LE DUE COCCINELLE E LE ALTRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato la mia capa ufficio nella sua casa con la sua bambina che, quando era in piedi vicino al tavolo avrà avuto circa 3 anni, quando era sopra la tavola diventava sempre più minuscola.
Io stavo attenta che non cadesse dal tavolo e che nessuno la schiacciasse.
Era diventata piccola come la falange di un dito e io con la mano cercavo di proteggerla.
A un certo punto, sempre nella mia mano, ho due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle.”
Così e questo ha sognato Vittoria.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Vittoria viaggia spazialmente dal basso verso l’alto, da “in piedi vicino al tavolo” a “sopra la tavola”, e procede materialmente da un “macro” verso un “micro”, da una bambina di “circa tre anni” a “due coccinelle”. Parte, inoltre, da una realtà spaziale in atto, “la mia capa ufficio nella sua casa con la sua bambina” e approda all’embrione, all’uovo e allo spermatozoo, l’origine e la formazione della bambina. Lo scorrere temporale del sogno procede originalmente a ritroso, una difensiva “regressione”, verso una desiderata e progettata gravidanza.
Vittoria riesuma e riattraversa nel sogno la sua dimensione psicofisica materna, la maternalità e la maternità, l’istinto e l’appagamento, il desiderio e la realizzazione. Parte dalla visione della donna in cui si è “traslata”, la “capa ufficio”, per ricordare e ripensare se stessa quando voleva e poteva diventare mamma. Vittoria sviluppa il meccanismo biologico della fecondazione, della nascita e della crescita di una bambina, l’oggetto del suo desiderio: la coccinella, il feto, la bambina.
Ho rimesso in piedi e attualizzato il sogno capovolto di Vittoria.
Dopo aver rilevato che il movimento dal basso verso l’alto condensa il processo psichico della “sublimazione della libido”, che il processo fisico da un “macro” a un “micro” esprime una contrazione depressiva della vitalità, che la “regressione” temporale è un meccanismo di difesa dall’angoscia, che è degno di nota l’uso del meccanismo onirico della “figurabilità”, abilità naturale e spontanea a tradurre un concetto o un’idea in una forma e in un’immagine adeguate, dopo questi rilievi posso procedere con curiosità nella decodificazione.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato la mia capa ufficio nella sua casa con la sua bambina”

Vittoria si trasferisce subito nella sua “capa ufficio” e nella sua dimensione psicofisica materna: meccanismo di difesa della “traslazione”. Ha un conto sospeso con la maternità e approfitta dello stimolo di una persona conosciuta e autorevole per sciorinare i suoi vissuti e i suoi “fantasmi” in proposito.
La “capa ufficio” attesta di un buon senso dell’Io, la “casa” è simbolo della struttura psichica e della “formazione psichica reattiva”, la “bambina” non rappresenta Vittoria da piccola, ma l’oggetto del desiderio materno proprio per la successiva psicodinamica simbolica regressiva.

“che, quando era in piedi vicino al tavolo avrà avuto circa 3 anni, quando era sopra la tavola diventava sempre più minuscola.”

Ecco la psicodinamica di cui si diceva. Vittoria parte dalla realtà di fatto, una bambina di “circa 3 anni” e “in piedi vicino al tavolo” per arrivare a uno stato di minorità spaziale e temporale: “sopra la tavola diventava sempre più minuscola”. Vittoria si è traslata nella capa ufficio e non nella bambina perché è disposta a svolgere l’iter della maternità in maniera regressiva, un’evoluzione alla rovescia che non è un’involuzione.
Il “tavolo” è simbolicamente freddo rispetto alla “tavola” e rappresenta la relazione sociale e il coinvolgimento politico, il dialogo e la dialettica ideologica, un altare sconsacrato. La bambina può far da sé, “è in piedi”.
La “tavola” rappresenta simbolicamente l’offerta di “parti psichiche di sé”, la disposizione donativa, “genitale”, condensa il teatro dell’esibizione di sé, dal desiderio al trauma, dall’armonia al conflitto. Nel contesto psichico di Vittoria si esibisce la bambina autonoma e l’infante dipendente, “vicino al tavolo” e “sopra la tavola”.
“diventava sempre più minuscola.” Regressione alle origini con prima tappa al feto, per approdare all’embrione e al seme o all’uovo. L’evoluzione all’incontrario e alla moviola è servita dal sogno birichino!
Magia del sogno e dei “processi primari”!
La “Fantasia” allucina il “ritorno al passato” spaziale e temporale. La radice etimologica greca dice di “un prendere luce”.

“Io stavo attenta che non cadesse dal tavolo e che nessuno la schiacciasse.”

Ecco l’istinto materno!
Vittoria protegge la sua maternità e tutela il suo diritto a essere madre con l’amore verso quell’embrione da salvaguardare. Vittoria rievoca le sue ansie e le sue paure in attesa e in difesa di quella maternità che forse non è più possibile.
Vediamo i simboli.
“Attenta” equivale a “intenzionata”, con la mente rivolta a un oggetto specifico. Vittoria ricorda il suo interesse verso la maternità e il suo bisogno di tutelare e di tutelarsi dalla perdita di questa prerogativa classicamente femminile.
“Non cadesse”. Si diceva della “perdita” ed ecco che arriva immancabilmente il “fantasma” chiamato in causa. L’atto del “cadere” è simbolicamente un perdere e un rovinare, associa e condensa un danno doppio.
“Nessuno lo schiacciasse” presenta ancora l’istinto materno che protegge a tutti i costi il figlio dall’annientamento. La pulsione filogenetica, amore della Specie, si afferma nella tutela della gravidanza e della maternità. L’atto dello “schiacciare” condensa un bruttissimo “fantasma di morte” e si attesta in una pulsione sadomasochistica in espiazione del senso di colpa. Ricordo anche che la signora della vita e della morte è sempre l’archetipo Madre.

“Era diventata piccola come la falange di un dito e io con la mano cercavo di proteggerla.”

Vittoria persiste nel portare avanti la rivisitazione a ritroso del suo passato, nello specifico la sua pulsione alla maternità, dopo aver trovato nella “capa ufficio” e in sua “figlia” adolescente un potente stimolo per formare il sogno. Si trova alle prese con la difesa spasmodica della sua costellazione psichica materna attraverso la paura, non tralignata ancora in angoscia, di un possibile annientamento della figlia ormai ridotta nei termini di un feto nella quarta settimana di vita. Vittoria sta difendendo la vita della bambina da una possibile morte per annientamento.
Quante fantasie si legano a questo bisogno di mantenere la vita nelle menti delle adolescenti e delle giovani donne in specie nei riguardi delle mestruazioni e dopo i rapporti a rischio!
“piccola come la falange di un dito” si traduce nell’essere un embrione.
“io con la mano cercavo di proteggerla.” come in un’alcova, un grembo caldo e protettivo. Degna di nota e l’uso del meccanismo onirico della “figurabilità”, esprimere un concetto secondo una forma e un’immagine.

“A un certo punto, sempre nella mia mano, ho due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle.”

Continua il processo di ritorno all’origine attraverso il rimpicciolimento e la regressione, la riduzione dello spazio e l’inversione del tempo come in una moviola che consente di rivedere il presente dentro il passato fino all’origine. Vittoria evidenzia le due coccinelle, seme e uovo, prima della fecondazione. Ma non basta, perché il sogno è oltremodo deciso ad approfondire il viaggio dal momento che è ben difeso e ben coperto nel suo “contenuto latente” dal “contenuto manifesto”. Il vero significato non si evince minimamente dalla trama del sogno nel suo apparire e oscillare tra l’istinto e l’amore materni. Questa apparente tranquillità sta sfociando nella simbologia di un trauma e di un qualcosa di drammatico a metà tra fantasia e realtà. O si tratta delle fantasie adolescenziali di una ragazza che desidera e teme l’ingravidamento o si tratta di un’esperienza traumatica vissuta proprio sull’insorgere di una gravidanza: una gravidanza extra-uterina.
Procedere con eleganza è opportuno alla luce dei temi supposti e trattati.
“sempre nella mia mano”: la mano funge simbolicamente da grembo per le due coccinelle, il seme e l’uovo.
“ho due coccinelle che spiccano il volo”. Nella meravigliosa riduzione spazio-temporale che Vittoria sta operando in sogno, il tornare indietro nello spazio e nel tempo perviene al “minimum” biologico consentito dal senso della vista, lo spermatozoo e l’uovo. Vediamo dove approdano le due coccinelle.
“vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile”. L’anta suppone un armadio, un mobile contenitore che evoca e condensa un grembo e la recettività materna di un utero atto a portare avanti una fecondazione evolvendola in nove mesi di gravidanza e in un accrescimento delle coccinelle, uovo e seme. Ma queste cellule primarie della vita non entrano nel “mobile” aprendo magari “l’anta”, ma restano fuori e si appoggiano soltanto al recipiente deputato alla formazione della vita, l’utero per l’appunto. E allora, restando fuori, significa che non hanno attecchito tra di loro e dentro il vaso che serve. Una gravidanza extra-uterina o una fantasia adolescenziale di gravidanza con la giusta difesa dall’angoscia congenita nei “fantasmi” della gravidanza e del parto.
“lì vicino accanto ad altre coccinelle.” tra i milioni di spermatozoi e le tante uova disponibili per essere fecondate ed evolversi in embrioni. Finisce il viaggio a ritroso di Vittoria nella ricerca onirica dei suoi “fantasmi” e dei suoi vissuti in riguardo alla maternità e gravidanza. Si ricorda che, dopo il coito completo e andato a buon fine, permangono in vagina miliardi di semi in attesa d’incontrare nello spazio l’uovo se il tempo è giusto. Soltanto uno avrà la palma della vittoria. Gli altri concludono qui il loro degno viaggio biologico.
Si conclude in questo modo anche il sogno di Vittoria.

PSICODINAMICA

Il sogno di Vittoria sviluppa in maniera originalissima e creativa l’itinerario biologico dell’esperienza meravigliosa della maternità partendo da una realtà in atto, una bambina, per approdare alle entità costitutive dell’embrione e per scinderlo nel seme e nell’uovo. Questa “regressione” spaziotemporale approda alla fantasia adolescenziale della fecondazione e della gravidanza o rievoca un’esperienza di una gravidanza extra-uterina, un trauma ben organizzato e razionalizzato alla luce del modo in cui viene elaborato dai “processi primari” deputati a dare forma ai contenuti del sogno. Il risultato di tanto complotto è un prodotto unico ed eccezionale per le modalità da saltimbanco attraverso le dimensioni fisiche dello spazio e del tempo, a riprova che la Psiche è fuori da queste categorie filosofiche e scientifiche, quasi a voler attestare di un “breve eterno” implicito nella memoria e nella coscienza. Agostino di Tagaste si era espresso in tal senso nel quarto secolo dopo Cristo a proposito dell’anima: il tempo è la distensione al presente verso il passato e il futuro.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Vittoria evidenzia le seguenti istanze psichiche: “Io” vigilante e consapevole basato sul “principio di realtà” in “Io stavo attenta”, “Es” pulsionale e rappresentazione dell’istinto e basato sul “principio del piacere” in “che non cadesse dal tavolo e che nessuno la schiacciasse.” e in “due coccinelle che spiccano il volo”. Il “Super-Io limitante e censorio, basato sul “principio del dovere”, non compare. Le “posizioni psichiche” chiamate in causa sono le seguenti: la “genitale”, donativa e basata sul riconoscimento dell’altro, è dominante e presente in “la mia Capa Ufficio nella sua casa con la sua bambina” e in “ho due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle.” e in “Era diventata piccola come la falange di un dito e io con la mano cercavo di proteggerla”, la “anale” con la “libido sadomasochistica” è presente in “ho due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle”: pulsione violenta e rottura difensiva dell’unità dell’embrione.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Vittoria usa i seguenti “meccanismi” e “processi” psichici di difesa: la “condensazione” in “casa” e in “coccinelle”, lo “spostamento” in “bambina”, la “traslazione” in “capa ufficio”, la “figurabilità” in “quando era in piedi vicino al tavolo avrà avuto circa 3 anni, quando era sopra la tavola diventava sempre più minuscola.” e in “Era diventata piccola come la falange di un dito” e in “ho due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle.”, la “drammatizzazione” in “Io stavo attenta che non cadesse dal tavolo e che nessuno la schiacciasse.”. I processi psichici di difesa innescati sono la “sublimazione” in “sopra la tavola”, la “regressione” in “diventare sempre più minuscola”. Ricordo che la “regressione” è presente anche nella funzione onirica tramite l’azione al posto del pensiero e l’allucinazione al posto dell’esercizio normale dei sensi.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Vittoria manifesta un tratto “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica orale”: disposizione alla maternità e pulsione affettiva. Alla ricerca del tempo e dello spazio perduti Vittoria elabora in progressione regressiva le sue esperienze in riguardo alla fecondazione e alla maternità.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Vittoria forma ed esibisce le seguenti figure retoriche.
La “metafora” o relazione di somiglianza in “tavolo” e in “tavola” e in “coccinelle”. La “metonimia” o nesso logico in “mano” e in “volo” e in “anta di un mobile” e in “non cadesse” e in “nessuno la schiacciasse”. La “sineddoche” o la parte al posto del tutto e viceversa in “due coccinelle che spiccano il volo”. Nel complesso il sogno di Vittoria possiede una tematica poetica all’interno di una narrazione naturale quanto surreale. In special modo l’ultima parte è degna di una vena lirica: “A un certo punto, sempre nella mia mano, ho due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle.”

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una “regressione temporale” e di una “riduzione spaziale” in progressione armonica alla ricerca della fecondazione e della gravidanza mancate o non andate a buon fine, in una con il desiderio e la pulsione di maternità. In termini clinici trattasi di una frustrazione dell’istinto materno e dell’esperienza collegata in una cornice di vanificazione del seme e dell’uovo.

PROGNOSI

La prognosi impone a Vittoria di compensare la sua maternità inappagata con adeguate “sublimazioni” funzionali sempre ad azioni fattive in favore di una realizzazione sentimentale ed estetica: sentimenti d’amore e culto della bellezza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una “psiconevrosi istero-fobica e ossessiva” in caso di mancato funzionamento del processo di difesa della “sublimazione della libido” e in un ritorno pesante del sentimento della nostalgia, dolore del desiderato ritorno. Trattandosi di maternità mancata, qualora i livelli di tensione superano l’omeostasi, è possibile la difesa della “conversione isterica” con significative somatizzazioni.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei simboli e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Vittoria è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
La psicodinamica si avvale di un simbolismo che prevale di gran lunga sulla trama narrata.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Vittoria, il “resto diurno” del “resto notturno”, si colloca nella visione di una bambina, come suggerisce la stessa trama del sogno, o in una riflessione esistenziale sullo stato psichico in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Vittoria è decisamente surreale proprio nel suo andare a ritroso con lo spazio e con il tempo.

REM – NONREM

Il sogno di Vitoria si è svolto nella seconda fase del sonno REM alla luce del simbolismo e delle implicite emozioni. La protagonista rievoca con una buona copertura difensiva il suo viaggio a ritroso nella maternità usando bene i meccanismi psichici del “processo primario”, nonché la cosiddetta “censura onirica”, per completare il suo personale itinerario psichico e umano. Pur tuttavia l’agitazione da meraviglia non deve essere stata da poco.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Vittoria usa in maniera prevalente il senso della “vista” e lo allucina in “due coccinelle che spiccano il volo e vanno ad appoggiarsi all’anta di un mobile lì vicino accanto ad altre coccinelle.”. Il “tatto” è presente in “sempre nella mia mano, ho due coccinelle”.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività di chi interpreta e l’oggettività di chi sogna, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Vittoria, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” e in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Vittoria, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo avere con curiosità letto la decodificazione del sogno di Vittoria.
Domanda
E così il sogno sa fare anche le acrobazie e sa navigare nello spazio e nel tempo come gli pare.
Risposta
Proprio così, ma non come gli pare, secondo le sue leggi e i suoi schematismi, secondo le sue proprietà e le sue finalità: aiutare il sognatore a capire e a capirsi semplicemente perché ha tirato fuori tutta roba sua. Attenzione, però! Il sogno viaggia nel tempo ma nella dimensione del presente attraverso la sua capacità di rielaborare e di riattualizzare.
Domanda
E lo spazio?
Risposta
Lo spazio in atto della psiche è il corpo con il suo divenire, quel vissuto dell’evoluzione biologica operato sin dalla nascita dall’istanza “Es”, la capacità di rappresentare le pulsioni e i movimenti psicosomatici degli istinti attraverso i “fantasmi” che di poi si evolvono, pur permanendo come attività e prodotti mentali, in rappresentazioni consapevoli delle funzioni corporee, sempre nobili, elaborate dall’Io razionale e tradotte in concetti. La questione, più che complessa, è molto discussa per la presenza di tanti pregiudizi morali religiosi e politici sulla vita istintiva dell’uomo e del cittadino.
Domanda
La psiche muore con il corpo?
Risposta
Sono una sola entità, un tutto unico e inscindibile: concetto olistico. La vita è legata alla consapevolezza e nello specifico alla coscienza dell’angoscia di morte. Più chiaro è il “sapere di sé” e più intenso è il vivere. Orazio aveva escogitato all’uopo il “carpe diem” come metodo per vivere le sue voglie sessuali sulla bella Leuconoe o sul giovane schiavo. Lo aveva indicato poeticamente agli altri per giustificare se stesso e il suo corpo che pulsava “libido” latina. Si può tranquillamente dire che il “carpe diem” ha avuto e ha tanta fortuna storica, culturale, psicologica, estetica perché Orazio ha saputo dare con lo zucchero le verità più belle e più amare riguardo all’uomo, come quella che afferma che il suo essere si riduce alla sua unità psicosomatica, il “Corpo-Mente”.
Domanda
Mi spiega le fantasie sulle mestruazioni e sulla fecondazione delle adolescenti?
Risposta
L’assenza di un’educazione sessuale e la presenza in Occidente dei tabù religiosi intorno al corpo, la coalizione micidiale di cristianesimo e luteranesimo e calvinismo e altra compagnia cantante, questa mistura porta naturalmente alla formazione di conoscenze individuali o condivise con un gruppo di trasgressori, a un’educazione solipsistica o settaria. Ai naturali fantasmi della bambina in riguardo al suo corpo e alla sessualità si aggiungono il silenzio degli adulti e i divieti sociali. Tante bambine si sono scoperte donne attraverso il “fantasma di morte” associato al sangue, il liquido simbolicamente vitale che, se si perde, scatena angoscia. E poi, anche i testi sacri evocano la punizione per la manipolazione del sangue. E le culture non discriminano ancora le donne per la loro impurità mestruale? E la religione cristiana non escludeva le donne dalla comunità durante l’impurità della gravidanza nell’evidenza che era stata sessualmente con un uomo o con il suo uomo? Soltanto dopo la quarantena di purificazione la donna madre era ammessa nella comunità cristiana. E di quante altre colpevolizzazioni e criminalizzazioni è cosparsa la strada che porta al martirio della donna sin dal suo essere nel grembo di un’altra donna che non l’aiuterà a liberarsi dalla schiavitù culturale e religiosa. Anzi, spesso sono le madri a confermare e a cresimare la sottomissione globale delle figlie al maschio secondo lo statico principio storico del principe di Lampedusa, il Gattopardo: tutto cambia purché nulla cambi.
Domanda
Io le avevo chiesto le fantasie sulla mestruazione, sulla fecondazione e sulla gravidanza.
Risposta
Hai perfettamente ragione, ma mi sono lasciato prendere da un argomento tragico e attualissimo e da una misoginia dura da debellare nella psiche ballerina e fragile dei maschi. Provvedo alla richiesta. Le mestruazioni evocano angosce che si traducono in fantasie di morte da devitalizzazione progressiva: “fantasma”. L’aiuto affettivo e tecnico della madre e del padre è importantissimo. Ho detto del padre, non basta la madre. La dinamica della fecondazione, coito, tira fuori angosce di violenza e di morte per lacerazione delle parti intime e per sfondamento del ventre, pericolose “angosce di frammentazione” propedeutiche allo stato psicotico transitorio o persistente. La bambina non riesce a concepire in maniera piacevole la penetrazione, specialmente se si è imbattuta nell’improvvida visione di un pene adulto in erezione. L’educazione sessuale e la presenza affettiva dei genitori sono determinanti per convertire le diverse angosce in accettazione e orgoglio del genere femminile e del ruolo di donna. Intorno alla gravidanza è necessaria più che mai la presenza e la chiarezza dei genitori, madre e padre, nonché la precisione scientifica commisurata allo sviluppo della mente infantile. Le varie metafore della cicogna e del cavolo sono da riservare alle favole. I “fantasmi” collegati alla gravidanza sono sempre di morte per frammentazione, come ho avuto modo di spiegare in un altro sogno,
Domanda
Cosa mi dice del “coitus interruptus”?
Risposta
E’ l’antifecondativo storicamente primario e praticato fino a quando la donna ha subito una dipendenza culturale e giuridica dal maschio: anni settanta. La conquista dei diritti civili ha indotto le donne a scegliere e a proporre altre forme anticoncezionali, chimiche o meccaniche. La pratica del “coitus interruptus” era ed è tremenda per i danni psicofisici che ha prodotto e che produce: tensione nervosa, caduta della “libido”, impotenza e frigidità progressive fino alla dismissione dell’esercizio sessuale. Come tutte le cose fatte a metà il coito interrotto non è una buona, bella e giusta pratica. E’ una contraddizione nei termini, una fusione a metà.
Domanda
E’ sicuro della gravidanza extra-uterina?
Risposta
Il sogno dice simbolicamente che le coccinelle si fermano fuori dall’armadio, lo sperma non feconda l’uovo, assieme a tante altre, l’eiaculato. La “figurabilità” indica che può essere un “coitus interruptus” con il deposito dello sperma sul pube e “ante portas” o una gravidanza extra-uterina, l’embrione depositato fuori dell’utero. Il sogno è capace di elaborare idee ed esperienze in maniera originalissima.
Domanda
Un’ultima cosa: la differenza tra “tavola” e “tavolo” mi sembra molto sottile, quasi fragile.
Risposta
Il “tavolo” è maschile e appartiene al Padre. E’ privo di affetto e si può sublimare nell’altare e nel sacrificio sacrale. La “tavola” appartiene alla “Madre” ed è colma dei doni della “genitalità”. Sulla tavola c’è il cibo, simbolo dell’amore materno in esaltazione della vita. Ma non dimentichiamo che l’archetipo Madre sa anche essere violento. Chiedo io una cosa a te: non ricordi una tavola imbandita che ti ha fatto percepire briciole di felicità e di pienezza psicofisica?
Domanda
Sì, quand’ero piccola e di domenica, quando si pranzava tutti insieme. Un’ultima domanda: a questo sogno quale canzone associa?
Risposta
E’ obbligo associare un prodotto culturale e popolare volutamente compilato secondo il processo di “regressione” negli anni settanta da parte di un quartetto di autori e cantanti molto espressivi e capaci di provocare emozioni non soltanto nei giovani di allora, ma soprattutto nei giovani di oggi. Viene confermata la tesi che certe movenze dell’animo e dei sentimenti sono senza tempo. Il titolo è “Sola in the night” e gli autori del “benfatto” sono Takagi & Ketra con Tommaso Paradiso ed Elisa. Anche il video è ispirato agli abiti del tempo passato e ai modi d’incontrarsi e di vivere i sentimenti, della serie “mi piaci, ma farò di tutto per non fartelo capire e per evitarti”. Trattasi di manovre logistiche che occultano il meccanismo di difesa dello “annullamento” a manetta: destituire la carica sentimentale e sensuale da un’idea o da un fatto reale, della serie vivo l’innamoramento a freddo e senza il trasporto erotico e sessuale. Mentire a se stessi era un costume psicopatologico degli anni settanta, come se fosse una debolezza innamorarsi, fare l’amore o, guai e poi mai, fare sesso. La cultura bacchettona, clericale e post fascista del tempo incorporava e metteva in atto gli schemi sadomasochistici della peggiore “libido anale”. Tanto meglio oggi, decisamente, sia pur con i risvolti conflittuali tra maschio e femmina che comporta l’evoluzione e il progresso. E’ importante lasciare in vita l’attrazione, la seduzione e lasciarsi andare alle emozioni con una leggera consapevolezza, quella che serve per godere. Eppure, in quel tempo gli autori della canzone in questione hanno trovato un “mare magnum” da rivivere, sicuramente perché lo hanno sentito soltanto raccontare. A titolo esemplificativo adduco il concetto base di “Sola in the night” : “certo che lo sai, prendi tutto e te ne vai per vedere se è vero che poi ti vengo a cercare; ritorni solo se cambia tutto tranne te”.
In un recente passato questi amabili signori Takagi e Ketra, in compagnia di Arisa e di Lorenzo Fragola, hanno proposto con interesse una satira sulla contemporaneità in musica leggera, la canzone “L’esercito del selfie”, dove hanno messo in rilievo la degenerazione del narcisismo elettronico e la desessualizzazione della coppia. Il bisogno di essere in linea e di avere “campo” supera di gran lunga l’attrazione umana. Ma di questo brano si parlerà in un momento opportuno.
Consiglio per i naviganti: ascoltare la canzone partecipando al ritmo e al contenuto senza alcun impegno intellettuale.

 

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Vittoria è dominato dal meccanismo psichico primario della “figurabilità”, per cui è importante un breve approfondimento tratto dal mio lavoro “Sogno e fantasma”.
“Dal momento che il “lavoro onirico” trasforma le rappresentazioni profonde e i desideri rimossi in allucinazioni sensoriali, prevalentemente visive e uditive, prendiamo in considerazione a questo punto il meccanismo della “figurabilità”, deputato proprio alla traduzione in immagine dei contenuti che formano la trama del sogno.
Risulta determinante mettere in rilievo due aspetti: in primo luogo la selezione operata tra le diverse immagini che traducono una rappresentazione profonda e che meglio si prestano alla sua espressione visiva, in secondo luogo la tendenza a operare spostamenti da un concetto astratto a un’immagine concreta.
Freud afferma che nell’attività primaria della “figurabilità” viene richiamato un aspetto arcaico e filogenetico del pensiero e del linguaggio umani.
In origine il pensiero e le parole avevano un significato concreto. Essi si traducevano in fatti reali e oggetti sperimentabili. Soltanto in seguito all’evoluzione culturale hanno assunto un significato e un contenuto astratti.
Il linguaggio del sogno non conosce le opposizioni logiche dei pensieri e delle parole, così come all’origine il linguaggio designava in un unico oggetto concetti diversi e opposti.” Esempio: l’oggetto Dio abbracciava i concetti del Bene e del Male, oggetto morte includeva i concetti del premio e del castigo, della conquista e della perdita.

CIELO! ANCORA MIO PADRE!

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mio padre era seduto e io ero in piedi.
Mia madre era anche lei in piedi e stava alla mia destra tra me e lui attorno alla nostra tavola rotonda.
Ricordo un battibecco con mio padre.
Lui aveva le braccia conserte e una maglietta bianca a maniche corte.
Ricordo le spalle larghe e, di riflesso, uguali a quelle del mio compagno.
Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.
Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”
Lui apre le braccia, ma quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo perché la reazione di lui era forzata.
A questo punto il sogno si interrompe.”

Questo è il sogno di Marineve.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ancora la vecchia storia con il padre!
Ma la “posizione edipica” si risolve una buona volta o non si supera mai?
La conflittualità con il padre e la madre, insieme ai bollenti sentimenti d’amore e di odio, si evolve e si compone o resta sempre magmatica e fluorescente?
Essendo una tappa formativa di grande portata emotiva, la “posizione edipica” è sempre in atto e funge da stimolo continuo al miglioramento della “coscienza di sé”. Nel suo essere camaleontica si mischia e si capovolge quando si diventa genitori e nei vissuti edipici dei figli.
Inoltre, i vissuti della relazione con il padre e con la madre contrassegnano la maturazione del “fantasma” del distacco con l’avvicinarsi evolutivo della fine. La “posizione edipica” aiuta a migliorare l’approccio psichico verso la morte perché, rispetto alle altre “posizioni psichiche”, aiuta a elaborare in maniera corretta e meno dolorosa il “fantasma” quasi addomesticandolo e riducendone l’angoscia.
La perdita dei genitori educa al distacco e corrobora gli affetti. Questo è l’ultimo regalo che queste figure archetipiche elargiscono ai figli.
L’origine si lega alla conclusione, l’inizio alla fine, la vita alla morte come opposti che necessariamente si richiamano e si rincorrono.
Ecco perché vado spesso predicando che i genitori sono i simboli delle nostre radici e della nostra identità e che vanno adottati nella loro vecchiaia in preparazione della nostra maturazione psicofisica, piuttosto che essere depositati nei moderni lager delle case di riposo.
Ho titolato il sogno di Marineve “Cielo, ancora mio padre!” proprio per questo ritorno in forma variegata della relazione contrastata della figlia con il padre. Proprio quando si pensa di aver dato ampiamente il proprio tributo al dio padre e alla dea madre, ecco che si presenta in sogno, secondo i nostri bisogni psichici più delicati e profondi, l’immagine del padre e della madre in compagnia dei turbolenti fantasmi che si pensavano acquietati e risolti.
A questo punto è interessante snocciolare il sogno di Marineve.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mio padre era seduto e io ero in piedi.”

Non c’era modo simbolico migliore di esordire in ossequio al padre.
La figlia è “in piedi” perché è in pieno rispetto e manifesto riconoscimento del padre. “Essere in piedi” attesta della vigilanza dell’Io, della consapevolezza della situazione reale e dell’autorevolezza del caso.
Il “padre” è “seduto” in ottemperanza alla sua collocazione “genitale” e al suo ruolo sociale di capo. Il padre è composto e consapevole del potere che incarna nelle allucinazioni oniriche di Marineve.
Il sacro è seduto anche nell’iconografia, mentre il profano è in piedi e in movimento nella ricerca di un ricettacolo in cui nascondersi e occultarsi.
Il “padre” è simbolo dell’istanza psichica limitante e censurante del “Super-Io”, è archetipo, un simbolo universale, una condizione senza la quale non è possibile la vita e l’ordine sociale.
Questo è quanto vive in sogno Marineve in riguardo al padre e all’autorità sacra attribuita al suo augusto, quanto contrastato, genitore.
Marineve vuole essere sul pezzo di fronte al padre, senza distrarsi dal contesto e senza nulla escludere, pena la sofferenza di un’angoscia da solitudine e da fallimento.

“Mia madre era anche lei in piedi e stava alla mia destra tra me e lui attorno alla nostra tavola rotonda.”

In nome del padre, della madre e della figlia, recita la “triade edipica”.
Prima del 1900 si conosceva la “triade teologica” padre-figlio-spirito santo, la “trilogia” di Sofocle su Edipo e la “triade di Hegel” tesi-antitesi-sintesi.
Si ascrive a merito di Freud avere elaborato e codificato il tragico travaglio di Edipo secondo una psicodinamica universale.
Marineve non si fa mancare niente e ama fare le cose per bene e al completo, senza omissioni e senza dare per scontato alcunché.
Nel suo sogno colloca la “madre”, in cui a suo tempo nel bene nel male si è identificata, come lei “in piedi” accanto al marito e la rappresenta in stato di all’erta e in pieno ossequio del potere maschile. Marineve riconosce la madre come la moglie del padre e la colloca “alla destra” in un ruolo importante ma subalterno, come il Figlio del Padre nella Trinità: “siede alla destra del Padre”.
La “destra” rappresenta simbolicamente la coscienza e la razionalità, l’universo psichico maschile e il potere dell’azione, la realtà e la visibilità, l’evoluzione vitale e la vigilanza.
Il padre di Marineve mantiene un’oscurità psichica e un potere riconosciuto.
Eppure la Madre è un archetipo, il simbolo universale della vita e della morte, per cui meritava una migliore collocazione, quanto meno un paritario riconoscimento.
Niente da fare!
Marineve vive il padre come superiore in qualità e in quantità, in autorevolezza e in autorità rispetto alla figura materna.
Del resto, Marineve è femmina e le risulta enigmatico il tanto invidiato universo maschile del padre. Spesso in un corpo di donna si nasconde una testa di uomo secondo le possibili combinazioni della “posizione edipica”: il potere della seduzione e dell’intelligenza operativa.
“La nostra tavola rotonda” non è quella dei cavalieri della corte di re Artù, ma è un simbolo di giustizia e di democrazia nell’ambito della famiglia. La differenza si attesta soltanto nell’essere seduti o in piedi.
“La nostra tavola” è l’oggetto simbolico del riconoscimento e dello scambio affettivo, della condivisione dei sentimenti e dei ragionamenti, degli insegnamenti e delle decisioni, delle discussioni e delle competizioni.
Anche se la tavola è sguarnita, il simbolo familiare vale lo stesso ed è importante nella sua positività oggettiva.

“Ricordo un battibecco con mio padre.”

Ecco il conflitto con il padre.
Marineve dormiente prepara il sogno a rappresentare con progressione logica ed emotiva gli eventi che urgono e aspirano a essere rappresentati e portati in scena.
Trattasi di una scaramuccia, di una normale e leggera dialettica nel rapporto con il padre.
“Battibecco” è una disputa in parole che esprime un’idea e una convinzione all’interno di un sentimento conflittuale e di uno scambio affettivo contrastato.
“Battibecco” ha una radice simbolica erotica, una schermaglia di pulsioni e di desideri, perfettamente in linea con i vissuti edipici della figlia verso il padre.
“Ricordo” comporta una “regressione” e verte non su un fatto preciso , ma su uno stato d’animo conflittuale costante: una “regressione” implicita nel sognare.

“Lui aveva le braccia conserte e una maglietta bianca a maniche corte.”

Le “braccia conserte” attestano di una chiusura sentimentale, di una difesa dal coinvolgimento emotivo e affettivo. Marineve vive il padre come anaffettivo o non rispondente ai suoi investimenti di “libido” edipica, un padre inadeguato e chiuso nel suo abbigliamento sportivo e giovanile.
Il linguaggio del corpo conferma che “le braccia conserte” sono barriere al cuore e al respiro, al sentimento e all’emozione, al coraggio e all’amore.
In effetti, si tratta di difese psichiche che Marineve proietta sul padre, si tratta della difesa dei suoi bisogni di bambina innamorata e ricca di ormoni e di pulsioni, di desideri e di sentimenti, si tratta di materiale psichico che a suo tempo ha dovuto anestetizzare e, di poi, sublimare nel riconoscimento del padre. Marineve ha desiderato nella realtà la figura paterna e proietta in sogno il patrimonio psichico a cui è stata costretta ad abdicare in base al “principio di realtà” e in offesa al “principio del piacere”.
A conferma di quanto affermato Marineve opera il miracolo regressivo del ringiovanimento del padre: “una maglietta bianca a maniche corte.”
Marineve rievoca il tempo in cui viveva sulla pelle la pulsione e l’emozione verso quest’uomo in carne e ossa che dominava i suoi desideri.
Tutto questo apparteneva all’infanzia, perché adesso il padre è messo in risalto come autorità riconosciuta, “seduto” nella tavola rotonda della casa e vissuto come un uomo anaffettivo.

“Ricordo le spalle larghe e, di riflesso, uguali a quelle del mio compagno.”

Si conferma l’immagine giovanile del padre: “le spalle larghe” classiche del buon tempo virile. Le “spalle larghe” rappresentano la capacità di proteggere e di subire, di abbracciare e di coprire, di contenere sentimenti e valori, emozioni e vezzeggiamenti.
Ma attenzione al “di riflesso” che apre tutta una problematica inquieta e misterica: il padre viene degnamente equiparato al “compagno”.
Il padre e il compagno sono “uguali” nelle “spalle larghe”, il padre e il compagno condividono gli attributi fisici e le corrispondenti doti psicologiche.
Si conferma il comandamento edipico “ti legherai all’uomo che evoca l’immagine e la somiglianza del padre”, a cui fa eco il biblico “sarai sottoposta al desiderio del tuo uomo”, come recita il Genesi dopo il peccato e in condanna della donna Eva.
Ma perché e come avviene questo psicodramma?
La spiegazione si trova nelle “domande & risposte”.
Non resta che procedere nella decodificazione del sogno profetico di Marineve.

“Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.”

Ecco il trauma nel sogno!
Marineve non si è mai sentita abbastanza amata da suo padre o non le sono bastati quel sentimento e quelle manifestazioni d’affetto che lui ha esternato nell’esercizio quotidiano della vita in famiglia.
Il sogno opera una naturale “regressione” all’infanzia e visita la scena madre dello psicodramma di Marineve e di tante altre infelici bambine: il pianto e l’indifferenza del padre. Il desiderio non è stato esaudito e il pianto è liberatorio e attesta di un amore mancato e infelice. Ma, per fortuna c’è la compensazione dell’uomo simile al padre, almeno nelle caratteristiche essenziali delle “spalle larghe”.
“L’abbraccio” è simbolo di fusione psicofisica, ha una valenza mista, affettiva ed erotica, quel condensato maturato durante il periodo inquieto dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il “bisogno di lui”, in specie se verbalizzato dopo l’abbraccio, è pregno di un benefico bisogno di dipendenza dal padre e, di poi, traslato nel suo uomo.
Il “dicendo” condensa una dichiarazione e un dono d’amore: le parole sono i migliori regali che impensabilmente possiamo fare a qualsiasi persona e in specie ai bambini.
Ma ecco che si consuma il dramma dell’anaffettività come nelle migliori tragedie shakesperiane: “ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.”
“Impassibile” traduce il latino “senza sofferenza” o meglio “senza partecipazione alla sofferenza”.
“Le braccia ancora chiuse” riconfermano la difesa attribuita al padre da un coinvolgimento affettivo, una forma di crudeltà del genitore nei confronti della figlia innamorata.
Risulta ovvia la “proiezione” difensiva di Marineve nell’attribuire al padre la sua forzata anaffettività, la conseguenza di un amore innaturale.
Del resto, Marineve ha dovuto liquidare la “posizione edipica” per legarsi al compagno similare all’ingrato genitore.

“Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”

La madre è alleata: “interviene e gli dice”.
Questo vuol dire che Marineve ha superato il conflitto edipico con lei, ha accettato la sconfitta riguardo la sua pretesa espansionistica sul padre e si è identificata al femminile in lei.
Ecco che la madre può essere tirata in ballo come complice e può suggerire al marito di dare riscontro all’affetto della figlia e di modificare il suo atteggiamento costantemente freddo:“dai Dany, non vedi che ti viene incontro”.
Non c’è niente di male se la figlia è legata a filo doppio al padre, ma la reiterazione del comportamento affettivo,”non fare sempre cosi!”, è da interrompere anche perché è la figlia a venire incontro al padre e non il contrario.
Si evidenzia il potere e il culto del padre nella politica culturale della famiglia.
Marineve si è ravveduta sulla sua collocazione di figlia e non di amante.
Il quadro edipico si è composto al meglio con l’auspicato riconoscimento del padre e della madre, ma resta il micidiale vissuto di anaffettività della figlia. La lacuna e la vacanza affettive sono state del tutto compensate dal suo uomo similare al padre?
Il prosieguo del sogno lo dirà.

“Lui apre le braccia, ma quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo perché la reazione di lui era forzata.”

Questa riconciliazione “non s’ha da fare”, come il matrimonio di Renzo e Lucia nella bocca dei “bravi” e riferito a don Abbondio.
La disposizione del padre a riconciliarsi è tentata da Marineve,“Lui apre le braccia”, ma è proprio lei che non è disponibile all’auspicato evento perché il trauma che il padre le ha procurato è talmente forte che non è possibile assolvere e tanto meno compensare: “quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo”.
La freddezza climatica equivale simbolicamente a un distacco affettivo e a un trauma precoce legato alla mancanza di protezione e di cura.
Marineve non perdona al padre la forzatura del recupero affettivo, almeno Marineve proietta sul padre la costrizione di fronte alla quale si è venuta a trovare nella sua infanzia e adolescenza di fronte a una scelta del padre che la coinvolgeva in maniera diretta.
Il freddo e la forzatura sono vissuti di Marineve proiettati per difesa nel padre a prescindere da come il padre si sia comportato su questi registri nei suoi riguardi: “la reazione di lui era forzata”.

“A questo punto il sogno si interrompe.”

E’ pericoloso avvicinarsi a spiegare la trama e la consistenza emotiva del trauma e allora la “censura” interrompe il sogno e lo blocca senza cadere nell’incubo.
Il sogno tutela chi sogna e anche in questo caso funziona questa “filogenesi” o amore della Specie umana.
Non funzionano più i “meccanismi di difesa” che formano il sogno come la “condensazione” e lo “spostamento”, i “processi primari” sono andati in tilt e allora il travaglio psichico di Marineve trova qui la sua tregua.

PSICODINAMICA

Il sogno di Marineve svolge la psicodinamica della “posizione edipica” e nello specifico i vissuti in relazione al padre.
L’anaffettività contraddistingue il quadro.
Marineve risolve in maniera fredda un eventuale recupero della figura paterna.
Si profila, inoltre, un trauma che rende inaccessibile affettivamente il padre.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza psichica vigilante “Io” è manifesta in “Ricordo”.
L’istanza psichica pulsionale “Es” è presente in “Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.”
e in “ma quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo”.
L’istanza psichica censoria “Super-Io” si presenta in “Mio padre”.
La “posizione psichica edipica” è dominante in tutto il sogno e nello specifico in “Io scoppio a piangere e lo abbraccio dicendo che ho bisogno di lui, ma lui è impassibile con le braccia ancora chiuse.” e in “Mia madre era anche lei in piedi e stava alla mia destra tra me e lui attorno alla nostra tavola rotonda.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Marineve usa i meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “condensazione” in “seduto” e in “in piedi” e in “alla mia destra” e in battibecco”,
dello “spostamento” in “spalle larghe” e in “braccia conserte” e in “impassibile” e in “viene incontro”,
della “drammatizzazione” in “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”,
della “proiezione” in “impassibile ancora con le braccia chiuse” e in “freddo tanto perché la reazione di lui era forzata.” e in “braccia conserte”,
della “coazione a ripetere” in “non fare sempre così”.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non è presente.
Il processo psichico di difesa della “regressione” si manifesta in ”Ricordo un battibecco con mio padre.”

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Marineve mostra nettamente un tratto psichico “edipico”, relazione conflittuale con il padre, all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a prevalenza “genitale”, forte disposizione all’amore donativo materno e agli investimenti affettivi. In questi ultimi Marineve immette contenuti massimi o minimi. In tal modo i coinvolgimenti sono di grande trasporto e calore o formali e freddi.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Marineve sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “tavola rotonda” e in “battibecco” e in “braccia conserte” e in “abbraccio,
la “metonimia” o nesso logico in “seduto” e in “in piedi” e in “scoppio a piangere” e in “impassibile” e in “viene incontro”,
la “sineddoche” o la parte per il tutto e viceversa in “le braccia conserte” e in “le braccia ancora chiuse”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”
Nella sua semplicità descrittiva il sogno di Marineve usa tanti simboli e per questo motivo possiede una vena poetica popolare.

DIAGNOSI

Il sogno di Marineve dice di una “posizione edipica” irrisolta e foriera di anaffettività.
Include un trauma di non meglio precisata consistenza e addebitato alla figura paterna.
Marineve pensa di aver sistemato la relazione con il padre, ma emergono lacune non ancora colmate e sanate.

PROGNOSI

La prognosi invita Marineve a portare a termine la presa di coscienza di cosa le è rimasto dentro in riguardo alla relazione affettiva con il padre e a sistemarlo nell’economia psichica in atto con la migliore consapevolezza possibile. Questa operazione è funzionale a una migliore distribuzione dei suoi affetti e a una migliore modulazione degli stessi: risolvere i grandi amori e i grandi odi e distribuire gli investimenti affettivi in maniera non turbolenta.
Il tutto al fine di vivere meglio le relazioni sociali e di avere una degna collocazione tra famiglia e società, tra il vecchio in emersione e il nuovo in prospettiva.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico per Marineve si attesta in una recrudescenza della “posizione edipica” e in un riflesso conflittuale verso figure importanti della sua vita. Le psiconevrosi edipiche sono quelle d’angoscia, istero-fobica con crisi di panico e depressiva.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Marineve è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Realismo e simbolismo si combinano discorsivamente in maniera equa.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Marineve è il ricordo o l’incontro con il padre o con una figura similare. Nel giorno antecedente si verifica sempre un’esperienza o un vissuto che funge da aggancio alla psicodinamica elaborata nel sogno.
Definisco il sogno “resto notturno” semplicemente perché quello che ricordiamo al risveglio è una minima parte di quello che elaboriamo con i “processi primari” e che purtroppo viene perduto per assenza di memoria. Quanto più siamo svegli nel sonno REM o verso l’alba dopo il sonno profondo e più ricordiamo e, di conseguenza, compiliamo il sogno in maniera logica consequenziale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Marineve è realistica narrativa.

REM – NON REM

Il sogno di Marineve presenta una consequenzialità logica e simbolica, per cui è stato elaborato in una fase REM mediana, la seconda o la terza, tra le tre le quattro.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi coinvolti con le corrispondenti allucinazioni nel sogno di Marineve sono i seguenti: la vista, il tatto e l’udito.
La “vista” è allucinata nella gran parte del sogno e nello specifico in “Mio padre era seduto e io ero in piedi.” e nel prosieguo.
Il “tatto” è allucinato in “lo abbraccio” e in “quello che che io sento è tanto freddo, tanto ma tanto freddo”.
L’”udito” è allucinato in “dicendo che ho bisogno di lui” e in “Mia madre interviene e gli dice: “dai Dany, non vedi che ti viene incontro, non fare sempre cosi!”
Il concorso dei sensi o “sesto senso” è allucinato in “scoppio a piangere”.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto con curiosità la decodificazione del sogno di Marineve.

Domanda
Sembrava un sogno semplice e invece si è rivelato un sogno complesso.

Risposta
Proprio così!
I sogni non sono mai dei semplici sogni, come le canzoni di musica leggera non sono così leggere come sono definite

Domanda
Marineve si riconcilierà con il padre?

Risposta
Marineve ha in atto con il padre il miglior equilibrio emotivo e affettivo possibile. Riconciliarsi significa migliorare con coraggio la presa di coscienza del trauma a lui collegato e che il sogno lascia intravedere, indica ma non manifesta.

Domanda
Quindi deve fare una psicoterapia o ce la può fare da sola.

Risposta
Buone entrambe, ma da cosa sogna e da come scrive si evince una buona introspezione, frutto di un costante esercizio di analisi e di ricerca. Finché non c’è sintomo, può farcela da sola.

Domanda
Ho notato che lei consiglia poco la psicoterapia contro i suoi interessi globali.

Risposta
Quando non si è motivati e soprattutto non si è motivati da una sofferenza, la psicoterapia è impossibile e, di conseguenza, inutile.

Domanda
Mi può spiegare il titolo?

Risposta
Era comune in passato l’espressione “Cielo, mio marito!” nell’umorismo delle barzellette per indicare la sorpresa in flagranza di un tradimento sessuale. La lettura del sogno mi ha ricordato questo imbarazzante effetto della serie “tutto ritorna e non si risolve”, come le libertà sessuali di matrice poligamica.

Domanda
Quanto influisce il padre e la madre nella scelta del compagno o della compagna?

Risposta
Domanda semplice e doverosa che richiede una lunga ed esauriente risposta.
Il padre e la madre, la “posizione edipica”, ritornano nei sogni più di altri personaggi e li affollano in maniera sorprendente.
Marineve e tutte le donne sono state attratte nell’infanzia dalla figura paterna nel bene e nel male, “fantasma del padre” nella “parte positiva e negativa, e, di conseguenza, hanno introiettato, messo dentro o interiorizzato, l’immagine inquieta dell’uomo fascinoso a cui abbandonarsi e in cui emotivamente perdersi. Di poi, hanno dovuto fare i conti con la frustrazione del desiderio e si sono identificate nella figura materna dopo l’opportuna riconciliazione per il colpo gobbo che volevano infliggere. Hanno mantenuto intatte dentro la “imago” del padre e la pulsione erotica e sessuale annessa e connessa. L’esercizio della vita offre l’incontro fortuito con quell’uomo che, suo bengrado e suo malgrado, rievoca e scatena quell’imago e quelle pulsioni, le farfalline allo stomaco, di cui Marineve e le donne s’innamorano perdutamente e si legano, lasciando gli altri maschi a chiedersi “ma perché ha scelto lui e non ha scelto me”, come dice Max Pezzali nella sua canzone, prodotto
psico-culturale, “La regola dell’amico”. La stessa psicodinamica vale per il maschio nei confronti della madre.

Domanda
Lei dice che si rimane colpiti dall’uomo o dalla donna che evocano l’immagine interiorizzata del padre o della madre.
Ma non è esagerato questo determinismo?
Quale libertà ci resta nello scegliere chi amare?

Risposta
Perfettamente d’accordo!
Sembra che ci resti soltanto una libertà condizionata e non un libero arbitrio e tanto meno una libertà assoluta.
Essere turbati dall’uomo che evoca il padre e dalla donna che evoca la madre secondo l’imago introiettata durante la “posizione edipica” è veramente riduttivo e quasi inumano, quasi da prodotti condizionati dalla Mente e dal Corpo. Effettivamente l’immagine di un uomo angelico, creativo e idealista va a farsi fottere insieme all’immagine metafisica di un uomo figlio di qualcuno d’importante che sta nei cieli.
L’uomo è ridotto a un insieme di schemi da “stimolo e risposta”, un oggetto materiale affetto da un meccanicismo esagerato ed esasperato.
Stimarsi umanamente oggetti di conoscenza è la base di ogni sedicente scienza, al di là delle conclusioni meccaniche o metafisiche.
Tutto si spiega e tutto si può spiegare sempre secondo i principi primi, il metodo di lavoro e il codice interpretativo che il ricercatore pone e fissa.
Anche le conclusioni spirituali e libertarie, finalistiche per l’appunto, si possono comprendere e spiegare.
Tornando alla questione della scelta del partner, aggiungo che, per ridurre il condizionamento delle immagini introiettate, basta avere una buona coscienza di quanto i genitori hanno influito nella formazione psichica: una libertà condizionata.
Risulta che le coppie edipiche sono destinate alla separazione per esaurimento del carburante pregresso, mentre le coppie consapevoli che si scelgono e si esercitano quotidianamente senza pendenze irrisolte arrivano alle nozze di diamante.
Discorsi impegnati, ma ancora aperti.
Ridiamoci sopra con Max Pezzali e la sua “Regola dell’amico” che pone la domanda “ma perché proprio lui che non ha la nostra loquacità”?
La mia risposta è “perché evoca il fantasma edipico del padre”.
Altrimenti spiegatemi voi le farfalline allo stomaco e gli amori impossibili e ineffabili.

Domanda
Potrebbe in futuro rendere più semplici le interpretazioni dei sogni?
Spesso si ripete e non si capisce cosa dice.

Risposta
Ci provo sempre a essere chiaro cercando di non banalizzare, ma vedo che non ci riseco.
Comunque grazie per la richiesta. Ci proverò ancora.