EROS E TANATHOS

TRAMA DEL SOGNO

“Sono in una macchina insieme ad altre due persone: una è la mia fidanzata, che siede nel sedile passeggero anteriore e l’altra persona è l’autista: uno sconosciuto, calvo, dallo sguardo di ghiaccio.

Io siedo nel sedile posteriore.

Io e la mia fidanzata iniziamo a discutere e alziamo i toni della voce. L’autista caccia una pistola e le spara tre colpi al corpo.

Lei non muore, ma resta ferita e ci ritroviamo in una casa lussuosa, in una Sicilia gattopardiana e io mi scuso con lei continuamente per aver provocato questa situazione.

Lei è ferita e sanguina molto, ma è capace a stare in piedi e parlare. È un po’ offesa e un po’ arrabbiata, ma in fondo sembra che possa perdonarmi.

Io intanto sono nudo e mi vergogno.

Ad un certo punto in stanza entrano sua sorella (mia cognata) e un’amica di sua sorella ed io mi nascondo dietro il tavolo perché sono completamente nudo.

A questo punto mi sveglio, molto turbato, e non prendo sonno prima di un’oretta.”

Questo sogno è di Oneiro.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Sono in una macchina insieme ad altre due persone: una è la mia fidanzata, che siede nel sedile passeggero anteriore e l’altra persona è l’autista: uno sconosciuto, calvo, dallo sguardo di ghiaccio.”

Oneiro è il nome scelto dal protagonista di questo apparentemente languido psicodramma e si traduce “onirico”, “sognante”, “subliminale”, “crepuscolare”, “fantasioso”, “inconsapevole”, “trasognato”, “felliniano”. L’interpretazione del sogno dirà anche se la scelta del nome è del tutto casuale o è attinente ad alcuni tratti della struttura psichica di Oneiro, alla sua “organizzazione psichica reattiva”, alla sua formazione psichica evolutiva. Dopo questa iniziale scommessa diventa interessante l’immersione nel mondo profondo di Oneiro.

La “macchina”, è ormai risaputo, simboleggia la sessualità con i suoi meccanismi neurovegetativi, spontanei e naturali, quasi meccanici, dal momento che l’azione dell’Io è notevolmente ridotta a causa della pulsionalità istintiva che governa e contraddistingue l’umana funzione sessuale.

Oneiro è in piena tresca erotica e sessuale con “altre due persone”. Meglio: Oneiro sogna di vivere la sua sessualità portandosi dietro due “immagini” elaborate nel tempo e per la precisione si tratta della “immagine della donna” rappresentata nella figura della sua “fidanzata” e la “immagine dell’uomo”, “l’autista” automatico, aggressivo, senza idee, freddo, glaciale, il maschio che guida la macchina e che si accompagna alla sua fidanzata. Insomma, Oneiro sta rivisitando in sogno le “immagini di sé” come parte della coppia e durante l’amplesso erotico e sessuale, nei preliminari del coito, nella dimensione intima e privata, la vita a modo suo “amorosa”. Oneiro sta osservando se stesso e nello specifico i modi di relazionarsi eroticamente e sessualmente con la sua “fidanzata”. In questa naturale e primaria operazione difensiva di “sdoppiamento dell’imago”, meglio “proiezione”, Oneiro scopre quella “parte psichica di sé” caratterizzata dalla calvizie o carenza depressiva di idee e di progetti, dallo “sguardo di ghiaccio” o freddezza affettiva e ridotto coinvolgimento sessuale, nonché poche prospettive progettuali. Insomma Oneiro è “sconosciuto” a se stesso, “uno sconosciuto”, uno strano “sconosciuto” perché teme di essere “l’autista” e sa di essere “l’autista”, un uomo che guida i meccanismi della sua macchina sessuale senza il naturale coinvolgimento e la dovuta partecipazione: “l’homme que regarde”. Oneiro vive male se stesso e la sua donna, “fidanzata”, a causa dello “autista”, quell’uomo “sconosciuto”, “calvo e dallo sguardo di ghiaccio”. Oneiro non si accetta e, allora, in sogno si sdoppia e di “proietta” in questa “immagine negativa di sé” per continuare a dormire e non cadere nel risveglio con l’incubo. Ricordo che quest’ultimo si attesta nella coincidenza del “significato latente” con il “significato manifesto” del sogno.

Per adesso e fin qui la decodificazione può già bastare al fine di operare le giuste riflessioni, ma andare avanti è necessario, oltre che degno di curiosità e interesse.

Io siedo nel sedile posteriore.”

Oneiro è sornione, psichicamente difeso, “siede nel sedile posteriore”, si guarda quando fa sesso o fa l’amore che dir si voglia, si osserva per bisogno di essere formalmente a posto e secondo i suoi bisogni soggettivi e le sue necessità personali, si defila nelle retroguardie per potersela svignare al momento opportuno e dire a se stesso “quello non sei tu”. In effetti, l’uomo seduto “nel sedile posteriore” è “l’immagine positiva di sé”, la “parte positiva del fantasma” della sua persona, la “rappresentazione di sé” vissuta ed elaborata nel corso della sua formazione ed evoluzione psichiche: un uomo che teme di essere come “l’autista” della macchina, sessualmente freddo ed affettivamente gelido, e che si scinde e si osserva al fine di evitare di essere quello che teme. Ricordo che il “fantasma” è la rappresentazione primaria legata alla modalità del pensiero infantile e che la “scissione delle imago” è un “meccanismo primitivo di difesa dall’angoscia”. Oneiro, quindi, in riguardo alla sua vita sessuale, usa queste modalità e questo meccanismo, entrambi risalenti all’infanzia. Niente di negativo, tutto normale e possibile, ma di certo l’evoluzione è stata bloccata in questo settore delicato della vitalità umana come la sessualità e soprattutto è stato compromesso il coinvolgimento erotico e sessuale con una donna. In specie, se è la “fidanzata”, la questione relazionale e umana si complica per entrambi i soggetti in questione, il fidanzato e la fidanzata. Quest’ultima, in particolare, deve stare in questo gioco dinamico difficile da comprendere e far proprio.

Io e la mia fidanzata iniziamo a discutere e alziamo i toni della voce. L’autista caccia una pistola e le spara tre colpi al corpo.”

Come non detto!

Ecco la suddetta questione papale papale, precisa precisa!

Neanche un indovino avrebbe potuto prevedere tutto questo, ma la Psicoanalisi del sogno certamente è di casa in questi intrighi relazionali di cui non si parla con nessuno e spesso neanche con il partner.

Traduco il capoverso così significativo ed esplicativo.

Oneiro discute con se stesso e si pone il suo problema traslandolo per difesa dall’angoscia nella fidanzata al punto che la fa arrabbiare e gridare: “alziamo i toni della voce”, perché il problema personale e, di poi, relazionale non è da poco, è grande, anzi è colossale, dal momento che la “parte psichica negativa” di Oneiro, la rappresentazione fredda e anaffettiva, istruisce un coito violento: “caccia una pistola e le spara tre colpi al corpo”. Insomma, non siamo mica combinati bene, se, quando si fa l’amore o il sesso o si penetra la vagina o si è in intimità con la propria fidanzata, ci si spoglia di qualsiasi calore affettivo e dolcezza relazionale e si diventa un freddo frequentatore del bordello di Malta, un uomo asettico, freddo, glaciale, senza le qualità umane e sessuali che la circostanza e il ruolo richiedono. Non si può andare a letto con la propria ragazza e trattarla come un pezzo di legno su cui intagliare le tacche dei propri trofei. La donna non è il calcio della tua pistola. Tutto questo non si può fare in primo luogo per se stessi, perché è la chiara prova che non ci si rispetta e non si rispetta. Insomma, Oneiro, per dirla con Freud e la sua dottrina, è in piena “fase narcisistica” e fa sesso con se stesso andando a letto non soltanto con la sua fidanzata, ma anche con l’autista. “Queste son situazioni di contrabbando”, canta ancora dal cielo stellato Enzo Iannacci in “Messico e nuvole” a proposito del divorzio. Si va a letto in tre e chissà quanti altri “fantasmi” innominati e non riconosciuti si intrufolano tra le lenzuola di un motel o sui sedili della mitica “cinquecento”. Insomma, non si può trattare di merda la fidanzata facendola sentire nell’intimità sessuale e affettiva una parte poco importante del corredo e dell’arredamento.

Dal faceto, non tanto faceto, andiamo sul serio, non tanto serio come tutte le umane cose.

Il problema di Oneiro è in primo luogo l’angoscia del coinvolgimento affettivo con una donna, erotico e sessuale di conseguenza. Oneiro non opera investimenti di “libido genitale”, ma è fermo e conosce molto bene gli investimenti di “libido narcisistica”, quella che alla coppia fa solamente danno e arreca detrimento all’equilibrio psicofisico e relazionale. Oneiro deve maturare per poter stare in coppia da uomo, con il suo ruolo maschile, con la sua storia e la sua formazione evolutiva. Proprio quest’ultima abbisogna di essere portata avanti nella “posizione psichica genitale”, la dimensione donativa e generosa verso di sé e verso il partner, la relazione matura e completa che non ha bisogno di altro, se non del piacere reciproco di avere un piacere completo di ordine sessuale e soprattutto affettivo. In sintesi: Oneiro fa sesso con la fidanzata e non è soddisfatto della sua persona e della sua prestazione, nonostante la pistola, chiaro simbolo fallico, e “i tre colpi sparati al corpo” e non all’interezza della persona che risponde formalmente al ruolo di sua “fidanzata”. Oneiro fortunatamente non è contento di sé e del suo virile operato che sa tanto di immaturità affettiva e di angoscia dell’investimento e del coinvolgimento. “En passant”, capita di solito tutto questo “bailamme” ai figli di mamme possessive che hanno impedito e bloccato l’evoluzione dei figli per i loro bisogni e le loro angosce depressive e abbandoniche. Naturalmente devono essere i figli a liberarsi anche se le mamme sono resistenti e restie a lasciarli volare fuori del nido e, tanto meno, ad affidarli ad altre donne. Tutto questo viene detto sempre “en passant”.

Lei non muore, ma resta ferita e ci ritroviamo in una casa lussuosa, in una Sicilia gattopardiana e io mi scuso con lei continuamente per aver provocato questa situazione.”

Oneiro è un uomo sensibile e colto. Oneiro ha fatto delle sue conoscenze e delle sue letture anche materia psicologica di identificazione e di identità psichiche. Oneiro si è parzialmente identificato nel corso della sua tormentata formazione in don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata, il Gattopardo. Oneiro ha letto o visto a suo tempo il capolavoro di Giuseppe Tomasi, a sua volta duca di Palma e principe di Lampedusa , “Il Gattopardo” per l’appunto, ed ha assimilato la figura burbera e severa, nonché sessualmente a suo modo attiva di don Fabrizio, quello che andava regolarmente dalle “benefattrici” in quel di Palermo e che faceva tirare giù tutti i santi del Paradiso alla moglie Maria Stella quando le toccava sottostare, nel senso concreto della parola, al corpo monumentale del marito principe e in crisi per astinenza sessuale, più che erotica e affettiva. Del resto, don Fabrizio Corbera è la classica espressione del Narcisismo decadente e sornione che si arrende soltanto alla Morte e non al Mondo, è un uomo che non concepisce gli altri come persone su cui investire sensi e affetti, “libido”, gente da amare insomma. Don Fabrizio non ama neanche i suoi figli, è attratto soltanto dalla sua immagine giovanile “proiettata” nel giovane nipote Tancredi. Con i propri figli don Fabrizio è di una freddezza glaciale, con la moglie esercita il diritto sessuale più bieco e atavico, lo scarico animale della “libido narcisistica”. Oneiro si scusa con la sua fidanzata e la illude compensandola con una “casa lussuosa” e con i beni di consumo venale, ma non è contento in primo luogo di se stesso con se stesso, per come tratta se stesso in questa circostanza affettiva e sessuale, non è contento di come vive e gestisce la sua vita e la sua vitalità. Oneiro ha la consapevolezza che “questa situazione”, questa “modalità psichica narcisistica” di porsi con le donne non va per niente bene e che va evoluta e portata a giusta maturazione. Decisamente e volentieri in coscienza mi ripeto e dico che Oneiro non è contento di se stesso. Ergo, si pone l’esigenza ineludibile di muoversi e di cambiare registro e spartito.

Meno male e viva l’Italia tutta intera, dalla Sicilia al Friuli!

Lei è ferita e sanguina molto, ma è capace a stare in piedi e parlare. È un po’ offesa e un po’ arrabbiata, ma in fondo sembra che possa perdonarmi.”

Oneiro si rende conto che la sua fidanzata o la sua “lei”, come la definisce da due capoversi, è offesa nella dignità di persona e soffre molto non soltanto a livello psicologico, ma anche a livello di equilibrio psicofisico, energetico o libidico. Oneiro si rende anche conto o si illude che la sua “lei ce la fa e ce la potrà fare, perché “è capace” di mantenere la schiena dritta e di comunicare la sua insofferenza e sofferenza “in primis”, perché ha una personale e originale vitalità di persona “ferita” e che “sanguina molto”. A tutti gli effetti si tratta di “proiezioni” di Oneiro nella sua “fidanzata lei”, è tutto materiale psichico dell’uomo che se la racconta a suo uso e consumo soltanto per non modificarsi e adeguarsi dignitosamente alla situazione di coppia. E’ proprio Oneiro che è offeso con se stesso da se stesso, è arrabbiato con se stesso, ma soltanto e sempre “un po’ e mai abbastanza per prendere consapevolezza e adire al cambiamento psichico e relazionale. “In fondo” si può sempre perdonare, assolvere in queste insolvenze e incongruenze. Oneiro sente che non va bene la sua “posizione psichica narcisistica” quando si trova con la sua “lei”, sente che ci vuole la “posizione psichica genitale” per amarsi e per amare, sa che la sua situazione psicofisica non è matura al punto di donarsi e donare, al punto di concepire il “dono” come la novità psichica della sua evoluzione: il riconoscimento dell’altro. Questo è il “dono” e non i soliti baci perugina o le caramelle di Annamaria Mazzini in “Parole, parole, parole”. Il “dono” è il riconoscimento dell’altro ed è il segno della maturazione psichica effettuata e assimilata. Adesso puoi essere anche padre, mio caro don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata, mio caro Gattopardo. Adesso non solo puoi amare Maria Stella, ma la puoi anche onorare della tua bella persona senza vanagloria e prevaricazione, senza raccontarsi la storia dell’uomo fatale e originale che girava per il mondo alla ricerca della sua “metà mela”. Quante stronzate sono state elaborate al fine dell’immobilità e sacrificate sull’altare della demenza televisiva e giornalistica.

Io intanto sono nudo e mi vergogno.”

Hai capito il perché, mio caro Oneiro, uomo del tempo andato e sognatore di un cielo stellato tutto tuo?

Finalmente “nudo”, finalmente Oneiro è innocente e senza difese, finalmente è privo degli inutili “meccanismi psichici di difesa dall’angoscia”, quelli che non servono e sono pericolosi per l’equilibrio psicofisico individuale e relazionale, dal momento che nessuno al mondo è un’isola bagnata o un asteroide ghiacciato. La nudità attesta della prima atavica consapevolezza dell’uomo chiamato Adamo e della donna chiamata Eva, la primaria “coscienza di sé”, il primo “sensus sui” possibile soltanto nel momento in cui si deroga dalla Legge del Padre e della Madre per diventare “auto-nomi”: “legge a se stessi”. Finché si è in minorità psicofisica, la nudità è possibile e praticabile. Puoi sempre dire a te stesso e agli altri che “non sapevi”, non eri consapevole, non avevi il gusto e l’olfatto di te, non avevi sentito la voce del potere, ma, quando ti accorgi di essere “nudo”, vuol dire che sei cresciuto e il voler stazionare nella posizione ingenua e innocente ti rende ridicolo ai tuoi occhi “in primis” e agli occhi degli altri “in secundis”. La vergogna è la vertigine della libertà. Mai sensazione e sentimento sono stati positivi e fattivi. Pudet, Oneiro pudet. Dopo aver istruito la competizione tra Eros e Tanathos, Oneiro si vergogna per tutto quello che non ha ancora scoperto di sé e non ha messo in atto, si vergogna del “non nato di sé, di tutto quello che poteva far nascere di sé e di cui ha impedito il venire alla luce. La “vergogna” è la latina “verecundia”, la molla che scatta nel momento in cui tu assumi sulle tue spalle il carico della tua natura di esistente e aspiri alla liberazione dalle dipendenze e in primo luogo le tue, quelle che ti sei costruito per difesa dal coinvolgimento con te stesso e con gli altri, quelle sovrastrutture ideologiche che ti bloccano in un ruolo gratificante e in un modo, tutto sommato, accettabile per continuare a vivere da solo insieme agli altri: una vita da Narciso in attesa di arrivare alla ingannevole fonte ed estrarre il pugnale o annegarsi della propria limpida acqua.

Ad un certo punto in stanza entrano sua sorella (mia cognata) e un’amica di sua sorella ed io mi nascondo dietro il tavolo perché sono completamente nudo.”

La tematica antica del “Genesi” ritorna a vivere nella fattispecie di un uomo nudo che cerca la sua identità migliore e di evolversi verso il “dono”, un uomo chiamato Adamo, pardon Oneiro, un uomo strutturato e difeso che prova disagio nel sentirsi nuovo e nella condizione buona per evolversi e migliorarsi: la perdita delle difese inutili da effettuare non soltanto nei riguardi della sua “fidanzata” o della sua “lei” a seconda della vostra bontà, ma nei riguardi dell’universo femminile, di tutte le donne del mondo, quelle che Oneiro ha introiettato sotto forma di sorella o cognata e di amica della sorella o cognata. Oneiro si porta dentro, “entrano in stanza”, un “fantasma della donna” che deve essere riconsiderato nella sua “parte positiva e negativa”, meglio che deve essere evoluto nella rappresentazione della donna e senza le distinzioni oppositive che da bambino, come tutti i bambini umani, ha elaborato sulle ali del suo “pensiero primario”, Fantasia, e sotto le sferzate dei “processi primari” che chiedono a qualsiasi infante di rappresentarsi quello che vive dentro, a dare forma alle sue sensazioni semplicemente per difesa dall’angoscia dell’indefinito e dell’indeterminato, l’angoscia di morte di cui tutti i bambini soffrono insieme all’abbandono. Oneiro è ancora fermo al “fantasma della donna” e si è arenato per difesa dalla donna nel suo “narcisismo”, “posizione psichica narcisistica” classica dei cinque anni di vita. Oneiro non è andato avanti con la rappresentazione concettuale della figura femminile e con la “posizione psichica genitale”, quella “donativa” di cui ho detto abbondantemente in precedenza, quella in cui farsi un “dono” significa far contento anche l’altro, quella che impone felicemente il riconoscimento dell’altro come persona a se stante nonché unica e irripetibile, quella che investe “libido genitale” ossia quella che gode in sintonia del godimento dell’altro, quella che impone empatia e simpatia nell’unisono dell’orgasmo. Insomma Oneiro ha tanta strada da fare nel suo cammino esistenziale. E poi il sogno non dice alcunché delle figure genitoriali.

Che genitori ha avuto e ha vissuto Oneiro?

Come ha elaborato la “posizione psichica edipica”?

Sono domande sostanziali e non peregrine o da programma televisivo di Bonolis o Scotti. Certo lo psicoanalista esperto e smagato ha già capito tutto, ma non si può interpretare quello che non compare nel sogno e che si subodora. Mi limito a dire che se Oneiro è fermo alla “posizione narcisistica” ha risolto la “posizione edipica” conflittuale con i suoi genitori in maniera narcisistica, è andato avanti nei vissuti verso i genitori privilegiando il suo Io e gli investimenti su se stesso anche in questo caso. E’ anche vero che i suoi genitori non l’hanno aiutato a superare lo stallo dello splendido isolamento e a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. All’incontrario hanno goduto per i loro fantasmi depressivi di questa permanenza del figlio in ambito di splendido isolamento.

E allora, signori miei, cosa volete e cosa andate cercando?

Non vi resta che una donna capace di accettare la vostra arroganza narcisistica per le sue paure di abbandono e di solitudine e per le sue inferiorità e non certo perché è innamorata di voi.

E allora, caro Oneiro, cosa vai a nasconderti “dietro il tavolo”?

La tua nudità dice che è ora di mostrare il vero cazzo e il vero potere di non aver bisogno di esercitare il potere e in special modo sugli altri. Anche perché la psicodinamica non riguarda soltanto la relazione con la “fidanzata” o la “lei” e chicchessia di femminile, il discorso vale per tutte le relazioni. La modalità psichica è quella della relazione di Narciso mitico: io e me stesso. Speriamo che Oneiro resti completamente nudo come con le altre ragazze, che esca da “dietro il tavolo” e manifesti “urbi et orbi” dalla sua piazza barocca di che pasta è fatto un uomo chiamato Oneiro e che “in primis” lo mostri alla sua donna, una persona tenuta in poca considerazione e relegata agli umori e ai fantasmi del maschio narciso.

A questo punto mi sveglio, molto turbato, e non prendo sonno prima di un’oretta.”

Il sogno ha comunicato materiale importante e lo ha fatto in maniera abbastanza chiara, della serie chi vuol capire si accomodi e capisca pure, a conferma della psicoprofilassi propria della funzione onirica. Oneiro si rende conto che questo sogno non è stato invano come gli altri e che deve fare qualcosa per capire meglio se stesso senza difendersi ulteriormente e inutilmente. Questa presa di coscienza è dettata in primo luogo dalla qualità della sua vita e nello specifico della vita di coppia, sessualità inclusa, per cui nel sogno emergono quelle qualità dei “fantasmi” che Oneiro si porta dentro e che si riverberano su se stesso e sulla sua donna. Non trascuriamo il sacrificio psicofisico di sé, lo dicevo in precedenza, che una donna deve operare per tenere in vita una relazione con un uomo decisamente fermo alla “posizione psichica narcisistica”. Il turbamento di Oneiro è necessario alla luce dell’intensità e della qualità del sogno, ma è positivo soltanto se il protagonista non ci dorme sopra dopo un’oretta: “non prendo sonno prima di un’oretta”. La consapevolezza della psicodinamica è stata intuita, ma la “coazione a ripetere” e a perpetuare il solito rito con la fidanzata è in agguato, meglio, il rischio a perpetuarsi con le sue vecchie obsolete modalità fantasmiche e relazionali. Oneiro doveva svegliarsi del tutto e riflettere adeguatamente sulla comunicazione di servizio della sua psiche e ben valutare un processo psicoterapeutico di ristrutturazione e di ripartenza sulla strada della vita con una migliore qualità esistenziale e con una donna completa al suo fianco, con una relazione sana e non mutilata dalle mille attenzioni che il “narcisismo” costringe a riservare soltanto a se stessi.

Come si fa stare con gli altri, se dentro di te gli altri non esistono e fuori sono delle minacce per l’equilibrio del tuo Io ipertrofico?

Oneiro e tutti quelli che si sono arenati sulla “posizione narcisistica” daranno la giusta risposta al quesito non certo peregrino. Del resto, si tratta di andare avanti e di risolvere la relazione con il padre e la madre e di accorgersi dell’altro, dell’esistenza indispensabile dell’altro per il proprio benessere: “posizione edipica” e “posizione genitale”. Si tratta di imparare a riconoscere il padre e la madre come le proprie origini reali e simboliche, nonché di godere del dono da fare per provare il gusto di sé.

Cosa c’è di meglio di avere qualcosa da fare e da adempiere nella vita?

Non si morirà di noia, si penserà a stare bene e a non stare dietro alle mille vanità del grande fratello e dei glutei da esporre alle infezioni dell’infida sabbia nelle spiagge assolate e più che mai affollate dei nostri giorni.

Saranno gli effetti della clausura imposta e della repressione subita nel tempo del virus dei pipistrelli.

Bonne chance!

Un’ultima nota sul titolo val bene una Messa: Amore e Morte vanno a braccetto nel Mito, nel Rito e anche nel Sogno, a testimonianza della “coincidentia oppositorum” di cui ha detto sin dagli albori della Coscienza collettiva l’oscuro Eraclito.

Quale valenza accomuna qualità così diverse come Eros e Tanathos?

L’intensità psicofisica e null’altro, semplicemente perché tutto il resto è noia.

IL GIACCONE TRAPUNTINO AZZURRO LUCENTE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero al lavoro e due colleghi sono entrati in ufficio accompagnando il mio ex compagno da me.
Era invecchiato, ingrassato, trasandato e ubriaco.
Biascicava qualche parola che non comprendevo.
Indossava un curioso giaccone trapuntino azzurro lucente che contrastava con il suo essere trasandato.
Aveva le mani in tasca e, man mano che si avvicinava, mi sembrava che nascondesse un’arma che avrebbe usata contro di me.
Nonostante la paura, ho deciso di andargli incontro e di prenderlo delicatamente per il braccio cercando di capire cosa volesse, ma a quel punto mi sono svegliata.”

Questo sogno porta la firma di Maryanto.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanti innamoramenti e quanti amori viviamo nello scorrere ineludibile della nostra vita!
Quanti investimenti di “libido genitale” facciamo nell’esercizio quotidiano del nostro vivere!
Quanta originalità immettiamo nella nostra arte di amare?
Ci innamoriamo sin da quando percepiamo qualcuno fuori che ci nutre, la nostra cosiddetta “mamma” o “maman” alla francese. Poi andiamo avanti con modalità evolute, più che diverse, nel corso della nostra esistenza. Ogni età ha il suo modo di amare e i suoi oggetti d’amore. Fondamentalmente ci innamoriamo di noi stessi e del nostro vivere e siamo costretti dalla nostra natura biologica ad appagare i bisogni del corpo in attesa di renderli anche “mistici” trapassando serenamente e senza stridore dalla Natura nella Cultura. E in questo modo riusciamo a esaltarci anche nelle arti cosiddette spirituali.
Ma quale differenza si può porre tra innamoramento e amore?
Alberoni sociologo e Fromm sociologo hanno ben trattato nel Novecento questo tema, ma anche Schopenhauer, filosofo dell’Ottocento, ha scritto un breve testo sull’amore. Perché non ricordare anche la solidarietà edonistica di Epicuro a cavallo tra il quarto e il terzo secolo a.C.n.?
Vi rimando alla lettura di questi testi: Alberoni – Innamoramento e amore, Fromm – Arte di amare, Schophenauer – L’amore, Epicuro – Lettera a Erodoto.
Leggete e viaggiate sul sicuro garantito.
Fondamentalmente il sentimento d’amore è ampio e variegato, ma non si è lontani dal vero se quello adulto lo si inquadra come la “astrazione” e la “sublimazione” del desiderio sessuale, la “libido”, quella “genitale” nello specifico, quella che ha bisogno dell’altro e che non si riduce al solipsismo masturbatorio della mente e del corpo: “posizione fallico-narcisistica”.
Fromm aveva distinto vari tipi di amore e aveva individuato l’amare nell’esercizio: “ti amo non perché ho bisogno di te, ma perché ho bisogno di amare.”
Il buon e infelice Arthur aveva individuato il sentimento dell’amore in un inganno fenomenale del Genio della Specie per perpetuare l’umanità, “Filogenesi”. Vuol dire che la sessualità “genitale” era nobilitata dalla procreazione, al di là dei sentimenti puri che la cultura immette sull’onda dei grandi sacerdoti laici e profani, ed era dettata a monte dalla sorda “Volontà di vivere”, l’essenza del Tutto, uomo compreso.
La Psicoanalisi freudiana, nella sua prima formulazione o “prima topica” e soprattutto nei “Tre saggi sulla sessualità infantile” del 1905, considera e attesta una “libido” fortemente pulsionale, un istinto primario a base organica e basato sul “principio del piacere”: teoria delle pulsioni. Di poi, nella “seconda topica” o sistema psichico, questa teoria così corporea viene “mentalizzata” e l’istinto diventa anche oggetto di difesa da parte dei “meccanismi psichici” che sin dal primo vagito contraddistinguono la vita dell’uomo. Pur tuttavia, il “pansessualismo”, tutto si basa sull’energia complessa della “libido”, resta nella Psicoanalisi freudiana un assunto evoluzionistico di base per l’economia e la dinamica della Psiche. Quest’ultima si identifica nella progressiva consapevolezza che il senziente acquista sulle sensazioni e sulle conseguenti rappresentazioni mentali, i “fantasmi”. La base organica è ineludibile. La crescita e l’evoluzione umane sono intrinseche al corpo vivente, materia, e seguono passo passo le varie complicazioni mentali del “sistema delle difese” dal dolore e dall’angoscia di annientamento: psicoanalisi dell’Io o seconda topica. Ci sarà tempo anche per sublimare e rendere mistica la “libido”, l’energia che muove l’uomo nell’universo. Nel “quantum” esiste il “qualis”, nella “materia” è intrinseco lo “spirito” e in questo “tutto” si inscrive l’operazione psichica e logica di difesa dall’angoscia di nientificazione, la “sublimazione” e la “astrazione”. La prima consiste nel rendere nobile e socialmente compatibile la carica vitale della materia, la seconda nel rendere comprensibile il potenziale organico di cui godiamo. In ogni caso e in conclusione la “libido” non si riduce all’energia sessuale nel senso crudo della parola, ma all’energia articolata e in minima parte conosciuta del cosmo. Tanti astrofisici concludono le loro ricerche scientifiche ricorrendo al mistero dell’origine e tanti altri concludono con il ritorno al tutto da cui si proviene: metafisica e materialismo. Le conoscenze dell’uomo sono minime in tutti i settori di fronte alla complessità del cosmo, uomo compreso. Torna utile il monito di Ulisse ai suoi compagni di fronte alla brevità della vita che Dante gli ha voluto attribuire nella sua “Divina commedia”: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
Riflettere su questi temi è d’uopo soprattutto nei nostri tempi così sempliciotti.
Tornando al sogno di Maryanto, si rileva la possibilità di decodificare e di spiegare in due modi il suo prodotto, uno di poco spessore e l’altro più profondo. Nel primo caso si usa la griglia psicosociologica e si disocculta la psicodinamica relazionale, nel secondo caso si tirano in ballo i “fantasmi” e i conflitti intrapsichici dell’ineffabile protagonista.
Nel procedere terrò in considerazione i due registri.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero al lavoro e due colleghi sono entrati in ufficio accompagnando il mio ex compagno da me.”

Maryanto è una donna che si relaziona con gli uomini in maniera formale, “ero al lavoro e due colleghi”, non ama i grandi coinvolgimenti e le forti intimità, magari li desidera, ma si difende tendendo a fare la donna seria e preziosa, quella che solidarizza ma che aspetta che sia l’altro a fare il primo passo, quella che vuole che l’uomo faccia l’uomo nel senso antico del termine e anche nel senso moderno, quella che ritiene l’uomo un cacciatore secondo l’adagio antico e lo esige giustamente aggressivo e non per “sadomasochismo” ma per tradizione naturale e al di là delle mode culturali, quella che pensa che la donna deve fare la donna ed essere recettiva piuttosto che “fallica”.
Insomma Maryanto è una donna completa e all’antica e questi “due colleghi” sono i suoi alleati e i suoi ispettori. Essi rappresentano simbolicamente l’istanza censoria del “Super-Io”, la parte giudicante e morale, quella che inquisisce l’ex, un uomo che non è del tutto “ex” perché nel ricordo è ancora presente e nella psiche è vivo e attivo. Quando non ci si lascia bene, restano gli strascichi infiniti di una storia andata a male perché iniziata per bisogno e non per libera scelta. Ed ecco che nei momenti di solitudine e di debolezza ritorna il bisogno dell’altro anche se l’altro è stato precario a diversi livelli e a diverso titolo.
I “colleghi” sembrano gendarmi, carabinieri che vanno sempre in coppia nella realtà sociale e nell’Immaginario collettivo: ”accompagnano”. “L’ufficio” dà proprio il senso della formalità di un tribunale in cui Maryanto assume un deciso ruolo giudicante.
Sicuro che c’è in ballo qualche strascico affettivo dopo la separazione e la rottura della vita amorosa. E’ oltremodo sicuro che Maryanto nel sogno sta parlando di sé e alla grande. Vediamo dove va a parare con la sua psicodinamica.

“Era invecchiato, ingrassato, trasandato e ubriaco.”

Ecco che viene fuori l’aggressività!
Maryanto vede il suo “ex” peggiorato dopo la relazione vissuta con lei. Una magra consolazione e un misero conforto servono a ipotizzare un trauma da perdita nell’ex, ma a tutti gli effetti trattasi dei vissuti originari di Maryanto in attestazione anche dei suoi bisogni affettivi di allora.
Ma cosa significano simbolicamente le caratteristiche attribuite al suo ex? “Invecchiato”: poca energia e scarsa vitalità. “Ingrassato”: bisognoso d’affetto e di accudimento da carenze pregresse. “Trasandato”: andato al di là del lecito e dell’opportuno ossia fuori norma, un diverso. “Ubriaco”: necessitato a variare lo stato di vigilanza della coscienza e ad abbassarne la soglia di guardia per ridurre l’angoscia. Sintetizzo dando a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Maryanto rievoca in sogno la condizione in cui si trovava nel momento della sua vita in cui ha scelto il suo “ex” e proietta su di lui queste caratteristiche di allora. Maryanto era in psicoastenia e bisognosa d’affetto, si sentiva diversa dalle altre donne e avvertiva la necessità di abbassare la vigilanza e di vivere in uno stato crepuscolare. Il tutto era finalizzato a non sentire l’angoscia dentro. Da rilevare la presenza inequivocabile del meccanismo psichico di difesa della “proiezione”.

“Biascicava qualche parola che non comprendevo.”

Era proprio un brutto momento della sua vita!
Maryanto continua a sognare proiettando nel suo “ex” la condizione psicofisica che l’ha portata a legarsi a lui. Viene fuori che in lei e allora il circuito tra interno ed esterno era intasato, il legame tra l’emozione e la parola era precario, il filo che lega il vissuto all’espressione verbale era in quasi “tilt”, come nei migliori flipper degli anni sessanta. Maryanto non aveva un buon rapporto con se stessa, si viveva male e non aveva le modalità giuste per capire e capirsi, ma soprattutto non riusciva a tradurre l’energia interiore nell’energia della parola. Maryanto non si capiva più e non sapeva reagire. Come si diceva all’inizio, era un brutto momento della sua vita. E meno male che esistono questi brutti momenti perché ci danno la possibilità di reagire e di migliorarci tramite il grande ausilio di una poderosa presa di coscienza: la salvifica “razionalizzazione dei fantasmi”.
Nel registro psicosociale si legge che il suo “ex” non sapeva tradurre i sentimenti nelle parole, aveva grosse difficoltà di relazione e di comunicazione.

“Indossava un curioso giaccone trapuntino azzurro lucente che contrastava con il suo essere trasandato.”

Traduco nel registro intrapsichico: “facevo di tutto per non apparire così bisognosa di cure e premure e mi manifestavo in forma e attraente”. “Indossava” attesta simbolicamente dei modi di apparire agli altri. Il “giaccone” racchiude i sentimenti e gli affetti e li tutela agli occhi della gente. “Trapuntino” precisa l’entità della difesa e dell’originalità. “Azzurro” condensa la realtà in atto e il suo principio. “Lucente” desta attenzione e segnala la difesa camuffandola in piena consapevolezza.
Traduco questa stranezza nel registro psicosociale: Maryanto viveva il suo “ex” non del tutto virile, effeminato nei modi di espressione, in qualche modo “fru fru”. Spesso le donne gradiscono nel proprio uomo una similarità nella sensibilità e nei modi di pensare e di atteggiarsi. E’ la solita questione della “posizione edipica”, di come hanno elaborato nel tempo il “fantasma” e la figura del padre.

“Aveva le mani in tasca e, man mano che si avvicinava, mi sembrava che nascondesse un’arma che avrebbe usata contro di me.”

Il sogno verte sulla sessualità, un valido motivo per cercare un maschio prima che un uomo. Il simbolo fallico della “arma” dice decisamente che l’attrazione erotica e il desiderio sessuale hanno avuto e hanno il sopravvento nella scelta di investire “libido” su un uomo. La vitalità sessuale di Maryanto è stata il primo movente per cercare e per avere un maschio. “Usata contro di me” equivale al desiderio e bisogno di avere un uomo aggressivo che sa ben usare la recettività femminile e sessuale in primo luogo. Maryanto è una femmina-natura prima di essere una donna-cultura, ha bisogno e desidera un maschio in prima battuta. Il sogno verte sui bisogni e sui gusti sessuali della protagonista in un momento storico e psichico della sua esistenza.
Un rilevo sulla “figurabilità” è opportuno. Il meccanismo psichico del “processo primario”, che dà la giusta immagine al vissuto in questione, viene ampiamente usato in questo capoverso nel descrivere il maschio con le “mani in tasca”, quasi a nascondere il pene e pronto ad aggredire beneficamente la donna. Il desiderio sessuale di Maryanto viene raffigurato egregiamente. L’attesa del disoccultamento del desiderio crea suspence e fascino. Rilevo la simbologia del coito nell’arma dentro la tasca, maschile la prima e femminile la seconda.
Secondo il codice psicosociale della narrazione l’ex di Maryanto vuole punirla per l’abbandono subito, ma la verità profonda vuole una Maryanto bisognosa di appagare la sua sessualità e alla ricerca di un maschio che sappia prenderla: natura prima della cultura. Si suppone che nel tempo la relazione con l’ex non sia durata per questo importante fattore.

“Nonostante la paura ho deciso di andargli incontro e di prenderlo delicatamente per il braccio cercando di capire cosa volesse, ma a quel punto mi sono svegliata.”

Traduco: “nel momento in cui ho preso coscienza che mi ero messa con lui soltanto per motivi sessuali, ho chiuso la relazione.” Sembra che Maryanto si senta in colpa e tema di essere aggredita e punita per averlo lasciato, ma in effetti si rileva la sua seduzione anche in questo caso. Maryanto si muove verso il suo “ex” prendendolo “delicatamente” e relazionandosi con il potere che si riconosce alle idee chiare in riguardo a ciò di cui si ha bisogno in questa evoluta emergenza della vita e della vitalità sessuale.
Avendo capito la sua psicodinamica, Maryanto si può svegliare.
Si rileva, in conclusione, che la donna può gestire il potere nella relazione con suadenza e delicatezza. Una brillante forma di seduzione è implicita nell’allegoria di “andargli incontro e di prenderlo delicatamente per il braccio cercando di capire cosa volesse”.
Questo è quanto risulta e non è poco.

PSICODINAMICA

Il sogno di Maryanto sviluppa la psicodinamica del bisogno di amare, “libido genitale”. Sono possibili due letture: psico-sociologica e psicoanalitica con la decodificazione dei “fantasmi”. La prima svolge l’aggressività legata al sentimento di rivincita nei riguardi dell’ex a modo di compensazione da frustrazione subita, la seconda sviluppa le condizioni personali della protagonista in riguardo al suo bisogno psicofisico di amare e di essere amata: investimenti di “libido genitale”.
Il sogno di Maryanto elabora la psicodinamica dell’innamoramento e dell’amore in una fase critica della propria vita, quando il senso e il sentimento sono necessari per continuare a vivere al meglio nelle condizioni date.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Maryanto contiene i seguenti simboli: “colleghi” o alleato con varia funzione, “ufficio” o relazione sociale e compito, “lavoro” o investimento di libido, “biascicava” o psicoastenia e distonia tra interno ed esterno, “parola” o energia, “non comprendevo” o caduta della vigilanza razionale, “giaccone” o difesa degli affetti, “trapuntino” o difesa psichica, “azzurro” o realtà in atto, “lucente” o buona consapevolezza, “mani in tasca” o occultamento di libido, “arma” o organo sessuale maschile, “usata contro” o pulsione sadomasochistica, “andargli incontro” o alleanza utilitaristica e difesa psichica, “prendere per il braccio” o modalità relazionale.

Nel sogno di Maryanto sono richiamati i simboli universali, “archetipi” del Maschile e del Femminile, nonché della Sessualità.

Il “fantasma della sessualità” circola in maniera coperta e senza dare in escandescenze.

Ben figura l’istanza psichica censurante e limitante del “Super-Io” in “due colleghi”, l’istanza razionale e vigilante “Io” si manifesta in “ho deciso di andargli incontro e di prenderlo delicatamente per il braccio cercando di capire cosa volesse”, l’istanza pulsionale “Es” è viva in “Aveva le mani in tasca e, man mano che si avvicinava, mi sembrava che nascondesse un’arma che avrebbe usata contro di me.”

Il sogno di Maryanto svolge la “posizione psichica genitale” in quanto offre un quadro affettivo e sessuale, al di là della frustrazione in atto.

Si evidenziano i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” o simbolismo in “invecchiato” e in “ingrassato” e in “trasandato” e in “ubriaco” e nella simbologia spiegata in precedenza, lo “spostamento” e la “proiezione” in “Era invecchiato, ingrassato, trasandato e ubriaco.” e in “biascicava” e in “Indossava un curioso giaccone trapuntino azzurro lucente”, la “figurabilità” o capacità di dare immagine al fantasma in “Aveva le mani in tasca…”.
Non sono in esercizio i processi psichici di difesa della “sublimazione” e della “regressione”. Quest’ultima è presente soltanto per le necessità intrinseche alla funzione onirica: linguaggio allucinatorio.

Il sogno di Maryanto evidenzia un tratto fortemente “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: la protagonista sente la pulsione a dare in una relazione appagante per alleviare le angosce di solitudine e le frustrazioni sessuali.

Le “figure retoriche” presenti sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “invecchiato” e in “ingrassato” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “colleghi” e in “ufficio” e in “parola” e in altro. Il sogno è discorsivo e narrativo, ma delinea immagini nitide a contenuto emotivo.

La “diagnosi” dice di un bisogno psichico d’innamoramento e di amore nei versanti del sentimento e del senso. La modalità della psicodinamica coglie le esigenze psicofisiche in atto di Maryanto: un uomo forte e deciso da gestire con le arti femminili.

La “prognosi” impone a Maryanto di operare costruttivamente e senza demordere nella ricerca dell’oggetto su cui investire la sua “libido genitale” e di liberare le migliori energie nelle varie occasioni e nelle relazioni sociali.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella vanificazione dei sentimenti e dei sensi: psiconevrosi isterica con conversione delle energie frustrate in una sintomatologia varia.

Il “grado di purezza onirico” è buono, nonostante la discorsività narrativa. Prevale, infatti, la simbologia nella dinamica dei fatti occorsi.

La “causa scatenante” del sogno di Maryanto, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nella riflessione sulla condizione sentimentale e sessuale in atto o in un incontro fortuito con un uomo o in una discussione sul tema con un’amica.

La “qualità onirica”, attributo dominante del contesto, è l’affermatività, la piena consapevolezza e padronanza della situazione costruita in sogno, il frutto di una buona “razionalizzazione”.

Il sogno di Maryanto si è svolto nella seconda fase REM alla luce del suo procedere logico e pacato, nonostante la drammaticità della psicodinamica istruita nell’affrontare la minaccia dell’uomo.

Il “fattore allucinatorio”, esaltazione sensoriale, si attesta nel senso dello “udito” in “Biascicava qualche parola che non comprendevo.” e in prevalenza della “vista” e soprattutto in “Indossava un curioso giaccone trapuntino azzurro lucente…”. La cospirazione generica dei sensi si nota in “Nonostante la paura”.

Il “grado di attendibilità e di fallacia” è di buona levatura, quasi massimo, perché la simbologia è evidente e la psicodinamica altrettanto chiara. Il sogno, inoltre, consente due interpretazioni, psicosociologica e psicoanalitica, entrambe valide nel loro diverso spessore.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Marianto è stata visionata da una lettrice anonima che alla fine ha posto le seguenti domande:
Domanda
Cosa pensa dell’amore?
Risposta
Ribadisco che è un investimento di “libido” e si attesta nella radice biologica. Di poi, questo bisogno organico diventa uno schema astratto e da senso si evolve in sentimento secondo una linea altrettanto naturale e legata ai “meccanismi e ai processi psichici di difesa” dall’angoscia. All’inizio è “libido orale” e si astrae e sublima nell’affettività, di poi è “libido anale” e si astrae e sublima nell’aggressività, di poi ancora è “libido fallico-narcisista” e si astrae e sublima nell’amore di se stesso, finalmente è “libido genitale” e si astrae e si sublima nel riconoscimento dell’altro e nell’esercizio della vita sessuale.
Domanda
E’ molto vicino a Schopenhauer o a Freud?
Risposta
Del primo e del secondo riconosco il determinismo o la relazione causa ed effetto senza tanti voli originali e pindarici. L’uomo è un vivente condizionato dalla sua Natura biologica e psicologica, in una dal Cervello e dalla Mente. La morte dell’uno comporta la morte dell’altro perché sono inscindibilmente collegati. Il Corpo si può ridurre a un insieme di schemi biologici e la Mente a un insieme di schemi psichici: concetto di Natura e di Cultura. Quest’ultima è volgarmente l’astrazione e la sublimazione della prima, ma soltanto per intenderci all’ingrosso.
Domanda
Lei riduce tutto al condizionamento della materia, ma esistono nell’uomo operazioni libere e attività finalistiche? E l’Arte di cui parla spesso che fine ha fatto?
Risposta
Decisamente io non conosco queste operazioni libere e queste attività finalistiche. L’Arte e la creatività, i “processi primari” per intenderci, sono operazioni condizionate della Mente o della Psiche e hanno sede nelle pulsioni del Corpo. La “Fantasia” è letteralmente allucinazione dei sensi: “vedo nella luce”.
Domanda
E la Religione?
Risposta
E’ la “sublimazione” dell’angoscia di morte. Più materiale di così non è possibile.
Domanda
E il misticismo?
Risposta
E’ una forma di sensibilità sempre legata alla Natura e alla Materia.
Domanda
Ma la Natura viene prima della Cultura?
Risposta
Sono lo stesso oggetto servito in modalità diverse. La prima è “ciò che nasce” e si evolve in base agli schematismi ben precisi, cultura. Ad esempio, esiste una cultura astronomica che prescrive al sole di nascere a oriente e una cultura organica che prescrive allo stomaco di digerire il cibo. In questo modo è possibile la Scienza in quanto conoscenza delle cause e soprattutto come previsione.
Domanda
Non sono assolutamente d’accordo con lei. Mi dice qualcosa sul sogno di Maryanto?
Risposta
Il sogno di Maryanto delinea la psicologia di una donna che vive bene il suo corpo e le sue pulsioni per cui agogna a trovare un compagno idoneo all’appagamento dei tali bisogni. Questo è appagamento di “libido genitale”. Arrivata a una certa fase della sua vita, cinquantanni ad esempio, la donna avverte forte il bisogno e desiderio di relazionarsi con persone significative a diversi livelli, in difesa dall’angoscia di solitudine e per evitare il danno legato alla frustrazione delle pulsioni sessuali.
Domanda
Quale canzone ha scelto per il sogno di Maryanto?
Risposta
Ho scelto “Bugiardo e incosciente”, un brano cantato da Mina Mazzini, una grande donna del panorama musicale italiano di ieri e di oggi. A livello psicologico in questa canzone si vede chiaramente come la donna mente a se stessa e proietta le sue magagne di inconsapevolezza nel maschio. La donna non sa riconoscere che è legata a filo doppio all’uomo e attribuisce a lui tutti i peccati mortali e i difetti ignobili di quel tempo e di quella cultura.
Domanda
Cioè, la donna è bugiarda e incosciente?
Risposta
Certo! Proietta le sue ambivalenze e le sue incertezze sull’uomo, come ha operato Maryanto nel suo sogno. Per questa equivalenza ho scelto questa canzone, ma non basta. Questa canzone è stata tradotta da Paolo Limiti, uno che di musica leggere se ne intendeva, da un testo poetico di Serrat, un cantautore spagnolo degli anni sessanta. Ma Paolo Limiti non si è limitato a tradurre, anzi non ha tradotto il testo spagnolo, lo ha riattraversato e contaminato mettendoci tanto del suo. Chi conosce la lingua spagnola capirà che i testi sono diversi nei contenuti. All’uopo allego le due versioni.
Correva l’anno 1969.

 

 

LE DUE PASQUE DI VITTORIO

S.O.S.

Al fine di rendere più chiara e accessibile l’interpretazione , vi chiedo di lasciare un commento con i vostri suggerimenti e le vostre preziose osservazioni. Non fatemi mancare i vostri sogni più originali e grazie anticipate da Salvatore Vallone.

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in un ambiente aperto, la strada di una città deserta.
A un certo punto ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.
Mi fa stendere a terra a faccia in giù sul marciapiede.
Ho pensato “adesso mi uccide” e aspettavo che mi ammazzasse.
Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno.
Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.
Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.
A questo punto mi sono detto “svegliati” e mi sono risvegliato sotto forma di fantasma.
Volavo sopra la testa della gente.
Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.
Da fantasma ho aggredito quello che mi aveva ucciso.
Dopo sono stato catapultato nel bagno di casa mia dove c’era tutta la mia famiglia.
Sapevo di essere morto.
Un’attrice si è avvicinata e mi toccava il pene in maniera erotica davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.
Ero seduto nel water con questa attrice in braccio e con modi erotici.
Ho visto un test di gravidanza con due lineette e non capivo se c’era una gravidanza o no.
Mi sono svegliato angosciato.”

Così ha sognato Vittorio.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Parto dal titolo.
Il sogno di Vittorio contiene due simboliche rinascite da morte supposta o conclamata, per cui le “due Pasque” ci stanno tutte.
Il sogno si poteva intitolare “dalle stalle alle stelle” dal momento che sviluppa un movimento dal basso verso l’alto, un basso molto basso quale la morte di un uomo sul marciapiede che, di poi, si evolve in un fantasma per volare sopra la testa della tanto detestata gente comune.
Ancora: il sogno si poteva definire “dall’autodistruzione alla rinascita” tramite la riformulazione integrata del corpo e la rivalutazione della sessualità.
Insomma, il sogno di Vittorio è lungo, complesso e delicato nella sua tristezza di base. Tocca il tema diffuso dell’autodistruzione legata alla non accettazione del corpo in fattezze e in funzioni. Esibisce il modo di usare la “libido sadomasochistica” in supporto alla caduta depressiva e in assenza della “libido narcisistica” e della “posizione edipica”.
Mi spiego meglio.
Vittorio ha maturato dei traumi nella prima infanzia in riguardo al corpo e ha ben maturato aggressività e rifiuto di questo “se stesso” vivente e materiale. Il quadro psichico s’incentra in questi primi tre anni di vita. Nel prosieguo del tempo e dell’evoluzione psicofisica Vittorio resta fissato a questi tremendi temi dell’infanzia persistendo nel suo “non mi piaccio, non mi accetto e mi aggredisco”.
L’angoscia non è “nevrotica” di “castrazione” perché il sogno non esibisce la figura paterna e tanto meno conflitti con i genitori, ma è “borderline” di “perdita d’oggetto” perché riguarda parti del suo corpo non gradite e non vissute in maniera amorosa. In ogni caso l’angoscia non è “psicotica” perché non è di “frammentazione”, quella più pericolosa e tremenda nel quadro della Psicopatologia perché comporta la perdita del principio di realtà e il delirio.
Il sogno di Vittorio si attesta nel territorio dell’istanza psichica “Super-Io” con il suo inequivocabile evocare “l’ideale dell’Io” in reazione al “complesso d’inferiorità” e nell’altrettanto inequivocabile non evocare “l’Io ideale” in obbedienza alla pulsione di onnipotenza narcisistica.
E per questi sacrosanti e validi motivi l’autodistruzione di Vittorio non va a buon fine e si riversa dallo stato “borderline” nella psiconevrosi e non nella psicosi.
Non resta a questo punto che affrontare con siculo rispetto questo sogno umanamente delicato e strutturalmente complicato.
Che il buon Freud mi aiuti!

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in un ambiente aperto, la strada di una città deserta.”

Vittorio è in crisi, è indifeso, è solo ed esposto alle minacce dell’anonimato e dell’invisibile. Qualcosa di forte sta per succedere.
Vediamo i simboli.
“Ambiente aperto” attesta di una disposizione psichica alla novità e all’acquisizione, un simbolo positivo dell’educazione.
“La strada” rappresenta un itinerario logico consequenziale, uno schema culturale e sociale. Siamo in ambito psichico dell’istanza “Io”.
“Una città deserta” condensa un “fantasma” depressivo di solitudine in riguardo alla socializzazione e al mutuo soccorso. Vittorio presenta da un lato il bisogno di conoscere e di viversi dall’altro lato l’angoscia dell’isolamento e della solitudine.

“A un certo punto ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.”

Il gioco si fa duro e Vittorio esibisce la sua parte ferina, la sua parte sadica e masochistica, la sua parte scura e primaria,quella fatta di poche idee e di tanti fatti drastici.
Vediamo i simboli.
Il “giovane militare” rappresenta la “libido sadomasochistica” di Vittorio e rievoca la sua “posizione anale”.
Le caratteristiche “mulatto” e “calvo” elaborano un tipo di guerrigliero feroce e privo di un pensiero autonomo.

“Mi fa stendere a terra a faccia in giù sul marciapiede.”

Vittorio è ai ferri corti con se stesso, non si accetta, si disprezza, si vuole fare del male e per questa pulsione ha rievocato la sua “libido sadomasochistica”.
Vediamo i simboli e i fantasmi.
“Stendere” è l’anticamera di un “fantasma” depressivo di morte.
“A faccia in giù” è simbolo di una mancata visione razionale della realtà, di una volontà drastica di abbandonarsi al caso fortuito e all’indistinto psichico.
“Sul marciapiede” conferma simbolicamente la collocazione infima della persona e della qualità della vita.

“Ho pensato “adesso mi uccide” e aspettavo che mi ammazzasse.”

Vittorio è in pieno nichilismo: tutto è nulla e tutto viaggia verso il nulla. Non si tratta di una pulsione suicida, tutt’altro. Si tratta di peggio, di un candidarsi a viversi e a vivere nel peggiore dei modi, senza identità e senza valori, senza “libido” e senza investimenti. Vittorio non è depresso, ma è fortemente aggressivo con se stesso perché non si piace e non si accetta. Vittorio è in piena ed eccitante autodistruzione.
Vediamo la simbologia.
“Ho pensato” è valutazione cosciente dell’Io, una coscienza di sé funzionale all’impotenza e all’impossibilità di una riflessione costruttiva.
“Adesso mi uccide” o meglio “adesso mi uccido”, adesso scarico “libido sadomasochistica” su me stesso. Io mi pongo come soggetto d’aggressione, sadismo, e come oggetto d’aggressione, masochismo: la “posizione anale” è servita su un piatto d’argento.
“Aspettavo che mi ammazzasse” condensa il gusto sadico dell’attesa. Anche il thriller è servito. La “drammatizzazione” è presente in questo pezzo di sogno per rendere il senso del travaglio sadomasochistico. Questa non è angoscia, ma è sadomasochismo di buona qualità al servizio dell’autodistruzione.

“Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno.”

Si profila il motivo di tanta disgrazia e di tanto autolesionismo. Vittorio non si accetta a livello sessuale, ha alienato il suo organo sessuale spostandolo nel
“militare giovane, mulatto e calvo” e di fronte alla verità del suo pesante malessere si sente addirittura sereno e tranquillo. Questo non è il “complesso di castrazione”, di cui diceva saggiamente Freud, legato alla “posizione edipica” e attribuita al “fantasma del padre”, perché quest’ultimo non è presente, ma è una pesante pulsione di autolesionismo e di autodistruzione restando in vita, una candidatura a vivere negando il corpo e le sue funzioni. Siamo, fuor di ogni legittimo dubbio, in “posizione psichica anale” e non in “posizione edipica”. Vittorio è regredito, si è fissato alla “posizione anale” e sta investendo “libido sadomasochistica” di buona qualità.
Vediamo simboli e fantasmi.
“Puntato la pistola” trattasi di chiaro simbolo fallico, dell’organo sessuale e della sua funzione, a mò di ammonimento sull’entità del conflitto con questa parte del suo corpo. Anche il fattore ossessivo è importante in questo spaccato del sogno di Vittorio.
La “nuca” rappresenta simbolicamente la parte debole e indifesa, la vulnerabilità psicofisica di Vittorio, l’oggetto psichico su cui si esercita una scarsa e scadente consapevolezza. La “nuca” rappresenta il subire.
“Tranquillo e sereno” equivale a una buona coscienza di sé e si giustifica con la consapevolezza del conflitto. Vittorio sa di non essersi mai accettato a livello sessuale. Siamo in territorio dell’Io.

“Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.”

La “drammatizzazione” onirica non è retorica ma sostanziale nel suo introdurre la soluzione autodistruttiva del farsi tanto male da parte di Vittorio. I passi progressivi di un grilletto premuto e puntato sulla testa sono lo spappolamento del cervello, la morte cerebrale, la condizione senza la quale si possa diagnosticare la morte assoluta e irreversibile. L’epilogo tragico è in primo piano e Vittorio è chiamato da se stesso a risolvere lo psicodramma. Vedremo cosa combina il suo sadomasochismo dopo aver analizzato i simboli.
“Ho sentito” è territorio dell’istanza psichica consapevole “Io”. Vittorio sa di sé e di quello che sta operando.
“Premeva il grilletto” attesta del morire più che del problema psichico di rifiuto del corpo anche se il grilletto è una parte della pistola e rientra in una simbologia fallica.
La “testa” include una simbologia fallica nel senso del potere condensato nelle facoltà razionali.

“Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.”

Continua la “drammatizzazione” e la “suspence” sul tema dell’autolesionismo anale: non accetto e rifiuto il mio corpo nella sua componente fallica. Il mio narcisismo è stato offeso e impedito, per cui ho fatto ricorso alla mia “libido anale” per farmi fuori.
Così parlò Vittorio a se stesso.
La consapevolezza della morte prossima procura una nuova consapevolezza di sé a conferma che non ci troviamo in una “posizione edipica” di “castrazione”, ma in un contesto di rifiuto del corpo e della sua vitalità.
Vediamo la simbologia e le competenze psichiche.
“Occhi chiusi” traducono in simbolo la volontà di non fare uso della facoltà logica, l’obnubilamento volontario della ragione, la ricerca del crepuscolo della coscienza per non soffrire ulteriormente.
“Mi mancava il fiato” esprime la consapevolezza della carenza affettiva in riguardo all’amore verso se stesso e da parte degli altri. Vittorio è solo e si sente abbandonato a se stesso e ai suoi conflitti insoluti ma non insolubili.
Anche questo è territorio dell’Io e della consapevolezza di quanto sta accadendo in sogno a Vittorio.
“Ho pensato” rientra sempre nel territorio dell’Io e della presa di coscienza come si diceva in precedenza.
“Stavo per morire”, in latino “moriturus sum”, si traduce stavo per risolvere la pulsione sadomasochistica annientante e nichilistica in riguardo al corpo e alla funzione sessuale.
Non resta che vedere dove Vittorio va a parare secondo le coordinate psichiche che ha istruito.

“A questo punto mi sono detto “svegliati” e mi sono risvegliato sotto forma di fantasma.”

Miracolo, miracolo!
Vittorio si è risuscitato senza essere morto, ha trovato una soluzione in riguardo al corpo e si è voluto bene non uccidendosi.
Viva la Pasqua mancata e viva la resurrezione senza la morte!
Vittorio stava provvedendo a sbarazzarsi con violenza dei suoi fantasmi in riguardo al corpo e alla funzione sessuale, delle sue pulsioni autodistruttive profonde, ma ha scelto di razionalizzare i suoi fantasmi e le sue pulsioni anali. Vittorio ha scisso il “fantasma del corpo” nella “parte negativa”, quello brutto che rifiuta, e nella “parte positiva”, quello bello che accetta, e si è concentrato sulla forma convenzionale di “fantasma”, una creatura astratta ed evanescente, un corpo sublimato nella sua “libido” e dedito alla ricerca del miglior benessere possibile. Il “fantasma” di Vittorio è un uomo vivo senza corpo e alla ricerca di razionalizzare i suoi traumi e conflitti al riguardo.
Vediamo i simboli.
“Svegliati” condensa la funzione vigilante e razionale dell’Io inserita nel “principio di realtà”. Vittorio si incalza dicendosi “prendi coscienza”.
“Fantasma” equivale a una perdita della materia a vantaggio della spiritualità, a una forma di astrazione dal concreto e a un privilegio accordato alle funzioni nobili e non materiali. Il “fantasma” comporta la morte del corpo e una forma di nuova vita. E’ la risoluzione di un depressivo “fantasma di morte” e di una pulsione sadomasochistica intesa all’autodistruzione.

“Volavo sopra la testa della gente.”

Vittorio è fortunatamente ancora vivo e si è in sogno evoluto in energia, per cui gli è possibile tutto quello che esula dalla materia, quale la pesantezza di un corpo ingrato e irriso. Vittorio può essere al di sopra dei suoi pensieri e di quelli della gente, ha tanto bisogno di libertà dai pesi materiali del suo corpo e dalle censure sprezzanti della sua mente.
La parola va ai simboli.
“Volavo” equivale all’uso desiderato e provvidenziale del processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”. Vittorio nobilita il suo essere corporeo e il suo essere intellettivo. Vittorio è al di sopra di ogni sospetto e di ogni critica, è al di sopra delle parti, è insondabile e indiscutibile, è energia beffarda che irride i comuni mortali. Trattasi di una aristocratica difesa dall’angoscia di natura estetica e funzionale.
Adesso Vittorio può volare “sopra la testa della gente”.

“Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.”

Vittorio non si è sentito mai abbastanza considerato e capito dagli altri non solo a livello intellettivo, ma proprio a livello affettivo. Non si è sentito amato dagli altri proprio perché non si è mai amato, non si è evoluto dalla “posizione anale” e non ha vissuto degnamente la “posizione narcisistica”. Vittorio sa ben aggredirsi ma non prendersi amorosa cura di se stesso. Vittorio si sentiva “fantasma” prima di diventarlo in sogno.
Vediamo i simboli.
“Non mi vedevano” significa non investivano su di me alcun tipo di “libido”, non mi consideravano oggetto di vario interesse razionale ed emotivo. Vittorio si viveva come trasparente, permeabile, evanescente.

“Da fantasma ho aggredito quello che mi aveva ucciso.”

Meno male che adesso comincia la rivincita e il riscatto di Vittorio. Preoccupava questo ristagno compiacente sul male oscuro e sull’oscurità dei sentimenti e della ragione. Vittorio rinsavisce e passa all’attacco e in primo luogo se la prende giustamente con se stesso, con quella parte di se stesso che aveva ridimensionato e aggredito mortalmente il corpo e la vita sessuale, contro quell’immagine ideale o “ideale dell’Io” che lo riscattava dal senso d’inferiorità maturato da solo e senza il concorso della “castrazione edipica” paterna.
I simboli li conosciamo e va bene così. Ho detto tutto quello che dovevo dire su questo punto.

“Dopo sono stato catapultato nel bagno di casa mia dove c’era tutta la mia famiglia.”

Continua la rivincita e matura il riscatto di Vittorio sui pesi che lo hanno attanagliato e impedito di amarsi. Adesso è fantasma, può volare e da invisibile può rifarsi dei torti subiti e delle offese ricevute. Parte subito, più che dalla “famiglia”, dal “bagno di casa mia” ossia dalla sua dimensione psicofisica intima, la “posizione anale” e la “posizione fallico-narcisistica” e la “posizione genitale”, il teatro della sua formazione erotica e sessuale. La famiglia viene richiamata come cornice più che come attrice.
Vediamo i simboli.
“Catapultato”: vado in libera associazione e di palo in frasca mi viene in mente il tema in questione.
Del bagno e della famiglia si è detto in precedenza.

“Sapevo di essere morto.”

Per la verità Vittorio si era trasformato in fantasma prima di essere colpito dalla pistola del truce militare.
E allora?
Vittorio vuol dire che è consapevole di essersi ucciso con le sue pulsioni autolesionistiche e di essere risorto, “prima Pasqua”, con la giusta presa di coscienza sulla necessità di non punirsi ulteriormente e di recuperare quello che aveva disprezzato di sé e di esaltarlo al massimo, nello specifico il suo corpo e la sua sessualità. Questa consapevolezza è la base di partenza della sua ricostruzione psichica.
“Sapevo” equivale ad aver sapore di sé e si trova nei territori gestiti dall’Io: una consapevolezza.
“Essere morto” significa abbandonare una resistenza a “sapere di sé”, un abbandono delle inutili convinzioni e delle dannose immagini di sé e una apertura a nuove verità e a nuove consapevolezze: un rinascere e, quindi, una “prima Pasqua”.

“Un’attrice si è avvicinata e mi toccava il pene in maniera erotica davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.”

Rientra dalla finestra e in termini chiari quello che era stato in precedenza simboleggiato nella pistola: “il pene”. Ritorna il conflitto con se stesso nella sua vera entità con i desideri e con le paure. Vittorio desidera una donna che sa ben fingere e ben recitare, “un’attrice, magari una pornostar o una figura femminile disinibita e navigata ma anonima che sa ben esaltare il potere e la sicurezza di Vittorio, “mi toccava il pene in maniera erotica”. Vittorio in sogno sta disoccultando il “significato latente” e in questo contesto da film a luci rosse appare sullo sfondo una famiglia moralista e bacchettona che ha impedito a Vittorio un’emancipazione sessuale e un’autonomia psichica, una famiglia che ha creato dipendenze di vario genere e a vario titolo.
Questa è tutta farina del sacco di Vittorio perché l’autore del sogno, non dimentichiamolo, è proprio lui.
Ribadisco i simboli: il “pene” condensa il potere, “un’attrice” rappresenta la donna falsa e disinibita, “scandalizzata” equivale all’impedimento e all’inciampo nelle pulsioni dell’Es in difesa dei valori morali.

“Ero seduto nel water con questa attrice in braccio e con modi erotici.”

Eccolo il simbolo della “libido sadomaso”, il “water”, l’oggetto su cui si squaderna la liberazione e la costrizione, l’ambiguità del piacere e del dolore, dell’aggressività e della remissione, della violenza agita e subita. Vittorio era in precedenza vittima della sua “libido sadomasochistica” nell’autolesionismo di farsi uccidere, o quasi, da quel se stesso militare mulatto e calvo.
Una domanda è legittima: ma quest’attrice può essere la condensazione della figura materna?
La risposta è negativa semplicemente perché la scena energetica è occupata dalla “libido sadomasochistica” e non dalla “posizione edipica”. Vittorio adesso scarica nella giusta via naturale la sua “libido sadomasochistica” con la donna complice e con modi erotici assolvendo i suoi bisogni sessuali che chiedono di vivere il corpo e riconciliandosi con le funzioni organiche anche quelle ritenute le più basse e materialiste. Vittorio sta consumando “libido anale” sulla donna opportuna, su colei che finge e sa commutarsi: l’attrice e non la madre.
I simboli sono il “water” in sostituzione della “libido sadomasochistica”, “in braccio” non denota ninna nanna ma potere e dominio, “modi erotici” equivalgono a ricerca di fusione e di trasgressione.

“Ho visto un test di gravidanza con due lineette e non capivo se c’era una gravidanza o no.”

Mancava proprio questo dettaglio per rendere il sogno ancora più semplice. Vittorio cambia la scena del sogno e rievoca l’effetto di un rapporto sessuale azzardato, la gravidanza e la paura collegata. La decodificazione è ambigua, non si capisce se la “libido anale” è andata a segno o se ancora è in circolazione, se Vittorio si è riconciliato con il suo corpo e con la sua pulsione autodistruttiva, se Vittorio è a rischio o è rinato: la “seconda Pasqua”.
Vediamo i simboli.
Il “test” rappresenta lo strumento di conoscenza, la “gravidanza” condensa una parte di sé che vuole nascere alla consapevolezza, le “lineette” mostrano un codice e la convenzione formale di un sapere latente, “non capivo” equivale a non contenevo e non ero capace di mettere dentro o di assimilare.

“Mi sono svegliato angosciato.”

Dopo tanto travaglio l’angoscia è il minimo che può capitare a Vittorio. Più che angoscia, più che una reazione emotiva senza causa manifesta, quella di Vittorio è agitazione per aver tanto condensato e spostato in sogno.
Meno male che lo psicodramma è finito.

PSICODINAMICA

Il sogno di Vittorio sviluppa in maniera fortemente simbolica la psicodinamica autolesionistica legata al sovraccarico emotivo della non accettazione, più che rifiuto, del proprio corpo e, nello specifico, della funzione sessuale. Vittorio opera in sogno un recupero di se stesso, “due Pasque”, convergendo verso l’integrazione psichica delle parti estromesse e sgradite, confermando la bontà terapeutica del sogno non solo di diagnosticare, ma anche e soprattutto di curare apportando il giusto posto al materiale psichico fuori posto.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Vittorio mostra le seguenti istanze e posizioni psichiche:
“Es” istintivo pulsionale in “giovane militare mulatto e calvo” e in “mi uccide” e in “pistola” e in “fantasma” e in “pene” e in “attrice” e in “water”,
“Io” razionale vigilante in “ho pensato” e in “tranquillo e sereno” e in “ho sentito” e in “non capivo,
“Super-Io” limitante e censurante in “davanti a tutta la mia famiglia scandalizzata.”,
“posizione orale” affettiva e fusionale non è presente,
“posizione anale” aggressiva e remissiva in “giovane militare” e in “mi uccide” e in “puntato la pistola” e in “stavo per morire”,
“posizione fallico-narcisistica” potente e gratificante non è presente,
“posizione genitale” amorosa e dedita non è presente,
“posizione edipica” conflittuale con il padre e la madre non è presente.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Vittorio usa i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “città deserta” e in “fantasma” e in “attrice” e in “occhi chiusi” e in “pene”,
lo “spostamento” in “giovane militare” e in “mi uccide” e in “water”,
la “drammatizzazione” in “aspettavo che mi ammazzasse.” e in “Avevo gli occhi chiusi, mi mancava il fiato e ho pensato che stavo per morire.”,
la “sublimazione” in “volavo”,
la “regressione” è presente nei termini psichici della funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazione, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Vittorio mostra in maniera netta ed esclusiva un tratto “sadomasochistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “anale”: tendenza a farsi del male e a rivolgere contro se stesso la pulsione aggressiva o “libido” sadica.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Vittorio forma le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “pistola” e in “occhi chiusi” e in “volavo” e in “occhi chiusi”,
la “metonimia” o nesso logico in ”militare” e in “mi uccide” e in “mi mancava il fiato” e in “water” e in “attrice”,
la “iperbole” o esagerazione in “Volavo sopra la testa della gente. Pensavo che gli altri non mi vedevano e in realtà non mi vedevano.”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Mi ha puntato la pistola alla nuca e stranamente ero tranquillo e sereno. Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.”
Pur essendo ricco di simboli il sogno di Vittorio è nettamente prosaico.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una pulsione autodistruttiva in conseguenza di una difensiva “regressione” e di un ricorso alla “fissazione” alla “posizione anale” con uso di “libido sadomasochistica”. Il quadro viene risolto con il recupero delle parti offese, con l’uso del processo di difesa della “sublimazione” e con la materializzazione benefica di due rinascite dopo le crisi del distacco depressivo e della perdita d’oggetto.

PROGNOSI

La prognosi impone al buon Vittorio di persistere nell’amorosa cura di se stesso e del suo viaggio umano: “comunque andare”. Occorre rafforzare la presa di coscienza dei “fantasmi” in riguardo al corpo e alla sessualità e rendere positivi,nel duplice senso di reali e benefici, i vissuti collegati, integrandoli in una cornice di amor proprio e di amore verso il prossimo, “libido narcisistica e genitale”. Dopo le “due Pasque” occorrono altre Pasque non certo di resurrezione, ma di evoluzione psichica e di progresso umano. Superando la “posizione anale” e il “sadomasochismo” collegato, Vittorio può articolare ed evolvere il suo corpo conflittuale e detestato in un corpo benamato e campo d’amore. La convinzione laica e aristotelica-hegeliana che “la sua vita è il suo corpo e che il suo corpo è la sua vita” è quanto mai necessaria una volta tradotta in termini psicologici.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una esaltazione della “posizione anale” e in una recrudescenza della “libido sadomasochistica” con la conseguente caduta dello “stato limite” nello “stato psicotico”. Vittorio deve essere sempre consapevole della delicatezza della sua “organizzazione psichica reattiva” e deve valutare l’aspetto positivo della delicatezza e della sensibilità umane nell’approcciarsi alle persone che possono essere significative.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Vittorio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo e la valenza surreale prevale di gran lunga nel sogno di Vittorio.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Vittorio si attesta in una riflessione o in una delusione del giorno precedente in riguardo al corpo e alla funzione erotica e sessuale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è decisamente surreale. Il sogno di Vittorio crea una realtà tra il massiccio materiale e il sublimato etereo, tra la forma truce e la forma platonica, tra il profano e il sacro, tra il dovere e il desiderio. Segue la qualità “cenestetica” o sensoriale a causa della prevalenza di vivaci sensazioni e di forti emozioni.

REM – NONREM

Il sogno di Vittorio si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del forte simbolismo e delle implicite emozioni.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi dichiaratamente allucinati sono i seguenti:
la “vista” in “ho visto un militare giovane, mulatto e calvo.” e in “Ho visto un test di gravidanza con due lineette”,
“l’udito” in “Ho sentito che premeva il grilletto sulla mia testa.” e in “mi sono detto “svegliati”,
il “tatto” in “mi toccava il pene in maniera erotica”.
La cospirazione dei sensi si manifesta in “Volavo sopra la testa della gente.”
Il sogno di Vittorio è ricco di sensazioni semplici e complesse, di emozioni e di stati d’animo, un prodotto decisamente cenestetico.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Pasquale, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Vittorio, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “3” a causa della complessa simbologia e della intrigata psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto il sogno di Vittorio.

Domanda
E’ riuscito a connettere l’impossibile e a metterlo insieme in termini psicologici.

Risposta
Il sogno di Vittorio era lungo e complesso, ma penso di averlo ben capito e interpretato. E’ stato difficile scriverlo con chiarezza.

Domanda
Io ho trovato molto contorta l’interpretazione.

Risposta
Pienamente d’accordo. Ripetitiva più che altro e non lineare. L’essere umano è fatto così nei sogni e non soltanto. Siamo contorti e ripetitivi, coatti e strambi, bambini e vecchi, dolci e amari, creativi e obsoleti, vivi e morti. Siamo un cocktail di logiche contorte e di virtù opposte.

Domanda
Il tema era ed è drammatico.

Risposta
L’autodistruzione ha radici lontane e si struttura nell’infanzia quando i “meccanismi di difesa” dall’angoscia sono primari e rudimentali. Ricordo che il suicidio è la forma più lineare e semplice di autodistruzione. Le altre forme sono molto sofisticate e camaleontiche per cui erroneamente si tralasciano e si tollerano.

Domanda
Cosa può essere successo a Vittorio bambino?

Risposta
Il sogno ipotizza qualche malformazione o qualche trauma psichico precoce.
Vittorio si è visto e vissuto diverso dagli altri in riguardo al corpo o è stato bombardato da messaggi negativi sul suo corpo e sulla sua mente da parte dell’ambiente familiare. Esempio? “Quanto sei brutto” e “quanto sei stupido” sono ricorrenti nelle comunicazioni tra genitori e figli. Nel Veneto è normale che il padre dica al figlio “Taci mona” e non con ilarità ma con convinzione rabbiosa. E fu così che il povero Bepy adulto si convinse di non valere poi tanto per sé e per gli altri. Calcoliamo anche che un inestetismo o qualche difetto e, per completare il quadro, qualche inabilità strutturano “fantasmi” di notevole portata e sviluppano psicodinamiche spesso infauste.

Domanda
Qual’è la psicodinamica dell’autolesionismo e dell’autodistruzione?

Risposta

In sintesi consiste nel ricorrere alla “libido sadomasochistica” e nell’investirla su se stesso senza alcun supporto del senso dell’amor proprio. “Farsi del male” è la parola d’ordine dell’aspirante suicida e lo può fare a rate o in un sol colpo regredendo sempre alla “posizione anale” e usando quel tipo di “libido”. Si tratta di una pulsione e di una “coazione a ripetere”. Nei tempi moderni la pulsione e la coazione sadomasochistiche sono praticate in vario modo e si possono trovare soprattutto nell’uso di alcool, di stupefacenti, di farmaci, di tabacco, di cibo e di tutte quelle sostanze che variano lo stato di coscienza e leniscono l’angoscia di base. Tralascio le varie maniere psicologiche di farsi del male anche perché tante sono soggettive e creative, ma aggiungo volentieri gli sport estremi e ad alto tasso di pericolo, quelli che fanno la corte alla morte, e anche il gioco d’azzardo.

Domanda
Può fare uno schizzo psicologico dell’aspirante suicida?

Risposta
Il discorso è complesso, ma provo a chiarire qualcosa. Distinguerei il suicida e l’autolesionista, la “organizzazione psichica depressiva” e la “organizzazione psichica masochistica”. Il primo e la prima hanno ed esibiscono un grande bisogno di affetto associato al senso di colpa dell’aggressione verso le figure significative del loro ambiente, lamentano una perdita traumatica, hanno una inadeguata capacità di elaborare il lutto e portarlo avanti secondo il “principio di realtà” e secondo i dettami della logica consequenziale. Queste persone risolvono la grave depressione e soprattutto l’immane sofferenza d’angoscia nel modo seguente: dopo lungo travaglio subentra una freddezza metallica e una lucidità mentale monotematica che dispongono al passo estremo. Finché c’è in circolo una minima emozione la tragedia non avviene, ma nel momento in cui l’attività psichica è uniforme, senza distinzioni e sfaccettature, uscire in qualsiasi modo dalla vita è logico e consequenziale, addirittura auto-terapeutico. Il ricorso alla “libido sadomasochistica” è necessario quanto naturale.
L’autolesionista e la “organizzazione psichica masochistica” si caratterizzano per il senso di indegnità e di colpevolezza per aver tanto aggredito le persone in causa, per essersi sentito affettivamente rifiutato e ingiustamente punito, per aver sacrificato il potere in cambio di amore, per essersi assoggettato alla dinamica emotiva del gruppo familiare in cambio di sentimenti e nell’attesa di essere scelto come oggetto d’investimento libidico. Queste persone avvertono di essere di poco valore e di poco spessore, tendono a uccidersi a basse dosi costanti e vivendo con una qualità di vita molto contrastata e conflittuale e sempre nell’attesa che qualcuno si accorga di loro, della loro qualità e della loro sensibilità. Per risolvere l’angoscia di base operano costantemente la variazione dello stato di coscienza tramite strumenti dannosissimi per l’integrità psicofisica. Tutto questo rituale avviene per costrizione psichica e si ripete secondo i ritmi stabiliti dal bisogno di alleviare il grave malessere. Mi fermo, ma ho detto molto poco e in maniera molto semplice.

Domanda
Come immagina Vittorio bambino?

Risposta
Lo immagino in una famiglia affettivamente fredda e severa nei giudizi. Vittorio si è sentito disprezzato in quest’ambiente e da adulto ha attinto alla “libido sadomasochistica” per curarsi da solo le ferite facendosi male, ma ha saputo rigenerarsi, ha saputo trovare la consapevolezza di gran parte delle sue sottili psicodinamiche.

Domanda
Ma il problema era sessuale?

Risposta
La sfera sessuale contiene tanto e di tutto, dal corredo mentale a quello fisico, dagli affetti e sentimenti alle coccole. Vittorio deve maturare soprattutto a livello affettivo.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Accennavo in precedenza ai “meccanismi psichici primari e primitivi” di difesa dall’angoscia di morte. Essi sono il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “idealizzazione primitiva”, la “proiezione e l’introiezione e l’identificazione proiettiva”, la “scissione dell’imago”, la “dissociazione”.
Le difese primitive si formano nel primo anno di vita e vengono prima dell’uso della parola e del pensiero logico, sono assolute e non contemplano ridimensionamenti e compromessi, sono elaborate dai “processi primari” e dall’immaginazione, sono investite di potenza magica.
Dopo avere ancora sottolineato che questi meccanismi o processi si elaborano nel primo anno di vita, aggiungo che essi si conservano e si evolvono nei meccanismi e nei processi più sofisticati dell’uomo adulto. Adesso chiariamoli al meglio possibile.
Il “ritiro primitivo” esige che un bambino in forte tensione operi una conversione verso uno stato di coscienza diverso e gratificante, si sottrae con la fantasia all’angoscia di una situazione ingestibile. Questa fuga dal coinvolgimento si può anche definire “fantasia autistica”.
Il “diniego” si attesta nel rifiuto da parte del bambino di accettare le esperienze spiacevoli, un processo arcaico radicato nel suo egocentrismo e nella convinzione prelogica che ciò che non riconosco, non accade. Il bambino nega la realtà di una percezione dolorosa.
Il “controllo onnipotente” consiste nella sensazione del bambino di essere la causa di ciò che gli succede senza concepire l’esistenza di un centro di controllo esterno. Il bambino che ha freddo e comincia a percepire il caldo, non attribuisce questa benefica variazione all’abbraccio della mamma, ma a un qualcosa dentro di lui che produce magicamente il caldo.
La “idealizzazione primitiva” è legata al bisogno del bambino di essere protetto dalle brutte sensazioni e di affidarsi ai genitori. Essa consiste nel credere che mamma e papà siano provvidi e in grado di controllare le sue paure e di sorvegliare la sua persona. La “idealizzazione primitiva” esprime il bisogno di avere una presenza benevola e onnipotente da cui dipendere e a cui attribuire il massimo del valore e del potere.
La “proiezione e la introiezione e l’identificazione proiettiva” sono facce opposte della stessa medaglia. La “proiezione e l’introiezione” primarie si basano nel bambino sull’indistinzione tra soggetto e oggetto, tra Io e realtà, tra interno ed esterno. Il bambino non ha un confine psicologico per cui si serve della “proiezione” per estromettere vissuti rifiutati di sé, per considerarli provenienti dall’esterno e per attribuirli a persone dell’ambiente.
La “introiezione” consiste nel mettere dentro tratti psichici esterni.
Il lavoro comune di “proiezione” e “introiezione” porta alla “identificazione proiettiva”. Esempio: il bambino introietta alcuni tratti psichici del padre in precedenza proiettati e in lui si identifica o la bambina introietta alcuni tratti psichici della madre in precedenza proiettati e in lei si identifica.
La “scissione dell’imago” o “splitting” consiste nella modalità del bambino di scindere le rappresentazioni degli oggetti esterni in positive e negative, in parte buona e parte cattiva, dal momento che non riesce a concepire l’oggetto e la rappresentazione nella sua totalità.
La “dissociazione” è una modalità del bambino di reagire a un trauma o a un vissuto che travalica la sua capacità di elaborazione perché implica dolore o terrore.

In riguardo all’autolesionismo ricordo che i principi elaborati dopo il massiccio trauma della prima guerra mondiale da Freud furono “Eros” e “Thanatos”, il “principio di vita” e il “principio di morte”, mentre nel primo sistema psichico e prima della guerra aveva elaborato il “principio del piacere” e il “principio di realtà”.

Il sogno di Vittorio induce a scrollarci di dosso tanta maligna pulsione autodistruttiva e a convergere verso il mondo di Annalisa Scarrone e secondo il suo vangelo positivo, buono e concreto, ad assumere “direzione la vita” per l’appunto.
Questo brano è altamente poetico e colto nel suo essere di scuola letteraria mista perché coniuga la vena associazionista a quella ermetica. La poetessa-cantante, popolare e pop, squaderna una serie di proposizioni in cui predica le varie categorie logiche tralasciando spesso i nessi tra i vari giudizi. Inoltre, Annalisa è abilissima nel cambiare scena e nel dare al lettore la possibilità di riempire quello spazio, di per se stesso pieno ma per chi legge vuoto, con il materiale psichico che gli evoca sempre per via associativa.
Mi spiego.
Non esiste nesso logico tra i primi cinque versi, ma si possono connettere emotivamente con i ricordi o i temi personali o si possono seguire senza nulla pretendere per il suono delle parole, oltre che della musica.
Ogni proposizione ha un suo significato senza esigere consequenzialità logica, ma secondo le libere associazioni produce emozioni di bellezza.
In questo senso “Direzione la vita” ha una valenza psicoanalitica maieutica e Annalisa Scarrone dimostra una notevole sensibilità nel trattare “significanti” e “significati”, nell’usare delicatamente i “segni” verbali e fonici: una valente semiologa.
La musica e la musicalità completa l’opera.

“DIREZIONE LA VITA”
di
ANNALISA SCARRONE

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

Ci vorrebbero i miei occhi per guardarti
Tre quattro volte al giorno solo un’ora dopo i pasti
Dove siamo rimasti, come siamo rimasti
Due astronauti tra le stelle senza i caschi
Ci godiamo il panorama da una stanza
S.O.S. sopra aeroplani di carta
La gente vive e cambia, sopravvive alla rabbia
Come un bambino che disegna una corazza

Facciamo presto a dire amore
Poi l’amore è po’ un pretesto
Per legarci mani e gambe
Ma io non riesco a stare più senza te, più senza te
mai più senza te

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita
Direzione la vita

Ci vorrebbero due mani per cercarsi
Per prendersi di peso dai problemi e sollevarsi
Ci vogliono carezze
Ci vogliono gli schiaffi
Solo se persi rischiamo di ritrovarci
E mentre il sole allunga all’ombra l’altalena
Una bambina sogna di essere sirena
Il vento sulla schiena
La danza di una falena
C’è un lunedì che è meglio di un sabato sera
Facciamo presto a dire amore
Poi l’amore è po’ un pretesto
Per legarci mani e gambe, ma io non riesco
a stare più senza te, più senza te
mai più senza te

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita

Ci vorrebbe la mia bocca sempre sulla tua
Perché tu sei la mia casa
Vedo terra a prua
E non confondere l’orgoglio con la libertà
Abbiamo ancora una ragione per restare qua
Direzione la vita

C’è una canzone che parla di te
L’aria che soffia dal mare in città
Un giorno che arriva e ti cambia la vita davvero
C’è il tuo sorriso e Parigi in un film
C’è una ragazza che balla su un tram
Un giorno che arriva e ti cambia la prospettiva
Direzione la vita
Direzione la vita
Direzione la vita.

 

NOI  DUE … TRA  “EROS”  E  “PATHOS”

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“Brunilde sogna di trovarsi con il suo ragazzo in un bar dove spesso vanno a bere qualcosa. Lui è molto stanco, la sua giornata di lavoro è stata particolarmente dura.

Non ha neppure troppo appetito.

Brunilde vuole fare qualcosa di carino per lui, allora gli dice che lo avrebbe portato in un posto bello e non lontano da casa. Cammina con lui in braccio, ma non è assolutamente pesante. Lo porta in un belvedere vicino alla sua vecchia casa.

E’ una bella serata, ma c’è nebbia. Vicino al belvedere, scorgono un uomo che fuma in una macchina posteggiata. Pensano entrambi che sia sospetto. Dopo un po’ appaiono tre persone e uno di loro è molto infuriato con gli altri due.

Pensano allora di allontanarsi, ma quello li vede e dice che “non ci devono essere testimoni”. Prende allora in mano una pistola e la punta contro di loro. Di corsa scappano e riescono a mettersi in salvo.”

Il sogno verte su una psicodinamica amorosa tra senso e sentimento, tra “eros” e “pathos”. Brunilde esibisce la sua struttura psichica e i suoi fantasmi sul tema in questione, intreccia il sogno con i suoi vissuti in maniera leggera  con un andamento lento ma efficace. Il sogno condensa la sfera affettiva in maniera consistente, ammicca sull’erotismo, esterna le paure sessuali e ipotizza la presenza di sensi di colpa. Nonostante l’evoluzione culturale la vita amorosa mantiene nel sogno una sua delicatezza e una sua cautela. La liberalizzazione dei costumi e la libertà d’azione non necessariamente sono foriere di eccessi e di trasgressioni. La vita sessuale resta sempre un tabù culturale e incorre facilmente nel senso di colpa e nel conflitto a causa della condanna sessuofobica del sistema educativo a strascico della morale religiosa. La vita sessuale, anche se non tabuizzata, mantiene un suo specifico culto e un suo specifico rito nel suo essere fondamentalmente la conoscenza progressiva del proprio corpo e l’evoluzione degli investimenti della “libido”. Se a tutto questo trambusto culturale ed educativo aggiungiamo i risultati del conflitto edipico, il gioco è fatto ed è diventato veramente complicato. Il sogno di Brunilde contiene tutti i pregi e tutti i difetti della situazione culturale in cui le moderne generazioni si trovano a combattere tra un’apparente spudoratezza e un’incredibile delicatezza.

Il sogno inizia discorsivamente e gradualmente con le scene di un bel film del neorealismo italiano. I due innamorati s’incontrano nei luoghi della socializzazione: il bere qualcosa richiama la “libido orale”, una giusta introduzione in onore del dio Eros. Brunilde proietta sul suo ragazzo le sue titubanze amorose e le sue ansie erotiche: “lui è molto stanco”. Il quadro si precisa meglio:”non ha neppure troppo appetito”, una questione di desiderio, una paura che l’attrazione e la pulsione non siano abbastanza e che tutto scemi in una volgare “ansia da prestazione”, un vissuto critico sul suo corpo e un’invadenza della sua mente. Il termine “troppo” è sintomatico e giustificativo: Brunilde desidera, ma ha paura di non raggiungere i livelli di sufficienza e tanto meno di eccellenza e tanto meno ancora di eccesso.  Brunilde non sa che una resistenza iniziale all’approccio amoroso è assolutamente normale e che avviene in onore alla sacralità del corpo e al culto dell’atto sessuale contro tutte le volgari forzature sul tema; per le sue paure la distrazione dal coinvolgimento erotico è troppa, per cui si difende attribuendo al suo uomo la stanchezza e lo scemamento del desiderio, meglio del “troppo appetito”.

Per recuperare “Brunilde vuole fare qualcosa di carino per lui”, mostra che la disposizione amorosa c’è. E’ importante che tale disposizione psichica non si riduca a dipendenza sessuale e a servizio erotico. “Lo avrebbe portato in un posto bello e non lontano da casa”: Brunilde conduce il sogno e conduce il gioco d’amore in base all’intensità delle sue emozioni e in base al camuffamento del “contenuto latente” nel “contenuto manifesto”. Brunilde conduce il corteggiamento e si offre direttiva e accudente in base alla sua “casa”, nello specifico la sua formazione sessuale. Si evidenzia nel sogno la collocazione materna di Brunilde verso il maschio: “Cammina con lui in braccio, ma non è assolutamente pesante.” Trattasi del suo uomo o del suo bambino? I bisogni psichici di Brunilde vertono inequivocabilmente su un atteggiamento materno che le dà ruolo e sicurezza, un ruolo improprio e una sicurezza effimera. Brunilde si supera e si sublima in dolce mammina di un figlio leggero. I termini naturali della coppia sono stati evasi e si evidenzia un rapporto “madre-figlio”: una coppia asimmetrica che può durare una vita e festeggiare le nozze d’oro e di diamante a condizione che “fare il figlio” sia la vocazione elettiva del partner e “fare la mamma” sia la vocazione elettiva di Brunilde.

Ma Brunilde non ama fare la mamma del suo uomo, è soltanto in fase di approccio alla sua vita sessuale, si sta conoscendo in quel contesto non indifferente, dove possibilmente non ha avuto validi maestri e dove possibilmente è stata lasciata all’improvvisazione in piena ottemperanza alla  sessuofobia culturale e religiosa. Alle difficoltà implicite nel viversi e conoscersi nei livelli neurovegetativi della sessualità, alle inibizioni psichiche di varia natura e qualità si sono aggiunti i tabù e i veti religiosi, nonché la latitanza educativa. Povera Brunilde!

Ma la nostra eroina non si perde d’animo e “lo porta in un belvedere vicino alla sua vecchia casa.” La vecchia casa lascia ben sperare nell’avvento della nuova casa ossia nel superamento del vecchio modo di concepire e vivere il suo corpo e la sua sessualità. La vecchia Brunilde è più contemplativa e platonica, più che pratica e concreta. Ama l’ideale per difendersi dal coinvolgimento erotico, dal suo corpo che desidera e dalla sua mente che vuole disimpegnarsi dalla fatica della vigilanza e della dimensione logica.

Cominciano i problemi e il “belvedere” traligna in un “bruttovedere”. “E’ una bella serata, ma c’è nebbia.” La “nebbia” condensa, oltre le goccioline d’acqua, l’obnubilamento della coscienza e la riduzione della funzione razionale, richiama l’abbandono alle emozioni, il richiamo dello stato crepuscolare della coscienza, un lasciarsi andare al dramma del conflitto psichico di Brunilde in riguardo al suo corpo e alla sua sessualità.

“Un uomo che fuma in una macchina posteggiata”.  Subentra la paura: la macchina rappresenta il sistema neurovegetativo che gestisce la sessualità,  l’atto di appartarsi in macchina è un classico rito degli innamorati e richiama intimità e l’occultamento. Il fumare evoca ancora l’oralità libidica già riscontrata all’inizio del sogno nel “bere qualcosa”. “Sospetto”, pensano  entrambi: Brunilde proietta le sue paure e le sue insicurezze nel suo ragazzo e nell’uomo che fuma in macchina.

Ma i mali non vengono mai da soli ed ecco che “appaiono tre persone e uno di loro è infuriato con gli altri due”. Il conflitto psichico si manifesta e le cose si complicano strumentalmente a significare una difesa dall’intimità da parte di Brunilde, un impedimento alla riservatezza intima, un evitamento del conflitto sessuale. Il numero “tre” è un simbolo complesso e composito dal momento che condensa lo spazio chiuso nel triangolo, la famiglia, la trinità, la perfezione, l’onnipotenza. Inoltre per libera associazione e per convenzione richiama il complesso di Edipo, le istanze psichiche della seconda topica di Freud, l’intruso, il terzo incomodo, la gelosia e sentimenti struggenti. Ma il sogno di Brunilde non consente ardue interpretazioni, sia pur interessanti, e si riduce a non concludere il salmo in gloria ossia a evitare l’intimità sessuale. Brunilde inventa ostacoli istruendo la difesa psichica dell’“evitamento”. Quale ostacolo in particolare? Il conflitto tra il corpo che desidera, l’Io che acconsente e il Super-Io che censura e colpevolizza.

La soluzione si profila nel “pensano allora di allontanarsi, ma quello li vede”. Il Super-io di Brunilde si è manifestato nella versione più drastica: “non ci devono essere testimoni” come nei migliori film di mafia o come nella peggiore realtà. Bisogna affrontare il conflitto psichico senza mediazioni di alcun genere.

Ma qual’é il segreto dei testimoni, di coloro che sanno perché hanno visto?

“Prende allora in mano una pistola e la punta contro di loro.” La “pistola” con cui il tizio, uno dei tre, o il Super-Io vuole uccidere Brunilde e il suo ragazzo alla fine del sogno disocculta la paura di Brunilde del pene essendo la pistola un simbolo fallico per eccellenza. Brunilde ha paura della funzione penetrativa del pene, un fantasma della parte negativa dell’organo sessuale maschile, la deflorazione e la violenza del coito, un fantasma che risale alle fantasie dell’infanzia dopo la fase fallico-narcisistica e in piena situazione edipica. La soluzione consentita dall’angoscia e dal grado di risoluzione del conflitto è l’evitamento e lo scappar via. “Di corsa scappano e riescono a mettersi in salvo.” L’hanno fatta franca e in barba al Super-Io: meno male!

La prognosi impone la rassicurazione verso l’universo maschile, il superamento del fantasma della violenza e l’approccio verso il maschio non più materno ma alla pari. Il Super-io è presente, ma non procura espiazioni angoscianti del senso di colpa. Questo significa che si è ridimensionato al punto giusto.

Il rischio psicopatologico si attesta nelle problematiche sessuali e nelle paure legate al coito: la dispareunia. La somatizzazione del dolore è di ostacolo all’orgasmo.

Riflessione metodologica : l’importanza dell’educazione sessuale si ribadisce nel sogno di Brunilde. I primi educatori devono essere i genitori e, di poi, le strutture educative competenti; i termini devono essere sempre scientifici e oggettivi anche quando sono i genitori a essere chiamati in causa con le domande imbarazzanti dei figli. Bisogna capire che i bambini non sono curiosi, ma giustamente hanno solo bisogno di sapere per superare ansie e paure collegate alla loro evoluzione corporea biologica. Il linguaggio deve essere consono all’età e si deve rispondere in maniera veritiera alle richieste più strane. Ottimale attendere che l’esigenza di sapere del bambino si manifesti nella domanda e nel suo reiterato “ma perché mamma”, “ma perché papà”. Ma soprattutto è necessario che i genitori educhino i figli a sentire e ad amare il corpo attraverso il rapporto corporeo, l’abbraccio, il bacio,la carezza, superando inopportuni e insensati pudori, soprattutto i padri con le figlie, legati alla mancata educazione corporea dei genitori. Non bisogna persistere nell’educazione mancata o nell’educazione sbagliata. Bisogna ricordarsi che prima di altre entità metafisiche, noi siamo corpi viventi e campi d’amore da coltivare. La “libido epiteliale” è fondamentale nella formazione psichica e, come il cervello, la pelle ci segue dalla nascita alla morte. Mai raccontare storie e storielle ai bambini, soprattutto in riguardo al concepimento e alla nascita. Bisogna non correre mai il rischio che i bambini diffidino dei propri genitori o peggio che si sentano derisi nelle loro giuste richieste. Mi piace ricordare una significativa barzelletta. Alla mamma e al papà che rispondevano con il cavolo e la cicogna alla domanda classica di come nascono i bambini, il figlio, sorpreso più che deluso, decise di tutelarli pensando che era meglio farli morire nella loro ignoranza. I migliori educatori sessuali dei figli sono i genitori e non bisogna lasciare che i propri figli vengano traumatizzati per tutta la vita da estranei e da strani personaggi con gravi compromissioni della loro vita sessuale futura. La misoginia e la tragedia continua del cosiddetto “femminicidio” si possono ridurre nel tempo grazie alla modificazione del comportamento educativo sui temi riguardanti il corpo e la sessualità. La morale religiosa inficia la vita sessuale e la chiesa ne è la prima vittima con la diffusa pedofilia al suo interno. Quando il meccanismo della “sublimazione” non funziona, automaticamente la “libido” traligna e diventa dannosa per sé stessi e per gli altri. Bisogna evitare la colpevolizzazione delle manifestazioni della sessualità in ogni circostanza e in ogni situazione. La sessuofobia deve evolversi in sessuofilia.