LA VERANDA DI MIA NONNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Cammino per il vialetto della villa al mare insieme a mia sorella e a mio zio. Sul margine vedo una gatta stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta. Il suo aspetto però non è sgradevole. Assomiglia ad un peluche e penso che non deve aver avuto una brutta morte. Lì intorno ci sono altri gatti.
Più vado avanti, però, più mi accorgo che la figura, oramai alle mie spalle, diventa sempre più grande e scura. Realizzo che è un cavallo nero e che è morto. Attorno a lui si aggirano gatti e cani, che iniziano a morderlo.
Non voglio guardare, affretto il passo, quando sento dei forti nitriti. Mi volto nuovamente e vedo il cavallo in piedi lottare furiosamente per scrollarsi di dosso gli altri animali.
Quelli però gli stanno sopra e vedo distintamente un cane lacerargli un lungo lembo di pelle, strappandogli un lamento.
Sento che non posso permettere che lo sbranino. Corro verso di loro e grido forte mettendo in fuga gli animali.
Al posto del cane, però, vedo un uomo, forse con un coltello in mano. Capisco che smetterà di opprimere il cavallo, ma mi sento in pericolo, temo che mi insegua.
Allora mi metto a correre e mi ritrovo sulla veranda di mia nonna. Non vedo altra via di fuga che attraverso i balconi, sicché mi preparo a scavalcare le ringhiere.
Mi rendo conto di sognare e penso che non è la prima volta che sogno fughe del genere.
Mi sveglio.”

Così ha scritto Sabino!

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Sabino definisce incubo questo sogno, ma in effetti non lo è perché il “contenuto manifesto” non coincide con il “contenuto latente”. Indiscutibilmente è un sogno molto intenso e ricco che ha disturbato e agitato notevolmente il sonno fino al progressivo risveglio. La qualità del sogno di Sabino è decisamente “cenestetica”, scatena i sensi e procura sensazioni, rasenta l’isteria nel suo movimento ricco di risvolti emotivi attraenti e dettato da simbologie magnetiche.
Per quest’ultimo motivo il sogno di Sabino merita il massimo dei punti sul “grado di purezza onirica” perché il “processo secondario”, la razionalità, ha potuto far poco di fronte alle tante elaborazioni simboliche del “processo primario”. Quest’ultimo ha avuto vita facile nel saltare di palo in frasca nello sviluppo del tema dominante ed è stato sempre pronto ad associare nuovi simboli alla psicodinamica in elaborazione: dalla donna, alla madre, al padre, alla nonna e a gran parte della “posizione edipica” con un andamento incalzante e recuperando la “posizione anale” con la connessa “libido sadomasochistica”.
Dopo questa premessa si può passare alla laboriosa decodificazione del sogno di Sabino.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Cammino per il vialetto della villa al mare insieme a mia sorella e a mio zio.”

Il sogno si preannuncia tranquillo con il suo allegro quadretto familiare, ma in effetti prepara tempi cupi per Sabino man mano che l’ermetismo dei simboli si snoda e prende corpo a livello emotivo. Per il momento si presentano gli alleati, coloro che sosterranno Sabino nelle sue traversie in ambito familiare, “insieme a mia sorella e a mio zio”, una femmina e un maschio. La “villa al mare” lascia intravedere un senso altolocato dell’Io.
Niente di speciale!

“Sul margine vedo una gatta stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta. Il suo aspetto però non è sgradevole.
Assomiglia ad un peluche e penso che non deve aver avuto una brutta morte.”

Sabino fa subito i conti con l’universo femminile, “la gatta”, e l’approccio non è dei migliori perché scarica la sua aggressività mortifera verso le donne, “stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta”. Sabino ha una qualche consapevolezza di questa ostilità verso l’universo femminile e i suoi dintorni, “capisco”, dal momento che lo recupera e si riconcilia dopo aver ridotto la carica vitale o isterica, “non è sgradevole” e “assomiglia a un peluche”. Sabino trova le donne particolarmente vivaci e prepotenti, ma non può fare a meno d’investirle della sua rabbia. La “libido sadomasochistica” della “posizione anale” lo soccorre nell’esternare la sua ironica misoginia, un sentimento fatto di apprezzamento e sarcasmo, di morbida delicatezza e di potente disistima: “penso che non deve aver avuto una brutta morte”.

“Lì intorno ci sono altri gatti.”

Sabino ci tiene proprio alle donne anche se non le valuta adeguatamente e le detesta nel profondo. Fuori è pieno di donne, la madre, la sorella, la nonna e le altre, gli “altri gatti”, quelle che vengono dopo nel tempo e nello spazio. Si conferma l’aggressività verso le donne di casa, della villa al mare per la precisione, e verso le donne dei dintorni: un’ambigua misoginia.
E dopo i “gatti” cosa ci riserva il sogno di Sabino?

“Più vado avanti, però, più mi accorgo che la figura, oramai alle mie spalle, diventa sempre più grande e scura.”

Sabino prepara in sogno il thriller con la creatività degna di un regista a metà rosa e a metà nero. “Alle mie spalle”, nel mio passato si profila una figura, una sagoma che pensava di aver conosciuto e razionalizzato, ma che in effetti aveva soltanto rimosso. Simbolicamente le “spalle” condensano il meccanismo principe di difesa dall’angoscia della “rimozione”. Ritorna in sogno, dal materiale psichico rimosso e che Sabino pensava di aver razionalizzato, una figura “sempre più grande e più scura”, una figura che si accresce man mano che si avvicina, man mano che affiora alla coscienza.
Signori e signore, Sabino è pronto a presentarci suo padre.
“Grande” è attributo del padre, “scura” rappresenta la “parte negativa” del “fantasma del padre”, il padre castrante, quello cattivo, l’orco delle fiabe, il lupo delle favole.
La minaccia paterna si ascrive alla “posizione edipica”, relazione conflittuale con i genitori, di Sabino.
Si prospetta per il protagonista un “Super-Io” rigido e severo.

“Realizzo che è un cavallo nero e che è morto. Attorno a lui si aggirano gatti e cani, che iniziano a morderlo.”

“Come volevasi dimostrare” o “tutti i salmi finiscono in gloria”!
E’ fuor di dubbio che si tratta del padre. Il simbolismo classico del “cavallo” esige la potenza e l’eleganza della figura paterna e, a tal uopo, vedi il “caso clinico del piccolo Hans” e della sua fobia dei cavalli in quel di Vienna agli inizi del secolo scorso e a firma di Sigmund Freud.
Dopo le donne, meglio la madre, Sabino scarica la sua aggressività mortifera nel padre, “è morto”. Sabino ha risolto la “posizione edipica” uccidendo il padre, una soluzione diffusissima, una soluzione nevrotica che si porta sempre dietro un forte senso di colpa da espiare in sintomi e difficoltà relazionali. Sabino non ha riconosciuto il padre e ancora ha strada da percorrere. Non basta aver ucciso ”un cavallo nero”, il padre elegante ed enigmatico. L’opera sacrilega di scempio non è compiuta, per cui Sabino espone il corpo del cavallo allo strazio di “cani” e “gatti”, di maschi e femmine, di tutti quelli che hanno da scaricare rabbia sul suddetto. In effetti, Sabino cerca alleanze affettive e condivisioni pulsionali per continuare a dormire e a sognare. I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “traslazione” e dello “spostamento”, oltre che della “condensazione”, sono usati abilmente nella figura del “cavallo”, ripeto, un classico della letteratura onirica.
Approfondendo, “i gatti e i cani”, rappresentano le pulsioni sadiche di Sabino e sono ascritte alla sua “androginia” psichica, la “parte maschile” e la “parte femminile” di cui si compone simbolicamente la sua “organizzazione psichica reattiva”, il vecchio carattere e l’altrettanto obsoleta personalità. Ricapitolando: la “posizione edipica” richiama in aiuto la “libido sadomasochistica” vissuta ed elaborata nella precedente “posizione anale”.

“Non voglio guardare, affretto il passo, quando sento dei forti nitriti. Mi volto nuovamente e vedo il cavallo in piedi lottare furiosamente per scrollarsi di dosso gli altri animali.”

Non voglio razionalizzare la mia “posizione edipica” e in particolare la mia aggressività verso di lui, sono “istero-fobico” e, allora, ho la buona illuminazione di rivedere il mio conflitto: “guardare”, “affretto”, “sento”.
Alla bisogna o all’uopo Sabino deve risuscitare il padre, pardon il cavallo, sentire dei “forti nitriti” degni di tanta bestia, ridare prestigio e forza al padre nei confronti dei violenti aggressori, Sabino “in primis” e tutto compreso. Degno di nota il “furiosamente per scrollarsi di dosso” in attestazione della grande stima che Sabino vive nei confronti del padre.
E’ una lotta impari, oltre che una guerra persa in partenza!
Meglio “toglierci mano”, come usano dire gli indolenti siciliani alludendo alle imprese difficili.
E’ anche vero che un padre così forte e capace ha creato non poca apprensione e paura nel figlio.
Sabino recupera il padre e lo valuta un abile lottatore e un tenace combattente. Sono in corso e sempre nello stesso sogno la rivalutazione edipica del padre e la comprensione del “fantasma” in riguardo alla sua interezza, “parte positiva” o padre buono e “parte negativa” o padre cattivo.
A violenza il padre di Sabino ha reagito con violenza superiore a conferma del suo potere e del ruolo di capo. Sabino coniuga il fascino con la paura.

“Quelli però gli stanno sopra e vedo distintamente un cane lacerargli un lungo lembo di pelle, strappandogli un lamento.”

Sabino è un abile contadino-sognatore perché prepara il terreno prima di seminarlo. Dopo la disfida con il padre e il riconoscimento della sua forza, come si usa nella cultura dei lupi, Sabino si ritaglia un ruolo altrettanto importante accorrendo in aiuto all’augusto e aulico genitore. Il “cane”, distintamente visto, rappresenta un rigurgito d’aggressività edipica di Sabino o un evento specifico di ordine traumatico che ha colpito la figura paterna secondo i vissuti del nostro candidato eroe, il sognatore Sabino. Il “lungo lembo di pelle” rievoca un qualcosa di chirurgico o, comunque, un trauma fisico. L’umanità del “cavallo” si condensa in quel meraviglioso “lamento”, una eroica e dignitosa consapevolezza dell’ineluttabilità del dolore e una riduzione d’onnipotenza.

“Sento che non posso permettere che lo sbranino. Corro verso di loro e grido forte mettendo in fuga gli animali.”

La coscienza di Sabino tocca un apice di generoso altruismo dopo tanta violenza perpetrata contro il nobile “cavallo” tramite “cani” e “gatti”. Adesso la coscienza morale si appropria della pulsione soteriologica: “non posso permettere che lo sbranino” equivale a “devo smettere di aggredirlo e di viverlo come il mio tiranno o, tanto meno, come il capo da eliminare”. D’impeto Sabino ha ucciso e con altrettanto impeto Sabino prende coscienza, “grido fortemente”, di tenere sotto controllo e, in tal modo, di risolvere ed eliminare le sue pulsioni sadiche, “gli animali”, nei confronti del padre. Questa è l’unica condizione per riconoscere il padre senza inutili conflitti e dolorose competizioni.
Ma attenzione alle sorprese!
Il sogno è infido da certi punti di vista e specialmente nel portare avanti i processi di disvelamento del “rimosso” e di reintegrazione psichica.
Vediamo le magiche acrobazie del sogno di Sabino.

“Al posto del cane, però, vedo un uomo, forse con un coltello in mano.”

Ecco la classica scena edipica del conflitto “padre-figlio” e della “castrazione psichica” antecedente all’accettazione e al riconoscimento del padre e, di poi, all’identificazione in lui. Trattasi di tappe psicodinamiche universali che vanno al di là della razza e della cultura. Il “cane” era la “traslazione” difensiva di Sabino che ha permesso al sonno e al sogno di continuare senza che il “contenuto manifesto” coincidesse con il “contenuto latente”: incubo e risveglio immediato per incapacità del “sistema neurovegetativo” di tollerare e di gestire la tensione nervosa accumulata e in atto. Meglio: perché scattasse l’incubo, bisognava mettere “al posto del cane” Sabino e “al posto dell’uomo” il padre pronto al rituale della castrazione.
Ricordo che il “coltello” è un classico simbolo fallico nel suo rappresentare il membro maschile in versione sadica e traumatica, deflorante con dolore.
Sabino ha rivisitato in sogno pari pari il suo “fantasma di castrazione”. Benedetto sia il sogno e le sue mirabili arti di rappresentazione delle nostre verità psicofisiche e delle nostre contorte psicodinamiche!

“Capisco che smetterà di opprimere il cavallo, ma mi sento in pericolo, temo che mi insegua. Allora mi metto a correre e mi ritrovo sulla veranda di mia nonna.”

Sabino è in piena presa di coscienza che la “posizione edipica” va risolta e che la relazione con il padre deve assumere i connotati di una proficua imitazione del meglio e di una generosa collaborazione. Sabino sa che deve identificarsi in lui per assumere posture psicofisiche maschili e che non serve avere vissuti astiosi e recriminazioni nostalgiche. Sabino sa che il presente psichico in atto è da tenere in grande considerazione ed è l’unico dato a cui appellarsi nel bene e nel male.
Questa è la la traduzione di “capisco che smetterà di opprimere il cavallo”, ma la questione non è ancora conclusa perché Sabino si trova adesso a fare i conti con i suoi sensi di colpa e con le paure collegate di espiazione degli stessi. Ed ecco che ritornano la “castrazione” e la paranoia di trovare ancora nel padre il suo polo persecutorio o l’oggetto della sua “libido sadomasochistica”: il ritorno del sintomo e la punizione per tanta infamia. Questa è la traduzione di “mi sento in pericolo, temo che mi insegua”.
La soluzione a tanti dilemmi e giuste paure è la relazione con la sostituta materna o con la “parte positiva del fantasma della madre”, la “nonna” e la sua “veranda”, la relazione affettiva di un certo grado e di una qual consistenza. La “nonna” è decisamente un equivalente materno esente da conflitti e solamente “positivo”. Essa funge nei bisogni profondi di Sabino come ammortizzatore dei conflitti non soltanto con la madre, ma soprattutto con il padre. Sabino ha elaborato e vissuto una “nonna androgina” in cui conglobare il padre e la madre.
La “veranda” condensa la recettività femminile in riguardo all’ordine affettivo, l’apertura e l’accoglienza, l’esenzione da legge e da tributo, la legge del sangue e della fusione, del ritorno alla protezione dopo l’espiazione della colpa. La nonna condensa il concetto giuridico dell’extraterritorialità.
Il “mi metto a correre” attesta della “psiconevrosi edipica” in atto, un conflitto fobico e depressivo che si traduce così: “se perdo gli affetti, dopo aver tanto peccato contro il padre e la madre, resterò solo”.
E’ oltremodo chiaro che Sabino deve necessariamente aggiustare il tiro nei riguardi dei suoi genitori.

“Non vedo altra via di fuga che attraverso i balconi, sicché mi preparo a scavalcare le ringhiere.”

Il “balcone” è il simbolo delle relazioni sociali più o meno significative e attesta della nostra disposizione psichica ad avere contatti con il prossimo. Una casa con tanti o con pochi balconi rivela il nostro grado di relazione e di investimento sugli altri, di coinvolgimento e di affabilità. A volte i “balconi” sono salvifici come vie di fuga da imbarazzi e da disagi interiori specialmente se la casa è molto stretta e impervia.
Sabino compensa le sue angosce con la “nonna” e soprattutto con la sua “veranda”, un sostituto genitoriale in tutti i sensi che con il suo affetto incondizionato va nell’immaginazione di Sabino oltre il lecito e il consentito, oltre il limiti e verso i mito.
“Scavalcare le ringhiere” è un uscire dal carcere edipico al fine di trovare figure sostitutive atte a compensare le angosce; la “nonna” è archetipo della “Madre”, la legge della Natura che viene prima della Cultura.

“Mi rendo conto di sognare e penso che non è la prima volta che sogno fughe del genere. Mi sveglio.”

Il sogno è stato ampio e intenso, ha trattato il decorso “edipico” dalla madre al padre con la compensazione della nonna, ma Sabino ancora fugge dalla risoluzione e istruisce qualche difesa destinata a cadere ma che ancor resiste come “resistenza”, incapacità a far emergere le giuste verità in riguardo alla madre e al padre. Necessita il giusto sviluppo per non avere riverberi nelle relazioni significative in atto e future. I genitori invecchiano e la nonna passa, per cui “fughe del genere” significano che il conflitto è aspro e duro ma è da risolvere.

PSICODINAMICA

Il sogno di Sabino sviluppa una vasta area della “posizione edipica” e riprende la “libido sadomasochistica” della “posizione anale” per sviluppare il conflitto con la madre e le donne maturando una difensiva “misoginia”. Di poi, il sogno verte sul conflitto edipico con il padre, una dialettica in via di risoluzione sotto la spinta dell’identificazione per acquisire identità psichica.
Procedendo, il sogno manifesta la compensazione di un sostituto materno e paterno nella figura mitica e androgina della nonna, superando i limiti e i blocchi di un rapporto convenzionale con un investimento di puro amore.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate sono l’Io, l’Es e il Super-Io. L’Io è manifesto in “mi accorgo”, “realizzo”, “capisco”, ”mi ritrovo”, “mi sento”, “mi rendo conto”.
L’Es è attivo in “gatta stesa in terra…morta”, “cavallo nero…morto”, “iniziano a morderlo”, “lacerargli”, “grido forte”, “coltello in mano”, “la veranda di mia nonna”. Il Super-Io è presente in “non posso permettere che lo sbranino”.
Le “posizioni psichiche” richiamate sono quella “anale” con la “libido sadomasochistica” e quella “edipica”: “una gatta stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta” e “ Realizzo che è un cavallo nero e che è morto”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno do Sabino sono la “rimozione” in “oramai alle mie spalle”, lo “spostamento” in “cavallo” e in “cane” e in “animali” e in altro, la “traslazione” in “un uomo, forse con un coltello in mano” e “nonna, la “condensazione” in “nonna” e “veranda” e “figura” e in altro. E’ presente il ritorno del rimosso in “Realizzo che è un cavallo nero e che è morto”. I processi psichici di difesa dall’angoscia della “regressione” e della “sublimazione della libido” non sono evidenti.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Sabino evidenzia un tratto “sadomasochistico” e “istero-fobico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” nettamente “edipica”.

FIGURE RETORICHE

Nel sogno di Sabino sono presenti molti simboli e di conseguenza le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” o rapporto di somiglianza in “nonna” e “gatta” e “cavallo” e “spalle” e “coltello” e in altro, la “metonimia” o relazione logica in “villa al mare” e “guardare” e “affretto” e “sento” e “veranda” e “balcone” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “scrollarsi di dosso” e “grido forte”.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una psicodinamica edipica conflittuale in atto con proiezione aggressiva di natura sadomasochistica nei confronti dell’universo femminile e del padre. La compensazione affettiva e protettiva viene traslata nella figura della nonna. La “traslazione” è un meccanismo di difesa dall’angoscia.

PROGNOSI

La prognosi impone a Sabino di portare avanti il processo di emancipazione dal padre e dalla madre e da figure similari, al fine di raggiungere un’autonomia psichica consentita dall’economia nervosa in atto. Sabino deve passare dalla soluzione infantile di “uccidere il padre e la madre” alla soluzione matura del “riconoscere il padre e la madre” tramite la comprensione dei vissuti legati alla sua storia familiare e alle figure che l’hanno popolata nel bene e nel male. Tale operazione di presa di coscienza porterà a vivere le relazioni affettive in maniera più libera e autentica senza incorrere in dipendenze di vario tipo e di vario genere.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una “psiconevrosi edipica”: “isterica” con conversioni somatiche, “fobica” con crisi di panico, “d’angoscia depressiva” con caduta del gusto nel vario esercizio della vita.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Subritte è “5” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Sabino si attesta nella dominanza emotiva del conflitto e nella provocazione di un fatto o di una riflessione.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica, come si diceva nelle “considerazioni” iniziali è decisamente “cenestetica”, scatena i sensi e procura sensazioni, rasenta l’isteria nel suo movimento ricco di risvolti emotivi attraenti e dettato da simbologie magnetiche.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Sabino è molto ampio e variegato, oltre che simbolicamente consequenziale. Ulteriori riflessioni non servono alla luce della ricchezza delle psicodinamiche e dei contenuti, per cui una nota canzoncina per bambini è più che opportuna, doverosa direi, per chiudere con un sorriso sciocco.

 

 

 

 

IO E UN ALTRO UOMO…( TADAN ! ! ! ) MIO PADRE

 

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa.E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.

Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.

Lì si definiscono i personaggi: una coppia etero per me sconosciuta, una mia amica con un altro ragazzo accanto (un amico mio che però non riesco a definire), io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.

Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.

Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Questo è il sogno di Gaia.

 DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

La “posizione edipica” si attesta nella triangolazione psicodinamica relazionale “padre, madre, figlio o figlia”, nella conflittualità iniziale e nell’identificazione successiva con il genitore dello stesso sesso, nell’attrazione libidica verso il genitore di sesso opposto. Queste tesi secondo un’accezione semplice e tradizionale. In effetti si tratta di un’evoluzione psichica prolungata e determinante per l’”organizzazione reattiva”, ex “carattere”, per la vita sessuale e affettiva, per l’autonomia psichica. La “posizione edipica” è una psicodinamica che inizia in maniera evidente dal terzo anno di vita. Se poi subentra anche il “sentimento della rivalità fraterna” per la presenza di un fratello o di una sorella, la ricchezza della virtuosa complicazione è assicurata. Bisogna precisare che, oggi come oggi, la teoria sull’identificazione psichica nel genitore dello steso sesso si è evoluta anche nell’identificazione nel genitore del sesso opposto in giustificazione dell’omosessualità e della scelta esistenziale consona. In sintesi la “posizione edipica” è determinante per l’identità psichica e per la libera espressione esistenziale della propria “organizzazione psichica reattiva”. Ancora proseguendo in questa introduzione, bisogna aggiungere che il sogno di Gaia pone la seguente domanda: è possibile che in una donna compiuta di trent’anni si presenti uno strascico consistente della “posizione edipica”? La risposta è affermativa. La “posizione edipica” non si supera mai del tutto, ma si conserva e si può realizzare in maniera traslata come ci suggerisce il sogno di Gaia.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Il sogno di Gaia è composto fondamentalmente dall’”Io” narrante e accomodante, per cui contiene la domestichezza di un prodotto psichico logicamente quasi perfetto, eccezion fatta per la presenza di qualche simbolo. Meno male!

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa. E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.”

Gaia esordisce con la sua vena estetica di grande valore e mostra in pochi tratti un bel paesaggio costellato di colori soffusi e intimi, di gioventù e di edonismo: “tanti altri ragazzi nella mia condizione”. Gaia è “di passaggio”, in chiara consapevolezza della sua evoluzione psichica, e da “viaggiatrice” seconda un’ottima visione dell’esistenza e del vivere. Gaia rievoca, ricorda, esprime in questa contingenza spazio-temporale quello che ha dentro. Il “colore dominante il grigio” e “la luce chiara e fioca, diffusa”, la pacatezza emotiva che fa da cornice al sogno. Del resto, Gaia ricorda e sviluppa in sogno una “dimensione psichica” che conosce molto bene e su cui ha operato le giuste riflessioni: il vissuto erotico e affettivo nei riguardi del padre, un benefico “fantasma” elaborato nella prima infanzia e ancora in atto “mutatis mutandum”, cambiando le cose che devono essere cambiate. Non è un sogno agitato, è un sogno degno di una donna sotto i trent’anni e alla ricerca di un uomo con cui intrattenersi o accompagnarsi nel cammino della vita. Non è un sogno che traligna nell’incubo e nel risveglio immediato alla luce della coincidenza del “contenuto manifesto” con il “contenuto latente”, “io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!). La “censura onirica” non funziona perché il vissuto edipico è sotto controllo nella vita cosciente della veglia. Del resto, quello di Gaia è un sogno elaborato da quasi sveglia, una “fantasticheria” rilassante che nell’oscillare dell’intensità del sonno mostra anche i simboli giusti per la decodificazione del mondo psichico profondo.

“Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.”

 Gaia procede in maniera narrativa secondo la metodologia estetica del miglior “neorealismo”. In questo caso bisogna stare attenti a non confondere i simboli con i concetti del racconto. Esempio: “fare un bagno” simbolicamente significa “catarsi” e purificazione dal senso di colpa, in questo caso è un semplice e logico fare un bagno in mare. Praticamente questo capoverso è un chiaro racconto che prepara l’avvento dei simboli e della psicodinamica edipica con i suoi annessi e connessi. Degna d’interesse è la modalità della funzione onirica di “drammatizzare” l’avvento del nucleo onirico: “la spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile!” Il termine inusuale “caletta” significa incavo o intaglio su metallo o legno. Nel nostro caso è usato metaforicamente come spiaggetta o piccola insenatura.

“Lì si definiscono i personaggi: una coppia…, una mia amica con un altro ragazzo…io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.”

Gaia scrive la breve ma succosa sceneggiatura del suo sogno, prepara i personaggi e annuncia lo psicodramma edipico. Si è già abbondantemente detto che il sogno di Gaia rievoca l’attrazione edipica nei confronti del padre. Quest’ultimo adesso è traslato nella figura di un altro uomo che “nella vita da sveglia è possibile che le piaccia” ma che “è più grande di lei per età”. Degna di nota è l’eleganza nell’ammettere il trasporto verso quest’uomo maturo o il blando senso di colpa. Gaia ha consapevolezza della sua “posizione edipica” per cui nel sogno non interviene la “censura”, come si diceva in precedenza. Gaia si tutela e trasla il padre nell’uomo che gli piace, un uomo più adulto di lei e che rievoca pari pari la figura paterna. Questa rievocazione spiega e definisce anche il cosiddetto “colpo di fulmine”, l’innamoramento folle o quasi folle che sorprende e colpisce tutti quelli che hanno avuto una madre o un padre degni del loro amore e di farsi pensare. L’uomo o la donna che ci fulminerà l’abbiamo ampiamente vissuta e immaginata da bambini attraverso le figure dei nostri genitori: “immaginazione creativa”.

 “Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.”

Non può mancare il risvolto erotico in un sogno che rispetta la sua natura edipica: “la sua schiena” condensa un feticcio intriso di virilità ed eccitazione per il complesso di maschilità. “Facciamo il bagno” contiene una simbolica intimità e seduzione, un preambolo erotico in una cornice estetica. Il “ricordo” è un rafforzamento nostalgico del senso e del sentimento.

“Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Ecco il lavorio mentale e il trasporto erotico! “La corrente comincia a portarmi via, ma io rimango calma..” conferma che i fantasmi legati alla  “posizione edipica” sono sotto controllo. Trattasi di una trasgressione neanche tanto pericolosa, una cosa che Gaia può permettersi. Viene fuori un tratto narcisistico marcato: “gli altri attorno a me”,tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa”. Gaia non perde la testa, Gaia sa ed è sicura di sé, ha coscienza e autocontrollo. Lo sforzo è grande, ma l’amor proprio e l’autostima hanno il sopravvento sulla corrente maligna. Il sogno è finito secondo le linee di una sana riflessione e di un’altrettanta sana disposizione al gusto della vita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gaia evidenzia in maniera discorsiva la “posizione edipica” e nello specifico l’attrazione psicofisica nei confronti del padre. Gaia esibisce una buona autoconsapevolezza e conferma che la “posizione edipica” si controlla ma non si supera mai perché è incastonata come un diamante nella “formazione reattiva”, il cosiddetto carattere e perché a livello psichico vale la legge di Lavoisier, la legge della conservazione della massa secondo la quale in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Correva il secolo diciottesimo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Gaia domina la “posizione edipica” in associazione a un trionfo della funzione razionale dell’”Io”. Una pulsione dell’”Es” è presente nel fare il bagno e nella schiena. L’autocontrollo è opera dell’”Io”, dell’istanza censoria del “Super-Io” neanche l’ombra.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

La “razionalizzazione” è dominante nel versante di “presa di coscienza” della variegata relazione con il padre e di autocontrollo. Non si presentano all’appello la “sublimazione” e la “regressione”. La funzione onirica si svolge secondo i meccanismi della “condensazione”, dello “spostamento”, della “drammatizzazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Gaia esalta un tratto “fallico-narcisistico” nel potere seduttivo ed erotico. Un tratto di “libido genitale”, disposizione sessuale matura, è presente nell’autogestione e nell’autocontrollo.

FIGURE RETORICHE

“Tadan !”: chiara enfasi! La “schiena” include la “sineddoche” e la “metonimia”. La “caletta” è un’evidente metafora.

DIAGNOSI

Il sogno di Gaia esibisce l’attrazione psicofisica nei riguardi del padre e la consapevolezza della “posizione edipica”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gaia di procedere in questa sua modalità di conciliare emozione e ragione, pulsione e coscienza. Importante non eccedere sulla scia di una pulsione fallico-narcisistica: “m’incitano”, “anch’io ne ero certa”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esaltazione del “narcisismo”, in un eccesso di sicurezza e nell’onnipotenza seduttiva con la conseguente caduta del sistema delle relazioni.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

  In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gaia è “1” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 La causa scatenante del sogno di Gaia si può attestare in un ricordo, in un incontro, in una libera associazione, in una visita.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

L’uomo della nostra vita o la donna della nostra vita esistono? Certamente sì!

Quello o quella che cercavamo da tempo e finalmente ritroviamo in un bar di periferia o alla fermata della metropolitana esistono? Ancora sì! Nessuna romanticheria! In effetti si tratta della nostra facoltà immaginativa, della nostra “fantasia” che da svegli allucina le figure del padre e della madre ed elabora la donna o l’uomo del nostro futuro affettivo. Ma non necessariamente queste figure devono coincidere con il padre o con la madre nella loro realtà, perché possono essere all’opposto. Trattasi sempre di condizionamento psichico da rifiuto e da conflitto irrisolto. Perché proprio quell’uomo o quella donna? La domanda è ricorrente. Perché dovevo innamorarmi proprio di un tipo come te? Anche questa è una domanda ricorrente nel bene e nel male, oltre che nelle amate canzoni di musica leggera. La risposta è la stessa: prima di conoscerti, ti avevo immaginato tramite le figure e i fantasmi dei miei genitori. Cautela e buona fortuna a tutti quelli che la cercano!

TRE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !

Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne (nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!) vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.

(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)

Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…

Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette; lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Questo è la “lettera – sogno – commento” di Diana.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La lettera di Diana contiene il sogno e il commento del suo “Io” razionale a delucidazione di quello che è successo e a sostegno della futura interpretazione. Diana conferma che i nostri sogni sono preda dell’”Io” razionale e cosciente e che non potrebbe essere diversamente. Nella sua lettera mette insieme le riflessioni e i ricordi del sogno, lavora di “Io” e collabora alla mia ricerca scientifica suggerendomi, ad esempio, l’uso del meccanismo della “conversione nell’opposto” quando mi dice “(nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!): una zia piena di vitalità che abita in cimitero. E ancora a proposito della madre scrive che “(nella realtà è viva)” anche se la sogna che gira per il cimitero. Aggiunge a conferma che il suo sogno verte sull’angoscia di morte, meglio sul distacco affettivo di una cara persona: “(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”. Diana intercala la consapevolezza reale dell’”Io” con la vita onirica a conferma ulteriore che l’”Io” è attore anche dei nostri sogni ed è presente nel sogno più di quanto si pensa. Infatti l’”Io” forgia nel dormiveglia il prodotto onirico per poi riforgiarlo al risveglio. Il sogno riceve almeno tre  accomodamenti logici, uno durante il sonno, il secondo al risveglio e il terzo quando lo si scrive o lo si racconta. Il sogno è un prodotto psichico altamente impuro ma altrettanto altamente significativo per il nostro equilibrio psicofisico e per la nostra consapevolezza. Dopo queste ulteriori e note precisazioni passo a decodificare il “prodotto psichico” di Diana.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.”

Cosa significano i sogni nel “cimitero”, i sogni nel luogo delle rimembranze e dell’angoscia di perdita degli affetti, i sogni sulla vanificazione degli “investimenti di libido genitale”, i sogni sul nulla che impedisce l’esercizio dell’amore incondizionato? Attestano del “fantasma di morte”: la componente depressiva e la sensibilità alla perdita affettiva. La “cara zia”, il primo personaggio del sogno di Diana, è prossima alla dipartita e a essere ricordata, ma Diana le vuole tanto bene. L’”abbraccio” è il simbolo di un sentimento di magica fusione dei corpi e dei sensi, un insieme psicofisico esaltante e, di poi, astratto in quel sentimento d’amore che fa tanto bene a chi lo vive.

“Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…”

Anche la mamma di Diana, il secondo personaggio del sogno, è prossima al ricordo dei vivi e merita un gran bene dalla figlia che, quasi quasi, la desidera immortale perché si stupisce di vederla in cimitero. Lo “stupore” condensa la caduta della vigilanza delI’”Io” e uno stato crepuscolare della coscienza, un non voler pensare alla labilità dei corpi e tanto meno alla dipartita della mamma. La zia “di spalle” segue il destino di “ubi maior, minor cessat”, dove c’è un affetto maggiore, il minore lascia il posto. La “zia” è intenta a preparare affetti, “intenta a cucinare”, perché è una donna che ha tanto dato in sentimenti e premure, oltre a essere una persona molto disponibile alle relazioni, affabile ed estroversa.

“Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette;”

Il sogno procede nella terza rivisitazione del “fantasma di morte” di Diana. Quest’ultima ha proprio bisogno di sviluppare il suo nucleo depressivo, la sua sensibilità alla perdita affettiva. L’appetito vien mangiando e Diana s’imbatte anche sull’affetto in atto, il suo “compagno”, l’uomo a cui si accompagna nel cammino della vita, il terzo personaggio delle sue angosce affettive. ”Inciampare” condensa una momentanea perdita di contatto con la realtà, un incidente di percorso, una contingente crisi esistenziale. La “caduta” è un aggravante simbolico che attesta della serietà dell’incidente. La “caduta”  amplifica il disagio psichico in atto secondo la visione onirica di Diana. La crisi si attesta nella difficoltà a vedere la realtà secondo una Logica che non ha più efficacia e potere: una perdita di potere della “weltanschauung”, della “visione del mondo e dell’uomo”, della logica ideologica, degli schemi culturali. Le “stanghette” rappresentano simbolicamente il rafforzamento della “weltanschauung”, così come gli “occhiali” condensano un rafforzamento artificiale e fanatico della solita “visione dell’uomo e del mondo”. L’uomo di Diana accusa una perdita di potere ideologico, del resto si trova in cimitero e inciampa, oltre a una preoccupazione della sua donna per la perdita affettiva. Diana accusa l’angoscia di una duplice perdita: la vita e l’ideologia del suo compagno.

“lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Diana offre la soluzione, ma mostra una certa qual gelosia e non condivisione. Il sogno diventa ironico nel dire che “le sue conoscenti” al femminile “del negozio di ottica” lo avrebbero aiutato a risistemare e a rafforzare il suo sistema di idee. Sembra che il compagno di Diana abbia una bassa soglia di suggestionabilità e sembra che Diana sia particolarmente gelosa e risentita.

Questo ci dice il sogno di Diana.

POSTILLE SCIENTIFICHE SUL SOGNO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

Diana conferma che il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, è la festività dei defunti a cui ha associato la sua sensibilità alla perdita affettiva nei tre personaggi, la zia, la mamma, il compagno, pur non essendo andata a visitare nessun cimitero.

“(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”

La sensazione d’angoscia al pensiero della morte della zia nello stato di veglia conferma che il sogno avveniva tra sonno e veglia e che la funzione dell’”Io” era presente e funzionale.

PSICODINAMICA

Diana si serve del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione” per svolgere il suo “fantasma di morte”, la sua sensibilità alla perdita affettiva in riguardo alle figure significative della zia, della madre e del compagno: tre personaggi che hanno trovato l’autore. In riguardo al compagno Diana accusa in sogno una crisi di coppia e nello specifico una non condivisione ideologica e culturale, un dissenso sugli schemi interpretativi dell’uomo e dell’esistenza.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Diana domina l’istanza “Io”, la piena consapevolezza dei contenuti del sogno e della veglia. Non è presente la funzione repressiva del “Super-Io” o la funzione pulsionale dell’”Es”. Il sogno riguarda la sensibilità agli affetti e di conseguenza rievoca la “posizione psicofisica orale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Diana lavorano i meccanismi psichici della “condensazione”, dello “spostamento”, della “conversione nell’opposto”: “cimitero”, “abbraccio”, “cucinare”, “stupore”, “caduta”, “occhiali”, “stanghette”. E’ presente il meccanismo di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Diana evidenzia un tratto psichico marcato di tipo “orale”: sfera dell’affettività nello specifico.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” e la “metonimia”: “abbraccio”, “cimitero”, “occhiali”, “caduta”.

DIAGNOSI

Il sogno di Diana mostra una spiccata sensibilità verso il distacco affettivo ed elabora un “fantasma di morte” nella valenza “perdita”. Evidenzia, inoltre, un dissenso ideologico e una sottesa ironica conflittualità verso figure significative della sua vita: il compagno.

PROGNOSI

Diana è chiamata a emanciparsi affettivamente dalle persone significative della sua storia psicologica e della sua vita. Questa autonomia include anche il livello intellettivo delle idee e delle ideologie. Diana deve rafforzare il suo punto di vista e il suo pensiero al di là degli affetti costituiti. In tal modo potrà ricucire i conflitti relazionali di vario tipo ed essere appagata di sé senza inutili competizioni.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un’esasperazione del “fantasma di morte”, distacco affettivo, e nell’emersione di un nucleo depressivo di qualità nevrotica con la caduta della qualità della vita e delle relazioni.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno in se stesso viene da lontano e arriva lontano e fino a quando cammina la vitalità del corpo: dal grembo materno alla primissima infanzia, dall’adolescenza alla maturità, dalla vecchiaia allo stato di coma. Trattasi di attività psichica non necessariamente cosciente o più o meno cosciente, ma quello che del sogno ci arriva viene elaborato dall’”Io” in ogni modo e in ogni caso. Questo è il senso della definizione di “resto notturno”, un frammento o un residuo, quel che resta di un travaglio psico-percettivo vissuto e sviluppato durante il sonno. E di questo “resto notturno” siamo debitori alla funzione psichica “Io”, perché il sogno è formulato secondo le modalità del “processo primario” gestito dall’”Io” e riceve i contenuti dalla nostra storia psichica. Il “processo primario” si attesta nell’originaria modalità di pensiero elaborata secondo il sistema psico-percettivo in riguardo al corpo e all’altro fuori di me, quest’ultimo è chi mi nutre e allevia i dolori della fame: i dati del “sistema neurovegetativo” e sensoriale. Dopo i quattro mesi inizia l’evoluzione del rudimentale “processo primario” cenestetico con una “riflessione”, un rifrangersi delle sensazioni e delle esperienze in una forma naturale e semplice di autocoscienza. Inizia a formarsi un abbozzo di “Io”, di “coscienza di sé”: il “fantasma di sé” succede al “fantasma della madre”, la prima esperienza-conoscenza dell’infante. Il bambino si percepisce come corpo vivente e altro dalla madre e non come una sua appendice: si è profilato l’”Io”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICO

In base a quanto affermato nella decodificazione dei simboli e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Diana è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Diana in persona ha detto che il “resto diurno”, causa scatenate del sogno, è la festività commemorativa dei defunti: “Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

LA MAGIA NEL SOGNO E LO STALLO DI COPPIA

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con il mio ragazzo in treno e stiamo tornando da un viaggio.

Scendiamo di nascosto e di notte per non pagare il biglietto.

E’ giorno e ci troviamo a una fermata del bus, di poi a casa della mia vicina e siamo in tanti.

A un certo punto qualcuno apre una bottiglia di vino bianco e ne versa in un bicchiere riempiendolo. Dopo, nello stesso bicchiere versa anche del vino rosso. La quantità rimane uguale, ma cambia il colore.

Credo che facciamo un brindisi.”

Questo è il sogno di Lula.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno verte sempre e solamente sulla realtà psichica in atto e la manifesta alla sua maniera, secondo le modalità di pensiero del “processo primario”, l’umana modalità che si evolve intatta dalla primissima infanzia senza superamenti e sostituzioni, ma in associazione successiva e progressiva alle modalità logiche del “processo secondario”. Giambattista Vico aveva scritto espressamente nella sua opera “Scienza nuova” che “gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura.” Correva il secolo diciottesimo post Cristum natum. Lula sta attraversando una crisi di coppia e il suo sogno elabora in forma simbolica e secondo principi magici questo momento della sua vita.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo con il mio ragazzo in treno e stiamo tornando da un viaggio.”

Si presenta la coppia in un contesto critico, il “treno”, un simbolo di distacco depressivo che include un “fantasma di morte”, anche se associato a una simbologia vitale e degna di interesse, il “viaggio”. Quest’ultimo attesta della vita che scorre e che si vive con curiosità e fascino, con interesse e attrazione. Anche se la coppia sta tornando da un viaggio, la simbologia del “treno” prevale sulla simbologia del “viaggio”, ma allevia l’intensità della crisi di coppia.

“Scendiamo di nascosto e di notte per non pagare il biglietto.”

La trasgressione si condensa nel “di nascosto” e nel “non pagare il biglietto”, cosi come la “notte” è amica degli innamorati secondo la voce popolare e secondo il sogno. Lula e il suo ragazzo coniugano una crisi affettiva con la complicità nell’agire. La “notte” rappresenta simbolicamente lo stato crepuscolare della coscienza con la caduta della vigilanza dell’”Io” e il conseguente abbandono alle emozioni e alle passioni. Di rilievo benefico è l’infrazione al “Super-Io”, il non aver ottemperato al pagamento del tributo, una deroga ai dettami dell’Etica ufficiale che ci sta sempre bene in un contesto di coppia. In questo quadretto onirico la coppia c’è e senza crisi.

“E’ giorno e ci troviamo a una fermata del bus, di poi a casa della mia vicina e siano in tanti.”

La “fermata del bus” ripropone un qualche blocco, un certo qual disguido, qualcosa che non va nella coppia, anche se essa agisce in un contesto sociale allargato. Il “giorno” dopo la “notte” attesta il ritorno alla razionalità e alla vigilanza dell’”Io” e l’accantonamento temporaneo delle passioni.

“A un certo punto qualcuno apre una bottiglia di vino bianco e ne versa in un bicchiere riempiendolo. Dopo, nello stesso bicchiere versa anche del vino rosso. La quantità rimane uguale, ma cambia il colore.”

Ecco che si profila in sogno la magia, il pensiero magico di cui è ricco il nostro mondo bambino e che il nostro mondo adulto non ha dimenticato: il mistero del bicchiere di vino. Il “qualcuno” è l’alleato di Lula, la parte psichica che Lula ha traslato per stemperare la tensione nel sogno e per evitare che diventi angoscia. Il “vino” è simbolo della variazione dello stato di coscienza, del bisogno di lasciarsi andare e di disimpegnarsi dalla stressante quotidianità. Il vino è un simbolo atavico, così come la vite è la pianta arcaica più benefica. A livello psichico succede che il “Super-Io” annulla la sua funzione di censura morale e l’”Io” attenua il controllo sulle pulsioni dell’”Es”. In questo quadro di disimpegno avviene la magia: “la quantità rimane uguale, ma cambia il colore.” Il sogno di Lula va contro la Logica e contro la Fisica dei liquidi, ma simbolicamente spiega la dialettica amorosa di coppia che è in atto: uno dei due è nella coppia, ma non investe la sua “libido genitale”, è presente in parte ma non è coinvolto nel progetto globale di coppia. Il “bianco” ha dato tutto per riempire il bicchiere, per cui si può affermare che sia il “rosso” a essere parzialmente nella coppia perché il colore cambia nel bicchiere, ma nella coppia manca l’apporto di uno dei due. Il cambiamento del colore attesta che la coppia c’è, vedi il mescolamento del “vino bianco” e del “vino rosso”, ma manca una quantità della “libido” investita. Il difetto è nella quantità e non nella qualità. Qualcuno non ci mette il suo e non fa la sua parte. Il “bicchiere” è simbolo della recettività sessuale femminile in linea con la variazione dello stato di coscienza rappresentata dal vino e in sintonia con la complicità di coppia evidenziata in precedenza.

“Credo che facciamo un brindisi.”

 In uno stallo di coppia c’è poco da brindare e Lula lo conferma con il suo “credo”, decisamente una mancanza di entusiasmo e una consapevolezza di crisi.

PSICODINAMICA

 La coppia è in stallo. L’interazione dinamica dei simboli attesta che sussiste una caduta degli investimenti della “libido genitale” da parte di un membro della coppia. Lula esprime nel suo sogno il disagio di un blocco, quanto  meno di un rallentamento nell’evoluzione delle dinamiche e degli investimenti di coppia.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Lula sono presenti ed efficaci le istanze psichiche dell’”Io”, dell’”Es” e del “Super-Io” e rispettivamente in “la quantità rimane uguale”, la “notte” e il “vino”, “non pagare il biglietto”. Dominante risulta la “posizione genitale” negli investimenti della “libido”:” mi trovo con il mio ragazzo”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la traslazione”. Non sono presenti i processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Lula evidenzia un tratto depressivo nell’organizzazione reattiva: “mi trovo con il mio ragazzo in treno”.

FIGURE RETORICHE

Nel sogno di Lula è dominante la figura retorica della “metonimia”: “vino”,  “treno”, “viaggio”, “biglietto”, “bicchiere”.

 DIAGNOSI

 La diagnosi esprime un tratto depressivo legato a uno “stallo di coppia”. La causa si attesta nella caduta degli investimenti di “libido genitale”.

PROGNOSI

 La prognosi esige che Lula superi questa sensibilità alla perdita affettiva attraverso un’attività funzionale al superamento della crisi in atto. In primo luogo deve migliorare la comunicazione esponendo i dubbi e le perplessità e superando le paure di solitudine e l’angoscia abbandonica. Necessita interlocuzione in uno stallo di coppia per riformularsi e ripartire. La “sindrome di convenienza” non è mai auspicabile in una dinamica di coppia.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ristagno della “libido genitale” e nella conseguente innervazione delle energie nelle funzioni organiche con disturbi psicosomatici. Il logorio psichico aggrava lo “stallo di coppia” e acuisce la crisi in atto. Da tenere sotto controllo è il tratto depressivo smosso.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Lo “stallo di coppia” è la definizione, generale ma non generica, delle principali crisi di coppia. Lo “stallo” si attesta nella cessazione degli investimenti di “libido genitale”, l’energia matura e donativa che riconosce l’altro e non trascura di amare se stesso, cura se stesso e si prende amorosamente carico del partner. La “libido genitale” fa la sua parte nel superare le dipendenze psichiche e attesta l’autonomia conquistata oltre che il superamento delle pendenze edipiche ossia della relazione con i genitori. In questo quadro si attesta la maturazione psichica personale da portare di poi in coppia in maniera costruttiva e progettuale. In assenza di questa “posizione” donativa la Psiche regredisce alla “libido fallico-narcisistica” e si compiace della situazione in atto soltanto pensando al proprio utile e al proprio benessere. Amare significa investire “libido genitale”: cura, premura e piacere.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lula è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il “resto diurno”, la causa scatenate del sogno di Lula, può attestarsi in una sensazione o in una frustrazione del giorno precedente, una delusione anche minima ma che ha riproposto il problema e il conflitto.