LA MATERNITA’ ? “MAI PIU’ !”

PREAMBOLO

Grazie ai miei ineffabili “marinai” inizio un nuovo anno di ricerca sul “sogno”, il terzo. “Dimensionesogno.com” è per me un potente stimolo antidepressivo e un doveroso rendiconto a tutte le persone che con il loro prezioso contributo mi hanno insegnato tanto e mi indicano ancora una nuova meta.
Due anni fa pensavo che lo schema interpretativo elaborato per il sogno fosse esauriente, ma, cammin facendo, mi sono reso conto da buon contadino che il tempo matura non soltanto le nespole, ma anche chi ama mangiarle direttamente dall’albero, per cui inizio il nuovo anno di lavoro con uno schema allargato e ricco di nuove e importanti voci: il “fattore allucinatorio”, “REM-NONREM”, “grado di attendibilità e di fallacia”, le tanto gradite “domande e risposte”.
Quando pensavo di aver quasi finito, mi si è aperta una prateria.
Nel corso di quest’anno pubblicherò nella sezione dei lavori anche qualche testo teorico o narrativo inedito e i testi “Benetton dieci e lode” e “La stanza rosa”, difficili da reperire sul mercato per il fallimento e la fuga del distributore.
Ma questa è tutta un’altra storia.
Adesso per voi è pronta l’interpretazione di un sogno meraviglioso da tutti i punti di vista, da quello umano a quello tecnico, quasi che servisse un’ulteriore prova della poliedrica ricchezza della funzione onirica.
La bellezza del sogno di Madalina è direttamente proporzionale alla complessità, ai richiami, alle trasposizioni e alle integrazioni dei piani psichici.
Chi leggerà, capirà.

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.
Mia figlia mi accompagna.
Ma il viaggio è faticoso: intanto sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.
E io avrei tante cose da fare.
Finalmente arriviamo a Orte, ma i genitori di questo bambino non sono lì.
Sento sempre di più la responsabilità e la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.
Decidiamo di incamminarci con mia figlia e camminiamo, camminiamo… Alla fine vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.
Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”

Questo sogno porta la firma di Madalina.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

A questo punto è opportuno dare spazio a Madalina e al suo sogno.
Dopo aver ricordato che il protagonista di ogni sogno è l’Io sognante del sognatore e che le psicodinamiche sono quelle in atto e che vanno a lui ascritte, spiego il titolo “La maternità? Mai più!”.
Madalina esprime in sogno i suoi conflitti psichici in riguardo a questa tappa formativa che concretamente corona la “libido genitale” e rievoca immancabilmente i traumi e le angosce legati alla invidiabile e sublime esperienza della maternità.
Non dimentichiamo che quest’ultima è un attributo dell’archetipo Madre, che oscilla tra “Eros” e “Thanatos”, che viaggia in compagnia dei “fantasmi” della vita e della morte.
Fatto salvo il dolore del parto, non a caso definito “travaglio”, l’esperienza della maternità scatena nella donna l’ambiguo conflitto psicodinamico tra la propria sopravvivenza e la vita da donare al figlio, tra la “libido fallico-narcisistica” e la “libido genitale”. La donna scatena l’angoscia di morte, rudimentalmente elaborata nel primo anno di vita come “fantasma d’abbandono” e nel tempo accresciuta dal “fantasma di perdita”, di fronte all’evenienza dolorosa del travaglio e del parto, per cui reagisce in maniera aggressiva nei confronti del feto, vissuto come una minaccia letale.
Questo è un tema culturale atavico e primordiale. Vedi nel biblico Genesi la condanna di Eva dopo il simbolico consumo della mela, peccato dei progenitori altrimenti detto “originale” o delle origini, dopo la disobbedienza al Padre e la trasgressione all’ordine naturale da lui costituito nell’atto della mistica creazione dal nulla.
La condanna della donna suona direttamente dalla voce di Dio come sottomissione psicofisica al maschio e come moltiplicazione dei dolori nel parto.
Riporto direttamente dal testo.
“Alla donna disse: “Aumenterò grandemente la pena della tua gravidanza; con doglie partorirai figli e la tua brama si volgerà verso tuo marito ed egli ti dominerà”.”
Il sogno di Madalina non deroga da questi temi atavici e simbolici in universale e, nel suo essere un sogno breve e individuale, espone la ripetizione del sottile lavorio psicofisico dell’esperienza della maternità secondo le medesime direttive psicodinamiche.
Aggiungo che l’esperienza psicofisica della maternità ritira in ballo la formazione e l’evoluzione di tutta la sfera affettiva della futura madre, la “posizione psichica orale” vissuta sin dai primi giorni di vita e ulteriormente complicata con sensazioni e fantasmi.
Nel momento in cui la madre investe “libido orale” e si dispone ad amare il figlio, rievoca quanto amore ha ricevuto nella sua vita e il come lo ha vissuto.
Procedere nell’interpretazione del sogno renderà queste affermazioni più comprensibili e giustificate.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.”

Madalina entra subito nel pezzo e si presenta come la sostituta della madre e del padre di “un neonato” e come la commessa viaggiatrice di questo strano “compito” filogenetico o di amore della Specie umana.
Un generico “qualcuno” è la “proiezione” difensiva della suo “fantasma di madre” e serve all’economia delle tensioni per stemperare con questo anonimato l’entità emotiva del simbolo dominante “ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno”, un micidiale “fantasma di morte”, un condensato depressivo di distacco e di perdita affettiva.
La ripetizione settimanale del rituale depressivo di riconsegnare un neonato ai genitori attesta di un pesante e consistente trauma che Madalina ha subito e vissuto in riguardo alla maternità. Il “neonato” rappresenta a tutti gli effetti l’oggetto della sua maternità.
Ma perché questo viaggio e questa riconsegna?
Il primo avviene dentro se stessa con “coazione a ripetere” e la seconda esprime il desiderio di un recupero della perdita subita: il senso di colpa di un aborto?
Non passa giorno che Madalina non pensi e non ricordi questa esperienza traumatica. Il sogno aliena per difesa la maternità mancata “spostandola” in anonimi genitori.

“Mia figlia mi accompagna.”

Lupus in fabula!
Madalina presenta la sua maternità reale, ha una “figlia” che “l’accompagna” in questo compito che un “qualcuno” ha voluto per lei.
Si rafforza la possibilità di una maternità indesiderata e sospesa dopo quella degnamente realizzata nella “figlia che l’accompagna”.
La nobile missione di riconsegnare il neonato ai genitori si colora sempre più di tristi tinte personali.
Una domanda in corso d’opera è lecita.
Ma questi genitori avevano abbandonato questo figlio o l’avevano soltanto affidato?
Si intravede un “fantasma d’abbandono”, quello che segue e logora chi lo opera e chi lo subisce.
In tanto delicato trambusto psichico conviene procedere con giudizio.

“Ma il viaggio è faticoso:”

Il “viaggio” è il classico simbolo del cammino della vita, del procedere nell’esistenza con pensieri e azioni, con ragionamenti e fatti, con idee e vissuti, con desideri e realtà. Madalina accusa fatica non nel generico vivere la vita, ma nello specifico vivere questa esperienza traumatica che le è occorsa in sogno.
La “fatica” deriva dal latino “fatigare” che traduce l’italiano “affaticare” e “affannare” e sempre dal latino “fatisci” che traduce l’italiano “fendersi”, “spezzarsi” e “lacerarsi”.
Questa esperienza di Madalina è stata incisiva e l’ha segnata in maniera angosciante. La “fatica” è un’aggravante della “angoscia”, che di per se tessa è pesante con il suo blocco del respiro. In questo caso la “fatica” e la “angoscia” si tirano dietro la “scissione del fantasma” della maternità, quella “buona” che dà la vita e quella “cattiva” che dà la morte.
Speriamo che, procedendo con la decodificazione, non sia coinvolto in questa scissione, “splitting”, anche l’Io, perché in questo caso la situazione psichica diventerebbe pericolosa perché andrebbe in crisi il “principio di realtà” e subentrerebbe il delirio.

“intanto sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.”

Madalina rievoca in sogno tra simbolo e realtà il suo trauma: una gravidanza è condensata in “sono in ritardo” chiaramente mestruale, “rischio di perdere il treno” ossia di non poter abortire o per legge o per senso di colpa, “con le maniglie” in evocazione del lettino ostetrico adeguatamente attrezzato alla bisogna, le “tante fermate” equivalgono ai tanti ripensamenti e ai tanti sensi di colpa.
Riepilogo: Madalina sogna il suo aborto in termini reali e simbolici.
Il “treno” resta sempre un simbolo di morte e condensa il “fantasma”, il “treno vecchio” esprime il tempo passato quando l’esperienza traumatica è stata incamerata.

“E io avrei tante cose da fare.”

La vita si realizza nei fatti e temporalmente diventa vita corrente nelle mille esperienze vissute e da vivere, “cose” fatte e “da fare”. Questa è la “sindrome del coniglio” in “Alice nel paese delle meraviglie”, l’animaletto che aveva sempre qualcosa da fare e non poteva fermarsi a pensare.
Guai a chi si ferma!
Chi si ferma è perduto perché viene assalito dai sensi di colpa.
Ben venga, allora, la psiconevrosi del fare e la ergoterapia!
Frastornati pure con le cose “fuori di te” per non pensare al “te stesso dentro” e per non cadere nella vertigine e nelle insidie dell’interiorità latente.
I sociologi parlano di “sindrome del nord-est”, gli psicoanalisti parlano del meccanismo di difesa dall’angoscia della “messa in atto”, inglese “acting out”, della manipolazione propria e altrui attraverso una serie di azioni funzionali a sciogliere l’angoscia nell’azione, la vulnerabilità nella forza, l’impotenza nel potere.
Ci frastorniamo per impedire al materiale psichico rimosso di affiorare e di disturbarci, per evitarne il “ritorno”.

“Finalmente arriviamo a Orte, ma i genitori di questo bambino non sono lì.”

Orte non è nel sogno di Madalina la graziosa cittadina della provincia di Viterbo. Orte è un punto di arrivo ambiguo che rientra nella simbologia dell’autrice del sogno, un simbolo individuale come i tanti che elaboriamo specialmente nella nostra infanzia. I genitori sono latitanti, deficitari, assenti. La genitorialità è mutilata: “ma i genitori di questo bambino non sono lì.”. Orte è il luogo reale e simbolico della colpa e della perdita. Questi “genitori” sono la solita difensiva “proiezione” della mamma Madalina e del papà “di questo bambino” girovago.

“Sento sempre di più la responsabilità e la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.”

Le “braccia” e il “neonato” rappresentano il grembo gravido, quel complesso di cose che comporta “sempre di più la responsabilità e la fatica.” Madalina dice chiaramente nel sogno la sua perplessità nel gestire una gravidanza a causa del logorio psicofisico del parto e del dovere di accudire un figlio nel cammino della vita.
“Responsabilità” deriva da “respondere” e include la sacralità del responso oracolare e la qualità giuridica della norma: tutta roba del “Super-Io”.
La “fatica” condensa l’affanno della lacerazione psicofisica legata al senso di colpa.
“Dovermi occupare” esprime ancora l’istanza morale del “Super-Io” che impone il dovere dell’accudimento e dell’educazione. “Occupare” si attesta proprio nel riempire uno spazio psichico che altri hanno lasciato vacante. Madalina esibisce la sua solitudine e il suo isolamento.

“Decidiamo di incamminarci con mia figlia e camminiamo, camminiamo…”

La vita scorre con la figlia: “camminiamo, camminiamo…” è una metafora indicatissima e azzeccata per indicare il “principio della realtà” e il procedere esistenziale nella condivisione e nella solidarietà. Madalina è una buona mamma con la sua figliola, esibisce la “parte positiva” del “fantasma della madre”, il cosiddetto “seno buono” di kleiniana memoria.
La “figlia” conferma che il sogno tratta della maternità di Madalina e il dovere del “decidiamo” include il senso materno del “Super-Io”, la freddezza di una norma che è esente per difesa da coinvolgimenti intensi e pulsionali.
I puntini di reticenza “…” danno la sensazione di una psico-favola che procede verso il miglior esito.

“Alla fine vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”

La perdita è consumata.
Il “neonato” o “bambino” è stato “finalmente” riconsegnato ai genitori. Questa scena rappresenta simbolicamente l’alienazione della maternità. Madalina ha rinunciato all’esercizio del frutto della sua “libido genitale”, il “neonato”, il “bambino”.
La “lontananza” e il “raggiungo” e il “riconsegno” attestano rispettivamente di un obnubilamento mentale, di una presa di coscienza e di un’alienazione: stordimento, consapevolezza e scelta di recedere dall’impegno di un figlio, dalla “responsabilità” e dalla “fatica”.
Il trauma si è consumato e non si può andare in pace perché il senso di colpa incede e occupa lo spazio psichico. Manca la riparazione, la risoluzione e la prognosi, sempre in relazione alla famigerata colpa.

“Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”

Ecco servite la soluzione e la verità del quadro psichico enucleato dal sogno di Madalina!
La realtà psichica in atto è la presenza di una figlia, “girandomi verso”, e la disposizione a non incorrere “mai più” nel rischio di una gravidanza.
“Mai più” alienare la maternità tramite un trauma abortivo o qualcosa di similare!
Da un lato Madalina ha realizzato la sua “libido genitale” e la sua pulsione materna con una figlia che l’accompagna nel sogno, dall’altro lato afferma la decisa chiusura a una riedizione della gravidanza e del parto.
Il finale del sogno di Madalina, “maternità mai più”, è un imperativo categorico di kantiana memoria che declina l’ambivalenza del prendere e del lasciare, dell’acquisizione e della perdita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Madalina svolge la psicodinamica dell’interruzione della gravidanza, della vanificazione traumatica della genitalità e della maternità. All’interno di questa struttura portante si nasconde la tormentata e precaria sfera affettiva della protagonista: una bambina, una donna e una madre che non si sono sentite abbastanza amata nel corso della vita e delle relazioni importanti. Nel sognare un trauma immaginario o reale, Madalina collega e traspone i piani affettivi della sua infanzia e maturità quasi per integrarli e in qualche modo risolverli.
Mi spiego meglio.
Il sogno di Madalina sottende la sua affettività e rivela che è cresciuta con grosse carenze affettive: frustrazione continua e continuata della “libido orale”, nonché un consistente danno della “posizione orale” con conseguenti problematiche conflittuali nel ricevere e nel dare amore.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Madalina esibisce le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
L’Io razionale e consapevole è manifesto in “E io avrei tante cose da fare” e in “sono in ritardo” e in “rischio” e in “vedo” e in “Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”
L’Es pulsionale è presente in “ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.” e in “sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.”
Il Super-Io morale e censurante è implicito in “devo affrontare” e in “dovermi occupare” e in “decidiamo”.
La “posizione psichica” richiamata è quella “genitale” e si manifesta in “riconsegnare un neonato ai suoi genitori. Mia figlia mi accompagna.” e in “la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.”
La “posizione psichica orale” è supposta come condizione formativa pregressa per la fenomenologia onirica esposta.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Madalina nel suo sogno sono la “condensazione” in viaggio in treno” e in “neonato” e in “fatica” e in “perdere il treno” e in “questo neonato che tengo tra le braccia.”,
lo “spostamento” in “ai suoi genitori” e in “figlia” e in “fermate”, la “drammatizzazione” in “vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”, la “proiezione” in “qualcuno” e in “ma i genitori di questo bambino non sono lì.”, la “messa in atto” o “acting out” in “E io avrei tante cose da fare.” Il “processo psichico della “regressione” si individua in “Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.” Il “processo psichico della “sublimazione della libido” è assente.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Madalina esibisce un tratto “genitale”, sia pur contrastato e sofferto, all’interno di una cornice psichica “istero-fobica” legata alla frustrazione della sfera affettiva. La “organizzazione psichica reattiva” si è formata in maniera critica nelle sue varie ed evolutive “posizioni”, (orale, anale, edipica, fallico-narcisistica, genitale), ed è stata costretta a compensarsi a causa di traumi con meccanismi psichici di difesa particolarmente delicati come “l’acting out” e la “proiezione”.
Del resto, l’Io organizzato o la psiche è il risultato o il precipitato dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia istruiti e in atto nel corso dell’evoluzione vitale ed esistenziale.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Madalina è particolarmente discorsivo, ma usa la “metafora” o rapporto di somiglianza in “camminiamo” e in “viaggio in treno” e in perdere il treno” e in “braccia”,
la “metonimia” o nesso logico o relazione concettuale in “fatica” e in “responsabilità” e in “mai più” e in “maniglie”,
la “enfasi” in “vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un trauma da parto o da aborto e di una collegata “istero-fobia” con conversione in sintomi, timor panico compreso. La diagnosi pregressa dice di una frustrazione della “libido orale” e della capacità di dare e ricevere investimenti affettivi: una crisi della “posizione orale”.
Pur tuttavia, la “posizione genitale”, realizzata nella figlia, appare ampiamente appagata.

PROGNOSI

La prognosi impone a Madalina di razionalizzare il trauma e di comporre il “fantasma di morte” riconciliandosi con la sua “genitalità”, la parte psichica di sé alienata e rifiutata. Madalina deve lavorare sul naturale connubio tra la vita e la morte, sulla psicodinamica del travaglio e del parto e deve reintegrare l’estromesso e l’alienato nell’interezza e nell’armonia della sua “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità o struttura. Inoltre, Madalina deve rivedere e riformulare la sua vita affettiva e la sua capacità di investimenti a forte intensità emotiva, “orali” per l’appunto.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’insorgenza di pulsioni nervose tendenti all’abreazione ossia a somatizzarsi in fastidiosi sintomi e in una caduta della qualità della vita e del gusto della stessa. Infausta evoluzione può essere l’assommarsi all’istero-fobia di un “fantasma” depressivo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Madalina è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo si distribuisce con il realismo narrativo e discorsivo anche alla luce dell’intensità emotiva del trauma rappresentato nel sogno.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Madalina, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in un malessere psicosomatico o in una solitudine interiore. Può anche incidere una riflessione ad alta voce con persone familiari sulle proprie difficoltà in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Madalina è decisamente ansioso-depressiva con il suo incalzare sul tema al punto da rasentare l’esibizione della sofferenza al fine di essere capita ed aiutata.

REM – NONREM

Il sogno di Madalina si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del simbolismo e della incalzante formulazione.
La consequenzialità logica e simbolica dispone per una fase REM mediana, dalle due alle quattro.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi coinvolti con le corrispondenti allucinazioni nel sogno di Madalina sono i seguenti: la “vista” in tutto il sogno e nello specifico in “vedo in lontananza i genitori”, il “tatto” in “questo neonato che tengo tra le braccia.”, “l’udito” in “le dico”Mai più!”.”
La sintesi di sensi o “sesto senso” si ritrova in “Ma il viaggio è faticoso” e in “camminiamo, camminiamo”.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Madalina, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività scientifica auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Madalina, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “3” a causa della chiara simbologia e della complessa psicodinamica in atto e sottesa. Proprio quest’ultima attesta l’esito mediano.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver letto la decodificazione.

Domanda
Il sogno di Madalina sembrava semplice e invece si è rivelato complesso.

Risposta
Pienamente d’accordo!
La psicodinamica del trauma dell’aborto è simbolicamente chiara, ma sottende un’interpretazione occulta e profonda che riguarda la sfera affettiva di Madalina, un riattraversamento del suo sentirsi amata da bambina, da donna, da madre.

Domanda
Può essere più chiaro?

Risposta
Madalina non si è sentita abbastanza amata e ha delle carenze affettive, legate a una madre vissuta fredda e a un padre vissuto assente che l’hanno indotta a essere conflittuale nel dare e nel ricevere sentimenti d’amore. Da donna e da madre ha mantenuto un contrasto proprio nel vivere questa sfera sentimentale.

Domanda
Qual’è lo psicodramma del travaglio e del parto?

Risposta
Il “fantasma di morte”, la possibilità di morire durante il parto produce un’angoscia che supera la realtà del travaglio doloroso. Ma questo marasma psicofisico non avviene soltanto alla fine, ma si svolge durante la gravidanza e si accentua man mano che si avvicina il parto. Durante la gestazione il fantasma si presenta come rifiuto dell’invasività del feto e come desiderio di liberarsene e di ritornare allo stato normale. Lo “stato limite” è implicito in queste “sindromi” di rifiuto della gravidanza, perché la donna perde in parte il contatto con la realtà.

Domanda
C’è ancora altro?

Risposta
Certo. Bisogna considerare che la donna madre è chiamata a rievocare tutta la sua sfera affettiva e tende istintivamente a ripetere le modalità vissute o a fare l’esatto contrario. Questo modo è tutto da scoprire anche in base a quanto ha sofferto durante il parto e a come il “fantasma di morte” ha lavorato l’economia delle tensioni.

Domanda
Sta parlando della “psicosi post partum”?

Risposta
Sì! Il rifiuto del figlio e l’aggressività nei suoi confronti sono il risultato di un conflitto psicodinamico tra la pulsione di vita e la pulsione di morte, Eros e Thanatos. Dopo il parto il quadro psicopatologico rientra, ma resta nella donna una sensibilità paranoica perché la gravidanza, il travaglio e il parto ridestano il nucleo psichico incamerato nel primo anno di vita.

Domanda
Come si risolve l’angoscia di morte durante la gravidanza?

Risposta
Una seria psicoprofilassi al parto consente di elaborare l’angoscia di morte e di razionalizzarla magari in sedute di gruppo.

Domanda
Quali disturbi psicosomatici può avere Madalina?

Risposta
In riguardo all’affettività è naturale la bulimia, in riguardo al trauma e al senso di colpa è altrettanto naturale la crisi di panico.

Domanda
Può spiegare meglio la “scissione dell’imago” e la “scissione dell’Io”?

Risposta
Sono entrambi meccanismi di difesa dall’angoscia gestiti dall’Io. La “scissione dell’imago” consiste nell’attribuire allo stesso oggetto un’immagine positiva e rassicurante e un’immagine negativa e terrificante senza possibilità di conciliazione: seno buono e seno cattivo della madre che equivale alla madre vissuta come protettiva e alla madre vissuta come non accudente. La “scissione dell’Io” si attesta in una divisione tra un Io che resta in contatto operativo con la realtà non disturbante e in un’altra parte dell’Io che perde ogni contatto con la realtà per ciò che essa rappresenta di angosciante. La “scissione dell’imago è ai limiti tra nevrosi e psicosi, la “scissione dell’Io” è l’ultimo baluardo contro l’esplosione psicotica.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La “regressione” è un processo psichico di difesa che sviluppa un movimento libidico oggettuale invertito rispetto alla direzione normale ed evolutiva a causa di una frustrazione o di una angoscia ingestibili dalla coscienza e non passibili di “rimozione”, per cui si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato non compatibili con la realtà psico-esistenziale in atto.
Esistono tre tipi di dinamica regressiva, la “topica”, la “temporale”, la “formale”.
La “regressione topica” consiste in un percorso retrogrado dell’eccitazione nervosa come nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità, essa ritorna indietro ed attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali e allucinatorie (fantasmi ed aspetto immaginifico del sogno). Il cammino libidico invertito è sincronico e spaziale ossia avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.
La “regressione temporale” comporta la ripresa delle tappe superate del modo di organizzazione della “libido”. Questa tesi poggia sul postulato di uno sviluppo psichico diacronico ossia per tempi e fasi dell’individuo e di una relazione con i meccanismi di difesa predominanti in ciascuno stadio evolutivo. Implica anche diversi livelli di funzionamento dell’Io i quali si manifestano negli aspetti della relazione oggettuale.
La “regressione formale” presenta modi di espressione arcaici che sostituiscono modalità espressive più evolute come l’agire al posto di pensare, l’allucinazione al posto della rappresentazione del desiderio.
Queste sono le tre forme classiche della “regressione”. Esse comportano la presenza di un apparato psichico e di un processo maturativo evolutivo e di determinate modalità funzionali dell’attività psichica.
Il fenomeno del sogno comporta la regressione topica e la formale, la prima con le allucinazione, l’altra con i modi di espressione primari.

In conclusione…quale consolazione musicale e culturale per Madalina?
Quanto mai attiguo alla sua psicodinamica si rivela il testo musicato “L’amore mi perseguita” di Federico Zampaglione, cantato insieme a Giusy Ferreri e particolarmente significativo nel descrivere la paranoia benevola e ossessiva del sentimento d’amore.
Un’adeguata riflessione tra il testo del sogno e il testo della canzone è utile e sorprendente.

L’AMORE MI PERSEGUITA

La ragione cade giù
davanti ad un amore
che non sa capire più
dove vuole andare.
Sei per me,
sei per me
l’impossibile pensiero che mi porta via con sé
e non è, non è retorica
quando dico che il tuo amore mi perseguita,
mi perseguita.
L’amore mi perseguita
e mi perseguita,
l’amore mi perseguita.

Come è fredda la realtà
quando hai un chiodo dentro al cuore.
Io potevo averti qua,
ma il destino è andato altrove.
Sei per me,
sei per me
il costante desiderio che mi porta via con sé
e non c’è più una logica
quando dico che il tuo amore mi perseguita,
mi perseguita.
L’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita.

E nel traffico del cuore
cerco invano un po’ di pace,
ma l’amore è più tenace, più di me.
E dovrei lasciarmi andare
e così ricominciare,
ma è l’amore che mi tiene qui con sé
e mi riporta a te,
e mi riporta a te.

La ragione cade giù
davanti ad un amore.
L’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita
mi perseguita,
l’amore mi perseguita
e mi riporta a te.

 

 

BEATO TRA LE MOGLI DEGLI AMICI

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Egregio dottore,
ho sognato di essere giovane e di trovarmi in compagnia di amici e io avevo un’intesa sessuale con le loro mogli.
Dopo mi trovo in treno e sempre in compagnia di belle donne giovani e provo una fortissima eccitazione sessuale e mi apparto nello scompartimento del treno con una mia amica, moglie di un mio amico.
Davanti a tutti gli altri consumiamo le nostre voglie in tutte le forme e io ricordo che avevo, scusi la volgarità, il cazzo durissimo.
A questo punto il treno arriva alla stazione e si ferma.
Io scendo tra la calca, ma dimentico lo zaino militare nello scompartimento.
Tento di prenderlo prima che il treno riparte, ma sono ostacolato dalla gente che m’impedisce di saltare sul treno.
Angosciato mi sveglio.”

Questo è il sogno di Pietro.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Pietro propone temi chiari che camuffano significati oscuri. Il “contenuto manifesto” tratta di erotismo e di sessualità, ma il “contenuto latente” tratta di angosce depressive, di forti bisogni affettivi e protettivi.
Esemplifico: un rapporto sessuale in sogno si manifesta simbolicamente in un semplice infilare un dito in un anello. Sognare senza mezzi termini un rapporto sessuale si traduce simbolicamente in una modulazione di investimenti squisitamente affettivi con richiamo regressivo alla figura materna. Se, di poi, si aggiunge un treno in questo contesto apparentemente godereccio, si evoca il “fantasma” di perdita maturato nella primissima infanzia con tutto il corredo delle angosce depressive, come si diceva in precedenza.
Potevo intitolare in maniera immediata e tecnica il sogno di Pietro “la depressione tra seduzione ed erotismo”, ma ho preferito la versione ironica “beato tra le mogli degli amici” per non appesantire il quadro e mettere in risalto le proprietà farsesche del sogno.
Inoltre, il sogno di Pietro esemplifica la capacità del “processo primario”, la modalità di pensiero responsabile dell’attività onirica, di proporre angosce in maniera gestibile dal sistema psichico e di consentire la razionalizzazione delle stesse al fine di emanciparsi dai residui del passato integrandole nella “organizzazione psichica reattiva” deprivate della carica dinamitarda che tanto fa star male e tanto ostacola la normalità relazionale e la gioia della vita corrente.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“ho sognato di essere giovane e di trovarmi in compagnia di amici e io avevo un’intesa sessuale con le loro mogli.”

Il sogno di Pietro esordisce con la nostalgia della giovinezza e con il pacato dolore del tempo andato e mai abbastanza vissuto, sempre secondo il solito “senno di poi”: “essere giovane”. Pietro esibisce immediatamente un “fantasma depressivo di perdita”, ma lo compensa con una serie di desideri di socializzazione, “in compagnia di amici”, di complicità e di fusione affettiva, più che sessuale, all’interno di una cornice di truffa sociale, “un’intesa con le loro mogli”. “Intesa” equivale simbolicamente a “mi dirigo”, “tendo”, “investo libido”. Pietro è particolarmente attratto dalla figura femminile, ma a livello affettivo e protettivo, a livello di “affinità elettiva” più che sessuale.
Gli amici possono stare tranquillissimi nell’affidare le loro mogli a Pietro.
“Affinità psichica elettiva” significa che Pietro ha una sensibilità spiccata verso l’universo femminile, ma non in valenza sessuale e “genitale”, ma per corrispondenza d’amorosi sensi. La sua “androginia” psichica ha la “parte femminile” particolarmente dilatata ed esercitata. Di conseguenza, Pietro si esalta facilmente a contatto con l’elemento prediletto, le donne e il loro mondo intimo e privato. La “parte psichica maschile” di Pietro resta nei limiti della normalità. Il tutto non dispone verso un’omosessualità di Pietro, ma significa che ha avuto un particolare rapporto con la madre nella primissima infanzia e su di lei ha investito specifici bisogni e precise paure che da adulto soddisfa ed esorcizza con le donne, le donne degli altri per la precisione.
La “moglie” rappresenta simbolicamente la donna navigata nel ruolo ed esperta nel compito, la donna matura e ricca di varia e variegata esperienza: latinamente “mulier”.

“Dopo mi trovo in treno e sempre in compagnia di belle donne giovani e provo una fortissima eccitazione sessuale e mi apparto nello scompartimento del treno con una mia amica, moglie di un mio amico.”

Ecco il rafforzamento del simbolo depressivo e del “fantasma di perdita”, il famigerato “treno”. Anche la “affinità psichica elettiva” si rafforza perché Pietro si trova “in compagnia di belle donne giovani” a conferma che “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e a conferma di quanto si è detto in precedenza.
Ma ancora di più: “provo una forte eccitazione sessuale” dal momento che il coinvolgimento emotivo e l’investimento di “libido” è di forte spessore e di alta intensità. La “parte psichica femminile” di Pietro va in brodo di giuggiole, “fortissima eccitazione sessuale”, quando si trova in sintonia empatica con la bellezza e la giovinezza femminili. Pietro è “l’alter ego” maschile per le donne e le donne sono per lui altrettanto, “l’alter ego” femminile. Si tratta di una psicodinamica diffusa e istruita normalmente dalle donne bisognose di complicità e dagli uomini affascinati da se stessi, i narcisisti, quelli che si specchiano nella femminilità di una donna: “mi apparto nello scompartimento”.
Il tutto è bellissimo, però e purtroppo il vizio di base del sogno è il “treno”, il simbolo depressivo. Pietro esorcizza le sue angosce di perdita ricorrendo al suo “narcisismo” e specchiandosi nelle donne per dare forza e valore a se stesso. Si apparta nella truffa all’amico e a se stesso. La sua “parte psichica femminile” è la vitalità di un qualcosa che finisce e che si perde, la giovinezza. Pietro usa il possessivo “mio” e “mia” con facilità estrema, “mia amico” e “mio amico”, al di là di quello che sta combinando. Sembra un truffatore, un seduttore, un “dongiovanni” e, invece, è l’uomo più tormentato del quartiere.

“Davanti a tutti gli altri consumiamo le nostre voglie in tutte le forme e io ricordo che avevo, scusi la volgarità, il cazzo durissimo.”

Pietro è veramente scatenato in sogno e manifesta tutto il suo bisogno di consumare le voglie nel “potere” di quello di cui si scusa e che fondamentalmente significa bisogno di avere tanto “potere”,”la volgarità, il cazzo durissimo”.
“La lingua batte dove il dente duole” dice giustamente la saggezza popolare e il dentista.
E’ proprio il “davanti a tutti gli altri” a tradire il vero significato del suo “consumiamo le nostre voglie” e addirittura nell’esagerazione di “in tutte le forme”.
Una cosa è certa: Pietro e le sue donne, maritate e signorine, deflorate e illibate, non stanno facendo alcunché di sfacciatamente intimo e di spiccatamente erotico, ma hanno un’intesa che non ingelosisce nessuno, una sintonia d’amorosi sensi, un’empatia spiccata e, di conseguenza, una simpatia immediata. Pietro e le sue donne “soffrono insieme”, si trovano e servono l’uno all’altro nel gioco sociale della francese “confiance”. Decisamente Pietro è un grande amicone e un gran simpaticone, ma non è certo un gran puttaniere.

“A questo punto il treno arriva alla stazione e si ferma.”

Ah, “il treno”!
Oltre l’inganno del “tutte le donne in tutte le forme”, anche il danno di un “fantasma di perdita”, un tratto depressivo che è il vero perno del sogno di Pietro e della sua relazione con l’elemento naturale femminile.
La “stazione” è un’aggravante delle angosce depressive dal momento che segna anche la fine del percorso, una tappa che non significa la soluzione della pulsione fusionale di Pietro, ma un rafforzamento del “fantasma di perdita”.
La “stazione” è incorporata simbolicamente nel “treno”.
Il treno che “si ferma” non risolve, ma rafforza la sofferenza depressiva di Pietro.
A questo punto non resta che vedere l’evoluzione del sogno per trovare la conferma di essere nel giusto con la decodificazione dei simboli e del contesto onirico.

“Io scendo tra la calca, ma dimentico lo zaino militare nello scompartimento.”

Pietro era ben armato della sua “parte psichica femminile”, lo “zaino” giustamente reso virile da “militare” e grazie al quale aveva intrallazzato nello scompartimento in tutti i modi e in tutte le forme con le sue amiche, le mogli dei suoi amici.
Adesso Pietro è sceso e si trova “tra la calca”, nella volgarità della gente comune e convenzionale, tra le mille acrobazie della vita quotidiana, in mezzo ai dolori della convivenza e alle angosce della possibile solitudine. La “calca” può essere intesa anche a livello profondo come il corredo dei suoi tormenti e delle sue fobie, delle sue ansie e delle sue angosce. Pietro non ha le difese maschili, “militare”, quando si trova in mezzo alla folla e alla gente qualunque. Senza il rapporto privilegiato con l’universo femminile Pietro è smarrito e non sa che pesci pigliare.

“Tento di prenderlo prima che il treno riparte, ma sono ostacolato dalla gente che m’impedisce di saltare sul treno.”

Nonostante la sua natura depressiva, il rapporto di Pietro con le donne è nettamente vitale e vitalizzante, antidepressivo per l’appunto. Resta da rivedere la sua posizione con I’universo femminile e la sua incapacità a investire “libido genitale” superando quel fondo di paura di perdita e di solitudine: “tento di prenderlo prima che il treno parte”.
Pietro presenta un rapporto con la madre da evolvere e, nello specifico, da dipendenza affettiva in autonomia psichica. In tal modo Pietro può assimilarsi ai maschi senza vivere il bisogno di offenderli con la seduzione delle loro donne o delle loro mogli. E’ necessario che Pietro maturi quell’aggressività sana e quella competizione salutare vivendo in mezzo alla gente, senza il treno e senza la madre. In caso contrario si dovrà appagare di rapporti meramente platonici tra la sua “parte psichica femminile” e le donne degli altri: “sono ostacolato dalla gente”. Deve non cadere in depressione e deve vivere in un mondo difficile senza esaltazioni e differenziazioni inutili, come gli altri, quella “gente che m’impedisce di saltare sul treno”.
Pietro in sogno si è diagnosticato e si è dato la giusta psicoterapia in termini simbolici.

“Angosciato mi sveglio.”

Dice lui stesso di cosa soffre e cosa il sogno gli ha procurato.
Altro che scopate alla grande in culo agli amici e in complicità con le loro donne!
L’angoscia è legata al vivere, al competere e alla mancata risoluzione dei rapporti gratificanti con la figura materna, la prima donna della sua vita, quella che lo ha accudito e sostenuto nella sua prima formazione.
Ora è tempo di saltare fuori dal nido e di volare.
Un sogno conflittuale si è concluso bene.

PSICODINAMICA

Il sogno di Pietro verte sulla psicodinamica di emancipazione affettiva dalla figura materna in riferimento alla relazione con le donne. Pietro si colloca in maniera solidale e complice, investimenti di “libido narcisistica” e in esaltazione della “parte psichica femminile” della sua “androginia”, verso le mogli degli amici dimostrando un conflitto con l’universo maschile. La psicodinamica si svolge secondo le trame oscure di un’istanza depressiva, un “fantasma di perdita ” legato all’angoscia infantile di perdere l’affetto e le premure della madre. Nella fase finale del sogno Pietro recupera e con sofferenza s’inserisce nel turbinio della vita moderna. Resta, purtuttavia, da maturare la “posizione genitale” negli investimenti di “libido”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate in servizio dal sogno di Pietro sono l’Io, l’Es e il Super-Io.
L’istanza consapevole e razionale “Io” è presente in “io ricordo”.
L’istanza pulsionale “Es” è intrinseca in “provo una fortissima eccitazione sessuale” e in “avevo, scusi la volgarità, il cazzo durissimo” e in altro.
L’istanza censoria e limitante “Super-Io” è visibile in “sono ostacolato dalla gente”.
Le posizioni psichiche chiamate in causa sono la “orale” in “io avevo un’intesa sessuale con le loro mogli”, la “fallico-narcisistica” in “avevo, scusi la volgarità, il cazzo durissimo” e in “mi apparto nello scompartimento del treno con una mia amica, moglie di un mio amico”.
La “posizione psichica genitale” si lascia intravedere in “dimentico lo zaino militare nello scompartimento”.
La “posizione edipica” è richiamata dalla psicodinamica del sogno e si lascia supporre come sua condizione. Inoltre è chiamata in causa la figura materna per quanto riguarda l’empatia con le donne e la figura paterna per quanto riguarda la mancanza di forza e sicurezza nelle relazioni affettive.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa usati da Pietro nel sogno sono la “rappresentazione per l’opposto” ossia l’espressione del suo desiderio di solidarietà e complicità con le donne al posto della paura e della diffidenza nei riguardi dell’universo femminile, fattore psichico legato a un complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza, a una mancata maturazione della “posizione e della libido genitali”.
La “condensazione” è presente in “mogli”, “compagnia” e in altro.
Lo “spostamento” è ben visibile in “treno”, “stazione” e in altro.
La “drammatizzazione” è evidente in “Tento di prenderlo prima che il treno riparte, ma sono ostacolato dalla gente che m’impedisce di saltare sul treno.”
La “figurabilità” è chiara in “avevo, scusi la volgarità, il cazzo durissimo.”
Il processo psichico di difesa della “regressione” si manifesta in “ho sognato di essere giovane”.
Non c’è traccia del processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Pietro mette in chiara evidenza un nucleo “narcisistico” in difesa e in compenso di una mancata maturazione “genitale”, di cui s’intravede un tratto in formazione. La “organizzazione psichica reattiva” è prevalentemente “orale”: bisogno d’affetto e di protezione. Pietro va incontro alle donne evolvendo la relazione affettiva ed empatica con la madre, meglio una parte della sua “posizione edipica”.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Pietro sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “cazzo durissimo” e “calca”, la “metonimia” o relazione di senso in “stazione” e “treno”, la “iperbole” o esagerazione “Davanti a tutti gli altri consumiamo le nostre voglie in tutte le forme”, la “enfasi o forza espressiva ed esaltazione in “provo una fortissima eccitazione sessuale e mi apparto nello scompartimento del treno con una mia amica, moglie di un mio amico.”

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un’immaturità della “posizione psichica genitale” e della “libido” collegata, per cui Pietro non riesce a relazionarsi in maniera sentimentale e affettiva con l’oggetto del suo desiderio, le donne. Se si aggiungono le paure abbandoniche e le angosce depressive del “fantasma” elaborato nella prima infanzia in riferimento privilegiato alla figura materna e agli accudimenti della stessa nei riguardi del figlio, il quadro diagnostico è completo.

PROGNOSI

La prognosi impone a Pietro di maturare l’approccio e il vissuto nei riguardi delle donne, di fidarsi e di affidarsi per poter realizzare una relazione d’amore corretto e per costruire la sua vita sentimentale e sessuale. Bisogna superare la “posizione narcisistica” e adire alla “genitale”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nello strutturarsi della “psiconevrosi depressiva” e nel suo degenerare in isolamento: caduta della qualità delle relazioni e della vita sessuale.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA
In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pietro è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante, “resto diurno”, del sogno, “resto notturno”, di Pietro è collegata a un’esperienza pomeridiana con una donna o con la madre.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Pietro è autoreferenziale con valenza depressiva. Pietro parla di sé con fare narcisistico ben occultando la sua angoscia di perdita.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Pietro richiama le teorie sulla depressione e sul narcisismo, teorie che si sprecano ma non spiegano adeguatamente i sentimenti d’amore e l’istinto sessuale. Meglio di tutto e di tutti io mi pregio di presentarvi un poeta popolare nella sua semplice canzone didattica intitolata “la regola dell’amico”. Ognuno ci tragga quello che vuole, perché tutto il resto non serve e non conta.
Pietro sappia che se vuole essere amico di una donna non ci combinerà mai niente, perché lei non potrebbe rovinare un così bel rapporto.
Vai Max!

 

LA MAGIA NEL SOGNO E LO STALLO DI COPPIA

red-wine-632841__180

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con il mio ragazzo in treno e stiamo tornando da un viaggio.

Scendiamo di nascosto e di notte per non pagare il biglietto.

E’ giorno e ci troviamo a una fermata del bus, di poi a casa della mia vicina e siamo in tanti.

A un certo punto qualcuno apre una bottiglia di vino bianco e ne versa in un bicchiere riempiendolo. Dopo, nello stesso bicchiere versa anche del vino rosso. La quantità rimane uguale, ma cambia il colore.

Credo che facciamo un brindisi.”

Questo è il sogno di Lula.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno verte sempre e solamente sulla realtà psichica in atto e la manifesta alla sua maniera, secondo le modalità di pensiero del “processo primario”, l’umana modalità che si evolve intatta dalla primissima infanzia senza superamenti e sostituzioni, ma in associazione successiva e progressiva alle modalità logiche del “processo secondario”. Giambattista Vico aveva scritto espressamente nella sua opera “Scienza nuova” che “gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura.” Correva il secolo diciottesimo post Cristum natum. Lula sta attraversando una crisi di coppia e il suo sogno elabora in forma simbolica e secondo principi magici questo momento della sua vita.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo con il mio ragazzo in treno e stiamo tornando da un viaggio.”

Si presenta la coppia in un contesto critico, il “treno”, un simbolo di distacco depressivo che include un “fantasma di morte”, anche se associato a una simbologia vitale e degna di interesse, il “viaggio”. Quest’ultimo attesta della vita che scorre e che si vive con curiosità e fascino, con interesse e attrazione. Anche se la coppia sta tornando da un viaggio, la simbologia del “treno” prevale sulla simbologia del “viaggio”, ma allevia l’intensità della crisi di coppia.

“Scendiamo di nascosto e di notte per non pagare il biglietto.”

La trasgressione si condensa nel “di nascosto” e nel “non pagare il biglietto”, cosi come la “notte” è amica degli innamorati secondo la voce popolare e secondo il sogno. Lula e il suo ragazzo coniugano una crisi affettiva con la complicità nell’agire. La “notte” rappresenta simbolicamente lo stato crepuscolare della coscienza con la caduta della vigilanza dell’”Io” e il conseguente abbandono alle emozioni e alle passioni. Di rilievo benefico è l’infrazione al “Super-Io”, il non aver ottemperato al pagamento del tributo, una deroga ai dettami dell’Etica ufficiale che ci sta sempre bene in un contesto di coppia. In questo quadretto onirico la coppia c’è e senza crisi.

“E’ giorno e ci troviamo a una fermata del bus, di poi a casa della mia vicina e siano in tanti.”

La “fermata del bus” ripropone un qualche blocco, un certo qual disguido, qualcosa che non va nella coppia, anche se essa agisce in un contesto sociale allargato. Il “giorno” dopo la “notte” attesta il ritorno alla razionalità e alla vigilanza dell’”Io” e l’accantonamento temporaneo delle passioni.

“A un certo punto qualcuno apre una bottiglia di vino bianco e ne versa in un bicchiere riempiendolo. Dopo, nello stesso bicchiere versa anche del vino rosso. La quantità rimane uguale, ma cambia il colore.”

Ecco che si profila in sogno la magia, il pensiero magico di cui è ricco il nostro mondo bambino e che il nostro mondo adulto non ha dimenticato: il mistero del bicchiere di vino. Il “qualcuno” è l’alleato di Lula, la parte psichica che Lula ha traslato per stemperare la tensione nel sogno e per evitare che diventi angoscia. Il “vino” è simbolo della variazione dello stato di coscienza, del bisogno di lasciarsi andare e di disimpegnarsi dalla stressante quotidianità. Il vino è un simbolo atavico, così come la vite è la pianta arcaica più benefica. A livello psichico succede che il “Super-Io” annulla la sua funzione di censura morale e l’”Io” attenua il controllo sulle pulsioni dell’”Es”. In questo quadro di disimpegno avviene la magia: “la quantità rimane uguale, ma cambia il colore.” Il sogno di Lula va contro la Logica e contro la Fisica dei liquidi, ma simbolicamente spiega la dialettica amorosa di coppia che è in atto: uno dei due è nella coppia, ma non investe la sua “libido genitale”, è presente in parte ma non è coinvolto nel progetto globale di coppia. Il “bianco” ha dato tutto per riempire il bicchiere, per cui si può affermare che sia il “rosso” a essere parzialmente nella coppia perché il colore cambia nel bicchiere, ma nella coppia manca l’apporto di uno dei due. Il cambiamento del colore attesta che la coppia c’è, vedi il mescolamento del “vino bianco” e del “vino rosso”, ma manca una quantità della “libido” investita. Il difetto è nella quantità e non nella qualità. Qualcuno non ci mette il suo e non fa la sua parte. Il “bicchiere” è simbolo della recettività sessuale femminile in linea con la variazione dello stato di coscienza rappresentata dal vino e in sintonia con la complicità di coppia evidenziata in precedenza.

“Credo che facciamo un brindisi.”

 In uno stallo di coppia c’è poco da brindare e Lula lo conferma con il suo “credo”, decisamente una mancanza di entusiasmo e una consapevolezza di crisi.

PSICODINAMICA

 La coppia è in stallo. L’interazione dinamica dei simboli attesta che sussiste una caduta degli investimenti della “libido genitale” da parte di un membro della coppia. Lula esprime nel suo sogno il disagio di un blocco, quanto  meno di un rallentamento nell’evoluzione delle dinamiche e degli investimenti di coppia.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Lula sono presenti ed efficaci le istanze psichiche dell’”Io”, dell’”Es” e del “Super-Io” e rispettivamente in “la quantità rimane uguale”, la “notte” e il “vino”, “non pagare il biglietto”. Dominante risulta la “posizione genitale” negli investimenti della “libido”:” mi trovo con il mio ragazzo”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la traslazione”. Non sono presenti i processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Lula evidenzia un tratto depressivo nell’organizzazione reattiva: “mi trovo con il mio ragazzo in treno”.

FIGURE RETORICHE

Nel sogno di Lula è dominante la figura retorica della “metonimia”: “vino”,  “treno”, “viaggio”, “biglietto”, “bicchiere”.

 DIAGNOSI

 La diagnosi esprime un tratto depressivo legato a uno “stallo di coppia”. La causa si attesta nella caduta degli investimenti di “libido genitale”.

PROGNOSI

 La prognosi esige che Lula superi questa sensibilità alla perdita affettiva attraverso un’attività funzionale al superamento della crisi in atto. In primo luogo deve migliorare la comunicazione esponendo i dubbi e le perplessità e superando le paure di solitudine e l’angoscia abbandonica. Necessita interlocuzione in uno stallo di coppia per riformularsi e ripartire. La “sindrome di convenienza” non è mai auspicabile in una dinamica di coppia.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ristagno della “libido genitale” e nella conseguente innervazione delle energie nelle funzioni organiche con disturbi psicosomatici. Il logorio psichico aggrava lo “stallo di coppia” e acuisce la crisi in atto. Da tenere sotto controllo è il tratto depressivo smosso.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Lo “stallo di coppia” è la definizione, generale ma non generica, delle principali crisi di coppia. Lo “stallo” si attesta nella cessazione degli investimenti di “libido genitale”, l’energia matura e donativa che riconosce l’altro e non trascura di amare se stesso, cura se stesso e si prende amorosamente carico del partner. La “libido genitale” fa la sua parte nel superare le dipendenze psichiche e attesta l’autonomia conquistata oltre che il superamento delle pendenze edipiche ossia della relazione con i genitori. In questo quadro si attesta la maturazione psichica personale da portare di poi in coppia in maniera costruttiva e progettuale. In assenza di questa “posizione” donativa la Psiche regredisce alla “libido fallico-narcisistica” e si compiace della situazione in atto soltanto pensando al proprio utile e al proprio benessere. Amare significa investire “libido genitale”: cura, premura e piacere.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lula è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il “resto diurno”, la causa scatenate del sogno di Lula, può attestarsi in una sensazione o in una frustrazione del giorno precedente, una delusione anche minima ma che ha riproposto il problema e il conflitto.

SIGNORI, IN CARROZZA ! I TRENI DI LUCIA

locomotive-222174__180

“Lucia sogna spesso i treni, tanti treni e, come sempre, non riesce a prenderne neanche uno.

Le capita spesso di sognare mezzi di trasporto, soprattutto treni e navi o imbarcazioni in generale, ma in quest’ultime riesce a salire, sui treni quasi mai.

In alcuni periodi le capita di sognare spessissimo ascensori. Lucia si trova dentro e gli ascensori salgono, scendono, si muovono in orizzontale, spesso velocemente, e non si fermano mai provocandole una certa angoscia.”

Attendevo da tempo il sogno del “treno” e finalmente sono arrivati tanti treni nella stazione del mio “blog” e non da soli, ma in compagnia di navi e di ascensori e tutti in attesa di essere interpretati per ripartire. Una giornata fausta per la mia ricerca sull’essenza e sul significato dei sogni, perché il sogno di Lucia mi dà modo di approfondire le angosce collegate al “fantasma di morte” e di aprire, soltanto aprire, un tema complesso e ricco di implicazioni come quello della vita affettiva. Inoltre, il sogno di Lucia evidenzia come oggetti similari in quanto contenitori, il treno e la nave e l’ascensore, a livello simbolico sono diversi. Nella decodificazione procederò in maniera libertaria e senza costrizioni logiche e consequenziali, analizzerò i simboli singolarmente, operando le giuste riflessioni ed eventuali collegamenti psicoculturali man mano che si evidenzieranno. In conclusione, evincerò la psicodinamica in atto nel teatro onirico di Lucia.

Partiamo subito dal simbolo dominante e inquietante, il “treno”. Trattasi di un inequivocabile “fantasma depressivo di morte”. Il treno nello “Immaginario collettivo” appare nero, fumoso, sporco, fatto di freddo ferro, lugubre nella sua dominante funzione di trasportare da un punto all’altro in maniera coatta e, soprattutto, non si può pensare un treno senza binari. Questi ultimi, oltre al senso della costrizione spaziale e direzionale, condensano l’ineluttabilità meccanica di un cammino che porta alla fine temporale senza un fine progettuale: la vita trova la sua fine nella morte, escludendo altre possibilità e tanto meno altre fantasie creative sul tema come quelle offerte dalle religioni o dalle superstizioni. Lungo i binari si consumano le energie e si percorrono le ambizioni di ogni uomo. Il “treno” include simbolicamente la concezione pessimistica della vita, classica dell’Ottocento e del Novecento nell’arte e nella filosofia, dal “pessimismo cosmico” di Leopardi alla filosofia di Schopenhaeur, dal “simbolismo” di Munch all’esistenzialismo di Heidegger e di Sartre. Il treno è un simbolo culturale forgiato nella cultura occidentale e nelle società cosiddette tecnologicamente avanzate, un simbolo che s’innesta nell’archetipo, simbolo universale, della “Vita” e della “Morte”. Quindi la “Morte” si collega necessariamente alla “Vita” ed entrambe si collegano all’archetipo della “Madre”, al punto che non si può non essere d’accordo con le “cosmogonie” che proclamano il “principio femminile” come origine del “Tutto”, per cui la “Madre” è responsabile simbolica della “Vita” e della “Morte”.

Fino a questo punto il mito e la cultura.

Ma di quale morte stiamo parlando? Di quale morte stiamo speculando?

Si profila chiaramente la “morte in vita” e non la “morte in se stessa” o tanto meno la “morte dopo la morte”. Per quanto riguarda la “morte in vita” porgiamo un ossequio alla lezione filosofica ed esistenziale del grande Epicuro, vissuto a cavallo del quarto e terzo secolo “ante Cristum natum”, con la sua sintetica teoria in esorcismo della sua angoscia di morte: “quando c’è la vita, non c’è la morte e quando c’è la morte, non c’è la vita”. Sembra la scoperta  di Bracalone per il suo essere una semplice tautologia; in effetti si basa sul principio logico di Aristotele del “terzo escluso”: “o è A, o è non A”, “o è la morte o è la non morte” ossia è la vita. Ma Epicuro va oltre con le sue intuizioni sintetiche, insegnandoci la “atarassia”, la risoluzione delle angosce, per incarnare la migliore vitalità possibile dentro il nostro corpo attraverso la “edonè” (piacere) e la “aponia” (assenza di dolore). Epicuro era tanto avanti, non solo rispetto al suo tempo, ma anche rispetto a noi cosiddetti animali evoluti. Il grande Epicuro voleva significare che la morte non è una “erlebnis”, un’esperienza vissuta che si può conoscere e raccontare: tutt’altro!  Non essendo “erlebnis”, la morte non può avere parole e non può esser detta: “di ciò di cui non si può parlare”, (la morte), “si deve tacere”, dirà il grande Wittgenstein. Ciò non impedisce che si possa supporre un’essenza e una consistenza del fenomeno organico della morte, essenza e consistenza sempre legate a un contesto di materia vivente. Fin qui Epicuro.

Esiste, purtroppo, la “morte in vita” ossia la “depressione”, la pesante sindrome depressiva, la più subdola e infausta malattia della Psiche.

Ma cos’è la morte in vita? La “morte in vita” è la caduta degli investimenti e lo stallo della “libido”, la caduta dello “slancio vitale” quando l’energia ristagna e non si trasforma in risultati e in traguardi. A livello psicologico si traduce in una questione affettiva essenzialmente collegata alla perdita dell’oggetto d’amore e l’oggetto primario d’amore è la figura materna nella primissima infanzia. A questa irrimediabile perdita si collega la “psicosi

maniaco- depressiva”. Al “fantasma di perdita d’oggetto” si collega la depressione. Alla paura della perdita dell’oggetto si collega il tratto depressivo della formazione caratteriale, tratto che tutti da bambini abbiamo incamerato pensando semplicemente “ e se la mamma non torna più?” ,“e se la mamma mi lascia?”, “e se la mamma non mi vuole più bene?”

Ma cosa vuol dire tutto questo?

Il padre si può perdere senza grave danno, la madre non si può perdere senza pericolosi trambusti psichici.

Concludendo la disamina psichica e filosofica si attesta che la “morte in vita” è la depressione nelle sue varie forme e nelle sue varie intensità: la depressione nevrotica e la depressione psicotica, la depressione come tratto del carattere e la depressione come perdita di contatto con la realtà e assenza totale di emozioni: quest’ultima si attesta, dopo un periodo di pesante angoscia, in una realtà psichica freddamente metallica, al punto che la morte diventa la soluzione conseguente al precedente “quasi nulla”.

Meno male, quindi, che Lucia non riesce a prendere nessun treno!

“Lucia sogna spesso i treni, tanti treni e, come sempre, non riesce a prenderne neanche uno”. Questo non vuol significare che è esente dal “fantasma di perdita”, ma che il suo sistema psichico lo tiene sotto controllo. In generale questo non vuol significare che chi sogna di prendere un treno è candidato alla depressione e al suicidio. Tutto dipende sempre dal grado di consapevolezza e di dimestichezza che noi abbiamo con i nostri fantasmi: la salvifica autocoscienza, l’ambito e mai abbastanza raggiunto “sapere di sé”.

Lucia sogna anche le “navi e le imbarcazioni in generale, ma in quest’ultime riesce a salire, sui treni quasi mai”. E allora andiamo a sondare la simbologia delle navi e delle imbarcazioni in generale. La nave condensa fondamentalmente la vita e il vivere, l’esistenza e l’esercizio dell’esistenza, l’unità psicosomatica e gli investimenti della “libido”. La nave è un simbolo complesso per le notevoli implicazioni che comporta e per le tante interazioni che include. Si pensi al mare, al vento, alla tempesta, al cielo, alla protezione, all’avventura, alla gioia, al naufragio, al sole, alla notte, alla luna e chi più ne ha più ne metta. Decisamente Lucia ama la simbologia in grande stile, visto che sogna il “treno” e la “nave”; di certo non si accontenta dei simboli caserecci. Lucia  ama viaggiare, ama la vita intensa, le nuove esperienze e in particolare quelle significative e non banali, le emozioni a nastro e le conoscenze originali: una sapiente curiosità e una fervida attività. Ricordiamo che Ulisse navigava nel mar mediterraneo alla ricerca di Itaca secondo Omero, “per seguir virtute e canoscenza” secondo Dante Alighieri, nel mare delle parole secondo James Joyce. Interessante è, a tal proposito, la visione del film di Federico Fellini “E la nave va”, per capire cosa si può fare simbolicamente con una nave.

Ricapitolando, Lucia controlla il suo tratto depressivo e vive la sua vita con notevole interesse.

Tutto va bene fino adesso.

Ma ecco che arrivano gli ascensori, oltretutto strani e impazziti.

“Lucia si trova dentro e gli ascensori salgono, scendono, si muovono in orizzontale, spesso velocemente, e non si fermano mai provocandole una certa angoscia.”

L’ascensore, in quanto contenitore o grembo meccanico e metallico, condensa la figura materna nella sua funzione protettiva e oppressiva, il “fantasma della parte negativa e della parte positiva della madre”, la madre vissuta in maniera ambivalente perché chiamata a soddisfare i bisogni di onnipresenza dei figli e a riconoscere anche i loro bisogni di autonomia: la mamma che blocca e la mamma che libera. L’ascensore implica nel sogno di Lucia lo spazio e il dinamismo dei punti cardinali. L’ascensore che “sale” rappresenta la “sublimazione” della figura materna, la madre gradevolmente sacra e accettabile, la madre nobilitata nella sua funzione e collocata al di sopra di ogni sospetto: questo quadro sempre nei vissuti di Lucia e aldilà di come la madre è nella sua realtà. Non dimentichiamo che il sogno appartiene a chi sogna e non a chi si sogna.

L’ascensore che “scende” rappresenta la madre concretamente e umanamente vissuta, materialmente concepita nel suo corpo e nella sua mente,nei suoi pregi e nei suoi difetti, la madre reale e non la madre ideale o tanto meno la madre idealizzata.

L’ascensore che “si muove in orizzontale” rappresenta i vissuti del sistema  relazionale di Lucia sempre nei riguardi della figura materna. L’ascensore che va a “sinistra” attesta che il vissuto della relazione è regressivo, verte sul passato, è nostalgico, è sognante e sognato, è senso e sentimento, è oscuro e struggente, è crepuscolare e con un filo di logica. L’ascensore che va a “destra” attesta che il vissuto della relazione è reale e razionale, attuale e prossimo, progressivo e logicamente chiaro, maschio e robusto. Il fatto che gli ascensori vanno “spesso velocemente e non si fermano mai” attesta di una relazione nevrotica o conflittuale con la madre. E’ anche vero che la relazione madre-figlia improntata a correttezza e perbenismo è soltanto un’utopia. Ogni relazione madre-figlia è a sé stante, è unica ed eccezionale come la formazione del carattere di ogni persona vivente. Quindi non è questo il problema. La cosa più delicata e problematica è che Lucia si trova dentro l’ascensore e si lascia sballottare a destra e a manca dal fantasma della figura materna. Lucia non è uscita dal grembo materno, è dipendente dalla madre e non ha una sua autonomia psichica e questo non è dovuto alla madre, ma ai suoi bisogni affettivi.

Anche degli ascensori si è detto in abbondanza.

La prognosi impone a Lucia di acquisire una migliore autocoscienza portando a risoluzione il complesso di Edipo con il riconoscimento della madre e la consapevolezza che bisogna tendere all’autonomia psichica e soprattutto all’autonomia affettiva. La madre non deve essere vissuta come un rifugio o una capanna e come un limite o una prigione da cui evadere. Lucia deve mettere al posto giusto la madre dentro di lei e, nel far questo, può essere aiutata dalla figura paterna che nel sogno non compare o da una figura sostitutiva che certamente esiste.

Il rischio psicopatologico si attesta in una relazione eccessiva e conflittuale con la figura materna ispirata a dipendenza. La psiconevrosi edipica sarà di natura isterica con la conversione dei bisogni affettivi in pulsioni della sfera orale. La questione affettiva può portare a difficoltà e a conflitti relazionali  con le persone significative per eccessiva esigenza a loro carico.

Riflessioni metodologiche: come si nota il tema della morte innescato dal simbolo del treno comporta non soltanto la psicopatologia più delicata della sindrome depressiva, ma anche tematiche filosofiche e culturali antiche e moderne. Mi piace rievocare, per quanto riguarda la “dialettica vita e morte” con l’angoscia implicita, il mito di Er di cui Platone ha scritto nel dialogo “Repubblica”.

“Io ti riferirò il racconto d’un valoroso eroe, Er l’Armeno, nativo della Panfilia, che, caduto in battaglia, ritornò in vita e raccontò ciò che aveva visto. Le anime arrivano in un luogo alle estremità del cielo dove è sospeso il fuso della Necessità, che dà la spinta a tutte le rivoluzioni celesti … Attorno al fuso e a distanze uguali sedevano, ciascuna su di un trono,le tre Parche, figlie della Necessità, Lachesi, Cloto ed Atropo,vestite di bianco e con la testa coronata d’una benda: Lachesi canta il passato, Cloto il presente ed Atropo l’avvenire … Appena le anime furono arrivate, esse dovettero presentarsi a Lachesi. Un sacerdote assegnò a ciascuno il suo posto, quindi prese sulle ginocchia di Lachesi le sorti e le diverse condizioni umane..  Quando tutte le anime ebbero scelto, secondo l’ordine della sorte, la loro vita, passarono nello stesso ordine dinanzi a Lachesi che diede a ciascuna di esse lo spirito custode che si era scelto perché fosse guardiano durante la vita e aiutasse a compiere il suo destino. Questi condusse l’anima a Cloto, la quale con la sua mano che faceva girare il fuso confermò il destino che ciascuno si era dato. Dopo che l’anima ebbe toccato il fuso, il genio la condusse da Atropo per rendere irrevocabile ciò che era stato filato. Di qui andarono dritti verso il trono della Necessità  sotto il quale l’anima e il suo genio passarono insieme. Quando tutte le anime furono passate, esse si recarono per un calore insopportabile nel piano di Lete, l’oblio: questo è nudo di alberi e di tutto ciò che porta la terra. Qui, essendo venuta la sera, si accamparono sulle rive del fiume Ameles, senza affanni, la cui acqua non può essere contenuta da un vaso. Tutte dovettero bere una certa quantità di quest’acqua: quelli che ne prendono smoderatamente perdono ogni memoria del passato. Era la mezzanotte quando scoppiò un alto tuono, accompagnato da un terremoto: tutte le anime furono proiettate qua e là come stelle cadenti verso il luogo della loro nascita.”

Le riflessioni sono le seguenti: Platone ha fatto tornare Er per raccontarci quello che aveva visto dall’altra parte. La dea fondamentale è la “Necessità”, in greco “Anankè”, la madre di tutte le dee della “Vita” e della “Morte”, la necessità biologica. Lachesi, Atropo e Cloto sono femmine a conferma che il “Tutto”, nel bene e nel male, si origina da un “principio femminile”.