GRAZIE ZIA !

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato la zia che è mancata a gennaio che, con un aspetto più giovane e in forma, mi dava una piccola scatola dicendo: “Ne ho uno caldo per tutti i parenti”; si trattava di un piccolo panettone.”

Questo e così ha sognato Frisona.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

La “zia” occupa da sempre e massicciamente l’Immaginario collettivo e viene rappresentata come una figura ambivalente, un familiare che non è poi tanto familiare e su cui si possono “spostare”, “traslare” e “proiettare” le pulsioni più disparate e i bisogni di ogni qualità, i propri “fantasmi”, le rappresentazioni primarie dell’infanzia ripescate e rafforzate durante l’adolescenza.

La “zia” appare come un palcoscenico di periferia su cui si può recitare a soggetto in ogni emergenza della vita psichica. Come tutti i “fantasmi” ha una “parte positiva” e una “parte negativa” e si giostra secondo gusto e a volontà nelle varie e variopinte vesti che può assumere un oggetto di per se stesso ibrido e multicolore.

La “zia” è il prolungamento della figura materna e come tale viene investita di virtù e di vizi, di valori e di disvalori, di sacro e di profano, di lecito e di illecito, di principi e di tabù.

La “zia” è un oggetto psichico polivalente e buono per tutte le stagioni della vita, una figura che soccorre il coraggio e la vigliaccheria, l’avventura e la trasgressione, l’amore e l’odio, l’imprevedibile e lo scontato. Spesso manifesta nel teatro delle passioni la veste psichica di una donna sorniona che è abbastanza parente e rasenta la legge del Sangue senza tingere di rosso le pareti della stanza come faceva Riccardo con Margherita.

La “zia” è, quindi, oggetto polivalente d’investimento di “libido”, riduce le angosce e aizza desideri, crea fantasie e desta pulsioni, compensa tutto il precario che si accompagna al senso della vita quando la riflessione traligna nella crisi.

“La “zia” accorre e soccorre di volta in volta e sempre in base ai bisogni psicofisici di chi la invoca prima del naufragio e della necessità di nuotare con le braccia e con le gambe nel gran mare della “storia” personale.

Ed è così che Frisona, una donna importante chiamata mucca pregiata, sogna la “zia” e a lei ricorre per “spostare” e “traslare” il suo piccolo e “caldo panettone” rigorosamente racchiuso in una “scatola” come quelli della rinomata pasticceria “Girlando” in quel di Avola di quel di Siracusa, la città più sporca del mondo dopo i sobborghi di Bogotà e Caracas, la città patrimonio dell’umanità dove le erbe e gli sterpi crescono spontanei e prosperano sui monumenti di qualsiasi età e cultura in grazie ai cittadini e agli amministratori e specialmente sul Barocco.

Bontà universale!

Dimenticavo: anche qualche fico è cresciuto sulla barocca pietra della chiesa della Spirito santo in Ortigia.

Ho sognato la zia che è mancata a gennaio che, con un aspetto più giovane e in forma, mi dava una piccola scatola dicendo:”

Della famigerata “zia” ho detto l’essenziale psichico e simbolico. Ricordo ancora che è un prolungamento della figura materna e che questa “traslazione” consente lo scarico delle pulsioni aggressive, di stampo sadomasochistiche e qualitativamente variabili come il tempo nel mese di aprile, che si sono accumulate nel corso dell’evoluzione e della formazione nei riguardi di una figura così massiccia e presente come la madre. Frisona si rivolge alla “zia” per non disturbare la madre, meglio per non disturbare il suo equilibrio rievocando e appellandosi direttamente alla madre, quella figura deputata alla sua identità femminile e quella persona a cui avrebbe voluto fare quelle mille domande e le altre mille che non sono mai uscite dalla sua bocca.

La “zia” è una nostalgia della “madre” nel caso di Frisona e di maternità si parla in questo breve sogno dal sapore tenero e confidenziale. Il fatto che la zia “è mancata a gennaio” è una perdita depressiva e un lutto che inducono i soliti sensi di colpa del sopravvissuto alla “malattia mortale” e quelli legati alle mancanze e alle omissioni in parole e opere, i peccati mortali della religione cristiana di cui recita ancora oggi l’atto di dolore. La morte della zia rende il sogno carismatico e affidabile, quasi degno di fede, pregno e foriero di una verità che viene da lontano, meglio, dall’Aldilà. Quest’ultimo può essere inteso come la regione psichica profonda di Frisona o come la regione variamente paradisiaca del dopo la morte. Per ingraziarsela la fa rivivere “con un aspetto più giovane” e la rimette “in forma” come nelle migliori tradizioni delle favole e dei racconti popolari.

A questo punto Frisona, la mucca più bella e dolce del mondo, rievoca il suo desiderio di maternità, più che il Natale in famiglia allargata, e lo condensa come una buona crema pasticciera dentro “una piccola scatola”, un dono della “zia” con cui condivide la dimensione psicofisica femminile e un bisogno ancora vivo e pulsante, dal momento che si presenta sulla scena onirica.

“Ne ho uno caldo per tutti i parenti”; si trattava di un piccolo panettone.”

“Un piccolo panettone”, oltretutto “caldo”, non è soltanto un simbolo dell’affettività, dal momento che si tratta di un oggetto che scatena la “libido orale” e il gusto di un dolce appetitoso, ma racchiude un feto da amare con tutta la forza del destino favorevole e avverso, contiene un figlio tanto ricercato e capriccioso. Il “piccolo panettone caldo dentro la scatola” è il vitellino della mucca Frisona, l’oggetto del desiderio materno proiettato nella Provvidenza di una “zia” pronuba come la greca Era o la latina Giunone e prospera come la greca Demetra e la latina Venere. Nell’esperienza vissuta in riguardo alla “zia” da parte di Frisona domina la valenza materna e la prospera possibilità di realizzare il desiderio di diventare madre. La “zia” è buona con “tutti i parenti” e in tal senso acquista i connotati della sacralità legata alla sua persona e alla sua morte: una buona madre e una giusta donna. Ricordo che la simbologia del calore, “un piccolo panettone caldo”, avvalora la vita e la vitalità e consente al dolce impasto di traslarsi in un embrione ben attaccato all’utero di una mucca desiderosa di mostrarsi una donna e una madre degna del regalo familiare e universale di una Madonna laica o di una Dea popolana.

Il sogno di Frisona contiene una nota lieve di ironia nella scelta del nome, una nota e prosperosa mucca della Frisia, e nella formulazione pacata e nostalgica di un passato vissuto in pieno con tutti i colori dell’arcobaleno e senza nulla ferire e con tutto da vivere: una donna che “sa di sé” e anche delle sue aspirazioni non sempre realizzate.

Il breve sogno di Frisona è la sana e composta allegoria del desiderio di maternità.

TRE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !

Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne (nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!) vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.

(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)

Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…

Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette; lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Questo è la “lettera – sogno – commento” di Diana.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La lettera di Diana contiene il sogno e il commento del suo “Io” razionale a delucidazione di quello che è successo e a sostegno della futura interpretazione. Diana conferma che i nostri sogni sono preda dell’”Io” razionale e cosciente e che non potrebbe essere diversamente. Nella sua lettera mette insieme le riflessioni e i ricordi del sogno, lavora di “Io” e collabora alla mia ricerca scientifica suggerendomi, ad esempio, l’uso del meccanismo della “conversione nell’opposto” quando mi dice “(nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!): una zia piena di vitalità che abita in cimitero. E ancora a proposito della madre scrive che “(nella realtà è viva)” anche se la sogna che gira per il cimitero. Aggiunge a conferma che il suo sogno verte sull’angoscia di morte, meglio sul distacco affettivo di una cara persona: “(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”. Diana intercala la consapevolezza reale dell’”Io” con la vita onirica a conferma ulteriore che l’”Io” è attore anche dei nostri sogni ed è presente nel sogno più di quanto si pensa. Infatti l’”Io” forgia nel dormiveglia il prodotto onirico per poi riforgiarlo al risveglio. Il sogno riceve almeno tre  accomodamenti logici, uno durante il sonno, il secondo al risveglio e il terzo quando lo si scrive o lo si racconta. Il sogno è un prodotto psichico altamente impuro ma altrettanto altamente significativo per il nostro equilibrio psicofisico e per la nostra consapevolezza. Dopo queste ulteriori e note precisazioni passo a decodificare il “prodotto psichico” di Diana.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.”

Cosa significano i sogni nel “cimitero”, i sogni nel luogo delle rimembranze e dell’angoscia di perdita degli affetti, i sogni sulla vanificazione degli “investimenti di libido genitale”, i sogni sul nulla che impedisce l’esercizio dell’amore incondizionato? Attestano del “fantasma di morte”: la componente depressiva e la sensibilità alla perdita affettiva. La “cara zia”, il primo personaggio del sogno di Diana, è prossima alla dipartita e a essere ricordata, ma Diana le vuole tanto bene. L’”abbraccio” è il simbolo di un sentimento di magica fusione dei corpi e dei sensi, un insieme psicofisico esaltante e, di poi, astratto in quel sentimento d’amore che fa tanto bene a chi lo vive.

“Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…”

Anche la mamma di Diana, il secondo personaggio del sogno, è prossima al ricordo dei vivi e merita un gran bene dalla figlia che, quasi quasi, la desidera immortale perché si stupisce di vederla in cimitero. Lo “stupore” condensa la caduta della vigilanza delI’”Io” e uno stato crepuscolare della coscienza, un non voler pensare alla labilità dei corpi e tanto meno alla dipartita della mamma. La zia “di spalle” segue il destino di “ubi maior, minor cessat”, dove c’è un affetto maggiore, il minore lascia il posto. La “zia” è intenta a preparare affetti, “intenta a cucinare”, perché è una donna che ha tanto dato in sentimenti e premure, oltre a essere una persona molto disponibile alle relazioni, affabile ed estroversa.

“Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette;”

Il sogno procede nella terza rivisitazione del “fantasma di morte” di Diana. Quest’ultima ha proprio bisogno di sviluppare il suo nucleo depressivo, la sua sensibilità alla perdita affettiva. L’appetito vien mangiando e Diana s’imbatte anche sull’affetto in atto, il suo “compagno”, l’uomo a cui si accompagna nel cammino della vita, il terzo personaggio delle sue angosce affettive. ”Inciampare” condensa una momentanea perdita di contatto con la realtà, un incidente di percorso, una contingente crisi esistenziale. La “caduta” è un aggravante simbolico che attesta della serietà dell’incidente. La “caduta”  amplifica il disagio psichico in atto secondo la visione onirica di Diana. La crisi si attesta nella difficoltà a vedere la realtà secondo una Logica che non ha più efficacia e potere: una perdita di potere della “weltanschauung”, della “visione del mondo e dell’uomo”, della logica ideologica, degli schemi culturali. Le “stanghette” rappresentano simbolicamente il rafforzamento della “weltanschauung”, così come gli “occhiali” condensano un rafforzamento artificiale e fanatico della solita “visione dell’uomo e del mondo”. L’uomo di Diana accusa una perdita di potere ideologico, del resto si trova in cimitero e inciampa, oltre a una preoccupazione della sua donna per la perdita affettiva. Diana accusa l’angoscia di una duplice perdita: la vita e l’ideologia del suo compagno.

“lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Diana offre la soluzione, ma mostra una certa qual gelosia e non condivisione. Il sogno diventa ironico nel dire che “le sue conoscenti” al femminile “del negozio di ottica” lo avrebbero aiutato a risistemare e a rafforzare il suo sistema di idee. Sembra che il compagno di Diana abbia una bassa soglia di suggestionabilità e sembra che Diana sia particolarmente gelosa e risentita.

Questo ci dice il sogno di Diana.

POSTILLE SCIENTIFICHE SUL SOGNO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

Diana conferma che il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, è la festività dei defunti a cui ha associato la sua sensibilità alla perdita affettiva nei tre personaggi, la zia, la mamma, il compagno, pur non essendo andata a visitare nessun cimitero.

“(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”

La sensazione d’angoscia al pensiero della morte della zia nello stato di veglia conferma che il sogno avveniva tra sonno e veglia e che la funzione dell’”Io” era presente e funzionale.

PSICODINAMICA

Diana si serve del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione” per svolgere il suo “fantasma di morte”, la sua sensibilità alla perdita affettiva in riguardo alle figure significative della zia, della madre e del compagno: tre personaggi che hanno trovato l’autore. In riguardo al compagno Diana accusa in sogno una crisi di coppia e nello specifico una non condivisione ideologica e culturale, un dissenso sugli schemi interpretativi dell’uomo e dell’esistenza.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Diana domina l’istanza “Io”, la piena consapevolezza dei contenuti del sogno e della veglia. Non è presente la funzione repressiva del “Super-Io” o la funzione pulsionale dell’”Es”. Il sogno riguarda la sensibilità agli affetti e di conseguenza rievoca la “posizione psicofisica orale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Diana lavorano i meccanismi psichici della “condensazione”, dello “spostamento”, della “conversione nell’opposto”: “cimitero”, “abbraccio”, “cucinare”, “stupore”, “caduta”, “occhiali”, “stanghette”. E’ presente il meccanismo di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Diana evidenzia un tratto psichico marcato di tipo “orale”: sfera dell’affettività nello specifico.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” e la “metonimia”: “abbraccio”, “cimitero”, “occhiali”, “caduta”.

DIAGNOSI

Il sogno di Diana mostra una spiccata sensibilità verso il distacco affettivo ed elabora un “fantasma di morte” nella valenza “perdita”. Evidenzia, inoltre, un dissenso ideologico e una sottesa ironica conflittualità verso figure significative della sua vita: il compagno.

PROGNOSI

Diana è chiamata a emanciparsi affettivamente dalle persone significative della sua storia psicologica e della sua vita. Questa autonomia include anche il livello intellettivo delle idee e delle ideologie. Diana deve rafforzare il suo punto di vista e il suo pensiero al di là degli affetti costituiti. In tal modo potrà ricucire i conflitti relazionali di vario tipo ed essere appagata di sé senza inutili competizioni.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un’esasperazione del “fantasma di morte”, distacco affettivo, e nell’emersione di un nucleo depressivo di qualità nevrotica con la caduta della qualità della vita e delle relazioni.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno in se stesso viene da lontano e arriva lontano e fino a quando cammina la vitalità del corpo: dal grembo materno alla primissima infanzia, dall’adolescenza alla maturità, dalla vecchiaia allo stato di coma. Trattasi di attività psichica non necessariamente cosciente o più o meno cosciente, ma quello che del sogno ci arriva viene elaborato dall’”Io” in ogni modo e in ogni caso. Questo è il senso della definizione di “resto notturno”, un frammento o un residuo, quel che resta di un travaglio psico-percettivo vissuto e sviluppato durante il sonno. E di questo “resto notturno” siamo debitori alla funzione psichica “Io”, perché il sogno è formulato secondo le modalità del “processo primario” gestito dall’”Io” e riceve i contenuti dalla nostra storia psichica. Il “processo primario” si attesta nell’originaria modalità di pensiero elaborata secondo il sistema psico-percettivo in riguardo al corpo e all’altro fuori di me, quest’ultimo è chi mi nutre e allevia i dolori della fame: i dati del “sistema neurovegetativo” e sensoriale. Dopo i quattro mesi inizia l’evoluzione del rudimentale “processo primario” cenestetico con una “riflessione”, un rifrangersi delle sensazioni e delle esperienze in una forma naturale e semplice di autocoscienza. Inizia a formarsi un abbozzo di “Io”, di “coscienza di sé”: il “fantasma di sé” succede al “fantasma della madre”, la prima esperienza-conoscenza dell’infante. Il bambino si percepisce come corpo vivente e altro dalla madre e non come una sua appendice: si è profilato l’”Io”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICO

In base a quanto affermato nella decodificazione dei simboli e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Diana è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Diana in persona ha detto che il “resto diurno”, causa scatenate del sogno, è la festività commemorativa dei defunti: “Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

VERGINITA’ E NOSTALGIA

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.

Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece di affrettarmi con i preparativi, mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.

Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.

Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me. Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.

Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.

Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Questo è il sogno di Mariastella.

DEODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno di Mariastella è elaborato splendidamente dall’”Io” nel dormiveglia, è raccontato in maniera logica e lineare, non contiene alcunché di assurdo o di paradossale, ha la sua degna simbologia.

Tratta di una giovane donna che trasloca e fa le valige, di un esodo costruttivo e non certo di un distacco depressivo, di vita attuale con video annessi e gusti voyeuristici in linea con i tempi e con la tecnologia elettronica. Mariastella ha inviato un bel prodotto psichico adeguatamente confezionato e sognato tra la veglia e il sonno: un cinquanta per cento da sveglia e l’altro cinquanta da dormiente, come insegnava negli anni settanta l’emerito professor Marco Marchesan in quel benemerito “Istituto di Indagini Psicologiche” di Milano che tanto ha contribuito alla divulgazione della Psicologia in quegli anni pioneristici. Mariastella, di poi, acconcia logicamente

Il suo ricordo onirico e lo offre come un “sogno a occhi semichiusi”.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Andiamo a vendemmiare il sogno di Mariastella per reperire i tradimenti simbolici, quelli che contengono e nascondono la verità psichica in atto.

“Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.”

Mariastella ritorna al passato, rievoca un tempo trascorso, riattualizza  esperienze vissute e fantasmi che hanno consentito l’avvento del nuovo, l’evoluzione degli “investimenti di libido”.

“L’alba” rappresenta quello che può e vuole nascere in Mariastella.

La “valigia” condensa il grembo femminile con tutti i suoi annessi sessuali e procreativi, rappresenta la donna e la madre nelle sue valenze psichiche e neurovegetative.

 “Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece  di affrettarmi con i preparativi,”. E’ da rilevare la mancanza di fretta, l’assenza di ansia nevrotica, la disposizione a ricordare: “amarcord”. Io mi ricordo di quando studiavo tra studenti e studentesse e del tempo della goliardia e dell’avventura, della conoscenza umana e della crescita psicofisica, dell’autocoscienza e dell’autonomia. “Amarcord” di quel “sapere di me” che faceva volentieri a meno dei dettami moralistici e censori del mio “Super-Io”. Mariastella evidenzia il sentimento della nostalgia senza dolore acuto, una vena di pacata tristezza soltanto in riguardo alla collana preziosa di rubini, oltretutto dono della zia. Tutto il resto è ben digerito e la consapevolezza del presente psichico attesta della dimensione, “breve eterno”, che consente di rivivere il nostro intimo “dejà vu e dejà vecu, il nostro personale ”già visto” e “già vissuto”.

Infatti “mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.” Come volevasi dimostrare. Nessun commento sul far l’amore, ma è legittima la domanda: “ perché in video e non in vivo?” E’ un vecchio amore, uno strumento di crescita psicofisica. Adesso lui è un caro amico. Forse è il primo amore, quello che non si scorda mai perché è finito. Il sogno offre una “traslazione” del fatto occorso, più che del desiderio, una rivisitazione di un’esperienza formativa.

Il “video” condensa una “traslazione” del ricordo e non è funzionale a una nuova eccitazione dal momento che dopo non succede niente in tal senso.

“Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.” Mariastella vuole rivisitare il suo recente passato, vuole rivivere parti della sua formazione, vuole ricordare esperienze significative della sua evoluzione psicofisica e nello specifico in riguardo alla sua vita sessuale. L’orologio è un “fantasma di morte”, di perdita del passato, una perdita evolutiva, una crescita, un’esperienza su cui il ricordo gradevole porta alla pacata riflessione di ciò che è stato. Mariastella si compiace di soffermarsi sulle sue perdite e sui suoi acquisti secondo il sacrosanto “principio dell’evoluzione”. La consapevolezza del ritardo che si accumula attenua l’ansia della sosta.

“Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me.”

Mariastella si spiega da sola. Le valigie riguardano la sua femmina e la sua femminilità, l’armadio riguarda il suo passato più intimo, gli scaffali riguardano la sua offerta sociale, i portagioie riguardano l’intimità della vita sessuale. Non tutto può essere ricordato e non tutto ha contribuito alla formazione. Il dimenticatoio è pronto per i vissuti e le esperienze non significative. A tal uopo servirà un ripostiglio, magari uno sgabuzzino ben arredato di scaffalature idonee alla sacra conservazione del passato. Gli effetti personali confermano della preziosa intimità del materiale che Mariastella vuole portare con sé e ricordare, dal momento che è impossibile ricordare tutto ciò che si è vissuto in un periodo così intenso della vita come la prima giovinezza e la sacra goliardia della vita universitaria. E’ chiaro il richiamo alla dimensione psichica del “Subconscio” e al meccanismo di difesa della “rimozione”.

“Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.” La coscienza è limpida e la memoria non fa difetto. E allora avanti con l’esplicitazione del materiale prezioso. La verità si occulta nel velo e allora bisogna disvelarla.

“Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.” Queste ragazze sono le tante “Mariestelle” che hanno popolato di volta in volta la casa psichica della nostra ardita protagonista. Il passato si compone delle tante tessere adeguatamente vissute e si presentano i bisogni e i desideri di allora legati a quella Mariastella emergente in quel momento storico della sua vita. Le esperienze vissute, nel bene e nel male, sono archiviate e forniscono oggi un’organizzazione psichica, la personalità di Mariastella. Bisogna notare come il contesto sia tutto al femminile e le ragazze che frugano alla ricerca di una qualche utilità rievocano un gineceo universitario fatto di confidenze e trasgressioni.

“Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Ecco il punto centrale del sogno di Mariastella: nel suo essere femminile, “le valigie”, manca “una preziosa collana di rubini”, la sua verginità psicofisiologica. Mariastella manifesta un contrasto nel rievocare l’esperienza sessuale che l’ha portata a emanciparsi dallo stato verginale. La “collana”, oltretutto così preziosa e rosso rubino, è simbolo della recettività vaginale e della deflorazione. La “zia” che gliela ha regalata non è altro che la figura materna che l’ha concepita e sulla quale è avvenuta l’identificazione al femminile. Le “valigie chiuse” attestano della compiutezza delle esperienze sessuali in riferimento al suo essere femminile. Mariastella è una donna fatta.

Questo è quanto di simbolico si doveva rilevare e include l’analisi del sogno.

 PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella tratta i seguenti temi in riguardo all’universo psicofisico femminile: la formazione sessuale e in particolare la problematica conflittuale legata alla deflorazione, l’evoluzione della “libido” e la “posizione genitale”, il condizionamento della cultura sulla vita sessuale e nel caso specifico sulla “verginità”, i meccanismi di difesa e le resistenze istruite nel vivere l’esperienza della deflorazione. La regola sociale divulgata esige la persona giusta e il momento giusto. Un “rebus” ben combinato! Il “buon senso” psicologico suggerisce semplicemente una buona consapevolezza e un buon amor proprio, al di là dei condizionamenti culturali che hanno già svolto la loro funzione in maniera consistente e non sempre del tutto consapevole. Torniamo al sogno di Mariastella. Non appare alcun tipo di trauma, ma soltanto una pacata nostalgia e una parziale rimozione in riguardo alla  “preziosa collana di rubini”. Bisogna aggiungere che la cultura incide in base all’insegnamento delle madri e dei padri, della famiglia e della società, della politica e della religione. A tutto questo monumento di dettami inscritti nel “Super-Io” di ogni giovane donna si antepone il “fantasma” personale elaborato a tal riguardo nelle diverse “posizioni della libido”. La deflorazione è una perdita, una violenza, una liberazione, un obbligo, una costrizione, un piacere, un’emancipazione o quanto altro individualmente si è elaborato e vissuto? La verginità è un valore o un disvalore? La verginità è un “segno sulla carne” della donna di cui dover rendere conto al maschio che la prenderà in moglie e magari anche alla società di appartenenza? La verginità rientra nella dote materiale come sua parte essenziale? Di certo, la deflorazione è vissuta nell’Immaginario delle donne come una dolorosa lacerazione di una parte delicata del proprio corpo, l’imene. Escludiamo qualsiasi tipo di violenza e ci atteniamo all’ottimale: una buona consapevolezza e un buon amor proprio.

Tutto il resto è degno di un saggio specifico.

ANALISI

Seguendo la nuova tendenza di analizzare i simboli in maniera discorsiva e di inserirli in una griglia interpretativa, rimando alla precedente trattazione “simboli, archetipi, fantasmi”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE    

Il sogno di Mariastella contiene la produttiva azione dell’istanza “Io” nell’organizzazione dei simboli e della psicodinamica. La pulsione dell’istanza “Es” si manifesta nell’erotismo voyeuristico, così come il suo contenimento è opera dell’istanza “Io” con la collaborazione e il merito dell’istanza “Super-Io”. Il sogno di Mariastella sviluppa la “posizione genitale” degli investimenti della “libido”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa istruiti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità” per quanto riguarda la formazione del sogno: “casa, alba, valigia, orologio, armadio, scaffale, portagioie, ragazze, collana di rubini, zia”.

E’ presente la consapevolezza della “rimozione”, “ricordo di avere dimenticato”, e la “sublimazione” associata alla “razionalizzazione”, “guardo un video di noi due che facciamo l’amore”.

E’ presente, codificato in maniera squisitamente personale, il principio psicodinamico di ordine economico nel “sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare”.

Non tutto il materiale psichico può essere contenuto e conservato, non tutti i vissuti possono occupare lo spazio, più o meno ampio, della coscienza dell’”Io”.

Non tutti i vissuti e i fantasmi possono coesistere e tanto meno sono utili alle condizioni date.

La legge di Mariastella si avvicina ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “intellettualizzazione” e della “razionalizzazione” a conferma della “coscienza di sé” ostentata nel sogno e nell’affermazione indagata.

Il “sapevo perfettamente” si accetta come autoconsapevolezza e non come arroganza.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” evidenzia un tratto psichico di natura maniacale: evitamento dell’angoscia di perdita e ripresa della vitalità.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Mariastella sono la “metafora”, la “metonimia”, l’“iperbole”, l’”enfasi” e nell’ordine “valigia”, “orologio”, “collana di rubini”.

DIAGNOSI

Mariastella esibisce la razionalizzazione di una psicodinamica conflittuale in riferimento alla “libido genitale” e in particolare alla deflorazione senza offrire particolare sofferenza psiconevrotica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Mariastella di operare una “rimozione” adeguata in riguardo a incidenti e ripensamenti collegati alla sua vita sessuale. La “preziosa collana di rubini” rientra nella legge da lei formulata “del portare con sé e del lasciare”. Bisogna saper selezionare ciò che serve: trionfo del pragmatismo e dell’intelligenza operativa.

 RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nel sentimento-risentimento della nostalgia e in un nevrotico ritorno del passato con colpevolizzazioni dell’organo e della funzione sessuale.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Perché la simbologia della “collana preziosa di rubini” rappresenta l’organo sessuale femminile e in particolare l’esperienza della deflorazione? La “collana” condensa la recettività vaginale, la “preziosità” condensa la verginità come valore individuale e sociale, i “rubini” condensano, oltre alla preziosità, il sangue collegato alla rottura dell’imene. L’associazione di simboli perfeziona il significato profondo, una combinazione sempre gestita dal “processo primario”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Mariastella è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il resto diurno si attesta in un “amarcord”, un pensiero nostalgico del passato in un momento di compensazione dell’avarizia del presente. Oltre al casuale ricordo, è possibile un incontro fortuito evocatore.