ALLA CAPITANA

Capitana,

capitana di breve corso,

il corso degli eventi sotto la volta celeste,

il cielo di quella volta,

quella volta in cui ho sostenuto il canto delle cicale

durante la danza dei ciclamini in fiore.

Era il 2 novembre, ricordi?

Quante memorie traslate su quelle lapidi ignote,

i soliti militi di anglosassone memoria,

quante imprecazioni al buontempo e al maltempo

in quella valle di lacrime voluta dai preti e dalle mignotte!

Portami un buon caffè

dalla terra in cui soggiorni in attesa di partire.

Sia poi il Tutto,

altrimenti la Filosofia non può deambulare.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 31, maggio, 2024



AUTORITRATTO 5

In questo mondo di matti,

di bulli gonfiati e di bambole teleigieniche,

io ho i miei amici preferiti,

un pugno stretto di volenterosi ragazzini e ragazzine,

quelli del sabato in osteria e della domenica allo stadio,

quelli che fan festa con le trippe alla Nutella

dalla sora Menica di Trastevere,

quella che ci lascia stare,

lassece star,

perché a suo tempo abbiamo dato,

in quel tempo in cui ce ne siam fottuti della galera e della brutta morte

per preparare questa gente forte

che adesso se ne sbatte di crepar,

quelli che sanno

che la camicia rossa e nera s’indossa

per combattere e morir per il Milan di Rivera nello stadio di San Siro

in una domenica bestiale insieme a quella lei

che la rende ancora più bestiale.

Cosa vuoi?

Cosa vuoi di più?

Io sto dalla parte della gente umile,

io sto dalla parte del popolo modesto,

io sto dalla parte della gente di borgata,

io non sto dalla parte di Kraepelin

sulla demenza precoce e sulla mania depressiva,

io non sto con Lombroso

su i matti che sono matti in testa e basta.

Io sto con Basaglia

sul fuori tutti e andate a casa

perché la messa è finita.

Che nostalgia di Franco!

Ah Franco, Franco!

E i tuoi amici?

Che gente, che brava gente!

Gorizia è un sogno sognato a occhi aperti anche da Giammario,

è l’ombra di un sogno che fugge anche da Marisona la biondona,

una favola bella che finisce come i film di Sergio,

il vero immortale del sentimento d’amore è soltanto l’amore.

Eppure le donne non ci vogliono più bene

perché portiamo la camicia fouxia,

mentre gli uomini s’indignano e s’incazzano

tra un si grazie e un no prego,

tra un no grazie e un si prego.

Tu no vax o si vax?

Tu no green pass o si green pass?

Tu dammi tre parole,

per favore,

soltanto tre parole,

sole, notte, amore.

Dimmi ancora

che un pazzo mangiava

un pezzo

di pizza

in un pozzo

che puzza.

Fammi giocare con le parole dell’Altro,

di quel Signore a cui basta una sola parola

per salvare la mia anima.

Signore,

non son degno

che tu venga nella mia povera magione,

ma dì una sola parola

e l’anima mia sarà salva.

Il centurione romano aveva più fede del discepolo:

se tu sei quello che dici,

non ti serve venire nella mia casa,

tu puoi dire soltanto una parola

e il mio servo sarà salvo.

O centurione,

o mio centurione,

Roma non c’è più.

Roma è caduta in mano ai fottuti e ai menagrami.

I papi sono fuggiti all’ombra delle tante chiese ormai vuote.

Quante chiese hanno chiuso i battenti!

Quanti preti mancano all’appello

per educare la gente alle buone creanze.

La gente?

Ma dov’è la gente?

La gente è fuggita in Africa e in India,

nei Balcani e nell’Arabia,

nel cuore di terre lontane

per mangiare il kouscous al mentolo

e le cipolle con il riso.

Sono rimasti i vecchi,

quelli che tengono duro lo zoccolo

e non baciano i banchi.

Ortigia è vuota.

All’appello mancano tutti quelli che la rendevano viva.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 08,11, 2021

IL BARDO O ITA DIXIT FRANCUZZUS

“Ultima fermata.
Signori si scende.”

Cicciuzzus Saccuzzus,
il bigliettaio dell’immarcescibile azienda siciliana trasporti,
non transige.
Ipse dixit.
Di poi, si va in rimessa o in garage, s’il vous plait.

“Ultima profondità,
quella finale,
la Morte,
ma non la Morte e basta,
la Morte dopo la Vita.”
Ita dixit Francuzzus.

Consoliamoci.
Magari e per gradire,
una cura ricostituente e antidepressiva fa la sua parte a Catania e a Milano,
quella con le pasticche biologiche all’arsenico e ai vecchi merletti,
quella vegetariana che disdegna le salcicce al finocchietto e al peperoncino,
quella con la mortadella lardellosa igp di una Bologna grassona e ghiotta,
quella che passa la formidabile azienda sanitaria della mitica Siracusa,
quella che serve a un essere speciale come lo stesso Francuzzus.

“Il sonno si alterna alla veglia,
la Morte si alterna alla Vita.
Tra il sonno e la veglia c’è il sogno,
tra la Morte e la Vita c’è il Bardo,
il traghetto tra due Vite che si susseguono,
una che è finita e una che comincia,
il vecchio e il nuovo.”
Ita ridixit magister, titolo oltremodo meritato, Francuzzus.

Ma noi siamo siciliani e abbiamo i traghetti della Caronte,
il dimonio dagli occhi di bragia
che ti porta dal continente direttamente in galera e in tre quarti d’ora,
che ti offre il primo arancino al ragù rancido e rifritto in olio di extra palma,
che ti presenta subito un vassoio di spazzatura all’odore di zagara.
Noi ci consoliamo con un chirurgo estetico,
quel mascalzone fresco di giornata
che da sempre cambia i connotati dall’oggi a ieri
e del mafioso di turno fa un bambino da sciogliere nell’acido,
un Totò con le minne e un Giovanni senza cugghiuna,
un Bernardo come un cane e un Tanu al botulino nelle gote.
Noi siamo fatti così.
Siamo dei mostri,
se vogliamo,
e ce la mettiamo sempre tutta,
storicamente e culturalmente ce l’abbiamo messa tutta
per insegnare ai forestieri
e non sfigurare con il resto del mondo civile.
Fondamentalmente ce la siamo sempre cavata,
anche con i Savoia e con Benito,
con baffone e con gli americani,
con Giulio e con Silvio,
con gli uminicchi e con i quaraquaquà.
Noi siamo gente con il pizzo e con il merletto.
Non ci manca niente,
neanche la cocacola e le mandorle della California.

“Dopo la morte una nuova vita avrà inizio,
ma prima di entrare in una nuova vita,
ci sarà il Bardo,
il Bardo.
Bisogna meditare nel sonno,
notte dopo notte,
per essere consapevoli nel momentum mortis
di quale viaggio si inizia
e quale viaggio si conclude.”
Ita riridixit Francuzzus, u maistru ri Catania!

Ancora che insisti con questa litania orientale
da istituto magistrale e tra i dervisci di casa nostra,
tra i fedeli di cosa nostra.
A me, ormai, gira intorno la stanza
e ho un forte dolore di panza.
Prenderò un biloplofucorene per le vertigini
e una pastiglia di botulino per le rughe allo stomaco.
E poi, ricordiamoci che il preside è fascista,
è presidente di un’Italia giovine
che non ha niente a che fare con Mazzini e con gli scout,
non sopporta le penne a biro o le stilografiche con l’inchiostro blu,
non canta cucurucucù paloma perché è nazionalista,
tanto meno canta ahiahiahi come i picciriddri babbi.
Lui grida soltanto “viva il duce,
viva il duce che ci dà l’acqua e la luce,
e i cannola di ricotta la domenica,
se facciamo i bravi e se vestiamo alla gran moda.

“Il sogno lo sa e lo dice.
Se sei sveglio,
guarda l’esperienza del sonno,
il sogno,
guarda il tuo sogno,
medita.
Medita sul dormire,
sul sognare,
sullo svegliarsi.
Medita sul morire,
sul Bardo,
sulla nuova vita.
Ita firmavit Cicciuzzu, u maistru cantanti e cantaranu!

Ancora,
ancora con questa tiritera di ciciri, parrini e ciuscia.
Cosa vuoi che mediti?
Noi in Sicilia abbiamo le arance rosse come il mestruo di Rosaria
e le arance bionde come le giovani svedesi devote a santa Luciuzza.
Noi abbiamo il Gattopardo,
che ce ne facciamo del Bardo?
Con il principe di Lampedusa siamo a posto
e non abbiamo bisogno di nessuno del continente nero,
quello romano e quello de Milan.
Il premio lo confezioniamo da soli
con una medaglia d’oro del signor Grisafi
e la cassatina alla ricotta con pasta martorana
dell’augusta pasticceria Girlando di Avola.
Non abbiamo altri bisogni.
Non abbiamo altri sogni.
Vogliamo solo dormire.
Siamo autosufficienti e autonomi.
Abbiamo Messina terremotata
e Matteo senza denaro,
abbiamo il dottor Pacchiotta
che fa miracoli con il bisturi e la lupara,
con i colletti bianchi e neri,
con le suore di clausura e con i preti neri e cappelluti.

“Gli Illuminati hanno memoria delle vite precedenti
e dopo la morte sono in grado di conservare la lucidità
anche nella fase del Bardo;
per gli Illuminati la reincarnazione non avrà luogo;
la coscienza,
libera da ogni desiderio,
non si farà irretire in un nuovo ciclo di Vita e Morte;
entrerà direttamente nel Nirvana,
lo stato di infinita pace e saggezza.”
Semper et ita vobiscum noster Franciccium posuit.

Sai che coglioni!
Basta,
fuori i secondi,
i terzi e i quarti di maiale della famosa macelleria
“i piaceri della carne” in Belvedere,
periferia di una oscena e tossica Siracusa.
Ita confirmavit u buddillista dell’istituto magistrale
nell’ora di ginnastica e di religione,
quando i professori erano ancora e almeno un poco istruiti
e insegnavano soprattutto l’educazione.
Chiudiamola qua,
altrimenti la cosa puzza
e ci tocca pagare il pizzo a don Gaetano.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 03, 06, 2021