LA VISITA DI MIA MADRE

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Dovevo andare a trovare la mia compagna.

Mentre arrivo a casa sua, vedo mia mamma ( che nella realtà è morta da circa vent’anni) che esce dalla sua porta e scende le scale con un sacco di immondizia nero in mano.

Ho pensato che fosse andata a pulire la casa.

Ho aspettato che venisse giù dalle scale, senza farmi vedere, e poi sono salito ed entrato in camera.

Non appena entro, la mia compagna subito mi sgrida dicendomi che mia mamma è stata lì a disturbarla.

Ho risposto: “strano, questo non è da lei”(incredulo perché mia mamma non era invadente).

Lei mi ribatte: “eh no, guarda qua… che ha lasciato questa roba nel tuo

posto …”

Noto che la mia ragazza è mezza nuda e grassa (in realtà è magra), mentre mi fa vedere che sul letto disfatto c’è un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.

A quel punto mi sono svegliato turbato.”

Questo sogno è firmato Pierino.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Pierino, nome scelto non a caso, è pervaso nella sostanza da una montagna di tenerezza e di delicatezza, un prodotto poetico elaborato da una persona irrequieta e creativa, Pierino per l’appunto.

Questo sogno è aristocratico, non ha niente di volgare e si connota per una sensibilità estetica in onore e in riguardo a una figura materna che da vent’anni non frequenta questa terra e che nella realtà esistenziale non presentava i segni dell’invadenza e della prevaricazione: la “parte positiva” del “fantasma della madre”, la madre buona e il “seno buono” secondo le proficue teorie di Melanie Klein.

La prepotenza delle donne, che Pierino si porta in sogno, contrasta con la moderazione della madre in vita e, se la realtà è rappresentata in maniera distorta, anche la “compagna” non è esente da questa deformazione: la madre è prepotente e la compagna è grassa.

Questo significa, qualora ce ne fosse bisogno, che Pierino in sogno camuffa bene i personaggi perché i meccanismi della “condensazione” e dello “spostamento” funzionano in maniera egregia, così come quelli dell’associazionismo e del simbolismo.

Insomma, Pierino mette insieme i fantasmi del passato e li fonde al presente per evidenziare il suo conflitto psichico in atto.

Questo processo psicodinamico è fuor di dubbio e sortisce un esito fausto nei diversi livelli, da quello psichico a quello creativo, da quello emotivo a quello sentimentale.

Non resta che misurare bene i simboli e farli interagire, perché soltanto le varie condensazioni diranno quella verità che il “contenuto manifesto” o la trama del sogno non aiuta a cogliere e, tanto meno, a capire.

Preciso per gli appassionati che il sogno di Pierino è strutturato secondo la regia del miglior film giallo. Alla fine è posta la chiave del mistero: “sul letto disfatto c’è un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.”

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

 “Dovevo andare a trovare la mia compagna.”

 

Pierino parte dalla situazione affettiva in atto, “la mia compagna”, Il  “dovevo” attesta di un obbligo imposto dal “Super-Io”, una relazione di dovere, una storia non ispirata a grande fuoco passionale e a grande trasporto sentimentale. Pierino esordisce con la freddezza e il distacco di chi si difende dal coinvolgimento amoroso e non investe “libido genitale” di buona qualità.

 

“Mentre arrivo a casa sua vedo mia mamma ( che nella realtà è morta da circa vent’anni) che esce dalla sua porta e scende le scale con un sacco di immondizia nero in mano.”

 

Quali sensi di colpa spingono Pierino a riesumare e vivificare la madre dopo vent’anni?

La madre nella casa della sua donna cosa significa?

Pierino sta elaborando in sogno il suo critico affidamento affettivo ed erotico alle donne. Il “sacco d’immondizia nero”, un classico della nettezza domiciliare, attesta simbolicamente di un grembo femminile avvolto dal senso di colpa.

Una paternità e una maternità impedite?

Pierino vive nella madre una maternità luttuosa e proietta in lei una sua esperienza equivalente nella qualità. Può anche trattarsi di una sequela di sensi di colpa che normalmente s’incamerano nel lungo tragitto che dalla “posizione edipica” porta al riconoscimento della madre e all’autonomia psichica. L’operazione psichica che si consuma nell’atto “scende le scale”, attesta del processo di “materializzazione”: andare verso la concretezza della realtà senza voli pindarici e sublimazioni religiose.

 

“Ho pensato che fosse andata a pulire la casa.”

 

“Pulire la casa” attesta chiaramente di “catarsi” di sensi di colpa, di assoluzione delle colpe reali o vissute tali che Pierino ha elaborato nei riguardi della madre. Si rileva ancora il meccanismo psichico di difesa della “proiezione” nell’attribuire alla madre i suoi sensi di colpa in riguardo alla tematica femminile. Se la “casa” è il simbolo della “organizzazione psichica reattiva”, della struttura psichica per meglio intenderci, se la “sporcizia” condensa i sensi di colpa, “pulire la casa” evidenzia la purificazione assolutoria dei sensi di colpa, la “catarsi” greca delle colpe d’impeto e d’ira, del peccato di turbamento dell’ordine costituito voluto dalla divinità. Pierino ha tanto di sospeso verso la madre e verso le donne. Pierino è sacrilego secondo la teoria greca della “ybris”. Pierino stravolge in sogno la figura della madre reale per le sue convenienze psichiche di risolvere alcuni traumi.       

 

“Ho aspettato che venisse giù dalle scale, senza farmi vedere, e poi sono salito ed entrato in camera.”

 

Ecco la prova!

“Senza farmi vedere” si traduce ed equivale a “senza la consapevolezza della relazione edipica con mia madre”. In un primo tempo Pierino bambino ha atteso la concretizzazione del suo desiderio, “ho aspettato che venisse giù dalle scale”, e, di poi, Pierino adulto ha sublimato la “libido” nei suoi confronti, “sono salito ed entrato in camera”. Quest’ultima, la camera, rappresenta la parte della sua “organizzazione psichica reattiva” riservata all’elaborazione psichica della figura materna. Pierino sintetizza in sogno le tappe fondamentali della sua “posizione edipica” esclusivamente in riguardo alla madre. Mi ripeto: Pierino va “giù dalle scale” e “su per le scale” a visitare la camera riguardante i vissuti relativi, i desideri da colpevolizzare e da non comunicare, “senza farmi vedere”, rimuovendo sapientemente il trasporto affettivo ed erotico del suo essere bambino verso la madre.

 

“Non appena entro, la mia compagna subito mi sgrida dicendomi che mia mamma è stata lì a disturbarla.”

 

La relazione edipica con la madre disturba la relazione di coppia, se è vero che si sceglie la seconda donna in riferimento alla prima donna, la compagna in riferimento alla madre. Pierino è “sgridato” come soleva fare la madre al bambino. Il rapporto con le donne è di soccombenza e avviene con collocazione filiale da parte di Pierino. La mamma è di disturbo all’equilibrio della coppia, perché secondo le linee edipiche il figlio cerca la madre nella donna e la donna teme il confronto con la madre del suo uomo proiettando, a sua volta, il conflitto con sua madre. La parabola significa che Pierino ha problemi di relazione con le sue donne a causa del “fantasma” di una madre ingombrante e negativa, il famigerato “seno cattivo” della teoria di Melanie Klein. Tutto questo la madre non era nella realtà, ma nei vissuti di Pierino il “fantasma” doveva essere sottoposto normalmente a “splitting”, scissione.

 

“Ho risposto: “strano, questo non è da lei” (incredulo perché mia mamma non era invadente).”

 

In effetti non si tratta della mamma, ma del figlio che si serve della madre in sogno per attestare un suo conflitto legato alla “posizione edipica” e, nello specifico alla madre, alla relazione con le donne. La madre funge da schermo in cui Pierino proietta la sua invadenza e, in precedenza, la sua propensione ai sensi di colpa dopo le marachelle pensate o agite.

 

“Lei mi ribatte: “eh no, guarda qua… che ha lasciato questa roba nel tuo

posto …”

 

Pierino ha ricevuto dalla madre della “roba nel suo posto”. Pierino si fa lasciare oggetti significativi e messaggi cifrati, piccoli “totem” che esorcizzano l’angoscia della perdita legata ai sensi di colpa. Pierino condivide con la madre dei segreti, per cui non è autonomo e non è libero con la donna attuale e con le donne del passato, perché si è fatto seguire psicologicamente dalla madre e se l’è portata dentro le sue relazioni.

 

“Noto che la mia ragazza è mezza nuda e grassa (in realtà è magra),”

 

Si conferma che non si tratta della sua donna attuale, ma di una donna del passato da cui è stato colpito e che si porta dentro. “Mezza nuda” equivale simbolicamente a una buona dose d’ingenuità, “grassa” attesta di forti bisogni affettivi inappagati e traslati nell’assunzione smodata di cibo.

Chi è questa donna?

Pierino lo sa. Il sogno non precisa meglio.

 

“ha lasciato questa roba nel tuo posto …”

 

La madre di Pierino, contrariamente ai suoi sani principi e alla sua buona educazione, ha fatto irruzione nella casa dove il figlio abita con la compagna, ha fatto pulizia racimolando un sacco nero di spazzatura e ha lasciato “sul letto disfatto un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.”

Urge decodificare i simboli che Pierino si è fatto lasciare dalla madre nel sogno, proiettando in lei i suoi “fantasmi”.

Il “libro” condensa la storia di una vita, la sintesi dei vissuti psichici legati alla “formazione reattiva” del nostro protagonista. Pierino si fa lasciare dalla madre sull’ultimo talamo, letto matrimoniale scomposto dalle passioni e dalle pulsioni dell’istanza “Es”, la consapevolezza riflessiva della sua identità psichica. Pierino sa di sé, non è un pivello sconosciuto a se stesso. Pierino ha la sua sensibilità delicata, non è un cafone del porto o del mercato. Pierino ha una sua dimensione estetica, sa cos’è il bello e la bellezza, non è uno sprovveduto che tira a campare sbarcando il lunario con una porzione di lesso. Pierino è un uomo complesso e complicato. Pierino ha scritto il “libro” della sua vita e questo “sogno” è un denso e brillante capitolo.

Questo basta per quanto riguarda il simbolo del “libro”.

La “scatola” rappresenta il corredo psicofisico dell’universo femminile soprattutto in riferimento alla dimensione sessuale e genitale.

“Sopra” la “scatola” ci sono “tre anelli”, chiari simboli vaginali in ulteriore rafforzamento che il sogno di Pierino sta navigando su un mare d’intimità riguardante le sue relazioni sessuali e amorose.

A questo punto non resta che chiederci: perché tre?

Tre sono le storie d’amore significative e rimaste impresse nel “libro” psichico di Pierino.

Quali sono?

La prima è sicuramente quella con la madre, la “posizione edipica” che ha formato Pierino nel rapporto con le donne. Le altre storie trovano risposta nella memoria e nel cuore del protagonista, ma si può dire con certezza che la donna in atto, quella del sogno, non è uno dei rimanenti due anelli.

Pierino si fa lasciare in sogno dalla madre, deformata nel carattere e nella sensibilità, la sua identità psichica e la sua modalità relazionale con le donne e rielabora le tre più importanti e complesse esperienze che lo hanno formato e segnato. Non sbaglio se affermo che la madre era una gentildonna, la seconda era invadente e la terza era in carne e ingenua.

Svelato il giallo!

Hitchcock ne andrebbe fiero.

 

“A quel punto mi sono svegliato turbato.”

 

Il turbamento è il minimo prezzo da pagare a cotanto sogno, alla riedizione di una buona fetta della torta psichica di Pierino. “Turbato” equivale simbolicamente a confuso e perplesso, emozionato dalla confusione degli elementi psichici che gli sono capitati tra capo e collo nello spazio di poche ore di sonno. La “turba” è la folla dei “fantasmi” evocati da Pierino in questa emergenza psichica della sua vita.

 

PSICODINAMICA

 

Pierino elabora in sogno il suo critico affidamento affettivo ed erotico alle donne, esibisce i conti sospesi verso la madre convertendola in una donna ingombrante e negativa: il famigerato “seno cattivo” del fantasma materno.

Come scritto nelle considerazioni, Pierino mette insieme i fantasmi del passato e li fonde al presente per evidenziare il suo conflitto psichico in atto nei confronti dell’universo psicofisico femminile e in riguardo specifico alla sua “posizione edipica”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza “Super-Io” è presente in “dovevo”. L’istanza “Es” è presente in “letto disfatto” e “turbato”. L’istanza psichica “Io” è presente in “ho aspettato” e “poi sono salito”. E’ richiamata la “posizione psichica edipica” nell’espresso riferimento alla madre: “vedo mia mamma…” e altro.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Sono in funzione i seguenti meccanismi psichici di difesa: la “proiezione” in “pulire la casa”, la “rimozione” in senza farmi vedere”, la “condensazione” in  “libro” e “anelli” e altro, lo “spostamento” in “sacco immondizie nero” e altro, la “drammatizzazione” in “una scatola con sopra tre anelli”. I processi psichici della “sublimazione” e della “materializzazione” sono richiamati rispettivamente in “sono salito” e in “giù dalle scale”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Pierino evidenzia un tratto fortemente “orale”, affettività, in una cornice edipica occupata esclusivamente dalla figura materna. Tende a investire “libido genitale” ma prevalgono i bisogni affettivi. Pierino non è donativo in maniera esauriente nella relazione di coppia.

 

FIGURE RETORICHE

 

La “metafora” si coglie in “sacco” e altro, la “metonimia” in “scendere le scale” e altro, la “sineddoche” in “mezza nuda e grassa”, la “enfasi” in “sul letto disfatto c’è un libro o una scatola con sopra tre anelli appoggiati.” Il sogno di Pierino è ricco di simboli e di “significanti” che danno al contenuto un valore poetico e un sentimento nostalgico.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Pierino attesta del conflitto in riguardo alla figura materna e, di conseguenza, nei confronti delle donne a cui si accompagna. La “libido genitale”, affidamento donativo, migliora con la liquidazione della “posizione edipica” e con la progressiva risoluzione dello struggimento nostalgico legato alla madre.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Pierino di razionalizzare il vuoto affettivo legato alla devastante perdita della nobile figura della mamma, di assolvere i sensi di colpa immancabilmente legati alla psicodinamica edipica, di coinvolgersi in giusta dose nelle relazioni affettive e amorose al fine di rendere migliore la sua vita e di liquidare le pendenze materne, per quello che è consentito dalla legge psichica del sangue.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella mancata razionalizzazione del lutto e della perdita, nel persistere dei sensi di colpa e nell’esaltarsi di un tratto depressivo con le difficoltà nelle relazioni con le donne e il conseguente isolamento.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Pierinio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno”, causa scatenante, del “resto notturno”, sogno, di Pierino si attesta in un contrasto relazionale e in una riflessione sulla situazione affettiva.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità onirica dl sogno di Pierino è “estetica”: creativa e ricca di “significanti”.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Opportuno, a completamento del sogno di Pierino e in rievocazione delle mamme assenti e anzitempo dipartite, è il seguente “insieme” di libere parole.

 

VOLEVO …

COME AVREI VOLUTO ESSERE IO PER TE

 

“Tutta sfolgorante è la vetrina,

piena di balocchi e profumi,

entra un dì la mamma e il suo bambino

tra lo sfolgorio di quei lumi:

“comandi signora,

ciprie e colonie coty”.

Da bambino volevo comprarti un cane,

un pastore tedesco,

per difenderti da tutti i mali del tempo e della storia,

perché si accucciasse sui tuoi piedi sopraffini di donna pensierosa

e li scaldasse nelle giornate di tramontana e di scirocco,

affinché ti fosse fedele nel tempo e nella storia

come un soldatino solerte e ubbidiente del ‘99,

come avrei voluto essere io per te.

Da bambino volevo comprarti una scimmietta,

uno scimpanzé africano,

per farti ridere di tutto e di niente

quando i tuoi pensieri da soavi diventavano severi

e le ciglia si aggrottavano dentro le orbite dei tuoi trasognati occhi neri,

quasi come prima di piangere,

uno scimpanzé dispettoso per farti ridere di tutto e di niente,

come avrei voluto essere io per te.

Da bambino volevo comprarti una saponetta,

una saponetta al gelsomino,

Lux o Palmolive o Camay,

perché odorassi di quella dolce essenza nel bene e nel male,

dopo il risveglio e prima del sonno,

dopo la realtà e prima del sogno,

una saponetta profumata tutta per te.

L’avrei comprata nel mercato di Ortigia,

nel luogo all’aroma d’impostura

dove tu andavi nell’ora dell’addio

quando i mercanti erano disposti a vendere il bene e il male.

L’avrei regalata a te

a mo’ di “non ti scordar di me, la vita mia legata è a te”,

il pegno di un tenero amante,

come avrei voluto essere io per te.

Da bambino volevo comprarti le parole più belle

e le parole più argute,

le parole di un vate o di un fanciullino,

per inanellarti una poesia immortale,

per ricordarti anche dopo il big bang,

magari parole prese in prestito

in una vecchia antologia della quinta elementare,

tipo

“Contessa che è mai la vita?

E’ l’ombra di un sogno che fugge.

La favola bella e breve è finita,

il vero immortale è l’amor.”

Da bambino volevo…come avrei voluto essere io per te.

Quante cose avrei voluto da bambino.

Quante cose avrei voluto dire e fare da bambino con te.

Ma tu,

mia adorabile e adorata madre,

te ne sei andata da sola e in silenzio nel giorno di san Lorenzo,

mentre le stelle cadevano senza esser viste.

Sei partita verso il chissà dove,

verso il chissà quando,

senza disturbo e senza impiccio.

Sei andata in qualche parte dall’altra parte

senza la banda e senza rumore.

Tu,

donna di popolo,

ti sei alzata senza salutare

lasciandomi addosso tutto quello che avrei voluto dare a te,

tutto quello che avrei voluto fare per te:

un pastore tedesco,

uno scimpanzé africano,

una saponetta al gelsomino,

le parole più belle e più argute.

Oggi, nel congedare una disperata speranza,

ti penso e ti ripenso

mentre Luciano Tajoli canta ancora

dallo sgangherato grammofono al civico 15 di via Savoia

e mi ricorda che

“Tutta sfolgorante era la vetrina,

piena di balocchi e profumi,

entrava un dì la mamma e il suo bambino

tra lo sfolgorio di quei lumi:

“comandi signora,

ciprie e colonie coty”.

 

 

 

 

 

 

SENZA BENZINA

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero andato a giocare a golf e c’era mia moglie e due amici.

Loro erano arrivati in macchina, mentre io ero andato in motorino.

Al momento di rientrare a casa, loro partono, mentre io cerco nel mio giubbetto tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.

Allora comincio ad agitarmi.

In qualche modo parto, ma resto senza benzina.

Mi ferma anche la polizia e io non ho nemmeno il telefono per chiamare mia moglie.

Non so più cosa fare e sono agitatissimo.

Poi lei ritorna indietro e mi dice: “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto”.

Questo è il sogno di “monsieur” Kaput.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Kaput elabora un consistente tratto depressivo: la psicoastenia, la caduta degli investimenti della “libido”, la sensazione di non avere le forze necessarie per vivere al meglio. La vita e il suo esercizio riserva a tutti  normalmente un tratto depressivo, un segno psichico che incameriamo nel primo anno di vita come “fantasma di perdita” della madre e del suo amore.  Si tratta di un vissuto struggente che associa il bisogno di protezione da parte della “madre buona”, quella che ama e nutre, e l’angoscia per la possibilità della “madre cattiva”, quella che abbandona e non lenisce i dolorosi morsi della fame. Questo meccanismo di “scissione del fantasma” materno si traduce, come si diceva in precedenza, in un “fantasma di perdita”, un tratto depressivo con cui dobbiamo sempre fare i conti nelle contingenze più sfortunate e improbe dell’esistenza. Il sogno di Kaput dice chiaramente che sta attraversando questa crisi psichica e che non riesce a reagire e a riformularsi. Kaput si sente costretto in confini psichici angusti e soccombe in uno stato di perdita non soltanto di efficienza fisica, ma anche di lucidità mentale.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Ero andato a giocare a golf e c’era mia moglie e due amici.”

 

Kaput esordisce bene, anzi benissimo, nel suo sogno. Si presenta come un uomo sociale che prende la vita nel verso giusto: il gioco e il “giocare a golf”. Ha una vita affettiva intima e relazionale: la “moglie” e gli “amici”. Non è esagerato dire che il gioco del “golf” ha una valenza sessuale legata alla buca e alla pallina che s’imbuca, nonché alla mazza. Basta il simbolo del “gioco” per spiegare l’iniziale vitalità esistenziale di “monsieur” Kaput, ma si evince anche il suo particolare gusto per la vita sessuale.

 

“Loro erano arrivati in macchina, mentre io ero andato in motorino.”

 

Ecco il narcisismo: “loro” e “io”. “Io” non sono dei “loro” e non sono come “loro”. Io sono in compagnia di me stesso. Io sono un aristocratico e vado “in motorino”: chiara e inequivocabile è ancora la valenza sessuale. Kaput ha il vizietto della sessualità narcisistica, quella fine a se stessa e al compiacimento di sé, quella della “libido” non “genitale, quella strumentale al proprio tornaconto psicofisico. “Loro”, invece, hanno una vita sessuale ispirata e istigata dalla “libido genitale”: “arrivati in macchina”. La “macchina” condensa gli automatismi neurovegetativi che contraddistinguono la vita sessuale.

 

“Al momento di rientrare a casa, loro partono, mentre io cerco nel mio giubbetto tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.”

 

Persiste il doppio registro relazionale: gli altri investono e socializzano, “partono”, mentre “monsieur” Kaput ha qualche problema, non soltanto a socializzare correttamente investendo nell’altro, ma anche a livello sessuale perché presenta problematiche di ordine depressivo. Cerca “tra le tante chiavi quella del motorino”, ossia riflette sulla propria sessualità e prende consapevolezza che i conti non tornano perché qualche conflitto psichico è in agguato. Kaput non trova la chiave “del motorino”, non ha quella potenza sessuale in riguardo specifico all’erezione. Il pene di Kaput fa i capricci e non si erge come un narcisista esige da sé e per sé, più che per l’altra persona. Il “rientrare in casa” è il classico simbolo dell’introspezione, della riflessione, del socratico “conosci te stesso”.

 

“Allora comincio ad agitarmi.”

 

Si profila l’angoscia sotto forma di agitazione, l’”angoscia di castrazione” o l’”angoscia della perdita d’oggetto”? Si tratta di un conflitto nevrotico o  borderline? Kaput elabora in sogno l’anticamera dell’angoscia, la crisi di panico con le mille sfaccettature psicosomatiche. Diventa interessante il prosieguo del sogno per capire meglio la consistenza psicopatologica del sintomo dello smarrimento della chiave “del motorino”.

 

“In qualche modo parto, ma resto senza benzina.”

 

Sembra un fatto nevrotico, una somatizzazione d’angoscia con psicoastenia, un disturbo nevrotico della vita sessuale dovuto a frustrazione dell’istinto, la “castrazione” di cui si diceva in precedenza. Kaput si forza e si sforza, ma non ha energie da investire. La sua sessualità è senza carica di “libido”. La “benzina” rappresenta la potenza sessuale, la forza vitale dell’istinto. Kaput è alle prese con le sue angosce depressive di perdita e con la sua convinzione di non essere in possesso della giusta carica erotica e sessuale, quella che porta all’erezione degna della migliore autocompiacente penetrazione. Per un narcisista questa è un vero dramma, un’angoscia da cui è partito dall’infanzia e che ha controllato per tutta la vita e ha sempre superato anche grazie alla vitalità organica. La senescenza, di poi, chiede il suo prezzo propriamente fisico e per il narcisista inizia la crisi depressiva con l’angoscia dell’impotenza. A questo punto l’angoscia traligna nella “perdita d’oggetto”. Monsieur Kaput ha perso una parte consistente di sé, il suo esibizionistico priapismo.

 

“Mi ferma anche la polizia e io non ho nemmeno il telefono per chiamare mia moglie.”

 

Mancava proprio questo increscioso episodio per completare l’opera di repressione e censura: “la polizia”, il simbolo dell’istanza psichica “Super-Io”, l’”Io Cultura” che svolge la funzione di bloccare, valutare, condannare, inibire gli investimenti della “libido”. Kaput censura anche il suo narcisismo e avverte il senso di colpa nei confronti di sua “moglie”. La donna ha una valenza protettiva materna nei vissuti del nostro eroe protagonista. Il “telefono” rappresenta simbolicamente la relazione, il contatto, l’alleato, il sollievo, il bisogno di aiuto e non, di certo, un investimento di “libido genitale”, di affetto e di sentimento. Il narcisista ha sempre bisogno della “donna madre” dopo l’autocompiacimento trasgressivo e dietro le sferzate del senso di colpa. Il narcisista non riconosce altra donna aldilà della madre.

 

“Non so più cosa fare e sono agitatissimo.”

 

Kaput non regge i sensi di colpa e abbisogna di essere accudito e protetto da una figura materna incarnata secondo i suoi bisogni narcisistici dalla moglie, una figura oltremodo sovraccaricata di responsabilità e di ruoli. Kaput è caduto nell’indefinito psichico, “non so più cosa fare”, e l’ansia traligna nell’angoscia e nel panico, “sono agitatissimo”. I sensi di colpa si sono magistralmente sposati con le dipendenze psichiche ancora persistenti e ritornanti dopo le autogratificanti magagne.

 

Poi lei torna indietro e mi dice: “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto”.

 

Ecco di che tipo di donna ha bisogno Kaput, una madre censoria che coglie le sue deficienze e le sue impotenze. Altro che investimenti di “libido genitale”! “Monsieur” Kaput è tutto preso dalle sue narcisistiche trasgressioni e dai suoi sensi di colpa, ma soprattutto è atterrito dalla caduta depressiva delle sue energie sessuali, dalla carenza di “benzina”: un “rincoglionito” che rimuove e che, a furia di “rimuovere” e di non prendere coscienza del tempo che passa e dell’evoluzione psichica, si è trovato avanti negli anni e senza quelle energie della giovinezza. Adesso per il narcisista Kaput si profila la depressione. La moglie lo tratta o meglio Kaput si lascia trattare dalla moglie come un ebete. In effetti, la donna ha a che fare con un bambino di cinque anni o meglio con un uomo fermo alla “posizione fallico-narcisistica”, un uomo che è invecchiato realmente dopo essere vissuto nell’angoscia d’invecchiare e che oggi non può più permettersi la “benzina” dei tempi migliori.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di “monsieur” Kaput manifesta in maniera evidente l’infausta evoluzione depressiva della “sindrome narcisistica”, la mancata accettazione della caduta degli investimenti di “libido” narcisistica e l’impossibilità drammatica dell’esercizio della “libido genitale”, per cui Kaput si trova con una donna che ha funto e funge da madre e non da persona da amare.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

E’ presente l’istanza “Es” in “tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.” e  “Allora comincio ad agitarmi.” “Non so più cosa fare e sono agitatissimo.” L’istanza “Super-Io” è evidente nella sua funzione di censura in “Mi ferma anche la polizia.” L’istanza psichica “Io” media tra le pulsione di panico e i sensi di colpa in “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto.”

La “posizione” psichica richiamata in maniera costante è la “fallico-narcisistica”. La “posizione genitale” si lascia intravedere e supporre, ma non compare mai.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “conversione isterica” in “agitatissimo”, la “rimozione” in “dimentica tutto”, la “condensazione” in “chiave” e “motorino”, lo “spostamento” in “benzina”, la “drammatizzazione” in “agitatissimo”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” manifesta un forte tratto depressivo in una cornice “fallico-narcisistica”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Kaput sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “chiave”, la “metonimia” o nesso logico in “benzina” e “polizia”, l’”enfasi” o forza espressiva in “agitatissimo”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Kaput evidenzia una sindrome depressiva legata alla perdita della vitalità sessuale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Kaput di ravvedersi sulla necessità razionale di accettare il tempo che passa e di vivere la senescenza senza traumi e senza dannose “regressioni” al fine di compensare l’incompensabile, lo scorrere fisiologico delle stagioni della vita e il vivere le involuzioni come dati di fatto evolutivi.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel pericoloso strutturarsi della sindrome depressiva e nel rischio suicidario, una classica psicodinamica delle “organizzazioni psichiche narcisistiche”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Kaput è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Kaput è legata all’esperienza del fallimento e alla percezione di caduta della “libido”: la nostalgia e la paura del presente.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La valenza dominante nel sogno di Kaput è depressiva.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Quante donne si accompagnano a uomini narcisisti e subiscono violenze psichiche e fisiche? Tante, tantissime! Una delle cause del “femminicidio” è proprio la “sindrome narcisistica”. Queste donne s’imbattono non soltanto in  tradimenti, ma soprattutto nell’immaturità psichica di un compagno superficiale e violento, un uomo inutile che non c’è, e, se c’è, combina i guai di un padreterno malato di onnipotenza. La “posizione fallico-narcisistica” accade intorno al quarto anno di vita e s’incentra negli investimenti gratificanti della “libido” sulla propria persona e sulla propria potenza erotica. Di poi, si evolve nella “posizione genitale” e subentra l’investimento di “libido” sull’oggetto esterno, i cosiddetti innamoramento e amore. Tale “posizione” conserva la precedente e le sue migliori espressioni come l’amor proprio e l’autostima, oltre l’autoerotismo, ma è possibile il processo psichico di difesa della “regressione” quando si opera una fuga difensiva dal presente e dalle sue frustrazioni e in special modo quando ci s’imbatte nella gradevole responsabilità di prendersi premurosa cura dell’altro. Note caratteristiche del “narcisista” sono il mancato riconoscimento dell’altro e l’esercizio della prevaricazione in esaltazione del potere esercitato sull’altro. La donna diventa strumento di verifica della potenza che traligna nella prepotenza. L’immaturità psichica legata alla “regressione” e “fissazione” nella “posizione fallico-narcisistica” si sposa con il concetto di “rincoglionito” nel sogno di Kaput. La simbologia attesta che la funzione dei testicoli è automatica e senza cervello perché gestita dal “sistema neurovegetativo o involontario”, per cui l’essere rincoglionito equivale a una mancata riflessione critica sulla propria capacità deliberativa a favore della pulsione sessuale. Coglione equivale a senza cervello nel senso di “sistema nervoso centrale o volontario”. Se un narcisista viene rifiutato o abbandonato o tradito dalla sua donna, è possibile l’irreparabile di cui si diceva all’inizio anche perché la soglia di frustrazione del proprio valore è molto bassa ed è direttamente proporzionale all’autoesaltazione. Se poi non è la donna a operare un ridimensionamento del narcisista e al suo posto si presenta la senescenza e la caduta della carica della “libido”, allora può scattare la “sindrome depressiva” e la violenza si ritorce contro se stesso. Non dimentichiamo che Narciso si uccide annegando nel vano tentativo di cogliere quel se stesso riflesso alla fonte e non riconosciuto o si uccide trafiggendosi con un pugnale sempre per l’impossibilità di essere corrisposto nel suo folle amore. Il narcisismo è una lucida deleteria follia, uno stato “borderline” che può tralignare nella psicosi. La “ferita narcisistica”, invece, riguarda normalmente tutti, e si attesta in un’offesa all’amor proprio e alla propria dignità. Il difetto consiste nel fatto che si tratta di un eccesso che va adeguatamente dosato e razionalizzato. Chiamiamola permalosità? Va bene. L’immagine della “ferita narcisistica” si attesta nel bambino che vede la madre allontanarsi da lui abbracciata al padre.                    

LA PATERNITA’ MUTILATA E IL TRAUMA DELLA PERDITA

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Bernardo sogna di trovarsi in terrazza con la moglie e con il nipotino di cinque anni.

Nella terrazza di fronte c’è una vecchia scarmigliata che chiama il bambino.

Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora e si lamenta.

Bernardo non dice nulla e alla fine il bambino è costretto ad andare.

Salta sui tetti e cammina piangendo, ma all’improvviso cade e precipita nel vuoto gridando per la paura.

A metà caduta rallenta la velocità e sembra quasi planare al suolo come se fosse un angelo.

A questo punto Bernardo si sveglia angosciato.”

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Bernardo sviluppa un tratto depressivo apparentemente pacato nella compilazione del sogno, ma molto spiccato nell’intensità emotiva vissuta durante il sogno. Tratta di quei traumi che un uomo può vivere nel corso della vita di coppia e all’interno della famiglia in riguardo ai figli nati e non nati. Una morte di qualsiasi natura e qualità può intercorrere nella vita di coppia, per cui il sogno di Bernardo risulta assolutamente naturale nel suo spolverare delicatamente e intensamente il vissuto legato a un fatto immaginario o a un fatto reale. In ogni caso si tratta del “fantasma depressivo della perdita” di un bambino elaborato e formulato in termini semplicissimi e altamente poetici dal padre, per cui è degno d’interesse ricercare e ritrovare un equivalente prodotto culturale estetico, un “sogno a occhi aperti” o un “sogno da svegli guidato”.

Ecco all’uopo il carme 34 del libro V di Marco Valerio Marziale, ( 38 o 41 – 104  p.C.n.).

 

De Erotio: consolatio

 

A voi affido l’ombra di Eròtion

 

“A te, padre Frontone, a te, Flaccilla genitrice,
affido questa bimba, (tenera) boccuccia e mia delizia,
affinché la piccola Erotion non tema le nere ombre
e le mostruose bocche del cane degl’inferi.
Avrebbe appena completato i geli del sesto inverno,
se fosse vissuta non meno di altrettanti giorni.
Tra così antichi protettori possa (la) birbantella giocare
e il nome mio con la boccuccia (ancor) blesa garrire.
Le delicate ossa sian protette da non dura zolla, e tu,
terra, non esserle pesante: lei non (lo) fu per te.”

 

Mi piace dare la versione latina di questi ultimi due versi per la bellezza sintetica e per il valore simbolico e retorico.

 

“Mollia non rigidus caespes tegat ossa nec illi,

terra, gravis fueris: non fuit illa tibi.”

 

“Una rigida zolla non copra le sue tenere ossa,

o terra, non esserle pesante: lei non lo fu con te.”

 

Versi bellissimi!

Condensazioni simboliche da svegli guidate dal “processo primario”!

La rigida zolla, le tenere ossa, il peso: ecco il trionfo lirico della “metonimia” o relazione logica e della “sineddoche” o la parte per il tutto o viceversa.

Inserirò nelle finali “Riflessioni metodologiche” un’altra degna poesia sul tema della perdita depressiva di un figlio: “Pianto antico” di Giosuè Carducci.

Inoltre, sulla morte di un bambino mi piace ricordare la famosissima poesia di Giovanni Pascoli, “L’aquilone”, su cui tutti abbiamo versato struggenti lacrime nel tragitto tormentato delle scuole elementari, almeno quelle dei miei tempi.

 

Intanto procedo con la decodificazione puntuale del sogno di Bernardo.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Bernardo sogna di trovarsi in terrazza con la moglie e con il nipotino di cinque anni.”

 

Il sogno di Bernardo esordisce presentando la sua famiglia, lui, la moglie e un bambino, una tipologia classica di famiglia, quella degli esordi di ogni coppia che si è evoluta in famiglia con la nascita del primogenito. Bernardo ricorre al “nipotino di cinque anni” e al suo ruolo di nonno per operare una difensiva “traslazione” delle sue angosce in riguardo. Bernardo non si coinvolge direttamente come padre, ma il sogno è suo e lo riguarda in pieno e in prima persona. Bernardo rappresenta se stesso non come figlio ma come padre. Poteva operare una “traslazione” del suo essere stato bambino nel nipotino, ma questo “spostamento” non avviene per la presenza della “moglie”, una figura tanto discreta da sembrare insignificante e che, invece, è la figura cardine per la comprensione del “significato latente” del sogno di Bernardo.

 

“Nella terrazza di fronte c’è una vecchia scarmigliata che chiama il bambino.”

 

La “terrazza di fronte” condensa un’esposizione sociale e un sistema di relazioni in riguardo alla realtà. L’essere “di fronte” attesta di un conflitto in atto e chiaramente avvertito. La “vecchia scarmigliata” è il simbolo depressivo della sterilità, della perdita della vitalità e nel caso estremo della morte. La rappresentazione della morte con una figura femminile anziana è classica di tante culture, quasi un “archetipo”. Lilith, prima moglie di Adamo, era tralignata in un’entità demoniaca che rovinava il maschio con le sue arti seduttive e sessuali portandolo alla follia e alla morte. Le “Moire” greche erano le tre signore divine della morte. Quest’ultima, la morte per l’appunto, nel Medioevo era rappresentata come una donna armata di falce. La “strega” era una donna che portava il maschio alla morte. Trascuro le “Sirene” e le “Maghe”, per ritornare al bellissimo sogno di Bernardo.

La morte, la vecchia scarmigliata, “chiama il bambino”, il nipotino di Bernardo e della sua signora, ma a tutti gli effetti il figlio. Il sogno rievoca in modo semplice e lineare il trauma della perdita di un figlio, una perdita immaginaria o reale. A mio giudizio la perdita è reale perché il bambino ha cinque anni e non è un’entità astratta, ha una sua vitalità e una sua precisa identità. Bernardo deve aver perso un figlio nel pieno dell’infanzia.   

 

“Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora e si lamenta.”

 

Bernardo proietta sul bambino il suo rifiuto di perdere un figlio e di consegnare a “quella brutta signora” la sua creatura. Il lamento è suo, ma più che un lamento è un dolore acuto associato a una querimonia del lutto da parte di un padre molto indeciso. Poche note servono al sogno per descrivere le angosce di una perdita, il dolore di un lutto. La semplicità delle parole è poetica nel condensare in maniera semplice e naturale un consistente trauma della paternità. Struggente è il lamento del bambino, così come drammatica è l’impotenza del padre.

 

“Bernardo non dice nulla e alla fine il bambino è costretto ad andare.”

 

Ecco la maniera con cui viene offerto ed elaborato un senso di colpa sottile e acuto. Bernardo non si è potuto opporre alla richiesta della vecchia signora di volere per sé il bambino. Bernardo non ha fatto nulla per impedire questo dramma. Bernardo non ha saputo e potuto impedire che si adempisse la volontà della “vecchia scarmigliata”. Bernardo non ha parole, non investe affettivamente sul bambino anche se lo vuole per sé, sa anche che non può averlo. La costrizione, “il bambino è costretto ad andare”, attesta dell’ineluttabilità della morte e della drammatica presa di coscienza dell’incapacità del padre a intervenire e a modificare il piano maligno.

 

“Salta sui tetti e cammina piangendo, ma all’improvviso cade e precipita nel vuoto gridando per la paura.”

 

Questa è la scena onirica madre, il nucleo tragico del sogno, la massima esplosione estetica: l’allontanamento coatto del bambino che cammina piangendo dopo il salto sui tetti e l’impotenza del padre che lo lascia andare e lo vede precipitare. Il “camminare sui tetti” conferma che si è in alto ma senza significato simbolico della “sublimazione”: il bambino deve cadere e Bernardo deve rivivere lo struggimento del distacco e della perdita. “Precipita nel vuoto gridando” attesta dell’irreparabile e dell’angoscia.  Questa è la sintesi ardita del trauma presentata in maniera alta dal sogno a Bernardo. Lasciare andare da solo un figlio piccolo verso la morte è orribile e tremendo, ma il sogno compone il trauma in maniera umanamente accettabile in grazie alla funzione poetica dei “processi primari”.

 

“A metà caduta rallenta la velocità e sembra quasi planare come se fosse un angelo.”

 

Bernardo se la racconta con la fede: “come se fosse un angelo” conferma della morte e della consolazione del lutto, della perdita e della morte dolce, quella che non fa sfracellare il bambino, ma lo fa allontanare planando verso il “basso”, il luogo simbolico degli inferi. Bernardo rallenta il “folle volo” del figlio bambino verso l’ignoto e la trasfigurazione metafisica del passaggio a miglior vita, come si suole pensare e dire. Giù il cappello, signore e signori, di fronte alla “pietas” paterna, l’amorosa accettazione e il devoto riconoscimento dell’ineluttabilità. Degna ancora di nota è la maniera in cui il sogno rappresenta la morte e la trasfigura in una possibile continuazione della vita, la resurrezione dopo il temporaneo sonno del giusto.

 

“A questo punto Bernardo si sveglia angosciato.”

 

Ecco la sintesi di tutta l’angoscia del padre!

Ecco lo sgomento per la perdita del figlio!

Ecco il “fantasma di morte” e la sua valenza depressiva!

Il sogno non ce la fa più a camuffare la tragica emozione e il risveglio impedisce l’incubo.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Bernardo rivela il trauma della perdita di un figlio e la progressiva razionalizzazione del lutto. La funzione onirica aiuta a raggiungere l’equilibrio psichico nonostante la drasticità drammatica del distacco. L’angoscia di  Bernardo si alimenta anche della figura della moglie raffigurata silente e della reattività struggente del bambino.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Ricordo, en passant, che le “istanze” psichiche sono I’”Es” o “Io Natura”, l’”Io” o “Io Coscienza e Ragione”, il “Super-Io” o “Io Cultura, mentre le “posizioni psichiche sono quelle “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “genitale”, “edipica”. Nel sogno di Bernardo è presente l’istanza “Es” in “precipita nel vuoto gridando per la paura” e in “si sveglia angosciato”, l’istanza “Io” in “sembra quasi planare come se fosse un angelo” e in “Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora”, l’istanza “Super-Io” si manifesta in “Bernardo non dice nulla e alla fine il bambino è costretto ad andare” e nella “vecchia scarmigliata”. La “posizione psichica genitale” si evidenzia nel sentimento della “pietas” verso il figlio e l’ineluttabilità della fine: l’amore del padre e il culto dei valori della paternità.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti e innescati sono la “traslazione” in “nonno” e in “nipotino”, lo “spostamento” in “Il nipotino non vuole andare da quella brutta signora e si lamenta”, la “condensazione” in la “vecchia scarmigliata”. Il sogno di Bernardo presenta il processo psichico di difesa della “sublimazione” del bambino morto in “angelo”. Il movimento dall’alto verso il basso, la “caduta”, attesta di un perfido “fantasma di perdita” che si addolcisce nel “planare”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” evidenziata da Bernardo nel suo sogno è “genitale”. Il tratto specifico è “depressivo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte in questo semplice prodotto psichico sono la “metafora” in “vecchia scarmigliata” e “angelo”, la “metonimia” e l’”enfasi” in “cade e precipita nel vuoto”.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi include un trauma della paternità, una sindrome d’angoscia depressiva in fase di risoluzione attraverso la razionalizzazione del lutto.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Bernardo di portare avanti la consapevolezza profonda della perdita del figlio e di curare in modo particolare il valore e il sentimento della “pietas”, l’amorosa accettazione dell’evento e il culto del riconoscimento del tragico evento e della sfortunata sorte del figlio.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel degenerare del “fantasma di perdita” nella nefasta sindrome depressiva con la conseguente caduta della vitalità e degli investimenti della “libido”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Bernardo è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Bernardo si attesta in un ricordo del trauma e in un evento legato alla visione del mondo incantato dell’infanzia.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Bernardo ha una valenza fortemente estetica. In poche e semplici note l’autore mette insieme “significanti” e “significati” in una cornice poetica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La parola va al vate italico Giosuè Carducci che scrisse questa poesia a eterna memoria del figlioletto Dante, stappato anzitempo ai suoi occhi, alle sue cure e alle sue premure.

Pianto antico

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior.

Nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

 

Giovanni Pascoli è un poeta di particolare interesse per la poetica del “Fanciullino”, il teorico, dopo l’antesignano Giambattista Vico, della poesia come elaborazione legata ai “processi primari”, alla Fantasia, la modalità di pensare dell’infanzia.

Questo del Pascoli è un modo diverso, rispetto a quello del Carducci, di vivere la perdita di un bambino.

 

L’aquilone

 

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,

anzi d’antico: io vivo altrove,

e sento che sono intorno nate le viole.

 

Son nate nella selva del convento dei cappuccini,

tra le morte foglie che al ceppo delle quercie agita il vento.

Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle,

 

e visita le chiese di campagna,

ch’erbose hanno le soglie:

un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita:

 

un’aria celestina che regga molte bianche ali sospese…

sì, gli aquiloni!

È questa una mattina che non c’è scuola.

 

Siamo usciti a schiera tra le siepi di rovo e d’albaspina.

Le siepi erano brulle, irte;

ma c’era d’autunno ancora qualche mazzo rosso di bacche,

 

e qualche fior di primavera bianco;

e sui rami nudi il pettirosso saltava,

e la lucertola il capino mostrava tra le foglie aspre del fosso.

 

Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino ventoso:

ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel turchino.

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento;

 

ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,

come un fiore che fugga su lo stelo esile,

 

e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo petto del bimbo

e l’avida pupilla e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

 

Più su, più su: già come un punto brilla lassù lassù…

Ma ecco una ventata di sbieco, ecco uno strillo alto…

– Chi strilla? Sono le voci della camerata mia:

 

le conosco tutte all’improvviso,

una dolce, una acuta, una velata…

A uno a uno tutti vi ravviso, o miei compagni!

 

e te, sì, che abbandoni su l’omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l’orazïoni, e piansi:

eppur, felice te che al vento non vedesti cader che gli aquiloni!

 

Tu eri tutto bianco, io mi rammento.

solo avevi del rosso nei ginocchi,

per quel nostro pregar sul pavimento.

 

Oh! te felice che chiudesti gli occhi persuaso,

stringendoti sul cuore il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore

 

la sua stringendo fanciullezza al petto,

come i candidi suoi pètali un fiore ancora in boccia!

O morto giovinetto, anch’io presto verrò sotto le zolle

 

là dove dormi placido e soletto…

Meglio venirci ansante, roseo, molle di sudor,

come dopo una gioconda corsa di gara per salire un colle!

 

Meglio venirci con la testa bionda,

che poi che fredda giacque sul guanciale,

ti pettinò co’ bei capelli a onda tua madre…

 

adagio, per non farti male.

 

 

IL SOGNO INQUIETANTE DI MARION

“Salve dottor Vallone,

sono Marion e ho questo sogno da analizzare.”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Il mio ex marito era seduto dentro un locale, presumibilmente con gli amici e in attesa di mangiare.

Quando l’ho notato, sono scappata su per le scale perché mi ha ricordato il suo essere violento con me.

Ma lui mi ha seguita e raggiunta.

Io ho gridato, ma lui aveva un’aria pacifica come se volesse chiedermi scusa per tutto il male che mi aveva fatto in passato.

Poi, mi ha fatto vedere la foto di sua figlia (noi non siamo riusciti ad avere figli insieme) e mi ha chiesto consiglio sul da farsi con l’attuale moglie.

Lui la vorrebbe lasciare, ma io gli ho consigliato il dialogo.

In seguito mi ha riferito che il problema erano le continue liti con la malvagia sua madre.

Io gli rimprovero il fatto che anche con l’attuale moglie sarebbe finita male se per l’ennesima volta avesse fatto prevalere sua madre.”

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Marion tratta un tema delicato e tragico e, purtroppo, sempre attuale, anzi attualissimo: la violenza dell’uomo sulla donna, quello che oggi si definisce con un termine orribile, crudo ma vero, “femminicidio”, “uccisione della femmina o dell’essere psicofisico femminile” al di là di qualsiasi connotazione relazionale: madre, moglie, compagna, amica, sconosciuta  o altro. I dati statistici dicono che viene uccisa una donna al giorno soprattutto da uomini che condividono o hanno condiviso una relazione significativa. La prevalenza del crimine si attesta nella rottura del rapporto di coppia da parte della donna. Gli stessi dati statistici non ci possono dire quante donne subiscono violenza nel quotidiano vivere “intra moenia et extra moenia”, dentro le mura domestiche e fuori dalle mura domestiche. Sono talmente tante queste donne che inducono a formulare una “psicopatologia individuale e collettiva”, una “malattia storica e culturale”, ma soprattutto una “psicopatologia dell’universo psichico maschile”.

Il sogno di Marion è un singolo campione molto significativo che contiene una sofferta verità personale che consentirà di approfondire il tragico fenomeno psichico della degenerazione della “misoginia”, “avversione e odio nei riguardi delle donne”,  e di ricercarne “l’eziologia”, “l’origine” del male individuale e collettivo.

Il sogno di Marion coinvolge tutte le donne, consente di fissare assunti di base e di ribadire regole di comportamento dopo aver capito al meglio le psicodinamiche in cui questo tragico fenomeno coinvolge la donna sin dal suo primo manifestarsi.

Il sogno di Marion è un piccolo capolavoro di psicopatologia dinamica dell’uomo violento, del “misogino assassino e criminale”.

Il sogno è discorsivo e raccontato con estrema semplicità e senza sofisticazioni da parte dell’”Io” narrante ed è importantissimo per i risvolti clinici e psicopatologici, nonché per le diffuse psicodinamiche e per i simboli che esso contiene.

Il titolo “Donne! Attente al lupo!!!” non esime gli uomini e gli altri soggetti chiamati in causa, le madri e i padri, a tirarsi fuori dalle responsabilità psichiche e psicopatologiche.

Dopo queste delucidazioni procedo con la decodificazione del sogno di Marion e con il prelievo eziologico e psicopatologico, delle “radici e delle cause, nonché della malattia psichica”.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Il mio ex marito era seduto dentro un locale, presumibilmente con gli amici e in attesa di mangiare.”

 

Il sogno di Marion propone immediatamente il coinvolgimento della sfera affettiva e dell’esercizio della stessa nella coppia: i simboli sono l’“ex marito” e il “mangiare”. Il tempo evocato da “ex” è il passato prossimo o recente.

Il “locale” e gli “amici” condensano la sfera sociale e la dimensione relazionale. Marion ha vissuto il suo “ex marito” come anaffettivo, incapace di amare e tendente a compensare la sua deficienza affettiva con un’immagine sociale gratificante e molto apprezzata nel giro degli amici e dei conoscenti: una “traslazione” difensiva dagli affetti costituiti agli affetti sociali. Il “cibo” evoca un “fantasma orale” la cui formazione risale al periodo successivo alla nascita, precisamente alla “posizione psichica orale”. Tale “fantasma” richiama necessariamente la figura materna con il relativo “fantasma” scisso nella “parte buona” e nella “parte cattiva”, tecnicamente il “seno buono” quello che nutre e che ama e il “seno cattivo” quello che odia e uccide. Questa è la traduzione comprensibile della rudimentale percezione psichica di un bambino di quattro mesi.

“Aspettavano” è la “proiezione” dell’attesa di Marion di essere finalmente oggetto d’amore e di affetto da parte del marito, oggetto d’investimento di “libido genitale” ossia di essere in coppia con il suo uomo.

 

“Quando l’ho notato, sono scappata su per le scale perché mi ha ricordato il suo essere violento.”

 

Il sogno propone con delicatezza il trauma di Marion, l’essere stata oggetto di violenza psicofisica da parte del marito e la sua fuga nella “sublimazione” delle sofferenze e delle pulsioni difensive per restare con quest’uomo malvagio fino alla separazione: “sono scappata su per le scale”.

Il conflitto di Marion si è attestato nel dilemma di restare con lui o di fuggire da lui, nel conflitto struggente di continuare ad amarlo nella speranza di un suo ravvedimento o di difendersi in qualche modo dalla sua violenza psichica e fisica. La memoria di Marion conserva i traumi di questo stato di grande sofferenza perché i meccanismi psichici di difesa si sono limitati a una blanda “rimozione” per continuare a vivere. Marion ricorda i suoi traumi con dignitosa paura e quest’ultima si esprime in un sogno pacato ma drammatico dal momento che evoca, tappa dopo tappa, le psicodinamiche sfaccettate delle violenze subite. Marion ha le coordinate mentali di quello che le è successo, ma di quello che ha vissuto e le è rimasto dentro è ancora in cerca di comprensione: le mille emozioni, le mille paure, le mille speranze, le mille angosce implicite nella frase “Mi ha ricordato il suo essere violento.”

 

“Ma lui mi ha seguita e raggiunta.”

 

Ecco che immancabilmente si presentano in sogno le immagini ricorrenti di questa dolorosa psicodinamica tra marito e moglie: la donna che fugge e il maschio che la insegue e la raggiunge per farle violenza in ogni modo e a tutti i costi. Il quadro è condito delle angosce d’impotenza che si vivono nella realtà e in sogno quando non si sa sfuggire a situazioni di pericolo. Marion non ha digerito i suoi vissuti traumatici e non ha cicatrizzato le sue ferite psichiche. Ricorda ed elabora la persecuzione subita. In sogno si fa seguire e raggiungere perché ancora rivive queste tremende dinamiche relazionali, perché ancora non le ha adeguatamente razionalizzate e perché ancora non si sente ripagata di tutto il male che ha subito da quest’uomo e con cui non ha ancora chiuso i conti. Ripeto: Marion ricorda i vissuti traumatici del suo passato con il suo “ex”, ma non ha chiuso i conti con quest’uomo violento. La rievocazione è parzialmente liberatoria del senso d’impotenza e dell’aggressività difensiva che allora non sapeva e poteva esprimere, di quella giusta rabbia che nasceva dall’ingiustizia dell’offesa. La pulsione vendicativa è naturale per la nostra dimensione psichica neurovegetativa, istanza “Es”.

 

“Io ho gridato, ma lui aveva un’aria pacifica come se volesse chiedermi scusa per tutto il male che mi aveva fatto in passato.”

 

Ecco la difesa dal trauma: la reazione del gridare. Ecco l’inganno del desiderio: un uomo buono. Marion ha spesso pensato a un’immagine positiva del suo uomo e si è raccontata la storiella che tutto si ripara e tutto si ricostituisce al meglio e si è detta che tutto sommato suo marito è un uomo buono dalla “aria pacifica come se volesse chiedermi scusa”. Marion è una donna offesa nella dignità e nell’amor proprio e in sogno ha una pacata reazione con il desiderio di un’umana rivincita.

Nel sogno non ci sono simboli di difficile interpretazione, per cui si può decodificare quello che nel sogno è sotteso e sottinteso.

Degno di nota è il meccanismo psichico di difesa della “drammatizzazione secondo l’opposto” tra il gridare di lei e l’aria pacifica di lui. Il sogno sta riparando e reintegrando il trauma rievocandolo anche secondo il desiderio di riparazione di tanta offesa ingiustamente subita: “tutto il male che mi aveva fatto in passato”.

 

“Poi mi ha fatto vedere la foto di sua figlia (noi non siamo riusciti ad avere figli insieme) e mi ha chiesto consiglio sul da farsi con l’attuale moglie.”

 

Il trauma della violenza si evolve nel rimpianto della donna che non ha avuto figli e che non ha potuto realizzare la sua maternità. La frustrazione dell’esperienza psicofisica della maternità è evidente e l’averlo inserito in una parentesi, “(noi non siamo riusciti ad avere figli insieme)” lo evidenzia ancora di più, così come il rafforzamento del “noi” e “insieme” sa del dolore di Marion per il fallimento della sua coppia che non ha saputo e potuto evolversi in famiglia.

Si acuisce la sofferenza pacata di Marion nel constatare che lui ha avuto una figlia che il sogno mostra in foto per attestare un distacco emotivo difensivo, per evitare un coinvolgimento diretto e un ritorno del dolore.

A questo punto subentra una psicodinamica importante e degna di grande riflessione: la maternità mancata di Marion si trasla nel fare materno della “buona samaritana” che dopo aver subito tanto male si colloca come amorevole consulente in aiuto al “ritorno del sintomo” dell’ex marito. La “coazione a ripetere” è un meccanismo psichico normale ma che può degenerare nella perversione. Esso si attesta nella ripetizione difensiva dello schema psichico imparato e assimilato nel tempo dell’infanzia. L’ex marito accusa gli stessi sintomi “con l’attuale moglie”. Marion aspetta la sua rivincita, ma non è aggressiva, non sa difendersi dalla violenza maschile e da chi si avvicina a lei come agnello dopo essere stato in passato lupo. Questa è la psicodinamica della donna troppo buona e accondiscendente, poco affermativa e soccombente, una donna come una madre. Marion è diventata l’alleata materna dell’”ex marito”, ha fatto alleanza con il carnefice per difendersi dall’angoscia e dalla mortifera rabbia che ha nei confronti di chi l’ha colpita, umiliata e traumatizzata: “mi ha chiesto consiglio sul da farsi con l’attuale moglie.”

 

“Lui la vorrebbe lasciare, ma io gli consiglio il dialogo.”

 

Si ripresenta puntuale quello che a lei è mancato, il dialogo di coppia. Marion consiglia il suo “ex marito” di dialogare con la sua “attuale moglie” per salvare la nuova coppia e la famiglia. Marion proietta il suo desiderio e il piano strategico che non ha potuto istruire per inadempienza del marito. Quest’ultimo ripete lo schema della violenza e ripete la storia già vissuta della  rottura e della separazione. “Il dialogo” consigliato da Marion si attesta nella dialettica di coppia che disocculta se stessa, nella ricerca di una verità condivisa e nella ricerca di una compatibilità psichica e umana.

Marion è convinta che il “lasciare” la nuova donna non è la soluzione giusta e vuole riparare con il “consiglio” che non ha potuto applicare a suo tempo alla sua coppia.

 

“In seguito mi ha riferito che il problema erano le continue liti con la malvagia sua madre.”

 

Marion riattraversa pari pari in sogno la sua storia e propone la verità psichica e psicopatologica dell’”ex marito”, un uomo legato in maniera psicopatologica alla madre, lo psicodramma di un figlio debole e di una madre possessiva, di un figlio dipendente che dà alla madre il potere di interferire nella sua vita di coppia e nella sua famiglia. Questa è la degenerazione della “posizione edipica”. Marion aveva un marito rimasto “figlio-bambino” non emancipato dalla figura materna, non evoluto in uomo e soprattutto non cresciuto in autonomia psichica. In sogno Marion attribuisce all’”ex marito” la psicodinamica di un figlio buono e di una madre cattiva, di un uomo maltrattato da una madre malvagia. Marion fa la sua diagnosi e assolve il suo “ex marito” scaricando le responsabilità di lui sulla madre perversa.

Al di là del sogno di Marion, questa è una psicodinamica diffusissima che produce sofferenze e tragedie: un “figlio-bambino” precario a tutti i livelli,  un uomo ostile e violento con le donne con cui si relaziona a causa di una madre “malvagia” che lo ha castrato e dominato e che ancora lo tiene in pugno.

La “proiezione” difensiva del “malvagia” nei confronti della madre è evidente: malvagio è proprio il figlio nel sogno e nella realtà. Marion tenta ancora di assolverlo nonostante i danni subiti. Da notare che “madrenatura” ha dato una figlia a un uomo che con l’universo femminile non sa come muoversi, ma sa soltanto come muovere le mani e la voce.

 

“Io gli rimprovero il fatto che anche con l’attuale moglie sarebbe finita male se per l’ennesima volta avesse fatto prevalere sua madre.”

 

Marion proietta la sua diagnosi e la sua terapia: colpa dell’”ex marito” che fa “prevalere” la madre e le sue volontà nella nuova coppia e nella nuova famiglia, come a suo tempo aveva fatto nella sua coppia.

Si tratta della “proiezione” e della “traslazione” in tutto e per tutto del suo caso.

Resta il problema della violenza sulle donne e sulla mancata emancipazione degli uomini dalle madri, le madri castranti e seduttive che non liberano i figli ma li lasciano impaniati nelle spirali perverse di una relazione di seduzione di potere per i loro bisogni psicopatologici. Resta il problema dei padri deboli e inetti che non sanno intervenire in maniera costruttiva nella relazione con i figli troppo legati alle madri.

Del resto, se non si supera la “posizione edipica”, non si matura la “libido genitale”, per cui questi uomini non riescono ad amare e portano nella coppia la gelosia e l’impotenza, una miscela psichica che scoppia nella follia omicida in evocazione del passato e dello struggimento dell’infanzia nei confronti del padre e della madre. La donna paga il prezzo tragico di una degenerazione psichica che la trova del tutto estranea nella causa.

La psicologia dell’uomo che uccide la donna o la moglie si attesta a livello profondo in una grave psicopatologia di natura e di qualità edipiche, nella confusione tra la donna e la madre, nella trasposizione del tremendo conflitto psichico irrisolto con la figura materna nella figura della donna o della compagna o della moglie. Quest’uomo rivive tutte le sofferenze e le angosce a suo tempo vissute nei confronti dei suoi genitori, confonde la donna con la madre e si compensa realizzando tutto quello che aveva a suo tempo desiderato, il possesso, la punizione e l’annientamento. Il sentimento dell’amore è costituito in quest’uomo malato dal senso del possesso, dal bisogno di punire e dal definitivo vittorioso annientamento.

Tornando al sogno di Marion si rileva che “per l’ennesima volta” si ripresenta la “coazione a ripetere”, la solita minestra, il meccanismo psichico di difesa che diventa patologico quando non si sa ricorrere ad altri meccanismi per risolvere i conflitti e i problemi a causa di una povertà di schemi psichici e culturali.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Marion riepiloga l’infausta psicodinamica del dissidio di coppia legato alla mancata emancipazione edipica del maschio e al ricorso alla violenza per via traslata nella donna. Il sogno presenta diagnosi, terapia e prognosi: la dipendenza dalla madre, l’emancipazione dalla madre, il dialogo con la propria donna.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Marion è elaborato in prevalenza dall’istanza “Io” sotto forma di racconto, riflessione e rievocazione durante il dormiveglia e con il ricorso alla memoria per la formulazione diagnostica e terapeutica dell’esperienza drammatica. L’istanza “Es” è presente nella pulsione della paura, “ma io ho gridato”, nel bisogno di vendetta o riparazione del trauma. L’istanza

“Super-Io” non si manifesta. E’ coinvolta la “posizione psichica orale” e in prevalenza la “posizione psichica edipica”: affettività e figura materna, conflitto con la madre e con il padre.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa richiamati dal sogno sono la “proiezione”, la “condensazione”, lo “spostamento”, la “traslazione”, la “coazione a ripetere”, la “alleanza con il nemico”, la “drammatizzazione secondo l’opposto”, il “ritorno del sintomo”, il “ritorno del rimosso”. E’ presente il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”: “scappata su per le scale”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Marion evidenzia tratti psichici legati alla “organizzazione orale”: sensibilità affettiva. Non manca un tratto “genitale” nel desiderio di maternità.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate sono la “metonimia”, la “metafora”: “cibo”, “scappare”, “scale”.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi parla di un trauma psicofisico continuo e continuato da parte del marito e dello strascico emotivo collegato.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Marion di ben valutare la situazione da cui è sfuggita e di rafforzare il suo essere soggetto di diritto e non figlia di un dio minore. Marion deve collocarsi alla pari nelle future relazioni affettive.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella collocazione psichica materna di Marion in un’eventuale relazione di coppia e in una caduta dell’affermatività paritaria per conservare i vantaggi secondari di una relazione.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Marion è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

La causa scatenante del sogno di Marion, “resto diurno”, si attesta in una riflessione sulla sua situazione esistenziale o in un ricordo evocato da uno stimolo comunicativo.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

Il “sogno-storia” di Marion offre la possibilità di fissare a vantaggio di tutte le donne una serie di norme a cui attenersi qualora si vengano a trovare nella dura situazione di subire violenza da parte di un uomo o del loro uomo.

 

  • Mettere fra parentesi i sentimenti e non minimizzare la gravità della situazione: meglio esagerare piuttosto che essere ammazzate.

 

  • Non essere fataliste e non attendere il miracolo del “tutto passa e tutto si risolve”. All’incontrario bisogna agire con freddezza, cautela e intelligenza.

 

  • Superare il pudore e comunicare il disagio in sul primo manifestarsi alle persone che ritenete degne di voi, di capirvi e di potervi aiutare.

 

  • Non cedere assolutamente all’onnipotenza del farcela a tutti i costi e da sole.

 

  • Affidarsi a un Centro o a un Ente preposti al caso e non chiudersi in se stesse. Il supporto psicologico e psicoterapeutico lo trovate in queste strutture.

 

  • Non lasciarsi suggestionare da promesse tipo “non lo faccio più, perdonami”. Considerare adeguatamente le minacce e specialmente le più sottili, quelle psicologiche.

 

  • Convincersi che la psicodinamica dell’uomo violento ha radici lontane ed è una psicopatologia grave non legata alla vostra azione e tanto meno alla vostra responsabilità.

 

  • Essere fermamente consapevoli che non potete aiutare chi ha necessità di curarsi.

 

  • Per rafforzare la vostra azione difensiva, considerate l’importanza dei figli e di evitar loro traumi familiari.

 

  • Volersi tanto bene, agire con il buon senso e seguire anche i consigli che troverete da voi stesse cammin facendo.

 

  • Ricordare sempre che il corpo è tutelato dal Diritto naturale e dalla Legge ordinaria e che nessuno può usargli violenza. Al primo ematoma “112” o “113” è il numero giusto.

   

LA VERTIGINE DELLA LIBERTA’

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa di mia nonna, era la notte di Natale e di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti.

Io e mia nonna eravamo in balcone. Io mi avvicino alla ringhiera, ma mi accorgo che non vi era altro che una fitta rete nera che separava il balcone dal vuoto.

Per sbaglio, facendo un movimento brusco, la faccio staccare da un lato. Faccio notare a mia nonna che trovo quel balcone senza ringhiera alquanto pericoloso, ma lei sostiene che avremmo dovuto solo riagganciare la rete.

Io non volevo che mia nonna si avvicinasse al vuoto, così le dico che lo avrei fatto io.

Tuttavia, ogni volta che mi avvicinavo con il lembo di rete staccato in mano per riagganciarlo, mi ritraevo per l’impressione che mi suscitava lo stare così vicina al vuoto.”

Questo sogno porta la firma di Brunetta.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

L’emancipazione psichica dalla figura materna e la ricerca del naturale rapporto con il corpo nella vita sessuale procurano la vertigine della libertà. La figura materna è importante e complessa per la psicologia femminile in quanto comporta il vissuto della dipendenza, dell’affettività, della rivalità, dell’ostilità, della colpa, della sconfitta, dell’alleanza, dell’identificazione e finalmente dell’identità.

Quanto viaggia e peregrina una donna per approdare in se stessa dopo la caduta della dea madre!

E dopo a chi ci rivolgiamo?

A noi stessi e alla nostra autonomia psichica!

E del corpo cosa sarà?

Libero anche lui e pronto a godere!

Una donna libera di mente e libera di corpo: un bel connubio!

Brunetta si avventura in questa delicata psicodinamica con la sacra cautela di chi non vuole improvvisare e improvvisarsi.

Vediamo cosa le insegna il suo sogno con pochi ma efficaci simboli.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Mi trovavo a casa di mia nonna, era la notte di Natale e di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti.”

 

Si rileva nell’immediato la “traslazione” difensiva della figura materna nella “nonna”, un’operazione di “spostamento” delle mille emozioni legate alla madre e una difesa per continuare a dormire e a sognare. In Brunetta la conciliazione e l’identificazione con la madre sono andate a buon fine, ma adesso bisogna esibire e agire le conquiste effettuate: l’autonomia psicofisica. Ed ecco che arrivano gli “ospiti”, coloro che guardano, valutano,  giudicano e coinvolgono.

 

“Io e mia nonna eravamo in balcone. Io mi avvicino alla ringhiera, ma mi accorgo che non vi era altro che una fitta rete nera che separava il balcone dal vuoto.”

 

L’esposizione sociale è offerta anche nel suo tratto problematico e pericoloso perché nel “balcone” manca la “ringhiera”, mancano le naturali e giuste difese verso gli altri, verso quel sociale che turba e intriga. Il posto della fredda “ringhiera” è stato preso da “una fitta rete nera”, da una serie poderosa di pensieri e pregiudizi, di paure ed emozioni, da un condensato pessimistico di difese mentali. En passant, è opportuno precisare che le giuste e naturali difese del coinvolgimento relazionale sono l’autostima e il garbo formale, l’amor proprio e la seduzione cortese, il poco spessore e la profondità del non dire. Questa è la naturale metaforica “ringhiera”. Il “vuoto” rappresenta la vertigine della libertà e ha una duplice valenza. Per un verso rappresenta la crisi dell’autonomia psichica, la caduta depressiva e la perdita delle conquiste psichiche fatte, un “fantasma di morte”. Dall’altro verso rappresenta il lasciarsi andare psicofisico, l’abbandono temporaneo delle facoltà di vigilanza dell’Io e la disposizione a sentire le emozioni più profonde  e intime. Il movimento dall’alto verso il basso si attesta in una “concretizzazione” e in una “incarnazione” dell’identità psicofisica acquisita.

E allora?

Bisogna rafforzare il senso dell’Io e assimilare queste conquiste per poterle agire con l’adeguata presa di coscienza e la necessaria sicurezza: lasciarsi andare al ritmo neurovegetativo delle pulsioni.

 

“Per sbaglio, facendo un movimento brusco, la faccio staccare da un lato.”

 

Brunetta tenta di superare le paure e i pregiudizi, i pensieri nefasti e le ipocondrie, ma non riesce del tutto, perché restano in lei le remore alla relazione sociale e all’abbandono psicofisico. Queste ultime non significano affidamento acritico a se stessa e agli altri, ma il giusto approccio formale alle convenienze proprie e alle esigenze del gruppo. Si tratta di una relazione d’amore con se stessa e di una solidarietà natalizia fatta di succulenza e di gioco, di seduzione e di fascino.

 

“Faccio notare a mia nonna che trovo quel balcone senza ringhiera alquanto pericoloso, ma lei sostiene che avremmo dovuto solo riagganciare la rete.”

 

L’esperienza non è acqua fresca. Brunetta si fa dire dalla nonna, la “traslazione” della figura materna, che bisogna essere disinibite e senza tante inutili barriere con se stesse e con gli altri. Basta con le paure inutili e le ragnatele dei mille ragionamenti astratti che le donne abilmente intessono per nascondere le inibizioni. Comunque un “balcone” senza “ringhiera” non è pericoloso secondo il Vangelo della nonna, una che sa le cose come vanno.  Una disposizione aperta e accogliente non è pericolosa perché bisogna buttarsi e dare materia alla materia.

 

“Io non volevo che mia nonna si avvicinasse al vuoto, così le dico che lo avrei fatto io.”

 

La nonna è una donna navigata e non ha paura delle relazioni, ma Brunetta la protegge, ha paura per lei o meglio ha paura per sé. Le ultime resistenze alla relazione con se stessa e con gli altri sono da superare. Brunetta esegue quello che la nonna avrebbe fatto: identificazione e imitazione con tutti i diritti della gioventù.

 

“Tuttavia, ogni volta che mi avvicinavo con il lembo di rete staccato in mano per riagganciarlo, mi ritraevo per l’impressione che mi suscitava lo stare così vicina al vuoto.”

 

Se non ti lasci andare, non godi. Questo è l’insegnamento finale del sogno di Brunetta. Bisogna superare paure e resistenze a lasciarsi andare e il sogno nel finale acquista una valenza sessuale e una connotazione psichica: la paura di lasciarsi andare all’orgasmo e il bisogno di vigilare e di controllare, un non fidarsi del corpo e un bisogno della mente di vigilare.

Il vuoto non è depressivo ma psicosomatico.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Brunetta parte dalla “posizione edipica” per spostarsi sul versante psico-sessuale. Bisogna relazionarsi nei giusti modi e lasciarsi andare per avere il massimo del piacere, la vertigine della libertà psicofisica negli investimenti della “libido genitale”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Brunetta evidenzia la pulsione fobica dell’istanza “Es” nella paura di cadere nel vuoto. L’istanza “Io” è presente nel bisogno di controllo e di vigilanza, oltre che nel riparare il “fantasma del vuoto”. L’istanza “Super-Io” non si profila in alcun modo.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Brunetta si serve dei meccanismi di difesa della “condensazione” e dello “spostamento” in “ringhiera” e “nonna”, della “traslazione” in “nonna” e “vuoto”, della “materializzazione” in vicina al vuoto” e la collegata paura di cadere.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno evidenzia un tratto fobico nella “organizzazione psichica reattiva”: la paura di lasciarsi andare nel vuoto, di affidarsi a se stessa e di sentire il proprio corpo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Brunetta sono la “metafora” in “ringhiera” e in “nonna”, la “metonimia” in “rete fitta” e “vuoto”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Brunetta presenta una conflittualità nevrotica di natura fobica a lasciarsi andare e a godere della propria autonomia psicofisica.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Brunetta di rafforzare l’autonomia psicofisica in risoluzione della “posizione edipica” e di migliorare il vissuto in riguardo al corpo e alle sue funzioni senza sentire la necessità di controllo e di autocontrollo, al fine di evitare la “sublimazione” delle pulsioni sessuali.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella difficoltà a lasciarsi andare nell’esercizio della vita sessuale e nella difficoltà a coronare con l’orgasmo la “libido genitale”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Brunetta è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno, si può attestare in una preoccupazione o in un evento sessuale.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Brunetta ha una qualità onirica logico-discorsiva.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

 

Eccles

 

“Con il risveglio sembra che la Mente autocosciente si riprenda gradualmente e che trovi alcuni moduli aperti e organizzati ricavando dalla loro attività strutturata sprazzi di illuminazione ed ecco che la coscienza nascente del nuovo giorno si manifesta sotto forma di esperienze frammentarie e parziali per poi ricostituirsi gradualmente. Ti ricordi dove ti trovi e ricapitoli quello che devi fare durante la giornata.

La Mente autocosciente per tutta la durata del sonno continua a esplorare e ad esaminare la corteccia cerebrale ricercando ogni modulo aperto e utilizzabile ai fini dell’esperienza. Molti sogni attraversano la Mente autocosciente che seguita a scandire l’attività del Cervello ma non vengono ricordati al risveglio. Il soggetto ricorda il sogno se viene svegliato nel momento in cui si manifestano i movimenti oculari e gli eventi neuronali associati con esso appaiono nella registrazione elettroencefalografica. Dieci minuti dopo non ricorda alcun tipo di sogno. E’ sicuro che nel sonno paradosso si sogna al novanta per cento riferiscono appena svegliati. La Mente autocosciente è in rapporto con il Cervello e svolge sempre l’azione di scansione sull’attività del Cervello ma non sempre il Cervello si trova in condizioni di comunicare con essa.

 

Commento

 

Il risveglio si attesta nel progressivo riappropriarsi da parte della “Mente autocosciente” di moduli aperti e organizzati che sono in connessione progressiva con la realtà in atto: il passaggio dal sonno alla veglia. La ricerca nella corteccia cerebrale del modulo aperto e disponibile ai fini di esperienza contraddistingue il sonno paradosso e il sogno. Si sogna nella fase R.E.M. e si ricorda se si viene svegliati, altrimenti i sogni sono destinati a essere dimenticati: questi prodotti mentali sono atti al dimenticatoio. Tra “Mente autocosciente” e “Cervello” non c’è sempre cooperazione e comunicazione, nonostante la loro relazione e la scansione della Mente autocosciente sull’attività del Cervello. I sogni non si ricordano nella loro globalità, se ne ricorda qualcosa, un “resto notturno”, il resto del sogno viene perduto anche se si sveglia il soggetto in piena fase R.E.M. con grave danno per la salute fisica e mentale, disturbo del sonno e psicosi. Eccles coglie nel segno nel dire che noi perdiamo gran parte di quello che sogniamo nel sonno paradosso o R.E.M.

 

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.

LE DUE FONTANE E LE DUE ANIME

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono nel giardino di mia nonna.

Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.

Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.

La sensazione “spirituale” è molto forte.

Improvvisamente l’acqua non esce più dalle fontane e inizia la guerra.

Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.

Mi passano vicino due macchine.

Entro in un grande palazzo e mi ritrovo assieme a gente che conosco e che entrano in un ascensore assieme a degli uomini in divisa.

Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.

Ci ritroviamo in un grande atrio dove si sta svolgendo una riunione di yogi.

Ci aggreghiamo al gruppo che discute di filosofia.

Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.

Ecco che la guerra finisce in concomitanza con la ricomparsa dell’acqua dalle fontane.”

Questo sogno è di Angela.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Angela ha una sostanza metafisica: l’anima e Dio. E’ prossimo alla filosofia e allo yoga, ai filosofi e agli yogi, alla magia e allo spiritualismo, all’Occidente e all’Oriente.

Anche lo pseudonimo, Angela, non è scelto a caso dalla protagonista: un “lapsus mentis” che attesta del contenuto nobile e alto del sogno, una trasfigurazione della materia e della materialità nella spiritualità.

Tratta di fontane e di acqua, di anime scisse dai corpi, di uomini in divisa e di guerra, di cielo e di buio, di ascensore e di atrio, di Dio “parola” e di Dio “disegno”.

L’”Io narrante” di Angela ha formulato il sogno in termini comprensibili, anche se nel suo complesso il prodotto psichico è surreale.

L’”Io onirico” si è veramente divertito nel combinare, nel condensare, nello spostare le pedine dell’affascinante gioco.

Ma cosa contiene questo irto sogno di Angela?

Bisogna procedere con assoluta calma per evincere una serie di “significanti”  completamente opposti al “significato”: dalle stelle alle stalle, dallo spirito alla materia, dall’alto al basso.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sono nel giardino di mia nonna.”

 

Angela si relaziona con la madre e sposta nella “nonna” la problematica conflittuale per continuare a dormire senza che scatti l’incubo e il risveglio. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto, una situazione gradevole fatta di vitalità e di vivacità.

 

“Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.”

 

Le “fontane” sono il simbolo della femminilità e della maternità, dell’origine della vita, della madre e della figlia, “due” inserite nel “giardino”. L’essere “basse” condensa un legame con la concreta materia. “L’acqua ferruginosa” introduce il trauma: l’acqua non è limpida, ma rossastra. Presenta tracce d’imperfezione, di precarietà, di malattia. Angela rievoca un trauma e un senso di colpa in riguardo al suo essere femmina e femminile.

 

“Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.”

 

Il “rito” esorcizza un divieto e assolve una colpa, è “catarsi” dell’infrazione e della deroga alle norme costituite. Il “rito” ripara un’ossessione che rievoca il fatto traumatico, annulla la carica d’angoscia e la converte in una forma accettabile. L’”anima” condensa la “parte femminile” della psiche di Angela, la femminilità intesa come astrazione dell’esser biologicamente femmina. Lo “sdoppiamento” o meglio la scissione dell’anima dal corpo equivale a una rottura dell’unità dello “psicosoma” di Angela, la femminilità da una parte e il corpo dall’altra parte. Angela si scinde perché non accetta la sua “parte femminile” materiale, per cui istruisce la modalità primaria del pensiero infantile, il meccanismo primitivo di difesa dall’angoscia che opera un processo di “splitting”, scissione, tra la “parte buona”  e la “parte cattiva” di ogni rudimentale conoscenza, il “fantasma” per l’appunto. Angela recupera da adulta questo processo mentale di spaccare in due, il numero magico in ”due volte si sdoppia”, come “due” erano le “fontane” e le “acque ferruginose”. Tra l’altro il numero “due” è il simbolo dell’universo psichico femminile, oltre che del numero pari e della definizione geometrica della linea retta. Angela ha rafforzato l’uso dello “splitting” nella sua evoluzione psichica. Due è anche il simbolo della coppia.

 

“La sensazione “spirituale” è molto forte.”

 

Ecco un orgasmo mistico!

Trattasi tecnicamente del meccanismo psichico di difesa della “formazione sostitutiva”, la conversione dell’orgasmo fisiologico in estasi mistica: la giusta difesa per non vivere la colpa in riguardo al corpo, alle sue funzioni, alle sue pulsioni e ai suoi bisogni.

Oltre allo “splitting” e alla “formazione sostitutiva”, si deve rilevare che il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione” funziona molto bene in Angela e anche questo sin da giovane sotto gli stimoli dell’educazione formale e religiosa che ha ricevuto e ben assimilato. Angela deve commutare nobilmente la sua “libido” da materiale in spirituale. La psiche usa la “sublimazione” per giustificare l’angoscia del coinvolgimento sessuale nell’esercizio della “libido” e nelle sue accezioni specifiche di tipo “orale”, “anale”, “fallico narcisistica”  e “genitale”.

Angela esprime il suo conflitto nella psicodinamica d’identificazione al femminile nella figura materna e in questo travaglio è costretta a vivere le conseguenze del caso. La spiritualità affascina e seduce la protagonista. La “sensazione” alberga nel corpo e giustamente Angela virgoletta il contrasto oppositivo con la spiritualità a significare che il corpo è la base dei più alti pensieri e delle più nobili sensazioni dell’essere umano.

 

“Improvvisamente l’acqua non esce più dalle fontane e inizia la guerra.”

 

Questo è il conflitto psichico di cui dicevo prima. L’”identificazione” al femminile viene bloccata e con essa insorge il trauma della “scissione” tra corpo e mente, tra soma e psiche: “inizia la guerra”. L’identità al femminile è rimandata e l’autonomia psichica sarà il prossimo traguardo di Angela. Finché funziona la “sublimazione della libido” il quadro nella sua globalità può essere giudicato in equilibrio: una simmetria mancata, una equipollenza inconcepibile.

Viva lo spirito e le sue mirabili arti suggestive!

Evviva l’oppio dei popoli!

 

“Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.”

 

La lucidità mentale e la vigilanza dell’Io entrano in crisi. Il “cielo buio” attesta della caduta dei desideri. Angela non desidera più e non ragiona abbastanza. La “confusione” equivale a una commistione di elementi psichici diversi per qualità e per posizione. Soprattutto, per quanto riguarda la relazione con l’universo maschile e con il ruolo del maschio, le relazioni con gli altri e con la sessualità, tutto è formale, militarizzato, difeso, ben strutturato. Anche la relazione con gli oggetti è compromessa. Angela è in piena crisi psichica ed esistenziale.

 

“Mi passano vicino due macchine.”

 

Trattasi delle esperienze affettive con rischio sessuale, “due macchine”, che Angela ha vissuto  durante la sua adolescenza. Ma lei non si è coinvolta, ha sublimato e ha continuato a sublimare. Non si lascia neanche sfiorare dalla vita che vive e che trascorre: “mi passano vicine”. Angela è in piena difesa da se stessa e dagli altri.

 

“Entro in un grande palazzo e mi ritrovo assieme a gente che conosco e che entrano in un ascensore assieme a degli uomini in divisa.”

 

Le relazioni sono tante e di poco spessore e tutte basate sulla “sublimazione della libido”, spirituali molto, materiali niente. Il mondo di Angela è formale nei ruoli, tutto bigotto e senza complicità seduttiva. Tutti in “ascensore”, un simbolo femminile e materno che di per sé va verso l’alto senza coinvolgimenti di corpi e di materie. Gli “uomini in divisa” condensano il cliché formale della concezione di Angela in riguardo all’universo maschile.

 

“Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.”

 

Meno male che Angela avverte il pericolo psichico, si astiene dal sublimare e s’identifica nella ragazza alleata per rafforzare le sue scelte di “materializzare”, di “scendere le scale”, di coinvolgersi, di far sesso, di concretizzare la vitalità, d’incarnare l’esistenza. Di nascosto Angela include l’infrazione alle norme bieche del codice familiare, contempla la deroga ai dettami sociali e alle ingiunzioni del suo “Super-Io”. Angela ammorbidisce l’istanza censoria e repressiva del “Super-Io” e tenta di affermarsi dal momento che sente l’innaturalità del suo difendersi dalla materia, dal suo corpo, dai suoi istinti, dalle sue pulsioni vitali, dagli altri e dai contatti di un certo tipo.

 

“Ci ritroviamo in un grande atrio dove si sta svolgendo una riunione di yogi.”

 

Ahi ahi ahi!

E’ proprio vero che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Tecnicamente si definisce “coazione a ripetere”: pulsione a usare i meccanismi conosciuti per non incorrere in angoscia al prezzo di non godere pienamente di se stessi.

Dalla padella alla brace, dal culto dello spirito Angela passa al culto del corpo, ma sempre in versione sublimata: yoga e yogi. La filosofia del vivente va benissimo, ma Angela ha bisogno di concretezza e di vivere di concretezza. Il suo tentativo di cambiare incorre nella “metafisica del basso” sotto forma di “sublimazione della materia”, un riconoscimento parziale del “vivente”. Lo Yoga lavora il corpo e lo riconosce sublimando. Meglio un muratore o un contadino rispetto a uno yogi.

Angela socializza sublimando ancora.

 

“Ci aggreghiamo al gruppo che discute di filosofia.”

 

Angela e l’amica hanno provato a disinibirsi, ma sono cadute nell’uso dello stesso meccanismo di difesa dall’angoscia e dal coinvolgimento sessuale, la “sublimazione”. La “filosofia” è amore per il sapere, un amore astratto almeno nella simbologia del sogno. Per altri versi la “filosofia” è la madre di tutte le scienze, ma in questo contesto psichico e onirico le cose stanno dalla parte del mancato coinvolgimento per paura della concretezza materiale e della vitalità sessuale.

 

“Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.”

 

La “metafisica della materia” è completa. Compare “Dio” e la sua visione del mondo: la castità, la sublimazione, la teologia e l’etica della religione cristiana. Dio è parola, Dio è Verbo. Ma la Parola e il Verbo si concretizzano in un progetto e addirittura nella creazione dell’universo e dell’uomo, oltre al fatto storico che Dio “si fece carne e abitò tra noi”, come recita l’introduzione del Vangelo di Giovanni. Dio è “disegno” e progetto e attesta di uno stile di vita in ubbidienza ai comandamenti, dettami etici che portano sempre in cielo dopo la vita nella materia. Angela sembrava in salvo, ma non è cosi. Si è costretta ad adattare la sua femminilità biopsichica all’etica religiosa.

 

“Ecco che la guerra finisce in concomitanza con la ricomparsa dell’acqua dalle fontane.” 

 

Angela ha risolto in questo modo la sua femminilità e la sua sessualità. Il conflitto è finito. Vai in pace e così sia!

Per fortuna esiste l’evoluzione. E questa non è una teoria della fede, ma della scienza, per cui Angela ha avuto le opportunità per superare le resistenze alla coscienza di sé, le difese alle angosce e al coinvolgimento, le inibizioni alle pulsioni erotiche e sessuali.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Angela, nome non scelto a caso, attesta dell’evoluzione conflittuale della “posizione edipica” in riferimento all’identificazione nella figura materna e all’assimilazione dell’identità psichica femminile. Il conflitto specifico si attesta nell’uso improvvido del processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, nonché nel sentire il corpo e i suoi bisogni e nel ragionare sullo spirito e i suoi orizzonti.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Nel sogno di Angela sono presenti le istanze dell’”Es”, dell’”Io” e del “Super-Io”. La prima, “Es”, si manifesta in tutte le parti fortemente suggestive, emotive e simboliche: “Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.” “La sensazione “spirituale” è molto forte.” “Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.”

L’istanza “Io” è manifesta nell’accomodamento della trama onirica e nella formulazione giustificativa degli eventi: la “razionalizzazione” del sogno sognando. Esempio: “Sono nel giardino di mia nonna.” “Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.” E altro.

L’istanza “Super-Io” si presenta “Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.” “Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.”

La “posizione psichica edipica” è richiamata e rielaborata nella sua evoluzione.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Angela attesta del trionfo del processo della “sublimazione della libido” nel suo teatro psichico. La protagonista, inoltre, esorcizza l’angoscia attraverso il meccanismo dello “splitting”, dell’”annullamento”, della “formazione sostitutiva” e della “coazione a ripetere”. Il sogno è formulato secondo i seguenti meccanismi del “processo primario”: la “condensazione” in “giardino”, lo “spostamento” in “nonna”, il “simbolismo” in “anima”, la “drammatizzazione” in “Dio” e la “figurabilità” in “acqua ferruginosa”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Angela evidenzia un tratto ossessivo all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” strutturata. La protagonista vuol cambiare, ma poi ripropone schemi equivalenti e non alternativi. Considera questi ultimi e li pensa come progetti di rinnovamento evolutivo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Angela sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “nonna” e altro, la “metonimia” o relazione concettuale logica in “rito” e altro, la “iperbole” o esagerazione in “anima” e altro, la “enfasi” o forza espressiva in “Dio” e altro.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi evidenzia la difesa di Angela dalla materia e dalla materializzazione, dai diritti del corpo e dalle pulsioni sessuali, dal coinvolgimento relazionale ed erotico.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone ad Angela di aprirsi a se stessa e al mondo, di commutare la sua filosofia di vita da astratta a concreta, dall’Idealismo al Marxismo, di curare la mistica della materia se proprio ha bisogno di dare un “senso alto” alla sua esistenza e di elevarsi intellettualmente e religiosamente. Angela ha tanto da scoprire e da vivere di sé e del suo mondo. Basta commutare ottica e darci dentro nelle gioie del corpo, passando da un mondo incantato a una realtà laica ma non volgare.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta in una caduta depressiva della “libido” nel momento in cui il processo di difesa della “sublimazione” non funziona in maniera adeguata.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Angela  è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Angela è una riflessione sullo stile di vita o un’esperienza conflittuale con se stessa e con il prossimo.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Angela è autoreferenziale, surreale e altamente simbolica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Angela si può considerare una breve “enciclopedia della psicoanalisi” alla luce dei tanti processi e meccanismi psichici che richiama e coinvolge, alla luce dei tanti simboli e fantasmi che evoca. E’ un sogno molto ricco e propizio proprio perché tanto suggestivo e surreale. Angela si è trovata nel corso dell’esistenza a fare un bilancio sulla sua vita psichica, una riflessione non fine a se stessa ma intesa a operare un cambiamento evolutivo. Il sogno può arrivare prima del cambiamento dietro gli stimoli quotidiani o magari dopo per attestare come Angela era e come Angela è diventata. Consiglio a tutti di leggere questo sogno con assoluta calma e più volte per coglierne tutta l’intensità emotiva e gustarne l’atmosfera surreale. Il sogno di Angela è anche pieno di figure retoriche che trasfigurano la realtà psichica in fabulazione poetica. Ribadisco: il sogno di Angela è un saggio breve sulla formazione evolutiva, una serie di tappe della vita ricca di conflitti e di suggestioni. Angela può essere orgogliosa della sua poliedrica e polivalente funzione onirica.

L’ORIGINE DELLA VITA E LA COLPA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.

Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.

Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.

Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Odette induce una giusta riflessione sulla “ipocondria” e sul “senso di colpa”. Partiamo da quest’ultimo.

Si definisce “senso di colpa” la responsabilità supposta e immaginata, mentre si chiama “colpa” quella reale ed effettiva. Il “senso di colpa” è un “fantasma” che produce angoscia perché è indeterminato e ha inizialmente una realtà psichica. Di poi, l’angoscia può degenerare nelle fobie e nelle crisi di panico  manifestandosi nella pratica quotidiana con la sua carica neurovegetativa: compiacenza somatica e isterofobia o conversione isterica.

La “colpa” produce dolore perché conosce bene il suo oggetto, ammette un diretto coinvolgimento perché è una colpa reale. Bisogna aggiungere che nel tempo la “colpa” si evolve in “sensibilità alla colpa”, il “fantasma” ossia la psico-percezione e l’emozione in riguardo al materiale psichico che si vive come “colpa”.

L’ipocondria è una psiconevrosi, una dinamica conflittuale che investe malignamente il corpo e lo stato di salute e si manifesta come fobia, una acuta paura ingiustificata e assurda delle malattie, al di là delle malattie vere e reali di cui il corpo può essere affetto.

Il sogno di Odette chiama in causa direttamente la parte esterna del suo apparato genitale e lo fa in maniera cruenta e in espiazione di un senso di colpa o di una colpa.

Odette è ipocondriaca o è colpevole?

Il corpo, gli apparati e le funzioni collegate hanno un ruolo privilegiato nei nostri sogni dal momento che rappresentano in concreto la nostra vitalità e la nostra “libido”, in astratto la nostra vita.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.”

 

Odette evidenzia in sogno, senza pudore e senza mezzi termini, l’organo della discordia o del conflitto, il suo apparato genitale esterno. Il “primo piano” attesta simbolicamente l’importanza del problema, dal momento che si tratta di un’accentuazione enfatica del conflitto psichico. “Le grandi e le piccole labbra” sono simbolicamente strumenti del piacere e organi della sensibilità erotica, rientrano nell’estetica voyeuristica della nudità e nella funzionalità del piacere. Condensano, inoltre, le naturali difese psicofisiche alla deflorazione e alla penetrazione.    

 

“Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore, vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.”

 

L’organo sessuale di Odette è colpevolizzato dal momento che viene interessato dalla freddezza di una possibile malattia ginecologica e dal “divaricatore” che non è simbolo erotico del membro maschile, ma è un attrezzo di tormento, uno strumento di dolore, un oggetto di tortura. La vagina di Odette è affetta da senso di colpa e non da sensibilità erotica, tant’è vero che lascia venir fuori “un insetto”, classico simbolo dello spermatozoo, “grande e rosso con le ali”, l’oggetto atto alla fecondazione, ma una fecondazione mancata e opposta rispetto al movimento giusto: uno spermatozoo che “sta per uscire e “per scappare”. Odette non vuole una gravidanza e aggredisce lo spermatozoo cacciandolo fuori dalla sua vagina. Il colore rosso attesta del sangue e dell’infezione.

 

“Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.”

 

Ma ecco il conflitto!

Odette è contrastata nella maternità, vuole non essere fecondata ma lo rimette dentro intendendo di voler occultare la colpa. Odette non vuole essere disoccultata e il rimetterlo dentro è più un occultare, un nascondere quello ha vissuto male: un forte senso di colpa legato al coito e all’emissione dello sperma. Ecco che la colpevolizzazione si esalta nella malattia del seme e dell’organo, il “pus”, la degenerazione del seme, mentre le “escrescenze di carne rossa” rappresentano un aborto. Odette non voleva, ma è rimasta impigliata. Oppure Odette ha voluto trasgredire con il rischio conseguente di gravidanza e di disoccultamento.

 

“Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

La manovra difensiva di Odette di “rimuovere” il suo trauma o la sua colpa o la sua paura è manifesta. Il “richiudere il tutto” è un non prendere atto del trauma, un non volerlo razionalizzare, per cui si tratta di “fobia”, di “ipocondria” in una zona del corpo facile alla colpa per l’educazione sessuofobica o per la facilità di manipolazione fisica e culturale.

Si tratta di roba sanguigna, quindi abbiamo “ipocondria” e organo colpevolizzato.

A questo punto a Odette non resta altro che sperare che la difesa della “rimozione” funzioni sempre e che non ci sia il “ritorno del rimosso” con la sofferenza legata al senso di colpa.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Odette sviluppa una forma di “ipocondria” nell’organo debole facilmente colpevolizzato, l’apparato genitale e filogenetico, l’organo erotico, l’organo della gravidanza. In ogni caso il sogno di Odette tratta del corpo e di un vissuto isterofobico.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza psichica richiamata in esercizio è l’”Io” che pone la “rimozione” difensiva del trauma o del fatto occorso.  E’ presente l’”Es” nella paura di vivere la malattia e la colpa. La “posizione psichica” richiamata è quella “anale”, quella della donna adulta che capisce il male e si fa male lo stesso con compiacenza e godimento eccitativo: la “libido sadomasochistica”. Il “Super-Io” compare nel sottobosco del sogno sotto forma d’infrazione alla norma etica e morale, di poi nella visita ginecologica atta a disoccultare la colpa. Il conflitto psichico di Odette si snoda in maniera virulenta tra “Es” e “Super-Io” ed è ben gestito dall’”Io”.

 

MECCANISMI E PROCESSI DI DIFESA

 

Il meccanismo psichico di difesa principe è la “rimozione” che compare e poi fallisce perché subentra la paura della malattia o il trauma dell’aborto. Non sono presenti i processi di difesa dall’angoscia della “regressione” e tanto meno della “sublimazione”. Il sogno di Odette ha una concretezza fisiologica impressionante.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” presente è quella “anale” nella sua valenza “fobico-ossessiva”: colpa ed espiazione isterica.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” o rapporto di somiglianza in “insetto”, la “metonimia” o rapporto concettuale-nesso logico in “pus” ed “escrescenze”, la “enfasi” o esagerazione rappresentativa in “escrescenze”, “pus”, “divaricatore”, “primo piano”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Odette evidenzia un trauma da aborto o la fobia da organo colpevolizzato, l’ipocondria.

 

PROGNOSI

 

Odette deve vivere meglio la sua funzione erotica e sessuale e il suo organo sessuale per godere al meglio del suo corpo e della sua “libido genitale” che è da potenziare rispetto alla “libido anale”. Bisogna ridurre la compiacenza d’organo, la disposizione dell’organo debole a lasciarsi investire dalle cariche nervose isteriche. Si definisce “organo debole” la parte del corpo vissuta male o traumatizzata: “fantasmica” o “fantasmatizzata”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella strutturazione di una “psiconevrosi ipocondriaca” con la conseguente caduta della qualità della vita e della funzionalità sessuale che può raggiungere l’anorgasmia.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Odette è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Odette, può attestarsi in un pensiero ricorrente di stampo ipocondriaco o in un rapporto sessuale prima del sonno.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità onirica del sogno di Odette è “cenestetica” per la repellenza che provoca a una prima lettura.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

La “ipocondria” comporta un cattivo rapporto con il corpo, con i suoi apparati organici e con le funzioni collegate e deputate al benessere psicofisico: teoria freudiana della “compiacenza somatica” o dell’organo debole.

La responsabilità primaria si attesta nella sensibilità della persona che colpevolizza l’organo anche sulla scia dell’educazione subita e della cultura assimilata. E’ facile che nell’Occidente colpisca gli apparati sessuali per il fatto che la sessuofobia è legata a fattori religiosi e alla mancata o bigotta educazione sessuale dei giovani da parte dei genitori e degli adulti, per cui vige la regola del “tutto si impara da sé e in compagnia dei propri simili” e “tutto si fa di contrabbando con errori e colpe”.

LA TUA MANO TRA LE MIE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi sono svegliata agitata e piangendo.
L’unica immagine era quella di tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.”

Questo sogno è firmato da Martina Sharapova.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno è lapidario, intenso, poetico, mistico.
I tratti psichici si mescolano con gli attributi estetici per condensarsi con la provocazione “cenestetica”. Il cospirare dei sensi e delle emozioni: agitazione e pianto.
Ci si chiede necessariamente: tutto questo corredo di pregi in una semplice e “unica immagine”, quella di “tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani”?
Certamente sì!
Questo sogno ha una forte valenza estetica, è un quadro d’arte senza tempo, è un condensato psichico di naturale creatività, attesta che l’arte siamo noi e che i nostri capolavori li elaboriamo mentre dormiamo.
Il sogno di Martina conferma che le modalità di pensiero usate dal “processo primario” sono quelle che storicamente si sono anche affermate nelle teorie sull’Arte a partire dalla filosofia del sommo Aristotele, la “Poetica” per l’appunto con la teoria della “catarsi”, purificazione dell’angoscia e sublimazione dell’aggressività.

“Mi sono svegliata agitata e piangendo.”

Domanda legittima: un sogno, oltretutto così breve, può scatenare una reazione nervosa ed emotiva così intensa?
Certamente sì!
E non soltanto a Martina Sharapova, ma anche a Tizio, a Caia, a Sempronia e anche e ancora a Bortolo, a tutti, in universale e al di là delle razze, a tutti quelli che sono nati, nascono e nasceranno da madre e da padre o che hanno avuto, hanno e avranno madre e padre.
A livello neurofisiologico la tensione nervosa prodotta dal sogno è stata tecnicamente “abreata”, volgarmente scaricata, nello stato di agitazione e nel pianto: la ”abreazione” è un meccanismo psicofisico di difesa in base al quale il sistema neurologico turbato ritorna in equilibrio scaricando le tensioni prodotte dal “significato latente” producendo un sintomo o un sogno.
Vogliamo anche parlare di “conversione isterica”?
Si tratta di un meccanismo psichico di difesa dalle tensioni in eccesso molto usato e che consiste sempre nella loro somatizzazione, ”conversione” in sintomo e in turbamento delle funzioni organiche.
A livello psichico il meccanismo della “rimozione” non ha funzionato e si è avuto il “ritorno del rimosso” nel sogno con la caduta della vigilanza durante il sonno.
Il quadro estetico di Martina è “cenestetico” ed è in linea con l’emozione artistica dell’autore che crea da sveglio e dal profondo, del fruitore che ammira l’opera e rievoca il suo vissuto in proposito, di chi compone esprimendo il suo “Sé” e di chi guarda e commuove il suo “Sé” tramite la provocazione del “Sé” altrui: umana e non “celeste è questa comunione d’amorosi sensi”.
Il sogno di Martina scatena la bellezza che è dentro di noi, come voleva Kant?
O esprime l’Assoluto, Idea e Natura, dal punto di vista dell’Io, come voleva Shelling?
O è un dosaggio armonico di forma e contenuto, come voleva don Benedetto Croce?
Quanti filosofi e quali filosofie per analizzare un povero e semplice sogno!
Ci stanno tutti e tutte.
Questo richiamo serve per capire che il “processo primario” è stato elaborato “in primis” nelle filosofie dei filosofi e “in secundis” che il sogno è un prodotto artistico perché elaborato dal “processo primario”. L’artista opera di giorno e da sveglio ubbidendo allo stesso registro che tutti indistintamente usiamo quando dormiamo e sogniamo.
I filosofi del Romanticismo affermavano che “l’uomo è un mendicante quando pensa e un dio quando sogna.”
Ritorniamo al sogno di Martina.
Il tema è universale?
Assolutamente!
Trattasi del rapporto “padre e figlia”, quello che tecnicamente si definisce “posizione edipica”.
La trama del sogno è lineare e logicamente comprensibile, non ha alcuna incongruenza e non è paradossale, ma nella sua semplicità e chiarezza è ricca di simbolismo con le sue “condensazioni” e i suoi “spostamenti”: un sogno semplice semplice ma molto complesso.
Il tutto è condito dal processo psichico di difesa della “sublimazione”, per cui il sogno di Martina si esalta nell’opera d’arte.
La “sublimazione” del contenuto psichico insito nella “mano tra le mani” si attesta nella dimensione mistica, oltre che estetica: l’erotismo si esalta nella bellezza e nel sacro.
Inoltre: il sogno di Martina insegna che anche le opere d’arte, essendo prodotti del “processo primario”, si possono decodificare come i sogni rafforzandosi di umanità e di comprensione.
Dopo tanto preambolo passo alla decodificazione psicodinamica del prodotto onirico di Martina Sharapova, una donna che ha il cognome della mia tennista preferita.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.” Questa frase logicamente significa un contatto fisico e una relazione sociale. “Un uomo sconosciuto” condensa la figura paterna.
“La mano tra le mie mani” è la “traslazione” simbolica dell’intimità sessuale, l’avvolgimento amoroso degli organi sessuali.
Il brevissimo sogno attesta ed elabora il desiderio edipico che Martina ha vissuto nella sua infanzia nei riguardi del padre. Il sogno verte sulla “posizione edipica”.
L’agitazione e il pianto si spiegano in questo modo: non era una semplice stretta di mano, ma un vissuto intenso di desiderio e di possesso.
Perché l’uomo era sconosciuto?
Perché altrimenti il “contenuto latente” sarebbe coinciso con il “contenuto manifesto” facendo scattare l’incubo e il risveglio immediato. Già non conoscendolo Martina si è agitata fuor di maniera, figuriamoci se si fosse presentato l’immagine dell’augusto e desiderato genitore e figuriamoci se si fosse presentato nell’intimità simbolica di un gesto amoroso.
Quello di Martina è un sogno ricorrente proprio nei termini in cui è stato elaborato: “la tua mano tra le mie”.
La “mano” è un simbolo preciso, relazione di pelle e contatto polivalente; l’intensità emotiva stabilisce il tipo di contatto, formale o sostanzioso.
Le “mani” che contengono e traslano il calore di un rapporto sessuale: le mani si accomodano a modo di vagina secondo la figura retorica della “metafora”.
Il fantasma del padre edipico è presente e altrettanto diffuso nell’”uomo sconosciuto”.
Come si è detto in precedenza la “psicodinamica” riguarda la “posizione edipica” e nello specifico il desiderio intimo nei riguardi del padre. La madre non compare in alcun modo.
I “meccanismi e i processi psichici” di difesa sono la “condensazione” in “mano” e “mani”, lo “spostamento” in “uomo sconosciuto”, il “ritorno del rimosso e la conversione isterica” in “agitata”, “l’abreazione e la formazione di sintomo” in “piangendo”. Il processo psichico di difesa presente è la “sublimazione della libido” in “tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.”
La “figura retorica” presente è la “metafora” o rapporto di somiglianza in “la mano… tra le mie mani.”
La “diagnosi” vuole la rievocazione della “posizione edipica” di Martina nella assoluta normalità anche nello struggimento finale.
La “prognosi” esige che tutto si mantenga così come si manifesta nel sogno.
Martina può conservare il buon vissuto verso il padre come forma di attrazione nei confronti del maschio in esaltazione della sua femminilità.
Il “rischio psicopatologico” si attesta nell’accentuarsi di una psiconevrosi isterica, nella conversione delle tensioni in disturbi psicosomatici.
Il tratto evidenziato della “formazione psichica reattiva” è isterico alla luce delle forti emozioni del risveglio e del contesto affettivo del contatto epiteliale.
Il “grado di purezza onirica” è molto alto per l’apparente logica e per il ricco contenuto emotivo.
In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Martina Sharapova è “5” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Nel sogno di Martina le modalità di pensiero dell’Io autocosciente in riguardo al “processo primario” si attestano nella “condensazione” e nello “spostamento”.
Definiamo in termini precisi.
La “condensazione” è una modalità del funzionamento dei processi onirici in base alla quale un’unica rappresentazione costituisce l’intersecazione di catene associative formate da altre rappresentazioni; su questa unica rappresentazione vengono investite e conglobate le energie psichiche relative a ciascuna rappresentazione.
Un’unica rappresentazione, quindi, condensa tutte le altre rappresentazioni per via associativa.
La “condensazione” ha per conseguenza la sovradeterminazione del sogno o di alcuni suoi elementi, i quali possono assumere interpretazioni diverse e parimenti valide a livelli differenti.
Per “spostamento” s’intende l’atto magnetico di attrazione, scivolamento e dirottamento di un investimento energetico da una precisa rappresentazione originaria lungo una via associativa che collega rappresentazioni diverse e porta alla formazione di un’altra rappresentazione.
La carica psichica e la verità oggettiva di una rappresentazione, a suo tempo rimosse, vengono spostate in sogno su un’altra rappresentazione o su una serie di rappresentazioni che si possono associare in maniera congrua e funzionale alla prima.
Lo “spostamento” comporta anche il trasferimento e il raffreddamento della carica psichica di una rappresentazione in altre rappresentazioni di per se tesse emotivamente meno forti e intense, ma sempre collegate alla prima da una catena associativa.
Questo trasferimento e questo raffreddamento di energie ha una funzione difensiva, in quanto l’Io permette nel sogno, proprio attraverso l’azione della “censura”, soltanto l’accesso e la rielaborazione di rappresentazioni emotivamente meno intense e adeguatamente camuffate per quanto riguarda il contenuto e il significato.
Il sogno si serve dei meccanismi della “condensazione” e dello “spostamento” per tutelare il “contenuto latente” dal rischio di coincidere con il “contenuto manifesto” ossia da un’evidente e precisa manifestazione del materiale psichico rimosso.
Questi meccanismi segnano il passaggio da una rappresentazione astratta a una rappresentazione concreta, ad esempio dall’idea della morte all’immagine di un cimitero o di un distacco affettivo; tale operazione ha sempre una funzione difensiva dall’angoscia.
Un esempio psicopatologico di “condensazione” e di “spostamento” nella veglia è il sintomo fobico e ossessivo, il quale contiene ma nasconde la vera paura e consente all’angoscia sottesa di scaricarsi in parte attraverso il canale traslato del sintomo stesso senza la coscienza della vera causa del conflitto psichico.

VOGLIO DIRVI “GRAZIE”

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Perché il mio blog è approdato all’interpretazione di cento  sogni. 

Voglio dire “grazie” a Wendy, a Sam, a Mabrukka, a Maurizio 

e ancora a Lalay, ad Assuntina, a Francesca, a Sabino, a Lucia, a…    

e anche a tutti quelli che hanno frequentato il mio blog e ancora non 

hanno spedito i loro sogni. 

A VOI TUTTI Salvatore Vallone dice GRAZIE di vero cuore per avermi dato la possibilità di approfondire la ricerca sul sogno.

Come avete notato l’interpretazione degli ultimi sogni si è evoluta rispetto ai primi, è diventata più complessa e organizzata grazie al vostro prezioso contributo.

E allora andiamo ancora avanti insieme e sempre in maniera costruttiva.  

Nell’abbracciarvi idealmente uno per uno, vi comunico l’ultima sintesi teorica sul sogno.   

 VERSO UNA SINTESI PSICODINAMICA  SUL SOGNO

Nel costante cammino ermeneutico intrapreso dall’uomo il “sogno” non è più nella sua purezza riducibile alla lineare teoria freudiana dell’appagamento di un desiderio rimosso.

Lo stesso destino vale per la “Fantasia” e per i suoi tanti e ricchi prodotti.

La Psico-Semiologia esige che il “lavoro onirico”, notturno e diurno, sia  indagato da altre discipline scientifiche e che tale ricerca sia estesa a tutte le produzioni creative dell’uomo.

Dalle mie esperienze teoriche e pratiche consegue, nella provvisorietà e nella fallacia delle umane elaborazioni, la seguente griglia interpretativa.

– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80. Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno. Le scienze neurofisiologiche che studiano il cervello sono impegnate nella ricerca in questo settore.

– Il sogno è il prodotto della realtà psichica in atto e l’espressione parziale della “organizzazione psichica evolutiva” che la contiene, la vecchia struttura o l’obsoleto carattere o la tradizionale personalità.

– Il sogno svolge psicodinamiche legate alle fasi evolutive della “libido”, (orale, anale, fallico-narcisistica e genitale), alla “posizione edipica” e al sentimento della “rivalità fraterna”, in generale le psicodinamiche funzionali alla formazione dell’organizzazione psichica.

– Il sogno ha valenza di diagnosi psicologica.

– Il sogno ha valenza di prognosi psicologica.

– Il sogno ha inscritto il rischio psicopatologico.

– Il sogno si può definire “resto notturno” in quanto non è ricordato nella sua integrità e purezza, ma viene rielaborato al risveglio con pezze

logico-consequenziali. Il sogno può essere stimolato dal “resto diurno” di cui parlava Freud.

– Il sogno è rappresentazione di “simboli” e implica la specifica modalità mentale e il preciso concorso dei meccanismi del “processo primario”: la condensazione, lo spostamento, la simbolizzazione, la drammatizzazione, la rappresentazione per l’opposto, la figurabilità.

– Il “processo primario” e il sogno condividono i seguenti fattori: la relazione del soggetto con se stesso, l’autorielaborazione allucinatoria dei vissuti psichici, l’alterazione dello schema temporale, la distorsione della categoria spaziale, la coesistenza degli opposti, il gusto del paradosso, il declino etico e morale, il mancato riconoscimento della realtà, l’eccesso della fantasia, il principio del piacere, l’appagamento del desiderio, la soddisfazione del bisogno, la compensazione della frustrazione, la riparazione del trauma.

A livello neurofisiologico si richiamano le attività dell’emisfero cerebrale destro.

– Il “processo secondario”, richiamato all’atto del risveglio nella combinazione dei ricordi del sogno, si attesta nell’elaborazione razionale dei dati, nell’inquadramento logico degli elementi, nella lucidità mentale dell’autocoscienza, nel pensiero vigile, nella capacità d’attenzione, nel giudizio critico, nel controllo dell’Io e nel principio di realtà.

A livello neurofisiologico si richiamano le attività dell’emisfero cerebrale sinistro.

– Il sogno è “proiezione” di “archetipi” e di “fantasmi” “introiettati” a base filogenetica collettiva-culturale e individuale.

A livello neurofisiologico sono coinvolte le attività dell’emisfero cerebrale destro.

A livello psichico profondo sono implicati i meccanismi arcaici di difesa della “proiezione”, della “introiezione” e della “identificazione”.

A livello psico-economico è innescata e messa in atto la carica energetica della “libido”.

A livello psico-cognitivo sono istruiti i meccanismi del “processo primario”.

– Il sogno è espressione delle istanze psichiche dell’Es, dell’Io e del Super-Io, intenzionate dialetticamente al “principio del piacere”, al “principio della realtà” e al “principio della coazione a ripetere” ispirato da Eros e Thanatos.

A livello neurofisiologico sono coinvolte le attività dell’emisfero cerebrale destro e dell’emisfero cerebrale sinistro.

A livello psichico profondo sono richiamati i sistemi psichici secondo una valenza topica, dinamica ed economica con l’attivazione della “libido” finalizzata all’equilibrio psichico di natura risolutiva.

A livello psico-cognitivo sono usati i meccanismi del “processo primario” e del “processo secondario”.

– Il sogno implica la tipologia di “organizzazione psichica”, il cosiddetto carattere o personalità. Nello specifico il sogno evidenzia le seguenti organizzazioni: orale, anale, fallica, genitale, psicopatica, narcisistica, schizoide, paranoide, depressiva, maniacale, masochistica, ossessiva, compulsiva, isterica, dissociativa.

– Il sogno svolge una psicodinamica di natura descrittiva e prevalentemente conflittuale.

I contenuti del sogno sono “segni” semanticamente interattivi, degni di attenta considerazione e passibili di utile decodificazione sempre in funzione dei benefici effetti dell’autocoscienza: i sogni sono semiologicamente “segni significanti” dotati di “senso” e di “significato”.

A livello neurofisiologico sono richiamate in maniera determinante le attività dell’emisfero sinistro.

A livello psichico profondo sono evocati i sistemi psichici con valenza dinamica e dialettica in reazione a coordinate pulsionali di natura libidica.

A livello psico-cognitivo intercorrono i meccanismi del “processo secondario”.

– Il sogno implica i meccanismi e i processi psichici di difesa. I primi sono quelli primari o primitivi come il ritiro primitivo, il diniego, il controllo onnipotente, l’idealizzazione e la svalutazione primitive, la proiezione, l’introiezione, l’identificazione proiettiva, la scissione dell’Io, la scissione dell’imago; conseguono quelli secondari come la rimozione, la regressione, l’isolamento, l’intellettualizzazione, la razionalizzazione, la moralizzazione, la compartimentalizzazione, l’annullamento, il volgersi contro il sé, lo spostamento, la formazione reattiva, il capovolgimento, l’identificazione, l’acting out, la sessualizzazione, la sublimazione.

– Il significante e il significato onirici comportano l’equilibrio psichico, per cui la funzione difensiva è implicitamente evocata e attivata.

A livello neurofisiologico sono richiamate le attività dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro.

A livello psichico profondo è instruito il sistema delle difese nel suo aspetto arcaico ed evoluto, ma sempre nella funzione filogenetica dell’equilibrio.

A livello psico-cognitivo si evidenzia l’attività combinata e specifica del “processo primario” e del “processo secondario”.

– Il sogno struttura figure retoriche.

Tra il “contenuto manifesto” e il “contenuto latente”, il termine e il significato, è poeticamente inscritto un nesso reperibile nella gamma delle figure retoriche.

A livello neurofisiologico è richiamata l’attività dell’emisfero cerebrale destro.

A livello psichico profondo si rileva topicamente la presenza di materiale psichico preconscio o profondo funzionale all’elaborazione dei processi creativi.

A livello psico-cognitivo è istruita l’attività del “processo primario” e del “processo secondario”.

Le figure retoriche prevalentemente implicate sono la metafora, la metonimia, la sineddoche, l’antonomasia, l’iperbole e l’enfasi.

-Il sogno è collegato al “resto diurno”, a una causa scatenante, anche minima e non fatta oggetto di consapevolezza, avvenuta nella veglia più prossima. Il sogno è stimolato da esperienze e da vissuti del giorno precedente a cui si associa il materiale psichico in atto per essere rielaborato secondo il codice onirico.

-Il sogno possiede una sua purezza secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”. Nel primo caso è presente e funzionale l’Io narrante e nel secondo caso è presente e funzionale l’Io onirico. Nel mezzo si alternano il narrante e l’onirico.

                                      Salvatore Vallone Pieve di Soligo – Dicembre  2016

 

BIBLIOGRAFIA

Morris-Lineamenti di una teoria dei segni-Editrice Paravia-1954

Eco-Trattato di semiotica generale-Edizioni Bompiani-Milano-1975

Freud-Interpretazione dei sogni-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Freud-Tre saggi sulla sessualità infantile-Opera omnia-Boringhieri-TO-1978

Freud-Al di là del principio del piacere-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Freud-Metapsicologia-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Jung e altri-L’uomo e i suoi simboli-Edizioni Longanesi-1980

Cassirer-Filosofia delle forme simboliche-La Nuova Italia-Firenze-1966

Klein-Il nostro mondo adulto e altri saggi-Martinelli Editore-Firenze-1972

Lacan-Scritti-due volumi a cura di Contri-Editrice Einaudi-Torino-1974

Fornari-Simbolo e codice-Edizioni Feltrinelli-Milano-1976

Nancy Mc Williams-La diagnosi psicoanalitica-Editrice Astrolabio-Roma-1999

Popper-Eccles- L’Io e il suo cervello-Armando Armando- Roma-1981

 

NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE 

Salvatore Vallone è nato a Siracusa nel 1947.

Già ordinario di Scienze umane e Storia nei Licei, in atto è psicologo psicoterapeuta iscritto all’Ordine degli psicologi del Veneto.Gestisce il blog “dimensionesogno.com” e il blog “interpretazione del sogno” presso “psiconline.it”. Sempre con “psiconline.it” collabora con articoli su tematiche psicologiche, culturali e sociali.

Ha pubblicato “Lezioni di psicoanalisi” con Herbita editrice, “Quando il ciliegio fioriva” con edizioni Sapere, “La stanza rosa” e “Benetton dieci e lode” con edizioni Psicosoma, “Ma cosa sognano i bambini ?” e “Io e mia madre” con edizioni Psiconline. Su Tema, rivista di psicoanalisi clinica e forense, ha pubblicato “Il fantasma” e “Totem e tabù”, due approfondimenti specifici.

 

 

 

IO E UN ALTRO UOMO…( TADAN ! ! ! ) MIO PADRE

 

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa.E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.

Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.

Lì si definiscono i personaggi: una coppia etero per me sconosciuta, una mia amica con un altro ragazzo accanto (un amico mio che però non riesco a definire), io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.

Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.

Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Questo è il sogno di Gaia.

 DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

La “posizione edipica” si attesta nella triangolazione psicodinamica relazionale “padre, madre, figlio o figlia”, nella conflittualità iniziale e nell’identificazione successiva con il genitore dello stesso sesso, nell’attrazione libidica verso il genitore di sesso opposto. Queste tesi secondo un’accezione semplice e tradizionale. In effetti si tratta di un’evoluzione psichica prolungata e determinante per l’”organizzazione reattiva”, ex “carattere”, per la vita sessuale e affettiva, per l’autonomia psichica. La “posizione edipica” è una psicodinamica che inizia in maniera evidente dal terzo anno di vita. Se poi subentra anche il “sentimento della rivalità fraterna” per la presenza di un fratello o di una sorella, la ricchezza della virtuosa complicazione è assicurata. Bisogna precisare che, oggi come oggi, la teoria sull’identificazione psichica nel genitore dello steso sesso si è evoluta anche nell’identificazione nel genitore del sesso opposto in giustificazione dell’omosessualità e della scelta esistenziale consona. In sintesi la “posizione edipica” è determinante per l’identità psichica e per la libera espressione esistenziale della propria “organizzazione psichica reattiva”. Ancora proseguendo in questa introduzione, bisogna aggiungere che il sogno di Gaia pone la seguente domanda: è possibile che in una donna compiuta di trent’anni si presenti uno strascico consistente della “posizione edipica”? La risposta è affermativa. La “posizione edipica” non si supera mai del tutto, ma si conserva e si può realizzare in maniera traslata come ci suggerisce il sogno di Gaia.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Il sogno di Gaia è composto fondamentalmente dall’”Io” narrante e accomodante, per cui contiene la domestichezza di un prodotto psichico logicamente quasi perfetto, eccezion fatta per la presenza di qualche simbolo. Meno male!

 “Atmosfera di fine estate, località di mare; colore dominante il grigio, luce chiara e fioca, diffusa. E’ un posto in cui sono di passaggio, da viaggiatrice e lì ci sono tanti altri ragazzi nella mia condizione, tutti sotto i trent’anni.”

Gaia esordisce con la sua vena estetica di grande valore e mostra in pochi tratti un bel paesaggio costellato di colori soffusi e intimi, di gioventù e di edonismo: “tanti altri ragazzi nella mia condizione”. Gaia è “di passaggio”, in chiara consapevolezza della sua evoluzione psichica, e da “viaggiatrice” seconda un’ottima visione dell’esistenza e del vivere. Gaia rievoca, ricorda, esprime in questa contingenza spazio-temporale quello che ha dentro. Il “colore dominante il grigio” e “la luce chiara e fioca, diffusa”, la pacatezza emotiva che fa da cornice al sogno. Del resto, Gaia ricorda e sviluppa in sogno una “dimensione psichica” che conosce molto bene e su cui ha operato le giuste riflessioni: il vissuto erotico e affettivo nei riguardi del padre, un benefico “fantasma” elaborato nella prima infanzia e ancora in atto “mutatis mutandum”, cambiando le cose che devono essere cambiate. Non è un sogno agitato, è un sogno degno di una donna sotto i trent’anni e alla ricerca di un uomo con cui intrattenersi o accompagnarsi nel cammino della vita. Non è un sogno che traligna nell’incubo e nel risveglio immediato alla luce della coincidenza del “contenuto manifesto” con il “contenuto latente”, “io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!). La “censura onirica” non funziona perché il vissuto edipico è sotto controllo nella vita cosciente della veglia. Del resto, quello di Gaia è un sogno elaborato da quasi sveglia, una “fantasticheria” rilassante che nell’oscillare dell’intensità del sonno mostra anche i simboli giusti per la decodificazione del mondo psichico profondo.

“Esprimo il desiderio di fare un bagno e alcuni di loro mi conducono verso un posto che, a parer loro, avrei apprezzato tanto. La spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile! Non ci si poteva entrare e allora mi portano verso una caletta lì accanto e dove il mare sembrava più calmo.”

 Gaia procede in maniera narrativa secondo la metodologia estetica del miglior “neorealismo”. In questo caso bisogna stare attenti a non confondere i simboli con i concetti del racconto. Esempio: “fare un bagno” simbolicamente significa “catarsi” e purificazione dal senso di colpa, in questo caso è un semplice e logico fare un bagno in mare. Praticamente questo capoverso è un chiaro racconto che prepara l’avvento dei simboli e della psicodinamica edipica con i suoi annessi e connessi. Degna d’interesse è la modalità della funzione onirica di “drammatizzare” l’avvento del nucleo onirico: “la spiaggia se l’era mangiata il mare che era in tempesta: impraticabile!” Il termine inusuale “caletta” significa incavo o intaglio su metallo o legno. Nel nostro caso è usato metaforicamente come spiaggetta o piccola insenatura.

“Lì si definiscono i personaggi: una coppia…, una mia amica con un altro ragazzo…io e un altro uomo …mio padre, (tadàn!), che nel corso del sogno a volte prende le sembianze di un uomo che nella vita da sveglia è possibile che mi piaccia. Lui è più grande di me di età.”

Gaia scrive la breve ma succosa sceneggiatura del suo sogno, prepara i personaggi e annuncia lo psicodramma edipico. Si è già abbondantemente detto che il sogno di Gaia rievoca l’attrazione edipica nei confronti del padre. Quest’ultimo adesso è traslato nella figura di un altro uomo che “nella vita da sveglia è possibile che le piaccia” ma che “è più grande di lei per età”. Degna di nota è l’eleganza nell’ammettere il trasporto verso quest’uomo maturo o il blando senso di colpa. Gaia ha consapevolezza della sua “posizione edipica” per cui nel sogno non interviene la “censura”, come si diceva in precedenza. Gaia si tutela e trasla il padre nell’uomo che gli piace, un uomo più adulto di lei e che rievoca pari pari la figura paterna. Questa rievocazione spiega e definisce anche il cosiddetto “colpo di fulmine”, l’innamoramento folle o quasi folle che sorprende e colpisce tutti quelli che hanno avuto una madre o un padre degni del loro amore e di farsi pensare. L’uomo o la donna che ci fulminerà l’abbiamo ampiamente vissuta e immaginata da bambini attraverso le figure dei nostri genitori: “immaginazione creativa”.

 “Io e quest’uomo facciamo il bagno e ricordo nettamente la sua schiena.”

Non può mancare il risvolto erotico in un sogno che rispetta la sua natura edipica: “la sua schiena” condensa un feticcio intriso di virilità ed eccitazione per il complesso di maschilità. “Facciamo il bagno” contiene una simbolica intimità e seduzione, un preambolo erotico in una cornice estetica. Il “ricordo” è un rafforzamento nostalgico del senso e del sentimento.

“Gli altri rimangono su una pedana di legno. Poi la corrente comincia a portarmi via, ma rimango calma e così gli altri attorno a me. Poi comincio a sforzarmi per raggiungere lo scoglio e tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa. Poi, per il grande sforzo di tornare alla riva mi sveglio.”

Ecco il lavorio mentale e il trasporto erotico! “La corrente comincia a portarmi via, ma io rimango calma..” conferma che i fantasmi legati alla  “posizione edipica” sono sotto controllo. Trattasi di una trasgressione neanche tanto pericolosa, una cosa che Gaia può permettersi. Viene fuori un tratto narcisistico marcato: “gli altri attorno a me”,tutti mi incitano, sanno che ce l’avrei fatta e anch’io ne ero certa”. Gaia non perde la testa, Gaia sa ed è sicura di sé, ha coscienza e autocontrollo. Lo sforzo è grande, ma l’amor proprio e l’autostima hanno il sopravvento sulla corrente maligna. Il sogno è finito secondo le linee di una sana riflessione e di un’altrettanta sana disposizione al gusto della vita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gaia evidenzia in maniera discorsiva la “posizione edipica” e nello specifico l’attrazione psicofisica nei confronti del padre. Gaia esibisce una buona autoconsapevolezza e conferma che la “posizione edipica” si controlla ma non si supera mai perché è incastonata come un diamante nella “formazione reattiva”, il cosiddetto carattere e perché a livello psichico vale la legge di Lavoisier, la legge della conservazione della massa secondo la quale in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Correva il secolo diciottesimo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Gaia domina la “posizione edipica” in associazione a un trionfo della funzione razionale dell’”Io”. Una pulsione dell’”Es” è presente nel fare il bagno e nella schiena. L’autocontrollo è opera dell’”Io”, dell’istanza censoria del “Super-Io” neanche l’ombra.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

La “razionalizzazione” è dominante nel versante di “presa di coscienza” della variegata relazione con il padre e di autocontrollo. Non si presentano all’appello la “sublimazione” e la “regressione”. La funzione onirica si svolge secondo i meccanismi della “condensazione”, dello “spostamento”, della “drammatizzazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Gaia esalta un tratto “fallico-narcisistico” nel potere seduttivo ed erotico. Un tratto di “libido genitale”, disposizione sessuale matura, è presente nell’autogestione e nell’autocontrollo.

FIGURE RETORICHE

“Tadan !”: chiara enfasi! La “schiena” include la “sineddoche” e la “metonimia”. La “caletta” è un’evidente metafora.

DIAGNOSI

Il sogno di Gaia esibisce l’attrazione psicofisica nei riguardi del padre e la consapevolezza della “posizione edipica”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gaia di procedere in questa sua modalità di conciliare emozione e ragione, pulsione e coscienza. Importante non eccedere sulla scia di una pulsione fallico-narcisistica: “m’incitano”, “anch’io ne ero certa”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’esaltazione del “narcisismo”, in un eccesso di sicurezza e nell’onnipotenza seduttiva con la conseguente caduta del sistema delle relazioni.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

  In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gaia è “1” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 La causa scatenante del sogno di Gaia si può attestare in un ricordo, in un incontro, in una libera associazione, in una visita.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

L’uomo della nostra vita o la donna della nostra vita esistono? Certamente sì!

Quello o quella che cercavamo da tempo e finalmente ritroviamo in un bar di periferia o alla fermata della metropolitana esistono? Ancora sì! Nessuna romanticheria! In effetti si tratta della nostra facoltà immaginativa, della nostra “fantasia” che da svegli allucina le figure del padre e della madre ed elabora la donna o l’uomo del nostro futuro affettivo. Ma non necessariamente queste figure devono coincidere con il padre o con la madre nella loro realtà, perché possono essere all’opposto. Trattasi sempre di condizionamento psichico da rifiuto e da conflitto irrisolto. Perché proprio quell’uomo o quella donna? La domanda è ricorrente. Perché dovevo innamorarmi proprio di un tipo come te? Anche questa è una domanda ricorrente nel bene e nel male, oltre che nelle amate canzoni di musica leggera. La risposta è la stessa: prima di conoscerti, ti avevo immaginato tramite le figure e i fantasmi dei miei genitori. Cautela e buona fortuna a tutti quelli che la cercano!