KRISCRI

E’ polvere di stella antica,

frammento intergalattico dell’universo infame,

venuta a cresimare la materia magna e picciola.

Kriscri è caduta da un cielo antico e ancora bruto

a portare virtute e canoscenza,

a donare i mille volti dei suoi tanti occhi,

le mille smorfie dei suoi atomi unici e asociali.

E’ Gorgone e Afrodite,

è Athena e Ares.

Ora traluce in Grecia

e ora straspare in Europa,

di tanto in tanto ammicca e cincischia tra i cafoni

e allora vedi che è francese come la spingola napoletana,

come la Juliette e come la Edith,

in specie quando gorgoglia il nasino all’insù,

un estro tracotante di quel Bello

che sovrabbonda nella boccuccia di rosa canina,

che contempli tra le aiuole armoniose delle città di mare.



Salvatore Vallone



Hàrah Làgin, 02, 07, 2024

DEDICATO A ROSA

nella Natura dormiente,

Rosa aulente tra le croci delle viti odorose di zolfo,

Rosa silente tra i sudari quotidiani della buona curandera

che a luglio guarda il cielo d’agosto

nei grappoli acerbi di una travagliata orgogliosa vita.

Rosa aulente,

silente,

dormiente,

Rosa mater et pater,

femina et magistra,

hermosa e sapiente,

che sa e ha sapore,

Rosa senza posa adesso riposa.

O viandante,

o poeta,

o pellegrino,

o passeggere,

voi che della Bellezza cercate sempre il cammino,

piacciavi di scendere dal castello di Collalto

verso la piana di Colfrancui tra i geometrici filari

a salutar la Rosa,

Rosa la pia,

ancora calda di umori antichi e di suoni veritieri,

Rosa l’amara,

erta sulle zolle d’argilla opitergina

a ripiegare i magri elastici tralci,

sempre secondo quel che Natura comanda,

sempre secondo quel che Natura dispone,

semper nella buona e nella cattiva sorte

con Avana alla destra e Ratzum alla sinistra,

solitaria ma non sola,

dura come l’inverno trevisano che ogni giorno gela,

forte come la buona stagione che allegra ritorna,

fedele come la cavallina storna.

Un bianco mantello finalmente si staglia

sulle spalle stoiche e composte di Colei

che tanto ha osato nel quotidiano albeggiare

per ricomporsi ossequiosa in quella Natura

che sa di mosto e di radicchio.

O Rosa aulente,

adesso sei con la Madre dormiente

tra le riconosciute armonie dei tuoi giorni mortali,

ormai sei senza tempo e senza diaspora.



Il Giardino degli Aranci, 08, 01, 2024

Salvatore Vallone pose in devota memoria di una grande Donna del popolo e di campagna.

 







ROSA

Rosa dolze e aulentissima,

rosa odorosa,

rosa spinosa,

hermosa,

dolorosa,

che appari in ver la state,

a luglio e dopo di maggio,

rosa rosio,

rosa rosada,

rosa rosata al rosolio della nonna,

rosa spirada,

desperada e ansimada,

rosa rosone,

rondine e rondone,

rosa rusciana,

rosa buttana,

rosa caliente,

rosa ponente,

rosa levante,

rosa mutante,

rosa squamosa,

rosa smaniosa,

ardente e prosperosa,

rosa amorosa,

rosa radente di coccole aulente,

rosa mistica e smisurata,

rosa ammanettata,

ammantellata e desposada,

rosa alla spina,

rosa malupina,

rosa marina e siminzina,

rosa di Maria e di zia Pia,

rosa Pinuccia,

rosa Rosuccia,

scarna e ricuccia,

vergine Cuccia,

rosa cadente e rosa sanguigna,

rosa radente e rosa ammaliente.

Lui si chiamava Rosa

e nei suoi occhi aveva gli occhi tuoi.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 05, 03, 2023

RATZY

Non a caso piovuto da un cielo plumbeo

nel pieno splendido splendente della veneta pianura,

Ratzy ha un mantello grigio perla

senza macula e senza inganno,

è un vivente di razza,

ha una personalità giuridica

con tutti gli effetti etici e morali,

è una persona per bene,

discreto quanto basta agli intelligenti

e furbo quanto serve agli idioti,

vive in un mondo di simili e consimili

tra gioie e dolori del quotidiano tendere a un fine.

Opitergium è a portata di mano dal suo mondo,

a un tiro di schioppo dal grembo di sua madre,

Oderzo sa di latino e di vino,

di campi a fieno e a biada,

di vigne e di formento,

di pannocchie e di bachi da seta.

In questo giorno del 2005 é arrivato

come un papa,

come un pope,

come un ras,

come un ayatollah,

con il suo mantello raso e color crema,

il musetto di quelli che la sanno lunga

e che a cacciar topi son di gran classe,

mentre cresce amato nel cortile di Ilaria,

nei campi a filari geometrici di Rosa,

rosicando i bocconi saporiti di Iuca,

degni di un levriero elegante nel cuore.

Solitario nella caccia,

bonario come un monaco cistercense di Tempio,

paziente in specie con l’amico Ringo,

Ratzy si é fatto grande,

é diventato Ratzum.

Vivi Ratzum,

vai Ratzum,

vola Ratzum,

abbaia Ratzum,

salta Ratzum,

balla Ratzum,

corri Ratzum,

ama Ratzum,

soffri Ratzum,

riposa Ratzum,

dormi Ratzum,

sogna Ratzum.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 20, 11, 2022

GOVERNO LADRO

Piove,

oggi piove anche sull’Impossibile,

omnia non potest in omnibus rebus,

deus ex machina sine iniquis temporibus quiescit,

piove sull’impostura salmastra ed arsa,

sui vestimenti cinesi del bazar di Chi a Zè

vestita d’anoressia in taglia quarta all’insù e all’ingiù,

sine terga,

senza chiappe,

insomma,

piove sui freschi meloni di una donna mulatta

in cerca di avocado nel bazar di via del Campo,

cade sabbia gialla sahariana dal cielo amaranto,

un cielo rosso sangue

come la camicia dei garibaldini di Giuseppe,

come le mutande marxiste-leniniste della nonna Lucia

quando cantava imperterrita e gaudente l’Internazionale

aspettando il marito Giovanni appena partito per l’America,

seduta davanti alla toletta nera di mogano antico,

là dove aveva appena recitato la santa messa

nel suo latino maccheronico

e condito con il ragù di donna Ciuzza,

le patate affettate e messe a solaio

nella pentola d’argento luminosa di mia madre Tita.

Anche il Cielo ci ha abbandonato

in questa deriva della nostra esistenza

e del rimanente da vivere

con la parsimonia di colui

che ha anche risparmiato sul proprio seme,

di colei che ha contato sin da piccola le proprie uova.

Cosa ci resta di questa splendida giornata

velata con la veletta rossa prima delle nozze arabe

di una bambina promessa a suo tempo dal nonno e dal padre

ai briganti della tribù dei Bungabunga,

una giornata turbata dai tanti diamanti

ritrovati nelle tasche dei già e sempre nullatenenti

in bolletta con il fisco

e in fiasco con le bollette della luce e del gas,

dell’acqua e della fogna,

della spazzatura e del senso civico.

La Morale del pudore è normale

in questo giorno di pioggia rossa del Sahara,

come la Civiltà è in regola con i pagamenti

e tribuisce a ognuno rose rosse provenienti dall’Est.

Mi porterai al ristorante delle stelle,

più di cinque per favore e senza buffoni,

mi comprerai una rosa blu da tatuare sul petto villoso

e mi dirai maschilista nell’animo e nel corpo.

Io non sono famoso,

ma abito in un’isola fiera della sua decadenza.

 

Salvatore Vallone

 

Carancino di Belvedere, 22, 05, 2022

 

UN CIELO ROSA ANTICO

E’ una vera fortuna, uscire ed avere un parco di fronte casa.

L’ho sempre pensato ma, ora come ora, lo apprezzo sempre di più.

Uno degli svaghi ancora concessi a noi abitanti di Monaco di Baviera è di visitare un po’ di natura in solitudine, forse per accettarci che, nonostante tutto, sta fiorendo una frizzante e variopinta primavera.

Era però quel giorno, di cui voglio raccontare, più simile a un autunno. Il colore del cielo era tra l’azzurro chiaro ed il grigio e soffiava un vento che ricordava quello cantato dai poeti antichi, carico di significati.

Quel giorno ho percorso tutte le colline in salita e contro vento.

D’un tratto, ho ricordato uno degli ultimi giorni di libertà da quei pensieri che, adesso, sono ospiti indesiderati della nostra mente. Mi trovavo anche quel giorno lontano da sola, alla “Alte Pinakothek”, circondata dall’ingegno e dal delirio di splendidi artisti, conosciuti e non. Mi sono tornate in mente quelle tele romantiche che rappresentavano una natura nordica, dai colori per lo più cupi, con solo pochi sprazzi di luce che illuminavano qualche angolo di cielo. Il colore degli alberi sempre verdi era intenso, forse si preparava una tempesta, o forse no.

Ho sempre trovato quei quadri affascinanti, forse perché rappresentano una natura tanto distante da quella a cui sono abituata, fatta di zagare e fichi d’india. O forse perché mi sono sempre chiesta cosa vi fosse nell’animo dell’artista, quali inquietudini celasse il suo cuore, mentre spennellava un paesaggio che non poteva che esserne lo specchio. Quel giorno, tra il vento e il cielo grigio, forse ho compreso quelle inquietudini, quei timori.

Mi sono recata, infine, in un angolo che gli abitanti definiscono prodigioso: una distesa di alberi di ciliegio che provoca dimenticanza. Alzo lo sguardo e, su di me, vedo solo un cielo rosa antico.

Anche il vento si era calmato.

Bruna

Monaco di Baviera, domenica 29 del mese di marzo dell’anno 2020

LE IDI DI MARZO

LE IDI DI MARZO

Il Vocabolario della lingua italiana,

che splendido consiglio!

Sì,

un libro pieno di libri,

le parole facili,

quelle sconosciute che aprono mondi nuovi,

perché niente esiste se non ha un nome.

(Te lo ricordi Borges?

Nel nome sta il concetto della cosa,

tutta la rosa dentro il nome rosa).

Fare il gioco del vocabolario seduti allo stesso tavolo,

dove qualcuno fuma,

altri spiluccano gli avanzi della cena,

qualcuno si arma per vincere,

qualcuno perde ridendo.

Stare assieme,

aprire le danze nel consesso famigliare,

stufarsi,

sbadigliare,

poi piangere da soli chiusi in una stanza,

addormentarsi,

sognare.

E l’amore!

Non poterlo fare,

sperare di ricordarselo,

alimentare il desiderio con la speranza del ritorno.

I ragazzi che si amano,

quelli di Prévert,

hanno le porte della notte che si spalancano

per colmare la nostalgia dei baci,

hanno corpi sudati senza aver corso

e l’anelito dell’amore sporco e puro che sopravvive alle circostanze.

Si ritroveranno

e si guarderanno ancora con gli occhi nuovi dell’attesa infame.

Non ci sarà tempo per le parole,

l’amore sarà l’unico virus in circolazione

ed aprirà le bocche di fuoco dei corpi

per significare se stesso,

un nuovo gioco del Vocabolario.

Forza Lucrezia,

bambina mia,

forza Fabio e Tommaso e Luca e Giulia

e Nina che si veste a festa

e si trucca

e si profuma per sedersi a tavola

a mangiare da sola,

forza ragazzi belli!

La vita è anche questa,

è scala a spirale,

è prova,

è paura,

vittoria e sconfitta,

timore e speranza,

fame e abbondanza.

Mio fratello filosofo e ipocondriaco dice

che vorrebbe essere in una stanza di ospedale

con le sue due sorelle per continuare a giocare.

È tornato bambino, che bello!

Ho sentito le spire grasse della comunità

stringersi attorno ai corpi esili della nostra infanzia.

E alla fine tutto sarà bene.

Sabina

Trento, 15 – Marzo – 2020