LA LEZIONE DI CLAUDIO

Il video, doppiamente “virale” in tempo di “coronavirus”, presenta il bambino Claudio che si lamenta in maniera accorata e dolente con la mamma della sua condizione psicofisica. Questa reazione è da inserire tra le lezioni più belle e interessanti della Psicologia dell’età evolutiva e della Psicoanalisi dell’infanzia. Più che mai degna di nota è la fenomenologia di Claudio, come si mostra e cosa dice questo prodigioso bambino con le sue genuine rimostranze in questa drammatica contingenza epidemiologica. Claudio ha dato parola a milioni di bambini che in questo momento stanno vivendo la medesima esperienza psicofisica.

Il video è stato eseguito dalla madre e sicuramente non soltanto per mostrare la condizione psicologica del figlio, ma per dare un riscontro alla condizione dell’infanzia tutta, per essere un punto di riferimento per tutti quei bambini che da un giorno all’altro si sono trovati chiusi in casa con la famiglia e privati delle relazioni sociali e delle strutture educative e ludiche. La madre di Claudio ha voluto mostrare il figlio per denunciare il disagio psichico dei bambini e il suo atto coraggioso e malinconico ha avuto l’effetto di destare una buona sensibilità sociale verso l’universo infantile. Il video è benemerito perché denuncia e insegna, denuncia alle autorità costituite a vari livelli che i bambini esistono e non sono imbecilli, insegna concretamente ai genitori come valutare il disagio inevitabile dei figli e come comportarsi di conseguenza.

Vediamo cosa ci insegna Claudio con la sua reazione da bambino equilibrato e armonico.

Ho estrapolato le frasi salienti per analizzarle e per indicare un paradigma psichico ottimale di un bambino in salute e non certo sull’orlo di una crisi di nervi. Questo paradigma vale anche per il bambino che ogni adulto sente scalpitare dentro.

Io non posso vivere tutta la giornata chiuso in casa.”

E’ la coscienza vigilante di Claudio, il suo “Io”, a dare parola e senso alla costrizione della sua bella persona al chiuso della casa. La reazione avviene dopo un mese, per cui è assolutamente giusto che l’Io di Claudio esprima e denunci la sua incapacità di vivere tra le quattro mura domestiche, protettive quanto vuoi, ma ormai degenerate in prigione. E vero che ci sono stati i vantaggi iniziali, tutti “secondari”, di vivere la novità di non andare a scuola e di avere la mamma a portata di mano. E’ vero che sono stati accantonati i vantaggi “primari” di una vita attiva e costruttiva, piena di vitalità e di stimoli, di scambi e di novità. Adesso Claudio non riesce più a nobilitare la clausura in un sistema protettivo e affettivo, non riesce più a sublimare i suoi conflitti e i suoi tormenti in una logica necessità di sopravvivenza, non gli basta la mamma e i suoi modi di essere maestra di una innaturale e drammatica evenienza. La claustrofilia, l’amore coatto per lo spazio angusto, ha fatto il suo tempo e dopo un mese Claudio comunica alla madre e a tutto il mondo che il tempo è scaduto, non soltanto il suo tempo, ma anche quello di tutti i bambini. Ed è scaduto ampiamente. Adesso si corre il rischio di ammalarsi, ma non di “coronavirus”, di nevrosi fobica, di mettere a dura prova la propria “organizzazione psichica”, di mettere le basi dell’angoscia da panico, di ingrossare il nucleo psichico dell’aggressività e del senso di colpa.

Chiede Claudio: “frega a qualcuno tutto questo o mi devo arrangiare da solo?”

Tu mi accompagni dal nonno.”

Claudio ha pronta la soluzione umana e clinica: il nonno, la figura sacra e giusta, l’uomo veramente salvifico, colui che capisce e protegge con la sua veste austera e bambina. Claudio è perentorio, “tu mi accompagni dal nonno” e così ho e abbiamo risolto il problema. Claudio ha perso fiducia non nella mamma, ma nel suo costante richiamo al dovere. Stenta ad affidarsi alla sua figura dopo tanta sofferenza sublimata, non vuole regredire a stati precedenti del suo sviluppo psichico, non vuole ricorrere alla somatizzazione dei suoi blocchi. Claudio sa dare parola al suo disagio e sa proporre anche la soluzione: il nonno, il padre saggio e comprensivo, la tradizione e il valore culturale, colui che sa e sa insegnare. Questo è l’uomo giusto in tanto trambusto dei sensi e dei sentimenti. Claudio ha le idee molto chiare e si sa voler bene da solo. La mamma fa perno sul “Super-Io” del figlio, “bisogna” e “si deve” e “dobbiamo” e “devi”, e necessariamente si rivolge al suo “Io” con i suoi giusti ragionamenti perché trasmetta all’istanza del dovere quanto necessario per sopravvivere, prima che per legge. Ma Claudio non può allargare il suo “Super-Io” all’infinito, è innaturale, ci ha provato, è un bambino e la misura è colma. Claudio conosce bene il “principio del piacere” e il “principio di realtà”. Il “principio del dovere” ha cominciato a concepirlo e adesso si trova a subirlo. Il bambino sta dicendo alla madre: “o mi fai uscire o io mi ammalo.” Il dilemma non è esistenziale e filosofico, il dilemma è clinico. La reazione del bambino è sana, così come la sua auto-terapia.

Mi prepari la valigia e io vado dal nonno.”

Claudio ha le idee veramente chiare e ci tiene alla sua salute psicofisica. Il nonno è la via di fuga dal dolore e dalla malattia, la salvezza per un bambino che usa le parole come frecce acuminate per la drastica chiarezza e per il sodo contenuto. Claudio è pronto a partire e a lasciare la mamma senza rancore. Chissà quante volte è andato dal nonno e ha vissuto con lui. Del resto, si tratta di una notevole figura costruttiva di riferimento e oltretutto prospera per la sua evoluzione. Il nonno è una ricchezza, un patrimonio dell’umanità e un valore aggiunto. Claudio non sta chiedendo niente di eccezionale e di straordinario. La sua richiesta rientra nella normale politica della famiglia e non trasgredisce nessuna legge psichica e sociale. Adesso bisogna uscire da quello spazio chiuso che opprime e blocca le migliori energie. Claudio vive sensazioni bruttissime di inanimazione depressiva. La sua auto-terapia è andare dal nonno.

Non ce la faccio a stare dentro casa, voglio un pochino uscire.”

Claudio è stato deciso e perentorio. A questo punto si ricrede e si chiede se è proprio sicuro di poter fare a meno della mamma. Ragiona e riflette con il suo “Io” e capisce che i suoi bisogni affettivi risiedono in lei. Lui è soltanto allergico alle imposizioni del “Super-Io” sociale, ai drastici divieti e alle inumane costrizioni. Del resto, Claudio chiede di voler uscire “un pochino”, la dose giusta per ripartire verso i nuovi tormenti. Il passaggio dallo spazio chiuso della sua casa allo spazio aperto della strada gli consentirà di prendere aria psichica e di vivere un po’ di libertà. La claustrofilia non funziona più e sta tralignando nella claustrofobia. Tra rabbia e pianto viene fuori il “non ce la faccio a stare dentro casa”, la diagnosi giusta. Tra rabbia e pianto viene fuori “voglio un pochino uscire”, la terapia giusta. Il resto va da sé e si porta dietro tutto il carico dello slancio vitale e delle relazioni benefiche con le persone e con gli oggetti. Il culmine è raggiunto nel desiderio di andare a scuola.

Sono stanco, me ne voglio andare via da qua.”

Non è una fuga dal problema, non è un sotterfugio furbetto per esimersi dal suo dovere, è la soluzione al suo malessere. La stanchezza paradossalmente attesta della classica “psicoastenia”, la stanchezza appartiene al sistema psichico che non è più in grado di desiderare e di tollerare lo stato d’inerzia del corpo e del pensiero.

Non voglio, non ce la faccio più.”

Il “non voglio” non è un capriccio, è proprio la malattia del desiderio, non ho voglie, non riesco a volere nient’altro che la fine di queste drammatiche ristrettezze. Non ho più energie per tirare avanti, per trascinarmi in questo doloroso calvario.

Voglio andare in piscina.”

Voglio cimentarmi con me stesso e con gli altri, voglio mettermi alla prova, voglio ritornare alle mie rassicuranti abitudini e ai miei riti pomeridiani.

Voglio andare nel campo a giocare.”

Voglio relazionarmi nel gioco, voglio essere libero di esprimermi e di muovermi, voglio sprizzare energia da tutti i pori, voglio essere creativo e geniale.

Voglio andare a scuola.”

Voglio condividere con i miei compagni e le mie maestre i doni dell’educazione e dell’istruzione. La scuola è palestra di vita più che mai.

Voglio andare in giro e vedere gli altri.”

“Voglio”, “voglio”, “voglio”, la restrizione ha bloccato le energie genuine della volitività, un “voglio” che si traduce ho bisogno e collima con la necessità di vivere in maniera naturale. Dopo i tanti “voglio” Claudio avverte la pesante frustrazione del suo corredo psichico e si trova a vivere un “tratto depressivo” che emerge proprio quando prende coscienza dell’impossibilità di realizzare i suoi desideri e di appagare i suoi bisogni. A questo punto può scaricare l’aggressività collegata alla frustrazione magari rompendo un giocattolo, ma Claudio si rende contro che può aggredire soltanto se stesso e che può farsi male. Si congeda dalla madre e si ritira nella sua stanza dicendo:

Voglio stare un pochino da solo.”

Claudio non ha manifestato in maniera indiretta il suo “fantasma di morte”, non ha parlato della possibilità della morte, non ha seguito il discorso della madre sulla forza maggiore che costringe a stare chiusi in casa e a non incontrare nessuno, neanche il nonno, pena il pericolo del contagio e della malattia. Il bambino rimuove l’angoscia di morte e la sposta nella casa e nella costrizione al chiuso e all’inanimato. La casa è la tomba di chi vuol restare vivo.

LA LEZIONE DI CLAUDIO

Cosa ci ha insegnato Claudio, un bambino come altri milioni di bambini che sono stati e sono costretti, per non ammalarsi e per continuare a vivere, nelle pareti domestiche più o meno sicure, più o meno protettive, più o meno familiari. Claudio ci ha offerto il parametro ottimale della salute mentale in tanta disgrazia, una situazione psichica individuale e collettiva di cui ancora non possiamo essere del tutto consapevoli. Claudio è un bambino sano perché si emoziona, parla, sa, si conosce e reagisce, percorre tutte le tappe del suo psicodramma. La rabbia si interseca con le parole, mentre la consapevolezza del dovere si espia con la leggera depressione del “voglio stare un pochino solo”. Claudio deve essere assunto a modello delle nostre reazioni a siffatte reclusione e frustrazione. Se noi adulti abbiamo mantenuto il nostro Claudio dentro, possiamo essere sicuri che stiamo reagendo bene a tanta malora e con il minor danno futuro possibile. Dobbiamo vivere le emozioni, il dolore, il pianto, dobbiamo tradurli in parole con piena consapevolezza, dobbiamo riflettere sulla necessità di così grande perdita di vita da vivere e di relazioni da gustare. Dobbiamo arrabbiarci senza vergogna, dobbiamo avere una mamma da amare anche senza condividerla, dobbiamo avere un nonno come il nostro rifugio, dobbiamo conoscere i nostri desideri, dobbiamo riflettere su quale vita ci piace fare, dobbiamo accettare e assecondare l’isolamento depressivo per rafforzare le nostre riflessioni e tornare fuori dalla stanza più forti di prima e convinti che a tanto male stiamo reagendo senza farci tanto male.

GRAZIE CLAUDIO !

E A BUON RENDERE

DI RITORNO DA AMMAN

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.
Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.
In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.
Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.
Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.
Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.
Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.
In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.
Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.
Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Questo sogno appartiene a Clotilde.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il “viaggio” è la metafora della vita e l’allegoria del vivere. Nasci e ti evolvi cercando di capire chi sei e cosa vuoi, magari pensi di essere un ameba o un piccolo dio, ma resti sempre un vivente e un viaggiatore, uno di quei compagni di Ulisse che si convinsero di non essere fatti per “viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. E la prima conoscenza salta subito ai tuoi sensi di bambino che non sa parlare la lingua ufficiale, ma che si esprime bene nel linguaggio del corpo e della mente: le pulsioni e la fantasia. E così prendi coraggio e magari sai anche evolverti in un piccolo Socrate, riesci a seguire il modello di vita di uno scansafatiche che bighellonava tutto il giorno nell’agorà di Atene e cercava un povero Sofista, un imbroglione da imbrogliare con le parole e con il micidiale “perché dici questo”. E di questo passo, prima di conoscere il mondo, riesci a conoscere te stesso, come recitava il frontone del tempio di Apollo a Delo: “gnoti seauton”. E andando avanti, sai anche essere umano e generoso, un “animale sociale” o “zoon politikon” come voleva il grande Aristotele. Insomma sei un viaggiatore come Clotilde, una donna che, tornando da Amman, non trova di meglio che sognare il condensato di tutto quello che di nuovo ha vissuto e conosciuto di se stessa. Clotilde ha approfittato del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio psicofisico”, di tutto quello che si è portato via da Amman e che ha vissuto in maniera intensa. Clotilde ammanta di simboli il dato reale del viaggio, un’esperienza che ha vissuto innestandola sul suo passato per evolversi dal “chi ero” al “chi sono”. Il sogno segue questo metodo antropologico: “dimmi chi eri e ti dirò chi sei”.
Quale viaggio può suggerire l’agenzia “dimensionesogno”?
L’Odissea, la Filosofia greca, l’Inferno di Dante, la Bibbia, chiaramente brani a libera scelta. Troverete gran parte dello scibile in embrione, Non vi serve altro, così come a Clotilde è bastata la sua valigia per acchiappare al volo tutto quello che le garbava secondo i suoi gusti e la sua struttura psichica evolutiva. Questi testi sono essenziali e arricchiscono. Tutto quello che viene dopo, è soltanto una riedizione o un rimaneggiamento delle poche o tante verità che servono all’uomo che viaggia ed è sempre in cerca di risolvere in qualche modo la malattia mortale, l’angoscia della perdita e il “fantasma di morte”.
Auguro un buon viaggio tra le pagine dei brani che sceglierete e vi ricordo che, come suggerisce Clotilde, bisogna “partire per tornare”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.

Clotilde approfitta del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio interiore”, di quello che ha conosciuto di sé e si è portato via da Amman, tante esperienze particolari e vissute in maniera intensa, definite simbolicamente “nella mia stanza”, una parte specifica della struttura psichica di Clotilde che il sogno individuerà. Il dato reale della permanenza ad Amman viene ammantato di simboli e viene costruito il sogno nella “residenza”; le novità si attestano nella continuità psico-esistenziale di Clotilde. Degna di nota è la pendenza “edipica” che ha ancora con la madre, ma di buono c’è un ragazzo, “il mio ragazzo”, che testimonia di una benefica evoluzione “genitale”, un investimento di “libido” nell’altro e il sentimento d’amore. Questa madre Clotilde se la porta in viaggio ed è convinta che il tempo è maturo per il ritorno senza dolore e senza nostalgia a una vita che già conosce quanto meno nella quotidiana logistica. Le novità psicofisiche che hanno intriso il viaggio ad Amman hanno bisogno di essere degnamente resettate all’interno della “organizzazione psichica reattiva” in atto e integrate al meglio. E queste novità sono tante e degne di una giovane donna.
I simboli sono “la stanza” o una parte psichica della sua struttura e vedremo quale andando avanti, la “residenza” o dove attesto ed evolvo me stessa e la mia storia, la “madre” o istanza edipica, il “ragazzo” o istanza genitale, “partire per tornare” o razionalizzazione del distacco.

“Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.”

Il sogno è alla ricerca di uscire dal generico e di essere puntuale. All’uopo è aiutato dalla giustificazione del viaggio di ritorno per sintetizzare tutto quello che Clotilde ha portato via con sé ed è in via di assimilazione. Vediamo di che si tratta e decodifichiamo i simboli e le psicodinamiche per capire bene le esperienze vissute da donna Clotilde.
“La valigia” è un simbolo femminile, un grembo allargato e generico che contiene tutto quello che come donna ha conosciuto in questo viaggio. Il sogno dice che ha vissuto tanto e che questo materiale psichico è in attesa di essere organizzato e fatto proprio: “sapere di sé”. Questo viaggio ad Amman è stato per Clotilde l’affermazione del suo essere femminile, quasi come se prima avesse vissuto se stessa poco e in maniera vaga. Questo viaggio è stato foriero di importanti conoscenze evolutive. “Collezionare” è simbolicamente collegato all’ossessione implicita nella “libido anale” durante la “posizione psichica” omonima e si attesta nel mettere insieme con quella precisione che sa di insicurezza interiore e a elencare pedantemente le esperienze fatte per non dimenticarle: pulsione a ordinare e a fare tesoro di tutto.
Non resta che vedere a questo punto di cosa si tratta, quali e quante esperienze ha messo insieme la donna Clotilde in questo viaggio esotico dentro e fuori il suo corpo e la sua mente in quel di Amman.

“In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.”

Clotilde ha vissuto tanto e tanto di importante in questa permanenza ad Amman, ha elaborato parti psicofisiche femminili, nuovi e diversi modi di apparire donna, ha elaborato fantasie e ha dato concretezza alle sue riflessioni: “cassetti”, “vestiti”, “quaderni”, “fogli vari”. Questi sono i suoi sorprendenti “averi”. Alcuni meritano di essere assimilati per essere rivissuti, altri possono ritenersi esperienze vissute in quel tempo e in quello spazio. Clotilde non ha che l’imbarazzo della scelta, ma soprattutto ha la frenesia della donna che lascia e non vuole tralasciare. E’ più un orgasmo che un’angoscia di accaparramento. Questo è il senso simbolico di “portarli con me o lasciarli”.

“Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.”

Clotilde offre in sogno ancora un simbolo femminile, “il grande armadio in legno”, pieno di esperienze intime e private, “effetti personali”, talmente nuove e originali che fatica a pensare di averle effettivamente vissute. Il viaggio ad Amman è stato per Clotilde veramente “maieutico”, perché le ha dato la possibilità di esprimersi e di cimentarsi in quelle novità esistenziali pensate e non realizzate in precedenza. Clotilde ha partorito se stessa, le sue fantasie e i suoi pensieri, i suoi desideri e i suoi progetti. Sottolineo la qualità degli “effetti personali”, le esperienze intime di una donna che all’estero trova la libertà di esprimersi e la disinibizione di realizzarsi.

“Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.”

L’intensità dei vissuti è stata tale e tanta da essere sciupata nel confezionarla dentro la memoria di un viaggio veramente di crescita. Clotilde è “preoccupata”, e “in così grande agitazione e fretta”. Traduco: Clotilde teme di dimenticare o di rimuovere parte dei vissuti e delle “cose importanti” che hanno contraddistinto il suo viaggio ad Amman. I simboli: la “preoccupazione” condensa un pregiudizio che impedisce l’evoluzione, l’agitazione e la fretta appartengono al corredo psicofisico dell’orgasmo, “avrei lasciato” contiene un tratto depressivo di perdita. Di certo, l’esperienza di Amman è non soltanto intensa ma è anche ricchissima.

“Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.”

La femminilità di donna Clotilde si è esaltata al punto che ha temuto un ingorgo emotivo per il fatto ha vissuto cent’anni in un giorno. Questo capoverso si presta anche a una paura di gravidanza proprio nella frase “si riempiva in modo caotico” e si collega alla successiva frase ispirata all’onnipotenza “sistemarne ordinatamente il contenuto”. Tante emozioni in circolo, legate alla sensibilità sessuale e alla “libido genitale”, sono da privilegiare nel contesto del sogno anche se resta valida l’interpretazione sulla paura della gravidanza indesiderata.
Simboli: “caotico” traduce l’ignoranza dell’ordine implicito nel caos in divenire, “fastidio” traduce un misto di noia e di deficit dell’autocontrollo, “valigia” traduce la solita dominante femminilità del grembo e della ricettività sessuale, “sistemarne ordinatamente il contenuto” rievoca l’istanza psichica “Io” nel suo compito di razionalizzare le intense emozioni legate alle esperienze vissute, “il tempo” traduce evoluzione e perdita.

“Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.”

Quella di donna Clotilde è una “scelta” amletica quanto retorica, semplicemente perché tutto si conserva e niente si distrugge a livello psichico, possibilmente tutto si difende dall’angoscia perché questo materiale viene lavorato dai “meccanismi di difesa” per consentire un costante equilibrio psicofisico. In ogni caso niente va perso dalla protagonista di tutto quello che ha vissuto. La “rimozione” può far dimenticare il materiale psichico particolarmente delicato e ingestibile dalla coscienza, ma il dramma di Clotilde si attesta nell’unica funzione dirimente tra i vissuti opportuni da ricordare perché formativi e i vissuti contingenti e particolarmente legati al momento e al luogo in cui sono stati esperiti. Clotilde tenta una selezione tra ciò che è formativo e ciò che è banale, distinzione legata all’azione dei “meccanismi di difesa” che lavorano sul materiale più fragile e delicato. La “madre” è un residuo edipico e la figura femminile su cui si è identificata, per cui è naturale che se la sia portata dietro in tanto viaggio che ha evidenziato proprio le esperienze di donna. Il “ragazzo” è lo strumento di tanto vissuto e di tanta sorpresa, l’oggetto d’investimento e d’esercizio della “libido genitale”. Clotilde fa bene a precisare che tutto quello che ha vissuto è tutta opera sua e a lei va ascritto a merito o a problema. Soltanto lei “sa di sé” in riguardo ai vissuti formativi e ai vissuti birichini. Ancora un ultimo rilievo è opportuno: il conflitto tra il volere e il dovere o meglio tra il “doveva” e il “volevo e dovevo”, tra l’istanza “Io” del “volevo” e l’istanza “Super-Io” del “dovevo”. La “scelta” è di Clotilde ed è operata dalla sua valutazione razionale e dal suo senso del dovere. L’esperienza di Amman si colora naturalmente anche di trasgressione alla luce del richiamo in esercizio dell’istanza censurante del “Super-Io”.
Simboli: madre o alleata edipica, ragazzo o alleato genitale, “scelta” o funzione dell’Io, “volevo” o consapevolezza del desiderio, “dovevo” o funzione dell’istanza “Super-Io”, “lasciato” o pulsione alla perdita, “portare con me” o assimilazione formativa ed evolutiva.

“In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.”

Clotilde introduce il suo “ragazzo” in prima persona proprio “in quel marasma” che non è di certo logistico ma psicofisico: erotico e sessuale per la precisione. “L’aereo” è un simbolo femminile e il “biglietto” è un simbolo fallico, per cui va da sé che si tratta di “marasma” dei sensi. Riepiloghiamo la psicodinamica del sogno: Clotilde ha fatto un viaggio ad Amman e ha esaltato i suoi sensi con il suo uomo, tecnicamente ha esercitato la “libido genitale” e ha provato nuove sensazioni erotiche e ha vissuto nuove esperienze sessuali. In sostanza Clotilde si è innamorata in quel di Amman e il sogno riporta quello che il corpo e la mente hanno in sintonia registrato: senso e sentimento. Inoltre abbiamo da decodificare il simbolo di “internet”: processi neurovegetativi da controllare da parte del ragazzo. “Internet” è fondamentalmente simbolo della generica “relazione”, ma il fatto che sia chiamato in causa il “ragazzo” dispone per la sessualità e per il controllo della stessa, in specie per quanto riguarda l’eiaculazione e la fecondazione. Questo fattore si era visto in precedenza quando Clotilde aveva detto della “valigia che inevitabilmente si riempiva in modo caotico”. Questa paura si evidenzia in questo capoverso del sogno. Del resto, Clotilde è talmente presa dal suo orgasmo che non riesce a controllare l’ora della partenza del suo aereo. E’ stata decisamente quella di Amman un’intrigante esperienza per la nostra protagonista.
I simboli: “perdere il biglietto dell’aereo” equivale a lasciarsi andare all’orgasmo, biglietto è un simbolo di potere fallico, “marasma” o caduta dell’autocontrollo vigilante ed egemonia del sistema neurovegetativo o trionfo dei sensi o orgasmo, “non ricordavo” o meccanismo di difesa della “rimozione”, “internet” o della relazione allargata e generica, “controllare” o funzione dell’istanza “Io”, “ora di partenza” o inizio della caduta della vigilanza e introduzione all’orgasmo.

“Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.”

L’autocontrollo del “ragazzo” è buono e desta tranquillità dopo il marasma dei sensi. Questo è stato assodato. Ma come si spiega la sensazione di disagio dettata dalla non proporzionalità temporale tra la preparazione dei bagagli e la partenza dell’aereo? Si tratta dei preliminari erotici. Clotilde ricorda la mancata sintonia tra i reciproci orgasmi, tra i preliminari e l’eiaculazione. E’ anche vero che questo è il prezzo che si paga alla progressiva conoscenza della coppia nell’esercizio della sessualità. La mancata sintonia d’orgasmo ha colpito Clotilde al punto che la riporta candidamente e simbolicamente in sogno. Oppure la paura di qualche incidente di percorso nel fascinoso esercizio della “libido genitale” con il ragazzo attraente e servizievole si può profilare in tanto trambusto di sensi e di sentimenti: “dopo aver controllato, torna da me tranquillo…”. Ma Clotilde accusa la brevità del tempo, il classico sintomo di quando si è stati tanto, ma tanto, bene. Tra il fare i bagagli, la propria femminilità, l’aereo, la maternità, il tempo o il passo effettivamente è “pochissimo”.

“Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Traduco senza equivoci e per capire bene e del tutto: “avevo ancora da superare le censure e liberarmi dalle resistenze a lasciarmi andare, acquisire bene il potere sperimentato in me stessa, farmi dono e assimilare tutti quei modi di essere e di vivere femminili che avevo vissuto alla grande e che mi avevo concesso e donato.
Potenza della disinibizione!
Della mamma di Clotilde non si è saputo più niente nel sogno, sicuramente perché il distacco è stato effettuato. Donna Clotilde ha acquisito ormai la sua autonomia psichica e può festeggiare la sua completata identificazione e la sua completa identità.
I simboli: “congedarmi” o risoluzione, “padroni” o istanza censoria “Super-Io”, “residenza” o consapevolezza, “lasciare” o riconoscimento, “chiavi o simbolo fallico, “consegnargli” o dare prova e valore, “vestiti” o modi psichici di apparire, “poveri” o in via di acquisizione evolutiva.
Questo è quanto dovevo al sogno e quanto potevo dire a Clotilde.

PSICODINAMICA

Il sogno di Clotilde sviluppa la psicodinamica delle esperienze erotiche e sessuali in un contesto amoroso di senso e di sentimento. La cornice di tanto avvenimento è il viaggio ad Amman, in Giordania, una terra che porta bene alle donne occidentali in cerca di un uomo solerte e premuroso, oltre che maschio. Il sogno accenna alla risoluzione della conflittualità con la madre o “posizione edipica”, per poi svolgere desideri e paure, sensazioni e sentimenti collegati al suo essere femminile al punto di essere considerato un inno all’innamoramento e alla sessualità, un concerto in onore della “libido genitale”. La dinamica incalzante della trama del sogno è in linea con le giuste tensioni erotiche di una relazione virtuosa.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho detto in abbondanza cammin facendo.

Dei “fantasmi” nessun rilievo specifico eccezion fatta per quello della madre.

Degli “archetipi” tirerei in ballo il “viaggio”.

Il sogno di Clotilde presenta le seguenti istanze psichiche: “Io” vigilante e razionale in “mi trovavo” e in “sapevo” e in “pensavo” e in “sistemarne ordinatamente il contenuto”, “Es” pulsionale in “aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari”.

Un discorso a parte merita il “Super-Io” morale e censurante, oltre che signore del senso del limite, che compare in ben sette, dico 7, “dovevo” e in un, dico uno, “sarei dovuta”. Per questo sorprendente dato il sogno di Clotilde segna il passaggio dal senso del dovere e del limite alla trasgressione, un notevole allentamento dei tabù e una salutare riduzione dei divieti. Si spera che il ritorno in Italia sia un persistere nella trasgressione e non riporti inibizioni e limiti. Potevo titolare il sogno di Clotilde “Dal Super-Io all’Es” proprio alla luce del passaggio dal senso generico del dovere alla trasgressione pulsionale, ma è prevalso il senso specifico del viaggio con il suo superare difese inutili della “libido genitale” e inibizioni di vario tipo e di vario genere, tutte “resistenze” alla presa di coscienza del “principio del piacere” e della vitalità sessuale. Il “viaggio” è stato per Clotilde uno sblocco liberatorio.

La “posizione psichica genitale”, “libido donativa” e riconoscimento dell’altro, contraddistingue e domina la psicodinamica del sogno di Clotilde. Di profilo si rileva la “posizione edipica” nella figura della madre che in quel contesto entrava come i cavoli a merenda.

Il sogno di Clotilde usa i seguenti meccanismi psichici: la “condensazione” ad esempio in “valigia”, lo “spostamento” ad esempio in “madre” e in “ragazzo”, la “drammatizzazione” in “marasma”, la “figurabilità” in “armadio”.

I processi psichici di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e della “regressione” non si evidenziano. Il primo si suppone che abbia tanto lavorato in passato per elevare le pulsioni e agire in maniera costruttiva e solidale. Il secondo, la “regressione”, è presente nei termini psicofisici legati alla funzione del sogno: ricorso ai “processi primari”.

Il sogno di Clotilde mostra un tratto psichico nettamente “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: disposizione all’altro e all’investimento di “libido”.

Le figure retoriche usate da Clotilde nel sogno sono la “metafora” ad esempio in “viaggio”, la “metonimia” o relazione logica in “vestiti” e “quaderni” e “fogli “, la “enfasi” o forza espressiva in “marasma”.

La “diagnosi” dice di un’esperienza formativa in riguardo alla vita affettiva e alla vitalità erotica e sessuale: “libido genitale”. Clotilde in sogno rielabora i particolari impressi nella sua psiche, al fine di fissarli in termini di crescita personale.

La “prognosi” impone a Clotilde di maturare le esperienze vissute e di migliorarle superando inibizioni ulteriori e sopratutto liberandosi dal senso del dovere che in passato l’ha difesa con le censure del “Super-Io”: più piacere e meno dovere.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella colpevolizzazione di quello che ha vissuto e in un ritorno del sistema repressivo delle censure e delle inibizioni. Oltretutto l’espiazione dei sensi di colpa richiederebbe una “psiconevrosi fobico e ossessiva” con attacchi di panico.

Il “grado di purezza onirica” è stimato “medio” in quanto Clotilde ha ben raccontato il suo prodotto psichico. In sostanza il sogno si è svolto in uno stato di dormiveglia e la funzione logica ha avuto la possibilità di curare la trama secondo un filo conduttore. Ma bisogna anche precisare che Clotilde usa molti simboli che intrecciano una valida psicodinamica.

La causa scatenante del sogno di Clotilde è un semplice ricordo per via associativa di quello che ha vissuto durante il viaggio ad Amman.

La “qualità onirica” è ansiosa e incalzante.

Il sogno si è svolto nella quarta fase del sonno REM, prima del risveglio. La fattura narrativa e simbolica viaggiano in sintonia.

Il “fattore allucinatorio” vede la prevalenza di emozioni come in “Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti. Inoltre, provavo fastidio…” Più che un senso specifico, sono allucinati tutti i sensi in un crescendo cenestetico.

Il “grado di attendibilità” è “buono” perché i simboli sono chiari e si intrecciano in maniera logica consequenziale e senza fare una piega, Il “grado di fallacia” è, di conseguenza, minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Clotilde è stata sottoposta all’attenzione di una lettrice anonima e sono conseguite le seguenti domande.

Domanda
Il sogno di Clotilde è sgamante, nel senso che ha comunicato senza saperlo quello che aveva fatto ad Amman?
Risposta
Proprio così. Clotilde in quel viaggio si è innamorata e ha avuto una relazione completa, di senso e di sentimento. Ha, inoltre, scoperto quella “libido” che nelle precedenti relazioni non si era esaltata. Ha, ancora, ridotto l’influenza morale e la condanna dei diritti del corpo, si è disinibita e ha svenduto in un bazar i suoi tabù erotici e sessuali. E’ stata bene con se stessa e con il suo ragazzo.
Domanda
Un sogno positivo.
Risposta
Tutti i sogni sono positivi in quanto sono dei dati di fatto. Qualitativamente parlando, è un sogno non traumatico o beneficamente traumatico. Del resto, i nostri sogni sono in prevalenza di normale amministrazione, ma si ricordano meglio quelli che ci hanno turbato. Tutti abbiamo subito traumi e dolori, ma non tutti li abbiamo sistemati bene nella nostra “organizzazione psichica reattiva” e allora li sogniamo in maniera tormentata.
Domanda
Non ho ben capito se Clotilde era rigida o morbida di carattere.
Risposta
Il sogno dice che ha un forte senso del dovere, è tirannica quando vuole con se stessa e non si perdona alcun errore, ma è anche una donna che vive le sue pulsioni con il concorso della consapevolezza. Il viaggio ad Amman l’ha ammorbidita soltanto perché si è innamorata. E quando si investe “libido genitale” non si può che stare bene.
Domanda
Io ho soltanto la terza media, ma quello che lei scrive lo capisco in gran parte. Penso che se fosse più semplice sarebbe ancora meglio.
Risposta
Grazie per il suggerimento e cercherò di esserlo. La terza media scolastica equivale simbolicamente a una vita con tanti viaggi ad Amman, a una persona squisita e concreta.
Domanda
Tornando alla mia domanda iniziale, il sogno dice la verità, questa caratteristica si potrebbe applicare ad altri settori della vita pubblica e della società? Ad esempio alla Giustizia.
Risposta
Mi è capitato nella vita professionale di essere interpellato su un caso di pedofilia. Dai sogni e dagli incubi o dalle fantasticherie, chiamale come vuoi, che il bambino produceva, si è arrivati alla verità. Vedo molto difficile un incremento della Psicologia in ambito giudiziario. E’ l’ultima ruota del carro e il sistema la usa quando non sa che pesci pigliare o perché è di prassi. Eppure esiste la Psicologia forense e ha una buona presenza nel nostro paese, ma è difficile che la Psicoanalisi si allei con il sistema delle Leggi imperanti. Proprio per sua natura è ostica con i sistemi politici repressivi. Ne può parlare in abbondanza, ma non può colludere per metodologia. Comunque questo è un lungo e interessante discorso.
Domanda
Ha scelto una canzone per il sogno di Clotilde?
Risposta
Una? Due! La prima è una canzone napoletana antica che s’intitola “A casciaforte” ed è cantata mirabilmente da Roberto Murolo, la seconda è “La borsa di una donna” ed è interpretata da Noemi. La prima è ironica e da teatrino di periferia, la seconda è drammatica e pessimistica. Io le ho scelte soltanto perché sono dei “recipienti” e sono in linea con la simbologia femminile. La cassaforte e la borsa sono recettivi e contengono materiale tutto da interpretare. A me piace tantissimo “A casciaforte” e spero in un secondo tempo di analizzarne il contenuto, simbolicamente s’intende. Alla prossima e grazie di cuore, o signora con la terza media.

 

 

IL CAMION DI PASQUALE

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Pasquale sta guidando un camion, ma non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente.
Si ferma in un albergo, parcheggia il camion, prende la valigia, entra e si accorge che non è quello il posto dove doveva andare.
Allora esce, ma la valigia, che prima aveva chiuso bene, si è aperta perché si è rotta la cerniera, ma la peggior cosa è che non trova più il camion.
Si chiede allora: “dove mi trovo e per giunta a piedi?”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni sessuali non sono sessuali, i sogni meccanici, invece, sono sessuali perché rievocano la pulsione neurovegetativa involontaria, la spinta istintiva che ha bisogno di progredire secondo Natura e senza interferenze razionali e morali, senza il concorso pesante dell’Io vigilante e del Super-Io censurante.
Il tutto è possibile?
No, di certo, in senso totale e assoluto come in tutte le umane cose, ma una riduzione delle influenze delle istanze suddette è necessaria per raggiungere l’orgasmo e per fare del buon sesso o per fare bene l’amore.
L’esercizio della sessualità non equivale a una crisi isterica o a procurarsi uno sconquasso psicofisico fuori da ogni tipo di controllo, ma ha tanto di isterico, di eccitante e di trasgressivo, tende più verso la Natura e meno verso la Cultura.
In questi ultimi mesi mi sono capitati alcuni sogni sessuali a simbologia meccanica, nello specifico basati sulle auto e sulle chiavi, per cui giustamente mancava il “camion”.
In attesa del trattore e della ruspa provvedo a decodificare il sogno di Pasquale sottolineando ancora che i sogni sessuali dipendono in gran parte da fattori ormonali legati all’evoluzione degli investimenti della “libido” e da fattori psicologici e culturali di frustrazione e di repressione della sessualità legati a motivi morali e religiosi, la famigerata sessuofobia nel versante psicopatologico e nel versante sociale.
L’istinto sessuale frustrato o represso viene preso in carico dai meccanismi e dai processi psichici di difesa e viene trasformato naturalmente in sintomo o nobilitato in un ambiguo amore verso il prossimo, insomma riceve sempre un trattamento difensivo e trasformativo. L’istinto, cacciato fuori dalla porta, rientra impetuoso dalla finestra e chiede il suo capitale con gli interessi raddoppiati.
Ma perché la Cultura impedisce la Natura, perché ciò che si coltiva nel tempo e nello spazio, Cultura, ostacola ciò che sta per nascere, Natura?
Perché le Religioni ridimensionano maldestramente la sessualità umana?
Sono questioni di vasta portata e storicamente strutturate, temi degni di approfondimento scientifico settoriale.
La questione compare nel libro dei libri, la Bibbia e nello specifico nel Genesi.
“Quindi gli occhi di entrambi si aprirono e comprendevano di essere nudi. Per cui cucirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture per coprirsi i lombi.”
Adamo ed Eva avevano in precedenza mangiato il frutto dell’albero della vita. Questa è una giustificazione religiosa alla consapevolezza della vita sessuale.
Una motivazione antropologica vuole che i limiti alla sessualità siano funzionali alla preservazione dell’integrità della Specie e della razza contro le malattie e le contaminazioni: filogenesi e razzismo.
Una motivazione psicoanalitica si trova in “Totem e tabù” di Freud: vedi nel mio blog.
Natura e Cultura si rincorrono con i loro schemi meccanicistici e finalistici litigando sulla priorità e sull’utilità del “diritto naturale” e del “diritto positivo”.
In principio era la Natura con la sua Cultura ed erano una sola cosa.
Di poi, intervenne l’uomo con l’astrazione degli schemi della Natura e li riconobbe come suoi e su questa proprietà operò esaltazione, sublimazione, negazione, manipolazione e altro, tutti meccanismi di difesa dall’angoscia del Nulla.
La consapevolezza dell’uomo di aver ratificato con la Cultura ciò che la Natura aveva scritto ed evolutivamente fissato, ha portato e porta all’estensione dei vari campi del Sapere universale, la cosiddetta Scienza.
Il Sogno è Natura che tende alla Cultura nell’aspirazione di diventare Scienza.
La funzione onirica è naturale e ubbidisce a determinati schemi
bio-fisio-neuro-psico-semiologici che possono essere conosciuti al meglio possibile nel momento storico determinato. Questi schemi devono essere formulati sempre in maniera semplice e atomica.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Pasquale sta guidando un camion, ma non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente.”

Pasquale si presenta con la sua sessualità dimostrando una buona padronanza e una buona capacità di lasciarsi andare senza interferenze razionali. Esibisce una buona autostima sessuale e una altrettanto buona organizzazione nella gestione naturale della sua vitalità erotica. Pasquale parte con la consapevolezza di quello che gli sta succedendo e si dispone correttamente al moto organico e all’orgasmo.
Vediamo i simboli.
“Guidando”: funzione dell’Io consapevole e deliberante, mediatore delle pulsioni e dispensatore degli impulsi.
“Camion”: territorio dell’Es. Condensa simbolicamente la meccanicità neurovegetativa dell’apparato sessuale, la spontaneità erotica delle pulsioni organiche. Seguono autostima e buona valutazione del proprio apparato sessuale. Siamo in ambito “fallico-narcisistico” e in disposizione verso la “posizione genitale”. Pasquale si compiace della propria sessualità e tende a relazionarsi. Vedremo.
“Visibilità”: zona dell’Io logico e razionale, funzione del “sapere di sé” e di cosa si vuole fuori e dall’altro, consapevolezza nel gestire le pulsioni sessuali e il coito nel nostro caso.
Ma se “non c’è una buona visibilità”, è cosa buona per Pasquale che si abbandona alle emozioni e ai piaceri del corpo, lasciando che la mente si apparti nei suoi meandri.
“Le curve”: sono i picchi erotici dell’abbandono al dondolio inebriante della “libido”, quelli che impediscono alla ragione e alla vigilanza riflessiva di interferire con il moto organico dei sensi, la condizione psicofisica per l’orgasmo. La simbologia della “curva” parte dalla geometria logica per attestarsi nella duttilità psichica e fisica. Quest’ultima equivale all’abbondanza delle masse corporee femminili.
“Non riesce a vedere niente.”: vedi “non c’è una buona visibilità”.

“Si ferma in un albergo, parcheggia il camion, prende la valigia, entra e si accorge che non è quello il posto dove doveva andare.”

Pasquale è fuori “posto”. Pasquale ha trasgredito, ha derogato all’istanza morale del “Super-Io”. Pasquale è con una donna e fuori dal contesto istituzionale.
Vediamo i simboli.
“L’albergo”: si tratta della parte sociale e della pulsione a relazionarsi in maniera anonima. Siamo sempre nell’ambito psichico della persona Pasquale e ci troviamo nella sezione della caduta degli affetti veri e dell’affermazione degli affetti formali.
Sul “camion” si è ampiamente detto, ma sul “parcheggia”, per giunta di un camion, c’è da dire. Il “narcisismo” si coniuga con l’aggancio e l’offerta, la seduzione e la conquista. Parcheggiare un camion equivale al simbolico “mi trovo in esibizione seduttiva” come un pavone che allarga la ruota. Vediamo chi abbocca all’amo.
“Prende la valigia”: quest’ultima condensa simbolicamente l’universo genitale femminile, il grembo e la recettività sessuale. Pasquale è con una donna in anonimo fare e trasgressivo combinare.
“Entra”: segnale inequivocabile del coinvolgimento erotico e sessuale. “Entrare” non è una volgare organica penetrazione, ma un complesso di vissuti e di azioni finalizzate a un coinvolgimento emotivo e a un affidamento alla novità e alla diversità, una fuga dalla monotonia del “già visto” e del “già vissuto”. Pasquale ci ha dato e ci è andato dentro: versione del gergo giovanile.
“Si accorge che non è…”: siamo in ambito dell’Io. Dopo la seduzione e la conquista subentra in Pasquale la riflessione consapevole di essere in piena trasgressione sessuale e in deroga al dettame morale del “Super-Io” che esige la fedeltà. La psicodinamica diventa intrigante e cresce la curiosità di vedere quale soluzione Pasquale sa dare in sogno a tanto travaglio tra “libido” e norma morale.

“Allora esce, ma la valigia, che prima aveva chiuso bene, si è aperta perché si è rotta la cerniera, ma la peggior cosa è che non trova più il camion.”

Pasquale è in pieno trambusto psicofisico: entra, esce, la valigia chiusa e aperta, la cerniera rotta, la sparizione del camion.
Quanti simboli!
Tutta questa roba per dire che ha trasgredito sessualmente con una donna che vive in maniera ambigua come una figura da mollare perché impegnato con altra donna o da tenere per la bontà del trasporto erotico e sessuale. La sicurezza è quella di avere colpevolizzato la sua sessualità e di non essere più narcisisticamente diretto verso la conquista della donna. Pasquale teme di strutturare una dipendenza micidiale da questa donna e di evolvere la “libido narcisistica” in “libido genitale”, di legarsi affettivamente a questa nuova donna.
Vediamo i simboli.
“Esce”: Pasquale ha risolto la questione e la qualità della relazione, si è liberato dall’occasionale bisogno di una donna da albergo ossia di una donna da relegare nelle relazioni non significative e non importanti, anonime per l’appunto.
“La valigia”: ampiamente si è detto sul tema femminile e sull’ambiguo malanno del corpo procace e della mente fascinosa di una donna.
“Chiuso bene”: dopo avere aperto “la valigia”, Pasquale l’aveva chiusa bene. Cos’è sottinteso? Cosa vuol dire? Dopo il coinvolgimento erotico e sessuale ci è rimasto secco affettivamente e non secondo i bisogni di un “narcisista”, ma di un “genitale”, di un uomo innamorato. Pasquale si era illuso di poter fermare tutto a un incontro trasgressivo, ma invece la valigia “si è aperta perché si è rotta la cerniera”.
Quale cerniera? Sembra un simbolo di deflorazione sessuale, sembra che Pasquale abbia lacerato l’imene di questa donna. Ma sembra anche che la lacerazione sia sua e che se la sia procurato legandosi alle buone movenze sessuali della femminilità erotica della donna con cui anonimamente si era relazionato. Pasquale si è fregato da solo con la dipendenza psicofisica da questa “valigia” occasionale e munita di micidiale e infida “cerniera”.
“Non trova più il camion”: Pasquale si è punito per la trasgressione sessuale e colpevolizza la sua sessualità. Prima era orgogliosissimo della sua prestanza erotica e ora è fortemente colpevole di tanta delicata trasgressione. Non resta che l’espiazione del senso di colpa con una somatizzazione e una crisi di panico, una conversione isterica in un sintomo significativo e associabile al torto commesso. Pasquale è andato in crisi non per il tradimento, ma perché ci è rimasto secco dentro, perché si è coinvolto eroticamente e senza accorgersene ora non sa fare a meno di questa donna.

“Si chiede allora: “dove mi trovo e per giunta a piedi?”

Pasquale riflette e converge su se stesso come persona. Dopo aver vissuto la vertigine dell’eccitazione dei sensi in una relazione intrigante e andata verso un fine non previsto.
Vediamo i simboli.
“Dove mi trovo”: Pasquale ha strutturato una dipendenza che non prevedeva per sé e si ritrova in una dimensione psichica che non conosceva.
Pasquale si trova “a piedi”, senza sessualità narcisistica in una relazione sempre sessuale ma diversa.
Il “piede” è un simbolo fallico e non è di certo il “camion”. L’investimento sessuale si è ridimensionato e si è diretto verso una forma naturale di attrazione e patologica di dipendenza.

Questo è quanto significa il sogno di Pasquale.

PSICODINAMICA

La psicodinamica elabora in maniera fortemente simbolica la relazione sessuale trasgressiva secondo pulsione narcisistica e in “posizione fallico-narcisistica”. Pasquale tenta di evolvere in sogno quest’ultima in “posizione genitale”, ma secondo le coordinate psichiche della dipendenza attestando immaturità e compensando nel migliore dei modi il travaglio affettivo e il senso di colpa della trasgressione. Pasquale è carente di autonomia psichica in quanto attestato tra la dipendenza da sé, narcisismo, e dall’altro, oggetto d’investimento.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Pasquale mostra le seguenti istanze e posizioni psichiche:
“Es” istintivo pulsionale in “camion” e in “valigia” e in “cerniera” e in “ma non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente.” e in “entra e in “esce,
“Io” razionale vigilante in “guidando” e in “non trova” e in “si accorge”,
“Super-Io” limitante e censurante in “si accorge che non è quello il posto”
“posizione fallico-narcisistica” in “camion”,
“posizione genitale” in “prende la valigia, entra” e in “parcheggia il camion”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Pasquale usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “camion” e in “visibilità” e in “curve” e in “valigia” e in “cerniera”,
lo “spostamento” in “guidando” e in “parcheggia” e in “si accorge” e in “entra e in “esce” e in “si è rotta” e in “non trova più”,
la “regressione” nei termini psichici presenti nella funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazioni, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non compare.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Pasquale esibisce un deciso tratto “fallico-narcisistico” all’interno di una cornice tendente al “genitale” e alla corrispondente “organizzazione psichica reattiva”. Pasquale cerca una sua autonomia in superamento del narcisismo, ma incorre nella dipendenza sessuale e, di poi, affettiva.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Pasquale presenta le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “visibilità” e in “parcheggia” e in “cerniera”,
la “metonimia” o relazione logica in “guidando” e in “camion” e in “valigia”.

DIAGNOSI

Il sogno di Pasquale dice di una dipendenza psichica in evoluzione infausta dal narcisismo alla genitalità.

PROGNOSI

Pasquale abbisogna di lavorare tanto sul bisogno di affermazione solitaria e di manipolazione degli altri. Deve rivolgersi al prossimo con la stessa cura che riserva all’autoesaltazione. L’investimento narcisistico è necessario per l’evoluzione sentimentale ed amorosa, per cui deve maturare nel riconoscere la donna e nel prendersi cura di lei.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una recrudescenza del narcisismo e nel definitivo isolamento con incorporata pericolosa sindrome depressiva.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pasquale è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo prevale di gran lunga nel realismo narrativo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Pasquale si attesta in un semplice contrasto del giorno precedente con persone significative e coinvolte.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è la condensazione: tanti simboli in poche parole.

REM – NONREM

Il sogno di Pasquale si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del simbolismo e delle implicite emozioni.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi dichiaratamente allucinati sono i seguenti: la “vista” in “non c’è una buona visibilità e nelle curve non riesce a vedere niente”,
il “tatto” si suppone in “che prima aveva chiuso bene”.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Pasquale, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Pasquale, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo la lettura attenta del sogno di Pasquale.

Domanda
Fare bene l’amore e fare del buon sesso: quale differenza?

Risposta
Fare l’amore è investimento di “libido genitale” e rientra nella posizione corrispondente, fare sesso è investimento di “libido fallico-narcisistica” e rientra nella posizione omonima. Sono entrambe forme di un rapporto sessuale finalizzato a un piacere individuale nella reciprocità, “fare sesso”, e a un piacere condiviso nella cura dell’altro, “fare l’amore”. Hanno entrambe una buona funzione psicofisica. Si può, di certo, fare sesso senza amore. Direi che questa è la condizione di base per poter amare. In primo luogo si conosce e si ama il proprio corpo e, di poi, il corpo dell’altro. Per qualificare “bene” il sesso e l’amore occorre il coinvolgimento erotico e un alto quoziente di amor proprio.

Domanda
Quando non c’era il camion o l’auto, quale era il simbolo della sessualità?

Risposta
Nei tempi antichi c’era il cavallo, il carro, di poi la carrozza, e di poi la bicicletta et cetera. I simboli si adeguano ai tempi, ma le psicodinamiche si legano alle funzioni e mantengono una buona longevità.

Domanda
Pasquale è un narcisista che si è messo nei guai andando con una donna?

Risposta
Nella trasgressione Pasquale ha maturato una forma di dipendenza sessuale che camuffa affettività. Questa è la normale evoluzione senile del narcisista.

Domanda
Mi spieghi l’ultima cosa che ha detto.

Risposta
Il narcisista teme di perdere l’ottima immagine che ha di sé e che lo ha supportato fino alla crisi della vecchiaia. La caduta della vitalità sessuale viene vissuta come la morte in vita perché non ha coltivato ed evoluto altro di sé. La depressione, evitata per tutta la vita, lo coglie con l’invecchiamento delle funzioni corporee. A questo punto può elaborare il suicidio o la parte psicologica della sindrome di Alzeimer o una demenza senile a scelta tra le tante. Ricordo che l’angoscia di morte è alla base della psicopatologia senile.

Domanda
Però! Cambio argomento. Che differenza c’è tra crisi isterica e orgasmo?

Risposta
L’orgasmo è una scarica neurovegetativa involontaria per cui è una forma di liberazione dell’eccitazione: “abreazione”. Specialmente le donne hanno nelle vibrazioni una vicinanza all’isteria. Del resto, isteria deriva dal greco “usteron” che si traduce proprio “utero”. Platone pensava che quest’ultimo fosse un organo mobile e, quindi, potesse vibrare per questa sua caratteristica fisiologica. Ma Platone era misogino, non stimava per niente le donne e, come un buon greco, amava i giovinetti, seguiva la pedofilia culturale che era consequenzialmente consentita dalla morale, dall’etica e dalla legge greche di quel tempo.

Domanda
Cambio ancora. Il tradimento maschile e femminile: cosa mi dice in proposito?

Risposta
Tradimento è un bruttissimo termine, ma serve soltanto per intenderci. Non potendo allargare la questione come meriterebbe, mi limito a dire che il maschio è più facile al diversivo sessuale dal momento che ha una semplicità
psicofisica, mentre la donna è più complessa. Il maschio deroga prevalentemente con superficialità mentale e con pulsione ormonale, la donna deroga soltanto quando è convinta e la sua scelta è spesso senza ritorno. Il tradimento può essere inquadrato anche come la ricerca di “fare del buon sesso” senza l’ingombro del genitale “fare l’amore”. Ma ho detto soltanto un qualcosa di sintetico su questo tema.

Domanda
Si riferisce allo “scopamico” o alla “scopamica”?

Risposta
Rientra certamente in questa categoria psicofisica eccitante e disimpegnata avere un amico o un’amica a trecentosessanta gradi erotici e sessuali. Lo scopamico/a spesso racchiude una bella e buona relazione: nulla di volgare o d’immorale!

Domanda
Consiglierebbe a una persona in crisi di farsi l’amante?

Risposta
La psicoterapia non dà consigli, ma dà un grado di consapevolezza agli impulsi, alle emozioni e alle dinamiche relazionali. Questo traguardo è un buon trampolino di lancio per farsi o non farsi l’amante, per una scelta ponderata di usare meccanismi di difesa più gratificanti e meno angoscianti.
E’ decisamente meglio un orgasmo che una conversione isterica in un sintomo malevolo.

Domanda
Sempre la consapevolezza! Ma è così importante?

Risposta
Anche e soprattutto per la vita sessuale. Conoscere e amare il proprio corpo è fondamentale per godere delle meravigliose doti psico-chimiche dell’orgasmo.

Domanda
E di Pasquale cosa mi dice?

Risposta
Deve stare molto attento a non perdersi nelle spire maligne della depressione quando non accetterà il suo corpo senile. E’ saggia una psicoterapia per risolvere le varie dipendenze e per accettare l’evoluzione e le compensazioni psicofisiche della vecchiaia, oltre che per prepararsi a morire secondo Natura.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Ritorno a consigliare la lettura del breve saggio “Totem e tabù”, presente nel “blog”, per un approfondimento sul tema dell’origine “criminale” della Specie umana, la colpa o il peccato, e sulla conseguente modalità di organizzazione sociale e politica.
Ricordo che il potere procreativo nell’Etologia, scienza che studia il comportamento degli animali, viene conquistato dal maschio più forte che vince la guerra con i contendenti: dalla morte possibile alla fecondazione, dare la vita alla Specie. Vedi la cultura dei lupi.
Anche l’evoluzione della Specie, secondo Darwin, passa attraverso la morte degli animali inferiori e dalla sopravvivenza degli animali forti che possono trasmettere i loro caratteri: teoria della “selezione naturale”.

QUALE E QUANTA ASSOCIAZIONE AL SOGNO DI PASQUALE?

“GASTONE”
di
ETTORE PETROLINI

Il narcisista è ben servito dall’acuta penna e dalla drammatica vena di Ettore Petrolini.
Siamo nel 1924: satira e ironia si combinano nelle acute parole e nelle sofisticate combinazioni linguistiche.
“Gastone” ha un testo complesso e di grande valore psichico e sociale: “psichico” perché tratta di una posizione universale e della sua persistenza patologica nell’età adulta, “sociale” perché mostra l’inserimento di grande effetto nelle coscienze degli altri, la consapevolezza del tempo culturale.
“Gastone” è un testo molto triste di suo e in modo particolare nella versione di Petrolini, un’interpretazione in linea con il “fantasma del Nulla” che la Psiche collettiva del dopo prima guerra mondiale aveva elaborato sulla scia delle tremende distruzioni visibili e invisibili.
Pessimismo ed Esistenzialismo, Surrealismo e Decadentismo sono in atto.
Adduco due versioni: la prima in cantato completo, la seconda nell’interpretazione in immagini.
Il testo va letto con pazienza a causa della sua complessità: l’intrecciarsi continuo dei “significati” con i “significanti”, quel trambusto emotivo che viene fuori dal riverberarsi dei vissuti personali dentro le parole di tutti.
E poi, tutte le parole coniate all’uopo e composte in maniera creativa con una sfumatura delirante, surreale, dadaista.
E poi c’è anche la cocaina!
Buona sniffata!

GASTONE

Gastone, artista cinematografico, artista del varieté, danseur, disseur, frequentatore dei bal-tabarins, conquistatore di donne a getto continuo, uomo che emana fascino.
E’ una satira a afferrata al “bell’attore” fotogenico affranto, compunto, vuoto,
senza orrore di se stesso.
Gastone, sei del cinema il padrone, Gastone, Gastone.
Gastone, ho le donne a profusione e ne faccio collezione,
Gastone, Gastone.
Sono sempre ricercato per le filme più bislacche,
perché sono ben calzato,
perché porto bene il fracche.
Con la riga al pantalone,Gastone, Gastone.
Tante mi ripeton: sei elegante!
Bello, non ho niente nel cervello!
Raro, io mi faccio pagar caro:
specialmente alla pensione, Gastone, Gastone.
Io sono un creatore, un inventore, vengo da una famiglia di inventori, di creatori, mia sorella, Lina, è una creatrice, tutti lo sanno: Creolina.
Mio padre ha inventato la macchina per tagliare il burro: un pezzettino di legno con un fil di ferro.
Mia madre studiava economia, aveva il senso del calcolo sviluppato fino alla genialità.
Figuratevi, io mi chiamo Gastone, lei mi chiamava Tone, Tone per risparmiare il gas.
A me mi ha rovinato la guera, se non ‘era la guera a quest’ora stavo a Londra.
I londrini vanno pazzi, io sono molto ricercato nel parlare nel vestire, ricercato dalla questura.
Sono un grande musicista, canto, ballo, trasporto, “Gondrand” mi voleva.
Come musicista dovevo andare a Londra, dovevo musicare l’orario delle ferrovie.
E poi sono grande nella dizione, sono il fine dicitore, il cantante aristocratico. Adesso vi faccio sentire tutto il succo del mio ingegno con un saggio della mia dizione.
Io sono come vi ho detto il fine dicitore e tutto ciò che dico è veramente profondo.
Io non ci tengo né ci tesi mai però fate attenzione a questo mio soliloquio così denso di pensiero.
Non fermarsi alla superficie, ascoltare bene quello che c’è dentro, quello che c’è sotto, è il mio motto: “sempre più dentro, sempre più sotto”.
Se l’ipoteposi del sentimento personale prostergando i prologomeni della sub-coscienza fosse capace di riintregrare il proprio subbiettivismo alla genesi delle concominanze,
allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione sopolomaniaca.
Che ve né pare, che bel talento eh?
Ma io non ci tengo, né ci tesi mai.
Io sono molto ricercato anche perché porto molto bene il frac, e quando porto il fracche, ovunque io vado porto quell’onda di signorilità che manca agli altri comici del varietà.
Io sono nato col frac. Anzi, quando sono nato mia madre mica mi ha messo le fasce, macché!
Un fracchettino.
Camminavo per casa sembravo una cornacchia.
Gastone,
sei davvero un bell’Adone! Gastone, Gastone…
Gastone,
con un guanto a pendolone
vado sempre a pecorone,
Gastone,
Gastone.
Ogni cuor si accende e arde,
perché ciò gli occhioni belli,
le basette a la Bonnardi ed i gesti alla Borelli.
Misterioso come Ghione, Gastone, Gastone.
Bice, solo lei mi felice.
Gemma, ama solo la mia flemma!
Rina, lei per me la cocaina se la prende a colazione
pensando a Gastone.

 

VERGINITA’ E NOSTALGIA

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.

Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece di affrettarmi con i preparativi, mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.

Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.

Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me. Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.

Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.

Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Questo è il sogno di Mariastella.

DEODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno di Mariastella è elaborato splendidamente dall’”Io” nel dormiveglia, è raccontato in maniera logica e lineare, non contiene alcunché di assurdo o di paradossale, ha la sua degna simbologia.

Tratta di una giovane donna che trasloca e fa le valige, di un esodo costruttivo e non certo di un distacco depressivo, di vita attuale con video annessi e gusti voyeuristici in linea con i tempi e con la tecnologia elettronica. Mariastella ha inviato un bel prodotto psichico adeguatamente confezionato e sognato tra la veglia e il sonno: un cinquanta per cento da sveglia e l’altro cinquanta da dormiente, come insegnava negli anni settanta l’emerito professor Marco Marchesan in quel benemerito “Istituto di Indagini Psicologiche” di Milano che tanto ha contribuito alla divulgazione della Psicologia in quegli anni pioneristici. Mariastella, di poi, acconcia logicamente

Il suo ricordo onirico e lo offre come un “sogno a occhi semichiusi”.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Andiamo a vendemmiare il sogno di Mariastella per reperire i tradimenti simbolici, quelli che contengono e nascondono la verità psichica in atto.

“Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.”

Mariastella ritorna al passato, rievoca un tempo trascorso, riattualizza  esperienze vissute e fantasmi che hanno consentito l’avvento del nuovo, l’evoluzione degli “investimenti di libido”.

“L’alba” rappresenta quello che può e vuole nascere in Mariastella.

La “valigia” condensa il grembo femminile con tutti i suoi annessi sessuali e procreativi, rappresenta la donna e la madre nelle sue valenze psichiche e neurovegetative.

 “Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece  di affrettarmi con i preparativi,”. E’ da rilevare la mancanza di fretta, l’assenza di ansia nevrotica, la disposizione a ricordare: “amarcord”. Io mi ricordo di quando studiavo tra studenti e studentesse e del tempo della goliardia e dell’avventura, della conoscenza umana e della crescita psicofisica, dell’autocoscienza e dell’autonomia. “Amarcord” di quel “sapere di me” che faceva volentieri a meno dei dettami moralistici e censori del mio “Super-Io”. Mariastella evidenzia il sentimento della nostalgia senza dolore acuto, una vena di pacata tristezza soltanto in riguardo alla collana preziosa di rubini, oltretutto dono della zia. Tutto il resto è ben digerito e la consapevolezza del presente psichico attesta della dimensione, “breve eterno”, che consente di rivivere il nostro intimo “dejà vu e dejà vecu, il nostro personale ”già visto” e “già vissuto”.

Infatti “mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.” Come volevasi dimostrare. Nessun commento sul far l’amore, ma è legittima la domanda: “ perché in video e non in vivo?” E’ un vecchio amore, uno strumento di crescita psicofisica. Adesso lui è un caro amico. Forse è il primo amore, quello che non si scorda mai perché è finito. Il sogno offre una “traslazione” del fatto occorso, più che del desiderio, una rivisitazione di un’esperienza formativa.

Il “video” condensa una “traslazione” del ricordo e non è funzionale a una nuova eccitazione dal momento che dopo non succede niente in tal senso.

“Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.” Mariastella vuole rivisitare il suo recente passato, vuole rivivere parti della sua formazione, vuole ricordare esperienze significative della sua evoluzione psicofisica e nello specifico in riguardo alla sua vita sessuale. L’orologio è un “fantasma di morte”, di perdita del passato, una perdita evolutiva, una crescita, un’esperienza su cui il ricordo gradevole porta alla pacata riflessione di ciò che è stato. Mariastella si compiace di soffermarsi sulle sue perdite e sui suoi acquisti secondo il sacrosanto “principio dell’evoluzione”. La consapevolezza del ritardo che si accumula attenua l’ansia della sosta.

“Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me.”

Mariastella si spiega da sola. Le valigie riguardano la sua femmina e la sua femminilità, l’armadio riguarda il suo passato più intimo, gli scaffali riguardano la sua offerta sociale, i portagioie riguardano l’intimità della vita sessuale. Non tutto può essere ricordato e non tutto ha contribuito alla formazione. Il dimenticatoio è pronto per i vissuti e le esperienze non significative. A tal uopo servirà un ripostiglio, magari uno sgabuzzino ben arredato di scaffalature idonee alla sacra conservazione del passato. Gli effetti personali confermano della preziosa intimità del materiale che Mariastella vuole portare con sé e ricordare, dal momento che è impossibile ricordare tutto ciò che si è vissuto in un periodo così intenso della vita come la prima giovinezza e la sacra goliardia della vita universitaria. E’ chiaro il richiamo alla dimensione psichica del “Subconscio” e al meccanismo di difesa della “rimozione”.

“Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.” La coscienza è limpida e la memoria non fa difetto. E allora avanti con l’esplicitazione del materiale prezioso. La verità si occulta nel velo e allora bisogna disvelarla.

“Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.” Queste ragazze sono le tante “Mariestelle” che hanno popolato di volta in volta la casa psichica della nostra ardita protagonista. Il passato si compone delle tante tessere adeguatamente vissute e si presentano i bisogni e i desideri di allora legati a quella Mariastella emergente in quel momento storico della sua vita. Le esperienze vissute, nel bene e nel male, sono archiviate e forniscono oggi un’organizzazione psichica, la personalità di Mariastella. Bisogna notare come il contesto sia tutto al femminile e le ragazze che frugano alla ricerca di una qualche utilità rievocano un gineceo universitario fatto di confidenze e trasgressioni.

“Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Ecco il punto centrale del sogno di Mariastella: nel suo essere femminile, “le valigie”, manca “una preziosa collana di rubini”, la sua verginità psicofisiologica. Mariastella manifesta un contrasto nel rievocare l’esperienza sessuale che l’ha portata a emanciparsi dallo stato verginale. La “collana”, oltretutto così preziosa e rosso rubino, è simbolo della recettività vaginale e della deflorazione. La “zia” che gliela ha regalata non è altro che la figura materna che l’ha concepita e sulla quale è avvenuta l’identificazione al femminile. Le “valigie chiuse” attestano della compiutezza delle esperienze sessuali in riferimento al suo essere femminile. Mariastella è una donna fatta.

Questo è quanto di simbolico si doveva rilevare e include l’analisi del sogno.

 PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella tratta i seguenti temi in riguardo all’universo psicofisico femminile: la formazione sessuale e in particolare la problematica conflittuale legata alla deflorazione, l’evoluzione della “libido” e la “posizione genitale”, il condizionamento della cultura sulla vita sessuale e nel caso specifico sulla “verginità”, i meccanismi di difesa e le resistenze istruite nel vivere l’esperienza della deflorazione. La regola sociale divulgata esige la persona giusta e il momento giusto. Un “rebus” ben combinato! Il “buon senso” psicologico suggerisce semplicemente una buona consapevolezza e un buon amor proprio, al di là dei condizionamenti culturali che hanno già svolto la loro funzione in maniera consistente e non sempre del tutto consapevole. Torniamo al sogno di Mariastella. Non appare alcun tipo di trauma, ma soltanto una pacata nostalgia e una parziale rimozione in riguardo alla  “preziosa collana di rubini”. Bisogna aggiungere che la cultura incide in base all’insegnamento delle madri e dei padri, della famiglia e della società, della politica e della religione. A tutto questo monumento di dettami inscritti nel “Super-Io” di ogni giovane donna si antepone il “fantasma” personale elaborato a tal riguardo nelle diverse “posizioni della libido”. La deflorazione è una perdita, una violenza, una liberazione, un obbligo, una costrizione, un piacere, un’emancipazione o quanto altro individualmente si è elaborato e vissuto? La verginità è un valore o un disvalore? La verginità è un “segno sulla carne” della donna di cui dover rendere conto al maschio che la prenderà in moglie e magari anche alla società di appartenenza? La verginità rientra nella dote materiale come sua parte essenziale? Di certo, la deflorazione è vissuta nell’Immaginario delle donne come una dolorosa lacerazione di una parte delicata del proprio corpo, l’imene. Escludiamo qualsiasi tipo di violenza e ci atteniamo all’ottimale: una buona consapevolezza e un buon amor proprio.

Tutto il resto è degno di un saggio specifico.

ANALISI

Seguendo la nuova tendenza di analizzare i simboli in maniera discorsiva e di inserirli in una griglia interpretativa, rimando alla precedente trattazione “simboli, archetipi, fantasmi”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE    

Il sogno di Mariastella contiene la produttiva azione dell’istanza “Io” nell’organizzazione dei simboli e della psicodinamica. La pulsione dell’istanza “Es” si manifesta nell’erotismo voyeuristico, così come il suo contenimento è opera dell’istanza “Io” con la collaborazione e il merito dell’istanza “Super-Io”. Il sogno di Mariastella sviluppa la “posizione genitale” degli investimenti della “libido”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa istruiti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità” per quanto riguarda la formazione del sogno: “casa, alba, valigia, orologio, armadio, scaffale, portagioie, ragazze, collana di rubini, zia”.

E’ presente la consapevolezza della “rimozione”, “ricordo di avere dimenticato”, e la “sublimazione” associata alla “razionalizzazione”, “guardo un video di noi due che facciamo l’amore”.

E’ presente, codificato in maniera squisitamente personale, il principio psicodinamico di ordine economico nel “sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare”.

Non tutto il materiale psichico può essere contenuto e conservato, non tutti i vissuti possono occupare lo spazio, più o meno ampio, della coscienza dell’”Io”.

Non tutti i vissuti e i fantasmi possono coesistere e tanto meno sono utili alle condizioni date.

La legge di Mariastella si avvicina ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “intellettualizzazione” e della “razionalizzazione” a conferma della “coscienza di sé” ostentata nel sogno e nell’affermazione indagata.

Il “sapevo perfettamente” si accetta come autoconsapevolezza e non come arroganza.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” evidenzia un tratto psichico di natura maniacale: evitamento dell’angoscia di perdita e ripresa della vitalità.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Mariastella sono la “metafora”, la “metonimia”, l’“iperbole”, l’”enfasi” e nell’ordine “valigia”, “orologio”, “collana di rubini”.

DIAGNOSI

Mariastella esibisce la razionalizzazione di una psicodinamica conflittuale in riferimento alla “libido genitale” e in particolare alla deflorazione senza offrire particolare sofferenza psiconevrotica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Mariastella di operare una “rimozione” adeguata in riguardo a incidenti e ripensamenti collegati alla sua vita sessuale. La “preziosa collana di rubini” rientra nella legge da lei formulata “del portare con sé e del lasciare”. Bisogna saper selezionare ciò che serve: trionfo del pragmatismo e dell’intelligenza operativa.

 RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nel sentimento-risentimento della nostalgia e in un nevrotico ritorno del passato con colpevolizzazioni dell’organo e della funzione sessuale.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Perché la simbologia della “collana preziosa di rubini” rappresenta l’organo sessuale femminile e in particolare l’esperienza della deflorazione? La “collana” condensa la recettività vaginale, la “preziosità” condensa la verginità come valore individuale e sociale, i “rubini” condensano, oltre alla preziosità, il sangue collegato alla rottura dell’imene. L’associazione di simboli perfeziona il significato profondo, una combinazione sempre gestita dal “processo primario”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Mariastella è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il resto diurno si attesta in un “amarcord”, un pensiero nostalgico del passato in un momento di compensazione dell’avarizia del presente. Oltre al casuale ricordo, è possibile un incontro fortuito evocatore.