LA “COSA” PARLA

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SALVATORE VALLONE

LA COSA PARLA”

IL LINGUAGGIO DELL’INCONSCIO

Le ca parle.”

L’Inconscio è strutturato come un Linguaggio.”

Jacques Lacan

INTRODUZIONE DI PAROLE

In principio era il Verbo.

Non sia il “Tutto”purché “Parola” sia!

Insieme

e giustificati soltanto dal nostro Dire,

tu dici,

io dico,

egli dice parole,

tante parole,

nient’altro che parole,

forse per convincere il cuore,

forse per convincere il cuore con la ragione.

No!

Il cuore no!

Cosa dice il cuore?

Niente!

Il cuore tace,

tace e riposa su un letto di rosa.

Tutta la colpa è di Gorgia l’impostore.

Il merito scientifico è di Chomsky.

Wittgenstein specula sulle parole.

Zanzotto scrive poesie di parole.

Lacan è incomprensibile con le sue parole.

E tu?

Tu voluttuosamente esageri con nuvole soffici

e con turbini uncinati di parole.

Non capisco.

Non capisco!

Cosa c’è da capire?

Vuoi capire?

C’è soltanto da sentire.

Hai sentito la musica delle parole?

Hai sentito la musica nelle parole?

Bene,

adesso può bastare

e allora… arrivederci.

Ci vediamo domani alla stessa ora nello stesso posto.

Un “aufidersen” italiano risuona in stereofonia:

a-u-f-i-d-e-r-s-e-n.

L’eco risuona lontano nelle verdi vallate altoatesine

in mezzo a pingui mucche color lillà:

a-u-f-i-d-e-r-s-e-n n n n n n n n n n n.

Mi hai sentito?

Sì.

Se hai anche capito,

tutto va bene,

okay,

ma nel caso contrario sono solo affari tuoi.

Rien ne va plus.”

Il vero Linguaggio è stato dimenticato.

Ohhh…, poveri noi!

Ahimè!

Il vero Linguaggio è stato dimenticato.

Quale Linguaggio?

Quello di oggi o quello di ieri?

Ho sentito sulla pelle un Linguaggio dimenticato.

Orsù,

coraggio,

domani ci sarà un altro Linguaggio da inventare e da non dimenticare.

Domani finalmente sentiremo un nuovo Logos nel nuovo Linguaggio.

E’ come se per “alba pratalia”

tu tracciassi un’intera pagina di aste

I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I

e declamassi un’elegia per un solo trattino

o per un’intera famiglia di trattini

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – .

Sai,

è come se io sapessi dare di me e intorno a me

nuovi sensi e arcani significati a tutti gli altri.

La suora in asilo battezza i segni per i bambini,

individua i suoni e chiama le cose dicendo parole,

suggellando parole in scritture.

Il professore di latino in cattedra recita hic, haec, hoc e is, ea, id

dicendo parole e scavando sensi nelle parole.

E io,

io infante,

io bambino senza parole,

io mi perdo per “alba pratalia”

e traccio tante aste

I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I

e tanti trattini

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

e per l’avido Paperon de Paperoni

traccio un dollaro

$,

alcuni dollari

$ $ $ $ $ ,

non solo cinque,

5,

ma tanti altri $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $,

tantissimi $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $

e per gli italiani nostalgici della lira,

traccio una lira,

£,

alcune lire

£ £ £ £ £ £,

non solo sei,

6,

ma tante altre £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £,

tantissime £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £.

A ognuno il suo $ e la sua £,

a ognuno le sue parole,

ma soltanto quelle che merita.

E adesso che tutto è sistemato e ogni cosa è al suo posto,

dopo aver scritto per “alba pratalia”,

i bambini,

tutti i bambini,

proprio tutti,

vanno subito a letto e senza cena.

TAGLIANDO PSICOFISICO 4

L’ANGOSCIA

La benemerita signora “Angoscia” ha una lunga e variegata storia: linguistica, antropologica, culturale, filosofica, religiosa, psicologica, psichiatrica, psicoanalitica. Nasce con l’uomo e lo segue nel suo percorso evolutivo con le sue prerogative di base e le sue sfaccettature di capriccio.

Per avere una semplice idea della “angoscia”, è opportuno dare una sommaria definizione e poi analizzare gli attributi di fondo dei vari settori scientifici.

DEFINIZIONE SOMMARIA

La “angoscia” è uno stato di sofferenza psicofisica caratterizzato dall’azione nefasta di un “fantasma di morte” con un pesante timore legato a vissuti depressivi di perdita e di fine imminente, con caduta delle energie vitali. Le sensazioni fisiche di costrizione toracica e le altre manifestazioni neurovegetative si traducono in una accelerazione della frequenza cardiaca, in disturbi vasomotori, in disturbi respiratori, in modifiche del tono muscolare e altro ancora.

Vediamo la “angoscia” nei vari livelli della ricerca.

A livello “linguistico” la parola “angoscia” è presente nella lingua latina: “anxietas”, “sollicitudo”, “cura”, “angor”. La traduzione è la seguente: ansia”,“paura”, “inquietudine”, affanno, “ossessione”, “costrizione”, “struggimento”, “pena”. Il greco antico “anko” significa “stringo” e richiama l’oppressione respiratoria. Anche il tedesco “angst” si traduce “mi soffoco, mi stringe la gola”, uno dei sintomi elettivi e fisiologici dell’angoscia.

A livello “antropologico” la “angoscia” designa l’emozione legata al distacco del bambino dalla madre e dal gruppo familiare, nonché la rottura della simbiosi dovuta a un atto di ira che rompe l’equilibrio psicosociale.

A livello “culturale” la “angoscia” è un “segno” o schema che interpreta il dolore della solitudine, la perdita dell’identità psichica e la caduta nell’anonimato, in una con l’isolamento e la dispersione degli investimenti.

A livello “filosofico” Epicuro parlò della “angoscia” per indicare la “felicità”: l’uomo senza divinità, senza valori politici, senza bisogni innaturali, senza immortalità. Era questo il suo “tetrafarmaco”, le sue quattro pillole di saggezza per incarnare la “atarassia”, l’assenza di “angoscia”. Nell’Ottocento Kierkegaard la collocò nella malattia umana acquisita a suo tempo con il distacco da Dio e la caduta nella spirale della categoria esistenziale della “possibilità”. Heidegger la collocò nella caduta nell’indeterminato e nel Niente di cui è intrisa l’esistenza umana. Jaspers la depose nella morte e nella vana ricerca di un senso da dare all’esistenza. Sartre la qualificò come la reazione infausta al Niente che caratterizza l’uomo e la sua vita. E avanti con altri… pessimi o buoni pessimisti.

A livello “religioso” la “angoscia” si attesta nel distacco da Dio causato dai progenitori, nel peccato originale e nella conseguente perdita della salvezza e della vita eterna. L’uomo è condannato a morire senza alcuna possibilità di riscatto: “angoscia” del monoteismo trascendente ebraico, cristiano, arabo.

A livello “psicologico” la “angoscia” è la degenerazione patologica dell’ansia.

A livello “psichiatrico” la “angoscia” è una malattia del sistema neurovegetativo e si inquadra in una serie di disturbi funzionali che vanno dalla respirazione all’attività cardiaca e altro, come si è detto in precedenza nella definizione sommaria.

A livello “psicoanalitico” la “angoscia” è legata all’afflusso traumatico di eccitazioni non controllabili dall’Io perché troppo intense. Questa qualità giustifica la caduta depressiva nell’indeterminato e lo stato psicofisico: l’angoscia è senza oggetto specifico. Mentre nella “fobia” l’oggetto è spostato, nella “angoscia” l’oggetto è apparentemente assente perché è costituito da tanti fattori legati all’evoluzione psicofisica della persona e alla modalità di affrontare e risolvere i conflitti intrapsichici ed esterni. Freud distinse la “angoscia” come segnale e meccanismo di allarme che avverte l’Io di una minaccia per il suo equilibrio e la “angoscia” primaria dell’infanzia che sviluppa la disintegrazione dell’Io. La “nevrosi d’angoscia” è legata a conflitti attuali come le frustrazioni della “libido”. La “isteria d’angoscia” scatena sintomi respiratori, cardiaci e vertigini: una “angoscia fobica” che viene elaborata e tradotta in oggetti e situazioni che provocano la crisi. In tutti i casi la “angoscia” presenta vissuti depressivi di perdita, crisi dell’autostima e dell’amor proprio, caduta dell’umore: il corredo psichico del “fantasma di morte”.

L’ANGOSCIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Analizziamo dopo tanta sintesi la nostra “angoscia” nel tempo del “coronavirus”, riflettiamo su quello che ci è successo in questi tempi drammatici e di difficile decifrazione psichica, individuale e collettiva, a causa del lungo tempo richiesto dal sistema psichico, rispetto a quello fisico, per essere assimilato.

Sappiamo che il segnale fisiologico di base della “angoscia” è l’affanno respiratorio, il fiato che non viene, il fatto che non si riesce a fare il giro con il respiro.

Sappiamo che il segnale psicologico è l’azione nefasta del “fantasma di morte” e la perdita depressiva.

In questo tempo in quale angoscia ci siamo imbattuti e quale perdita abbiamo elaborato?

Di poi, se troviamo qualcosa, analizziamo se è una nuova angoscia o è l’evoluzione di una vecchia angoscia. Vediamo come si è sviluppato il nucleo depressivo precedente.

Riflettiamo a quale pensiero la “angoscia” si associa e scatta all’improvviso.

A questo punto scartabelliamo e tiriamo fuori dal cilindro la salvifica RAZIONALIZZAZIONE. Operiamo una presa di coscienza di cosa in questo periodo si è mosso dentro di noi dietro uno stimolo così potente come quello del pericolo di contagiarsi, di ammalarsi, di lasciarci le penne.

Non basta.

Razionalizziamo anche la “angoscia” legata alla costrizione spaziale e all’inanimazione, al blocco delle energie libidiche d’investimento, nonché alla caduta nell’indeterminato e nell’indistinto psichici.

Le riflessioni vanno registrate accuratamente sul LIBRETTO, affinché l’opera di presa di coscienza sia rafforzata dall’atto dello scrivere: “verba volant, scripta manent”.

Buona fortuna e alla prossima.

Domani pubblicherò una poesia da “coronavirus” e così abbiamo il tempo di riflettere meglio e di rassodare il materiale psichico rievocato e messo in equilibrio in questi quattro giorni e dietro lo stimolo del “tagliando”.

Raccomando l’Io e la Razionalizzazione, la cura senza affanno delle nostre funzioni razionali per gustare meglio la nostra persona e l’altrui, per ridurre la tensione nervosa, per compattarci nel corpo e nella mente. Se saremo bravi, ridurremo le “angosce” in “paure” ben precise chiamandole per nome e cognome. Completiamo l’opera con l’aiuto dello “amor fati”, l’amorosa accettazione del nostro destino di uomini e di viventi, e con il sentimento della “pietas” che ci vuole insieme, intelligenti e compartecipi. Per raggiungere questo traguardo di saggezza senza essere anziani, consiglio di astenersi dalla visione di programmi televisivi altamente irosi e demenziali che oscillano “cotidie” dopo cena tra il quattro e il cinque. Evitiamo anche la monotonia del numero sette. La Cabala napoletana “docet” e stimola una fuga dai tanti e soliti dissennatori che popolano l’etere della sera italiana ormai da alcuni decenni.

Cura ut valeas!

“CAMINAMU !”

VIVERE

NON SOPRAVVIVERE

Egregi marinai,

il “blog dei sogni” si cala nella Realtà in atto e viene in soccorso di chi vorrà usare il suo supporto psicologico per navigare al meglio nel mare tempestoso che ci agita.

Viviamo un momento storico e culturale impensabile e destabilizzante e siamo chiamati a reagire con la riflessione dopo la naturale reazione emotiva di fronte alla minaccia clinica del “coronavirus”.

Bisogna elaborare l’emozione e filtrarla con la Ragione, è necessario “razionalizzare” il materiale psichico profondo che si è mosso in ognuno di noi nell’impatto con la possibilità di infettarsi e di morire.

E’ proprio un “fantasma di morte”, individuale e collettivo, quello che sottende alle nostre reazioni di fronte alla tragica possibilità. E’ come se all’improvviso si sia prospettata nella nostra panoramica mentale la possibilità di morire.

Il “fantasma” è una rappresentazione mentale primaria che tutti abbiamo elaborato nei primi anni di vita e prima di formulare nella successiva evoluzione mentale il “concetto” della morte. Ebbene questa rappresentazione emotiva, il “fantasma”, deve essere razionalizzata e assorbita dalla consapevolezza dell’Io per affrontare al meglio la dura realtà senza acerbe sofferenze.

Non basta. Al “fantasma” individuale si affianca il “fantasma” collettivo della morte, la rappresentazione sempre emotiva elaborata dalla cultura di massa. Anche in questo caso bisognerà ricondurre il “fantasma” alla Ragione e acquisire la consapevolezza delle modalità in cui viene trasmesso il doloroso tema della morte da parte delle istituzioni e dei sistemi di comunicazione.

Riepilogando: allo schema psichico individuale della morte si associa lo schema culturale della morte, l’insieme delle caratteristiche, schemi e segni, con cui viene propagata la rappresentazione della morte.

Se restiamo ancorati al “fantasma di morte” individuale, destato dall’evenienza “coronavirus”, matureremo una “tanatofobia” e vivremo le angosce collegate a questo nucleo primario della nostra formazione psichica. E’ necessario, quindi, evolvere benignamente la “tanatofobia” nella “tanatologia”, un discorso razionale sul fenomeno psicofisico della morte, una poderosa presa di coscienza del significato di quel materiale psichico che il virus ha destato in tutti noi.

Lo stesso processo di “razionalizzazione” si metterà in atto sul “fantasma” collettivo di morte attraverso il passaggio dalla rappresentazione emotiva della morte alla rappresentazione concettuale veicolata dalla gente. Anche in questo caso sarà necessaria la “tanatologia” di massa, una rappresentazione culturale razionale e condivisa.

E’ tempo di usare più che mai la Ragione individuale e collettiva.

E’ tempo di continuare a vivere e non di sopravvivere in attesa degli eventi.

E’ tempo di abbandonare l’onnipotenza o il fatalismo e di sostenersi con le capacità razionali al fine di reagire in maniera costruttiva al contesto storico in atto e che quotidianamente assorbe gran parte delle nostre energie.

“Dimensionesogno.com” si mette a disposizione di chi vuole porre domande e quesiti.

“Dimensionesogno.com” interagisce con la gente, come da sua vocazione popolare, in maniera chiara e assolutamente gratuita e secondo l’ottica del servizio sociale.

Di giorno in giorno verrà postato il materiale pervenuto ed elaborato sotto il significativo titolo “caminamu”, “camminiamo”.

Al fianco della Virologia è giusto che la Psicologia assuma la funzione di aiutare coloro che soffrono per una mancata “razionalizzazione” del materiale psichico scatenato dall’evento infettivo.

La mail è psicosoma_vallone@libero.it

Potete warzappare la richiesta, la riflessione, la questione al numero 349 5201079

La divulgazione del servizio è auspicabile e secondo la sensibilità dei tanti marinai che hanno già navigato e navigano ancora nel “blog dei sogni”.

Pieve di Soligo (TV), “zona rossa”, giorno 9 del mese di marzo dell’anno 2020

Salvatore Vallone