IL NEGOZIO DI SCARPE

I

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in una stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe.

Mi diceva “entra e guarda quello che vuoi”.

Io entravo e in un locale, una specie di salotto, c’era una donna di mezza età.

Mi diceva “vieni di sopra con me che ti faccio vedere l’altra parte del negozio”.

Poi voleva che facessi l’amore con lei, ma, anche se era bella, non la trovavo attraente e non lo facevo.

Poi mi sono svegliato.”

Mi preme dirle che la sera prima di fare il sogno avevo deciso di andare in un negozio di scarpe particolare che al suo interno è strutturato un po’ come un labirinto.

Grazie per l’attenzione.

Lucio.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Degna d’immediata nota è la comunicazione finale di Lucio sulla possibile causa scatenante del sogno, il “resto diurno” come lo chiamava Freud, quel particolare che nel giorno precedente ci colpisce e che di notte evoca la psicodinamica emersa dalla dimensione profonda, non necessariamente inconscia, e che è pronta a essere elaborata poeticamente dai “meccanismi” del “processo primario”.

Questo è il tragitto psichico del sogno.

Il “resto diurno” di Lucio è la decisione di andare nel “negozio di scarpe che al suo interno è strutturato un po’ come un labirinto”. Su questa architettura Lucio costruisce la trama del sogno e sviluppa simbolicamente la psicodinamica latente approfittando dello stimolo reale delle “scarpe” per farla emergere. In sostanza e in maniera semplice Lucio svolge la sua relazione con l’universo femminile, approfittando del negozio di scarpe che è in procinto di visitare per reale necessità, e senza trascurare l’universo maschile. Lucio svolge la sua naturale “posizione psichica edipica” con tanto di padre e tanto di madre, con tanto di conflitto e tanto di riconoscimento nei riguardi di queste enigmatiche figure.

Un grazie di cuore va a Lucio perché ha suggerito a sua insaputa il “resto diurno”, confermando le teorie freudiane e rafforzando la convinzione che lo stimolo diurno produce una risposta notturna e che i “processi primari” colgono al volo la simbologia giusta, le “scarpe” nel nostro caso, per sviluppare la relazione e la disposizione sessuale verso le donne. Non si tratta di pure coincidenze, ma di processi consequenziali di ordine logico simbolico: la “Logica dei simboli” che è diversa e non opposta alla “Logica della Ragione”, il “processo primario” e il “processo secondario”, la Fantasia e la Mente autocosciente, l’Arte e la Scienza. La “Logica dei simboli viene prima della “Logica della Ragione”, come ha insegnato il buon Giambattista Vico nella sua “Scienza nuova” e come ha ribattuto Fromm nel “Linguaggio dimenticato”.

Meraviglia della Psiche secondo Freud o della Mente autocosciente secondo Eccles!

Dopo questa premessa teorica ritorniamo al sogno di Lucio e al suo ricco “negozio di scarpe”. Il prodotto psichico è perfetto per spiegare in maniera chiara e lineare la “posizione psichica edipica”, la relazione conflittuale che il bambino vive sin dai tre anni nei riguardi dei genitori e che porterà avanti con vicende alterne fino all’adolescenza. Il sogno di Lucio è notevole ed esemplare per la sua bontà di formulazione e per la sua lineare chiarezza.

Grazie Lucio per il fatto che sogni forte e chiaro!

Non mi resta che ricambiare la tua generosità.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ero in una stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe.”

Lucio esordisce bambino con tutta la sua ammirazione verso il padre, un uomo forte e capace agli occhi del figlio e un uomo vissuto come un cultore dell’universo psicofisico femminile, nello specifico un uomo che apprezza proprio le bellezze intime delle donne, quasi un brillante e fascinoso seduttore. Questa immagine è molto bella, un’allucinazione poetica, una visione fantastica, una sintesi degna della creatività di un adulto che risveglia il suo essere stato bambino. Questa scena si ripresenta in sogno a Lucio, un figlio che ha gelosamente conservato e custodito l’immagine altolocata e fortemente maschile del padre.

Vediamo la simbologia.

La “stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe” è l’allegoria della “posizione psichica genitale”, la disposizione all’investimento di “libido” che Lucio ha vissuto in sogno nei riguardi del padre, il “fantasma” del padre nella “parte positiva” del buon seduttore.

La “stanza” rappresenta quella parte della “casa psichica”, della “organizzazione psichica reattiva” o della “struttura psichica evolutiva” di Lucio e condensa il sistema delle relazioni e le modalità sociali, il luogo psichico dove si concepiscono gli investimenti di “libido” verso l’oggetto esterno, le donne in questo caso.

“L’uomo” rappresenta la figura paterna alla luce delle esperienze relazionali e del senso del possesso che Lucio gli attribuisce nei suoi vissuti. Quest’uomo poteva anche essere la “proiezione” dello stesso Lucio che in sogno manifesta i suoi desideri seduttivi e che per continuare a dormire si trasla in una generica figura. Non dimentichiamo che “il sogno è il guardiano del sonno”, come diceva il grande vecchio di Vienna. Ma non è così. Ci può anche stare che Lucio ha bisogno di difendersi dall’angoscia di avere una specifica attrazione verso le donne e una disposizione psicofisica verso la seduzione, un “tratto genitale” che appartiene naturalmente alla “posizione psichica” omonima e che Lucio sicuramente possiede. Ma la parola “aveva” ha decisamente disposto verso la “posizione edipica”, quei vissuti conflittuali di Lucio bambino nei riguardi dei suoi genitori. Particolare influenza ha in questa mia propensione interpretativa la figura femminile chiaramente materna che compare nel prosieguo del sogno e le classiche fantasie che ogni bambino elabora nei riguardi della madre, quelle mire espansionistiche che poi si dirigono verso le altre donne, quelle giuste e adatte a lui.

“Un mucchio di scarpe” contiene ed esprime la predilezione non solo verso l’universo psicofisico femminile, ma soprattutto verso le donne in carne e ossa. La “scarpa” è il classico simbolo delle recettività sessuale femminile, la vagina nello specifico con annessi e connessi. Se poi le scarpe sono “un mucchio” si evidenzia la disposizione al corteggiamento e alla seduzione. Si può affermare che Lucio ha vissuto il padre come una persona di potere nelle tendenze e nei desideri. Di questa dote è rimasto colpito e l’ha tenuta in grande considerazione per la sua formazione psichica. Il “mucchio” rappresenta l’abbondanza e la prosperità, così come “aveva” condensa una pulsione “anale” di accaparramento e un bisogno di sicurezza.

Mi diceva “entra e guarda quello che vuoi”.

E’ cosa degna e giusta che il padre rassicuri il figlio sulle insidie della pulsione e della propensione verso le donne, della pulsione e del desiderio in riguardo alla sessualità, “posizione psichica genitale”. Lucio dice in sogno a se stesso quello che il padre gli ha insegnato secondo il suo vangelo, i suoi vissuti di figlio. Lucio rievoca in sogno il tempo dell’adolescenza quando prendeva coscienza di sé e maturava dietro la spinta degli ormoni la consapevolezza dell’attrazione fisica verso la donna. Il padre è anche un buon maestro e instilla nel figlio i presupposti educativi di un buon narcisismo e di una buona autostima. Lucio grazie all’esempio paterno si vive bene nella visione di tanto benessere e di tante opportunità. Lucio si dice in sogno tramite il padre: “hai tante doti e capacità, sii sicuro, sii aggressivo e decidi di far tuo quello che desideri”. Lucio per il momento ha esibito in sogno, sempre tramite il padre, le sue tendenze sessuali e i suoi desideri in riguardo alle donne. “Se son rose, fioriranno”, diceva mia madre in attesa della fausta concretezza degli eventi.

Il simbolo del “mi diceva” attesta dell’amor proprio e del volersi bene tramite i doni delle parole del padre. In effetti, si tratta di regali fatti da Lucio a se stesso, un rafforzamento della sua convinzione e una sana istigazione all’azione. Si manifesta l’istanza psichica vigilante e razionale “Io” insieme al “principio di realtà” e in evoluzione necessaria del “principio del piacere”.

“Entra” contiene la carica aggressiva necessaria per agire e ottenere un risultato, è il simbolo dell’investimento di “libido” che esige consapevolezza e iniziativa. Non è estranea al simbolo la deflorazione suadente e la penetrazione sessuale.

“Guarda” si traduce “prendi coscienza” dei tuoi desideri e valuta le tue pulsioni e i tuoi bisogni alla luce della realtà. Si tratta della funzione vigilante e razionale dell’istanza psichica “Io”. Tutta questa magnifica psicodinamica viene attribuita in sogno al padre: “pater et magister”, quello che ha sempre desiderato il figlio insieme a tutti i figli del mondo, il desiderio universale di avere anche un maestro nel padre.

Io entravo e in un locale, una specie di salotto, c’era una donna di mezza età.”

Ed ecco che la “scarpa” si fa donna, “una donna di mezza età”, e si presenta tra gli uomini con la sua carta d’identità. Dopo il padre arriva la madre. Come nella più ardita prestidigitazione abilmente e magicamente esce la carta giusta dal mazzo, pardon, come nella più ardita simbologia esce la “scarpa” giusta dal “mucchio delle scarpe”. Chiedo ancora perdono: come nelle più ardite psicodinamiche esce la donna giusta tra le tante altre donne: “una donna di mezza età”, la madre secondo il vangelo edipico del bambino.

Dentro di Lucio, “entravo in un locale”, nella sua parte intima e privata c’è mirabilmente l’immagine della sua donna ideale e l’oggetto del suo desiderio sessuale.

Questa è la carta d’identità e questa è la “scarpa” agognata!

Ci si aspettava una procace ballerina del “Moulin rouge” e dal cilindro del prestigiatore è venuta fuori “una donna di mezza età”. Nulla contro questo tipo di donne, tutt’altro, ma l’enfasi della costruzione precedente prospettava ben altro. Bontà e bellezza dei meccanismi del “processo primario” e della Fantasia allucinatoria che costruiscono il sogno con un’abilità drammatica che Lucio non immaginava di avere.

Vediamo i simboli in completamento di tanta bellezza.

“Io entravo in un locale” equivale a “io prendevo coscienza di un mio tratto psichico caratteristico”.

“Una specie di salotto” si traduce in “la mia sfera sociale e relazionale”, il luogo della confidenza e della comunione.

“Una donna di mezza età” fa il pari con l’uomo di mezza età, il padre di Lucio, un uomo cresciuto e navigato e che conosce bene le “scarpe” e i negozi di calzature. Adesso si tratta della donna adatta a lui bambino e della figura di donna che intriga l’uomo adulto. In ogni caso, la simbologia vuole che tale tipo di donna sia particolarmente seduttiva e abile nelle arti erotiche in grazie alle sue esperienze nel settore calzaturiero. Lucio rispolvera in pieno e alla grande il suo dolce travaglio edipico in riguardo alla figura materna.

Mi diceva “vieni di sopra con me che ti faccio vedere l’altra parte del negozio”.

“Come volevasi dimostrare” diceva orgoglioso l’insegnante di matematica alle prese con il teorema di Pitagora in pieno accordo con il collega di filosofia in riguardo al teorema di Edipo. Ecco che arriva puntuale la seduzione della donna, anzi, della madre. Lucio rievoca il suo bisogno e il suo desiderio di essere sedotto dalla madre al fine di crescere anche in questo oscuro settore pieno di tabù. Ammiccante “la donna di mezza età”, la madre, invita il figlio a prendere coscienza dell’altra faccia della medaglia, la sessualità, la “libido genitale” in pieno superamento evolutivo della “libido narcisistica”. Lucio non sa che farsene delle sue auto-gratificazioni, Lucio è cresciuto e vuole concretamente relazionarsi con una donna al fine di adempiere l’atto finale di uno psicodramma dolce e garbato. Questa donna è “maieutica”, aiuta Lucio a conoscere e a “sapere di sé”. Meglio: Lucio ha tanta voglia di conoscersi e di “sapere di sé” per cui proietta nella “donna di mezza età” il suo bisogno e il suo desiderio: “grazie mamma” e non “grazie zia”. Lucio si chiede ancora “chi meglio di mia madre mi può introdurre nei misteri magici dell’Eros?”

Vediamo i simboli dopo tanto peregrinare.

“Mi diceva” equivale a “mi dicevo”, mi regalavo parole e prese di coscienza introduttive alla messa in atto della “libido genitale” dopo quella “narcisistica” e in superamento della “posizione edipica”.

“Vieni di sopra con me” può essere l’allegoria della “sublimazione della libido” e può essere anche “l’allegoria del coito”, vieni sopra di me. E’ la semplice questione semantica di un “con”, un “insieme a me” che è denso di fascino e di ambigue promesse. E’ anche l’invito della donna libera o della geisha o della sacerdotessa del tempio di Demetra che aiuta il maschio pellegrino ad aprirsi ai misteri dell’erotismo e della sessualità.

“Ti faccio vedere” equivale semplicemente a prendo consapevolezza. Del resto, il sogno è di Lucio e tutto gli appartiene.

“L’altra parte del negozio di scarpe” esprime simbolicamente il superamento di un blocco psichico o di una serie di esperienze non vissute sempre in riguardo alla vita sessuale e alle donne. La “donna di mezza età” è, come si diceva in precedenza, “maieutica” e gli mostra l’altra faccia della luna, in onore alla simbologia femminile di quest’ultima. Lucio si è ben distribuito e sistemato in questo sogno. In poche righe ha sciorinato la sua conflittualità e il suo desiderio, la sua seduzione e la seduzione altrui. Inoltre, costruisce in immagine e con il linguaggio un quadro di ammiccamenti e una serie di doppi sensi degni di un poeta dell’Ottocento o del grande Baudelaire.

Poi voleva che facessi l’amore con lei, ma, anche se era bella, non la trovavo attraente e non lo facevo.”

Ecco l’altra parte della luna proiettata dal figlio alla madre, da Lucio alla “donna di mezza età”, la “libido genitale”, il fare l’amore. Il meccanismo di difesa della “proiezione” è evidente in questa scena della madre incestuosa che seduce il figlio come una nobile sgualdrina del quartiere a luci rosse dell’isola di Malta. Lucio si difende dall’angoscia dell’incesto, dall’angoscia di aver pensato e desiderato la madre in carne e ossa come bottino di caccia e in pieno conflitto con il padre. Lucio ha richiesto per sé la madre come educatrice anche alla vita sessuale. Il bambino e soprattutto l’adolescente si è chiesto il perché di una serie di divieti imposti alla vitalità intima e sessuale nella sua famiglia. I tabù sono talmente tanti che lui stesso in sogno se li pone: “non lo facevo”. Lucio si astiene dall’intrattenersi sessualmente con la sua seduttrice “anche se era bella”.

Quale divieto atavico?

L’incesto!

E’ sorprendente, so di ripetermi, la bellezza poetica con cui Lucio elabora la psicodinamica dell’incesto mettendo in croce quattro parole. La semplicità popolare e popolana del linguaggio colpisce in questo quadretto così denso di significati ancestrali che risalgono al tempo in cui l’uomo realizza la sua essenza sociale e regolamenta la vita sessuale e la procreazione sotto la spinta evolutiva dell’amore della Specie: “zoon politikon”. A tal uopo per approfondire leggete nel blog la sezione “Totem e tabù”, l’analisi dell’opera di Freud sul tema.

Passiamo ai simboli senza sciupare tanta carica di bellezza.

“Voleva” è la “proiezione” sulla madre della “libido genitale” del figlio e si traduce in una pulsione e in una emozione, la volontà più neurovegetativa che razionale.

“Facessi l’amore” si traduce esercizio della “libido genitale” e della “posizione psichica genitale” con una accentuata connotazione affettiva e non con un fatto brutale e meccanico.

“Lei” condensa l’altolocazione e il riconoscimento dell’altro e nel caso specifico la dimensione psicofisica della donna.

“Bella” rappresenta simbolicamente la cospirazione delle parti e l’esito dell’armonia psicofisica. La vera bellezza non è mai soltanto un fatto fisico.

“Attraente” contiene la carica della pulsione e della seduzione. Siamo nell’ambito decisamente fascinoso del sistema neurovegetativo.

“Non lo facevo” è il diniego dell’azione sotto la spinta impositiva dell’istanza censoria e limitante del “Super-Io”, l’introiezione del padre e dei suoi divieti. L’insegnamento paterno è stato ben assimilato da Lucio.

Poi mi sono svegliato.”

Effettivamente il sogno di Lucio non poteva continuare, non per l’angoscia ma per la bellezza. Il proseguire avrebbe sciupato l’armonia estetica della sequenza delle immagini e della formulazione linguistica.

Il sogno deve finire qui semplicemente perché Lucio è del tutto consapevole dell’importanza dei suoi genitori e delle esperienze vissute con loro.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lucio sviluppa la psicodinamica della “posizione edipica”. La conflittualità è composta e risolta nei termini più incisivi che riguardano la sessualità maschile intenzionata al femminile: “pater et magister” e “mater et magistra”. La psicodinamica di Lucio vede il padre che orienta e rassicura il figlio sulla seduzione e sulla sessualità e vede la madre che seduce e alletta evocando il tabù, più che l’angoscia, dell’incesto e l’azione censoria del “Super-Io”. La trama del sogno illustra in termini poetici e sintetici l’essenzialità della relazione con il padre e con la madre al fine di acquisire la giusta identità maschile e il giusto investimento di “libido” in riguardo alle donne.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I “simboli” sono stati trattati nel corso dell’interpretazione e i principali sono la “stanza”, le “scarpe”, il “salotto”, la “donna”, “l’uomo”, “vedere”, “fare l’amore”, il “negozio”.

Il sogno di Lucio richiama gli archetipi del “Padre” e della “Madre”.

Il “fantasma” evocato è quello “edipico”, il “fantasma del padre” nella “parte positiva” e il “fantasma della madre” nella “parte negativa”.

Il sogno di Lucio vede in attività l’istanza “Es” o rappresentazione dell’istinto in “un mucchio di scarpe” e in “vieni sopra con me” e in “voleva che facessi l’amore con lei”, l’istanza “Io” o vigilanza razionale in “guarda”, l’istanza “Super-Io” limitante e censoria in “non lo facevo”.

Il sogno di Lucio verte ed esalta la “posizione psichica edipica”, conflittualità evolutiva con i genitori, ma non trascura la “posizione psichica genitale” nella seduzione e nella condivisione sessuale con le donne.

Lucio usa in sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione” in “scarpe”, lo “spostamento” in “uomo” e in “donna”, la “proiezione” in voleva che facessi l’amore”, la “regressione” funzionale all’attività onirica.

Il sogno di Lucio contiene un forte tratto “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”. Dalla risoluzione della conflittualità con i genitori Lucio ha maturato una forte spinta a investire la “libido” sulle donne e una decisa identificazione nel ruolo maschile del padre. Seduzione e sessualità vanno a braccetto nel “personaggio” Lucio.

Il sogno di Lucio evidenzia le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “scarpa”, la “metonimia” o nesso logico in “salotto” e in “entra” e in “guarda” e in “vuoi”. La “stanza dove c’era un uomo che aveva un mucchio di scarpe” è l’allegoria della “posizione psichica genitale”.

La “diagnosi” dice di una risoluzione ottimale della “posizione edipica” in stretto riferimento all’identificazione nella figura paterna e alla razionalizzazione dell’incesto e dell’angoscia collegata. Lucio si identifica nel padre e supera il desiderio sessuale nei riguardi della madre.

La “prognosi” impone a Lucio di coltivare la sua bella e buona e giusta relazione con l’universo femminile e di rafforzare l’eredità dei suoi genitori ossia la presa di coscienza della sua disposizione estetica ed etica verso l’universo psichico femminile.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi edipica”, secondo il dettame clinico freudiano, legata a un improbabile “ritorno del rimosso” in riguardo alla relazione con i genitori: psiconevrosi isterica, fobico, ossessiva, d’angoscia.

Il “grado di purezza” del sogno di Lucio è “buono” perché propende decisamente verso il registro simbolico. I riferimenti alla realtà confermano la dominanza dei “meccanismi del processo primario”.

La “causa scatenante” del sogno è stata individuata da Lucio in “Mi preme dirle che la sera prima di fare il sogno avevo deciso di andare in un negozio di scarpe particolare che al suo interno è strutturato un po’ come un labirinto.”

La “qualità onirica” si attesta nel simbolismo.

Il sogno di Lucio si è svolto possibilmente tra la fine della seconda fase nonREM e l’inizio della fase REM collegata. Il sogno non presenta intemperanze nervose anche se la tematica è particolarmente audace, ma la copertura simbolica ha permesso a Lucio di continuare a dormire e di non agitarsi oltremodo.

Il “fattore allucinatorio” vede il senso dell’udito in “Mi diceva:entra e prendi quello che vuoi” e in “Mi diceva “vieni di sopra con me che ti faccio vedere l’altra parte del negozio”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Lucio è “buona” alla luce della chiara simbologia. Il “grado di fallacia” è di conseguenza “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Lucio è stata visionata da una collega anonima. Sono emerse le seguenti domande e risposte.

Domanda

Lei non è convinto dell’esistenza dell’Inconscio. Mi pare di capire questo tra le righe delle Considerazioni quando dice “non necessariamente inconscia” a proposito della causa scatenante del sogno.

Risposta

La teoria di Freud sul “resto diurno” è confermata, ma la teoria della dimensione psichica inconscia è difficile da accettare perché i filosofi giustamente hanno obiettato che ciò che non cade nell’ambito della coscienza non esiste. E’ ammissibile che si possono dimenticare i vissuti particolarmente traumatici, per cui è necessaria una dimensione dove vengono relegati, un “Profondo psichico”, ma ciò che è inconsapevole per definizione ha licenza di esistere come tale. Freud elaborò l’Inconscio in giustificazione del meccanismo di difesa della “rimozione” durante le sue collaborazioni con Breuer sul caso di Anna O. e rafforzò la sua teoria con le lezioni di Charcot sull’Ipnositerapia. Gli “Studi sull’isteria” furono il risultato concreto di quel periodo pioneristico. Ritornando alla teoria, si diceva che ciò che non cade nello spazio della coscienza può non esistere per il momento, ma può emergere se è relegato o incarcerato nella dimensione psichica profonda dai tanti “meccanismi di difesa” dall’angoscia; il “Subconscio” può bastare. Si diceva ancora che un qualsiasi stimolo può riportare il materiale psichico rimosso alla coscienza sotto forma di sogno o di sintomo o di ricordo, tutti e tre pronti per essere razionalizzati. La dimensione psichica “Inconscio” contiene qualcosa di magico e di esoterico. Il “Subconscio”, una zona psichica profonda che sta sotto l’Io vigilante e la cui memoria non è in atto, è necessario e sufficiente.

Domanda

L’Inconscio può essere una utile e proficua ipotesi di lavoro da cui tirare fuori e giustificare tante certezze. Non pensa?

Risposta

Questa ipotesi può servire agli scrittori di gialli o ai registi di film horror. L’Inconscio giustifica la “rimozione” o la “rimozione” giustifica l’Inconscio? Sono questioni di lana caprina, come diceva il maestro buddista. Importante è portare avanti la comprensione della Mente autocosciente e la conoscenza dei disturbi psichici gravi per formulare la giusta e valida psicoterapia. In ogni caso basta il Subconscio o il Preconscio per giustificare la “rimozione”.

Domanda

Abbandono il discorso teorico e le chiedo perché l’uomo che Lucio incontra in sogno non è la “proiezione” di se stesso, non è la “parte edipica” di se stesso. Lei lo ha interpretato come il padre, ma poteva essere anche la sua arte e la sua abilità seduttive. Perché non ha voluto interpretarlo come un incallito seduttore?

Risposta

In effetti sulle prime lo avevo interpretato come la “proiezione” di Lucio, ma dopo non riuscivo a giustificare la donna di mezza età che lo aizzava sessualmente. Si trattava di decodificare dal sogno che Lucio era un incallito seduttore disposto a intrallazzare con tutte le donne che s’imbattevano sulla sua scia profumata. E’ oltremodo chiaro che dentro di lui Lucio trova il padre e la madre secondo i classici “fantasmi edipici” dell’infanzia: il bambino desidera il possesso fisico e affettivo della madre per risolvere l’angoscia di essere abbandonato e nello stesso tempo esclude il padre per la paura della sua freddezza e della sua forza. Dopo il terzo anno di vita la sindrome dell’abbandono si evolve nel desiderio erotico della madre, pulsione che il bambino ha già ampiamente sperimentato ma giammai appagato, perché quel contatto così complesso e piacevole non è stato mai abbastanza. Nella prima adolescenza o nel terzo tempo del film edipico il figlio pensa la madre come educatrice sessuale e costruisce sul tema una consistente serie di fantasie. Ecco che incorre nel divieto, nel tabù e nell’angoscia dell’incesto. Ecco che si imbatte nel padre e lo fa subentrare come alleato e non più come nemico. Nel sogno di Lucio tutto questo psicodramma è evidente nel desiderio di avere un “pater magister” e una “mater magistra”, un padre che gli spiega il sesso e lo invoglia a investire “libido genitale” nelle altre donne e una madre ambigua che gli instilla il senso del desiderio e del divieto. Tra le fantasie di ogni bambino c’è sempre una figura di donna adulta che inizia ai misteri del corpo e insegna l’arte della sessualità. Spesso la letteratura popolare parla della figura indolore della zia: “grazie zia”!

Domanda

Condivido e penso che in ogni caso è prevalente il complesso di Edipo rispetto alle “proiezioni” di libertinaggio che si potevano tirare fuori in un Lucio seduttore e amante ostinato delle donne. In effetti il sogno è molto bello specialmente quando Lucio si identifica nel padre e si fa autorizzare all’esercizio della sessualità. Ed ecco che il padre gli mostra le donne da amare e gli descrive le tentazioni e le seduzioni della donna di mezza età, chiaramente la figura materna. A proposito mi ricorda cosa dice Vico nella sua opera?

Risposta

“Gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura”. A queste tappe psicofisiche dell’uomo corrispondono le tre età della storia umana, la ferina, la poetica, la razionale: l’età dei bestioni, l’età dei poeti, l’età dei filosofi. Il sogno appartiene alla dimensione poetica senza alcun superamento perché tutto si evolve e si conserva, ma gli uomini sognano da sempre.

Domanda

Ha parlato del “fantasma del padre” e la “parte positiva” l’ha individuata nella seduzione. Qual’è, di grazia, la “parte negativa”?

Risposta

La “parte negativa” del “fantasma del padre” si attesta nella prevaricazione e nella violenza. Ma il sogno di Lucio è mille miglia lontano da questi territori.

Domanda

E la “parte positiva” del “fantasma della madre”?

Risposta

Naturalmente è la madre che ama e che protegge, la madre affetto e rassicurazione.

Domanda

Dal sogno come immagina Lucio?

Risposta

Un uomo maturo e spigliato, una persona che sa quello che vuole e che esercita la giusta aggressività nelle sue azioni. Con le donne Lucio è molto gentile e suadente. Il sogno descrive un personaggio civile ed educato che ben conosce i suoi pregi e i suoi limiti.

Domanda

Cos’è la seduzione?

Risposta

Seduzione deriva dal latino “secum ducere” e si traduce “condurre con sé”. L’etimologia dice chiaramente che si tratta di un potere suggestivo esercitato sull’altro, di una dipendenza psicofisica fascinosa e acritica, di un innamoramento intenso e transitorio. La seduzione è l’arte e la difesa del narcisista. Tutto è funzionale all’esaltazione della propria persona. La “posizione psichica narcisista” esige lo sfruttamento e la manipolazione dell’altro come rafforzamento unico ed esclusivo del proprio “Io”. La storia del seduttore si incentra nella figura del “Don Giovanni” e si trova nella commedia di Molière, nella musica di Mozart e nella filosofia di Kierkegaard. Di quest’ultimo leggi pure “Diario del seduttore” e “Aut-aut” e ti divertirai un casino. La Psicopatologia indica nel seduttore uno stato psichico “borderline”, a metà tra la nevrosi conflittuale e la psicosi delirante. La Fenomenologia descrive il seduttore come una persona affetta da “impotentia coeundi”, un narcisista che vive della conquista della donna esclusivamente ideale e funzionale a rimandare la pulsione depressiva e autodistruttiva. Se tu leggi la vita e la filosofia di Soeren Kierkegaard ti imbatti nella dichiarazione traslata della sua impotenza e della sua depressione: “la spina nella carne” e “non posso legarmi al finito”. Sono discorsi interessanti che mi limito a indicare e che meriterebbero ampie a approfondite discussioni. In ogni caso Giovanni non si accompagna sessualmente a una donna, ma addirittura le procura l’uomo di cui innamorarsi. In ultimo suggerisco il regalo di Natale sul tema: Vitaliano Brancati – Don Giovanni in Sicilia.

Domanda

Il narcisista è un depresso che sopravvive attraverso la conquista della donna?

Risposta

Se analizzi il mito di Narciso trovi la conferma di questa teoria. Le due versioni sulla morte dicono che si annegò nella ricerca di se stesso riflesso nell’acqua della fonte o che si trafisse con un pugnale per la sua infelicità e il suo dolore, meglio per la bassissima soglia di frustrazione.

Domanda

Il narcisista è sempre un maschio o anche una donna?

Risposta

La “posizione psichica narcisista” è universale e riguarda tutti i sessi possibili e immaginabili alla Platone. Aggiungo che il maschio che persiste nel narcisismo e non si evolve nella “posizione psichica genitale” incorre storicamente e mitologicamente in un trauma letale rispetto alla donna che si imbelletta della vena afrodisiaca. Quest’ultima si esalta nell’ambito relazionale e sociale, mentre il maschio narcisista si risolve nella solitudine e nella disperazione.

Domanda

Per il sogno di Lucio suggerirei la canzone di Patty Pravo degli anni settanta intitolata “Pazza idea” semplicemente perché illustra chiaramente come l’immaginazione e la fantasia arrivano nei momenti meno opportuni come quelli dell’intimità sessuale.

Risposta

Pienamente d’accordo, carissima collega. Le fantasie e le associazioni sono i nostri alleati incomunicabili al partner durante l’intimità, a conferma che esiste un mondo di pensieri e di vissuti estremamente personale, intimo e privato.

I TRE DIAVOLI DI ARMANDO

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Tre stanze vuote in penombra: luce calda e soffusa.
Un demone in una stanza di colore rosso scuro e un altro nella stanza colore marrone scuro.
Ambiente sporco e umido. Un’apertura di comunicazione tra le due stanze in assenza di porta.
Io sono il terzo demone e terrorizzato cerco di scappare andando da una stanza all’altra in preda al panico e con una paura bestiale di essere preso. Nessuna via di uscita, dannato come all’infermo, condannato a scappare da un ambiente all’altro fino allo sfinimento senza capire e senza riconoscermi in quelle sembianze.
Percepisco che i due diavoli sono affamati e che se mi prendono mi fanno letteralmente a pezzi e mi sbranano.
Ho la sensazione di non far parte di quel mondo anche se ho la stessa natura. Ho un’altra origine e loro lo sanno. Io sono una minaccia o meglio carne insanguinata da cui loro possono trarre godimento.
Sono conteso tra i due diavoli e non sono condiviso.
L’angoscia della fine che posso fare, mi sveglia.”

Questo è il sogno di Armando.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanta drammatizzazione e quanta enfasi in questo sogno!
Eppure è vero ed è così!
Armando sogna e da sveglio descrive quello che ricorda, quel poco che ricorda quando le emozioni vissute in sonno sono stemperate e gestibili dalla coscienza.
Degno di nota è il ricorso ai colori nella descrizione degli ambienti e alle sensazioni olfattive e tattili nella descrizione dello sbranamento.
Quello che Armando ricorda e descrive è una minima parte di quello che ha vissuto nei sensi e nelle azioni durante il sonno.
Il sogno di Armando rievoca il tema del diabolico e della perversione maligna, un tema universalmente svolto da svegli nella mitologia sacra e profana, nelle fiabe e nelle favole, nei riti e nei divieti. C’è sempre un diavolo che invita a infrangere i tabù e a praticare quelle trasgressioni non consentite dalle Leggi dei Padri.
In quanto si riferisce al Male e al Padre, il “diavolo” è prossimo a essere considerato un “archetipo”, un simbolo universale elaborato da tutti gli uomini e depositato nello junghiano “Immaginario collettivo”come degenerazione del Dio buono.
C’è anche una Madre diabolica e maligna nel sogno di Armando sotto forma di degenerazione degli affetti e in base alla peggiore “Legge del sangue”.
Procedendo nella decodificazione, si approfondiranno questi temi di grande interesse. Intanto un grazie va ad Armando perché ha offerto un sogno molto bello e molto ricco.
Ancora: ho aggiunto altre due voci al modello d’interpretazione di sogni che ho potuto elaborare nel corso di questi due anni e grazie alla Vostra collaborazione: “domande & risposte” e “REM O NONREM?”
Questa operazione è finalizzata a rendere comprensibile il sogno nelle sue sfaccettature pratiche del vivere la vita e ad approfondire, al meglio consentito dalle conoscenze in atto, l’inquieto e complesso fenomeno psicofisico del sogno.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Tre stanze vuote in penombra: luce calda e soffusa.”

Armando prepara in sogno la scena del drammatico misfatto. Armando si sta guardando dentro e individua le sue tre stanze, quelle riservate al padre, alla madre e a se stesso, il figlio.
Le “stanze vuote” denunciano l’assenza di connotazioni psichiche e di vissuti vari e variopinti in riguardo ai genitori. Sembra che dal padre e dalla madre Armando abbia ricevuto poco di normale e tanto di eccezionale. Le “stanze” possono essere vuote in attesa di essere drammaticamente riempite, come se il sogno nella sua progressione volesse creare una inquieta attesa, la cosiddetta, in altra lingua, “suspence”. In effetti, i meccanismi del sogno procedono con cautela per non procurare l’incubo e il risveglio.
La “penombra” condensa il crepuscolo della coscienza, la soglia ipnotica e l’obnubilamento che consentono al “profondo psichico”, il “fantasma” nel nostro caso, di emergere e prender luce, quella “luce calda e soffusa” che sa tanto di relazioni sacre e di affetti misteriosi, la luce di una chiesa che odora di sacro. Armando sta rivisitando se stesso tramite le stanze del padre e della madre, i ricettacoli psichici dove ha ricoverato i genitori nel mentre li viveva e li elaborava sin dai primi mesi di vita. Del resto, i genitori sono figure avvolte di sacro dai figli per i loro bisogni di alleviare l’angoscia di abbandono e di perdita, il solito e famigerato “fantasma di morte”.
La “posizione edipica”, il rapporto conflittuale con i genitori, è in emersione con tutte le emozioni affettive e protettive, ma anche drammatiche e terrificanti, come l’angoscia del bambino di essere fagocitato e annientato proprio dalla madre e dal padre al di là dei loro effettivi e reali comportamenti.

“Un demone in una stanza di colore rosso scuro e un altro nella stanza colore marrone scuro.”

Armando ci presenta il padre e la madre all’interno di una cornice cromatica di grande effetto.
Il primo “demone” è il “fantasma del padre” elaborato e introiettato nel primo anno di vita nelle sue versioni “positiva” e “negativa”, il padre che protegge e il padre che uccide, in base al meccanismo psichico di difesa della “scissione”, “splitting”, e secondo la modalità di funzionamento della mente in quei primordi. Nello specifico Armando ci presenta il padre negativo, il “demone”, il principio del male che alberga “in una stanza di colore rosso scuro”, il colore che attesta l’aggressività mortifera del padre, la violenza coniugata con il crepuscolo della vigilanza e della coscienza.
L’altro demone non è da meno. La “parte negativa” del “fantasma della madre” ha la sua “stanza” contraddistinta cromaticamente da una significativa sfumatura cromatica, il “colore marrone scuro”, il colore del sangue rappreso.
Decodifichiamo: la madre ha una violenza occulta, legata al suo potere di essere il primo investimento libidico del bambino, la madre mortifera, quella che non nutre e abbandona.
Armando ha fatto le cose giuste sognando. Rivisita le “parti negative” dei “fantasmi” che riguardano i suoi genitori, vissuti che a suo tempo ha elaborato e depositato nel “Profondo psichico”.

“Ambiente sporco e umido. Un’apertura di comunicazione tra le due stanze in assenza di porta.”

Armando è bravo a curare i particolari estetici, non è un un uomo volgare o da poco, ha una sensibilità artistica e un culto della bellezza. Questo dice il sogno con il quadro di un “ambiente sporco e umido”.
La “sporcizia” simboleggia il “senso di colpa” e “l’umidità” attesta della degenerazione delle tensioni; l’eccitazione nervosa è sul punto di tralignare in angoscia.
L’interiorità di Armando non ha posto blocchi e differenze tra il padre e la madre. Del resto, ne sta elaborando le “parti negative”, la dimensione demoniaca, per cui non esiste tramite logico di discernimento dal momento che si accomunano nel loro essere malefiche.
La “porta” è simbolo del tramite associativo e del nesso logico.
“In assenza di porta” conferma della forte tensione emotiva che governa i vissuti dei genitori nel sogno di Armando.

“Io sono il terzo demone e terrorizzato cerco di scappare andando da una stanza all’altra in preda al panico e con una paura bestiale di essere preso.”

Il figlio fa parte della partita, non è da meno ed è degno del padre e della madre: “il terzo demone”. Armando sta riesumando il legame maligno che ha vissuto nei riguardi dei genitori, sta rivisitando in sogno la sua “posizione edipica” nella versione “negativa”: l’orco, la strega e il degno erede di cotanta compagnia, il bambino trasgressivo che si sottrae alla furia del padre e della madre “con una paura bestiale di essere preso”. Nella sostanza si tratta non di una marachella da punire, ma dell’angoscia d’abbandono e del “fantasma di morte” collegato e al di là di come i genitori si sono comportati nella realtà. Possibilmente il bambino è stato impotente spettatore delle liti furibonde dei genitori, magari avrà assistito alla scena del padre che picchia a sangue la madre, magari si sarà trovato sin da piccolo nelle situazioni familiari più infauste per maturare in maniera consistente la disistima e la paura dei genitori, ma le “parti psichiche negative” del “fantasma dei genitori” Armando le ha elaborate normalmente sin dal primo anno di vita.
“Preso” e “terrorizzato” condensano l’angoscia di essere annientato e ucciso, bloccato nelle sue energie vitali, una sensazione bruttissima da non sperimentare mai e soprattutto nella prima infanzia.
Il “terzo demone” è la necessaria identificazione di Armando nelle figure genitoriali per una collocazione adeguata nella famiglia, un demone destinato a soccombere. Armando ha introiettato le parti negative del padre e della madre e in esse si è identificato incarnandole, altrimenti non sarebbe il terzo diavolo.
Uno psicodramma ineccepibile!

“Nessuna via di uscita, dannato come all’infermo, condannato a scappare da un ambiente all’altro fino allo sfinimento senza capire e senza riconoscermi in quelle sembianze.”

Come si diceva in precedenza, Armando rievoca in sogno il senso d’impotenza e di terrore vissuto in riguardo ai genitori e alle loro dinamiche contorte e violente.
Nessuna soluzione traduce “nessuna via d’uscita”, così come angoscia e colpa da espiare traducono “dannato come all’inferno”. Armando ha provato a rifiutare l’identificazione nel padre e la figura materna demoniaca, ha tentato di razionalizzare tanta atrocità, ma non è riuscito a portare a termine l’operazione di distacco da queste figure maligne, non è riuscito a “riconoscere il padre e la madre” nelle loro dimensioni psichiche per acquisire la sua autonomia: “senza capire e senza riconoscermi in quelle sembianze”. Queste ultime condensano i tratti psichici della “organizzazione reattiva” o del carattere.

“Percepisco che i due diavoli sono affamati e che se mi prendono mi fanno letteralmente a pezzi e mi sbranano.”

Angoscia di “castrazione”?
Angoscia di “perdita d’oggetto”?
No!
Questa è angoscia di divoramento e di “frammentazione”!
Altro che la normale e benefica “angoscia di castrazione” legata alla “posizione edipica”!
Qui siamo in uno “stato limite” e anche oltre.
Più che il conflitto con i genitori, il trauma affettivo è precoce ed è avvenuto nei primi anni di vita. Armando ha subito un trauma, non nel vedere i genitori in perenne conflitto, ma ha maturato una carenza affettiva di notevole portata, “sbranarsi”.
“Affamati” richiama la “posizione psichica orale” e le frustrazioni affettive che il bambino ha subito nella primissima infanzia e che con il crescere ha immaginato e figurato nei “due diavoli affamati che se lo prendono” lo “fanno letteralmente a pezzi e lo sbranano”. La “posizione psichica orale” di ordine affettivo si è combinata con la “posizione psichica anale” di ordine sadomasochistico e si è evidenziata con la fame spasmodica e con il ferino sbranamento. Tutto questo drammatico quadro comporta la madre che fagocita e divora, il padre che sbrana. Vuol dire che Armando si è sentito poco amato dalla madre e punito dal padre aggravando “l’angoscia di castrazione” in “angoscia di frammentazione”, di irreparabile rottura di “parti psichiche di sé”.
Il quadro clinico è decisamente pesante nel suo essere “borderline” e potenzialmente “psicotico”.

“Ho la sensazione di non far parte di quel mondo anche se ho la stessa natura. Ho un’altra origine e loro lo sanno. Io sono una minaccia o meglio carne insanguinata da cui loro possono trarre godimento.”

Il dramma psichico di Armando viene così sintetizzato in sogno: vorrei essere tanto diverso dai miei genitori e non far parte di questa famiglia. Armando rifiuta la sua origine materna e paterna per traumi affettivi legati alla freddezza materna e alla violenza paterna.
Contrariamente a quanto si può pensare, è la madre la responsabile dei traumi affettivi precoci. Il padre ha agito ed è intervenuto dopo a colmare la misura e la qualità dei traumi con la sua violenza: tutto questo nei vissuti di Armando e nelle responsabilità dei genitori ignoranti e maldestri.
Il figlio adulto riconosce ma rifiuta la sua famiglia: “Ho la sensazione di non far parte di quel mondo anche se ho la stessa natura.”
“Natura” significa nascimento, ciò che nasce e ciò che si origina dentro di me.
Armando desidera “un’altra origine” per una rifiutata identificazione nel padre e per un desiderio d’individuazione in una figura degna e migliore.
L’avrà trovata tale necessaria compensazione?
Armando è maschio e deve identificarsi per fissare l’identità psichica ed evolverla al meglio consentito dalla legge del Padre e dalla qualità dei suoi vissuti e fantasmi.
E la madre?
La madre gli ha regalato la pulsione a non coinvolgersi affettivamente con le donne e a non investire “libido” nell’universo femminile.
Armando attribuisce ai genitori adulti la consapevolezza dei guasti prodotti e della benefica e salvifica ricerca di differenziazione del figlio, “loro lo sanno”, e per questo rifiuto lo puniranno secondo il loro ferino vangelo. Armando è la cattiva coscienza dei genitori, “Io sono una minaccia”, per cui deve essere eliminato secondo la Legge del sangue di cui è depositaria la Madre con la morte per allettante sbranamento, “carne insanguinata da cui loro possono trarre godimento.”
Questo è il vissuto e la “parte negativa del fantasma dei genitori” di Armando: angoscia di sbranamento, fagocitazione e divoramento sadico da parte del padre e della madre, di questi simboli universali, “archetipi”, in versione mitologica e mitica.
Il figlio è diventato il capro espiatorio dei loro aspri conflitti e delle loro filosofie distorte, siano esse psicologiche o esistenziali.
Ci troviamo in un ambito psicopatologico decisamente “borderline”, ai confini tra nevrosi e psicosi alla luce della qualità e dell’intensità dei fantasmi esibiti da Armando nel suo sogno.

“Sono conteso tra i due diavoli e non sono condiviso.”

Traduzione: mi trovo in mezzo ai genitori, “tra i due diavoli”, per alleanze strane e nessuno mi capisce e consola. Questa è la psicodinamica del figlio “conteso” da genitori litigiosi e improvvidi che non si accorgono di tutto il male che stanno procurando alla loro creatura. Armando si sente manipolato e prevaricato per uso personale dai genitori che cercano la sua alleanza per sentirsi dalla parte del giusto. Armando è diventato senza averne coscienza l’ago della bilancia familiare e della coppia. “Conteso”, latino “cum e tendo”, si traduce “ci dirigiamo insieme”, “condiviso”, latino “cum” e “divido”, si traduce “partecipo a idee e a sentimenti altrui.
Una posizione familiare veramente drammatica è quella di Armando bambino.

“L’angoscia della fine che posso fare, mi sveglia.”

Il “fantasma di morte” intercorre e l’incubo scatta con il risveglio: “l’angoscia della fine…mi sveglia”.
Del resto, il sogno si è anche concluso e non poteva andare avanti da nessuna parte dal momento che tutto si è compiuto nel peggiore dei modi, la psicodinamica si è sciolta in una drammaturgia eclatante sulla “posizione psichica edipica” e sopratutto sulla “posizione orale”, l’affettività, di Armando. Il sogno, così delicato, è andato avanti perché la problematica sviluppata dal protagonista è vissuta costantemente da sveglio in maniera inquieta. Si tratta di temi che Armando conosce molto bene nella vita vigile e corrente.

PSICODINAMICA

Il sogno di Armando tratta la psicodinamica della sua “posizione psichica edipica” secondo la versione negativa del “fantasma” dei genitori simboleggiati in figure diaboliche e la versione negativa della sua identificazione nel padre, il figlio diavolo. Nell’intermezzo del sogno Armando affronta la “posizione orale” attraverso la riesumazione della “parte negativa” del “fantasma della madre”, una figura vissuta ed elaborata nel primo anno di vita come fredda e anaffettiva, nonché fagocitatrice e dilaniante. Se nella “posizione edipica” il malanno psichico si attesta in un ambito nevrotico, nella “posizione orale” il trauma precoce si attesta in un ambito quanto meno “borderline”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Armando sono presenti e in atto le istanze psichiche “Es”, “Io” e “Super-Io”.
L’istanza pulsionale “Es” è presente in quasi tutto il sogno ed è ben visibile in “Un demone in una stanza di colore rosso scuro e un altro nella stanza colore marrone scuro.” e in “Percepisco che i due diavoli sono affamati e che se mi prendono mi fanno letteralmente a pezzi e mi sbranano.” e in altro.
L’istanza vigilante e razionale “Io” è presente in “Ho la sensazione di non far parte di quel mondo anche se ho la stessa natura. Ho un’altra origine e loro lo sanno.“Percepisco” e in altro.
L’istanza censoria e morale “Super-Io” si vede in “dannato come all’infermo, condannato a scappare da un ambiente all’altro fino allo sfinimento senza capire e senza riconoscermi in quelle sembianze.”
Le “posizioni psichiche” evocate ed elaborate sono quelle “orale” e “anale” in “Percepisco che i due diavoli sono affamati e che se mi prendono mi fanno letteralmente a pezzi e mi sbranano.”
La “posizione fallico narcisistica” in “carne insanguinata da cui loro possono trarre godimento.”
La “posizione genitale” è assente e quella “edipica” è dominante in “Un demone in una stanza di colore rosso scuro e un altro nella stanza colore marrone scuro.” “Io sono il terzo demone” e in “Sono conteso tra i due diavoli e non sono condiviso.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Armando nel suo sogno sono la “traslazione” in “Un demone in una stanza di colore rosso scuro e un altro nella stanza colore marrone scuro.”, lo “spostamento” in “stanze vuote” e in “penombra” e in “scappare” e in “sporco e umido” e in “sbranare”, la “condensazione” in “stanze” e in “porta” e in “via d’uscita” e in “inferno” e in diavoli affamati”, la “drammatizzazione” in “Percepisco che i due diavoli sono affamati e che se mi prendono mi fanno letteralmente a pezzi e mi sbranano.”, la “figurabilità” in “Nessuna via di uscita, dannato come all’infermo, condannato a scappare da un ambiente all’altro fino allo sfinimento senza capire e senza riconoscermi in quelle sembianze.”
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” è presente in “Io sono il terzo demone e terrorizzato cerco di scappare andando da una stanza all’altra in preda al panico e con una paura bestiale di essere preso.”
Non esiste traccia del processo psichico della “sublimazione della libido”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Armando evidenzia nella sua drammatica complessità un tratto “orale”, affettivo, e “anale”, sadomasochistico, all’interno di una vasta cornice “edipica”, relazione conflittuale con i genitori e identificazione contrastata nel padre, nonché vissuto negativo nei riguardi dell’universo femminile.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Armando sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “stanza” e in “luce calda e soffusa” e in “demone” e in “porta” e in “via d’uscita” e in “sembianze”, la “metonimia” o nesso logico in “scappare” e in “essere preso” e in “affamati e in “fare a pezzi” e in “sbranare”, “l’enfasi” o esagerazione espressiva in “Percepisco che i due diavoli sono affamati e che se mi prendono mi fanno letteralmente a pezzi e mi sbranano.”
Il sogno di Armando nella sua complessità presenta un uso consistente delle figure retoriche a testimonianza della fantasia messa all’opera nell’elaborazione del prodotto psichico: la “figurabilità”, trovare l’immagine giusta per il “fantasma”, è notevole.

DIAGNOSI

La diagnosi del sogno di Armando dice di una “posizione edipica” irrisolta e di una “posizione orale” degenerata livello affettivo nel rapporto con la madre e in associazione alla violenza esternata dal padre nell’esercizio della vita quotidiana. Il tutto ha portato Armando a una mancata autonomia psichica e a una situazione psichica “borderline”, tra nevrosi conflittuale e psicosi con crisi del “principio di realtà”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Armando di tenere sotto controllo la psicodinamica “edipica” e il rapporto con i genitori e con se stesso con il minor danno possibile. E’ necessario vivere la psiconevrosi edipica con i sintomi d’angoscia, piuttosto che subire la “coazione a ripetere” e la crisi della vigilanza in situazioni oltremodo delicate. Armando deve procedere verso una psicoterapia per migliorare la “coscienza di sé” e per acquisire la migliore autonomia possibile alle condizioni date. Inoltre, Armando deve migliorare le relazioni con l’universo femminile al fine di vivere la sua affettività in maniera completa e non mutilata.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella degenerazione dello stato “borderline” in psicosi con “angoscia di frammentazione” e con la perdita della funzione vigilante dell’Io e del “principio di realtà”. Una infausta degenerazione comporterebbe il meccanismo psichico di difesa della “coazione a ripetere” e la psicopatologia del disturbo ossessivo compulsivo, (d.o.c.).

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Armando è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Armando, il “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in una relazione, possibilmente conflittuale, con la figura paterna o materna nel corso della giornata precedente o nella recrudescenza di un sintomo.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Armando è lampantemente “cenestetica” proprio per le sensazioni tattili e olfattive e d’angoscia che contiene nelle sue descrizioni più truci e ferine.

DOMANDE & RISPOSTE

Domanda:
Armando è un caso grave?

Risposta:
No, Armando è “borderline” e fa una vita regolare, sia pur vivendo grandi conflitti e sofferenze che lo portano a mettere in crisi il “principio di realtà” o a operare in maniera sconsiderata o con “coazioni a ripetere” e comportamenti incongrui. Si ricordi che Armando ha vissuto tutti gli stimoli e ha maturato tutte le sensazioni per chiudersi nell’autismo sin dal primo anno di vita. Non è successo perché stimoli e sensazioni erano continui e continuati e il bambino è stato costretto a stare sempre all’erta e vigile sul presente dentro e fuori di lui.

Domanda:
Deve curarsi?

Risposta:
La psicoterapia è necessaria per migliorare la qualità della sua vita e le sue scelte affettive, per raggiungere quella autonomia psichica che consente equilibrio e oculatezza: essere padrone a casa sua.

Domanda:
Può fare una vita regolare?

Risposta:
Certamente. Può lavorare, maritarsi, avere figli e fare tutto quello che comporta il vivere con gli altri.

Domanda:
Avrà problemi affettivi con le donne e con i figli?

Risposta:
Con le donne rischia di rievocare la “parte negativa” della madre e non si legherà facilmente, mentre con i figli inventerà quella tenerezza che non ricorda, perché non l’ha ricevuta, e che tanto desiderava per sé: meccanismo psichico di difesa della “conversione nell’opposto”.

Domanda:
Quale coazione a ripetere o disturbo ossessivo compulsivo?

Risposta:
Tenderà a sviluppare quelle idee e quei riti che rievocano i suoi traumi traslandoli in ossessioni dolorose e azioni improvvide: dipendenze varie.

REM O NONREM ?

-Il sogno è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o “Io” legge l’attività dei moduli e produce il sogno. Questa è la teoria di Eccles, neurofisiologo.
– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80.
-Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno.

Il sogno di Armando è stato decisamente elaborato in uno stato di grande agitazione psicomotoria, in una fase R.E.M. o nel sonno paradosso e possibilmente nell’ultima fase R.E.M. verso il mattino e prima del risveglio.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La complessità del sogno di Armando ricorda il mito della “cosmogenesi” di Esiodo: Kronos, dopo aver evirato il padre Ouranos, divora i figli che Rea partorisce.
Ricorda, inoltre, “Totem e tabù” di Freud con la scena dell’uccisione e del divoramento del Padre da parte dei figli: il pasto totemico e la successiva interdizione di uccidere il Padre, tabù.
Ricorda ancora il sacramento cristiano dell’Eucaristia con l’incorporazione per bocca dell’ostia consacrata, “traslazione” del corpo di Cristo, e del vino, “traslazione” del sangue.
Per quanto riguarda le madri infanticide, rievoca la greca Medea che per vendicarsi dell’amato e ingrato Giasone uccide i due figli avuti da lui.
Ricorda la favola di Cappuccetto rosso e del “lupo nonna” che la mangia al meglio possibile: “nonna, che bocca grande che hai! E’ per mangiarti meglio! Vedi anche Hansel e Gretel e Pollicino. Sulla materia leggi “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim.

Il sogno di Armando rievoca la strega medioevale che divorava i bambini cattivi in associazione con l’uomo nero, l’orco e i vari demoni regionali: Barbazucon nel Veneto e il “lupo mannaro” in Sicilia.
Nel mondo animale capita che in alcune specie subentra l’uccisione dei piccoli da parte della madre, ma soprattutto da parte del padre a causa della pulsione sessuale, vedi orsi e leoni: favorire il ritorno del “calore” o fertilità nella madre.

Goya: Saturno (greco Kronos) che divora i figli.