LA RINASCITA

La scienza si affanna,

la medicina si sfianca,

l’economia arranca

e il respiro dei malati rantola.

Tutto cambia.

Solo la natura nel suo ciclico divenire non muta

in ogni istante mutando.

Lei guarda,

aspetta,

attende i lunghi passaggi delle ere e delle pandemie.

Lei sa.

Maestra e consigliera inascoltata

ci indica una strada nuova di nuove risorse ed energie,

ci svela vecchi e atavici valori

iscritti nell’ultimo residuo neanderthaliano

del nostro criptico codice genetico:

la sopravvivenza!

Reimpareremo a parlarci con i segni,

ad amarci con gli occhi,

ad abbracciarci con un sorriso,

a toccarci senza toccarci,

a sentire le vibrazioni delle nostre anime.

Una ragazzina svedese con le trecce

ci ha allarmato,

ma non fermato.

Ora un virus con la corona,

sfacciatamente mortale,

volgarmente irregale,

ci costringe a prendere le distanze dal mondo e dagli altri.

Ritroveremo noi stessi,

ci ascolteremo,

riassaporeremo la solitudine creativa degli artisti,

loderemo gli eroi dei nostri tempi,

e poi,

quando avremo finito di piangere i nostri morti,

sarà tutto diverso,

sapremo chi siamo,

cosa vogliamo in questa vita,

dove andiamo.

Saremo più veri,

meno soli,

più uniti

e sentiremo l’armonia dell’universo

nell’onda perpetua di una vibrazione perenne di vita e rinascita.

Cogliamo quest’attimo!

Fiorellino

Bamberg, giorno 22 del mese di marzo dell’anno 2020

UN MOMENTO DI CRESCITA

“Volevo chiederle se ci può aiutare con il sentimento d’angoscia che prende in alcuni momenti chi, come me, non può vedere il figlio, la mamma, il compagno.

Io sono sola in casa, faccio mille cose, mi sono data dei programmi e nuovi interessi da curare, ma in alcuni momenti mi sento sopraffatta.

Sembra assurdo, sembra di vederli al di là di un vetro, ma non posso afferrarli. Se fossero in viaggio e il virus non ci fosse, sarei tranquilla.

Quali e quanti fantasmi aleggiano in queste giornate lunghe?

Penso alla guerra, penso che siamo immensamente più fortunati, penso che forse qualche lettura potrebbe aiutare.

Può suggerire qualche titolo?

La ringrazio tanto e facciamo di questo momento un momento di crescita.”

Mariella

Comincio dalla fine.

“Facciamo di questo momento un momento di crescita.” Sarà necessariamente così e al di là della nostra espressa volontà e adesione. Siamo tutti toccati dalla Morte, dalla possibilità di essere infettati dal virus e di morire. Thanatos ha bussato alla nostra porta e noi non dobbiamo aprire, dobbiamo tenerla chiusa e restare in casa insieme a Eros. Dobbiamo volerci tanto bene e voler altrettanto bene a quelli che sono nella stessa barca, familiari e non, sicuramente persone non estranee perché condividiamo lo stesso drammatico momento storico.

Riprendo dall’inizio.

La Psiche individuale non fa distinzione tra le gradazioni della paura o dell’angoscia. La Psiche riceve un messaggio di fine e di distacco e si appresta a elaborare questo materiale depressivo in base alla sua organizzazione, alla sua formazione, alla sua struttura evolutiva. Ogni persona reagisce in base a come si è formata ed evoluta, in base ai suoi traumi e alle sue esperienze vissute. Di conseguenza, la paura della morte o l’angoscia di morte sono modulate secondo la tipologia di “organizzazione psichica”: a prevalenza orale, anale, fallico-narcisistica, edipica, genitale.

Questo è il processo della Psiche individuale.

La Psiche collettiva è colpita dallo stesso messaggio di morte ed elabora la paura e l’angoscia stemperandole con il vissuto della condivisione. Da un lato la paura e l’angoscia hanno un’intensità inferiore, dall’altro lato si colorano delle tante caratteristiche sociali che vengono comunicate e immesse nel circuito psichico.

Siamo tutti chiamati a elaborare i nostri vissuti individuali e collettivi. I primi, come dicevo prima, riguardano i tratti della nostra formazione psichica come nel caso di Mariella, i secondi si amplificano e perdono una parte delle loro caratteristiche imbevendosi della panacea sociale. All’aumento della quantità corrisponde una riduzione della qualità. La paura e l’angoscia si annacquano proprio allargando i loro confini. Questa è la bontà terapeutica della condivisione, del mal comune che è un mezzo gaudio, della consolazione di vivere insieme emozioni e tensioni, sensazioni e sentimenti, riflessioni e ragionamenti. Questa paura e questa angoscia non sono soltanto dolorose e drammatiche, ma hanno una valenza “etica”, tendono al Bene individuale e collettivo proprio perché sono socializzate e accrescono il senso di appartenenza e di condivisione. L’Etica usa gli schemi culturali accessibili alla massa e, quindi, maggiormente comprensibili e facili da tradurre in atto. Se poi questi schemi sono emotivi, l’effetto di aggregazione è immediato e maggiore. Questa è l’Etica collettiva.

L’Etica individuale è più complessa e sofisticata proprio perché riguarda le sfaccettature personali e la storia irripetibile di un singolo. L’angoscia di Mariella riguarda, a conferma di quello che dicevo, il non poter vedere “il figlio, la mamma e il compagno”, verte sulla sua solitudine e sulla lontananza degli affetti più cari, riguarda l’assenza di soggetti investiti da “libido genitale”, dal sentimento d’amore, insomma. La permanenza in casa scatena in Mariella il suo conflitto affettivo, il “fantasma di morte” scatenato dal “coronavirus” si colora d’affettività, del tratto “orale” caratteristico di Mariella. E’ come se dicesse a se stessa: “vedi, devo amare di più e meglio, devo esternare di più i miei sentimenti, non devo trattenermi nel comunicare l’affetto che mi lega a loro, non devo avere conflitti inutili da portare avanti con risentimento e tante meno con astio, devo amare meglio mio figlio, mia madre, il mio compagno, devo coinvolgermi di più e soprattutto esprimere con atti e parole quello che sento.” La madre Mariella vuole proteggere il figlio, la figlia Mariella vuole proteggere la madre, la donna Mariella vuole proteggere il compagno. Quando Mariella immette questo suo materiale psichico nel sociale, si rende conto che è nella stessa barca affettiva e allevia la sua paura e la sua angoscia perché le vede condivise. Le sensazioni dolorose sono sublimate nella consapevolezza del bisogno di amare e nel desiderio di essere amata. Questa “coscienza di sé” è originata dall’insoddisfazione della sua carica affettiva e dei suoi investimenti sentimentali. In alcuni momenti Mariella si sente sopraffatta da quella che vive come una sua incapacità a lasciarsi andare nella cura e nell’esibizione degli affetti. “Vederli al di là di un vetro” e non poterli afferrare è il conflitto di Mariella che emerge sotto la sferzata dell’angoscia di morte destata dallo stato di pericolo individuale e collettivo. Toccati dalla Morte reagiamo con noi stessi e insieme agli altri, una reazione “etica” perché impostata nella condivisione, nell’arrecare sollievo e nel sentirsi sollevati. Aleggia il “fantasma di morte” e tutte le variabili fantasmiche depressive a esso collegate, come l’inanimazione, la perdita, l’anaffettività, la frammentazione, la mutilazione, l’abbandono, la castrazione, la perdita d’oggetto e l’indeterminato. Questi sono i colori dell’arcobaleno depressivo del “fantasma di morte”. A ognuno il suo.

Continuando l’analisi della lettera di Mariella, bisogna considerare che l’invisibilità del virus è più angosciante della guerra. Un conflitto bellico lo vedi e puoi fuggire mettendoti in salvo. Il fatto che sei chiuso in casa in attesa di eventi positivi e di una remissione clinica della malattia pandemica, comporta uno sforzo importante per operare la “razionalizzazione” dello stato psicofisico e logistico in cui ti trovi. Devi capire i tuoi “fantasmi” in riguardo alla morte e allo spazio ristretto. Sei chiamato a controllare le tue pulsioni profonde e a convertire la “fobia” del chiuso in una “filia” del chiuso attraverso il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione”: la claustrofobia in claustrofilia e il tutto in favore della continuazione della vita. Rispetto ai profughi di guerra siamo svantaggiati semplicemente perché siamo in condizioni più angosciose proprio per la subdola presenza e per la mortale azione del “coronavirus”. Il disagio psicologico prolungato è motivo di stress anche se la condivisione sociale è di notevole aiuto. Circola un breve spot in cui si vede una infermiera in camice, cuffietta e mascherina che tiene in braccio la penisola e le isole con in alto a sinistra la scritta “andràtuttobene”. Il sottofondo musicale è il brano “all’alba vincerò” tratto dalla romanza di Giacono Puccini “Turandot”. Tra abbracci commossi e condivisioni altamente emotive lo spot ha una carica terapeutica individuale e collettiva di enorme portata, a conferma anche del genio italico di colui o di coloro che lo hanno ideato e realizzato. E’ vincente questo processo psicosociale di “identificazione” nel “popolo nazione” per arrestare il propagarsi del virus attraverso la soluzione apparentemente rudimentale ma efficacissima del chiudersi in casa, del benefico isolamento per isolare la bestia molesta. Questa è la migliore psicoterapia collettiva sul mercato odierno. Non dobbiamo reagire al virus con l’onnipotenza o l’impotenza, il fatalismo o il narcisismo. Dobbiamo usare la prudenza e la cautela, la pazienza e la remissione, in attesa che decresca l’azione del virus grazie alla benefica rudimentale fuga da lui, quella che stiamo operando su prescrizione della Scienza prima che della Politica.

Viva la Scienza, viva la Medicina, viva la Chimica, viva la Biologia, viva tutti gli operatori sanitari che ci stanno aiutando a uscire fuori dal tunnel dell’angoscia con il loro coraggioso lavoro e con la loro abnegazione. Una menzione d’onore va ai politici che hanno ascoltato gli scienziati e hanno anteposto la Salute pubblica all’Economia e alla Finanza. Non dimentichiamoci dei fornai e delle commesse dei supermercati.

Viva Platone che voleva i filosofi al potere e viva Aristotele che voleva la Scienza al potere in tutte le manifestazioni dell’uomo.

A buon intenditor poche parole.

I libri, oltre quelli che ho già consigliato nel precedente post, sono i seguenti: le Novelle di Pirandello, le prime opere di Camilleri, le novelle di Verga, il Vocabolario italiano, l’Atlante geografico, la Psicologia delle masse e analisi dell’io di Freud, i Dialoghi di Platone e in particolare il Convito, la Repubblica, il Timeo, il Fedone.

I film di Bernardo Bertolucci e di Sergio Leone aiutano perché sono belli e lunghi, così come i film di Fellini. In ogni caso avete il tempo di spulciare nella vostra libreria i film che vi hanno regalato in chissà quale Natale e che regolarmente avete accantonato in attesa di vederli. L’occasione trasognata è arrivata. Datevi da fare.

Un libro di cucina regionale vi aiuterà a passare all’azione dopo averlo letto e a cimentarvi con l’arte culinaria che va tanto di moda e che ci viene tanto invidiata dal mondo infame.

“Andràtuttobene”, parola di Aristotele!

Intanto “ammuttamu e caminamu”!

“CAMINAMU”

Abituata ad affrontare subito i problemi pensando, cercando soluzioni, agendo, facendo cose, oggi mi sento spiazzata… e adesso cosa faccio se non posso fare, non posso andare… Dovrei solo riuscire ad andare oltre me stessa e riuscire a vedere le cose in modo diverso, a non farmi sovrastare dall’ansia del non poter fare.”

Prima eravamo nevrotici. La nevrosi è stata di moda. Chi non l’aveva correva il rischio di essere ripudiato. Così cantava Adriano il grande. Adesso siamo normali. Mai stati così normali, neanche nel dopoguerra, quando mia madre cucinava le bucce delle patate e i baccelli dei piselli.

Che minestre, cara amica!

Lascia che sia. Let it be. Ascolta i Beatles.

Se vai oltre te stessa, cadi nella sopravvivenza. Non essere violenta. Non andare sopra la vita. Non sei una dea onnipotente e meno male. Vivi quello che non hai mai vissuto, la libertà di gestire il Tempo come una fisarmonica: allargalo e contrailo. “Rientra in te stessa”, dice il saggio Siddharta Gautama. “Conosci te stessa” suggerisce lo scansafatiche Socrate.

L’ansia è vita, è vitalità. La paura ci sta. L’angoscia è da evitare come la peste.

Che bello avere finalmente la consapevolezza e la potenza del “non poter fare”!

Oggi ho paura, ma non capisco se di quello che c’è fuori o di quello che sento dentro…”

La paura ci sta e ci sta bene perché fa solo bene. La paura è dentro di noi ed è legata a un oggetto specifico. Curiamola con amore, accarezziamola con devozione come se fosse una preghiera laica e civile, ringraziamola perché ci rende umani e non divini, fragili e liberi dall’onnipotenza.

Viva, viva la Paura!

Fuori c’è un virus birichino che fa le sue cose secondo Natura. Noi non vogliamo ammetterlo alla nostra amicizia e tanto meno alla nostra tavola. Che se stia a casa sua anche se gli abbiamo in qualche modo rotto i coglioni. Ma non lo faremo più e dopo attrezzeremo anche gli ospedali e spenderemo tanti bei soldini per la Ricerca, per la Scienza e non per andare al Centro commerciale a comprare l’inutilità mortale nelle buste di plastica.

Mi spaventa non avere soluzioni da dare ai miei anziani genitori che sono spaventati e ancor più fragili in questo frangente.”

Se li hai adottati e li curi, quali altre soluzioni vuoi dare. Dialoga e ascoltali, falli parlare in maniera che scaricano le tensioni e restano connessi alla realtà, cazzeggia con loro, l’ironia fa bene a tutti. Anche loro reagiscono a questo frangente storico secondo le loro coordinate psichiche.

Ma sai cosa ti dico?

Attenta ai sensi di colpa!

Non ti servono, più che mai adesso. Lo sai che i genitori scatenano sensi di colpa. E’ una prerogativa e una specialità che i figli hanno donato loro. La fragilità è un onore e un vantaggio nel contesto drammatico che stiamo vivendo. Il “fantasma di morte” agisce in maniera più incisiva nei giovani e nelle folle, piuttosto che negli anziani che hanno in qualche modo maggiore confidenza con la partenza e il distacco.

Mi spaventano anche le cose futili e inutili: il parrucchiere ha chiuso e dovrò fare i conti con i capelli bianchi e sarò costretta a pensare alla vecchiaia, la mia! non solo a quella dei genitori o a quella che ho visto portarsi via i miei nonni, i miei zii. Ora tocca a me e dovrò pensare anche a questo.”

Tutto ciò che ci appartiene è importante perché è nostro, anche i capelli bianchi e il pensiero della vecchiaia con la paura annessa.

A cosa ti serve il “fantasma di morte”?

Sicuramente a stare male e a non pensare nella maniera giusta che la vita è adesso e che ti offre nella sua drammaticità un’opportunità interessante di crescita e di maturazione.

Sai quante discussioni farai con gli amici dopo la tempesta?

Sai quante riflessioni si possono fare dopo trenta anni di pressapochismo e di ignoranza nel nostro Belpaese?

Sai quanti ospedali faremo costruire e attrezzare fra qualche mese?

Sai quante evoluzioni faremo dopo l’impatto con la possibilità della morte e la ferocia del microcosmo di un virus?

L’evoluzione psichica richiede il suo tempo, ma quella culturale e politica avverrà nel breve tempo. Anche la visione della vita e del vivere sarà rivista e adeguata a queste esperienze vissute. Se ti angosci, ti impedisci di riflettere, di capire e di cambiare. Razionalizza i tuoi “fantasmi” e poi rimettili nel posto dove li hai trovati, così come puoi fare per passare il tempo con quei cassetti ripieni di fotografie e ricolmi di cianfrusaglie.

… Già mi mancano le giornate che “avevano solo 24 ore”.

Il dì e la notte non sono cambiati, sono sempre là, sono ancora dentro la rotazione della Terra. Il Sole è sempre dentro il suo sistema e dentro la sua casa, quella via fatta del latte di Era appena munto e sprizzato dal vivace Eracle. La Natura e il Cosmo vanno avanti con i loro progetti e non si affidano al Fato o alle acrobazie del circo cinese e americano, procedono secondo la loro Ragione, sviluppano le loro Logiche meccaniche, realizzano le loro finalità. Siamo noi uomini dalle mille ambivalenze e dalle tante ignoranze che stiamo cambiando. Questa benefica evoluzione non deve essere bloccata, dobbiamo curare la presa di coscienza che l’eccezionalità del momento induce e instilla, dobbiamo usare più che mai la testa e non la pancia, dobbiamo ridimensionare quella concupiscenza del ventre che Platone assegnava agli ignoranti della Verità, i mercanti e i produttori, la folla dei bisognosi e la massa dei sudditi. Le paure sono “resistenze” all’auto-consapevolezza e “resistenze” all’afflusso dei nostri “fantasmi” rimossi. E’ il momento di tirare fuori tutto quello che emerge dalle nostre profondità psicofisiche con decisione e senza ritegno. Abbiamo davanti tante “24 ore” per migliorarci e per sentire il bisogno degli altri, più che mai adesso che siamo costretti a tenerli lontani.

Nel tempo “spensierato”, durante le serate con gli amici, quanti discorsi teorici sulla “decrescita felice” che facevamo dall’alto delle nostre certezze e sicurezze. Eccoci accontentati! Abbiamo l’occasione per sperimentarlo… ma sarà davvero “felice”!

La “decrescita felice” sarà meglio discussa dopo questa esperienza drammatica, imprevista più che imprevedibile. Gli amici non faranno più discorsi teorici di alta scuola dopo quello che stanno vivendo. Le certezze e le sicurezze hanno toccato il basso, ma un basso tanto basso che più basso non si può. L’Etica, possibilmente quella venata di un laico Calvinismo, applicata all’Economia e alla Sociologia, dopo la strizza al culo del “coronavirus” o dell’assassino invisibile, ci dirà che la Felicità è in primo luogo una dimensione interiore che deve sposarsi prima o poi con la Ragione. E’ necessario un nuovo Rinascimento che metta la Natura al centro dell’universo e l’Uomo come sua parte, un uomo consapevole di essere più che mai “faber et arbiter fortunae suae”, un Rinascimento che si sposi con un nuovo Illuminismo, un’età dei Lumi arredata dalla sua bella e buona Ragione che dirime e dirige tutti i processi umani. E allora potrà arrivare a noi tutti, dopo aver esercitato il sacrosanto diritto di voto, anche il premio Nobel per tanta rivoluzione culturale. Basterebbe leggere il Marx dei “Manoscritti economici e filosofici”, quello giovane e pieno di entusiasmi antimetafisici e nobilmente materialistici, per cominciare a meditare sull’autogestione dei bisogni e sulla dose etica della proprietà pubblica e privata. Se non rimuoveremo l’esperienza psichica in atto e se non cadremo nelle spire degli incantatori di serpenti che dai media circuiscono i tontoloni, la rivoluzione felice potrà iniziare sotto la buona stella del pericolo corso e mai tramontato.

Intanto ho iniziato il mio primo giorno di pandemia con qualche lacrima dettata dall’ansia e mi attacco, come ad una fede, al mantra “andrà tutto bene! andrà tutto bene! andrà tutto bene!”…. ma andrà davvero tutto bene?”

Il Virus ritornerà nei suoi ambiti microcosmici, la Scienza scoprirà come addomesticarlo, l’Umanità riscoprirà la sua giusta dimensione di fronte alla Natura offesa e umiliata, la Politica farà le scelte giuste per il cittadino. Purtroppo la Psicologia continuerà a essere subalterna a tutte le altre discipline e la Psicoanalisi si divertirà a cazzeggiare con i suoi castelli in aria. La Vita continuerà la sua evoluzione e Darwin sorriderà sornione dietro le nuvole del cielo di questo Marzo così originale e così cagone. Le lacrime vanno sempre bene perché sono salate e qualsiasi minestra ha bisogno di sale per essere gustosa. Attacchiamoci a tutti i mantra e a tutte le sacralità catartiche perché

TUTTO ANDRA’ BENE PERCHE’ ANDRA’ COME NATURA ESIGE CHE VADA.

E TUTTO ANDRA’ SECONDO LA NECESSITA’ LOGICA DELLA NATURA E NEL PIENO RISPETTO DELLE LEGGI CHE REGOLANO IL SUO MECCANICISMO E IL SUO FINALISMO.

Questa garanzia è l’unica consolazione che ci solleva: “natura non procedit per saltus”: il principio greco dell’uniformità della Natura che esige il possesso di un iter che l’uomo può conoscere e prevedere tramite la SCIENZA.

Attualmente siamo tutti in fuga dal virus o lo stiamo bastonando per renderlo innocuo. La sua materia e il suo progetto in parte ci sfuggono, sappiamo che può farci tanto male, ma indubbiamente ha una grande bellezza dentro e merita tanto di cappello. Quando i ricercatori lo conosceranno ben bene, sarà un buon convivente come tutti i suoi fratelli che si sono presentati e che abbiamo esorcizzato nella loro cattiveria sin dall’età del vaccino e della farmacologia.

Intanto buona lettura del Decameron del Boccaccio, della Peste di Camus, dei Promessi sposi di Manzoni, dei Buddenbrook di Mann. Anche un buon Topolino aiuta a vivere una giornata strana perché naturale. Se ami le ampie volute del tuo divano, le commedie di Eduardo De Filippo sono indicate per sorridere e sorriderci sopra.

Io sto rileggendo Epicuro.

Grazie, Stefania!