LA CASA SENZA MOBILI

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato di essere dentro una casa che non aveva mobili.

Le pareti erano bianche,aveva grandi finestre ed era molto luminosa.

Mi affacciavo alla finestra e sentivo benessere.

Il mio attuale ragazzo era nel salone.

Ad un certo punto vado in un’altra stanza, la camera.

Ero girata di spalle e indossavo un vestito nero.

All’improvviso spunta un uomo che ho frequentato in passato.

Era dietro le mie spalle ed era arrabbiato con me perché ho una relazione con il mio attuale ragazzo.

Voleva strapparmi e rovinarmi il vestito e voleva picchiarmi.

Ad un certo punto si ferma e mi dice all’orecchio che voleva dipingermi.

Io ero inerme e impaurita in parte, ma ero sollevata per il fatto che il dipingermi l’avrebbe distratto dal farmi male.

Sapevo che nel salotto c’era ancora il mio attuale ragazzo e volevo chiamarlo in mio aiuto.”

Clotilde

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ho sognato di essere dentro una casa che non aveva mobili.”

Clotilde è una donna spartana, non perché è nata a Sparta, semplicemente perché manifesta una “organizzazione psichica” sguarnita di modi di essere e di esistere, priva delle tante modalità del pensare e dell’agire, semplificata nelle esperienze vissute. Clotilde tende all’essenziale, ha fatto la sua vita al minimo e non certo al massimo dal momento che dentro le è rimasto ben poco delle lezioni che l’esercizio del vivere quotidiano impartisce sia nel privato e sia nel pubblico. Clotilde ha una povertà psico-culturale che è la classica eredità di coloro che hanno poco elaborato perché hanno ricevuto pochi stimoli da se stessi e dall’ambiente. Clotilde non ha maturato la motivazione giusta per crescere arricchendosi con le esperienze vissute e per capire i sensi e i significati di tutto il materiale che acquisiva senza assimilarlo. Clotilde è una donna semplice perché non è stata aiutata a capire dai genitori e dalla scuola. Nessuno le ha dato gli strumenti interpretativi necessari per arredare la sua “casa” psichica. I “mobili” attestano simbolicamente della ricchezza dei contenuti e delle abilità, della materia e dei criteri, dei vissuti e dell’interpretazione. Clotilde ha una casa senza mobili e non ne ha consapevolezza. E’ cresciuta secondo natura e con quello che di biologico serviva per continuare a vivere, senza strumenti per capire e senza sovrastrutture per approfondire, senza schemi per interpretare la realtà degli uomini e delle cose. Negli anni cinquanta erano culturalmente poveri un bambino e una bambina che parlavano soltanto il dialetto e non conoscevano la lingua italiana. Negli anni sessanta erano culturalmente poveri un ragazzo e una ragazza che non conoscevano l’ideologia nazifascista e socialista o l’imperialismo americano e sovietico. Negli anni settanta erano culturalmente poveri un giovane e una giovane che non conoscevano tutte le canzoni dei Beatles e la guerra in Vietnam. Negli anni ottanta erano culturalmente poveri il giovane uomo e la giovane donna che non conoscevano la Psicoanalisi e la storia della Democrazia cristiana. Negli anni novanta erano culturalmente poveri un uomo e una donna che non capivano la caduta dei totalitarismi e non conoscevano la produzione discografica dei Pooh. A questo punto avete sicuramente capito cosa si intende per povertà culturale, per cui posso procedere con l’interpretazione del sogno di Clotilde dopo aver aggiunto che da quel momento storico, anni novanta, alla povertà culturale è subentrata anche la povertà etica e morale.

Le pareti erano bianche, aveva grandi finestre ed era molto luminosa.”

Mi sono dilungato per arrivare alle “pareti bianche” della casa di Clotilde, alla semplicità e uniformità della struttura psichica, alla mancata assimilazione e personalizzazione dei dati psichici e culturali da parte di Clotilde. Tutto questo avveniva non per incapacità della ragazzina, ma semplicemente perché nessuno glielo insegnava, per penuria educativa dei genitori, per colpa dei cattivi maestri e delle severe maestre che portavano avanti i cavallini e lasciavano indietro gli asinelli. Eppure questa casa di Clotilde era “molto luminosa” perché aveva “grandi finestre”. Se non ci sono mobili, le pareti non servono e allora ben vengano le finestre a testimoniare la propensione sociale di Clotilde e la sua apertura al mondo esterno quasi a compensare le mancanze interiori con una estroversione pericolosa perché non supportata da capacità di analisi critica dei fatti e delle persone. Clotilde cresce come un agnello in un branco di lupi. La luminosità viene dall’esterno, dalle finestre aperte nella società e nelle relazioni. In questo settore Clotilde non è seconda a nessuno, è cresciuta nella strada e con i monelli del quartiere, è vissuta nel cortile con la gente umile e semplice che abita in una sola stanza, che parla il dialetto e che conosce a memoria le canzoni di Claudio Villa e Nilla Pizzi. Questa è la sapienza e la saggezza di Clotilde, quella pop, quella popolana che si trasmette per via orale come l’Iliade e l’Odissea e che contiene lo scibile umano in forma simbolica.

Mi affacciavo alla finestra e sentivo benessere”

Cosa dicevo prima?

Avete visto che la disposizione e la disinibizione sociali di Clotilde sono veicoli di pienezza psicofisica?

La gente protegge, ti dà la possibilità di relazionarti, di confrontarti, di identificarti e di non restare sola e senza neanche un prete per chiacchierare nelle domeniche d’agosto. L’apertura sociale di Clotilde è direttamente proporzionale alla sua disadorna interiorità, l’abilità a intrallazzare è pari alla sua penuria di pensiero e di azione in riguardo a se stessa e alla sua dimensione interna. Clotilde è nettamente squilibrata verso l’esterno perché si è dovuta compensare buttandosi fuori, andando a vivere con gli altri e come gli altri, a farsi da sé con la gente e tra la gente. Ma la società non è poi sempre buona e protettiva. Nel sociale incontri il gatto e la volpe, il lupo e l’agnello, il mercante e il prete, lo gnomo e il gigante, il buffone e il pagliaccio, i mezziuomini e i galantuomini, i quaracquacquà e i pupari. Il “benessere” che ti dà la società è rutilante, spesso luccica e abbaglia, libera e cattura, in ogni caso è un benessere secondo natura alla luce che l’uomo è un animale sociale. Una cosa è certa: Clotilde sta bene con la gente.

Il mio attuale ragazzo era nel salone”

La socializzazione non manca a Clotilde, così come la capacità seduttiva. Del resto, è cresciuta in strada tra la folla ed è stata adottata dalla gente del quartiere. Si è, quindi, adattata alla varietà psichica delle persone e si è relazionata secondo i suoi e i bisogni altrui. Spunta nella casa disadorna ma pulsante di vitalità un uomo, “il mio attuale ragazzo”, che suppone la presenza nella sfera sentimentale di Clotilde di altri ragazzi e tutti figli della gente e della strada. Il “salone” condensa la socialità formale e il ricevimento ufficiale, la maestria nel dispensare ruoli e mansioni alle persone di cui ci circondiamo. Questo “attuale ragazzo” è il paravento razionale del vero desiderio, quello sostanziale, di Clotilde. Questo è il fidanzato ufficiale, quello che si presenta ai parenti per candidarlo al ruolo di futuro sposo all’interno di una famiglia legata alle tradizioni, agli usi e ai costumi del passato. C’è un “ragazzo attuale” e si attende l’emersione di un “ragazzo inattuale”, quello che riveste il desiderio erotico e sessuale di Clotilde, quello della sostanza a cui la donna, cresciuta nel mondo e tra la gente, è abituata e aspetta di vivere. Clotilde non è una educanda delle suore di sant’Orsola, altrimenti avrebbe avuto la casa adorna di strumenti interiori di comprensione di se stessa e della realtà esterna, uomini e oggetti compresi. Clotilde è una donna navigata e abile nel destreggiarsi nei complotti e nelle contese, come Filumena Marturano. Clotilde sa il fatto suo e sa ben girare la frittata senza far cadere una goccia d’olio extravergine d’oliva sul ripiano della cucina. Il tempo lo dirà e il prosieguo del sogno non mancherà di dare il suo nulla osta.

Ad un certo punto vado in un’altra stanza, la camera.”

Clotilde mena il gioco perché conosce le regole del gioco. E’ una donna culturalmente e psicologicamente semplice, ma capace nelle arti della seduzione e del contratto, della truffa e del sortilegio. Clotilde ha su di sé poche idee ma chiare, sa bene di essere una donna e sa come atteggiarsi nella psicodinamica relazionale con l’uomo, quel maschio e quella varietà di maschi che ha ben conosciuto nel quartiere e che hanno formato il suo abito femminile e le sue arti di donna, latino “domina”, italiano signora e padrona. Clotilde conosce i tempi e gli atti: “Ad un certo punto vado in un’altra stanza” senza mobili ma intensamente vissuta, dal momento che si tratta della camera da letto. Clotilde si sposta facilmente nella sua casa, non ha particolari inibizioni a ospitare e a gestire gli avventori, un segno evidente della sua semplificazione sociale e attitudine alla relazione. Clotilde si avvia a visitare ed evidenziare la sua intimità profonda e i suoi segreti di donna attenta all’essenziale e molto pratica. Questo capoverso del sogno ha il sapore di una insidia e di preparazione a emozioni intense, dopo il formale approccio nel salotto con “l’attuale ragazzo”. La funzione onirica offre tutti gli strumenti per preparare l’evento e per mostrarlo con la giusta suspence.

Ero girata di spalle e indossavo un vestito nero.”

Come dicevo in precedenza, Clotilde da sveglia è una sognatrice e usa la sua immaginazione in maniera eccitante e seduttiva. La stessa operazione allucinatoria tra fantasia e ragione instaura sognando. Costruisce una scena di seduzione alla sua maniera con tanto di imprevisto e desiderato, con tanto di capi da sartoria e di colori giusti per il fascino della sorpresa e dell’incontro del suo tipo. Clotilde non avrà tanti mobili nella sua casa luminosa con tante finestre e sarà anche estroversa, ma sulle fantasie erotiche è ben attrezzata e si è costruita un buon arredamento senza ricorrere a Ikea. Analizziamo l’allegoria della seduzione. Clotilde è girata di spalle rispetto alla porta in chiara postura dell’attesa e della sorpresa, quasi a giustificare l’eccitazione dell’impatto desiderato e falsamente inaspettato. “Indossavo” si traduce in coprivo il mio corpo, avvolgevo le mie membra, calzavo la mia difesa, coprivo la mia nudità per darle il miglior fascino possibile a questo mondo e in questa situazione. Clotilde conosce la psicologia erotica del maschio e sa che una donna ben avvolta nei punti giusti è più eccitante di una donna lampantemente nuda come un verme. Ripeto, Clotilde avrà una povertà culturale, ma sa ben interpretare se stessa nelle movenze e dei desideri, è l’artista della sua persona, possiede la maschera che ha scelto e la riguarda nel profondo e nell’intimo. Arriviamo al “vestito nero”. In questo caso il colore “nero” non evoca il lutto e la perdita, tutt’altro! Evoca l’attrazione dell’acquisto, l’enigma che si disvela nel colore bianco della pelle. Il nero copre e fa da sfondo alla psicodinamica successiva. Clotilde si fa vedere di spalle in maniera difesa e restia all’impatto diretto, si fa vedere vestita del colore che contrasta in maniera vivace con il corpo che copre e che lascia spazio all’immaginazione del fruitore o dell’avventore ignoto e ben capitato tra le arti sottili della seduzione di una donna maliarda. Il prosieguo avvallerà la scena della attesa e della sorpresa.

All’improvviso spunta un uomo che ho frequentato in passato.”

“All’improvviso” non è poi tanto all’improvviso perché si era capito e da tempo dove Clotilde si stava dirigendo, dove voleva arrivare e anche cosa voleva fare. Il sogno ha incorporata la funzione “thriller” e in questo caso ha la sua efficacia per l’effetto temporale, “un uomo che ho frequentato in passato”. Si può anche aggiungere e “che non ho ancora dimenticato”, dal momento che me lo porto a spasso in sogno come attore protagonista del mio film rosa di sentimento e rosso di passione. La relazione non si è chiusa bene e in maniera definitiva. I due non si sono lasciati bene ed ecco che Clotilde sogna in maniera disinibita e sincera quello che le è rimasto dentro di quest’uomo, i suoi vissuti intimi che emergono dal passato per un happening adatto alla sognatrice. Dal corredo delle esperienze amorose vissute Clotilde tira fuori una figura che l’ha particolarmente colpita nel bene e nel male, l’ha eccitata con delle sensazioni e dei sentimenti ambivalenti e per questo motivo ben fissati nelle mente e nel ricordo. La parola “frequentato” è indicativa di un distacco difensivo dal coinvolgimento, a cui corrisponde un attaccamento emotivo e un legame per quello che si è vissuto e che si poteva ancora vivere insieme. In ogni caso si tratta sempre e solamente dei vissuti di Clotilde, di quel materiale psichico che non si è sedimentato e che è rimasto sospeso come un conto all’osteria. Dietro Clotilde in abito nero si è palesato un uomo del passato, un ex a tutti gli effetti. Non resta che proseguire soprattutto per ammirare e apprezzare la maniera in cui la funzione onirica procede senza che Clotilde ne sia cosciente e secondo i suoi vissuti da sveglia immaginati, come la narrazione prediletta dell’incontro erotico con un uomo. Il copione è dentro.

Era dietro le mie spalle ed era arrabbiato con me perché ho una relazione con il mio attuale ragazzo.”

Clotilde ama fare ingelosire i suoi uomini e farli arrabbiare esibendo il suo benessere psicofisico. In questo quadretto si consuma il sentimento della gelosia nella speranza che non finisca nel dramma a cui da sempre siamo abituati e più che mai in questi tempi in cui la Psicologia maschile sta attraversando una perdita depressiva di potere e non soltanto. La gelosia è tutta pari pari di Clotilde e la proietta per difesa sul suo ex ragazzo per vanagloria e per compensazione alla frustrazione subita. Mi spiego meglio. Clotilde non ha dimenticato il suo ex e soprattutto non ha archiviato la modalità aggressiva e seduttiva che lui conferiva al loro rapporto. In questo momento del sogno Clotilde ha il ragazzo attuale nel salone e il precedente ragazzo in camera. Ha riservato un vissuto e un trattamento formali al primo e ha scelto per il secondo una scenografia altamente seduttiva e prepotentemente erotica: le spalle, l’abito nero, lo sguardo incurante verso la finestra, e non verso la porta, che denota un momento trasognante e uno stato di coscienza crepuscolare, classico dei fumi del desiderio. Clotilde ha fatto arrabbiare il suo ex intendendo riferire della sua eccitazione proiettata sul ben capitato. Clotilde sogna il ragazzo che le è rimasto impresso e se lo porta in camera rievocando le pulsioni e l’eccitazione che contrassegnavano i loro incontri. Era una relazione dinamica e avversativa e l’attrazione consisteva in questo conflitto perenne che andava a concludersi nella gloria dei sensi. Anche in questa “location” psicofisica si giocava la stessa partita del contrasto e del conflitto. Clotilde immagina il suo ex ragazzo geloso e tradito e ancora innamorato di lei, ma in effetti si tratta di una sua bella e buona “proiezione”. Ma il sogno deve procedere tutelando i veri vissuti per non incorrere nell’incubo e nel risveglio. “En passant” ricordo che l’incubo scatta per difesa psicofisica nel momento in cui il “contenuto latente” del sogno coincide con il “contenuto manifesto”: il fallimento della censura onirica. Abbandoniamo la teoria e andiamo sulla sceneggiata erotica che si sta consumando.

Voleva strapparmi e rovinarmi il vestito e voleva picchiarmi.”

A proposito di salmo e di gloria, in questo caso si va verso l’espressione sadomasochistica della “libido anale”, si procede nelle pulsioni e nei desideri di Clotilde verso lo strappare il vestito, il rovinare sempre il vestito e il picchiare il corpo femminile. E’ oltremodo chiaro che Clotilde sta esibendo la sua “libido anale” e nello specifico la sua componente erotica e sessuale di qualità sadomasochistica. Ritorna il meccanismo onirico dello “spostamento” e il meccanismo psichico di difesa della “proiezione”: “voleva” e “voleva”, due volte in nove parole compare “voleva”. Clotilde è una donna, più che dalla grande volontà, dal grande desiderio di procedere verso l’orgasmo durante il rapporto sessuale attraverso l’offendere e l’essere offesa. Il piacere passa attraverso il dolore. Quest’ultimo viene sublimato come una forma di piacere e incentiva a dismisura il godimento favorendo la progressiva caduta della vigilanza per approdare nella terra di Dioniso. Clotilde ha una modalità erotica e sessuale “anale”, in quanto esige la dialettica psicofisica e il trionfo del senso doloroso del piacere, la conversione sensoriale nell’opposto. Qualcuno si chiederà, a questo punto, perché Clotilde procede in questo modo nelle sue relazioni sessuali. Il naturale “sadomasochismo” appartiene alla formazione e rientra nella “organizzazione psichica reattiva”, per cui è naturale che per raggiungere il risultato finale bisogna procedere nel sentiero del dare e ricevere dolore. Importante è il limite del “sadomasochismo”, perché può tralignare nella psicopatologia come tutte le cose psichiche e non. Clotilde vuole essere strappata, rovinata e picchiata. Traduco i simboli. “Strappata” attesta della potenza della penetrazione e del ritmo coitale, “rovinata” significa verbalmente e fisicamente vituperata, “picchiata” si traduce in carezze pesanti e tracciabili come i pagamenti elettronici. Il corpo viene simboleggiato da Clotilde nel suo “vestito”. Il suo vestito è la sua pelle e la pulsione sadomasochistica esige che porti le tracce della benefica violenza subita e arrecata. Proprio arrecata, perché stiamo parlando di “sadomasochismo” nel dare e nel subire azioni forti e prossime alla violenza. Aggiungo che questo tratto “anale” sadomasochistico è molto diffuso nell’universo psicofisico femminile, più che maschile. Spesso la donna si trova con un maschio inopportuno perché molto rispettoso ed educato, per cui deve sollecitarlo a cambiare registro perché la cosa non funziona in quel modo blando. Procedere è obbligo anche per vedere come finisce la dialettica competitiva e come si snoda l’erotismo e la sessualità di Clotilde.

Ad un certo punto si ferma e mi dice all’orecchio che voleva dipingermi.”

Ricordo che parlare all’orecchio è seduttivo, è un segno inequivocabile d’intesa su progetto intimo, almeno quel farsi parlare all’orecchio da Clotilde. Cambia la strategia erotica in questo sogno da naturale Kamasutra: dalla “libido anale” alla “libido fallico-narcisistica” con il superamento del “sadomasochismo” e l’introduzione della variabile voyeuristica. Clotilde sta rievocando in sogno i suoi gusti erotici e le sue fantasie sessuali, ripeto assolutamente naturali e normali, sta esibendo le sue predilezioni in un rapporto del suo tipo, sta sciorinando con i simboli i suoi preliminari e il suo coito al meglio possibile e consentito da madre natura. Clotilde varia le dinamiche psicofisiche e non cade nell’eccesso sessuale, quello che crea danno e traligna nella violenza. Clotilde esterna i suoi gusti e dice che dopo la dinamica sadomasochistica è opportuna la dinamica voyeuristica, epiteliale e uditiva, la “libido” degli occhi, del tatto e dell’udito, tre sensi che nell’erotismo hanno il loro notevole peso e la loro adeguata funzione. In questo rispolverare la varia gamma della sua “libido”, Clotilde si imbatte sugli occhi per guardare e farsi guardare, sulla pelle per dipingere e farsi dipingere, sulle orecchie per ascoltare e farsi ascoltare. L’erotismo trionfa in questa fiera delle pienezze sensoriali e non certo delle vanità. Clotilde è maestra e dispensa lezioni di alto gradimento ai suoi uomini ex e in atto, è una donna di potere che ha fatto della seduzione la sua ricchezza erotica da vendere e da comprare sempre su sua direzione e discrezione. Ricordo che orecchio, derma e occhi vogliono e meritano degnamente la loro parte in questa scena di ulteriore progresso erotico. Ancora il sogno non è finito e le sorprese finali attendono coloro che non si meravigliano di niente, le persone navigate e vissute come Clotilde.

Io ero inerme e impaurita in parte, ma ero sollevata per il fatto che il dipingermi l’avrebbe distratto dal farmi male.”

La “conversione nell’opposto” si palesa immediatamente nell’essere “inerme”. La donna di potere, fallica alla Afrodite, che ha menato la danza fino a questo punto, adesso si dispone all’orgasmo attraverso questa sua abilità a lasciarsi andare e a farsi fare. Meno male che era “impaurita in parte” a conferma del suo esserci e del suo gestire anche nella completa passività e inducendo l’altro a muoversi per approdare da qualche parte con l’imbarcazione. Clotilde sa di essere passata senza colpo ferire dall’esercizio erotico della “libido sadomasochistica” alla “libido fallico-narcisistica”, dalla “posizione psichica anale” alla “posizione psichica fallico-narcisistica”, e si sente attizzata da questo passaggio al godimento dei sensi vari e variopinti come la vista, il tatto e l’udito. Il contatto si prolunga con fantasia e varietà dei temi e dei tempi suonati in questo valzer delle sorprese per l’ex e in questo copione preferito dalla furbissima Clotilde. Si confermano le sue abilità erotiche e le sue doti relazionali, tutto in funzione di se stessa e indirettamente per il benessere della coppia di turno. Inerme, impaurita e sollevata sono i tre attributi psicofisici su cui Clotilde ha giocato la sua partita con un uomo ex nella camera e il suo uomo attuale in attesa nel salotto.

Quanta gente ci portiamo dentro e anche nei luoghi più impensati e nei contesti meno opportuni!

Sapevo che nel salotto c’era ancora il mio attuale ragazzo e volevo chiamarlo in mio aiuto.”

Clotilde si sta svegliando e se la racconta in sua difesa e in onore agli scampati ed eccitanti pericoli. “Sapevo” denota il “sensus sui”, il senso di sé e il tutto sotto controllo da parte di una donna che la sa lunga e sa ben recitare la parte interessata della gestione di due uomini che a distanza di pochi metri non si accorgono l’uno dell’altro semplicemente perché Clotilde li sa ben controllare e nella sua auto-consapevolezza sa ben gestirli secondo i suoi bisogni erotici e sessuali. C’è un uomo per il salotto e c’è un uomo per la camera, entrambi sono dentro una donna che conosce molto bene le arti seduttive, erotiche e sessuali in funzione del suo benessere psicofisico, del suo orgasmo e della sua autostima. Di certo, Clotilde non ha bisogno di loro e tanto meno del loro aiuto. Nulla da eccepire in questo sogno in cui è assente la “libido genitale” e che celebra il trionfo dei sensi nelle varianti aggressive e gratificanti, compiaciute e disinibite. Di donne come Clotilde ce ne sono fortunatamente tante.

“CONCORDIA DISCORDANTIUM CANONUM” O “CONCORDIA DISCORDANTIUM FRATRUM”

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono a casa di mia nonna in compagnia di mia sorella.
Ci troviamo in salone, ma c’è qualcosa di diverso dal solito: una tenda bianca su una delle pareti laterali. Si tratta di una tenda molto strana, ricca di pieghe che formano un disegno piuttosto elaborato.

Allungo la mano per scostarne un lembo e mi accorgo che sono pagine di libro tenute insieme da un filo. Vedo che c’è la pagina di apertura del “Decretum Gratiani”, che ha un titolo molto bello “Concordia discordantium canonum” e decido di prenderla per attaccarmela in camera.

Stacco il foglio dal libro-tenda, ma mi rendo conto che si vede bene che manca qualcosa: tra le pieghe della tenda c’è uno spazio di troppo.
Mi sento in colpa per averla rovinata, ma mia sorella mi suggerisce una soluzione: sostituire il filo con una ciocca di capelli. La tiro fuori da non so dove e la annodo al filo della tenda.
La trama sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione.”

Questo è il sogno di Sabino.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE
CONSIDERAZIONI

A cosa non ricorre la funzione onirica per parlare della “rivalità fraterna”? Attinge a una raccolta di fonti del diritto canonico, scritta dal monaco camaldolese Graziano tra il 1140 e il 1142, che ha come titolo “Concordia discordantium canonum”. Il “processo primario”, deputato alla composizione del sogno, ha colto e camuffato il nesso psichico dentro il titolo di un’antica opera di Diritto, titolo che si capovolge in “Concordia discordantium fratrum”: il possibile accordo tra fratelli rivali.
Il “sentimento della rivalità fraterna” è stato poco studiato nella giungla della Psicologia, Psichiatria, Psicoanalisi, Sociologia e Antropologia. Il testo benemerito è “Psicopatologia della rivalità fraterna”, scritto da Louis Corman e pubblicato in Italia da “Astrolabio” nel 1970.
A questo punto non resta che accettare di buon grado la funzione elettiva del sogno di agganciarsi alla formazione culturale e alle inclinazioni scientifiche del sognatore. Sabino condivide tanto di suo con il Diritto, al di là del fatto che ha una sorella da sistemare a livello psicologico, visto che se la tira dietro nei sogni.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

La “casa della nonna” condensa la disinibizione della sfera affettiva, la recettività psichica disinteressata e il culto dei valori familiari. Include la “sublimazione” carismatica e la “traslazione” dell’amore materno: una mamma liberale e generosa da coltivare per i dolcetti e per le coccole, per le cure e le premure, per la mancetta e l’ospitalità. La nonna è l’ammortizzatore affettivo degli inevitabili conflitti familiari. La nonna è un porto provvidente e la sua casa è un caldo rifugio.

“Sorella”: rivalità fraterna e competizione affettiva, parte psichica femminile e androginia, frustrazione e aggressività, colpa e complicità solidale.

Il “salone” è la parte della casa psichica in cui si curano le relazioni e si esibiscono i trofei, le parti migliori di sé. Condensa la capacità sociale e la disposizione verso l’altro, l’apertura ideologica e la tolleranza civile.

La “tenda” possiede simbolicamente un’ambivalenza nel suo condensare la copertura estetica e la difesa psichica con il mostrarsi e l’esibirsi. La tenda oscilla tra una forma di occultamento del privato e un desiderio di disvelamento di parti di sé socialmente compatibili. La tenda è una diplomatica barriera all’indiscrezione altrui e una finestra sul cortile.

“Libro”: “condensazione” dei vissuti evolutivi della “libido”, “spostamento” della formazione psichica in atto, ratifica dell’organizzazione reattiva, “Io” storico e identità.

La “ciocca di capelli” rappresenta la libera associazione dei pensieri in riguardo a un tema specifico: idee e trama, fantasticheria e componimento poetico, funzione creativa dei “processi primari” e della fantasia.

PSICODINAMICA

La chiave interpretativa del sogno di Sabino è la seguente: “Decretum Gratiani”, che ha un titolo molto bello “Concordia discordantium canonum”.
Sabino esordisce portandosi dietro il conflitto: “Sono a casa di mia nonna in compagnia di mia sorella.”
Ecco che si spiega il mio titolo, il vero titolo: “Concordia discordantium fratrum”, la risoluzione del sentimento della rivalità fraterna con tutto il concorso emotivo e affettivo che ci sta dentro e ci va dietro. Il “decido di prenderla per attaccarmela in camera” e “la trama sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione” attestano chiaramente l’entità modesta del conflitto in atto e la giusta via di risoluzione. Sabino e la sorella hanno un certo grado di complicità e di collaborazione, si parlano e si ascoltano, si accettano e si gradiscono, hanno giustamente fatto alleanza con il nemico o buon viso a cattivo gioco. “Attaccarmela in camera” equivale a una sana riappropriazione dell’alienato e a una altrettanto sana elaborazione del “fantasma della sorella”, di colei che poteva sottrarre l’amore della mamma, del papà e della nonna nel caso specifico, ma anche di colei con cui si poteva giocare e tramare contro le istanze direttive dei genitori, derogare al
“Super-Io” genitoriale. E così la trama si è completata e la storia d’amore si è ricomposta nel suo versante positivo, il riconoscimento della sorella: “mia sorella è mia sorella” secondo il principio logico d’identità del bravo Aristotele, “A è A”, ogni concetto è uguale a se stesso.
Pur tuttavia, il passato psichico è stato contrassegnato dallo struggimento, un senso e un sentimento dolorosi che hanno lasciato tracce nell’organizzazione reattiva di Sabino, la cosiddetta formazione caratteriale, in grazie all’apporto dei fantasmi affettivi e competitivi collegati alla figura della sorella. Fortunatamente c’è il processo psichico della “sublimazione” per nobilitare le pulsioni aggressive in uno slancio vitale affermativo, per cui il sentimento della “rivalità fraterna” è servito per emergere con la propria persona nell’ambito sociale: della serie “ogni male non viene per nuocere”.

ANALISI

Procediamo con ordine e in progressione per disvelare la verità del sogno di Sabino.
La prima scena onirica vede fratello e sorella sotto l’ala affettuosa e protettiva della nonna. Subentra la “tenda bianca e molto strana, ricca di pieghe che formano un disegno piuttosto elaborato”. La “tenda” nel sogno di Sabino svolge la funzione di mostrarsi e di esibirsi, attesta un desiderio di disvelamento di “parti di sé” socialmente compatibili, la finestra sul cortile o il sipario di un teatro libero e popolare di periferia, un cartellone dove appendere le fantasticherie, le poesie, gli schizzi, i bozzetti, i sogni, i desideri, le comiche, il corredo di un burlone, di un artista di strada, di un navigato poeta, di uno scaltro menestrello…, insomma una “condensazione” delle caratteristiche artistiche e delle doti creative della sua nonna. Non bisogna dimenticare che questa tenda si trova nel “salone della casa della nonna” e, quindi, questi sono i vissuti di Sabino in riguardo alla sua augusta ava. La nonna di Sabino nei vissuti onirici del nipote possiede i seguenti attributi psichici: estroversione ed esibizione, simpatia e ironia, empatia e satira e altro, tanto di altro. La nonna di Sabino non è una persona semplice e lineare, è una donna ricca di sfaccettature umorali e di creatività estetica. Il cartellone della tenda esibisce i prodotti della sua arte, le sue poesie, i suoi lazzi, i suoi sollazzi, i suoi sberleffi, le sue passioni, il suo altruismo, la sua vena sociale, i suoi valori.
Così si spiega l’ “allungo la mano per scostarne un lembo e mi accorgo che sono pagine di libro tenute insieme da un filo.”
Il “filo” rappresenta simbolicamente la coerenza nella poliedricità espressiva della sua camaleontica nonna.
Ma la nonna di Sabino è anche originale perché in questa
tenda-cartellone-archivio ci mette non soltanto le sue carte, le sue produzioni artistiche, i fogli del suo libro, ma ci mette anche la trama della psicodinamica sulla “rivalità fraterna” del nipote. Quest’ultimo trova quello che cercava e che aveva messo al posto giusto per ritrovarlo dal momento che è lui che sogna, il “Decretun Gratiani”, il sentimento della rivalità fraterna di cui si è detto in precedenza e in abbondanza. La nonna e il nipote sono mostri di perspicacia e strumenti della provvidenza da usare a giuste dosi.
Ma non è ancora finita. Il bello deve ancora venire come nei film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Sabino si sente in colpa, si è macchiato di “ubris” greca, ha rotto l’armonia del Tutto con la sua “ira”, ha frammentato il quadro della nonna prelevandone una parte. La riparazione della colpa deve essere quanto meno equivalente e immediata. Ecco la reazione riparatoria di Sabino.
“Stacco il foglio dal libro-tenda, ma mi rendo conto che si vede bene che manca qualcosa: tra le pieghe della tenda c’è uno spazio di troppo. Mi sento in colpa per averla rovinata,”
Degna di nota è la definizione “libro-tenda” per i contenuti simbolici associati: parti di sé vissute ed esibite.
Ma come uscire dall’impasse?
Ecco che arriva la solidarietà intelligente della sorella. Quella che era prima un problema, adesso è diventata una provvida alleata. Sabino recupera la sorella con la stima di persona intelligente: sostituisci la pagina riguardante noi due con una tua produzione poetica, una “ciocca di capelli”, quell’abilità che hai mutuato dalla nonna. Sabino si è identificato nella nonna o meglio nella sua parte estetica e creativa. Non c’è alcun dubbio. Ecco la conferma: “ma mia sorella mi suggerisce una soluzione: sostituire il filo con una ciocca di capelli. La tiro fuori da non so dove e la annodo al filo della tenda.”
Anch’io come la nonna! Adesso Sabino ha colto veramente due piccioni con una fava, ha riparato il quadro della nonna e ha risolto la sua rivalità fraterna.
“La trama della tenda sembra di nuovo completa con nostra grande soddisfazione.”
La psicodinamica è conclusa con la riparazione del trauma e della colpa. Sabino ha recuperato la sorella e la nonna e adesso possono vivere felici e contenti “con nostra grande soddisfazione”.
Tutto questo è pervenuto grazie a un naturale sogno e a una proficua funzione psichica, quella onirica.

ISTANZE PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Sabino sono l’Es e l’Io: le pulsioni collegate alla rivalità fraterna, “Es”, e la composizione risolutiva del conflitto, “Io”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa usati sono la “condensazione” e lo “spostamento”: decretum Gratiani, casa, nonna, sorella, salone, tenda, libro, ciocca di capelli.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” esibita manifesta un tratto maniacale nell’evitamento dell’angoscia di perdita affettiva in riguardo alla psicodinamica della rivalità fraterna e in riguardo alla funzionalità psichica della figura della nonna.

FIGURE RETORICHE

La figura retorica usata è la “metonimia”, il “decretum Gratiani” al posto della rivalità fraterna, il “libro-tenda” al posto di vissuti della storia personale, la “ciocca di capelli” al posto del prodotto mentale.

DIAGNOSI

La diagnosi si attesta nella psicodinamica della “rivalità fraterna”.
PROGNOSI

La prognosi impone la vigilanza sull’esito fausto del conflitto affettivo e sugli investimenti della “libido genitale”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si colloca e consiste nella difficoltà a stabilire relazioni affettive significative per l’insorgere del sentimento della gelosia e per l’istruirsi di una ferita narcisistica negli investimenti libidici andati a male.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Non è mai esaustivo il parlare dell’importanza delle figure dei nonni nella formazione psichica dei nipoti bambini. La funzione principale è quella di ammortizzare i conflitti affettivi e di consentire la “traslazione” delle figure e dei “fantasmi” dei genitori, nello specifico della “parte buona” del padre e della madre. Il bambino vede nel nonno il padre buono quando il padre non è buono secondo i suoi vissuti e la stessa cosa vale per la nonna. Quando il padre e la madre limitano la “libido” espansiva dei figli, ecco che viene fuori l’esigenza psichica dei nonni e della loro vena libertaria. Per questo aspetto anarcoide e per l’investimento affettivo spesso i genitori sono gelosi e critici nei confronti del loro padre, della loro madre, dei loro suoceri e arrivano al punto di lesinare la frequenza benefica dei nonni commettendo un grave errore psicologico e un reato dal momento che anche per la legge civile i nipoti hanno diritto di relazionarsi con i nonni e viceversa. I nipoti non si possono distrarre dall’affetto dei nonni e i nonni non si possono distrarre dall’affetto dei nipoti: un assioma psico-logico. Spesso i nonni sono tacciati di essere “viziosi” e di viziare i nipoti in maniera lampantemente diseducativa: così dice la nuora o il genero. In effetti i bambini realizzano l’esperienza della trasgressione con i nonni facendo quello che a casa non si può fare e allargando in tal modo la visione del mondo e soprattutto la visione del mondo degli adulti. I nonni esorcizzano le classiche angosce infantili e impediscono la pericolosa chiusura psichica. I nonni sono dei formidabili ansiolitici e dei naturali antidepressivi, figure tranquille che consentono la libera “proiezione” da parte dei bambini dei “fantasmi” di perdita e delle angosce abbandoniche. I nonni danno il giusto senso del limite nella sperimentazione del potere possibile da parte del bambino: il padre lo fissa in maniera rigida, il nonno lo lascia trovare. I nonni sono recipienti di valori e di sacralità in grazie alla loro età e alle loro fattezze senili. Dio è immortale e invisibile, i nonni si vedono, si toccano e all’improvviso non ci sono più perché malauguratamente sono volati in cielo, proprio loro che avevano tanta paura di volare. Un’obiezione da considerare è la seguente: e se i nonni fossero veramente nocivi per i nipoti? La risposta è la seguente: il bambino non chiede e non vuole andare dai nonni. Ma se il bambino chiede di frequentare i nonni, vuol dire che ha bisogno per la sua economia psichica d’imparare, di realizzarsi, d’investire, di esprimersi, di sperimentarsi. E allora…così sia!