L’AEREO TUTTO MATTO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Una settimana fa ho fatto questo sogno che mi è rimasto impresso e ho deciso di raccontarlo sperando di averne un’interpretazione che mi possa alleggerire l’inquietudine che mi ha lasciato.

Ero in una città straniera, forse sud America, con mia moglie e mio figlio, che nel sogno ha l’età della realtà, 24 anni.

Dobbiamo prendere l’aereo per il ritorno.

Questo sogno è pieno di tunnel e gallerie. Il primo tunnel è trasparente, mio figlio lo attraversa ballando, ma quando esce è visibilmente drogato (qui la droga sembra libera, a disposizione).

Saliamo sull’aereo, io solo a fianco del pilota, ma non c’è una cabina di pilotaggio, né il secondo pilota.

Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera.

L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla, continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e quando faccio per risalire l’aereo è decollato.

Un uomo che mi sembra un ufficiale mi dice di aspettare l’aereo alla tabaccheria che si trova a 10 minuti in fondo al corridoio.

Una rivenditrice di giornali mi dice che in realtà sono 20 minuti.

Mi sveglio.”

Peter

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno è da sempre, più che inquieto, inquietante perché non si comanda e non si può giostrare a piacimento in riguardo ai contenuti. Lo subiamo e temiamo che sia foriero di chissà quali ambigui messaggi. Nel tempo matura una larvata idea che si possa trattare di materiale psichico personale e allora aumentano le “resistenze” a voler conoscerne il vero significato.

Tutti vogliono “sapere di sé” o tutti non vogliono “sapere di sé”?

In questi dubbi amletici ci sostiene la simbologia che ci consente di non capire il vero significato del sogno, per cui spesso lo liquidiamo con la famigerata frase “chissà cosa voleva dire”. E chiaro che ci siamo imbattuti nelle nostre “resistenze”.

Cos’è la “resistenza”?

Trattasi di una difesa dell’Io intenzionata a impedire la consapevolezza del materiale psichico rimosso. Così disse Freud dopo la cosiddetta scoperta dell’Inconscio, dopo il ritrovamento di questa dimensione psichica dove andavano a finire e si sedimentavano tutti i vissuti ingestibili dalla Coscienza a causa del loro carico di angoscia. Freud era partito dalla pratica occasionale e fortuita dello stato ipnotico e con la paziente di Breuer, Anna O. e al secolo Bertha Papphenaim. Si era accorto che Anna o Bertha andava in uno stato di “trance” e ricordava esperienze dell’infanzia che la vedevano al fianco e in accudimento del padre malato. E dopo queste “abreazioni”, scariche nervose associate alla verbalizzazione del ricordo, Bertha stava bene. Questa fenomenologia e questa psicodinamica si esplicano anche nella veglia, ma sono contenute da un meccanismo di difesa dell’Io vigilante e cosciente che Freud chiamò “rimozione”. Per continuare a vivere ogni uomo non può sostenere il materiale psichico con tutto il suo carico emotivo, per cui naturalmente accantona e dimentica formando la dimensione psichica “Inconscio” che tanto inconscia non è semplicemente perché può essere ricordata dietro a stimoli e a pressioni. Siamo alla fine dell’Ottocento.

Insisto: che cos’è la “resistenza”?

Sir Fancis Bacon, agli inizi del Seicento e nell’intento di fornire all’Occidente una metodologia alla ricerca scientifica, professò in primo luogo l’assoluto bisogno di sgombrare la “Mente” umana dagli errori, dalle abitudini, dai condizionamenti, dalle illusioni, da quelle che definì “eidola”. Nel “Novum organon” ingiunse all’uomo occidentale di liberarsi dagli “idola tribus”, dagli “idola specus”, dagli “idola fori” e dagli “idola teatri” al fine di procedere, dopo la pulizia psichica e mentale, al procedimento scientifico basato sul processo logico dell’aristotelica “induzione”, “passaggio dal particolare all’universale”, l’opposto della “deduzione”, “passaggio dall’universale al particolare” per l’appunto. Cominciamo dagli errori della “tribù umana”, gli idoli psicologici e metodologici, passiamo agli errori legati alla “spelonca” di Platone, gli idoli delle sensazioni e delle percezioni, procediamo con gli errori del “foro”, gli idoli prodotti dalle relazioni e dalle comunicazioni umane, concludiamo con gli errori del “teatro”, gli idoli insiti nei sistemi filosofici. Questo è il sistema delle “resistenze” che impedisce l’avvento della verità secondo Francesco Bacone, una vera “piazza pulita” dei condizionamenti psico-culturali e delle metodologie religiose e filosofiche sedimentate nel corso dei millenni. Bisogna far “tabula rasa” per cominciare a costruire le verità scientifiche, quelle veramente oggettive e sperimentabili. Non è poco, se ci pensate, quello che che propone un uomo del Seicento per cominciare a costruire un “Uomo Nuovo” come il suo “Organon”, lo strumento antropologico. L’esigenza alla “catarsi” dagli errori e dalle false immagini sull’Uomo e sulla Realtà è stata sempre viva e regolarmente uccisa dalle strutture imperanti, il famigerato Potere.

E cosa si può dire in conclusione di quell’uomo che non scrisse nulla e che tutto lasciò dire ai suoi discepoli?

Sul problema delle “resistenze” Socrate ebbe da dire e da proporre in contrapposizione ai suoi colleghi Sofisti. La teoria orale coincide con la metodologia praticata: la “ironia”, la perdita progressiva delle false verità e convinzioni su se stessi e sulle proprie conoscenze. L’obiettivo del “conosci te stesso” è possibile soltanto con la destrutturazione progressiva dell’uomo, con la messa in discussione degli schemi culturali e la critica dei valori imperanti per procedere alla costruzione di una base umana su cui impiantare l’uomo nuovo, quello che “sa di sé” dopo aver saputo di “non sapere di sé e dell’altro”. La metodologia antropologica socratica è un esempio antico sulla necessità evolutiva di procedere da parte dell’uomo verso la ricerca e la scoperta degli autentici valori etici e sociali nella vera “agorà” e nell’autentica “polis”, città stato. Le “resistenze” sono sempre in agguato per fissare e consolidare le conquiste fatte negando l’essenza evolutiva dei processi psico-bio-culturali.

In tanta compagnia sta bene anche Epicuro con il suo lapidario tetra-farmaco per raggiungere l’ataraxia: bisogna liberarsi dell’angoscia che nasce dal pensiero degli dei, dal pensiero della morte, dai desideri eccessivi, dagli ideali politici. La Religione, la Psicologia, l’Etica e la Politica di vecchio stampo lasciavano il posto alla costruzione dell’uomo a-tarattico, privo di inutili angosce semplicemente perché aveva razionalizzato il suo quadro esistenziale e la sua collocazione nella Realtà.

Adesso tutto quello che ho detto adattatelo ai tempi attuali e “occhio ai dissennatori e ai dissennati”, mediatici e non.

E dopo Carosello tutti a nanna, come una volta!

Arriviamo e serviamo il sogno di Peter: un uomo separato rievoca la moglie possessiva e il figlio in piena crisi nascondendo tra le pieghe della moglie la propria madre, la figura da cui non ha saputo emanciparsi, una madre fagocitante o assente, in ogni caso una madre critica nell’abbondanza e nella penuria. Quest’uomo, divorato dal problema con la madre e con la moglie, non ha saputo collocarsi in maniera adeguata ed efficace nei riguardi del figlio e lo ha abbandonato all’alleanza conflittuale con la madre. Resta nel quadro un uomo solo che non riesce a realizzare ciò che desidera e di cui ha bisogno, un legame affettivo corretto e utile. Il prosieguo sarà di aiuto e supporto a quanto drasticamente affermato. Si sa che i sogni non te le mandano a dire le loro verità e, allora, non resta che far tesoro di questi salvifici e diretti messaggi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ero in una città straniera, forse sud America, con mia moglie e mio figlio, che nel sogno ha l’età della realtà, 24 anni.”

Peter esordisce alla Camus, da “straniero” in casa sua e in special modo da estraneo nelle relazioni importanti e significative con la moglie e con il figlio ormai adulto. Peter ha qualche conto sospeso con queste due figure che, a giusto titolo, possiamo definire inquiete e inquietanti nei suoi vissuti. Il prosieguo del sogno darà il giusto conforto a questo disagio psichico ed esistenziale di Peter. Del resto, chissà quante volte un marito e un padre si è trovato in conflitto con la moglie e con il figlio. Importante è venirne fuori al meglio possibile nelle condizioni date e, come sempre, la “coscienza di sé”, non dico che aiuta, è indispensabile.

I simboli dicono che la “città straniera” rappresenta la parte psico-relazionale non condivisa e poco assimilata, il “sud America” nasconde la vitalità esotica e trasgressiva, “mia moglie” e “mio figlio” sono gli oggetti conflittuali d’investimento, “l’età della realtà” dimostra che il contrasto è ancora in atto.

Dobbiamo prendere l’aereo per il ritorno.”

La figura privilegiata e protagonista del conflitto di Peter è la figura femminile nella duplice versione di madre e di moglie. “L’aereo” è una chiara simbologia della figura materna nella valenza “fagocitatrice”, una donna oltremodo affermativa nel suo essere protettiva e nel destare sensi di colpa proprio per il fatto che, a modo suo, è di essenziale aiuto ai familiari. Questa è una madre di cui i figli hanno bisogno da piccoli perché risolve tanti problemi ed è anche una donna che spesso prende il posto del marito assente. Insomma, questo “aereo” è da prendere soltanto se necessario semplicemente perché condensa la “parte negativa” del “fantasma della madre”, quella possessiva e colpevolizzante, quella che crea dipendenze psicofisiche senza fine e al solo fine di appagare il suo esasperato narcisismo. Eppure l’importanza della madre in questo contesto è fuori discussione, sia nel viaggio di andata e sia nel viaggio di “ritorno”, sia nel fare e sia nel riflettere sul fatto compiuto e anche con una vena di nostalgia. La madre possessiva fa sempre le cose a puntino e al completo, non lascia mai niente al caso e tutto prevede anche per controllare i suoi “fantasmi” persecutori. E’ come il Principe del Machiavelli che nel buon governo e nella tirannia deve sempre prevedere l’imprevedibile.

Questo sogno è pieno di tunnel e gallerie. Il primo tunnel è trasparente, mio figlio lo attraversa ballando, ma quando esce è visibilmente drogato (qui la droga sembra libera, a disposizione).”

Nella sua psicodinamica con la moglie e con il figlio Peter riflette e rievoca i suoi “tunnel” e le sue “gallerie”, le sue costrizioni profonde e i suoi obblighi sociali, i suoi vissuti intimi e le sue emozioni non adeguatamente riconosciute, il suo mondo interiore ricco di contrasti e di conflitti a cui non ha saputo dare piena consapevolezza. Eppure Peter sa dell’esperienza profonda e coatta del figlio, il bisogno impellente a variare lo stato di coscienza e a far uso di sostanze stupefacenti. In ogni caso, questo figlio, che padre e madre non a caso accompagnano in tanta malora sudamericana, accusa qualche trauma psichico e non sta per niente bene, almeno nel vissuto paterno. Nello specifico Peter ritiene che il figlio sia vittima consapevole della madre, “trasparente”, e che abbia riconosciuto la sua dipendenza da cotanta figura senza riuscire a venir fuori dal “tunnel” della droga: esce ballando dal tunnel, un chiaro simbolo del cordone ombelicale materno. La droga è la chiara “traslazione” della figura materna, uno “spostamento” della dipendenza dalla madre alla sostanza. Tutto questo trambusto psicofisico avviene sempre secondo la buona novella onirica di Peter.

La simbologia esige che “ballando” si traduca in una disinibizione psicomotoria e in una espressione linguistica del corpo, “trasparente” in lucida consapevolezza e sindrome di convenienza, il “tunnel” in legame materno, la “droga” in variazione dello stato di coscienza inteso alle sfere subliminali.

Saliamo sull’aereo, io solo a fianco del pilota, ma non c’è una cabina di pilotaggio, néil secondo pilota.”

Anche Peter ha bisogno di salire nell’aereo, anche Peter non ha risolto del tutto la dipendenza da sua madre, dalla figura materna oltremodo protettiva e colpevolizzante, il suo “aereo” di origine. Anche Peter non ha scelto a caso questo tipo di donna come moglie. Peter ha ripetuto lo schema familiare e da una “madre” possessiva è passato a una “donna” possessiva da prendere in “moglie” e da farci famiglia. La questione psicofisica del figlio nella sua criticità viene totalmente presa in carico dalla madre. Trattasi di un costume familiare molto diffuso: il marito e il padre godono di un potere effimero, nonostante le apparenze ufficiali e sociali. Il quadro dice che in questa famiglia, perché di questo si tratta quando è presente la triade “madre-padre-figlio”, vige un profondo matriarcato, vige la “legge del sangue”: la “donna-madre” è al potere al di là della sua invisibilità e della sua visibilità. Tutti sono sull’aereo e dipendono dalla “moglie-madre”. Peter, nonostante il tentativo di raddoppiarsi nel pilota, non ha la cabina di regia e, quindi, non può occuparla, e non ha neanche l’ausilio del secondo pilota. Peter è proprio in netta minoranza in questa gestione totale della “moglie-madre”. Si arguisce anche che l’Io di Peter esercita un potere effimero nelle deliberazioni e tanto meno nelle decisioni da prendere nell’ambito della politica familiare. Insomma il potere maschile del padre e del marito è stato completamente assorbito in questa psicodinamica familiare dalla “moglie-madre” e in riguardo a una questione clinica del figlio.

I simboli si traducono in questo modo: “pilota” o gestione razionale dell’istanza psichica Io, “cabina di pilotaggio” o rafforzamento della funzione Io, “secondo pilota” o idem.

Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera.”

Il meccanismo di difesa della “conversione nell’opposto” si evidenzia immediatamente, a conferma di quanto si diceva in precedenza. Moglie e figlio formano una diade all’interno della Madre e appaiono docili e remissivi: “sono seduti dietro”. Tutto il contrario, ma Peter non può in sogno dirsi la verità e, per continuare a dormire, la camuffa a suo apparente vantaggio: io sono il capo e loro dipendono da me. La corriera è una ulteriore simbologia del potere materno nel suo essere un grande grembo con annesso un apparato sessuale. La divisione e la sperequazione della “madre-figlio” e del “padre-marito” sono oltremodo segnate. Questa determinazione psichica è spesso la causa della rottura dell’unità familiare, così come queste alleanze psichiche, apparentemente naturali, sono motivo di conflitto tra i vari membri della famiglia. La suscettibilità della “legge del sangue” impone il dettame mafioso “o con me o contro di me” senza alcuna possibilità di mediazione come in tutte le dittature sociopolitiche.

L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla,”

Ed ecco a voi, signore e signori, lo psicodramma tanto atteso!

Peter vive malissimo la figura della moglie. Questa santa donna ne combina di tutti i colori e ne sa una più del diavolo. A livello di logica concettuale e consequenziale è oltremodo fuori di testa. Si mette in situazioni anguste di sofferenza e si procura emozioni a dir poco negative. Quando si lascia andare non arriva mai al dunque. In ogni caso questa madre è sempre estremamente realista e oggettiva, concreta e pragmatica e non si lascia mai prendere da idee e da ideali, da sublimazioni e da spiritualismi. Questa donna è massiccia e materialista, coatta e azzardata, pratica e pragmatica. Peter non è per niente contento di sua moglie e del suo carattere così affermativo. Non sa che fare con una una donna “fallico-narcisistica”, una donna che concepisce ed esercita il potere nella versione prevaricatrice.

I simboli traducono “percorso” in schema logico, “pazzesco” in ardito e non condivisibile, “galleria” in profondità e oscurità psichiche femminili, “a stento” in costrizione, “scivolo con acqua” in abbandono e lubrificazione sessuale, “non decolla” in non sublima e non si abbandona.

continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e, quando faccio per risalire, l’aereo è decollato.

Peter è colpito dalle stranezze della moglie e sta tessendo l’elogio dei difetti e delle eccentricità di questa donna. Comunica anche che è stato scaricato dalla signora. Peter conclude in gloria, suo malgrado o suo bengrado, la storia matrimoniale e familiare lasciando che la moglie vada per le sue tangenti e rimanendo a piedi dentro un hangar che sembra essere il polo di discordia della coppia e della rottura della famiglia. L’aereo decollato senza il pilota, il copilota e l’assistente rappresentano proprio la simbolica libertà conquistata da Peter nei riguardi della moglie e della madre del figlio ventiquattrenne e con problemi di dipendenza da sostanze.

I simboli dicono che “l’hangar” è la casa dell’aereo, “scendo” è una dissociazione ideologica e un volontario e benefico processo di perdita, “risalire” è un ravvedimento e un ripristino di equilibri turbati, “l’aereo” è la parte negativa del fantasma della madre-donna, “decollato” è la fuga risolutiva più che una “sublimazione di libido”.

I due coniugi hanno attraversato un periodo critico e si sono separati inciampando, come sempre, anche su questioni di divisione di beni materiali. Resta un figlio con il problema psicofisico dell’assunzione di sostanze che non è da poco nella rottura della famiglia.

Un uomo che mi sembra un ufficiale mi dice di aspettare l’aereo alla tabaccheria che si trova a 10 minuti in fondo al corridoio.”

Ecco che interviene il “Super-Io”, l’istanza psichica censoria e limitante, nonché guardiana del “principio del dovere”, nella figura dell’ufficiale, un militare oltremodo preciso e che suggerisce un collegamento con la moglie in un luogo per loro significativo, la “tabaccheria”, là dove simbolicamente si acquista la possibilità di variare lo stato di coscienza, là dove si smercia la sostanza che sbalordisce. Il tempo fissato nei “10 minuti” è generico o è un riscontro personale di cui sa Peter, mentre “in fondo al corridoio” dispone per un’ultima istanza di ritrovamento e di conciliazione.

Il senso del dovere di Peter ha fatto qualcosa per appianare il conflitto delle diversità caratteriali con la moglie e delle strategie nella gestione del figlio e del suo problema. Peter tenta di stabilire degli accordi da cui non derogare. Questo capoverso ricorda quello che solitamente succede nei conflitti di coppia e nelle separazioni a opera del giudice.

Una rivenditrice di giornali mi dice che in realtà sono 20 minuti.”

Il senso del dovere, degnamente rappresentato dalla figura militare dell’ufficiale, ha i suoi tempi. L’Io mediatore e realistico, nonché sociale, ha bisogno di un tempo di attesa più lungo, a conferma che con il dovere ci si impone una soluzione e non si discute, mentre, parlando e deliberando in ambito sociale, i tempi di una possibile riconciliazione si allungano.

I simboli dicono che la “rivenditrice di giornali” è la pubblica opinione, “in realtà” attesta che si tratta del principio omonimo a cui ubbidisce l’istanza psichica razionale “Io”.

A questo punto Peter ha sviluppato in sogno la sua bella psicodinamica di divergenza e di separazione dalla moglie, per cui svegliarsi è anche opportuno.

Questo è quanto si è potuto desumere dal sogno di Peter.

PSICODINAMICA

Il sogno di Peter sviluppa in maniera oltremodo simbolica ed emotivamente pacata la psicodinamica del dissidio di coppia e della rottura dell’unità familiare. Introduce un figlio in crisi di dipendenza e comunque in forte disarmonia psichica come concausa del dissidio che porta alla separazione. Evidenzia nella moglie e nella madre una caratteristica fortemente negativa: la parte possessiva e manipolatrice del “fantasma della madre”, nonché un forte pragmatismo utilitaristico che è in conflitto con l’apparente bonarietà del protagonista.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Peter si lascia ben capire e decodificare in “Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera. L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla, continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e quando faccio per risalire l’aereo è decollato.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è già ampiamente detto e soprattutto dello “aereo” come “parte negativa” del “fantasma della madre”. Mi tocca rilevare che questo “fantasma” appartiene a Peter e ha le sue radici nel modo in cui ha vissuto sua madre. Di poi, lo stesso “fantasma” è stato ridestato dal modo di apparire e di comportarsi della moglie con lui e con i figli.

“L’archetipo della Madre” è presente.

Il “fantasma” presente riguarda la “madre” nella “parte negativa”.

Nel sogno di Peter sono presenti le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”. L’istanza vigilante e razionale “Io” si individua in “pilota” e in “cabina di pilotaggio” e in “secondo pilota”. L’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’istinto” si manifesta in “Dobbiamo prendere l’aereo per il ritorno.” e in “tunnel” e in “gallerie” e in “hangar” e in “mai decolla”. L’istanza limitate e censoria “Super-Io” si vede nella figura di “un ufficiale”.

La “posizione psichica genitale” è dominante nel sogno di Peter: “Ero in una città straniera, forse sud America, con mia moglie e mio figlio,” e in “Mia moglie e mio figlio sono seduti dietro qualche posto, come in corriera.”

Il sogno di Peter usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “aereo” e in “tunnel” e in “galleria” e in “hangar” e in “ufficiale”, lo “spostamento” in “città straniera” e in “ballando” e in “droga” e in “seduti dietro” e in “decollato”, la “conversione nell’opposto” in “sono seduti dietro”, la “figurabilità” in “aereo”, la “drammatizzazione” in “L’aereo inizia un percorso pazzesco, infila una galleria dove passa a stento, poi uno scivolo con acqua ma non decolla, continua fino ad un hangar dove io, non so per quale motivo, scendo e quando faccio per risalire l’aereo è decollato.”

Il “processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” non si evidenzia, mentre la “regressione” appare nei termini richiesti dalla funzione onirica. La “compensazione” non figura.

Il sogno mostra un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: Peter manifesta problematiche affettive pregresse che ostacolano la sua collocazione in famiglia e i suoi “investimenti di libido”.

Il sogno di Peter forma del seguenti figure retoriche: la “metonimia” o relazione di somiglianza in “aereo” e in “tunnel” e in “galleria” e in “hangar”, la “metonimia” o relazione logica in “ufficiale” e in “decolla” e in “tabaccheria” e in “città straniera” e in “droga” e in “seduti dietro”.

La “diagnosi” dice che Peter presenta lacune conflittuali pregresse nella sua formazione affettiva e che ha ben maturato nella sua “organizzazione psichica reattiva”. Tale corredo e specifiche esigenze “orali” Peter ha portato in carico nella sua vita di coppia e familiare, candidandosi a una figura femminile similare alla figura materna o al suo contrario. La conflittualità affettiva con la madre si è riverberata nella moglie e nella madre di suo figlio, nonché in quest’ultimo in quanto figura in cui ha rivisto parti di sé.

La “prognosi” impone a Peter una proficua psicoterapia al fine di ben razionalizzare la sua formazione affettiva e i tratti caratteristici della sua “organizzazione psichica reattiva”. Nello specifico Peter deve capire quanti “fantasmi” ha proiettato nella donna, nella moglie, nella madre e nel figlio. Di poi, potrà cominciare a riappropriarsi dell’alienato e riprendere le fila della sua vita e delle sue relazioni significative e importanti, “in primis” il figlio e la moglie, “in secundis” le relazioni affettive e sociali. La madre di tutte le guerre psichiche si profila ancora una volta essere la relazione conflittuale con i genitori: “posizione psichica edipica”. Partire da lontano per arrivare vicino è più che mai fondamentale in questo caso.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella “sindrome depressiva” e nell’acuirsi dei “fantasmi di perdita affettiva”. E anche in questo caso sarà importante capire e diagnosticare il tipo di depressione. Il sogno lo individua in uno “stato limite”.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” perché il sogno non ha subito contaminazioni logiche e si è mantenuto su piani narrativi comprensibili e altamente simbolici.

La causa scatenante del sogno di Peter, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nell’esacerbarsi di una questione familiare o di coppia.

La “qualità onirica” può essere stimata nell’ordine del “surreale”.

Il sogno di Peter può appartenere alla seconda fase del sonno REM alla luce della sua carica emotiva e della sua acrobatica descrizione simbolica.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione della globale “cenestesi”, stasi e movimento: “esce” e “saliamo” e “c’è” e “sono seduti” e “infila” e “scivolo dietro” e “non decolla” e “decollato”.

Il “grado di attendibilità” del sogno di Peter è “buono” alla luce della chiarezza dei simboli e della loro lineare interazione. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Peter è stata letta da un collega, nonché grande amico, di Siracusa. Sono conseguite le seguenti riflessioni.

Collega

Un sogno decisamente importante e delicato. Si presta a una lettura profonda che riguarda l’infanzia, il primo anno di vita direi, di Peter e si presta a una lettura relazionale successiva che riguarda la coppia e la famiglia. Sto sintetizzando a modo mio quello che tu hai scritto. Il bambino Peter ha trasportato i suoi vissuti affettivi e le sue modalità d’amare e d’investire “libido genitale” nella moglie e nel figlio. Dalla madre si è sentito poco o troppo amato, ignorato o divorato. In ogni caso la donna, la moglie e la madre le ha vissute allo stesso modo. Nel sogno la madre si mangia il figlio e il marito, sempre secondo i vissuti di Peter. Due piani e due letture si riconfermano, una antica e l’altra successiva nel tempo. I due piani sono presenti nella psiche di Peter e lo condizionano ancora oggi nella maniera di voler bene e di amare. Ha bisogno di essere affettivamente divorato o ignorato e di collocarsi come figlio, ma cerca anche di essere autonomo e adulto e non sempre ci riesce. Insomma è un sogno ricco di implicazioni e di riferimenti, ma il piano di lettura resta quello iniziale: un bambino e un adulto ai ferri corti con l’affettività. Lo definirei un sogno “orale” più che “genitale” e semplicemente perché riguarda l’infanzia di Peter.

Salvatore

I riferimenti al presente possono essere i problemi del figlio. Ma chi è il figlio di Peter? Peter stesso o suo figlio? Entrambi. Magari il figlio ha avuto problemi di dipendenza, oltretutto legati nella radice alla sfera affettiva e a disturbi della stessa, e da lì Peter è partito per rispolverare i suoi mobili antichi con la formula fenomenale del sogno. Dalla dipendenza affettiva alla dipendenza da sostanze o dal gioco la distanza è breve, molto breve, quasi collima. Non dimentichiamo anche che i problemi seri dei figli, tipo la tossicodipendenza o la disabilità, spesso separano i coniugi, piuttosto che avvicinarli e rafforzarli nel comune impegno di affrontare situazioni delicate e a volte angoscianti.

Collega

La tossicodipendenza è la traslazione di un forte disturbo della sfera affettiva, è un tentativo fai da te di cura, un’auto-terapia, come le soluzioni alcoliche delle depressioni, quando un uomo o una donna ricorrono all’alcool o al vino o ai farmaci per non sentire l’angoscia di morte bussare alla porta. La depressione è la malattia non soltanto filosoficamente mortale, ma è soprattutto il fantasma primario che somatizziamo come prima conoscenza associandolo alla funzione materna del nutrirci. Stiamo parlando di esordio nella vita e non di riflessioni senili o di speculazioni mature. Abbasso i filosofi e viva gli psicologi, anzi e meglio, spazio alle Psicologie filosofiche.

Salvatore

Quando il problema della tossicodipendenza da eroina si presentò negli anni settanta in maniera acerba nel Veneto, le neonate famiglie borghesi si trovarono impreparate a tanta disgrazia sociale e a tanto disagio psichico. Le strutture sociosanitarie erano impreparate all’evento traumatico e i vari preti d’assalto e di cosiddetta “sinistra” più o meno operaia si arruffarono per carpire i milioni messi a disposizione dai ricorrenti governi democristiani & “company”. La vecchia e protettiva famiglia patriarcale si era scrollata di dosso il parassita feudatario di turno e si era smembrata in piccoli gruppi neocapitalisti con tanto di campi da coltivare e di fabbrichette da accudire. I figli non erano più protetti dai nonni e dalla vecchie, dagli zii e dai compari, dal gruppo familiare allargato. Specialmente i disabili in ogni senso furono emarginati e non trovarono una collocazione e un ruolo. Ecco che la famiglia borghese, anteponendo il profitto all’economia psichica, di fronte alla tossicodipendenza dei figli si smembrava e non riusciva a trovare il bandolo della matassa per ricostituirsi in maniera efficace. In quel periodo tanti erano i casi di giovani abbandonati a se stessi e agli effetti letali delle droghe pesantissime perché tagliate in maniera rocambolesca e con tanta fantasia. Quanti morti non riconosciuti dai familiari e quanti funerali evasi anche dalle suore per vergogna! Il sogno di Peter mi ha ricordato quel periodo eroico per tanti aspetti del Veneto, il miracolo del nord-est, e tanto doloroso per le giovani vite perdute nel tunnel della coazione a variare lo stato di coscienza per non cadere nelle spire della depressione. Infatti i giovani coinvolti nella tossicodipendenza erano i più deboli, psicologicamente parlando, ed era facile individuare la famigerata sindrome depressiva nelle loro trame psichiche. Cadevano nell’assunzione di droga i giovani che avevano un tratto o una organizzazione psichica a risonanza depressiva. Se era nevrotica ne uscivano dopo la prima batosta se non incorrevano in una “overdose” per ignoranza. Se erano fondamentalmente depressi non ne venivano fuori perché usavano l’eroina come farmaco antidepressivo che li faceva star bene e così non avvertivano l’angoscia di base. E le famiglie non sapendo che pesci pigliare li lasciavano al loro destino o a qualche comunità di varia natura e di varia cultura. Il novanta per cento sono in cimitero.

Collega

Certamente le varie comunità erano benemerite nell’aiutare alla meglio i giovani dipendenti da sostanze stupefacenti, ma tante erano approssimative. Mancavano la Psicoterapia e la Psicologia. La Psichiatria aveva soltanto strumenti chimici e costrittivi. La Cultura condannava e non capiva. La Religione condannava e si divideva in due. Tornando al sogno di Peter si può affermare senza ombra di dubbio e di smentite che non era semplice e non era indolore. In ogni caso è servito quanto meno a responsabilizzare Peter e indurlo a una sana razionalizzazione per vedere meglio nella sua vita passata e presente per costruirsi un futuro degno di un sano benessere e di un prospero equilibrio.

Salvatore

Aggiungo che, se poi riesce anche a ricucire le relazioni troncate o distorte, avrà fatto, per se stesso in primo luogo, un bel lavoro e un buon cammino.

In conclusione della travagliata interpretazione del sogno di Peter e in sollievo alla delicata psicodinamica propongo l’ironia sorniona sul tema delle difficoltà relazionali e soprattutto delle dinamiche familiari. All’uopo ho scelto la canzone di Stefano Rosso “Una storia disonesta”. Correvano gli anni settanta.

UNA DONNA CON LE PALLE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Nel sogno in bianco e nero c’era una scala che scende e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.
Mi trovo poi in un luogo dove vedo per terra un fuoco acceso, delimitato da sassi, come se mi trovassi in campagna e lo vedevo dall’alto.
Poi ho cambiato prospettiva e mi trovavo supina e vedevo sopra di me cime di alberi giganteschi e un peso sul torace che non mi faceva respirare.
Una voce di donna mi ha chiesto se ero un uomo o una donna e mi ricordo che le ho risposto senza pensarci che ero un uomo.
Mi sono svegliata con difficoltà.”

Così e questo ha sognato Verdiana.

INTERPRETAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Verdiana è “in bianco e nero”, come i migliori film del neorealismo italiano a firma Luigi Zampa o Roberto Rossellini, perché l’intensità nervosa è ridotta.
Ma come?
Verdiana è inghiottita da un tunnel corrugato che la fa andare sempre più giù a gran velocità, si trova supina e vede sopra di lei cime di alberi giganteschi e sente un peso sul torace che non la fa respirare, … come si fa a dire che questo sogno è in bianco e nero e non ha trambusti emotivi?
Questo sogno dovrebbe essere coloratissimo ed elettrico in base a quello che mette in scena.
Urge spiegazione a giusta obiezione.
Verdiana si trovava nella quarta fase del sonno REM o nel passaggio tra la REM e la NONREM e verso il risveglio, quando le scariche nervose della prima fase e la catatonia della seconda fase non sono intense. Verdiana aveva dormito abbastanza, si stava svegliando, magari erano le quattro del mattino e in piena libertà costruisce questo sogno, un prodotto psichico veramente particolare e interessante perché verte sulla sua “identità” psichica e richiama anche le “identificazioni” operate nel corso della sua esistenza.
Ma non basta!
Verdiana ha ben composto e ben razionalizzato i suoi “fantasmi” e i suoi vissuti e dall’alto di questa consapevole compostezza imbastisce il sogno in riedizione di quelle verità che abbondantemente possiede nel cervello. Verdiana “sa di sé” e soprattutto sa dei suoi traumi e, di conseguenza, non si è agitata, per cui non elabora un sogno a colori ma un sogno trito e ritrito e a basso voltaggio. Poi, per il resto, i vissuti onirici di Verdiana sono un capolavoro della Mente e del Corpo sia dal punto di vista descrittivo e sia dal punto di vista compositivo: testo e contesto. Il sogno conferma la funzione del sogno di reintegrare, qualora ce ne fosse bisogno, le “parti psichiche” più delicate e che vengono ridestate nel cammino della vita e che rischiano di essere rimosse, ossia di sfuggire al controllo dell’Io per costituire mine vaganti che minacciano non di certo la struttura o la “organizzazione psichica reattiva”, ma l’equilibrio tra le tensioni in quanto tendono a somatizzarsi: meccanismo di difesa della “conversione in sintomo” per il “ritorno del rimosso”. Di passaggio per i colleghi ricordo che i “meccanismi di difesa” che operano beneficamente sul “ritorno del rimosso”, sul materiale psichico apparentemente dimenticato o meglio escluso dalla coscienza perché ingestibile in quel momento, sono la “formazione reattiva”, la “formazione sostitutiva”, “formazione di compromesso” e la “formazione di sintomo” che si attesta in una “conversione isterica”.
Ritornando al sogno in questione, il titolo si giustifica con il rimando al versante maschile e femminile delle identificazioni e dell’identità. Verdiana si elogia dicendosi che è stata ed è una donna coraggiosa, che ha affrontato tanti disagi e tormenti e traumi nella su vita, che ha dimostrato di possedere tratti simbolicamente maschili simbolicamente e definibili in sintesi e in gergo “con le palle”. Ricordo che il “linguaggio del gergo” è più vicino alla verità profonda rispetto al linguaggio formale e affettato della società civile. La Psiche ama il simbolo e la concretezza, la ciarlataneria e il turpiloquio, è più vicina all’osteria che all’Università, predilige il rustico al forbito, l’ubriaco al professore, Baudelaire a Benedetto Croce, Verga a Manzoni.
Ancora: cosa accusa Verdiana alla fine del sogno quando dice “Mi sono svegliata con difficoltà.”?
Lei stessa ritiene di non aver tanto sofferto in tanta rievocazione del patrimonio intimo e interiore. Non resta che credere a colei che, come il suo sogno, non può mentire.
Un altro dato importante è il “tunnel corrugato che mi inghiotte” che può essere un simbolo di “madre”, di “ritorno al grembo materno”, di fagocitazione da parte della madre, un bisogno di dipendenza e di protezione. Non è così nel nostro caso, perché dice “mi fa andare sempre più giù a gran velocità”. Verdiana si libera dall’oppressione degli eventi che l’hanno mandata giù e che lei ha risolto. Da sola o in compagnia Verdiana è uscita da una situazione psicofisica di costrizione legata a un evento fortemente traumatico come la perdita di una persona importante e significativa.
Ancora: ragioniamo sul cambio dei piani scenografici che Verdiana stessa definisce in “Mi trovo” e in “Poi ho cambiato prospettiva”. Questo dato onirico denota la capacità di “figurare” il registro simbolico interattivo e il nesso che lega le diverse scenografie, tutti dati che Verdiana conosce e riconosce. Il nesso si attesta nella serie degli eventi traumatici di perdita e nella continuazione a vivere con la riedizione dei “tratti psichici” simbolicamente maschili del coraggio e della forza. Verdiana è una “combattente”, come ci canterà alla fine Fiorella Mannoia.
Queste considerazioni metodologiche possono bastare e allora… buona continuazione a chi legge.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Nel sogno in bianco e nero c’era una scala che scende”

Verdiana condensa in questo film in bianco e nero “una scala che scende”, il simbolo depressivo della perdita, un suo preciso e specifico “fantasma” elaborato naturalmente nel primo anno di vita e possibilmente rievocato e rafforzato cammin facendo nel quotidiano vivere. La “scala che scende” attesta di un generico processo di perdita ed essendo una comoda “scala” conferma che il “fantasma” relativo è stato ben “razionalizzato” a suo tempo. Comunque Verdiana è ben educata alle perdite e alle angosce collegate, per cui il film può essere girato in “bianco e nero”.
Procedere diventa oltre che necessario anche intrigante.

“e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.”

Come non detto!
La questione diventa pesante più che intrigante, lo psicodramma si profila con le sue note particolarmente delicate e tragiche. Traduco: questo processo di perdita è stato talmente forte e coatto che non ha consentito a Verdiana di poter controllare la psicodinamica e di agire in maniera opportuna per tutelarsi dal danno traumatico. Verdiana sta rievocando in sogno un evento particolarmente tragico su cui non ha potuto fare alcunché, se non subirlo. Questo evento si definisce morte di qualcuno, lutto imprevedibile e perdita irreparabile. Si spiegano in questa maniera la costrizione del “tunnel”, l’essere “corrugato” ossia particolarmente doloroso, l’essere inghiottita, il precipitare e l’intensità della caduta. Questa è la meravigliosa rappresentazione simbolica di un tragico evento luttuoso elaborata dai “processi primari”, dalla “condensazione” simbolica e soprattutto dalla “figurabilità”. Cosa riesce a fare l’umana Fantasia liberamente, quando non la si controlla e la si pilota. Nel sonno si sveglia il nostro poeta interiore e formula il sogno.

“Mi trovo poi in un luogo dove vedo per terra un fuoco acceso, delimitato da sassi, come se mi trovassi in campagna e lo vedevo dall’alto.”

Cambia la scena, ma non il nesso logico della trama di questo magmatico sogno. Verdiana, dopo il terribile trauma della perdita di una persona cara e significativa, mette i piedi per terra e si ancora alla realtà, diventa concreta e pragmatica ma non disdegna di usare la testa e la razionalità proprio in riferimento specifico al fatto tragico occorso: “vedo per terra un fuoco acceso”. La “delimitazione dei sassi” conferma la necessità di Verdiana di circoscrivere l’esperienza, di razionalizzarla, di ridurre la sua sensibilità diventando un sasso. Mai metamorfosi fu così acuta e precisa e mai il ricorso alla sapienza popolare fu così accurata: “sei freddo e insensibile come un sasso”. Ma attenzione alle sorprese oniriche che non finiscono mai di stupire. Verdiana osserva questa realtà psichica descritta egregiamente “dall’alto”, nel luogo simbolico della “sublimazione” dell’angoscia. Spiego: Verdiana ha affrontato il suo dramma umano inserendolo tra i fatti della vita e nobilitando la sua angoscia in carica vitale da usare per continuare a vivere: “lo vedevo dall’alto”. Verdiana usa la simbologia della “campagna” per attestare di una generica realtà in atto e inserita nel “principio di realtà” come in un richiamo alla concretezza e al pragmatismo dopo tanta tempesta dei sensi e dei sentimenti.

“Poi ho cambiato prospettiva e mi trovavo supina e vedevo sopra di me cime di alberi giganteschi e un peso sul torace che non mi faceva respirare.”

Questo è il sogno delle tante “prospettive”. Verdiana è scesa in un tunnel corrugato, ha visto dall’alto, si trova supina. Sono posture che a livello simbolico significano “perdita”, “sublimazione” e “realtà”, tutti “meccanismi” e “processi di difesa” dall’angoscia che Verdiana usa con disinvoltura e in barba alla legge di gravità. Verdiana razionalizza da tutte le parti, non si ferma a capire il trauma e a governarne secondo realtà l’intensità emotiva, ma è ancora in grado di analizzare e descrivere la sua condizione di persona in sofferenza. “Vedevo” si traduce in sapevo, capivo, comprendevo la mia situazione di essere vittima di un evento luttuoso di perdita e di una inadeguatezza e precarietà di fronte all’immane compito di continuare a vivere. Le “cime di alberi giganteschi” rappresentano simbolicamente la figura paterna e il desiderio di essere sostenuta in questa riscossa come un maschio di forte tempra psicofisica: un padre. Verdiana invoca suo padre e chiede a lui la forza di reagire proprio identificandosi nella sua figura.
Arriviamo al “peso sul torace che non fa respirare”.
Cosa significa?
Come si traduce?
Allora, il “torace” è la parte del corpo che condensa il coraggio e gli affetti estremi. Il “peso” rappresenta un blocco psichico e una caduta dell’energia vitale. Il “peso sul torace” significherà di conseguenza un blocco pesante della vita e della vitalità affettive. Verdiana non ha potuto soffrire ed esternare le sue emozioni profonde e sincere, è stata costretta e si è costretta a fare a meno della vita affettiva e degli investimenti vitali di questo tipo. Verdiana ha contenuto l’intensità del trauma attraverso la “razionalizzazione” e la “sublimazione”, ma ha operato una chiusura della sua affettività e del suo bisogno di amare e di essere amata. Questo è stato il prezzo pagato nel mercato psichico per continuare a vivere, queste sono le difese dall’angoscia che la nostra eroina ha dovuto naturalmente istruire nello scorrere del tempo e nella sua esistenza. Verdiana è andata avanti bloccata nella dimensione affettiva dal trauma della perdita e dal ridestarsi del fantasma depressivo e ha potuto fare questo attraverso il meccanismo provvido di difesa della “razionalizzazione” e il processo della “sublimazione”: “Poi ho cambiato prospettiva e mi trovavo supina e vedevo sopra di me…”.
Procediamo con cautela e curiosità perché questo sogno è veramente amletico e di “casa nostra” nello stesso tempo, un’esperienza drammatica che succede a tanti e che ognuno traduce in maniera diversa e sempre creativa.

“Una voce di donna mi ha chiesto se ero un uomo o una donna”

Verdiana chiede a se stessa se si è comportata da uomo o da donna in questa dolorosa contingenza della sua vita, chiede a se stessa della sua identità psichica alla luce del trauma subito e soprattutto del come lo ha vissuto e organizzato, non superato perché questa illusione sarebbe offensiva all’intelligenza di Verdiana. Nella vita non ci si supera e né si supera, si cammina inesorabilmente e anche con i pesi sul torace o sullo stomaco, senza affetti per dirla in un solo termine. Verdiana si scinde nella “voce di donna” che è la sua voce critica e razionale e tenta di valutarsi o forte e razionale, simbologia “uomo”, o sensibile ed emotiva, simbologia “donna”. Rilevo che Verdiana non sta elaborando in sogno l’androginia psichica, il fatto che a livello psichico vigono caratteristiche maschili e femminili in ogni persona, ma sta elaborando esperienze e soprattutto reazioni che le appartengono e che, sempre simbolicamente, sono ascritte all’universo maschile e femminile.

“e mi ricordo che le ho risposto senza pensarci che ero un uomo.”

“Mi ricordo” verte sul passato, su un evento o una serie di fatti che hanno confermato Verdiana sul fatto di essere una “donna con le palle”, una “virago”, un’amazzone. Alla “voce di donna”, la sua, alla riflessione finale di colei che “sa di sé” e della propria storia perché ha ben razionalizzato fantasmi e vissuti, fatti e misfatti che l’esercizio del vivere riserva e che ha sublimato le angosce di perdita contenendo il tratto depressivo infantile senza lasciarlo ampliare e amplificare, a questa “donna se stessa” Verdiana risponde d’istinto di essere “un uomo”, di appartenere all’universo maschile e di possedere gli attributi simbolicamente a esso ascritti.
Quali sono questi attributi?
Ve li trasporto dal mio dizionario dei simboli: il “maschile” è archetipo, razionalità, consapevolezza e vigilanza dell’Io, autocontrollo e affermatività, potere, forza, penetrazione, libido, principio ontogenetico, padre, Super-Io, censura e punizione.
Il “senza pensarci” è un moto d’impeto classico dell’universo femminile, l’emozione a cui non sempre segue la riflessione. Verdiana coniuga il femminile con il maschile in queste cinque parole “senza pensarci che ero un uomo”. Vuol significare che, per quello che ho vissuto e che mi è occorso, ho esibito forza e tenacia, le caratteristiche simbolicamente ascritte all’universo psichico maschile. E’ stata costretta dagli eventi a mettere in atto “tratti” psichici particolarmente efficaci e razionali, duri e utili.

“Mi sono svegliata con difficoltà.”

Dopo aver elaborato la sua trama saltando apparentemente di palo in frasca, dalla scala al tunnel corrugato, dal fuoco agli alberi, dal peso al torace alla voce femminile, dopo aver cambiato posizione e prospettiva psichiche, dopo tante contorsioni ed equilibrismi, Verdiana cade in piedi e si ritrova stanca e appagata di tante emozioni e di tanto riepilogo della sua vita. E’ questo il senso e il significato della “difficoltà” accusata nel risveglio. Del resto, Verdiana ha concluso il sogno dicendo a se stessa: “io sono una donna con le palle semplicemente perché ho reagito agli eventi della mia vita alla grande e ho dimostrato di farcela come averebbe potuto fare un maschio e tirando fuori quegli attributi che simbolicamente sono dei maschi”. Il “simbolicamente” è proprio azzeccato, perché nella realtà psichica e sociale l’universo maschile in questi tempi non gode una buona salute.
L’interpretazione del sogno di Verdiana si può chiudere con questo amaro e attuale rilievo.

PSICODINAMICA

Il sogno di Verdiana sviluppa la psicodinamica della risoluzione del trauma depressivo di perdita attraverso il ricorso a tratti simbolicamente maschili della propria identità psichica. Verdiana descrive la reazione agli eventi tragici della sua esistenza e conclude fiera delle sue reazioni affermative in superamento delle angosce collegate ai “fantasmi” evocati. Verdiana dimostra una compostezza psichica frutto di una buona “razionalizzazione” e presa di coscienza.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Il sogno di Verdiana elabora e contiene i seguenti simboli: “scala” nella versione del salire si traduce “sublimazione” e nella versione dello “scendere” in “perdita depressiva”, “tunnel” o coazione materna, “corrugato” accresce la sofferenza e il dolore, “inghiotte” o fagocitazione e possesso, “giù” o perdita, “fuoco” o vitalità e affetto, “sassi” o freddezza affettiva, “alto” o sublimazione della libido, “supina” o passività riflessiva, “sopra di me” o soccombenza, “cime di alberi giganteschi” o elaborazione di pensieri sublimati e riferimento al padre, “peso sul torace” o oppressione affettiva, “respirare” o libido e psiche, “voce” o energia e istanza Super-Io, “uomo” o tratto psichico maschile, “donna” o tratto psichico femminile.

Il sogno di Verdiana richiama l’archetipo del Maschile e del Femminile.

Il “fantasma” in circolazione è di perdita depressiva: “una scala che scende”.

L’istanza psichica “Io” è ben viva in “lo vedevo” e in “mi ricordo” e in “ho risposto”.
L’istanza pulsionale “Es” è ben visibile in ““Nel sogno in bianco e nero c’era una scala che scende e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.” e nel resto del sogno nei vari quadretti illustrati.
L’istanza limitante e censoria “Super-Io” non è presente in termini diretti e chiari, ma è incluso in “cime di alberi giganteschi”.

Il sogno di Verdiana sviluppa la “posizione psichica orale” trattando il versante affettivo e la “posizione psichica fallico-narcisistica” sotto la forma dell’amor proprio e sulla spinta della “razionalizzazione” del trauma.

Il sogno d Verdiana usa i “meccanismi psichici di difesa” della “condensazione” in “scendere” e in “tunnel” e in “inghiotte” e in altro, dello “spostamento” in “voce di donna” e in altro, della “figurabilità” in “nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.” della “razionalizzazione” in “Poi ho cambiato prospettiva”.
La “sublimazione” è ben chiara in “dall’alto” e in “sopra di me”.

Il testo e il contesto del sogno di Verdiana lasciano propendere per una “organizzazione psichica reattiva genitale”, amor proprio e amore dell’altro. Verdiana non si è abbandonata al trauma coltivando la depressione, ma si è riscattata con la cura di sé e dell’altro, possibilmente della sua famiglia.

Le “figure retoriche” usate dalla simbologia sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “scala” e in “scendere” e in “tunnel” e in “fuoco” e in “sassi”, la “metonimia” o nesso logico in “giù” e in “alto” e in “sopra” e in “uomo” e in “donna”, la “enfasi” o forza espressiva in “una scala che scende e nello scendere si trasforma in un tunnel corrugato che mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.”

La “diagnosi” dice di un trauma depressivo risolto attraverso la “razionalizzazione” della perdita e il rafforzamento dell’Io.

La “prognosi” impone a Verdiana di operare sempre la revisione del trauma attraverso la consapevolezza della sua sensibilità alla perdita e di mantenere attivi i tratti forti che l’hanno sostenuta e aiutata a uscire da periodi dolorosi della sua esistenza.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella sindrome di onnipotenza, una pericolosa convinzione di forza che esula dal “principio di realtà” per un autocompiacimento narcisistico.

Il “grado di purezza onirica” è buono alla luce della simbologia e dell’intreccio dei simboli. Verdiana non ha potuto tanto aggiungere o manipolare il suo prodotto psichico.

La causa scatenante del sogno di Verdiana si attesta in una riflessione su se stessa o in una provocazione legata a qualche episodio in cui ha dovuto affermarsi e imporsi.

La “qualità onirica” o l’attributo dominante è la logistica e la cenestesi, il cambiamento del luogo e la facilità a cambiare posizione e prospettiva, nonché le forti sensazioni implicite: un sogno spaziale nel suo andare contro le leggi fisiche.

Verdiana ha elaborato il suo sogno durante la quarta fase del sonno REM alla luce dei contenuti e dello stato di relativa agitazione.

Il “fattore allucinatorio” trova esaltato il senso della “vista” in “lo vedevo dall’alto” e in “vedevo sopra di me”, il senso del “tatto” in “peso sul torace che non mi faceva respirare”, il senso dello “udito” in “voce di donna mi ha chiesto”. L’allucinazione più importante e complessa è “mi inghiotte e mi fa andare sempre più giù a gran velocità.” Aggiungo, sempre a proposito di sensazioni, che il “non mi faceva respirare” è il classico sintomo dell’angoscia.

Il “grado di attendibilità e di fallacia” del sogno di Verdiana è buono, nonostante la possibilità di altre interpretazioni. Prevale la simbologia della caduta e il significato della perdita, per cui la valenza è di riparazione del lutto e di rafforzamento dell’Io.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Verdiana è stata sottoposta a un lettore anonimo che alla fine ha posto le seguenti domande.
Domanda
Non riesco a immaginare Verdiana.
Risposta
Immagina una donna modesta, moderata, educata, impegnata, evoluta, immagina una donna molto femminile e assolutamente nella norma, una persona che vedi tutti giorni allo stesso bar mentre sorseggia un cappuccino e mordicchia un cornetto alla marmellata. Ecco quella è Verdiana con i suoi cinquant’anni di vita addosso e sempre sul collo. Una donna che ha sofferto un grave lutto, la perdita del compagno e magari ha uno o due figli che ha portato avanti fino agli studi universitari lavorando sodo.
Domanda
Ma lei la conosce? La descrive così bene che, di certo, la deve conoscere.
Risposta
Mi hai chiesto di immaginarla o mi sbaglio?
Domanda
E’ stata facile l’interpretazione di questo sogno?
Risposta
Il sogno di Verdiana era abbastanza difficile da decodificare semplicemente perché a una prima visione sembrava dominante la rinascita e la liberazione dalla madre, vedi il tubo corrugato e la voce di donna, ma è giustamente prevalso il dato depressivo della perdita nello scendere velocemente e andare sempre più giù. Madre, nascita, padre e autonomia al maschile sembravano una buona psicodinamica. Verdiana nasce con il trauma del parto, si trova in famiglia con il padre, si relaziona con la madre, si evolve come donna autonoma e forte: poteva andare anche così. Invece no, semplicemente perché la simbologia depressiva è forte e chiara.
Domanda
E’ possibile che lei ci abbia messo del suo in questo sogno?
Risposta
Perfetto e vero! Questo è il rischio che corro ogni volta che lavoro alla decodificazione di un sogno. Preferisco il termine “decodificazione”, perché voglio evitare di includere il fattore soggettivo contenuto nel termine “interpretazione”. Voglio a tutti i costi essere oggettivo e scientifico, ma temo che spesso ci metto del mio in quello che scrivo. Ma poi mi dico che sono appagato dallo scrivere piuttosto che dall’analizzare, mi alletta l’attività dello scrittore di cose altrui piuttosto che dello psicoterapeuta. Comunque hai colto nel segno. L’interpretazione dei sogni aspira a diventare decodificazione dei sogni, ma credo che non ci si riuscirà a breve anche se ci sono dei sogni che sembrano così chiari e ovvi. Sembrano, ma c’è sempre l’insidia del fattore soggettivo di chi sogna e della sua abilità naturale di costruire dei simboli, per cui credo che l’interpretazione dei sogni nella seduta con il paziente, come faceva Freud, è la più sicura e oggettiva.
Domanda
E’ pessimista oggi sulla sua attività di interprete o decodificatore?
Risposta
No, sono più realista del re, come si dice in gergo. Confrontandomi con i miei colleghi e soprattutto le colleghe, è venuta fuori la diversità, più che di interpretare, di analizzare e di descrivere lo stesso sogno. Magari si dicono le stesse cose in maniera diversa, ma la diversità resta e lascia pensare al fattore soggettivo di chi interpreta e di chi sogna. Possono conciliarsi? Non credo proprio. Qualcosa sfugge nonostante l’universalità dei simboli e del linguaggio simbolico. Il bello della ricerca è il non trovare mai. Magari trovi quello che non cercavi.
Domanda
E allora perché continua a lavorare in questo settore?
Risposta
Io sono nato a Siracusa, la città di Archimede, quell’uomo curioso che diceva a proposito della leva “datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”. Io ho bisogno di un sogno per descrivere un mondo. Sarà il mio mondo o sarà il mondo dell’altro, resta valida l’attività di scrittore di cose umane.
Domanda
Quale canzone ha scelto per il sogno di Verdiana?
Risposta
Scelgo “Combattente” di Fiorella Mannoia in onore a tutte le donne, con le palle e senza, che lottano per superare quotidianamente le loro difficoltà. Mi fermo qui e non aggiungo altro.