I LUNGHI LEVERAGGI DELLE DONNE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo nella cucina di casa mia e, spostandomi in soggiorno, sono passato davanti al televisore che ha attirato la mia attenzione. Stavano trasmettendo un telegiornale e le immagini arrivavano dalla Cina.

Erano immagini nitide e dai colori vivi. Una ragazza cinese, ripresa da sopra la testa, giaceva su un tavolo. Era senza naso ed aveva il volto coperto di sangue. Pensavo fosse morta, ma la scena mi ha lasciato comunque indifferente. Nessun commento da parte dei giornalisti.

L’inquadratura proseguiva spostandosi di lato. Ora vedevo chiaramente il volto ed i capelli neri raccolti a coda. I lineamenti erano chiaramente di una ragazza cinese, il naso ora c’era ed il viso non più insanguinato. Aveva gli occhi semichiusi e mi sono accorto che non era morta ma viva.

Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.

Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa. Non l’ho vista in faccia, ma mi ero fatto l’idea che fosse di origine europea e comunque non cinese. Aveva capelli color castano chiaro ed il taglio era simile a quello di mia moglie.

Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.”

Questo è il sogno di Morfeo.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Vado al dunque dopo aver tanto riflettuto su questo prodotto psichico “sui generis”. Il sogno di Morfeo è importante perché descrive come un uomo può vivere il trauma, drammatico per l’essenza femminile, della perdita della capacità di diventare madre. Morfeo è colpito dalle ferite iscritte nel corpo di una donna e si difende dal cogliere le ferite iscritte nella psiche di una donna costretta alla sterilità. Morfeo è colpito da tanto strazio e lo rielabora secondo le sue coordinate maschili e la sua formazione psichica, ma non partecipa emotivamente per naturale difesa. Il rapporto tra “quello che sogna e scrive” e “quello che vive in sogno” è decisamente a favore del primo.

Morfeo è “formale” di nome e di fatto, è un “presta-sembianze”, come nella mitologia greca da cui ha tratto lo pseudonimo richiamando il “sogno” e il “sognare”, ma anche la “morfina”, il farmaco della “ataraxia” e del “nirvana”, la ricetta chimica per eliminare gli affanni e le angosce. Morfeo non ha scelto a caso questo nome. Ha commesso un inconsapevole “lapsus” esprimendo in questa opzione qualcosa di sé e della sua “organizzazione psichica reattiva”. Morfeo è un uomo molto controllato che si distribuisce con la giusta misura nei coinvolgimenti emotivi.

Eppure nel sognare il suo psicodramma questo asettico Morfeo riesce a tessere le lodi delle donne e del loro potere nel subire e nel dare, nel soffrire e nel gioire, nell’essere e nell’esserci. Il titolo, “I lunghi leveraggi delle donne”, sottende le grandi complicate leve dello “Psicosoma Femminile”, la complicazione armonica della Vita e della Morte, il Corpo mistico della Donna depositato sull’altare della dea Demetra e della figlia Persefone. Quest’ultima è sposa di Ade, dio degli Inferi, ed è destinata a rappresentare l’ambivalenza tra la Vita e la Morte nei sei mesi di soggiorno sulla terra che rinasce, primavera-estate, e nei sei mesi di soggiorno nel Regno delle ombre, autunno-inverno. Morfeo si è immesso con il suo sogno in un territorio estremamente vasto e “morfologicamente” complesso, l’universo psicofisico femminile e la possibilità di gustare o non gustare i dolci e succosi chicchi del melograno, la fecondazione e la gravidanza.

Procedendo nelle considerazioni aggiungo che potevo intitolare il sogno di Morfeo “Elogio dell’Archetipo Madre” in onore alla Psicologia analitica di Jung, lo psicoanalista che tanto ha studiato la simbologia del “Principio Femminile”. Infatti, l’effetto sorprendente del sogno è che Tutto inizia e Tutto finisce nel segno del “Femminile”: la donna oggetto d’insulto e la donna riscatto dall’insulto, la donna cinese mutilata e la donna europea iperdotata. La cornice antropologica è meravigliosamente “super partes” e sopra le razze: il minimo comune denominatore è l’Essere Femminile. Il finale è degno del sottile acume di Ingmar Bergman sulla Psicologia Femminile. Nello specifico suggerisco la visione del film “Persona” del 1966.

Avanti con il sogno di Morfeo.

Lo psicodramma poteva essere letto come una formidabile “proiezione” d’aggressività verso le donne, una forma acuta di misoginia, un odio naturale che affonda le radici nella “posizione anale” di Morfeo e nell’esercizio della “libido sadomasochistica”. Niente di innaturale e patologico, perché l’aggressività rientra nella normale evoluzione dell’energia del “Vivente” definita “Libido”. Ma questa lettura descrittiva risultava settoriale e non assolveva la sensibilità di Morfeo verso una sua esperienza dolorosissima, non descriveva un uomo che descrive il suo “iter” doloroso, quasi un calvario, in riguardo a un fatto reale che la sua funzione onirica ha rielaborato secondo i “meccanismi di difesa” a lui congeniali, “l’isolamento” dell’emozione dal fatto o la freddezza. Quando il sogno è descrittivo di un fatto occorso e di un’esperienza vissuta, il protagonista lo rielabora secondo i canoni della sua sensibilità e si difende con i “meccanismi psichici” prediletti, quelli che lo fanno star bene per uso consolidato.

Ma il sogno non si esaurisce in queste linee interpretative complesse e drammatiche. Accanto alla “libido sadomasochistica” Morfeo associa nella parte finale del sogno la “libido fallico-narcisistica” della omonima “posizione psichica”. Per la precisione l’esaltazione della donna si evidenzia nel dotarla di “pinze” e di “lunghi leveraggi”, nonché di capacità di comando e di manovra, di un buon Cervello e di una ottima Mente. Morfeo è un convinto ammiratore dell’universo femminile e un assertore dei diritti delle donne al punto che ripara simbolicamente il trauma della maternità mutilata con il recupero degli strumenti di potere nei millenni ascritti e attribuiti all’universo psichico maschile, il fallo e la gestione delle leve del potere.

Meglio di così, credetemi, Morfeo non poteva fare.

Per un sogno decisamente impegnativo questo preambolo può bastare.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo nella cucina di casa mia e, spostandomi in soggiorno, sono passato davanti al televisore che ha attirato la mia attenzione. Stavano trasmettendo un telegiornale e le immagini arrivavano dalla Cina.”

Traduco: “ero immerso nei miei ricordi, pensavo ai miei affetti e mi è venuto in mente la scena di un episodio successo tanto tempo fa”.

Morfeo scartabella tra le sue memorie e trova un fatto che l’ha colpito, un evento traumatico. Per rivederlo in sogno ha bisogno di staccarsene e lo fa diventare una semplice notizia del telegiornale e addirittura un notiziario cinese tanto per non capirci niente. I simboli sono la “cucina” e il “soggiorno” della “casa”, quel materiale che nella sua “organizzazione psichica reattiva” riguarda l’affettività e la comunicazione. Il “televisore” è lo strumento difensivo che attenua l’angoscia dei vissuti, così come il “telegiornale” rappresenta una maniera di staccarsi emotivamente da quello che lo riguarda direttamente e che sta per entrare in scena. La “Cina” rappresenta l’esotico e il diverso, un polo ambivalente di attrazione e di repulsione per Morfeo. Le “immagini” sono le rappresentazioni allucinate dei suoi “fantasmi”.

Procedere significa capire.

Erano immagini nitide e dai colori vivi. Una ragazza cinese, ripresa da sopra la testa, giaceva su un tavolo. Era senza naso ed aveva il volto coperto di sangue. Pensavo fosse morta, ma la scena mi ha lasciato comunque indifferente. Nessun commento da parte dei giornalisti.”

Traduco: “il trauma era ben vivo dentro di me e riguardava una figura femminile che rischiava di morire ed era inerte e senza alcun potere, oltre che gravemente malata nella sua identità femminile. Per difendermi dall’angoscia non mi sono coinvolto, mi sono raffreddato e non ho tirato fuori alcuna riflessione su questo fatto traumatico che stava emergendo in me.”

Morfeo rievoca un trauma legato a una donna che ha subito un intervento chirurgico importante. Questo ricordo vivido avviene tra chiarezza mentale e distacco emotivo. Morfeo si anestetizza e mette in atto il “meccanismo psichico di difesa” dello “isolamento”: separazione dell’emozione dal fatto, freddezza. La “ragazza cinese” condensa la figura femminile non coinvolgente e addirittura di altra razza, “sopra la testa” riguarda il simbolo della vigilanza ossia è cosciente anche se giace su un tavolo operatorio. L’essere “senza naso” conferma che non ha potere, deve subire e non può reagire, mentre il “volto coperto di sangue” attesta dell’evento cruento di cui la donna anonima cinese è consapevole.

Morfeo sta operando da lontano la rappresentazione di un trauma che lo ha toccato da molto vicino.

L’inquadratura proseguiva spostandosi di lato. Ora vedevo chiaramente il volto ed i capelli neri raccolti a coda. I lineamenti erano chiaramente di una ragazza cinese, il naso ora c’era ed il viso non più insanguinato. Aveva gli occhi semichiusi e mi sono accorto che non era morta ma viva.”

Morfeo ama i particolari e ci prova gusto nell’analizzare i suoi vissuti, quasi come se vantasse esperienze professionali di questo tipo. Persiste la freddezza nel visionare il quadro e la parsimonia nel vissuto. La donna è cinese ed è molto lontana e diversa dalla effettiva donna che Morfeo vuole rappresentare nel sogno. La donna aveva una certa “coscienza di sé” e la rianimazione funziona veramente bene nell’ospedale in cui si trova.

Viva la vita che riaffiora dopo tanta paura e tanta angoscia !

Tutto bene quel che finisce bene.

Ripeto: Morfeo sta rievocando i particolari del suo ben controllato travaglio emotivo di fronte a un’esperienza traumatica che lo ha coinvolto direttamente. Il simbolo degli “occhi semichiusi” dice di una consapevolezza obnubilata. Il “naso” attesta del potere che ritorna con la vitalità. “Il volto e i capelli neri raccolti a coda” identificano una donna cinese che indirettamente è una figura femminile prossima a Morfeo. Di rilievo è la freddezza analitica con cui il protagonista del sogno si sta difendendo dall’angoscia depressiva di perdita di una persona cara. La funzione onirica ce la sta mettendo tutta per non far scattare l’incubo: la coincidenza del “contenuto latente” con il “contenuto manifesto”. Mi spiego meglio e mi spiego prima. Se questa donna cinese, con tanto di viso e di coda di cavallo nera, si trasformasse nel viso della persona interessata, il risveglio immediato sarebbe assicurato insieme all’incubo.

Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato, mossa da dei lunghi bracci sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.”

Ecco la scena madre in tutta la sua cruenta realtà e verità !

In sogno Morfeo è un esperto chirurgo che opera con apparecchiature all’ultimo grido, quei robot dall’Elettronica potente che hanno superato l’avanguardistica ma ormai obsoleta laparoscopia. Adesso l’intervento chirurgico lo fa il robot muovendo in maniera meccanica le sue lunghe e complicate leve, i “leveraggi” per l’appunto, grazie alla guida intelligente che al computer opera il chirurgo. L’intervento riesumato da Morfeo riguarda la sterilizzazione di una donna, la perdita della possibilità di procreare legata all’asportazione delle ovaie. O Morfeo è un chirurgo ginecologico o è un uomo che è stato toccato da vicino da un intervento invalidante nella persona a lui vicina. Propendo per la seconda, perché un chirurgo non si porta il lavoro a casa e per giunta di notte. Preferisce dormire per essere in forma il giorno dopo con tutte le leve e con le pinze di acciaio cromato che deve far muovere con delicatezza e perizia. Di certo, Morfeo offre una compiaciuta descrizione sadomasochistica, del tipo “strappava dal ventre squarciato e insanguinato dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie”. E, come se questa chiarezza non bastasse per avere la patente del sadomasochismo, “le buttava in un secchio posato per terra”, nel cestino dei rifiuti organici dell’ospedale. La descrizione è traumatica e la freddezza si coglie in “acciaio” e in acciaio cromato”.

La donna, cinese per difesa, è viva, ma ha perso la possibilità di avere figli.

Qualche simbolo non guasta in tanto quadro cruento: “pinza” e “lunghi bracci” sono organi del sadismo, “acciaio cromato” equivale a freddezza, “strappava” è la sadica conferma e scinde l’emozione dal fatto, “squarciato” rappresenta l’ulteriore rafforzamento del sadismo e del compiacimento, “lembi di carne e ovaie” sono gli organi della fertilità femminile, “buttava” è un dispregiativo e indica il distacco che il chirurgo deve avere per operare, “secchio” è simbolo del femminile in accezione dispregiativa.

La precisione chirurgica di Morfeo nella cruenta descrizione attesta di una sua precisa freddezza che controlla le emozioni ma che descrive le scene in maniera perfetta.

Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa. Non l’ho vista in faccia, ma mi ero fatto l’idea che fosse di origine europea e comunque non cinese. Aveva capelli color castano chiaro ed il taglio era simile a quello di mia moglie.”

Morfeo è colpito dalla solidarietà femminile, dal reciproco ausilio tra donne in difficoltà, da un mutuo soccorso al femminile che è degno delle migliori società e associazioni filantropiche dell’Ottocento. La donna europea consola la donna cinese. Tra donne ci si aiuta e al di là delle razze. Dopo tanto sadismo ci sta bene l’altruismo, la solidarietà e l’universalità dei sentimenti. Morfeo alla fine del sogno si dà la coordinata giusta per capire e mette in ballo sua “moglie” nel “taglio” dei capelli, un tratto di riconoscimento. La “cinese” era la moglie di Morfeo ed è la donna che nella realtà ha subito l’intervento di asportazione delle ovaie. Morfeo ha sognato quello che ha vissuto in un delicato momento della sua vita. Ha sdoppiato la moglie in colei che fa l’intervento e in colei che lo subisce e per renderla irriconoscibile in sogno l’ha fatta cinese. Ma alla fine il sogno ha dato un indizio di comprensione, un punto chiave per capire di chi si tratta e di cosa si tratta.

Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei. ”

Una donna “fallica” di grande potere è quella che ha diretto l’intervento di asportazione da un lato e di salvezza dall’altro: la moglie di Morfeo. Quest’ultimo manifesta una grande ammirazione verso le donne in generale e in particolare verso quelle che ha squadernato dormendo sul suo palcoscenico onirico. Morfeo riconosce alla donna una grande capacità nel fare e nel subire. La concezione sull’universo femminile è positiva anche se mantiene la giusta ambivalenza verso l’insondabile dimensione psicofisica della maternità. In ogni caso l’attrazione è notevole e si coglie chiaramente nel suo tessere l’elogio e l’allegoria del valore femminile. Afrodite ringrazia dall’alto dell’Olimpo anche se non riesce a capacitarsi su come il suo potere erotico e seduttivo si sia evoluto nel manovrare pinze d’acciaio e lunghi leveraggi.

Questo è quanto potevo offrire all’apparente meccanico sogno di Morfeo e alla sua capacità di difendersi dall’angoscia vissuta a suo tempo. Là dove il sogno diventa descrittivo, nasconde una sensibilità direttamente proporzionale all’angoscia vissuta.

PSICODINAMICA

Il sogno di Morfeo sviluppa la psicodinamica cruenta di un trauma legato a un intervento chirurgico invalidante la capacità procreativa femminile. Morfeo presenta la sua difesa dal coinvolgimento emotivo e descrive in maniera cruda e truce l’essenza scenica dell’operazione soprattutto nell’esito finale e suppone la metodologia d’intervento. Il sogno ha una sua polivalenza perché può sortire interpretazioni diverse ma congrue nella sostanza. L’esibizione della “posizione psichica anale” con la “libido sadomasochistica” fa di Morfeo un buon chirurgo che la sublima mettendola al servizio del prossimo o un uomo coinvolto affettivamente che si difende attraverso la descrizione fredda dell’asportazione degli organi genitali interni. La propensione alla seconda direzione è supportata dal richiamo alla moglie, un esiguo richiamo che illumina il significato del sogno e la “organizzazione psichica reattiva” di Morfeo.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine per l’interpretazione del sogno di Morfeo è il seguente: “Aveva capelli color castano chiaro ed il taglio era simile a quello di mia moglie.” Con una semplice associazione legata al taglio dei capelli, Morfeo si tradisce in sogno sempre in maniera coperta e utile alla decodificazione corretta del sogno.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I simboli sono stati decodificati nel corso dell’interpretazione del sogno. Di rilievo sono i seguenti: “telegiornale”, “ragazza cinese”, “senza naso”, “volto coperto di sangue”, “capelli neri raccolti a coda”, “pinza”, “acciaio cromato”, “lunghi bracci”, “ventre squarciato e insanguinato”, “lembi di carne”, “ovaie”, “secchio”, “leveraggi lunghi”.

Il sogno di Morfeo richiama “l’Archetipo della Madre” e il “Principio Femminile” nella versione depressiva dell’Archetipo “Morte”.

Il “fantasma di morte” nella versione sadomasochistica della “mutilazione” è presente e ben visibile in “le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie”.

Il sogno di Morfeo accusa la presenza della istanza vigilante “Io” in “pensavo” e in “ora vedevo” e in “non ho visto”. L’istanza pulsionale e rappresentazione dell’istinto è abbondantemente visibile in “Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.” L’istanza limitante e censoria “Super-Io” non è in azione nello psicodramma rappresentato.

Il sogno di Morfeo presenta ampiamente la “posizione psichica anale” con la “libido sadomasochistica” corrispondente in “Era senza naso ed aveva il volto coperto di sangue.” e in “le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.” Mostra la “posizione psichica fallico-narcisistica” con la “libido” corrispondente in “Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.” La “posizione psichica genitale” si evidenzia nell’investimento di “libido” seguente: “Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa.”

Il sogno di Morfeo evidenzia i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “naso” e in “occhi” e in “pinza” e in “bracci” e in “leveraggi” e in altro, lo “spostamento” in “ragazza cinese” e in “la scena mi ha lasciato comunque indifferente. Nessun commento da parte dei giornalisti.” e in altro, “l’isolamento” in “la scena mi ha lasciato comunque indifferente.”, la “figurabilità” in “Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.” e in altro.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini dovuti all’esercizio della funzione onirica.

Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” è assente.

Il processo psichico di difesa della “compensazione” è in esercizio in “Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa.” e in “Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.”.

Il sogno di Morfeo mostra un tratto psichico “sadomasochistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “anale”. Sono presenti un tratto “narcisistico” e un tratto “genitale”.

Le “figure retoriche” formate da Morfeo nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “pinza” e in “acciaio” e in “leveraggi” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “pinza” e in “taglio di capelli” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.”

Morfeo forma “l’allegoria del narcisismo” femminile in “Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.”

La “diagnosi” dice della rievocazione di un trauma depressivo di perdita della funzione genitale e del successivo recupero psichico compensativo da parte di un uomo coinvolto affettivamente che riesce a ben isolare le emozioni dal fatto cruento.

La “prognosi” impone a Morfeo di razionalizzare progressivamente il trauma e di vivere le emozioni collegate in maniera tollerabile e reintegrando l’evento con le emozioni che ha relegato a livello profondo. Il recupero e la reintegrazione sono funzionali a una migliore offerta affettiva della sua persona. Un uomo tendenzialmente freddo non sempre è apprezzato e non sempre si piace. La rigidità va sempre attenuata anche perché, se non funziona il meccanismo psichico di difesa, la crisi psiconevrotica è immediata.

Il “rischio psicopatologico” si attesta, come dicevo prima, in un mancato funzionamento del “meccanismo principe dello “isolamento” e dell’uso del meccanismo della “rimozione” perché Morfeo ricorda tutto l’evento traumatico nei minimi particolari ma ha incarcerato le emozioni. Di conseguenza bisogna tutelarsi dall’insorgere di una “psiconevrosi isterica” con conversioni psicosomatiche e crisi di panico dovuta all’afflusso incontrollato delle tensioni incarcerate a livello profondo. Auspicabile è la “razionalizzazione” progressiva del trauma.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce della precisa narrazione della trama del sogno. Le contaminazioni logiche e le pezze giustificative non compaiono.

La “causa scatenante” del sogno di Morfeo si attesta nel ricordo casuale o in una associazione all’evento traumatico a suo tempo occorso.

La “qualità onirica” o attributo globale e dominante del prodotto psichico è “cruenta” e “tecnologica”.

Il sogno di Morfeo è stato fatto nella penultima fase del sonno REM vista la precisione della memoria e delle descrizioni.

Il “fattore allucinatorio” si esalta nelle allucinazioni cruente più volte citate e nello specifico il senso della “vista” in “vedevo chiaramente…” e in “non ho visto”. Il sogno di Morfeo procura una “cenestesi” globale di repulsione delle scene cruente e truci, così come la prospera conclusione produce un riscatto sensoriale dalle precedenti scene.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Morfeo è “sufficiente” alla luce del fatto che il sogno possiede altre variabili interpretative di minor spessore rispetto a quella scelta e corroborata dal fatto che veniva richiamata per associazione libera la figura della moglie del protagonista. Il “grado di fallacia” è “medio”. Soltanto Morfeo può confermare la bontà o la debolezza dell’interpretazione.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Morfeo è stata sottoposta all’attenzione di una donna che ha voluto mantenere l’anonimato. E’ conseguita la seguente discussione.

Lettrice

Sono sbalordita del fatto che un uomo abbia rappresentato la realtà in maniera così precisa, perché a tutti gli effetti è quello che succede nelle sale operatorie, escluso il discorso del secchio. Quello che ha descritto Morfeo è veramente drammatico e veritiero. Anch’io sono rimasta impressionata dal fatto che lui racconta in maniera cruda e non partecipa emotivamente.

Salvatore

Usa doppi “meccanismi di difesa” dall’angoscia, quelli del sogno e quelli della veglia. Pensa quanto ha dovuto soffrire in silenzio quest’uomo di fronte alla patologia di una donna a lui oltremodo cara. Ha dovuto reprimere le sue emozioni e le sue tensioni per non appesantire il quadro già drammatico di suo.

Lettrice

Ma non si è fermato a descrivere l’operazione chirurgica, è andato oltre a sostenere la donna e a esaltare la bravura nell’affrontare situazioni così delicate. Non pensa che nella realtà chi ha condotto l’intervento può essere stata una donna?

Salvatore

Lo penso anch’io. Spero che questi dubbi me li risolverà Morfeo, magari mandandomi un giudizio sulla veridicità dell’interpretazione del suo sogno, magari via mail, così come ha fatto nello spedirmelo. Certo che se l’interpretazione non risponde alla realtà, vuol dire che il sogno esprime una forte aggressività di Morfeo verso le donne, misoginia. Ma la delicatezza e la sensibilità con cui tratta la moglie in sogno associandola al taglio di capelli e l’esaltazione finale del valore femminile dispongono per la conferma che Morfeo è tutt’altro che misogino.

Lettrice

Ma se lei avesse preso un granchio nell’interpretazione, cosa succederebbe?

Salvatore

Se il trauma non è legato al fatto, significa che Morfeo ha esternato in sogno la sua misoginia e la sua reverenza verso le donne, perché non dimentichiamo che alla fine le esalta con la figura della “ingegnera” elettronica che governa abilmente i leveraggi e le pinze. E’ sempre un prodotto psichico di Morfeo ed è per lui di grande insegnamento perché lo invita a ridurre la freddezza nell’approccio con le persone e con la realtà. Su certe caratteristiche non mi sono sbagliato. Vedi la “prognosi” e il “rischio psicopatologico”.

Lettrice

La solidarietà che hanno le donne tra di loro quando non sono nemiche, è un altro punto del sogno ben evidenziato e reale. E Morfeo lo ha colto e lei lo ha approfondito. Certo non era un sogno facile.

Salvatore

Era un sogno originale ed eccessivamente realistico anche se l’esperienza chirurgica traumatica è molto diffusa e tanti sono gli uomini che vivono l’esperienza della moglie o della compagna che viene deprivata dell’utero e delle ovaie in maniera drastica. Morfeo ha saputo dare una versione truce e non si è soffermato sugli aspetti empatici e affettivi perché è fatto così.

Lettrice

Lei non ha notato in Morfeo l’invidia della maternità? Ho letto che esiste da sempre e che il maschio la risolve in altre maniere.

Salvatore

Brava, hai toccato un bel tema. Ammirazione verso l’universo femminile ce n’è tanta, ma invidia della capacità di procreare non ne ho trovata. E’ proprio vero che il maschio si ingravida di altro e “sublima la libido” nelle creazioni artistiche e nelle scoperte scientifiche. Ma sono teorie vecchie come il cucco.

Lettrice

Interessante l’indicazione che ha dato di guardare il film “Persona” di Bergman. Speriamo che si trovi da qualche parte. Comunque tutta la produzione del regista svedese va rivista e analizzata ben bene anche se è a volte di difficile lettura e comprensione.

Salvatore

In un anno si potrebbe cominciare a capire qualcosa di Bergman e anche quello che lui stesso non ha capito e che ci ha lasciato in regalo.

Lettrice

Non ho domande, ma ho la canzone giusta per il tema proposto dal sogno di Morfeo.

Salvatore

“Donne” di Zucchero Fornaciari?

Lettrice

No! “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia.

Salvatore

Buone tutte e due e allora: aggiudicate !

LE DUE PASQUE DI VITTORIO

S.O.S.

Al fine di rendere più chiara e accessibile l’interpretazione , vi chiedo di lasciare un commento con i vostri suggerimenti e le vostre preziose osservazioni. Non fatemi mancare i vostri sogni più originali e grazie anticipate da Salvatore Vallone.

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in un ambiente aperto, la strada di una città deserta.
A un certo punto ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.
Mi fa stendere a terra a faccia in giù sul marciapiede.
Ho pensato “adesso mi uccide” e aspettavo che mi ammazzasse.
Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno.
Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.
Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.
A questo punto mi sono detto “svegliati” e mi sono risvegliato sotto forma di fantasma.
Volavo sopra la testa della gente.
Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.
Da fantasma ho aggredito quello che mi aveva ucciso.
Dopo sono stato catapultato nel bagno di casa mia dove c’era tutta la mia famiglia.
Sapevo di essere morto.
Un’attrice si è avvicinata e mi toccava il pene in maniera erotica davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.
Ero seduto nel water con questa attrice in braccio e con modi erotici.
Ho visto un test di gravidanza con due lineette e non capivo se c’era una gravidanza o no.
Mi sono svegliato angosciato.”

Così ha sognato Vittorio.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Parto dal titolo.
Il sogno di Vittorio contiene due simboliche rinascite da morte supposta o conclamata, per cui le “due Pasque” ci stanno tutte.
Il sogno si poteva intitolare “dalle stalle alle stelle” dal momento che sviluppa un movimento dal basso verso l’alto, un basso molto basso quale la morte di un uomo sul marciapiede che, di poi, si evolve in un fantasma per volare sopra la testa della tanto detestata gente comune.
Ancora: il sogno si poteva definire “dall’autodistruzione alla rinascita” tramite la riformulazione integrata del corpo e la rivalutazione della sessualità.
Insomma, il sogno di Vittorio è lungo, complesso e delicato nella sua tristezza di base. Tocca il tema diffuso dell’autodistruzione legata alla non accettazione del corpo in fattezze e in funzioni. Esibisce il modo di usare la “libido sadomasochistica” in supporto alla caduta depressiva e in assenza della “libido narcisistica” e della “posizione edipica”.
Mi spiego meglio.
Vittorio ha maturato dei traumi nella prima infanzia in riguardo al corpo e ha ben maturato aggressività e rifiuto di questo “se stesso” vivente e materiale. Il quadro psichico s’incentra in questi primi tre anni di vita. Nel prosieguo del tempo e dell’evoluzione psicofisica Vittorio resta fissato a questi tremendi temi dell’infanzia persistendo nel suo “non mi piaccio, non mi accetto e mi aggredisco”.
L’angoscia non è “nevrotica” di “castrazione” perché il sogno non esibisce la figura paterna e tanto meno conflitti con i genitori, ma è “borderline” di “perdita d’oggetto” perché riguarda parti del suo corpo non gradite e non vissute in maniera amorosa. In ogni caso l’angoscia non è “psicotica” perché non è di “frammentazione”, quella più pericolosa e tremenda nel quadro della Psicopatologia perché comporta la perdita del principio di realtà e il delirio.
Il sogno di Vittorio si attesta nel territorio dell’istanza psichica “Super-Io” con il suo inequivocabile evocare “l’ideale dell’Io” in reazione al “complesso d’inferiorità” e nell’altrettanto inequivocabile non evocare “l’Io ideale” in obbedienza alla pulsione di onnipotenza narcisistica.
E per questi sacrosanti e validi motivi l’autodistruzione di Vittorio non va a buon fine e si riversa dallo stato “borderline” nella psiconevrosi e non nella psicosi.
Non resta a questo punto che affrontare con siculo rispetto questo sogno umanamente delicato e strutturalmente complicato.
Che il buon Freud mi aiuti!

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in un ambiente aperto, la strada di una città deserta.”

Vittorio è in crisi, è indifeso, è solo ed esposto alle minacce dell’anonimato e dell’invisibile. Qualcosa di forte sta per succedere.
Vediamo i simboli.
“Ambiente aperto” attesta di una disposizione psichica alla novità e all’acquisizione, un simbolo positivo dell’educazione.
“La strada” rappresenta un itinerario logico consequenziale, uno schema culturale e sociale. Siamo in ambito psichico dell’istanza “Io”.
“Una città deserta” condensa un “fantasma” depressivo di solitudine in riguardo alla socializzazione e al mutuo soccorso. Vittorio presenta da un lato il bisogno di conoscere e di viversi dall’altro lato l’angoscia dell’isolamento e della solitudine.

“A un certo punto ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.”

Il gioco si fa duro e Vittorio esibisce la sua parte ferina, la sua parte sadica e masochistica, la sua parte scura e primaria,quella fatta di poche idee e di tanti fatti drastici.
Vediamo i simboli.
Il “giovane militare” rappresenta la “libido sadomasochistica” di Vittorio e rievoca la sua “posizione anale”.
Le caratteristiche “mulatto” e “calvo” elaborano un tipo di guerrigliero feroce e privo di un pensiero autonomo.

“Mi fa stendere a terra a faccia in giù sul marciapiede.”

Vittorio è ai ferri corti con se stesso, non si accetta, si disprezza, si vuole fare del male e per questa pulsione ha rievocato la sua “libido sadomasochistica”.
Vediamo i simboli e i fantasmi.
“Stendere” è l’anticamera di un “fantasma” depressivo di morte.
“A faccia in giù” è simbolo di una mancata visione razionale della realtà, di una volontà drastica di abbandonarsi al caso fortuito e all’indistinto psichico.
“Sul marciapiede” conferma simbolicamente la collocazione infima della persona e della qualità della vita.

“Ho pensato “adesso mi uccide” e aspettavo che mi ammazzasse.”

Vittorio è in pieno nichilismo: tutto è nulla e tutto viaggia verso il nulla. Non si tratta di una pulsione suicida, tutt’altro. Si tratta di peggio, di un candidarsi a viversi e a vivere nel peggiore dei modi, senza identità e senza valori, senza “libido” e senza investimenti. Vittorio non è depresso, ma è fortemente aggressivo con se stesso perché non si piace e non si accetta. Vittorio è in piena ed eccitante autodistruzione.
Vediamo la simbologia.
“Ho pensato” è valutazione cosciente dell’Io, una coscienza di sé funzionale all’impotenza e all’impossibilità di una riflessione costruttiva.
“Adesso mi uccide” o meglio “adesso mi uccido”, adesso scarico “libido sadomasochistica” su me stesso. Io mi pongo come soggetto d’aggressione, sadismo, e come oggetto d’aggressione, masochismo: la “posizione anale” è servita su un piatto d’argento.
“Aspettavo che mi ammazzasse” condensa il gusto sadico dell’attesa. Anche il thriller è servito. La “drammatizzazione” è presente in questo pezzo di sogno per rendere il senso del travaglio sadomasochistico. Questa non è angoscia, ma è sadomasochismo di buona qualità al servizio dell’autodistruzione.

“Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno.”

Si profila il motivo di tanta disgrazia e di tanto autolesionismo. Vittorio non si accetta a livello sessuale, ha alienato il suo organo sessuale spostandolo nel
“militare giovane, mulatto e calvo” e di fronte alla verità del suo pesante malessere si sente addirittura sereno e tranquillo. Questo non è il “complesso di castrazione”, di cui diceva saggiamente Freud, legato alla “posizione edipica” e attribuita al “fantasma del padre”, perché quest’ultimo non è presente, ma è una pesante pulsione di autolesionismo e di autodistruzione restando in vita, una candidatura a vivere negando il corpo e le sue funzioni. Siamo, fuor di ogni legittimo dubbio, in “posizione psichica anale” e non in “posizione edipica”. Vittorio è regredito, si è fissato alla “posizione anale” e sta investendo “libido sadomasochistica” di buona qualità.
Vediamo simboli e fantasmi.
“Puntato la pistola” trattasi di chiaro simbolo fallico, dell’organo sessuale e della sua funzione, a mò di ammonimento sull’entità del conflitto con questa parte del suo corpo. Anche il fattore ossessivo è importante in questo spaccato del sogno di Vittorio.
La “nuca” rappresenta simbolicamente la parte debole e indifesa, la vulnerabilità psicofisica di Vittorio, l’oggetto psichico su cui si esercita una scarsa e scadente consapevolezza. La “nuca” rappresenta il subire.
“Tranquillo e sereno” equivale a una buona coscienza di sé e si giustifica con la consapevolezza del conflitto. Vittorio sa di non essersi mai accettato a livello sessuale. Siamo in territorio dell’Io.

“Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.”

La “drammatizzazione” onirica non è retorica ma sostanziale nel suo introdurre la soluzione autodistruttiva del farsi tanto male da parte di Vittorio. I passi progressivi di un grilletto premuto e puntato sulla testa sono lo spappolamento del cervello, la morte cerebrale, la condizione senza la quale si possa diagnosticare la morte assoluta e irreversibile. L’epilogo tragico è in primo piano e Vittorio è chiamato da se stesso a risolvere lo psicodramma. Vedremo cosa combina il suo sadomasochismo dopo aver analizzato i simboli.
“Ho sentito” è territorio dell’istanza psichica consapevole “Io”. Vittorio sa di sé e di quello che sta operando.
“Premeva il grilletto” attesta del morire più che del problema psichico di rifiuto del corpo anche se il grilletto è una parte della pistola e rientra in una simbologia fallica.
La “testa” include una simbologia fallica nel senso del potere condensato nelle facoltà razionali.

“Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.”

Continua la “drammatizzazione” e la “suspence” sul tema dell’autolesionismo anale: non accetto e rifiuto il mio corpo nella sua componente fallica. Il mio narcisismo è stato offeso e impedito, per cui ho fatto ricorso alla mia “libido anale” per farmi fuori.
Così parlò Vittorio a se stesso.
La consapevolezza della morte prossima procura una nuova consapevolezza di sé a conferma che non ci troviamo in una “posizione edipica” di “castrazione”, ma in un contesto di rifiuto del corpo e della sua vitalità.
Vediamo la simbologia e le competenze psichiche.
“Occhi chiusi” traducono in simbolo la volontà di non fare uso della facoltà logica, l’obnubilamento volontario della ragione, la ricerca del crepuscolo della coscienza per non soffrire ulteriormente.
“Mi mancava il fiato” esprime la consapevolezza della carenza affettiva in riguardo all’amore verso se stesso e da parte degli altri. Vittorio è solo e si sente abbandonato a se stesso e ai suoi conflitti insoluti ma non insolubili.
Anche questo è territorio dell’Io e della consapevolezza di quanto sta accadendo in sogno a Vittorio.
“Ho pensato” rientra sempre nel territorio dell’Io e della presa di coscienza come si diceva in precedenza.
“Stavo per morire”, in latino “moriturus sum”, si traduce stavo per risolvere la pulsione sadomasochistica annientante e nichilistica in riguardo al corpo e alla funzione sessuale.
Non resta che vedere dove Vittorio va a parare secondo le coordinate psichiche che ha istruito.

“A questo punto mi sono detto “svegliati” e mi sono risvegliato sotto forma di fantasma.”

Miracolo, miracolo!
Vittorio si è risuscitato senza essere morto, ha trovato una soluzione in riguardo al corpo e si è voluto bene non uccidendosi.
Viva la Pasqua mancata e viva la resurrezione senza la morte!
Vittorio stava provvedendo a sbarazzarsi con violenza dei suoi fantasmi in riguardo al corpo e alla funzione sessuale, delle sue pulsioni autodistruttive profonde, ma ha scelto di razionalizzare i suoi fantasmi e le sue pulsioni anali. Vittorio ha scisso il “fantasma del corpo” nella “parte negativa”, quello brutto che rifiuta, e nella “parte positiva”, quello bello che accetta, e si è concentrato sulla forma convenzionale di “fantasma”, una creatura astratta ed evanescente, un corpo sublimato nella sua “libido” e dedito alla ricerca del miglior benessere possibile. Il “fantasma” di Vittorio è un uomo vivo senza corpo e alla ricerca di razionalizzare i suoi traumi e conflitti al riguardo.
Vediamo i simboli.
“Svegliati” condensa la funzione vigilante e razionale dell’Io inserita nel “principio di realtà”. Vittorio si incalza dicendosi “prendi coscienza”.
“Fantasma” equivale a una perdita della materia a vantaggio della spiritualità, a una forma di astrazione dal concreto e a un privilegio accordato alle funzioni nobili e non materiali. Il “fantasma” comporta la morte del corpo e una forma di nuova vita. E’ la risoluzione di un depressivo “fantasma di morte” e di una pulsione sadomasochistica intesa all’autodistruzione.

“Volavo sopra la testa della gente.”

Vittorio è fortunatamente ancora vivo e si è in sogno evoluto in energia, per cui gli è possibile tutto quello che esula dalla materia, quale la pesantezza di un corpo ingrato e irriso. Vittorio può essere al di sopra dei suoi pensieri e di quelli della gente, ha tanto bisogno di libertà dai pesi materiali del suo corpo e dalle censure sprezzanti della sua mente.
La parola va ai simboli.
“Volavo” equivale all’uso desiderato e provvidenziale del processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”. Vittorio nobilita il suo essere corporeo e il suo essere intellettivo. Vittorio è al di sopra di ogni sospetto e di ogni critica, è al di sopra delle parti, è insondabile e indiscutibile, è energia beffarda che irride i comuni mortali. Trattasi di una aristocratica difesa dall’angoscia di natura estetica e funzionale.
Adesso Vittorio può volare “sopra la testa della gente”.

“Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.”

Vittorio non si è sentito mai abbastanza considerato e capito dagli altri non solo a livello intellettivo, ma proprio a livello affettivo. Non si è sentito amato dagli altri proprio perché non si è mai amato, non si è evoluto dalla “posizione anale” e non ha vissuto degnamente la “posizione narcisistica”. Vittorio sa ben aggredirsi ma non prendersi amorosa cura di se stesso. Vittorio si sentiva “fantasma” prima di diventarlo in sogno.
Vediamo i simboli.
“Non mi vedevano” significa non investivano su di me alcun tipo di “libido”, non mi consideravano oggetto di vario interesse razionale ed emotivo. Vittorio si viveva come trasparente, permeabile, evanescente.

“Da fantasma ho aggredito quello che mi aveva ucciso.”

Meno male che adesso comincia la rivincita e il riscatto di Vittorio. Preoccupava questo ristagno compiacente sul male oscuro e sull’oscurità dei sentimenti e della ragione. Vittorio rinsavisce e passa all’attacco e in primo luogo se la prende giustamente con se stesso, con quella parte di se stesso che aveva ridimensionato e aggredito mortalmente il corpo e la vita sessuale, contro quell’immagine ideale o “ideale dell’Io” che lo riscattava dal senso d’inferiorità maturato da solo e senza il concorso della “castrazione edipica” paterna.
I simboli li conosciamo e va bene così. Ho detto tutto quello che dovevo dire su questo punto.

“Dopo sono stato catapultato nel bagno di casa mia dove c’era tutta la mia famiglia.”

Continua la rivincita e matura il riscatto di Vittorio sui pesi che lo hanno attanagliato e impedito di amarsi. Adesso è fantasma, può volare e da invisibile può rifarsi dei torti subiti e delle offese ricevute. Parte subito, più che dalla “famiglia”, dal “bagno di casa mia” ossia dalla sua dimensione psicofisica intima, la “posizione anale” e la “posizione fallico-narcisistica” e la “posizione genitale”, il teatro della sua formazione erotica e sessuale. La famiglia viene richiamata come cornice più che come attrice.
Vediamo i simboli.
“Catapultato”: vado in libera associazione e di palo in frasca mi viene in mente il tema in questione.
Del bagno e della famiglia si è detto in precedenza.

“Sapevo di essere morto.”

Per la verità Vittorio si era trasformato in fantasma prima di essere colpito dalla pistola del truce militare.
E allora?
Vittorio vuol dire che è consapevole di essersi ucciso con le sue pulsioni autolesionistiche e di essere risorto, “prima Pasqua”, con la giusta presa di coscienza sulla necessità di non punirsi ulteriormente e di recuperare quello che aveva disprezzato di sé e di esaltarlo al massimo, nello specifico il suo corpo e la sua sessualità. Questa consapevolezza è la base di partenza della sua ricostruzione psichica.
“Sapevo” equivale ad aver sapore di sé e si trova nei territori gestiti dall’Io: una consapevolezza.
“Essere morto” significa abbandonare una resistenza a “sapere di sé”, un abbandono delle inutili convinzioni e delle dannose immagini di sé e una apertura a nuove verità e a nuove consapevolezze: un rinascere e, quindi, una “prima Pasqua”.

“Un’attrice si è avvicinata e mi toccava il pene in maniera erotica davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.”

Rientra dalla finestra e in termini chiari quello che era stato in precedenza simboleggiato nella pistola: “il pene”. Ritorna il conflitto con se stesso nella sua vera entità con i desideri e con le paure. Vittorio desidera una donna che sa ben fingere e ben recitare, “un’attrice, magari una pornostar o una figura femminile disinibita e navigata ma anonima che sa ben esaltare il potere e la sicurezza di Vittorio, “mi toccava il pene in maniera erotica”. Vittorio in sogno sta disoccultando il “significato latente” e in questo contesto da film a luci rosse appare sullo sfondo una famiglia moralista e bacchettona che ha impedito a Vittorio un’emancipazione sessuale e un’autonomia psichica, una famiglia che ha creato dipendenze di vario genere e a vario titolo.
Questa è tutta farina del sacco di Vittorio perché l’autore del sogno, non dimentichiamolo, è proprio lui.
Ribadisco i simboli: il “pene” condensa il potere, “un’attrice” rappresenta la donna falsa e disinibita, “scandalizzata” equivale all’impedimento e all’inciampo nelle pulsioni dell’Es in difesa dei valori morali.

“Ero seduto nel water con questa attrice in braccio e con modi erotici.”

Eccolo il simbolo della “libido sadomaso”, il “water”, l’oggetto su cui si squaderna la liberazione e la costrizione, l’ambiguità del piacere e del dolore, dell’aggressività e della remissione, della violenza agita e subita. Vittorio era in precedenza vittima della sua “libido sadomasochistica” nell’autolesionismo di farsi uccidere, o quasi, da quel se stesso militare mulatto e calvo.
Una domanda è legittima: ma quest’attrice può essere la condensazione della figura materna?
La risposta è negativa semplicemente perché la scena energetica è occupata dalla “libido sadomasochistica” e non dalla “posizione edipica”. Vittorio adesso scarica nella giusta via naturale la sua “libido sadomasochistica” con la donna complice e con modi erotici assolvendo i suoi bisogni sessuali che chiedono di vivere il corpo e riconciliandosi con le funzioni organiche anche quelle ritenute le più basse e materialiste. Vittorio sta consumando “libido anale” sulla donna opportuna, su colei che finge e sa commutarsi: l’attrice e non la madre.
I simboli sono il “water” in sostituzione della “libido sadomasochistica”, “in braccio” non denota ninna nanna ma potere e dominio, “modi erotici” equivalgono a ricerca di fusione e di trasgressione.

“Ho visto un test di gravidanza con due lineette e non capivo se c’era una gravidanza o no.”

Mancava proprio questo dettaglio per rendere il sogno ancora più semplice. Vittorio cambia la scena del sogno e rievoca l’effetto di un rapporto sessuale azzardato, la gravidanza e la paura collegata. La decodificazione è ambigua, non si capisce se la “libido anale” è andata a segno o se ancora è in circolazione, se Vittorio si è riconciliato con il suo corpo e con la sua pulsione autodistruttiva, se Vittorio è a rischio o è rinato: la “seconda Pasqua”.
Vediamo i simboli.
Il “test” rappresenta lo strumento di conoscenza, la “gravidanza” condensa una parte di sé che vuole nascere alla consapevolezza, le “lineette” mostrano un codice e la convenzione formale di un sapere latente, “non capivo” equivale a non contenevo e non ero capace di mettere dentro o di assimilare.

“Mi sono svegliato angosciato.”

Dopo tanto travaglio l’angoscia è il minimo che può capitare a Vittorio. Più che angoscia, più che una reazione emotiva senza causa manifesta, quella di Vittorio è agitazione per aver tanto condensato e spostato in sogno.
Meno male che lo psicodramma è finito.

PSICODINAMICA

Il sogno di Vittorio sviluppa in maniera fortemente simbolica la psicodinamica autolesionistica legata al sovraccarico emotivo della non accettazione, più che rifiuto, del proprio corpo e, nello specifico, della funzione sessuale. Vittorio opera in sogno un recupero di se stesso, “due Pasque”, convergendo verso l’integrazione psichica delle parti estromesse e sgradite, confermando la bontà terapeutica del sogno non solo di diagnosticare, ma anche e soprattutto di curare apportando il giusto posto al materiale psichico fuori posto.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Vittorio mostra le seguenti istanze e posizioni psichiche:
“Es” istintivo pulsionale in “giovane militare mulatto e calvo” e in “mi uccide” e in “pistola” e in “fantasma” e in “pene” e in “attrice” e in “water”,
“Io” razionale vigilante in “ho pensato” e in “tranquillo e sereno” e in “ho sentito” e in “non capivo,
“Super-Io” limitante e censurante in “davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.”,
“posizione orale” affettiva e fusionale non è presente,
“posizione anale” aggressiva e remissiva in “giovane militare” e in “mi uccide” e in “puntato la pistola” e in “stavo per morire”,
“posizione fallico-narcisistica” potente e gratificante non è presente,
“posizione genitale” amorosa e dedita non è presente,
“posizione edipica” conflittuale con il padre e la madre non è presente.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Vittorio usa i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “città deserta” e in “fantasma” e in “attrice” e in “occhi chiusi” e in “pene”,
lo “spostamento” in “giovane militare” e in “mi uccide” e in “water”,
la “drammatizzazione” in “aspettavo che mi ammazzasse.” e in “Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.”,
la “sublimazione” in “volavo”,
la “regressione” è presente nei termini psichici della funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazione, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Vittorio mostra in maniera netta ed esclusiva un tratto “sadomasochistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “anale”: tendenza a farsi del male e a rivolgere contro se stesso la pulsione aggressiva o “libido” sadica.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Vittorio forma le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “pistola” e in “occhi chiusi” e in “volavo” e in “occhi chiusi”,
la “metonimia” o nesso logico in ”militare” e in “mi uccide” e in “mi mancava il fiato” e in “water” e in “attrice”,
la “iperbole” o esagerazione in “Volavo sopra la testa della gente. Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno. Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.”
Pur essendo ricco di simboli il sogno di Vittorio è nettamente prosaico.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una pulsione autodistruttiva in conseguenza di una difensiva “regressione” e di un ricorso alla “fissazione” alla “posizione anale” con uso di “libido sadomasochistica”. Il quadro viene risolto con il recupero delle parti offese, con l’uso del processo di difesa della “sublimazione” e con la materializzazione benefica di due rinascite dopo le crisi del distacco depressivo e della perdita d’oggetto.

PROGNOSI

La prognosi impone al buon Vittorio di persistere nell’amorosa cura di se stesso e del suo viaggio umano: “comunque andare”. Occorre rafforzare la presa di coscienza dei “fantasmi” in riguardo al corpo e alla sessualità e rendere positivi,nel duplice senso di reali e benefici, i vissuti collegati, integrandoli in una cornice di amor proprio e di amore verso il prossimo, “libido narcisistica e genitale”. Dopo le “due Pasque” occorrono altre Pasque non certo di resurrezione, ma di evoluzione psichica e di progresso umano. Superando la “posizione anale” e il “sadomasochismo” collegato, Vittorio può articolare ed evolvere il suo corpo conflittuale e detestato in un corpo benamato e campo d’amore. La convinzione laica e aristotelica-hegeliana che “la sua vita è il suo corpo e che il suo corpo è la sua vita” è quanto mai necessaria una volta tradotta in termini psicologici.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una esaltazione della “posizione anale” e in una recrudescenza della “libido sadomasochistica” con la conseguente caduta dello “stato limite” nello “stato psicotico”. Vittorio deve essere sempre consapevole della delicatezza della sua “organizzazione psichica reattiva” e deve valutare l’aspetto positivo della delicatezza e della sensibilità umane nell’approcciarsi alle persone che possono essere significative.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Vittorio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo e la valenza surreale prevale di gran lunga nel sogno di Vittorio.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Vittorio si attesta in una riflessione o in una delusione del giorno precedente in riguardo al corpo e alla funzione erotica e sessuale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è decisamente surreale. Il sogno di Vittorio crea una realtà tra il massiccio materiale e il sublimato etereo, tra la forma truce e la forma platonica, tra il profano e il sacro, tra il dovere e il desiderio. Segue la qualità “cenestetica” o sensoriale a causa della prevalenza di vivaci sensazioni e di forti emozioni.

REM – NONREM

Il sogno di Vittorio si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del forte simbolismo e delle implicite emozioni.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi dichiaratamente allucinati sono i seguenti:
la “vista” in “ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.” e in “Ho visto un test di gravidanza con due lineette”,
“l’udito” in “Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.” e in “mi sono detto “svegliati”,
il “tatto” in “mi toccava il pene in maniera erotica”.
La cospirazione dei sensi si manifesta in “Volavo sopra la testa della gente.”
Il sogno di Vittorio è ricco di sensazioni semplici e complesse, di emozioni e di stati d’animo, un prodotto decisamente cenestetico.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Pasquale, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Vittorio, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “3” a causa della complessa simbologia e della intrigata psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto il sogno di Vittorio.

Domanda
E’ riuscito a connettere l’impossibile e a metterlo insieme in termini psicologici.

Risposta
Il sogno di Vittorio era lungo e complesso, ma penso di averlo ben capito e interpretato. E’ stato difficile scriverlo con chiarezza.

Domanda
Io ho trovato molto contorta l’interpretazione.

Risposta
Pienamente d’accordo. Ripetitiva più che altro e non lineare. L’essere umano è fatto così nei sogni e non soltanto. Siamo contorti e ripetitivi, coatti e strambi, bambini e vecchi, dolci e amari, creativi e obsoleti, vivi e morti. Siamo un cocktail di logiche contorte e di virtù opposte.

Domanda
Il tema era ed è drammatico.

Risposta
L’autodistruzione ha radici lontane e si struttura nell’infanzia quando i “meccanismi di difesa” dall’angoscia sono primari e rudimentali. Ricordo che il suicidio è la forma più lineare e semplice di autodistruzione. Le altre forme sono molto sofisticate e camaleontiche per cui erroneamente si tralasciano e si tollerano.

Domanda
Cosa può essere successo a Vittorio bambino?

Risposta
Il sogno ipotizza qualche malformazione o qualche trauma psichico precoce.
Vittorio si è visto e vissuto diverso dagli altri in riguardo al corpo o è stato bombardato da messaggi negativi sul suo corpo e sulla sua mente da parte dell’ambiente familiare. Esempio? “Quanto sei brutto” e “quanto sei stupido” sono ricorrenti nelle comunicazioni tra genitori e figli. Nel Veneto è normale che il padre dica al figlio “Taci mona” e non con ilarità ma con convinzione rabbiosa. E fu così che il povero Bepy adulto si convinse di non valere poi tanto per sé e per gli altri. Calcoliamo anche che un inestetismo o qualche difetto e, per completare il quadro, qualche inabilità strutturano “fantasmi” di notevole portata e sviluppano psicodinamiche spesso infauste.

Domanda
Qual’è la psicodinamica dell’autolesionismo e dell’autodistruzione?

Risposta

In sintesi consiste nel ricorrere alla “libido sadomasochistica” e nell’investirla su se stesso senza alcun supporto del senso dell’amor proprio. “Farsi del male” è la parola d’ordine dell’aspirante suicida e lo può fare a rate o in un sol colpo regredendo sempre alla “posizione anale” e usando quel tipo di “libido”. Si tratta di una pulsione e di una “coazione a ripetere”. Nei tempi moderni la pulsione e la coazione sadomasochistiche sono praticate in vario modo e si possono trovare soprattutto nell’uso di alcool, di stupefacenti, di farmaci, di tabacco, di cibo e di tutte quelle sostanze che variano lo stato di coscienza e leniscono l’angoscia di base. Tralascio le varie maniere psicologiche di farsi del male anche perché tante sono soggettive e creative, ma aggiungo volentieri gli sport estremi e ad alto tasso di pericolo, quelli che fanno la corte alla morte, e anche il gioco d’azzardo.

Domanda
Può fare uno schizzo psicologico dell’aspirante suicida?

Risposta
Il discorso è complesso, ma provo a chiarire qualcosa. Distinguerei il suicida e l’autolesionista, la “organizzazione psichica depressiva” e la “organizzazione psichica masochistica”. Il primo e la prima hanno ed esibiscono un grande bisogno di affetto associato al senso di colpa dell’aggressione verso le figure significative del loro ambiente, lamentano una perdita traumatica, hanno una inadeguata capacità di elaborare il lutto e portarlo avanti secondo il “principio di realtà” e secondo i dettami della logica consequenziale. Queste persone risolvono la grave depressione e soprattutto l’immane sofferenza d’angoscia nel modo seguente: dopo lungo travaglio subentra una freddezza metallica e una lucidità mentale monotematica che dispongono al passo estremo. Finché c’è in circolo una minima emozione la tragedia non avviene, ma nel momento in cui l’attività psichica è uniforme, senza distinzioni e sfaccettature, uscire in qualsiasi modo dalla vita è logico e consequenziale, addirittura auto-terapeutico. Il ricorso alla “libido sadomasochistica” è necessario quanto naturale.
L’autolesionista e la “organizzazione psichica masochistica” si caratterizzano per il senso di indegnità e di colpevolezza per aver tanto aggredito le persone in causa, per essersi sentito affettivamente rifiutato e ingiustamente punito, per aver sacrificato il potere in cambio di amore, per essersi assoggettato alla dinamica emotiva del gruppo familiare in cambio di sentimenti e nell’attesa di essere scelto come oggetto d’investimento libidico. Queste persone avvertono di essere di poco valore e di poco spessore, tendono a uccidersi a basse dosi costanti e vivendo con una qualità di vita molto contrastata e conflittuale e sempre nell’attesa che qualcuno si accorga di loro, della loro qualità e della loro sensibilità. Per risolvere l’angoscia di base operano costantemente la variazione dello stato di coscienza tramite strumenti dannosissimi per l’integrità psicofisica. Tutto questo rituale avviene per costrizione psichica e si ripete secondo i ritmi stabiliti dal bisogno di alleviare il grave malessere. Mi fermo, ma ho detto molto poco e in maniera molto semplice.

Domanda
Come immagina Vittorio bambino?

Risposta
Lo immagino in una famiglia affettivamente fredda e severa nei giudizi. Vittorio si è sentito disprezzato in quest’ambiente e da adulto ha attinto alla “libido sadomasochistica” per curarsi da solo le ferite facendosi male, ma ha saputo rigenerarsi, ha saputo trovare la consapevolezza di gran parte delle sue sottili psicodinamiche.

Domanda
Ma il problema era sessuale?

Risposta
La sfera sessuale contiene tanto e di tutto, dal corredo mentale a quello fisico, dagli affetti e sentimenti alle coccole. Vittorio deve maturare soprattutto a livello affettivo.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Accennavo in precedenza ai “meccanismi psichici primari e primitivi” di difesa dall’angoscia di morte. Essi sono il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “idealizzazione primitiva”, la “proiezione e l’introiezione e l’identificazione proiettiva”, la “scissione dell’imago”, la “dissociazione”.
Le difese primitive si formano nel primo anno di vita e vengono prima dell’uso della parola e del pensiero logico, sono assolute e non contemplano ridimensionamenti e compromessi, sono elaborate dai “processi primari” e dall’immaginazione, sono investite di potenza magica.
Dopo avere ancora sottolineato che questi meccanismi o processi si elaborano nel primo anno di vita, aggiungo che essi si conservano e si evolvono nei meccanismi e nei processi più sofisticati dell’uomo adulto. Adesso chiariamoli al meglio possibile.
Il “ritiro primitivo” esige che un bambino in forte tensione operi una conversione verso uno stato di coscienza diverso e gratificante, si sottrae con la fantasia all’angoscia di una situazione ingestibile. Questa fuga dal coinvolgimento si può anche definire “fantasia autistica”.
Il “diniego” si attesta nel rifiuto da parte del bambino di accettare le esperienze spiacevoli, un processo arcaico radicato nel suo egocentrismo e nella convinzione prelogica che ciò che non riconosco, non accade. Il bambino nega la realtà di una percezione dolorosa.
Il “controllo onnipotente” consiste nella sensazione del bambino di essere la causa di ciò che gli succede senza concepire l’esistenza di un centro di controllo esterno. Il bambino che ha freddo e comincia a percepire il caldo, non attribuisce questa benefica variazione all’abbraccio della mamma, ma a un qualcosa dentro di lui che produce magicamente il caldo.
La “idealizzazione primitiva” è legata al bisogno del bambino di essere protetto dalle brutte sensazioni e di affidarsi ai genitori. Essa consiste nel credere che mamma e papà siano provvidi e in grado di controllare le sue paure e di sorvegliare la sua persona. La “idealizzazione primitiva” esprime il bisogno di avere una presenza benevola e onnipotente da cui dipendere e a cui attribuire il massimo del valore e del potere.
La “proiezione e la introiezione e l’identificazione proiettiva” sono facce opposte della stessa medaglia. La “proiezione e l’introiezione” primarie si basano nel bambino sull’indistinzione tra soggetto e oggetto, tra Io e realtà, tra interno ed esterno. Il bambino non ha un confine psicologico per cui si serve della “proiezione” per estromettere vissuti rifiutati di sé, per considerarli provenienti dall’esterno e per attribuirli a persone dell’ambiente.
La “introiezione” consiste nel mettere dentro tratti psichici esterni.
Il lavoro comune di “proiezione” e “introiezione” porta alla “identificazione proiettiva”. Esempio: il bambino introietta alcuni tratti psichici del padre in precedenza proiettati e in lui si identifica o la bambina introietta alcuni tratti psichici della madre in precedenza proiettati e in lei si identifica.
La “scissione dell’imago” o “splitting” consiste nella modalità del bambino di scindere le rappresentazioni degli oggetti esterni in positive e negative, in parte buona e parte cattiva, dal momento che non riesce a concepire l’oggetto e la rappresentazione nella sua totalità.
La “dissociazione” è una modalità del bambino di reagire a un trauma o a un vissuto che travalica la sua capacità di elaborazione perché implica dolore o terrore.

In riguardo all’autolesionismo ricordo che i principi elaborati dopo il massiccio trauma della prima guerra mondiale da Freud furono “Eros” e “Thanatos”, il “principio di vita” e il “principio di morte”, mentre nel primo sistema psichico e prima della guerra aveva elaborato il “principio del piacere” e il “principio di realtà”.

Il sogno di Vittorio induce a scrollarci di dosso tanta maligna pulsione autodistruttiva e a convergere verso il mondo di Annalisa Scarrone e secondo il suo vangelo positivo, buono e concreto, ad assumere “direzione la vita” per l’appunto.
Questo brano è altamente poetico e colto nel suo essere di scuola letteraria mista perché coniuga la vena associazionista a quella ermetica. La poetessa-cantante, popolare e pop, squaderna una serie di proposizioni in cui predica le varie categorie logiche tralasciando spesso i nessi tra i vari giudizi. Inoltre, Annalisa è abilissima nel cambiare scena e nel dare al lettore la possibilità di riempire quello spazio, di per se stesso pieno ma per chi legge vuoto, con il materiale psichico che gli evoca sempre per via associativa.
Mi spiego.
Non esiste nesso logico tra i primi cinque versi, ma si possono connettere emotivamente con i ricordi o i temi personali o si possono seguire senza nulla pretendere per il suono delle parole, oltre che della musica.
Ogni proposizione ha un suo significato senza esigere consequenzialità logica, ma secondo le libere associazioni produce emozioni di bellezza.
In questo senso “Direzione la vita” ha una valenza psicoanalitica maieutica e Annalisa Scarrone dimostra una notevole sensibilità nel trattare “significanti” e “significati”, nell’usare delicatamente i “segni” verbali e fonici: una valente semiologa.
La musica e la musicalità completa l’opera.

“DIREZIONE LA VITA”
di
ANNALISA SCARRONE

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

Ci vorrebbero i miei occhi per guardarti
Tre quattro volte al giorno solo un’ora dopo i pasti
Dove siamo rimasti, come siamo rimasti
Due astronauti tra le stelle senza i caschi
Ci godiamo il panorama da una stanza
S.O.S. sopra aeroplani di carta
La gente vive e cambia, sopravvive alla rabbia
Come un bambino che disegna una corazza

Facciamo presto a dire amore
Poi l’amore è po’ un pretesto
Per legarci mani e gambe
Ma io non riesco a stare più senza te, più senza te
mai più senza te

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita
Direzione la vita

Ci vorrebbero due mani per cercarsi
Per prendersi di peso dai problemi e sollevarsi
Ci vogliono carezze
Ci vogliono gli schiaffi
Solo se persi rischiamo di ritrovarci
E mentre il sole allunga all’ombra l’altalena
Una bambina sogna di essere sirena
Il vento sulla schiena
La danza di una falena
C’è un lunedì che è meglio di un sabato sera
Facciamo presto a dire amore
Poi l’amore è po’ un pretesto
Per legarci mani e gambe, ma io non riesco
a stare più senza te, più senza te
mai più senza te

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

Ci vorrebbe la mia bocca sempre sulla tua
Perché tu sei la mia casa
Vedo terra a prua
E non confondere l’orgoglio con la libertà
Abbiamo ancora una ragione per restare qua
Direzione la vita

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita
Direzione la vita
Direzione la vita.

 

LA MAGIA DELLA “CACCA” DI BRIGIDA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono in un capannone.

Chiudo le porte, mi accuccio e sull’entrata lascio cadere la mia cacca e penso che la stessa cosa ho già fatto da qualche altra parte.

Cerco un pezzo di carta per raccoglierla, ma non trovo niente e mi avvicino a un bancone bianco come il resto dell’ambiente.

Si presenta un bell’uomo alto e distinto della mia età, ma non ricordo cosa mi dice.

Penso che potrei parlare con lui nel capannone e che potremmo frequentarci.

Arriva un altro uomo, anche lui distinto.

Vado via, esco e la mia cacca non c’è più e fuori c’è il solleone.”

Questo è il sogno di Brigida.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

La magia della cacca di Brigida si attesta nell’evento finale: prima c’è la cacca e alla fine la cacca non c’è più.

Un gioco di alto prestigio e di un valido prestidigitatore!

Il sogno non è estraneo a queste riparazioni delle disfunzioni psichiche. Il sogno è abile nella riparazione del trauma. Il sogno ha la funzione d’integrare le parti psichiche estromesse e di suggerire alla funzione “Io” i comportamenti adeguati. Il sogno di Brigida offre il “fantasma del maschio” nella sua “parte positiva e negativa”: la seconda merita di essere aggredita, ma la prima va coltivata e possibilmente vissuta.

In conclusione si può affermare che non tutti gli uomini meritano di essere aggrediti secondo il vangelo psichico di Brigida.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sono in un capannone.”

 

Brigida si trova in un contesto sociale allargato, in relazione con i suoi simili e con la gente che frequenta la piazza. In ogni modo Brigida si pone, si confronta e comunica. Brigida si mette in gioco con gli altri. Il “capannone” ha una simbologia pragmatica, ma rappresenta la società in cui l’uomo si realizza a livello lavorativo. Il buon Karl Marx avrebbe obiettato e precisato che il “capannone” è il luogo dove l’operaio socializza e prende coscienza della classe a cui appartiene: il “proletariato”, coloro che come ricchezza hanno soltanto il patrimonio dei figli, una dote che in ulteriore profana metafora si riduce al patrimonio dei propri coglioni. Oniricamente è preferibile la concezione dell’uomo “animale sociale e politico”, come voleva il buon greco Aristotele, uomo alieno dalla lotta di classe.

Convergendo al sogno, Brigida si relaziona in un contesto sociale allargato e pragmatico, un ambito caratterizzato dal fare produttivo e dall’intelligenza operativa. Questo significa “sono in un capannone”.

 

“Chiudo le porte, mi accuccio e sull’entrata lascio cadere la mia cacca e penso che la stessa cosa ho già fatto da qualche altra parte.”

 

Brigida non è nuova all’aggressività e alla negatività verso il sociale e in particolare verso il maschio come si vedrà dopo. Ha usato questo comportamento di scaricare la sua aggressività altre volte. Ha una sua misantropia e la esterna in sogno con la simbologia della “cacca”. Quest’ultima condensa la “pulsione sadomasochistica” della “posizione anale” degli investimenti della “libido” nella formazione psichica che temporalmente viaggia in maniera privilegiata dai due ai quattro anni. La “cacca” è lo strumento di relazione nella ricerca del potere sugli altri anche a scapito di una certa sofferenza da “sublimare” successivamente in godimento.

L’atto di “accucciarsi” attesta la “regressione” all’infanzia e il “lasciar cadere la cacca” implica la “fissazione” difensiva alla “posizione anale” degli investimenti della “libido”.

 

“Cerco un pezzo di carta per raccoglierla, ma non trovo niente e mi avvicino a un bancone bianco come il resto dell’ambiente.”

 

Perché l’ambiente è bianco come il bancone? Il “bianco” è il colore dell’innocenza e del candore infantile, della mancanza di parole, “infante”, e di “coscienza di sé”, della dipendenza e del bisogno. Brigida medita sul bianco che colora un ambiente asettico e che non merita la sua aggressività. Brigida si rende conto di essere inopportuna e ingiusta a esternare le sue  pulsioni aggressive verso gli altri e verso le cose. Brigida si ricrede e rivede i suoi comportamenti sociali e antisociali e specialmente questi ultimi li trova gratuiti. Il “pezzo di carta per raccoglierla” condensa l’assoluzione del senso di colpa e il tentativo di ripagare l’atto maligno di sporcare con la cacca, di aggredire alla rinfusa. L’aggressività viene colpevolizzata e Brigida cerca la “catarsi” della colpa in base al suo elastico e duttile ricredersi. Per il momento “non trova niente” in un mondo colorato di bianco, d’ingenuità innocente e immacolata.

 

“Si presenta un bell’uomo alto e distinto della mia età, ma non ricordo cosa mi dice.”

 

Ecco confermato il nodo del problema umano e del conflitto psichico relazionale! Brigida è’ aggressiva verso i maschi, ma di fronte alla bellezza di un uomo soccombe e si ricrede, “si presenta un bell’uomo”, anzi viene fuori la femmina che deve sedurre e piacere con la sua femminilità. La bellezza estetica significa che il maschio è degno di valore e di apprezzamento libidico, l’essere “alto” attesta simbolicamente del livello intellettuale e morale oltre che della sensibilità mistica, l’essere “distinto” conferma di un uomo diverso dagli altri, un maschio non massificato e non certo un maschio qualunque. Ma con quest’uomo “bello, alto e distinto” Brigida non riesce a dialogare, ha una certa titubanza nell’approccio, non vuole sentire “cosa le dice”. Il sogno non vuole trattare questo tema, ma ribadisce che il problema è il maschio, il conflitto e il rapporto. Brigida aveva costruito il pregiudizio verso l’universo maschile a furia di frequentare uomini minori e di poco spessore, ma è costretta a ricredersi dalla sua falsa e stolta convinzione che tutti i maschi fossero di bassa lega e degni della sua disistima e aggressione.

 

“Penso che potrei parlare con lui nel capannone e che potremmo frequentarci.”

 

Brigida si ricrede e non è vero per niente che ha chiuso con gli uomini o che è soltanto aggressiva e li tratta con la merda e di merda. E vero che è femmina e seduce nel senso di condurre con sé il suo maschio, un dolce rapimento dei sensi. Ma Brigida sa anche che socialmente si può arricchire con la frequentazione degli uomini degni di lei. Brigida si dispone a intensificare il rapporto e di accrescere gli investimenti di “libido” per un piacere erotico ancora sublimato dal “capannone” ossia in un ambito di relazione e di iniziale conoscenza.

 

“Arriva un altro uomo, anche lui distinto.”

 

Qualora non si fosse ancora capito che il conflitto psichico di Brigida riguarda il maschile e che la sua aggressività verso i maschi è risolvibile, ecco che si presenta il rafforzamento della riconciliazione con “un altro uomo, anche lui distinto”, un uomo che esce dalla norma convenzionale che ha caratteristiche precipue di tipo psichico e intellettuale: il suo tipo di uomo, un maschio non grezzo e convenzionale.

 

“Vado via, esco e la mia cacca non c’è più e fuori c’è il solleone.”

 

Ecco la magia riparatoria del sogno! “La mia cacca non c’è più”. Brigida è passata dall’aggressività verso il maschio alla piena consapevolezza del suo conflitto con il maschio e a conferma del suo recupero psichico e della sua integrazione ha formulato con chiarezza la richiesta di una relazione significativa con un uomo altrettanto significativo e degno di lei. La chiarezza è accompagnata da un rafforzamento legato a una decisa autoconsapevolezza con l’enfasi del solleone: “e fuori c’è il solleone”. L’aggressività di Brigida trova nel sogno la sua “razionalizzazione” e la sua assoluzione, per cui non ha più motivo di esistere almeno in questo contesto e in questa circostanza. Il tratto psichico di Brigida, la “cacca”, non si può eliminare perché appartiene a una realtà psichica pregressa, a un trauma che ha portato Brigida a difendersi dal maschio con l’aggressività e ripagandolo con la stessa moneta.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Brigida sviluppa la psicodinamica dell’aggressività nei confronti dell’universo maschile in totale ottemperanza alla “posizione anale” e alla “libido sadomasochistica”. E’ presente il senso di colpa e la finale integrazione con riparazione del senso di colpa come in donna adulta che ha lavorato sulle giuste prese di coscienza. Brigida attesta di aver superato un eventuale trauma, ma quest’ultimo si presenta su stimolo fortuito. Il sogno  reintegra le angosce traumatiche e le risolve come avviene nella realtà con la dovuta presa di coscienza. Il sogno conserva e non dimentica, riesuma e dà vita al presente psichico in atto tramite l’”Io onirico”; di poi l’”Io narrante” provvede a comporre trauma e attualità psichica.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Brigida è elaborato dai meccanismi psichici della “condensazione” in “capannone”, dello “spostamento” in “cacca”, della “drammatizzazione” in “solleone”, dello “splitting” in “maschio”, della “razionalizzazione” in “la mia cacca non c’è più”. Sono coinvolti i processi psichici di difesa della “regressione” in “accucciarsi”, della “fissazione” in lasciar cadere la cacca”, della “sublimazione” in “cerco un pezzo di carta per raccoglierla”.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Il sogno di Brigida è gestito ampiamente dall’”Io onirico”. Valido è il concorso dell’”Io narrante” nel rendere comprensibile la trama. Sono presenti le istanze “Es” in “cacca” e “maschio”, “Super-Io” in “cerco un pezzo di carta per raccoglierla”, l’”Io in “la mia cacca non c’è più”. Il sogno di Brigida sviluppa la “posizione anale” in “lascio cadere la mia cacca” e l’annessa “libido sadomasochistica” in “la stessa cosa ho già fatto da qualche altra parte”. Il sogno di Brigida coinvolge meccanismi e processi psichici in abbondanza a conferma della complessità intrinseca del materiale elaborato dal “processo primario”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Brigida evidenzia un forte tratto sadomasochistico in una “organizzazione psichica reattiva anale”: aggressività e remissività, colpa e  assoluzione.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche agite sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “uomo bello” e “alto” e “distinto”, la “metonimia” o nesso logico in “cacca” e “pezzo di carta”, l’”enfasi” o forza espressiva in “solleone” e “capannone”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Brigida attesta di una psicodinamica conflittuale nei riguardi della figura maschile e del corredo di attributi a essa collegati e ascritti. Presenta, inoltre, la riparazione del trauma con la consapevolezza “magica” che magica non è perché frutto d’intenso lavoro su se stessa.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Brigida di persistere nella risoluzione del conflitto con il maschio, di presentarsi all’altro secondo i suoi bisogni e i suoi gusti. Si augura che il relazionarsi a un uomo “bello-alto-distinto” sia facile impresa e non inutile ardimento.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel rafforzamento della “parte negativa” del “fantasma del maschio”. Conseguirebbero isolamento e castità. L’aggressività non scaricata può convertirsi in “isterofobia” con crisi di panico.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Brigida è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno” di Brigida, la causa scatenante del sogno, si attesta nel conflitto in atto con il suo uomo o nell’espressione del suo desiderio di avere un uomo diverso.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

Il sogno di Brigida è originale, trasgressivo e paradossale. Mette abilmente insieme tre qualità compatibili e reperibili nelle contorte e tormentate trame oniriche.

 

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Brigida verte sulla “posizione anale” e sulla “libido sadomasochistica”. Gli studi clinici di Freud avevano individuato le zone “erogene”, generatrici di piacere, “orale”, “anale” e “fallico-genitale”. A ognuna corrispondeva e corrisponde un organo, una funzione libidica e un tempo. La loro integrazione si definisce con il termine di “fase”. Nella “fase orale” la “libido” si concentra sulla mucosa orale e nella funzione alimentare e s’instaura nel primo anno di vita. Nella “fase anale” la “libido” si concentra sulla mucosa anale e nella funzione defecatoria e s’instaura nel secondo anno di vita. Nella “fase fallica genitale” la “libido” si concentra sugli organi sessuali e nella funzione masturbatoria e successivamente nella funzione sessuale procreativa, s’instaura dal terzo anno di vita in poi sostenuta e integrata dalla drammatica, ma necessaria alla maturazione psichica, problematica edipica. I vissuti caratteristici e antitetici delle varie “fasi”, intese come modalità organizzative psichiche, sono l’accettazione e il rifiuto, il sadismo e il masochismo, il voyeurismo e l’esibizionismo, l’amore disinteressato e l’egoismo. Dal momento che le funzioni e i vissuti si evolvono e si conservano, il concetto di “fase” è opportuno sostituirlo con il concetto di “posizione” secondo le teorie di Melanie Klein. Il termine “posizione”, al posto di “fase” o tanto meno di “stadio”, sottolinea che i fenomeni psichici non sono semplicemente fasi di passaggio, ma situazioni psichiche che si esperiscono sin dal primo anno di vita e rimarranno sempre attive nella personalità come  modalità specifiche del soggetto e del suo rapporto con l’oggetto. Inoltre la presenza delle angosce e delle difese che caratterizzano le “posizioni” kleiniane, “schizo-paranoide” e “depressiva”, persisteranno per tutta la durata della vita essendo esse stesse un’evoluzione che permette la futura evoluzione della “organizzazione psichica reattiva”, il carattere o la personalità. “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si evolve” anche a livello psichico.

Degna d’interesse è la soluzione teorica kleiniana per cui le “fasi” freudiane si commutano nella “posizione orale”, nella “posizione anale”, nella “posizione fallico-narcisistica”, nella “posizione genitale”. A queste si può aggiungere la “posizione edipica”. Si tratta di modelli e di schemi psichici atti a descrivere le psicodinamiche evolutive della “libido”, l’energia vitale e non solo sessuale. La preferenza, a mio avviso, è dovuta al fatto che questi paradigmi spiegano meglio la normalità e la psicopatologia, il funzionamento della mente e la “organizzazione psichica reattiva”, il vecchio carattere.

SADOMASOCHISMO E STUPORE

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“Annamaria sogna di trovarsi in bagno e di utilizzare il water.

Appena finito, si accorge di non aver sollevato il coperchio perché è sporco di feci.

Annamaria era sicura di averlo sollevato.

La sensazione è di stupore e di sporcizia.”

INTRODUZIONE

Il sogno di Annamaria esalta in termini chiari e perentori la classica psicodinamica della “fase anale”, una delicata e importantissima evoluzione psichica nell’investimento della “libido”, un momento chiave per la “organizzazione reattiva”, il cosiddetto carattere, e per la formazione della “posizione sadomasochistica”, posizione secondo la terminologia clinica della grande Melanie Klein. Quello di Annamaria è un sogno universale, un prodotto onirico che scatta in tutti gli umani nel momento in cui si ha a che fare con l’aggressività propria e altrui. Al di là delle differenze razziali, etniche e culturali, il rapporto con il corpo e con i bisogni intimi, come la funzione della defecazione e l’esercizio erotico della “libido anale”, riguarda tutta l’umanità. Trattasi di un “archetipo” vitale e funzionale. A tal proposito ricordo che da bambino mi aveva colpito il piccolo water o “cessetto” in ceramica bianca, venduto nelle bancarelle della mia città ai turisti improvvidi, dove campeggiava la seguente scritta: “saran potenti i papi, saran potenti i re, ma quando qui si siedono son tutti come me”. Ecco servito il trionfo della democrazia biologica e dell’uguaglianza funzionale: una profonda verità popolare degna di una saggezza antica.

RIFERIMENTI FILOSOFICI

Nella storia del pensiero filosofico in riguardo al corpo e ai suoi bisogni si sono presentati pensatori di spessore: un certo Epicuro con il suo “edonismo” ha posto la necessaria valutazione del corpo come campo di piacere in opposizione all’angoscia di morte, un certo Arthur Schopenhauer è partito dalla scoperta del corpo per concludere il suo “pessimismo cosmico” nella metafisica della “Volontà di vivere”, un certo Ludwig Feuerbach ha denunciato alla borghesia che “l’uomo è ciò che mangia” e che se si vuole un uomo migliore bisogna dargli un’alimentazione migliore grazie a un salario più congruo, un certo Karl Marx ha indicato l’importanza del corpo e delle funzioni vitali per arrivare alla denuncia della borghesia e del sistema capitalistico, tanti altri benefattori dell’umanità hanno speculato sulla materia umana e divina “corpo”. In Filosofia e in Cultura si chiama “edonismo o materialismo” la scuola o la corrente di pensiero che privilegia i diritti del corpo e soprattutto i bisogni del corpo, mentre in Psicologia e in Psicoanalisi il merito di avere aperto una finestra teorica e clinica sull’importanza del corpo va ascritto a Wilhelm Reich. Freud era partito dal “corpo isterico” e aveva elaborato la teoria sulle cause, “eziologia”, della nevrosi isterica e la teoria della “libido” con le varie fasi di evoluzione della stessa, (orale, anale, fallico-narcisista e genitale), ma aveva sempre mantenuto da pessimo ebreo un certo pudore verso la cosiddetta “materialità corporea”, al punto che nel tempo elaborò una “metapsicologia”, la metafisica della psicologia.
La “sublimazione” culturale religiosa è volata dal corpo all’anima e ha ostacolato il progresso scientifico e culturale per millenni. Il corpo è campo d’amore, oggetto sacro e mistico. Già nel Seicento il “diritto naturale” lo aveva eletto a oggetto giuridico proclamando il “diritto alla vita” e alla “conservazione della vita”, la “Specie”. In Oriente il Buddismo aveva investito di sacro amore il “Tutto Vivente”. Nonostante notevoli progressi, ancora oggi abbiamo difficoltà a ritenere che noi siamo il nostro “psicosoma”. Le sferzate dell’angoscia di morte ci portano alla consolazione di una speranza d’eternità e di una promessa di rinascita. La vita psicofisica è un “olon”, un “Tutto intero” chiamato “corpo vivente”. Pensare che tutto si attesti in questo “olon” sembra assurdo, ma porterebbe a vivere meglio l’intensità della “libido” senza sovrastrutture culturali e ideologiche. Il filosofo Carlo Michelstaedter prima di uccidersi aveva suggerito nella sua tesi di laurea di “vivere pensando che nulla in noi chiede di continuare a vivere”: vivere il presente senza ambizioni psichiche e prepotenze culturali.

IL SOGNO DI ANNAMARIA

Torniamo al sogno di Annamaria dopo questa digressione attinente al tema centrale del “corpo” e soprattutto dell’aggressività, della sua gradazione e della sua modulazione. Un chiarimento semplice è il seguente: la carica-pulsione aggressiva se esternata in eccesso si definisce “sadismo” e colpisce l’oggetto su cui è investita, se contratta in eccesso si definisce “masochismo” e si ritorce contro il soggetto che la vive. Si tratta di un “fantasma” che si struttura nel secondo anno di vita nell’esercizio degli investimenti della “libido” ed è definito “fantasma anale”. Esso contiene il vissuto in riguardo all’espulsione o al contenimento delle feci, all’”introiezione” o alla “proiezione” dell’aggressività.
Decodifichiamo i simboli del sogno di Annamaria.

Il “bagno” condensa la parte psichica intima e privata, interna alla “casa” che rappresenta la struttura o meglio l’organizzazione caratteriale in atto. Il “bagno” condensa l’appagamento della “libido”, l’erotismo, la sessualità e l’aggressività, nonché la purificazione dei sensi di colpa a quest’ultima collegati quando il “bagno”, per l’appunto, è sporco. Fondamentalmente il “bagno” abbraccia la dimensione personale, quel piccolo o grande mondo dei nostri segreti e delle nostre manie che da piccoli ci siamo sempre ripromessi di non dire a nessuno per paura della punizione o per paura di non essere capiti, una sfera intima e privata che poi inevitabilmente abbiamo comunicato alla mamma per poi accorgerci di essere stati traditi anche da lei. Il “bagno” è sempre un piccolo dramma per le sue ambivalenze e per il nostro bigottismo, dal momento che viviamo in una cultura che, come si diceva in precedenza, non valuta adeguatamente i diritti del corpo e addirittura li svaluta a favore di chissà quale altra dimensione irreale.

Il “water” è il simbolo elettivo del “sadomasochismo”, in quanto condensa la pulsione dello scarico benefico dell’aggressività nell’espulsione delle feci, “sado”, e del dolore collegato, “maso”, con senso finale di liberazione, pulsione importante anche per l’autonomia psichica, oltre che per l’autogestione dei bisogni e delle pulsioni, in primo luogo il controllo della propria aggressività. Il “water” condensa la “libido anale” con annessi e connessi sadomasochistici: l’espulsione liberatoria e la ritenzione dolorosa delle feci. Bisogna sempre considerare che la “libido anale”, dopo la “libido orale”, è una “posizione” preparatoria alla “libido genitale” ossia alla futura e matura vita erotica e vitalità sessuale.

Il “coperchio” è chiaramente una difesa dallo scarico dell’aggressività “sado” per imbrattarsi a privilegio dell’aggressività “maso”. Il “coperchio” è una difesa psichica dall’espletamento della “libido anale”. E il sogno ci dice anche il perché di questa posizione difensiva: “sporco di feci” ossia l’aggressività nelle sue varie forme, nello specifico “sado” e “maso”, è ammantata da senso di colpa. Le “feci” rappresentano simbolicamente lo strumento dell’aggressività.

“Sollevare il coperchio” attesta la caduta delle difese inutili e inopportune, oltre che la naturale esternazione della propria aggressività in una salutare liberazione della rabbia. Annamaria pensava di non avere difese nella gestione della propria aggressività e, invece, ha dovuto prendere atto della colpevolizzazione della sua carica aggressiva e del suo esercizio. Annamaria pensava di aver superato adeguatamente i blocchi legati all’esternazione della rabbia, ma invece è costretta a prendere atto che questa ristagna a causa dei sensi di colpa che inevitabilmente sopraggiungono ogni volta che si afferma e impone se stessa nei giusti e naturali modi.

“La sensazione è di stupore e di sporcizia.” Simbolicamente lo “stupore” condensa una caduta della vigilanza e della funzione razionale dell’”Io” a favore di uno stato emotivo crepuscolare, a favore del disimpegno delle pulsioni e dei vissuti dell’”Es”, l’istanza psichica profonda. Questa benefica alterazione della coscienza è anche una difesa dal cumulo delle esigenze che spesso si hanno a carico dell’”Io”. Ben venga lo “stupore” come un ritorno alla meraviglia in onore del nostro bambino dentro! Una continua vigilanza è di per se stessa una psiconevrosi da fobia di lasciarsi andare e comporta disturbi psicosomatici sia di natura sessuale e sia del sonno. La “sporcizia” è il senso di colpa che avvolge l’aggressività di Annamaria e la blocca nell’espressione delle sue più genuine energie e negli investimenti di “libido”.

Il sogno di Annamaria è una chiara prognosi a conferma di quanto il nostro sognare sia un’ancora di salvezza nei momenti più difficili della nostra vita perché ci dice la nostra verità psichica del momento. Annamaria, sognando, sta dicendo a se stessa di non colpevolizzare la sua aggressività, di esternarla liberamente senza ripensamenti e di non tirarsi indietro nelle prove della vita che le richiedono di essere “cazzuta” e incisiva, ma di cimentarsi con lena e sicurezza. Annamaria non deve trattenere le sue pulsioni organiche e psichiche per la maledetta colpa o per il benedetto pudore, ma deve vivere il suo corpo come il primo oggetto d’amore. Il sogno dice chiaramente che l’aggressività non sfogata si ritorce contro perché ristagna dentro e, dovendo uscire da qualche parte, si converte in disturbo psicosomatico e privilegia il sistema gastrointestinale. Questo è il rischio psicopatologico.

Riflessioni metodologiche: una disfunzione gravissima del “fantasma anale” è ben visibile, purtroppo, nei nostri giorni. Si tratta del fenomeno del “terrorismo” dove il “sadomasochismo” si esalta nel martirio e nell’omicidio, nella strage di se stessi e degli altri. Questo dramma individuale e sociale avviene, secondo la psicologia dinamica, quando un soggetto esalta il “fantasma anale” al punto di elaborare un delirio distruttivo. La “fase anale” degli investimenti della “libido”, cosi come i primi tre anni di vita, è determinante per lo sviluppo futuro delle “psicosi” e delle “sindromi deliranti”. Delicato è il progressivo passaggio dall’uso del “processo primario”, la “fantasia”, all’uso del “processo secondario”, la “logica”, un passaggio mai definitivo ed esaustivo. A seguito di quanto affermato, si evince che non può candidarsi all’esercito dei terroristi un soggetto che ha evoluto normalmente la sua “fase anale” e che ha maturato un’organizzazione psichica nella giusta modulazione. E’, purtroppo, vero che una predicazione e un monito suggestivo alla “guerra santa” possono trainare organizzazioni psichiche fortemente “anali” e con l’aggravante del “fantasma depressivo” a scatenare la strage di sé e degli altri. La “sublimazione” dell’angoscia depressiva di perdita si risolve nel martirio e nella strage. In sintesi, il fenomeno del “terrorismo” abbisogna di specifiche strutture psichiche che contengono la “posizione schizo-paranoide” e la “posizione depressiva” associate alla “posizione anale” con l’auge sadomasochistico. La “sublimazione” interviene sotto la spinta della suggestione religiosa a dare il via e la concretezza al mortifero delirio paranoico. Si è anche visto che le stragi possono essere indotte per istigazione visiva e verbale e possono attingere proseliti in tutto il mondo presso “organizzazioni psichiche borderline” del tipo in precedenza descritto.
La Psicologia della suggestione si dimostra molto pericolosa nell’indurre la ferocia e la morte, la guerra ferina di uno contro tanti. Sono dati di fatto, purtroppo, a cui bisogna dare maggiore importanza. A tal proposito è molto utile leggere o rileggere il testo di Freud “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, una ricerca profetica pubblicata nel 1921 prima dell’avvento dei sistemi politici di massa, il Fascismo, il Nazismo, il Comunismo.