AHKTER MABIA 2

Savar, ashar mash, 200…

Cara Mabia,

è la tua sorella Jasmina che finalmente trova la forza e il coraggio di scriverti e di rispondere alla tua lettera e di ringraziarti per avermi detto che sono bella.

Prima di tutto mando saluti e auguri a te, a tuo marito e un bacio al piccolo Pervez.

Non posso dirti che noi stiamo tutti bene, ma io spero che voi stiate bene.

Quando prego, io non vi dimentico mai e chiedo ad Allah di aiutare sempre mia sorella maggiore e la sua famiglia che vivono lontano da noi.

Io sento tanto la vostra mancanza, così pure baba, ma e Rita.

Mabia, perché non scrivi a ma ?

Lei è sempre tanto preoccupata per te e aspetta ogni giorno una tua lettera.

Tu non sai che quando arriva una tua lettera, ma la legge dieci o venti volte e dice che vi vede e che vi ascolta; le piace leggerla tante volte perché sente meglio come voi state.

Secondo me in queste situazioni la povera ma impazzisce e per l’amore che ha per te e per Pervez il suo cervello non funziona bene.

Anche ba è sempre contento quando riceve una tua lettera e la legge una sola volta di giorno, ma di notte, quando non riesce a dormire, io ho visto che legge di nascosto la tua lettera cento volte.

Tu sai che ba vuole apparire sempre forte e a volte ci riesce talmente bene che sembra duro e cattivo, ma in effetti è un povero baba che deve soffocare le sue emozioni e i suoi dolori per fare il forte.

Una donna deve piangere, un uomo deve essere freddo e insensibile, ma queste cose tu le conosci bene e non sono una novità per te.

Devi però pensare che noi non possiamo vedervi e per questo motivo è importante che tu scrivi qualche lettera e devi fare presto questo per ma e per baba perché loro vivono male se non hanno tue notizie.

Credimi che ma si era anche ammalata di una malattia del cuore e non riusciva più a mangiare e il fochir ha detto che era piena di gin maligni, ma non è riuscito a guarirla con i suoi sortilegi perché i gin cattivi sono rimasti nella pancia di ma e non sono mai diventati gin buoni.

Tu non ci crederai, ma da quando sei partita ma e baba sono invecchiati tanto e si sono ammalati di crepacuore.

Quando incontro le tue vecchie compagne di scuola mi chiedono di te e non mancano mai di salutarti con tanto affetto e io non posso fare a meno di vedere nei loro occhi tanta invidia per te e per il coraggio che hai avuto nel lasciare la nostra povera terra e andare nel cuore del mondo dove ci sono tante possibilità di vivere sicuramente meglio, maggiore libertà e maggiore dignità per le donne e soprattutto il rispetto per i loro diritti.

Tu sai che il nostro paese è per le donne una miserabile prigione e che noi viviamo in attesa di essere scelte da un uomo come un animale e di morire di parto, perché l’unica cosa che devi saper fare è quella di restare incinta e di fare un figlio maschio.

Se non sei capace di fare figli, sei del tutto inutile e puoi anche crepare, ma se non sei capace di fare figli maschi vali quasi niente, ma sei sempre buona per riprovare come una capra a essere ancora montata dal caprone e tutto questo fino a quando non muori di emorragia come è successo anche a te quando hai avuto Pervez e per fortuna hai avuto un figlio maschio.

In ogni caso a quarant’anni sei già una vecchia senza denti e con il corpo ridotto come un sacco tutto rotto.

Vedi il destino che ha avuto la nostra ma con le sue tante gravidanze e la morte di tutti i suoi figli maschi appena nati; quasi per dispetto le morivano e quasi per dispetto le sono rimaste soltanto le figlie femmine, proprio quelle che forse baba non voleva.

Ma questo non è vero, perché il nostro ba, Mabia tu lo sai e me lo hai anche scritto, ci ha voluto più bene di un figlio maschio, ma certo che di questa mancanza ha sempre sofferto, anche se lo ha fatto capire e non lo ha mai detto a noi figlie direttamente.

Io so che a ma lo dice ogni volta che è arrabbiato e con tanta cattiveria, ma poi so anche che gli passa tutto e ritorna buono come prima.

Non resta che consolarci dicendo, come dice ma, che così ha voluto Allah e sia fatta sempre la volontà del Misericordioso; io ti dirò in confidenza e tu non lo devi dire a nessuno e tanto meno a ma e a baba, che a me questa consolazione non basta più e che non sopporto più questa differenza tra maschi e femmine e mi dico spesso che noi siamo più importanti dei maschi e mi chiedo come farebbero a nascere i maschi senza le femmine.

E poi il dottore di Dakka mi ha detto, quando sono andata perché per un po’ di tempo non ero impura e non avevo il sangue, che non siamo noi mogli a stabilire se un figlio è maschio o femmina, ma sono i mariti.

Ma questo non dobbiamo dirlo a baba, perché non ci crederebbe e si arrabbierebbe e direbbe come sempre che è la femmina che per nove mesi fa i figli nella pancia e che è colpa sua se non nasce maschio, ma quando nasce maschio non è merito suo.

Gira e rigira è sempre la solita storia; noi donne nel nostro paese valiamo poco più di niente e non abbiamo gli stessi diritti degli uomini, ammesso che abbiamo qualche diritto, ma di doveri e di umiliazioni ne abbiamo sempre tanti e per non dire troppi.

Eppure noi sorelle siamo state fortunate perché ba, dopo la delusione che ha avuto, ci ha voluto bene e ci ha fatto crescere senza sacrifici inutili.

Tu sei stata tanto fortunata perché hai subito avuto Pervez e non hai mai perso un figlio dopo averlo partorito, ma forse questo merito non è bastato agli occhi di tuo marito se, come ci scrivevi, oggi ti maltratta e ti fa soffrire.

Hai visto che brutto destino è quello di nascere femmina, ma solo nei nostri paesi e nella nostra religione, perché in Occidente è tutto diverso per la donna e in meglio, perché viene rispettata e ha lo stesso potere di un uomo, si fa desiderare e si veste come vuole, si trucca e si fa vedere anche nuda, ma soprattutto non è sottomessa a un uomo e fa tutto quello che può fare perché lavora e guadagna i dollari come un maschio.

Da noi, se una donna non vuole l’uomo che la chiede in moglie, il giorno dopo le gettano addosso l’acido, quello che vendono nei negozi di Dakka, le bruciano il viso e così tutti possono vedere che sei sfregiata e segnata per tutta la vita come una donna cattiva e infedele che non si è sottomessa all’uomo.

Ti ricordi di Namira, la nostra vicina di casa ?

E’ stata sistemata per sempre con l’acido perché non voleva l’uomo che i suoi le avevano scelto e adesso vive in una baracca nella periferia di Dacca facendo ai soldati le cose che loro vogliono.

E’ stata abbandonata da tutti e ha il viso e il collo bruciati dall’acido; dimmi tu se questa è una cosa giusta e i colpevoli non sono neanche stati ricercati perché è una cosa frequente che diventa normale e giusta.

Noi donne abbiamo questo diritto di essere sfregiate e poi ci lamentiamo di non avere diritti, ma non c’è solo Namira, ci sono tante giovani donne che sono state vittime di questa violenza e il nostro governo non fa niente per la giustizia e non mette in carcere questi delinquenti e forse anche li difende.

Adesso Mabia, tu che sei in Italia e conosci tante cose, dimmi se questa è una cosa giusta !

Lasciamo perdere le cose brutte e ti dico subito che tu hai fatto bene ad andare via dal Bangla, perché qui non è cambiato e non cambia niente e per noi donne non ci sono diritti, ma solo i doveri del Corano.

Gli uomini pregano cinque volte al giorno rivolti verso Makka, ma non si ricordano niente di quello che leggono e di quello che dicono.

Ma sia sempre fatta la volontà di Allah e andiamo avanti così perché non si può fare niente per cambiare le cose e altrimenti bisogna scappare via come hai fatto tu nella speranza di trovare il paese giusto per non soffrire.

Io ricordo che tu eri la figlia preferita di ba e forse in te lui ha visto quel figlio maschio che la povera ma non gli ha potuto dare ed eri ribelle perché sei cresciuta femmina con la testa di un maschio.

Come sta Pervez ?

Come va a scuola ?

Che scuola sta facendo ?

E’ bene che studi tanto perché così può diventare importante ed è fortunato a trovarsi in Italia e speriamo che diventi un dottore come quelli di Dakka.

E tu, Mabia, come stai e cosa fai ?

Scrivimi e parlami dell’Italia, di questa terra generosa che, secondo quello che mi dici e che sento, dà tanti taka agli operai stranieri al punto che riescono anche a mantenere le famiglie che hanno lasciato nel loro paese e possono anche comprarsi la macchina.

Parlami delle tue nuove abitudini, di cosa mangi, di come vivi, di che lavoro potresti fare, di come ti trovi con gli italiani e dimmi se in Italia ci sono i nostri cibi e le nostre spezie.

Se ti serve qualcosa, scrivimi e io ti spedisco quello che ti manca.

Ma sono sicura che non hai bisogno di niente e che ti trovi nel centro del mondo.

Nella nostra famiglia succedono sempre le stesse discussioni e le stesse liti e sempre per i soliti motivi; lo zio si comporta male con ma e l’accusa di non aver saputo fare un maschio e di avere sfornato solo figlie femmine.

Anche la nonna si comporta male con ma e sempre per lo stesso stupido motivo.

Sembra che nella nostra famiglia la cosa più importante sia quella di riavere indietro quei figli maschi che sono morti.

Ma risponde che lei i figli maschi li ha saputo fare e che il Misericordioso li ha voluti con sé nel Giardino e glieli ha tolto per una vita migliore.

Mi ricordo che, quando tu eri a casa, sapevi rispondere bene allo zio e alla nonna dicendo quello che pensavi e che era giusto dire a queste persone cattive.

Io, invece, non ho il coraggio di parlare e di ribellarmi e non posso fare niente per impedire che ma pianga; io capisco che ba dovrebbe difenderla, ma questo non succede e la povera ma è ormai malata per tutte queste cose stupide.

Tu sei fortunata perché sei in Italia e vai avanti nella tua vita; tu potresti lavorare e mantenerti senza dipendere da un uomo che non ti ama specialmente dopo tutto quello che fai e hai fatto per lui.

Tu sai che noi donne in Bangladesh non possiamo lavorare e dobbiamo solo aspettare qualcuno che ci sceglie come una capra per avere un figlio maschio e ci ingravida di anno in anno fino a quando possibilmente moriamo dissanguate durante il parto o restiamo sterili e non serviamo più a niente.

Ma queste cose te le ho già scritte e perdonami se le ho ripetute.

Cara Mabia mi rendo conto che gira e rigira cado sempre sugli stessi argomenti, ma si vede che queste ingiustizie mi fanno soffrire e che io sono tanto infelice.

Ma la cosa più importante adesso è che tu scriva a ma per farla stare bene e a ba per tranquillizzarlo; noi non possiamo fare niente per dare la felicità e la salute a ba e a ma.

Ti ho già detto cosa fa ma quando riceve una tua lettera e se tu la vedessi, io sono sicura che scriveresti una lettera al giorno tutta per lei.

Cara fortunata e sfortunata sorella, cosa devo dirti io che sono rimasta ad ammuffire in questa povera nostra terra e che non vedo un futuro giusto per me.

Sei fortunata perché hai avuto il coraggio di partire e sfortunata perché sei partita con l’uomo sbagliato.

Del resto in Bangladesh tutti gli uomini sono sbagliati perché sono stati educati dalla religione e dalle madri a essere i primi; la cosa più strana è che siamo noi donne che prima li partoriamo e poi li facciamo sentire grandi, siamo noi donne che prepariamo le nostre future disgrazie.

E allora che senso ha lamentarsi e ribellarsi ?

Non mi resta che dirti di comportarti bene con tuo marito, di non farlo arrabbiare e se fa qualcosa di male, cerca di sopportare: voi due dovete stare bene perché altrimenti ma e ba stanno male.

Mabia devi accettare il fatto che sei nata donna e che donna vuol dire essere inferiore e devi sempre portare pazienza con tuo marito: questo ha insegnato ma a Jasmina, a Rita e a Mabia.

Però pensa anche che sei in Italia e che puoi lavorare ed essere indipendente, pensa che sei fortunata perché puoi anche separarti se tuo marito continua a maltrattarti perché la legge italiana ti difende: questo dice Jasmina a Mabia e ricordati che in Italia i maschi non ti buttano l’acido in faccia per segnarti di disonore per tutto il resto della tua vita.

Ti dico delle cose che ti sembreranno strane, come strana è ma senza le tue lettere, ma sono le cose che penso e che mi girano nella testa ogni giorno e specialmente quando mi annoio a fare sempre le stesse cose.

Quanto desidero partire dal Bangla e venire in Europa e possibilmente in Italia dove si vive meglio, ma ancora non sono riuscita ad avere il permesso neanche come turista; per una donna non sposata e che ha soli quindici anni esiste soltanto la possibilità di avere il visto dell’ambasciata quando sei sposata ed è veramente difficile partire da clandestina e io ho anche paura.

Forse ci vogliono tanti taka per avere il visto, ma io non ne ho e quindi non mi resta altro da fare che sognare e aspettare che qualcuno mi scelga in moglie, ma sia ma che ba non vogliono darmi a nessuno specialmente dopo lo sbaglio che hanno fatto con te.

Tu non puoi immaginare quanto desidero vedere con i miei occhi l’Occidente con il suo modo di pensare e di vivere; sono sicura che per una donna significa finalmente la libertà.

Sono sicura che non tornerei più a Savar e infatti tanta gente non torna più in Bangla una volta che ha conosciuto cosa significa vivere meglio.

Potrei lavorare anch’io e sentirmi finalmente una persona libera nella testa e nel cuore.

E’ finita la carta e malvolentieri devo chiudere questa lettera, ma in compenso non ripeterò sempre le stesse cose e tu ti sentirai libera dalle mie inutili chiacchiere.

Tanti saluti da tua sorella Jasmina e speriamo di rivederci presto e possibilmente in Italia.

Perdonami per le tante cose stupide che ti ho detto, ma io sono fatta così e vedo in te il mio esempio e speriamo che il Buon Allah non legga mai questa lettera e, se la leggerà, speriamo che mi perdoni, altrimenti mi aspetta il Fuoco eterno.

Ma quello che sento è anche giusto che io lo dica almeno alla persona a cui posso dirlo, invece di tenermi tutto dentro e di costringermi da sola a sognare quel mondo che non c’è e che appartiene soltanto ai miei poveri desideri.

Ti risaluta la chiacchierona sorella Jasmina.

“CONCORDIA DISCORDANTIUM CANONUM” O “CONCORDIA DISCORDANTIUM FRATRUM”

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono a casa di mia nonna in compagnia di mia sorella.
Ci troviamo in salone, ma c’è qualcosa di diverso dal solito: una tenda bianca su una delle pareti laterali. Si tratta di una tenda molto strana, ricca di pieghe che formano un disegno piuttosto elaborato.

Allungo la mano per scostarne un lembo e mi accorgo che sono pagine di libro tenute insieme da un filo. Vedo che c’è la pagina di apertura del “Decretum Gratiani”, che ha un titolo molto bello “Concordia discordantium canonum” e decido di prenderla per attaccarmela in camera.

Stacco il foglio dal libro-tenda, ma mi rendo conto che si vede bene che manca qualcosa: tra le pieghe della tenda c’è uno spazio di troppo.
Mi sento in colpa per averla rovinata, ma mia sorella mi suggerisce una soluzione: sostituire il filo con una ciocca di capelli. La tiro fuori da non so dove e la annodo al filo della tenda.
La trama sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione.”

Questo è il sogno di Sabino.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE
CONSIDERAZIONI

A cosa non ricorre la funzione onirica per parlare della “rivalità fraterna”? Attinge a una raccolta di fonti del diritto canonico, scritta dal monaco camaldolese Graziano tra il 1140 e il 1142, che ha come titolo “Concordia discordantium canonum”. Il “processo primario”, deputato alla composizione del sogno, ha colto e camuffato il nesso psichico dentro il titolo di un’antica opera di Diritto, titolo che si capovolge in “Concordia discordantium fratrum”: il possibile accordo tra fratelli rivali.
Il “sentimento della rivalità fraterna” è stato poco studiato nella giungla della Psicologia, Psichiatria, Psicoanalisi, Sociologia e Antropologia. Il testo benemerito è “Psicopatologia della rivalità fraterna”, scritto da Louis Corman e pubblicato in Italia da “Astrolabio” nel 1970.
A questo punto non resta che accettare di buon grado la funzione elettiva del sogno di agganciarsi alla formazione culturale e alle inclinazioni scientifiche del sognatore. Sabino condivide tanto di suo con il Diritto, al di là del fatto che ha una sorella da sistemare a livello psicologico, visto che se la tira dietro nei sogni.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

La “casa della nonna” condensa la disinibizione della sfera affettiva, la recettività psichica disinteressata e il culto dei valori familiari. Include la “sublimazione” carismatica e la “traslazione” dell’amore materno: una mamma liberale e generosa da coltivare per i dolcetti e per le coccole, per le cure e le premure, per la mancetta e l’ospitalità. La nonna è l’ammortizzatore affettivo degli inevitabili conflitti familiari. La nonna è un porto provvidente e la sua casa è un caldo rifugio.

“Sorella”: rivalità fraterna e competizione affettiva, parte psichica femminile e androginia, frustrazione e aggressività, colpa e complicità solidale.

Il “salone” è la parte della casa psichica in cui si curano le relazioni e si esibiscono i trofei, le parti migliori di sé. Condensa la capacità sociale e la disposizione verso l’altro, l’apertura ideologica e la tolleranza civile.

La “tenda” possiede simbolicamente un’ambivalenza nel suo condensare la copertura estetica e la difesa psichica con il mostrarsi e l’esibirsi. La tenda oscilla tra una forma di occultamento del privato e un desiderio di disvelamento di parti di sé socialmente compatibili. La tenda è una diplomatica barriera all’indiscrezione altrui e una finestra sul cortile.

“Libro”: “condensazione” dei vissuti evolutivi della “libido”, “spostamento” della formazione psichica in atto, ratifica dell’organizzazione reattiva, “Io” storico e identità.

La “ciocca di capelli” rappresenta la libera associazione dei pensieri in riguardo a un tema specifico: idee e trama, fantasticheria e componimento poetico, funzione creativa dei “processi primari” e della fantasia.

PSICODINAMICA

La chiave interpretativa del sogno di Sabino è la seguente: “Decretum Gratiani”, che ha un titolo molto bello “Concordia discordantium canonum”.
Sabino esordisce portandosi dietro il conflitto: “Sono a casa di mia nonna in compagnia di mia sorella.”
Ecco che si spiega il mio titolo, il vero titolo: “Concordia discordantium fratrum”, la risoluzione del sentimento della rivalità fraterna con tutto il concorso emotivo e affettivo che ci sta dentro e ci va dietro. Il “decido di prenderla per attaccarmela in camera” e “la trama sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione” attestano chiaramente l’entità modesta del conflitto in atto e la giusta via di risoluzione. Sabino e la sorella hanno un certo grado di complicità e di collaborazione, si parlano e si ascoltano, si accettano e si gradiscono, hanno giustamente fatto alleanza con il nemico o buon viso a cattivo gioco. “Attaccarmela in camera” equivale a una sana riappropriazione dell’alienato e a una altrettanto sana elaborazione del “fantasma della sorella”, di colei che poteva sottrarre l’amore della mamma, del papà e della nonna nel caso specifico, ma anche di colei con cui si poteva giocare e tramare contro le istanze direttive dei genitori, derogare al
“Super-Io” genitoriale. E così la trama si è completata e la storia d’amore si è ricomposta nel suo versante positivo, il riconoscimento della sorella: “mia sorella è mia sorella” secondo il principio logico d’identità del bravo Aristotele, “A è A”, ogni concetto è uguale a se stesso.
Pur tuttavia, il passato psichico è stato contrassegnato dallo struggimento, un senso e un sentimento dolorosi che hanno lasciato tracce nell’organizzazione reattiva di Sabino, la cosiddetta formazione caratteriale, in grazie all’apporto dei fantasmi affettivi e competitivi collegati alla figura della sorella. Fortunatamente c’è il processo psichico della “sublimazione” per nobilitare le pulsioni aggressive in uno slancio vitale affermativo, per cui il sentimento della “rivalità fraterna” è servito per emergere con la propria persona nell’ambito sociale: della serie “ogni male non viene per nuocere”.

ANALISI

Procediamo con ordine e in progressione per disvelare la verità del sogno di Sabino.
La prima scena onirica vede fratello e sorella sotto l’ala affettuosa e protettiva della nonna. Subentra la “tenda bianca e molto strana, ricca di pieghe che formano un disegno piuttosto elaborato”. La “tenda” nel sogno di Sabino svolge la funzione di mostrarsi e di esibirsi, attesta un desiderio di disvelamento di “parti di sé” socialmente compatibili, la finestra sul cortile o il sipario di un teatro libero e popolare di periferia, un cartellone dove appendere le fantasticherie, le poesie, gli schizzi, i bozzetti, i sogni, i desideri, le comiche, il corredo di un burlone, di un artista di strada, di un navigato poeta, di uno scaltro menestrello…, insomma una “condensazione” delle caratteristiche artistiche e delle doti creative della sua nonna. Non bisogna dimenticare che questa tenda si trova nel “salone della casa della nonna” e, quindi, questi sono i vissuti di Sabino in riguardo alla sua augusta ava. La nonna di Sabino nei vissuti onirici del nipote possiede i seguenti attributi psichici: estroversione ed esibizione, simpatia e ironia, empatia e satira e altro, tanto di altro. La nonna di Sabino non è una persona semplice e lineare, è una donna ricca di sfaccettature umorali e di creatività estetica. Il cartellone della tenda esibisce i prodotti della sua arte, le sue poesie, i suoi lazzi, i suoi sollazzi, i suoi sberleffi, le sue passioni, il suo altruismo, la sua vena sociale, i suoi valori.
Così si spiega l’ “allungo la mano per scostarne un lembo e mi accorgo che sono pagine di libro tenute insieme da un filo.”
Il “filo” rappresenta simbolicamente la coerenza nella poliedricità espressiva della sua camaleontica nonna.
Ma la nonna di Sabino è anche originale perché in questa
tenda-cartellone-archivio ci mette non soltanto le sue carte, le sue produzioni artistiche, i fogli del suo libro, ma ci mette anche la trama della psicodinamica sulla “rivalità fraterna” del nipote. Quest’ultimo trova quello che cercava e che aveva messo al posto giusto per ritrovarlo dal momento che è lui che sogna, il “Decretun Gratiani”, il sentimento della rivalità fraterna di cui si è detto in precedenza e in abbondanza. La nonna e il nipote sono mostri di perspicacia e strumenti della provvidenza da usare a giuste dosi.
Ma non è ancora finita. Il bello deve ancora venire come nei film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Sabino si sente in colpa, si è macchiato di “ubris” greca, ha rotto l’armonia del Tutto con la sua “ira”, ha frammentato il quadro della nonna prelevandone una parte. La riparazione della colpa deve essere quanto meno equivalente e immediata. Ecco la reazione riparatoria di Sabino.
“Stacco il foglio dal libro-tenda, ma mi rendo conto che si vede bene che manca qualcosa: tra le pieghe della tenda c’è uno spazio di troppo. Mi sento in colpa per averla rovinata,”
Degna di nota è la definizione “libro-tenda” per i contenuti simbolici associati: parti di sé vissute ed esibite.
Ma come uscire dall’impasse?
Ecco che arriva la solidarietà intelligente della sorella. Quella che era prima un problema, adesso è diventata una provvida alleata. Sabino recupera la sorella con la stima di persona intelligente: sostituisci la pagina riguardante noi due con una tua produzione poetica, una “ciocca di capelli”, quell’abilità che hai mutuato dalla nonna. Sabino si è identificato nella nonna o meglio nella sua parte estetica e creativa. Non c’è alcun dubbio. Ecco la conferma: “ma mia sorella mi suggerisce una soluzione: sostituire il filo con una ciocca di capelli. La tiro fuori da non so dove e la annodo al filo della tenda.”
Anch’io come la nonna! Adesso Sabino ha colto veramente due piccioni con una fava, ha riparato il quadro della nonna e ha risolto la sua rivalità fraterna.
“La trama della tenda sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione.”
La psicodinamica è conclusa con la riparazione del trauma e della colpa. Sabino ha recuperato la sorella e la nonna e adesso possono vivere felici e contenti “con nostra grande soddisfazione”.
Tutto questo è pervenuto grazie a un naturale sogno e a una proficua funzione psichica, quella onirica.

ISTANZE PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Sabino sono l’Es e l’Io: le pulsioni collegate alla rivalità fraterna, “Es”, e la composizione risolutiva del conflitto, “Io”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa usati sono la “condensazione” e lo “spostamento”: decretum Gratiani, casa, nonna, sorella, salone, tenda, libro, ciocca di capelli.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” esibita manifesta un tratto maniacale nell’evitamento dell’angoscia di perdita affettiva in riguardo alla psicodinamica della rivalità fraterna e in riguardo alla funzionalità psichica della figura della nonna.

FIGURE RETORICHE

La figura retorica usata è la “metonimia”, il “decretum Gratiani” al posto della rivalità fraterna, il “libro-tenda” al posto di vissuti della storia personale, la “ciocca di capelli” al posto del prodotto mentale.

DIAGNOSI

La diagnosi si attesta nella psicodinamica della “rivalità fraterna”.
PROGNOSI

La prognosi impone la vigilanza sull’esito fausto del conflitto affettivo e sugli investimenti della “libido genitale”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si colloca e consiste nella difficoltà a stabilire relazioni affettive significative per l’insorgere del sentimento della gelosia e per l’istruirsi di una ferita narcisistica negli investimenti libidici andati a male.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Non è mai esaustivo il parlare dell’importanza delle figure dei nonni nella formazione psichica dei nipoti bambini. La funzione principale è quella di ammortizzare i conflitti affettivi e di consentire la “traslazione” delle figure e dei “fantasmi” dei genitori, nello specifico della “parte buona” del padre e della madre. Il bambino vede nel nonno il padre buono quando il padre non è buono secondo i suoi vissuti e la stessa cosa vale per la nonna. Quando il padre e la madre limitano la “libido” espansiva dei figli, ecco che viene fuori l’esigenza psichica dei nonni e della loro vena libertaria. Per questo aspetto anarcoide e per l’investimento affettivo spesso i genitori sono gelosi e critici nei confronti del loro padre, della loro madre, dei loro suoceri e arrivano al punto di lesinare la frequenza benefica dei nonni commettendo un grave errore psicologico e un reato dal momento che anche per la legge civile i nipoti hanno diritto di relazionarsi con i nonni e viceversa. I nipoti non si possono distrarre dall’affetto dei nonni e i nonni non si possono distrarre dall’affetto dei nipoti: un assioma psico-logico. Spesso i nonni sono tacciati di essere “viziosi” e di viziare i nipoti in maniera lampantemente diseducativa: così dice la nuora o il genero. In effetti i bambini realizzano l’esperienza della trasgressione con i nonni facendo quello che a casa non si può fare e allargando in tal modo la visione del mondo e soprattutto la visione del mondo degli adulti. I nonni esorcizzano le classiche angosce infantili e impediscono la pericolosa chiusura psichica. I nonni sono dei formidabili ansiolitici e dei naturali antidepressivi, figure tranquille che consentono la libera “proiezione” da parte dei bambini dei “fantasmi” di perdita e delle angosce abbandoniche. I nonni danno il giusto senso del limite nella sperimentazione del potere possibile da parte del bambino: il padre lo fissa in maniera rigida, il nonno lo lascia trovare. I nonni sono recipienti di valori e di sacralità in grazie alla loro età e alle loro fattezze senili. Dio è immortale e invisibile, i nonni si vedono, si toccano e all’improvviso non ci sono più perché malauguratamente sono volati in cielo, proprio loro che avevano tanta paura di volare. Un’obiezione da considerare è la seguente: e se i nonni fossero veramente nocivi per i nipoti? La risposta è la seguente: il bambino non chiede e non vuole andare dai nonni. Ma se il bambino chiede di frequentare i nonni, vuol dire che ha bisogno per la sua economia psichica d’imparare, di realizzarsi, d’investire, di esprimersi, di sperimentarsi. E allora…così sia!