IO E L’ALTRA

L’IO TRA L’ES E IL SUPER-IO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.

Dovevamo raggiungere la stazione dei treni.

Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.

Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa.

Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.

Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

Aggiungo che sogno in dimensioni enormi.

Norma

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Parto dal finale di questo sogno, semplice e arduo allo stesso tempo, per i risvolti metodologici che comporta: perché si sogna in dimensioni enormi?

L’ipertrofia della funzione onirica è direttamente proporzionale alla ipertrofia dell’Io e al bisogno che quest’ultimo ha di difendersi dall’angoscia. Proprio perché ha bisogno di ridimensionare i vissuti, la Psiche esalta in sogno il trauma servendosi del meccanismo di convertirlo nell’opposto, della serie “voglio minimizzarlo e allora lo ingrandisco tramite la “figurabilità”. Da un lato avviene la “proiezione” dell’alto-locazione e dell’ipertrofia dell’Io e dall’altro lato si ingigantisce la “parte psichica” che è in crisi e che vorrebbe essere eliminata o quanto meno ridimensionata. Il sogno di Nora mi permetterà di spiegare meglio una proprietà della Psiche e una qualità dell’irripetibile corredo psichico personale: la “organizzazione reattiva” evolutiva.

Vado al dunque prima di perdermi con la retorica.

Il sogno di Nora esordisce mettendo chiaramente in rilievo il “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia della “scissione dell’Io”: “Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” Nora si divide in “una se stessa” che accetta e in cui si riconosce e in “un’altra se stessa” che non gradisce e civilmente rifiuta. Il titolo “Io e l’Altra”, attenzione con la A maiuscola, sintetizza chiaramente la delicata psicodinamica della “scissione”. Questa è la lettura profonda del sogno di Nora e ci dice che la nostra “organizzazione psichica evolutiva” reagisce e attinge ai “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia secondo l’urgenza del bisogno e senza distinzioni di qualità o di altro. Nello specifico Nora, usando la “scissione dell’Io” e dividendosi in due Nora, induce una preoccupazione allarmistica dal momento che è stato sempre detto dalla Psichiatria ufficiale di scuola medica e organicistica che la “scissione dell’Io”, è un sintomo pericoloso che porta alla cosiddetta follia ossia a perdere il contatto con la realtà e a elaborare un delirio. La Psicoanalisi, invece, dice che la Psiche si organizza usando naturalmente i “meccanismi e i processi di difesa” dall’angoscia senza discriminazione qualitativa, ma per risolvere il conflitto e attenuare, di conseguenza, le tensioni ripristinando l’equilibrio psicofisico. Questi strumenti di difesa sono tutti funzionali a difenderci dall’angoscia, per cui sono buoni e utili semplicemente perché sono reali e positivi. Appartengono all’umano corredo psicofisico come i testicoli e le ovaie. La Psiche, di conseguenza, è da intendere anche come il precipitato dell’insieme dei “meccanismi e dei processi di difesa” che l’Io usa nel corso della sua evoluzione psicofisica. La scelta di questi strumenti appartiene a ogni persona e avviene in maniera naturale come reazione alle pulsioni sin dall’infanzia e si perfeziona nell’età adulta con la consapevolezza e la complessità. Non tutti usiamo gli stessi meccanismi e gli stessi processi di difesa dall’angoscia. La Psicoanalisi ha fornito il quadro della loro quantità e qualità. Il discorso scientifico resta, pur tuttavia e meno male, aperto.

E passo alla seconda interpretazione del sogno di Nora, quella che vuole l’interazione conflittuale tra le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io” in riguardo alla sessualità e ai vissuti collegati o alle esperienze vissute. Il titolo è il seguente: “L’Io tra l’Es e il Super-Io”. Riepilogo: l’Io è l’istanza consapevole e vigilante legata al “principio di realtà” e all’esercizio della razionalità, l’Es è l’istanza che rappresenta le pulsioni e le inquadra nei “fantasmi” ed è legato al “principio del piacere” e all’esercizio degli istinti, il Super-Io è l’istanza che censura e limita ed è legata al “principio del dovere”. Nel sogno di Nora si coglie lampantemente il conflitto tra le istanze, per cui la decodificazione terrà conto di questi due piani psichici che sono convergenti e si integrano dando completezza al sogno di una donna che in poche righe si trova squadernata non soltanto una sua consistente psicodinamica, il conflitto tra le istanze, ma anche le modalità e le qualità della sua “organizzazione psichica reattiva”.

Un ultima considerazione esige che l’evoluzione e la formazione psichiche avvengono anche con il rifiuto di “parti di noi” e di esperienze vissute particolarmente traumatiche e fomentatrici di tensioni. L’estromissione attraverso i meccanismi della “negazione” e della “scissione” deve essere temporaneo perché la Psiche ha il compito e il merito di integrare nella “organizzazione evolutiva” i suddetti vissuti e le suddette esperienze al fine di raggiungere quell’armonia omeostatica tra pulsioni e limiti, tra istinto e ragione secondo le mediazioni dell’Io. Ripeto: il materiale psichico avvolto di vergogna e di colpa va accettato e non rifiutato, al fine di essere migliori nel presente e nel futuro prossimo.

Adesso vi racconto la storia del sogno di Nora. C’era una volta Nora e a un certo punto della sua giovane vita ha vissuto un’esperienza sessuale traumatica che non ha ben razionalizzato. Doveva necessariamente liberarsi di questa angoscia che si portava dentro e allora ha elaborato un’altra Nora a cui ha donato il carico emotivo ed ha attribuito la responsabilità del trauma. Di poi, ha accompagnato alla stazione questa sua liberatoria costruzione psichica per non farla tornare mai più e illudendosi sulla bontà della sua operazione.

Procedere nella decodificazione del sogno di Nora sarà degno di interesse per l’opportunità che offre di vedere in atto meccanismi delicati e per superare i pregiudizi psichiatrici organicistici che non consentivano di concepire la follia come una delle tante forme di normalità o di “organizzazione psichica reattiva” dei propri fantasmi e dei propri irripetibili vissuti. Importante è l’Etica del “non farsi male e non far male”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.”

Nora esordisce con la sua funzione sessuale e si sdoppia mettendo in mostra il suo “alter ego”, quella “se stessa” che non merita il dono del suo affetto e della sua attenzione, quella “se stessa” che non può investire di “libido genitale” e di amorosa cura. Nora non si vive nella sua interezza e unicità, ma si scinde nella donna che gestisce la sua vita sessuale e nella donna che non condivide la gestione della vita sessuale. Norma offre immediatamente una conflittualità psiconevrotica nel vivere la sua sessualità e si pone nelle due modalità. Norma non si piace del tutto nella sua sessualità e nel modo di viverla e gestirla. Degno di nota è l’uso del delicato “meccanismo di difesa” della “scissione dell’Io”. Aggiungo che non si capisce chi delle due Nora guida la macchina. In ogni caso nel conflitto tra le due donne emerge anche un aspro conflitto tra le istanze psichiche dell’intera Nora.

La simbologia dice che “mi trovavo” equivale a essere sul pezzo in trattamento onirico, “in macchina” si traduce nella mia vita sessuale, “una ragazza” si attesta nella “proiezione” nell’altra Nora e nella “scissione dell’Io”, “non parlo più” significa che non amo, non condivido e non riconosco.

Dovevamo raggiungere la stazione dei treni.”

Nora si vuole sbarazzare della “altra se stessa” che decisamente non accetta e rifiuta dal momento che introduce un simbolo depressivo di perdita e un “fantasma di morte” nella “stazione dei treni”. Nora è consapevole di vivere male una sua esperienza sessuale e di volersene liberare. All’uopo difensivo dall’angoscia l’attribuisce alla sua altra “ragazza” ed è decisa a sbarazzarsene al più presto non solo sdoppiandosi, ma anche negando che si tratti di qualcuna e di qualcosa che le appartenga.

La simbologia dice che “dovevamo raggiungere” si traduce “devo ottenere il risultato desiderato e prefisso, “la stazione dei treni” significa la liberazione definitiva per altri meccanismi di difesa come “l’isolamento” o la “rimozione”, il tutto almeno fino a quando Nora non si disporrà verso una benefica “razionalizzazione” del trauma e della responsabilità attribuita alla “altra se stessa”.

Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.”

Nora opera un “amarcord”, “io mi ricordo”, e insiste sulla dimensione sessuale rilevando che la sua disposizione è di ampia apertura e ben delineata nel suo obiettivo. Nora non ha conflitti specifici o ristrettezze mentali in riguardo alla sua “posizione psichica genitale” e precisa che tutto va bene e che il suo “Io” gestisce bene le censure del “Super-Io” e le pulsioni dell’Es. Anzi Nora è più propensa all’ordine e al limite, piuttosto che all’esplosività dell’istinto. Questa è la Nora intera e non la Nora scissa di prima. Nel riattraversare la sua formazione sessuale ha operato in sogno una reintegrazione delle due Nora.

I simboli dicono che “viaggiavamo in auto” equivale a “vivevamo la sessualità”, le “corsie” sono percorsi logici e consapevoli come le deliberazioni a cui conseguono le decisioni, “larghe” si traduce in di facile comprensione ed elastiche e di ampia tolleranza, “tratteggiate” conferma la direttività logica e consequenziale, “giallo” è il colore della reattività nervosa e del risentimento, una mezza rabbia.

Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa.”

Ecco la conferma della funzionalità dell’Io, della consapevolezza razionale e della vigilanza realistica!

Nora è attestata sulla sua funzione razionale e sulle disposizioni dell’Io e non vuole in alcun modo affidarsi alle sue emozioni e alle sue pulsioni, specialmente perché non si sente sicura e avverte turbamenti e vacillamenti della dimensione razionale dell’Io. L’autocontrollo è sottoposto a una oscura minaccia e tutto sempre in riguardo alla sessualità, proprio perché le due Nora si trovano in “macchina”.

I simboli dicono che “tenevo in mano” si traduce in possedevo e gestivo, “il navigatore” si traduce nella funzione consapevole e razionale dell’Io, “impaurita” si traduce affetta da emozioni, “da qualcosa” si traduce nell’indefinito di un’emozione e di una pulsione che vuole emergere.

Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

E’ la Nora trasgressiva e contestata che guida. Prima il sogno non lo aveva evidenziato in maniera così chiara.

Ed ecco la trasgressione!

L’altra Nora ha vissuto ed esercitato la sua sessualità, libido genitale”, in maniera non idonea alla norma e censurata. Si manifesta in sogno nella sua potenza l’azione limitante e censoria del “Super-Io”. Si ha l’impressione che le due Nora rappresentino l’Es con le sue pulsioni e il “Super-Io” con i suoi divieti morali e i suoi tabù. E l’Io va in sofferenza perché non è il degno attore di questa “scissione” e non è capace di integrare e gestire spinte e contro-spinte.

Ci si chiede veramente a questo punto: “l’Io dove sta e chi lo gestisce?”

I simboli dicono che “ha imboccato” dà il senso della costrizione e della scelta, “zona a traffico limitato” significa ambito sessuale illecito e inibito, “sbagliando strada” ossia derogando dalla norma ufficiale e conclamata.

Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

Il divorzio è avvenuto. La “Nora Super-Io” si è liberata della “Nora Es” e l’ha relegata nella perdita depressiva, l’ha rinnegata e non ha voluto e potuto riconoscerla come una parte costitutiva della sua “organizzazione psichica reattiva” durante l’evoluzione della sua formazione umana e psicologica. Il “Super-Io” si è sbarazzato dell’Es, il sistema delle censure morali ha sconfitto il sistema delle pulsioni e nello specifico quelle sessuali.

Si pone la domanda di prima: l’Io che fine ha fatto?

E’ stato divorato dal senso del limite e del dovere perché non ha saputo comandare a casa sua e dare equilibrio all’economia delle pulsioni e dei divieti. Nora evidenzia in sogno un conflitto tremendo tra le istanze del desiderio e del limite, ma soprattutto evidenzia una pericolosa crisi della funzione moderatrice e mediatrice della preziosa istanza “Io”.

I simboli dicono che “arrivate” traduce la soluzione del dissidio, “stazione” significa distacco e perdita, “lasciata” conferma della drastica perdita, “partire da sola” equivale a scissione conclamata e a psiconevrosi depressiva.

La decodificazione del delicato sogno di Nora si può concludere con queste ultime note.

PSICODINAMICA

Il sogno di Nora sviluppa la psicodinamica del conflitto tra l’istanza censoria e limitante “Super-Io” e l’istanza pulsionale “Es” con danno della funzione mediatrice “Io”. Tanto trambusto si attesta sulla funzione psicofisica sessuale e tira in ballo anche il “meccanismo psichico di difesa” della “scissione dell’Io” per alleviare la carica d’angoscia e il senso di colpa associato al senso del pudore e al sentimento della vergogna. Il sogno di Nora conferma le tesi della Psicoanalisi in base alle quali la “normalità” psichica non esiste e la cosiddetta “follia” non è altro che una specifica “organizzazione psichica reattiva”. Tale contestazione ribadisce che non esistono “meccanismi e processi di difesa” patologici e normali, ma che esistono “meccanismi e processi psichici di difesa” intesi come modalità di percepire e di organizzare i vissuti individuali: punto e basta! La “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica evolutiva è il “precipitato” calibrato ed equipollente dell’uso dei “meccanismi e dei processi di difesa” gestiti dall’Io.

PUNTI CARDINE

Il punto di snodo interpretativo del sogno di Nora è “Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa”, nonché “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è già ampiamente detto cammin facendo, per cui vi rimando ai vari capoversi.

Il sogno di Nora rievoca un tema caro allo “Archetipo” della “Sessualità”, femminile nello specifico, nonché il senso di colpa che spesso l’avvolge e la impregna.

Il “fantasma della sessualità” si scinde nella parte “buona” e positiva che viene incarnata da Nora e in quella “cattiva” e negativa che viene attribuita all’altra ragazza: “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Il sogno di Nora mette in risalto le tre istanze psichiche “Es”, “Io” e “Super-Io” al punto che poteva intitolarsi “L’Io tra l’Es e il Super-Io”. Il prodotto onirico di Nora si può anche stimare l’allegoria della loro psicodinamica.

L’Es pulsionale o rappresentazione dell’istinto si vede chiaramente in “in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” e in “ero impaurita da qualcosa.” e in “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

L’Io vigilante e razionale si mostra in “mi trovavo” e in “Tenevo in mano il navigatore”.

L’istanza censoria e limitante “Super-Io” è presente in “ero impaurita da qualcosa. Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Il sogno di Nora richiama le “posizioni psichiche orale e genitale” in “Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” e in “Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.” e in “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.” Sono presenti le dimensioni affettive e sessuali.

I “meccanismi psichici” di difesa presenti e in azione sono la “condensazione” in “non parlo più” e in “stazione dei treni” e in “corsie” e in “navigatore” e in “strada”,

lo “spostamento” in “macchina” e in “dovevamo raggiungere” e in “viaggiavamo in auto” e in “tratteggiate di giallo” e in “tenevo in mano” e in “sbagliando strada” e in “zona a traffico limitato”,

la “proiezione” in “con una ragazza”,

la “scissione dell’Io” in “una ragazza con la quale non parlo più”,

la “figurabilità” in “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada. Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”, la “rimozione” in “ero impaurita da qualcosa.”.

Il “processo psichico” di difesa della “regressione” è presente nei termini inscritti nella funzione onirica.

La “sublimazione” e la “compensazione” risultano non pervenute.

Il sogno di Nora presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e sessualità. Nora non accetta e non riconosce la esperienza traumatica sessuale e la proietta scindendosi.

Le “figure retoriche” formate da Nora nel suo sognare sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “stazione dei treni” e in “navigatore” e in “strada”, la “metonimia” o nesso logico in “non parlo più” e in “macchina” e in “corsie” e “tratteggiate di giallo” e in “zona a traffico limitato” e in “partire da sola”.

“Allegoria dell’Io” è “Tenevo in mano il navigatore” e del “Super-Io” è “ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Allegoria della depressione è “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

La “diagnosi” dice di un conflitto tra le istanze psichiche “Es” e “Super-Io” e della difficoltà di mediazione dell’Io, nonché dell’uso del meccanismo di difesa della “scissione dell’Io” in risoluzione temporanea di una psicodinamica sessuale.

La “prognosi” impone a Nora di “razionalizzare” il conflitto sessuale e di comporre il dissidio tra le istanze psichiche dando all’Io il ruolo dovuto senza cadere negli eccessi delle pulsioni e dei divieti, sempre in riguardo alla vita sessuale. Inoltre, Nora è chiamata alla consapevolezza nell’uso del meccanismo di “scissione dell’Io” al fine di risolverlo al più presto e di ripristinare l’equilibrio psicofisico turbato. L’interezza e l’unità sono valori psichici da curare e da seguire.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nell’uso eccessivo di “meccanismi di difesa primari” e primitivi che si usano da bambini, nonché nella drastica risoluzione dei conflitti senza servirsi della “razionalizzazione” per dare forza all’Io. Nora rischia di interpretare la realtà in maniera distorta non accettando le sue “parti psichiche” conflittuali e proiettandole a destra e a manca.

Il “grado di purezza onirica” è nell’ordine del “buono”. Nora non ha potuto camuffare la trama del sogno perché si snodava secondo un significato logico consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Nora si attesta in una riflessione sul passato o nell’incontro con una persona significativa.

La “qualità onirica” è il “dinamismo” delle azioni: “dovevamo raggiungere”, “viaggiavamo”, “ha imboccato”. “arrivate”.

Il sogno di Nora si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della sua qualità narrativa e della sua pacatezza.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso globale del “movimento” in “mi trovavo” e in “dovevamo raggiungere” e in “viaggiavamo” e in “ha imboccato” e in “arrivate”.

Il “grado di attendibilità” del sogno di Nora è “buono”, per cui il grado di fallacia è “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Nora è stata letta da un collega. Questo è il nostro dialogo sui temi contenuti.

Collega

Ho capito che Nora si è scissa in due Nora, una positiva e una negativa, che la buona non comunicava e non voleva avere niente a che fare con la cattiva, che voleva liberarsene tramite un treno che effettuasse il viaggio definitivo di perdita. Il fattaccio e la causa di questa decisione da parte della Nora buona risiede in una questione sessuale, possibilmente in un trauma che ha colpito la protagonista e che non è riuscita a razionalizzare e a integrare nella sua struttura psichica. Nora non può proprio accettare questa sua parte psichica che si era macchiata di colpa e di reato e allora l’abbandona al suo luttuoso destino. Nora si libera di una parte storica che le appartiene e che non riesce proprio ad accettare. Questo è un breve sunto. Ha usato il meccanismo della “scissione dell’Io” e sta vivendo una aspro conflitto interiore tra le sue istanze. In particolare è divorata dalla censura del Super-Io e dalle pulsioni dell’Es e in questo scontro l’Io non funziona come dovrebbe. Ho capito e sintetizzato bene?

Salvatore

Quasi perfetto. In che cosa consista questo conflitto sessuale, il sogno non lo dice, ma conferma che la questione verte sulla sessualità. Le pulsioni sessuali sono inibite dal senso morale per educazione e formazione o per esperienza traumatica? Il fatto è talmente delicato che Nora si difende dall’angoscia usando il meccanismo primario della “scissione dell’Io” e si libera della sua parte critica e trasgressiva. Se escludiamo il trauma, includiamo il lampante conflitto tra le istanze psichiche e la poca gestione dell’Io in questo equilibrio precario. Se ammettiamo il trauma e il conflitto tra le istanze, dobbiamo ammettere che prima viene il trauma e poi il conflitto e che il disagio culmina nella criticità della scissione.

Collega

Certo, ma questa è una questione sottile e di lana caprina. Meglio soffermarci sui “meccanismi di difesa” dell’Io. Nora usa un meccanismo primario che è normale ma che fa impressione in ambito psichiatrico perché si suole identificare la “scissione dell’Io” con la follia ossia con la perdita del contatto con la realtà e con la formazione di un delirio. E invece non c’è niente di più avventato e fasullo. Il bambino, che usa i “meccanismi di difesa primari” e si sdoppia giocando, non è ritenuto un folle o un demente, è tollerato perché è un bambino e perché la Fantasia gli permette di uscire fuori di testa e di realtà con le sue immaginazioni.

Salvatore

Allora tutti i “meccanismi e i processi psichici di difesa” sono positivi nel senso che sono dei dati di fatto, degli strumenti e dei modi di vivere e valutare la realtà interiore. Non sono né buoni e né cattivi, ma sono funzionali a mantenere il nostro equilibrio psicofisico quando rischia di vacillare dietro a turbamenti della Mente e del Corpo legati a fattori interiori e personali o a fattori esterni e sociali. Se fungono per l’equilibrio psicofisico, “omeostasi”, tutti i “meccanismi e i processi psichici di difesa” sono nel giusto e sono degni di essere usati senza incorrere in censure e in valutazioni morali e sociali che esulano dalla Psicoanalisi, soprattutto dalla psicodinamica e dalla psico-economica o gestione delle energie.

Collega

Intervengo io e dico che questi “meccanismi e processi di difesa” costituiscono gran parte della Psiche e che l’Io è funzione determinante per l’uso e per la scelta dei suddetti. Quindi, se Nora ha un “Io” taglieggiato dal “Super-Io” e dall’Es, questo è il suo vero problema. E se ha usato il meccanismo della “scissione dell’Io”, si è soltanto difesa in quel momento della sua vita e nel sogno per ottenere l’equilibrio turbato. Avrà tempo per usare altri meccanismi utili e rapidi come la “razionalizzazione”. Ho detto quello che dovevo dire e l’ho detto assieme a te in buona sintonia.

Salvatore

Proprio vero. Si vede che siamo stati allievi del buon Carletto Ravasini in quel di Cremona e in quei formidabili anni ottanta, tempo in cui la Psicologia e la Psicoterapia cominciava a muoversi nella penisola e nelle isole. Si vede anche che abbiamo ben studiato e ponderato i contenuti innovatori del suo libro “La follia contestata”. Il grande Antonio Gramsci, il cervello che il violento Mussolini voleva che non pensasse, aveva suggerito alla Psicoanalisi di curare il paziente e non la malattia, intendendo che è l’uomo che va in sofferenza e che si deve aiutare, al di là delle etichette che gli si possono perfidamente affibbiare in base al suo modo originale di apparire. Freud aveva scritto che il Tempo avrebbe confermato quante allucinazioni o quante verità conteneva la sua complessa e poliedrica dottrina, meglio, il suo “sistema”. E alla Psicoanalisi si appellarono gli antipsichiatri europei capeggiati dall’inglese Laing per ammodernare le idee e le istituzioni. In Italia anche Franco Basaglia e il suo gruppo intesero la malattia mentale non più su base organica alla Krapelin, ma su base psichica, economica e dinamica, nonché relazionale e sociale, alla Sigmund Freud insomma. Partendo da questa ottica psicoanalitica, si arrivò alla chiusura dei manicomi e alla messa in discussione dei trattamenti clinici e farmacologici anche in Italia, si cominciò a concepire il vecchio malato mentale come un essere umano in difficoltà e in sofferenza, si cominciò a stimare la “follia” come una modalità psichica dell’uomo di manifestarsi in una contingenza storica della propria vita, uno stato transitorio di turbamento psicofisico. La sofferenza psichica comincia a essere trattata e razionalizzata con le psicoterapie individuali e di gruppo e non con la reclusione e con l’abbrutimento meccanico e farmacologico delle sfortunate persone che incorrevano sotto le grinfie dei carnefici di turno. I letti di contenzione, i volgari e disumani mal-trattamenti, la pratica sistematica della “terapia” elettro-convulsivante o il famigerato elettroshock, i farmaci micidiali neurolettici propinati “a tinchitè” (dialetto siculo che si traduce “alla cazzo di cane”), la Chimica di ogni tipo che deprivava dell’umanità e… altro, altro di peggio e altro di pessimo, insomma, questo sistema sadico di lager e di violenze, voluto dalla Legge e dalla Cultura post-fascista, venne in gran parte ridimensionato dalla Legge 180. Siamo nel 1978 ed è merito di Franco Basaglia e dei suoi colleghi aver portato avanti la visione psicoanalitica intorno alla follia e il suo giusto trattamento clinico. I manicomi furono chiusi, ma la Legge non fu applicata nella sua totalità, un costume classicamente italiano che dura ancora oggi. Nonostante tutto, la legge 180 è un fiore all’occhiello di civiltà e di cultura innovativa, così come il professor Basaglia resta un “uomo di grande umanità”, un uomo coraggioso che coniugava la Grammatica con la Pratica. Il mio ricordo e il mio elogio va a Lui e agli Allievi e Amici che hanno realizzato i suoi progetti e hanno soprattutto combattuto la pratica mortale dell’elettroshock fino alla sua condanna. La T.E.C. era un’esecuzione medica basata soltanto sull’esaltazione del sadismo degli operatori e non certo su conoscenze scientifiche serie. Il ricordo va a tutti i cosiddetti malati mentali che hanno popolato i lager manicomiali e sono morti di ictus o di infarto dopo pochi anni dall’aver subito la famigerata terapia elettroconvulsiva. Memorabile e necessaria la visione del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e degna di nota è l’interpretazione incredibile di un espressivo Jack Nicholson.

Collega

Adesso tocca a me parlare e voglio definire temi che tu hai toccato nell’interpretazione del sogno di Nora e, in particolare, il sentimento del pudore e della vergogna, il concetto di follia, di normalità e di “alter ego”. L’affiorare di una pulsione, “Es”, e la lieve censura del “Super-Io” mettono in crisi l’istanza “Io” e in base alla quantità e alla qualità della pulsione e della censura scattano visibilmente le reazioni alla violazione dell’intimità. Il “pudore” è una forma d’amor proprio in riguardo al corpo e all’affettività, così come la “vergogna” chiama in causa il senso di colpa ed è la prima reazione individuale alla violazione etica o morale in attesa dell’espiazione del reato imposta dalle leggi e dalla regole sociali. La “follia” si attesta nella sofferenza psichica legata alla perdita reversibile dell’uso del “principio di realtà” e alla formazione di una realtà illusoria e compensativa ma socialmente non ammissibile. La “normalità” si attesta nella formulazione di una visione di se stesso e del mondo socialmente compatibile e condivisa. Si può essere originali restando sempre in un ambito di comprensione sociale e senza esser causa di danno individuale o collettivo. “L’alter ego” si attesta in un altro se stesso a seguito di uno “sdoppiamento dell’Io” dovuto al “meccanismo di scissione” in difesa dall’angoscia di un vissuto traumatico ingestibile e inaccettabile dalla coscienza e sempre dell’Io. Ribadisco che il criterio di tolleranza dell’originalità psichica si basa eticamente sul non essere di danno a se stesso e agli altri. Si può essere folli ma senza farsi male e senza fare del male.

Salvatore

Quasi quasi abbiamo allargato e chiarito gran parte dei temi e dei concetti che conteneva il ricco sogno di Nora. Non resta che scegliere quale prodotto culturale associare a coronamento di questa bella scampagnata. La scelta è d’obbligo: “Bocca di rosa” del mai compianto abbastanza Fabrizio De Andrè, un poeta popolare strappato alla nostra gioia dal tabagismo infame. Nora si scinde dalla sua “Bocca di rosa”, così come il “Super-Io” sociale espelle la generosa e benemerita donna che faceva l’amore per passione. Ricordiamo che “Bocca di rosa” viene accompagnata alla “stazione” in processione e con la Vergine in prima fila e anche dal prete e da tutto il paese, eccezion fatta per le donne invidiose di tanta prosperità e disinibizione. E non dimentichiamo che alla stazione successiva c’era molta più gente di quando partiva. Significherà qualcosa.

Grazie e alla prossima!

Ricordo ai marinai che nel frontespizio di “sogni interpretati” del blog trovate i miei lavori, quelli che purtroppo non sono in circolazione per la fuga del distributore, un individuo senza scrupoli che è letteralmente sparito. Intanto gustate la lettura della “Stanza rosa” in due parti e di “Benetton dieci e lode” sulla pubblicità innovativa di Oliviero Toscani negli anni ottanta. Ricordo che il blog contiene ormai 230 sogni. Potete prendere confidenza con il sogno e il sognare, nonché trovare qualcosa di personale inserendo nella casella in alto a destra con la voce “cerca” i simboli presenti nei vostri sogni. In tal modo potete intanto soddisfare la vostra curiosità, di poi, se volete appagarla in pieno e in maniera diretta, potete spedire i vostri sogni. Quanto prima troverete in prima pagina la decodificazione del vostro prezioso prodotto psichico.

Buona navigazione e sempre con il vento in poppa e la prua a sinistra!