LA CORONCINA DI PRATOLINE

Lei aveva una coroncina di pratoline sui neri capelli,

lei aveva freschi pensieri nella sua anima novella,

lei sognava la favola bella della sua vita.

La porta finalmente si è aperta

e Diana è volata lontano,

lontano da qui,

lontano dalle umane miserie,

perché l’anima vola,

mica si ferma,

tanto meno ristagna o si adombra,

l’anima contempla l’ignominia della mente

di una madre assente,

assolve la pochezza di un padre ignoto

e le bagna di sacra pietas.

E stato così.

Adesso Diana si ama da sola

e rimboccandosi ogni sera le coperte,

troverà quell’amore gentile,

quell’amore dolce e sincero

nella notte che la invita a dormir.

Ho detto su di te le orazioni,

ho bagnato le pratoline,

ho sistemato la coroncina sulla tua testina,

adagio,

per non farti male.

Lei aveva una coroncina di pratoline sui neri capelli,

lei aveva freschi pensieri nella sua anima novella,

lei sognava la favola bella della sua vita.

Salvatore Vallone pose queste parole nel dolce ricordo di Diana.

Carancino di Belvedere, 06, 08, 2022

IO SO

So che hai un amore per le mani,

le tue mani,

non solo le tue mani,

so che hai un amore per la testa,

la tua testa,

non solo la tua testa,

so che hai un amore per il collo,

il tuo collo,

non solo il tuo collo,

so che hai un amore per Modigliani,

Mody,

non solo Modigliani,

so che hai un amore per gli occhioni,

i tuoi occhioni,

non solo i tuoi occhioni,

so che hai la giovinezza per il corpo,

il tuo corpo,

non solo il tuo corpo,

so che hai per me la morte che verrà

e avrà i tuoi occhi.

 

Salvatore Vallone

 

Carancino di Belvedere 11, 01, 2022

 

GLI INSETTI IN TESTA

TRAMA DEL SOGNO

“Ieri notte ho sognato o perlomeno mi sono insolitamente ricordata di aver sognato.

Le scrivo anche per il disagio che mi ha lasciato in questa giornata e che ancora non mi è completamente passato.

Ero a casa con il mio compagno in una situazione di assoluta normalità.

Sento un forte prurito in testa, quasi insopportabile.

Vado in bagno e mi spazzolo i capelli, assurdamente vedo il mio cuoio capelluto, pur avendo una folta capigliatura, è completamente coperto da uno strato argilloso solidificato.

Provo a pulirmi con le mani, questa copertura la vedo creparsi e cadere a pezzetti della stessa dimensione e qui mi accorgo che dividendosi alcuni diventano insetti, li vedo muovere e non provo nessun stupore, mi lavo i capelli e non vedo più il cuoio capelluto, tutto quanto si è sgretolato, scomparso, forse sciolto dall’acqua.

Mi sento bene, pulita, racconto al mio compagno quanto accaduto e, come me, non se ne sorprende.

Passano pochi minuti e risento lo stesso prurito, ritorno in bagno, tutto si ripete ….e fortunatamente mi sveglio o comunque non ricordo altro.”

Annamaria

INTERPRETAZIONE

Procedo passo dopo passo con la massima chiarezza consentita dalla psicodinamica del sogno di Annamaria.

Ieri notte ho sognato o perlomeno mi sono insolitamente ricordata di aver sognato.”

Il Vivente umano e animale possiede una attività psicofisiologica onirica in cui riversa i propri contenuti psichici seguendo le modalità dei “processi primari”, nello specifico la “condensazione” e lo “spostamento”, in generale la Fantasia che si esercita anche nella veglia.

L’amnesia del contenuto o di parte dei contenuti del sogno è assolutamente normale e dipende dal grado di intensità del sonno e dalla parziale presenza di memoria. In ogni caso ricordiamo sempre parti o spezzoni dei nostri sogni e al risveglio li componiamo secondo la Logica consequenziale commettendo un errore, perché la funzione onirica non procede secondo i principi della Logica aristotelica. La presenza di memoria nel sonno dipende anche dalle fasi REM e nonREM. Annamaria era in fase REM e ha ricordato la trama del sogno perché era turbata dal contenuto e si è in parte svegliata continuando a dormire e a elaborare il suo prodotto psichico, quei vissuti e quei temi che l’avevano colpita nei giorni precedenti e che occupavano lo spazio subcosciente della sua psiche.

Le scrivo anche per il disagio che mi ha lasciato in questa giornata e che ancora non mi è completamente passato.”

Quando il sogno tocca note conflittuali e dolenti, lascia uno strascico di tensione e di amarezza fino a quando non interviene la “razionalizzazione” del contenuto o il meccanismo di difesa della “rimozione”. La prima opera una comprensione più o meno precisa del significato psichico profondo, il secondo fa dimenticare la trama del sogno e attenua la tensione. Quest’ultima può durare anche due o tre giorni prima di lasciare il posto ad altre evenienze psicofisiche.

Ero a casa con il mio compagno in una situazione di assoluta normalità.”

Tutto nella regolarità esistenziale e nella normalità psichica, tutto nella continuità storica delle persone della coppia, tutto procede secondo copione e secondo monotonia. Annamaria ha un uomo su cui investe la sua “libido”, la sua energia vitale affettiva, erotica e sessuale. In questa maniera vive il suo compagno di vita e di cammino. La problematica psichica che si profila è personale, ma verte anche sulla vita di coppia.

Sento un forte prurito in testa, quasi insopportabile.”

La “testa” è un simbolo fallico e condensa il potere della mente e della razionalità. Il “prurito” rappresenta la degenerazione della “libido” nella sua accezione conflittuale, una lotta tra idee opposte e progetti contrastanti. Annamaria vive una psiconevrosi che è partita dalla vera natura sessuale della “libido” e che si è “sublimata” nella sfera mentale. La ripetitività della pulsione e dell’istanza psichica procura affanno. Il “prurito” può essere equiparato a un travaglio in attesa del parto, a un’evoluzione psicofisica che avrà la sua epifania o manifestazione.

Vado in bagno e mi spazzolo i capelli, assurdamente vedo il mio cuoio capelluto, pur avendo una folta capigliatura, è completamente coperto da uno strato argilloso solidificato.”

Il bagno è il luogo simbolico dell’intimità e della “catarsi” e, infatti, Annamaria si chiarisce le idee spazzolandosi i capelli, prende atto dei suoi pensieri e progetti in riguardo alla sua persona e al suo essere in coppia. Nonostante i tanti capelli della sua realtà tricologica, Annamaria si rende conto che il suo cuoio capelluto è ricoperto di uno strato argilloso, oltretutto solidificato, prende consapevolezza che le sue idee e i suoi progetti si sono talmente irrigiditi perché sono stati oltremodo difesi dalla presa di coscienza per continuare a vivere e per non turbare l’armonia monotona della quotidianità esistenziale e dello scambio di coppia. I progetti psichici di Annamaria sono stati rilanciati nel tempo, sono stati rimandati al punto di essere rigidamente difesi, ma hanno incontrato un punto di rottura proprio per questo disguido temporale. Annamaria chiede a se stessa cosa è successo alle sue idee e ai suoi progetti, perché il suo quadro mentale si è irrigidito.

Degno di rilievo è il meccanismo onirico della “figurabilità”: rappresentare la psicodinamica con l’immagine adeguata e creativa.

Provo a pulirmi con le mani, questa copertura la vedo creparsi e cadere a pezzetti della stessa dimensione”

Annamaria è pronta e matura per prendere coscienza di cosa si nasconda sotto la copertura cerebrale e di cosa si tratta. La pulizia con le mani del cuoio capelluto è una prima “catarsi” attraverso l’azione e il fare. Annamaria è una persona concreta e socievole che aiuta le sue consapevolezze attraverso le azioni e le relazioni. In questo contesto di praticità e di pragmatismo Annamaria può procedere alla pulizia delle sovrastrutture ideologiche che hanno limitato la sua vita e l’esercizio della sua “libido”. Si tratta proprio di un sistema sovrastrutturale di ideologie, di insegnamenti familiari, di dettami sociali, di idee rigide e fisse, di schemi culturali che hanno impregnato Annamaria sin dalla sua infanzia e ne hanno condizionato le scelte. E’ giunto il tempo di liberarsi di questo materiale psichico difensivo e non autentico, è arrivato il tempo di cambiare e di avviarsi verso la scoperta dell’autenticità o di quello che veramente Annamaria pensa e vuol progettare perché lo desidera. L’essere della stessa dimensione denota che i pezzetti di argilla o le idee sono della stessa qualità e vertono sullo stesso tema. Andiamo a vedere la qualità dei contenuti, dopo aver ribadito la bontà dell’uso del meccanismo della “figurabilità”.

e qui mi accorgo che dividendosi alcuni diventano insetti, li vedo muovere e non provo nessun stupore,”

Cosa aveva rimosso o apparentemente dimenticato Annamaria?

Cosa aveva avvolto e confuso con le sovrastrutture ideologiche e con gli schemi socioculturali Annamaria?

E’ presto detto: la fecondazione e la gravidanza, il desiderio di avere un figlio e il bisogno di diventare madre. Gli “insetti” rappresentano simbolicamente gli spermatozoi, il seme che provvede alla fecondazione e all’ingravidamento. Il progetto si è disoccultato e non produce alcun turbamento psicofisico. “Mi accorgo” si traduce “ho preso consapevolezza” di un’idea e di un progetto che ho tenuto dentro per una vita, dall’infanzia alla maturità in pieno rispetto del mio essere femminile. Essere fecondata rientra da sempre nei miei piani e nelle mie attese esistenziali, ma la cultura e la razionalità hanno destituito di realtà e hanno ostacolato la realizzazione del mio progetto di diventare madre.

mi lavo i capelli e non vedo più il cuoio capelluto, tutto quanto si è sgretolato, scomparso, forse sciolto dall’acqua.”

La “catarsi” è completa insieme alla presa di coscienza, le idee sono liberate dai sensi di colpa, il progetto è stato ripulito dalle paure per ritornare a essere un insieme di idee naturali e normali. Annamaria si è liberata dalle sovrastrutture difensive, meccanismo di difesa della “razionalizzazione” che può degenerare nella “intellettualizzazione”, e dalle resistenze psichiche che le impedivano di prendere coscienza dei suoi desideri e dei suoi bisogni di donna. “L’acqua” è simbolo femminile e denota l’emergere dell’istinto materno all’interno di un progetto molto mentale di maternità. Annamaria ha smarrito nel processo di “razionalizzazione” la pulsione e il desiderio di diventare madre. Il desiderio è la rappresentazione mentale dell’istinto. “Sgretolato”, “scomparso”, “sciolto” sono i verbi che attestano di un processo drastico di liberazione e di ritrovata armonia psicofisica. Annamaria è una donna molto decisa e con la sua ascia razionale taglia la testa al toro senza incertezze e titubanze.

Mi sento bene, pulita, racconto al mio compagno quanto accaduto e, come me, non se ne sorprende.”

Come volevasi dimostrare ritorna il compagno in un teatro di assoluta normalità e di ritrovata armonia psicofisica. I due hanno tanto parlato della possibilità di una gravidanza al punto che si sono fatti una ragione dell’impossibilità di avere un figlio. Si presenta una coppia che nel tanto ragionare omette il tanto desiderare. Il desiderio è la molla dell’azione e la coscienza consegue con la deliberazione e la decisione. Nella coppia è stato risolto con un nulla di fatto la possibilità di avere figli. Annamaria si sente bene e non avverte alcun senso di colpa proprio perché ha tanto ragionato sulla possibilità di un lieto evento. Purtuttavia, il sogno non si esime di farle presente il travaglio intellettivo che ha vissuto per giustificare questa scelta.

Passano pochi minuti e risento lo stesso prurito, ritorno in bagno, tutto si ripete ….e fortunatamente mi sveglio o comunque non ricordo altro.”

Ma non è finita, la psicodinamica si ripete. Dopo la quiete arriva nuovamente la tempesta. Perché questo ritorno di fiamma? Il motivo si attesta nell’intensità del vissuto emotivo e nella rigidità della convinzione razionale. Annamaria ha fatto una scelta di testa che non è stata assorbita dal corpo, ha giustificato razionalmente una possibilità che il corpo voleva vivere. L’universo desiderante è entrato in conflitto con l’universo deliberante. Il ritorno della trama del sogno dice di una psiconevrosi, un conflitto da ripensamento e favorito dalla pulsione alla maternità e dal desiderio di avere un figlio.

Nel ricordare che il “prurito” condensa simbolicamente la degenerazione di un bisogno erotico e di un desiderio sessuale proprio perché coinvolge la “libido epiteliale”, si può chiudere il sogno di Annamaria con l’invito alla revisione delle scelte apparentemente ratificate o con la ulteriore “razionalizzazione” della frustrazione dell’istinto materno.

Concludo dicendo che questo è un sogno molto diffuso tra le donne in menopausa proprio per l’impossibilità organica di avere figli e ribadendo l’uso costante e acuto del meccanismo della “figurabilità” da parte di Annamaria.

IL SOGNO DI NABUCODONOSOR

O

LA FANTASTICHERIA DI DANIELE

Nel secondo anno del suo regno, 603 a. C., Nabucodònosor fece un sogno e il suo animo ne fu tanto agitato da non poter più dormire. Allora il re chiamò maghi e astrologi e disse loro di rivelare il sogno e la sua spiegazione. Essi replicarono: “Esponga il re il sogno ai suoi servi e noi ne daremo la spiegazione.”

“Se non mi dite quale era il mio sogno, una sola sarà la vostra sorte. Perciò ditemi il sogno e io saprò che voi siete in grado di darmene anche la spiegazione.”

I Caldei risposero davanti al re: “Non c’è nessuno al mondo che possa soddisfare la richiesta del re: difatti nessun re, per quanto potente e grande, ha mai domandato una cosa simile a un mago, indovino o caldeo. La richiesta del re è tanto difficile, che nessuno ne può dare al re la risposta, se non gli dei la cui dimora è lontano dagli uomini.”

Allora il re, acceso di furore, ordinò che tutti i saggi di Babilonia fossero messi a morte.Il decreto fu pubblicato e già i saggi venivano uccisi; anche Daniele e i suoi compagni erano ricercati per essere messi a morte.

INTERVENTO DI DANIELE

Ma Daniele rivolse parole piene di saggezza e di prudenza ad Ariòch, capo delle guardie del re, che stava per uccidere i saggi di Babilonia,e disse ad Ariòch, ufficiale del re: “Perché il re ha emanato un decreto così severo?” Ariòch ne spiegò il motivo a Daniele. Egli allora entrò dal re e pregò che gli si concedesse tempo: egli avrebbe dato la spiegazione dei sogni al re. Poi Daniele andò a casa e narrò la cosa ai suoi compagni, Anania, Misaele e Azaria, ed essi implorarono misericordia dal Dio del cielo riguardo a questo mistero, perché Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte insieme con tutti gli altri saggi di Babilonia.

LA FANTASTICHERIA DI DANIELE

“Tu stavi osservando, o re, una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, che si ergeva davanti a te con terribile aspetto. 

 Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. 

Mentre stavi guardando, una pietra si è staccata dal monte, ma non per mano di uomo, ed è andata a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li ha frantumati. 

 Allora si sono frantumati anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e sono diventati come la pula sulle aie d’estate; il vento li ha portati via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, è diventata una grande montagna e ha riempito tutta quella regione.”

L’INTERPRETAZIONE

Tu stavi osservando, o re, una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, che si ergeva davanti a te con terribile aspetto.”  

Caro re, ti sei sdoppiato e hai proiettato la tua immagine paranoica, l’immagine di un uomo inanimato, di grande valore, esageratamente intelligente e hai vissuto l’angoscia depressiva della perdita di questa immagine della tua persona. La “statua” è un feticcio e condensa un dio che serve a imporre i tabù ai sudditi e a impedire il regicidio.

Questo conflitto paranoico Daniele attribuisce a Nabucodonosor, ma in effetti è il suo. L’angoscia della mancata autocoscienza è marcata quanto ben compensata.

“ Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta.” 

Caro Nabucodonosor, dice Daniele, il contatto con la realtà e con il potere non sono la tua forza. I tuoi pensieri sono nobili e disinteressati, i sentimenti e le relazioni hanno una buona qualità, i tuoi istinti sono compositi e le tue pulsioni sono transeunti, il potere e il principio di realtà del tuo Io sono la parte più debole della tua persona. L’andare va dall’alto verso il basso designa il “processo di materializzazione” ed è l’opposto del “processo di sublimazione della libido”, entrambi sono difese dall’angoscia depressiva di perdita, richiedono nella base un poderoso “fantasma di morte”.

Mentre stavi guardando, una pietra si è staccata dal monte, ma non per mano di uomo, ed è andata a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li ha frantumati.” 

Caro Nabucodonosor, dice Daniele, mentre stavi prendendo coscienza di te, una minaccia è venuta dall’alto e una colpa si è profilata insieme al bisogno di espiazione. Ne è andato di mezzo il potere e il contatto con la realtà, nonché il tuo fallo. La castrazione si è completata con l’angoscia incorporata. Tutto a opera del padre, sempre secondo il vangelo psichico di Daniele.

“ Allora si sono frantumati anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e sono diventati come la pula sulle aie d’estate;”

Nel momento in cui hai perso il potere e il contatto con la realtà, tutte le tue opere sublimate e progressivamente nobilitate si sono vanificate. Trattasi di un’istanza depressiva di perdita che si concentra sulla vecchiaia e sulla svirilizzazione, ma che riguarda Daniele che sta proiettando i suoi “fantasmi” su Nabucodonosor. Il “fantasma di morte” è oltremodo evidente con la sua angoscia di perdita e di fine.

il vento li ha portati via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, è diventata una grande montagna e ha riempito tutta quella regione.”

La perdita, sempre proiettata da Daniele su Nabucodonosor, è drammatica quanto totale. Del corpo e delle sue funzioni alcunché rimane. “Pulvis es e in pulverem redebis”, condanna irreversibilmente il Padre dopo il peccato della disobbedienza e preservandosi dal parricidio. La pula è la decomposizione della paglia, un residuo, come la cenere, che sa ancora di organico rispetto alla polvere. Ma siamo in un mondo inanimato dove la Morte domina sovrana. La “libido” è assente, è deceduta sotto i colpi inferti dall’angoscia dell’inanimazione, ha seguito il suo destino di inerzia e di decomposizione. Ma la Vita continua sotto la forma inesorabile della freddezza vitale ed emotiva. Il simbolo della “Pietra” include l’orientamento e l’indiscutibilità, indica la strada e la fissa in maniera inequivocabile e per sempre, include una poderoso e metafisico amen. Gli idoli della Vita sono stati sconfitti e hanno lasciato il posto alla Pietra e alle sue Leggi. Le due tavole della Legge erano di pietra e i comandamenti furono incisi in cotanta ineluttabilità. Per L’Ebraismo si prospettano i trionfi sul Paganesimo e sui suoi idoli viventi. L’avvento del regno di Javhé è prospettato dal profeta Daniele attraverso l’elaborazione dei suoi “fantasmi” proiettati decorosamente su Nabucodonosor.

PSICODINAMICA

Il sogno di Nabucodonosor è la “proiezione” bella e buona dei “fantasmi” di Daniele in riguardo al suo corpo. Nello specifico domina il “fantasma” depressivo di morte e di inanimazione in pieno ossequio al disprezzo del corpo e dei suoi bisogni.

ALLEGORIA

La fantasticheria di Daniele svolge la psicodinamica del fenomeno religioso nel disprezzo per il corpo e nell’esaltazione della Mente all’interno della freddezza emotiva legata alla ripetizione del culto nel rito.

FUORI DI TESTA

I DATI

Il programma è “Fuori dal coro”.

Il conduttore è il metamorfico e sonoro signor Giordano.

L’inquisito è l’elegante signor Feltri, il direttore di “Libero”, il giornale del solito noto.

Il canale è “Rete quattro” del Gruppo Mediaset.

Con queste semplici note è stato scritto tutto quello che serve per capire.

A buon intenditor bastano poche parole, ma voglio procedere per onorare l’analisi di un obsoleto e ricorrente episodio d’avanspettacolo in cui c’è tanto ancora da capire. La semplice scenetta tra il conduttore e il direttore affonda le sue radici metodologiche, pensate, pensate, udite, udite, nella Storia, nella Cultura, nella Filosofia, nell’Antropologia, nella Giurisprudenza, nella Psichiatria, nella Psicoanalisi, nella Letteratura e sicuramente in altro e in tanto di altro che per il momento non si evidenzia.

LA SCENETTA

Il contenuto del dialogo tra i due galantuomini, oltretutto ricorrente e artefatto, non è da considerare in modo assoluto nella tesi finale della quasi “inferiorità del meridionale”. E’ da tempo che i due compari operano settimanalmente sceneggiate maligne contro le persone che vivono come nemici culturali e politici: ad esempio, il giochetto demente sulle definizioni malevoli da dare a persone del panorama socio-politico del passato e del presente che in qualche modo disturbano i loro infingardi desideri. Quest’operazione perversa viene fatta in onore all’abilità di sintesi del mega direttore. Ma non basta, perché il povero signor Feltri è stato “protagonista” non soltanto nel programma dell’allievo signor Giordano, ma anche nel programma “CR4 – La Repubblica delle donne” gestito dal signor Chiambretti. La superficialità e il turpiloquio gratuito su provocazione del conduttore anche in questo caso sono i fattori comici emersi dall’ignaro direttore Feltri, sempre compiaciuto di aver pisciato fuori dall’orinale. Trascuro la misoginia e l’omofobia esternate gratuitamente e maldestramente ai quatto cantoni televisivi e tanto per il gusto di una amara risata. Non basta ancora, perché, sempre su “rete quattro”, un marchio di fabbrica e una garanzia d’immarcescibilità, il direttore è immancabilmente presente nel programma “Stasera Italia” condotto da una incredula e annoiata signora Palombelli in associazione nel fine settimana con un’altra giornalista, la pimpante signora Veronica Gentili per la precisione.

Analizziamo la scenetta inquisita.

Il video esordisce con la delirante fandonia del posteggiatore abusivo in quel di Napoli e del rifiuto della sua gente e della città da parte del direttore. Prosegue con la domanda provocatoria dell’allievo conduttore sull’accanimento contro la Lombardia da parte degli italiani in generale. Il signor Giordano dice del loro preteso godimento sulle varie magagne evidenziate dall’avvento devastante della pandemia. Il direttore risponde adducendo con sicumera i sentimenti dell’invidia e della rabbia dei napoletani e dei meridionali, nonché dei loro animi eccitati contro il puro universo lombardo, puro nelle imprese e nella razza. In effetti, si tratta di una naturale “proiezione” dei loro vissuti e dei loro sentimenti su gente ignara e ignota. Quella è tutta farina del loro sacco e del loro gratuito sarcasmo. Segue l’affermazione darwiniana dell’inferiorità generica dei meridionali dopo la mancata fede e la mancata concessione del complesso d’inferiorità di junghiana codificazione. A questo punto il furbetto allievo di cotanto maestro si rende conto che ha sortito l’effetto preparato e allora inscena una risibile mezza pantomima a rimprovero del direttore, il quale non trova di meglio che concludere con un doppio “chi se ne frega se t’arrabbi, chi se ne frega se t’arrabbi”.

Questo è qualcosa di un quanto ed è tanto, tanto di brutto e di osceno.

In questo siparietto insano spicca sempre e in maniera determinante la risatina da presa per il culo del compare Giordano, il solito giornalista ormai da tempo improvvisato e promosso dai capoccia mediaset presentatore diverso dagli altri e dai contenuti degli altri, “fuori dal coro” per l’appunto. E’ questa la chiave di lettura della psicodinamica, la risatina provocatoria e canzonatoria che segue alla domanda che attendeva quella risposta, nonostante la meraviglia e il finto rimprovero del povero presentatore. Il reiterato e ulteriormente precario “chi se ne frega” del povero direttore conclude e chiarisce la scenetta programmata e andata a buon fine con la pace del gatto e della volpe. Il giornalista Giordano si è dato tanto da fare e da tutte le parti per avere l’attenzione dal potere e finalmente ha trovato il teatro giusto per il suo assurdo cabaret, uno spettacolo pericoloso perché veramente “fuori dal coro”, perché veramente “fuori di testa”. Valga per tutte la dinamica ricorrente del signor Giordano che, parlando con se stesso e ripetendo le stesse parole in maniera ossessiva, va reiteratamente verso la telecamera per battervi contro la testa. E’ questo un rituale psichico che la fenomenologia schizofrenica esegue contro il muro quando la persona non sa gestire l’angoscia prodotta dalle sue ritornanti idee. Adduco anche il gridare osceno con toni da voce bianca del coro diretto dalla maestra di canto dello Zecchino d’oro, nonché il rivolgersi ai suoi degni compari, i tanti giornalisti del grande capo e i tanti politici sempre del grande capo, tutta gente dell’avanguardia culturale, chiamandoli in sostegno di tanta squallida indecenza. E sono tanti i personaggi che frequentano il locale notturno a suon di scadente cabaret e di coreografie infantili e assurde ideate per il grande conduttore.

Un punto, soltanto un punto fatto di tanti punti vorrei toccare, quello che mi compete e mi attizza, in difesa del direttore e in accusa del presentatore. La “psicodinamica” del signor Giordano, giornalista, con il signor Feltri, direttore, meglio “contro” il signor Feltri, è una “psicodinamica” che si snoda secondo le coordinate della primaria e arcinota “circonvenzione d’incapace”.

Vado a elencarle e procedo in sintesi chiara invitando i marinai ad allargare i riferimenti toccati e ad approfondirli per una migliore comprensione della complessità della questione e del canovaccio recitato dal gatto e dalla volpe o dall’anatra e dal coniglio. Lascio la scelta al vostro buon cuore.

DE INHABILIS CAPTATIONE

La “psicodinamica” è contemplata dal Codice penale italiano all’articolo 643, la “circonvenzione d’incapace” che condanna chiunque che, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato di infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta e inabilitata, la induce a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è punito.

La “psicodinamica” è inserita nel dizionario di Psichiatria alla voce “psicosi endogene” e alle voci “schizofrenia simplex”, “ebefrenica”, “catatonica”, “paranoide”, “maniaco-depressiva” o semplicemente “demenza presenile e senile”.

La “psicodinamica” è descritta dalla Psicoanalisi secondo i seguenti “meccanismi di difesa” dall’angoscia: la “proiezione e introiezione”, “l’identificazione proiettiva”, la “scissione dell’imago”, la “scissione dell’Io”, “l’intellettualizzazione”, lo “spostamento”, il “capovolgimento”, “l’acting out”. Non sto a spiegarli per il momento, ma mi riservo di farlo quanto prima.

La “psicodinamica” richiama la Psicologia analitica di Karl Gustav Jung e nello specifico la teoria del “complesso d’inferiorità”.

La “psicodinamica” rievoca la tesi filosofica della “esistenza banale” di Martin Heidegger nel suo “Essere e Tempo”.

La “psicodinamica” chiama in causa Charles Darwin e la sua “Origine dell’uomo e la selezione sessuale”, Nel 1871 si profilarono i Primati superiori come antenati dell’uomo.

La “psicodinamica” evoca le basi metodologiche e le teorie psichiatriche di Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare, sui criminali per nascita e per anomalie anatomiche e ataviche. In sintesi gli uomini sono diversi tra loro per razza e per conformazione corporea.

La “psicodinamica” dei due compari appartiene al Teatro popolare ed è recitata negli anni trenta, quaranta e cinquanta nei teatrini d’avanspettacolo delle periferie romane e napoletane da compagnie di attori bravi e attrici bravissime, tutta gente di buona volontà.

La “psicodinamica” è frequente nei film di Toto e Peppino, al secolo Antonio De Curtis e Peppino De Filippo, e nei copioni del Neorealismo italiano. Gianni e Pinotto, i fratelli Guido e Giorgio De Rege, i siciliani Franchi e Ingrassia fanno degna corona ai suddetti.

La “psicodinamica” è presente negli anni sessanta e viene recitata negli studi della radio audizioni italiane, RAI, negli sketch di Pappagone, al secolo Peppino De Filippo, durante le trasmissioni del sabato sera. Ricordo i tormentoni verbali di questa contingenza storica e culturale: “ecchequà”, “aglio fravaglio fattura ca nun quaglia ca pariccia e ca paraglia”.

La “psicodinamica” è un cavallo di battaglia teatrale del commediografo latino Plauto in specie nel “Miles gloriosus”: un certo Pirgopolinice, uno spaccone e un vanitoso, viene deriso dall’interlocutore di turno.

La “psicodinamica” risale alla Fabula atellana e alle maschere di queste antiche farse: Pappus il vecchio babbeo, Maccus il ghiottone, Bucco lo smargiasso, Dossennus il gobbo scaltro che si spaccia per sapiente, tutte maschere per tutte le stagioni e utilizzabili in tutte le stagioni.

La “psicodinamica” evoca Leonardo Sciascia e si istruisce ne “Il giorno della civetta” per bocca del padrino mafioso, nel brano in cui gli uomini sono divisi in cinque categorie: gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaraquaquà.

La “psicodinamica” richiama la tesi elaborata da Franco Fornari nel suo “Psicoanalisi della guerra”, uno studio psicoanalitico del 1966 che contiene la tesi della guerra come “proiezione paranoica del lutto”, successiva all’uccisione del capo. I nemici vanno combattuti: chi dice male della Lombardia e dei Lombardi va aggredito.

La “psicodinamica gruppale” di Diego Napolitani viene richiamata nel contenimento dell’angoscia di morte attraverso il potere e l’esercizio dell’esternare a qualunque costo e su provocazione derisoria. Queste persone non si evolveranno nel dolore per tutto quello che poteva nascere in loro e che non ha visto la luce e neanche nell’evoluzione maturativa dell’esercizio del simbolismo per curare l’angoscia di morte. Si tratta, purtroppo, di persone sole e prive del sentimento della “pietas”, senza i sentimenti della condivisione e della compassione, pieni di “rabbia” e di “invidia” anche se hanno fatto i soldi e possono comprarsi le camicie bicolori e le cravatte firmate. Sono persone a cui non resta altro che dire “chi se ne frega, chi se ne frega!”

La “psicodinamica” dei leader e delle masse, studiata dalla Sociologia, si coglie nell’interazione dei “pupi” e dei “pupari”.

La “psicodinamica” contiene ancora tanto altro e tanto di altro, non è una semplice scenetta da televisione commerciale in cerca di inoculare nuovi marchi, tutt’altro! Si tratta di una scenetta che tenta di inoculare suggestioni ideologiche retrograde e politiche reazionarie. Ma i “pupari” e i “pupi” tutto questo non lo capiscono e sparano all’impazzata su milioni di italiani in una contingenza psichica collettiva a dir poco tragica: più di venticinquemila morti e la metà sono persone anziane decedute negli ospizi in onore al genio di quegli uomini eccezionali e nietzschiani, quegli esseri superiori e privilegiati che non hanno niente da condividere con Napoli e il Meridione e tanto meno con i posteggiatori abusivi della piazza del Plebiscito.

A cosa è servito affacciarsi al balcone e cantare l’inno di Mameli in preda all’angoscia di morte?

Ma io ci credo ancora e mi affaccerò dalla finestra con la mia bandierina tricolore da sventolare con la gioia immensa del mio bambino dentro e la felicità celeste del pensiero simbolico.

Ai marinai va l’approfondimento delle varie “psicodinamiche” e la libera scelta della più soddisfacente, ma non certo esaustiva.

Non a caso posto questo articolo nel settantacinquesimo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo.

Viva i Partigiani !

Viva l’Italia repubblicana e democratica !

Viva Tina Anselmi, Sandro Pertini, Antonino Schiavone, mio zio, e tutti quelli che hanno resistito alla furia inumana nazista e fascista !

Viva la Resistenza !

Salvatore Vallone,

nato a Siracusa nel 1947,

ha postato in loro onore e a loro perenne memoria

Pieve di Soligo (TV), sabato 25 del mese di aprile dell’anno 2020