IL CUORE MALATO

Un cuore di pietra,

un cuore ferito,

un cuore bucato sulla sabbia della bieca Melilli

con tutto il suo sacro san Sebastianello,

la marina baciata dalle ciminiere infette

al dolce sapore di idrocarburo,

di gpl e nafta,

di benzina al dolce sapore di prugna,

come il confetto storico per la cacca.

Verrà la morte per il cuore offeso

e avrà gli occhi di Billy la Bella.

Due stent,

datemi due stent

per non morire di marlboro e multifilter,

di muratti bianche e nere per l’ambassador,

l’energumeno culatta arrivato con la piuma sul cappello

per annunciare agli idioti e ai beoti la bustina idrolitina,

il toccasana per l’acqua tossica di una città tragica,

Syracusae,

Syracusarum,

Syracusis,

Syracusas,

Syracusae,

Syracusis,

un nome pluralia tantum,

un perfido teatro dalle carni macellate dalla ybris greca,

una accidiosa città dalle strade sanguigne e insanguinate,

la urbs dal tombino killer e dalla popolazione inurbs.

Un cuore di pietra è stato bucato per amore,

per la morte che verrà anche senza i suoi occhi,

per quel caffè sospeso

che ancora attende di essere sorbito presso il bar di Francesco,

in pieno Hàrah Làgin e al civico 62

e con il resto di due.

Intanto baciami Ciccio

che la mamma non c’è,

altrimenti dirò alla mamma

che ieri mi hai toccato.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 24, maggio, 2024