PSICOLOGIA DEL GRUPPO E DELLE MASSE

Egregio dottor Vallone,

da tre settimane siamo chiusi in casa per lottare contro il coronavirus. Siamo nelle mani della scienza medica e va benissimo, ma vorrei sapere come reagisce psicologicamente la gente a questa strategia dei virologi seguita dal governo. Se mi può dire qualcosa, le sarei grato.

Cordiali saluti

Francesco

Pescara, martedì 31 del mese di marzo dell’anno 2020

La “Psicologia del gruppo e delle masse” analizza la formazione e l’azione di un insieme di individui: come appare, come pensa, come agisce. In questa dinamica di amalgama sono presenti alcuni fattori psicosociali che aiutano la coesione: la coscienza di classe, l’anima collettiva, l’imitazione, la suggestione, la regressione, la sublimazione, la coscienza collettiva, l’alienazione, la persuasione, l’alleanza, la condivisione. Queste sono le tesi di fondo delle “Psicologie della massa” che partono da Marx, passano da Freud, arrivano alla scuola di Francoforte, teorie considerate negli studi attuali della Psicologia sociale, della Psicologia dell’emergenza e della Sociologia. Questa introduzione serve per capire quanto la questione sia antica ed elaborata. Si parte, infatti, dalla tesi aristotelica dell’uomo “animale sociale”, “zoon polithicon”, dalla “Politica” di Aristotele, quindi, per passare alle teorie dei filosofi successivi.

SINTESI METODOLOGICA

Una sintesi metodologica permette di dire che non si è lontani dal vero se si ammette che nei gruppi e nella massa convivono processi razionali e irrazionali, consapevoli e inconsapevoli, suggestivi e critici.

Non si è lontani dal vero se si afferma che il modo di sentire, di pensare e di agire sono rielaborati fino a diventare uniformi e condivisibili dai componenti della massa e del gruppo.

Non si è lontani dal vero se si pensa che il processo di aggregazione parte dall’emozione e dal sentimento e tende sempre verso l’affermazione della razionalità e della consapevolezza.

LA RICHIESTA E LA VALUTAZIONE

Veniamo all’oggi e all’attualità, come chiede Francesco.

Alla sua domanda di chiarimento sulle reazioni della gente, io aggiungo la mia: “quanto si può resistere chiusi in casa senza dar di matto?”

Il popolo italiano ha reagito alla restrizione fisica in maniera egregia, ma vediamo quali reazioni psichiche si possono individuare in progressione e quali rimedi si possono apportare a tanta originale impresa.

In generale gli italiani hanno portato e porteranno in evoluzione le seguenti “posizioni psichiche” che per comodità esplicativa fisserò per settimane.

PRIMA SETTIMANA

All’annuncio della quarantena il “fantasma di morte” collettivo ha prodotto una notevole carica di “ansia” che in poco tempo si è evoluta benignamente nella “paura” attraverso l’opera di “razionalizzazione” della situazione logistica conseguente alla drammatica situazione clinica. L’ansia è una tensione nervosa, naturale e transitoria, che trova nella “paura” la consapevolezza della causa: l’oggetto giusto è la paura del contagio e la paura della morte. A questo punto è molto importante che la paura non traligni nell’angoscia. Quest’ultima è una reazione nervosa pesante e non ha oggetto consapevole, meglio, ha tanti oggetti che non sono consapevoli perché sono il risultato dei vissuti pregressi e sepolti nella memoria di ogni individuo nel corso dell’evoluzione psicofisica. L’angoscia è legata a filo doppio all’emersione del “fantasma di morte” e delle tensioni a suo tempo congelate, ma non può essere razionalizzata in quattro e quattrotto, per cui bisogna impedire a tutti i costi la riesumazione dei traumi e l’angoscia collegata. A questo compito terapeutico è adibito il gruppo con la sua carica di protezione e di rassicurazione, di fusione e di coesione. La prima settimana di quarantena serve a capire bene la situazione logistica in cui il gruppo si trova e la situazione psicologica conseguente alla minaccia di contagio e di morte e alla costrizione fisica imposta per legge. E’ una settimana di osservazione e per questo motivo ha un fascino ambiguo che va dalla curiosità alla titubanza.

SECONDA SETTIMANA

La seconda settimana si apre all’insegna del riconoscimento e della condivisione e appare il bisogno di “catarsi”, purificazione, al fine di evitare che le cariche nervose si possano convertire istericamente negli organi e nelle funzioni, al fine di non star male. Il gruppo si allarga e si consola e si identifica negli altri gruppi tramite il sentimento nazionale e l’esaltazione dell’italianità. Emergono come psicoterapia di gruppo le manifestazione della condivisione e gli strumenti dell’identificazione, come l’inno di Mameli e le canzoni classiche della musica leggera. La creatività e la fantasia sono in movimento insieme alle emozioni profonde del senso di appartenenza e cercano altri strumenti di rafforzamento del gruppo e di esorcismo dell’angoscia. E’ necessario pescare nella realtà di fatto e prendere coscienza degli attori protagonisti della nostra salvezza. E’ il tempo degli eroi e della valutazione oggettiva dei meriti e delle funzioni: il medico e l’infermiere emergono nella scala dei valori e del gradimento, lasciando in un gradino più basso gli scienziati che rassicurano e coordinano l’azione di salute e salvezza nazionale. Il popolo preferisce i prestatori d’opera, quelli che sono in trincea, che rischiano e che muoiono, ma non si dimentica dei fornai e delle commesse. I morti per il momento vengono rimossi, non considerati o dimenticati, perché riesumerebbero l’angoscia. Il governo è vissuto in maniera ambivalente come l’organo che mi protegge e mi costringe.

TERZA SETTIMANA

Nella terza settimana la Psiche collettiva matura un tratto paranoico e un tratto depressivo. E’ il momento più delicato per tutti quelli che aspettano il fausto evento della risoluzione del contagio e della sconfitta della morte. Ci si sente colpiti e perseguitati dal morbo e si reagisce con la perdita di quella calma necessaria al gruppo e di quella salvifica “razionalizzazione” che non deve mai mancare. Si perdono in parte il contatto con la realtà e l’uso del “principio di realtà” depositato nella funzione razionale del gruppo. Alla pulsione paranoica subentra la pulsione depressiva, il senso dell’impotenza e dell’incapacità, della perdita e della sconfitta di fronte alla minaccia del contagio e della morte. E’ una contingenza temporale e psichica veramente delicata. Si considerano con dolore le persone morte per coronavirus e i numeri sono vissuti come uomini e donne. L’anonimato della morte diventa un bisogno di chiarezza identitaria. E’ il tempo della sofferenza, del pianto e del senso di solitudine.

QUARTA SETTIMANA

Nella quarta settimana il gruppo ricorre ai “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia paranoica e depressiva attraverso il rafforzamento dell’identità nazionale e il processo di “sublimazione” dell’angoscia nella conversione religiosa. E’ il momento di ricorrere ai capi carismatici del gruppo e di trovare una motivazione civile, politica e miracolosa alla risoluzione del contagio. Il papa e il presidente della Repubblica sono i padri simbolici e costituiscono un rafforzamento notevole per il prosieguo del contenimento dell’angoscia. La restrizione nello spazio non ha più un valore protettivo, ma comincia a pesare nell’economia psichica e si presenta la sindrome ossessiva e fobica. Il gruppo sente vanificate le sue aspettative e ha bisogno di esplodere beneficamente convertendo la frustrazione e la rabbia nell’azione e nella trasgressione. Qualora non intercorrono dei rafforzamenti psichici, delle forme di solidarietà e delle prospettive benefiche, il gruppo reagisce con la disubbidienza perché vede vanificati i suoi sacrifici e la sua collaborazione a una situazione sanitaria ormai insostenibile. Alla frustrazione consegue aggressività.

Cosa si deve fare in tanta difficoltà?

Il gruppo deve trovare una quotidiana motivazione a procedere proprio operando una costante “razionalizzazione” tramite la figura del capo che immancabilmente si sarà costituito al suo interno. Non essendosi profilato in maniera netta il capo del gruppo nazionale italiano, analizziamo le abilità richieste al capo del piccolo gruppo, quello familiare, la cellula sociale dell’organismo collettivo.

Il capo deve contenere gli investimenti psichici e le aspettative dei membri del gruppo, deve capirli e dare una risposta chiara e solidale, ottimistica e protreptica, progettuale nell’immediato e nel breve.

Il capo deve costantemente rafforzare le motivazioni a resistere tramite suggestioni di originalità dell’evento e di orgoglio collettivo.

Il capo deve coinvolgere tutti i membri del gruppo secondo le loro abilità e competenze e deve favorire le loro pulsioni di affidamento e di fiducia.

Il capo deve essere generoso e preciso nell’individuare e censurare deroghe dal comportamento richiesto senza creare frustrazioni e tanto meno repressioni.

Il capo deve essere affettuoso, comprensivo, autorevole e non autoritario.

In un gruppo familiare ottimale di cinque persone questi attributi del capo si trovano facilmente nella figura materna.

Questo tipo di capo si definisce psicologicamente “genitale”.

Per il momento questo chiarimento può bastare. In seguito comunicherò i tratti psichici particolarmente critici dei gruppi, quelli che bisogna evitare o che bisogna risolvere.

Salvatore Vallone

Pieve di Soligo (TV), mercoledì 01 del mese di aprile dell’anno 2020

LA CLAUSURA

Mi dica,

quanto si può resistere chiusi in casa?

Mario

“Ubi maior, minor cessat.”

I padri latini in quattro parole risolvevano le questioni più delicate e applicavano questa formula anche alle situazioni più disparate, da quelle altamente spirituali, come l’Olimpo degli dei importati senza sforzo dalla Grecia, a quelle bassamente ferine, come la lotta tra i gladiatori nello stadio del Colosseo.

La scarna domanda di Mario è sacrosanta, ardua nella sua sintesi, drastica nella sua limpidezza, estesa nei suoi contenuti. A tanta semplice richiesta è possibile dare una complessa risposta. Di poi, si potrà scrivere un trattato sulla “clausura” coatta e volontaria, sui carcerati e sulle suore, sui fobici e sui mistici.

Comincio dal semplice per indicare la complessità dei temi.

“Ubi maior, minor cessat” è un principio evidente di qualità Logica ed Etica che travalica nella Sociologia e nella Politica. Applichiamolo alla situazione psico-socio-culturale e politica in atto.

C’è una “causa” di forza maggiore che costringe ad accettare gli “effetti”. Questi ultimi sono di gran lunga inferiori all’effetto letale della causa: la costrizione in casa è qualitativamente inferiore al rischio di contagio e di morte ed è etica perché nessuno vuol morire. Questo amore di se stesso e della Specie è da privilegiare al cento per mille senza alcuna ricerca di eroismi innaturali e narcisistici.

L’amor proprio è una pulsione organica prima di evolversi in un dato psicologico, etico, politico e giuridico. Il Corpo è fatto per vivere e per morire, il Corpo ha inscritta la morte, ma la Mente non vuole far morire il Corpo, esclusion fatta per alcune gravi psicopatologie. La consapevolezza della morte, sintetizzata crudamente nel motto dei frati trappisti “memento mori”, distingue l’Uomo. L’homo sapiens è al vertice di codesta cruda consapevolezza. Questo pregio lo rende elevato e infelice in vita natural durante.

Tornando alla domanda di Mario, si può tranquillamente affermare che la conservazione della Vita è un bene maggiore rispetto allo scorrazzare per le piazze o per i parchi o per i boschi o per i centri commerciali. Ergo, stiamo chiusi in casa, se vogliamo ancora campare.

Ma quanto si può durare chiusi in casa senza impazzire?

Questa formulazione della domanda di Mario è volgare, ma rende benissimo la sostanza della richiesta.

Rispondo in sintesi.

Dipende dalla motivazione individuale e sociale, dipende dalla “organizzazione psichica reattiva” individuale, dipende dalla “organizzazione psichica collettiva”, dipende dalla forma politica.

Analizziamole tutte e quattro.

LA MOTIVAZIONE INDIVIDUALE E SOCIALE

La motivazione “individuale” è varia perché ogni persona ha una sua irripetibile conformazione psichica. Di conseguenza, la diversità è anche mentale, per cui ognuno ha la sua ragione per giustificarsi la clausura.

La motivazione “sociale” è unica e si attesta nel sentimento della solidarietà e della condivisione dello stato di emergenza, nonché sui valori civili ed etici.

LA MOTIVAZIONE PSICHICA INDIVIDUALE

La “organizzazione psichica reattiva” individuale può essere “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica”, “genitale”. Vediamo le reazioni psicologiche alla clausura secondo sintesi e con la chiarezza massima, dopo aver precisato che la classificazione è un ausilio interpretativo, ma, come tutti gli schematismi, è da prendere con le pinze: aiuta a capire, ma non è esaustivo e non è verità evangelica.

La persona a tratti prevalentemente “orali” privilegia gli affetti e ne teme la perdita, per cui risponde alla clausura con una pulsione depressiva e con paura. Quest’ultima è controllata tramite la motivazione costante della costrizione logistica, per cui ha una buona durata perché la “razionalizzazione” è in opera e i sentimenti sono facilmente appagati se le persone che si amano sono presenti o comunque in vita. Il rischio psicopatologico si attesta, dopo aver vissuto lo psicodramma, nella cura del tratto depressivo qualora si fosse allargato dietro tanto stimolo continuo. La persona “orale” si esalta e si deprime, è ottimista e pessimista, varia l’umore in base al vissuto che ha in circolazione da stimolo interno o esterno. Il rischio alimentare è a portata di mano, perché la persona “orale” scarica la tensione nervosa proprio mangiando di tutto e di più, appagando non la fame, ma una fame nervosa, non compulsiva. Bisogna stare attenti anche al respiro e alla conversione dell’angoscia nell’apparato respiratorio con le crisi della mancanza del fiato o dell’asma. La persona “orale”, pur tuttavia, dà una buona risposta alla clausura proprio perché dinamica, elastica e non rigida.

La persona a tratti prevalentemente “anali” reagisce alla clausura con la sua aggressività e la riversa sugli altri e su se stessa. Sono frequenti le esplosioni di rabbia. La persona si danneggia attraverso il logorio della rabbia espressa e inespressa. La costrizione fisica si riverbera sulla psiche attraverso le pulsioni aggressive e l’autolesionismo, le manie e i rituali, i dubbi e gli scrupoli, l’ossessione e la compulsione, la sensazione e il sentimento di persecuzione. Il rischio si attesta nell’esaltazione del nucleo fobico, ossessivo e paranoico. La persona “anale” si sente perseguitata dallo spazio ristretto e ha bisogno di uscire e di prendere aria: la claustrofobia. Si può sentire anche braccata e ha bisogno di scappare: timore panico. Questo caso è frequente nelle persone particolarmente sensibili alla colpa. L’irrequietezza e la fuga sono le soluzioni di difesa dall’angoscia messe in atto dalle persone “anali”. La rabbia non sfogata si può somatizzare nel sistema cardiocircolatorio e gastrointestinale. La clausura non s’addice per niente alla persona a prevalenza “anale”. La vulnerabilità psicofisica si manifesta nella qualità e nella quantità delle reazioni.

La persona a prevalenza “fallico-narcisistica” reagisce alla clausura in maniera del tutto individualistica, da protagonista unico perché gli altri non esistono. Il narcisista non ha bisogno di aiuto, è onnipotente ed eroico, è ambizioso e civettuolo. La clausura attizza il suo senso del potere e il suo protagonismo proprio perché reagisce alla situazione restrittiva negandola ed esaltando la sua boria individualistica e la sua onnipotenza. Il rischio si attesta nell’ansietà e nelle scariche isteriche causate dal senso di frustrazione provocato dalla costrizione. L’esplosione isterica lascia il posto alla depressione per l’intervento del senso di colpa e per l’attesa della punizione. La persona “fallico-narcisistica” è di danno a se stesso, autolesionismo, e soprattutto agli altri perché rende difficilissima la convivenza. I tic nervosi e i rituali nevrotici, tipo tormentare i capelli, scaricano le tensioni e sono indizio di un conflitto psichico con se stesso. L’isolamento del narcisista è costante anche se si trova in gruppo. La dipendenza da sostanze di varia qualità e tendenti a variare lo stato di vigilanza della coscienza è un rischio da evitare a causa della sua gravità e pesantezza.

La persona a prevalenza “edipica” reagisce alla clausura con la conflittualità interna ed esterna. Oscilla tra l’affermazione e la svalutazione di sé, tra l’isteria e la depressione. Si relaziona secondo gli opposti: relazioni troppo buone o troppo cattive. Non ha vie di mezzo con se stesso e con gli altri e per questo motivo risulta inaffidabile. Se si fida, diffida, se si affida, si ritira. La psiconevrosi e l’ambivalenza affettiva e umorale contraddistinguono la persona “edipica”. Vive la chiusura con ambiguità: l’intimità del carcere e la rivolta contro la costrizione. La persona “edipica” tende a ubbidire e trasgredire con la facilità vissuta in maniera ambivalente nella relazione con il padre e la madre. Il rischio si attesta nella costante conflittualità e insoddisfazione che disturbano le relazioni e la convivenza. La somatizzazione dell’ansia privilegia gli apparati gestiti dal sistema neurovegetativo in base al vissuto individuale sull’organo debole. La clausura è vissuta dalla persona “edipica” in maniera turbolenta e questa reazione crea problemi di tolleranza da parte dei conviventi.

La persona a prevalenza “genitale” reagisce alla clausura con disposizione e generosità verso se stessa e verso gli altri, Accetta e apprezza la realtà in atto con “amor fati”, l’amore per il proprio destino e per gli eventi. Usa la testa senza inficiare le emozioni e i sentimenti, anzi esaltandone il gusto. Tende a capire quello che vive dentro e quello che vive fuori, quel se stesso e quello degli altri in maniera equilibrata, senza rimuovere le emozioni e il dolore e facendo di necessità virtù. Le persone “genitali” sono disponibili e aiutano proprio perché hanno in abbondanza maturato i doni dell’auto-consapevolezza, per cui possono dispensare quello che, di volta in volta, è possibile e giusto investire delle loro energie. Un esempio di “genitalità” si condensa nell’azione benefica dei medici, degli infermieri, delle commesse, dei fornai e di tutte le persone che si stanno prodigando per la nostra sopravvivenza. E sono tante e sopratutto umili. La persona a prevalenza “genitale” ha evoluto la sua formazione psicofisica, in grazie alla presa di coscienza e alla “razionalizzazione”, fino alla “coscienza di sé”, la migliore e la possibile alle condizioni date. La persona “genitale” non rappresenta la perfezione che non esiste, ha soltanto completato un processo evolutivo che si migliora come il vino nelle botti della saggezza. Il rischio psicopatologico si attesta nella “regressione” e nel ripristino di modalità psichiche superate ma non tramontate. La persona “genitale”, avendo una buona “coscienza dei sè”, presenta un rischio inferiore all’insorgenza di nuclei conflittuali e psicopatologici.

LA MOTIVAZIONE PSICHICA COLLETTIVA

Passiamo all’azione della “organizzazione psichica collettiva” nella clausura. Il popolo è massa, la nazione è cultura, il popolo diventa nazione quando è Etico, quando condivide, non soltanto gli schemi culturali, ma anche e soprattutto la storia, la geografia e i valori. In questa operazione psichica il “popolo-nazione” acquista gli attributi della divinità. La costrizione viene vissuta come un dato etico proprio perché riguarda la collettività, il “popolo-nazione”. Questo processo di identificazione sociale fu elaborato dai Greci con il concetto di “koinè” o comunità, dai Romani con il concetto giuridico del “civis romanus sum”, da Agostino con la “città di Dio”, da Rousseau con il concetto etico della “volontà generale”, da Hegel con il concetto dell’”Ethos”, da Mazzini con il concetto di “Dio e popolo” e da tutti i teorici dei sistemi autoritari del Novecento, il Socialismo, il Fascismo, il Nazismo. Democrazia e autoritarismo si snodano nella storia con le diverse gradazioni. La clausura si può imporre d’autorità poliziesca o si può imporre da autorità democratica, perché tutti la sentiamo come il nostro dovere e la realizziamo con sacrificio ma naturalmente come un dovere civile. Ecco che allora ci affacciamo sul balcone e cantiamo l’inno di Mameli o le canzoni della nostra storia civile e musicale, le canzoni che ci rappresentano maggiormente e che si avvicinano al comune modo di vivere concretamente e di sentire nobilmente la nostra italianità.

LA FORMA POLITICA

La forma politica autoritaria o democratica è importante nell’accettazione delle restrizioni della libertà di movimento. La prima è imposta e sortisce i risultati grazie alla minaccia e alla punizione, la seconda sortisce il suo buon fine grazie all’introiezione etica dei valori civili. Meglio la nostra rispetto a quella dei Cinesi, meglio la nostra rispetto all’indifferenza degli anglosassoni.

Alla semplice domanda di Mario ho dato una risposta ampia, ma il tema si può ancora approfondire.

Grazie e alla prossima.

“LA COLPA DI ESSERE LA DONNA DI SALVINI”

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Entro in un lavasecco (mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi) per portare dei panni a lavare.
La titolare sta facendo dei lavori di sartoria, le spiego di cosa ho bisogno e lei, poi, mi dice di aspettare perché mi vuole sistemare la frangia dei capelli come “va di moda ora”.
La lascio fare, ma sono preoccupata per il tempo che passa sapendo che fuori il mio compagno mi sta aspettando.
Succede non so bene cosa, ma scoppiano dei tumulti.
Scopro che la titolare del lavasecco è la fidanzata di Matteo Salvini….
Scappiamo.
Fuori è buio e ci nascondiamo all’interno di un furgone dove dietro ha degli scomparti grandi come casse da morto.
Riusciamo, tutte e due a nasconderci lì dentro.
Capiamo che stanno cercando proprio lei che avrebbe la colpa di essere la donna di Salvini.
Il furgone parte e noi riusciamo così a lasciare quella piazza pericolosa.
Arriviamo in un borgo ed entriamo in una vecchia casa dalle stanze piccole; esco da questa casa con la preoccupazione di non sapere come tornare a casa mia….

Questo è il sogno di Elisa.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Elisa elabora il tema della trasgressione e della colpa, presenta un uomo politico contemporaneo molto mediatico e per la precisione il leader della “Lega Nord” Matteo Salvini, sviluppa l’evangelo onirico di Elisa intriso di una ricerca conflittuale di parti di sé.

Interessante è la presenza dell’uomo politico per il semplice motivo che andrà decodificato e chiarito nella sua valenza simbolica.

Tutti usiamo i “processi primari”, se per fortuna non li abbiamo smarriti dietro l’incalzare della vita corrente, e, quindi, tutti possiamo formulare un vissuto personale su qualsiasi persona contemporanea e su qualsiasi tema attuale, al di là o a fianco dello schema culturale collettivo. Decisamente Matteo Salvini sortisce un giudizio popolare molto contrastato, perché nel suo essere innovativo ha evoluto il suo partito dal regionalismo separatista a una filosofia politica nazional populista. Il professor Miglio sussulta nella bara. Del resto, per lo zoccolo duro leghista Matteo Salvini è l’uomo politico che ha tradito i progetti e i valori originari e originali della Lega lombarda e veneta, di poi fuse nella Lega Nord. E’ anche vero che presso i militanti più elastici il leader ottiene un giudizio politico positivo. Si aggiunga che la Lega Nord contemporanea non è ideologicamente e politicamente diversa da altri partiti di “Destra”, ma Matteo Salvini resta un uomo esposto nel bene e nel male e mediaticamente gettonato per le sue realistiche e provocatorie sintesi, per cui consente alla gente di formulare una simbologia per quello che evoca e per l’idea politica che propone.

Il sogno dirà quale simbologia individuale e collettiva il leader politico della Lega Nord ha scatenato nella contrastata dimensione psichica di Elisa.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Entro in un lavasecco (mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi) per portare dei panni a lavare.”
“I panni sporchi si lavano in famiglia”: così recita un antico proverbio per testimoniare che le peggiori magagne vanno discusse e risolte in un ambito sociale protettivo e ristretto. A livello psicologico le magagne sono i sensi di colpa o le colpe reali. Elisa è in procinto di purificare, “lavare”, tecnicamente di “razionalizzare” e prendere coscienza, questi ingombri psichici e propone all’uopo la “lavasecco”. Tiene fuori da questo personale materiale psichico da purificare l’uomo a cui si accompagna, confermando la buona norma in base alla quale non tutto il nostro patrimonio psichico si può e si deve portare in coppia, ma soltanto e solamente quello che non è di danno all’equilibrio della coppia stessa. Pensieri osceni del nostro presente e fatti turbolenti del nostro passato si devono omettere, senza incorrere nella tremenda bugia, nel momento in cui sono di pregiudizio all’economia e alla psicodinamica della coppia. In ogni caso prendiamo atto della precisazione tra parentesi che ci dà Elisa “(mentre il mio compagno resta fuori ad aspettarmi)” e deduciamo che seguiranno nel sogno vissuti e fatti in cui l’uomo attuale non è coinvolto.

 

“La titolare sta facendo dei lavori di sartoria, le spiego di cosa ho bisogno e lei, poi, mi dice di aspettare perché mi vuole sistemare la frangia dei capelli come “va di moda ora”.
Colei che assolve i sensi di colpa e le colpe, i panni sporchi, è una donna, “La titolare”, una figura esperta e capace anche di proporre modi psichici di essere e di esistere nella relazione sociale e nel manifestarsi agli altri. Questa donna ha tutta l’aria di essere una figura materna, molto materna, una madre buona e provvidente, magari una nonna fascinosa. I “lavori di sartoria” attestano simbolicamente di modi e di atteggiamenti, di ruoli e di movenze, di fenomenologie sociali, di “come” ci esibiamo con il nostro prossimo. Questa donna “titolare” ha una forte duttilità psicologica, ma non possiede soltanto questa preziosa dote perché è anche una saggia filosofa, dal momento che sa sistemare i pensieri e le idee secondo i tempi moderni, “la frangia dei capelli come “va di moda ora”. Elisa ha tanto bisogno di questa figura polivalente e decisamente molto affascinante. Come “va di moda ora”: Elisa vuole essere al passo con i tempi. Questa figura può essere reale, ma è anche la “proiezione” dell’ideale femminile di Elisa, la parte di Elisa che si vuole bene.

 

“La lascio fare, ma sono preoccupata per il tempo che passa sapendo che fuori il mio compagno mi sta aspettando.”

 

E’ più importante un compagno che aspetta fuori o una maestra polivalente? Il “tempo” è un problema di Elisa, questo tempo che passa e lascia in attesa. Elisa sente forte il bisogno di ammodernarsi e di adeguarsi, ma vive con ansia il tempo che dedica a se stessa come se non fosse degna di tanta cura e attenzione. L’uomo di Elisa è importante, ma può attendere che la sua donna s’impreziosisca nei modi psichici e nei contenuti mentali. Degno di nota è il fatto che il compagno resta “fuori” dal travaglio tutto personale di Elisa, una sana estromissione.

 

“Succede non so bene cosa, ma scoppiano dei tumulti.” 

 

Si scatena il conflitto psichico e la nostra protagonista avverte indefiniti turbamenti dentro di lei e per necessità psichica li proietta nell’ambiente che la circonda. Il “tumulto” attesta simbolicamente di uno struggimento che ha una parte mentale e una parte pratica, la psicologa e la sarta, la filosofa e la parrucchiera, il tutto in una cornice sociale.

 

“Scopro che la titolare del lavasecco è la fidanzata di Matteo Salvini…”

 

A questo punto si pone l’arduo problema di decodificare il leader della Lega Nord, un partito separatista che si è evoluto in nazional populista. Come si diceva in precedenza, Matteo Salvini è una figura ricorrente nei “media”, un uomo a suo modo provocatore e popolano nelle idee, decisamente una persona che colpisce per i modi e per le parole. Elisa non fa eccezione, perché è attratta da questo personaggio discusso e trasgressivo nel bene e nel male. Il sogno sviluppa questa valenza dell’uomo politico, un uomo pericoloso.

 

“Scappiamo.
Fuori è buio e ci nascondiamo all’interno di un furgone dove dietro ha degli scomparti grandi come casse da morto.”

Elisa si è alleata con la sua maieutica psicologa e filosofa, oltre che donna coraggiosa e invidiabile in quanto fidanzata di Matteo Salvini. La fuga, “scappiamo”, è la soluzione a tanta scoperta: “scopro che…”. La luce della coscienza, “fuori è buio” viene a mancare a testimonianza del contesto fortemente emotivo che Elisa sta sviluppando in sogno. L’occultamento della verità e l’ambiente della trasgressione sono presentate nel “ci nascondiamo” e nel “furgone”, un simbolo sessuale drammatico dal momento che viene associato alle “casse da morto”, a una femminilità spenta dal senso di colpa. Elisa elabora un contesto seduttivo ed eccitante, ma pervaso dalla colpa di essere donna e soprattutto femmina.

 

“Riusciamo, tutte e due a nasconderci lì dentro.
Capiamo che stanno cercando proprio lei che avrebbe la colpa di essere la donna di Salvini.”

 

La titolare alleata e la complice Elisa operano una “rimozione” della colpa sessuale di stare con un uomo trasgressivo pubblico e non affidabile, un politico che deroga dalle norme costituite e addirittura un traditore, un politico che ha tradito i valori antichi, quanto meno un uomo non della tradizione. Il “Super-Io” di Elisa è severo e ligio, non tollera ciò che per altri versi desidera e cerca, la trasgressione, ma la vive come colpa e in riguardo specifico alla sessualità. Non dimentichiamo che le due donne alleate sono nascoste dentro un “furgone”, un simbolo della meccanica neurovegetativa sessuale. Elisa ha tanto desiderato “dentro” una diversità che non poteva permettersi “fuori” per la sua sensibilità alla colpa, per un maledetto “Super-Io” cresciuto a dismisura sotto le sferzate dell’ambiente sociale e dietro le inibizioni autoindotte.

 

“Il furgone parte e noi riusciamo così a lasciare quella piazza pericolosa.”

 

Le relazioni pericolose sono quelle ambivalenti, quelle che sessualmente incutono attrazione e paura, quelle che suscitano le pulsioni e le resistenze personali e culturali, La “piazza” è simbolo delle relazioni sociali e dello scambio affaristico, il luogo classico delle truffe e delle comunicazioni  diverse. “Lasciare quella piazza pericolosa” significa relegarsi nel perbenismo e nell’isolamento, vuol dire non coinvolgersi nel nuovo e nel diverso. Il pericolo rappresenta simbolicamente l’orgasmo della conoscenza e del “sapere di sé”, al di là delle norme familiari e sociali costituite e trasmesse. Il pericolo condensa il fascino del sapere innovativo.

 

“Arriviamo in un borgo ed entriamo in una vecchia casa dalle stanze piccole;”

 

Dalla piazza al “borgo”, dall’eccitazione alla tradizione, dalla novità alla monotonia rassicurante, dall’apertura all’angustia: questo è il “ritorno al passato” di Elisa dopo la trasgressione di essere “la donna di Salvini”. Le “stanze” sono il simbolo delle varie componenti della “casa” psichica, l’organizzazione reattiva, la personalità, la formazione, la struttura di Elisa. Questa casa è vecchia e ha le “stanze piccole”. Elisa è tornata alle sue dimensioni dopo essersi allargata oltremodo secondo i suoi desideri e le sue pulsioni. E’ tornata a essere tutta “casa e chiesa” e, di certo, non “casa del popolo” e tanto meno “casino”. Elisa visita per opposizione il progetto desiderato che non è riuscita a realizzare e, adesso, è smarrita, si è smarrita dentro se stessa nel suo passato.

 

“esco da questa casa con la preoccupazione di non sapere come tornare a casa mia….”

 

Elisa ha paura del nuovo e desidera il ritorno al vecchio rassicurante, ma è preoccupata di aver tanto trasgredito e di non riuscire a tornare nella sua normalità, “tornare a casa mia”. La sua casa, “casa mia”, è il suo vecchio modo di essere e di esistere, la sua struttura psico-esistenziale costituita e codificata.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Elisa sviluppa la psicodinamica conflittuale delle due immagini di sé, una ideale e l’altra reale. La “titolare” è la “proiezione” della protagonista e Salvini è il tipo di uomo che Elisa ha desiderato: immagini ideali di donna e di uomo. Inoltre, è presente il conflitto tra la norma e la trasgressione, tra le pulsioni sessuali dell‘istanza “Es” e la censura morale del “Super-Io”, tra il lecito e il vietato, tra il permesso e l’illegale. In tale travaglio la funzione di mediazione dell’istanza “Io” entra in difficoltà e il conflitto si risolve nella quiete protettiva del “ritorno alla norma” con l’abbandono delle ambizioni e dei desideri.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

L’istanza “Io” si destreggia tra le pulsioni dell’istanza “Es” a trasgredire, a innovare, a diversificarsi, e la censura repressiva e sacrificale delle stesse a causa delle norme imposte dal “Super Io”. Le “posizioni” psichiche richiamate sono quelle “orale” e “genitale”. La prima per quanto riguarda la componente affettiva e la seconda per quanto riguarda la “libido” conflittuale.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “proiezione” nella “titolare” e nel “tumulto” e in altro, la “condensazione” in “lavasecco” e in “casa” e in altro, lo “spostamento” in “capelli” e in “borgo” e in altro, la “drammatizzazione” in “casse da morto” e in “fuori è buio” e in “piazza pericolosa” e in altro, la “figurabilità” in “casse da morto”. E’ accennato il processo psichico della “regressione” in “tornare a casa mia”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Elisa evidenzia un tratto psichico isterico in un quadro generale di desiderio e paura, di pulsione e fobia. La “organizzazione psichica reattiva” tende alla “oralità”, bisogni e coinvolgimenti affettivi inappagati e tende alla “genitalità”, bisogno di donare e di donarsi.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche richiamate dal sogno di Elisa sono la “metafora” ad esempio in “casse da morto”, la “metonimia” ad esempio in “piazza” e “borgo”, la “iperbole” ad esempio in “scappare”, la “enfasi” in “ci nascondiamo” e “fuori è buio”. Mi preme rilevare che il sogno di Elisa è ricco di simboli e di figure retoriche a riprova di una sua buona vena poetica.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi esige uno stato conflittuale, “psiconevrosi”, tra le pulsioni dell’istanza “Es” e le inibizioni del Super-Io”, tra l’universo desiderante e la censura morale. Questa è la classica “psiconevrosi istero-fobica”.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Elisa di ripristinare e rafforzare la funzionalità deliberativa e decisionale dell’istanza “Io”, di operare una giusta riflessione sull’inutilità delle censure morali e di coordinare l’irruenza delle pulsioni appagandole. Elisa deve godere dei diritti del suo corpo e della sua mente secondo le modalità di un “tutto unico” che le consente armonia psichica e gioia di vivere, autonomia e libertà.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nell’irrobustirsi della psiconevrosi istero-fobica e, di conseguenza, in una caduta della qualità delle emozioni e in un aggravamento dei conflitti personali e relazionali. Il sacrificio della “libido” porterebbe inevitabilmente a somatizzazioni: ciò che non si scarica per via diretta, trova innervazioni traslate.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Elisa è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Elisa si lega a una provocazione sensoriale, magari legata alla visione televisiva del leader politico in questione. E’ possibile anche che una semplice discussione abbia innescato il ritorno del passato.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Elisa è drammatica, una drammaturgia che si snoda secondo le linee compatibili della farsa e dell’enfasi.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Elisa elabora la figura di un leader politico contemporaneo a riprova che a livello psicologico le notizie e le visioni, i pensieri e le immagini si ripercuotono e si riformulano secondo i nostri bisogni del momento. Quante volte da bambini, e non soltanto, ci siamo innamorati del cantante preferito o dell’attore amato o del calciatore famoso: il tutto è avvenuto per motivi e gusti personali, soprattutto per evocazione del rimosso. Infatti il sogno di Elisa si svolge su due piani, il presente e il passato, un presente ordinato e un passato turbolento, un uomo da tenere fuori dalla lavasecco e un Salvini da sballo pericoloso secondo i desideri pregressi e rimasti in cielo per colpa di un rigido “Super-Io”.

SENZA BENZINA

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero andato a giocare a golf e c’era mia moglie e due amici.

Loro erano arrivati in macchina, mentre io ero andato in motorino.

Al momento di rientrare a casa, loro partono, mentre io cerco nel mio giubbetto tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.

Allora comincio ad agitarmi.

In qualche modo parto, ma resto senza benzina.

Mi ferma anche la polizia e io non ho nemmeno il telefono per chiamare mia moglie.

Non so più cosa fare e sono agitatissimo.

Poi lei ritorna indietro e mi dice: “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto”.

Questo è il sogno di “monsieur” Kaput.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Kaput elabora un consistente tratto depressivo: la psicoastenia, la caduta degli investimenti della “libido”, la sensazione di non avere le forze necessarie per vivere al meglio. La vita e il suo esercizio riserva a tutti  normalmente un tratto depressivo, un segno psichico che incameriamo nel primo anno di vita come “fantasma di perdita” della madre e del suo amore.  Si tratta di un vissuto struggente che associa il bisogno di protezione da parte della “madre buona”, quella che ama e nutre, e l’angoscia per la possibilità della “madre cattiva”, quella che abbandona e non lenisce i dolorosi morsi della fame. Questo meccanismo di “scissione del fantasma” materno si traduce, come si diceva in precedenza, in un “fantasma di perdita”, un tratto depressivo con cui dobbiamo sempre fare i conti nelle contingenze più sfortunate e improbe dell’esistenza. Il sogno di Kaput dice chiaramente che sta attraversando questa crisi psichica e che non riesce a reagire e a riformularsi. Kaput si sente costretto in confini psichici angusti e soccombe in uno stato di perdita non soltanto di efficienza fisica, ma anche di lucidità mentale.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Ero andato a giocare a golf e c’era mia moglie e due amici.”

 

Kaput esordisce bene, anzi benissimo, nel suo sogno. Si presenta come un uomo sociale che prende la vita nel verso giusto: il gioco e il “giocare a golf”. Ha una vita affettiva intima e relazionale: la “moglie” e gli “amici”. Non è esagerato dire che il gioco del “golf” ha una valenza sessuale legata alla buca e alla pallina che s’imbuca, nonché alla mazza. Basta il simbolo del “gioco” per spiegare l’iniziale vitalità esistenziale di “monsieur” Kaput, ma si evince anche il suo particolare gusto per la vita sessuale.

 

“Loro erano arrivati in macchina, mentre io ero andato in motorino.”

 

Ecco il narcisismo: “loro” e “io”. “Io” non sono dei “loro” e non sono come “loro”. Io sono in compagnia di me stesso. Io sono un aristocratico e vado “in motorino”: chiara e inequivocabile è ancora la valenza sessuale. Kaput ha il vizietto della sessualità narcisistica, quella fine a se stessa e al compiacimento di sé, quella della “libido” non “genitale, quella strumentale al proprio tornaconto psicofisico. “Loro”, invece, hanno una vita sessuale ispirata e istigata dalla “libido genitale”: “arrivati in macchina”. La “macchina” condensa gli automatismi neurovegetativi che contraddistinguono la vita sessuale.

 

“Al momento di rientrare a casa, loro partono, mentre io cerco nel mio giubbetto tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.”

 

Persiste il doppio registro relazionale: gli altri investono e socializzano, “partono”, mentre “monsieur” Kaput ha qualche problema, non soltanto a socializzare correttamente investendo nell’altro, ma anche a livello sessuale perché presenta problematiche di ordine depressivo. Cerca “tra le tante chiavi quella del motorino”, ossia riflette sulla propria sessualità e prende consapevolezza che i conti non tornano perché qualche conflitto psichico è in agguato. Kaput non trova la chiave “del motorino”, non ha quella potenza sessuale in riguardo specifico all’erezione. Il pene di Kaput fa i capricci e non si erge come un narcisista esige da sé e per sé, più che per l’altra persona. Il “rientrare in casa” è il classico simbolo dell’introspezione, della riflessione, del socratico “conosci te stesso”.

 

“Allora comincio ad agitarmi.”

 

Si profila l’angoscia sotto forma di agitazione, l’”angoscia di castrazione” o l’”angoscia della perdita d’oggetto”? Si tratta di un conflitto nevrotico o  borderline? Kaput elabora in sogno l’anticamera dell’angoscia, la crisi di panico con le mille sfaccettature psicosomatiche. Diventa interessante il prosieguo del sogno per capire meglio la consistenza psicopatologica del sintomo dello smarrimento della chiave “del motorino”.

 

“In qualche modo parto, ma resto senza benzina.”

 

Sembra un fatto nevrotico, una somatizzazione d’angoscia con psicoastenia, un disturbo nevrotico della vita sessuale dovuto a frustrazione dell’istinto, la “castrazione” di cui si diceva in precedenza. Kaput si forza e si sforza, ma non ha energie da investire. La sua sessualità è senza carica di “libido”. La “benzina” rappresenta la potenza sessuale, la forza vitale dell’istinto. Kaput è alle prese con le sue angosce depressive di perdita e con la sua convinzione di non essere in possesso della giusta carica erotica e sessuale, quella che porta all’erezione degna della migliore autocompiacente penetrazione. Per un narcisista questa è un vero dramma, un’angoscia da cui è partito dall’infanzia e che ha controllato per tutta la vita e ha sempre superato anche grazie alla vitalità organica. La senescenza, di poi, chiede il suo prezzo propriamente fisico e per il narcisista inizia la crisi depressiva con l’angoscia dell’impotenza. A questo punto l’angoscia traligna nella “perdita d’oggetto”. Monsieur Kaput ha perso una parte consistente di sé, il suo esibizionistico priapismo.

 

“Mi ferma anche la polizia e io non ho nemmeno il telefono per chiamare mia moglie.”

 

Mancava proprio questo increscioso episodio per completare l’opera di repressione e censura: “la polizia”, il simbolo dell’istanza psichica “Super-Io”, l’”Io Cultura” che svolge la funzione di bloccare, valutare, condannare, inibire gli investimenti della “libido”. Kaput censura anche il suo narcisismo e avverte il senso di colpa nei confronti di sua “moglie”. La donna ha una valenza protettiva materna nei vissuti del nostro eroe protagonista. Il “telefono” rappresenta simbolicamente la relazione, il contatto, l’alleato, il sollievo, il bisogno di aiuto e non, di certo, un investimento di “libido genitale”, di affetto e di sentimento. Il narcisista ha sempre bisogno della “donna madre” dopo l’autocompiacimento trasgressivo e dietro le sferzate del senso di colpa. Il narcisista non riconosce altra donna aldilà della madre.

 

“Non so più cosa fare e sono agitatissimo.”

 

Kaput non regge i sensi di colpa e abbisogna di essere accudito e protetto da una figura materna incarnata secondo i suoi bisogni narcisistici dalla moglie, una figura oltremodo sovraccaricata di responsabilità e di ruoli. Kaput è caduto nell’indefinito psichico, “non so più cosa fare”, e l’ansia traligna nell’angoscia e nel panico, “sono agitatissimo”. I sensi di colpa si sono magistralmente sposati con le dipendenze psichiche ancora persistenti e ritornanti dopo le autogratificanti magagne.

 

Poi lei torna indietro e mi dice: “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto”.

 

Ecco di che tipo di donna ha bisogno Kaput, una madre censoria che coglie le sue deficienze e le sue impotenze. Altro che investimenti di “libido genitale”! “Monsieur” Kaput è tutto preso dalle sue narcisistiche trasgressioni e dai suoi sensi di colpa, ma soprattutto è atterrito dalla caduta depressiva delle sue energie sessuali, dalla carenza di “benzina”: un “rincoglionito” che rimuove e che, a furia di “rimuovere” e di non prendere coscienza del tempo che passa e dell’evoluzione psichica, si è trovato avanti negli anni e senza quelle energie della giovinezza. Adesso per il narcisista Kaput si profila la depressione. La moglie lo tratta o meglio Kaput si lascia trattare dalla moglie come un ebete. In effetti, la donna ha a che fare con un bambino di cinque anni o meglio con un uomo fermo alla “posizione fallico-narcisistica”, un uomo che è invecchiato realmente dopo essere vissuto nell’angoscia d’invecchiare e che oggi non può più permettersi la “benzina” dei tempi migliori.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di “monsieur” Kaput manifesta in maniera evidente l’infausta evoluzione depressiva della “sindrome narcisistica”, la mancata accettazione della caduta degli investimenti di “libido” narcisistica e l’impossibilità drammatica dell’esercizio della “libido genitale”, per cui Kaput si trova con una donna che ha funto e funge da madre e non da persona da amare.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

E’ presente l’istanza “Es” in “tra le tante chiavi quella del motorino, ma non la trovo.” e  “Allora comincio ad agitarmi.” “Non so più cosa fare e sono agitatissimo.” L’istanza “Super-Io” è evidente nella sua funzione di censura in “Mi ferma anche la polizia.” L’istanza psichica “Io” media tra le pulsione di panico e i sensi di colpa in “ecco il solito rincoglionito che dimentica tutto.”

La “posizione” psichica richiamata in maniera costante è la “fallico-narcisistica”. La “posizione genitale” si lascia intravedere e supporre, ma non compare mai.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “conversione isterica” in “agitatissimo”, la “rimozione” in “dimentica tutto”, la “condensazione” in “chiave” e “motorino”, lo “spostamento” in “benzina”, la “drammatizzazione” in “agitatissimo”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

La “organizzazione psichica reattiva” manifesta un forte tratto depressivo in una cornice “fallico-narcisistica”.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Kaput sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “chiave”, la “metonimia” o nesso logico in “benzina” e “polizia”, l’”enfasi” o forza espressiva in “agitatissimo”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Kaput evidenzia una sindrome depressiva legata alla perdita della vitalità sessuale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Kaput di ravvedersi sulla necessità razionale di accettare il tempo che passa e di vivere la senescenza senza traumi e senza dannose “regressioni” al fine di compensare l’incompensabile, lo scorrere fisiologico delle stagioni della vita e il vivere le involuzioni come dati di fatto evolutivi.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel pericoloso strutturarsi della sindrome depressiva e nel rischio suicidario, una classica psicodinamica delle “organizzazioni psichiche narcisistiche”.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Kaput è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Kaput è legata all’esperienza del fallimento e alla percezione di caduta della “libido”: la nostalgia e la paura del presente.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La valenza dominante nel sogno di Kaput è depressiva.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Quante donne si accompagnano a uomini narcisisti e subiscono violenze psichiche e fisiche? Tante, tantissime! Una delle cause del “femminicidio” è proprio la “sindrome narcisistica”. Queste donne s’imbattono non soltanto in  tradimenti, ma soprattutto nell’immaturità psichica di un compagno superficiale e violento, un uomo inutile che non c’è, e, se c’è, combina i guai di un padreterno malato di onnipotenza. La “posizione fallico-narcisistica” accade intorno al quarto anno di vita e s’incentra negli investimenti gratificanti della “libido” sulla propria persona e sulla propria potenza erotica. Di poi, si evolve nella “posizione genitale” e subentra l’investimento di “libido” sull’oggetto esterno, i cosiddetti innamoramento e amore. Tale “posizione” conserva la precedente e le sue migliori espressioni come l’amor proprio e l’autostima, oltre l’autoerotismo, ma è possibile il processo psichico di difesa della “regressione” quando si opera una fuga difensiva dal presente e dalle sue frustrazioni e in special modo quando ci s’imbatte nella gradevole responsabilità di prendersi premurosa cura dell’altro. Note caratteristiche del “narcisista” sono il mancato riconoscimento dell’altro e l’esercizio della prevaricazione in esaltazione del potere esercitato sull’altro. La donna diventa strumento di verifica della potenza che traligna nella prepotenza. L’immaturità psichica legata alla “regressione” e “fissazione” nella “posizione fallico-narcisistica” si sposa con il concetto di “rincoglionito” nel sogno di Kaput. La simbologia attesta che la funzione dei testicoli è automatica e senza cervello perché gestita dal “sistema neurovegetativo o involontario”, per cui l’essere rincoglionito equivale a una mancata riflessione critica sulla propria capacità deliberativa a favore della pulsione sessuale. Coglione equivale a senza cervello nel senso di “sistema nervoso centrale o volontario”. Se un narcisista viene rifiutato o abbandonato o tradito dalla sua donna, è possibile l’irreparabile di cui si diceva all’inizio anche perché la soglia di frustrazione del proprio valore è molto bassa ed è direttamente proporzionale all’autoesaltazione. Se poi non è la donna a operare un ridimensionamento del narcisista e al suo posto si presenta la senescenza e la caduta della carica della “libido”, allora può scattare la “sindrome depressiva” e la violenza si ritorce contro se stesso. Non dimentichiamo che Narciso si uccide annegando nel vano tentativo di cogliere quel se stesso riflesso alla fonte e non riconosciuto o si uccide trafiggendosi con un pugnale sempre per l’impossibilità di essere corrisposto nel suo folle amore. Il narcisismo è una lucida deleteria follia, uno stato “borderline” che può tralignare nella psicosi. La “ferita narcisistica”, invece, riguarda normalmente tutti, e si attesta in un’offesa all’amor proprio e alla propria dignità. Il difetto consiste nel fatto che si tratta di un eccesso che va adeguatamente dosato e razionalizzato. Chiamiamola permalosità? Va bene. L’immagine della “ferita narcisistica” si attesta nel bambino che vede la madre allontanarsi da lui abbracciata al padre.                    

LE DUE FONTANE E LE DUE ANIME

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono nel giardino di mia nonna.

Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.

Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.

La sensazione “spirituale” è molto forte.

Improvvisamente l’acqua non esce più dalle fontane e inizia la guerra.

Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.

Mi passano vicino due macchine.

Entro in un grande palazzo e mi ritrovo assieme a gente che conosco e che entrano in un ascensore assieme a degli uomini in divisa.

Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.

Ci ritroviamo in un grande atrio dove si sta svolgendo una riunione di yogi.

Ci aggreghiamo al gruppo che discute di filosofia.

Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.

Ecco che la guerra finisce in concomitanza con la ricomparsa dell’acqua dalle fontane.”

Questo sogno è di Angela.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Angela ha una sostanza metafisica: l’anima e Dio. E’ prossimo alla filosofia e allo yoga, ai filosofi e agli yogi, alla magia e allo spiritualismo, all’Occidente e all’Oriente.

Anche lo pseudonimo, Angela, non è scelto a caso dalla protagonista: un “lapsus mentis” che attesta del contenuto nobile e alto del sogno, una trasfigurazione della materia e della materialità nella spiritualità.

Tratta di fontane e di acqua, di anime scisse dai corpi, di uomini in divisa e di guerra, di cielo e di buio, di ascensore e di atrio, di Dio “parola” e di Dio “disegno”.

L’”Io narrante” di Angela ha formulato il sogno in termini comprensibili, anche se nel suo complesso il prodotto psichico è surreale.

L’”Io onirico” si è veramente divertito nel combinare, nel condensare, nello spostare le pedine dell’affascinante gioco.

Ma cosa contiene questo irto sogno di Angela?

Bisogna procedere con assoluta calma per evincere una serie di “significanti”  completamente opposti al “significato”: dalle stelle alle stalle, dallo spirito alla materia, dall’alto al basso.

 

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sono nel giardino di mia nonna.”

 

Angela si relaziona con la madre e sposta nella “nonna” la problematica conflittuale per continuare a dormire senza che scatti l’incubo e il risveglio. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto, una situazione gradevole fatta di vitalità e di vivacità.

 

“Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.”

 

Le “fontane” sono il simbolo della femminilità e della maternità, dell’origine della vita, della madre e della figlia, “due” inserite nel “giardino”. L’essere “basse” condensa un legame con la concreta materia. “L’acqua ferruginosa” introduce il trauma: l’acqua non è limpida, ma rossastra. Presenta tracce d’imperfezione, di precarietà, di malattia. Angela rievoca un trauma e un senso di colpa in riguardo al suo essere femmina e femminile.

 

“Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.”

 

Il “rito” esorcizza un divieto e assolve una colpa, è “catarsi” dell’infrazione e della deroga alle norme costituite. Il “rito” ripara un’ossessione che rievoca il fatto traumatico, annulla la carica d’angoscia e la converte in una forma accettabile. L’”anima” condensa la “parte femminile” della psiche di Angela, la femminilità intesa come astrazione dell’esser biologicamente femmina. Lo “sdoppiamento” o meglio la scissione dell’anima dal corpo equivale a una rottura dell’unità dello “psicosoma” di Angela, la femminilità da una parte e il corpo dall’altra parte. Angela si scinde perché non accetta la sua “parte femminile” materiale, per cui istruisce la modalità primaria del pensiero infantile, il meccanismo primitivo di difesa dall’angoscia che opera un processo di “splitting”, scissione, tra la “parte buona”  e la “parte cattiva” di ogni rudimentale conoscenza, il “fantasma” per l’appunto. Angela recupera da adulta questo processo mentale di spaccare in due, il numero magico in ”due volte si sdoppia”, come “due” erano le “fontane” e le “acque ferruginose”. Tra l’altro il numero “due” è il simbolo dell’universo psichico femminile, oltre che del numero pari e della definizione geometrica della linea retta. Angela ha rafforzato l’uso dello “splitting” nella sua evoluzione psichica. Due è anche il simbolo della coppia.

 

“La sensazione “spirituale” è molto forte.”

 

Ecco un orgasmo mistico!

Trattasi tecnicamente del meccanismo psichico di difesa della “formazione sostitutiva”, la conversione dell’orgasmo fisiologico in estasi mistica: la giusta difesa per non vivere la colpa in riguardo al corpo, alle sue funzioni, alle sue pulsioni e ai suoi bisogni.

Oltre allo “splitting” e alla “formazione sostitutiva”, si deve rilevare che il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione” funziona molto bene in Angela e anche questo sin da giovane sotto gli stimoli dell’educazione formale e religiosa che ha ricevuto e ben assimilato. Angela deve commutare nobilmente la sua “libido” da materiale in spirituale. La psiche usa la “sublimazione” per giustificare l’angoscia del coinvolgimento sessuale nell’esercizio della “libido” e nelle sue accezioni specifiche di tipo “orale”, “anale”, “fallico narcisistica”  e “genitale”.

Angela esprime il suo conflitto nella psicodinamica d’identificazione al femminile nella figura materna e in questo travaglio è costretta a vivere le conseguenze del caso. La spiritualità affascina e seduce la protagonista. La “sensazione” alberga nel corpo e giustamente Angela virgoletta il contrasto oppositivo con la spiritualità a significare che il corpo è la base dei più alti pensieri e delle più nobili sensazioni dell’essere umano.

 

“Improvvisamente l’acqua non esce più dalle fontane e inizia la guerra.”

 

Questo è il conflitto psichico di cui dicevo prima. L’”identificazione” al femminile viene bloccata e con essa insorge il trauma della “scissione” tra corpo e mente, tra soma e psiche: “inizia la guerra”. L’identità al femminile è rimandata e l’autonomia psichica sarà il prossimo traguardo di Angela. Finché funziona la “sublimazione della libido” il quadro nella sua globalità può essere giudicato in equilibrio: una simmetria mancata, una equipollenza inconcepibile.

Viva lo spirito e le sue mirabili arti suggestive!

Evviva l’oppio dei popoli!

 

“Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.”

 

La lucidità mentale e la vigilanza dell’Io entrano in crisi. Il “cielo buio” attesta della caduta dei desideri. Angela non desidera più e non ragiona abbastanza. La “confusione” equivale a una commistione di elementi psichici diversi per qualità e per posizione. Soprattutto, per quanto riguarda la relazione con l’universo maschile e con il ruolo del maschio, le relazioni con gli altri e con la sessualità, tutto è formale, militarizzato, difeso, ben strutturato. Anche la relazione con gli oggetti è compromessa. Angela è in piena crisi psichica ed esistenziale.

 

“Mi passano vicino due macchine.”

 

Trattasi delle esperienze affettive con rischio sessuale, “due macchine”, che Angela ha vissuto  durante la sua adolescenza. Ma lei non si è coinvolta, ha sublimato e ha continuato a sublimare. Non si lascia neanche sfiorare dalla vita che vive e che trascorre: “mi passano vicine”. Angela è in piena difesa da se stessa e dagli altri.

 

“Entro in un grande palazzo e mi ritrovo assieme a gente che conosco e che entrano in un ascensore assieme a degli uomini in divisa.”

 

Le relazioni sono tante e di poco spessore e tutte basate sulla “sublimazione della libido”, spirituali molto, materiali niente. Il mondo di Angela è formale nei ruoli, tutto bigotto e senza complicità seduttiva. Tutti in “ascensore”, un simbolo femminile e materno che di per sé va verso l’alto senza coinvolgimenti di corpi e di materie. Gli “uomini in divisa” condensano il cliché formale della concezione di Angela in riguardo all’universo maschile.

 

“Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.”

 

Meno male che Angela avverte il pericolo psichico, si astiene dal sublimare e s’identifica nella ragazza alleata per rafforzare le sue scelte di “materializzare”, di “scendere le scale”, di coinvolgersi, di far sesso, di concretizzare la vitalità, d’incarnare l’esistenza. Di nascosto Angela include l’infrazione alle norme bieche del codice familiare, contempla la deroga ai dettami sociali e alle ingiunzioni del suo “Super-Io”. Angela ammorbidisce l’istanza censoria e repressiva del “Super-Io” e tenta di affermarsi dal momento che sente l’innaturalità del suo difendersi dalla materia, dal suo corpo, dai suoi istinti, dalle sue pulsioni vitali, dagli altri e dai contatti di un certo tipo.

 

“Ci ritroviamo in un grande atrio dove si sta svolgendo una riunione di yogi.”

 

Ahi ahi ahi!

E’ proprio vero che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Tecnicamente si definisce “coazione a ripetere”: pulsione a usare i meccanismi conosciuti per non incorrere in angoscia al prezzo di non godere pienamente di se stessi.

Dalla padella alla brace, dal culto dello spirito Angela passa al culto del corpo, ma sempre in versione sublimata: yoga e yogi. La filosofia del vivente va benissimo, ma Angela ha bisogno di concretezza e di vivere di concretezza. Il suo tentativo di cambiare incorre nella “metafisica del basso” sotto forma di “sublimazione della materia”, un riconoscimento parziale del “vivente”. Lo Yoga lavora il corpo e lo riconosce sublimando. Meglio un muratore o un contadino rispetto a uno yogi.

Angela socializza sublimando ancora.

 

“Ci aggreghiamo al gruppo che discute di filosofia.”

 

Angela e l’amica hanno provato a disinibirsi, ma sono cadute nell’uso dello stesso meccanismo di difesa dall’angoscia e dal coinvolgimento sessuale, la “sublimazione”. La “filosofia” è amore per il sapere, un amore astratto almeno nella simbologia del sogno. Per altri versi la “filosofia” è la madre di tutte le scienze, ma in questo contesto psichico e onirico le cose stanno dalla parte del mancato coinvolgimento per paura della concretezza materiale e della vitalità sessuale.

 

“Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.”

 

La “metafisica della materia” è completa. Compare “Dio” e la sua visione del mondo: la castità, la sublimazione, la teologia e l’etica della religione cristiana. Dio è parola, Dio è Verbo. Ma la Parola e il Verbo si concretizzano in un progetto e addirittura nella creazione dell’universo e dell’uomo, oltre al fatto storico che Dio “si fece carne e abitò tra noi”, come recita l’introduzione del Vangelo di Giovanni. Dio è “disegno” e progetto e attesta di uno stile di vita in ubbidienza ai comandamenti, dettami etici che portano sempre in cielo dopo la vita nella materia. Angela sembrava in salvo, ma non è cosi. Si è costretta ad adattare la sua femminilità biopsichica all’etica religiosa.

 

“Ecco che la guerra finisce in concomitanza con la ricomparsa dell’acqua dalle fontane.” 

 

Angela ha risolto in questo modo la sua femminilità e la sua sessualità. Il conflitto è finito. Vai in pace e così sia!

Per fortuna esiste l’evoluzione. E questa non è una teoria della fede, ma della scienza, per cui Angela ha avuto le opportunità per superare le resistenze alla coscienza di sé, le difese alle angosce e al coinvolgimento, le inibizioni alle pulsioni erotiche e sessuali.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Angela, nome non scelto a caso, attesta dell’evoluzione conflittuale della “posizione edipica” in riferimento all’identificazione nella figura materna e all’assimilazione dell’identità psichica femminile. Il conflitto specifico si attesta nell’uso improvvido del processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, nonché nel sentire il corpo e i suoi bisogni e nel ragionare sullo spirito e i suoi orizzonti.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Nel sogno di Angela sono presenti le istanze dell’”Es”, dell’”Io” e del “Super-Io”. La prima, “Es”, si manifesta in tutte le parti fortemente suggestive, emotive e simboliche: “Il cielo è buio e c’è confusione di uomini in divisa, persone e veicoli.” “La sensazione “spirituale” è molto forte.” “Davanti alla fontana sto eseguendo un rito e per due volte la mia anima si sdoppia dal corpo, la prima più breve, la seconda più intensa.”

L’istanza “Io” è manifesta nell’accomodamento della trama onirica e nella formulazione giustificativa degli eventi: la “razionalizzazione” del sogno sognando. Esempio: “Sono nel giardino di mia nonna.” “Ci sono due fontane molto basse dalle quali esce dell’acqua ferruginosa.” E altro.

L’istanza “Super-Io” si presenta “Viene detta con solennità una frase che contiene la parola “Dio” e viene fatto un disegno.” “Io e un’altra ragazza non entriamo perché percepiamo un pericolo e di nascosto scendiamo le scale.”

La “posizione psichica edipica” è richiamata e rielaborata nella sua evoluzione.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il sogno di Angela attesta del trionfo del processo della “sublimazione della libido” nel suo teatro psichico. La protagonista, inoltre, esorcizza l’angoscia attraverso il meccanismo dello “splitting”, dell’”annullamento”, della “formazione sostitutiva” e della “coazione a ripetere”. Il sogno è formulato secondo i seguenti meccanismi del “processo primario”: la “condensazione” in “giardino”, lo “spostamento” in “nonna”, il “simbolismo” in “anima”, la “drammatizzazione” in “Dio” e la “figurabilità” in “acqua ferruginosa”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Angela evidenzia un tratto ossessivo all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” strutturata. La protagonista vuol cambiare, ma poi ripropone schemi equivalenti e non alternativi. Considera questi ultimi e li pensa come progetti di rinnovamento evolutivo.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Angela sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “nonna” e altro, la “metonimia” o relazione concettuale logica in “rito” e altro, la “iperbole” o esagerazione in “anima” e altro, la “enfasi” o forza espressiva in “Dio” e altro.

 

DIAGNOSI

 

La diagnosi evidenzia la difesa di Angela dalla materia e dalla materializzazione, dai diritti del corpo e dalle pulsioni sessuali, dal coinvolgimento relazionale ed erotico.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone ad Angela di aprirsi a se stessa e al mondo, di commutare la sua filosofia di vita da astratta a concreta, dall’Idealismo al Marxismo, di curare la mistica della materia se proprio ha bisogno di dare un “senso alto” alla sua esistenza e di elevarsi intellettualmente e religiosamente. Angela ha tanto da scoprire e da vivere di sé e del suo mondo. Basta commutare ottica e darci dentro nelle gioie del corpo, passando da un mondo incantato a una realtà laica ma non volgare.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta in una caduta depressiva della “libido” nel momento in cui il processo di difesa della “sublimazione” non funziona in maniera adeguata.

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Angela  è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Angela è una riflessione sullo stile di vita o un’esperienza conflittuale con se stessa e con il prossimo.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Angela è autoreferenziale, surreale e altamente simbolica.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

Il sogno di Angela si può considerare una breve “enciclopedia della psicoanalisi” alla luce dei tanti processi e meccanismi psichici che richiama e coinvolge, alla luce dei tanti simboli e fantasmi che evoca. E’ un sogno molto ricco e propizio proprio perché tanto suggestivo e surreale. Angela si è trovata nel corso dell’esistenza a fare un bilancio sulla sua vita psichica, una riflessione non fine a se stessa ma intesa a operare un cambiamento evolutivo. Il sogno può arrivare prima del cambiamento dietro gli stimoli quotidiani o magari dopo per attestare come Angela era e come Angela è diventata. Consiglio a tutti di leggere questo sogno con assoluta calma e più volte per coglierne tutta l’intensità emotiva e gustarne l’atmosfera surreale. Il sogno di Angela è anche pieno di figure retoriche che trasfigurano la realtà psichica in fabulazione poetica. Ribadisco: il sogno di Angela è un saggio breve sulla formazione evolutiva, una serie di tappe della vita ricca di conflitti e di suggestioni. Angela può essere orgogliosa della sua poliedrica e polivalente funzione onirica.

LA TUA MANO TRA LE MIE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi sono svegliata agitata e piangendo.
L’unica immagine era quella di tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.”

Questo sogno è firmato da Martina Sharapova.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno è lapidario, intenso, poetico, mistico.
I tratti psichici si mescolano con gli attributi estetici per condensarsi con la provocazione “cenestetica”. Il cospirare dei sensi e delle emozioni: agitazione e pianto.
Ci si chiede necessariamente: tutto questo corredo di pregi in una semplice e “unica immagine”, quella di “tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani”?
Certamente sì!
Questo sogno ha una forte valenza estetica, è un quadro d’arte senza tempo, è un condensato psichico di naturale creatività, attesta che l’arte siamo noi e che i nostri capolavori li elaboriamo mentre dormiamo.
Il sogno di Martina conferma che le modalità di pensiero usate dal “processo primario” sono quelle che storicamente si sono anche affermate nelle teorie sull’Arte a partire dalla filosofia del sommo Aristotele, la “Poetica” per l’appunto con la teoria della “catarsi”, purificazione dell’angoscia e sublimazione dell’aggressività.

“Mi sono svegliata agitata e piangendo.”

Domanda legittima: un sogno, oltretutto così breve, può scatenare una reazione nervosa ed emotiva così intensa?
Certamente sì!
E non soltanto a Martina Sharapova, ma anche a Tizio, a Caia, a Sempronia e anche e ancora a Bortolo, a tutti, in universale e al di là delle razze, a tutti quelli che sono nati, nascono e nasceranno da madre e da padre o che hanno avuto, hanno e avranno madre e padre.
A livello neurofisiologico la tensione nervosa prodotta dal sogno è stata tecnicamente “abreata”, volgarmente scaricata, nello stato di agitazione e nel pianto: la ”abreazione” è un meccanismo psicofisico di difesa in base al quale il sistema neurologico turbato ritorna in equilibrio scaricando le tensioni prodotte dal “significato latente” producendo un sintomo o un sogno.
Vogliamo anche parlare di “conversione isterica”?
Si tratta di un meccanismo psichico di difesa dalle tensioni in eccesso molto usato e che consiste sempre nella loro somatizzazione, ”conversione” in sintomo e in turbamento delle funzioni organiche.
A livello psichico il meccanismo della “rimozione” non ha funzionato e si è avuto il “ritorno del rimosso” nel sogno con la caduta della vigilanza durante il sonno.
Il quadro estetico di Martina è “cenestetico” ed è in linea con l’emozione artistica dell’autore che crea da sveglio e dal profondo, del fruitore che ammira l’opera e rievoca il suo vissuto in proposito, di chi compone esprimendo il suo “Sé” e di chi guarda e commuove il suo “Sé” tramite la provocazione del “Sé” altrui: umana e non “celeste è questa comunione d’amorosi sensi”.
Il sogno di Martina scatena la bellezza che è dentro di noi, come voleva Kant?
O esprime l’Assoluto, Idea e Natura, dal punto di vista dell’Io, come voleva Shelling?
O è un dosaggio armonico di forma e contenuto, come voleva don Benedetto Croce?
Quanti filosofi e quali filosofie per analizzare un povero e semplice sogno!
Ci stanno tutti e tutte.
Questo richiamo serve per capire che il “processo primario” è stato elaborato “in primis” nelle filosofie dei filosofi e “in secundis” che il sogno è un prodotto artistico perché elaborato dal “processo primario”. L’artista opera di giorno e da sveglio ubbidendo allo stesso registro che tutti indistintamente usiamo quando dormiamo e sogniamo.
I filosofi del Romanticismo affermavano che “l’uomo è un mendicante quando pensa e un dio quando sogna.”
Ritorniamo al sogno di Martina.
Il tema è universale?
Assolutamente!
Trattasi del rapporto “padre e figlia”, quello che tecnicamente si definisce “posizione edipica”.
La trama del sogno è lineare e logicamente comprensibile, non ha alcuna incongruenza e non è paradossale, ma nella sua semplicità e chiarezza è ricca di simbolismo con le sue “condensazioni” e i suoi “spostamenti”: un sogno semplice semplice ma molto complesso.
Il tutto è condito dal processo psichico di difesa della “sublimazione”, per cui il sogno di Martina si esalta nell’opera d’arte.
La “sublimazione” del contenuto psichico insito nella “mano tra le mani” si attesta nella dimensione mistica, oltre che estetica: l’erotismo si esalta nella bellezza e nel sacro.
Inoltre: il sogno di Martina insegna che anche le opere d’arte, essendo prodotti del “processo primario”, si possono decodificare come i sogni rafforzandosi di umanità e di comprensione.
Dopo tanto preambolo passo alla decodificazione psicodinamica del prodotto onirico di Martina Sharapova, una donna che ha il cognome della mia tennista preferita.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.” Questa frase logicamente significa un contatto fisico e una relazione sociale. “Un uomo sconosciuto” condensa la figura paterna.
“La mano tra le mie mani” è la “traslazione” simbolica dell’intimità sessuale, l’avvolgimento amoroso degli organi sessuali.
Il brevissimo sogno attesta ed elabora il desiderio edipico che Martina ha vissuto nella sua infanzia nei riguardi del padre. Il sogno verte sulla “posizione edipica”.
L’agitazione e il pianto si spiegano in questo modo: non era una semplice stretta di mano, ma un vissuto intenso di desiderio e di possesso.
Perché l’uomo era sconosciuto?
Perché altrimenti il “contenuto latente” sarebbe coinciso con il “contenuto manifesto” facendo scattare l’incubo e il risveglio immediato. Già non conoscendolo Martina si è agitata fuor di maniera, figuriamoci se si fosse presentato l’immagine dell’augusto e desiderato genitore e figuriamoci se si fosse presentato nell’intimità simbolica di un gesto amoroso.
Quello di Martina è un sogno ricorrente proprio nei termini in cui è stato elaborato: “la tua mano tra le mie”.
La “mano” è un simbolo preciso, relazione di pelle e contatto polivalente; l’intensità emotiva stabilisce il tipo di contatto, formale o sostanzioso.
Le “mani” che contengono e traslano il calore di un rapporto sessuale: le mani si accomodano a modo di vagina secondo la figura retorica della “metafora”.
Il fantasma del padre edipico è presente e altrettanto diffuso nell’”uomo sconosciuto”.
Come si è detto in precedenza la “psicodinamica” riguarda la “posizione edipica” e nello specifico il desiderio intimo nei riguardi del padre. La madre non compare in alcun modo.
I “meccanismi e i processi psichici” di difesa sono la “condensazione” in “mano” e “mani”, lo “spostamento” in “uomo sconosciuto”, il “ritorno del rimosso e la conversione isterica” in “agitata”, “l’abreazione e la formazione di sintomo” in “piangendo”. Il processo psichico di difesa presente è la “sublimazione della libido” in “tenere stretta la mano di un uomo sconosciuto tra le mie mani.”
La “figura retorica” presente è la “metafora” o rapporto di somiglianza in “la mano… tra le mie mani.”
La “diagnosi” vuole la rievocazione della “posizione edipica” di Martina nella assoluta normalità anche nello struggimento finale.
La “prognosi” esige che tutto si mantenga così come si manifesta nel sogno.
Martina può conservare il buon vissuto verso il padre come forma di attrazione nei confronti del maschio in esaltazione della sua femminilità.
Il “rischio psicopatologico” si attesta nell’accentuarsi di una psiconevrosi isterica, nella conversione delle tensioni in disturbi psicosomatici.
Il tratto evidenziato della “formazione psichica reattiva” è isterico alla luce delle forti emozioni del risveglio e del contesto affettivo del contatto epiteliale.
Il “grado di purezza onirica” è molto alto per l’apparente logica e per il ricco contenuto emotivo.
In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Martina Sharapova è “5” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Nel sogno di Martina le modalità di pensiero dell’Io autocosciente in riguardo al “processo primario” si attestano nella “condensazione” e nello “spostamento”.
Definiamo in termini precisi.
La “condensazione” è una modalità del funzionamento dei processi onirici in base alla quale un’unica rappresentazione costituisce l’intersecazione di catene associative formate da altre rappresentazioni; su questa unica rappresentazione vengono investite e conglobate le energie psichiche relative a ciascuna rappresentazione.
Un’unica rappresentazione, quindi, condensa tutte le altre rappresentazioni per via associativa.
La “condensazione” ha per conseguenza la sovradeterminazione del sogno o di alcuni suoi elementi, i quali possono assumere interpretazioni diverse e parimenti valide a livelli differenti.
Per “spostamento” s’intende l’atto magnetico di attrazione, scivolamento e dirottamento di un investimento energetico da una precisa rappresentazione originaria lungo una via associativa che collega rappresentazioni diverse e porta alla formazione di un’altra rappresentazione.
La carica psichica e la verità oggettiva di una rappresentazione, a suo tempo rimosse, vengono spostate in sogno su un’altra rappresentazione o su una serie di rappresentazioni che si possono associare in maniera congrua e funzionale alla prima.
Lo “spostamento” comporta anche il trasferimento e il raffreddamento della carica psichica di una rappresentazione in altre rappresentazioni di per se tesse emotivamente meno forti e intense, ma sempre collegate alla prima da una catena associativa.
Questo trasferimento e questo raffreddamento di energie ha una funzione difensiva, in quanto l’Io permette nel sogno, proprio attraverso l’azione della “censura”, soltanto l’accesso e la rielaborazione di rappresentazioni emotivamente meno intense e adeguatamente camuffate per quanto riguarda il contenuto e il significato.
Il sogno si serve dei meccanismi della “condensazione” e dello “spostamento” per tutelare il “contenuto latente” dal rischio di coincidere con il “contenuto manifesto” ossia da un’evidente e precisa manifestazione del materiale psichico rimosso.
Questi meccanismi segnano il passaggio da una rappresentazione astratta a una rappresentazione concreta, ad esempio dall’idea della morte all’immagine di un cimitero o di un distacco affettivo; tale operazione ha sempre una funzione difensiva dall’angoscia.
Un esempio psicopatologico di “condensazione” e di “spostamento” nella veglia è il sintomo fobico e ossessivo, il quale contiene ma nasconde la vera paura e consente all’angoscia sottesa di scaricarsi in parte attraverso il canale traslato del sintomo stesso senza la coscienza della vera causa del conflitto psichico.

OPERAZIONE “COMUNQUE ANDARE”

 

 A seguito di richieste di chiarimento pervenute dopo la pubblicazione dei sogni da parte delle persone direttamente interessate,

affinché l’interpretazione del sogno sia efficace e proficua e non si limiti all’appagamento di una mera curiosità,

al fine di migliorare l’amorosa accettazione del proprio “destino”

 

ANNULLIAMO LE DISTANZE

E

GUARDIAMOCI IN FACCIA

 

Dal primo febbraio è operativo anche il servizio

 

“PSICOSOMA SKYPE”

 

Previo accordo telefonico con il 349 5201079, è possibile richiedere gratuitamente una seduta via “skipe” per eventuali chiarimenti sul sogno interpretato.

In quella sede sarà possibile concordare ulteriori sedute, sempre via skype, in base al bisogno e con onorario da concordare.

Avvio in questo modo una moderna attività di consulenza e di psicoterapia aperta a tutte le persone interessate.

Per i colleghi è disponibile il servizio di “supervisione” di casi clinici.                                                                    

 

                                                                    dottor Salvatore Vallone

                                                                   psicologo-psicoterapeuta

                                                                   Ordine del Veneto n° 2954

LE BRIOCHES SECCHE E L’UCCELLO STUPENDO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Mi trovo con mia mamma e cerchiamo cibo all’interno di un magazzino.

Mia mamma mi dà delle brioches al cioccolato piene di zucchero, buone in apparenza ma un po’ secche.

Mi chiedo perché mi dà brioches poco biologiche.

Mia madre scompare, mi trovo in casa e sto guardando da una finestra il cortile.

Si avvicina e si attacca alla finestra un uccello stupendo coloratissimo.

Le piume sono piene di fiori rosa e azzurri. Il corpo è colorato come l’arcobaleno.

Poi arriva un altro animale più brutto.

L’uccello colorato era un gufo simpatico come il pupazzo che ho in casa.”

Questo è il sogno di Lexeiandra.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Lexeiandra verte sui temi dell’affettività e della maternità. L’esordio propone gli affetti pregressi, normalmente evoluti e utili alla situazione esistenziale in atto: l’affetto della madre.

Di poi, il sogno elabora la situazione psichica e affettiva che Lexeiandra sta vivendo, le aspettative, i desideri, le esigenze di dare: i classici temi della “libido genitale”.

Il sogno di Lexeiandra si può proprio definire un monumento in onore della “libido genitale”, dell’amore materno nella dolce attesa di essere vissuto ed esercitato.

Il sogno viene elaborato da un ”Io” mezzo vigile e mezzo addormentato che rievoca e racconta formulando, nonostante la veglia, una simbologia interessante.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo con mia mamma e cerchiamo cibo…”

Manifesta è la dimensione affettiva: “mia mamma” e il “cibo”. Lexeiandra non poteva fare un’associazione così potente e chiara. Ma riattraversando l’amore materno lo trova inadeguato al presente: “mi dà brioches poco biologiche”. Lexeiandra si è identificata a suo tempo nella madre e ha maturato la sua identità femminile e la sua femminilità. Adesso sta procedendo per la sua strada secondo i suoi progetti di vita e le sue emergenze esistenziali. Le brioches “un po’ secche” attestano del tempo trascorso e dell’amore materno evoluto, nonché della ricerca di nuovi amori e di nuovi affetti. Aggiungo che il “secche” e il successivo “poco biologiche” possono attestare anche dell’età matura della madre e della conseguente sterilità: “Mi chiedo perché mi dà brioches poco biologiche.”

Questa è la prima parte del sogno di Lexeiandra secondo una versione immediata e appariscente. Andiamo a cogliere i successivi simboli alla luce dell’evoluzione del sogno.

Mia madre scompare e… sto guardando da una finestra il cortile.”

Lexiandra è cresciuta, è autonoma e socializza, ha saldato le dipendenze psichiche dalla madre e guarda il suo avvenire prossimo, nonché cosa succede attorno a lei. Il “cortile” rappresenta la realtà relazionale e sociale in atto, così come la “finestra”, oltre a ricordare il titolo di un famoso film di Hitchcock, è una naturale apertura verso il mondo e le sue tentazioni.

Si avvicina e si attacca alla finestra un uccello stupendo coloratissimo”

Ecco il registro altamente simbolico! Arriva la prospettiva futura della maternità sotto forma di “un uccello stupendo coloratissimo”, un chiaro simbolo della capacità procreativa maschile. Si profila dalla finestra un uomo secondo la figura retorica della “sineddoche”, “la parte al posto del tutto”, l’organo sessuale al posto della persona. Ma si sa che il sogno, usando le modalità di pensiero del “processo primario”, elabora i contenuti psichici in maniera poetica. L’uomo maschio “si attacca alla finestra” secondo altra figura retorica, la “metafora”, per simboleggiare il rapporto sessuale. L’attributo “stupendo” condensa una caduta della vigilanza della coscienza e un abbandono psicofisico degno del migliore orgasmo, mentre “coloratissimo” attesta la multiforme vitalità e la variegata gioia di vivere. Il “colore” condensa la vivacità psichica nelle sue diverse espressioni, nonché la varietà e la variabilità dell’umore. In ultimo bisogna notare la delicatezza della simbologia sessuale del coito: “si avvicina e si attacca alla finestra”. Il sogno, oltre che poetico, non è assolutamente volgare. “Si attacca” condensa affetto e desiderio, sentimento e pulsione.

Le piume sono piene di fiori rosa e azzurri. Il corpo è colorato come l’arcobaleno.”

La maternità non poteva essere celebrata in maniera più colorata e brillante. I “fiori rosa e azzurri” contengono i sessi del nascituro: la femminuccia è rosa, il maschietto è azzurro. La cultura popolare va fiera dei suoi simboli e anche il sistema commerciale non è da meno. “Le piume” contengono il calore affettivo che prelude l’amplesso genitale, quei rapporti sessuali consapevolmente finalizzati alla gravidanza, amplessi senza ansia e ricchi di tanto poetico mistero. Passiamo a “Il corpo è colorato come l’arcobaleno.” Il corpo è quello dell’uccello: trasposizione del corpo di un bimbo che nasce secondo arcobaleno, la gioia della luce, l’acqua e i raggi del sole. Lexeiandra è consapevole della sua pulsione sessuale e del suo desiderio di figliolanza. Il livello psicofisico è saturo. Si aspetta adesso che la natura biologica faccia il suo corso prima del decorso gravidico. Fin qui tutto è bello e poetico. Per completezza si ricordi che “l’arcobaleno” abbraccia a livello collettivo il valore culturale della pace e della fusione dei sessi, la tolleranza sessuale e la libertà di amare.

Poi arriva un altro animale più brutto.”

Ecco che immancabilmente nel sogno di Lexeiandra “arriva” il rovescio della medaglia. Dopo l’uomo buono e degno di fecondare si presenta l’uomo brutto, la “parte negativa del fantasma del maschio”, quello indegno di essere amato e di essere ammesso alla propria vita sessuale. Lexeiandra usa il meccanismo primitivo di difesa dello “splitting” e scinde il “fantasma del maschio” in “buono” e “cattivo” secondo la sua linea di difesa dal maschio. Lexeiandra non si abbandona al maschio, ma da lui vuole un figlio: questa è la sua verità profonda del sogno, questo è il conflitto psichico che si attesta nel desiderio o bisogno di avere un figlio e nel mancato affidamento a un uomo per motivi non soltanto estetici. Per Lexeiandra non esiste al mondo un uomo degno di lei e che possa essere il padre dei suoi figli. Può esistere un uomo strumento procreativo e allora deve essere stupendo, altrimenti gli mancherà sempre qualcosa. Questo è il senso e il significato di “un altro animale più brutto.” Estetica e genitalità, bellezza e fertilità sono doti importanti nel corredo della maternità di Lexeiandra.

L’uccello colorato era un gufo simpatico come il pupazzo che ho in casa.”

Traduzione immediata: l’immagine dell’uomo e il senso della maternità, il fantasma del maschio e il fantasma della genitalità sono dentro Lexeiandra e non sono agite perché sono inanimate, “il pupazzo che ho in casa.” Il “pupazzo” è un feticcio che esorcizza l’angoscia della sterilità e il conflitto con l’universo maschile per eccesso di esigenze a carico dell’uomo che deve essere bello e deve saper procreare. Lexeiandra si difende dal coinvolgimento con il “gufo simpatico” che da un lato stimola il ricordo e dall’altro esorcizza l’angoscia. Il “gufo” è un oggetto su cui Lexeiandra trasferisce i suoi investimenti ideali e materiali, i suoi pensieri e le sue pulsioni, le sue paure e i suoi desideri, e non è certo il simbolo della iettatura o della iella.

Ricordiamo che il sogno di Lexeiandra ha detto in precedenza che fuori dalla finestra, nel cortile, c’è l’uomo bello e capace con cui concepire un figlio o una figlia, per cui si è obbligati a ben sperare.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lexeiandra svolge il bisogno di diventare madre e il conflitto psichico e relazionale di trovare l’uomo giusto e degno di diventare il padre dei suoi figli. Questa psicodinamica è inserita in una cornice affettiva contrastata a causa di un’inopportuna pulsione narcisistica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza “Io” elabora il sogno tra il sonno e il dormiveglia oscillando tra la “posizione psichica fallico-narcisistica” e la “posizione psichica genitale”: la “libido” al servizio di se stessa e la “libido al servizio della maternità. L’istanza “Es” si presenta nella pulsione affettiva, “posizione psichica orale”, e nel profilarsi contenuto e difeso dell’istinto materno. L’istanza “Super-Io” non è in funzione dal momento che non si trovano nel sogno censure morali e limiti sociali.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno di Lexeiandra sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la “simbolizzazione”, la “traslazione”, lo “splitting” o scissione del fantasma: “pupazzo”, “gufo”, “animale”, “arcobaleno”, “piume”, “uccello stupendo”, “finestra”, “cortile”, “brioches”, “cibo”, “biologico”. Il sogno di Lexeiandra viaggia dal passato al presente psichico in atto senza “sublimazioni” e tanto meno “regressioni”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lexeiandra presenta tratti psichici marcatamente orali, narcisistici e genitali: affettivi, autocompiacenti, donativi. La “organizzazione psichica reattiva”, “ex carattere”, richiamata e prossima alla qualità “narcisistica”.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “sineddoche”, la “metafora”, la “metonimia”: “l’uccello”, la “finestra”, il “gufo” e altri simboli.

DIAGNOSI

La diagnosi dice che Lexeiandra sta maturando la possibilità della maternità e all’uopo si difende attraverso l’idealizzazione del maschio.

PROGNOSI

La prognosi impone a Lexeiandra di evolvere la pulsione narcisistica in “libido genitale”, di risolvere le sue resistenze alla relazione di coppia e alla maternità, di adire a una vita affettiva matura, di disporsi alla realizzazione dell’istinto materno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella permanenza e nel rafforzamento del “narcisismo”, nella frustrazione dell’affettività e nello splendido isolamento con le conseguenti psiconevrosi depressive.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lexeiandra è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Lexeiandra, può attestarsi in un pensiero ricorrente legato a un progetto di gravidanza o alla visione concreta del suo desiderio in un’altra donna.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Quanto incide la vita psichica nella dimensione biologica della maternità? La sterilità femminile può essere psicogena? La risposta immediata è negativa. Assodata e ribadita la concezione “olistica” per cui la psiche e il corpo, “psicosoma”, sono un “tutto” inscindibile, si può ritenere che un eccesso neurovegetativo, uno squilibrio tra le pulsioni organiche e i vissuti psichici, può influenzare negativamente le varie funzioni coinvolte: il respiro, l’appetito, la digestione, la sessualità, la deambulazione e altro ancora. La medicina psicosomatica e il meccanismo psichico di difesa della “conversione isterica” attestano della sensibilità del sistema neurovegetativo alle suggestioni psichiche e alle cariche nervose. La letteratura clinica ha riportato e riporta l’influenza dell’emozione patologica nella biologia della fecondazione. Si è detto e scritto che nella “sterilità psicogena” avviene la secrezione vaginale di sostanze spermicide, per cui l’ingravidamento risulta di difficile realizzazione. Nulla togliendo alla crisi della “omeostasi” e alle “conversioni isteriche” in base alle quali le cariche nervose in eccesso si scaricano nelle funzioni del corpo inibendole in parte e in qualche modo, la biologia della fecondazione e della gravidanza sono dei pilastri del “Genio della Specie” e difficilmente si possono contrastare o addirittura inibire. Oggi la scienza e la tecnologia mediche sono in grado non solo di accertare oggettivamente il quadro clinico di ogni donna, ma possono progettare e realizzare interventi finalizzati alla fecondazione e alla gravidanza. La scienza psicologica attesta giustamente la possibilità dei disturbi psicosomatici giustificati, come si diceva in precedenza, con lo squilibrio tra vissuto e organo, tra tensione nervosa e funzione, ma la “sterilità psicogena” non è da ammettere nel quadro della “medicina psicosomatica”. In sintesi: è sacrosanto essere equilibrati e non mandare in “tilt” il sistema neurovegetativo, ma non risulta che la sterilità di una donna sia causata dalla psiche o a essa deputata nonostante la gravidanza isterica, l’amenorrea, la dismenorrea e gli altri disturbi psicosomatici dell’endocrinologia femminile.

Vince sempre il “Genio della Specie”.

VOGLIO DIRVI “GRAZIE”

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Perché il mio blog è approdato all’interpretazione di cento  sogni. 

Voglio dire “grazie” a Wendy, a Sam, a Mabrukka, a Maurizio 

e ancora a Lalay, ad Assuntina, a Francesca, a Sabino, a Lucia, a…    

e anche a tutti quelli che hanno frequentato il mio blog e ancora non 

hanno spedito i loro sogni. 

A VOI TUTTI Salvatore Vallone dice GRAZIE di vero cuore per avermi dato la possibilità di approfondire la ricerca sul sogno.

Come avete notato l’interpretazione degli ultimi sogni si è evoluta rispetto ai primi, è diventata più complessa e organizzata grazie al vostro prezioso contributo.

E allora andiamo ancora avanti insieme e sempre in maniera costruttiva.  

Nell’abbracciarvi idealmente uno per uno, vi comunico l’ultima sintesi teorica sul sogno.   

 VERSO UNA SINTESI PSICODINAMICA  SUL SOGNO

Nel costante cammino ermeneutico intrapreso dall’uomo il “sogno” non è più nella sua purezza riducibile alla lineare teoria freudiana dell’appagamento di un desiderio rimosso.

Lo stesso destino vale per la “Fantasia” e per i suoi tanti e ricchi prodotti.

La Psico-Semiologia esige che il “lavoro onirico”, notturno e diurno, sia  indagato da altre discipline scientifiche e che tale ricerca sia estesa a tutte le produzioni creative dell’uomo.

Dalle mie esperienze teoriche e pratiche consegue, nella provvisorietà e nella fallacia delle umane elaborazioni, la seguente griglia interpretativa.

– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80. Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno. Le scienze neurofisiologiche che studiano il cervello sono impegnate nella ricerca in questo settore.

– Il sogno è il prodotto della realtà psichica in atto e l’espressione parziale della “organizzazione psichica evolutiva” che la contiene, la vecchia struttura o l’obsoleto carattere o la tradizionale personalità.

– Il sogno svolge psicodinamiche legate alle fasi evolutive della “libido”, (orale, anale, fallico-narcisistica e genitale), alla “posizione edipica” e al sentimento della “rivalità fraterna”, in generale le psicodinamiche funzionali alla formazione dell’organizzazione psichica.

– Il sogno ha valenza di diagnosi psicologica.

– Il sogno ha valenza di prognosi psicologica.

– Il sogno ha inscritto il rischio psicopatologico.

– Il sogno si può definire “resto notturno” in quanto non è ricordato nella sua integrità e purezza, ma viene rielaborato al risveglio con pezze

logico-consequenziali. Il sogno può essere stimolato dal “resto diurno” di cui parlava Freud.

– Il sogno è rappresentazione di “simboli” e implica la specifica modalità mentale e il preciso concorso dei meccanismi del “processo primario”: la condensazione, lo spostamento, la simbolizzazione, la drammatizzazione, la rappresentazione per l’opposto, la figurabilità.

– Il “processo primario” e il sogno condividono i seguenti fattori: la relazione del soggetto con se stesso, l’autorielaborazione allucinatoria dei vissuti psichici, l’alterazione dello schema temporale, la distorsione della categoria spaziale, la coesistenza degli opposti, il gusto del paradosso, il declino etico e morale, il mancato riconoscimento della realtà, l’eccesso della fantasia, il principio del piacere, l’appagamento del desiderio, la soddisfazione del bisogno, la compensazione della frustrazione, la riparazione del trauma.

A livello neurofisiologico si richiamano le attività dell’emisfero cerebrale destro.

– Il “processo secondario”, richiamato all’atto del risveglio nella combinazione dei ricordi del sogno, si attesta nell’elaborazione razionale dei dati, nell’inquadramento logico degli elementi, nella lucidità mentale dell’autocoscienza, nel pensiero vigile, nella capacità d’attenzione, nel giudizio critico, nel controllo dell’Io e nel principio di realtà.

A livello neurofisiologico si richiamano le attività dell’emisfero cerebrale sinistro.

– Il sogno è “proiezione” di “archetipi” e di “fantasmi” “introiettati” a base filogenetica collettiva-culturale e individuale.

A livello neurofisiologico sono coinvolte le attività dell’emisfero cerebrale destro.

A livello psichico profondo sono implicati i meccanismi arcaici di difesa della “proiezione”, della “introiezione” e della “identificazione”.

A livello psico-economico è innescata e messa in atto la carica energetica della “libido”.

A livello psico-cognitivo sono istruiti i meccanismi del “processo primario”.

– Il sogno è espressione delle istanze psichiche dell’Es, dell’Io e del Super-Io, intenzionate dialetticamente al “principio del piacere”, al “principio della realtà” e al “principio della coazione a ripetere” ispirato da Eros e Thanatos.

A livello neurofisiologico sono coinvolte le attività dell’emisfero cerebrale destro e dell’emisfero cerebrale sinistro.

A livello psichico profondo sono richiamati i sistemi psichici secondo una valenza topica, dinamica ed economica con l’attivazione della “libido” finalizzata all’equilibrio psichico di natura risolutiva.

A livello psico-cognitivo sono usati i meccanismi del “processo primario” e del “processo secondario”.

– Il sogno implica la tipologia di “organizzazione psichica”, il cosiddetto carattere o personalità. Nello specifico il sogno evidenzia le seguenti organizzazioni: orale, anale, fallica, genitale, psicopatica, narcisistica, schizoide, paranoide, depressiva, maniacale, masochistica, ossessiva, compulsiva, isterica, dissociativa.

– Il sogno svolge una psicodinamica di natura descrittiva e prevalentemente conflittuale.

I contenuti del sogno sono “segni” semanticamente interattivi, degni di attenta considerazione e passibili di utile decodificazione sempre in funzione dei benefici effetti dell’autocoscienza: i sogni sono semiologicamente “segni significanti” dotati di “senso” e di “significato”.

A livello neurofisiologico sono richiamate in maniera determinante le attività dell’emisfero sinistro.

A livello psichico profondo sono evocati i sistemi psichici con valenza dinamica e dialettica in reazione a coordinate pulsionali di natura libidica.

A livello psico-cognitivo intercorrono i meccanismi del “processo secondario”.

– Il sogno implica i meccanismi e i processi psichici di difesa. I primi sono quelli primari o primitivi come il ritiro primitivo, il diniego, il controllo onnipotente, l’idealizzazione e la svalutazione primitive, la proiezione, l’introiezione, l’identificazione proiettiva, la scissione dell’Io, la scissione dell’imago; conseguono quelli secondari come la rimozione, la regressione, l’isolamento, l’intellettualizzazione, la razionalizzazione, la moralizzazione, la compartimentalizzazione, l’annullamento, il volgersi contro il sé, lo spostamento, la formazione reattiva, il capovolgimento, l’identificazione, l’acting out, la sessualizzazione, la sublimazione.

– Il significante e il significato onirici comportano l’equilibrio psichico, per cui la funzione difensiva è implicitamente evocata e attivata.

A livello neurofisiologico sono richiamate le attività dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro.

A livello psichico profondo è instruito il sistema delle difese nel suo aspetto arcaico ed evoluto, ma sempre nella funzione filogenetica dell’equilibrio.

A livello psico-cognitivo si evidenzia l’attività combinata e specifica del “processo primario” e del “processo secondario”.

– Il sogno struttura figure retoriche.

Tra il “contenuto manifesto” e il “contenuto latente”, il termine e il significato, è poeticamente inscritto un nesso reperibile nella gamma delle figure retoriche.

A livello neurofisiologico è richiamata l’attività dell’emisfero cerebrale destro.

A livello psichico profondo si rileva topicamente la presenza di materiale psichico preconscio o profondo funzionale all’elaborazione dei processi creativi.

A livello psico-cognitivo è istruita l’attività del “processo primario” e del “processo secondario”.

Le figure retoriche prevalentemente implicate sono la metafora, la metonimia, la sineddoche, l’antonomasia, l’iperbole e l’enfasi.

-Il sogno è collegato al “resto diurno”, a una causa scatenante, anche minima e non fatta oggetto di consapevolezza, avvenuta nella veglia più prossima. Il sogno è stimolato da esperienze e da vissuti del giorno precedente a cui si associa il materiale psichico in atto per essere rielaborato secondo il codice onirico.

-Il sogno possiede una sua purezza secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”. Nel primo caso è presente e funzionale l’Io narrante e nel secondo caso è presente e funzionale l’Io onirico. Nel mezzo si alternano il narrante e l’onirico.

                                      Salvatore Vallone Pieve di Soligo – Dicembre  2016

 

BIBLIOGRAFIA

Morris-Lineamenti di una teoria dei segni-Editrice Paravia-1954

Eco-Trattato di semiotica generale-Edizioni Bompiani-Milano-1975

Freud-Interpretazione dei sogni-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Freud-Tre saggi sulla sessualità infantile-Opera omnia-Boringhieri-TO-1978

Freud-Al di là del principio del piacere-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Freud-Metapsicologia-Opera omnia-Boringhieri-Torino-1978

Jung e altri-L’uomo e i suoi simboli-Edizioni Longanesi-1980

Cassirer-Filosofia delle forme simboliche-La Nuova Italia-Firenze-1966

Klein-Il nostro mondo adulto e altri saggi-Martinelli Editore-Firenze-1972

Lacan-Scritti-due volumi a cura di Contri-Editrice Einaudi-Torino-1974

Fornari-Simbolo e codice-Edizioni Feltrinelli-Milano-1976

Nancy Mc Williams-La diagnosi psicoanalitica-Editrice Astrolabio-Roma-1999

Popper-Eccles- L’Io e il suo cervello-Armando Armando- Roma-1981

 

NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE 

Salvatore Vallone è nato a Siracusa nel 1947.

Già ordinario di Scienze umane e Storia nei Licei, in atto è psicologo psicoterapeuta iscritto all’Ordine degli psicologi del Veneto.Gestisce il blog “dimensionesogno.com” e il blog “interpretazione del sogno” presso “psiconline.it”. Sempre con “psiconline.it” collabora con articoli su tematiche psicologiche, culturali e sociali.

Ha pubblicato “Lezioni di psicoanalisi” con Herbita editrice, “Quando il ciliegio fioriva” con edizioni Sapere, “La stanza rosa” e “Benetton dieci e lode” con edizioni Psicosoma, “Ma cosa sognano i bambini ?” e “Io e mia madre” con edizioni Psiconline. Su Tema, rivista di psicoanalisi clinica e forense, ha pubblicato “Il fantasma” e “Totem e tabù”, due approfondimenti specifici.

 

 

 

UN SOGNO ALLA HITCHCOCK

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“Kunegunda entra in lavanderia e sente il profumo dell’olio d’oliva. Si avvicina alla lavatrice e vede per terra una grande macchia d’olio che non aveva inondato la stanza soltanto perché per terra c’era un grande straccio perfettamente quadrato che si era, per l’appunto, imbevuto d’olio.
Kunegunda si chiede cosa ci fa in lavanderia l’olio e poi capisce che la bottiglia era sicuramente sopra la lavatrice e che il forte movimento della centrifuga l’aveva fatta cadere.
Collega subito il pensiero a una frase ripetuta da sua madre: “rovesciare l’olio porta sfortuna”.
Cambia scena e Kunegunda sta facendo le valige per qualcuno, forse per suo marito. Entra in una stanza e ritrova la macchia d’olio d’oliva per terra.”

La trama è quella di un film giallo, un film del maestro del giallo, Hitchcock: all’inizio “una grande macchia d’olio d’oliva”, alla fine si “ritrova la macchia d’olio d’oliva per terra.” Il mistero non è stato risolto. Il “film – sogno” si conclude così com’è iniziato senza disvelare il nome dell’assassino e tanto meno il mistero della “macchia d’olio d’oliva per terra” e, orribile a dirsi, “in lavanderia”. La funzione onirica è formidabile, anzi “formidable en francais” perché linguisticamente fa più effetto. Il sogno è testo e contesto, intreccia trame e racconti, rievoca e ripropone, usa la logica e il simbolismo. Il sogno è complesso come il sognatore che spesso non si ritrova in quel che produce soltanto perché ha dimenticato il linguaggio dei simboli che aveva elaborato e imparato da bambino, “infante”, quando “non sapeva parlare” ma esprimeva benissimo e poeticamente il suo mondo interiore.
Ma cosa significa il sogno di Kunegunda?
Si tratta soltanto di un incidente domestico legato a un gagliardo elettrodomestico?
O si tratta di una psicodinamica implicita in una struttura psichica e messa in atto come simbologia comanda? Buona è la seconda!
E allora andiamo a disvelare il mistero dell’olio d’oliva e a esplorare meglio questa risorsa meravigliosa che è, oltre l’olio d’oliva, l’umano sognare.
Il sogno di Kunegunda inizialmente si snoda con simboli precisi e dominanti: l’olio d’oliva, la lavatrice, la lavanderia, la grande macchia d’olio, il grande straccio unto e quadrato. In primo luogo considero questi simboli e le psicodinamiche annesse per poter ricostruire la psico-storia del “resto notturno” giallastro di Kunegunda.
L’”olio” unge e macchia, di conseguenza attesta simbolicamente della colpa e del senso di colpa, della colpa effettiva e della colpa presunta. Dell’olio, nonostante sia d’oliva, non prevale la valenza alimentare, ma quella dell’unzione. Quest’ultima ha un’ambivalenza nel distinguere positivamente l’eletto e nell’esaltarlo, pensiamo all’unto del Signore e all’unzione dei sacramenti, e nel distinguere negativamente il malvagio per colpa commessa e per reato da espiare. Nel caso di Kunegunda vale la seconda perché si tratta di una condanna.
La “lavatrice” è un contenitore che condensa il versante erotico e sessuale della femminilità, un grembo meccanico con annessi e connessi psicofisici, un grembo anaffettivo e colpevolizzato dal momento che lava, ripulisce con “catarsi”.
La “lavanderia” assolve l’espiazione della colpa trattandosi di luoghi dove si svolgono rituali catartici anche se logistici e meccanici. Chi si è macchiato di colpa o di peccato si deve purificare e deve espiarne il fio, sia che si tratti di reato e sia che si tratti di sacrilegio.
La “grande macchia d’olio, come si accennava in precedenza, evidenzia simbolicamente una grande colpa o un grande senso di colpa.
Il “grande straccio perfettamente quadrato” e “imbevuto d’olio” è la “proiezione” simbolica di una persona vittima e colpevolizzata, abituata eroicamente a sostenere ruoli ingrati e situazioni difficili. Lo “straccio” è la “proiezione” di un soggetto di minor diritto, di una persona affetta da complesso d’inferiorità e da senso d’inadeguatezza che assorbe tutte le colpe del caso, “imbevuto d’olio”, una specie di Cenerentola maltrattata e vessata. Il “quadrato” è simbolo di resistenza al malessere e di disposizione a subire, una forma di masochismo familiare e domestico.
Kunegunda ha posto il suo “fantasma sessuale”, la colpevolizzazione della sua vita sessuale insieme a una situazione psico-esistenziale di grande difficoltà, perché si ritiene poco importante, una gregaria e non certo un leader. Ma Kunegunda ha una virtù, tende a razionalizzare e a capire quello che succede in lei e fuori di lei. Possibilmente ha potuto “sapere di sé” con un trattamento psicoterapeutico. In particolare Kunegunda ha la consapevolezza di essere sensibile alla colpa e sa che fa sempre di tutto per assolversi, soffre ma alla fine si riabilita ai suoi occhi. Tutta colpa della centrifuga! Kunegunda spiega a se stessa quello che la fa soffrire e quello che le succede.
“ Kunegunda si chiede… e poi capisce…”: non è da poco questa duttilità mentale e questa curiosità di “sapere di sé”.
Ma Kunegunda ha anche un discorso sospeso con la madre, la responsabile di quella conflittuale identificazione e di quella mancata educazione sessuale che l’ha portata alle problematiche con la “lavatrice” e con “l’olio”.
”Collega subito il pensiero a una frase ripetuta da sua madre: rovesciare l’olio porta sfortuna”.
La saggezza popolare ascrive all’olio la sfortuna in quanto lo interpreta come peccato e colpa e quindi comporta un’espiazione dolorosa. “Portare sfortuna” significa sofferenza e danno in riparazione della colpa commessa o del peccato ascritto. Ricordo che le colpe e i peccati potevano essere assolti soltanto dalle divinità nella cultura greca e cristiana: vedi la funzione catartica del “deus ex machina” nella tragedia greca, dei riti e dei sacramenti nella religione cristiana.
Quindi, niente di nuovo sotto il sole!
Chi vive nella colpa e nel peccato non è gradito a Dio e alla sua Legge e deve essere punito. Si sono create superstizioni sul semplice senso di colpa e si sono costruite teologie sull’inevitabile fallacia umana, oltre che sull’angoscia di morte. La parola “superstizione” deriva dal latino “super stat” e si traduce “sta sopra” ossia l’uomo lo ha messo in cielo perché non lo capiva e lo doveva assolutizzare per non discuterne più o mai più. L’uomo lo ha messo sopra o lassù per ispirare condotte e per condizionare eventi. La superstizione comporta soltanto in parte il processo di difesa dall’angoscia della “sublimazione”, perché annette la codificazione consapevole da parte di pochi di un potere suggestivo tramandabile di generazione in generazione: “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”. Così disse il poeta e così persiste l’ignoranza.
Kunegunda ricorda la frase della madre, una figura ieratica e significativa per la sua formazione e per la sua cultura.
A questo punto ecco il colpo di scena che ha indotto a rievocare Hitchcock.
“Cambia scena e Kunegunda sta facendo le valige per qualcuno, forse per suo marito. Entra in una stanza e ritrova la macchia d’olio d’oliva per terra.”
Abbiamo una trasposizione pari pari di scena. Dalla lavanderia della casa di Kunegunda la macchia d’olio si è trasferita nella stanza dove Kunegunda sta facendo le valige per un uomo indefinito, un qualcuno, forse il marito. “Far le valige” equivale a un accomodamento femminile dal momento che la valigia rappresenta il grembo come in precedenza la lavatrice, un grembo che si dispone al coito e immancabilmente trova nella sua storia psichica, “la stanza”, la macchia d’olio che ricompare ad attestare che la sua sessualità è colpevolizzata. Kunegunda ha ricevuto dalla madre un’educazione sessuale errata o non l’ha proprio ricevuta, per cui vive male la sua sessualità e di conseguenza il rapporto sessuale con il maschio o con il marito. La superstizione, laica o religiosa, è di danno alla formazione psichica e l’educazione familiare contribuisce a perpetuare l’errore, oltre che a danneggiare funzioni vitali come la sessualità.
La prognosi impone a Kunegunda di essere sempre tollerante con le sue debolezze e di portare avanti la razionalizzazione delle cause e delle figure a cui è collegata questa sensibilità alla colpa. L’autoironia non guasta mai.
Il rischio psicopatologico si attesta nella degenerazione del senso di colpa in una pesante sindrome fobico-ossessiva e in crisi di panico.
Riflessioni metodologiche: in effetti il sogno di Kunegunda ha svolto il suo tema sessuale dall’inizio alla fine e di misterioso c’è poco, se non il fatto della trasposizione dell’olio d’oliva dalla lavanderia alla stanza. Il richiamo al maestro del film giallo, Hitchcock , si basava sul ritorno dell’inizio nella fine a completamento della verità del sogno e ci fa faceva capire il vero conflitto e la vera psicodinamica. Ma gli autori dei film gialli conoscono molto bene la Psicoanalisi e spesso si basano sull’effetto psicologico della paura e del terrore facendo perno sulla componente “sadomasochistica” degli appassionati spettatori. Le persone che hanno esaltato questo “nucleo anale” gradiscono i film del terrore e dell’orrore perché in tal modo lo tengono sotto controllo, secondo la teoria estetica del grande Aristotele. Infatti, la sua teoria della “catarsi”, nella visione dei temi osceni e criminali della tragedia greca, prevedeva che chi vede e si emoziona immancabilmente si libera della sua componente psichica mortifera vivendola in teatro nelle trame messe in piedi dagli attori. Al contrario, l’altrettanto grande Platone, in base alla sua teoria della trascendenza della verità, l’iperuranio o il modo delle Idee, condannava questi spettacoli pubblici perché aizzavano l’istinto ferino degli spettatori.
Ditevi adesso: chi aveva ragione?
E allora, dove sta la verità?