I QUATTRO “NON RIESCE” DI MIRIAM

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“Miriam si trova all’estero per una riunione insieme a molti conoscenti e non riesce, poi, a trovare la strada per tornare in Italia.

L’ora è tarda e il cielo è buio, come spesso succede nei suoi sogni.

Miriam non riesce a impostare il navigatore. Se vede un cartello che indica la strada per l’Italia, non riesce a girare se non prima di aver fatto un lungo percorso.

L’auto è difficile da guidare e non ha il freno funzionante, tanto che si trova, uscendo dal parcheggio, in difficoltà a governare l’auto che scende pericolosamente in retromarcia in una strada in discesa.

In auto c’è anche un’amica, anzi due, pur se impossibile considerato che la sua auto ha soltanto due posti.

Il pericolo di uno scontro o di fracassarsi da qualche parte è sempre presente.

L’impossibilità d’impostare il navigatore è simile ad altri sogni, in cui non riesce mai a comporre il numero di telefono per chiamare delle persone care.”

Il sogno di Miriam induce a riflettere sul modo in cui s’inseriscono le scoperte  tecnologiche nei nostri sogni. La scienza e i suoi progressi non sconvolgono l’apparato psichico e la funzione simbolica. Si evolvano pure lo spazio e il tempo, si evolvano anche insieme alla tanto ricercata dimensione dello “spaziotempo”, ma la “fantasia” è sempre la stessa e allucina ugualmente i sogni del “pitecantropo” e dell’”homo sapiens”. E poi le scoperte scientifiche sono immaginate prima di essere realizzate. Icaro aveva sognato di volare e voleva volare anche con le ali di cera. Archimede aveva sognato sotto il sole cocente di Siracusa le sue idee in riguardo alla massa, allo specchio e alla leva. La parabola significa che i sogni contengono anche intuizioni scientifiche legate alla ricerca specifica di ogni uomo. Di per se stessi io li colloco in un “eterno presente psichico” fatto anche di spazio e di tempo, di storia e di cultura. In un sogno precedente si è decodificato il “telefonino” di Silvia, altrettanto si farà per il “navigatore” di Miriam.

Il sogno colpisce al primo approccio per quattro “non riesce” che andrò progressivamente sviluppando con dovizie di particolari: “non riesce poi a trovare la strada”, “non riesce a impostare il navigatore”, “non riesce a girare”, “non riesce mai a comporre il numero di telefono”. Nella cornice del “non riesce” s’inserisce, senza sfigurare, “l’auto è difficile da guidare e non ha il freno funzionante”.

Si dia il via alle danze oniriche!

“Miriam si trova all’estero per una riunione insieme a molti conoscenti e non riesce, poi, a trovare la strada per tornare in Italia.”

Miriam socializza molto bene all’estero sia con gli altri e sia con quella parte di sé che esterna e offre al gusto sociale: l’”estero” condensa anche il riconoscimento dell’altro e della sua diversità globale. Miriam è suggestionata dalla curiosità di sapere di sé e dell’altro, del nuovo e dell’eccentrico, del forestiero e dello straniero. Miriam esibisce una buona apertura sociale e una proficua duttilità psichica. Miriam non è, di certo, ottusa e misantropa. A furia di viaggiare e di esibirsi in terra straniera corre, pur tuttavia, il rischio di restare straniera in casa sua. A furia di conoscere l’altro corre il rischio di perdere di vista la sua parte interiore. E’ fuor di dubbio che la “coscienza di sé” passa attraverso il riconoscimento dell’altro, è fuor di dubbio che la “coscienza di sé” è osmotica nella sua dimensione interiore ed esteriore, ma perché, cara Miriam, ti trovi bene nel tuo “estero” con gli altri e con tutti i diversi e poi “non riesci a trovare la strada per tornare in Italia”? Perché questa difficoltà a rientrare in te stessa con la confidenza con cui ti affidi agli altri? Miriam si orienta bene nella sua vita sociale, ma non si orienta altrettanto bene nella sua vita interiore. Il suo “Io” presenta un “deficit” di consapevolezza in questo settore: Miriam ha paura di conoscersi dentro. La “strada” rappresenta simbolicamente il procedimento da seguire e la modalità a cui ottemperare per convergere su se stessa. Miriam si difende con la sua ideologia sociale ed è sbilanciata su questo versante a scapito di quello interiore. Il suo “psicosoma” accusa una contrastata armonia delle parti, la sua struttura caratteriale presenta uno squilibrio tra “l’esterno-estero” e “l’interno-Italia”. Miriam ha trovato se stessa più fuori di sé che dentro di sé. Tecnicamente si tratta di uno scompenso tra le istanze dell’”Io”, dell’”Es” e del “Super-Io”. L’’”Io” è andato in sofferenza nel tenere sotto controllo le pulsioni dell’”Es” e i limiti del “Super-Io”.

“L’ora è tarda e il cielo è buio, come spesso succede nei suoi sogni.”

Eppure Miriam ama lo stato crepuscolare della coscienza e la caduta della vigilanza dell’”Io”, ama la suggestione e il sogno, predilige la fantasia e la follia del desiderio. Questa è la propensione di Miriam, ma è riuscita a metterla in atto fuori di sé o l’ha soltanto concepita dentro. Si profila il conflitto tra la parte di Miriam che desidera e la parte di Miriam che realizza, la parte che vuole e la parte che esegue, la parte “estero” e la parte “Italia”, la parte sociale e la parte personale. Questa interpretazione trova ulteriore conferma nel prosieguo del sogno.

“Miriam non riesce a impostare il navigatore. Se vede un cartello che indica la strada per l’Italia, non riesce a girare, se non prima di aver fatto un lungo percorso.”

Il “navigatore”? Carneade, chi era costui? Così avrebbe ruminato don Abbondio nei “Promessi sposi”. Rumino anch’io di fronte al “navigatore” nel sogno di Miriam. Il “navigatore” è un surrogato dell’”Io” e delle sue funzioni, in particolare la vigilanza, la deliberazione e la decisione. Miriam abdica alle sue funzioni razionali, al suo “Io” e accusa difficoltà nell’autoconsapevolezza. Il “cartello” indica la strada per l’Italia e Miriam dopo lunghi ragionamenti affronta il problema. Non è del tutto padrona a casa sua, ha una soglia alta di suggestionabilità, si lascia condizionare nel pensiero e nel materiale. “Non riesce a girare”, non riesce a fare delle scelte concrete e personali, fatica a realizzare idee pensate e agite da lei. A questo punto del sogno si profila la dimensione sessuale del lasciarsi andare e dell’affidamento a se stessa.

“L’auto è difficile da guidare e non ha il freno funzionante, tanto che si trova, uscendo dal parcheggio, in difficoltà a governare l’auto che scende pericolosamente in retromarcia in una strada in discesa.”

L’auto rappresenta il sistema neurovegetativo nella sua valenza sessuale. La difficoltà di guida è dovuta a un blocco razionale o a una inibizione morale. In  effetti, la sessualità di Miriam funziona se il freno non funziona: il freno non serve. Ma il “Super-Io” interviene censurando la “libido” e non consentendo a Miriam di lasciarsi andare e l’”Io” provvede a sublimarla e a investirla in un ambito sociale. Uscire dal parcheggio significa mettersi in moto sessualmente dopo i preamboli erotici. Miriam incontra “difficoltà a governare” la sua “libido” perché sente come pericolo il lasciarsi andare “in retromarcia in una strada oltretutto in discesa”. Miriam è sessualmente bloccata dalla sua assoluta normalità. Il “Super-Io” ha immesso fattori culturali che hanno portato a trascurare i sacrosanti diritti del corpo a favore dello spirito o del sociale: ideologia politica o religiosa. Si può constatare che la cosiddetta “normalità” può essere vissuta come disturbo o addirittura come malattia per paura o per educazione, per difesa o per morale, tecnicamente per la “parte negativa” di un fantasma che induce un’inibizione sessuale. Ripeto: Miriam vive male la sua giusta sessualità. Ma ancora il sogno non è finito.

 

“In auto c’è anche un’amica, anzi due, pur se impossibile considerato che la sua auto ha soltanto due posti.”

Miriam si è identificata sessualmente al femminile nella madre, liquidando a suo tempo la “posizione edipica”. Si porta in macchina due amiche, due figure importanti che hanno contribuito alla sua femminilità rafforzando quella dimensione erotica di cui successivamente ha avuto paura proprio per un eccesso di carica: due donne in una macchina che ne contiene una.

“Il pericolo di uno scontro o di fracassarsi da qualche parte è sempre presente.”

Questa è ancora la normalità sessuale di Miriam, correggendo il “fracassarsi” con un benefico “abbandonarsi”. Ma il lasciarsi andare s’imbatte nella paura di farsi male. Miriam ha difficoltà di affidarsi al moto del suo corpo e diffida del suo corpo, vive il piacere addiveniente dell’orgasmo come una perdita di sensi. Il disporsi all’orgasmo è confuso con uno svenimento e blocca il piacere di realizzare la “libido genitale”.

“L’impossibilità d’impostare il navigatore è simile ad altri sogni, in cui non riesce mai a comporre il numero di telefono per chiamare delle persone care.”

Il navigatore, come dicevo in precedenza, condensa le funzioni dell’”Io” e ritornano le difficoltà di deliberare e di decidere. Ma come mai si presentano difficoltà relazionali, “comporre il numero di telefono”, visto che queste doti non mancavano a Miriam? Il sogno elabora e offre la prognosi. Miriam stessa si dice che il suo “estero” è stato eccessivo rispetto alla sua “Italia” e che il suo “Io” deve essere adeguatamente rivisitato e rivalutato.

Questi sono i quattro “non riesce” di Miriam.

Il rischio psicopatologico si attesta nelle difficoltà a vivere la sessualità come un processo naturale con le conseguenti inibizioni psiconevrotiche.

Riflessioni metodologiche: siamo il nostro corpo o la nostra mente? Siamo il frutto di una scissione ontologica o culturale? Ma è poi tanto necessario scindersi? Perché non ci si può pensare come entità mente-corpo, psiche-soma? La “scissione” è una modalità psichica primaria e ci serve nei primi mesi di vita per difenderci dall’angoscia di morte che è legata, a sua volta, all’istinto di vita. Ma poi cresciamo e ci evolviamo. A voi l’ardua sentenza!