UN SOGNO ALLA HITCHCOCK

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“Kunegunda entra in lavanderia e sente il profumo dell’olio d’oliva. Si avvicina alla lavatrice e vede per terra una grande macchia d’olio che non aveva inondato la stanza soltanto perché per terra c’era un grande straccio perfettamente quadrato che si era, per l’appunto, imbevuto d’olio.
Kunegunda si chiede cosa ci fa in lavanderia l’olio e poi capisce che la bottiglia era sicuramente sopra la lavatrice e che il forte movimento della centrifuga l’aveva fatta cadere.
Collega subito il pensiero a una frase ripetuta da sua madre: “rovesciare l’olio porta sfortuna”.
Cambia scena e Kunegunda sta facendo le valige per qualcuno, forse per suo marito. Entra in una stanza e ritrova la macchia d’olio d’oliva per terra.”

La trama è quella di un film giallo, un film del maestro del giallo, Hitchcock: all’inizio “una grande macchia d’olio d’oliva”, alla fine si “ritrova la macchia d’olio d’oliva per terra.” Il mistero non è stato risolto. Il “film – sogno” si conclude così com’è iniziato senza disvelare il nome dell’assassino e tanto meno il mistero della “macchia d’olio d’oliva per terra” e, orribile a dirsi, “in lavanderia”. La funzione onirica è formidabile, anzi “formidable en francais” perché linguisticamente fa più effetto. Il sogno è testo e contesto, intreccia trame e racconti, rievoca e ripropone, usa la logica e il simbolismo. Il sogno è complesso come il sognatore che spesso non si ritrova in quel che produce soltanto perché ha dimenticato il linguaggio dei simboli che aveva elaborato e imparato da bambino, “infante”, quando “non sapeva parlare” ma esprimeva benissimo e poeticamente il suo mondo interiore.
Ma cosa significa il sogno di Kunegunda?
Si tratta soltanto di un incidente domestico legato a un gagliardo elettrodomestico?
O si tratta di una psicodinamica implicita in una struttura psichica e messa in atto come simbologia comanda? Buona è la seconda!
E allora andiamo a disvelare il mistero dell’olio d’oliva e a esplorare meglio questa risorsa meravigliosa che è, oltre l’olio d’oliva, l’umano sognare.
Il sogno di Kunegunda inizialmente si snoda con simboli precisi e dominanti: l’olio d’oliva, la lavatrice, la lavanderia, la grande macchia d’olio, il grande straccio unto e quadrato. In primo luogo considero questi simboli e le psicodinamiche annesse per poter ricostruire la psico-storia del “resto notturno” giallastro di Kunegunda.
L’”olio” unge e macchia, di conseguenza attesta simbolicamente della colpa e del senso di colpa, della colpa effettiva e della colpa presunta. Dell’olio, nonostante sia d’oliva, non prevale la valenza alimentare, ma quella dell’unzione. Quest’ultima ha un’ambivalenza nel distinguere positivamente l’eletto e nell’esaltarlo, pensiamo all’unto del Signore e all’unzione dei sacramenti, e nel distinguere negativamente il malvagio per colpa commessa e per reato da espiare. Nel caso di Kunegunda vale la seconda perché si tratta di una condanna.
La “lavatrice” è un contenitore che condensa il versante erotico e sessuale della femminilità, un grembo meccanico con annessi e connessi psicofisici, un grembo anaffettivo e colpevolizzato dal momento che lava, ripulisce con “catarsi”.
La “lavanderia” assolve l’espiazione della colpa trattandosi di luoghi dove si svolgono rituali catartici anche se logistici e meccanici. Chi si è macchiato di colpa o di peccato si deve purificare e deve espiarne il fio, sia che si tratti di reato e sia che si tratti di sacrilegio.
La “grande macchia d’olio, come si accennava in precedenza, evidenzia simbolicamente una grande colpa o un grande senso di colpa.
Il “grande straccio perfettamente quadrato” e “imbevuto d’olio” è la “proiezione” simbolica di una persona vittima e colpevolizzata, abituata eroicamente a sostenere ruoli ingrati e situazioni difficili. Lo “straccio” è la “proiezione” di un soggetto di minor diritto, di una persona affetta da complesso d’inferiorità e da senso d’inadeguatezza che assorbe tutte le colpe del caso, “imbevuto d’olio”, una specie di Cenerentola maltrattata e vessata. Il “quadrato” è simbolo di resistenza al malessere e di disposizione a subire, una forma di masochismo familiare e domestico.
Kunegunda ha posto il suo “fantasma sessuale”, la colpevolizzazione della sua vita sessuale insieme a una situazione psico-esistenziale di grande difficoltà, perché si ritiene poco importante, una gregaria e non certo un leader. Ma Kunegunda ha una virtù, tende a razionalizzare e a capire quello che succede in lei e fuori di lei. Possibilmente ha potuto “sapere di sé” con un trattamento psicoterapeutico. In particolare Kunegunda ha la consapevolezza di essere sensibile alla colpa e sa che fa sempre di tutto per assolversi, soffre ma alla fine si riabilita ai suoi occhi. Tutta colpa della centrifuga! Kunegunda spiega a se stessa quello che la fa soffrire e quello che le succede.
“ Kunegunda si chiede… e poi capisce…”: non è da poco questa duttilità mentale e questa curiosità di “sapere di sé”.
Ma Kunegunda ha anche un discorso sospeso con la madre, la responsabile di quella conflittuale identificazione e di quella mancata educazione sessuale che l’ha portata alle problematiche con la “lavatrice” e con “l’olio”.
”Collega subito il pensiero a una frase ripetuta da sua madre: rovesciare l’olio porta sfortuna”.
La saggezza popolare ascrive all’olio la sfortuna in quanto lo interpreta come peccato e colpa e quindi comporta un’espiazione dolorosa. “Portare sfortuna” significa sofferenza e danno in riparazione della colpa commessa o del peccato ascritto. Ricordo che le colpe e i peccati potevano essere assolti soltanto dalle divinità nella cultura greca e cristiana: vedi la funzione catartica del “deus ex machina” nella tragedia greca, dei riti e dei sacramenti nella religione cristiana.
Quindi, niente di nuovo sotto il sole!
Chi vive nella colpa e nel peccato non è gradito a Dio e alla sua Legge e deve essere punito. Si sono create superstizioni sul semplice senso di colpa e si sono costruite teologie sull’inevitabile fallacia umana, oltre che sull’angoscia di morte. La parola “superstizione” deriva dal latino “super stat” e si traduce “sta sopra” ossia l’uomo lo ha messo in cielo perché non lo capiva e lo doveva assolutizzare per non discuterne più o mai più. L’uomo lo ha messo sopra o lassù per ispirare condotte e per condizionare eventi. La superstizione comporta soltanto in parte il processo di difesa dall’angoscia della “sublimazione”, perché annette la codificazione consapevole da parte di pochi di un potere suggestivo tramandabile di generazione in generazione: “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”. Così disse il poeta e così persiste l’ignoranza.
Kunegunda ricorda la frase della madre, una figura ieratica e significativa per la sua formazione e per la sua cultura.
A questo punto ecco il colpo di scena che ha indotto a rievocare Hitchcock.
“Cambia scena e Kunegunda sta facendo le valige per qualcuno, forse per suo marito. Entra in una stanza e ritrova la macchia d’olio d’oliva per terra.”
Abbiamo una trasposizione pari pari di scena. Dalla lavanderia della casa di Kunegunda la macchia d’olio si è trasferita nella stanza dove Kunegunda sta facendo le valige per un uomo indefinito, un qualcuno, forse il marito. “Far le valige” equivale a un accomodamento femminile dal momento che la valigia rappresenta il grembo come in precedenza la lavatrice, un grembo che si dispone al coito e immancabilmente trova nella sua storia psichica, “la stanza”, la macchia d’olio che ricompare ad attestare che la sua sessualità è colpevolizzata. Kunegunda ha ricevuto dalla madre un’educazione sessuale errata o non l’ha proprio ricevuta, per cui vive male la sua sessualità e di conseguenza il rapporto sessuale con il maschio o con il marito. La superstizione, laica o religiosa, è di danno alla formazione psichica e l’educazione familiare contribuisce a perpetuare l’errore, oltre che a danneggiare funzioni vitali come la sessualità.
La prognosi impone a Kunegunda di essere sempre tollerante con le sue debolezze e di portare avanti la razionalizzazione delle cause e delle figure a cui è collegata questa sensibilità alla colpa. L’autoironia non guasta mai.
Il rischio psicopatologico si attesta nella degenerazione del senso di colpa in una pesante sindrome fobico-ossessiva e in crisi di panico.
Riflessioni metodologiche: in effetti il sogno di Kunegunda ha svolto il suo tema sessuale dall’inizio alla fine e di misterioso c’è poco, se non il fatto della trasposizione dell’olio d’oliva dalla lavanderia alla stanza. Il richiamo al maestro del film giallo, Hitchcock , si basava sul ritorno dell’inizio nella fine a completamento della verità del sogno e ci fa faceva capire il vero conflitto e la vera psicodinamica. Ma gli autori dei film gialli conoscono molto bene la Psicoanalisi e spesso si basano sull’effetto psicologico della paura e del terrore facendo perno sulla componente “sadomasochistica” degli appassionati spettatori. Le persone che hanno esaltato questo “nucleo anale” gradiscono i film del terrore e dell’orrore perché in tal modo lo tengono sotto controllo, secondo la teoria estetica del grande Aristotele. Infatti, la sua teoria della “catarsi”, nella visione dei temi osceni e criminali della tragedia greca, prevedeva che chi vede e si emoziona immancabilmente si libera della sua componente psichica mortifera vivendola in teatro nelle trame messe in piedi dagli attori. Al contrario, l’altrettanto grande Platone, in base alla sua teoria della trascendenza della verità, l’iperuranio o il modo delle Idee, condannava questi spettacoli pubblici perché aizzavano l’istinto ferino degli spettatori.
Ditevi adesso: chi aveva ragione?
E allora, dove sta la verità?