AKHTER MABIA 6

Savar, mag mash, 200…

A mia figlia Mabia giungono tanti saluti e tanti baci dal suo baba.

Il nostro Allah è Misericordioso e Provvidente, da Lui tutto ha inizio e in Lui tutto trova la sua giusta fine.

La Sua grazia è infinita e la Sua mente è onnisciente, Lui conosce il corso dei nostri eventi e segue i suoi figli devoti uno per uno e senza dimenticarli mai.

Cara Mabia abbi fede nel Giusto e nell’Onnipotente e affidati a Lui come quando eri piccola e pregavi nella nostra piccola moschea con devozione e con modestia.

Ho ricevuto la tua lettera e sono rimasto sorpreso soltanto in parte per quello che ti sta succedendo con tuo marito Joshim perché io avevo già capito che non era l’uomo giusto per te e che aveva un carattere prepotente come tutti i militari.

Penso che è tutta colpa mia e che sono stato stupido quando mi sono lasciato convincere dalla mia famiglia a dare in sposa la mia preziosa figlia a una persona che non mi convinceva.

Io non avevo una figlia in più da dare a un uomo falso che non è timorato di Allah e che usa le mani al posto del cervello e del cuore.

Questa settimana andrò a trovare la sua famiglia a Dakka e farò presente la situazione in cui ti trovi e le malvagità del loro stupido figlio.

Io sono sicuro che tu non hai mai sbagliato nei confronti di tuo marito e che gli sei stata sempre fedele con il cuore e premurosa con la mente, che ti sei sempre sottoposta al suo desiderio e che non gli hai fatto mai mancare niente, ma se tu hai sbagliato in qualche modo vorrei che me lo dicessi per poter capire meglio come stanno le cose tra te e tuo marito.

Ricordati sempre quali sono i tuoi doveri di moglie e i tuoi compiti di donna musulmana e non lasciarti abbagliare dalle luci del mondo in cui vivi e ricordati che la vera luce è quella del nostro Allah e i veri valori sono quelli del nostro Misericordioso.

Io sin da piccola ti ho insegnato come comportarti e sono sicuro che tu hai rispettato il patto del matrimonio, per cui devi resistere ed essere fedele e devota a tuo marito anche se lui non si comporta bene con te e ricordati che all’ingiustizia non si deve mai rispondere con un’altra ingiustizia.

E ricordati ancora che bisogna sempre fare la volontà di Allah anche quando la strada è in salita e i piedi soffrono tanto nel camminare.

Vedrò subito cosa si può fare per risolvere la questione nel migliore dei modi, ma intanto scriverò anche una lettera a Joshim per metterlo di fronte alle sue responsabilità e per ricordargli di portare fede al patto che ha contratto di fronte ad Allah quando ti ha scelta, ti ha voluta e ti ha sposata.

Tu, intanto, stai calma e non prendere nessuna decisione e sappi che, se ti trovi in questa situazione, è soltanto e solamente per colpa mia perché non sono stato al momento opportuno un padre previdente e un uomo esigente, ma ti prometto che adesso io cercherò di rimediare alla mia stupidità e sistemerò le cose nel migliore dei modi per te e per Pervez.

Mi raccomando di non fare colpi di testa e ti raccomando di pregare tanto in questo brutto momento della tua vita e vedrai che con l’aiuto di Allah tutto si ripara e ogni problema ritorna a prendere la sua giusta dimensione.

Scrivimi e dimmi sempre come vanno le cose perché io sono preoccupato e non mi rassegno a sapere che tu sei in terra straniera senza l’aiuto e il conforto del tuo baba e della tua famiglia.

La tua ma sta tanto male e dopo aver letto la tua lettera è peggiorata e allora io penso che la prossima volta non gliela farò leggere se la tua situazione è ancora brutta, ma se le cose tra te e Joshim si sistemeranno, come io spero, la metterò al corrente della buona notizia.

Perdonami sempre se involontariamente ho mancato in qualcosa nei tuoi confronti e tienimi stretto al tuo cuore con tutto l’affetto di una figlia generosa.

Il tuo arrabbiato e infelice ba.

Credimi !

E credimi sempre !

AKTHER MABIA 5

San Biagio di Callalta, 24 maggio 200…

Carissimi ma e ba,

finalmente trovo il coraggio di scrivervi.

Avevo bisogno di tanto coraggio per dirvi le cose brutte che mi sono successe in questi ultimi otto mesi.

Mi sono chiesta se era giusto dirle ai genitori e dare loro inevitabilmente un forte dolore, ma alla fine, dopo le vostre insistenze e le tante preoccupazioni, mi sono decisa di comunicarvi le mie disgrazie.

Voi volevate una mia lettera per stare bene e io invece vi scrivo una lettera per farvi star male ancora di più di quello che già patite per la mia lontananza.

Caro ba, la fede in Allah è tanta e le mie preghiere non mancano ogni giorno al nostro Dio Misericordioso, ma purtroppo il dolore resta perché questo è il mio destino e questa è la volontà dell’Onnipotente.

Del resto noi non apparteniamo a noi stessi o al nostro sangue, ma soltanto e solamente al nostro Buon Allah, l’Unico e il Giusto, l’Inizio e la Fine.

Sapeste quante volte al giorno, recitando le preghiere, mi ripeto amin e ancora amin e ancora una volta amin per trovare la forza di sopportare le violenze e per continuare a vivere.

Cara ma, sono d’accordo con te quando mi scrivi che purtroppo la vita non è poi tanta bella anche se si vive in Italia con tanti taka in tasca e quando manca l’amore e il rispetto verso la moglie da parte del marito.

Ma anche i taka alla fine non sono tanti e tanto meno quelli giusti, quelli che servono per vivere decorosamente, perché i taka della nostra felicità sono andati in malora o sono finiti dentro le tasche bucate degli altri.

Joshim ormai da tanto tempo non è più quell’uomo gentile e onesto che si era presentato a casa nostra con i suoi genitori per chiedermi in moglie; nel tempo è diventato quell’uomo strano che tu, caro ba, non mi volevi dare perché non ti convinceva.

E adesso non posso riconoscere che avevi ragione, una sacrosanta ragione.

Joshim mi maltratta in ogni modo e sicuramente non sta bene, ma io soffro più di lui perché sono trattata come una bestia e tutto questo nonostante il fatto che gli abbia dato un figlio maschio come era nei suoi desideri e come è nei desideri di ogni uomo della nostra terra, nonostante il fatto che l’abbia seguito all’estero e l’abbia sempre servito con devozione e riconoscenza.

Pervez è un bambino buono e adorabile, ma ha un padre cattivo che si comporta molto male e non si prende minimamente cura di lui.

Con le lamentele e le disgrazie mi fermo qui e spero che voi capirete leggendo tra le righe anche quello che non vi ho scritto.

Voglio dirvi ancora che le legnate sono come il riso che mangiamo ogni giorno, non mi mancano né al mattino e neanche alla sera.

Quanto prima manderò le scarpe per le mie sorelle e tante altre cose che vi fanno comodo in Bangladesh e che in Italia costano poco e sono di buona qualità.

Appena qualcuno ritorna nel nostro paese vi manderò un bel pacco e così sarete tutti contenti e io potrò dire a me stessa di aver fatto qualcosa per voi che meritate tanto bene, ma tanto di quel bene che non mi basterebbe una vita per ricompensarvi.

Per quanto riguarda me e Pervez non ci sono possibilità di tornare in Bangladesh durante le ferie perché il viaggio costa moltissimo e non è colpa mia se il nostro Buon Dio ha voluto che la mia terra fosse così lontana dall’Italia e mio marito tanto stupido.

Come vedete la minestra è ben condita e le sorprese non mancheranno per migliorarne il gusto, ma voi state tranquilli perché io me la so cavare da sola in queste brutte situazioni e di questa capacità devo ringraziare baba che mi ha insegnato a essere forte come un maschio e intelligente più di un maschio, proprio lui che voleva da sempre un figlio maschio e ha infilato la mentalità giusta nel mio corpo di donna.

Grazie ba, anche di questo ti sono grata.

Vi scriverò ancora, di più e al più presto.

La medicina amara è meglio prenderla a piccole dosi.

Per il momento vi bacia con affetto, devozione e riconoscenza la vostra figlia Mabia.

Credetemi !

Credetemi perché non sono bugie e perché io non sono bugiarda.

AKHTER MABIA 4

Savar, mag mash, 200…

Cara figlia Mabia, Allah, il Consolatore, ti benedica sempre e non ti dimentichi mai.

Ricordati che il Perdonatore aiuta sempre chi a Lui si affida e specialmente i figli dispersi nel mondo tra gli infedeli e che corrono ogni giorno il rischio di diventare miscredenti.

Il nostro Dio è come una madre buona che custodisce i propri figli per non perderli e li tiene sotto la Sua protezione.

E’ la tua ma che scrive alla sua cara e preziosa e dolce figlia Mabia.

Cara ma Mabia, a te e a tutti gli altri io mando baci e saluti dalla mia lontananza e dalla mia solitudine.

Spero che tu, Pervez e Joshim stiate bene.

Anche noi stiamo bene, ma io sento molto la vostra mancanza.

Da tanto tempo non ricevo una tua lettera e ogni notte non riesco a dormire pensando a te, figlia mia preziosa e mamma felice di un figlio maschio, quel figlio maschio che la volontà di Allah a me non ha voluto mai tenere in vita.

Ti ho spedito due lettere, ma non ho ricevuto una tua risposta e per questo motivo sono ancora più preoccupata.

Non so perché tu non mi scrivi più, ma io so che senza tue notizie io sto male, tanto male e che mi ammalerò sempre di più.

Non mi resta che attendere ogni giorno quella tua lettera che non arriva mai, ma quando arriverà la leggerò cinque volte al giorno dopo la preghiera per ringraziare il Giusto e per curare questo mio dolore.

Io leggo sempre tante volte quello che tu mi scrivi e così mi sento meno sola e meno lontana.

Ormai sono passati tanti anni da quando sei partita e spero che nel mese di agosto tu ritornerai da me, perché mi hanno detto che in questo mese in Italia non si lavora e finalmente ci si riposa e allora tutti ritornano nella casa del loro paese.

Non posso pensare che tu non verrai perché io non riesco ad attendere un altro anno.

Credimi, io non voglio neanche pensare di dover aspettare ancora un altro anno senza rivederti.

Credi alla tua ma: io non posso più attendere di riabbracciare mia figlia Mabia e mio nipote Pervez e sono sicura che di questo dolore morirei in un batter d’occhio.

La tua nana vai è venuta trovarmi e mi ha detto che ti ha sognato e che tu le dicevi che nel mese di agosto saresti venuta e lei ha anche visto che voi tre arrivavate a casa felici e contenti.

Di questo sogno siamo rimaste soddisfatte e abbiamo pianto di gioia come due stupide bambine che avevano ricevuto in dono tanti shart e tanti pent.

Figlia Mabia, come puoi dimenticare quello che c’è stato tra noi due, il nostro stare sempre insieme come amiche e il nostro bel parlare; anche per questo motivo sento tanto la tua mancanza.

Noi due eravamo madre e figlia e nello stesso tempo eravamo due amiche.

Tu non puoi capire cosa prova una mamma nell’avere una figlia da tanti anni lontana in terra straniera, ma, se lo vuoi capire, manda Pervez per tanti anni da me in Bangladesh e tu resta pure in Italia senza di lui.

Soltanto così capirai e imparerai la lezione.

Allora io già aspetto Pervez e così saremo pari.

Di una cosa sono sicura: io non mi sento bene.

Forse per curare questa mia malattia basterà che tu mi scrivi una lettera al mese.

So che ci tieni alla salute della tua ma e allora mi manderai la medicina che ti ho chiesto; io sono già in attesa di tue notizie e così mi sento già meglio e forse sono anche quasi guarita.

Ieri sono andata a Dakka a casa della tua shashuri e ho saputo che una persona porterà la moglie in Italia e ho pensato di mandare qualcosa per te, per Pervez e per Joshim.

Spero di vivere tanti anni per goderti più che posso, ma se le cose vanno così, per me è meglio morire.

Un bacio forte forte al mio piccolo Pervez e auguri a tuo marito.

A te va tutta la mia gioia di essere la tua povera ma.

AKHTER MABIA 3

Savar, boishac mash, 200…

Allah, l’Unico e il Vero Dio, ti benedica e sia Generoso e Consolatore con te, così come tu sarai fedele e devota a Lui per tutta quella vita che il Suo grande amore ti ha donato.

Alla mia cara figlia Mabia mando tanti auguri e tanti baci.

E’ un baba addolorato nel cuore che scrive questa lettera e spera che voi tutti almeno stiate bene perché la stessa cosa non posso dire di me e di ma.

Il tempo passa e il cibo non manca, ma questa non è la ragione della nostra vita e tanto meno della nostra felicità.

Il mio pensiero è sempre rivolto a coloro che non vedo ormai da tanto tempo e soprattutto al piccolo Pervez, il nipote maschio che il Provvidente ha voluto dare alla mia famiglia attraverso il sangue di mia figlia e che bacio con tutto il calore del mio cuore.

Mia cara Mabia, figlia rara del tuo infelice baba, da mesi ormai purtroppo io non ricevo una tua lettera e sono preoccupato per questo tuo silenzio, perché non avere notizie delle persone che tu vuoi bene é sempre motivo di grande sofferenza.

Il tuo baba è addolorato anche se come capo della famiglia dovrebbe essere forte in ogni momento e non dovrebbe dimostrare i sentimenti fragili delle donne, ma io non ci riesco e non me ne vergogno e comunque non sono come tua ma che piange sempre e per niente.

Non so se ho sbagliato in qualche cosa con te; se é così, allora tu mi devi subito perdonare e mi devi mandare al più presto una lunga lettera perché io non riesco a stare bene senza avere tue notizie.

Ho saputo di voi da altre persone che sono tornate in Bangladesh e da quello che mi hanno detto io sono convinto che voi non state molto bene.

Di notte faccio brutti sogni e questa è la conferma che voi non siete felici.

Cara Mabia sono tanto preoccupato e soltanto una tua lettera farà di nuovo sorridere il mio povero e vecchio cuore.

Immagino che lasciare il proprio paese deve essere tanto duro; io posso solo pensarlo perché non mi sono mai mosso da Savar se non quando ho combattuto sulla Via di Allah e quelle volte che sono andato a Dakka per pregare nella grande Moschea o per comprare qualche inutile cianfrusaglia.

Credo che vivere in un altro paese sia una cosa brutta e così io sto male per voi che siete lontani.

La tua ma sta male e piange sempre perché vi vuole vedere, ma io le dico che non si può perché siete troppo lontani, ma lei non capisce niente perché è testarda e continua a insistere su cose impossibili e dice cose senza senso che non stanno né in cielo e né in terra.

Ti prego di farmi sapere se hai bisogno di qualcosa: profumi, vestiti, dolci e forse un pacco pieno di misti, seloarkamis, shari, holud, goromosla ti farà sentire meno la lontananza e io potrò finalmente essere perdonato del fatto che ti ho lasciato partire senza poter fare niente, anche se questa debolezza non me la perdonerò fino a quando avrò la memoria per ricordarla.

Avrei dovuto impedirtelo e così saremmo rimasti tutti insieme, ma sono stato uno stupido e adesso non posso fare più nulla per farti tornare indietro.

La tua ma vi pensa sempre e ha comprato un paio di orecchini d’oro per te, un anello d’argento per tuo marito, shart e pent per il piccolo Pervez.

Sono sicuro che sarete contenti di ricevere le cose del vostro paese e i doni dei vostri genitori e quanto prima ve li spedirò.

Io ho sempre voglia di mandarvi tante cose e anche quella frutta che da tanto tempo non mangiate come il mango, la papaia, il kadal, quei frutti che io ancora coltivo nel mio campo e che a te piacevano tanto quando da bambina rallegravi la mia casa con la tua presenza e la tua felicità.

Cara Mabia, com’è potuto succedere questa separazione tra me e te e che senso ha questa nostra lontananza ?

Certo che quella volta che ho deciso di farti sposare Joshim ero malato e non ragionavo bene perché altrimenti non lo avrei permesso e soprattutto non ti avrei fatto andare via dalla tua casa.

Anche la tua ma pensa sempre a te e a Pervez e chiede quando ritornate a casa; la poverina non riesce a capire perché siete andati via dal vostro paese dove si mangiava dignitosamente e si viveva con gioia.

Vi mando tanti saluti, vi auguro di stare bene e per questo prego ogni giorno Allah, il Misericordioso, che dappertutto vede e sempre provvede.

Mabia cara, ho saputo che non stai tanto bene, ma ricordati di pregare ogni giorno perché pregare fa soltanto e sempre bene al cuore, per cui nella felicità e nella disgrazia prega e così ti sentirai più tranquilla.

Allah aiuta sempre chi a Lui si affida con il cuore puro.

Ancora tanti saluti e tanti baci per te e per Pervez.

Il tuo inquieto baba.

Credimi !

E credimi sempre !

AHKTER MABIA 2

Savar, ashar mash, 200…

Cara Mabia,

è la tua sorella Jasmina che finalmente trova la forza e il coraggio di scriverti e di rispondere alla tua lettera e di ringraziarti per avermi detto che sono bella.

Prima di tutto mando saluti e auguri a te, a tuo marito e un bacio al piccolo Pervez.

Non posso dirti che noi stiamo tutti bene, ma io spero che voi stiate bene.

Quando prego, io non vi dimentico mai e chiedo ad Allah di aiutare sempre mia sorella maggiore e la sua famiglia che vivono lontano da noi.

Io sento tanto la vostra mancanza, così pure baba, ma e Rita.

Mabia, perché non scrivi a ma ?

Lei è sempre tanto preoccupata per te e aspetta ogni giorno una tua lettera.

Tu non sai che quando arriva una tua lettera, ma la legge dieci o venti volte e dice che vi vede e che vi ascolta; le piace leggerla tante volte perché sente meglio come voi state.

Secondo me in queste situazioni la povera ma impazzisce e per l’amore che ha per te e per Pervez il suo cervello non funziona bene.

Anche ba è sempre contento quando riceve una tua lettera e la legge una sola volta di giorno, ma di notte, quando non riesce a dormire, io ho visto che legge di nascosto la tua lettera cento volte.

Tu sai che ba vuole apparire sempre forte e a volte ci riesce talmente bene che sembra duro e cattivo, ma in effetti è un povero baba che deve soffocare le sue emozioni e i suoi dolori per fare il forte.

Una donna deve piangere, un uomo deve essere freddo e insensibile, ma queste cose tu le conosci bene e non sono una novità per te.

Devi però pensare che noi non possiamo vedervi e per questo motivo è importante che tu scrivi qualche lettera e devi fare presto questo per ma e per baba perché loro vivono male se non hanno tue notizie.

Credimi che ma si era anche ammalata di una malattia del cuore e non riusciva più a mangiare e il fochir ha detto che era piena di gin maligni, ma non è riuscito a guarirla con i suoi sortilegi perché i gin cattivi sono rimasti nella pancia di ma e non sono mai diventati gin buoni.

Tu non ci crederai, ma da quando sei partita ma e baba sono invecchiati tanto e si sono ammalati di crepacuore.

Quando incontro le tue vecchie compagne di scuola mi chiedono di te e non mancano mai di salutarti con tanto affetto e io non posso fare a meno di vedere nei loro occhi tanta invidia per te e per il coraggio che hai avuto nel lasciare la nostra povera terra e andare nel cuore del mondo dove ci sono tante possibilità di vivere sicuramente meglio, maggiore libertà e maggiore dignità per le donne e soprattutto il rispetto per i loro diritti.

Tu sai che il nostro paese è per le donne una miserabile prigione e che noi viviamo in attesa di essere scelte da un uomo come un animale e di morire di parto, perché l’unica cosa che devi saper fare è quella di restare incinta e di fare un figlio maschio.

Se non sei capace di fare figli, sei del tutto inutile e puoi anche crepare, ma se non sei capace di fare figli maschi vali quasi niente, ma sei sempre buona per riprovare come una capra a essere ancora montata dal caprone e tutto questo fino a quando non muori di emorragia come è successo anche a te quando hai avuto Pervez e per fortuna hai avuto un figlio maschio.

In ogni caso a quarant’anni sei già una vecchia senza denti e con il corpo ridotto come un sacco tutto rotto.

Vedi il destino che ha avuto la nostra ma con le sue tante gravidanze e la morte di tutti i suoi figli maschi appena nati; quasi per dispetto le morivano e quasi per dispetto le sono rimaste soltanto le figlie femmine, proprio quelle che forse baba non voleva.

Ma questo non è vero, perché il nostro ba, Mabia tu lo sai e me lo hai anche scritto, ci ha voluto più bene di un figlio maschio, ma certo che di questa mancanza ha sempre sofferto, anche se lo ha fatto capire e non lo ha mai detto a noi figlie direttamente.

Io so che a ma lo dice ogni volta che è arrabbiato e con tanta cattiveria, ma poi so anche che gli passa tutto e ritorna buono come prima.

Non resta che consolarci dicendo, come dice ma, che così ha voluto Allah e sia fatta sempre la volontà del Misericordioso; io ti dirò in confidenza e tu non lo devi dire a nessuno e tanto meno a ma e a baba, che a me questa consolazione non basta più e che non sopporto più questa differenza tra maschi e femmine e mi dico spesso che noi siamo più importanti dei maschi e mi chiedo come farebbero a nascere i maschi senza le femmine.

E poi il dottore di Dakka mi ha detto, quando sono andata perché per un po’ di tempo non ero impura e non avevo il sangue, che non siamo noi mogli a stabilire se un figlio è maschio o femmina, ma sono i mariti.

Ma questo non dobbiamo dirlo a baba, perché non ci crederebbe e si arrabbierebbe e direbbe come sempre che è la femmina che per nove mesi fa i figli nella pancia e che è colpa sua se non nasce maschio, ma quando nasce maschio non è merito suo.

Gira e rigira è sempre la solita storia; noi donne nel nostro paese valiamo poco più di niente e non abbiamo gli stessi diritti degli uomini, ammesso che abbiamo qualche diritto, ma di doveri e di umiliazioni ne abbiamo sempre tanti e per non dire troppi.

Eppure noi sorelle siamo state fortunate perché ba, dopo la delusione che ha avuto, ci ha voluto bene e ci ha fatto crescere senza sacrifici inutili.

Tu sei stata tanto fortunata perché hai subito avuto Pervez e non hai mai perso un figlio dopo averlo partorito, ma forse questo merito non è bastato agli occhi di tuo marito se, come ci scrivevi, oggi ti maltratta e ti fa soffrire.

Hai visto che brutto destino è quello di nascere femmina, ma solo nei nostri paesi e nella nostra religione, perché in Occidente è tutto diverso per la donna e in meglio, perché viene rispettata e ha lo stesso potere di un uomo, si fa desiderare e si veste come vuole, si trucca e si fa vedere anche nuda, ma soprattutto non è sottomessa a un uomo e fa tutto quello che può fare perché lavora e guadagna i dollari come un maschio.

Da noi, se una donna non vuole l’uomo che la chiede in moglie, il giorno dopo le gettano addosso l’acido, quello che vendono nei negozi di Dakka, le bruciano il viso e così tutti possono vedere che sei sfregiata e segnata per tutta la vita come una donna cattiva e infedele che non si è sottomessa all’uomo.

Ti ricordi di Namira, la nostra vicina di casa ?

E’ stata sistemata per sempre con l’acido perché non voleva l’uomo che i suoi le avevano scelto e adesso vive in una baracca nella periferia di Dacca facendo ai soldati le cose che loro vogliono.

E’ stata abbandonata da tutti e ha il viso e il collo bruciati dall’acido; dimmi tu se questa è una cosa giusta e i colpevoli non sono neanche stati ricercati perché è una cosa frequente che diventa normale e giusta.

Noi donne abbiamo questo diritto di essere sfregiate e poi ci lamentiamo di non avere diritti, ma non c’è solo Namira, ci sono tante giovani donne che sono state vittime di questa violenza e il nostro governo non fa niente per la giustizia e non mette in carcere questi delinquenti e forse anche li difende.

Adesso Mabia, tu che sei in Italia e conosci tante cose, dimmi se questa è una cosa giusta !

Lasciamo perdere le cose brutte e ti dico subito che tu hai fatto bene ad andare via dal Bangla, perché qui non è cambiato e non cambia niente e per noi donne non ci sono diritti, ma solo i doveri del Corano.

Gli uomini pregano cinque volte al giorno rivolti verso Makka, ma non si ricordano niente di quello che leggono e di quello che dicono.

Ma sia sempre fatta la volontà di Allah e andiamo avanti così perché non si può fare niente per cambiare le cose e altrimenti bisogna scappare via come hai fatto tu nella speranza di trovare il paese giusto per non soffrire.

Io ricordo che tu eri la figlia preferita di ba e forse in te lui ha visto quel figlio maschio che la povera ma non gli ha potuto dare ed eri ribelle perché sei cresciuta femmina con la testa di un maschio.

Come sta Pervez ?

Come va a scuola ?

Che scuola sta facendo ?

E’ bene che studi tanto perché così può diventare importante ed è fortunato a trovarsi in Italia e speriamo che diventi un dottore come quelli di Dakka.

E tu, Mabia, come stai e cosa fai ?

Scrivimi e parlami dell’Italia, di questa terra generosa che, secondo quello che mi dici e che sento, dà tanti taka agli operai stranieri al punto che riescono anche a mantenere le famiglie che hanno lasciato nel loro paese e possono anche comprarsi la macchina.

Parlami delle tue nuove abitudini, di cosa mangi, di come vivi, di che lavoro potresti fare, di come ti trovi con gli italiani e dimmi se in Italia ci sono i nostri cibi e le nostre spezie.

Se ti serve qualcosa, scrivimi e io ti spedisco quello che ti manca.

Ma sono sicura che non hai bisogno di niente e che ti trovi nel centro del mondo.

Nella nostra famiglia succedono sempre le stesse discussioni e le stesse liti e sempre per i soliti motivi; lo zio si comporta male con ma e l’accusa di non aver saputo fare un maschio e di avere sfornato solo figlie femmine.

Anche la nonna si comporta male con ma e sempre per lo stesso stupido motivo.

Sembra che nella nostra famiglia la cosa più importante sia quella di riavere indietro quei figli maschi che sono morti.

Ma risponde che lei i figli maschi li ha saputo fare e che il Misericordioso li ha voluti con sé nel Giardino e glieli ha tolto per una vita migliore.

Mi ricordo che, quando tu eri a casa, sapevi rispondere bene allo zio e alla nonna dicendo quello che pensavi e che era giusto dire a queste persone cattive.

Io, invece, non ho il coraggio di parlare e di ribellarmi e non posso fare niente per impedire che ma pianga; io capisco che ba dovrebbe difenderla, ma questo non succede e la povera ma è ormai malata per tutte queste cose stupide.

Tu sei fortunata perché sei in Italia e vai avanti nella tua vita; tu potresti lavorare e mantenerti senza dipendere da un uomo che non ti ama specialmente dopo tutto quello che fai e hai fatto per lui.

Tu sai che noi donne in Bangladesh non possiamo lavorare e dobbiamo solo aspettare qualcuno che ci sceglie come una capra per avere un figlio maschio e ci ingravida di anno in anno fino a quando possibilmente moriamo dissanguate durante il parto o restiamo sterili e non serviamo più a niente.

Ma queste cose te le ho già scritte e perdonami se le ho ripetute.

Cara Mabia mi rendo conto che gira e rigira cado sempre sugli stessi argomenti, ma si vede che queste ingiustizie mi fanno soffrire e che io sono tanto infelice.

Ma la cosa più importante adesso è che tu scriva a ma per farla stare bene e a ba per tranquillizzarlo; noi non possiamo fare niente per dare la felicità e la salute a ba e a ma.

Ti ho già detto cosa fa ma quando riceve una tua lettera e se tu la vedessi, io sono sicura che scriveresti una lettera al giorno tutta per lei.

Cara fortunata e sfortunata sorella, cosa devo dirti io che sono rimasta ad ammuffire in questa povera nostra terra e che non vedo un futuro giusto per me.

Sei fortunata perché hai avuto il coraggio di partire e sfortunata perché sei partita con l’uomo sbagliato.

Del resto in Bangladesh tutti gli uomini sono sbagliati perché sono stati educati dalla religione e dalle madri a essere i primi; la cosa più strana è che siamo noi donne che prima li partoriamo e poi li facciamo sentire grandi, siamo noi donne che prepariamo le nostre future disgrazie.

E allora che senso ha lamentarsi e ribellarsi ?

Non mi resta che dirti di comportarti bene con tuo marito, di non farlo arrabbiare e se fa qualcosa di male, cerca di sopportare: voi due dovete stare bene perché altrimenti ma e ba stanno male.

Mabia devi accettare il fatto che sei nata donna e che donna vuol dire essere inferiore e devi sempre portare pazienza con tuo marito: questo ha insegnato ma a Jasmina, a Rita e a Mabia.

Però pensa anche che sei in Italia e che puoi lavorare ed essere indipendente, pensa che sei fortunata perché puoi anche separarti se tuo marito continua a maltrattarti perché la legge italiana ti difende: questo dice Jasmina a Mabia e ricordati che in Italia i maschi non ti buttano l’acido in faccia per segnarti di disonore per tutto il resto della tua vita.

Ti dico delle cose che ti sembreranno strane, come strana è ma senza le tue lettere, ma sono le cose che penso e che mi girano nella testa ogni giorno e specialmente quando mi annoio a fare sempre le stesse cose.

Quanto desidero partire dal Bangla e venire in Europa e possibilmente in Italia dove si vive meglio, ma ancora non sono riuscita ad avere il permesso neanche come turista; per una donna non sposata e che ha soli quindici anni esiste soltanto la possibilità di avere il visto dell’ambasciata quando sei sposata ed è veramente difficile partire da clandestina e io ho anche paura.

Forse ci vogliono tanti taka per avere il visto, ma io non ne ho e quindi non mi resta altro da fare che sognare e aspettare che qualcuno mi scelga in moglie, ma sia ma che ba non vogliono darmi a nessuno specialmente dopo lo sbaglio che hanno fatto con te.

Tu non puoi immaginare quanto desidero vedere con i miei occhi l’Occidente con il suo modo di pensare e di vivere; sono sicura che per una donna significa finalmente la libertà.

Sono sicura che non tornerei più a Savar e infatti tanta gente non torna più in Bangla una volta che ha conosciuto cosa significa vivere meglio.

Potrei lavorare anch’io e sentirmi finalmente una persona libera nella testa e nel cuore.

E’ finita la carta e malvolentieri devo chiudere questa lettera, ma in compenso non ripeterò sempre le stesse cose e tu ti sentirai libera dalle mie inutili chiacchiere.

Tanti saluti da tua sorella Jasmina e speriamo di rivederci presto e possibilmente in Italia.

Perdonami per le tante cose stupide che ti ho detto, ma io sono fatta così e vedo in te il mio esempio e speriamo che il Buon Allah non legga mai questa lettera e, se la leggerà, speriamo che mi perdoni, altrimenti mi aspetta il Fuoco eterno.

Ma quello che sento è anche giusto che io lo dica almeno alla persona a cui posso dirlo, invece di tenermi tutto dentro e di costringermi da sola a sognare quel mondo che non c’è e che appartiene soltanto ai miei poveri desideri.

Ti risaluta la chiacchierona sorella Jasmina.

AKHTER MABIA 1

Dì: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

E nessuno è uguale a Lui”.

Sura CXII Al-Ikhlâs – Il Puro Monoteismo

San Biagio di Callalta, 11 settembre 200…

Cara Jasmina e cara Rita,

amate sorelle che Allah ha voluto come gioia della nostra famiglia dopo il grande dolore della morte dei fratellini, sappiate che le mie preghiere sono rivolte ogni giorno all’Onnipotente in vostro favore e ricordate sempre che l’Onnisciente conosce l’inizio e la fine di tutto, possiede il destino delle nostre vite e che soltanto a Lui, il Misericordioso, noi apparteniamo; tutto il resto è sicuramente poco o niente.

Alla piccola Rita e alla bella Jasmina la sorella maggiore Mabia manda baci, tanti baci e auguri, tanti auguri.

Amate sorelle, sangue del mio stesso sangue, vi scrivo questa lettera perché voglio parlarvi di me e della mia vita in Italia e perché penso che possa esservi utile sapere come vanno le cose in un altro paese, un paese occidentale, affinché possiate fare le scelte giuste nella vostra vita, una vita che io auguro piena di gioie e di soddisfazioni.

Purtroppo in questo momento non posso dire la stessa cosa di me e della mia vita a conferma che non è mai tutto oro quello che brilla sotto il sole, anche se il sole è quello splendente dell’Italia.

Magari voi mi pensate felice con Joshim e ricca di tutto quello che voi non avete e che tanto desiderate, ma in effetti l’unica mia felicità e l’unica mia ricchezza è il bellissimo Pervez, un figlio d’oro che dà un senso e un significato alla mia vita terrena e sempre dopo la grande devozione che tutti dobbiamo portare al nostro vero padre Allah, perché noi siamo prima di Allah e soltanto dopo siamo del nostro sangue.

Voi ricordate che io avevo quindici anni quando baba e la sua famiglia prima mi hanno contrattata con la famiglia di Joshim e alla fine mi hanno sposata con Joshim. Voi dovete sapere che io avevo sedici anni quando ho partorito Pervez, un figlio maschio, rischiando di morire prima dissanguata e poi per infezione.

Voi ricorderete che io avevo diciannove anni quando sono salita sull’aereo a Dakka per sbarcare in Italia, portandomi addosso l’angoscia di un paese straniero tutto da scoprire e la speranza di una vita migliore tutta da vivere secondo i meravigliosi discorsi che nel nostro paese facevano i parenti di tutti quelli che erano già partiti per questa strana avventura o per questa stupida disgrazia.

Questi sono i momenti più importanti della mia vita e sono impressi nella mia memoria e nel mio cuore come immagini che non si possono cancellare e che non potranno mai sbiadire.

Oggi ho soltanto ventisette anni e mi sento vecchia e senza desideri.

A volte ho la sensazione che siano trascorsi tanti anni da quando sono partita dal Bangla e vi ho lasciato per seguire mio marito Joshim e venire in un paese ricco come l’Italia dove c’è la possibilità di avere un lavoro, di vivere bene in ogni senso, di trovare un antibiotico in farmacia, di avere tante comodità e di mantenere con la stessa paga non solo la tua famiglia, ma anche quella che hai lasciato in miseria nel tuo paese.

Quest’ultima è una cosa giusta perché onora i nostri precetti religiosi e rispetta le nostre tradizioni, ma non è una cosa giusta e non è motivo di orgoglio la necessità di lasciare il nostro paese per il bisogno di sopravvivere e non per la libera scelta di andare da un’altra parte del mondo.

Non è giusto essere costretti a lasciare il proprio paese per avere dagli altri e non per dare agli altri.

Il Corano, infatti, dice chiaramente che saranno i figli, che hanno fede in Allah, a provvedere alla sopravvivenza dei genitori e dei familiari, almeno fino a quando il Giusto li vorrà tenere in vita e non li vorrà riprendere con Sé nel Giardino delle Delizie.

Ma tutto questo vale soltanto per i maschi.

Voi sapete che la nostra Religione non permette alla donna di lavorare e di realizzarsi fuori dalla famiglia.

La nostra fede dice chiaramente che gli uomini sono preposti alle donne per causa della preferenza che Dio ha concesso loro quando ci ha creati e che essi devono onorarle spendendo generosamente i loro beni.

Nel nostro paese questi giusti precetti di Allah si praticano con la fede e senza alcuna difficoltà anche perché la povertà non permette una vita diversa e migliore.

In Italia, invece, le donne lavorano e non sono sottoposte all’uomo e le leggi dello stato sono uguali per tutti e anche per noi stranieri, specialmente se diventiamo con il tempo cittadini italiani.

La religione cristiana non impedisce alla donna di lavorare, ma noi sappiamo che questa religione è imperfetta e che i cristiani sono nel peccato e nell’ingiustizia perché non hanno i comandamenti dell’unico vero Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso Allah.

Carissime Jasmina e Rita, voglio dirvi che l’Italia è tutto un altro mondo rispetto al Bangla e che ci sono cose buone e cose meno buone come in tutte le cose che ci sono al mondo e che capitano nella vita di ogni persona.

Non vi nego che tante volte ho pensato che mi piacerebbe lavorare e sentirmi più utile e ho pensato anche che, se io potessi lavorare, potrei avere un’altra paga e potrei mandare a tutti voi quello che basta per vivere meglio così come Joshim fa con i suoi genitori da quando siamo arrivati in Italia e immancabilmente ogni mese va nell’ufficio postale e manda i taka alla sua famiglia.

Del resto io ho tanto tempo durante la giornata e a volte mi annoio a non fare niente perché, dopo che ho portato Pervez a scuola, dopo che ho pregato e ho finito le faccende di casa, mi resta tanto tempo a disposizione, tutto tempo che potrei utilizzare lavorando e guadagnando tanti taka anche perché qui il lavoro non manca.

Ma queste sono tentazioni di Iblis e dei gin maligni, per cui sia sempre fatta la volontà di Allah, l’Onnipotente, l’Unico che tutto vede e che a tutto provvede.

Non vi nego che, nonostante i vantaggi dell’Italia, spesso sento la nostalgia della mia terra, delle persone, delle cose e degli odori che mi hanno circondato fino a quando ho dovuto lasciar tutto e partire per seguire mio marito Joshim lontano dal mio paese.

Sembra incredibile, ma ho tanta nostalgia del calore del nostro clima e dei profumi e degli aromi della nostra terra.

A volte, invece, ogni cosa mi sembra che sia come sempre e niente mi appare nuovo sotto il sole, a volte mi manca tutto e non ho neanche un desiderio da realizzare: la salute va e viene per colpa di qualcuno, il lavoro non mi è permesso dalla religione, la gente mi guarda con occhi freddi, il denaro alla fine è sempre poco e non basta mai per vivere con tranquillità, il riso è amaro e nero come mi diceva baba quando ero piccola, l’amore, che forse non c’è mai stato, non è neanche arrivato con l’Italia, con il tempo e con il figlio maschio.

Il dottore italiano mi ha detto che questa è un po’ di depressione e mi ha dato delle pillole; il fochir di Savar mi avrebbe scacciato i gin maligni e mi avrebbe dato delle erbe ricostituenti; il molovì di Dakka mi avrebbe accusato di non avere abbastanza fede in Allah e di non accettare la Sua volontà.

Come cambia la mentalità da un paese all’altro, ma la cosa più bella è che tu riesci a capire qual’è la verità e puoi scegliere la cosa più giusta.

Una cosa meravigliosa in questa brutta situazione è proprio Pervez, un figlio maschio e bello come il sole, un bambino dagli occhi neri come il carbone e dalla pelle scura.

Eppure tutto questo non mi basta e a volte mi sento male senza avere nessuna malattia.

Come vi dicevo, in Italia non c’è il fochir per curare le malattie del corpo e non c’è il molovì per curare le malattie del cuore; in Italia ci sono i dottori e per ogni malattia c’è un dottore speciale.

Il dottore giusto mi ha detto che soffro di malinconia e mi ha anche consigliato di ritornare nel mio paese e dalla mia famiglia.

Ma come faccio ?

E’ semplicemente impossibile perché non posso lasciare mio marito per ritornare in Bangla, il paese del mio cuore ma pur sempre un paese povero, un paese che mi sembra ancora più povero adesso che ho vissuto e vivo nella bella e ricca Italia.

Devo rassegnarmi a rimanere qui, devo vincere la malinconia e la nostalgia, magari scrivendo a voi tutto quello che mi viene in mente per non dimenticare la mia vita passata, la mia famiglia, la mia gente e la mia terra.

A cosa mi può servire star bene o star male ?

La mia vera e unica malattia si chiama Joshim ed è lui che mi fa star male.

Adesso mi sento sola e ho tanta voglia di piangere, ma non posso farlo perché Pervez è vicino a me e soffre sempre quando mi vede in lacrime.

E’ un bambino sensibile e intelligente e almeno nella mia vita c’è questo figlio maschio che adoro come la cosa più preziosa che il buon Allah mi ha dato dopo la fede.

Per il resto, tutto il mondo è paese; soltanto gli odori sono diversi e gli uomini si differenziano per gli aromi che si portano dentro il naso e dentro il cuore sin dalla nascita e, come vi dicevo prima, a me mancano tantissimo gli odori della mia terra e i sapori della mia casa.

La mia nostalgia è una semplice questione di calore e una stupida questione di clima e la colpa è soltanto di quel sole che è di tutti e che ci guarda stupito da lassù ridendo delle nostre debolezze.

Cara Rita e cara Jasmina, vi prego di non dire niente di quello che vi ho scritto a baba e a ma, perché si preoccuperebbero inutilmente e non potrebbero aiutarmi in nessun modo.

Vi prometto che sistemerò ogni cosa e che nella prossima lettera troverete tanta allegria e magari un bel paio di calze italiane di gran moda.

Dimenticavo di dirvi che Aniria ha avuto una bambina e che il marito Massud per un anno non l’ha proprio considerata, per cui io l’ho aiutata volentieri con il cuore e con le braccia in questo momento bello e difficile della sua vita.

Come vedete, care sorelle, anche all’estero ritorna il solito e triste ritornello del destino delle figlie femmine; dopo il disprezzo dei padri e la vergogna delle madri arriva immancabilmente anche la rabbia del marito.

Per fortuna il nostro baba non è stato cattivo con noi anche se ancora oggi dice che avrebbe tanto desiderato un figlio maschio.

Chiudo questa lunga lettera e a voi due mando gli auguri di una vita felice e senza speranze inutili, una vita dedicata in primo luogo al nostro Allah e rispettosa dei Suoi precetti; tutto il resto arriva da solo direttamente dal cielo e senza che voi apriate la bocca per chiedere.

La vostra sorella Mabia vi bacia con tanta dolcezza e vi saluta con tanta nostalgia.

Rita ricordati di imparare l’arabo per studiare bene il Corano e porta i miei cari saluti al vecchio molovì di Savar che quando ero piccola mi ha insegnato soprattutto la pazienza e l’umiltà, sempre nella speranza che la sua memoria sia ancora buona com’era grande la sua devozione ad Allah quando mi indicava la giusta via della nostra fede.

Credetemi !

IO & MIO PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino, mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Questo è il sogno di Mara.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sentimento d’amore della figlia nei riguardi del padre è una delle settecentosettantasettemila meraviglie dell’universo umano e sicuramente la più scandalosa e contestata nella bigotta e chiesaiola Cultura occidentale. Non è da meno la psicodinamica amorosa del figlio verso la madre, anzi, quest’ultima è archetipica e risale ai primordi dell’umanità. Il Principio femminile che incorpora il Principio maschile si rileva nella cultura greca e nello specifico in Gea gravida di Urano, Krono e Zeus. Si trasla nella cultura cristiana in Maria di Nazareth gravida di Gesù Cristo e si tramanda fino ai giorni nostri in qualsiasi rappresentazione verbale o visiva della diade “Madre-Figlio”. Confermo tranquillamente che quest’ultima è stata privilegiata nella storia culturale dell’uomo occidentale rispetto alla diade “Padre-Figlia”. Il mito di Edipo abbraccia entrambe le psicodinamiche e le esibisce chiaramente e senza tanti fronzoli nell’esordio e nella conclusione: Giocasta ed Edipo, Edipo e Antigone, la madre e il figlio, la figlia e il padre. Freud da buon ebreo dell’Occidente privilegiò la relazione “madre-figlio” e ne fece il monumento della sua Psicoanalisi ancor prima di erigere la lapide al padre con la “Interpretazione dei sogni”. “Vidit matrem nudam”: ahi ahi ahi! Il piccolo Sigmund aveva appena due anni e la vide allontanare abbracciata al padre lasciandolo solo e rifiutato. La concezione della donna nella cultura del Novecento non gli dava il destro per considerare maggiormente la Psicologia di Antigone, la figlia che accompagnò il padre nelle peripezie della sua colpa e della sua vecchiaia, nell’espiazione della sua “ubris” parricida e incestuosa. L’andare contro l’ordine naturale nella cultura occidentale antica è uno schema psicologico condensato nella legge dell’uniformità della Natura, in base alla quale quest’ultima non procede per salti e senza quella consequenzialità sperimentata nel tempo e nello spazio. Ancora qualche nota sulla questione “Madre-Figlio” e “Padre-Figlia”. Le chiese e i musei sono pieni di cosiddetti capolavori che vedono Maria con il figlio bambino e adulto, natalità e morte, al seno e in braccio con le braccia deposte e penzoloni con tutta la “pietas” possibile e passibile secondo le intenzioni del sublime e umano Michelangelo. Ma di Padre e Figlia niente è pervenuto, a mia modesta memoria, nelle arti scultoree e pittoriche. Nella Letteratura, di certo, non mancano le testimonianze anche sotto forma di accenni e di parti dell’opera. Il motivo è profondo e il simbolismo dice che la relazione “Padre-Figlia” è contrassegnata da incestuosa violenza e da deroga trasgressiva alla Legge di Natura. La natura di questo vissuto profondo si condensa nel concavo che riceve e nel convesso che penetra, nella recettività sessuale femminile e nella penetrazione sessuale maschile. L’adescamento femminile è protettivo, la seduzione maschile è subdola. Il Principio maschile contiene la colpa primordiale della violenza. Il Principio femminile è permeato di filogenesi, Eros e amore della Specie, mentre il Principio maschile è contraddistinto da pulsione distruttiva e mortifera, Thanatos. Se il Padre si associa alla Morte come distacco ineluttabile, la Madre aiuta la dipartita consolando la perdita, sentimento della “pietas”. Vedi di Michelangelo la scultura della “Madonna di Bruges” e la pittura della “Madonna con il bambino”. Per quanto riguarda la relazione Madre-Figlio e la Morte vedi la “Pietà vaticana”, una scultura ineffabile nei contenuti sul tema in questione.

Passo al sogno di Mara.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.”

L’esordio del sogno non poteva essere più altolocato e degno di una nobiltà d’altri tempi, quando l’orgoglio si sposava all’amor proprio senza stridore e con naturalezza. Mara si fa recapitare da se stessa una storia importante e una psicodinamica universale degna di tutte le figlie delle migliori famiglie del globo terracqueo. I contenuti e i tratti della storia psichica sono stati vissuti intensamente e fissati in maniera indelebile nella “tabula rasa” della psiche della nostra protagonista.

Da chi Mara si fa mandare la lettera?

Quale storia e quale psicodinamica sono in chiamate in ballo?

Intanto i simboli dicono che “aver ricevuto” attesta di una disposizione psichica recettiva e di una disponibilità a trattare e a contrattare, “una lettera” si traduce in una storia intima e privata, “scritta” equivale a esperienza consapevolmente vissuta, “inchiostro” declina l’intensità sofferta e la fissazione emotiva, “color oro” testimonia della sacralità e della nobiltà umane del contenuto dell’esperienza vissuta che si sta profilando.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.”

Mara non è da sola e, guarda caso, è in compagnia del padre, una vicinanza che è una comunione d’intenti e di progetti: la storia intima e privata appartiene a una persona e alla “organizzazione psichica reattiva” di questa ben capitata. Essendo presente la figura paterna si tratta con la massima evidenza della “posizione edipica”, della conflittualità con il padre e la madre. Coordinando, Mara si sta riappropriando della sua relazione con il padre ed è in via di razionalizzarla proprio riattraversandola ed evidenziando gli aspetti più intriganti e formativi per la sua organizzazione psichica.

I simboli dicono che “io e mio padre” rappresentano degnamente la coppia edipica, “dovevamo” è ingiunzione morale dell’istanza psichica Super-Io, “consegnarla” si traduce in affidarla alla comprensione ossia decodificarla nei suoi segni, “presso una casa” attesta della presenza di questa esperienza all’interno di una struttura psichica evolutiva.

Il motivo, per cui Mara attribuisce ad altri la destinazione della lettera, s’incentra nella difesa dello “spostamento” anonimo di materiale psichico altamente personale e caldo.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.”

Ed ecco la chiave d’interpretazione del sogno di Mara!

Il “vagoncino delle montagne russe” può essere un buon mezzo di trasporto per la lettera d’amore da consegnare a una fortunata estranea anche se non si spiega come può avvenire la dinamica di recapito e, in specie, se il vagoncino va verso l’alto. Fuor di metafora Mara sta rievocando la sua storia d’amore con il padre e sta riesumando le emozioni e le sensazioni che hanno contraddistinto tale rapporto. Nello specifico Mara mette l’accento sull’intensità dei vissuti e sulla “sublimazione della libido”. Quest’ultima è un’operazione di difesa direttamente proporzionale alla forza delle pulsioni e dei desideri.

Il “vagoncino delle montagne russe” è simbolo della consapevolezza dell’intensità dei vissuti, “velocissimo” idem, “verso l’alto” è la direzione della “sublimazione” delle cariche erotiche.

Tutto è come nella norma più spietata. Mara sogna la sua “posizione psichica edipica” e la maniera in cui l’ha gestita nel corso della sua formazione.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

La consapevolezza non basta, la composizione delle emozioni e delle pulsioni in una cornice naturale non basta all’adolescente, per cui viene in soccorso di Mara il meccanismo della “rimozione” e della espulsione dalla coscienza di questo materiale delicato e altamente formativo della vita affettiva e sessuale, nonché dell’identità psichica. Mara non riesce a gestire la “posizione edipica” e la rimuove, la dimentica, la ridimensiona e la colloca nella sfera psichica profonda, la scarica nel dimenticatoio nel duplice senso di luogo e di energia. Le emozioni erotiche e le cariche sessuali investite nella figura paterna avevano raggiunto un’intensità tale da produrre la necessità difensiva di un depotenziamento.

La simbologia parla di “sostenere l’ebbrezza” nel senso della caduta della vigilanza della coscienza di fronte all’orgasmo, “fuori del vagoncino” si traduce in fuori dal corpo ricorrendo alla mente e bloccando il processo naturale dell’orgasmo.

mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Mara si stacca dall’attrazione paterna e dalla morsa edipica al prezzo di dover razionalizzare il suo trasporto sessuale e lasciando il padre adulto ed esperto a vivere autonomamente la sua vita sessuale. Mara risolve la “posizione edipica” dopo intensa vitalità attraverso la risoluzione della paura dell’incesto. Questa soluzione di rimuovere le sue pulsioni erotiche e sessuali paga il prezzo di una difficoltà della funzionalità sessuale, l’anorgasmia, l’incapacità a lasciarsi andare al moto dei sensi con la caduta della vigilanza.

Il simbolo del “viaggio sulle montagne russe” è il lasciarsi andare all’orgasmo e ai movimenti psicofisici nell’esercizio erotico e sessuale.

Si conclude il viaggio onirico di Mara e la rievocazione della sua polivalente relazione con il padre.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mara sviluppa la “posizione edipica” e nello specifico i vissuti erotici e sessuali in relazione al padre. La risoluzione del trambusto emotivo e libidico è avvenuta tramite la “sublimazione” e la “rimozione”. Tale operazione rischia di danneggiare la vitalità sessuale con l’anorgasmia. Mara ha bloccato la sua pulsione edipica nel momento in cui la sua carica sessuale cresceva e l’attrazione diventava emotivamente intensa.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Mara ha la sua chiave interpretativa per quanto riguarda la “posizione edipica” in “Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.” In riguardo alla vita sessuale determinante è “Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Mara è stata analizzata da Mariano, uno studente di Liceo delle scienze umane. Alla fine mi ha posto le seguenti domande.

Mariano

A scuola in letteratura greca la professoressa non ci ha spiegato i miti e i personaggi come fa lei, anzi non ha fatto nessun riferimento ai simboli, ha raccontato la storiella e chi si è visto si è visto. Ma siamo sicuri che lei dice cose vere e non emerite minchiate?

Salvatore

Mariano si è capito chiaramente che siamo nella meravigliosa Sicilia e nella bellissima città di Siracusa, Ortigia per la precisione, resa bruttissima dalle autorità a loro modo costituite e di tutti i tipi, ordini e gradi, resa sporchissima dai siracusani. A Siracusa si paga la tassa dei rifiuti più alta d’Italia per avere merda dappertutto e discariche a cielo aperto. Dirti che sei un giovane ignorante non è offensivo, ma è anche vero che potresti istruirti da solo, visto che la scuola si ferma a quattro nozioni, almeno a quello che dici. Purtroppo tutto quello che io scrivo non è farina del mio sacco, ma è una sintesi di tante teorie e scuole sull’argomento mito e Grecia antica. Per quanto riguarda la Psicoanalisi è meglio non parlare, perché l’argomento è sicuramente tabù.

Mariano

Invece di Psicoanalisi io sono informato perché ho letto alcuni romanzi di Alberto Moravia e ho visto che il professore d’italiano ha approfondito alcuni concetti sulla vita sessuale e sul rapporto tra figli e genitori. Ho letto “La noia” e “Agostino” e mi sono piaciuti tanto per la loro profondità. Certo c’è tanto pessimismo. Oggi noi giovani viviamo in maniera più semplice e meno contrastata, magari siamo superficiali, ma va bene così, anzi è meglio così.

Salvatore

Ti consiglio di rileggerli tra due anni e magari capirai di più.

Mariano

Ma lei pensa che sono ignorante perché non so le cose che sa lei?

Salvatore

Tu sei ignorante perché ignori tantissimo. Sei stato deprivato della giusta istruzione e delle dovute conoscenze e la tua famiglia non è stata uno stimolo giusto per farti crescere. Non parliamo della società e tanto meno delle autorità inesistenti. Mi addolora il fatto che sei stato fregato e te ne renderai conto quando porterai a cena la persona ambita e ti renderai conto di non avere argomenti di cui parlare e di essere un sempliciotto.

Mariano

Perché, secondo lei, se io vado a cena con la mia fidanzata devo parlare di filosofia e di teologia e di miti e di sogni. Io sono molto più concreto e non so se mi sono spiegato abbastanza.

Salvatore

Ho capito benissimo e non è proprio il caso di spiegarti ancora. Ti sei riscattato ai miei occhi, ma resti un povero diavolo che non sa di essere figlio di dio. Vedi, Mariano, ti hanno tolto la possibilità di capire e di spiegare in tanti altri modi il mondo in cui vivi e la persona che sei. Questo è gravissimo e per te è un danno difficile da sanare. Se ti dico che hai poche categorie interpretative, mi capisci?

Mariano

Certo che capisco, ma credo che non sia essenziale avere le sue categorie per essere intelligenti o intellettuali. Poi, io voglio essere un uomo concreto che vive di fatti e non di parole o di idee. A cosa serve capire un sogno, ammesso che sia vero quello che lei ha scritto?

Salvatore

Vedi come sei ristretto nella tua testolina. La materia grigia ha chiesto diritto d’asilo ad altra testa e adesso è profuga e forse il ministro degli interni con i suoi decreti non la farà arrivare da nessuna parte. Ciao e stammi bene. La poesia che segue non è roba per te. Lascia perdere, che a essere intelligenti si paga una tassa molto alta. Meglio un drink in compagnia dei soliti noti. Dopo si torna a casa a piedi, mi raccomando.

DEDICATO A MIO PADRE

Non mi piacciono le sagre e nemmeno le giostre,

il Carnevale,

la notte di San Silvestro,

la baraonda d’ordinanza,

il piacere relegato al suo più infimo significato.

Sono nata libera,

non portarmi sulle montagne russe

e il guinzaglio mettilo ai tuoi cani.

Non regalarmi velocità da centrifughe domestiche.

E non sono il tuo postino,

non consegno i tuoi messaggi alati alle mie rivali,

non chiedermi nulla di cui io possa un giorno pentirmi.

Non insegnarmi la tentazione di pensieri funesti,

potrei rivolgerli contro di te,

sai che lo farò,

ma forse lo fai proprio per armare la mano che ti annienterà,

così ognuno avrà modo di espiare la sua colpa.

Padre,

è stato così difficile difenderti dalle insidie del tempo,

ho avuto l’impulso di lasciarmi cadere dalla rupe di cartapesta

delle tue montagne di cartapesta

quando ho compreso che non erano le Alpi generose

dei tuoi racconti di fiaba.

Ho resistito al piacere di farti pagare il peccato primordiale

di non avermi amata come si ama una donna.

E adesso che è finita ed è ricominciata

e finita e ricominciata ancora e per sempre,

dannazione eterna di un amore umano,

vengo a riscuotere il mio credito.

Portami dentro di te,

dove scrivi parole con la tua penna di carne

e il tuo inchiostro di sangue,

imprimile sulla mia pelle acerba,

affinché io possa imparare a incidere un degno epitaffio

sulla pietra ruvida della tua tomba.

Monterò la guardia davanti alla porta del tuo regno

e braccia umane non avranno accesso alle tue braccia,

né bocche lascive alla tua bocca narrante.

Sabina

TRA PASSATO & PRESENTE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“E’ estate e sono al mare, in piedi sulla parte alta di uno scoglio che a gradoni scoscesi penetra nell’acqua. Ci sono molte coppie di giovani e sono ragazza anch’io; siamo tutti in costume da bagno, ho un filarino con un ragazzo molto bello che mi bacia e sfiora con naturalezza. Sto bene, sono a mio agio con me stessa e con quello che c’è intorno (mi sento come mi sentivo realmente da ragazza, il corpo in mostra, baluardo di un infinito presente, e la mente proiettata di diritto su un futuro certo). Scendiamo in gruppo a vedere com’è il mare e lo trovo bellissimo. Ad un tratto noto che in realtà c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa, ma mi piace anche questo, sono estasiata da tutto quello che vedo.

Sono nel mio presente, ora, e cammino (ma a momenti guido) con la mia nipote adorata lungo l’argine di un ampio torrente in piena, sebbene con l’acqua calma e chiara; nel paesaggio c’è anche un grande fiume, incantevole. Proseguo ed arrivo ad un bivio: sulla destra scende una strada che porta al tratto di mare visto in precedenza e sulla sinistra un’altra arriva ad un pontile che dà sul lago di Garda. Vado da entrambe le parti, mi sento serena, c’è una bella luce, il paesaggio e la natura mi riempiono di felicità. Sono in compagnia di alcune donne, credo componenti della mia famiglia o care amiche.

Poi ritorno ragazza sullo scoglio ed è calata la sera. Con me c’è il gruppo di giovani di inizio sogno e ci stiamo divertendo, si ride, forse ci stiamo preparando per una festa. Mi giro e sulla sinistra vedo avanzare mio padre; il suo viso nel sogno non è affatto quello di mio padre: ha gli occhiali e una chierica, indossa un vestito elegante ma ordinario, grigio chiaro, sembra un travet. Sono così contenta di vederlo, mi si riempie il petto di gioia. Lo abbraccio forte e lui mi sorride e mi stringe a sé. Mi siedo su uno dei gradoni naturali dello scoglio e lui è su quello sottostante, mi gira la schiena e io allargo le mie gambe e le mie braccia e lo cingo forte nell’incavo del mio corpo. Provo un potente sentimento di amore che mi appaga pienamente. Non ho mai amato mio padre con il sentimento che provo nel sogno; ho amato mia madre così, vorrei dire “in modo così puro”. Era come se nel sogno provassi per la prima volta per un uomo un sentimento deprivato del suo potere seduttivo.”

Mi sono svegliata.

Questo è il sogno di Sabina

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Possono convivere in sogno passato e presente magari in una notte di mezza estate?

Certo, nel “breve eterno”!

Il sogno di Sabina è l’esempio di come la Psiche riesce a tenere nell’arco consapevole del suo orizzonte i “fantasmi” e le esperienze vissute al di là della loro qualità. La “coscienza di sé” è la consapevolezza di questo materiale psico-esistenziale fermata nel momento storico considerato. Il Vivere porta a trascurare la Psiche a vantaggio del Pragma, il vissuto psicologico rispetto al fatto occorso nella sua concretezza. Il sistema delle “resistenze” è funzionale alla difesa dell’equilibrio tra corpo e mente con il suo impedire l’afflusso alla coscienza del materiale psichico dimenticato o “rimosso”, così come il sistema dei “processi e meccanismi di difesa” opera in maniera articolata per lo stesso fine omeostatico: il contenimento dell’angoscia.

E così, vivendo e sin dal primo vagito, il trauma e l’angoscia scandiscono i tempi e i modi della riflessione su se stessi e sulla propria formazione. Il bambino infante usa i seguenti “meccanismi di difesa”, definiti per l’appunto “primari”: il “ritiro primitivo” che consiste nel non vivere l’angoscia fuggendo dalla realtà e disinvestendo, il “diniego” che si attesta nel rifiuto dell’angoscia e nella negazione della perdita, il “controllo onnipotente” che si esplica nel potere esercitato nel conflitto con la realtà traumatica, la “idealizzazione e svalutazione primitive” che si esercita nell’esaltazione della protezione da parte dei genitori e nella successiva delusione, la “proiezione” e la “introiezione” e la “identificazione proiettiva” che si giustificano con la difficoltà del bambino di capire la dialettica tra mondo interiore e mondo esterno e nell’attribuire all’altro il proprio passato psichico, la “scissione delle imago” e la scomposizione dei “fantasmi” nella “parte positiva” e nella “parte negativa”, la “dissociazione” che si attesta nella difesa dall’angoscia attraverso lo sdoppiamento dell’Io.

Questo è il corredo psichico difensivo del bambino. L’adulto userà “meccanismi e processi” sofisticati ed evoluti per difendersi dall’angoscia che è la “malattia mortale” secondo le Religioni monoteistiche, la filosofia di Epicuro, di Kierkegaard, di Schophenauer, di Heidegger, di Sartre e di altri filosofi che hanno posto l’accento sulla consapevolezza umana intorno alla fine e all’uopo hanno ricercato il fine della vita in base alla loro formazione psichica, ai loro “fantasmi” e alle loro esperienze vissute. Anche i filosofi hanno proiettato nelle loro opere il corredo composto dei loro turbolenti “fantasmi” e i tratti caratteristici delle loro “formazioni psichiche reattive”. Il processo difensivo è ancora più evidente nelle opere poetiche. Quindi, anche i poeti non sono esenti da “proiezioni” catartiche e da contaminazioni tra il privato e il pubblico. Provate a leggere Leopardi in chiave psicodinamica e ne vedrete delle belle.

Il sogno di Sabina si snoda narrativamente ponendo di tanto in tanto, quasi per gradire, qualche simbolo consistente e massiccio a testimoniare che il “processo primario” è in funzione, qualora qualcuno non se ne fosse accorto. E così tra il racconto e la rievocazione del passato la Fantasia immette i “fantasmi” per condire al meglio la minestra, di per se stessa gustosa e piccante sullo stile anni settanta. Sarà interessante scindere la narrazione descrittiva dalla simbologia dei “fantasmi” e tra ricordi e desideri, tra pulsioni ed emozioni il piatto della nostalgia sarà alla fine ben ricolmo di ricche e sfiziose primizie che il Tempo non è riuscito a consumare con le sue tinte grige e le sue sfumature altrettanto grige.

Il film di Sabina è in tre tempi e si svolge con un rimando temporale rincorrendo la figura paterna e materna. Il fine è quello di sistemare la “posizione edipica” partendo dall’adolescenza e arrivando alla maturità. Sabina non accettava il padre e si sentiva rifiutata. Nel sogno non solo lo recupera e lo riconosce, ma lo adotta al fine di integrare la sua identità psichica e di migliorare la comprensione della sua storica relazione con l’universo maschile.

Il tragitto interpretativo è diviso in tre parti ed è oltremodo interessante.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

IL SOGNO DEL PASSATO

E’ estate e sono al mare, in piedi sulla parte alta di uno scoglio che a gradoni scoscesi penetra nell’acqua. Ci sono molte coppie di giovani e sono ragazza anch’io; siamo tutti in costume da bagno, ho un filarino con un ragazzo molto bello che mi bacia e sfiora con naturalezza.”

La vena narrativa non manca nel disegnare questo quadretto anni settanta della serie “un giorno d’estate al mare”. Sabina è una ragazza tra le tante, ma è super, come la benzina e le sigarette di allora. Guarda caso, lei si trova tra le altre adolescenti accoppiate, ma è in piedi e sulla parte alta dello scoglio. Il senso dell’alto-locazione, più che dell’ipertrofia, dell’Io, è appariscente in questa seducente e sedicente “ragazza” che non si fa mancare il “filarino con un ragazzo molto bello”. Sabina non si limita al corteggiamento di un liceale, procede verso la naturalezza della “libido orale” ed epiteliale. Questo spaccato da “Sapore di sale” del mitico Gino Paoli è talmente delicato e semplice da diventare eccitante nella lettura e nell’attraversamento di desideri ed emozioni universalmente vissute tra i meridiani e i paralleli dell’inquinato pianeta. E l’incauto lettore debitamente ringrazia la ragazza che con naturalezza sogna e si descrive mentre attraversa la penultima fase REM del suo sonno.

Sto bene, sono a mio agio con me stessa e con quello che c’è intorno (mi sento come mi sentivo realmente da ragazza, il corpo in mostra, baluardo di un infinito presente, e la mente proiettata di diritto su un futuro certo).”

L’esibizione del benessere e della sicurezza avviene in maniera pacata ma decisa. Sabina rievoca e commenta orgogliosamente una fase importante della sua vita e della sua formazione psichica, l’adolescenza o “il tempo delle mele”. Il passato ritorna al presente nelle posture psicofisiche di base per proiettarsi in un gratificante futuro: il “breve eterno” è servito su una insalatiera d’argento come quella della coppa Davis. Quest’operazione è resa possibile dal “corpo in mostra” e disposto all’altro, nonché dalla “mente” certa del “futuro” e sicura del suo diritto naturale. Sabina è il suo corpo, Sabina è la sua mente, il corpo è baluardo e la mente è progetto. Su queste fondamenta Sabina costruisce la sua casa nella fusione dei tempi del ricordo, della vita in atto e dell’attesa. Vedi cosa combinano il Corpo e la Mente quando sono a briglia sciolta e in un attimo di distrazione dell’Io.

Scendiamo in gruppo a vedere com’è il mare e lo trovo bellissimo. Ad un tratto noto che in realtà c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa, ma mi piace anche questo, sono estasiata da tutto quello che vedo.”

Fino a questo punto il sogno di Sabina si è lasciato spiegare tra narrazione e riflessione senza ricorrere a pericolose e strane acrobazie simboliche. Del resto, la ragazza è semplice e sofisticata al punto giusto, per cui si lascia cogliere nelle sue linee e nei suoi archi, nelle sue rotondità e nelle sue piramidi. Socializza bene Sabina, non ha remore e blocchi nel suo giovanile motore di adolescente che cerca di conoscersi nel gruppo. Ma il vero gruppo è la sua “gruppalità” interna, il complesso delle sue istanze e la rete delle sue relazioni, i mille modi di rappresentare le sue pulsioni e gli altrettanto mille nodi che intesse tra le varie parti di sé.

“Il mare è bellissimo”.

Ecco la simbologia tanto attesa e tanto ampia!

Sul mare si è tanto discusso, tanto si discute e tanto si discuterà, come è giusto nel consorzio dell’umana ignoranza e della recidiva presunzione.

E’ il simbolo dell’Inconscio freudiano?

E’ il simbolo della Vita e del Vivere?

Rappresenta la parte fascinosa e misteriosa della Madre?

Raffigura l’ardimento e la sfida umana all’apparente Indefinito?

E’ quello che ognuno di noi vuole?

Ecco, è sicuramente il nostro “significante”!

Di certo il Mare è un po’ di tutto, ma per Sabina è soprattutto il suo presente che si infutura. Ma lei non si accontenta della normalità rassicurante, non si appaga di ammirare il mare e di viverlo come il suo spazio d’investimento. Sabina cerca la simbologia complessa e fa interagire il mare con l’estuario di un fiume, rappresenta il Principio Maschile e il Principio Femminile nella fusione di un meraviglioso e poetico coito primordiale. Il Fiume è maschio e rappresenta il Padre e il suo estuario è l’orgasmo che acquieta la tensione dello scorrimento e la ricerca della fine, mentre il Mare è femmina e rappresenta la Madre che accoglie e annega lo spasmo del nobile consorte nelle sue ampie anse. Sabina tocca apici mitologici in questa poetica quanto inconsapevole descrizione proprio rappresentando in maniera originale la scena del “Coito primordiale”. Ma attenzione, è tutta farina del suo sacco semplicemente perché non risulta immagine mitologica simile tra le mie conoscenze e le mie erudizioni. Non mi risulta che Zeus si sia trasformato in “potamos”, fiume, per accoppiarsi con la Dea di turno frutto delle sue brame erotiche e dei suoi istinti sessuali. Ma la meraviglia non è ancora finita. State attenti che Sabina, introducendo l’amplesso primario della coppia genitoriale, sta rispolverando la sua conflittualità con i suoi genitori, “posizione psichica edipica”, ed evidenzia i suoi sensi di colpa nelle acque limacciose e verdastre. Ma non è finita la storia perché Sabina dimostra di aver risolto la sua scomoda collocazione tra padre e madre e dichiara “apertis verbis” che è “estasiata da quello che vede” e non lesina di aggiungere che le piace, prova godimento nella visione del padre e della madre in simbiosi. Certo che il Mare è più grande del Fiume, certo che la Madre domina nel vissuto della Figlia, certo che la figura materna è maestosa nella visione della figlia, certo che la mamma è tanta per Sabina. Il Padre Fiume viene accolto nel suo disperdersi i mille rivoli neurovegetativi nell’ampio e misterico Grembo della Madre. La madre è dominante nella psicologia formativa di Sabina.

Sintetizzo questo ampio quadro allegorico. Sabina rievoca la sua “posizione edipica” rappresentando in maniera personale la mitica fusione maschio-femmina. In quest’operazione dimostra di aver riconosciuto il padre e la madre, per cui il benessere psicofisico necessariamente consegue.

I simboli e gli archetipi sono il “mare” o l’esercizio del vivere al femminile, il “fiume” o l’insinuazione maschile, “l’estuario” o la dilatazione maschile, “l’acqua verdastra e limacciosa” o dei sensi di colpa, “estasiata” o la caduta della vigilanza e la variazione dello stato di coscienza, “vedo” o sono consapevole

IL SOGNO DEL PRESENTE

Sono nel mio presente, ora, e cammino (ma a momenti guido) con la mia nipote adorata lungo l’argine di un ampio torrente in piena, sebbene con l’acqua calma e chiara; nel paesaggio c’è anche un grande fiume, incantevole.”

Passata è in sogno l’adolescenza e la donna si manifesta nel suo splendore e nella sua controllata irruenza psicofisica mentre lascia scorrere la sua vita senza farsi mancare l’amor proprio e tenendo in grande considerazione la figura maschile nella persona del padre idealizzato. Nell’hic et nunc, nell’aqui y ahora, nel suo presente Sabina vive e si vive rafforzandosi nell’amor proprio tramite la giovane nipote che si porta a spasso come se fosse la Sabina adolescente del precedente sogno. La vitalità della “libido” è in eccesso ed è da gestire con giudizio. Ma la “libido” non è mai in eccesso, come la femminilità evidente e il bel portamento. L’uomo ideale si insinua in questo quadro bucolico come l’eredità della “parte buona” del padre. L’adolescente è diventata donna e ha razionalizzato la sua “posizione edipica” riconoscendo il padre e sistemandolo secondo norma e secondo dovere.

Proseguo ed arrivo ad un bivio: sulla destra scende una strada che porta al tratto di mare visto in precedenza e sulla sinistra un’altra arriva ad un pontile che dà sul lago di Garda.”

Come Edipo, giovane e intraprendente, piomba con il suo carro nel quadrivio di Tebe dove incontra Laio, il padre sconosciuto, e lo uccide per una questione apparente di precedenza, anche Sabina nel corso della vita arriva a un bivio, perviene a una presa di coscienza sulla sua “destra” e sulla sua “sinistra”. Sabina è chiamata a deliberare sul futuro basato sulla storia psico-familiare e sulla sua formazione o a decidere di tornare indietro sui suoi passi e ristagnare ancora sul padre e sulla madre, sul pontile e sul lago, sul maschio e sulla femmina, sulla sua relazione conflittuale con i genitori e le loro enigmatiche figure. Anche Edipo era di questa pasta e si avviava a consumare la tragedia a lui dedicata e ampiamente voluta dagli dei dell’Olimpo anche per dare l’opportunità a un certo doctor Sigmund Freud di dare sfogo alla sua genialità creativa e alla sua grafomania. Nel sogno sul tempo passato di Sabina c’era l’estuario di un fiume e il mare, nel sogno sul tempo presente c’è un pontile e un lago. La simbologia è la stessa, ma manca la monumentalità della scena e l’entità dei componenti.

Vuoi mettere un misero pontile che si insinua sia pur nel lago di Garda con il mare che assorbe e dona la pace a un fiume in piena dilatazione dei sensi? Eppur la Madre domina sempre sia nel suo essere “mare” e sia nel suo essere “lago”.

Potenza dei suoi insegnamenti e delle sue virtù!

Cosa suggerisce la simbologia del pezzo considerato?

Il “bivio” rappresenta la deliberazione e la scelta, la “destra” rappresenta il maschile e il futuro e la ragione e la realtà, la “sinistra” rappresenta il femminile e il sistema neurovegetativo e il passato e il crepuscolo della coscienza, il “pontile” rappresenta la protuberanza e l’insinuazione maschili, il “lago” rappresenta la ponderatezza oscura del femminile o l’acqua cheta.

Vado da entrambe le parti, mi sento serena, c’è una bella luce, il paesaggio e la natura mi riempiono di felicità. Sono in compagnia di alcune donne, credo componenti della mia famiglia o care amiche.”

Onnipotenza e ubiquità sono le doti dell’infanzia, quell’età che in Sabina non è mai fortunatamente tramontata e che si trasporta dietro nel cammin di sua vita quasi dicendo che è riuscita a comporre in armonia il passato con il presente e che attualmente la sua vita gode ottima salute secondo l’ultimo bollettino meteopsicorologico. Sabina riconosce il suo passato e il suo presente perché ha composto il padre e la madre nel “simbolo delle sue origini”. Tale nobile e proficua operazione ha maturato i frutti di una buona armonia psicofisica. La carta d’identità psichica di Sabina è la seguente: riconoscimento e “sapere di sé”, disinibizione e disimpegno. Una lucida razionalità si accompagna a una buona emotività, un buon demone governa le fattezze e le movenze del corpo. Finalmente Sabina è in compagnia di se stessa e degli altri, sa relazionarsi con le sue “parti psichiche” e con gli oggetti dei suoi investimenti di buona “libido”.

La simbologia dice che “serena” equivale a mancanza di nubi o ataraxia e assenza di affanni, “luce” o ragione e processi secondari, “paesaggio” o “status” psichico in atto, “natura” o ciò che nasce, “felicità” o buon demone o spirito vitale, “donne” o del potere femminile, “famiglia” o “gruppalità” interiore e parti psichiche in relazione, “amiche” o confidenza tra sé e sé.

RITORNO AL SOGNO DEL PASSATO

Poi ritorno ragazza sullo scoglio ed è calata la sera. Con me c’è il gruppo di giovani di inizio sogno e ci stiamo divertendo, si ride, forse ci stiamo preparando per una festa.”

Il sognare consente di giocare con il Tempo e magari di beffarlo con una innocente manovra della memoria che permette alla saltimbanco Sabina di spostarsi a suo piacimento tra le pieghe dei ricordi più gratificanti e intimi. L’animo si muove tra le note di una musica scandita dalle pulsioni e dalle emozioni di una donna matura che rievoca la sua adolescenza e il suo corpo alla ricerca della giusta identità. L’adolescenza viene rivissuta da Sabina nello spazio temporale di un giorno: “sullo scoglio è calata la sera”, il momento del passaggio da uno stato di entropia ormonale a uno stato di migliore consapevolezza del proprio patrimonio genetico. Sabina celebra in sogno il passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza, dal “tempo delle mele” al “tempo delle albicocche”, dall’acerba adolescente alla pienezza della donna. Vediamo come si vive e si descrive Sabina: socievole, gioviale, disponibile, gioiosa.

La simbologia conforta l’interpretazione affermando che “divertendo” equivale a stabilisco una dialettica relazionale o socializzo mantenendo la mia personalità, “si ride” equivale a si amoreggia, “festa si traduce in “dies festus” o giorno solenne e atto alle cerimonie e alle condivisioni pubbliche.

Mi giro e sulla sinistra vedo avanzare mio padre; il suo viso nel sogno non è affatto quello di mio padre: ha gli occhiali e una chierica, indossa un vestito elegante ma ordinario, grigio chiaro, sembra un travet.”

Sabina non è contenta e si complica la vita psichica continuando a sognare temi consistenti e di grande spessore: il padre e la sua “posizione edipica”. Ma quanto importante è stata questa figura nell’economia e nella dinamica evolutiva di questa benedetta e sacrosanta donna?

Sabina rivive il passato e sulla scena onirica fa arrivare “mio padre”: “mio” indica un possesso significativo. Ma non può rappresentare il padre reale con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue virtù e i suoi disvalori, Sabina deve presentare il padre ideale e idealizzato. I tratti del viso non sono affatto quelli del padre reale, è un uomo calibrato, razionale, avveduto ed è soprattutto un uomo sublimato, un gran sacerdote dalla “chierica” che ha rinunciato al mondo materiale con il taglio di cinque ciocche dei capelli. Per il resto il padre è un “monsù Travet”, un uomo qualunque con la distinzione dell’ordinario grigiore di una figura che ha attratto per quello che non possiede e che la figlia ha immaginato che avesse e fosse dotato. Degna d’interesse è la “sublimazione” del padre nella “chierica”: l’impedimento difensivo dall’attrazione sessuale. Sabina si difende in sogno dal coinvolgimento erotico con la figura paterna provvedendo alla sua svirilizzazione. Così marcia la “posizione edipica” secondo la “buona novella” della protagonista.

Vediamo i simboli. La “sinistra” è regressione e ritorno al passato, il “viso” è il complesso dei tratti caratteristici esibiti nel sociale, gli “occhiali” sono la versione ambivalente della razionalità nel rafforzamento e compensazione di debolezza, la “chierica” è la “sublimazione della libido”, il “vestito” è l’insieme dei modi psichici di apparire, “elegante” equivale a essere suo padre e fuori dal gregge, “ordinario” è tutto ciò che non è straordinario, “grigio” è privo di slancio vitale, “travet” è rafforzamento di ordinario e grigio.

Sabina non ha una buona opinione del padre e lo vive come una figura di poco spessore, ma ha operato tutte le difese del caso come tutte le bambine, lo ha accettato e se ne è staccata.

Sono così contenta di vederlo, mi si riempie il petto di gioia. Lo abbraccio forte e lui mi sorride e mi stringe a sé. Mi siedo su uno dei gradoni naturali dello scoglio e lui è su quello sottostante, mi gira la schiena e io allargo le mie gambe e le mie braccia e lo cingo forte nell’incavo del mio corpo. Provo un potente sentimento di amore che mi appaga pienamente.”

La psicodinamica “edipica” in riguardo alla figura paterna non si è conclusa e Sabina la porta avanti dal rifiuto all’accettazione, dalla razionalizzazione al riconoscimento, dall’inclusione all’adozione. Il quadro non si era composto durante l’adolescenza e le pennellate si sono spiattellate ancora sulla tela. Come sosteneva e insegnava Carlo Ravasini, “l’Edipo non si risolve mai del tutto e meno male”. Vediamo come e in che modo Sabina è andata avanti nel suo amorevole travaglio. La donna associa il sentimento alla consapevolezza, la gioia all’immagine interiore o alla “parte positiva” del “fantasma del padre”. L’empatia e la simpatia diventano di casa. Il padre e la figlia ormai si capiscono e soffrono insieme di quella dolorosità nostalgica basata sul tempo perduto e su quello che potevamo mangiare e per pudore non hanno consumato. Lo stare insieme diventa intrigante e seduttivo, acquista un colore erotico che va dal rosso passione al giallo gelosia per sfumarsi definitivamente sul verde vitale della realtà in atto. Il pudore ancora è vincente e la “sublimazione” si colora di tinte delicate che sfumano dalla recezione sessuale traslata all’avvolgimento in un abbraccio protettivo pudicamente posizionato di spalle e in una forma di ingravidamento. Sabina incorpora il padre nel suo grembo come quel figlio che avrebbe voluto nelle sue fantasie avere dal padre e che adesso è diventato accudimento materno del padre, l’adozione di un uomo che a suo tempo fu figlio e oggetto di multicolori sensazioni e di indicibili emozioni, di losche fantasie e di foschi pensieri, un padre che adesso è oggetto di cura e di premura.

I simboli dicono che “contenta di vederlo” si traduce in piena e soddisfatta della mia consapevolezza nei riguardi del padre, “riempie il petto di gioia” si traduce in appagata nel sentimento e nell’emozione, “abbraccio forte” si traduce in lo assimilo e lo faccio mio, “mi sorride e mi stringe a sé” si traduce in mi scatena pulsioni e desideri, “mi siedo su uno dei gradoni naturali dello scoglio” si traduce in ho potere, “lui è su quello sottostante” si traduce in ha bisogno di me, “mi gira la schiena” si traduce in ho pudore e mi difendo dal coinvolgimento diretto, “allargo le gambe e le mie braccia” si traduce in mi dispongo alla fusione erotica e al coinvolgimento affettivo, “lo cingo forte nell’incavo del mio corpo” si traduce nella traslazione dell’ingravidamento, “provo un potente sentimento d’amore” si traduce nella sublimazione della libido, “mi appaga pienamente” si traduce in pieno funzionamento della difesa psichica.

Questo è il paragrafo più allegorico e poetico perché contiene ed esprime la psicodinamica edipica completa di Sabina nei riguardi del padre. Non è da meno per le donne di qualsiasi parte del globo terracqueo.

Non ho mai amato mio padre con il sentimento che provo nel sogno; ho amato mia madre così, vorrei dire “in modo così puro”. Era come se nel sogno provassi per la prima volta per un uomo un sentimento deprivato del suo potere seduttivo.”

Nel sogno si fanno anche riflessioni e quest’operazione richiede che il sonno non sia pesante, che le fasi REM o nonREM siano blande e che magari Sabina si stia svegliando dolcemente emozionata dal vissuto tenero e materno verso il padre. Sabina si prende cura del padre ed è pronta ad amarlo “in modo così puro”. La “sublimazione della libido” soccorre la figlia adulta nel capire che lo stesso trattamento affettivo e sentimentale che aveva riservato alla madre, adesso lo può vivere con il padre. I corollari erotici e seduttivi del potere femminile si sono evoluti nella capacità di amare il genitore con la stessa moneta della madre. Sabina non vuole ripetere con i suoi uomini la modalità erotica e affettiva che in passato riservava al padre, per cui introduce la benefica presa di coscienza, “razionalizzazione”, che le permette di liberarsi dalla “coazione a ripetere” e di liberare l’inventiva sulle altre svariate modalità di “investimento di libido” sull’oggetto del proprio desiderio. E’ importante che la donna non scarichi sul partner quello che ha vissuto nei confronti del padre e che da lui non pretenda la compensazione delle sue frustrazioni erotiche e affettive. Sabina ha ben razionalizzato la sua psicodinamica edipica e adesso è una donna libera di amare l’uomo senza essere condizionata dalla ricerca nell’uomo del padre buono o del padre cattivo, del padre vissuto secondo il “fantasma”.

Vediamo i simboli: “in modo così puro” equivale alla sublimazione della libido o desessualizzazione, “deprivato del suo potere seduttivo” significa che ho abbandonato la “posizione fallico-narcisistica” e mi sono evoluta nella “posizione psichica genitale”.

Questo è quanto dovuto al sogno di Sabina.

PSICODINAMICA

Il sogno di Sabina svolge la psicodinamica edipica in riguardo alla figura paterna secondo le linee guida di un processo evolutivo che viaggia dalla conflittualità al riconoscimento per poi adire all’adozione e all’accudimento amoroso e sublimato del padre.

PUNTI CARDINE

I punti cardine dell’interpretazione del sogno di Sabina s’incentrano in “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa,” e in “Proseguo ed arrivo ad un bivio: sulla destra scende una strada che porta al tratto di mare visto in precedenza e sulla sinistra un’altra arriva ad un pontile che dà sul lago di Garda.” e in “mi gira la schiena e io allargo le mie gambe e le mie braccia e lo cingo forte nell’incavo del mio corpo.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei simboli si è detto lungo il tragitto. Tra il narrativo e discorsivo il sogno di Sabina offre simbologie allargate in allegorie. La più creativa è l’allegoria del coito edipico: “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa,”.

L’archetipo del “Padre” si manifesta nella sua maestosità in “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare”. L’archetipo della “Madre” si evidenzia in “mare” e in “lago”.

Il “fantasma” dominante riguarda il padre.

Sono ampiamente distribuite nel sogno di Sabina l’istanza vigilante “Io”, l’istanza “Es” rappresentazione dell’istinto, l’istanza censurante e limitante “Super-Io”.

La “posizione psichica edipica” trova la sua epifania e il suo trionfo attraverso le fasi globali. La “posizione genitale” consegue naturalmente.

I meccanismi psichici di difesa sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità”. Quest’ultima si esalta in “c’è un fiume che entra ad estuario in questo mare e porta con sé un’acqua verdastra e limacciosa”. Il “processo psichico di difesa della “regressione” appare nelle esigenze psicofisiche oniriche, ma è la “sublimazione della libido” a trovare la sua forza nelle varie circostanze descritte dal sogno.

Il sogno di Sabina esibisce un deciso tratto “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”.

Sabina elabora nel sogno le figure retoriche della “metafora”, “metonimia”, “enfasi”, ma dominante è la “allegoria”.

La “diagnosi” dice di un’evoluzione completa della “posizione edipica” e nello specifico della relazione con la figura paterna: dalla conflittualità alla razionalizzazione, dal riconoscimento all’adozione.

La “prognosi” impone a Sabina di integrare e compattare le conquiste fatte, nonché di disporle a buon fine nei riguardi della figura maschile che ammette alla sua condivisione e allo scambio dei doni psicofisici.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi edipica”: isteria, angoscia, fobica e ossessiva, depressiva.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” nel suo conciliare la narrazione con la logica consequenziale attraverso il ricamo dei pezzi da novanta, i simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Sabina è un riferimento al padre o a una figura similare, nonché la nostalgia del bel tempo vissuto.

Le “qualità oniriche” sono decisamente l’atemporalità e la diacronia. Il “breve eterno” si sposa con il rivivere il passato.

Il sogno di Sabina si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della spedita conciliazione del fattore narrativo con il fattore simbolico.

Il “fattore allucinatorio” trova riscontro nell’esaltazione del senso della vista. Le sensazioni di movimento sono presenti in maniera progressiva e senza alta incidenza.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Sabina è sicuramente “buono” perché i simboli sono evidenti e interagiscono senza stridore. Il “grado di fallacia” è veramente minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Sabina è stata valutata da un lettore che di mestiere fa il ragioniere in un’impresa di pompe funebri e per hobby recita in commedie dialettali. So che si chiama Tatai, rifacimento di Gaetano, e che si vanta in giro di essere mio amico.

Tatai

Innanzitutto voglio sfatare il fatto che il mio lavoro porti sfortuna. Questo pregiudizio è frutto della paura della gente di aver bisogno di questo servizio. Ma lei deve sapere che la mia azienda sponsorizza una squadra di calcio amatoriale e i giocatori portano sulla maglietta la dicitura “con …asso hai un buon trapasso” e il prossimo anno faremo pubblicità all’urna ecologica con l’immagine di una bambina bionda seduta su un prato verde e con la dicitura “nonno raccontami ancora”. Cosa pensa lei, che è bravo nella pubblicità, di questa bella mia trovata?

Salvatore

Che tu fossi un personaggio eccentrico, mi era chiaro e risaputo. Confermi la tua eccezionalità e la tua sicilianità nel raccontare e nel chiedere, ma ti ricordo che poi dobbiamo parlare del sogno di Sabina e non delle tue bravate. Comincio. Una volta c’era il becchino, ma oggi è giusto che ci sia l’impresa dell’aldilà con tutti i “confort” che possono alleviare i sensi di colpa dei cari parenti sopravvissuti. Voi beccamorti siete operatori del “fantasma di morte”, siete benemeriti funzionari del triste congedo, sapete di psicologia e di sociologia, di semiotica e di psicoanalisi, di finanza e di speculazione e anche di malaffare nello spartirvi le povere salme fuori dagli obitori. Siete destinati a funzionare sempre e vi siete organizzati anche a livello di corporazione e non soltanto. La pubblicità sulle magliette della squadra di calcio era stata fatta negli anni settanta, mentre l’altra l’ho già vista presso il cimitero di Siracusa qualche anno fa. Quindi non mi resta che dirti che sei un imbroglione e un istrione, un ciarlatano e un millantatore. So che per te sono tutti complimenti, mentre per una persona normale sarebbero soltanto offese.

Tatai

Come mi conosce bene! Quando mi dice queste cose mi fa accapponare la pelle. Lei è sempre sul pezzo ed è difficile prenderlo per il culo. Allora il sogno di Sabina è semplice e l’ho capito all’ingrosso e al dettaglio. Ho capito anche cosa vuol dire adottare il padre o la madre. Lei sa della mia situazione di figlio che accudisce il padre paralitico e quindi ha sfondato una porta aperta. Non c’è cosa più bella di vedere mio padre ogni giorno ridere per le mie sciocchezze e sorridere per il fatto che non gli faccio pesare i servizi più intimi. Mio padre è sempre fresco e odoroso come una rosa di maggio e la zagara dell’arancio quando è sbocciata. La sfortuna dell’incidente sul lavoro, poteva essere morto fulminato dalla corrente elettrica, ha cambiato la sua vita, ma ha avuto il merito di avere educato dei buoni figli e in particolare il sottoscritto.

Salvatore

L’accudimento materiale e pratico è la degna conseguenza del riconoscimento psichico. Prendersi cura dei genitori significa umana premura e disposizione all’altro in assimilazione non solo del comune “amor fati”, ma soprattutto dell’essenza empatica e simpatica dell’essere umano. Lenisce i nostri sensi di colpa e la nostra angoscia di perdita. E’ una psicoterapia laica che induce ancora una volta a dire grazie all’altro e in questo caso al padre e alla madre.

Amico

Essenza empatica e simpatica? Comunque, dottor Vallone mi ricordo che quand’ero piccolo non c’era l’INPS e non esisteva la pensione. I figli mantenevano i genitori e se ne facevano carico e, se vuole, i maschi davano i soldi e le femmine provvedevano al sostentamento dei nostri vecchi. Ma lei non immagina come si stava bene in questa nobiltà d’animo e, mi creda, non era una nobile miseria. Io so di avere avuto un rapporto difficile con mia madre perché non mi dava la libertà di cui avevo bisogno. Era una donna paurosa, ma comunque è stata forte nell’affrontare la disgrazia di suo marito, mio padre. Che campino cent’anni ancora. Io ci sto e sono sicuro che ci sarò sempre per loro.

Salvatore

Sei un istrione, ma, quando non ti nascondi, sai tirare fuori il bravo ragazzo. Ti dico che empatia e simpatia significano sentire e condividere emozioni e sentimenti. So che lo sai e che è un tuo modo naturale e congenito di scassare i “cabbasisi” alla Montalbano di Camilleri.

Tatai

Lo sapevo. Vuole che io, attore dilettante sopraffino, non sappia cosa significano empatia e simpatia? Dunque a Sabina io dico dal profondo della Sicilia di campare tranquilla e di non farsi problemi inutili. Se viene in Sicilia, non solo la ospitiamo, ma le insegniamo pure a capire meglio tutto quello conta nella vita. Il sole e la luce aiutano tanto a vivere bene e a dare il giusto peso alle cose. Il mare è uno splendore. Se poi consideriamo una buona pasticceria e una gustosa tavola calda, il capolavoro dell’esistenza è bello e fatto.

Salvatore

E io aggiungo per Sabina che si nasce maschi o femmine, ma si diventa maschi e femmine attraverso il gioco delle identificazioni. Le dico ancora che il maschile e il femminile, androginia, sono tratti psichici simbolici che si ascrivono a tutti gli uomini e al di là della loro identità sessuale. Mi spiego: se Sabina si mostra forte, sta realizzando un tratto psichico simbolicamente maschile. Se, per converso, è dolce e remissiva, sta agendo un tratto psichico simbolicamente femminile. L’androginia psichica si realizza nell’esercizio di caratteristiche simboliche ascritte all’universo maschile e femminile. Noi siamo il precipitato anche di questi tratti che assorbiamo in famiglia e filtriamo criticamente in seguito, lasciando per noi quelli che si confanno alla nostra formazione e che sono stati assorbiti nella nostra “organizzazione psichica reattiva”.

Tatai

Ho capito e non ho capito. Comunque è una cosa tra voi due, questo l’ho capito e sono affari vostri.

Salvatore

Oltre che un “grillino” dell’ultim’ora, sei anche un ruffiano gentile. Sappi che resti il siciliano più gradevole del mondo perché conosci mezza Divina commedia a memoria, perché sei un attore dialettale dilettante, perché sei catanese e perché vendi casse da morto con il sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta per sdrammatizzare. Sarà quel che sarà, ma ancora una volta mi hai fatto sorridere di gusto e mi hai fatto capire le giuste regole del buon vivere insieme agli altri.

Tatai

Certo e se non ha capito bene, le spiego meglio tutto quanto magari davanti a una pasta al forno o a un timballo di melanzane, quello con le polpettine di mia madre s’intende. Per quanto riguarda il “grillino”, pensi che non mi sono iscritto alla Lega e così dormirà sonni tranquilli. Alla sua età dormire è un buon segno di salute. Se poi sogna, meglio ancora. Comunque non voglio certo salutarla dicendole “sempre a sua disposizione” perché le voglio bene e lo voglio vivo e arzillo, ma comunque non si sa mai. Ah, dimenticavo di dirle che le urne ecologiche sono il nostro pezzo forte e che fino a luglio sono in offerta speciale. Alla prossima, ma sono certo che non mi chiamerà.

Salvatore

Tu sei un gran figlio di “buttana”, nel senso che sei un gran simpaticone. E invece ti chiamerò per sdrammatizzare. Salutami il papà e digli che lo penso sempre e che gli voglio tanto bene. Appena passo da Catania vengo a trovarvi.

Cara Sabina,

al posto della signora Maria di Col San Martino, ti è toccato un burlone siciliano che non è da meno. Ogni male non viene per nuocere. Comunque, “baciamo sempre le mani” e specialmente a una donna eccezionale.

IL MIO AMICO GIORDANO

LA LETTERA

“Ciao Salvatore,

sono il bambino Giordano e ho nove anni. La mamma mi ha detto che sei amico dei bambini e di scriverti. Devo dirti che non riesco a dormire perché ho troppi pensieri (compiti, scuola, paura di dormire).

Vorrei che qualcuno dormisse vicino a me, ma non mio fratello. Di solito prendo sonno e dopo mi sveglio senza motivo e non riesco più a dormire. Ho paura che c’è qualcuno giù e che venga su a farmi male.

A me piace sentire la tv accesa perché mi fa addormentare. Sentire i rumori dei canali belli mi tranquillizza. Mi piace sentire la mamma che parla, che manda i messaggi alle sue amiche e manda i messaggi vocali.

Mi piace se alza a tutto volume la tv e quando tira lo sciacquone del bagno. Non prendo sonno quando qualcuno mi fa vedere brutti canali e una volta mi è rimasta impressa una cosa che la nonna mi ha fatto vedere. Adesso voglio che mi si toglie dalla mente questa cosa e prego la mamma di togliermela dalla testa.

Non riesco a dormire perché ho paura. Ieri mi era entrato fumo negli occhi e avevo paura di non poter aprire gli occhi e mio fratello era preoccupato per me.

Quando vado a dormire e non riesco a dormire, ho paura di essere sveglio soltanto io.

Dopo un po che sono sveglio, ho paura che sento i rumori e che entrano i ladri in casa e vengono su a farmi male e a prendermi. Ho paura che vengono su i mostri quando vado a dormire e chiudo gli occhi e mi sento un bruciore e non riesco a dormire.”

LA RISPOSTA

Amico mio Giordano,

ti ringrazio per le belle parole e per avermi regalato le tue paure. Io sono amico dei bambini perché sono cresciuto fuori, ma dentro sono rimasto un piccolo mascalzone. Vedrai che in qualche modo ti spiegherò quello che ti succede e così riuscirai a capire le tue paure e le butterai giù nel cesso tirando lo sciacquone, come fa la mamma ogni sera con tuo grande sollievo. Intanto tu non sei un bambino. A nove anni sei promosso “ragazzo” perché stai crescendo e il tuo corpo e la tua mente sono in evoluzione.

Hai visto quante cose pensi appena vai a letto?

Da sveglio e anche mentre dormi la tua mente e il tuo corpo continuano a lavorare, a sognare e a vivere. I pensieri ci sono sempre perché sei un ragazzo sano, i pensieri sono i tuoi pensieri e li devi amare e curare come fai con il tuo corpo dandogli da mangiare e facendo la doccia. Anche quelli che tu definisci pensieri brutti, il ladro, il mostro, le paure, i canali, sono soltanto pensieri che produci tu con la tua mente e che ti fanno paura soltanto perché pensi che potrebbero realizzarsi. Ma sono l’energia della tua mente, quella che usi anche per fare i compiti e per ragionare con la gente.

A proposito di compiti, devi essere uno scolaro bravo e diligente, devi imparare quello che ti insegnano le maestre e i maestri, ma soprattutto devi essere un buon figlio e imparare dai tuoi genitori e dai tuoi nonni. Più impari e meglio è per la tua vita futura. E’ meglio essere istruito piuttosto che un felice ignorante.

I compiti sono tanti e troppi?

Ce la fai, perché tu non sei una “mammoletta”, sei un ragazzo in gamba, uno che sta crescendo sano e bello, uno che si vuole bene, che non si lamenta e che vuole mettersi sempre alla prova. I compiti non sono il problema e tu non devi confondere le capre con i cavoli, non devi mischiare le tue paure con le azioni che ti servono per diventare “grande” in ogni senso. Allora i compiti e la scuola non devono farti paura semplicemente perché sono parte della tua vita di ragazzo che sta imparando e che sta crescendo. Lo studio non è fatica, è piacere, è la gioia di conoscere te stesso e quello che ti circonda. Come ti dicevo prima, più impari e più potere avrai nella tua vita futura. Devi essere curioso e chiedere, chiedere e ancora chiedere, devi sfruttare tutti gli adulti che ti circondano a cominciare dal papà e dalla mamma.

Passiamo adesso a tuo fratello, quello che non vorresti che dormisse vicino a te e che non può aiutarti a superare le tue paure. E’ vero che tuo fratello non ti può essere d’aiuto perché, diciamoci la verità, tu vorresti la mamma al tuo fianco in quel letto e non il fratello che in qualche modo ti porta via una parte delle attenzioni e dell’affetto dei tuoi genitori, quel fratello che spesso vivi come un rivale e un rompiscatole. In effetti è tuo fratello e ci sta bene anche lui nella famiglia.

Riesci a immaginare la tua casa senza tuo fratello?

Sì, ma per un minuto e mezzo e dopo lo cercheresti come amico, compagno di giochi e complice quando ci si deve difendere dai genitori brontoloni e stanchi e a volte anche distratti. Con tuo fratello puoi e devi soprattutto parlare, regalargli i tuoi pensieri rivestiti delle tue parole.

Sai quanto ti serve e ti fa bene parlare?

Tantissimo, perché ti scarica le tensioni e ti libera dalle paure. E poi, le tue parole sono i regali che tu fai agli altri. Stai però attento a non esagerare e a diventare antipatico. Abbandona quindi il sentimento di rivalità verso tuo fratello e vivilo come un complice, un ragazzo che ha i suoi pensieri e le sue paure, i suoi pregi e i suoi difetti, il tuo unico e irripetibile fratello insomma.

Ma che cos’è la paura di dormire?

Cosa significa il fatto che vado a letto e mi vengono in mente i brutti pensieri?

Facendo i conti all’ingrosso, caro Giordano, tu hai ancora tanto bisogno della mamma, una mamma in carne e ossa, tutta ciccia e tutta massiccia, quella che ti cura e che non ti fa mancare niente, quella che ha anche un altro figlio, quella che deve anche darsi da fare con il papà, quella che va a lavorare e che porta a casa i soldini per non farti mancare niente, quella a cui sei tanto legato e di cui sei quasi innamorato. Questo è il vero problema. Ed ecco che, quando scende la sera e arriva il buio e bisogna andare a dormire, ti viene fuori questo bel sentimento e la vorresti al tuo fianco e tutta per te. Questo è il vero problema da risolvere e non il mostro, il ladro e i brutti canali. Il tuo bel problema è la mamma e, aggiungo, anche il papà. Le tue paure sono queste: “cosa farei io se non avessi la mamma?”, “e se restassi solo?”, “e se mi abbandonassero?”. Ecco che la tua testolina matta allora pensa al ladro, al mostro e alle altre brutte cose.

Così, caro amico mio, come puoi dormire?

Se pensi alle tue paure, ti innervosisci e basta. La soluzione è questa. Non potendo eliminare il pensiero, cambia la paura in qualcosa di bello e di buono. Pensa a quanto sei legato alla mamma, alle sue abitudini, alla casa, alla famiglia, alle tue cose, ai tuoi amici, alle tue amichette, al tuo cane, al tuo gatto e al tuo elefante immaginario. Non dimenticare mai di prenderti cura della mamma e di farla contenta, ma non dimenticare che il papà ha bisogno del tuo affetto anche se è tanto impegnato nel lavoro e lo vedi poco. Cerca di frequentarlo di più e così prenderai da lui quel coraggio e quella sicurezza che adesso ti mancano soltanto perché sei un ragazzo che sta crescendo nel corpo e nella mente. Le paure falle diventare belle, trasformale come un mago in pensieri affettuosi e in fantasie, in sogni da vivere e in progetti da realizzare. Vai a letto con tutta l’allegria della tua giovane età e con tutta la spensieratezza dei tuoi desideri.

Concludo dicendoti che tutto quello che tu stai vivendo, lo vivono tutti i bambini e i ragazzi di questo mondo e senza alcuna distinzione, lo ha vissuto la mamma e il papà, lo abbiamo vissuto tutti e nello stesso modo.

Anche il tuo amico Salvatore è stato un bimbo e un ragazzo pieno di paure e di pensieri. Anch’io ho avuto una mamma bellissima e buonissima. Si chiamava Tita, era figlia di un macellaio ed era tutta ciccia e tutta trippa. Aveva il solo difetto di avere sei figli: Giovanni, Lucia, Franca, Ines, Pia e Salvatore. Io ero il più piccolo. Pensa quanto avrei dovuto soffrire se fossi stato geloso dei miei fratelli, se mi fossi lasciato prendere dal sentimento della rivalità fraterna. Anch’io sono stato innamorato della mia mamma e ho cercato sempre di godermela a più non posso insieme ai miei fratelli. Con loro ho fatto il patto di non lottare anche perché me le avrebbero date di santa ragione. Ti devo confidare che anch’io ho scritto una lettera alla mia mamma Tita nel lontano 1953.

Ti racconto.

C’era stata la guerra e c’era tanta povertà, ma noi bambini eravamo contenti di stare insieme a giocare di giorno nella strada senza macchine e, anche se avevamo tanta fame, bastava non pensarci e l’appetito passava subito. Ma la notte cominciavano i guai. Quelle paure che tu mi hai raccontato le avevo non soltanto io, ma anche tutti i miei compagni. E così ho scritto alla mia mamma Tita e le ho detto che la notte mi spaventavo per i ladri, per gli zingari, per i vecchi senza denti, per le vecchie brutte e anche per i fantasmi di cui raccontava la zia Carmela. Lei prima mi ha rassicurato e consolato, dopo mi ha portato da una vecchietta buona che mi ha spalmato l’olio santo d’oliva nella pancia e ha recitato le sue preghiere in latino. Mia madre l’ha pagata con un pugno di ceci e io sono guarito per sempre.

Ma sai perché?

Non perché credevo a quello che aveva fatto la maga, ma perché ho capito quanto mi voleva bene la mia mamma e quanto desiderava che io stessi bene. Di fronte a tutto questo mare di amore non potevo fare altro che nuotare sicuro e senza annegare. Sono diventato grande a otto anni. Da allora mi sono preso cura della mia mamma e quando avevo dieci lire compravo dieci caramelle di carrubba, cinque per lei e cinque per me. Quando avevo cento lire, compravo un arancino di riso fritto per me e uno per lei e, se avevo duecento lire, compravo un cannolo alla ricotta per me e uno per lei. Poi mi sono avvicinato a mio padre e gli ho chiesto di portarmi con lui allo stadio per la partita di calcio e, tu non ci crederai, quell’anno la squadra del Siracusa ha vinto il campionato di serie C ed è stata promossa in serie B. Pensa che gioia!

E allora, caro amico mio, vedi che stai perdendo tempo con le tue paure?

Vedi che non ti stai godendo la vita, la tua bella persona, la tua mamma, tuo fratello, tuo papà, i nonni e tutte le persone che ti vogliono bene?

E allora, “su con le recie” e “in culo alla balena”!

Mi raccomando di voler bene anche agli animali e alle piante. E se cominci a innamorarti di qualche ragazzina, ricordati che è tutta salute per te e per la mamma.

E sai ancora cosa ti dico?

Per festeggiare la tua vittoria sulle paure, pianta un albero nel terreno del nonno, un melo o un pero o quello che tu vuoi, e così ti vedrai crescere sicuro e sereno insieme a lui. Da parte mia quando andrò in Sicilia, pianterò due ulivi nel mio giardino e li chiamerò Giordano e Gregorio. Come prova manderò la foto alla tua mamma.

Caro Giordano, caro amico mio, questo è il prezzo che bisogna pagare per crescere e per crescere bene. Se adesso tu pensi alle tue paure e a quello che ti ho detto, ti accorgi che le cose più importanti sono volersi bene e voler bene, esprimere sempre le proprie emozioni e i propri sentimenti. Le altre cose sono tutte stronzate. E ricordati sempre che hai avuto un gran “culo” nascendo nella tua famiglia.

Ti voglio bene.

Credimi!

Salvatore

P.S. Ogni tanto qualche parolaccia puoi dirla. Ti fa soltanto bene scaricare i nervi quando immancabilmente arrivano. Stai lontano dal fumo che giustamente fa male agli occhi.

Concludo dicendoti che, quando non riesci a dormire, sveglia pure la mamma e tuo fratello e insieme recitate questa divertente scenetta. Sarà un problema trovare gli asini, ma so che in qualche modo ce la farai.

E se non hai capito bene le parole, ascolta questa versione.

GLI SCENARI DI “ONIRIC WOMEN” 1

IL PREAMBOLO DELLA LETTERA

Caro Maestro,

approfitto del suo sprone a sottoporLe i miei sogni e Le chiedo di darmi lumi sul significato dell’ultimo in ordine di tempo.”

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Sabina mi dà del “Maestro”, “sua bontade”, mi vive come “Maestro” nell’interpretazione dei sogni, mi ritiene “Maestro” nell’analisi dei poliedrici prodotti psichici della funzione onirica. L’investimento e il riconoscimento sono gratificanti e impegnativi.

Ma perché da sempre abbiamo bisogno di “Maestri”?

Il Buddismo esortava ed esorta a cercare un maestro per addomesticare la nostra millenaria e travagliata “anima” e per meditare sulle verità che portano al ritorno nella Grande Luce, la Madre di tutte le scintille viventi.

Dioniso, semidio della Tracia, figlio di Zeus e di donna Semele, insegnava e insegna ai suoi seguaci l’ardore dell’estasi e la liberazione dei sensi attraverso i riti in suo ricordo e in suo onore: la tragedia e il dramma satiresco.

Pitagora era ed è il depositario delle verità dello Spazio, colui che insegnava e insegna i segreti del “punto-numero”, la Geometria e l’essenza matematica della Realtà. I suoi discepoli lo ammantavano di un mistico e acritico “Ipse dixit”, “lo ha detto lui stesso” e non si discute, e ancora oggi i teoremi parlano in suo favore con il famigerato “come volevasi dimostrare”.

Il metodo antropologico di Socrate induceva e induce a cercare un maestro per l’esercizio della “ironia” e della “maieutica” nella sempiterna ricerca del “conosci te stesso”, quella “coscienza di sé” che è resa possibile dalla destrutturazione delle false verità intorno al “vecchio Io” e nel parto mascolino del “nuovo Io”. Questa psicodinamica era istruita ventitré secoli prima che un certo Sigmund Freud rimescolasse le carte da laborioso ebreo.

Un greco “dalle spalle larghe”, Platone, maestro dell’Accademia, (il boschetto di ulivi sacro ad Athena, la dea della sapienza e delle arti), dopo i vani tentativi di realizzare lo Stato ideale nell’infida colonia di Siracusa, insegnava in Atene e insegna ancora oggi l’arte del buon governo dei Filosofi.

Un uomo umile che amava le donne nella inimitabile Grecità del lontano quarto secolo a.C., Aristotele, era il maestro del Liceo, il bosco consacrato ad Apollo Licio, e insegnava ai suoi discepoli la scienza del formare e del combinar concetti: “A è uguale ad A”, “A non è nonA”, “o è A o è nonA”, il “sillogismo”, principi e metodi che non sono tramontati.

Il buon Epicuro insegnava e insegna a lenire le angosce dell’uomo razionalizzandole con il “tetrafarmaco”, le quattro pillole filosofiche contro la paura della morte e degli dei, contro l’amore della patria e dei desideri innaturali.

Gesù Cristo, luminoso nella sua splendida veste di Figlio del Dio ebraico, era di necessità “Maestro” e insegnava e insegna a tutti gli uomini le verità etiche radicate nei diritti naturali del corpo vivente: un gius-naturalista “ante litteram”, prima di Ugo Grozio e di Alberico Gentile.

La ricerca del Maestro si può fermare nei “Saperi” che questi uomini hanno fondato e rappresentano: la Metafisica, l’Estetica, la Scienza matematica e fisica, la Psicologia, la Politica, la Logica, l’Etica, la Morale.

L’elenco è appena abbozzato. Mi piace ricordare Darwin e i “Padri” di tutti i bambini del mondo che nella pratica del quotidiano vivere insegnano e rassicurano i loro figli.

Tutti i Maestri sono benefattori dell’umanità e trovano il loro prototipo in Prometeo, l’uomo che regalò agli uomini il fuoco secondo la mitologia greca, un eroe elaborato secondo i meccanismi simbolici universali, i “processi primari”.

Maestro è colui che lenisce l’angoscia di morte offrendo in dono ai suoi simili un valido significato di vita.

La parola “maestro” deriva dal latino “magis” e “alter” e si traduce “il di più di un altro”, colui che è più forte di un altro o di tanti altri.

Dopo questo nobile “excursus” mi tiro fuori da tanta compagnia e posso dire a Sabina che qualsiasi conoscenza funzionale ad alleviare l’angoscia di morte, l’essenza dell’umano vivere secondo filosofi e poeti, comporta il riconoscimento “honoris causa” di “magister” nell’autore di una parziale e momentanea verità. Del resto, l’interpretazione del sogno è funzionale al “sapere di sé” e al conseguente benessere psicofisico, ma io gradisco l’etichetta di “scrittore di storie psicologiche”. Aggiungo che la parola “verità” si radica nel greco “a-letheia” e si traduce “senza nascondimento”. La verità si nasconde e il maestro la disocculta e la mostra ai discepoli.

“Avanti con il santo e senza che la processione si ingrumi”, diceva il buon prete durante la festa dell’amato san Sebastiano in quel di Avola.

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Prima mi permetto una rapida spiegazione dei miei meccanismi rappresentativi.

I miei sogni si svolgono spesso in scenari inventati o esistenti ma riadattati.”

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Hai perfettamente ragione, cara Sabina. I sogni sono sempre realtà psichiche, sia nella forma di rielaborazioni e riadattamenti dell’esistente e sia nella forma di creazione di scenari non elaborati a caso ma significativi. In quest’ultimo caso il meccanismo psichico principe è la “figurabilità”, l’umana capacità di dare immagine al vissuto, di rappresentare il “fantasma”, di allucinare la psicodinamica. Risulta determinante la selezione operata tra le diverse immagini che traducono una rappresentazione psichica e che meglio si prestano alla sua espressione visiva. Inoltre, la “figurabilità” consente di operare “spostamenti” da un concetto astratto a un’immagine concreta.

Freud afferma che nell’attività primaria della “figurabilità” viene richiamato un aspetto arcaico e filogenetico del pensiero e del linguaggio umani.

In origine il pensiero e le parole avevano un significato concreto: essi si traducevano in fatti reali e oggetti sperimentabili. Soltanto in seguito all’evoluzione culturale il pensiero e le parole hanno assunto un significato e un contenuto astratti. Il linguaggio del sogno non conosce le opposizioni logiche dei pensieri e delle parole, così come all’origine il linguaggio designava in un unico oggetto concetti diversi e opposti.

Quindi, è tutto ok, almeno fino a questo punto. Apprezziamo la creatività plastica di Sabina e procediamo con le sue parole.

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Ognuno di questi luoghi il più delle volte ha a che fare con il protagonista del mio sogno; ogni persona cardine del mio contesto affettivo ha una sua scenografia, una sorta di rappresentazione pittorica in cui li calo per definirli.”

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La funzione onirica distribuisce quotidianamente il pane come il buon poeta di Pablo Neruda e attribuisce a ogni sognatore il giusto corredo emotivo e affettivo da investire nel suo “lavoro” notturno. Il luogo, “topos”, evoca il “fantasma” e il vissuto, Il luogo è il teatro su cui si recitano le psicodinamiche di Sabina, la tela su cui si proiettano le figure pittoriche di Sabina, il materiale psichico incamerato al meglio e allucinato secondo un contesto ordinato che denota una buona autocoscienza, un proficuo “sapere di sé”. Il “topos” si è alleato con il “logos”, la “razionalizzazione”, e abitano in Sabina semplicemente perché vanno a braccetto in questo suo resoconto.

Una domanda nasce malevola e si pone spontanea: siamo sicuri che queste riflessioni non sono resistenze razionali e tentativi di addomesticare il sogno?

Sabina deve aver fatto un buon cammino psicoanalitico per poter affermare quanto comunica, Mostra una buona confidenza con le sue libere associazioni e con il meccanismo della “condensazione”. Definisco quest’ultimo per venire in aiuto a Sabina. La “condensazione” è una modalità del funzionamento dei processi onirici in base alla quale un’unica rappresentazione costituisce l’intersecazione di catene associative formate da altre rappresentazioni; su questa unica rappresentazione vengono investite e conglobate le energie psichiche relative a ciascuna rappresentazione. Un’unica rappresentazione, quindi, condensa tutte le altre rappresentazioni per via associativa.

Il mio compito è di chiarire il quadro anche complicando gli elementi della questione. Sarà Sabina a tirare le somme. Procedere è interessante e motivo d’orgoglio.

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Mi è difficile essere più essenziale nella narrazione dei miei sogni, perché la quantità di particolari presente nei luoghi in cui si svolgono cattura la mia attenzione mentre mi ci trovo, quindi al risveglio è tutto (o quasi) impresso nell’immediata memoria.

Le dovevo questa premessa.”

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L’analisi è una capacità intellettiva che si forma nel tempo con l’esercizio e con il concorso difensivo dei “fantasmi” personali. L’analiticità contiene e coniuga un bisogno di sicurezza e un gusto di chiarezza mentale. Ogni pregio ha il suo risvolto che non è necessariamente un difetto. In questo caso è una sensibilità intellettiva che denota una ricchezza dei dati e una propensione al gusto del particolare. Chi ha tanto fantasticato, ha tanto temuto e ha tanta capacità di analisi. Il sogno, quindi, propone un tratto della carta d’identità psichica di Sabina. Il “luogo” è il teatro o lo schermo in cui socialmente agiamo e traduciamo i pensieri e i progetti, i “fantasmi” e i desideri. Il “topos” è il “tramite” che consente la “proiezione” difensiva dei nostri vissuti. Dal mio “dizionario psicoanalitico dei simboli” desumo alla voce “luogo”: istanze psichiche Io, Es, Super-Io, prerogativa strutturale e vissuto in atto. Alla voce “analisi” risulta un tratto ossessivo e una ricerca difensiva dei nessi logici e dei particolari, nonché una resistenza alla consapevolezza del materiale psichico rimosso. “Luogo” e “analisi”, essendo presenti nella funzione onirica, sono tratti psichici caratteristici di Sabina, note che la individuano e ne fanno una persona irripetibile. La “memoria immediata” al risveglio attesta che il sogno è stato elaborato nelle fasi finali del sonno REM, quando, specialmente al mattino, il sogno è vivo e lucido.

RESTO DIURNO – CAUSA SCATENANTE

E ora il sogno, che ho riportato sul cellulare appena sveglia. L’unico resto diurno a cui posso riferirmi è una chiacchierata fatta ieri pomeriggio con mia sorella su quanto avesse avuto una sua importanza formativa positiva l’aver vissuto l’infanzia in anni in cui la povertà era comune a molti, nella nostra Italia degli anni ’60, e di quanto in fondo i bambini sappiano gioire del gioco e non del giocattolo.”

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Come non condividerti?

Io potrei parlarti degli anni ‘50 e ti illuminerei sulla fame dell’immediato dopoguerra e sui giochi di strada tra monelli, su quanto era gustoso il formaggino “Fanfulla” o quello bicolore della “Ferrero”, su quanto sapeva di buono il sapone Palmolive o Lux sulla pelle di mia madre, sugli orfanelli e sulle vedove dei pescatori saltati in aria a causa di un siluro impigliato nelle loro reti,…insomma io ti potrei rafforzare la convinzione del buon tempo andato e dei bambini gioiosi di agire insieme agli altri giocando a nascondino, a bandiera, ad acchiappa acchiappa, a mosca cieca, al pallone con la palla bianca e puzzolente di gomma.

La “causa scatenante” è aggiudicata e la nostalgia è ben sistemata.

Inizia il sogno.

TRAMA DEL SOGNO E DECODIFICAZIONE

Io spettatrice. Questo fa sì che la visione sia speculare: ciò che io vedo alla mia sinistra, nella scena del sogno è a destra.”

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Sabina mette in atto il meccanismo psichico di difesa della “scissione”, si stacca emotivamente dalla trama del sogno per continuare a dormire e guarda le scene come in uno specchio ossia convertite nello Spazio. Il movimento nello Spazio richiama simbolicamente il Tempo: quello che è collocato nel suo futuro appare nel suo passato e quello che appare nel suo passato è collocato nel suo futuro, quello che desidera è condensato nelle esperienze vissute, quello che è “da vivere” è sistemato nel “già vissuto”. Sabina mette in atto i “meccanismi e i processi psichici di difesa” che descriverò in seguito.

I simboli dicono che la “spettatrice” desidera acquisire una migliore consapevolezza e accrescere il “sapere di sé”, prendere coscienza del suo passato senza coinvolgersi in maniera diretta e convertendo la dimensione temporale e collocando spazialmente il “già vissuto” nel “da vivere” e il “da vivere” nel “già vissuto”: “visione speculare”. La coscienza del suo passato in sogno è il suo presente. Sabina è paga della sua autocoscienza. La “sinistra” è simbolo del passato e della “regressione”, mentre la “destra” è simbolo del presente e dell’evoluzione. Il movimento “da sinistra a destra” è simbolo del progresso, il movimento “da destra a sinistra” è simbolo del processo difensivo della “regressione”: questa è in parte la simbologia dinamica della spazio. Sabina fa coincidere la nostalgia con l’appagamento in atto, la consapevolezza del passato con lo stato di coscienza presente.

Il prosieguo darà i lumi necessari.

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È giorno. Condominio a sinistra, pareti esterne bianche. Accesso all’appartamento attraverso un balcone esterno con ringhiera che dà sul piazzale. Piano alto, forse terzo o quarto.”

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Sabina è consapevole del suo passato in famiglia e dell’offerta della sua innocenza agli occhi della gente. Oscilla tra il sociale e la difesa del personale e, a tal uopo, si serve del “processo psichico di difesa” dall’angoscia della “sublimazione della libido”. Sabina è in bilico tra l’esibizione nella società e la giusta difesa della sua intimità, ma propende tanto verso gli altri.

I simboli: “giorno” o consapevolezza, “condominio” o società, “sinistra” o passato, “pareti esterne” o difese dagli altri, “bianche” o innocenza, “accesso all’appartamento” o disponibilità, “balcone esterno” o offerta sociale di sé, “ringhiera” o difesa dagli altri, “piazzale” o relazioni sociali, “piano alto” o “sublimazione della libido”.

Più chiaro di così!

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Nell’appartamento abita una coppia di coniugi con tre bambini: due sono gemelline femmine e uno forse è un maschietto, ma a tratti è una femmina.”

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Ecco la classica famiglia italiana del “boom” economico negli anni sessanta! Ecco il gruppo familiare di Sabina “mutatis mutandis”, dopo aver cambiato le cose che devono essere cambiate!

Sapete lei chi è?

E’ il “maschietto che a tratti è una femmina”: “androginia psichica”. Sabina esordisce ponendo in ballo la sua collocazione all’interno della famiglia tra il “sentimento della rivalità fraterna”, le sorelle “gemelline”, e la sua latente e larvata conflittualità con i genitori, la sua “posizione edipica”. Prevedo che ne vedremo delle belle.

I simboli: “appartamento” o luogo psichico, “abita” o possesso, “coppia di coniugi” o rafforzamento dei genitori, “tre bambini” o figliolanza e fratellanza, “gemelline femmine” o rafforzamento del tratto femminile, “maschietto a tratti femmina” o androginia psichica. Ricordo che l’androginia psichica vale per tutti come la legge che esige a livello psichico la compresenza e l’azione di tratti psichici simbolicamente attribuiti all’universo maschile e di tratti psichici simbolicamente attribuiti all’universo femminile.

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La mamma è in casa da sola con i bambini. Ha un aspetto disordinato, agisce senza impegno, frettolosamente. Il volto tradisce l’ansia, la noia.”

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Sabina mostra il suo vissuto in riguardo alla famiglia: una madre sacrificata e lasciata sola con i figli. Una scena “già vista” e “già vissuta” nella realtà e che in sogno si presenta come attuale. La desolazione familiare è tutta in questo quadretto: “la mamma è in casa da sola con i bambini”. Ma non basta. Sabina affonda in sogno il colpo nella sua visione della madre: una donna disordinata, meccanica, ansiosa e annoiata. Si capisce il motivo per cui Sabina si è scissa tra spettatrice e attrice protagonista della scena familiare. Questo capoverso è fortemente descrittivo e la simbologia non serve. La scena ricorda i romanzi del Naturalismo francese dell’Ottocento, ha tanto di Emile Zola.

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Arriva il padre, giovane, aggressivo. Bello, braccia muscolose, sembra Marlon Brando in “Un tram che si chiama desiderio” (nota aggiunta da me mentre scrivo il sogno appena sveglia, perché così mi appare nell’immediatezza del ricordo).”

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La scena si completa e la psicodinamica, sempre più edipica, si complica. Il padre è vissuto da Sabina nella versione opposta della madre: un vero maschio e un vero uomo, un uomo affermativo e realizzato, volitivo e forte, la classica figura maschile che occupa i desideri proibiti e leciti di tutte le donne desiderose di protezione e di appagamento. La bellezza si coniuga con la giovinezza e l’aggressività muscolare.

Quant’è bella questa immagine del papà che la bambina Sabina ha introiettato a suo tempo!

E’ un classico dell’innamoramento e dell’attrazione edipica.

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Non capisco, sembra che abbia ammazzato una delle bambine. Trambusto. Lui è il cattivo. Ma poi vedo tutti e tre i bambini, sono con lui, nessuno è morto. È un padre amorevole, nessuno l’ha capito e io che osservo sono felice che adesso lo vedano tutti.”

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La compostezza estetica e sentimentale della scena e dell’allegoria è turbata all’improvviso da un’allucinazione tragica, il padre assassino. In un capoverso Sabina illustra il meccanismo dello “splitting”, scissione, del “fantasma del padre”, il padre edipico, quello “buono” da cui si è sentita amata e quello “cattivo” da cui si è sentita respinta in un conflitto ricco di emozioni, struggimenti e tormenti, come nei migliori innamoramenti dei migliori film proiettati nei cinema di periferia. Sabina si è ricreduta sulla figura paterna e sulla sua funzione, non aveva saputo sistemare il padre dentro di lei e non aveva capito quanti investimenti aveva operato su quest’uomo del “tram desiderio”, su questo contrastato Marlon Brando dei giorni del dopoguerra che non aveva nulla da invidiare all’omonimo americano. La famiglia si è ricomposta nei vissuti di Sabina e il “fantasma” si è acquietato nella sua funzione vitale di adescare la creatività e di consentirle le migliori immagini: “figurabilità”.

Vi illustro i simboli.

“Non capisco” o obnubilamento della coscienza, “abbia ammazzato” o esercizio della “libido anale sadomasochistica”, “una delle bambine” o Sabina l’androgina, “trambusto” o forte carica emotiva in atto, “lui” o distacco, “il cattivo” o “parte negativa” del “fantasma del padre”, “vedo” o sono consapevole, “tutti e tre i bambini sono con lui” o rassicurazione tramite la “parte positiva” del “fantasma del padre”, “nessuno è morto” o nessuna perdita affettiva, “padre amorevole” come volevasi dimostrare o rafforzamento della “parte positiva” del “fantasma del padre”, “nessuno l’ha capito” o prima non avevo preso coscienza del fantasma paterno, “io che osservo” o scindendomi ho raffreddato i vissuti e sono andata indietro alla mia infanzia e adolescenza e ho recuperato la mia “posizione edipica” che è rimasta sempre viva in me e nella dimensione temporale presente pur appartenendo al passato. I conti tornano. Ancora: “io sono felice” o ho un buon demone dentro ossia “eudaimonia” greca legata alla presa di coscienza e alla condivisione del bene comune che aumenta la gioia. “Che lo vedano tutti” significa che Sabina si pone come la figlia che aiuta le sorelle a recuperare la figura paterna e l’immagine distorta che si erano formate. Manca la madre, ma ci sono buone speranze di un suo recupero e di una sua riapparizione nella scena familiare.

Bellissimo questo pezzo, degno del migliore Verismo italiano!

Brava Sabina!

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Non ricordo più la madre, è scomparsa dal sogno.”

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Mancava la madre, mancava l’altra protagonista della “posizione edipica” di Sabina, ed eccola!

Eccola nell’assenza e nella “rimozione” del “non ricordo”, una amnesia funzionale alla rielaborazione della contrastata figura paterna, un uomo sballottato, come i vasi di don Abbondio nel carro, tra il sentimento dell’amore e il sentimento dell’odio. La madre è stata rimossa dalla bambina quando era particolarmente affascinata dall’enigmatico padre e interessata a vivere i tragitti ormonali del suo giovane corpo, la “libido”. La madre “è scomparsa”, è stata esclusa anche dal sogno, così come il marito l’aveva esclusa dalla vita affettiva e sociale, relegandola nella dimensione coniugale del tipo Cenerentola. Sabina non mostra una visione positiva della madre e della figura femminile in generale semplicemente perché non si è voluta identificare in una donna sacrificata e ristretta a mansioni culturalmente obsolete. Sabina ha lottato per essere all’incontrario di sua madre e anche in questa operazione ha usato la sua tendenza onirica a ribaltare nell’opposto le psicodinamiche oniriche. “Scomparsa” si traduce in una carica aggressiva che elimina, “non ricordo” significa “rimozione”. Per completare l’opera spiego il meccanismo di difesa principe delle scoperte freudiane o meglio del lavoro di Freud, dal momento che la “rimozione” era stata scoperta già dai filosofi e nello specifico dal grande Anassimandro, da Cartesio e da Leibniz, nonché dagli Idealisti e nello specifico Schelling. Ma questa è tutta un’altra storia. Vado a delucidare. La “rimozione” è un meccanismo psichico di difesa che espleta la funzione attiva di bandire e di espellere dalla coscienza idee e impulsi inaccettabili da quest’ultima. Per tale necessità li relega nella dimensione profonda.

Procedo in pompa magna.

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Resta il padre a prendersi cura dei figli e a dare disposizioni sul loro accudimento dopo che lui sarà morto.”

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Sabina ha riconosciuto il padre dopo tante traversie emotive e conclude secondo i canoni popolari della sceneggiata napoletana: il padre dispone la cura dei figli dopo la sua morte.

Ma cosa vuol dire questo canovaccio alla Mario Merola?

La “posizione edipica”, l’aspra conflittualità di Sabina con il padre e la madre, è stata risolta con la presa di coscienza che la figura paterna è stata ben razionalizzata e liquidata come il simbolo della sua origine. Sabina ha riconosciuto il padre come l’altro da sé, come la figura sacra con tanto di carisma e di mistero, come il suo “significante” e non come il suo “significato”, come il “dux” romano portatore delle sue insegne militari, come il maestro che le ha indicato la direzione, come il “segno” semiotico del grande Umberto Eco di cui tanto si sente la mancanza in questi tempi tristi e grami. Sabina ha recuperato affettivamente il padre, “resta il padre a prendersi cura dei figli”, e allarga ai fratelli la sua conquista non per pudore ma per difesa, per spalmare la sua “angoscia di castrazione”, la sua “psiconevrosi edipica”. Sabina ricorre alla morte del padre, “quando lui sarà morto”, costruendolo come un eroe tragico di Eschilo, un uomo mortale che dispone l’accudimento dei figli affinché le sue colpe non ricadano sul suo seme. Tutto questo trambusto serve a Sabina per dire in poche parole che ha iniziato ad amare il padre come il suo simbolo. E nell’elaborazione del simbolo individuale, “suo padre”, quest’ultimo si eleva ala rango universale di “archetipo”, il “Padre”.

La simbologia dice che “resta” o “redde rationem” o resa dei conti, il “padre” o l’origine e il mistero, “prendersi cura” o risolvere l’affanno e lenire l’angoscia, “figli” o dipendenza, “dare disposizioni” o potere del dispensare “genitale” e autorevolezza del “Super-Io”, “accudimento” o affettività e protezione materne, “morto” o razionalizzazione del padre e riconoscimento.

Allacciate le cinture di sicurezza perché il sogno di Sabina ancora viaggia, sulle ali del successo ottenuto, con la sistemazione dell’ingombrante figura paterna e della sacrificata figura materna. Sabina ha trovato pane per i suoi denti nell’identificazione al femminile nella madre e nell’assimilazione della “parte positiva” del “fantasma del padre”: il padre buono e affettuoso che si prende cura della sua bambina e la rassicura nella navigazione tra le infide scogliere di Scilla e Cariddi.

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Fine della scena: anche il padre è scomparso e io da spettatrice passo ad essere protagonista del sogno. Termina così anche la mia visione speculare. Ora i riferimenti spaziali sono corretti.”

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Sabina si era scissa senza alcun pericolo psichiatrico perché il “meccanismo psichico di difesa” della “scissione” è stato usato in sogno e non nella veglia. Del resto, si sa che la funzione onirica usa anche “processi” e meccanismi” psichici delicati. Abbandonate le difese, Sabina può sognare secondo i criteri della sua correttezza, quelli che ritiene condivisi con gli altri.

Questa è la prima parte del sogno. Il prosieguo è rimandato alla prossima pubblicazione.

PSICODINAMICA

Il sogno di Sabina svolge la psicodinamica della “posizione edipica” con particolare predilezione nei riguardi della figura paterna, usa il meccanismo della “scissione” per non incorrere nell’incubo e nel risveglio immediato e per gestire le angosce legate ai virulenti “fantasmi” del padre e della madre, mostra una buona risoluzione della relazione psichica con il padre attraverso il recupero della componente affettiva e affermativa, tralascia la relazione con la madre e non ne condivide il ruolo. Sabina si serve del meccanismo psichico della “figurabilità” in un contesto speculare rafforzando la presa di coscienza sulla “posizione edipica” e usa la simbologia dello Spazio e del Tempo facendo coincidere la nostalgia con l’appagamento in atto, la consapevolezza del passato con lo stato di coscienza presente.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è analiticamente detto.

Gli “archetipi” richiamati sono il “Padre” e la “Madre”.

I “fantasmi” presenti sono quelli del “padre” e della “madre”, il primo nelle due “parti”, positiva e negativa, e il secondo soltanto nella “parte negativa”. Ve li mostro:“La mamma è in casa da sola con i bambini. Ha un aspetto disordinato, agisce senza impegno, frettolosamente. Il volto tradisce l’ansia, la noia.” e ancora “Arriva il padre, giovane, aggressivo. Bello, braccia muscolose, sembra Marlon Brando in “Un tram che si chiama desiderio” e ancora “Non capisco, sembra che abbia ammazzato una delle bambine. Trambusto. Lui è il cattivo. Ma poi vedo tutti e tre i bambini, sono con lui, nessuno è morto. È un padre amorevole, nessuno l’ha capito e io che osservo sono felice che adesso lo vedano tutti.”

Ho riportato i brani per mostrare chiaramente sul campo il “fantasma” e le sue “parti”.

Il sogno di Sabina contiene l’azione dell’istanza “Io” o consapevolezza vigilante e razionale in “Io spettatrice. Questo fa sì che la visione sia speculare: ciò che io vedo alla mia sinistra, nella scena del sogno è a destra.” Si vede chiaramente il meccanismo di difesa della “razionalizzazione”, quella benefica che produce la consapevolezza del rimosso e ripulisce la “coscienza di sé”: quello che è nel mio passato è nel mio presente anche se mi difendo con la “scissione” dell’attrice e della spettatrice. Lacan aveva elaborato lo stadio dello “specchio” per indicare che il bambino acquista un rudimentale senso dell’Io nel momento in cui riconosce se stesso nel riflesso dello specchio. Sabina istruisce la stessa impalcatura e opera con la visione speculare a tutto vantaggio del suo “Io”. Notate ancora un intervento attivo dell’Io in “nessuno l’ha capito e io che osservo sono felice che adesso lo vedano tutti.”

L’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’istinto, si manifesta in “Non capisco, sembra che abbia ammazzato una delle bambine. Trambusto. Lui è il cattivo. Ma poi vedo tutti e tre i bambini, sono con lui, nessuno è morto. È un padre amorevole,”.

Il “Super-Io”, limite e senso del dovere, nonché censura morale, agisce visibilmente in “Resta il padre a prendersi cura dei figli e a dare disposizioni sul loro accudimento dopo che lui sarà morto.”

Il sogno di Sabina elabora a iosa la “posizione psichica edipica”, la conflittualità con il padre e in parte con la madre.

Sabina usa in sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa” dall’angoscia e dal risveglio:

la “scissione dell’Io” in “Io spettatrice.”, la “rimozione” in “Non ricordo più la madre, è scomparsa dal sogno.”,

la “condensazione” in “sinistra” e in “destra” e in altro,

lo “spostamento” in “uno forse è un maschietto, ma a tratti è una femmina.” e in altro,

lo “splitting” o “scissione delle imago” in “Non capisco, sembra che abbia ammazzato una delle bambine. Trambusto. Lui è il cattivo. Ma poi vedo tutti e tre i bambini, sono con lui, nessuno è morto. È un padre amorevole, nessuno l’ha capito e io che osservo sono felice che adesso lo vedano tutti.”,

la “sublimazione” in “Piano alto, forse terzo o quarto.”,

la “figurabilità” in “È giorno. Condominio a sinistra, pareti esterne bianche. Accesso all’appartamento attraverso un balcone esterno con ringhiera che dà sul piazzale. Piano alto, forse terzo o quarto.” e in “Io spettatrice. Questo fa sì che la visione sia speculare: ciò che io vedo alla mia sinistra, nella scena del sogno è a destra.”,

la “regressione” nei termini previsti dalla funzione onirica e nella simbologia spaziale del movimento che da destra va verso sinistra.

Il sogno di Sabina mette in mostra un tratto psichico nettamente “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” di stampo “fallico-narcisistica”e intenzionata alla “genitalità”, autocompiacimento e amor proprio in direzione all’investimento di “libido” nell’altro.

Il sogno di Sabina forma le seguenti “figure retoriche”:

la “metafora” o relazione di somiglianza in “È giorno. Condominio a sinistra, pareti esterne bianche.” e in altro,

la “metonimia” o relazione di senso logico in “nessuno è morto” e in altro,

la “iperbole” o esagerazione espressiva, in “Non capisco, sembra che abbia ammazzato una delle bambine.”,

la “enfasi” o forza espressiva in “Trambusto. Lui è il cattivo”,

la “allegoria” o combinazione simbolica dinamica in “Arriva il padre, giovane, aggressivo. Bello, braccia muscolose, sembra Marlon Brando in “Un tram che si chiama desiderio”.

La “diagnosi” dice di una risoluzione della “posizione psichica edipica” tramite la “razionalizzazione del rimosso” e l’esito del miglioramento della “coscienza di sé”.

La “prognosi” impone a Sabina di porre tanta attenzione nel mantenimento di una consapevolezza lucida della sua formazione psichica e dei suoi “fantasmi edipici”. Soprattutto quello materno abbisogna di essere ulteriormente elaborato nella “parte positiva”.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nel mancato funzionamento del meccanismo della “razionalizzazione” e nell’offuscamento della limpidità della coscienza: psiconevrosi edipica, ansioso-depressiva e fobico-ossessiva.

Il “grado di purezza” del sogno di Sabina è “discreto” al di là della discorsività narrativa con cui viene offerto. Sabina è molto creativa in sogno e compone quasi un romanzo o un dramma in esaltazione della sua vena creativa. Sabina si gusta il sogno e lo elabora come il romanzo di una parte della vita da scrivere nel migliore dei modi. Sabina, quando sogna, compone i quadretti estetici in ottemperanza alla sua vena creativa e alle sue fantasie dell’infanzia. Sabina si è tanto pensata narcisisticamente a suo tempo per compensare l’avarizia affettiva della realtà familiare.

La “qualità onirica” è decisamente “estetica” e “analitica”: culto della bellezza in un quadro informato di particolari gustosi.

Il sogno di Sabina si è svolto dalla seconda fase REM del sonno a causa della carica emotiva di medio spessore.

Il “fattore allucinatorio” si esalta nel senso della “vista” e soprattutto in “Io spettatrice. Questo fa sì che la visione sia speculare: ciò che io vedo alla mia sinistra, nella scena del sogno è a destra.” e in“Fine della scena: anche il padre è scomparso e io da spettatrice passo ad essere protagonista del sogno. Termina così anche la mia visione speculare. Ora i riferimenti spaziali sono corretti.”

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Sabina è “buono” alla luce dell’evidenza della psicodinamica “edipica” e della chiarezza collaudata dei simboli. Il “grado di fallacia” è, di conseguenza, “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Sabina è stata letta e analizzata dalla signora Maria, donna di popolo e madre di tre maschi, nonché orgogliosamente fornita di una valida terza media.

Domanda

Questo sogno l’ho capito meglio degli altri perché mi ci sono ritrovata e specialmente nella relazione con il padre, ma anche la madre non mi è indifferente perché la mia era poco considerata, viveva in una famiglia patriarcale e contadina, lavorava in casa e fuori casa e doveva tacere.

Risposta

Quello che dici conferma che il padre e la madre sono figure importanti per tutti. La nostra formazione psichica è impensabile senza la loro presenza e la loro funzione perché sono figure imprescindibili. Anche gli orfanelli trovano il loro papà e la loro mamma nelle persone che li accudiscono e li circondano. Mi dispiace per tua madre, ma penso che sia stata tanto brava e duttile perché si è ben adattata al contesto familiare del Veneto prima patriarcale e poi borghese.

Domanda

Mi spieghi che non ho capito bene. Anzi, le dico io quello che mia madre mi ha sempre raccontato con un certo dolore ma senza piangere. La famiglia dei nonni era allargata e patriarcale. Tutti i membri lavoravano la terra del conte di Collalto nella pianura di Susegana. Vivevano in trenta dentro una casa colonica umida e scaldata dal “larin”. La casa era contrassegnata dalle insegne del conte, striscia rossa parallela in un fondo giallo. Erano servi della gleba marchiati per essere riconosciuti dal padrone. In quella famiglia comandava il vecchio più abile nell’organizzazione del lavoro, mentre la donna più anziana, la “vecia”, amministrava i pochi soldi. I bambini erano trattati come bestioline ed erano legati all’albero con il guinzaglio quando le madri andavano a lavorare nei campi. C’era una gran confusione di maschi e di femmine e di notte vigeva una gran confusione sessuale. C’erano i matti e i disabili in questo contesto familiare, et cetera, et cetera, et cetera. Questa era la famiglia contadina sfruttata dai nobili fancazzisti e parassiti. Dopo, con la riforma agraria della Repubblica italiana, ogni membro è andato per i fatti suoi con la sua famiglia e ha iniziato a emanciparsi e a lavorare i campi che aveva ereditato o comprato. Lavorava anche in fabbrica e ha creato con la fatica e il sudore il miracolo economico del “nord est”. Le risulta tutto questo?

Risposta

Tua madre era duttile a livello psicologico nell’adattarsi a simili tremende situazioni e intelligente nel capirle e nel metterci riparo per sopravvivere nel migliore dei modi.

Domanda

Ho dimenticato di dirle che la sera c’era il “filò” e si riunivano nella stalla per stare al caldo e per divertirsi insieme agli altri. Logicamente puzzavano di merda. Poi i figli e i fratelli hanno litigato e si sono divisi. Così dalla miseria sono passati a stare meglio lavorando tantissimo e guadagnando tanto di più. Mia madre ha lavorato sempre e ha avuto poche soddisfazioni, però mio padre le voleva bene e non le ha fatto mancare niente. Secondo me i tempi erano fatti in questo modo. C’era tanta ignoranza.

Risposta

La cultura è sempre in evoluzione e la maniera in cui intendiamo noi stessi e gli altri va sempre migliorando.

Domanda

Questo lo dice lei. A me sembra che le cose e le persone vanno sempre peggio. Comunque, mi può spiegare meglio questa signora Sabina e la famiglia in cui è cresciuta?

Risposta

Il sogno dice che Sabina è cresciuta in una famiglia dove il padre era dominante e poco presente e, se era presente, era poco affettuoso. La bambina ha sofferto tanto di questa freddezza paterna e si è curata da sola compensandosi con il volersi bene e cercando di farsene una ragione. Facendo così ha aumentato il suo amor proprio e ha tanto fantasticato, per cui da adulta si è trovata con una buona capacità di pensare e di esprimere le tante idee e le tante esperienze. Resta una donna affermativa che non è andata molto lontano dal “fantasma del padre” e che si è identificata più nel padre che nella madre. E’ una donna di potere e non una femminuccia qualsiasi: una donna fallica e narcisistica nella giusta dose e senza essere prevaricatrice, una donna che sa il fatto suo e che non te le manda adire, anzi te le viene a contare.

Domanda

Quando parla così, le darei un bacio. Ho capito e non solo ho capito, ma lei ha detto la stessa cosa che avevo pensato io.

Risposta

Due teste sono meglio di una e quattro occhi sono meglio di due.

Domanda

Ma il sogno non è finito?

Risposta

Il sogno continua, ma era troppo lungo e troppo prezioso per bruciarlo in una sola puntata, per cui ho preferito spezzarlo in due senza mutilarlo.

Domanda

Ma quanto tempo ci mette per analizzare un sogno?

Risposta

Dieci ore, qualche minuto più o meno.

Domanda

Ma siamo sicuri che è tutto gratis?

Risposta

Sicurissimo e tu lo sai bene.

Domanda

Certo che lo so. Mi sembra così strano.

Risposta

Ho scritto e ho sempre detto che io restituisco in termini di conoscenze scientifiche o pseudoscientifiche quello che ho imparato dalle persone che ho aiutato a superare le difficoltà della loro vita in un preciso momento e semplicemente dando loro un metodo per inquadrarsi meglio e per ridurre le tensioni nervose, insomma per essere padroni a casa loro.

Domanda

Allora quello che lei scrive non è sempre scientifico?

Risposta

Il discorso si fa intrigante, ma io te lo faccio lo stesso. Il concetto di Scienza è complesso e variegato. Ogni tempo e ogni cultura elabora e afferma il suo concetto di Scienza. Aristotele diceva nel quarto secolo avanti Cristo che la Scienza è conoscenza delle cause. Se noi conosciamo di qualsiasi parte della realtà o di qualsiasi attività umana quattro cause, allora abbiamo la conoscenza scientifica. Le quattro cause erano e sono queste: la “causa formale” che risponde alla domanda “che cosa è questo”, la “causa materiale” che risponde alla domanda “di che cosa è fatto questo”, la “causa efficiente” che risponde alla domanda “da chi è fatto questo”, la “causa finale” che risponde la domanda “per quale scopo è fatto questo”. La Scienza doveva obbedire alla Logica, ai suoi principi e ai suoi procedimenti, e doveva formularsi secondo un discorso comprensibile e giustificato nelle sue affermazioni e nelle sue conclusioni. I “principi logici” era i seguenti: “identità” (A è A) in base al quale ogni concetto è uguale a se stesso, “non contraddizione” (A non è nonA)in base al quale ogni concetto non è uguale al suo opposto, “terzo escluso” (o è A o è nonA) in base al quale ogni concetto non è uguale al suo opposto. Il procedimento logico della Scienza era ed è il sillogismo, il mettere insieme concetti diversi in maniera compatibile e per aumentare le conoscenze. Questo concetto di Scienza si definisce “determinismo” ossia è così e non si discute perché la Logica non è opinione individuale ed è universale, valida per tutti gli uomini al di là delle culture a cui appartengono. Mi fermo, ma la prossima volta ti spiegherò il concetto di scienza di Cartesio, poi di Galilei, poi di Bacone, poi dei filosofi moderni e contemporanei.

Domanda

Ho capito e non ho capito. Lei segue Aristotele?

Risposta

Sì, sono determinista, ma ci sono altri tipi di scienza. Ma comunque io resto uno scrittore e uno psicologo che elabora il sognare e i sogni secondo una griglia fatta di tanti pezzi di tante teorie di altri: un eclettico o un sincretista. Mettila come ti pare meglio.

Domanda

Quando parla difficile lo ammazzerei. Insomma lei non è originale per niente, ma è uno che ha preso di qua e di là e ha messo su un’impalcatura per fare quello che fa, spiegare come si sogna e i sogni.

Risposta

Hai visto che hai capito benissimo. Perché ti sottovaluti?

Domanda

Avrei voluto tanto andare a scuola, ma non c’erano i soldi e poi io ero una femmina e non serviva perché mi sarei sposata, come dicevano in quel tempo le persone ignoranti e specialmente le mie nonne. Ma i miei figli studiano e due sono scritti all’Università di Padova, il grande in Legge e il secondo in Medicina, e sono tanto bravi. Il più piccolo vuole fare il contadino nei campi del padre, ma io gli ho già detto che senza laurea in Agronomia o in Enologia non va da nessuna parte. Ai miei figli ho sempre insegnato che la mangiatoia sta in alto e che per mangiare bisogna far fatica e allungare il collo.

Risposta

Tu sei una grande donna.

Domanda

Si ricordi che mi deve spiegare quelle cose sulla Scienza.

Risposta

Ogni promessa è un debito.

Per il sogno analitico e narrativo di Sabina propongo una storia di creativa amministrazione, non certo di ordinaria follia.

CARO SEBASTIANO

Caro Sebastiano,

c’è qualcosa che non va,

ma non in casa,

né fuori casa,

c’è qualcosa non va dentro di me

e non sono i pensieri o l’agitazione,

ma è qualcosa d’impalpabile,

qualcosa che non ha parole.

L’ineffabile!

Ecco, l’ineffabile, proprio l’ineffabile!

Tu sai cos’è l’ineffabile?

L’ineffabile è ciò che non si può dire

perché è stato detto.

Ma da chi è stato detto?

Chi ha detto l’ineffabile se non si poteva dire?

E come l’ha detto?

Con abito firmato o semplici jeans?

Sai, Sebastiano, queste non sono questioni da poco,

ma ne va di mezzo la mia dignità di malata mentale.

Almeno questa lasciatemela, vi prego,

voi che mi avete tolto anche i fiammiferi di legno,

quelli puzzolenti di zolfo,

gli zolfanelli per l’appunto.

Ma forse Sebastiano,

sai,

c’è che non c’è proprio niente che non va.

Va tutto bene.

Sto bene

e non è il Serenase che mi fa star bene

visto che lo prendo soltanto da tre giorni.

Non è il Clopixol che mi fa star bene

visto che l’iniezione l’ho fatta stamattina.

C’è quel qualcosa che non va che mi fa star bene.

Hai capito?

Mi sento senza corpo

perché il mio corpo non mi appartiene più

e non perché l’ho dato a qualcuno,

ma perché agisce per conto suo,

insomma va per i cazzi suoi.

Il mio corpo birichino è finalmente autonomo

e non mi fa paura.

A volte ha ansia,

a volte è tranquillo,

tre minuti dopo si agita,

all’improvviso vuole la Nutella

o vuole essere toccato.

E il mio Io?

Il mio Io è perplesso,

confuso,

sereno,

pacifico,

di merda.

Come vedi,

caro Sebastiano,

è tutto un casino

e niente è affidabile.

Ma sai cos’è?

C’è qualcosa che non va,

ma non c’è proprio niente che non va

e io non so più come sto.

Forse sto prendendo in giro tutti,

me compresa.

Ma come si fa a smettere?

In questo momento non c’è più nessuno attorno a me,

non c’è più nessuno vicino a me,

non ho un punto di riferimento,

non ho un viso da guardare,

ma ho un qualcosa di confuso,

un viso confuso con gli occhi di tutti,

un assembramento di occhi.

Ho ansia,

ma basta che ci penso un attimo e passa.

Chi stiamo prendendo in giro?

Recitiamo allora!

Oh, ciao, come va?

Non c’è male, grazie.

Si va sempre avanti e voi, invece, come state?

Beh, così così,

cosa volete,

sono gli acciacchi del tempo,

un giorno si ama,

un giorno si odia,

un giorno si cazzeggia,

un giorno ci si incazza.

In fondo siamo vivi.

Siamo vivi ogni giorno di giorno in giorno.

Così, Sebastiano, può andare?

Eppure c’è qualcosa che non va

anche se non c’è niente che non va.

Adesso comincia il dramma.

Caro Pinocchio,

il grillo te l’aveva detto

che a fare i monellacci si finisce in prigione o in ospedale,

ma tu non l’hai ascoltato,

tu l’hai ammazzato.

Ma non è stato Pinocchio.

E’ stata Luana che ha giocato con il grillo

e che l’ha ammazzato.

Ma non è stata Luana.

E’ stata Mara che ha giocato con il grillo

e che l’ha ammazzato.

Ma non è stata Mara.

E’ stato Vincenzo che ha giocato con il grillo

e che l’ha ammazzato.

Ma non è stato Vincenzo.

E’ stata Mafalda che ha giocato con il grillo

e che l’ha ammazzato.

Ma non è stata Mafalda.

Allora chi è stato?

Perbacco, voglio sapere chi è stato!

Intanto pensiamo al povero grillo.

Corri grillo,

corri lontano,

gioca,

salta

e tendi una mano,

sorridi alla gente che ti passa davanti,

nasconditi a Luana che vuol farsi avanti.

E’ Luana che ha giocato con il grillo

e che l’ha ammazzato.

Luana ha le sbarre,

Luana è nelle sbarre,

Luana ha le sbarre nella mente e nel cuore.

Luana ha le sbarre dove il sangue scorre lento.

E’ Luana che ha giocato con il grillo

e che l’ha ammazzato.

Povera Luana!

Tu grillo nascondi Luana,

falla dormire.

Tu grillo gioca,

tu salta,

tu non devi morire.

Chi grida?

E’ Luana che ha gridato,

ma neanche il vento l’ha ascoltata.

Nascondi Luana,

falla dormire,

tu grillo gioca,

tu salta,

tu non devi morire.

Ma queste sono tutte soltanto parole.

Il grillo è morto e non farà più cri, cri, cri.

Povero grillo e povera Luana!

Caro Sebastiano,

pensi ancora

che non c’è proprio niente che non va?

Salvatore Vallone

in Pieve di Soligo (TV) e nel mese di Marzo dell’anno 1996