UNA MACCHINA DA SVENIMENTO

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“Fabio sogna di essere in macchina e di sentirsi svenire.

Si rende conto che sta svenendo e una mano da dietro gli prende la nuca con due dita facendogli male.

Una voce dice ripetutamente: lascialo che gli fai male.”

 

Il sogno di Fabio verte decisamente sulla sfera sessuale e descrive il conflitto tra la mente e il corpo, tra il senso e il sentimento, tra il “principio del piacere” e il “principio di realtà”, tra l’”Es” e l’”Io”, tra la pulsione istintiva e la riflessione cosciente.

Iniziamo a decodificare questo semplice “resto notturno” di Fabio.

La prima associazione a portata di mano è la macchina e lo svenimento. Come più volte ho scritto la “macchina” rappresenta il “sistema neurovegetativo” nella sua valenza sessuale per il semplice fatto che è un meccanismo automatico, un meraviglioso congegno che va al di là della volontà individuale e che gestisce i fattori vitali determinanti. Lo “svenimento” è il simbolo del lasciarsi andare e del disimpegno psicofisico, dell’abbandono della sfera intellettiva e dell’autocontrollo, della caduta delle resistenze mentali per ascoltare il corpo e le sue esigenze biologiche. Lo “svenimento” è un meccanismo prototipo di difesa da un trauma improvviso e si attesta nel rifiuto del corpo di mantenersi in contatto con la realtà arrestando le funzioni vigilanti in maniera transitoria.

“Fabio sogna di essere in macchina e di sentirsi svenire.”

Fabio è in preda alla pulsione sessuale, vuole abbandonarsi al moto della “libido” e agli effetti benefici del “sistema neurovegetativo”. Proprio quando sta per lasciarsi andare, subentra la paura di vivere la sessualità in maniera libera e senza inibizioni, si presenta l’ostacolo doloroso di un mancato collegamento tra la razionalità vigilante e la sfera affettiva e sentimentale. La “nuca” è il simbolo del “tramite” tra la testa e il torace, tra la sede della ragione e la sede del sentimento, tra la vigilanza e l’affetto. Ma a cosa serve nella vita sessuale la vigilanza e l’autocontrollo? Sono i peggiori compagni di viaggio nel trasporto dei sensi verso le acrobazie erotiche. Eppure Fabio comincia bene e finisce male, conosce la “grammatica” ma non la mette in “pratica”. Nel momento in cui si appresta a lasciarsi andare e si dispone al gusto della “libido genitale”, si blocca per un inutile e inopportuno bisogno di vigilare su se stesso e di controllare la situazione in cui si trova.

Ecco che “Si rende conto che sta svenendo e una mano da dietro gli prende la nuca con due dita facendogli male.”

Fabio si rende conto di questa odiosa interferenza e di questa blasfema intromissione del “sistema nervoso centrale” sul “sistema nervoso neurovegetativo” e si ripete che è un dolore gratuito e un “fantasma” da sgominare e da tenere sotto controllo in special modo nei momenti dell’intimità sessuale. Fabio ha ben chiara la consapevolezza di questo conflitto che lo vuole da un lato disposto al piacere e dall’altro titubante a lasciarsi andare. Il fantasma in questione è quello che riguarda la dimensione sessuale. E’ vero che Fabio ha bisogno di affidarsi alla donna che appetisce e con cui si relaziona, ma è in primo luogo verissimo che Fabio deve vivere bene la sua sessualità e disinibire la pulsione in atto. La causa può ritrovarsi nella soluzione incompleta del complesso di Edipo, ma in questo caso si predilige il rapporto con il corpo in assenza di elementi edipici e soprattutto per il sogno successivo, confezionato nella stessa notte, e che analizzerò nella prossima decodificazione con il titolo “A proposito ancora di Fabio”.

“Una voce dice ripetutamente: lascialo che gli fai male.”

Fabio ha piena consapevolezza della necessità di abbandonare il conflitto doloroso e di abbandonarsi tra le braccia del suo Eros e dell’altrui Afrodite in particolare.

La prognosi è favorevole perché la coscienza del conflitto è limpida.

Il rischio psicopatologico si attesta nell’istruire difese intellettive per giustificare il mancato coinvolgimento sessuale, il meccanismo di difesa, anche delicato e pericoloso, della “razionalizzazione”.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Fabio verte sul problema antichissimo del rapporto tra la “Natura” e l’”Uomo” e, convergendo sull’Uomo, tra la “mente” e il “corpo”, tra la “psiche” e il “soma”, un problema classico della “cultura occidentale” di cui siamo degni eredi nel bene e nel male. La “cultura occidentale” nasce nella Grecia del primo millennio “ante Cristum natum” e matura dell’Uomo e della Natura una concezione “olistica” in un contesto “ilozoistico”: “Uomo” e “Natura” sono il “Tutto vivente”. L’uomo greco, pur tuttavia, elabora la questione antropologica oscillando tra una concezione di “fusione” e una concezione di “scissione” e questo travaglio è confermato dai miti specifici di Orfeo in riguardo alla “scissione” tra la parte maschile e la parte femminile e quello di Dioniso in riguardo alla “fusione” dell’uomo con la Natura. Agli esordi la cultura greca opta per una sintesi olistica vivente di Uomo e di Natura, di psiche e di soma in riguardo all’uomo. L’anima greca, in particolare, si riduce al “daimon”, allo spirito vitale. La rivoluzione dei Sofisti, Socrate compreso, mette in primo piano l’Uomo sulla Natura, opera la prima scissione portata avanti da Platone con la trascendenza della Verità e da Aristotele con il primato della ragione scientifica sulla Natura. Eccezion fatta per Platone, si parlava di “anima alla greca”, in termini più concreti di vitalità, piuttosto che d’immortalità. La religione cristiana introduce in Occidente la scissione tra anima immortale e corpo mortale, concezione mutuata dall’Ebraismo da cui era derivato. Inoltre, il Cristianesimo apporta la rivoluzione dell’estensione del privilegio ebraico di essere figli di Dio a tutta l’umanità. Subentra in Occidente il concetto di anima immortale, di peccato e di Regno dei cieli. L’uomo è scisso tra l’anima immortale e il corpo mortale, tra i valori dello spirito ei valori del corpo, il primato dei primi sui secondi. La scissione è compiuta e siamo nel primo secolo “post Cristum natum”. Trattasi di una scissione metafisica e culturale che ha inciso e incide sull’uomo occidentale in continua tensione tra il sacro e il profano. Questa scissione tra mente e corpo ha pesanti risvolti clinici nella vita sessuale dell’uomo occidentale. In effetti tale scissione non ha motivo di esistere, dal momento che l’uomo è una unità psicosomatica e la relazione tra mente e corpo non si attesta tra dimensioni diverse, ma semplicemente tra funzioni diverse. La “scissione” è un naturale meccanismo psichico di difesa, classico della modalità mentale dell’infanzia, ma diventa molto pericoloso nell’età adulta perché porta alla formulazione delirante di una “neorealtà” tutta personale e, di conseguenza, alla crisi del “principio di realtà” gestito dall’”Io”. In riguardo a Platone, ricordo che la sua teoria dell’anima o delle anime, immortali e superiori al corpo mortale, vuole l’anima razionale aver sede nella testa, l’anima irascibile nel torace e l’anima concupiscibile nel bassoventre. In base all’esaltazione di una delle anime si distinguono socialmente i filosofi, i guerrieri e i mercanti. Gli altri uomini erano schiavi perché senza diritti politici ed erano stimati indegni del valore uomo. Ricordo ancora che al potere politico erano destinati i filosofi perché competenti della “Verità”. Questo si diceva e avveniva ieri. Oggi è tutto un altro discorso.

L’UOMO SENZA QUALITA’… MA SOLO PELLE

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“Maria sogna un uomo alto, senza occhi, senza bocca, senza naso, …. solo pelle.”

Il sogno di Maria è sicuramente verace nel suo essere ridotto a tratti simbolici  non viziati dalla difesa della retorica. I dadi sono lanciati sul tavolo: “alea iacta est”. Adesso bisogna decodificare l’altezza di un uomo, gli occhi, la bocca, il naso, la dominanza totale della pelle, di poi bisogna convertirli nell’opposto. Buttiamoci nel fascino dell’impresa.

Carissimi internauti,

vi offro subito le sintesi: l’uomo alto condensa la figura paterna, gli occhi condensano la realtà e la funzione razionale, la bocca condensa la “libido orale”, il naso condensa la “libido sessuale maschile”, la pelle condensa la “libido epiteliale”.

Approfondiamo i simboli e poi li combiniamo nella loro psicodinamica per venire in aiuto alle emergenze psichiche di Maria.

La “altezza” rappresenta le valenze dell’autorità e dell’autorevolezza, la figura paterna agli occhi e nei vissuti dei figli bambini, il fascino imponente delle dimensioni e del ruolo, la garanzia della protezione e della sicurezza, il futuro e benefico “Super-Io” come riconoscimento del limite etico e morale, il senso del sacro.

Gli “occhi” condensano il “principio di realtà” su cui si basa la funzione razionale dell’”Io”. La “vista” segna simbolicamente il discernimento del “processo secondario” con i suoi principi logici di “identità” ( A = A), di “non contraddizione”( A non è NON A), del “terzo escluso” (o è A o è NON A), come ventiquattro secoli fa sentenziava il grande Aristotele. Gli “occhi” implicano la vigilanza dell’Io e la limpidezza della coscienza.

La “bocca” è l’organo primario dell’aggressività finalizzata alla sopravvivenza, l’organo privilegiato di contatto con la realtà esterna subito dopo la nascita e durante il primo anno di vita. La bocca sviluppa la “libido orale” ed evolve la rudimentale organizzazione psichica. Oltre che l’organo dell’aggressività, la bocca è soprattutto l’organo dell’affettività, perché la traslazione simbolica del cibo è l’amore materno che, di poi, si evolve nella sfera affettiva.

Il “naso” rappresenta simbolicamente l’organo sessuale maschile. Di conseguenza, condensa, oltre alla capacità erotica, l’orgoglio virile che poi si trasla nel potere. Il “naso” si associa alla “fase fallico-narcisistica” dell’evoluzione degli investimenti della “libido” e, di poi, si evolve nella “fase genitale”, quando la “libido” viene investita con finalità generose di dare e di avere: in questo caso si parla di maturazione affettiva e sessuale, di capacità d’amare l’altro.

La “pelle” condensa la “libido epiteliale”, la sensibilità erotica fine a se stessa e intenzionata al proprio appagamento. La “pelle” rievoca simbolicamente la figura materna e le carezze della prima infanzia, i benefici psicofisici del calore affettivo e del contatto corporeo.

Queste le decodificazioni dei simboli del sogno di Maria.

Adesso bisogna convertirle al negativo per tracciare la psicodinamica di questo sintetico ma denso “resto notturno”.

Maria sogna una figura maschile importante e significativa, senza “principio di realtà” e senza discernimento, ottuso a livello intellettivo, senza vigilanza e senza limpida coscienza di sé, senza affettività e incapace di amare, senza aggressività e in balia dell’altrui volontà, senza capacità di amare e di amarsi, senza potere su di sé e sugli altri, senza amor proprio e dignità, svirilizzato, immaturo a livello affettivo e sessuale, un uomo “infante” tutto preso egoisticamente dalle carezze della mamma e incapace di relazionarsi in maniera adulta. Il sogno di Maria traccia questa tipologia di uomo non certo esaltante e raccomandabile, un uomo bambino e incapace d’intendere e di volere: uomo senza qualità e senza dignità che nasconde una “scissione” psichica o una pesante depressione.

A questo punto la domanda è lecita: si tratta della “proiezione” della “parte negativa del fantasma del maschio” di Maria o si tratta dei vissuti collegati a un’esperienza relazionale? La risposta ponderata esige il concorso di entrambe le “proiezioni”. Inequivocabilmente la precisa simbologia del sogno attesta che si tratta di “proiezione” del fantasma della “parte maschile rifiutata”, una simbologia fantasmica elaborata dalla psiche dormiente. Ma non basta, perché il fantasma deve essere scatenato dal “resto diurno” di Maria, dall’aver pensato, visto o contattato questo tipo di uomo senza qualità e di averlo rielaborato nel “resto notturno” , il sogno.

Maria sa e Maria decide.

La prognosi impone la valutazione adeguata degli investimenti della “libido” nella sfera affettiva. Maria non deve relegarsi al ruolo materno di protezione e di soccombenza nei confronti degli uomini.

Il rischio psicopatologico si attesta nel sacrificio dell’affettività e nella conversione isterica delle pulsioni e dei bisogni inappagati, oltre alla conversione della rabbia in scariche nervose di varia intensità.

Riflessioni metodologiche: esiste un uomo senza qualità e solo pelle? Il sogno di Maria cosa indica e cosa insegna? Clinicamente si tratta di una pesante “sindrome depressiva” o di uno stato “borderline” presenti nelle “organizzazioni narcisistiche del carattere” e di poi maturate nella conseguente struttura. In sintesi, si tratta di un arresto dell’evoluzione degli investimenti della “libido”e di una “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”. E’ compromessa la capacità di amare l’altro. La “organizzazione narcisistica” viene definita il “complesso di Dio” e si attesta nell’esibizionismo, nel distacco affettivo, nell’inaccessibilità emotiva, nelle fantasie di onnipotenza: una brutta bestia!