L’ORIGINE DELLA VITA E LA COLPA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.

Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.

Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.

Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Odette induce una giusta riflessione sulla “ipocondria” e sul “senso di colpa”. Partiamo da quest’ultimo.

Si definisce “senso di colpa” la responsabilità supposta e immaginata, mentre si chiama “colpa” quella reale ed effettiva. Il “senso di colpa” è un “fantasma” che produce angoscia perché è indeterminato e ha inizialmente una realtà psichica. Di poi, l’angoscia può degenerare nelle fobie e nelle crisi di panico  manifestandosi nella pratica quotidiana con la sua carica neurovegetativa: compiacenza somatica e isterofobia o conversione isterica.

La “colpa” produce dolore perché conosce bene il suo oggetto, ammette un diretto coinvolgimento perché è una colpa reale. Bisogna aggiungere che nel tempo la “colpa” si evolve in “sensibilità alla colpa”, il “fantasma” ossia la psico-percezione e l’emozione in riguardo al materiale psichico che si vive come “colpa”.

L’ipocondria è una psiconevrosi, una dinamica conflittuale che investe malignamente il corpo e lo stato di salute e si manifesta come fobia, una acuta paura ingiustificata e assurda delle malattie, al di là delle malattie vere e reali di cui il corpo può essere affetto.

Il sogno di Odette chiama in causa direttamente la parte esterna del suo apparato genitale e lo fa in maniera cruenta e in espiazione di un senso di colpa o di una colpa.

Odette è ipocondriaca o è colpevole?

Il corpo, gli apparati e le funzioni collegate hanno un ruolo privilegiato nei nostri sogni dal momento che rappresentano in concreto la nostra vitalità e la nostra “libido”, in astratto la nostra vita.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Odette sogna di vedere in primo piano le grandi e le piccole labbra del suo organo sessuale.”

 

Odette evidenzia in sogno, senza pudore e senza mezzi termini, l’organo della discordia o del conflitto, il suo apparato genitale esterno. Il “primo piano” attesta simbolicamente l’importanza del problema, dal momento che si tratta di un’accentuazione enfatica del conflitto psichico. “Le grandi e le piccole labbra” sono simbolicamente strumenti del piacere e organi della sensibilità erotica, rientrano nell’estetica voyeuristica della nudità e nella funzionalità del piacere. Condensano, inoltre, le naturali difese psicofisiche alla deflorazione e alla penetrazione.    

 

“Come in una visita ginecologica e grazie a un divaricatore, vede un insetto grande e rosso con le ali che esce e sta per scappare.”

 

L’organo sessuale di Odette è colpevolizzato dal momento che viene interessato dalla freddezza di una possibile malattia ginecologica e dal “divaricatore” che non è simbolo erotico del membro maschile, ma è un attrezzo di tormento, uno strumento di dolore, un oggetto di tortura. La vagina di Odette è affetta da senso di colpa e non da sensibilità erotica, tant’è vero che lascia venir fuori “un insetto”, classico simbolo dello spermatozoo, “grande e rosso con le ali”, l’oggetto atto alla fecondazione, ma una fecondazione mancata e opposta rispetto al movimento giusto: uno spermatozoo che “sta per uscire e “per scappare”. Odette non vuole una gravidanza e aggredisce lo spermatozoo cacciandolo fuori dalla sua vagina. Il colore rosso attesta del sangue e dell’infezione.

 

“Lei lo infila dentro e al suo posto vengono fuori delle escrescenze di carne rossa e infetta di pus.”

 

Ma ecco il conflitto!

Odette è contrastata nella maternità, vuole non essere fecondata ma lo rimette dentro intendendo di voler occultare la colpa. Odette non vuole essere disoccultata e il rimetterlo dentro è più un occultare, un nascondere quello ha vissuto male: un forte senso di colpa legato al coito e all’emissione dello sperma. Ecco che la colpevolizzazione si esalta nella malattia del seme e dell’organo, il “pus”, la degenerazione del seme, mentre le “escrescenze di carne rossa” rappresentano un aborto. Odette non voleva, ma è rimasta impigliata. Oppure Odette ha voluto trasgredire con il rischio conseguente di gravidanza e di disoccultamento.

 

“Odette tenta di richiudere il tutto.”

 

La manovra difensiva di Odette di “rimuovere” il suo trauma o la sua colpa o la sua paura è manifesta. Il “richiudere il tutto” è un non prendere atto del trauma, un non volerlo razionalizzare, per cui si tratta di “fobia”, di “ipocondria” in una zona del corpo facile alla colpa per l’educazione sessuofobica o per la facilità di manipolazione fisica e culturale.

Si tratta di roba sanguigna, quindi abbiamo “ipocondria” e organo colpevolizzato.

A questo punto a Odette non resta altro che sperare che la difesa della “rimozione” funzioni sempre e che non ci sia il “ritorno del rimosso” con la sofferenza legata al senso di colpa.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Odette sviluppa una forma di “ipocondria” nell’organo debole facilmente colpevolizzato, l’apparato genitale e filogenetico, l’organo erotico, l’organo della gravidanza. In ogni caso il sogno di Odette tratta del corpo e di un vissuto isterofobico.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza psichica richiamata in esercizio è l’”Io” che pone la “rimozione” difensiva del trauma o del fatto occorso.  E’ presente l’”Es” nella paura di vivere la malattia e la colpa. La “posizione psichica” richiamata è quella “anale”, quella della donna adulta che capisce il male e si fa male lo stesso con compiacenza e godimento eccitativo: la “libido sadomasochistica”. Il “Super-Io” compare nel sottobosco del sogno sotto forma d’infrazione alla norma etica e morale, di poi nella visita ginecologica atta a disoccultare la colpa. Il conflitto psichico di Odette si snoda in maniera virulenta tra “Es” e “Super-Io” ed è ben gestito dall’”Io”.

 

MECCANISMI E PROCESSI DI DIFESA

 

Il meccanismo psichico di difesa principe è la “rimozione” che compare e poi fallisce perché subentra la paura della malattia o il trauma dell’aborto. Non sono presenti i processi di difesa dall’angoscia della “regressione” e tanto meno della “sublimazione”. Il sogno di Odette ha una concretezza fisiologica impressionante.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” presente è quella “anale” nella sua valenza “fobico-ossessiva”: colpa ed espiazione isterica.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” o rapporto di somiglianza in “insetto”, la “metonimia” o rapporto concettuale-nesso logico in “pus” ed “escrescenze”, la “enfasi” o esagerazione rappresentativa in “escrescenze”, “pus”, “divaricatore”, “primo piano”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Odette evidenzia un trauma da aborto o la fobia da organo colpevolizzato, l’ipocondria.

 

PROGNOSI

 

Odette deve vivere meglio la sua funzione erotica e sessuale e il suo organo sessuale per godere al meglio del suo corpo e della sua “libido genitale” che è da potenziare rispetto alla “libido anale”. Bisogna ridurre la compiacenza d’organo, la disposizione dell’organo debole a lasciarsi investire dalle cariche nervose isteriche. Si definisce “organo debole” la parte del corpo vissuta male o traumatizzata: “fantasmica” o “fantasmatizzata”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella strutturazione di una “psiconevrosi ipocondriaca” con la conseguente caduta della qualità della vita e della funzionalità sessuale che può raggiungere l’anorgasmia.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Odette è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Odette, può attestarsi in un pensiero ricorrente di stampo ipocondriaco o in un rapporto sessuale prima del sonno.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità onirica del sogno di Odette è “cenestetica” per la repellenza che provoca a una prima lettura.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

La “ipocondria” comporta un cattivo rapporto con il corpo, con i suoi apparati organici e con le funzioni collegate e deputate al benessere psicofisico: teoria freudiana della “compiacenza somatica” o dell’organo debole.

La responsabilità primaria si attesta nella sensibilità della persona che colpevolizza l’organo anche sulla scia dell’educazione subita e della cultura assimilata. E’ facile che nell’Occidente colpisca gli apparati sessuali per il fatto che la sessuofobia è legata a fattori religiosi e alla mancata o bigotta educazione sessuale dei giovani da parte dei genitori e degli adulti, per cui vige la regola del “tutto si impara da sé e in compagnia dei propri simili” e “tutto si fa di contrabbando con errori e colpe”.

L’ODISSEA SESSUALE DI SABINO

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

E’ un sogno chilometrico, elaborato dall’Io onirico in concorso con l’Io narrante, a riprova che si può sognare in dormiveglia e si può accomodare il prodotto con valide capacità narrative e linguistiche. Le abilità sono sempre parti di noi. Il sogno di Sabino condensa parti simboliche in un contesto logico discorsivo. Per questo motivo si può definire “Odissea” in omaggio a Omero, ma si può anche definire “Ulisse” in omaggio a Joyce per la parte simbolica e paradossale che contiene e per la maniera di renderla narrativamente in lingua italiana. Sabino non va per libere associazioni come lo scrittore irlandese, ma offre uno spaccato estetico e popolare del suo mondo interiore e delle simbologie che lo popolano. Dell’Ulisse omerico il sogno di Sabino evidenzia il lungo peregrinare, dell’Ulisse di Joyce mette in risalto i “significanti” profondi delle sue trame simboliche. Il tutto in un contesto  comprensibilissimo e accessibile, a conferma che un sogno non è mai un semplice prodotto psichico, ma è anche espressione della nostra formazione  intellettuale e della nostra sensibilità estetica.

Per un “viaggio omerico nell’anima” è necessaria una decodificazione chiara, sintetica e tratteggiata passo per passo: virgolettata la trama del sogno, normalmente deposta l’analisi.

TRAMA DEL SOGNO E PSICODINAMICA

“Mi trovo nella parte vecchia della mia città, una piccola isola pregna di miti antichi e di memorie lontane.”

Sabino usa il meccanismo psichico di difesa della “regressione” e s’imbatte nella sua adolescenza, un periodo della vita ricco di vissuti, di fantasie e di fantasmi. Non è, di certo, un proletario psichico, dal momento che ha di sé una buona autostima fatta logisticamente di miti e di memorie: un “pregno” tratto narcisistico.

“Mi dirigo lungo una salita di pietre grezze verso una vecchia bottega del pesce che sembra rimasta in vita dai primi anni del Novecento. Ci vado per sapere se posso lavorare per il padrone, un uomo anziano ed energico che mi accoglie senza troppe formalità. Non mi è chiaro se si ricorda di me, che ho fatto un turno di prova e aspetto una risposta per l’impiego.”

Il “pesce” è un simbolo fallico e condensa la “libido genitale”. Il “padrone” della bottega del pesce rappresenta la figura paterna. Sabino riconosce l’autorità paterna e rievoca i tratti caratteristici del suo vissuto: “un uomo anziano ed energico”. Sabino non si è sentito adeguatamente amato dal padre, ma ne ha riconosciuto la presenza e il potere: “non mi è chiaro se si ricorda di me”.

“Il suo saluto, scandito in vibrante dialetto siciliano, andrebbe bene, del resto, tanto per un cliente quanto per un impiegato e lui è troppo impegnato a sfilettare una grande sogliola e a parlare con la gente per chiedergli spiegazioni.”

Sabino vive il padre in maniera anaffettiva, ma lo caratterizza in maniera precisa. La “rivalità fraterna” si manifesta nell’essere uno dei tanti. La perizia “a sfilettare una grande sogliola” traduce le capacità amatorie attribuite al padre insieme all’abilità dialettica e relazionale.

“Decido, allora, di fare da me, mettermi il grembiule e come sapendo esattamente cosa fare inforco una bicicletta e inizio a pedalare. “Devo andare a prendere del pesce” penso, non ho il minimo dubbio che questo sia il mio dovere.”

Sabino ha notevoli capacità di adattamento e, di autonomia e di perspicacia. “Inforcare la bicicletta” introduce la tematica dominante del sogno: l’erotismo e la sessualità. “Iniziare a pedalare” equivale a un far da sé, sempre in riguardo alla sfera sessuale. Sabino è autodidatta e percepisce il suo essere maschio come la naturale conseguenza della sua formazione, il suo “dovere”. Perché non lo concepisce come il suo piacere? Perché introduce un attributo del suo “Super-Io”. Sabino è autodidatta e in principio ha percepito la sua identità sessuale nel padre, di poi l’ha assimilata e naturalmente introiettata e ha portato così a compimento anche la formazione dell’istanza psichica “Super-Io”.

“Pedalo e pedalo, quando mi sembra di esser finito in tutt’altra parte della città. Dalla mia bici, però, pende già un paniere con un pesce magnifico.”

Sabino ha fatto le sue esperienze sessuali e ha vissuto i suoi travagli nel cammino dell’identificazione al maschile e nell’esercizio della vitalità sessuale. Di una cosa è sicuro dopo tanto girovagare tra timidezza e arroganza, tra tentativi ed errori. E’ orgogliosamente maschio ed è soddisfatto del suo organo sessuale. Sabino recupera e manifesta nella totalità le pulsioni e le immagini della “posizione fallico-narcisistica”.

“Vedo anche una donna dietro un banco con tra le mani un gigantesco e maestoso pesce blu, con la solennità con cui si potrebbe reggere la portantina di un sultano.”

Ecco l’oggetto del desiderio di Sabino: la donna sensuale e disinibita. Ritorna la “libido fallico-narcisistica” nell’immagine dell’esotico, gigantesco e “maestoso fallo”, il giusto accessorio del suo esercizio sessuale con una donna aperta al culto greco del dio Priapo. Non poteva avere genitori migliori questo dio barbuto non eccelso nella bellezza ma deforme nel membro: Dioniso e Afrodite. Il primo condensa la sensualità erotica e il piacere sessuale attraverso la variazione dello stato di coscienza, la seconda rappresenta il potere fallico femminile della trasgressione erotica e sessuale, il potere seduttivo della femminilità. La “portantina” e il “sultano” sono simboli dell’autorità autorevole e quasi sacra a cui l’universo femminile con devozione e rispetto si dispone. Questo è il desiderio maschile di avere una donna alle proprie dipendenze come una mamma buona che accudisce, insegna, riconosce e onora: il mito del maschio e del figlio maschio.      

“E’, dunque, il momento di tornare, mi dico, ma si è fatto buio e comincio a pensare di non ricordare affatto d’aver ricevuto l’ordine di compiere quella spedizione in bicicletta. Continuo a pedalare quando arrivo sul balcone di una casa. Qui una bella ragazza dai modi piuttosto grezzi gioca con un cane. Mi dice che per scendere con la bicicletta devo salire su una pedana che sarà calata fino a terra, sempre che suo nonno sia d’accordo.

La trasgressione si profila insieme a un leggero senso di colpa per non avere evaso gli ordini e le volontà del padre. Il “buio” condensa il crepuscolo della ragione e la paura della punizione. La caduta della lucidità mentale è legata alla mancata autorizzazione del padre a vivere la sessualità. Ma, per fortuna, Sabino continua a far sesso in barba al padre e alle autorità culturali similari dannosamente costituite. Si profila la figura di una donna, un tipo di donna gradita al nostro eroe omerico che sta attraversando con la sua barca il mare che sta “in mezzo alle terre” del padre e della madre, il Mediterraneo psichico. Questa donna è bella e grezza e ama giocare con i cani. La simbologia dice che questa donna privilegiata ha poche difese razionali e, altrettanto poche, remore morali, una donna “tutta natura” e “poca cultura”, una femmina senza sovrastrutture e resistenze. Il “cane” è un tramite logico, un nesso significativo che serve per introdurre la didattica erotica e sessuale di questa donna nei confronti di Sabino. Ma cosa insegna questa donna al nostro protagonista?  Per vivere al meglio e al massimo la propria sessualità, bisogna abbandonarsi alla sacra “materia” di cui siamo impastati e costituiti, di cui dobbiamo essere orgogliosamente sacerdoti e custodi. Il processo simbolico della “materializzazione” della sessualità si vede chiaramente nel movimento dall’alto verso il basso. L’incarnazione da parte di Sabino della sua sessualità si oppone al processo di difesa della “sublimazione della libido” in nobile funzione altruistica e sociale. Sabino non è di questa aristocratica razza. Ultimo particolare non indifferente è quello di non essere in ostilità con il padre e di riconoscere la sacralità di questa figura. Con questa modalità psichica e relazionale si cresce e si gode della propria autonomia psicofisica. Questi insegnamenti Sabino attribuisce alla donna bella e grezza, quella che lo rende edotto a non “sublimare la libido”, ma a goderla tutta e al massimo della sua natura. Il tutto consegue al riconoscimento del padre.

“Salgo sulla pedana e vedo che da sotto un signore mi osserva. “Va bene”, dice, la pedana scivola dolcemente verso il basso e io riprendo la strada.”

Come volevasi dimostrare! L’autorizzazione del padre è arrivata e l’esercizio della sessualità è a disposizione di Sabino. La “materializzazione” è dolce e naturale, la “libido” è tutta da vivere in piena libertà, senza inibizioni e senza dogmi.

“D’improvviso però mi trovo in un corridoio sul cui lato sinistro si aprono molti camerini, simili a quelli di un negozio. La via è affollata da donne che provano vestiti e parlano animatamente.”

Sabino ha scelto le donne come oggetto dei suoi investimenti di “libido genitale”. Ecco che si profilano le varie tipologie di donna. Sabino è sofisticato e non si accontenta di una femmina qualunque e generica, di una donna senza qualità. Tante donne “vestite” con tratti psicofisici diversi, con modi di essere e di manifestarsi individuali, con posture seduttive e atteggiamenti atti alle diverse relazioni. Il “parlare animato” condensa l’isteria della parola, il dono della comunicazione emotiva, erotica e sentimentale.

“Cerco di farmi strada quando una bellissima ragazza dai lunghi capelli lisci e dorati, dalla pelle bianchissima mi prende la mano e inizia a guidarmi, come se mi conoscesse, dicendo che mi riporterà al negozio del pesce. D’un tratto mi dice di aspettarla ed entra in uno dei camerini.

Ecco la donna ideale di Sabino, un ideale molto concreto, il modello estetico di un narcisista: bellissima, lunghi capelli lisci e dorati, pelle bianchissima. Ricorda una laica e popolare madonna rinascimentale nel pennello di Raffaello, una donna che guida, che sa di sé e soprattutto una “magistra” sessuale, una figura che insegna a esaltare la virilità. Il desiderio di Sabino bambino era proprio quello che fosse la madre a insegnargli concretamente i diritti e l’esercizio del corpo negli aspetti più intimi ed erotici. Si profila, infatti, la figura materna a completamento della “posizione edipica”. La ragazza scompare nell’intimità dei camerini per atteggiarsi femminilmente al meglio possibile dopo che Sabino ha rivisitato i suoi vissuti in riguardo alla figura materna.

“Mentre aspetto, vedo una mia ex professoressa universitaria che mi saluta. Non ha tempo né modo di fermarsi ma mi chiede di me e di mia sorella. È molto gentile, i suoi lineamenti sono più dolci del solito e ha lunghi capelli rossi e ricci. Rispondo che stiamo bene e le stringo la mano per salutarla. La folla calca, ma la nostra stretta si prolunga per un attimo in più del normale e prima di lasciare la presa le accarezzo il palmo con le dita. Penso che c’era un che di seduttivo in quel mio tocco. Resto un istante a fantasticare…”

Ci vuole ancora un “come volevasi dimostrare”. Sabino opera una difensiva “traslazione” della madre nella “ex professoressa universitaria”. Non a caso chiede di sua sorella. E’ sua madre. Il vissuto di Sabino è suadente e contrassegnato dalla liquidazione del fantasma collegato. Della madre resta la parte reale e l’immagine concreta. Il congedo lascia la leggera “regressione” al tempo in cui Sabino aveva naturalmente desiderato il corpo della madre. La carezza del “palmo” della mano “con le dita” è un segnale di complicità erotica e sessuale: un desiderio e una ricerca d’intesa. Sabino ripensa alle sue fantasie sessuali in riguardo alla madre durante la sua infanzia. La “posizione edipica” è stata riattraversata nella sua completezza: dopo il padre è arrivata la madre e adesso Sabino può vivere la sua sessualità libero dalle zavorre e dalle pastoie edipiche. I “lunghi capelli rossi e ricci” attestano di un tratto caratteristico opposto all’ideale femminile in precedenza dipinto. Di certo non si tratta di una madonna rinascimentale, ma di una donna popolana di scuola “espressionistica”.

“…quando vedo che la mia bella accompagnatrice è seduta dentro il camerino, completamente nuda e mi sorride. “Quanto sei bella” le dico e lei mi sorride. In un istante lei è di nuovo vestita e ci rimettiamo a camminare, tenendoci per mano e baciandoci.”

Ed ecco che la donna sconosciuta e scomparsa si presenta secondo i desideri seduttivi di Sabino: nuda e sorridente, ma non volgare. La meraviglia e la magia si condensano nel “completamente nuda”. Logicamente sin dai tempi di Aristotele “o è nuda o non è nuda”. Il sorriso si associa all’estetica, l’arte è del bello: rimembranza filosofica di un Kant romantico. Il “sorriso” è simbolo della disposizione erotica e sessuale: traslazione delle labbra. Ma la seduzione continua come nel migliore dei fotoromanzi degli anni ’60 o delle “telenovelas” degli anni ’80. La “genitalità” può attendere. Intanto addottriniamoci sulle arti erotiche del Kamasutra. Sabino è in cammino verso il trionfo finale dei sensi. Sabino costruisce e rammenda il suo sogno in maniera ineccepibilmente progressiva. Il “camminare” è simbolo dell’esercizio della vita, la mano nella mano in “tenendoci per mano” è simbolo di solidarietà e condivisione, ma soprattutto del desiderio di coito. Il “baciarsi” è simbolo dell’oralità erotica e affettiva, dell’empatia e della simpatia.

“Arriviamo alla bottega, ma nessuno è dentro a lavorare: è sera e il padrone con la famiglia è a cena sulla veranda. La ragazza bionda mi dice che è suo zio e che dobbiamo unirci alla tavolata. La cosa non mi imbarazza e del resto, tutti sembrano troppo presi dalla situazione per badare a noi. Uno di quei momenti in cui il mondo è distratto e si è del tutto liberi. Ci sediamo, continuando a scambiarci tenerezze.”

Il calore affettivo e familiare, la condivisione del tetto e del cibo, il crepuscolo della coscienza e il contatto con la natura e con il prossimo, la disposizione al sociale sono i temi dominanti in questo spezzone del sogno di Sabino. Notevole è l’appellativo del padre come il “padrone”, il riconoscimento dell’autorità a testimonianza che i figli hanno bisogno di autorità e di autorevolezza e a volte di morbido “dispotismo illuminato”. Sabino è introdotto ai valori della famiglia e alla condivisione degli affetti dalla sua “maieutica” donna. Più si stacca dalle dipendenze della famiglia, meglio valuta e più apprezza l’economia psichica della famiglia. Trattasi di valori molto importanti per la formazione psichica di ogni persona: un insieme in cui ognuno liberamente gode del suo e del suo ruolo. “Il mondo è distratto” per cui si può evadere. La libertà è a portata di mano insieme con la trasgressione. Continua, imperterrito come una naturale coazione, l’appagamento dei bisogni erotici e affettivi di Sabino.

“Io rifletto sul fatto che ho già una ragazza, ma sono felice e mi dico che sto bene dove sono. Ho anche un altro dubbio e questo lo condivido con la mia amica: devo sapere se suo zio mi ha assunto oppure no. Lei mi guarda e dice “ti ha assunto, ti ha assunto”, come a dire che farà di tutto perché ciò accada ed è certa di riuscire.

La trasgressione si associa a un blando senso di colpa. La realtà psicofisica in atto è gratificante e non è il caso di sciupare la deliziosa e contingente avventura della coscienza.  L’evangelo di Sabino è “sono felice” e “sto bene dove sono”. Trattasi del principio massimo del Pragmatismo e dell’Utilitarismo inglese, il parto mascolino dell’intelligenza operativa. Una donna grezza ha aiutato un uomo sofisticato, che si attardava compiaciuto della sua bicicletta su una pedana in alto a sublimare i suoi sensi, a riconoscere il padre e a sentirsi figlio dopo la liquidazione della figura materna. L’evoluzione della sessualità porta all’evoluzione degli affetti. Sabino si è emancipato dal padre e autonomamente sceglie. Una donna lo ha convertito a superare odi e ambizioni, a trovare il suo corpo e a postarsi nell’universo psicofisico   maschile. Il comandamento recita: hai riconosciuto il padre, il debito edipico è assolto, adesso sei libero. E allora trionfa! La donna è liberatrice grazie alla sua “libido genitale” e al far sentire Sabino virile e adulto. La donna grezza ha adempiuto un compito che non possono adempiere il padre e la madre. Il corpo ha esatto i suoi diritti libidici e la missione apparentemente impossibile è adempiuta. La natura narcisistica di Sabino si è appalesata nella sua dialettica e nella sua sensualità.

“Poi allunga una mano e io mi rendo conto di avere solo una maglietta indosso, ma non provo nessun imbarazzo. Posso vedere il mio sesso rilassato e molto turgido. Lei lo prende in mano, lo scosta su un lato e sorride come se mi avesse aggiustato la cravatta o rimesso a posto un ciuffo ribelle. Dice che si occuperà lei di tutto e sorride, prima dolcemente, poi con malizia. Faccio in tempo ad esser felice.

L’Odissea sessuale di Sabino continua e procede verso il meglio del meglio. Tutti i salmi finiscono in “gloria” e anche quello di Sabino finisce con l’orgasmo, la “gloria” psicofisica. La nudità del corpo comporta simbolicamente la coscienza e l’accettazione. Anche Adamo ed Eva dopo il peccato si erano accorti di essere nudi e si erano vergognati. Sabino ha consapevolezza del corpo, ma non si vergogna perché ha superato il senso di colpa riconoscendo il padre e la madre. Narcisismo e autocompiacimento, amorosa accettazione del corpo ed esaltazione della vitalità “dionisiaca” sono gli ingredienti della buona zuppa di pesce preparata in sogno da Sabino grazie all’abilità mercantile del padre. Degni di rilievo sono il concetto e il desiderio prettamente maschile di avere la donna accudente, la donna che libera e che si mette al servizio del “narcisismo” del capo, la donna “maieutica” che fa partorire e realizzare a Sabino la sua identità maschile dopo l’identificazione nel padre. La “cravatta” esalta il membro e il “ciuffo” evidenzia il movimento del calibro genitale e l’accudimento rispettoso da parte della donna. Il desiderio di Sabino di avere una madre sessualmente premurosa e didattica si è realizzato con la “traslazione” nella donna. La “libido” deve maturare da “fallica e narcisistica” a “genitale”. La donna ha fatto scoprire a Sabino la sua vita sessuale e lo ha rassicurato sulle mille inadempienze e sulle mille paure maschili, per cui adesso può aspirare a essere amata. Il tutto nei vissuti in atto di Sabino che adesso dovrà procedere per la sua strada di autonomia dal padre per godere i preziosi frutti dell’età adulta. Si attende l’avvento della “posizione genitale” negli investimenti della “libido”, il senso di abbandono e il sentimento di donazione.

“Poi mi sveglio.”

Grazie sogno!

Sabino ha riepilogato e rivissuto l’avventura della sua coscienza in riguardo alla sua “posizione fallico-narcisistica” nello spazio eccitante di alcune ore di sonno.

Grazie ancora sogno da parte di Sabino!

NOTA

 

I simboli e le psicodinamiche sono state ampiamente disoccultate nel corso della decodificazione del sogno.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” evidenzia un valido e consistente tratto “narcisistico”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate ed espresse sono la metafora in “pesce”, “bicicletta”, “pedalare”, “cravatta”, la metonimia in “lato sinistro”, l’iperbole e l’enfasi in “gigantesco e maestoso pesce blu”.

 

LA PROGNOSI

 

La prognosi impone a Sabino di considerare adeguatamente il suo processo di emancipazione dal padre e dalla madre per rafforzare l’incipiente “libido genitale” in evoluzione dall’affermata e conclamata “libido fallico-narcisistica”.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta in un persistere della “posizione

fallico- narcisistica” e in un ritardo dell’avvento della “posizione genitale” con l’annessa e connessa “libido” donativa: il sentimento dell’amore. Bisogna considerare che il prolungamento e il persistere delle pulsioni autoerotiche equivalgono a un innaturale blocco dell’evoluzione psichica e all’avvento di pericolosi disturbi psicosomatici e relazionali.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Sabino è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Sabino è autoreferenziale con una vena discorsiva personale e una vena narrativa paradossale.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

 

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

Commento di Salvatore Vallone

 

 

Eccles

 

“Durante il sonno, ogni due tre ore, si effettua una certa attività cerebrale organizzata che si presenta nell’elettroencefalogramma con onde rapide a basso voltaggio.

Questo è il cosiddetto sonno paradosso.

Compaiono rapidi movimenti oculari e a questo punto la Mente autocosciente ritrova la capacità di leggere selettivamente l’attività dei moduli, come un sogno, accompagnate da strane e bizzarre esperienze coscienti ma comunque riconoscibile come suo. Durante il ciclo del sonno si può congetturare che la Mente autocosciente stia leggendo selettivamente le attività neuronali del Cervello, anche gli avvenimenti più disordinati, ma che nonostante questo le appartengono. Essi possono riferirsi a sue esperienze passate, a reminiscenze, a ripetizioni di esperienze dell’infanzia. A volte sono cosi bizzarre che non sono assimilabili con le esperienze della vita e non successe  nella vita e non ricordate, ma che può essere investito di qualche significato più profondo che ignoriamo come Freud ipotizzò.

Questo è il modo in cui la Mente autocosciente lavora in rapporto al Cervello.”

 

Commento

 

L’elettroencefalogramma attesta della fase R.E.M., del sonno definito “paradosso” anche perché dovrebbe portare sollievo e non agitazione motoria. In questo stato la “Mente autocosciente” ritrova un suo equilibrio precario, ma migliore rispetto allo stato precedente di “entropia neuronale”. Si profila il sogno come capacità della “Mente autocosciente” di leggere i suoi moduli e di trovare in essi il sogno, un prodotto strano, ibrido, irreale, bizzarro, illogico, fatto di reminiscenze, di rievocazioni, di esperienze dell’infanzia, di assurdità e di significati che ignoriamo. Questo complesso inquietante di caratteristiche del sogno si lega al “processo primario” e all’elaborazione da esso operata. Il Sogno è il prodotto della “Mente autocosciente” o “Io” che ritrova la sua connotazione e la sua funzione usando i “processi primari”, il modulo, e compone il sogno. Quest’ultimo è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o Io legge l’attività dei moduli e produce il sogno.

Per quanto riguarda l’ignoranza del significato profondo dei sogni, non risponde a verità l’affermazione che Freud fosse scettico sulla possibilità di interpretare e comprendere i sogni. Non a caso nel 1900 diede alle stampe il testo “Interpretazione dei sogni”. I sogni erano prodotti dell’Inconscio come i sintomi e avevano un significato profondo che si poteva tradurre in un significato logico.

In ogni caso degna di rilievo è la convinzione sperimentale di Eccles che il Sogno è sempre in relazione con la Mente autocosciente o Io e il Cervello.

 

LA RABBIA EROTICA DI NOEMI

girl-1258739__180IL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.
Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.
Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.
Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.
Finalmente arriva all’orgasmo nel sogno e nella realtà.”

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Noemi appartiene alla categoria erotico-sessuale soltanto nella fase conclusiva per l’esito dell’orgasmo. Il progetto iniziale di masturbarsi e il prosieguo del sogno hanno tutt’altro significato. Nella sua globalità il sogno di Noemi contiene una feroce rabbia nei confronti dell’universo maschile, associata a una altrettanto feroce rabbia nei confronti di se stessa. Il simbolismo è diffuso e consistente. Il sogno di Noemi si può definire “misantropo” se per “antropo” intendiamo soltanto il maschile, l’universo psico-culturale maschile e possibilmente qualche maschio o sedicente tale, nello specifico l’uomo in atto di Noemi. Infatti il sogno può essere stato scatenato da un rifiuto reale o da un surplus di “libido” altrettanto reale, da una situazione sentimentale ambigua o da un investimento sbagliato. La decodificazione inizia con l’analisi puntuale dei simboli, per poi rammendare la psicodinamica come fa un abile sarto con le pezze del vestito di Arlecchino. Buona questa metafora!

I SIMBOLI

“Masturbarsi”: variazione dello stato di coscienza, riduzione delle tensioni, disimpegno fisico, rilassamento e distensione secondo il “principio del piacere”, abbandono tra le braccia di Eros mentre si è coccolati tra le braccia di Morfeo come in questo caso, “regressione” psichica difensiva e “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”, solipsismo e isolamento, “Io” ipertrofico.

“Orgasmo”: picco neurovegetativo e abbandono psicofisico, apice isterico e progressiva caduta dell’eccitazione, conversione psicofisica di tensioni e benefica risoluzione, caduta delle difese e distensione psicofisica, pulsione e funzione dell’”Es”.

“Vibratore”: traslazione del potere e della potenza, “libido fallico-narcisistica” ed esercizio della virilità, prevaricazione e violenza, traslazione difensiva dell’organo sessuale maschile.

“Clitoride”: castrazione e identificazione femminile, traslazione difensiva della potenza e del potere maschile, solipsismo erotico e compensazione psichica.

“Spaccare”: frustrazione e aggressività, rabbia e violenza, scarica isterica e caduta della funzione di controllo dell’Io, libido anale e pulsione sadomasochistica.

“Spacca in due”: scissione difensiva del fantasma e meccanismo di difesa dello “splitting”, istanza dell’”Es” e operazione psichica dell’”Io”.

“Bocca”: traslazione della vagina e affettività, “libido orale” e aggressività, seduzione e ambivalenza recettiva, erotismo e coito.

“Vagina”: “libido genitale” e recettività sessuale femminile, seduzione e disposizione al coito, universo psichico femminile e archetipo “Madre”.

“Frusta”: “libido anale” e pulsione sadomasochistica, appagamento sostitutivo della “libido genitale”, traslazione della colpa ed espiazione, prolungamento fallico.

“Mano destra”: relazione e potere, disposizione sociale e volitività, apertura seduttiva e investimento libidico.

“Spalle”: meccanismo psichico di difesa della “rimozione” e dimensione subconscia, consistenza strutturale dell’istanza psichica dell’Io, disposizione alla sofferenza e pulsione masochistica.

I MECCANISMI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa innescati sono i seguenti: la “conversione isterica” nell’orgasmo, la “scissione dell’imago” o del fantasma nello spaccare in due il vibratore, “l’acting out” o messa in atto nel prendere il vibratore, la “traslazione” o “spostamento” nel vibratore al posto del pene e altro, la “condensazione” nei simboli, la “drammatizzazione” nella frusta e nell’escalation emotiva.

LE FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate sono “l’enfasi” nella forza espressiva del sogno e “l’iperbole” nell’esagerazione dei contenuti.

LA PSICODINAMICA

Noemi è fortemente aggressiva nei confronti del maschio a causa delle frustrazioni che riceve. Noemi vive uno stato d’impotenza che procura una forte carica di rabbia, per cui scatta il bisogno neurofisiologico di scaricare e di stemperare le tensioni. Il “sistema neurovegetativo” è chiamato direttamente in causa per alleviare la carica nervosa e, nel momento in cui quest’ultima supera “l’omeostasi”, l’equilibrio neurovegetativo, scatta l’orgasmo in sogno e nella realtà. Noemi ottiene due piccioni con una fava: fa da sé per scaricare la rabbia e per appagare la sua frustrazione sessuale legata al coito mancato. Il suo narcisismo scarica l’aggressività violenta sul maschio spezzando in due il vibratore e, di poi, diagnostica quella se stessa che non parla e che non fa sesso nel tappare la bocca e la vagina. Consegue la punizione: la frusta per la mancata reazione aggressiva verso il maschio e per scatenare la “libido anale” e accedere al godimento orgasmico in maniera robusta. Non certo per miracolo, lo stato di agitazione psicofisica si placa e si sblocca convertendosi. E bravo il sogno!

L’ANALISI DEL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.”

Noemi deve scaricare le forti tensioni che ha maturato sia a livello ormonale e sia a livello relazionale e vuole farlo in maniera naturale, la più naturale possibile: la masturbazione e l’orgasmo.

“Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.”

La tecnologia elettronica viene chiamata in causa. Noemi è dalla parte della scienza e chiede per il suo piacere l’ausilio dinamico dell’elettrodomestico erotico, l’apporto del pene traslato non potendo averne uno in carne e sangue. La partenza è buona perché Noemi conosce bene le parti sensibili e risuonanti del suo corpo, ma la tensione nervosa è alta, nello specifico la rabbia è potente, per cui anche la tecnologia deve calare le brache di fronte al “sistema neurovegetativo” che resiste agli stimoli e dimostra di avere ancora ulteriori margini di carica.

“Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.”

Ecco la tanta aggressività nei confronti dell’universo maschile! Noemi scarica tutta la sua rabbia contro l’oggetto simbolico traslato che condensa il maschio e in particolare la sua potenza e la sua prepotenza: il “vibratore” al posto del pene. La frustrazione subita da Noemi è direttamente proporzionale all’aggressività esternata nello spezzare il membro meccanico in due parti. Ma ecco la sorpresa! Noemi se la prende con se stessa e accusa le sue responsabilità per aver subito un simile trattamento da parte del maschio. Si tappa la bocca non per pratica erotica, ma per simboleggiare il suo silenzio, la sua paura di parlare, di accusare, di difendersi con tutto quello che può fare con la parola. Ma lo psicodramma non è ancora concluso. Noemi si tappa la vagina a confermare la sua forzata astinenza legata anche al suo silenzio. Non parli e non godi: due verità psico-esistenziali importanti in quanto riguardano il benessere del “sistema neurovegetativo” e le funzioni determinanti per il benessere psicofisico: quelle erotiche e sessuali.

“Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.”

Ma non è finita qui e così! Noemi sente il bisogno di scatenare la sua “libido anale” sia per punirsi e sia per godere. La “frusta” è proprio l’oggetto giusto e polivalente per la sua punizione, il “sadomasochismo” che ci voleva anche per eccitare con il sogno il sistema nervoso che è in atto nel sonno. Nello specifico, è in funzione il “sistema neurovegetativo” “in toto” e il “sistema nervoso centrale” in parte perché Noemi ha un certo grado di veglia e di vigilanza a causa dell’eccitazione che sta vivendo in sonno. Si colpisce le “spalle”, il luogo simbolico dove ha sempre depositato le sue frustrazioni per continuare a vivere. Questa simbolica “rimozione” è avvenuta per paura di essere lasciata o di non essere capita o di causare la rabbia dell’altro. Noemi si è portata e si porta un peso sulle spalle, “l’atarassia libidica” del suo uomo o la paura di non piacere abbastanza con le conseguenti difficoltà relazionali.

“Finalmente arriva all’orgasmo in sogno e nella realtà.”

Il quadro si perfeziona e la psicodinamica si conclude in bellezza e in bontà: la coincidenza d’orgasmo desiderata dal sogno e realizzato dal “sistema neurovegetativo” dopo tante traversie.

LA DIAGNOSI

La diagnosi attesta di una frustrazione della “libido genitale” con conversione isterica.
LA PROGNOSI

La prognosi impone a Noemi di superare le sue paure relazionali al fine di ridurre le frustrazioni sessuali; queste ultime comportano lo scarico dell’aggressività e un grado di malessere. Noemi deve stabilire con i suoi maschi una relazione ottimale a tutti gli effetti e “in primis” gli effetti sessuali, evitando accuratamente il rischio d’isolamento narcisistico o d’improvvide e pericolose trasgressioni.

IL RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella conversione isterica della “libido” repressa, nel degenerare della carica sessuale in un disturbo psicosomatico.

L’ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, la cosiddetta personalità o struttura psichica, è in prevalenza isterica.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Ho voluto evidenziare le voci della decodificazione per rendere più tecnico e meno discorsivo il sogno di Noemi e per mostrarne l’inquadramento scientifico. Il sogno non è un pettegolezzo o un racconto indiscreto, tanto meno una traccia dell’aldilà. Il sogno condensa la trama del conflitto psichico in atto, fatte salve le giuste cautele per continuare a dormire. La decodificazione corretta rende spedita qualsiasi tipo di psicoterapia.

I QUATTRO “NON RIESCE” DI MIRIAM

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“Miriam si trova all’estero per una riunione insieme a molti conoscenti e non riesce, poi, a trovare la strada per tornare in Italia.

L’ora è tarda e il cielo è buio, come spesso succede nei suoi sogni.

Miriam non riesce a impostare il navigatore. Se vede un cartello che indica la strada per l’Italia, non riesce a girare se non prima di aver fatto un lungo percorso.

L’auto è difficile da guidare e non ha il freno funzionante, tanto che si trova, uscendo dal parcheggio, in difficoltà a governare l’auto che scende pericolosamente in retromarcia in una strada in discesa.

In auto c’è anche un’amica, anzi due, pur se impossibile considerato che la sua auto ha soltanto due posti.

Il pericolo di uno scontro o di fracassarsi da qualche parte è sempre presente.

L’impossibilità d’impostare il navigatore è simile ad altri sogni, in cui non riesce mai a comporre il numero di telefono per chiamare delle persone care.”

Il sogno di Miriam induce a riflettere sul modo in cui s’inseriscono le scoperte  tecnologiche nei nostri sogni. La scienza e i suoi progressi non sconvolgono l’apparato psichico e la funzione simbolica. Si evolvano pure lo spazio e il tempo, si evolvano anche insieme alla tanto ricercata dimensione dello “spaziotempo”, ma la “fantasia” è sempre la stessa e allucina ugualmente i sogni del “pitecantropo” e dell’”homo sapiens”. E poi le scoperte scientifiche sono immaginate prima di essere realizzate. Icaro aveva sognato di volare e voleva volare anche con le ali di cera. Archimede aveva sognato sotto il sole cocente di Siracusa le sue idee in riguardo alla massa, allo specchio e alla leva. La parabola significa che i sogni contengono anche intuizioni scientifiche legate alla ricerca specifica di ogni uomo. Di per se stessi io li colloco in un “eterno presente psichico” fatto anche di spazio e di tempo, di storia e di cultura. In un sogno precedente si è decodificato il “telefonino” di Silvia, altrettanto si farà per il “navigatore” di Miriam.

Il sogno colpisce al primo approccio per quattro “non riesce” che andrò progressivamente sviluppando con dovizie di particolari: “non riesce poi a trovare la strada”, “non riesce a impostare il navigatore”, “non riesce a girare”, “non riesce mai a comporre il numero di telefono”. Nella cornice del “non riesce” s’inserisce, senza sfigurare, “l’auto è difficile da guidare e non ha il freno funzionante”.

Si dia il via alle danze oniriche!

“Miriam si trova all’estero per una riunione insieme a molti conoscenti e non riesce, poi, a trovare la strada per tornare in Italia.”

Miriam socializza molto bene all’estero sia con gli altri e sia con quella parte di sé che esterna e offre al gusto sociale: l’”estero” condensa anche il riconoscimento dell’altro e della sua diversità globale. Miriam è suggestionata dalla curiosità di sapere di sé e dell’altro, del nuovo e dell’eccentrico, del forestiero e dello straniero. Miriam esibisce una buona apertura sociale e una proficua duttilità psichica. Miriam non è, di certo, ottusa e misantropa. A furia di viaggiare e di esibirsi in terra straniera corre, pur tuttavia, il rischio di restare straniera in casa sua. A furia di conoscere l’altro corre il rischio di perdere di vista la sua parte interiore. E’ fuor di dubbio che la “coscienza di sé” passa attraverso il riconoscimento dell’altro, è fuor di dubbio che la “coscienza di sé” è osmotica nella sua dimensione interiore ed esteriore, ma perché, cara Miriam, ti trovi bene nel tuo “estero” con gli altri e con tutti i diversi e poi “non riesci a trovare la strada per tornare in Italia”? Perché questa difficoltà a rientrare in te stessa con la confidenza con cui ti affidi agli altri? Miriam si orienta bene nella sua vita sociale, ma non si orienta altrettanto bene nella sua vita interiore. Il suo “Io” presenta un “deficit” di consapevolezza in questo settore: Miriam ha paura di conoscersi dentro. La “strada” rappresenta simbolicamente il procedimento da seguire e la modalità a cui ottemperare per convergere su se stessa. Miriam si difende con la sua ideologia sociale ed è sbilanciata su questo versante a scapito di quello interiore. Il suo “psicosoma” accusa una contrastata armonia delle parti, la sua struttura caratteriale presenta uno squilibrio tra “l’esterno-estero” e “l’interno-Italia”. Miriam ha trovato se stessa più fuori di sé che dentro di sé. Tecnicamente si tratta di uno scompenso tra le istanze dell’”Io”, dell’”Es” e del “Super-Io”. L’’”Io” è andato in sofferenza nel tenere sotto controllo le pulsioni dell’”Es” e i limiti del “Super-Io”.

“L’ora è tarda e il cielo è buio, come spesso succede nei suoi sogni.”

Eppure Miriam ama lo stato crepuscolare della coscienza e la caduta della vigilanza dell’”Io”, ama la suggestione e il sogno, predilige la fantasia e la follia del desiderio. Questa è la propensione di Miriam, ma è riuscita a metterla in atto fuori di sé o l’ha soltanto concepita dentro. Si profila il conflitto tra la parte di Miriam che desidera e la parte di Miriam che realizza, la parte che vuole e la parte che esegue, la parte “estero” e la parte “Italia”, la parte sociale e la parte personale. Questa interpretazione trova ulteriore conferma nel prosieguo del sogno.

“Miriam non riesce a impostare il navigatore. Se vede un cartello che indica la strada per l’Italia, non riesce a girare, se non prima di aver fatto un lungo percorso.”

Il “navigatore”? Carneade, chi era costui? Così avrebbe ruminato don Abbondio nei “Promessi sposi”. Rumino anch’io di fronte al “navigatore” nel sogno di Miriam. Il “navigatore” è un surrogato dell’”Io” e delle sue funzioni, in particolare la vigilanza, la deliberazione e la decisione. Miriam abdica alle sue funzioni razionali, al suo “Io” e accusa difficoltà nell’autoconsapevolezza. Il “cartello” indica la strada per l’Italia e Miriam dopo lunghi ragionamenti affronta il problema. Non è del tutto padrona a casa sua, ha una soglia alta di suggestionabilità, si lascia condizionare nel pensiero e nel materiale. “Non riesce a girare”, non riesce a fare delle scelte concrete e personali, fatica a realizzare idee pensate e agite da lei. A questo punto del sogno si profila la dimensione sessuale del lasciarsi andare e dell’affidamento a se stessa.

“L’auto è difficile da guidare e non ha il freno funzionante, tanto che si trova, uscendo dal parcheggio, in difficoltà a governare l’auto che scende pericolosamente in retromarcia in una strada in discesa.”

L’auto rappresenta il sistema neurovegetativo nella sua valenza sessuale. La difficoltà di guida è dovuta a un blocco razionale o a una inibizione morale. In  effetti, la sessualità di Miriam funziona se il freno non funziona: il freno non serve. Ma il “Super-Io” interviene censurando la “libido” e non consentendo a Miriam di lasciarsi andare e l’”Io” provvede a sublimarla e a investirla in un ambito sociale. Uscire dal parcheggio significa mettersi in moto sessualmente dopo i preamboli erotici. Miriam incontra “difficoltà a governare” la sua “libido” perché sente come pericolo il lasciarsi andare “in retromarcia in una strada oltretutto in discesa”. Miriam è sessualmente bloccata dalla sua assoluta normalità. Il “Super-Io” ha immesso fattori culturali che hanno portato a trascurare i sacrosanti diritti del corpo a favore dello spirito o del sociale: ideologia politica o religiosa. Si può constatare che la cosiddetta “normalità” può essere vissuta come disturbo o addirittura come malattia per paura o per educazione, per difesa o per morale, tecnicamente per la “parte negativa” di un fantasma che induce un’inibizione sessuale. Ripeto: Miriam vive male la sua giusta sessualità. Ma ancora il sogno non è finito.

 

“In auto c’è anche un’amica, anzi due, pur se impossibile considerato che la sua auto ha soltanto due posti.”

Miriam si è identificata sessualmente al femminile nella madre, liquidando a suo tempo la “posizione edipica”. Si porta in macchina due amiche, due figure importanti che hanno contribuito alla sua femminilità rafforzando quella dimensione erotica di cui successivamente ha avuto paura proprio per un eccesso di carica: due donne in una macchina che ne contiene una.

“Il pericolo di uno scontro o di fracassarsi da qualche parte è sempre presente.”

Questa è ancora la normalità sessuale di Miriam, correggendo il “fracassarsi” con un benefico “abbandonarsi”. Ma il lasciarsi andare s’imbatte nella paura di farsi male. Miriam ha difficoltà di affidarsi al moto del suo corpo e diffida del suo corpo, vive il piacere addiveniente dell’orgasmo come una perdita di sensi. Il disporsi all’orgasmo è confuso con uno svenimento e blocca il piacere di realizzare la “libido genitale”.

“L’impossibilità d’impostare il navigatore è simile ad altri sogni, in cui non riesce mai a comporre il numero di telefono per chiamare delle persone care.”

Il navigatore, come dicevo in precedenza, condensa le funzioni dell’”Io” e ritornano le difficoltà di deliberare e di decidere. Ma come mai si presentano difficoltà relazionali, “comporre il numero di telefono”, visto che queste doti non mancavano a Miriam? Il sogno elabora e offre la prognosi. Miriam stessa si dice che il suo “estero” è stato eccessivo rispetto alla sua “Italia” e che il suo “Io” deve essere adeguatamente rivisitato e rivalutato.

Questi sono i quattro “non riesce” di Miriam.

Il rischio psicopatologico si attesta nelle difficoltà a vivere la sessualità come un processo naturale con le conseguenti inibizioni psiconevrotiche.

Riflessioni metodologiche: siamo il nostro corpo o la nostra mente? Siamo il frutto di una scissione ontologica o culturale? Ma è poi tanto necessario scindersi? Perché non ci si può pensare come entità mente-corpo, psiche-soma? La “scissione” è una modalità psichica primaria e ci serve nei primi mesi di vita per difenderci dall’angoscia di morte che è legata, a sua volta, all’istinto di vita. Ma poi cresciamo e ci evolviamo. A voi l’ardua sentenza!

ANCORA A PROPOSITO DI FABIO… E DEI DIRITTI DEL CORPO

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“Fabio sogna di trovarsi al lato del guidatore della macchina in mezzo al buio, in una strada buia e a fari spenti.
Fabio è solo nell’oscurità e due figure animali attraversano la strada di corsa.
Fabio inchioda istintivamente la macchina nel mezzo della strada, apre la portiera dal lato del passeggero e fa di tutto per far salire quegli animali in macchina.
Mette le quattro frecce e cerca di farli salire perché teme per lo loro incolumità.”

Il sogno di Fabio propone un tema di delicata rilevanza e un dilemma del tutto inutile: il rapporto tra la mente e il corpo e il pericoloso, quanto diffuso in Occidente, schema culturale e religioso che privilegia i diritti della mente e dell’anima sul povero soggetto di vita e di vitalità, “libido”, che è il corpo.
Procediamo con cautela, soprattutto vista la portata degli argomenti e dei coinvolgimenti.
Ritorna nel sogno di Fabio la solita diffusissima “macchina”: il “sistema neurovegetativo” nella valenza sessuale, piuttosto che cardiorespiratoria. Ritorna la vita sessuale nei fantasmi di un maschio più che adolescente, ma la causa di questo tema non risiede soltanto nei contenuti immessi nel processo psichico di formulazione dei “fantasmi”, ma anche nella mancata educazione sessuale e nella sessuofobia culturale e religiosa, schemi e concetti che esigono di essere corretti ed evoluti in maniera fausta e “in primis” dai genitori.
Fabio si trova a lato del guidatore. Fabio, quindi, non è il pilota, ma è traportato in macchina da una figura maschile, almeno si suppone, che non vede, ma di cui sente la presenza e nella quale si è identificato, il “padre”, ma un padre che non vede e, proprio perché non vede, è il padre. Ricordo che il sogno ha bisogno di censurare per favorire il sonno e affinché il “contenuto latente” non coincida con il “contenuto manifesto”, pena l’incubo e il risveglio immediato. “Il sogno è il guardiano del sonno”, sosteneva a spada tratta il capostipite Sigmund Freud.
Ritorna il “buio”, il solito “buio”, ad attestare del crepuscolo della coscienza, della disposizione psicofisica alla pulsione e all’emozione, del bisogno di distrarsi dalla vigilanza razionale dell’”Io”, del desiderio di abbandonarsi alla “libido” e all’appagamento dei sensi.
Anche la “strada è buia e i fari sono spenti”, quasi a confermare, se ce ne fosse bisogno, che Fabio è proprio deciso a lasciarsi andare tra le braccia del suo “Eros” nel migliore dei modi. I “fari spenti” attestano di una sessualità che non ha bisogno di un ragioniere che calcoli l’ammontare delle tasse per la dichiarazione di redditi. Il rafforzamento del “buio” si attesta nelle reiterazioni della “strada buia” e dei “fari spenti”. Fabio si sta dicendo che, se vuole vivere bene la sua sessualità e il suo corpo, deve sospendere le attività dell’”Io”, almeno nei momenti pulsionali tanto naturali, quanto desiderati. Fabio è proprio convinto e deciso nell’assecondare questo naturale progetto.
“Fabio è solo nell’oscurità e due figure animali attraversano la strada di corsa.”
Ecco che gli vengono in aiuto “due figure animali”. Ma cosa rappresentano? E perché due e non quarantaquattro come i gatti di una famosa canzoncina? Le figure animali condensano gli istinti, le pulsioni, la vitalità ormonale, la forza della “libido”. Fabio incontra fuori dalla sua “macchina”, anche se guidata dal padre, la carica libidica rappresentata da “due figure animali” non meglio identificate. Il primo problema è il perché gli istinti sono fuori dalla macchina? Fabio deve riappropriarsene e farle sue. Freud sosteneva che si nasce maschi, ma si diventa maschi. Voleva significare che il processo evolutivo verso l’identità maschile deve passare attraverso l’identificazione nel padre a conclusione del travaglio edipico e nel pieno rispetto dell’acquisita autonomia. Fabio deve appropriarsi della sua macchina e incorporare gli istinti nel suo apparato sessuale, “la macchina”. Fabio deve avere meno scrupoli e meno censure nel vivere la sua carica di “libido”. Si nota una presenza invadente e censoria del “Super-Io” che ridimensiona l’”Es”, la sede delle pulsioni, per cui l’”Io” va in affanno, ma non in quello amoroso, in quello morale della colpa o del disagio in ogni senso. Siccome il “Super-Io” è definibile come l’“introiezione del padre”, Fabio ha qualche pendenza psichica con il padre. Ritornando al “due” in riguardo agli “animali-istinti”, bisogna ricordare che il numero condensa la coppia, la linea, il femminile, ma in questo caso riguarda il corpo che possiede in coppia le braccia, le gambe, i piedi, le orecchie, le mani, gli occhi, i reni, i testicoli, i seni e altro su cui non mi soffermo. Il numero “due” ha qualche riferimento simbolico personale, per cui si lascia a Fabio la giusta riflessione e non ci resta che procedere con la decodificazione del suo interessante e intrigante prodotto psichico.
“Fabio inchioda istintivamente la macchina nel mezzo della strada, apre la portiera dal lato del passeggero e fa di tutto per fare salire quegli animali in macchina.”
Fabio si è rassicurato e adesso guida la sua macchina visto che la può inchiodare nel mezzo del cammino che porta all’emancipazione dal padre e alla sua autonomia psicofisica. E meno male! Bisogna incorporare gli istinti estromessi, perché avevano subito l’improvvida “castrazione” come punizione del desiderio estremo di aver desiderato la donna d’altri, la madre e la moglie del padre, e come giusta espiazione alla colpa di non aver riconosciuto il padre. Fabio fa di tutto per appropriarsi senza inibizioni e nella sua naturalità biologica la sua vitalità sessuale, la “libido”, la “libido genitale”, quella donativa che esige la presenza del partner, nel passato freudiano si trattava della donna.
“Mette le quattro frecce e cerca di farli salire perché teme per lo loro incolumità.”
Le “quattro frecce” attestano di una richiesta d’aiuto, indicano un’emergenza psicofisica che esige la ricostituzione dell’unità psicosomatica di Fabio. Le “quattro frecce” richiedono la consapevolezza dello “status” critico, per procedere alla definitiva soluzione attraverso l’ottemperamento al comandamento psicoanalitico “riconosci il padre e la madre”.
Il sogno di Fabio si svolge secondo le seguenti coordinate dinamiche: dal rapporto di dipendenza dal padre e dall’alienazione degli istinti dall’apparato sessuale alla progressiva e decisa ripresa in carico della sua sessualità e del suo corpo. Le quattro frecce significano S.O.S. e non soltanto in sogno. Fabio ha esaltato il “processo secondario” e la razionalità, ha favorito la presa di coscienza dei suoi “fantasmi”, ma ha corso il rischio di usare malignamente il meccanismo di difesa, non certo fausto, della “razionalizzazione”. Quest’ultimo si attesta nel “nondum matura est”, “non è ancora matura”, della favola del greco Esopo titolata “la volpe e l’uva”: una giustificazione razionale dell’incapacità di raggiungere un grappolo d’uva per mangiarlo da parte di un animale furbo come la rinomata volpe. Se è doveroso aver coscienza di sé, è pericoloso costruire un castello di idee in fuga dal corpo per giustificare ciò che non si accetta e che si vive male, sempre in riguardo al proprio corpo. Il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” consiste nella giustificazione e nell’organizzazione logica di idee aggressive e di atti illegittimi e il delirio paranoico ne è il classico esempio.
La prognosi impone a Fabio di concludere il tempo delle dipendenze e di rafforzare la consapevolezza della sua autonomia psichica attraverso il riconoscimento del padre e il ridimensionamento della funzione inibitrice del “Super-Io”. Questo obiettivo passa attraverso la risoluzione del complesso di Edipo. Inoltre e soprattutto Fabio non deve alienare i diritti del suo corpo a favore delle pretese della sua mente, come si diceva in precedenza.
Il rischio psicopatologico si attesta nella mancata risoluzione della posizione edipica con il conseguente irrigidimento del “Super-Io” nella sua tirannia inibitrice. A tale improvvida situazione conseguirebbe un mancato gusto della propria vita sessuale con frustrazioni della “libido”. Trascuro il rischio paranoico di un eccesso di “razionalizzazione”, qualora Fabio istruisse una fuga dal suo corpo.
Riflessioni metodologiche: il sogno di Fabio induce il tema del rapporto tra “mente e corpo”, tra “psiche e soma”, dal momento che gli istinti sessuali erano stati in un primo tempo estromessi dal corpo e alla fine fortunatamente recuperati. La domanda è semplice ed è la seguente: “noi siamo il nostro corpo e possibilmente la nostra mente”, “noi siamo la nostra unità psicosomatica”? Al di là di ogni legittima e rispettabile aspettativa per il “post vitam”, come dobbiamo vivere il nostro corpo e gli annessi e connessi istinti e pulsioni? Il grande Epicuro aveva ragione nel dire che la morte non è un’esperienza vissuta, per cui la vita e il corpo sono da amare in maniera sacra. A tal uopo riporto un brano del mio testo in attesa di pubblicazione (probabilmente da “Psiconline”) e titolato “Io e mia madre”, psicodramma dell’anoressia mentale, proprio sul tema del corpo e dei suoi diritti. Chi riflette è una ragazza di vent’anni affetta da anoressia, per l’appunto. Seguiamola in questo breve estratto.
“Alla monotonia della vita e alla gabbia del corpo si è pesantemente aggiunta la prigione del lavoro: io non riesco a immaginare per me una buona armonia dei tre elementi.
L’inerzia del vivere mi trascina e Luca, il traditore, non spinge più il mio sgangherato carro ed è anche sceso dal mio corpo.
La sessualità si è spenta e l’erotismo è un’arte antica trasmessa dai Romani in versione letteraria a volte nobile e a volte volgare.
Il mio orologio mestruale si è rotto e dell’esser femmina non vedo traccia da molto tempo.
Ogni mattina, appena sveglia, mi assale la paura di me stessa e della realtà che mi circonda: il soffitto sopra di me, le pareti bianche della stanza, il manifesto del “Che”, l’armadio laccato di rosa, i jeans di velluto, la sedia in vimini, il reggiseno nero, la foto di lui, i numeri luminosi della radiosveglia, le opprimenti coperte, il mio corpo in un sudario di cotone, le braccia conserte, le gambe rannicchiate, il mio odore, il mio sudore, il dolore allo stomaco, il respiro pesante, il cuore in corto circuito.
Per magia cerco e trovo la forza di staccarmi da tutto e di collocarmi al di là di una spessa vetrata.
Provo a sondare me stessa e la mia situazione, ma inevitabilmente la paura traligna nell’angoscia di non essere capace di rientrare nella realtà da cui sono appena fuggita, per cui tutti i miei sforzi si concentrano nell’attaccarmi nuovamente alle cose, quasi un arrampicarmi su di esse.
In tale trambusto di sensi e di ragione ho il coraggio di pormi il dilemma: il soffitto, le pareti, il manifesto, l’armadio, i jeans, la sedia, il reggiseno, la foto, i numeri, le coperte, il corpo, le braccia, le gambe, l’odore, il sudore, il dolore, il respiro, il cuore mi accetteranno di nuovo o mi rifiuteranno per sempre ?
Riprenderò possesso di me stessa e riavrò potere sulle mie cose o sarò punita per la mia prepotenza narcisistica ?”

UNA MACCHINA DA SVENIMENTO

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“Fabio sogna di essere in macchina e di sentirsi svenire.

Si rende conto che sta svenendo e una mano da dietro gli prende la nuca con due dita facendogli male.

Una voce dice ripetutamente: lascialo che gli fai male.”

 

Il sogno di Fabio verte decisamente sulla sfera sessuale e descrive il conflitto tra la mente e il corpo, tra il senso e il sentimento, tra il “principio del piacere” e il “principio di realtà”, tra l’”Es” e l’”Io”, tra la pulsione istintiva e la riflessione cosciente.

Iniziamo a decodificare questo semplice “resto notturno” di Fabio.

La prima associazione a portata di mano è la macchina e lo svenimento. Come più volte ho scritto la “macchina” rappresenta il “sistema neurovegetativo” nella sua valenza sessuale per il semplice fatto che è un meccanismo automatico, un meraviglioso congegno che va al di là della volontà individuale e che gestisce i fattori vitali determinanti. Lo “svenimento” è il simbolo del lasciarsi andare e del disimpegno psicofisico, dell’abbandono della sfera intellettiva e dell’autocontrollo, della caduta delle resistenze mentali per ascoltare il corpo e le sue esigenze biologiche. Lo “svenimento” è un meccanismo prototipo di difesa da un trauma improvviso e si attesta nel rifiuto del corpo di mantenersi in contatto con la realtà arrestando le funzioni vigilanti in maniera transitoria.

“Fabio sogna di essere in macchina e di sentirsi svenire.”

Fabio è in preda alla pulsione sessuale, vuole abbandonarsi al moto della “libido” e agli effetti benefici del “sistema neurovegetativo”. Proprio quando sta per lasciarsi andare, subentra la paura di vivere la sessualità in maniera libera e senza inibizioni, si presenta l’ostacolo doloroso di un mancato collegamento tra la razionalità vigilante e la sfera affettiva e sentimentale. La “nuca” è il simbolo del “tramite” tra la testa e il torace, tra la sede della ragione e la sede del sentimento, tra la vigilanza e l’affetto. Ma a cosa serve nella vita sessuale la vigilanza e l’autocontrollo? Sono i peggiori compagni di viaggio nel trasporto dei sensi verso le acrobazie erotiche. Eppure Fabio comincia bene e finisce male, conosce la “grammatica” ma non la mette in “pratica”. Nel momento in cui si appresta a lasciarsi andare e si dispone al gusto della “libido genitale”, si blocca per un inutile e inopportuno bisogno di vigilare su se stesso e di controllare la situazione in cui si trova.

Ecco che “Si rende conto che sta svenendo e una mano da dietro gli prende la nuca con due dita facendogli male.”

Fabio si rende conto di questa odiosa interferenza e di questa blasfema intromissione del “sistema nervoso centrale” sul “sistema nervoso neurovegetativo” e si ripete che è un dolore gratuito e un “fantasma” da sgominare e da tenere sotto controllo in special modo nei momenti dell’intimità sessuale. Fabio ha ben chiara la consapevolezza di questo conflitto che lo vuole da un lato disposto al piacere e dall’altro titubante a lasciarsi andare. Il fantasma in questione è quello che riguarda la dimensione sessuale. E’ vero che Fabio ha bisogno di affidarsi alla donna che appetisce e con cui si relaziona, ma è in primo luogo verissimo che Fabio deve vivere bene la sua sessualità e disinibire la pulsione in atto. La causa può ritrovarsi nella soluzione incompleta del complesso di Edipo, ma in questo caso si predilige il rapporto con il corpo in assenza di elementi edipici e soprattutto per il sogno successivo, confezionato nella stessa notte, e che analizzerò nella prossima decodificazione con il titolo “A proposito ancora di Fabio”.

“Una voce dice ripetutamente: lascialo che gli fai male.”

Fabio ha piena consapevolezza della necessità di abbandonare il conflitto doloroso e di abbandonarsi tra le braccia del suo Eros e dell’altrui Afrodite in particolare.

La prognosi è favorevole perché la coscienza del conflitto è limpida.

Il rischio psicopatologico si attesta nell’istruire difese intellettive per giustificare il mancato coinvolgimento sessuale, il meccanismo di difesa, anche delicato e pericoloso, della “razionalizzazione”.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Fabio verte sul problema antichissimo del rapporto tra la “Natura” e l’”Uomo” e, convergendo sull’Uomo, tra la “mente” e il “corpo”, tra la “psiche” e il “soma”, un problema classico della “cultura occidentale” di cui siamo degni eredi nel bene e nel male. La “cultura occidentale” nasce nella Grecia del primo millennio “ante Cristum natum” e matura dell’Uomo e della Natura una concezione “olistica” in un contesto “ilozoistico”: “Uomo” e “Natura” sono il “Tutto vivente”. L’uomo greco, pur tuttavia, elabora la questione antropologica oscillando tra una concezione di “fusione” e una concezione di “scissione” e questo travaglio è confermato dai miti specifici di Orfeo in riguardo alla “scissione” tra la parte maschile e la parte femminile e quello di Dioniso in riguardo alla “fusione” dell’uomo con la Natura. Agli esordi la cultura greca opta per una sintesi olistica vivente di Uomo e di Natura, di psiche e di soma in riguardo all’uomo. L’anima greca, in particolare, si riduce al “daimon”, allo spirito vitale. La rivoluzione dei Sofisti, Socrate compreso, mette in primo piano l’Uomo sulla Natura, opera la prima scissione portata avanti da Platone con la trascendenza della Verità e da Aristotele con il primato della ragione scientifica sulla Natura. Eccezion fatta per Platone, si parlava di “anima alla greca”, in termini più concreti di vitalità, piuttosto che d’immortalità. La religione cristiana introduce in Occidente la scissione tra anima immortale e corpo mortale, concezione mutuata dall’Ebraismo da cui era derivato. Inoltre, il Cristianesimo apporta la rivoluzione dell’estensione del privilegio ebraico di essere figli di Dio a tutta l’umanità. Subentra in Occidente il concetto di anima immortale, di peccato e di Regno dei cieli. L’uomo è scisso tra l’anima immortale e il corpo mortale, tra i valori dello spirito ei valori del corpo, il primato dei primi sui secondi. La scissione è compiuta e siamo nel primo secolo “post Cristum natum”. Trattasi di una scissione metafisica e culturale che ha inciso e incide sull’uomo occidentale in continua tensione tra il sacro e il profano. Questa scissione tra mente e corpo ha pesanti risvolti clinici nella vita sessuale dell’uomo occidentale. In effetti tale scissione non ha motivo di esistere, dal momento che l’uomo è una unità psicosomatica e la relazione tra mente e corpo non si attesta tra dimensioni diverse, ma semplicemente tra funzioni diverse. La “scissione” è un naturale meccanismo psichico di difesa, classico della modalità mentale dell’infanzia, ma diventa molto pericoloso nell’età adulta perché porta alla formulazione delirante di una “neorealtà” tutta personale e, di conseguenza, alla crisi del “principio di realtà” gestito dall’”Io”. In riguardo a Platone, ricordo che la sua teoria dell’anima o delle anime, immortali e superiori al corpo mortale, vuole l’anima razionale aver sede nella testa, l’anima irascibile nel torace e l’anima concupiscibile nel bassoventre. In base all’esaltazione di una delle anime si distinguono socialmente i filosofi, i guerrieri e i mercanti. Gli altri uomini erano schiavi perché senza diritti politici ed erano stimati indegni del valore uomo. Ricordo ancora che al potere politico erano destinati i filosofi perché competenti della “Verità”. Questo si diceva e avveniva ieri. Oggi è tutto un altro discorso.

LA SESSUALITA’ FEMMINILE E IL SENSO DI COLPA

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“Nora sogna di trovarsi in auto con il suo uomo.

Sta guidando, ma non vede niente, né il volto, né la strada davanti.

Vede soltanto lo scorrere della strada lateralmente.

A un certo punto Nora vede il bagliore di due autovelox e pensa che pagherà una multa veramente salata.”

Il sogno di Nora tratta di una donna che vive bene la sua sessualità, ma non può fare a meno alla fine di colpevolizzarla. La sfera erotica rientra tra i sogni ricorrenti dell’universo femminile ed esiste una ragione ben precisa. Rispetto all’universo maschile la formazione psichica della donna in riguardo alla sessualità risente di fattori biologici, culturali e sociali più complessi. Esaminiamone alcuni. A livello biologico la donna è ricca di orologi finalizzati alla continuazione della Specie e con il rapporto sessuale è passibile di essere fecondata. La donna matura prima del maschio sempre a livello biologico e psicologico, ma anche a livello umano e culturale. La bambina è più giudiziosa e docile, si usa dire. A livello socioculturale in un recente passato la donna era ritenuta quasi un peso per la famiglia, dal momento che non aveva la forza di un maschio e quindi non era una valida forza lavoro. A livello culturale la donna sin da bambina è oggetto di pressioni educative e di vincoli sociali collegati a tradizionali pregiudizi. A livello psicologico, inoltre, la bambina è chiamata a evolversi con una buona duttilità anche a causa del fatto che il suo corpo si trasforma rapidamente in un corpo di donna. In quest’ultimo, pur tuttavia, abita ancora la psiche e la mente di un’adolescente e il rischio della deflorazione e della gravidanza. Inoltre la donna bambina è oggetto privilegiato delle insidie e delle violenze sessuali da parte degli adulti, dei pedofili, dei bruti. La complessità di questi fattori spiega come la donna  sia sottoposta con naturale superficialità a frustrazioni e a repressioni della “libido” da parte delle istituzioni rispetto al maschio. Ma convergiamo sul sogno alla ricerca di pezze giustificative di quanto affermato.

Il sogno di Nora esordisce con una situazione di fusione erotica: “in auto con il suo uomo”. “L’auto” rappresenta il sistema neurovegetativo e in particolare la sessualità con i suoi meccanismi neurofisiologici autonomi. Nora è in intimità con il suo uomo. Si profila la decodificazione di un sogno erotico molto frequente, gratificante e altamente emotivo al punto che l’eccitazione sessuale nel maschio e nella femmina si può manifestare nelle sue espressioni più alte: l’erezione e la lubrificazione, l’eiaculazione e l’orgasmo. Potenza vitale del sogno!

Nora “sta guidando”. L’iniziativa e la partecipazione nell’appagamento della “libido genitale” non mancano alla protagonista del sogno. Si attesta un facile coinvolgimento e una spedita sicurezza, oltre alla pulsione erotica e sessuale.

“Ma non vede niente, né il volto, né la strada davanti”. Il “vedere” rappresenta simbolicamente il “principio di realtà” e la “funzione razionale dell’Io”; di conseguenza, il non vedere “niente” comporta l’abbandono completo alle emozioni e alle pulsioni, nonché la caduta della vigilanza e dello spirito critico. Nora è in piena “trance” erotica, com’è giusto che sia in una corretta collocazione psicofisica introduttiva all’amplesso sessuale. Non vedere il volto del partner in sogno è particolarmente inquietante sia per chi sogna e sia per chi interpreta. Infatti si tratta di una censura onirica: viene impedita la visione perché non è stato possibile lo “spostamento” in un altro soggetto similare e per continuare a dormire. E allora di chi si tratta? Teoria psicoanalitica impone che si tratti delle figure genitoriali e in questo caso del padre. Ma bisogna essere anche elastici con i sogni e non ricorrere sempre al famigerato complesso di Edipo. Pur tuttavia, bisogna riconoscere che l’imprinting dei genitori nella vita sessuale dei figli è notevole, se non determinante. Del resto sono le figure che abbiamo frequentato quando eravamo innocenti, solo sensazioni e senza conoscenze. Progressivamente abbiamo sperimentato fisicamente e psicologicamente noi stessi attraverso le loro persone e abbiamo imparato a conoscere, a discernere, a rielaborare  e ad archiviare. La teoria impone che la matrice della nostra vita sessuale si colleghi al desiderio di loro, ma in questo sogno è preferibile riconoscere a Nora gli “occhi chiusi” durante l’abbandono alla vita dei sensi. Non è finita, perché Nora non vede “la strada davanti”. La strada è simbolo del percorso della vita e del cammino esistenziale, una soluzione attraverso il fare e un progetto da realizzare, l’avventura e la creatività sempre finalizzate alla realizzazione di un programma. Il guidare la macchina senza vedere la strada è pericolosissimo nella realtà, ma tanto diffuso e significativo nel sogno. Quando siamo particolarmente stressati dalla quotidianità banale e dagli impegni inautentici, quando non ascoltiamo i nostri bisogni cosiddetti materiali, quando sacrifichiamo la nostra vita sessuale in nome del lavoro e della conseguente stanchezza, ebbene, allora siamo pronti a sognare di guidare la macchina senza vedere la strada. Questa è la funzione importantissima del sogno di diagnosticare lo stato psicofisico e di indicare il ripristino dell’equilibrio nervoso e dell’armonia corpo-mente: la prognosi.

Nora “vede soltanto lo scorrere della strada lateralmente”. Nora è dentro la macchina con il suo uomo, Nora è in intimità e la visione laterale si spiega con la postura dell’amplesso, così come il non vedere nulla si spiega con gli occhi chiusi durante il suddetto amplesso. Il sogno non mente e addirittura ci suggerisce le posizioni assunte dagli attori protagonisti nel teatro dei sensi. Lo “scorrere” condensa l’evoluzione vitale, lo slancio pulsionale dell’istinto.

Fin qui tutto è ok! Gli amanti sono in pieno trasporto erotico ed esaltano misticamente il dio Eros, ma ecco che arriva l’inghippo. Nora “vede il bagliore di due autovelox  e pensa che pagherà una multa veramente salata” ai vigili che a suo tempo ha messo dentro di lei. Subentra l’istanza psichica del “Super-Io” a ridimensionare, se non a bloccare, il trasporto dei sensi e l’abbandono al piacere. Il senso di colpa é legato alla censura morale, al rispetto della norma, all’adempimento del dovere, all’infrazione dei dettami vigenti nella società, alla paura del peccato legato all’insegnamento religioso che esige castità e verginità, alla sessuofobia imperante nella società mediterranea in riguardo alla figura femminile e al ruolo della donna, figura e ruolo che oscillano tra la soccombenza al maschio e la perversa provocazione. Una bambina che diventa adolescente spesso riceve questi messaggi malevoli e infami dai genitori in primo luogo e guarda caso nel sogno di Nora gli autovelox sono due. Del resto, il “Super-Io” si sviluppa dai cinque anni in poi ed è collegato alla figura paterna, per cui Nora rievoca gli insegnamenti del padre e i divieti da lui imposti nell’economia psichica familiare e da lei naturalmente introiettati in maniera più o meno rigida. Nora pensa con la sua dimensione bambina che “pagherà una multa veramente salata” perché ha fatto gli atti impuri, quegli atti moralmente vietati perché permeati di fornicazione. La “multa” è simbolo dell’espiazione della colpa e sarà veramente pesante. Povera Nora! Era partita bene con la sua libera iniziativa e il suo abbandono all’istinto e al desiderio, ma ha rischiato di concludere male o quanto meno è stata disturbata dai retaggi moralistici familiari, dai pregiudizi sociali e dalle remore religiose. Questo è il prezzo che si paga all’evoluzione della “libido” nella cultura mediterranea aliena ai diritti del corpo, propensa ai diritti dello spirito, interessata ai privilegi culturali. Ma ci sono prezzi più tragici nella società contemporanea che la donna è costretta a pagare. In questi settori siamo ancora nella preistoria della civiltà e neanche agli albori. E’ opportuno ascoltare come consolazione “Imagine” di John Lennon.

La prognosi è fausta e suggerisce a Nora di ridurre le esigenze morali in contesti di per se stessi naturali e gratificanti, di liberarsi dagli insegnamenti familiari che riportano al passato e che non servono al presente, di prepararsi un futuro affermativo.

Il rischio psicopatologico si attesta nel fomentare il Super-Io con una serie di doveri morali e nel ridurre la libera espressione delle pulsioni sessuali con grave danno per l’equilibrio psicofisico e con la conseguente conversione della “libido” repressa in sintomi psicosomatici.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Nora induce a rispolverare la mitica  colpevolizzazione culturale della donna e all’uopo riesumo Lilith. Nella cultura mesopotamica Lilith era il demone della tempesta, nella cultura ebraica era la prima donna e la prima compagna di Adamo. E’ presente nella prima formulazione del Genesi, di poi definito Antigenesi. Quindi, la prima donna di Adamo non è stata Eva, ma Lilith. Quest’ultima fu espulsa dal giardino di Eden e relegata a principio del male per il semplice motivo che aveva preteso durante il coito di stare sopra Adamo. Lilith non voleva stare sotto. La simbologia del “sopra” e del “sotto” impone la decodificazione del rifiuto di Lilith di soccombere al maschio e alla sua cultura. Lilith contesta il potere sessuale di Adamo e il primato culturale maschile che impone alla donna di stare sotto e non sopra: discuterne non è dato. Quant’è viva ancora oggi Lilith e quant’è moderno il suo insegnamento! Dio ascoltò Adamo e lo liberò dalla sofferenza preparando per lui e per le sue necessità psicofisiche Eva, una donna docile e fatta “ad hoc”:”questa è finalmente osso delle mie ossa, carne della mia carne, questa sarà chiamata donna perché dall’uomo questa è stata tratta.”  Lilith restò l’ambiguo malanno dell’uomo, un oggetto di amore e di odio, di desiderio e di ribrezzo, di attrazione e di repulsione. Lilith fu criminalizzata e destinata a rappresentare il leader delle divinità femminili maligne e infernali; di poi vennero le Erinni, le Furie, le sirene, le streghe, la “parte negativa della donna”, l’oggetto parziale persecutorio, la sessualità perversa che distrugge il maschio. Il resto va da sé.