LA POETICA DEL SOGNO

“Morire, dormire.

Dormire, forse sognare.

Poche immortali parole e sono lì,

sul palcoscenico che il sogno ogni notte mi offre,

a recitare lo spettacolo che ho scritto e che interpreto,

le mille vite parallele possibili,

il desiderio di non morire mai.

Fin da bambina è stato così,

andare a dormire significava andare a sognare,

vivere altre vite.

Amavo il buio,

nel buio scomparivano i confini

e lo spazio era a mia disposizione,

una infinita via di fuga.

Col buio arrivavano i sogni,

ma non ho fatto altro che sognare anche di giorno,

gran parte della vita l’ho vissuta nella mia mente.

Sono stata una bambina docile e una ragazza esuberante,

due caratteristiche che convivono nella donna che sono diventata;

la sorte è stata clemente e ho amato esserci,

amo la vita,

lo stupore della fioritura della ginestra.

Ho nostalgia,

nostalgia della vita,

dell’amore,

di me bambina e di me ragazza,

di tutte le volte in cui ho stretto il mio corpo a quello di un uomo,

di tutti gli uomini,

di ciò che non ho avuto,

del desiderio,

che è sempre fame di vivere.

E adesso… ‘sto’ tale di cui sento in lontananza la voce,

lui che scandisce il conto alla rovescia

e avanza inesorabile.

Va a finire che dovrò offrirgli un caffè in segno di ospitalità,

e non è nemmeno il mio tipo.

Ho sognato che ero felice.

Questa è la “buona novella” di Sabina

Morire, dormire.

Dormire, forse sognare.

Il Sonno è da sempre equiparato alla Morte, una breve sospensione della Vita. Non è il Sonno eterno e tanto meno il Sonno dei giusti, è “il Sonno dei sogni”, quello che ti permette di essere un piccolo dio cavalcando superbamente la Fantasia e di non essere un misero mendicante raccattando a destra e a manca con la Ragione. Il Sogno è di tutti anche se tutti non ricordano la trama. Il Sogno è la democrazia universale che dispensa il pane quotidiano come il buon fornaio di Pablo Neruda e non è “La vida es sueno” di Pedro Calderon de La Barca. Il Sogno non è futile e illusorio anche se tocca le note filosofiche della fugacità e della vanità dell’esistenza. Il prezioso sillogismo di Sabina dice che “la Morte è Sonno”, “il Sonno è un Sogno”, “la Morte è un Sogno”. Aristotele ringrazia. Piace pensare con l’audace Sabina che il suo sillogismo sia non soltanto una verità logica, ma anche e soprattutto una verità massiccia come la lava dell’Etna, il vulcano di Ades e la dimora di Persefone, almeno per i sei mesi invernali.

Poche immortali parole e sono lì,

sul palcoscenico che il sogno ogni notte mi offre,

Giovanni non a caso insegna che “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. La Parola è l’energia primaria di quel Principio che tutto contiene e da cui il Tutto scaturisce. La Parola non muore. La Parola si evolve da energia a rumore, da rumore a suono, da suono a significato, da significato a significante “et in saecula saeculorum, amen”: dal Principio si arriva a Sabina passando attraverso le sonorità del Tempo astronomico e del Tempo storico. Questa formidabile donna si attesta nella sua roccaforte di parole “significanti”, i segni e i vessilli che sanno di lei, e si catapulta sul suo palcoscenico notturno seguendo i doni del crepuscolo della sua coscienza, quella sospensione che regala un appuntamento ineludibile a cui la generosità della notte non fa mancare l’intimità e la privatezza di un teatro e di un palcoscenico dove si recita veramente a soggetto nella periferia dei sensi e dei ricordi.

Sia benedetto colui che si vuol bene e non si fa mancare i suoi sogni.

a recitare lo spettacolo che ho scritto e che interpreto,

le mille vite parallele possibili,

il desiderio di non morire mai.”

Sabina è un’attrice vanagloriosa e vanitosa, esordisce come il “Miles gloriosus” di Plauto e recita il suo canovaccio con la sua soggettività emergente. Le rime traducono le esperienze vissute, i versi trasudano le allucinazioni, il poema contiene quel che “cade dalle stelle”, i suoi “de sideribus”. Sabina sa che i sogni sono suoi e di nessun altro, ma non si ferma a questa consapevolezza perché arriva a echi buddisti di Siddharta Gautama e metafisici di Platone: “le mille vite parallele possibili”.

Quante vite hai vissuto e quante ne vivrai!

Quante scelte farai nelle vite che verranno prima di acquistare quella consapevolezza che fa volare verso l’alto e ritornare nel grembo della Grande Luce!

O forse stai pensando a come puoi riempire questa vita e a quali scelte puoi fare cambiando di un grado la tua prospettiva?

Di certo, hai pensato e desiderato in tutte le tue vite “di non morire mai” e soprattutto di vincere quell’angoscia di morte e di convertirla nella vita eterna, nel tuo “breve eterno” che dura tutto il tempo di una vita e si realizza nello spazio di un Corpo che esige e di una Mente che vuole. Il Tempo non esiste, mia cara, il Tempo si dilata all’infinito e nel sogno si mischia con il passato e il futuro secondo le regole di una buona pietanza.

Fin da bambina è stato così,

andare a dormire significava andare a sognare,

vivere altre vite.

Se il sonno non fa paura, cosa non riesce a fare l’onnipotenza della bambina!

Sabina è infante, “senza la parola”, ma il suo pensiero vola alto verso le sfere incontaminate dell’autonomia, del far da sé intessendo un sogno nel sonno, un dono a sorpresa da ripetere tutte le notti e secondo i vari copioni da inventare. La realtà non è gratificante e merita una fuga notturna tra i progetti possibili e in attesa di essere realizzati. Sabina si butta in avanti e questo slancio può bastare in attesa di una degna ricompensa.

Ah se avessi avuto un’altra mamma e un altro papà!

Ah se non fossi nata bianca, rossa e verde!

La bambina anticipa giustamente la donna e le scelte possibili e inammissibili. Sabina studia il presente sognando quello che vuole vivere e si prepara al lieto evento di una “nuova sé”, ma una nuova sé “fuori serie”.

Amavo il buio,

nel buio scomparivano i confini

e lo spazio era a mia disposizione,

una infinita via di fuga.

Sabina segue le sue inclinazioni crepuscolari, le fantasie e le allucinazioni: una bambina dai contorni oscuri in onore a Demetra e a metà tra Athena la “virago” e Afrodite la seduttrice. Già si pensa vaga e vagante negli spazi evanescenti di un “apeiron”, di tanti indefiniti e indistinti spazi tutti da occupare con l’aiuto del buio amico. E le espropriazioni proletarie non finiscono mai.

Quelli erano i giorni, quelli erano i tempi!

Padrona della sua Fantasia Sabina illuminava gli spazi che regolarmente occupava. E l’Infinito non costava niente, era a portata di immagine e di fantasma, ma soprattutto era a gratis. E andava di fuga in fuga come il coniglio di Alice nella ricerca del paese delle meraviglie. Finalmente Sabina è padrona in casa sua. Il buio le ha dato il potere di plasmare il suo spazio vitale.

Col buio arrivavano i sogni,

ma non ho fatto altro che sognare anche di giorno,

gran parte della vita l’ho vissuta nella mia mente.”

La bambina non ha paura dei sogni, la bambina non ha paura di se stessa, la bambina cresce in bellezza e progredisce in immaginazione. Sabina vive il buio della Notte e la luce del Giorno. Fobetore, Fantaso e Morfeo escono per lei da una porta d’avorio e le portano in dono i sogni veritieri, il suo desiderio di creare e di crearsi. Nel contempo i sensi crescono, si raffinano e allucinano la Fantasia secondo i temi tragici delle fiabe antiche e secondo le trame sornione delle favole moderne.

E la Mente?

La Mente non sta a guardare e partorisce i “fantasmi” e i ragionamenti sul tema “vorrei” o “vorrei vivere”. Non è per niente vero che “l’erbavoglio cresce sempre nel campo del vicino”. Sabina ha il suo bel da fare nel dividere le fantasie e le immaginazioni dai fatti quotidiani dell’avara realtà. Sabina vive tra il Giorno e la Notte, tra le pieghe di una vita che stenta a farsi riconoscere alla Luce del sole.

Benedetto sia il Sogno e chi lo manda!

Sono stata una bambina docile e una ragazza esuberante,

due caratteristiche che convivono nella donna che sono diventata;

la sorte è stata clemente e ho amato esserci,

amo la vita,

lo stupore della fioritura della ginestra.”

I fiori gialli della ginestra mandano fuori di testa Sabina, una bambina docile, una ragazza esuberante, una donna complessa e dotata di yn e yang, della Notte e del Giorno, della “coincidentia oppositorum”. La ginestra non è quella eroica e triste del combattente Giacomo Leopardi in quel di Napoli e appena sotto il Vesuvio, non è quella del deserto che prospera anche tra le rupi calcaree di Siracusa, la Ginestra è Sabina con i suoi fiori gialli di rabbia e di gelosia, con i suoi slanci vitali e superbi, con le sue cose a posto e tutte da regalare al suo godimento. Sabina è stata anche ai ferri corti con la Vita, ma la Sorte è stata clemente e ha “amato esserci” in questa valle di stupore esuberante. La vena autodistruttiva ha toccato regolarmente le rive narcisistiche di un corpo ancora oggetto d’amore e in attesa di assorbire con gli odori del deserto di lava anche l’amore del proprio destino. Disposta a “sapere di sé” e a imparare, dotata di rotondità e fecondità, Sabina trasborda di ormoni e di sensualità nel suo incedere elegante e con gli occhi sognanti tra le strade della sua contrada natia e della sua straniera città. La ginestra è fiorita e non è ombrosa, tutt’altro, la ginestra è luminosa. Eros trionfa su Thanatos. La Sorte evoca il mito di Er di Platone, così come “l’Esserci” calza bene con il “Dasein” di Martin Heidegger.

Ho nostalgia,

nostalgia della vita,

dell’amore,

di me bambina e di me ragazza,

di tutte le volte in cui ho stretto il mio corpo a quello di un uomo,

di tutti gli uomini,

di ciò che non ho avuto,

del desiderio,

che è sempre fame di vivere.”

La nostalgia è il dolore del trasognato ritorno, è la “sindrome di Ulisse”, di ogni uomo e di ogni donna che cerca Itaca per ritrovare le sue radici e per definitivamente reciderle. Sabina desidera soffrire per tornare a vivere la sua bambina e la sua adolescente dentro, quelle che avevano sempre qualcosa in più da chiedere e da vivere. Sabina desidera soffrire per rivivere la “se stessa” adulta nel trionfo dei sensi e nel calore erotico di una fusione del suo tipo: l’androgino è ricostituito, andate in pace. Sabina è ormai intera, mille volte intera, tutte le volte che ha sentito il suo maschio e la sua femmina calzare a fagiolo com’era in principio e prima che l’invidia degli dei separasse la loro quasi perfetta unione, la loro quasi perfetta intesa.

Quanti sono gli uomini di Sabina?

Uno, nessuno, centomila grida il drammaturgo alla ricerca della vera identità di una donna che del vivere ha fatto un’arte di pienezza e di abbondanza. La fame del desiderio la sostiene e la tiene dritta con la schiena anche se il “non nato di sé” ancora addolora e copre di uggia le giornate dedicate alla paturnia.

E adesso… ‘sto’ tale di cui sento in lontananza la voce,

lui che scandisce il conto alla rovescia

e avanza inesorabile.”

La dialettica tra Kronos e Thanatos è da Titani e non s’addice a piccole donne che crescono in un cortile alle spalle di una collina e tanto meno sotto una montagna del Trentino. Il Tempo regala la consapevolezza della Morte non prima di aver concesso un qualche sentore del “chi sono io?” e una qualche avvisaglia del “conosci te stesso”. Fortunatamente la Morte sarà quella di un’altra vita scelta tra le tante vite possibili e di un’altra morte liberamente scelta per questa vita. Anche la fine aspira a diventare un desiderio di rinascita, una Pasqua. Pitagora e il grande Buddha ringraziano per la preferenza accordata, così come è scritto sulle carte oleate delle migliori pasticcerie siciliane.

Va a finire che dovrò offrirgli un caffè in segno di ospitalità,

e non è nemmeno il mio tipo.”

Sarà l’uomo del definitivo orgasmo questo Kronos maschio che si presenta con un Thanatos altrettanto maschio?

Sarà ancora quel maschio da accogliere per il definitivo congedo dagli inganni di un caffè sorbito a gocce nel bistrot del lungomare di Marina di Melilli?

Ma a quanti uomini Sabina ha detto di no?

Ho sognato che ero felice.”

La felicità è “eudaimonia”, è presenza di un buon demone dentro, è sentire la vitalità dei sensi e la forza dei sentimenti prima di bere la cicuta.

Sogno, oh sogno delle mie brame, dimmi, chi è la più bella del reame?

LA NOTTE DI ANTONIA SOARES

Io cercavo da tempo una stanza, ma la stanza non c’era.

Vorrei andarmene e passare la notte all’aperto, vorrei sparire e farmi inghiottire dal buio, vorrei andare in Portogallo a trovare Fernando Pessoa, vorrei dormire sulla sua tomba…, sento solo odio, rabbia, disprezzo, fuggire via, fuggire lontano.

Fuggire dove?

Vorrei sparire e farmi inghiottire dal buio.

E quell’ombra ritorna.

Si era nascosta dietro a una nuvola,

ma ora ritorna.

E tu continui a dare la colpa alla gente,

ma forse non ti accorgi

che sei tu a non valere niente.

Vattene gatto nero,

vattene all’inferno,

vattene ombra scura lontano dai pensieri,

ma quando tutto tace e tutto dorme,

ecco che allora si risvegliano i sospiri,

che come forte vento ti portano via la pace e la luce del sole.

La notte ti è amica,

la notte ti è vicina,

non ti lascia mai sola,

ma ti accompagna alla scoperta di una nuova vita.

Ma quell’ombra scura ti mette paura,

ti porta lontano,

ti toglie il respiro,

ti soffoca

e tu guardi fuori e c’è la notte.

Ma la notte è buona.

da “La stanza rosa” di Salvatore Vallone

“LA COLPA DI ESSERE LA DONNA DI SALVINI”

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Entro in un lavasecco (mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi) per portare dei panni a lavare.
La titolare sta facendo dei lavori di sartoria, le spiego di cosa ho bisogno e lei, poi, mi dice di aspettare perché mi vuole sistemare la frangia dei capelli come “va di moda ora”.
La lascio fare, ma sono preoccupata per il tempo che passa sapendo che fuori il mio compagno mi sta aspettando.
Succede non so bene cosa, ma scoppiano dei tumulti.
Scopro che la titolare del lavasecco è la fidanzata di Matteo Salvini….
Scappiamo.
Fuori è buio e ci nascondiamo all’interno di un furgone dove dietro ha degli scomparti grandi come casse da morto.
Riusciamo, tutte e due a nasconderci lì dentro.
Capiamo che stanno cercando proprio lei che avrebbe la colpa di essere la donna di Salvini.
Il furgone parte e noi riusciamo così a lasciare quella piazza pericolosa.
Arriviamo in un borgo ed entriamo in una vecchia casa dalle stanze piccole; esco da questa casa con la preoccupazione di non sapere come tornare a casa mia….

Questo è il sogno di Elisa.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Elisa elabora il tema della trasgressione e della colpa, presenta un uomo politico contemporaneo molto mediatico e per la precisione il leader della “Lega Nord” Matteo Salvini, sviluppa l’evangelo onirico di Elisa intriso di una ricerca conflittuale di parti di sé.

Interessante è la presenza dell’uomo politico per il semplice motivo che andrà decodificato e chiarito nella sua valenza simbolica.

Tutti usiamo i “processi primari”, se per fortuna non li abbiamo smarriti dietro l’incalzare della vita corrente, e, quindi, tutti possiamo formulare un vissuto personale su qualsiasi persona contemporanea e su qualsiasi tema attuale, al di là o a fianco dello schema culturale collettivo. Decisamente Matteo Salvini sortisce un giudizio popolare molto contrastato, perché nel suo essere innovativo ha evoluto il suo partito dal regionalismo separatista a una filosofia politica nazional populista. Il professor Miglio sussulta nella bara. Del resto, per lo zoccolo duro leghista Matteo Salvini è l’uomo politico che ha tradito i progetti e i valori originari e originali della Lega lombarda e veneta, di poi fuse nella Lega Nord. E’ anche vero che presso i militanti più elastici il leader ottiene un giudizio politico positivo. Si aggiunga che la Lega Nord contemporanea non è ideologicamente e politicamente diversa da altri partiti di “Destra”, ma Matteo Salvini resta un uomo esposto nel bene e nel male e mediaticamente gettonato per le sue realistiche e provocatorie sintesi, per cui consente alla gente di formulare una simbologia per quello che evoca e per l’idea politica che propone.

Il sogno dirà quale simbologia individuale e collettiva il leader politico della Lega Nord ha scatenato nella contrastata dimensione psichica di Elisa.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Entro in un lavasecco (mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi) per portare dei panni a lavare.”
“I panni sporchi si lavano in famiglia”: così recita un antico proverbio per testimoniare che le peggiori magagne vanno discusse e risolte in un ambito sociale protettivo e ristretto. A livello psicologico le magagne sono i sensi di colpa o le colpe reali. Elisa è in procinto di purificare, “lavare”, tecnicamente di “razionalizzare” e prendere coscienza, questi ingombri psichici e propone all’uopo la “lavasecco”. Tiene fuori da questo personale materiale psichico da purificare l’uomo a cui si accompagna, confermando la buona norma in base alla quale non tutto il nostro patrimonio psichico si può e si deve portare in coppia, ma soltanto e solamente quello che non è di danno all’equilibrio della coppia stessa. Pensieri osceni del nostro presente e fatti turbolenti del nostro passato si devono omettere, senza incorrere nella tremenda bugia, nel momento in cui sono di pregiudizio all’economia e alla psicodinamica della coppia. In ogni caso prendiamo atto della precisazione tra parentesi che ci dà Elisa “(mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi)” e deduciamo che seguiranno nel sogno vissuti e fatti in cui l’uomo attuale non è coinvolto.

 

“La titolare sta facendo dei lavori di sartoria, le spiego di cosa ho bisogno e lei, poi, mi dice di aspettare perché mi vuole sistemare la frangia dei capelli come “va di moda ora”.
Colei che assolve i sensi di colpa e le colpe, i panni sporchi, è una donna, “La titolare”, una figura esperta e capace anche di proporre modi psichici di essere e di esistere nella relazione sociale e nel manifestarsi agli altri. Questa donna ha tutta l’aria di essere una figura materna, molto materna, una madre buona e provvidente, magari una nonna fascinosa. I “lavori di sartoria” attestano simbolicamente di modi e di atteggiamenti, di ruoli e di movenze, di fenomenologie sociali, di “come” ci esibiamo con il nostro prossimo. Questa donna “titolare” ha una forte duttilità psicologica, ma non possiede soltanto questa preziosa dote perché è anche una saggia filosofa, dal momento che sa sistemare i pensieri e le idee secondo i tempi moderni, “la frangia dei capelli come “va di moda ora”. Elisa ha tanto bisogno di questa figura polivalente e decisamente molto affascinante. Come “va di moda ora”: Elisa vuole essere al passo con i tempi. Questa figura può essere reale, ma è anche la “proiezione” dell’ideale femminile di Elisa, la parte di Elisa che si vuole bene.

 

“La lascio fare, ma sono preoccupata per il tempo che passa sapendo che fuori il mio compagno mi sta aspettando.”

 

E’ più importante un compagno che aspetta fuori o una maestra polivalente? Il “tempo” è un problema di Elisa, questo tempo che passa e lascia in attesa. Elisa sente forte il bisogno di ammodernarsi e di adeguarsi, ma vive con ansia il tempo che dedica a se stessa come se non fosse degna di tanta cura e attenzione. L’uomo di Elisa è importante, ma può attendere che la sua donna s’impreziosisca nei modi psichici e nei contenuti mentali. Degno di nota è il fatto che il compagno resta “fuori” dal travaglio tutto personale di Elisa, una sana estromissione.

 

“Succede non so bene cosa, ma scoppiano dei tumulti.” 

 

Si scatena il conflitto psichico e la nostra protagonista avverte indefiniti turbamenti dentro di lei e per necessità psichica li proietta nell’ambiente che la circonda. Il “tumulto” attesta simbolicamente di uno struggimento che ha una parte mentale e una parte pratica, la psicologa e la sarta, la filosofa e la parrucchiera, il tutto in una cornice sociale.

 

“Scopro che la titolare del lavasecco è la fidanzata di Matteo Salvini…”

 

A questo punto si pone l’arduo problema di decodificare il leader della Lega Nord, un partito separatista che si è evoluto in nazional populista. Come si diceva in precedenza, Matteo Salvini è una figura ricorrente nei “media”, un uomo a suo modo provocatore e popolano nelle idee, decisamente una persona che colpisce per i modi e per le parole. Elisa non fa eccezione, perché è attratta da questo personaggio discusso e trasgressivo nel bene e nel male. Il sogno sviluppa questa valenza dell’uomo politico, un uomo pericoloso.

 

“Scappiamo.
Fuori è buio e ci nascondiamo all’interno di un furgone dove dietro ha degli scomparti grandi come casse da morto.”

Elisa si è alleata con la sua maieutica psicologa e filosofa, oltre che donna coraggiosa e invidiabile in quanto fidanzata di Matteo Salvini. La fuga, “scappiamo”, è la soluzione a tanta scoperta: “scopro che…”. La luce della coscienza, “fuori è buio” viene a mancare a testimonianza del contesto fortemente emotivo che Elisa sta sviluppando in sogno. L’occultamento della verità e l’ambiente della trasgressione sono presentate nel “ci nascondiamo” e nel “furgone”, un simbolo sessuale drammatico dal momento che viene associato alle “casse da morto”, a una femminilità spenta dal senso di colpa. Elisa elabora un contesto seduttivo ed eccitante, ma pervaso dalla colpa di essere donna e soprattutto femmina.

 

“Riusciamo, tutte e due a nasconderci lì dentro.
Capiamo che stanno cercando proprio lei che avrebbe la colpa di essere la donna di Salvini.”

 

La titolare alleata e la complice Elisa operano una “rimozione” della colpa sessuale di stare con un uomo trasgressivo pubblico e non affidabile, un politico che deroga dalle norme costituite e addirittura un traditore, un politico che ha tradito i valori antichi, quanto meno un uomo non della tradizione. Il “Super-Io” di Elisa è severo e ligio, non tollera ciò che per altri versi desidera e cerca, la trasgressione, ma la vive come colpa e in riguardo specifico alla sessualità. Non dimentichiamo che le due donne alleate sono nascoste dentro un “furgone”, un simbolo della meccanica neurovegetativa sessuale. Elisa ha tanto desiderato “dentro” una diversità che non poteva permettersi “fuori” per la sua sensibilità alla colpa, per un maledetto “Super-Io” cresciuto a dismisura sotto le sferzate dell’ambiente sociale e dietro le inibizioni autoindotte.

 

“Il furgone parte e noi riusciamo così a lasciare quella piazza pericolosa.”

 

Le relazioni pericolose sono quelle ambivalenti, quelle che sessualmente incutono attrazione e paura, quelle che suscitano le pulsioni e le resistenze personali e culturali, La “piazza” è simbolo delle relazioni sociali e dello scambio affaristico, il luogo classico delle truffe e delle comunicazioni  diverse. “Lasciare quella piazza pericolosa” significa relegarsi nel perbenismo e nell’isolamento, vuol dire non coinvolgersi nel nuovo e nel diverso. Il pericolo rappresenta simbolicamente l’orgasmo della conoscenza e del “sapere di sé”, al di là delle norme familiari e sociali costituite e trasmesse. Il pericolo condensa il fascino del sapere innovativo.

 

“Arriviamo in un borgo ed entriamo in una vecchia casa dalle stanze piccole;”

 

Dalla piazza al “borgo”, dall’eccitazione alla tradizione, dalla novità alla monotonia rassicurante, dall’apertura all’angustia: questo è il “ritorno al passato” di Elisa dopo la trasgressione di essere “la donna di Salvini”. Le “stanze” sono il simbolo delle varie componenti della “casa” psichica, l’organizzazione reattiva, la personalità, la formazione, la struttura di Elisa. Questa casa è vecchia e ha le “stanze piccole”. Elisa è tornata alle sue dimensioni dopo essersi allargata oltremodo secondo i suoi desideri e le sue pulsioni. E’ tornata a essere tutta “casa e chiesa” e, di certo, non “casa del popolo” e tanto meno “casino”. Elisa visita per opposizione il progetto desiderato che non è riuscita a realizzare e, adesso, è smarrita, si è smarrita dentro se stessa nel suo passato.

 

“esco da questa casa con la preoccupazione di non sapere come tornare a casa mia….”

 

Elisa ha paura del nuovo e desidera il ritorno al vecchio rassicurante, ma è preoccupata di aver tanto trasgredito e di non riuscire a tornare nella sua normalità, “tornare a casa mia”. La sua casa, “casa mia”, è il suo vecchio modo di essere e di esistere, la sua struttura psico-esistenziale costituita e codificata.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Elisa sviluppa la psicodinamica conflittuale delle due immagini di sé, una ideale e l’altra reale. La “titolare” è la “proiezione” della protagonista e Salvini è il tipo di uomo che Elisa ha desiderato: immagini ideali di donna e di uomo. Inoltre, è presente il conflitto tra la norma e la trasgressione, tra le pulsioni sessuali dell‘istanza “Es” e la censura morale del “Super-Io”, tra il lecito e il vietato, tra il permesso e l’illegale. In tale travaglio la funzione di mediazione dell’istanza “Io” entra in difficoltà e il conflitto si risolve nella quiete protettiva del “ritorno alla norma” con l’abbandono delle ambizioni e dei desideri.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza “Io” si destreggia tra le pulsioni dell’istanza “Es” a trasgredire, a innovare, a diversificarsi, e la censura repressiva e sacrificale delle stesse a causa delle norme imposte dal “Super Io”. Le “posizioni” psichiche richiamate sono quelle “orale” e “genitale”. La prima per quanto riguarda la componente affettiva e la seconda per quanto riguarda la “libido” conflittuale.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “proiezione” nella “titolare” e nel “tumulto” e in altro, la “condensazione” in “lavasecco” e in “casa” e in altro, lo “spostamento” in “capelli” e in “borgo” e in altro, la “drammatizzazione” in “casse da morto” e in “fuori è buio” e in “piazza pericolosa” e in altro, la “figurabilità” in “casse da morto”. E’ accennato il processo psichico della “regressione” in “tornare a casa mia”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Elisa evidenzia un tratto psichico isterico in un quadro generale di desiderio e paura, di pulsione e fobia. La “organizzazione psichica reattiva” tende alla “oralità”, bisogni e coinvolgimenti affettivi inappagati e tende alla “genitalità”, bisogno di donare e di donarsi.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate dal sogno di Elisa sono la “metafora” ad esempio in “casse da morto”, la “metonimia” ad esempio in “piazza” e “borgo”, la “iperbole” ad esempio in “scappare”, la “enfasi” in “ci nascondiamo” e “fuori è buio”. Mi preme rilevare che il sogno di Elisa è ricco di simboli e di figure retoriche a riprova di una sua buona vena poetica.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi esige uno stato conflittuale, “psiconevrosi”, tra le pulsioni dell’istanza “Es” e le inibizioni del Super-Io”, tra l’universo desiderante e la censura morale. Questa è la classica “psiconevrosi istero-fobica”.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Elisa di ripristinare e rafforzare la funzionalità deliberativa e decisionale dell’istanza “Io”, di operare una giusta riflessione sull’inutilità delle censure morali e di coordinare l’irruenza delle pulsioni appagandole. Elisa deve godere dei diritti del suo corpo e della sua mente secondo le modalità di un “tutto unico” che le consente armonia psichica e gioia di vivere, autonomia e libertà.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nell’irrobustirsi della psiconevrosi istero-fobica e, di conseguenza, in una caduta della qualità delle emozioni e in un aggravamento dei conflitti personali e relazionali. Il sacrificio della “libido” porterebbe inevitabilmente a somatizzazioni: ciò che non si scarica per via diretta, trova innervazioni traslate.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Elisa è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Elisa si lega a una provocazione sensoriale, magari legata alla visione televisiva del leader politico in questione. E’ possibile anche che una semplice discussione abbia innescato il ritorno del passato.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Elisa è drammatica, una drammaturgia che si snoda secondo le linee compatibili della farsa e dell’enfasi.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Elisa elabora la figura di un leader politico contemporaneo a riprova che a livello psicologico le notizie e le visioni, i pensieri e le immagini si ripercuotono e si riformulano secondo i nostri bisogni del momento. Quante volte da bambini, e non soltanto, ci siamo innamorati del cantante preferito o dell’attore amato o del calciatore famoso: il tutto è avvenuto per motivi e gusti personali, soprattutto per evocazione del rimosso. Infatti il sogno di Elisa si svolge su due piani, il presente e il passato, un presente ordinato e un passato turbolento, un uomo da tenere fuori dalla lavasecco e un Salvini da sballo pericoloso secondo i desideri pregressi e rimasti in cielo per colpa di un rigido “Super-Io”.

LA VERTIGINE DELLA LIBERTA’

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa di mia nonna, era la notte di Natale e di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti.

Io e mia nonna eravamo in balcone. Io mi avvicino alla ringhiera, ma mi accorgo che non vi era altro che una fitta rete nera che separava il balcone dal vuoto.

Per sbaglio, facendo un movimento brusco, la faccio staccare da un lato. Faccio notare a mia nonna che trovo quel balcone senza ringhiera alquanto pericoloso, ma lei sostiene che avremmo dovuto solo riagganciare la rete.

Io non volevo che mia nonna si avvicinasse al vuoto, così le dico che lo avrei fatto io.

Tuttavia, ogni volta che mi avvicinavo con il lembo di rete staccato in mano per riagganciarlo, mi ritraevo per l’impressione che mi suscitava lo stare così vicina al vuoto.”

Questo sogno porta la firma di Brunetta.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

L’emancipazione psichica dalla figura materna e la ricerca del naturale rapporto con il corpo nella vita sessuale procurano la vertigine della libertà. La figura materna è importante e complessa per la psicologia femminile in quanto comporta il vissuto della dipendenza, dell’affettività, della rivalità, dell’ostilità, della colpa, della sconfitta, dell’alleanza, dell’identificazione e finalmente dell’identità.

Quanto viaggia e peregrina una donna per approdare in se stessa dopo la caduta della dea madre!

E dopo a chi ci rivolgiamo?

A noi stessi e alla nostra autonomia psichica!

E del corpo cosa sarà?

Libero anche lui e pronto a godere!

Una donna libera di mente e libera di corpo: un bel connubio!

Brunetta si avventura in questa delicata psicodinamica con la sacra cautela di chi non vuole improvvisare e improvvisarsi.

Vediamo cosa le insegna il suo sogno con pochi ma efficaci simboli.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Mi trovavo a casa di mia nonna, era la notte di Natale e di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti.”

 

Si rileva nell’immediato la “traslazione” difensiva della figura materna nella “nonna”, un’operazione di “spostamento” delle mille emozioni legate alla madre e una difesa per continuare a dormire e a sognare. In Brunetta la conciliazione e l’identificazione con la madre sono andate a buon fine, ma adesso bisogna esibire e agire le conquiste effettuate: l’autonomia psicofisica. Ed ecco che arrivano gli “ospiti”, coloro che guardano, valutano,  giudicano e coinvolgono.

 

“Io e mia nonna eravamo in balcone. Io mi avvicino alla ringhiera, ma mi accorgo che non vi era altro che una fitta rete nera che separava il balcone dal vuoto.”

 

L’esposizione sociale è offerta anche nel suo tratto problematico e pericoloso perché nel “balcone” manca la “ringhiera”, mancano le naturali e giuste difese verso gli altri, verso quel sociale che turba e intriga. Il posto della fredda “ringhiera” è stato preso da “una fitta rete nera”, da una serie poderosa di pensieri e pregiudizi, di paure ed emozioni, da un condensato pessimistico di difese mentali. En passant, è opportuno precisare che le giuste e naturali difese del coinvolgimento relazionale sono l’autostima e il garbo formale, l’amor proprio e la seduzione cortese, il poco spessore e la profondità del non dire. Questa è la naturale metaforica “ringhiera”. Il “vuoto” rappresenta la vertigine della libertà e ha una duplice valenza. Per un verso rappresenta la crisi dell’autonomia psichica, la caduta depressiva e la perdita delle conquiste psichiche fatte, un “fantasma di morte”. Dall’altro verso rappresenta il lasciarsi andare psicofisico, l’abbandono temporaneo delle facoltà di vigilanza dell’Io e la disposizione a sentire le emozioni più profonde  e intime. Il movimento dall’alto verso il basso si attesta in una “concretizzazione” e in una “incarnazione” dell’identità psicofisica acquisita.

E allora?

Bisogna rafforzare il senso dell’Io e assimilare queste conquiste per poterle agire con l’adeguata presa di coscienza e la necessaria sicurezza: lasciarsi andare al ritmo neurovegetativo delle pulsioni.

 

“Per sbaglio, facendo un movimento brusco, la faccio staccare da un lato.”

 

Brunetta tenta di superare le paure e i pregiudizi, i pensieri nefasti e le ipocondrie, ma non riesce del tutto, perché restano in lei le remore alla relazione sociale e all’abbandono psicofisico. Queste ultime non significano affidamento acritico a se stessa e agli altri, ma il giusto approccio formale alle convenienze proprie e alle esigenze del gruppo. Si tratta di una relazione d’amore con se stessa e di una solidarietà natalizia fatta di succulenza e di gioco, di seduzione e di fascino.

 

“Faccio notare a mia nonna che trovo quel balcone senza ringhiera alquanto pericoloso, ma lei sostiene che avremmo dovuto solo riagganciare la rete.”

 

L’esperienza non è acqua fresca. Brunetta si fa dire dalla nonna, la “traslazione” della figura materna, che bisogna essere disinibite e senza tante inutili barriere con se stesse e con gli altri. Basta con le paure inutili e le ragnatele dei mille ragionamenti astratti che le donne abilmente intessono per nascondere le inibizioni. Comunque un “balcone” senza “ringhiera” non è pericoloso secondo il Vangelo della nonna, una che sa le cose come vanno.  Una disposizione aperta e accogliente non è pericolosa perché bisogna buttarsi e dare materia alla materia.

 

“Io non volevo che mia nonna si avvicinasse al vuoto, così le dico che lo avrei fatto io.”

 

La nonna è una donna navigata e non ha paura delle relazioni, ma Brunetta la protegge, ha paura per lei o meglio ha paura per sé. Le ultime resistenze alla relazione con se stessa e con gli altri sono da superare. Brunetta esegue quello che la nonna avrebbe fatto: identificazione e imitazione con tutti i diritti della gioventù.

 

“Tuttavia, ogni volta che mi avvicinavo con il lembo di rete staccato in mano per riagganciarlo, mi ritraevo per l’impressione che mi suscitava lo stare così vicina al vuoto.”

 

Se non ti lasci andare, non godi. Questo è l’insegnamento finale del sogno di Brunetta. Bisogna superare paure e resistenze a lasciarsi andare e il sogno nel finale acquista una valenza sessuale e una connotazione psichica: la paura di lasciarsi andare all’orgasmo e il bisogno di vigilare e di controllare, un non fidarsi del corpo e un bisogno della mente di vigilare.

Il vuoto non è depressivo ma psicosomatico.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Brunetta parte dalla “posizione edipica” per spostarsi sul versante psico-sessuale. Bisogna relazionarsi nei giusti modi e lasciarsi andare per avere il massimo del piacere, la vertigine della libertà psicofisica negli investimenti della “libido genitale”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Brunetta evidenzia la pulsione fobica dell’istanza “Es” nella paura di cadere nel vuoto. L’istanza “Io” è presente nel bisogno di controllo e di vigilanza, oltre che nel riparare il “fantasma del vuoto”. L’istanza “Super-Io” non si profila in alcun modo.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Brunetta si serve dei meccanismi di difesa della “condensazione” e dello “spostamento” in “ringhiera” e “nonna”, della “traslazione” in “nonna” e “vuoto”, della “materializzazione” in vicina al vuoto” e la collegata paura di cadere.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno evidenzia un tratto fobico nella “organizzazione psichica reattiva”: la paura di lasciarsi andare nel vuoto, di affidarsi a se stessa e di sentire il proprio corpo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Brunetta sono la “metafora” in “ringhiera” e in “nonna”, la “metonimia” in “rete fitta” e “vuoto”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Brunetta presenta una conflittualità nevrotica di natura fobica a lasciarsi andare e a godere della propria autonomia psicofisica.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Brunetta di rafforzare l’autonomia psicofisica in risoluzione della “posizione edipica” e di migliorare il vissuto in riguardo al corpo e alle sue funzioni senza sentire la necessità di controllo e di autocontrollo, al fine di evitare la “sublimazione” delle pulsioni sessuali.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella difficoltà a lasciarsi andare nell’esercizio della vita sessuale e nella difficoltà a coronare con l’orgasmo la “libido genitale”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Brunetta è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno, si può attestare in una preoccupazione o in un evento sessuale.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Brunetta ha una qualità onirica logico-discorsiva.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

 

Eccles

 

“Con il risveglio sembra che la Mente autocosciente si riprenda gradualmente e che trovi alcuni moduli aperti e organizzati ricavando dalla loro attività strutturata sprazzi di illuminazione ed ecco che la coscienza nascente del nuovo giorno si manifesta sotto forma di esperienze frammentarie e parziali per poi ricostituirsi gradualmente. Ti ricordi dove ti trovi e ricapitoli quello che devi fare durante la giornata.

La Mente autocosciente per tutta la durata del sonno continua a esplorare e ad esaminare la corteccia cerebrale ricercando ogni modulo aperto e utilizzabile ai fini dell’esperienza. Molti sogni attraversano la Mente autocosciente che seguita a scandire l’attività del Cervello ma non vengono ricordati al risveglio. Il soggetto ricorda il sogno se viene svegliato nel momento in cui si manifestano i movimenti oculari e gli eventi neuronali associati con esso appaiono nella registrazione elettroencefalografica. Dieci minuti dopo non ricorda alcun tipo di sogno. E’ sicuro che nel sonno paradosso si sogna al novanta per cento riferiscono appena svegliati. La Mente autocosciente è in rapporto con il Cervello e svolge sempre l’azione di scansione sull’attività del Cervello ma non sempre il Cervello si trova in condizioni di comunicare con essa.

 

Commento

 

Il risveglio si attesta nel progressivo riappropriarsi da parte della “Mente autocosciente” di moduli aperti e organizzati che sono in connessione progressiva con la realtà in atto: il passaggio dal sonno alla veglia. La ricerca nella corteccia cerebrale del modulo aperto e disponibile ai fini di esperienza contraddistingue il sonno paradosso e il sogno. Si sogna nella fase R.E.M. e si ricorda se si viene svegliati, altrimenti i sogni sono destinati a essere dimenticati: questi prodotti mentali sono atti al dimenticatoio. Tra “Mente autocosciente” e “Cervello” non c’è sempre cooperazione e comunicazione, nonostante la loro relazione e la scansione della Mente autocosciente sull’attività del Cervello. I sogni non si ricordano nella loro globalità, se ne ricorda qualcosa, un “resto notturno”, il resto del sogno viene perduto anche se si sveglia il soggetto in piena fase R.E.M. con grave danno per la salute fisica e mentale, disturbo del sonno e psicosi. Eccles coglie nel segno nel dire che noi perdiamo gran parte di quello che sogniamo nel sonno paradosso o R.E.M.

 

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.

L’ORIGINE DELLA VITA E LA COLPA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.

Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.

Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.

Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Odette induce una giusta riflessione sulla “ipocondria” e sul “senso di colpa”. Partiamo da quest’ultimo.

Si definisce “senso di colpa” la responsabilità supposta e immaginata, mentre si chiama “colpa” quella reale ed effettiva. Il “senso di colpa” è un “fantasma” che produce angoscia perché è indeterminato e ha inizialmente una realtà psichica. Di poi, l’angoscia può degenerare nelle fobie e nelle crisi di panico  manifestandosi nella pratica quotidiana con la sua carica neurovegetativa: compiacenza somatica e isterofobia o conversione isterica.

La “colpa” produce dolore perché conosce bene il suo oggetto, ammette un diretto coinvolgimento perché è una colpa reale. Bisogna aggiungere che nel tempo la “colpa” si evolve in “sensibilità alla colpa”, il “fantasma” ossia la psico-percezione e l’emozione in riguardo al materiale psichico che si vive come “colpa”.

L’ipocondria è una psiconevrosi, una dinamica conflittuale che investe malignamente il corpo e lo stato di salute e si manifesta come fobia, una acuta paura ingiustificata e assurda delle malattie, al di là delle malattie vere e reali di cui il corpo può essere affetto.

Il sogno di Odette chiama in causa direttamente la parte esterna del suo apparato genitale e lo fa in maniera cruenta e in espiazione di un senso di colpa o di una colpa.

Odette è ipocondriaca o è colpevole?

Il corpo, gli apparati e le funzioni collegate hanno un ruolo privilegiato nei nostri sogni dal momento che rappresentano in concreto la nostra vitalità e la nostra “libido”, in astratto la nostra vita.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.”

 

Odette evidenzia in sogno, senza pudore e senza mezzi termini, l’organo della discordia o del conflitto, il suo apparato genitale esterno. Il “primo piano” attesta simbolicamente l’importanza del problema, dal momento che si tratta di un’accentuazione enfatica del conflitto psichico. “Le grandi e le piccole labbra” sono simbolicamente strumenti del piacere e organi della sensibilità erotica, rientrano nell’estetica voyeuristica della nudità e nella funzionalità del piacere. Condensano, inoltre, le naturali difese psicofisiche alla deflorazione e alla penetrazione.    

 

“Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore, vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.”

 

L’organo sessuale di Odette è colpevolizzato dal momento che viene interessato dalla freddezza di una possibile malattia ginecologica e dal “divaricatore” che non è simbolo erotico del membro maschile, ma è un attrezzo di tormento, uno strumento di dolore, un oggetto di tortura. La vagina di Odette è affetta da senso di colpa e non da sensibilità erotica, tant’è vero che lascia venir fuori “un insetto”, classico simbolo dello spermatozoo, “grande e rosso con le ali”, l’oggetto atto alla fecondazione, ma una fecondazione mancata e opposta rispetto al movimento giusto: uno spermatozoo che “sta per uscire e “per scappare”. Odette non vuole una gravidanza e aggredisce lo spermatozoo cacciandolo fuori dalla sua vagina. Il colore rosso attesta del sangue e dell’infezione.

 

“Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.”

 

Ma ecco il conflitto!

Odette è contrastata nella maternità, vuole non essere fecondata ma lo rimette dentro intendendo di voler occultare la colpa. Odette non vuole essere disoccultata e il rimetterlo dentro è più un occultare, un nascondere quello ha vissuto male: un forte senso di colpa legato al coito e all’emissione dello sperma. Ecco che la colpevolizzazione si esalta nella malattia del seme e dell’organo, il “pus”, la degenerazione del seme, mentre le “escrescenze di carne rossa” rappresentano un aborto. Odette non voleva, ma è rimasta impigliata. Oppure Odette ha voluto trasgredire con il rischio conseguente di gravidanza e di disoccultamento.

 

“Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

La manovra difensiva di Odette di “rimuovere” il suo trauma o la sua colpa o la sua paura è manifesta. Il “richiudere il tutto” è un non prendere atto del trauma, un non volerlo razionalizzare, per cui si tratta di “fobia”, di “ipocondria” in una zona del corpo facile alla colpa per l’educazione sessuofobica o per la facilità di manipolazione fisica e culturale.

Si tratta di roba sanguigna, quindi abbiamo “ipocondria” e organo colpevolizzato.

A questo punto a Odette non resta altro che sperare che la difesa della “rimozione” funzioni sempre e che non ci sia il “ritorno del rimosso” con la sofferenza legata al senso di colpa.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Odette sviluppa una forma di “ipocondria” nell’organo debole facilmente colpevolizzato, l’apparato genitale e filogenetico, l’organo erotico, l’organo della gravidanza. In ogni caso il sogno di Odette tratta del corpo e di un vissuto isterofobico.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza psichica richiamata in esercizio è l’”Io” che pone la “rimozione” difensiva del trauma o del fatto occorso.  E’ presente l’”Es” nella paura di vivere la malattia e la colpa. La “posizione psichica” richiamata è quella “anale”, quella della donna adulta che capisce il male e si fa male lo stesso con compiacenza e godimento eccitativo: la “libido sadomasochistica”. Il “Super-Io” compare nel sottobosco del sogno sotto forma d’infrazione alla norma etica e morale, di poi nella visita ginecologica atta a disoccultare la colpa. Il conflitto psichico di Odette si snoda in maniera virulenta tra “Es” e “Super-Io” ed è ben gestito dall’”Io”.

 

MECCANISMI E PROCESSI DI DIFESA

 

Il meccanismo psichico di difesa principe è la “rimozione” che compare e poi fallisce perché subentra la paura della malattia o il trauma dell’aborto. Non sono presenti i processi di difesa dall’angoscia della “regressione” e tanto meno della “sublimazione”. Il sogno di Odette ha una concretezza fisiologica impressionante.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” presente è quella “anale” nella sua valenza “fobico-ossessiva”: colpa ed espiazione isterica.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” o rapporto di somiglianza in “insetto”, la “metonimia” o rapporto concettuale-nesso logico in “pus” ed “escrescenze”, la “enfasi” o esagerazione rappresentativa in “escrescenze”, “pus”, “divaricatore”, “primo piano”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Odette evidenzia un trauma da aborto o la fobia da organo colpevolizzato, l’ipocondria.

 

PROGNOSI

 

Odette deve vivere meglio la sua funzione erotica e sessuale e il suo organo sessuale per godere al meglio del suo corpo e della sua “libido genitale” che è da potenziare rispetto alla “libido anale”. Bisogna ridurre la compiacenza d’organo, la disposizione dell’organo debole a lasciarsi investire dalle cariche nervose isteriche. Si definisce “organo debole” la parte del corpo vissuta male o traumatizzata: “fantasmica” o “fantasmatizzata”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella strutturazione di una “psiconevrosi ipocondriaca” con la conseguente caduta della qualità della vita e della funzionalità sessuale che può raggiungere l’anorgasmia.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Odette è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Odette, può attestarsi in un pensiero ricorrente di stampo ipocondriaco o in un rapporto sessuale prima del sonno.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità onirica del sogno di Odette è “cenestetica” per la repellenza che provoca a una prima lettura.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

La “ipocondria” comporta un cattivo rapporto con il corpo, con i suoi apparati organici e con le funzioni collegate e deputate al benessere psicofisico: teoria freudiana della “compiacenza somatica” o dell’organo debole.

La responsabilità primaria si attesta nella sensibilità della persona che colpevolizza l’organo anche sulla scia dell’educazione subita e della cultura assimilata. E’ facile che nell’Occidente colpisca gli apparati sessuali per il fatto che la sessuofobia è legata a fattori religiosi e alla mancata o bigotta educazione sessuale dei giovani da parte dei genitori e degli adulti, per cui vige la regola del “tutto si impara da sé e in compagnia dei propri simili” e “tutto si fa di contrabbando con errori e colpe”.

GIOVATTINO CONFESSA

LA LETTERA

Egregio dottor Vallone,

devo dirle che il sogno che le ho spedito quest’estate lo avevo composto da sveglio. Volevo vedere se lei se ne accorgeva e me lo interpretava come un sogno.

Lei lo ha interpretato e io mi pento di averla ingannata e non so neanche perché l’ho fatto.

Mi scusi tanto. Comunque lei è un grande.

Giovattino”

LA RISPOSTA

Devo ringraziare Giovattino perché mi dà la possibilità di chiarire e di approfondire alcuni punti fondamentali intorno al motore che elabora i sogni, il “Processo primario” con i suoi meccanismi e l’attività e la funzione della “Fantasia”.

Non sentirti in colpa Giovattino perché io non ti porto alcun rancore, tutt’altro!

Ma, adesso devi sorbirti la lezione teorica e devi comprendere bene quello che ti spiego, altrimenti all’esame ti boccio.

Ho sempre scritto che il sogno è un prodotto psichico più vicino alla veglia che al sonno: “resto notturno”.

Tu mi hai mandato un tuo prodotto psichico elaborato da sveglio e, quindi, l’interpretazione che ti ho fornito ci sta tutta e vale tutta.

Leggimi adesso con attenzione.

LA LEZIONE

Le ricerche sulla dimensione psichica inconscia e sulla funzione onirica hanno consentito a Freud di stabilire una relazione tra il “sogno notturno” e la “fantasticheria”, altrimenti detta “sogno diurno” o “sogno a occhi aperti”.

Inoltre Freud ha potuto definire la controversa e polivalente funzione della “Fantasia”. Quest’ultima è intesa come attività vigile e finalizzata all’appagamento di desideri consci e inconsci.

Il senso originario e il significato corretto della parola “fantasia” è il seguente: “fare apparire nella luce” o “mostrarsi attraverso la luce”, un “prender luce” dall’interno; questo richiamo all’interiorità della luce ingloba il senso e il significato del termine “allucinazione”.

Fantasia” equivale, quindi, a un “dare luce dall’interno” al proprio materiale psichico, a un “mostrarsi con la luce” e non a un generico “mostrarsi nella luce” o a un estrinseco “venire alla luce”.

L’etimologia mette in rilievo nell’attività della “fantasia” il fattore allucinatorio radicato nell’interiorità e derivante da un’energia psichica che si esprime nell’eccitazione dei sensi e che in tal modo si scarica e appaga.

Il “sogno diurno” o “sogno a occhi aperti” è la soddisfazione del desiderio, al di là dei limiti imposti dalla realtà: dialettica tra l’invadente “principio del piacere” e il restrittivo “principio della realtà”.

Nella formazione dei “sogni diurni” hanno una maggiore implicazione i meccanismi del “processo secondario”; i “sogni diurni” si presentano, infatti, come storie coerenti e strutturate secondo coordinate logiche e nessi plausibili.

Per quanto riguarda i contenuti, i “sogni diurni” attingono ampiamente a elementi e a vissuti dell’infanzia.

Le loro trame sono spesso riprese anche dai “sogni notturni” e forniscono lo scenario onirico e la possibilità della gratificazione allucinatoria di un desiderio.

Queste trame non si limitano alle fantasie più o meno compiaciute e coscienti della veglia, ma si estendono alla dimensione psichica inconscia, per cui buona parte di esse non raggiunge la “Coscienza” e contribuisce essenzialmente a dare i diversi contenuti al “lavoro onirico”.

Freud fissa con precisione l’inizio dell’esercizio di questa funzione nel progressivo inserimento dell’attività psichica nel “principio della realtà” e nel consequenziale ridimensionamento del “principio del piacere”.

La “fantasticheria”, altrimenti detta “sogno diurno” o “sogno a occhi aperti”, è l’espressione di un desiderio del presente che trova immediato riferimento nel ricordo di un’esperienza piacevole vissuta nel passato e pone l’intenzione progettuale di essere rivissuto nel futuro prossimo.

Prodotto della “fantasia”, la “fantasticheria” è costruita con elementi sottratti alla realtà in atto ed estrapolati non solo dal tempo e dallo spazio, ma anche dal loro proprio significato per essere messi al servizio di desideri più o meno coscienti.

La “fantasticheria” è, quindi, lo strumento attraverso cui si conferisce struttura e coerenza logiche a elementi fittizi e immaginari per costruire situazioni persuasive e convincenti, oltre che appaganti.

Essa è sempre allettante e gratificante, sia perché soddisfa allucinatoriamente desideri che nella realtà non possono essere riproposti e realizzati, sia perché produce una tensione e una valorizzazione specialmente quando si riferisce a pesanti frustrazioni vissute da compensare e a tristi ingiustizie subite da riparare.

La “fantasticheria” è, infatti, considerata dalla Psicoanalisi il contro-effetto di un desiderio inappagato attraverso cui l’emancipazione da pesanti situazioni oggettive avviene proprio liberando il desiderio, altrimenti represso e insoddisfatto.

Nella “fantasticheria” esiste una contaminazione tra presente, passato e futuro, in quanto si attinge dal passato un’esperienza rilevante nella vita psichica, la si associa a un desiderio presente e la si proietta nel futuro per la possibile realizzazione.

Le “fantasticherie” si articolano secondo una sofferta linea di sviluppo e ricercano nel loro versante estremo soddisfazioni immaginarie di desideri ambiziosi ed erotici; esse prosperano in maniera direttamente proporzionale agli impedimenti della realtà psichica e alle frustrazioni della situazione esistenziale in atto.

Anche quando non appaga il desiderio, la “fantasticheria” risponde all’esigenza di una sua legittimazione e favorisce al pari dell’ “abreazione catartica” una scarica emotiva di natura terapeutica.

La “fantasticheria” compensa anche in maniera abnorme quelle soddisfazioni che la realtà nega o ridimensiona; s’istruisce, in tal modo, un conflitto più o meno aspro tra il “principio della realtà” e il “principio del piacere”, tra le istanze psichiche associate dell’Io e del Super-Io e l’istanza pulsionale dell’Es.

La “fantasia” concepisce e ricerca il piacere fuori dalla realtà e dai suoi angusti limiti.

Questi “sogni a occhi aperti” si pongono come “resti diurni” ossia come il nucleo dei sogni notturni, il quale sviluppa i temi dei “sogni diurni” nelle condizioni in cui essi diventano fruibili per il “lavoro onirico”, quando le pulsioni sono libere di rappresentarsi e di appagarsi, sia pur nell’alterazione operata dai meccanismi deputati alla formazione del sogno.

Le “fantasticherie” possono essere subconsce o coscienti e non sono soltanto causa dei sogni notturni, ma anche dei sintomi nevrotici; esse si legano inequivocabilmente non soltanto alla cosiddetta normalità psichica, ma anche alla psicopatologia.

Questa attività fantastica è regolarmente frequente nei bambini, perché essi hanno facilità di accedere ai “processi primari” e di sottrarsi alla realtà e ai suoi principi, destituendo di concretezza e di peso i fatti e le evenienze reali a favore della gratificante soddisfazione delle pulsioni.

Come i sogni, le “fantasticherie” sono anche appagamenti di desiderio e si basano soprattutto sui vissuti dell’infanzia.

Esse sono creazioni che godono d’indulgenza da parte della censura dell’Io e del Super-Io; la loro composizione rivela che lo spunto del desiderio ha condensato e spostato in un nuovo insieme il materiale psichico originario.

CONGEDO

Caro Giovattino,

come hai potuto notare, le cose sono molto più complicate di quanto si pensa. Si possono interpretare anche le “fantasticherie”.

Meriti un ringraziamento e un regalo.

Per dimostrarti che il tuo tranello è stata l’occasione per approfondire i temi, ti

dedicherò la decodificazione della canzone dei Pooh “Uomini soli”, il prodotto culturale che ha vinto il festival di Sanremo nel 1990.

Lo troverai nei prossimi articoli del mio blog.

Cordialità

Salvatore Vallone

L’ODISSEA SESSUALE DI SABINO

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

E’ un sogno chilometrico, elaborato dall’Io onirico in concorso con l’Io narrante, a riprova che si può sognare in dormiveglia e si può accomodare il prodotto con valide capacità narrative e linguistiche. Le abilità sono sempre parti di noi. Il sogno di Sabino condensa parti simboliche in un contesto logico discorsivo. Per questo motivo si può definire “Odissea” in omaggio a Omero, ma si può anche definire “Ulisse” in omaggio a Joyce per la parte simbolica e paradossale che contiene e per la maniera di renderla narrativamente in lingua italiana. Sabino non va per libere associazioni come lo scrittore irlandese, ma offre uno spaccato estetico e popolare del suo mondo interiore e delle simbologie che lo popolano. Dell’Ulisse omerico il sogno di Sabino evidenzia il lungo peregrinare, dell’Ulisse di Joyce mette in risalto i “significanti” profondi delle sue trame simboliche. Il tutto in un contesto  comprensibilissimo e accessibile, a conferma che un sogno non è mai un semplice prodotto psichico, ma è anche espressione della nostra formazione  intellettuale e della nostra sensibilità estetica.

Per un “viaggio omerico nell’anima” è necessaria una decodificazione chiara, sintetica e tratteggiata passo per passo: virgolettata la trama del sogno, normalmente deposta l’analisi.

TRAMA DEL SOGNO E PSICODINAMICA

“Mi trovo nella parte vecchia della mia città, una piccola isola pregna di miti antichi e di memorie lontane.”

Sabino usa il meccanismo psichico di difesa della “regressione” e s’imbatte nella sua adolescenza, un periodo della vita ricco di vissuti, di fantasie e di fantasmi. Non è, di certo, un proletario psichico, dal momento che ha di sé una buona autostima fatta logisticamente di miti e di memorie: un “pregno” tratto narcisistico.

“Mi dirigo lungo una salita di pietre grezze verso una vecchia bottega del pesce che sembra rimasta in vita dai primi anni del Novecento. Ci vado per sapere se posso lavorare per il padrone, un uomo anziano ed energico che mi accoglie senza troppe formalità. Non mi è chiaro se si ricorda di me, che ho fatto un turno di prova e aspetto una risposta per l’impiego.”

Il “pesce” è un simbolo fallico e condensa la “libido genitale”. Il “padrone” della bottega del pesce rappresenta la figura paterna. Sabino riconosce l’autorità paterna e rievoca i tratti caratteristici del suo vissuto: “un uomo anziano ed energico”. Sabino non si è sentito adeguatamente amato dal padre, ma ne ha riconosciuto la presenza e il potere: “non mi è chiaro se si ricorda di me”.

“Il suo saluto, scandito in vibrante dialetto siciliano, andrebbe bene, del resto, tanto per un cliente quanto per un impiegato e lui è troppo impegnato a sfilettare una grande sogliola e a parlare con la gente per chiedergli spiegazioni.”

Sabino vive il padre in maniera anaffettiva, ma lo caratterizza in maniera precisa. La “rivalità fraterna” si manifesta nell’essere uno dei tanti. La perizia “a sfilettare una grande sogliola” traduce le capacità amatorie attribuite al padre insieme all’abilità dialettica e relazionale.

“Decido, allora, di fare da me, mettermi il grembiule e come sapendo esattamente cosa fare inforco una bicicletta e inizio a pedalare. “Devo andare a prendere del pesce” penso, non ho il minimo dubbio che questo sia il mio dovere.”

Sabino ha notevoli capacità di adattamento e, di autonomia e di perspicacia. “Inforcare la bicicletta” introduce la tematica dominante del sogno: l’erotismo e la sessualità. “Iniziare a pedalare” equivale a un far da sé, sempre in riguardo alla sfera sessuale. Sabino è autodidatta e percepisce il suo essere maschio come la naturale conseguenza della sua formazione, il suo “dovere”. Perché non lo concepisce come il suo piacere? Perché introduce un attributo del suo “Super-Io”. Sabino è autodidatta e in principio ha percepito la sua identità sessuale nel padre, di poi l’ha assimilata e naturalmente introiettata e ha portato così a compimento anche la formazione dell’istanza psichica “Super-Io”.

“Pedalo e pedalo, quando mi sembra di esser finito in tutt’altra parte della città. Dalla mia bici, però, pende già un paniere con un pesce magnifico.”

Sabino ha fatto le sue esperienze sessuali e ha vissuto i suoi travagli nel cammino dell’identificazione al maschile e nell’esercizio della vitalità sessuale. Di una cosa è sicuro dopo tanto girovagare tra timidezza e arroganza, tra tentativi ed errori. E’ orgogliosamente maschio ed è soddisfatto del suo organo sessuale. Sabino recupera e manifesta nella totalità le pulsioni e le immagini della “posizione fallico-narcisistica”.

“Vedo anche una donna dietro un banco con tra le mani un gigantesco e maestoso pesce blu, con la solennità con cui si potrebbe reggere la portantina di un sultano.”

Ecco l’oggetto del desiderio di Sabino: la donna sensuale e disinibita. Ritorna la “libido fallico-narcisistica” nell’immagine dell’esotico, gigantesco e “maestoso fallo”, il giusto accessorio del suo esercizio sessuale con una donna aperta al culto greco del dio Priapo. Non poteva avere genitori migliori questo dio barbuto non eccelso nella bellezza ma deforme nel membro: Dioniso e Afrodite. Il primo condensa la sensualità erotica e il piacere sessuale attraverso la variazione dello stato di coscienza, la seconda rappresenta il potere fallico femminile della trasgressione erotica e sessuale, il potere seduttivo della femminilità. La “portantina” e il “sultano” sono simboli dell’autorità autorevole e quasi sacra a cui l’universo femminile con devozione e rispetto si dispone. Questo è il desiderio maschile di avere una donna alle proprie dipendenze come una mamma buona che accudisce, insegna, riconosce e onora: il mito del maschio e del figlio maschio.      

“E’, dunque, il momento di tornare, mi dico, ma si è fatto buio e comincio a pensare di non ricordare affatto d’aver ricevuto l’ordine di compiere quella spedizione in bicicletta. Continuo a pedalare quando arrivo sul balcone di una casa. Qui una bella ragazza dai modi piuttosto grezzi gioca con un cane. Mi dice che per scendere con la bicicletta devo salire su una pedana che sarà calata fino a terra, sempre che suo nonno sia d’accordo.

La trasgressione si profila insieme a un leggero senso di colpa per non avere evaso gli ordini e le volontà del padre. Il “buio” condensa il crepuscolo della ragione e la paura della punizione. La caduta della lucidità mentale è legata alla mancata autorizzazione del padre a vivere la sessualità. Ma, per fortuna, Sabino continua a far sesso in barba al padre e alle autorità culturali similari dannosamente costituite. Si profila la figura di una donna, un tipo di donna gradita al nostro eroe omerico che sta attraversando con la sua barca il mare che sta “in mezzo alle terre” del padre e della madre, il Mediterraneo psichico. Questa donna è bella e grezza e ama giocare con i cani. La simbologia dice che questa donna privilegiata ha poche difese razionali e, altrettanto poche, remore morali, una donna “tutta natura” e “poca cultura”, una femmina senza sovrastrutture e resistenze. Il “cane” è un tramite logico, un nesso significativo che serve per introdurre la didattica erotica e sessuale di questa donna nei confronti di Sabino. Ma cosa insegna questa donna al nostro protagonista?  Per vivere al meglio e al massimo la propria sessualità, bisogna abbandonarsi alla sacra “materia” di cui siamo impastati e costituiti, di cui dobbiamo essere orgogliosamente sacerdoti e custodi. Il processo simbolico della “materializzazione” della sessualità si vede chiaramente nel movimento dall’alto verso il basso. L’incarnazione da parte di Sabino della sua sessualità si oppone al processo di difesa della “sublimazione della libido” in nobile funzione altruistica e sociale. Sabino non è di questa aristocratica razza. Ultimo particolare non indifferente è quello di non essere in ostilità con il padre e di riconoscere la sacralità di questa figura. Con questa modalità psichica e relazionale si cresce e si gode della propria autonomia psicofisica. Questi insegnamenti Sabino attribuisce alla donna bella e grezza, quella che lo rende edotto a non “sublimare la libido”, ma a goderla tutta e al massimo della sua natura. Il tutto consegue al riconoscimento del padre.

“Salgo sulla pedana e vedo che da sotto un signore mi osserva. “Va bene”, dice, la pedana scivola dolcemente verso il basso e io riprendo la strada.”

Come volevasi dimostrare! L’autorizzazione del padre è arrivata e l’esercizio della sessualità è a disposizione di Sabino. La “materializzazione” è dolce e naturale, la “libido” è tutta da vivere in piena libertà, senza inibizioni e senza dogmi.

“D’improvviso però mi trovo in un corridoio sul cui lato sinistro si aprono molti camerini, simili a quelli di un negozio. La via è affollata da donne che provano vestiti e parlano animatamente.”

Sabino ha scelto le donne come oggetto dei suoi investimenti di “libido genitale”. Ecco che si profilano le varie tipologie di donna. Sabino è sofisticato e non si accontenta di una femmina qualunque e generica, di una donna senza qualità. Tante donne “vestite” con tratti psicofisici diversi, con modi di essere e di manifestarsi individuali, con posture seduttive e atteggiamenti atti alle diverse relazioni. Il “parlare animato” condensa l’isteria della parola, il dono della comunicazione emotiva, erotica e sentimentale.

“Cerco di farmi strada quando una bellissima ragazza dai lunghi capelli lisci e dorati, dalla pelle bianchissima mi prende la mano e inizia a guidarmi, come se mi conoscesse, dicendo che mi riporterà al negozio del pesce. D’un tratto mi dice di aspettarla ed entra in uno dei camerini.

Ecco la donna ideale di Sabino, un ideale molto concreto, il modello estetico di un narcisista: bellissima, lunghi capelli lisci e dorati, pelle bianchissima. Ricorda una laica e popolare madonna rinascimentale nel pennello di Raffaello, una donna che guida, che sa di sé e soprattutto una “magistra” sessuale, una figura che insegna a esaltare la virilità. Il desiderio di Sabino bambino era proprio quello che fosse la madre a insegnargli concretamente i diritti e l’esercizio del corpo negli aspetti più intimi ed erotici. Si profila, infatti, la figura materna a completamento della “posizione edipica”. La ragazza scompare nell’intimità dei camerini per atteggiarsi femminilmente al meglio possibile dopo che Sabino ha rivisitato i suoi vissuti in riguardo alla figura materna.

“Mentre aspetto, vedo una mia ex professoressa universitaria che mi saluta. Non ha tempo né modo di fermarsi ma mi chiede di me e di mia sorella. È molto gentile, i suoi lineamenti sono più dolci del solito e ha lunghi capelli rossi e ricci. Rispondo che stiamo bene e le stringo la mano per salutarla. La folla calca, ma la nostra stretta si prolunga per un attimo in più del normale e prima di lasciare la presa le accarezzo il palmo con le dita. Penso che c’era un che di seduttivo in quel mio tocco. Resto un istante a fantasticare…”

Ci vuole ancora un “come volevasi dimostrare”. Sabino opera una difensiva “traslazione” della madre nella “ex professoressa universitaria”. Non a caso chiede di sua sorella. E’ sua madre. Il vissuto di Sabino è suadente e contrassegnato dalla liquidazione del fantasma collegato. Della madre resta la parte reale e l’immagine concreta. Il congedo lascia la leggera “regressione” al tempo in cui Sabino aveva naturalmente desiderato il corpo della madre. La carezza del “palmo” della mano “con le dita” è un segnale di complicità erotica e sessuale: un desiderio e una ricerca d’intesa. Sabino ripensa alle sue fantasie sessuali in riguardo alla madre durante la sua infanzia. La “posizione edipica” è stata riattraversata nella sua completezza: dopo il padre è arrivata la madre e adesso Sabino può vivere la sua sessualità libero dalle zavorre e dalle pastoie edipiche. I “lunghi capelli rossi e ricci” attestano di un tratto caratteristico opposto all’ideale femminile in precedenza dipinto. Di certo non si tratta di una madonna rinascimentale, ma di una donna popolana di scuola “espressionistica”.

“…quando vedo che la mia bella accompagnatrice è seduta dentro il camerino, completamente nuda e mi sorride. “Quanto sei bella” le dico e lei mi sorride. In un istante lei è di nuovo vestita e ci rimettiamo a camminare, tenendoci per mano e baciandoci.”

Ed ecco che la donna sconosciuta e scomparsa si presenta secondo i desideri seduttivi di Sabino: nuda e sorridente, ma non volgare. La meraviglia e la magia si condensano nel “completamente nuda”. Logicamente sin dai tempi di Aristotele “o è nuda o non è nuda”. Il sorriso si associa all’estetica, l’arte è del bello: rimembranza filosofica di un Kant romantico. Il “sorriso” è simbolo della disposizione erotica e sessuale: traslazione delle labbra. Ma la seduzione continua come nel migliore dei fotoromanzi degli anni ’60 o delle “telenovelas” degli anni ’80. La “genitalità” può attendere. Intanto addottriniamoci sulle arti erotiche del Kamasutra. Sabino è in cammino verso il trionfo finale dei sensi. Sabino costruisce e rammenda il suo sogno in maniera ineccepibilmente progressiva. Il “camminare” è simbolo dell’esercizio della vita, la mano nella mano in “tenendoci per mano” è simbolo di solidarietà e condivisione, ma soprattutto del desiderio di coito. Il “baciarsi” è simbolo dell’oralità erotica e affettiva, dell’empatia e della simpatia.

“Arriviamo alla bottega, ma nessuno è dentro a lavorare: è sera e il padrone con la famiglia è a cena sulla veranda. La ragazza bionda mi dice che è suo zio e che dobbiamo unirci alla tavolata. La cosa non mi imbarazza e del resto, tutti sembrano troppo presi dalla situazione per badare a noi. Uno di quei momenti in cui il mondo è distratto e si è del tutto liberi. Ci sediamo, continuando a scambiarci tenerezze.”

Il calore affettivo e familiare, la condivisione del tetto e del cibo, il crepuscolo della coscienza e il contatto con la natura e con il prossimo, la disposizione al sociale sono i temi dominanti in questo spezzone del sogno di Sabino. Notevole è l’appellativo del padre come il “padrone”, il riconoscimento dell’autorità a testimonianza che i figli hanno bisogno di autorità e di autorevolezza e a volte di morbido “dispotismo illuminato”. Sabino è introdotto ai valori della famiglia e alla condivisione degli affetti dalla sua “maieutica” donna. Più si stacca dalle dipendenze della famiglia, meglio valuta e più apprezza l’economia psichica della famiglia. Trattasi di valori molto importanti per la formazione psichica di ogni persona: un insieme in cui ognuno liberamente gode del suo e del suo ruolo. “Il mondo è distratto” per cui si può evadere. La libertà è a portata di mano insieme con la trasgressione. Continua, imperterrito come una naturale coazione, l’appagamento dei bisogni erotici e affettivi di Sabino.

“Io rifletto sul fatto che ho già una ragazza, ma sono felice e mi dico che sto bene dove sono. Ho anche un altro dubbio e questo lo condivido con la mia amica: devo sapere se suo zio mi ha assunto oppure no. Lei mi guarda e dice “ti ha assunto, ti ha assunto”, come a dire che farà di tutto perché ciò accada ed è certa di riuscire.

La trasgressione si associa a un blando senso di colpa. La realtà psicofisica in atto è gratificante e non è il caso di sciupare la deliziosa e contingente avventura della coscienza.  L’evangelo di Sabino è “sono felice” e “sto bene dove sono”. Trattasi del principio massimo del Pragmatismo e dell’Utilitarismo inglese, il parto mascolino dell’intelligenza operativa. Una donna grezza ha aiutato un uomo sofisticato, che si attardava compiaciuto della sua bicicletta su una pedana in alto a sublimare i suoi sensi, a riconoscere il padre e a sentirsi figlio dopo la liquidazione della figura materna. L’evoluzione della sessualità porta all’evoluzione degli affetti. Sabino si è emancipato dal padre e autonomamente sceglie. Una donna lo ha convertito a superare odi e ambizioni, a trovare il suo corpo e a postarsi nell’universo psicofisico   maschile. Il comandamento recita: hai riconosciuto il padre, il debito edipico è assolto, adesso sei libero. E allora trionfa! La donna è liberatrice grazie alla sua “libido genitale” e al far sentire Sabino virile e adulto. La donna grezza ha adempiuto un compito che non possono adempiere il padre e la madre. Il corpo ha esatto i suoi diritti libidici e la missione apparentemente impossibile è adempiuta. La natura narcisistica di Sabino si è appalesata nella sua dialettica e nella sua sensualità.

“Poi allunga una mano e io mi rendo conto di avere solo una maglietta indosso, ma non provo nessun imbarazzo. Posso vedere il mio sesso rilassato e molto turgido. Lei lo prende in mano, lo scosta su un lato e sorride come se mi avesse aggiustato la cravatta o rimesso a posto un ciuffo ribelle. Dice che si occuperà lei di tutto e sorride, prima dolcemente, poi con malizia. Faccio in tempo ad esser felice.

L’Odissea sessuale di Sabino continua e procede verso il meglio del meglio. Tutti i salmi finiscono in “gloria” e anche quello di Sabino finisce con l’orgasmo, la “gloria” psicofisica. La nudità del corpo comporta simbolicamente la coscienza e l’accettazione. Anche Adamo ed Eva dopo il peccato si erano accorti di essere nudi e si erano vergognati. Sabino ha consapevolezza del corpo, ma non si vergogna perché ha superato il senso di colpa riconoscendo il padre e la madre. Narcisismo e autocompiacimento, amorosa accettazione del corpo ed esaltazione della vitalità “dionisiaca” sono gli ingredienti della buona zuppa di pesce preparata in sogno da Sabino grazie all’abilità mercantile del padre. Degni di rilievo sono il concetto e il desiderio prettamente maschile di avere la donna accudente, la donna che libera e che si mette al servizio del “narcisismo” del capo, la donna “maieutica” che fa partorire e realizzare a Sabino la sua identità maschile dopo l’identificazione nel padre. La “cravatta” esalta il membro e il “ciuffo” evidenzia il movimento del calibro genitale e l’accudimento rispettoso da parte della donna. Il desiderio di Sabino di avere una madre sessualmente premurosa e didattica si è realizzato con la “traslazione” nella donna. La “libido” deve maturare da “fallica e narcisistica” a “genitale”. La donna ha fatto scoprire a Sabino la sua vita sessuale e lo ha rassicurato sulle mille inadempienze e sulle mille paure maschili, per cui adesso può aspirare a essere amata. Il tutto nei vissuti in atto di Sabino che adesso dovrà procedere per la sua strada di autonomia dal padre per godere i preziosi frutti dell’età adulta. Si attende l’avvento della “posizione genitale” negli investimenti della “libido”, il senso di abbandono e il sentimento di donazione.

“Poi mi sveglio.”

Grazie sogno!

Sabino ha riepilogato e rivissuto l’avventura della sua coscienza in riguardo alla sua “posizione fallico-narcisistica” nello spazio eccitante di alcune ore di sonno.

Grazie ancora sogno da parte di Sabino!

NOTA

 

I simboli e le psicodinamiche sono state ampiamente disoccultate nel corso della decodificazione del sogno.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” evidenzia un valido e consistente tratto “narcisistico”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate ed espresse sono la metafora in “pesce”, “bicicletta”, “pedalare”, “cravatta”, la metonimia in “lato sinistro”, l’iperbole e l’enfasi in “gigantesco e maestoso pesce blu”.

 

LA PROGNOSI

 

La prognosi impone a Sabino di considerare adeguatamente il suo processo di emancipazione dal padre e dalla madre per rafforzare l’incipiente “libido genitale” in evoluzione dall’affermata e conclamata “libido fallico-narcisistica”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta in un persistere della “posizione

fallico- narcisistica” e in un ritardo dell’avvento della “posizione genitale” con l’annessa e connessa “libido” donativa: il sentimento dell’amore. Bisogna considerare che il prolungamento e il persistere delle pulsioni autoerotiche equivalgono a un innaturale blocco dell’evoluzione psichica e all’avvento di pericolosi disturbi psicosomatici e relazionali.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Sabino è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Sabino è autoreferenziale con una vena discorsiva personale e una vena narrativa paradossale.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

 

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

Commento di Salvatore Vallone

 

 

Eccles

 

“Durante il sonno, ogni due tre ore, si effettua una certa attività cerebrale organizzata che si presenta nell’elettroencefalogramma con onde rapide a basso voltaggio.

Questo è il cosiddetto sonno paradosso.

Compaiono rapidi movimenti oculari e a questo punto la Mente autocosciente ritrova la capacità di leggere selettivamente l’attività dei moduli, come un sogno, accompagnate da strane e bizzarre esperienze coscienti ma comunque riconoscibile come suo. Durante il ciclo del sonno si può congetturare che la Mente autocosciente stia leggendo selettivamente le attività neuronali del Cervello, anche gli avvenimenti più disordinati, ma che nonostante questo le appartengono. Essi possono riferirsi a sue esperienze passate, a reminiscenze, a ripetizioni di esperienze dell’infanzia. A volte sono cosi bizzarre che non sono assimilabili con le esperienze della vita e non successe  nella vita e non ricordate, ma che può essere investito di qualche significato più profondo che ignoriamo come Freud ipotizzò.

Questo è il modo in cui la Mente autocosciente lavora in rapporto al Cervello.”

 

Commento

 

L’elettroencefalogramma attesta della fase R.E.M., del sonno definito “paradosso” anche perché dovrebbe portare sollievo e non agitazione motoria. In questo stato la “Mente autocosciente” ritrova un suo equilibrio precario, ma migliore rispetto allo stato precedente di “entropia neuronale”. Si profila il sogno come capacità della “Mente autocosciente” di leggere i suoi moduli e di trovare in essi il sogno, un prodotto strano, ibrido, irreale, bizzarro, illogico, fatto di reminiscenze, di rievocazioni, di esperienze dell’infanzia, di assurdità e di significati che ignoriamo. Questo complesso inquietante di caratteristiche del sogno si lega al “processo primario” e all’elaborazione da esso operata. Il Sogno è il prodotto della “Mente autocosciente” o “Io” che ritrova la sua connotazione e la sua funzione usando i “processi primari”, il modulo, e compone il sogno. Quest’ultimo è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o Io legge l’attività dei moduli e produce il sogno.

Per quanto riguarda l’ignoranza del significato profondo dei sogni, non risponde a verità l’affermazione che Freud fosse scettico sulla possibilità di interpretare e comprendere i sogni. Non a caso nel 1900 diede alle stampe il testo “Interpretazione dei sogni”. I sogni erano prodotti dell’Inconscio come i sintomi e avevano un significato profondo che si poteva tradurre in un significato logico.

In ogni caso degna di rilievo è la convinzione sperimentale di Eccles che il Sogno è sempre in relazione con la Mente autocosciente o Io e il Cervello.

 

I DENTI DA TOGLIERE

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sogno di svegliarmi perché sento la mano di lui che prende la mia.

Mi dice che non è andato a Imola ma a Pozzuolo del Friuli, dal dentista a farsi togliere un dente.

Dice che è stata molto dura e vedo dallo sguardo che è sofferente e ha un segno sulla fronte.

Gli chiedo perché non me l’ha detto che l’avrei accompagnato.

Lui mi risponde che la settimana successiva deve tornare per toglierne un altro e per sistemarsi la bocca.”

Questo è il sogno di Magda.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Magda contiene un tema specifico in riguardo al suo uomo: la perdita di potere e la caduta dell’aggressività.

Il sogno riferisce una psicodinamica sentimentale di coppia con la sottesa sfera sessuale. La linearità logica consequenziale del sogno ha aiutato Magda a continuare a dormire, ma la simbologia è presente e attesta la “modalità di attaccamento” della coppia. Magda sintetizza il suo stato psichico nella relazione con il suo uomo e il corredo dei fantasmi evocati dalla situazione in cui, suo malgrado, si trova.

Questo sogno conferma che il sognatore è autore e attore principale dei suoi vissuti al di là dei personaggi presenti. Nel sogno immettiamo sempre il nostro materiale psichico e nient’altro. Il sogno è di Magda e riguarda se stessa e i suoi vissuti nei confronti del suo uomo al di là della “proiezione” che opera nei confronti di quest’ultimo: “dal dentista a farsi togliere un dente.

Dice che è stata molto dura.”

Procedo con ordine e chiarezza.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sogno di svegliarmi perché sento la mano di lui che prende la mia.”

 

Questo è il bisogno psicofisico di Magda: un uomo affettuoso ed empatico, un “lui” che comunica con il corpo e nello specifico con il tatto, “sento”, un uomo che si fa sentire sulla pelle, una relazione sentimentale giusta e degna di una donna innamorata o, quanto meno, legata da una storia e da una serie di pulsioni.

“Svegliarsi” in sogno equivale a prendere coscienza del materiale psichico rimosso, a esercitare le funzioni cognitive dell’”Io”, a essere consapevole del forte desiderio e dell’avara realtà in atto. Magda ha bisogno di affetto e di riconoscimento da parte del suo “lui”. La “mano” condensa la relazione con l’altro e rappresenta il desiderio di fusione e di complicità empatica. “La mano di lui che prende la mia” è la “traslazione” della più concreta fusione sessuale.

 

“Mi dice che non è andato a Imola ma a Pozzuolo del Friuli, dal dentista a farsi togliere un dente.”

 

Magda vive il suo uomo come un imbroglione o un confuso, in ogni caso  inaffidabile e precario a livello sessuale: “a farsi togliere un dente.” La donna ha percepito che il suo uomo sessualmente non la cerca e si è messa in discussione attribuendo a se stessa il calo della di lui “libido”: non gli piaccio più, non lo eccito, sono brutta e vecchia. Il “dentista” è simbolo della “castrazione” operata dal padre e in Magda si manifesta come “fantasma depressivo di perdita di potere”. Il “dentista” è la “parte negativa del fantasma del padre”. Il “dente” è chiaro simbolo del potere sessuale e relazionale all’interno della coppia. Magda non si sente desiderata e seduttiva quanto basta per essere desiderata dal suo uomo.

Spiego meglio: all’interno della coppia si è evidenziata una crisi affettiva con il suo sacrosanto risvolto sessuale. Magda si sente responsabile di questa caduta di “libido” del suo uomo e soffre per la perdita di potere seduttivo e sessuale all’interno della coppia.

 

“Dice che è stata molto dura e vedo dallo sguardo che è sofferente e ha un segno sulla fronte.”

 

Magda proietta su di “lui” la dura, “molto dura”, situazione in atto, insieme alla sofferenza legata alla difficoltà del momento. La contingenza non è delle più fortunate e l’insulto del tempo si coglie nel “segno sulla fronte”: una ruga che funge da promemoria dell’invecchiamento? Oppure il “segno sulla fronte” è una distinzione, un battesimo, un’individuazione, un’appartenenza, una connotazione psichica, la memoria di un trauma? Il “segno sulla fronte” si esibisce in società e si mostra agli altri come nei migliori romanzi di Kafka.

A quale categoria appartiene Magda?

Magda appartiene alla classe delle donne che erroneamente si mettono in discussione per le distorsioni e le “defaillances” degli uomini e in loro tutela si assumono le responsabilità del caso.

 

“Gli chiedo perché non me l’ha detto che l’avrei accompagnato.”

 

Magda cerca di recuperare il suo ruolo di donna e offre la sua disposizione ad alleviare la sofferenza. L’uomo di Magda non comunica neanche il dolore e lei sa questa mancata comunicazione è deleteria per la vita della coppia.   Magda si sente esclusa dalla vita affettiva del suo uomo. Il simbolo “l’avrei accompagnato” si traduce partecipazione e condivisione, attributi della naturale e corretta psicodinamica di coppia.

 

“Lui mi risponde che la settimana successiva deve tornare per toglierne un altro e per sistemarsi la bocca.”

 

La “castrazione” continua e si protrae nel tempo. Magda incentra il sogno sul dente e sulla bocca, sul dentista e sulla sofferenza, sul problema sessuale e sulla perdita di potere legata alla senescenza. Meno male che c’è il dentista “per sistemarsi la bocca”. Il “dentista” imperversa nel sogno, è l’ago della bilancia psichica di Magda. Il “dentista” è quel padre che non si è accorto della figlia bambina e non ha apprezzato quell’attrazione psicofisica a lui riservata.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Magda evidenzia la psicodinamica di una donna alle prese con la sessualità dell’uomo che invecchia e con la conseguente messa in discussione della sua bellezza e della sua avvenenza. Il sogno tratta della perdita del potere erotico e seduttivo di Magda e rievoca il “fantasma della castrazione” al femminile legato al mancato riconoscimento da parte della figura paterna e alla necessaria accettazione della femminilità in riguardo all’identità psichica.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Nel sogno di Magda si evidenzia l’istanza “Io” nella formulazione “narrante” del sogno e nella “razionalizzazione” della situazione in atto. L’istanza “Es” è presente nel “fantasma di castrazione”: “dal dentista a farsi togliere un dente.”

L’istanza “Super-Io” si presenta nella figura del “dentista”. La “posizione psichica” è quella “edipica”: il dentista è la “traslazione” del padre.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il meccanismo della “proiezione” determina l’impianto del sogno: Magda attribuisce al suo uomo la psicodinamica della perdita depressiva del potere  seduttivo, erotico e sessuale. Il meccanismo della “traslazione” si evidenzia in “mano di lui che prende la mia”. La “condensazione” è presente in “sistemarsi la bocca”. Lo “spostamento” si attesta in “dente” e “dentista”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Magda presenta un tratto psichico “genitale” inserito nella cornice “edipica”: affettività e dipendenza. La “organizzazione psichica reattiva” è “genitale”: donazione sentimentale e affettiva.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte e riscontrabili sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “mano” e “bocca”, la “metonimia” o nesso logico in “dente” e “dentista”, la “antonomasia” o selezione in “segno sulla fronte”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Magda evidenzia il conflitto psichico femminile legato alla perdita di potere seduttivo, erotico e sessuale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Magda di far di necessità virtù convertendo la perdita di potere nell’acquisto di nuovi tratti caratteristici e di nuove formule. La “razionalizzazione” e la compensazione del “fantasma di castrazione” sono da ricercare in maniera assoluta.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel persistere e rafforzarsi della visione pessimistica di se stessa. “Amor fati” è opportuno per impedire una psiconevrosi depressiva.

 

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Magda è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

La causa scatenante del sogno di Magda si attesta nella delusione di  aspettative affettive e fusionali.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Magda è la freddezza rievocativa e la chirurgica precisione nei passaggi simbolici.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

da

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

Commento di Salvatore Vallone

 

Eccles

 

“Con il sonno muta il livello dell’attività cerebrale e l’attività dei neuroni.

L’elettroencefalogramma dimostra che quest’ultima durante il sonno è diversa rispetto alla veglia e che essi hanno perduto gli schemi di attività tipici della veglia. Alcuni vanno lentamente, altri velocemente. Si diffonde un certo stato di caos con scariche improvvise. Il sonno non interrompe l’attività dei neuroni che somiglia a un’attività disordinata.

La Mente autocosciente si trova a non aver nulla da leggere. Davanti a sé trova moduli chiusi. Deprivata di qualsiasi dato e questo è lo stato d’incoscienza nel sonno. Da una mancata lettura non viene fuori nulla.”

 

Commento

 

Il dato oggettivo dell’elettroencefalogramma attesta che il sonno comporta non soltanto una diversità nell’attività cerebrale e neuronica rispetto alla veglia, ma soprattutto un certo stato di caos e di disordine isterico da parte dei neuroni, una quasi follia dovuta alla mancanza degli schemi della veglia, delle modalità di azione e soprattutto di lettura dei dati da parte dei neuroni. Nulla da leggere e i moduli sono chiusi nell’incoscienza del sonno. I neuroni attivi nel disordine non producono alcunché.

Degna di nota è la definizione di “Mente autocosciente “ che si può tradurre psicologicamente nella consapevolezza dell’Io, nell’Io che “sa di sé” partendo dalla base organica e dalla funzione cerebrale.

Lo stato d’incoscienza nel sonno dipende dal caos dei neuroni, dalla mancanza di ordine e dalla chiusura dei moduli, dall’impossibilità della Mente autocosciente o “Io” di poter leggere e tradurre l’attività dei neuroni nella trama di un sogno.

 

 

NOTA BIOGRAFICA

 

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.

 

 

PILLOLE DI SOGNI

 

 Mi sono arrivati sogni semplici con richieste di chiarimento.

Le metto insieme e rispondo al meglio agli arditi marinai.

Anche se non li decodificherò secondo lo schema completo per mancanza di elementi, sono convinto che la richiesta sarà pienamente soddisfatta.

Nelle “Riflessioni metodologiche” troverete risposte a domande teoriche specifiche.

 

LE RISATE LIBERATORIE DI MARILENA

“Marilena sogna il suo ex che ironizza su tutto e sdrammatizza, com’era solito fare al tempo della loro storia. Cominciano a ridere di vero gusto e in maniera veramente liberatoria.”

 

Il presente non è allettante nel versante sessuale? E allora Marilena torna indietro al tempo dell’appagamento gratificante della sua “libido genitale”. La memoria recupera il meglio del meglio tra gli ex partner e sceglie un uomo libero da resistenze e pregiudizi, un maschio che quando fa le cose si coinvolge, una persona destrutturata e per niente seriosa:” il suo ex che ironizza su tutto. “L’ironia” di Socrate consisteva proprio nella liberazione dalle false verità su se stessi; di poi, poteva nascere il vero “Io”. “Sdrammatizzare” nella veglia può essere un segno di superficialità o una fuga dal problema, ma in sogno si traduce nella “catarsi” del senso di colpa, nel saper disinvestire e controinvestire le migliori energie psicofisiche in progetti gratificanti: un uomo libero, libertario e liberatore, un uomo che ti fa tanto “ridere” e di gusto.

“Ridere” attesta simbolicamente di una sessualità eccitante e appagante: l’orgasmo in due. La breve nota onirica di Marilena insegna che la vita sessuale esige il disimpegno dalle resistenze e dalle paure, la disposizione a lasciarsi andare al moto organico e funzionale del corpo e nello specifico lasciare che il sistema neurovegetativo faccia degnamente il suo lavoro.

Ecco come si spiega “Cominciano a ridere di vero gusto e in maniera veramente liberatoria.”

“Ridere” rievoca il film “Ombre bianche” e la cultura esquimese che vuole nei valori dell’ospitalità concedere la propria donna all’ospite.

Marilena prende atto in sogno della sua situazione psicofisica, la frustrazione sessuale.

Il sogno evidenzia l’uso della “condensazione” e della “metafora” in “ridere”. “L’ironia” è frutto del meccanismo dello “spostamento” e della “metonimia”.

La nostalgia è una brutta bestia da domare, così come il presente è degno di considerazione e di manovre adeguate per essere migliorato.

 

 

LA DEFLORAZIONE MANCATA

“Mi guardo allo specchio e vedo che ho pochi denti separati e tremolanti.

Meno male che la bocca non sanguina.”

 

Questa nota onirica porta la firma di Marietto.

 

Parto dalla fine. La “bocca” è simbolo dell’organo sessuale femminile, oltre che l’organo della “libido orale” e la sede della funzione affettiva. La “bocca” è formata dalle labbra e possiede i suoi umori. Una “bocca che sanguina” equivale pari pari alla deflorazione secondo natura per una donna. Una “bocca che non sanguina” si traduce nella mancata deflorazione della donna secondo la paura di Marietto. Quest’ultimo deve rafforzare l’identità sessuale, “mi guardo allo specchio”, dal momento che i denti, simboli dell’aggressività, sono pochi, sparuti e tremolanti. Marietto vive un conflitto in riguardo alla sua aggressività sessuale, è inibito e ha paura di non riuscire nella naturale impresa.

Del resto, nella vita sessuale maschile la giusta aggressività è necessaria per l’erezione, a sua volta più che mai necessaria per la naturale deflorazione. Se l’erezione è “tremolante” e l’aggressività è insufficiente, non si può far “sanguinare la bocca” e la pulsione sessuale resta un pio desiderio.

L’aggressività sessuale maschile non deve essere fraintesa con la violenza. Trattasi di sicurezza impositiva e di orgoglio virile, una piccola dose di “libido fallico-narcisistica” sposata con la “libido genitale”, l’attrazione erotica e il riconoscimento amoroso della donna.

In bocca al lupo, Marietto!

Hai tanto da vivere con i giusti ritocchi psicofisici di rassicurazione e di rafforzamento.

I meccanismi usati per comporre il breve sogno sono la “condensazione” e la “metafora” nella “bocca”, relazione di somiglianza. Lo “specchio” rappresenta la “proiezione” di sé, lo “specchio” restituisce una consapevolezza migliore. Il “dente” condensa un simbolo fallico di forza e di potere e ha un nesso logico con l’aggressività per cui s’inquadra in una “metonimia”. Il “tremolante” rappresenta una perdita di potere e una crisi della sicurezza.

 

IL NESSO GIUSTO

“Ho sognato che non passavo con il mio corpo da una porta per accedere alla stanza attigua, mentre il mio amico, che è tanto più grasso di me, ci passava tranquillamente e senza alcuna fatica.”

 

Peter ha qualche problema intellettivo, magari una scarsa fiducia nelle sue capacità mentali o una boria intellettiva che non sa dove far poggiare. Peter non sa fare i giusti collegamenti tra i concetti, ha qualche “deficit” intuitivo e non possiede una buona logica consequenziale. Forse Peter non sa fare grandi discorsi e non è un gran parolaio. Forse a Peter la scuola ha negato gli strumenti giusti per interpretare se stesso e la realtà che lo circonda. E così sin da bambino ha maturato un complesso d’inferiorità intellettiva che poi magari ha compensato con una buona pratica e un valido pragmatismo. Magari Peter è un capitano d’industria, un vecchio padrone che si porta dietro come un vizio assurdo la licenza di terza media e il dialetto al posto della lingua italiana. Il mancato passaggio da una stanza all’altra condensa l’incapacità di connettere e di mettere nessi logici nei discorsi, oltre che l’invidia nei confronti di chiunque sa mettere insieme parole e concetti.

“Da una porta per accedere alla stanza attigua” è una “metafora” frutto di “traslazione”.

E’ molto importante per Peter che non compensi questa sua inferiorità mentale con l’arroganza affettiva e il potere sul prossimo.

 

LA PARTE NEGATIVA DEL FANTASMA DELLA MADRE

“Mia figlia Immacolatella mi ha detto che ha fatto un brutto sogno, ha sognato la strega.”

 

La mamma di Immacolatella è napoletana e si chiama Marianella. Il vezzeggiativo nei nomi è un meraviglioso uso linguistico dei napoletani, oltre che un candore affettivo, una protezione e una cura dei bambini che si manifestano già dal nome.

Immacolatella sogna la “parte negativa del fantasma della madre”. La “parte positiva” è la fatina o la regina o qualsiasi altra figura nobile e altolocata. I bambini cominciano a usare il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia dello “splitting” o scissione sin dai primi mesi di vita. Ha inizio l’organizzazione del pensiero e dell’Io, una modalità primaria fortemente emotiva che l’infante, “ senza parole”, vive esorcizzando l’angoscia legata alla possibilità che la mamma non ci sia più ad accudirlo, a nutrirlo, ad amarlo, a proteggerlo e a chiamarla Immacolatella, un nome meraviglioso.

La “strega” condensa la parte anaffettiva della madre dal momento che nessuno garantisce al bambino che la mamma ci sarà sempre e che sarà premurosa come sempre. Il meccanismo dello “splitting” lo manteniamo e lo usiamo per tutta la vita, ma bisogna esserne consapevoli per non regredire a fasi di sviluppo incompatibili con la realtà in atto.

Immacolatella può ancora emozionarsi con i naturali fantasmi. Da grande li vivrà come una ricchezza della sua fantasia e della sua persona.

 

I MIEI FIGLI SOGNANO

“Dado sogna di trovarsi dentro una piscina grande come una stanza e dove c’è poca acqua. Si tuffa e chiaramente non riesce a nuotare.”

“Ninny sogna di avere la sensazione di cadere nel vuoto.”

 

Dado e Ninny sono i figli di Fiorella.

 

Partiamo dall’ultimo, da Ninny. “Cadere nel vuoto” condensa un normalissimo “fantasma depressivo di perdita” che si formula nel modo seguente: “ah, se la mamma non ci fosse!”

Ecco come si spiega il sogno del piccolo Ninny.

Avere tanta madre, una donna bella, buona e saggia, comporta per il bambino anche la possibilità, il timore e l’angoscia della perdita di cotanto regalo di madre natura. La connotazione affettiva è direttamente proporzionale all’intensità dell’angoscia e alla dipendenza psichica. Per questo motivo bisogna sempre favorire l’autonomia dei figli, per consentire loro di razionalizzare le angosce quanto prima possibile. Bisogna svezzarli non soltanto dai pannolini Pampers o dagli omogeneizzati Plasmon, ma soprattutto liberarli progressivamente dalla dipendenza dai genitori, madre “in primis” dal momento che il padre di suo gode dell’immunità ingiustificabile e ingiustificata di colui che procaccia il cibo e che a casa c’è poco.

E Dado?

Cosa possiamo dire a Dado in riguardo al suo sogno?

La “piscina grande” rappresenta la figura materna, “l’acqua” è un classico simbolo dell’universo femminile, il “tuffarsi” attesta di un bisogno di affidamento e di una ricerca fiduciosa della madre, il “non riuscire a nuotare” equivale simbolicamente a godere di poca madre a causa del problema della rivalità fraterna. C’è poca madre per il primo figlio che si è sentito defenestrato dal suo ruolo di unico fruitore del bene materno, mentre  il secondo trova già l’ingombro e non può non contemplarlo, deve accettarlo e non si pone per lui il problema dell’intruso, ma la necessità di adattarsi alla situazione e di acchiappare più che può in qualsiasi modo: intelligenza pragmatica e utilitarismo, non astrazione e filosofismi per il secondo, sensibilità affettiva e pudore sentimentale per il primo.

Tanta madre deve distribuirsi equamente secondo i bisogni della prole e deve essere brava a capire le sensibilità dei figli e darsi “toto corde” e “tota mente”.

Auguri Fiorella!

E’ tutto normale e sotto controllo.

 

CONSIDERAZIONI

 

Queste pillole di sogni non sono per niente amare e mi son piaciute perché ho dismesso il ruolo tecnico del ricercatore senza cadere nella banalità.

Alla prossima!

 

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

Esistono due caratteri uguali?

Spesso mi si rivolge questa domanda.

La risposta è negativa.

I gemelli monozigoti, eterozigoti, fratelli e sorelle di qualsiasi collocazione non hanno caratteri simili. Non è possibile trovare caratteri identici.

Preciso che i termini “carattere” e tanto meno “personalità” sono approssimativi, per cui è appropriato parlare di “organizzazione psichica reattiva”.

E allora, esistono “formazioni psichiche reattive” identiche?

La risposta è ancora una volta negativa.

E nei gemelli siamesi?

Ancora negativa.

I gemelli siamesi hanno due cervelli e due menti. Di conseguenza, i vissuti psichici si differenziano in base alla modalità mentale di approccio dell’uno o dell’altro.

Esistono tratti identici nelle “formazioni psichiche reattive” degli uomini?

La risposta è negativa, ma è necessario precisare che esistono tratti similari ma non simili.

Ma, se tutti nasciamo da padre e da madre e condividiamo in universale o in gruppo la stessa educazione, gli stessi valori, gli stessi schemi culturali, come è possibile che non esistano due “organizzazioni” o due tratti simili?

Adduco l’esempio del codice a barre: basta una lineetta diversa per differenziarsi, basta una sfumatura di vissuto e si differenzia “l’organizzazione”.

Almeno in questo settore vige l’originalità e l’unicità. La Psiche si differenzia dal Soma. Mentre possono esistere due corpi uguali, quasi clonati, ma non è detto che sia così, di sicuro non esistono due “formazioni reattive” simili anche se cresciuti nello stesso ambiente e con le stesse persone.

Altra domanda: perché si definisce “organizzazione psichica reattiva” e che cosa vuol dire “reattiva”?

Parto dall’ultima domanda. “Reattiva” attesta della modalità psichica di reagire con i vari “meccanismi e processi di difesa” all’angoscia che è la malattia di base dell’uomo, l’angoscia depressiva di morte, la “malattia mortale” come la chiamava Soren Kierkegaard, il filosofo antihegeliano e antesignano dell’Esistenzialismo con il suo pessimismo individuale a base religiosa.

“Organizzazione” è il risultato momentaneo di un insieme di tratti psichici legati all’evoluzione e attesta del lavoro mentale e del lavorio psico-culturale investiti nel corso progressivo della formazione.

La base di tutto è un organo non adeguatamente conosciuto, il Cervello.

Ma di questo si parlerà nella decodificazione dei prossimi sogni.

 

LE BRIOCHES SECCHE E L’UCCELLO STUPENDO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Mi trovo con mia mamma e cerchiamo cibo all’interno di un magazzino.

Mia mamma mi dà delle brioches al cioccolato piene di zucchero, buone in apparenza ma un po’ secche.

Mi chiedo perché mi dà brioches poco biologiche.

Mia madre scompare, mi trovo in casa e sto guardando da una finestra il cortile.

Si avvicina e si attacca alla finestra un uccello stupendo coloratissimo.

Le piume sono piene di fiori rosa e azzurri. Il corpo è colorato come l’arcobaleno.

Poi arriva un altro animale più brutto.

L’uccello colorato era un gufo simpatico come il pupazzo che ho in casa.”

Questo è il sogno di Lexeiandra.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Lexeiandra verte sui temi dell’affettività e della maternità. L’esordio propone gli affetti pregressi, normalmente evoluti e utili alla situazione esistenziale in atto: l’affetto della madre.

Di poi, il sogno elabora la situazione psichica e affettiva che Lexeiandra sta vivendo, le aspettative, i desideri, le esigenze di dare: i classici temi della “libido genitale”.

Il sogno di Lexeiandra si può proprio definire un monumento in onore della “libido genitale”, dell’amore materno nella dolce attesa di essere vissuto ed esercitato.

Il sogno viene elaborato da un ”Io” mezzo vigile e mezzo addormentato che rievoca e racconta formulando, nonostante la veglia, una simbologia interessante.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo con mia mamma e cerchiamo cibo…”

Manifesta è la dimensione affettiva: “mia mamma” e il “cibo”. Lexeiandra non poteva fare un’associazione così potente e chiara. Ma riattraversando l’amore materno lo trova inadeguato al presente: “mi dà brioches poco biologiche”. Lexeiandra si è identificata a suo tempo nella madre e ha maturato la sua identità femminile e la sua femminilità. Adesso sta procedendo per la sua strada secondo i suoi progetti di vita e le sue emergenze esistenziali. Le brioches “un po’ secche” attestano del tempo trascorso e dell’amore materno evoluto, nonché della ricerca di nuovi amori e di nuovi affetti. Aggiungo che il “secche” e il successivo “poco biologiche” possono attestare anche dell’età matura della madre e della conseguente sterilità: “Mi chiedo perché mi dà brioches poco biologiche.”

Questa è la prima parte del sogno di Lexeiandra secondo una versione immediata e appariscente. Andiamo a cogliere i successivi simboli alla luce dell’evoluzione del sogno.

Mia madre scompare e… sto guardando da una finestra il cortile.”

Lexiandra è cresciuta, è autonoma e socializza, ha saldato le dipendenze psichiche dalla madre e guarda il suo avvenire prossimo, nonché cosa succede attorno a lei. Il “cortile” rappresenta la realtà relazionale e sociale in atto, così come la “finestra”, oltre a ricordare il titolo di un famoso film di Hitchcock, è una naturale apertura verso il mondo e le sue tentazioni.

Si avvicina e si attacca alla finestra un uccello stupendo coloratissimo”

Ecco il registro altamente simbolico! Arriva la prospettiva futura della maternità sotto forma di “un uccello stupendo coloratissimo”, un chiaro simbolo della capacità procreativa maschile. Si profila dalla finestra un uomo secondo la figura retorica della “sineddoche”, “la parte al posto del tutto”, l’organo sessuale al posto della persona. Ma si sa che il sogno, usando le modalità di pensiero del “processo primario”, elabora i contenuti psichici in maniera poetica. L’uomo maschio “si attacca alla finestra” secondo altra figura retorica, la “metafora”, per simboleggiare il rapporto sessuale. L’attributo “stupendo” condensa una caduta della vigilanza della coscienza e un abbandono psicofisico degno del migliore orgasmo, mentre “coloratissimo” attesta la multiforme vitalità e la variegata gioia di vivere. Il “colore” condensa la vivacità psichica nelle sue diverse espressioni, nonché la varietà e la variabilità dell’umore. In ultimo bisogna notare la delicatezza della simbologia sessuale del coito: “si avvicina e si attacca alla finestra”. Il sogno, oltre che poetico, non è assolutamente volgare. “Si attacca” condensa affetto e desiderio, sentimento e pulsione.

Le piume sono piene di fiori rosa e azzurri. Il corpo è colorato come l’arcobaleno.”

La maternità non poteva essere celebrata in maniera più colorata e brillante. I “fiori rosa e azzurri” contengono i sessi del nascituro: la femminuccia è rosa, il maschietto è azzurro. La cultura popolare va fiera dei suoi simboli e anche il sistema commerciale non è da meno. “Le piume” contengono il calore affettivo che prelude l’amplesso genitale, quei rapporti sessuali consapevolmente finalizzati alla gravidanza, amplessi senza ansia e ricchi di tanto poetico mistero. Passiamo a “Il corpo è colorato come l’arcobaleno.” Il corpo è quello dell’uccello: trasposizione del corpo di un bimbo che nasce secondo arcobaleno, la gioia della luce, l’acqua e i raggi del sole. Lexeiandra è consapevole della sua pulsione sessuale e del suo desiderio di figliolanza. Il livello psicofisico è saturo. Si aspetta adesso che la natura biologica faccia il suo corso prima del decorso gravidico. Fin qui tutto è bello e poetico. Per completezza si ricordi che “l’arcobaleno” abbraccia a livello collettivo il valore culturale della pace e della fusione dei sessi, la tolleranza sessuale e la libertà di amare.

Poi arriva un altro animale più brutto.”

Ecco che immancabilmente nel sogno di Lexeiandra “arriva” il rovescio della medaglia. Dopo l’uomo buono e degno di fecondare si presenta l’uomo brutto, la “parte negativa del fantasma del maschio”, quello indegno di essere amato e di essere ammesso alla propria vita sessuale. Lexeiandra usa il meccanismo primitivo di difesa dello “splitting” e scinde il “fantasma del maschio” in “buono” e “cattivo” secondo la sua linea di difesa dal maschio. Lexeiandra non si abbandona al maschio, ma da lui vuole un figlio: questa è la sua verità profonda del sogno, questo è il conflitto psichico che si attesta nel desiderio o bisogno di avere un figlio e nel mancato affidamento a un uomo per motivi non soltanto estetici. Per Lexeiandra non esiste al mondo un uomo degno di lei e che possa essere il padre dei suoi figli. Può esistere un uomo strumento procreativo e allora deve essere stupendo, altrimenti gli mancherà sempre qualcosa. Questo è il senso e il significato di “un altro animale più brutto.” Estetica e genitalità, bellezza e fertilità sono doti importanti nel corredo della maternità di Lexeiandra.

L’uccello colorato era un gufo simpatico come il pupazzo che ho in casa.”

Traduzione immediata: l’immagine dell’uomo e il senso della maternità, il fantasma del maschio e il fantasma della genitalità sono dentro Lexeiandra e non sono agite perché sono inanimate, “il pupazzo che ho in casa.” Il “pupazzo” è un feticcio che esorcizza l’angoscia della sterilità e il conflitto con l’universo maschile per eccesso di esigenze a carico dell’uomo che deve essere bello e deve saper procreare. Lexeiandra si difende dal coinvolgimento con il “gufo simpatico” che da un lato stimola il ricordo e dall’altro esorcizza l’angoscia. Il “gufo” è un oggetto su cui Lexeiandra trasferisce i suoi investimenti ideali e materiali, i suoi pensieri e le sue pulsioni, le sue paure e i suoi desideri, e non è certo il simbolo della iettatura o della iella.

Ricordiamo che il sogno di Lexeiandra ha detto in precedenza che fuori dalla finestra, nel cortile, c’è l’uomo bello e capace con cui concepire un figlio o una figlia, per cui si è obbligati a ben sperare.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lexeiandra svolge il bisogno di diventare madre e il conflitto psichico e relazionale di trovare l’uomo giusto e degno di diventare il padre dei suoi figli. Questa psicodinamica è inserita in una cornice affettiva contrastata a causa di un’inopportuna pulsione narcisistica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza “Io” elabora il sogno tra il sonno e il dormiveglia oscillando tra la “posizione psichica fallico-narcisistica” e la “posizione psichica genitale”: la “libido” al servizio di se stessa e la “libido al servizio della maternità. L’istanza “Es” si presenta nella pulsione affettiva, “posizione psichica orale”, e nel profilarsi contenuto e difeso dell’istinto materno. L’istanza “Super-Io” non è in funzione dal momento che non si trovano nel sogno censure morali e limiti sociali.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno di Lexeiandra sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la “simbolizzazione”, la “traslazione”, lo “splitting” o scissione del fantasma: “pupazzo”, “gufo”, “animale”, “arcobaleno”, “piume”, “uccello stupendo”, “finestra”, “cortile”, “brioches”, “cibo”, “biologico”. Il sogno di Lexeiandra viaggia dal passato al presente psichico in atto senza “sublimazioni” e tanto meno “regressioni”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lexeiandra presenta tratti psichici marcatamente orali, narcisistici e genitali: affettivi, autocompiacenti, donativi. La “organizzazione psichica reattiva”, “ex carattere”, richiamata e prossima alla qualità “narcisistica”.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “sineddoche”, la “metafora”, la “metonimia”: “l’uccello”, la “finestra”, il “gufo” e altri simboli.

DIAGNOSI

La diagnosi dice che Lexeiandra sta maturando la possibilità della maternità e all’uopo si difende attraverso l’idealizzazione del maschio.

PROGNOSI

La prognosi impone a Lexeiandra di evolvere la pulsione narcisistica in “libido genitale”, di risolvere le sue resistenze alla relazione di coppia e alla maternità, di adire a una vita affettiva matura, di disporsi alla realizzazione dell’istinto materno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella permanenza e nel rafforzamento del “narcisismo”, nella frustrazione dell’affettività e nello splendido isolamento con le conseguenti psiconevrosi depressive.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lexeiandra è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Lexeiandra, può attestarsi in un pensiero ricorrente legato a un progetto di gravidanza o alla visione concreta del suo desiderio in un’altra donna.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Quanto incide la vita psichica nella dimensione biologica della maternità? La sterilità femminile può essere psicogena? La risposta immediata è negativa. Assodata e ribadita la concezione “olistica” per cui la psiche e il corpo, “psicosoma”, sono un “tutto” inscindibile, si può ritenere che un eccesso neurovegetativo, uno squilibrio tra le pulsioni organiche e i vissuti psichici, può influenzare negativamente le varie funzioni coinvolte: il respiro, l’appetito, la digestione, la sessualità, la deambulazione e altro ancora. La medicina psicosomatica e il meccanismo psichico di difesa della “conversione isterica” attestano della sensibilità del sistema neurovegetativo alle suggestioni psichiche e alle cariche nervose. La letteratura clinica ha riportato e riporta l’influenza dell’emozione patologica nella biologia della fecondazione. Si è detto e scritto che nella “sterilità psicogena” avviene la secrezione vaginale di sostanze spermicide, per cui l’ingravidamento risulta di difficile realizzazione. Nulla togliendo alla crisi della “omeostasi” e alle “conversioni isteriche” in base alle quali le cariche nervose in eccesso si scaricano nelle funzioni del corpo inibendole in parte e in qualche modo, la biologia della fecondazione e della gravidanza sono dei pilastri del “Genio della Specie” e difficilmente si possono contrastare o addirittura inibire. Oggi la scienza e la tecnologia mediche sono in grado non solo di accertare oggettivamente il quadro clinico di ogni donna, ma possono progettare e realizzare interventi finalizzati alla fecondazione e alla gravidanza. La scienza psicologica attesta giustamente la possibilità dei disturbi psicosomatici giustificati, come si diceva in precedenza, con lo squilibrio tra vissuto e organo, tra tensione nervosa e funzione, ma la “sterilità psicogena” non è da ammettere nel quadro della “medicina psicosomatica”. In sintesi: è sacrosanto essere equilibrati e non mandare in “tilt” il sistema neurovegetativo, ma non risulta che la sterilità di una donna sia causata dalla psiche o a essa deputata nonostante la gravidanza isterica, l’amenorrea, la dismenorrea e gli altri disturbi psicosomatici dell’endocrinologia femminile.

Vince sempre il “Genio della Specie”.

IO E UN ALTRO UOMO…( TADAN ! ! ! ) MIO PADRE

 

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa.E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.

Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.

Lì si definiscono i personaggi: una coppia etero per me sconosciuta, una mia amica con un altro ragazzo accanto (un amico mio che però non riesco a definire), io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.

Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.

Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Questo è il sogno di Gaia.

 DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

La “posizione edipica” si attesta nella triangolazione psicodinamica relazionale “padre, madre, figlio o figlia”, nella conflittualità iniziale e nell’identificazione successiva con il genitore dello stesso sesso, nell’attrazione libidica verso il genitore di sesso opposto. Queste tesi secondo un’accezione semplice e tradizionale. In effetti si tratta di un’evoluzione psichica prolungata e determinante per l’”organizzazione reattiva”, ex “carattere”, per la vita sessuale e affettiva, per l’autonomia psichica. La “posizione edipica” è una psicodinamica che inizia in maniera evidente dal terzo anno di vita. Se poi subentra anche il “sentimento della rivalità fraterna” per la presenza di un fratello o di una sorella, la ricchezza della virtuosa complicazione è assicurata. Bisogna precisare che, oggi come oggi, la teoria sull’identificazione psichica nel genitore dello steso sesso si è evoluta anche nell’identificazione nel genitore del sesso opposto in giustificazione dell’omosessualità e della scelta esistenziale consona. In sintesi la “posizione edipica” è determinante per l’identità psichica e per la libera espressione esistenziale della propria “organizzazione psichica reattiva”. Ancora proseguendo in questa introduzione, bisogna aggiungere che il sogno di Gaia pone la seguente domanda: è possibile che in una donna compiuta di trent’anni si presenti uno strascico consistente della “posizione edipica”? La risposta è affermativa. La “posizione edipica” non si supera mai del tutto, ma si conserva e si può realizzare in maniera traslata come ci suggerisce il sogno di Gaia.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Il sogno di Gaia è composto fondamentalmente dall’”Io” narrante e accomodante, per cui contiene la domestichezza di un prodotto psichico logicamente quasi perfetto, eccezion fatta per la presenza di qualche simbolo. Meno male!

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa. E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.”

Gaia esordisce con la sua vena estetica di grande valore e mostra in pochi tratti un bel paesaggio costellato di colori soffusi e intimi, di gioventù e di edonismo: “tanti altri ragazzi nella mia condizione”. Gaia è “di passaggio”, in chiara consapevolezza della sua evoluzione psichica, e da “viaggiatrice” seconda un’ottima visione dell’esistenza e del vivere. Gaia rievoca, ricorda, esprime in questa contingenza spazio-temporale quello che ha dentro. Il “colore dominante il grigio” e “la luce chiara e fioca, diffusa”, la pacatezza emotiva che fa da cornice al sogno. Del resto, Gaia ricorda e sviluppa in sogno una “dimensione psichica” che conosce molto bene e su cui ha operato le giuste riflessioni: il vissuto erotico e affettivo nei riguardi del padre, un benefico “fantasma” elaborato nella prima infanzia e ancora in atto “mutatis mutandum”, cambiando le cose che devono essere cambiate. Non è un sogno agitato, è un sogno degno di una donna sotto i trent’anni e alla ricerca di un uomo con cui intrattenersi o accompagnarsi nel cammino della vita. Non è un sogno che traligna nell’incubo e nel risveglio immediato alla luce della coincidenza del “contenuto manifesto” con il “contenuto latente”, “io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!). La “censura onirica” non funziona perché il vissuto edipico è sotto controllo nella vita cosciente della veglia. Del resto, quello di Gaia è un sogno elaborato da quasi sveglia, una “fantasticheria” rilassante che nell’oscillare dell’intensità del sonno mostra anche i simboli giusti per la decodificazione del mondo psichico profondo.

“Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.”

 Gaia procede in maniera narrativa secondo la metodologia estetica del miglior “neorealismo”. In questo caso bisogna stare attenti a non confondere i simboli con i concetti del racconto. Esempio: “fare un bagno” simbolicamente significa “catarsi” e purificazione dal senso di colpa, in questo caso è un semplice e logico fare un bagno in mare. Praticamente questo capoverso è un chiaro racconto che prepara l’avvento dei simboli e della psicodinamica edipica con i suoi annessi e connessi. Degna d’interesse è la modalità della funzione onirica di “drammatizzare” l’avvento del nucleo onirico: “la spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile!” Il termine inusuale “caletta” significa incavo o intaglio su metallo o legno. Nel nostro caso è usato metaforicamente come spiaggetta o piccola insenatura.

“Lì si definiscono i personaggi: una coppia…, una mia amica con un altro ragazzo…io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.”

Gaia scrive la breve ma succosa sceneggiatura del suo sogno, prepara i personaggi e annuncia lo psicodramma edipico. Si è già abbondantemente detto che il sogno di Gaia rievoca l’attrazione edipica nei confronti del padre. Quest’ultimo adesso è traslato nella figura di un altro uomo che “nella vita da sveglia è possibile che le piaccia” ma che “è più grande di lei per età”. Degna di nota è l’eleganza nell’ammettere il trasporto verso quest’uomo maturo o il blando senso di colpa. Gaia ha consapevolezza della sua “posizione edipica” per cui nel sogno non interviene la “censura”, come si diceva in precedenza. Gaia si tutela e trasla il padre nell’uomo che gli piace, un uomo più adulto di lei e che rievoca pari pari la figura paterna. Questa rievocazione spiega e definisce anche il cosiddetto “colpo di fulmine”, l’innamoramento folle o quasi folle che sorprende e colpisce tutti quelli che hanno avuto una madre o un padre degni del loro amore e di farsi pensare. L’uomo o la donna che ci fulminerà l’abbiamo ampiamente vissuta e immaginata da bambini attraverso le figure dei nostri genitori: “immaginazione creativa”.

 “Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.”

Non può mancare il risvolto erotico in un sogno che rispetta la sua natura edipica: “la sua schiena” condensa un feticcio intriso di virilità ed eccitazione per il complesso di maschilità. “Facciamo il bagno” contiene una simbolica intimità e seduzione, un preambolo erotico in una cornice estetica. Il “ricordo” è un rafforzamento nostalgico del senso e del sentimento.

“Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Ecco il lavorio mentale e il trasporto erotico! “La corrente comincia a portarmi via, ma io rimango calma..” conferma che i fantasmi legati alla  “posizione edipica” sono sotto controllo. Trattasi di una trasgressione neanche tanto pericolosa, una cosa che Gaia può permettersi. Viene fuori un tratto narcisistico marcato: “gli altri attorno a me”,tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa”. Gaia non perde la testa, Gaia sa ed è sicura di sé, ha coscienza e autocontrollo. Lo sforzo è grande, ma l’amor proprio e l’autostima hanno il sopravvento sulla corrente maligna. Il sogno è finito secondo le linee di una sana riflessione e di un’altrettanta sana disposizione al gusto della vita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gaia evidenzia in maniera discorsiva la “posizione edipica” e nello specifico l’attrazione psicofisica nei confronti del padre. Gaia esibisce una buona autoconsapevolezza e conferma che la “posizione edipica” si controlla ma non si supera mai perché è incastonata come un diamante nella “formazione reattiva”, il cosiddetto carattere e perché a livello psichico vale la legge di Lavoisier, la legge della conservazione della massa secondo la quale in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Correva il secolo diciottesimo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Gaia domina la “posizione edipica” in associazione a un trionfo della funzione razionale dell’”Io”. Una pulsione dell’”Es” è presente nel fare il bagno e nella schiena. L’autocontrollo è opera dell’”Io”, dell’istanza censoria del “Super-Io” neanche l’ombra.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

La “razionalizzazione” è dominante nel versante di “presa di coscienza” della variegata relazione con il padre e di autocontrollo. Non si presentano all’appello la “sublimazione” e la “regressione”. La funzione onirica si svolge secondo i meccanismi della “condensazione”, dello “spostamento”, della “drammatizzazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Gaia esalta un tratto “fallico-narcisistico” nel potere seduttivo ed erotico. Un tratto di “libido genitale”, disposizione sessuale matura, è presente nell’autogestione e nell’autocontrollo.

FIGURE RETORICHE

“Tadan !”: chiara enfasi! La “schiena” include la “sineddoche” e la “metonimia”. La “caletta” è un’evidente metafora.

DIAGNOSI

Il sogno di Gaia esibisce l’attrazione psicofisica nei riguardi del padre e la consapevolezza della “posizione edipica”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gaia di procedere in questa sua modalità di conciliare emozione e ragione, pulsione e coscienza. Importante non eccedere sulla scia di una pulsione fallico-narcisistica: “m’incitano”, “anch’io ne ero certa”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esaltazione del “narcisismo”, in un eccesso di sicurezza e nell’onnipotenza seduttiva con la conseguente caduta del sistema delle relazioni.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

  In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gaia è “1” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 La causa scatenante del sogno di Gaia si può attestare in un ricordo, in un incontro, in una libera associazione, in una visita.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

L’uomo della nostra vita o la donna della nostra vita esistono? Certamente sì!

Quello o quella che cercavamo da tempo e finalmente ritroviamo in un bar di periferia o alla fermata della metropolitana esistono? Ancora sì! Nessuna romanticheria! In effetti si tratta della nostra facoltà immaginativa, della nostra “fantasia” che da svegli allucina le figure del padre e della madre ed elabora la donna o l’uomo del nostro futuro affettivo. Ma non necessariamente queste figure devono coincidere con il padre o con la madre nella loro realtà, perché possono essere all’opposto. Trattasi sempre di condizionamento psichico da rifiuto e da conflitto irrisolto. Perché proprio quell’uomo o quella donna? La domanda è ricorrente. Perché dovevo innamorarmi proprio di un tipo come te? Anche questa è una domanda ricorrente nel bene e nel male, oltre che nelle amate canzoni di musica leggera. La risposta è la stessa: prima di conoscerti, ti avevo immaginato tramite le figure e i fantasmi dei miei genitori. Cautela e buona fortuna a tutti quelli che la cercano!