IL MIO PRIMO GRANDE AMORE

TRAMA DEL SOGNO

Ho sognato di abitare la casa della mia gioventù.
Dentro la casa vi era il mio primo grande amore dei 15 anni.
Lui entra in bagno in pigiama e quando esce ci diciamo “buonanotte”, ma io aggiungo un augurio più ampio tipo: “ti auguro con tutto il cuore di riposare bene”.
Fuori è giorno.
Lui entra nella camera matrimoniale, io ho la mia camera di quand’ero ragazza.
Entro a mia volta in bagno e trovo il water molto sporco e lo sciacquone non era stato usato.
Esco con l’intenzione di dirgli che dovrebbe pulire, ma siccome dorme, non lo disturbo.
In casa c’è un altro uomo, che nella realtà non conosco, che si lamenta di sentirsi molto fiacco.
Mi offro di misurargli la pressione: ha la massima a 127 e la minima a 5. Gli dico che ho un medicinale che fa per lui.
Nella stessa camera vi è anche il mio primo amore che si sveglia.
Memore di come ha lasciato il bagno, gli chiedo se sta male e lui conferma sospettando di avere un’influenza intestinale; gli porto dei medicinali.
Durante il sogno dico a me stessa che, nonostante siano passati molti anni (dico 10 nel sogno, nella realtà quasi 40), sono ancora innamorata di lui.”
Fiorenza

INTERPRETAZIONE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Fiorenza evidenzia in maniera lineare il processo dell’innamoramento adolescenziale con i riferimenti psicofisici che dai sensi si sublimano nei sentimenti: dal senso al sentimento in giustificazione del trasporto erotico. Il rimpallo tra il nudo piacere e la consapevolezza del godimento si collega a un altro tema importante per l’evoluzione psichica, la “posizione edipica”, la conflittualità con i genitori e, nello specifico, il rapporto con il padre. Se la madre offre l’identificazione adeguata, il padre dispensa alla figlia la figura dell’uomo, quel futuro maschio che può essere come lui o all’incontrario. Fiorenza rievoca nel sogno, ricordando il suo vero “primo grande amore”, il legame affettivo e il trasporto sensuale nei riguardi del padre.
La domanda si pone spontanea: “perché il primo amore non si scorda mai?” La risposta è altrettanto secca e precisa: “perché l’intensità dei vissuti sensoriali è alta”. Per la prima volta l’adolescente esce dal suo narcisismo solipsistico e masturbatorio, “posizione fallico-narcisistica”, e si accorge che l’altro evoca un forte stordimento psicofisico: “posizione genitale”. La relazione si è evoluta e si chiama civilmente sentimento d’amore, ma in effetti è un investimento interessato di buona “libido”.
Aggiungo che il sogno di Fiorenza scorre su due piani, il rapporto con il suo “primo grande amore” e il rapporto con il padre.
Procedo con l’interpretazione.

“Ho sognato di abitare la casa della mia gioventù.”

Fiorenza regredisce normalmente in sogno e ritorna adolescente. La “casa”, oltre che l’abitazione, è anche simbolo della struttura psichica e la memoria aiuta questo naturale viaggio nel passato e nel “già vissuto”. La Psiche riporta al presente il materiale da elaborare in sogno. La giovane donna adesso è in famiglia.

“Dentro la casa vi era il mio primo grande amore dei 15 anni.”

Fiorenza si porta dentro la prima forte esperienza sensoriale, l’eccitazione psichica e fisica dell’adolescenza, scatenata da un ragazzo su cui aveva investito la sua energia vitale, “libido”. Questo è il “primo amore”. Se poi è “grande”, vuol dire che Fiorenza ha vissuto un intenso piacere. La memoria conserva esperienze da grandi emozioni. I “15 anni” condensano un’adolescenza avanzata e tanto trambusto ormonale.

“Lui entra in bagno in pigiama e quando esce ci diciamo “buonanotte”, ma io aggiungo un augurio più ampio tipo: “ti auguro con tutto il cuore di riposare bene”.

Inizia il festival dell’intimità discreta e si dà il via al valzer dei buoni sentimenti. Fiorenza rievoca il suo desiderio giovanile di condividere con il suo “primo amore” le paure di un approccio deciso e carnale, per cui l’augurio della “buonanotte” equivale a un “mi prendo cura di te” con le premure di una timida adolescente. Ma questa giovane donna vuole distinguersi e va al di là della semplice e obsoleta “buonanotte” e aggiunge l’augurio di un buon riposo. Quest’ultimo ha anche il valore simbolico di una quiescenza dei sensi e di un desiderio ambivalente di coinvolgimento e di paura: un classico dell’adolescenza. Conoscere e affidarsi al proprio corpo, prima che all’altro, sono determinanti per una buona armonia psicofisica e l’adolescenza è l’età più fascinosa e difficile. Una domanda si pone legittima: “Fiorenza sta sognando la figura paterna a cui era affettivamente molto legata e con cui aveva uno scambio di cordialità?” Inoltre: la scena descritta della buonanotte non soltanto stona con il desiderio sessuale e le pulsioni erotiche, ma è un’esperienza vissuta e rivissuta. Tutto lascia pensare che Fiorenza stia sognando la “posizione edipica” e nello specifico il suo tenero e attraente legame con il padre. Anche Freud nell’autobiografia raccontava della madre che si chiudeva nella camera matrimoniale con il padre lasciandolo solo.

“Fuori è giorno.”

Il sogno conferma che Fiorenza ha vissuto la sua crescita e il suo desiderio alla luce del sole, in piena consapevolezza, nella realtà quotidiana. Anche se quest’amore adolescenziale e questi movimenti dei sensi destano timore, Fiorenza è pienamente cosciente di questa fascinosa e ricca situazione psicofisica.

“Lui entra nella camera matrimoniale, io ho la mia camera di quand’ero ragazza.”

Fiorenza rievoca la sua giusta titubanza per la sessualità e la rappresenta chiaramente nella “camera matrimoniale” di “lui” che va verso la sua dimensione intima ed erotica. Il giovane amore, “lui”, è pronto nei desideri della ragazza all’esperienza sessuale, ma Fiorenza ancora mantiene le paure della sua età, di chi non sa e non ha ancora provato a lasciarsi andare ai moti psicofisici del corpo, alla “libido genitale”. Bellissima è la metafora “la mia camera di quand’ero ragazza”. Le schermaglie e gli ammiccamenti continuano. E’ proprio vero che la Fantasia ne sa una in più del diavolo. Aggiungo che questo “lui” ha tutte le movenze psicofisiche del padre e le abitudini quotidiane di un “già visto” e di un “già vissuto”. Chissà quante volte Fiorenza ha visto il padre entrare nella “camera matrimoniale”.

“Entro a mia volta in bagno e trovo il water molto sporco e lo sciacquone non era stato usato.”

Decisamente Fiorenza è più pudica e meno pronta del suo “primo grande amore”, ma le sensazioni erotiche e le pulsioni sessuali sono abbastanza forti da non essere negate ma da essere avvolte da un forte senso di colpa: “il water molto sporco”. Fiorenza non ha potuto operare la “catarsi”, la purificazione dei suoi sensi di colpa in riguardo alla sessualità. Fiorenza ha vissuto e subito le sue sensazioni, ne ha avuto paura e sulla scia delle direttive morali dell’ambiente familiare e culturale le ha colpevolizzate. Pur tuttavia e meno male, quest’ingenua adolescente non sa trattenere le sue pulsioni e tante non le ha assolte: “lo sciacquone non era stato usato”. Fiorenza si è proprio lasciata andare e non è stata capace di controllare il movimento dei sensi. Il suo ragazzo è più disinibito sessualmente parlando e sempre nei vissuti di Fiorenza: meccanismo psichico di difesa della “proiezione”. Fiorenza ha ben capito la vita intima e privata del padre e la rivive pari pari in riferimento al giovane che la turba. Il sogno si complica nella sua semplicità proprio perché si lascia leggere su due piani: Fiorenza e il padre, Fiorenza e il suo primo grande amore.

“Esco con l’intenzione di dirgli che dovrebbe pulire, ma siccome dorme, non lo disturbo.”

Fiorenza vuole liberarsi dai sensi di colpa in riferimento alle sue pulsioni sessuali, ma li proietta nel ragazzo. Il suo desiderio è bloccato nella quiescenza. Fiorenza riesce a controllarsi e prevale il contenimento. Il “primo grande amore” è anche questo controllo dei sensi per paura di perderli e di lasciarsi andare totalmente al piacere di quell’orgasmo che si conosce possibilmente nella masturbazione narcisistica, ma non si è ancora vissuto nella relazione con l’altro. Fiorenza inizialmente oscilla tra l’abbandono e l’autocontrollo, ma successivamente lascia prevalere il ripristino della vigilanza. Altro piano: Fiorenza tollera che il padre sia un uomo con i suoi bisogni e le sue pulsioni, le sue fantasie e i suoi desideri.

“In casa c’è un altro uomo, che nella realtà non conosco, che si lamenta di sentirsi molto fiacco.”

Fiorenza, rievocando in sogno il passato, trova nella sua casa psichica “un altro uomo”, il “fantasma” del maschio, la rappresentazione emotiva della figura maschile di cui non ha coscienza: un uomo astenico e lamentoso e totalmente diverso dal suo “primo grande amore”. Questa è la “parte negativa del fantasma del maschio” che Fiorenza ha elaborato nella sua infanzia in riferimento alla figura paterna, il primo vero amore delle bambine. Fiorenza elabora in sogno la caratteristica della debolezza maschile e dimostra di difendersi dal “feeling” vissuto a suo tempo con il padre. Un uomo fiacco non è eccitato in alcun senso. Riflessione: nel vivere il primo amore si riesumano le figure dei genitori, la “posizione edipica”. Approfondendo bisogna rilevare che Fiorenza adolescente svirilizza il maschio per sue giuste difese, lo rende fortemente astenico in un momento in cui dovrebbe essere fortemente tonico.

“Mi offro di misurargli la pressione: ha la massima a 127 e la minima a 5. Gli dico che ho un medicinale che fa per lui.”

Fiorenza continua a difendersi da quest’uomo apparentemente sconosciuto e che è, a tutti gli effetti, il padre. La pressione arteriosa è critica e testimonia di una necessità terapeutica. Possibilmente Fiorenza ricorda qualche tratto psicofisico caratteristico del padre, una freddezza affettiva o una malattia, prima di soccorrerlo. Il “medicinale” si attesta non soltanto nell’accudimento, ma soprattutto nel valore simbolico del fascino erotico femminile. Fiorenza sa del desiderio e dell’eccitazione maschile nei riguardi delle donne, è consapevole del suo corpo e della sua capacità di eccitazione dell’altro.

“Nella stessa camera vi è anche il mio primo amore che si sveglia.”

Dentro di lei e sempre nella sfera affettiva c’è anche il suo ragazzo adolescente. Fiorenza prende coscienza di questo forte investimento dei suoi sensi e si relaziona con lui. Dopo il padre e i conflitti affettivi, nonché i sensi di colpa legati alle pulsioni incestuose, si presenta alla limpida coscienza di Fiorenza l’esperienza di mettere alla prova il suo potere seduttivo, la pillola giusta o “il medicinale che fa per lui”, dopo averlo sperimentato nel corso degli eventi e della formazione psichica. Insomma Fiorenza sogna il momento psicofisico in cui si è aperta alla relazione con l’altro.

“Memore di come ha lasciato il bagno, gli chiedo se sta male e lui conferma sospettando di avere un’influenza intestinale; gli porto dei medicinali.”

L’amore ha creato un gran turbamento in Fiorenza: sensi di colpa rappresentati dallo sporco e legati alle pulsioni incestuose, difficoltà ad abbandonarsi ai moti del corpo e ai fantasmi della mente, la vocazione benevola di crocerossina nei confronti del maschio. La cura solerte è la risposta ai mali degli altri, in questo caso il padre e il primo grande amore. “L’influenza intestinale” è chiaramente la “proiezione” delle pulsioni erotiche e sessuali di Fiorenza. Ricordo che il ventre è il classico simbolo della concupiscenza e dei desideri classicamente materiali sin dai tempi di Platone. Fiorenza avverte e Fiorenza inibisce, si porta “dei medicinali”. Nel sogno lui scarica e lei trattiene e sublima. Fiorenza vive e sente in piena coscienza e si difende dal coinvolgimento razionalizzando e non abbandonandosi.

“Durante il sogno dico a me stessa che, nonostante siano passati molti anni (dico 10 nel sogno, nella realtà quasi 40), sono ancora innamorata di lui.”

Ancora oggi Fiorenza vuole vivere quelle emozioni e dopo tanto tempo rievoca quelle composite e attraenti movenze del suo corpo, nonché il corredo dei desideri e delle fantasie connesso. Questo è il “primo amore”, quello che non si scorda mai e, se poi è anche grande, lo si tiene in memoria per tutta la vita: “volevo dirti che io non ti ho mai dimenticato” disse una donna incontrando al supermercato il suo primo amore, quello che non si storicizza e non convola a giuste nozze. Ma il “primo amore” non è unico, perché esistono tanti “primi amori” e si classificano tali in base agli investimenti erotici che hanno consentito la conoscenza del corpo e la coscienza di sé e del proprio valore. Fiorenza in sogno ricorda quando e come si è innamorata di se stessa tramite l’altro e quando la sua “libido fallico-narcisistica” si è evoluta in “genitale”, nonché l’abdicazione e la risoluzione della “posizione edipica” abbandonando la conflittualità con il padre e la madre. Ancora oggi le bambine dicono che da grandi sposeranno il papà e da grandi dicono che si sono legate a un uomo simile o esattamente il contrario del padre. Siamo sempre in quel “complesso di Edipo” che Freud tanto ha elaborato sviscerando normalità e patologia.
Queste sono le parole che mi sono servite per illustrare la storia del sogno di Fiorenza.

LE DUE PASQUE DI VITTORIO

S.O.S.

Al fine di rendere più chiara e accessibile l’interpretazione , vi chiedo di lasciare un commento con i vostri suggerimenti e le vostre preziose osservazioni. Non fatemi mancare i vostri sogni più originali e grazie anticipate da Salvatore Vallone.

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in un ambiente aperto, la strada di una città deserta.
A un certo punto ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.
Mi fa stendere a terra a faccia in giù sul marciapiede.
Ho pensato “adesso mi uccide” e aspettavo che mi ammazzasse.
Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno.
Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.
Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.
A questo punto mi sono detto “svegliati” e mi sono risvegliato sotto forma di fantasma.
Volavo sopra la testa della gente.
Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.
Da fantasma ho aggredito quello che mi aveva ucciso.
Dopo sono stato catapultato nel bagno di casa mia dove c’era tutta la mia famiglia.
Sapevo di essere morto.
Un’attrice si è avvicinata e mi toccava il pene in maniera erotica davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.
Ero seduto nel water con questa attrice in braccio e con modi erotici.
Ho visto un test di gravidanza con due lineette e non capivo se c’era una gravidanza o no.
Mi sono svegliato angosciato.”

Così ha sognato Vittorio.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Parto dal titolo.
Il sogno di Vittorio contiene due simboliche rinascite da morte supposta o conclamata, per cui le “due Pasque” ci stanno tutte.
Il sogno si poteva intitolare “dalle stalle alle stelle” dal momento che sviluppa un movimento dal basso verso l’alto, un basso molto basso quale la morte di un uomo sul marciapiede che, di poi, si evolve in un fantasma per volare sopra la testa della tanto detestata gente comune.
Ancora: il sogno si poteva definire “dall’autodistruzione alla rinascita” tramite la riformulazione integrata del corpo e la rivalutazione della sessualità.
Insomma, il sogno di Vittorio è lungo, complesso e delicato nella sua tristezza di base. Tocca il tema diffuso dell’autodistruzione legata alla non accettazione del corpo in fattezze e in funzioni. Esibisce il modo di usare la “libido sadomasochistica” in supporto alla caduta depressiva e in assenza della “libido narcisistica” e della “posizione edipica”.
Mi spiego meglio.
Vittorio ha maturato dei traumi nella prima infanzia in riguardo al corpo e ha ben maturato aggressività e rifiuto di questo “se stesso” vivente e materiale. Il quadro psichico s’incentra in questi primi tre anni di vita. Nel prosieguo del tempo e dell’evoluzione psicofisica Vittorio resta fissato a questi tremendi temi dell’infanzia persistendo nel suo “non mi piaccio, non mi accetto e mi aggredisco”.
L’angoscia non è “nevrotica” di “castrazione” perché il sogno non esibisce la figura paterna e tanto meno conflitti con i genitori, ma è “borderline” di “perdita d’oggetto” perché riguarda parti del suo corpo non gradite e non vissute in maniera amorosa. In ogni caso l’angoscia non è “psicotica” perché non è di “frammentazione”, quella più pericolosa e tremenda nel quadro della Psicopatologia perché comporta la perdita del principio di realtà e il delirio.
Il sogno di Vittorio si attesta nel territorio dell’istanza psichica “Super-Io” con il suo inequivocabile evocare “l’ideale dell’Io” in reazione al “complesso d’inferiorità” e nell’altrettanto inequivocabile non evocare “l’Io ideale” in obbedienza alla pulsione di onnipotenza narcisistica.
E per questi sacrosanti e validi motivi l’autodistruzione di Vittorio non va a buon fine e si riversa dallo stato “borderline” nella psiconevrosi e non nella psicosi.
Non resta a questo punto che affrontare con siculo rispetto questo sogno umanamente delicato e strutturalmente complicato.
Che il buon Freud mi aiuti!

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in un ambiente aperto, la strada di una città deserta.”

Vittorio è in crisi, è indifeso, è solo ed esposto alle minacce dell’anonimato e dell’invisibile. Qualcosa di forte sta per succedere.
Vediamo i simboli.
“Ambiente aperto” attesta di una disposizione psichica alla novità e all’acquisizione, un simbolo positivo dell’educazione.
“La strada” rappresenta un itinerario logico consequenziale, uno schema culturale e sociale. Siamo in ambito psichico dell’istanza “Io”.
“Una città deserta” condensa un “fantasma” depressivo di solitudine in riguardo alla socializzazione e al mutuo soccorso. Vittorio presenta da un lato il bisogno di conoscere e di viversi dall’altro lato l’angoscia dell’isolamento e della solitudine.

“A un certo punto ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.”

Il gioco si fa duro e Vittorio esibisce la sua parte ferina, la sua parte sadica e masochistica, la sua parte scura e primaria,quella fatta di poche idee e di tanti fatti drastici.
Vediamo i simboli.
Il “giovane militare” rappresenta la “libido sadomasochistica” di Vittorio e rievoca la sua “posizione anale”.
Le caratteristiche “mulatto” e “calvo” elaborano un tipo di guerrigliero feroce e privo di un pensiero autonomo.

“Mi fa stendere a terra a faccia in giù sul marciapiede.”

Vittorio è ai ferri corti con se stesso, non si accetta, si disprezza, si vuole fare del male e per questa pulsione ha rievocato la sua “libido sadomasochistica”.
Vediamo i simboli e i fantasmi.
“Stendere” è l’anticamera di un “fantasma” depressivo di morte.
“A faccia in giù” è simbolo di una mancata visione razionale della realtà, di una volontà drastica di abbandonarsi al caso fortuito e all’indistinto psichico.
“Sul marciapiede” conferma simbolicamente la collocazione infima della persona e della qualità della vita.

“Ho pensato “adesso mi uccide” e aspettavo che mi ammazzasse.”

Vittorio è in pieno nichilismo: tutto è nulla e tutto viaggia verso il nulla. Non si tratta di una pulsione suicida, tutt’altro. Si tratta di peggio, di un candidarsi a viversi e a vivere nel peggiore dei modi, senza identità e senza valori, senza “libido” e senza investimenti. Vittorio non è depresso, ma è fortemente aggressivo con se stesso perché non si piace e non si accetta. Vittorio è in piena ed eccitante autodistruzione.
Vediamo la simbologia.
“Ho pensato” è valutazione cosciente dell’Io, una coscienza di sé funzionale all’impotenza e all’impossibilità di una riflessione costruttiva.
“Adesso mi uccide” o meglio “adesso mi uccido”, adesso scarico “libido sadomasochistica” su me stesso. Io mi pongo come soggetto d’aggressione, sadismo, e come oggetto d’aggressione, masochismo: la “posizione anale” è servita su un piatto d’argento.
“Aspettavo che mi ammazzasse” condensa il gusto sadico dell’attesa. Anche il thriller è servito. La “drammatizzazione” è presente in questo pezzo di sogno per rendere il senso del travaglio sadomasochistico. Questa non è angoscia, ma è sadomasochismo di buona qualità al servizio dell’autodistruzione.

“Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno.”

Si profila il motivo di tanta disgrazia e di tanto autolesionismo. Vittorio non si accetta a livello sessuale, ha alienato il suo organo sessuale spostandolo nel
“militare giovane, mulatto e calvo” e di fronte alla verità del suo pesante malessere si sente addirittura sereno e tranquillo. Questo non è il “complesso di castrazione”, di cui diceva saggiamente Freud, legato alla “posizione edipica” e attribuita al “fantasma del padre”, perché quest’ultimo non è presente, ma è una pesante pulsione di autolesionismo e di autodistruzione restando in vita, una candidatura a vivere negando il corpo e le sue funzioni. Siamo, fuor di ogni legittimo dubbio, in “posizione psichica anale” e non in “posizione edipica”. Vittorio è regredito, si è fissato alla “posizione anale” e sta investendo “libido sadomasochistica” di buona qualità.
Vediamo simboli e fantasmi.
“Puntato la pistola” trattasi di chiaro simbolo fallico, dell’organo sessuale e della sua funzione, a mò di ammonimento sull’entità del conflitto con questa parte del suo corpo. Anche il fattore ossessivo è importante in questo spaccato del sogno di Vittorio.
La “nuca” rappresenta simbolicamente la parte debole e indifesa, la vulnerabilità psicofisica di Vittorio, l’oggetto psichico su cui si esercita una scarsa e scadente consapevolezza. La “nuca” rappresenta il subire.
“Tranquillo e sereno” equivale a una buona coscienza di sé e si giustifica con la consapevolezza del conflitto. Vittorio sa di non essersi mai accettato a livello sessuale. Siamo in territorio dell’Io.

“Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.”

La “drammatizzazione” onirica non è retorica ma sostanziale nel suo introdurre la soluzione autodistruttiva del farsi tanto male da parte di Vittorio. I passi progressivi di un grilletto premuto e puntato sulla testa sono lo spappolamento del cervello, la morte cerebrale, la condizione senza la quale si possa diagnosticare la morte assoluta e irreversibile. L’epilogo tragico è in primo piano e Vittorio è chiamato da se stesso a risolvere lo psicodramma. Vedremo cosa combina il suo sadomasochismo dopo aver analizzato i simboli.
“Ho sentito” è territorio dell’istanza psichica consapevole “Io”. Vittorio sa di sé e di quello che sta operando.
“Premeva il grilletto” attesta del morire più che del problema psichico di rifiuto del corpo anche se il grilletto è una parte della pistola e rientra in una simbologia fallica.
La “testa” include una simbologia fallica nel senso del potere condensato nelle facoltà razionali.

“Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.”

Continua la “drammatizzazione” e la “suspence” sul tema dell’autolesionismo anale: non accetto e rifiuto il mio corpo nella sua componente fallica. Il mio narcisismo è stato offeso e impedito, per cui ho fatto ricorso alla mia “libido anale” per farmi fuori.
Così parlò Vittorio a se stesso.
La consapevolezza della morte prossima procura una nuova consapevolezza di sé a conferma che non ci troviamo in una “posizione edipica” di “castrazione”, ma in un contesto di rifiuto del corpo e della sua vitalità.
Vediamo la simbologia e le competenze psichiche.
“Occhi chiusi” traducono in simbolo la volontà di non fare uso della facoltà logica, l’obnubilamento volontario della ragione, la ricerca del crepuscolo della coscienza per non soffrire ulteriormente.
“Mi mancava il fiato” esprime la consapevolezza della carenza affettiva in riguardo all’amore verso se stesso e da parte degli altri. Vittorio è solo e si sente abbandonato a se stesso e ai suoi conflitti insoluti ma non insolubili.
Anche questo è territorio dell’Io e della consapevolezza di quanto sta accadendo in sogno a Vittorio.
“Ho pensato” rientra sempre nel territorio dell’Io e della presa di coscienza come si diceva in precedenza.
“Stavo per morire”, in latino “moriturus sum”, si traduce stavo per risolvere la pulsione sadomasochistica annientante e nichilistica in riguardo al corpo e alla funzione sessuale.
Non resta che vedere dove Vittorio va a parare secondo le coordinate psichiche che ha istruito.

“A questo punto mi sono detto “svegliati” e mi sono risvegliato sotto forma di fantasma.”

Miracolo, miracolo!
Vittorio si è risuscitato senza essere morto, ha trovato una soluzione in riguardo al corpo e si è voluto bene non uccidendosi.
Viva la Pasqua mancata e viva la resurrezione senza la morte!
Vittorio stava provvedendo a sbarazzarsi con violenza dei suoi fantasmi in riguardo al corpo e alla funzione sessuale, delle sue pulsioni autodistruttive profonde, ma ha scelto di razionalizzare i suoi fantasmi e le sue pulsioni anali. Vittorio ha scisso il “fantasma del corpo” nella “parte negativa”, quello brutto che rifiuta, e nella “parte positiva”, quello bello che accetta, e si è concentrato sulla forma convenzionale di “fantasma”, una creatura astratta ed evanescente, un corpo sublimato nella sua “libido” e dedito alla ricerca del miglior benessere possibile. Il “fantasma” di Vittorio è un uomo vivo senza corpo e alla ricerca di razionalizzare i suoi traumi e conflitti al riguardo.
Vediamo i simboli.
“Svegliati” condensa la funzione vigilante e razionale dell’Io inserita nel “principio di realtà”. Vittorio si incalza dicendosi “prendi coscienza”.
“Fantasma” equivale a una perdita della materia a vantaggio della spiritualità, a una forma di astrazione dal concreto e a un privilegio accordato alle funzioni nobili e non materiali. Il “fantasma” comporta la morte del corpo e una forma di nuova vita. E’ la risoluzione di un depressivo “fantasma di morte” e di una pulsione sadomasochistica intesa all’autodistruzione.

“Volavo sopra la testa della gente.”

Vittorio è fortunatamente ancora vivo e si è in sogno evoluto in energia, per cui gli è possibile tutto quello che esula dalla materia, quale la pesantezza di un corpo ingrato e irriso. Vittorio può essere al di sopra dei suoi pensieri e di quelli della gente, ha tanto bisogno di libertà dai pesi materiali del suo corpo e dalle censure sprezzanti della sua mente.
La parola va ai simboli.
“Volavo” equivale all’uso desiderato e provvidenziale del processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”. Vittorio nobilita il suo essere corporeo e il suo essere intellettivo. Vittorio è al di sopra di ogni sospetto e di ogni critica, è al di sopra delle parti, è insondabile e indiscutibile, è energia beffarda che irride i comuni mortali. Trattasi di una aristocratica difesa dall’angoscia di natura estetica e funzionale.
Adesso Vittorio può volare “sopra la testa della gente”.

“Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.”

Vittorio non si è sentito mai abbastanza considerato e capito dagli altri non solo a livello intellettivo, ma proprio a livello affettivo. Non si è sentito amato dagli altri proprio perché non si è mai amato, non si è evoluto dalla “posizione anale” e non ha vissuto degnamente la “posizione narcisistica”. Vittorio sa ben aggredirsi ma non prendersi amorosa cura di se stesso. Vittorio si sentiva “fantasma” prima di diventarlo in sogno.
Vediamo i simboli.
“Non mi vedevano” significa non investivano su di me alcun tipo di “libido”, non mi consideravano oggetto di vario interesse razionale ed emotivo. Vittorio si viveva come trasparente, permeabile, evanescente.

“Da fantasma ho aggredito quello che mi aveva ucciso.”

Meno male che adesso comincia la rivincita e il riscatto di Vittorio. Preoccupava questo ristagno compiacente sul male oscuro e sull’oscurità dei sentimenti e della ragione. Vittorio rinsavisce e passa all’attacco e in primo luogo se la prende giustamente con se stesso, con quella parte di se stesso che aveva ridimensionato e aggredito mortalmente il corpo e la vita sessuale, contro quell’immagine ideale o “ideale dell’Io” che lo riscattava dal senso d’inferiorità maturato da solo e senza il concorso della “castrazione edipica” paterna.
I simboli li conosciamo e va bene così. Ho detto tutto quello che dovevo dire su questo punto.

“Dopo sono stato catapultato nel bagno di casa mia dove c’era tutta la mia famiglia.”

Continua la rivincita e matura il riscatto di Vittorio sui pesi che lo hanno attanagliato e impedito di amarsi. Adesso è fantasma, può volare e da invisibile può rifarsi dei torti subiti e delle offese ricevute. Parte subito, più che dalla “famiglia”, dal “bagno di casa mia” ossia dalla sua dimensione psicofisica intima, la “posizione anale” e la “posizione fallico-narcisistica” e la “posizione genitale”, il teatro della sua formazione erotica e sessuale. La famiglia viene richiamata come cornice più che come attrice.
Vediamo i simboli.
“Catapultato”: vado in libera associazione e di palo in frasca mi viene in mente il tema in questione.
Del bagno e della famiglia si è detto in precedenza.

“Sapevo di essere morto.”

Per la verità Vittorio si era trasformato in fantasma prima di essere colpito dalla pistola del truce militare.
E allora?
Vittorio vuol dire che è consapevole di essersi ucciso con le sue pulsioni autolesionistiche e di essere risorto, “prima Pasqua”, con la giusta presa di coscienza sulla necessità di non punirsi ulteriormente e di recuperare quello che aveva disprezzato di sé e di esaltarlo al massimo, nello specifico il suo corpo e la sua sessualità. Questa consapevolezza è la base di partenza della sua ricostruzione psichica.
“Sapevo” equivale ad aver sapore di sé e si trova nei territori gestiti dall’Io: una consapevolezza.
“Essere morto” significa abbandonare una resistenza a “sapere di sé”, un abbandono delle inutili convinzioni e delle dannose immagini di sé e una apertura a nuove verità e a nuove consapevolezze: un rinascere e, quindi, una “prima Pasqua”.

“Un’attrice si è avvicinata e mi toccava il pene in maniera erotica davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.”

Rientra dalla finestra e in termini chiari quello che era stato in precedenza simboleggiato nella pistola: “il pene”. Ritorna il conflitto con se stesso nella sua vera entità con i desideri e con le paure. Vittorio desidera una donna che sa ben fingere e ben recitare, “un’attrice, magari una pornostar o una figura femminile disinibita e navigata ma anonima che sa ben esaltare il potere e la sicurezza di Vittorio, “mi toccava il pene in maniera erotica”. Vittorio in sogno sta disoccultando il “significato latente” e in questo contesto da film a luci rosse appare sullo sfondo una famiglia moralista e bacchettona che ha impedito a Vittorio un’emancipazione sessuale e un’autonomia psichica, una famiglia che ha creato dipendenze di vario genere e a vario titolo.
Questa è tutta farina del sacco di Vittorio perché l’autore del sogno, non dimentichiamolo, è proprio lui.
Ribadisco i simboli: il “pene” condensa il potere, “un’attrice” rappresenta la donna falsa e disinibita, “scandalizzata” equivale all’impedimento e all’inciampo nelle pulsioni dell’Es in difesa dei valori morali.

“Ero seduto nel water con questa attrice in braccio e con modi erotici.”

Eccolo il simbolo della “libido sadomaso”, il “water”, l’oggetto su cui si squaderna la liberazione e la costrizione, l’ambiguità del piacere e del dolore, dell’aggressività e della remissione, della violenza agita e subita. Vittorio era in precedenza vittima della sua “libido sadomasochistica” nell’autolesionismo di farsi uccidere, o quasi, da quel se stesso militare mulatto e calvo.
Una domanda è legittima: ma quest’attrice può essere la condensazione della figura materna?
La risposta è negativa semplicemente perché la scena energetica è occupata dalla “libido sadomasochistica” e non dalla “posizione edipica”. Vittorio adesso scarica nella giusta via naturale la sua “libido sadomasochistica” con la donna complice e con modi erotici assolvendo i suoi bisogni sessuali che chiedono di vivere il corpo e riconciliandosi con le funzioni organiche anche quelle ritenute le più basse e materialiste. Vittorio sta consumando “libido anale” sulla donna opportuna, su colei che finge e sa commutarsi: l’attrice e non la madre.
I simboli sono il “water” in sostituzione della “libido sadomasochistica”, “in braccio” non denota ninna nanna ma potere e dominio, “modi erotici” equivalgono a ricerca di fusione e di trasgressione.

“Ho visto un test di gravidanza con due lineette e non capivo se c’era una gravidanza o no.”

Mancava proprio questo dettaglio per rendere il sogno ancora più semplice. Vittorio cambia la scena del sogno e rievoca l’effetto di un rapporto sessuale azzardato, la gravidanza e la paura collegata. La decodificazione è ambigua, non si capisce se la “libido anale” è andata a segno o se ancora è in circolazione, se Vittorio si è riconciliato con il suo corpo e con la sua pulsione autodistruttiva, se Vittorio è a rischio o è rinato: la “seconda Pasqua”.
Vediamo i simboli.
Il “test” rappresenta lo strumento di conoscenza, la “gravidanza” condensa una parte di sé che vuole nascere alla consapevolezza, le “lineette” mostrano un codice e la convenzione formale di un sapere latente, “non capivo” equivale a non contenevo e non ero capace di mettere dentro o di assimilare.

“Mi sono svegliato angosciato.”

Dopo tanto travaglio l’angoscia è il minimo che può capitare a Vittorio. Più che angoscia, più che una reazione emotiva senza causa manifesta, quella di Vittorio è agitazione per aver tanto condensato e spostato in sogno.
Meno male che lo psicodramma è finito.

PSICODINAMICA

Il sogno di Vittorio sviluppa in maniera fortemente simbolica la psicodinamica autolesionistica legata al sovraccarico emotivo della non accettazione, più che rifiuto, del proprio corpo e, nello specifico, della funzione sessuale. Vittorio opera in sogno un recupero di se stesso, “due Pasque”, convergendo verso l’integrazione psichica delle parti estromesse e sgradite, confermando la bontà terapeutica del sogno non solo di diagnosticare, ma anche e soprattutto di curare apportando il giusto posto al materiale psichico fuori posto.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Vittorio mostra le seguenti istanze e posizioni psichiche:
“Es” istintivo pulsionale in “giovane militare mulatto e calvo” e in “mi uccide” e in “pistola” e in “fantasma” e in “pene” e in “attrice” e in “water”,
“Io” razionale vigilante in “ho pensato” e in “tranquillo e sereno” e in “ho sentito” e in “non capivo,
“Super-Io” limitante e censurante in “davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.”,
“posizione orale” affettiva e fusionale non è presente,
“posizione anale” aggressiva e remissiva in “giovane militare” e in “mi uccide” e in “puntato la pistola” e in “stavo per morire”,
“posizione fallico-narcisistica” potente e gratificante non è presente,
“posizione genitale” amorosa e dedita non è presente,
“posizione edipica” conflittuale con il padre e la madre non è presente.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Vittorio usa i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “città deserta” e in “fantasma” e in “attrice” e in “occhi chiusi” e in “pene”,
lo “spostamento” in “giovane militare” e in “mi uccide” e in “water”,
la “drammatizzazione” in “aspettavo che mi ammazzasse.” e in “Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.”,
la “sublimazione” in “volavo”,
la “regressione” è presente nei termini psichici della funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazione, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Vittorio mostra in maniera netta ed esclusiva un tratto “sadomasochistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “anale”: tendenza a farsi del male e a rivolgere contro se stesso la pulsione aggressiva o “libido” sadica.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Vittorio forma le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “pistola” e in “occhi chiusi” e in “volavo” e in “occhi chiusi”,
la “metonimia” o nesso logico in ”militare” e in “mi uccide” e in “mi mancava il fiato” e in “water” e in “attrice”,
la “iperbole” o esagerazione in “Volavo sopra la testa della gente. Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno. Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.”
Pur essendo ricco di simboli il sogno di Vittorio è nettamente prosaico.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una pulsione autodistruttiva in conseguenza di una difensiva “regressione” e di un ricorso alla “fissazione” alla “posizione anale” con uso di “libido sadomasochistica”. Il quadro viene risolto con il recupero delle parti offese, con l’uso del processo di difesa della “sublimazione” e con la materializzazione benefica di due rinascite dopo le crisi del distacco depressivo e della perdita d’oggetto.

PROGNOSI

La prognosi impone al buon Vittorio di persistere nell’amorosa cura di se stesso e del suo viaggio umano: “comunque andare”. Occorre rafforzare la presa di coscienza dei “fantasmi” in riguardo al corpo e alla sessualità e rendere positivi,nel duplice senso di reali e benefici, i vissuti collegati, integrandoli in una cornice di amor proprio e di amore verso il prossimo, “libido narcisistica e genitale”. Dopo le “due Pasque” occorrono altre Pasque non certo di resurrezione, ma di evoluzione psichica e di progresso umano. Superando la “posizione anale” e il “sadomasochismo” collegato, Vittorio può articolare ed evolvere il suo corpo conflittuale e detestato in un corpo benamato e campo d’amore. La convinzione laica e aristotelica-hegeliana che “la sua vita è il suo corpo e che il suo corpo è la sua vita” è quanto mai necessaria una volta tradotta in termini psicologici.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una esaltazione della “posizione anale” e in una recrudescenza della “libido sadomasochistica” con la conseguente caduta dello “stato limite” nello “stato psicotico”. Vittorio deve essere sempre consapevole della delicatezza della sua “organizzazione psichica reattiva” e deve valutare l’aspetto positivo della delicatezza e della sensibilità umane nell’approcciarsi alle persone che possono essere significative.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Vittorio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo e la valenza surreale prevale di gran lunga nel sogno di Vittorio.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Vittorio si attesta in una riflessione o in una delusione del giorno precedente in riguardo al corpo e alla funzione erotica e sessuale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è decisamente surreale. Il sogno di Vittorio crea una realtà tra il massiccio materiale e il sublimato etereo, tra la forma truce e la forma platonica, tra il profano e il sacro, tra il dovere e il desiderio. Segue la qualità “cenestetica” o sensoriale a causa della prevalenza di vivaci sensazioni e di forti emozioni.

REM – NONREM

Il sogno di Vittorio si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del forte simbolismo e delle implicite emozioni.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi dichiaratamente allucinati sono i seguenti:
la “vista” in “ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.” e in “Ho visto un test di gravidanza con due lineette”,
“l’udito” in “Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.” e in “mi sono detto “svegliati”,
il “tatto” in “mi toccava il pene in maniera erotica”.
La cospirazione dei sensi si manifesta in “Volavo sopra la testa della gente.”
Il sogno di Vittorio è ricco di sensazioni semplici e complesse, di emozioni e di stati d’animo, un prodotto decisamente cenestetico.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Pasquale, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Vittorio, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “3” a causa della complessa simbologia e della intrigata psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto il sogno di Vittorio.

Domanda
E’ riuscito a connettere l’impossibile e a metterlo insieme in termini psicologici.

Risposta
Il sogno di Vittorio era lungo e complesso, ma penso di averlo ben capito e interpretato. E’ stato difficile scriverlo con chiarezza.

Domanda
Io ho trovato molto contorta l’interpretazione.

Risposta
Pienamente d’accordo. Ripetitiva più che altro e non lineare. L’essere umano è fatto così nei sogni e non soltanto. Siamo contorti e ripetitivi, coatti e strambi, bambini e vecchi, dolci e amari, creativi e obsoleti, vivi e morti. Siamo un cocktail di logiche contorte e di virtù opposte.

Domanda
Il tema era ed è drammatico.

Risposta
L’autodistruzione ha radici lontane e si struttura nell’infanzia quando i “meccanismi di difesa” dall’angoscia sono primari e rudimentali. Ricordo che il suicidio è la forma più lineare e semplice di autodistruzione. Le altre forme sono molto sofisticate e camaleontiche per cui erroneamente si tralasciano e si tollerano.

Domanda
Cosa può essere successo a Vittorio bambino?

Risposta
Il sogno ipotizza qualche malformazione o qualche trauma psichico precoce.
Vittorio si è visto e vissuto diverso dagli altri in riguardo al corpo o è stato bombardato da messaggi negativi sul suo corpo e sulla sua mente da parte dell’ambiente familiare. Esempio? “Quanto sei brutto” e “quanto sei stupido” sono ricorrenti nelle comunicazioni tra genitori e figli. Nel Veneto è normale che il padre dica al figlio “Taci mona” e non con ilarità ma con convinzione rabbiosa. E fu così che il povero Bepy adulto si convinse di non valere poi tanto per sé e per gli altri. Calcoliamo anche che un inestetismo o qualche difetto e, per completare il quadro, qualche inabilità strutturano “fantasmi” di notevole portata e sviluppano psicodinamiche spesso infauste.

Domanda
Qual’è la psicodinamica dell’autolesionismo e dell’autodistruzione?

Risposta

In sintesi consiste nel ricorrere alla “libido sadomasochistica” e nell’investirla su se stesso senza alcun supporto del senso dell’amor proprio. “Farsi del male” è la parola d’ordine dell’aspirante suicida e lo può fare a rate o in un sol colpo regredendo sempre alla “posizione anale” e usando quel tipo di “libido”. Si tratta di una pulsione e di una “coazione a ripetere”. Nei tempi moderni la pulsione e la coazione sadomasochistiche sono praticate in vario modo e si possono trovare soprattutto nell’uso di alcool, di stupefacenti, di farmaci, di tabacco, di cibo e di tutte quelle sostanze che variano lo stato di coscienza e leniscono l’angoscia di base. Tralascio le varie maniere psicologiche di farsi del male anche perché tante sono soggettive e creative, ma aggiungo volentieri gli sport estremi e ad alto tasso di pericolo, quelli che fanno la corte alla morte, e anche il gioco d’azzardo.

Domanda
Può fare uno schizzo psicologico dell’aspirante suicida?

Risposta
Il discorso è complesso, ma provo a chiarire qualcosa. Distinguerei il suicida e l’autolesionista, la “organizzazione psichica depressiva” e la “organizzazione psichica masochistica”. Il primo e la prima hanno ed esibiscono un grande bisogno di affetto associato al senso di colpa dell’aggressione verso le figure significative del loro ambiente, lamentano una perdita traumatica, hanno una inadeguata capacità di elaborare il lutto e portarlo avanti secondo il “principio di realtà” e secondo i dettami della logica consequenziale. Queste persone risolvono la grave depressione e soprattutto l’immane sofferenza d’angoscia nel modo seguente: dopo lungo travaglio subentra una freddezza metallica e una lucidità mentale monotematica che dispongono al passo estremo. Finché c’è in circolo una minima emozione la tragedia non avviene, ma nel momento in cui l’attività psichica è uniforme, senza distinzioni e sfaccettature, uscire in qualsiasi modo dalla vita è logico e consequenziale, addirittura auto-terapeutico. Il ricorso alla “libido sadomasochistica” è necessario quanto naturale.
L’autolesionista e la “organizzazione psichica masochistica” si caratterizzano per il senso di indegnità e di colpevolezza per aver tanto aggredito le persone in causa, per essersi sentito affettivamente rifiutato e ingiustamente punito, per aver sacrificato il potere in cambio di amore, per essersi assoggettato alla dinamica emotiva del gruppo familiare in cambio di sentimenti e nell’attesa di essere scelto come oggetto d’investimento libidico. Queste persone avvertono di essere di poco valore e di poco spessore, tendono a uccidersi a basse dosi costanti e vivendo con una qualità di vita molto contrastata e conflittuale e sempre nell’attesa che qualcuno si accorga di loro, della loro qualità e della loro sensibilità. Per risolvere l’angoscia di base operano costantemente la variazione dello stato di coscienza tramite strumenti dannosissimi per l’integrità psicofisica. Tutto questo rituale avviene per costrizione psichica e si ripete secondo i ritmi stabiliti dal bisogno di alleviare il grave malessere. Mi fermo, ma ho detto molto poco e in maniera molto semplice.

Domanda
Come immagina Vittorio bambino?

Risposta
Lo immagino in una famiglia affettivamente fredda e severa nei giudizi. Vittorio si è sentito disprezzato in quest’ambiente e da adulto ha attinto alla “libido sadomasochistica” per curarsi da solo le ferite facendosi male, ma ha saputo rigenerarsi, ha saputo trovare la consapevolezza di gran parte delle sue sottili psicodinamiche.

Domanda
Ma il problema era sessuale?

Risposta
La sfera sessuale contiene tanto e di tutto, dal corredo mentale a quello fisico, dagli affetti e sentimenti alle coccole. Vittorio deve maturare soprattutto a livello affettivo.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Accennavo in precedenza ai “meccanismi psichici primari e primitivi” di difesa dall’angoscia di morte. Essi sono il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “idealizzazione primitiva”, la “proiezione e l’introiezione e l’identificazione proiettiva”, la “scissione dell’imago”, la “dissociazione”.
Le difese primitive si formano nel primo anno di vita e vengono prima dell’uso della parola e del pensiero logico, sono assolute e non contemplano ridimensionamenti e compromessi, sono elaborate dai “processi primari” e dall’immaginazione, sono investite di potenza magica.
Dopo avere ancora sottolineato che questi meccanismi o processi si elaborano nel primo anno di vita, aggiungo che essi si conservano e si evolvono nei meccanismi e nei processi più sofisticati dell’uomo adulto. Adesso chiariamoli al meglio possibile.
Il “ritiro primitivo” esige che un bambino in forte tensione operi una conversione verso uno stato di coscienza diverso e gratificante, si sottrae con la fantasia all’angoscia di una situazione ingestibile. Questa fuga dal coinvolgimento si può anche definire “fantasia autistica”.
Il “diniego” si attesta nel rifiuto da parte del bambino di accettare le esperienze spiacevoli, un processo arcaico radicato nel suo egocentrismo e nella convinzione prelogica che ciò che non riconosco, non accade. Il bambino nega la realtà di una percezione dolorosa.
Il “controllo onnipotente” consiste nella sensazione del bambino di essere la causa di ciò che gli succede senza concepire l’esistenza di un centro di controllo esterno. Il bambino che ha freddo e comincia a percepire il caldo, non attribuisce questa benefica variazione all’abbraccio della mamma, ma a un qualcosa dentro di lui che produce magicamente il caldo.
La “idealizzazione primitiva” è legata al bisogno del bambino di essere protetto dalle brutte sensazioni e di affidarsi ai genitori. Essa consiste nel credere che mamma e papà siano provvidi e in grado di controllare le sue paure e di sorvegliare la sua persona. La “idealizzazione primitiva” esprime il bisogno di avere una presenza benevola e onnipotente da cui dipendere e a cui attribuire il massimo del valore e del potere.
La “proiezione e la introiezione e l’identificazione proiettiva” sono facce opposte della stessa medaglia. La “proiezione e l’introiezione” primarie si basano nel bambino sull’indistinzione tra soggetto e oggetto, tra Io e realtà, tra interno ed esterno. Il bambino non ha un confine psicologico per cui si serve della “proiezione” per estromettere vissuti rifiutati di sé, per considerarli provenienti dall’esterno e per attribuirli a persone dell’ambiente.
La “introiezione” consiste nel mettere dentro tratti psichici esterni.
Il lavoro comune di “proiezione” e “introiezione” porta alla “identificazione proiettiva”. Esempio: il bambino introietta alcuni tratti psichici del padre in precedenza proiettati e in lui si identifica o la bambina introietta alcuni tratti psichici della madre in precedenza proiettati e in lei si identifica.
La “scissione dell’imago” o “splitting” consiste nella modalità del bambino di scindere le rappresentazioni degli oggetti esterni in positive e negative, in parte buona e parte cattiva, dal momento che non riesce a concepire l’oggetto e la rappresentazione nella sua totalità.
La “dissociazione” è una modalità del bambino di reagire a un trauma o a un vissuto che travalica la sua capacità di elaborazione perché implica dolore o terrore.

In riguardo all’autolesionismo ricordo che i principi elaborati dopo il massiccio trauma della prima guerra mondiale da Freud furono “Eros” e “Thanatos”, il “principio di vita” e il “principio di morte”, mentre nel primo sistema psichico e prima della guerra aveva elaborato il “principio del piacere” e il “principio di realtà”.

Il sogno di Vittorio induce a scrollarci di dosso tanta maligna pulsione autodistruttiva e a convergere verso il mondo di Annalisa Scarrone e secondo il suo vangelo positivo, buono e concreto, ad assumere “direzione la vita” per l’appunto.
Questo brano è altamente poetico e colto nel suo essere di scuola letteraria mista perché coniuga la vena associazionista a quella ermetica. La poetessa-cantante, popolare e pop, squaderna una serie di proposizioni in cui predica le varie categorie logiche tralasciando spesso i nessi tra i vari giudizi. Inoltre, Annalisa è abilissima nel cambiare scena e nel dare al lettore la possibilità di riempire quello spazio, di per se stesso pieno ma per chi legge vuoto, con il materiale psichico che gli evoca sempre per via associativa.
Mi spiego.
Non esiste nesso logico tra i primi cinque versi, ma si possono connettere emotivamente con i ricordi o i temi personali o si possono seguire senza nulla pretendere per il suono delle parole, oltre che della musica.
Ogni proposizione ha un suo significato senza esigere consequenzialità logica, ma secondo le libere associazioni produce emozioni di bellezza.
In questo senso “Direzione la vita” ha una valenza psicoanalitica maieutica e Annalisa Scarrone dimostra una notevole sensibilità nel trattare “significanti” e “significati”, nell’usare delicatamente i “segni” verbali e fonici: una valente semiologa.
La musica e la musicalità completa l’opera.

“DIREZIONE LA VITA”
di
ANNALISA SCARRONE

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

Ci vorrebbero i miei occhi per guardarti
Tre quattro volte al giorno solo un’ora dopo i pasti
Dove siamo rimasti, come siamo rimasti
Due astronauti tra le stelle senza i caschi
Ci godiamo il panorama da una stanza
S.O.S. sopra aeroplani di carta
La gente vive e cambia, sopravvive alla rabbia
Come un bambino che disegna una corazza

Facciamo presto a dire amore
Poi l’amore è po’ un pretesto
Per legarci mani e gambe
Ma io non riesco a stare più senza te, più senza te
mai più senza te

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita
Direzione la vita

Ci vorrebbero due mani per cercarsi
Per prendersi di peso dai problemi e sollevarsi
Ci vogliono carezze
Ci vogliono gli schiaffi
Solo se persi rischiamo di ritrovarci
E mentre il sole allunga all’ombra l’altalena
Una bambina sogna di essere sirena
Il vento sulla schiena
La danza di una falena
C’è un lunedì che è meglio di un sabato sera
Facciamo presto a dire amore
Poi l’amore è po’ un pretesto
Per legarci mani e gambe, ma io non riesco
a stare più senza te, più senza te
mai più senza te

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

Ci vorrebbe la mia bocca sempre sulla tua
Perché tu sei la mia casa
Vedo terra a prua
E non confondere l’orgoglio con la libertà
Abbiamo ancora una ragione per restare qua
Direzione la vita

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita
Direzione la vita
Direzione la vita.