TRE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !

Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne (nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!) vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.

(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)

Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…

Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette; lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Questo è la “lettera – sogno – commento” di Diana.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La lettera di Diana contiene il sogno e il commento del suo “Io” razionale a delucidazione di quello che è successo e a sostegno della futura interpretazione. Diana conferma che i nostri sogni sono preda dell’”Io” razionale e cosciente e che non potrebbe essere diversamente. Nella sua lettera mette insieme le riflessioni e i ricordi del sogno, lavora di “Io” e collabora alla mia ricerca scientifica suggerendomi, ad esempio, l’uso del meccanismo della “conversione nell’opposto” quando mi dice “(nella realtà in gran forma, piena di vitalità, che guida ancora l’auto e che, nel tempo libero, va a trovare “i vecchi” in casa di riposo che magari hanno vent’anni meno di lei!): una zia piena di vitalità che abita in cimitero. E ancora a proposito della madre scrive che “(nella realtà è viva)” anche se la sogna che gira per il cimitero. Aggiunge a conferma che il suo sogno verte sull’angoscia di morte, meglio sul distacco affettivo di una cara persona: “(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”. Diana intercala la consapevolezza reale dell’”Io” con la vita onirica a conferma ulteriore che l’”Io” è attore anche dei nostri sogni ed è presente nel sogno più di quanto si pensa. Infatti l’”Io” forgia nel dormiveglia il prodotto onirico per poi riforgiarlo al risveglio. Il sogno riceve almeno tre  accomodamenti logici, uno durante il sonno, il secondo al risveglio e il terzo quando lo si scrive o lo si racconta. Il sogno è un prodotto psichico altamente impuro ma altrettanto altamente significativo per il nostro equilibrio psicofisico e per la nostra consapevolezza. Dopo queste ulteriori e note precisazioni passo a decodificare il “prodotto psichico” di Diana.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Il sogno si svolge al cimitero, dove una mia cara zia 92enne vive in una stanza all’interno appunto del cimitero, dove la vado a trovare e ci scambiamo un lungo e affettuoso abbraccio.”

Cosa significano i sogni nel “cimitero”, i sogni nel luogo delle rimembranze e dell’angoscia di perdita degli affetti, i sogni sulla vanificazione degli “investimenti di libido genitale”, i sogni sul nulla che impedisce l’esercizio dell’amore incondizionato? Attestano del “fantasma di morte”: la componente depressiva e la sensibilità alla perdita affettiva. La “cara zia”, il primo personaggio del sogno di Diana, è prossima alla dipartita e a essere ricordata, ma Diana le vuole tanto bene. L’”abbraccio” è il simbolo di un sentimento di magica fusione dei corpi e dei sensi, un insieme psicofisico esaltante e, di poi, astratto in quel sentimento d’amore che fa tanto bene a chi lo vive.

“Esco da questa stanza e, camminando per il cimitero, vedo mia madre (nella realtà è viva) e mi stupisce molto vederla lì; le dico che c’è anche mia zia (è sua cognata), ritorniamo a trovarla e la vediamo di spalle intenta a cucinare e con un’amica seduta al tavolo…”

Anche la mamma di Diana, il secondo personaggio del sogno, è prossima al ricordo dei vivi e merita un gran bene dalla figlia che, quasi quasi, la desidera immortale perché si stupisce di vederla in cimitero. Lo “stupore” condensa la caduta della vigilanza delI’”Io” e uno stato crepuscolare della coscienza, un non voler pensare alla labilità dei corpi e tanto meno alla dipartita della mamma. La zia “di spalle” segue il destino di “ubi maior, minor cessat”, dove c’è un affetto maggiore, il minore lascia il posto. La “zia” è intenta a preparare affetti, “intenta a cucinare”, perché è una donna che ha tanto dato in sentimenti e premure, oltre a essere una persona molto disponibile alle relazioni, affabile ed estroversa.

“Mi ritrovo ancora in giro per il cimitero, è quasi buio e incontro il mio compagno che inciampa, cade e nella caduta ai suoi occhiali si storcono le stanghette;”

Il sogno procede nella terza rivisitazione del “fantasma di morte” di Diana. Quest’ultima ha proprio bisogno di sviluppare il suo nucleo depressivo, la sua sensibilità alla perdita affettiva. L’appetito vien mangiando e Diana s’imbatte anche sull’affetto in atto, il suo “compagno”, l’uomo a cui si accompagna nel cammino della vita, il terzo personaggio delle sue angosce affettive. ”Inciampare” condensa una momentanea perdita di contatto con la realtà, un incidente di percorso, una contingente crisi esistenziale. La “caduta” è un aggravante simbolico che attesta della serietà dell’incidente. La “caduta”  amplifica il disagio psichico in atto secondo la visione onirica di Diana. La crisi si attesta nella difficoltà a vedere la realtà secondo una Logica che non ha più efficacia e potere: una perdita di potere della “weltanschauung”, della “visione del mondo e dell’uomo”, della logica ideologica, degli schemi culturali. Le “stanghette” rappresentano simbolicamente il rafforzamento della “weltanschauung”, così come gli “occhiali” condensano un rafforzamento artificiale e fanatico della solita “visione dell’uomo e del mondo”. L’uomo di Diana accusa una perdita di potere ideologico, del resto si trova in cimitero e inciampa, oltre a una preoccupazione della sua donna per la perdita affettiva. Diana accusa l’angoscia di una duplice perdita: la vita e l’ideologia del suo compagno.

“lui è contrariato di questo e cerco di calmarlo dicendogli che le sue conoscenti del negozio di ottica probabilmente gliele avrebbero aggiustate in giornata…”

Diana offre la soluzione, ma mostra una certa qual gelosia e non condivisione. Il sogno diventa ironico nel dire che “le sue conoscenti” al femminile “del negozio di ottica” lo avrebbero aiutato a risistemare e a rafforzare il suo sistema di idee. Sembra che il compagno di Diana abbia una bassa soglia di suggestionabilità e sembra che Diana sia particolarmente gelosa e risentita.

Questo ci dice il sogno di Diana.

POSTILLE SCIENTIFICHE SUL SOGNO

“Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

Diana conferma che il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, è la festività dei defunti a cui ha associato la sua sensibilità alla perdita affettiva nei tre personaggi, la zia, la mamma, il compagno, pur non essendo andata a visitare nessun cimitero.

“(P.S: durante il sogno, poi ripreso, mi sono svegliata con la brutta sensazione che la zia fosse morta!)”

La sensazione d’angoscia al pensiero della morte della zia nello stato di veglia conferma che il sogno avveniva tra sonno e veglia e che la funzione dell’”Io” era presente e funzionale.

PSICODINAMICA

Diana si serve del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione” per svolgere il suo “fantasma di morte”, la sua sensibilità alla perdita affettiva in riguardo alle figure significative della zia, della madre e del compagno: tre personaggi che hanno trovato l’autore. In riguardo al compagno Diana accusa in sogno una crisi di coppia e nello specifico una non condivisione ideologica e culturale, un dissenso sugli schemi interpretativi dell’uomo e dell’esistenza.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Diana domina l’istanza “Io”, la piena consapevolezza dei contenuti del sogno e della veglia. Non è presente la funzione repressiva del “Super-Io” o la funzione pulsionale dell’”Es”. Il sogno riguarda la sensibilità agli affetti e di conseguenza rievoca la “posizione psicofisica orale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel sogno di Diana lavorano i meccanismi psichici della “condensazione”, dello “spostamento”, della “conversione nell’opposto”: “cimitero”, “abbraccio”, “cucinare”, “stupore”, “caduta”, “occhiali”, “stanghette”. E’ presente il meccanismo di difesa dall’angoscia della “proiezione-traslazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Il sogno di Diana evidenzia un tratto psichico marcato di tipo “orale”: sfera dell’affettività nello specifico.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” e la “metonimia”: “abbraccio”, “cimitero”, “occhiali”, “caduta”.

DIAGNOSI

Il sogno di Diana mostra una spiccata sensibilità verso il distacco affettivo ed elabora un “fantasma di morte” nella valenza “perdita”. Evidenzia, inoltre, un dissenso ideologico e una sottesa ironica conflittualità verso figure significative della sua vita: il compagno.

PROGNOSI

Diana è chiamata a emanciparsi affettivamente dalle persone significative della sua storia psicologica e della sua vita. Questa autonomia include anche il livello intellettivo delle idee e delle ideologie. Diana deve rafforzare il suo punto di vista e il suo pensiero al di là degli affetti costituiti. In tal modo potrà ricucire i conflitti relazionali di vario tipo ed essere appagata di sé senza inutili competizioni.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un’esasperazione del “fantasma di morte”, distacco affettivo, e nell’emersione di un nucleo depressivo di qualità nevrotica con la caduta della qualità della vita e delle relazioni.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno in se stesso viene da lontano e arriva lontano e fino a quando cammina la vitalità del corpo: dal grembo materno alla primissima infanzia, dall’adolescenza alla maturità, dalla vecchiaia allo stato di coma. Trattasi di attività psichica non necessariamente cosciente o più o meno cosciente, ma quello che del sogno ci arriva viene elaborato dall’”Io” in ogni modo e in ogni caso. Questo è il senso della definizione di “resto notturno”, un frammento o un residuo, quel che resta di un travaglio psico-percettivo vissuto e sviluppato durante il sonno. E di questo “resto notturno” siamo debitori alla funzione psichica “Io”, perché il sogno è formulato secondo le modalità del “processo primario” gestito dall’”Io” e riceve i contenuti dalla nostra storia psichica. Il “processo primario” si attesta nell’originaria modalità di pensiero elaborata secondo il sistema psico-percettivo in riguardo al corpo e all’altro fuori di me, quest’ultimo è chi mi nutre e allevia i dolori della fame: i dati del “sistema neurovegetativo” e sensoriale. Dopo i quattro mesi inizia l’evoluzione del rudimentale “processo primario” cenestetico con una “riflessione”, un rifrangersi delle sensazioni e delle esperienze in una forma naturale e semplice di autocoscienza. Inizia a formarsi un abbozzo di “Io”, di “coscienza di sé”: il “fantasma di sé” succede al “fantasma della madre”, la prima esperienza-conoscenza dell’infante. Il bambino si percepisce come corpo vivente e altro dalla madre e non come una sua appendice: si è profilato l’”Io”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICO

In base a quanto affermato nella decodificazione dei simboli e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Diana è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Diana in persona ha detto che il “resto diurno”, causa scatenate del sogno, è la festività commemorativa dei defunti: “Premetto che il sogno è stato fatto questa notte tra il 1° e il 2 novembre, ma che in questi giorni non ho frequentato cimiteri !”

SEMBRA GUERRA MA E’ UN GRANDE AMORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con un amico in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia.

Siamo seduti e davanti a noi ci sono due soldati israeliani. A un tratto, da sinistra, giunge una collega di lavoro e spara a questi due soldati che cadono a terra.

Visto quello che è accaduto, io e il mio amico ci alziamo e corriamo fino a una casa. Si tratta della casa dei miei nonni. Entriamo, ma non dalla porta, dalla terrazza.

Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.

Ci accorgiamo che la collega ci sta inseguendo.

Nel corridoio ci sono diverse armi. Io le guardo tutte nell’intento di sceglierne una, ma nessuna mi sembra adeguata. Alla fine ne prendo una che mi va  bene.

Quando entriamo nella stanza, anche il mio amico ha un’arma. Balzo sopra il letto che si trova accanto alla porta, mentre il mio amico si apposta in un angolo della stanza lontano dalla porta da cui sarebbe entrata la collega.

Io gli faccio cenno di sparare dal momento che si trova in una posizione migliore. Tuttavia, lui si rifiuta e così io sono costretto a sparare alla collega.”

 

Questo è il sogno di Marsel, un giovane uomo di cultura mediorientale.

 

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

Si nasce da madre e si vive con il padre: una semplice verità che va al di là dell’etnia, della cultura, della società e delle altre sovrastrutture che costellano il cammino della vita umana. Il “resto notturno” di Marsel svolge una parte del viaggio psichico intorno alla “posizione edipica”: l’emancipazione dalla seduzione materna e l’identificazione maschile con annesso esercizio della sessualità. Le culture influiscono sui costumi, ma non alterano i vissuti e gli assunti di base psichici. La “Madre” è un archetipo, un simbolo universale, al di là del suo individuarsi nella madre di Marsel. Questa universalità attesta non soltanto di schemi condivisi e di valori convissuti, ma soprattutto di un’essenza umana ineludibile che si manifesta nelle psicodinamiche e nella psicopatologia. Bisogna aggiungere che l’intensità dei vissuti, dei fantasmi e dei conflitti varia in base alla considerazione data alle figure coinvolte. Il caso di Marsel manifesta una cultura a base latente matriarcale ed esibita come patriarcale: l’incisività psichica della madre è superiore al valore culturale del padre, per cui si struttura un acritico attaccamento dei figli nei riguardi della figura materna.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI

Il sogno di Marsel è ricchissimo di simboli e di fantasmi. Evoca, inoltre, l’archetipo della “Madre” nel suo visitare la figura materna e lo “spostamento” nella “collega” giovane. Passiamo all’analisi.

“Amico”: trattasi di una “proiezione” difensiva di una “parte di sé” e di un rafforzamento psichico per continuare a svolgere la psicodinamica edipica. La simbologia include l’alleanza e la condivisione, la “traslazione” difensiva del  conflitto in un provvidenziale “alter ego”.

“Deserto”: istanza depressiva e “fantasma di morte”, caduta della vitalità e blocco degli investimenti della “libido”, stallo delle relazioni e isolamento.

“Spiaggia”: rilassamento e distensione, disposizione psichica e benessere esistenziale, risoluzione di conflitto e riposo del guerriero, appagamento psicofisico.

“Soldati”: cariche di “libido” in attesa d’investimento, potenziale psichico e aggressività condensata, organizzazione e disposizione dell’Io.

“Sinistra”: sistema neurovegetativo e universo psichico femminile, pulsione e regressione, fantasma di morte e istanza depressiva.

“Collega femmina”: alleato psichico e rafforzamento erotico, traslazione difensiva della figura femminile e della parte androgina corrispondente, seduzione e attrazione.

“Sparare”: esercizio della “libido genitale” e aggressività sessuale maschile,  erotismo e coito.

“Casa dei nonni”: protezione e rifugio, “regressione” difensiva e affettiva.

“Terrazza”: processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, desessualizzazione degli investimenti in atto.

“Stanza da letto”: “condensazione” dell’affettività e dell’intimità, erotismo e sessualità, disimpegno psicofisico e sospensione degli investimenti pragmatici.

“Armi”: organo sessuale maschile e aggressività della “libido genitale”, schermaglie seduttive e funzione penetrativa.

“Letto”: disimpegno psicofisico e rigenerazione, seduzione e intimità, affidamento ed esercizio della “libido genitale”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Marsel sviluppa la psicodinamica edipica in tutta la sostanza femminile: la madre è l’oggetto privilegiato del travaglio onirico.

“Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.”

ANALISI

Marsel esordisce in compagnia del suo alleato, un benefico “alter-ego”, rafforzandosi in questo viaggio onirico in rievocazione della sua sofferenza edipica e della sua emancipazione sessuale. La “sabbia gialla” mantiene l’ambiguità del “deserto” o della “spiaggia”, dell’aridità psichica difensiva del mancato coinvolgimento per l’angoscia implicita o del confine tra la terra e il mare, tra la madre e la dimensione profonda. L’esordio del sogno oscilla emotivamente tra angoscia depressiva e fascino dell’evoluzione psichica.

“Mi trovo con un amico in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia.”

Le cariche libidiche sono in attesa d’investimento ed ecco che dal passato si profila ed emerge la “collega”, la figura femminile che trasla la figura materna da giovane, una donna particolarmente bella e aggressiva che colpisce e annienta le cariche sessuali maschili, una donna “assassina” simbolo di bellezza e di seduzione, una donna che gioca bene le sue carte femminili. Importante è notare come il sogno elabora trasformandoli anche i conflitti militari in atto in quella parte del globo terracqueo.

“Siamo seduti e davanti a noi ci sono due soldati israeliani. A un tratto, da sinistra, giunge una collega di lavoro e spara a questi due soldati che cadono a terra.”

La consapevolezza della bellezza e dell’attrazione erotica comporta una salutare “regressione” al tempo antico e nello specifico quando in casa dei nonni abitava la giovane figlia, la futura mamma di Marsel. La “terrazza” comporta il processo difensivo della “sublimazione della libido” per necessità etiche e per necessità psichiche. Marsel non s’impaurisce di fronte alla bellezza femminile e alle arti fascinose e non le vive come minacce alla sua  sopravvivenza dal momento che mette in atto la rivisitazione del tempo in cui è nata la sua “posizione edipica” e in particolare l’attrazione erotica nei confronti della figura materna. Il sogno non si ferma di fronte al nucleo psichico e conflittuale: tutt’altro! Il sogno si addentra e si dirige verso la radice del vissuto e del fantasma in riguardo all’universo femminile. Marsel ha il coraggio di rievocare la psicodinamica e di riappropriarsi del quadro.

“Visto quello che è accaduto, io e il mio amico ci alziamo e corriamo fino a una casa. Si tratta della casa dei miei nonni. Entriamo, ma non dalla porta, dalla terrazza.”

Marsel è ritornato sul luogo del delitto e ha immaginato la mamma giovane e bella come la collega assassina, l’ha immaginata nella stanza da letto, nella sua procacità intima e nel trionfo della femminilità.

“Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.”

Ecco che ritorna la “collega” assassina; la “traslazione” della madre giovane è provvida per continuare a dormire e per sviluppare la psicodinamica edipica, una collega che li segue con intenti ambigui e non certo pacifici o meglio li insegue e non li segue, perché i due compari sono in fuga. Marsel è stato veramente affascinato, nel bene e nel male, dalla sua mamma e ha vissuto un’adolescenza di vero struggimento dal momento che i pensieri, le fantasie e le emozioni lo hanno “inseguito” in questa tormentata fase psichica della sua evoluzione.

“Ci accorgiamo che la collega ci sta inseguendo.”

A questo punto si può andare al dunque e al perché: tutti i salmi finiscono in gloria, in vera gloria. Subentrano le “armi”, anzi “diverse armi”, una gamma di organi sessuali maschili, i simboli dell’aggressività erotica deputata alla concretizzazione della “libido genitale”, la penetrazione e il rapporto sessuale. Tutto il quadro psicofisico è assolutamente normale e giusto, oltre che molto bello. Si stanno adempiendo le “scritture psico-evolutive” in un contesto commovente di ricerca e di desiderio. Tradurre in parole il travaglio amoroso di Marsel avrebbe richiesto la penna poetica di Jacques Prevert o di Pablo Neruda e la sensibilità magica di Karl Gustav Jung. E’ affascinante procedere nell’analisi del sogno di Marsel per estrapolare le delicate movenze ispirate dal sentimento dell’amore allo stato puro e dalle sensazioni del piacere allo stato trasgressivo. A questo punto Marsel attende di scegliere l’arma giusta, di crescere e di maturare a livello psicosessuale. Sono gli anni dell’adolescenza e il momento in cui Marsel può e deve operare l’identificazione nel padre per acquisire l’identità psichica maschile. La figura paterna è ipotizzata, ma non è presente nel sogno, mentre il nonno è compreso nella casa dei “nonni”. La figura maschile è presente nel sogno di Marsel sotto forma di amico e di soldati: il primo si traduce “rafforzamento” e i secondi si traducono “libido”. Dopo la giusta e umana sensazione d’inadeguatezza, Marsel ha incarnato e calzato la sua maschilità.

“Nel corridoio ci sono diverse armi. Io le guardo tutte nell’intento di sceglierne una, ma nessuna mi sembra adeguata. Alla fine ne prendo una che mi va  bene.”

L’amico di Marsel è anche lo specchio che rafforza il suo “Io” e nello specifico la sua identità maschile. Marsel vede se stesso nell’amico dotato di “arma” e rafforza la sua immagine rafforzando il suo “Io”, la coscienza e il gusto di sé. Si evidenzia un residuo di “libido narcisistica” deputata sempre al rafforzamento delle conquiste psichiche effettuate nel cammino della vita. Si evidenzia anche una complicità acrobatica in funzione difensiva da una donna potente e prepotente, la collega assassina o meglio la madre in versione giovane.

“Quando entriamo nella stanza, anche il mio amico ha un’arma. Balzo sopra il letto che si trova accanto alla porta, mentre il mio amico si apposta in un angolo della stanza lontano dalla porta da cui sarebbe entrata la collega.”

Lo strano attentato difensivo è pronto; non ci resta che seguire l’epilogo. Marsel si sposta nell’amico alleato per compiere la missione, ma poi giustamente si riappropria del suo ruolo e del suo compito edipico per cui è costretto a riconoscere la madre e ad acquisire la sua autonomia psichica. Fuori, nel mondo, ci saranno centomila donne da amare. Il simbolo “sparare” attesta il desiderio e l’attrazione sessuale a riprova che Marcel ha in atto un conflitto con la sua bella e affermativa genitrice. Auguri!

“Io gli faccio cenno di sparare dal momento che si trova in una posizione migliore. Tuttavia, lui si rifiuta e così io sono costretto a sparare alla collega.”

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate sono “l’Io, l’Es e il Super-Io”. La “posizione edipica” è dominante e la figura materna occupa uno spazio importante nell’economia psichica di Marsel.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “proiezione”. I processi psichici di difesa richiamati sono la “regressione” e la “sublimazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, cosiddetto volgarmente carattere, manifesta un tratto isterico, conflittualità intrapsichica.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate sono la “metafora”, la “metonimia”, “l’enfasi”.

DIAGNOSI

La diagnosi è la seguente: psiconevrosi edipica, stato di conflittualità affettiva.

PROGNOSI

La prognosi impone a Marcel di portare a compimento la relazione psichica con la madre e di risolverla per comporre al meglio la sua sfera affettiva. All’uopo Marcel può ricorrere al recupero della figura paterna o alla sua alleanza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO 

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi edipica di tipo isterico, fobico-ossessivo o d’angoscia con difficoltà relazionali e struggimenti. Il rischio è quello iniziale del suo sogno ossia di trovarsi “in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia” ma senza amico.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Marsel prova non soltanto dell’universalità della “posizione edipica”, ma anche di come la cultura incide nella formazione psichica e nei sogni di conseguenza. Il culto della madre è vissuto in maniera intensa dalle popolazioni del basso Mediterraneo. La Sicilia, ad esempio, riassume degnamente questo acritico, mistico e ambiguo attaccamento dei figli alle madri. La diffidenza verso il padre porta a un ridimensionamento del “Super-Io” e di conseguenza alla diffidenza verso le istituzioni politiche e giuridiche, verso lo Stato e il Diritto.

GLI OCCHI COLORATI DI BENEDETTA

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TRAMA DEL SOGNO

“Passeggiavo con mia madre in una vigna rigogliosa, nella casa di campagna in cui vivevamo. A un tratto, appare una gazzella dai bellissimi occhi verdi che sembravano occhi umani. Ci si avvicina e dice: “controllate la presenza della gente della vostra casa.” Poi va via.
Io e mia madre ci interroghiamo su tali enigmatiche parole e facciamo ritorno a casa per controllare che vada tutto bene.
Lì, era tutto tranquillo, tutto come sempre.
Allora, mia madre pensa di contattare mio fratello, che viveva fuori, per chiedergli se stesse bene. Tuttavia, pensa che era ancora molto presto e che lo avrebbe svegliato dal sonno, così rimanda la telefonata ma resta agitata.
Io le dico di stare tranquilla, nonostante io stessa fossi inquieta.”

“Poi, il mio sogno si sposta alla notte. Mi trovavo in una casa con alcuni amici del liceo. C’era anche il mio ragazzo con alcuni amici suoi, tuttavia quasi non parlavo con lui. Sedevo accanto a un’amica che aveva avuto una bambina da poco e le chiedevo come stesse la piccola. Alla domanda, lei s’intristisce e mi dice che aveva fatto una cosa stupida. Mi dice che, da appena nati, era possibile, con una semplice operazione, decidere che colore dare agli occhi dei bambini. Solo che lo splendido celeste che aveva deciso di dare agli occhi della sua piccola, si era trasformato in bianco.“

Questi sono i sogni di Benedetta.

CONSIDERAZIONI

Si evidenzia immediatamente la discorsività difensiva nel rammendare il sogno, di per se stesso anarchico, in un composto democristiano. La riformulazione logica del “resto notturno” attesta il bisogno di Benedetta di approcciarsi da sveglia alle sue produzioni psichiche notturne con rispetto, con cautela e con un buon grado di consapevolezza. E fa benissimo, perché questo suo costume mantiene quando dorme l’omeostasi nei limiti di guardia impedendo le conversioni isteriche delle tensioni in eccesso e mantiene quando è sveglia una pacatezza nella progressiva “coscienza di sé”, una dolcezza ruffiana verso se stessa, una gradevole compiacenza associata a una civile tolleranza.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

La “vigna rigogliosa” condensa la variazione dello stato di coscienza in un quadro di benessere psicofisico, la tendenza a lasciarsi andare e a fantasticare, la capacità di vivere con facilità le pulsioni dell’Es, l’istanza profonda dove hanno sede le energie vitali in attesa di essere psicologizzate o immaginate o simbolizzate o pensate. La “vigna” condensa anche l’istituto familiare e l’esercizio disinibito degli affetti.

La “gazzella” rappresenta lo stato della giovinezza e l’eleganza della postura, la duttilità psicologica e l’elasticità del comportamento, nonché la snellezza psichica dell’”Es”, la sede delle pulsioni libidiche e della ricerca del loro appagamento naturale.

Gli “occhi” hanno un’ampia simbologia che va dalle funzioni vigilanti e razionali dell’”Io” all’eccesso persecutorio, dal “principio di realtà” alla costruzione di “neo-realtà paranoiche”, dall’istanza censoria del “Super-Io” alla colpa e alla conseguente espiazione.

La “gente nella casa” rappresenta materiale psichico non riconosciuto e vagante, possibilmente il “rimosso” ritornato su stimolo casuale e in attesa di essere razionalizzato: invasioni inopportune di vissuti e di fantasmi non invitati a pranzo e tanto meno a cena.

DECODIFICAZIONE E PSICODINAMICA

Benedetta ha fatto alleanza con la madre, ha composto la “posizione edipica” ricorrendo alla sua duttilità psichica e migliorando la capacità di assorbire le emozioni collegate al riconoscimento di questa importante figura. Benedetta si porta a spasso la mamma e il suo corredo psichico: il fantasma e il conflitto in via di razionalizzazione e di assestamento nella sua organizzazione psichica. Ma subentra la “regressione” all’infanzia sotto forma di “una gazzella dai bellissimi occhi verdi che sembravano occhi umani”, una rievocazione del tempo in cui il fantasma e il conflitto sono stati elaborati. Benedetta deve controllare il materiale edipico introiettato e assimilato in questa sua rivisitazione della figura materna: “controllate la presenza della gente della vostra casa.”
L’alleanza continua nella ricerca di mantenere una coscienza critica di sé nella sua casa psichica, nel suo ambito interiore: “tutto tranquillo, tutto come sempre”. La “madre fantasma” e la “madre conflitto” sono ben sistemate, sono alleate e sono amiche.
Ecco che subentra il vero problema: la psicodinamica conflittuale del “sentimento della rivalità fraterna” quando Benedetta era gazzella, una bambina sensibile agli affetti.
“Mia madre pensa di contattare mio fratello”.
Bisogna tenerlo rimosso questo fantasma: “lo avrebbe svegliato dal sonno”. Il prezzo è l’agitazione: “Io le dico di stare tranquilla, nonostante io stessa fossi inquieta.”
Questo è il prezzo modesto che si paga per un fratello rivale negli affetti e in via di sistemazione psichica.
E brava Benedetta!

Nel secondo sogno sono presenti gli stessi personaggi del primo: un giovane uomo, una mamma amica, una figlia bambina, gli occhi celesti diventati bianchi.
La psicodinamica non riguarda la rivalità fraterna, bensì la “regressione” all’infanzia da parte di Benedetta e all’accettazione della sua bambina dagli occhi bianchi, i suoi, e non quelli celesti voluti dalla mamma. Il sogno rievoca il bisogno progressivo di Benedetta di emanciparsi dalla figura materna e in particolare dall’ideologia e dalla visione del mondo dell’augusta genitrice. Benedetta sogna il tempo in cui ha preso coscienza della sua possibile autonomia di pensiero dopo aver elaborato la sua identità femminile identificandosi nella madre: “da appena nati, era possibile, con una semplice operazione, decidere che colore dare agli occhi dei bambini.”
Da bambini siamo “imprittati” dalle mamme non soltanto a livello affettivo, ma anche a livello di modalità di pensiero e di contenuti ideologici.
“Poi, il mio sogno si sposta alla notte”, al tempo in cui era bambina e la consapevolezza era obnubilata dalla giovane età e dall’intensità delle emozioni: la “notte”, la caduta della vigilanza razionale dell’”Io”.
Degna di nota è il vissuto di Benedetta in riguardo alla manipolazione della madre che non accetta la figlia con gli occhi naturali e vuole imporre il complesso delle sue idee sotto forma di “occhi celesti”. Chiaramente si tratta di una “proiezione” di Benedetta che esprime il suo sforzo di emancipazione ideologica dalla madre, il rifiuto dello “splendido celeste che aveva deciso di dare agli occhi della sua piccola”.
E ancora brava Benedetta!

MECCANISMI E PROCESSI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa richiamati in sogno sono la “proiezione” e “l’identificazione”.
Il processo psichico di difesa richiamato in sogno è la “regressione”.

ISTANZE PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate in sogno sono Es, Io e Super-Io.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva evidenziata in sogno è in parte “paranoide”, sensibile alla colpa e all’espiazione della stessa.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno sono la “metafora” e la “metonimia”: vigna rigogliosa, gazzella, occhi, gente nella casa.

DIAGNOSI

Il sogno evidenzia una psiconevrosi in riguardo alla “rivalità fraterna” e alla “posizione edipica”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Benedetta di concludere l’emancipazione psichica dalla figura materna procedendo con la cautela che la contraddistingue e di vivere il sentimento della “rivalità fraterna” con la sicurezza che ha rafforzato la sua emancipazione ideologica.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un conflitto psiconevrotico che si ritorce in uno struggimento alla ricerca della giusta dimensione relazionale.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno dice della realtà psichica in atto in forma topica, dinamica ed economica: quale istanze coinvolge, come si squaderna la “libido e quanta ne investe. Conseguono le difese e le psicodinamiche. Da un sogno possiamo avere un quadro della situazione psichica in atto, da diversi sogni possiamo avere l’evoluzione della suddetta situazione. Si tratterà sempre di un’evoluzione che possiamo umanamente definire fausta o infausta. Il sogno dice se la psicodinamica ha avuto una buona presa di coscienza per cui si è bonificata o se è stata obliata per cui è tralignata in un sintomo, se è stata oggetto di riflessione o se è stata abbandonata nel dimenticatoio. La decodificazione del sogno è psicoterapia perché induce sempre una presa di coscienza del dato psichico in atto, al di là che si tratti di trauma o di conflitto.
La decodificazione del sogno accelera la psicoterapia e favorisce la giusta e salutare autoconsapevolezza. Le sedute s’incentrano sulle cause per risanare gli effetti senza un’interminabile ricerca del materiale psichico patogeno.
La decodificazione del sogno è compito dello psicoterapeuta ed è oggetto di analisi da parte del paziente fino al riconoscimento del proprio materiale psichico. Benedetta è al quarto sogno e l’evoluzione benefica autonoma è evidente. La psiche è filogenetica, ama la sua origine e la sua funzione, tende a risolvere i conflitti e a continuare a vivere, a integrare le parti psichiche alienate o non assimilate. Il sogno è filogenetico, uno strumento diagnostico e terapeutico per sua essenza.

EMPATIA E SIMPATIA “ANCH’IO SONO MADRE”

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“Miky sogna la proprietaria del suo bar, seduta sui gradini fuori che piangeva perché era stanca e perché non aveva tempo per sé.

Miky prova molto dolore nel vedere la sua sofferenza e piange con lei.

I gradini erano tre.”

“Miky sogna di parlare con la madre di una ragazza che conosce e che è vissuta con lei e di cui conosceva i problemi.

La madre è gentile con lei e le dà ragione.

Miky, allora, si chiede perché fino a quando la figlia era con lei, la odiava e, ora che si è rotto tutto, ragiona cordialmente. Si sveglia in lacrime.”

 

I sogni sono anche semplici descrizioni di quel che si vive e di quel che è successo nel giorno precedente e si sviluppano non necessariamente con colossali simbologie e non si raccontano con enfasi retorica. Quest’ultima caratteristica appartiene al sistema difensivo della persona che sogna e non al sogno. Quest’ultimo è di per se stesso complicato nei suoi meccanismi e nelle sue difese, ma spartano nel contenuto perché la gran parte non viene ricordata e quindi viene irrimediabilmente perduta. Ma perché il sogno a volte viene composto come una piccola “divina commedia” o come una breve  “odissea”? Si mettono in atto da svegli le difese dall’angoscia di essere dominati dal sogno durante il sonno e il bisogno di dominare il sogno: un problema di eccessiva vigilanza finalizzata a tenere sotto controllo il proprio materiale psichico traumatico che urge dal profondo e che vuole vedere la luce. La “logorrea” nel sistemare un sogno attesta di una struttura psichica particolarmente angosciata che si cura da sé con il tanto parlare senza chiedersi se l’altro lo segue o è interessato al suo dire.

Il sogno di Miky è il classico esempio di semplicità nella forma e di linearità nel contenuto, ha la sua bella psicodinamica madre-figlia e i suoi giusti meccanismi di difesa. Il sogno di Miky è profondo nel tema evocato e si può sintetizzare in questo modo: “empatia e simpatia”, “sono madre anch’io”, “identità al femminile completata e riconoscimento della madre portato a buon fine”.

Non è decisamente poco e allora avanti con la decodificazione!

Miky condensa nella proprietaria del bar la figura materna e la sua condizione di madre, collocandosi nello stesso tempo come figlia e come madre. Tratta il classico tema della madre stanca e addolorata perché si sente sacrificata  per il benessere dei figli e della famiglia, oltretutto senza essere riconosciuta nel suo ingrato e umile ruolo: il classico tema della donna che ha abdicato al suo benessere e al suo successo per i figli.

Chi non ricorda le lamentele della mamma e le litanie intese a colpevolizzare i figli? “Dopo tutto quello che fatto per te, tu mi ripaghi in questo modo” recita una diffusa lagna dell’augusta genitrice non riconosciuta e non abbastanza amata. Ma c’è di più! Spesso ricorre alla formula della sua frustrazione “tu mi farai morire”, una formula tremenda che lascia strascichi profondi nel tratto paranoico e depressivo dei figli. Le mamme tendono a colpevolizzare i figli e specialmente le figlie, perché con il maschio hanno un vissuto diverso e spesso stabiliscono una relazione edipica all’incontrario.

“Miky prova molto dolore nel vedere la sua sofferenza e piange con lei.”

Il processo d’identificazione nella madre e d’identità al femminile, insieme alla soluzione della pendenza edipica, in Miky  è definito e compiuto. Guarda caso, i gradini erano tre: io, lui e lei. Il numero “tre” condensa la posizione edipica e la famiglia. La simbologia del “pianto” è catartica e rafforza il ruolo acquisito: le lacrime sono parole liquide che liberano il “non nato di sé” ossia quello che si sente dentro e non trova espressione. La prima realtà del “non nato di sé” è l’emozione, di poi la lacrima che si tradurrà in parola. Il “dolore per il “non nato di sé” attesta il meccanismo psichico della “empatia” e della “simpatia, vissuti complessi fatti di senso e sentimento che si possono definire processi.

E’ opportuno soffermarci su questi fenomeni psichici perché ci riguardano quotidianamente. La “empatia” significa letteralmente “dentro l’emozione o il sentimento”o meglio “dentro il senso e il sentimento”. Trattasi della capacità d’immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne, più che i pensieri, gli stati d’animo, i movimenti del senso e del sentimento. Si tratta di un processo d’immedesimazione e di “proiezione” in cui si conserva la coscienza della propria identità. Freud tratta l’”empatia” come una forma psichica che dall’identificazione giunge all’immedesimazione passando per l’imitazione, un meccanismo mediante il quale è possibile partecipare le sensazioni, i sentimenti e le emozioni, il “pathos” di un’altra vita psichica. Fin qui l’empatia!

La “simpatia” si traduce letteralmente “un sentimento e un senso vissuti insieme”, “una sensazione vissuta insieme”, “una partecipazione a uno stato affettivo” che denota un’affinità tra persone e una  comunicazione nel “sentire” sensazioni e sentimenti. In filosofia gli Stoici, (Grecia e quarto secolo “ante Cristum natum”) avevano bellamente esteso questo circuito psichico a tutte le parti dell’universo, un’attrazione magnetica che governava la realtà vivente, uomini compresi. Questo riferimento serve a capire come e quanto la sapienza di oggi è antica.

Tornando al sogno, possiamo affermare che Miky si è immedesimata nella madre perché si è identificata in lei, completando il tormentato viaggio edipico e rafforzando la sua identità femminile. Di poi, la maternità ha portato Miky alla parità dell’esperienza e del vissuto, anche se la madre deve restare una figura carismatica nel bene e nel male e non una semplice figura. Eppure Miky è vissuta con lei e ne ha conosciuto i disagi e le sofferenze, oltre che i pregi e le virtù, ma non l’ha mai colta in questa dimensione umanamente solidale: “Miky sogna di parlare con la madre di una ragazza che conosce e che è vissuta con lei e di cui conosceva i problemi.”

Nel secondo sogno esprime il suo conflitto con la madre legato alla sua visione della madre sofferente nell’accudire i figli e alla sua incapacità di poterla aiutare. La maternità si capisce con la maternità a tre livelli:  fisiologico, psichico e culturale. Il livello fisiologico si attesta nel travaglio, nel parto e nella fatica dello svezzamento e dell’educazione. Il livello psichico si attesta nello sforzo di capire e di alleviare e nella gioia di capire e di alleviare. Il livello culturale si attesta nel ruolo che alla madre viene riservato dalla società in cui vive.

Tornando al sogno di Miky si vede come il rapporto conflittuale con la madre si evolve nel rapporto di “empatia” e “simpatia”: anche Miky piange liberando il passato conflittuale. Le lacrime sono acqua che pulisce i sensi di colpa e libera nuovo benessere.

“La madre è gentile con lei e le dà ragione. Miky, allora, si chiede perché fino a quando la figlia era con lei, la odiava e, ora che si è rotto tutto, ragiona cordialmente. Si sveglia in lacrime.”

“La odiava” conferma un sentimento edipico universale o meglio costante in tutti quelli che hanno bisogno di vivere un padre e una madre: le radici.

“Ora che si è rotto tutto” offre il senso traumatico del distacco, il passaggio dalla dipendenza all’autonomia.  Che termini forti e veri, ragazzi!

La prognosi impone a Miky di allargare la “empatia” e la “simpatia” nei confronti della madre e di prendersi cura di lei quando il tempo sarà severo.

Il rischio psicopatologico si attesta nel senso di colpa in riguardo ai sentimenti negativi verso la figura materna con struggimento per la mancata comprensione di quel tempo in cui era figlia adolescente. Il logorio ossessivo consegue e contribuisce a far cadere la qualità della vita: una psiconevrosi.

Riflessioni metodologiche: la questione che si pone con il sogno di Miky è  come si deve giostrare una mamma nell’accudire se stessa e i figli. La prima condizione è non vivere i figli come limiti ma come variazioni evolutive. In questo modo si riduce la carica aggressiva già implicita nella gravidanza e nel parto. I figli variano la qualità della libertà. Di poi, la mamma non deve assolutamente smarrire l’amor proprio e l’autostima. Deve considerare adeguatamente la sua evoluzione psicofisica nella maternità e farne un fiore all’occhiello della sua natura femminile. La mamma non deve proiettare sui figli i propri vissuti in riguardo ai suoi genitori. Dei suoi vissuti deve mettere in atto quelli positivi e accantonare quelli negativi. La frustrazione materna nasconde altri disagi e quindi è opportuno rivolgersi alla loro soluzione.

Una buona mamma ha tempo per sé e per il servizio amoroso dei figli specialmente se è affiancata da un uomo degno di lei.

 

PROIEZIONE E NEGAZIONE SADICA

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“Clotilde sogna una donna dai capelli neri che di notte la guarda dal balcone del condominio di fronte al suo.

Poi si trova a prenderla per le caviglie e a rotearla con forza in modo di farle sbattere la testa contro il muro fino a svuotarla.

Poi appiattisce il suo corpo. 

E’ morta, ma in una sorta di rito espiatorio ne conserva i resti tra due fogli di carta.”

 

Il sogno di Clotilde è al primo impatto decisamente macabro e induce a pensare quanta crudeltà omicida e quanta ferinità possano albergare in quella che si definisce la “psiche” di un essere umano. Alla luce del “contenuto manifesto” di questo sogno non si può essere in disaccordo con la concezione pessimistica dell’uomo: “homo homini lupus”. Fortunatamente siamo a livello di “psiche”, ma purtroppo spesso questi fantasmi travalicano dalla dimensione interiore nella realtà e vengono agiti. E allora tutti ci meravigliamo del come è potuto succedere e del perché è successo, proprio perché ingenuamente ci piace seguire la concezione ottimistica dell’uomo: ”homo homini agnus”. Freud aveva del bambino una concezione pessimistica e arrivò a definirlo “perverso polimorfo” proprio per la sua valenza psichica prevalentemente pulsionale e per la poca presenza della funzione dell’Io. Concepiva l’uomo adulto un sacrificato nella sua “libido” a causa della necessità di vivere in società, ma nel suo secondo sistema psichico diede grande importanza alla funzione equilibratrice dell’”Io” nei riguardi delle pulsioni dell’”Es” e delle repressioni del “Super-Io”. Come non condividere quest’ultima tesi, apportate le giuste correzioni legate al tempo e alla cultura?

L’”Io” è salvifico, l’autocoscienza è salutare per sé e per gli altri, la superstizione e la suggestione sono deleterie, così come l’ignoranza di sé porta a grandi disastri individuali e collettivi. John Lennon in “Imagine” illustra il mondo migliore possibile a cui aspirerei.

Dopo quest’ampia digressione occorre convergere sul sogno di Clotilde.

Il “contenuto latente” ci dice la seguente semplice verità: la distruzione della “parte negativa di sé” proiettata nella signora del condominio di fronte al suo in una coreografia decisamente sadica. Clotilde ha scisso il “fantasma di sé” in la “parte buona” e la “parte cattiva” e non riuscendo a gestire la “parte cattiva” ha fatto ricorso a tutto il suo “sadomasochismo”, legato alla “fase anale” degli  investimenti della “libido”, per liberarsene in una “catarsi” secondo un “rito espiatorio” della colpa. La scissione,”splitting”, del “fantasma di sé” è logicamente antecedente e supposta, perché nel sogno non c’è traccia, mentre è perfettamente rappresentato il meccanismo psichico di difesa della “negazione” attraverso l’atto sadico distruttivo.

Riepiloghiamo: il sogno di Clotilde è paradigmatico per spiegare agli studenti di “Psicologia dinamica” i meccanismi di difesa della “proiezione”, della “scissione dell’imago”, della “negazione”, facendo un significativo collegamento alla “fase anale” degli investimenti della “libido”: un sogno universitario a conferma che il sogno non è un semplice “resto notturno”, ma è un prodotto psichico polivalente e complicato nella sua elaborazione più di quanto si possa pensare. Altro che quattro numeri al lotto per una volgare ma ricca quaterna!

Questo è il “significato latente” del sogno di Clotilde e io lo spiego ai miei affezionati lettori del “blog” in maniera più semplice possibile, chiedendo anticipatamente scusa per qualche necessario tecnicismo e per qualche caduta nella semplificazione.

Il primo dato importante da considerare è il mancato risveglio per incubo di Clotilde di fronte a tanta sua atroce ferocia. Questo vuol dire che il sogno era gestibile a livello di tensione perché il suo “contenuto latente”, il significato, non era il suo “contenuto manifesto”, la trama. Il meccanismo onirico della “censura” ha ben funzionato, così come i meccanismi dello “spostamento” e della “condensazione”: “spostamento” nella dirimpettaia anziché in se stessa e “condensazione” in una donna dai capelli neri da uccidere.

Il secondo dato è il meccanismo psichico di difesa della “proiezione”. Trattasi di un meccanismo primitivo di attribuzione ad altri di idee, sentimenti e fatti disdicevoli e censurati di propria appartenenza. Un pericolo interno viene trasformato in pericolo esterno, questa è la “proiezione primaria” e serve a stabilire la distinzione tra “Io” e l’altro da me, tra “lo” e il “non Io” senza ricorrere alla “rimozione” ed attribuendo al mondo esterno la causa delle proprie sgradevolezze e delle proprie inaccettabili mancanze. Questo  processo serve a fortificare “l’Io”. La “proiezione secondaria” inibisce e rimuove la parte inaccettabile e ingestibile e la rende persecutoria in quanto l’oggetto esterno è investito dell’odio proiettato. Questo processo è progressivo nella sua intensità e può arrivare fino al delirio ossia fino a perdere il controllo di se stesso e all’abdicazione del principio di realtà. Non è bastata la “rimozione” in entrambi i casi, non era sufficiente relegare a livello inconscio o meglio nel dimenticatoio il materiale psichico non accettato e rifiutato di sé.

Altro meccanismo di difesa chiamato in causa è lo “sdoppiamento

dell’imago” che si attesta nella lotta contro l’angoscia di perdita dell’oggetto gratificante e contro il rischio di arrivare al modo psicotico di difesa attraverso lo “sdoppiamento dell’Io”. Lo “sdoppiamento dell’imago” è stato scoperto da Melanie Klein, psichiatra infantile, con la teoria dell’oggetto parziale nella “posizione schizo-paranoide”, la madre scissa in “seno buono” e “seno cattivo”, lo “splitting”, e con la teoria dell’oggetto totale nella “posizione depressiva”, la madre; il tutto avviene durante il primo anno di vita. L’”Io” distinguerà nello stesso oggetto una immagine positiva e rassicurante e una negativa e terrificante senza possibilità di conciliare le immagini contraddittorie e opposte. Una parte dell’”Io” rimane organizzata, mentre un’altra parte, rivolta verso l’esterno, considera buoni alcuni aspetti e li investe di “libido” rigettando gli aspetti frustranti e minacciosi. Fin qui lo “sdoppiamento dell’imago”.

Il meccanismo di difesa della “negazione” è arcaico e consiste nel rifiuto di riconoscere aspetti sgradevoli o angoscianti della propria realtà psichica in atto, i quali non sono stati rimossi e che, quindi, si presentano alla coscienza senza poter essere ammessi e razionalizzati come vissuti o fantasmi propri. Ma può succedere che queste parti psichiche rifiutate di sé si immettono in circolo nell’esercizio della vita perché stimolate da qualche  esperienza traumatica.

Questa è la parte teorica che ci consentirà di spiegare non solo il sogno di Clotilde, ma anche di conoscere meglio la nostra essenza e la nostra dialettica psichica ossia come siamo fatti dentro.

Analizziamo il sogno di Clotilde per avere la conferma oggettiva della teoria: dalla grammatica passiamo alla pratica.

Clotilde si trova di fronte all’altra se sessa nel crepuscolo della coscienza,”di notte”: “Clotilde sogna una donna dai capelli neri che di notte la guarda dal balcone del condominio di fronte al suo.”

Poi procede a liberarsi di questa immagine negativa di sé devitalizzandola in maniera sadica. Un’orribile centrifuga liberatoria per Clotilde che vuole liberare la sua testa da tutte le inaccettabili “parti negative di sé”. Anche l’espressione linguistica “fino a svuotarla “ dà chiaramente il senso di risolvere l’angoscia in maniera repentina e totale: “fuori il dente e fuori il dolore” si dice nel nobile gergo della saggezza popolare.

“Poi si trova a prenderla per le caviglie e a rotearla con forza in modo di farle sbattere la testa contro il muro fino a svuotarla.”

Ma ancora non basta. Le macabre sequenze liberatorie hanno bisogno di una ulteriore manovra di appiattimento dopo lo svuotamento organico. Ma quanta angoscia ha Clotilde, visto che non è ancora appagata nella sua interiorità da queste macabre manovre?

“Poi appiattisce il suo corpo.”

La simbologia dell’appiattimento porta a buon fine il meccanismo della “negazione”. In effetti, nel mio dizionario dei simboli onirici leggo: appiattire rappresenta “l’uniformità emotiva difensiva”, rendere indistinte le emozioni perché ingestibili dall’”Io” e irriducibili alla consapevolezza.

“E’ morta, ma in una sorta di rito espiatorio ne conserva i resti tra due fogli di carta.”

Clotilde si vuole tanto bene da completare l’opera difensiva dall’angoscia  con il rito espiatorio della colpa di conservare la memoria del misfatto, come si faceva da adolescenti con il quadrifoglio portafortuna tra le pagine del quaderno di botanica o con la rosa regalata dalla persona di cui si era infatuati, “senza parole”.

I meccanismi di difesa dall’angoscia hanno perfettamente funzionato e Clotilde in sogno li presuppone, lo “splitting” e lo”sdoppiamento dell’imago” o del “fantasma di sé”, o li rievoca uno per uno, la “proiezione” e la “negazione” in una cornice sadica. Per quest’ultima vi rimando allo studio della “fase anale” dell’evoluzione della “libido” secondo le teorie di Sigmund Freud.

Resta il problema del perché questo sogno?

Qual è il “resto diurno” di questo “resto notturno”?

La vita di Clotilde deve essere incorsa in qualche esperienza importante ma traumatica, dal momento che esulava dalla sua quotidianità e anche dal suo modo di pensare e di viversi. Si sono scatenate in lei fantasmi antichi ed emozioni represse che adesso chiedono di essere, non solo ascoltate, ma anche appagate, pena un disturbo psichico più pesante del semplice  struggimento.

Quale prognosi? Bisogna vivere al tempo giusto e al momento opportuno le esperienze: “ogni cosa al suo tempo”, dice la saggezza popolare.
La prognosi clinica impone a Clotilde di rafforzare la consapevolezza delle difese instruite in questa emergenza psichica della sua vita, perché i meccanismi chiamati in causa sono particolarmente delicati e pericolosi. Clotilde deve ben capire le sue necessità psicofisiche per poi agire di conseguenza nella realizzazione dei suoi progetti esistenziali. Dal momento che il sogno ci dice la psicodinamica del conflitto ma non la causa, è opportuno riflettere ben bene sulla qualità della consapevolezza di tutto il quadro.
Il rischio psicopatologico si attesta nell’evoluzione dei meccanismi di difesa verso uno “stato limite” in cui si oscilla tra il desiderio e la realtà, tra la fantasia e lo stato delle cose, tra una neorealtà gratificante e la quotidianità severa. 

Riflessioni metodologiche: bontà dei meccanismi di difesa e meno male che esistono. I meccanismi di difesa sono funzionali all’equilibrio psichico e alla formazione del carattere al punto che si può definire quest’ultimo come l’organizzazione delle difese. Dallo stato di quest’ultime si può supporre, più che definire, il concetto di normalità psichica. La difesa è un’attività dell’”Io” destinata a proteggere ogni uomo da un’esigenza pulsionale troppo forte. Il sistema delle difese non si deve intendere esclusivamente come una serie di comportamenti psicopatologici,( più o meno giustificata dalla presenza di un conflitto o tra le varie istanze psichiche dell’”Es”, dell’”Io” e del “Super-Io” o tra queste istanze e la realtà), perché il sistema delle difese forma anche i tratti originali del nostro cosiddetto “carattere” o meglio formazione reattiva, i quali non sono necessariamente patologici. I meccanismi di difesa dell’”Io” servono, quindi, sia alla formazione psichica di ogni soggetto e sia al suo adattamento nei confronti della realtà. La psicopatologia si attesterà soltanto nell’uso inefficace o rigido delle difese oppure nel loro dannoso adattamento alla realtà esterna o perché la Psiche non funziona in maniera armoniosa e flessibile o perché il sistema delle difese è stereotipato. Rivedendo i meccanismi di difesa in prospettiva economica, bisogna rilevare che esiste un costante e sincronico articolarsi di molte difese, oltre che un gerarchizzarsi delle stesse in vari gradi. La “normalità psichica” esige il possesso di buone difese diversificate ed elastiche, le quali permettano un sufficiente gioco pulsionale che non opprime l’”Es”, una giusta considerazione della realtà che non inquieta e disturba il “Super-Io”, un arricchimento costante dell’”Io” in un ambito di relazioni mature e scambi soddisfacenti. Le difese non devono essere energeticamente dispendiose, bensì efficaci a ripristinare lo stato di equilibrio psicofisico nel minor tempo possibile e legate alla migliore espressione del realismo utilitaristico. L’”Io” deve oscillare attorno a un asse medio che lo arricchisce e che previene i rischi del suo affascinante e avventuroso cammino.