sull’oggetto grezzo da elaborare secondo i canoni della tecnica in voga. “Il bellissimo tessuto viola chiaro” sa tanto di sacro, come il morso sa tanto di sacrilego. Koncetta sta riesumando in sogno la lezione sull’affettività che ha ricevuto in famiglia e la descrive, meccanismo onirico della “figurabilità”, ammantata di bellezza, “sublimazione”, senza trascurare la forte carica aggressiva che è implicita nella formazione psichica maturata in famiglia.

 

Allora tutti davamo dei morsi e notavo che il tessuto sotto i miei denti si tagliava facilmente come fossero forbici. Alla fine, aggiustando gli angolini del morso più volte, facevo una mezzaluna non perfetta ma con una bella forma. Intanto sentivo dire da una insegnante che era normale dover morsicare più volte per fare un buon lavoro e che per chi aveva una dentatura perfettamente dritta era più facile.”

 

Oralità” e “analità” si sposano senza stridore nel sogno di Koncetta. Affettività e aggressività vanno a braccetto in questo quadro che sublima sempre più la situazione psichica e lo status esistenziale di Koncetta. I morsi, il tessuto, le forbici, la mezzaluna, l’insegnante che dice a tutti quelli che in un modo o nell’altro scatenavano la loro aggressività sublimando il sadomasochismo in “un buon lavoro” artistico.

Quanta aggressività si purifica nell’Arte, nella Religione, nella Morale, nell’Etica!

Quanta aggressività si sublima nella Guerra e nella Politica!

Koncetta sta sognando la sua dimensione psichica affettiva e sadomasochistica, “posizione orale e anale”, sublimandole nella Bellezza di un capolavoro estetico. Nella realtà corrente Koncetta sta rievocando la sua famiglia, la sua vita affettiva, la sua infanzia, la sua aggressività e, nel comporre umanamente tanto materiale vissuto, si serve del processo psichico della “sublimazione” dell’istinto nella Bellezza, nella dimensione estetica, nell’Arte. La “mezzaluna non perfetta” ricorda le origini etniche della nostra protagonista che è sempre più combattuta tra l’accettazione il rifiuto, tra la comprensione e il rigetto. Alla fine trova nella categoria della Bellezza la conciliazione etica dei suoi vissuti infantili: la sua affettività, la sua aggressività, la sua soccombenza, la sua rabbia trovano finalmente la giusta soluzione di convivenza. In tutto questo materiale composto inerisce “una insegnante”, mater et magistra, che spiega e induce all’uso dei denti nel migliore dei modi e secondo l’effetto estetico più “dritto”.

 

Alla fine tutti presentavamo il progetto agli insegnanti e venivamo ammessi a pieni voti.”

 

In questo modo Koncetta è cresciuta e si è evoluta in un contesto familiare e sociale dove l’aggressività è stata sublimata con la Bellezza e giustificata eticamente con la stessa moneta estetica. Il “progetto” è quello di vita, un buttarsi avanti antidepressivo e vitale. Non c’è spazio per la passività in questo universo onirico di Koncetta, così come ci sono sempre figure che insegnano e gratificano, esigono e riconoscono. Siamo all’interno di una comunità islamica dove il sacro si mescola e si coniuga con il rigore e non ha il sapore dell’acqua di rosa.

 

Subito iniziavano le lezioni in cui ci esercitavamo a produrre mordendo diversi materiali come il legno, il marmo, il mio preferito era il marmo.”

 

La vita è dura e l’esercizio del vivere è arduo semplicemente perché devi difenderti dalle insidie sociali, dalle minacce della gente, dai pregiudizi e da tutto quel materiale culturale e ideologico che rende travagliata la convivenza. Koncetta ha imparato a “mordere la vita” nelle sue varie sfaccettature e qualità, ma soprattutto si è istruita, suo malgrado, a sublimare le relazioni affettive più dure, “il marmo”, è stata costretta a dare forma ai bisogni umani di solidarietà e alle emozioni sottili di condivisione. Tutto il quadro resta dentro una cornice di magnifica “sublimazione” dell’aggressività. E così la vita va e la nave può attraversare l’oceano o il mare mediterraneo.

 

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.”

 

Come dicevo in precedenza, Koncetta non è estranea ad avventure di sopravvivenza esistenziale psicofisica, ha dovuto affrontare pericoli insieme a un’altra donna “su una barca nel mare di notte”, ha dovuto duplicarsi e raddoppiarsi e scindersi per essere più forte, ha sublimato con “un bel disegno a mano” la complicazione dei suoi pensieri e dei suoi vissuti nelle circostanze in cui l’hanno vista protagonista di situazioni oltremodo complesse e complicate. Koncetta non si è persa d’animo anche nelle solitudine affettiva perché ha trovato dentro di lei la disposizione a usare il processo della “sublimazione” degli affetti e delle angosce collegate nella Bellezza, nel versante estetico a lei congeniale, non per studi effettuati all’università del Cairo, ma semplicemente per sua sensibilità evoluta e acquisita. Le “reti” sono il complesso dei ragionamenti che Koncetta ha elaborato sempre secondo canoni di accettazione e sopportazione che trovano nella Bellezza il giusto accomodamento umano ed esistenziale.

 

Mi diverto molto nella scuola e sono molto brava, tutti apprezzano tanto la mia arte, in particolare un professore ciccione che però un giorno mi chiude in un frigorifero perché davo fastidio e disturbavo la classe. Comunque nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo.”

 

Koncetta è abituata all’aggressività sublimata e alla freddezza affettiva, è “molto brava” perché è cresciuta in contesti familiari di quel calibro e ha vissuto le esperienze sociali di quella qualità. Da questi ricoveri così problematici si è sempre difesa con la “sublimazione” dell’aggressività e la “conversione” estetica della sua rabbia, la Bellezza e le sue cariche. Il “professore ciccione” condensa una figura maschile anaffettiva dalle cui mire Koncetta ha saputo districarsi e sulla quale ha saputo esercitare ironia e distacco. Koncetta non è fatta di quella pasta e sa stare nella sua famiglia e nella sua società anche non condividendola. Appare sempre nel sogno una grande capacità di adattamento e un desiderio di fuga da quegli ambiti angusti e da quei contesti competitivi. Koncetta ha accettato le sue fredde radici e se ne è voluta staccare con l’ironia della “sublimazione”: “nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo”. Attenzione al “professore ciccione” che può essere anche la “condensazione” di una madre fredda.

 

Alla fine del sogno c’era una scena strana. In un salotto c’era seduto su una poltrona un vecchio miserabile con lo sguardo perso e su un’altra poltrona di fronte un bambino che diceva: “non potete impedire al nonno di mettere le sue palline in faccia alla nonna”.

 

Arriva “alla fine del sogno la scena strana”, quella che funge da chiave di volta per la comprensione del prodotto psichico di Koncetta. Si tratta della “scena primaria” del coito tra i genitori immaginato dalla figlia e si tratta anche del trauma di aver assistito al rapporto sessuale dei genitori. Koncetta ha elaborato e subito queste scene senza avere gli strumenti razionali per comprenderle e giustificarle, per sistemarsele dentro: “non potete impedire”. Il “vecchio miserabile con lo sguardo perso” è la versione negativa della figura paterna e maschile in generale nella disposizione sessuale e deprivata d’affetto. Potevo intitolare il sogno di Koncetta “le palline del nonno in faccia alla nonna”, ma ho preferito mettere in risalto la “sublimazione” a cui è stata costretta dalla sua sensibilità di bambina che assiste a scene di ordinaria violenza in certi contesti familiari e sociali particolarmente anaffettivi.

Questo è in abbondanza quanto dovuto al sogno di Koncetta.

 

AIUTO HELP AUXILIUM AIDE SOS

Il vento ulula

Il vento piove

Il vento vomita pioggia

La frasca non nevica

Diluvia da sinistra a destra come nel mons Citorium

Diluvia da destra a sinistra come nel mons Citorium

Il mare si erge

Il mare gorgoglia

Il mare si erige

Il mare spazza

Il mare spruzza

Il mare vomita

Il mare gorgoglia

Il mare muggisce

Il mare sprizza

Il mare zunama

Vento pioggia scarpe rotte

Malutempu a facci dispirata

Mala tempora currunt

Semper sul bagnato sciddrica il buongoverno

Tifone

Medicane

Uragano

Uragano Apollo

Apollo è un dio

Apollo è un demone

Apollo è fuggito dal tempio di Piazza Pancali

Apollo si aggira tra la Sila a Capo Passero

Apollo gira gira come vuole la Rita

Apollo è un vortice

Apollo è un buco nero

Apollo non è nell’Olimpo

Tempesta

Tempestada

Ciclone

Ciclone senza ciclo

Ciclone amenorroico

Ciclone costante in atto presente sul posto

Noi ci siamo

Noi ci saremo

Ma noi non moriremo

Sopravviveremo a noi stessi e all’INPS

Come la gramigna nel prato in fiore

Come il gramignone nei sempiterni campi di calcio

Come l’ortica amarognola per il parto dei maiali

Come il flauto magico per l’eterno pifferaio

Mediterranean hurricane

MEDIterraneanhurriCANE

MEDICANE

Help me

Help me help me help me

Cantano gli Scarafaggi inglesi

I Beatles

Aiutatemi donne

E’ arrivato l’arrotino

E’ arrivato lo spazzacamino

Aiutatemi uomini

Arriverà il nuovo decreto A-Zan

Arriverà il green-astro-vax-pass

Aiutateci gridano i gatti attillati

Aiutateci gridano i topi affusolati

Scivoleremo nel vallone di Carancino

Dentro la foiba dell’Anapo

Tutti cadremo nella Geenna

Del MediCane non si vede la coda

Come nella grappa da bus

Si è vista la testa

Come nella grappa da bus

In medio stat virtus

Noi la prendiamo giusto giusto nel medio

La radio trasmette i Maneskin

La tele trasmette nobili coglionate firmate

La Cassa del Mezzogiorno non c’è più

Come faremo senza la mammasantissima

Cosa faremo con il padrino

Il presidente implora

Il sindaco supplica

Il vento ulula

La frasca non nevica

Non si può tornare al paese

Cade tutto il mondo cane capoccia infame

Che brutta cosa è successa sui Colli romani

Tira un vento bestia sul Mediterraneo

Tra le terre di mezzo delle nostre chiappe

Medi-cane

Io sono partito

Sono rimasto in mezzo alla maggese

Morirò

Altri sono partiti

Sono rimasti con un palmo nel naso

Noi non siamo diversi

Moriremo come Pacchiotta il filo arabo

Annegheremo nella merda altrui

Perdono perdono perdono

Io soffro più ancora di te

Signore ho tanto peccato

Parole opere omissioni nel mons Citorium

Questo colle piccolo piccolo

Questo colle babbeo babbeo

Questo colle scollinato

Addio mia bella addio

L’armata se ne va

Se non partissi anch’io sarebbe una viltà

Il poeta è fuiutu

E’ scappato

Con Iolanda

Con Gabriella

Con Mia

Con Giorgio

Con Armando

Con Cristiano

Con tutti i loro figli

Meno male

Ogni male non viene per nuocere

Non viene per procreare i figli degli idioti

Bontempu e malutempu nun dura tuttu u tempu

Anche a Roma fortunatamente

Come in questo frangente di siciliano disvalore

Per un mondo tutto arcobaleno

Bla bla bla bla bla bla



Salvatore Vallone



Carancino di Belvedere 29, 10, 2021, ore 11,55, in pieno uragano



GLI OCCHIALINI TONDI

Nessun volto era il suo corpo.

Non c’era un viso da riconoscere.

Sotto quel lenzuolo,

sporco di morte,

i sandali francescani erano di quel ragazzo

a cui la guerra aveva tolto i sogni e l’identità.

Erano di Armando.

Fu solo mio il tempo giusto

per entrare in quel rifugio antiaereo della Marina,

per schivare quella bomba degli Inglesi ubriachi.

Era l’abbraccio della Vita per la mia vita.

Non so perché ricordo tutto questo,

non ne capisco il senso.

Mi allontano dal dolore del passato.

Dopo pochi passi una voce mi chiama.

Non serve che mi volti per vederti,

ma lo faccio.

Ciao,

non sei cambiato affatto.

Vedo che hai ritrovato gli occhialini tondi

che ti eri fermato a raccattare

prima di entrare nel rifugio,

l’abbraccio della Morte per la tua morte.

Dietro i vetri riconosco i tuoi occhi,

gli occhi vispi del ragazzino di allora.

Ti aspettavo”,

mi dici sorridendo.

Ah, che sbadato!

Ora capisco che non sto dormendo

e che non sto sognando.

 

Carmen Cappuccio

 

Siracusa, 30, 07, 2021