IL CONFLITTO EDIPICO AL MASCHILE

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Sam sogna un uomo che non conosce e che sta litigando con un altro uomo più giovane.

A un certo punto il primo uomo uccide l’altro colpendolo alla testa con un sasso per prendergli qualcosa di materiale.

Ma non sa perché litigano e che cosa devono ottenere.”

 

Il sogno di Sam è universale nella forma e nel contenuto, un quasi “archetipo” onirico, condensa il conflitto “padre- figlio” nella chiara cornice edipica e nella classica versione, conferma il modo di operare della Psiche con i vissuti  universali del Padre e della Madre. Questo sogno, descritto in questi termini, esula dalle culture e dalle razze e fa ricorso a simbologie naturali come la testa, il sasso, l’uomo sconosciuto, il litigio cruento, la vittoria dell’uomo adulto, l’ignoranza della causa del contendere e del profitto. Gli adolescenti di tutti i colori sognano gli stessi colori. La “multirazzialità” attesta di una psicologia comune e questa condivisione è bellissima, quasi meravigliosa, perché al cambiare dei paralleli e dei meridiani gli uomini esibiscono   un’essenza psicofisica comune.

Andiamo a decodificare il sogno di Sam.

“Sam sogna un uomo che non conosce e che sta litigando con un altro uomo più giovane.”

Un uomo più  grande e soprattutto “che non conosce” è chiaramente il padre o una figura similare. Sam non ricorre a una simbologia eccentrica e sofisticata, ma si limita alla versione più semplice e lineare, la versione naturale, “un uomo”. Sam non elabora simboli equivalenti come il “toro” o il “re” o il “cavallo”. Sam sogna la figura paterna nella sua concretezza vivente e manifesta una struttura psichica propensa alla chiarezza e alla semplicità: un “Io” e un “principio di realtà” dominanti. Sam in sogno non è un sofisticato intellettuale e tanto meno un eccentrico poeta, perché ha una linearità di elaborazione e di riflessione. Eppure nel suo sogno è presente la difesa per continuare a dormire: “un uomo che non conosce”. Non scatta l’incubo e il conseguente risveglio, perché il “contenuto latente” non è coinciso con il “contenuto manifesto”. Il sogno è truce nella sua semplicità, ma opportunamente coperto con un benefico “non conosce. Meraviglia del “processo primario” e della “condensazione”!

Proseguendo con l’interpretazione del sogno si evidenzia il conflitto del figlio con il padre: “litiga con un altro uomo più giovane”. La competizione inizia con un litigio che è il giusto segnale di un rapporto dialettico in un ambito di diversità e di riconoscimento dell’altro. Sam si sente uomo giovane e vive il padre alla pari. Questo esordio della “posizione edipica” dispone verso una conflittualità assolutamente normale e verso una risoluzione in atto, se non addirittura già risolta, per cui Sam sta soltanto rievocando nel suo sogno il rapporto dialettico con il padre.

Ma procediamo con calma e riflessione.

“A un certo punto il primo uomo uccide l’altro colpendolo con un sasso in testa  per prendergli qualcosa di materiale.”

Ecco che il conflitto si complica e viene agito fino alle estreme conseguenze: la “castrazione” completa e nella forma classica. Il padre spacca la testa al figlio con un sasso. Meglio: il figlio si fa spaccare la testa con un sasso dal padre. La “testa” è il simbolo delle funzioni nobili del cervello, il “processo secondario”. La “testa” trasla il senso del primato dell’Io” sull’Es e sul Super-Io,  sugli istinti e sulle pulsioni, sui limiti e sulle censure. La “testa” condensa il ruolo maschile del capo: il padre. Il “sasso” condensa il “fantasma dell’inanimazione” psichica e la freddezza affettiva, la crisi degli investimenti della “libido” e la caduta dei sentimenti. La dialettica violenta tra padre e figlio si scatena “per prendergli qualcosa di materiale”. Il padre esige “qualcosa di materiale” dall’uccisione onirica del figlio: Sam proietta sul padre la sua richiesta materiale degli affetti e delle premure della madre, qualcosa di concretamente vissuto e di reale. La “madre” è l’oggetto del truce contendere.

La “castrazione” è servita con un sasso in testa ed è possibile in un ambito di violenza anaffettiva: la vittima è proprio colui che fa il sogno, il figlio, e il vincitore è colui che subisce il sogno, il padre. La conclusione violenta del dramma edipico sembra attestare di una mancata risoluzione del rapporto con il padre da parte del povero Sam. Invece si tratta del classico epilogo simbolico, sia pur nella versione tragica, della risoluzione del conflitto psichico

padre-figlio e non certo di un nudo e crudo omicidio.

Sam “non sa perché litigano e che cosa devono ottenere.”

In effetti non compare l’autonomia dal padre, ma si vede soltanto la competizione funesta. Del resto, Sam godrà della sua conquista nel tempo futuro. Il sogno ha camuffato in termini semplici e naturali il “complesso di Edipo” nella versione maschile. Sam ha superato la prova e l’ha sognata a conferma dell’avvenuta emancipazione e della conquistata autonomia. Adesso non gli resta che attendere e vivere gli effetti benefici.

La prognosi impone a Sam di portare avanti il processo di emancipazione psichica dalla figura paterna e di spostare le sue mire espansionistiche dalla madre alle sue coetanee, superando dannosi blocchi e inutili competizioni e coltivando la sua concretezza realistica.

Il rischio psicopatologico si attesta nella “regressione” e nella “fissazione” a tappe già vissute negli investimenti della “libido”, difese eventualmente causate da un trauma nell’esercizio della sua autonomia psichica con improvvide cadute nella dipendenza dalle figure genitoriali.

Riflessioni metodologiche: i sogni truci nel “contenuto manifesto”, diventano meno truci nel racconto del giorno dopo e non sono truci nel “contenuto latente” e per questo non ci svegliano. Quindi, i sogni brutti non sempre sono brutti e si possono portare avanti perché trattano magari dello  sviluppo di un problema risolto. Per quanto riguarda il sogno di Sam, volevo introdurre qualche nozione sul sentimento della “rivalità fraterna”. Di fronte alla nascita di un fratellino o di una sorellina il primogenito è costretto a riformularsi psicologicamente. Ha perso il ruolo di protagonista e attore unico nel teatro della famiglia e adesso si trova a riadattarsi al nuovo contesto e a instruire le strategie giuste per sopravvivere . Inizia il “sentimento della rivalità fraterna” e in aiuto al malcapitato subentrano i “meccanismi di difesa dell’Io” per sistemare l’aggressività legata alle inevitabili frustrazioni. I “meccanismi di difesa” sono lo “spostamento”, la “rimozione”, la “formazione reattiva”, il “rivolgimento delle pulsioni” contro il Sé, la “regressione”, la “identificazione con il rivale”, l’”isolamento”, la “relazione a distanza”, il “ripiegamento narcisistico”, le “difese mediante fantasie”. Consideriamoli concretamente con esemplificazioni. Lo “spostamento” si attesta nello scaricare l’aggressività su un altro bambino o su un oggetto associato al fratello. La “rimozione” si attesta nel diventare mite e buono e nel reprimere l’aggressività che può esplodere quando meno ci si aspetta. La “formazione reattiva” si attesta nella conversione degli istinti nell’opposto: il bambino troppo bravo e troppo serio per la sua età. L’aggressività viene inibita da una censura molto forte e si attesta nelle inibizioni che lo rendono docile, scrupoloso, remissivo, triste e silenzioso. Il “rivolgimento delle pulsioni” contro il Sé si attesta nell’infliggersi ciò che avrebbero voluto fare ai fratelli rivali. Sono i bambini melanconici, d’umore depresso, sensibili alla colpa, che non si sanno difendere, che si svalutano, che si sentono incapaci, brutti, stupidi e inferiori. La “regressione” si attesta nel tornare indietro e nel fissarsi psicologicamente  a tappe già superate dell’evoluzione degli investimenti della “libido” per l’angoscia di un conflitto ingestibile dall’”Io” del bambino. Si rievoca e si riproduce il desiderio di essere accudito come un neonato. Ecco che il bambino ritorna a fare la pipì a letto, a mangiare pappine, a balbettare, a voler dormire nel lettone con i genitori e altra sintomatologia regressiva. La “identificazione con il rivale” si attesta nell’imitazione del fratello per essere grande se il fratello è minore o per essere piccolo se il fratello è maggiore. Se si tratta di fratello e sorella può avvenire l’identificazione con l’altro sesso. L’”isolamento” rende possibile all’aggressività di non essere esternata proprio evitando il contatto con i corpi. Il fratello si isola entro un cerchio in cui il suo rivale non ha accesso e dove le sue pulsioni aggressive non possono toccarlo. Il “ripiegamento narcisistico” si attesta nella convinzione del bambino di non essere amato dai genitori, per cui, non essendo capace di risolvere il conflitto, si ripiega su se stesso e sospende le relazioni con i suoi familiari. Le “difese mediante fantasie” consistono nell’elaborazione da parte del bambino di un mondo tutto suo, sognando “a occhi aperti” una realtà gratificante per continuare a mantenere relazioni di poco spessore con l’ambito familiare. Il sogno dei bambini è pieno di sentimenti di rivalità fraterna e anche in questo caso il sogno funge da “diagnosi” e da “prognosi” e indica il “rischio psicopatologico” per orientare i genitori verso la tutela dei figli con un comportamento adeguato al fine di evitare reazioni eccessive e degenerazioni. E’ chiaro che il “sentimento della rivalità fraterna” incide moltissimo nella formazione del carattere. E allora è meglio avere soltanto un figlio? No, perché il figlio unico ha i suoi problemi e poi nulla gli vieta d’immaginare un fratello o di spostarlo su altre figure similari. E’ determinante la presenza umana e la sensibilità clinica dei genitori. All’uopo è auspicabile leggere “Ma cosa sognano i bambini?”.