PSICODINAMICHE SESSUALI FEMMINILI

I disturbi sessuali femminili sono la “caduta della libido”, il “vaginismo”, la “dispareunia”, la “anorgasmia”, la “ninfomania” o “desiderio compulsivo”, la “fobia della sessualità”.

Il quadro clinico è sommario e schematico, come tutte le sintesi chiarificatrici, perché ogni donna immette nel suo sintomo la personale e irripetibile formazione psichica.

Una premessa è necessaria.

Le cause delle disarmonie sessuali possono essere organiche, psicologiche e miste. Bisogna, inoltre, distinguere il disturbo principale da quello secondario o acquisito. Il primo appartiene al soggetto, il secondo è legato alle circostanze e al partner.

L’evoluzione della sessualità femminile passa attraverso le seguenti fasi: il desiderio, l’eccitazione, il potenziale evolutivo della coalizione dei sensi o “plateau”, l’orgasmo e la risoluzione.

Il “desiderio” è la rappresentazione mentale dell’istinto, “fantasma”: la pulsione avvertita dall’Es ed elaborata dall’Io. Ha sede nel corpo, “libido”, e viene esaltata dalla fantasia e dalle libere associazioni: operazioni dell’Io. Contrariamente all’etimologia, il latino “de sideribus” traduce l’italiano “dalle stelle”, il “desiderio” sale dal corpo, in esso risiede e da esso si espande, per cui si può definire la prima consapevolezza della “libido” senza le interferenze censorie e morali, nonché limitanti, del “Super-Io”. La Mente considera le sensazioni del Corpo e si appresta a fornire una risposta tramite la catena dei neuroni e la comunicazione delle sinapsi. Il sistema neurovegetativo o autonomo o involontario è in sintonia con il sistema nervoso centrale o volontario. Da questa essenziale cooperazione il desiderio sessuale acquista una sua precisa identità: la disposizione ad attivare ed evolvere la “libido”.

La “eccitazione” è il risultato dell’interazione “Corpo-Mente”, libido-fantasma: il prosieguo psicofisico del desiderio erotico e sessuale. Si attesta nel Corpo e si manifesta con una serie di modificazioni chimiche e fisiologiche: vaso-congestione e inturgidimento degli organi genitali e delle zone erogene, lubrificazione vaginale, aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio. La Mente riduce la vigilanza dell’Io e percepisce le stimolazioni sensoriali e gli effetti erotici. Cresce in tal modo la benefica tensione seguendo immagini e fantasie personali e legate a modalità di eccitazione sperimentate nel corso dell’evoluzione della “libido”. Lo stato di eccitazione è in atto e passibile di essere intensificato.

Il “potenziale evolutivo della coalizione dei sensi” o “plateau”consiste in un crescendo psicofisico dell’eccitazione contraddistinto dalla forte carica pulsionale e dalla percezione del senso diffuso del piacere dalle zone genitali a tutto il corpo e soprattutto al cervello. La “Mente” è disposta a vivere i movimenti spontanei e naturali del corpo e a non esercitare alcun controllo sullo stato psicofisico in atto e che tende ad accrescersi e a raggiungere un apice, un corto circuito nervoso definito “orgasmo”. La “Mente” tende a percepire e registrare le variazioni del “Corpo”. Quest’ultimo vive i segnali dell’accrescimento del piacere accentuando le sensazioni e le vibrazioni erotiche con conseguente lubrificazione vaginale, irrorazione sanguigna degli organi genitali e della pelle, inturgidimento dei seni ed erezione dei capezzoli e del clitoride, allargamento e sollevamento dell’utero dalla posizione di riposo sul fondo del bacino, la dilatazione e la colorazione delle piccole labbra, la congestione della zona inferiore della vagina, “piattaforma orgasmica”, l’appiattimento del clitoride. Questo stato del “Corpo-Mente” è propedeutico all’orgasmo ed è passibile di controllo nell’andare e nel venire dall’orgasmo fino alla caduta della sensibilità, anestesia. Il “plateau” è una situazione psicofisica gestibile al fine di vivere e rivivere il picco erotico dell’orgasmo.

L’orgasmo è il picco erotico di cui si diceva in precedenza, è un complesso di sensazioni piacevoli e intense che partendo dalla zona sessuale si estendono a tutto il corpo. L’etimologia greca dice di una miscela di ardore e desiderio. Il “Corpo” esprime una serie di contrazioni ritmiche riflesse che coinvolgono i muscoli intorno alla vagina e al perineo e i tessuti inturgiditi della “piattaforma orgasmica”. Il clitoride è la zona da cui si irradiano le sensazioni che innescano le contrazioni vaginali. La “Mente” esige il massimo del disimpegno dell’Io vigilante e l’affidamento ai movimenti neurofisiologici dell’Es, nonché l’assenza totale della funzione inibitrice del “Super-Io”. La donna è stata chiamata in questa escalation del piacere ad affidarsi al suo Corpo e ai suoi processi involontari per “venire”, metafora popolare che si traduce in “partire e arrivare” o disposizione a una forma di “sapere di sé” tramite l’unità “Corpo-Mente”. Accettazione e fascino del proprio “Corpo” sono le condizioni psicologiche per arrivare e ripetere la miscela di ardore e desiderio, “orgasmo”, l’esaltazione dei sensi e l’affidamento della coscienza, “venire”.

La “risoluzione” si attesta nel progressivo e lento sciogliersi delle tensioni e delle contrazioni vissute durante l’apice orgasmico e provocate dall’eccitazione sessuale durante le fasi precedenti. Il “Corpo” è in uno stato di abbandono psicofisico, quasi di piacevole spossatezza, e vive la progressiva cessazione delle reazioni fisiologiche locali, specificamente sessuali. Il “Corpo”, dopo questo naturale turbamento dell’omeostasi, ritorna nello stato di tensione psicofisica necessario per riprendere le attività della propria vita. La “Mente” si riappropria della vigilanza dell’Io e del “principio di realtà” dopo l’intensa esperienza del “principio del piacere”. L’istanza censoria del “Super-Io” riprende la funzione di limite psicosociale in ottemperanza al “principio del dovere”.

In sintesi si rileva che la “libido” femminile ubbidisce al “principio del piacere” attraverso la fantasia, la stimolazione, la vaso-congestione e la lubrificazione, effetti psicosomatici di “conversione” e procede evolutivamente nei turbamenti e nel ripristino dell’equilibrio psicofisico.

Escluse le cause organiche, quelle psicologiche, che possono procurare e motivare un disturbo psicosomatico della sessualità femminile, sono evidenziate in questo quadro clinico e psicodinamico. Degne di considerazione saranno i seguenti fattori: la variazione dello stato di coscienza, l’organizzazione psichica reattiva, la posizione psichica, i meccanismi di difesa, i processi primari o funzione della fantasia, i processi secondari o funzione razionale, i tipi di conversione psicosomatica.

LA CADUTA DELLA LIBIDO

La “caduta della libido” è il disturbo più diffuso, si attesta nella progressiva riduzione del desiderio sessuale e nella indisposizione al coito e a tutte le pratiche erotiche. Si tratta di un’istanza depressiva che coinvolge espressamente la fase dell’eccitazione con una mancata o parziale risposta a uno stimolo erotico adeguato. La donna possibilmente sente il desiderio sessuale, ma inibisce l’eccitazione. La lubrificazione non avviene o si riduce con il procedere del coito insieme all’inturgidimento e alla vaso-congestione vaginale. Manca il coinvolgimento erotico anche in presenza di eccitazione. Quest’ultima è vissuta in maniera meccanica e non attraente perché viene inibita la percezione del piacere: anestesia isterica.

Le cause della “caduta della libido” si attestano in “traumi reali” che evocano i “fantasmi” collegati alle varie “posizioni psichiche”, nello specifico e in prevalenza quelle “genitale” ed “edipica”: investimento e coinvolgimento affettivo, conflittualità con i genitori. Essendo inibita anche la masturbazione, si conferma una forma di autolesionismo legata alla “posizione anale” e all’esercizio della “libido sadomasochistica”.

Sono, inoltre, chiamati in causa i seguenti “meccanismi” e “processi” psichici di difesa dall’angoscia: il ritiro primitivo, il diniego, il controllo onnipotente, il disinvestimento e il controinvestimento, la formazione di sintomi, la conversione isterica, la traslazione, l’isolamento, l’annullamento, lo spostamento, l’intellettualizzazione, la moralizzazione, il volgersi contro il sé, l’acting out, la sublimazione.

Le istanze psichiche chiamate in causa sono l’Es, l’Io e il Super-Io. Le pulsioni erotiche e sessuali dell’Es non sono ammesse e riconosciute, il controllo e la vigilanza razionale dell’Io sono coinvolte ed esaltate, la censura morale e l’imposizione del limite da parte del Super-Io sono massicciamente presenti e determinanti.

I “processi primari” sono esclusi a vantaggio dei “processi secondari”: le fantasie erotiche e sessuali lasciano il posto ai ragionamenti e alle giustificazioni sulla “caduta della libido”.

La variazione dello stato di coscienza è ferma all’autocontrollo vigilante. La donna non si abbandona alle sensazioni e si tiene ferma alle istanze dell’Io vigilante.

Le cause si attestano in traumi dell’infanzia e dell’adolescenza, sentimento di avversione verso il maschile, pulsione omosessuale, travaglio e parto, menopausa, violenza sessuale, trauma d’organo, fantasie d’incesto, tratto depressivo, conflitto di coppia, avversione e pregiudizio verso la sessualità. La “caduta della libido” e dell’eccitazione ha un significato psicodinamico che va individuato e razionalizzato con una psicoterapia analitica.

Le “organizzazioni psichiche reattive” privilegiate e coinvolte sono la “narcisistica”, la “schizoide”, la “paranoide”, la “masochistica”, la “ossessiva”.

IL VAGINISMO

Il “vaginismo” si attesta nella contrazione involontaria dei muscoli pelvici e vaginali con impedimento alla penetrazione e a qualsiasi manipolazione, tra cui anche gli interventi ginecologici e chirurgici. E’ una difesa automatica dalla violenza immaginata, più che subita. Il “vaginismo” non esclude le pratiche sessuali orali o anali, dal momento che il conflitto è legato a filo doppio con la vagina. Quest’ultima, essendo l’organo sensibile e debole, esclude la masturbazione. Il “vaginismo” può essere permanente o acquisito o situazionale: da sempre, con un partner, in determinate circostanze. Le cause sono prevalentemente legate ai “fantasmi” elaborati nella “posizione anale” e “fallico-narcisistica”. Queste donne sono molto seduttive e tendono a supplire alle loro problematica sessuale, vissuta come inferiorità, con l’azione, meccanismo di difesa primario della “messa in atto”, “acting out”. In tal modo rafforzano il conflitto con l’insuccesso. Nell’adolescenza hanno immaginato il coito come violento, ridestando le fantasie sulla “libido sadomasochistica”, e lo hanno associato a un “fantasma di morte” con la conseguente angoscia che intercorre puntualmente nel momento della penetrazione o della manipolazione della vagina. Queste donne hanno, inoltre, operato una “identificazione” nel padre in alleanza difensiva con il nemico durante la “posizione edipica”. Questo meccanismo di difesa porta alla sindrome di Afrodite, la dea fallica e oltremodo fascinosa che attendeva nel mondo greco antico alla seduzione erotica del maschio. Il “vaginismo” non comporta la “caduta del desiderio” e la “eccitazione”, nonché lo stato evolutivo della coalizione dei sensi. Le donne affette da “vaginismo” vivono l’attrazione erotica verso il maschio e le conseguenti secrezioni vaginali in maniera anche intensa e direttamente proporzionale al loro senso di inferiorità, ma non riescono a concepire la penetrazione, perché scatta la caduta del “plateau” erotico. La masturbazione clitoridea è possibile e, di conseguenza, conoscono la fase della “risoluzione” progressiva con il ritorno alla normalità. Possono avere orgasmi ripetuti con la masturbazione. Le donne affette da “vaginismo” hanno facilità a variare lo stato di coscienza nella vita normale perché hanno una propensione isterica, parlano con il corpo. Soltanto la pratica sessuale le trova vigilanti sul fatto che non avvenga la penetrazione. L’Io vigilante si schiera contro le pulsioni dell’Es e il Super-Io rafforza l’inibizione con i sensi di colpa.

La “organizzazione psichica reattiva” è prevalentemente “orale” e “anale” e manifesta la notevole propensione a parlare con il corpo: isteria di conversione.

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati sono prevalentemente la “rimozione”, la “formazione di sintomi”, lo “sdoppiamento dell’imago”, la “sublimazione”, la “regressione”, la “razionalizzazione”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, la compartimentalizzazione”, la “moralizzazione”, “l’annullamento”.

Le donne affette da questo disturbo hanno fantasie sessuali che provvedono opportunamente a “razionalizzare” di fronte alla possibilità del coito.

LA DISPAREUNIA

La “dispareunia” è collegata al “vaginismo” e consiste nella dolorosità per contrazione involontaria dei muscoli che la donna avverte nell’area vaginale all’atto della penetrazione e soprattutto durante il rapporto sessuale.

Le cause sono legate a “traumi reali” e ai “fantasmi” elaborati durante la “posizione anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica” durante il periodo critico dell’adolescenza. Elenchiamo le cause: rifiuto della madre anaffettiva e dipendenza, educazione religiosa rigida, assenza di educazione sessuale, trauma da gioco erotico durante l’infanzia e l’adolescenza, violenza sessuale, trauma da pedofilia, trauma da visita ginecologica e da intervento chirurgico, somatizzazione d’ostilità repressa verso il maschio e verso il partner, trauma da travaglio e da parto. Pur tuttavia, queste donne non vogliono assolutamente esser da meno delle altre, con cui oltretutto sono in competizione, e si prestano alla penetrazione nonostante l’insorgenza e la persistenza del dolore. In tal modo sono orgogliose di essere ricercate anche se il prezzo da pagare è la sofferenza: “posizione anale” e “libido sadomasochistica”, nonché “posizione fallico-narcisistica” con relativa “libido” auto-gratificante”.

Le donne affette da “dispareunia” vivono il desiderio sessuale e raggiungono uno stato di eccitazione, anche in grazie all’esaltazione della “libido sadomasochistica”, che provvedono a ridurre attraverso la convinzione consapevole della dolorosità e della sofferenza. Il “plateau”, l’evoluzione progressiva dei sensi che porta all’orgasmo, viene bloccato dal dolore in caso di penetrazione e di coito. L’orgasmo non viene raggiunto, così come la risoluzione progressiva dell’eccitazione psicofisica.

La variazione dello stato di coscienza è riservata allo stato iniziale dell’eccitazione sessuale. Di poi subentra la paura della sofferenza e il ripristino dell’autocontrollo. In caso di coito la donna è psicologicamente intenta a sopportare e ridurre possibilmente il dolore attraverso autoinduzione naturale di anestesia.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte nella “dispareunia” sono “orale” e “anale”: forti bisogni affettivi e disposizione al sadomasochismo.

Le “posizioni psichiche” richiamate dalla “dispareunia” sono la “orale”, la “anale” e la “fallico-narcisistica” e la “edipica”. La “posizione “genitale” è subordinata alle altre: affettività, sadomasochismo, orgoglio da percezione d’inferiorità, conflittualità con il padre e la madre.

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati sono prevalentemente la “rimozione”, la “formazione di sintomi”, lo “sdoppiamento dell’imago”, la “sublimazione”, la “regressione”, la “razionalizzazione”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, la compartimentalizzazione”, la “moralizzazione”, “l’annullamento”.

Le donne affette da questo disturbo hanno fantasie sessuali che provvedono opportunamente a “razionalizzare” di fronte alla possibilità del coito.

IL DESIDERIO COMPULSIVO

La “ninfomania” o “desiderio compulsivo” si attesta in un bisogno irrefrenabile di avere rapporti sessuali funzionali esclusivamente all’eccitazione e all’orgasmo: nessun tipo di “libido genitale” o donativa. Il partner viene vissuto come strumento del proprio piacere. Si può definire la “ninfomania” una forma di dipendenza psicofisica. Il “desiderio compulsivo” comporta il bisogno di frequenti rapporti sessuali e la ricerca ossessiva di fantasie e di orgasmi. Queste donne sono sensibili a stimoli interni ed esterni, autoeccitazione tramite fantasie ed etero-eccitazione tramite manipolazione. La “ninfomania” esorbita dal normale appetito sessuale perché amplifica la “libido” fino alla compulsione, alla perdita dell’autocontrollo e alla necessità dell’appagamento anche tramite ricorso a prostituzione e a rapporti occasionali. La compulsione inappagata traligna e si converte in angoscia depressiva. Gli attributi psichici di queste donne sono il “sadomasochismo” della “posizione anale”, l’esibizionismo della “posizione fallico-narcisistica”, la minimalità della “posizione genitale”, la riduzione dell’autocontrollo con la crisi della istanza razionale “Io” a favore dell’istanza pulsionale “Es”, nonché l’assenza della funzione inibitoria del “Super-Io”. La “ninfomania” comporta un deficit dei normali meccanismi di regolazione degli impulsi sessuali a causa di una errata modulazione collegata al vissuto del corpo e delle relazioni. Il desiderio sessuale compulsivo si origina in gruppi familiari qualità opposte: gruppo rigido e anaffettivo o gruppo immorale e intrusivo. La “ninfomania” si valuta come una forma di dipendenza dall’attività sessuale e speso si forma all’interno di famiglie che hanno pendenze irrisolte con l’alcool, il gioco, il cibo e altro. La radice della ninfomania è depressiva e il fantasma collegato è di “perdita”. La “ninfomania” eccede nel desiderio, nell’eccitazione, mantiene un “plateau” elevato, richiede orgasmi vari e ripetuti, ha una soglia di risoluzione dell’eccitazione alta per cui può rivivere un altro orgasmo con facilità durante lo stesso rapporto.

La “ninfomania” è dotata di una estrema facilità e repentinità a variare lo stato di coscienza. La “organizzazione psichica reattiva” richiamata è “fallico-narcisistica” e si accompagna a una disposizione all’esercizio della “libido sadomasochistica”. La “posizione psichica” esaltata è la “fallico-narcisistica”: autocompiacimento e potere del corpo. La fantasia prevale nettamente sulla ragione. L’autocontrollo è precario. I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia usati sono la il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “scissione delle imago”, la “rimozione”, la regressione”, “l’isolamento”, “l’annullamento”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”. La “ninfomania”, con l’esaltare la “libido fallico-narcisistica” in esorcismo del “fantasma di morte” collegato alla perdita depressiva delle sensazioni del corpo, incorre nella depressione più spietata quando viene frustrata e vanificata per varie ragioni, per cui la compensazione difensiva dell’angoscia è importante e salvifica dalle spire maligne della depressione.

LA FOBIA DELLA SESSUALITA’

La “fobia della sessualità” si attesta in un’avversione immotivata e innaturale nei riguardi dell’attività sessuale di qualsiasi tipo. Si tratta di una difesa dall’angoscia di vivere e di svolgere qualsiasi esperienza riguardante le pulsioni erotiche e sessuali espresse dall’Es. Del resto, trattandosi di fobia, viene operata una “traslazione” difensiva del vero oggetto d’angoscia nella sensibilità del corpo. Il rifiuto della “libido” va dal bacio, “orale”, alla penetrazione, “genitale” e comprende tutta la gamma dell’attività erotica, epiteliale, sadomasochistica, narcisistica con surrogati vari ed eventuali. Il meccanismo principale di difesa dall’angoscia della sessualità è la “negazione”. Queste donne non sono asessuate, tutt’altro, ma entrano in panico nel momento in cui si imbattono in situazioni che possono avere un risvolto erotico e sessuale, situazioni in cui la sensibilità e la sensualità del corpo possono essere protagoniste. Queste ultime fungono da causa scatenante di una crisi psicofisica, timor panico con conversioni isteriche, come se rievocassero traumi subiti e fantasmi elaborati sul tema violenza sessuale. Questa inibizione è rivolta al maschio e si risolve in un’avversione verso qualsiasi uomo che può diventare causa di dolore e non di piacere, può scatenare una crisi isterica d’angoscia e di timor panico. Un ulteriore problema si attesta sul fatto che in prevalenza queste donne sono particolarmente belle e attraenti, la sindrome della modella, e quindi particolarmente ricercate e fatte oggetto di seduzione da parte del maschio. La psicodinamica della donna bella e attraente si spiega con la convinzione erronea e difensiva che il maschio cerca il suo corpo e non la sua mente. Si ritengono poco intelligenti e valutate soltanto per la bellezza di un corpo che fondamentalmente non accettano. Hanno alle spalle famiglie molto rigide a livello morale e affettivo. Nell’infanzia e nell’adolescenza non sono state educate a vivere il corpo e i suoi diritti in maniera naturale e gratificante, ma sono state costrette a reprimere impulsi e desideri. Hanno formato in tal modo un “Super-Io” molto rigido con censure morali sconsiderate e un “Io” oltremodo vigilante per non cadere nelle tentazioni delle pulsioni dell’”Es”. Hanno, di conseguenza, strutturato un nucleo paranoico con la paura di essere oggetto di minaccia e di aggressione. Il desiderio sessuale è stato inibito nell’infanzia da madri improvvide e frustrate con la prescrizione di evitare i maschi in quanto pericolosi.

Nella “fobia della sessualità” sono richiamate a vario modo e a vario titolo tutte le “organizzazioni psichiche reattive” e le “posizioni psichiche” corrispondenti..

La “orale” è chiamata in causa per la sfera affettiva e per l’incapacità ad affidarsi al proprio corpo e a un uomo.

La “anale” è implicata per la pulsione fobica. Ogni fobia comporta una sensibilità alla colpa e la conseguente espiazione richiede l’inibizione dell’esercizio della “libido sadomasochistica”. A tanto trambusto psicofisico consegue la crisi di panico con l’avvento dell’azione devastante del “fantasma di morte” e dell’angoscia collegata.

La “fallico-narcisistica” è nettamente capovolta con il rifiuto del corpo e l’assenza del bisogno di potere e di autocompiacimento. La ragione annulla qualsiasi intervento della fantasia.

La “genitale” è chiamata in causa per il mancato riconoscimento dell’altro e dell’investimento di “libido”, per il non concedere a se stesse e il non concedersi agli altri.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia usati sono la il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “scissione delle imago”, la “rimozione”, la regressione”, “l’isolamento”, “l’annullamento”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”.

Essendo l’Io oltremodo vigilante, la variazione dello stato di coscienza è ben controllata sin dal nascere, così come sono ridotte al minimo le fantasie sessuali a favore dell’esercizio spietato della ragione.

La “fobia della sessualità” incorre in maniera privilegiata nella conversione isterica della “libido” con crisi di timor panico. Il corpo e le sue funzioni diventano il teatro della rappresentazione dello psicodramma in atto.

L’ANORGASMIA

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

I disturbi sessuali femminili non si riducono a queste utili classificazioni. Ogni donna ha una “organizzazione psichica reattiva” che integra e compensa con il minor danno possibile le caratteristiche specifiche della sua vita sessuale.

Di particolare rilievo sono i sensi d’inferiori in riguardo al corpo e di inadeguatezza in riguardo alla capacità di relazionarsi sessualmente, la difficoltà di abbandonarsi e la paura di prendere l’iniziativa, la repressione delle pulsioni e la scarsa consapevolezza dei desideri, la presenza di sensi di colpa inopportuni in riguardo alla sessualità, i disturbi della dimensione del piacere e non specificamente sessuali.

Molto importanti sono anche le problematiche seguenti: le difficoltà sessuali del partner che si riflettono sulla donna e nell’armonia della coppia, i problemi relazionali della coppia che si riflettono sulla vita sessuale di uno o di entrambi i membri.

IL SENTIMENTO DELLA RIVALITA’ MATERNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi con mia figlia in un piazzale dove abbiamo parcheggiato la macchina per andare a una conferenza.
Mia figlia ha preso dalla macchina tanti mazzi di banconote da 50 e 100 euro.
Vedendola in difficoltà e pensando che non era sicuro andare in giro con tutte quelle banconote in vista, mi sono avvicinata e le ho dato una vecchia borsetta bianca in pelle che si trovava in macchina.
Stavamo dirigendoci verso la sala conferenze quando abbiamo sentito il rumore della nostra macchina.
Sorprese ci siamo dirette verso la finestra e abbiamo visto che la macchina senza autista andava via.
Mentre pensavamo sul da farsi, la macchina è ritornata parcheggiandosi.
Contente ci dirigiamo verso la sala conferenze, quando la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare.”
Mi sono svegliata chiedendomi il significato di questo sogno.

Anna Maria

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Dal sentimento della rivalità “fraterna” al sentimento della rivalità “materna” il passo è breve e veritiero.
Quante mamme si accompagnano ed esibiscono le figlie procaci nella ricerca narcisistica di un riscontro sociale anche della loro bellezza e giovinezza!
Quante volte abbiamo detto o sentito la famigerata frase “sembrate due sorelle” o altre litanie del genere!
Le relazioni sociali, anche le più innocenti e delicate, sono una mezza truffa e sono immancabilmente insidiate dai sentimenti dell’invidia e della rivalità.
Siamo abituati culturalmente a ritenere l’invidia un brutto sentimento, ma siamo costretti a ricrederci. Bisogna anche dire che in tanto pessimismo ha contribuito l’educazione religiosa di cui siamo stati infarciti sin dalla più tenera età. Il grande Agostino nel quarto secolo p. C. n. attribuiva al diavolo l’orgoglio e l’invidia. Spesso ci si imbatte in tre contrastati sentimenti, l’invidia, la rivalità e l’orgoglio. Ricordo che il sentimento è la “astrazione” e la “sublimazione” del senso e delle sensazioni. Tornando ai magnifici tre, invidia, rivalità e orgoglio, è evidente il fatto che psicologicamente hanno una loro consistenza oggettiva e, di conseguenza, “positiva” proprio perché cadono nella storia psicologica e si recitano quotidianamente nel teatro psichico con alterna fortuna. Colpevolizzare questi sentimenti è inizialmente opera dei genitori improvvidi e di tutti gli adulti imbrattati di cultura ufficiale e in vena repressiva per i loro bisogni psichici. Di poi, il bambino assorbe la lezione e sarà merito del suo “Super-Io” censorio e morale avallare tanta ignoranza e tanta ingiustizia.
Parliamo dei magnifici tre moschettieri.
Il “sentimento dell’invidia” si attesta nel “vedere nell’altro” un dato psichico ben preciso che gradiremmo possedere: latino “in video”, italiano “vedo dentro l’altro”. E’ un desiderio che non cade dalle stelle, “de sideribus”, e s’incarna in noi, perché è già caduto in un’altra persona. E’ una forma frustrazione che si compensa con la consapevolezza che quello che io non ho, appartiene a un altro. E’ una penosa sensazione che immancabilmente matura aggressività verso il prossimo. E’ un’alienazione inconsapevole e difensiva di un nostro tratto psichico che ci crea disagio e che volentieri proiettiamo su un’altra persona. Non vale più il “vedo nell’altro”, ma si afferma il “non voglio vedere in me”. L’invidia nella sua radice psichica è l’angoscia di vedere dentro di sé e di dover gestire tanto bagaglio fuori di sé. Ma attenzione, spesso il sentimento dell’invidia verte su oggetti benefici e di valore, come la bellezza, l’avvenenza, l’erotismo, la sessualità e l’orgasmo nel caso del sogno di Anna Maria.
Il “sentimento della rivalità” ha una natura squisitamente affettiva e nasce nell’infanzia dalla paura di non essere amato dai genitori per ipotetiche colpe e di perdere il loro affetto. La comparsa sulla scena di un fratello aggrava un quadro che di per se stesso è già problematico. La paura di non essere preferito porta a sentirsi soggetto di minor diritto e matura gravi complessi d’inferiorità. Si aggiunge la progressiva convinzione di non poter cambiare e migliorare la propria condizione umana. Nel tempo l’evoluzione porta il “sentimento della rivalità” a sublimarsi e a diventare una sana competizione migliorativa delle proprie qualità e prestazioni. Una bambina che ha sofferto l’angoscia della rivalità fraterna sarà una mamma che porterà il marchio di tanta infamia sociale e di tanto struggimento affettivo. Idem per il bambino. Ricordo sul tema il testo, uno dei pochi, di Louis Corman dal titolo “Psicopatologia della rivalità fraterna” dove si coglie l’incidenza maligna di questo sentimento nei disturbi psichici gravi.
Avanti il terzo, “il sentimento dell’orgoglio”. La parola deriva dalla lingua dei Franchi, “urgoli”, e si traduce “notevole”, mentre la voce tedesca antica “urgol” significa “rigoglio”: un “notevole rigoglio”. A livello psicoanalitico l’orgoglio è collegato alla “posizione fallico-narcisistica” e rappresenta la degenerazione difensiva dell’amor proprio e del potere dell’Io. E’ una difesa dal coinvolgimento e si attesta nell’isolamento. E’ un “complesso di superiorità” che serve a difendersi dagli altri assumendo una corazza altolocata di vero metallo e ponendo uno schermo verso il prossimo, ma resta sempre un complesso di tratti psichici che attende di essere razionalizzato e ridimensionato per adattarsi alla realtà delle persone e delle cose.
Convergendo sul sogno di Anna Maria si può affermare in sintesi che tratta dell’immagine sessuale di sé nel versante temporale del “com’ero” e del “come sono” e lo psicodramma si recita approfittando della figura della giovane e avvenente figlia. Insomma, la nostra Anna Maria si è imbattuta in sogno nei sani sentimenti dell’invidia e della rivalità senza travalicare negli eccessi della competizione e del disprezzo dell’avversario, ma mantenendo gli affetti degni di una madre che è alle prese con il tempo che scorre e con gli insulti dell’evoluzione psicofisica.
Non resta che constatare la bellezza dell’architettura e della “figurabilità” che Anna Maria senza consapevolezza e per via naturale ha immesso nel suo prodotto psichico notturno.
Si può partire.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato di trovarmi con mia figlia in un piazzale dove abbiamo parcheggiato la macchina per andare a una conferenza.”

Anna Maria esordisce in sogno con spigliatezza ponendo subito in evidenza il conflitto latente “madre-figlia” in forma di solidarietà e di complicità, in forma sublimata se vi aggrada. Anna Maria ha un buon rapporto con la figlia e con lei frequenta luoghi e persone in maniera disinibita. Anna Maria tiene a precisare che condivide con la figlia la femminilità e la sessualità, che sono donne e che non disdegnano di manifestarlo. Questa è la traduzione di “parcheggiato la macchina”. Meglio di così è possibile soltanto per i mostri, ma qui siamo per il momento nell’assoluta normalità di una relazione madre-figlia costruttiva e benefica.
Vediamo i simboli: “ho sognato di trovarmi” si traduce oggettivamente consisto e mi manifesto con la mia realtà psichica in atto, “figlia” condensa la dipendenza psichica e l’universo psicofisico femminile, “piazzale” rappresenta la piazza e il foro nonché il luogo della socializzazione e della relazione, “parcheggiato” si traduce in esibito e messo in mostra e in una forma di vanità e di civetteria che tende al riconoscimento da parte degli altri, “la macchina” rappresenta il sistema nervoso autonomo o neurovegetativo e nello specifico l’apparato sessuale femminile, “conferenza” dal latino “portare insieme” traduce il possesso e lo scambio, l’avere e la transazione, una modalità di vivere le relazioni in maniera coperta e fascinosa.

“Mia figlia ha preso dalla macchina tanti mazzi di banconote da 50 e 100 euro.”

Anna Maria non ha mezzi termini in sogno e va sempre più al “dunque” e questo “dunque” riguarda il corpo e la sessualità, la femminilità e la femmina nella versione di gran valore e di gran potere: l’orgoglio di esser donne e “dominae” ossia padrone. La madre stima tantissimo la bellezza e la procacità della figlia, il fascino e l’attrazione che suscita nei maschi quando si relaziona e quando è composta nella sua condotta femminile. Questo gratificante rilievo è il prezzo che Anna Maria paga al tempo che passa e la lascia in lotta con lo sfiorire della gioventù e della bellezza. La nostra protagonista vede nella figlia la sua bellezza di un tempo e il suo potere di attrazione e di seduzione. Il sogno ha una vena nostalgica che procura una lieve tristezza e si ferma ai confini di un dolore abilmente sublimato. A proposito di orgoglio, non dimentichiamo che la “macchina” è associata a “tanti mazzi di banconote da cinquanta e cento euro”, un vero valore venale che attesta che l’avvenenza erotica e sessuale è di alto livello.
Vediamo i simboli: “ha preso” traduce la forza e la sicurezza affermative, “tanti mazzi” condensano l’entità del potere e la fallicità della seduzione, “banconote” si interpreta come potere psic-osessuale e relazionale.
La “posizione fallico-narcisistica” di Anna Maria in versione orgogliosa viene proiettata sulla figlia e rispecchia il suo vissuto conflittuale e possibilmente d’inferiorità: rivalità e soggetto di minor diritto.

“Vedendola in difficoltà e pensando che non era sicuro andare in giro con tutte quelle banconote in vista, mi sono avvicinata e le ho dato una vecchia borsetta bianca in pelle che si trovava in macchina.”

“Cuore di mamma non inganna”, recita il proverbio popolare utile al caso di Anna Maria. La madre è preoccupata per l’esibizione da parte della figlia delle bellezze e delle doti estetiche: “le banconote in vista” attestano di un potere legato al senso della vista e all’ambiguo voyeurismo della gente. Anna Maria tiene a precisare che la figlia ha qualcosa di lei, la femminilità e la sessualità. Infatti la “vecchia borsetta che si trovava in macchina” è un raddoppiamento della simbologia femminile, estetica e sessuale, e il concetto ribadito in sogno è che la bellissima figlia è stata “fatta” dalla madre e a lei somiglia, si è identificata nella madre e ne ha anche assimilato la femminilità, “la vecchia borsetta in pelle”. La madre non rassicura la figlia, rassicura se stessa e si consola con la somiglianza e l’identificazione della figlia nella sua figura e persona. Non si manifesta il “sentimento della rivalità” in maniera chiara, ma traspare tra le righe del quadro estetico di una figlia avvenente che ha un buon rapporto formale e sostanziale con la madre.
Vediamo i simboli: “in vista” condensa l’erotismo legato al senso della vista e al piacere voyeuristico, “borsetta” si traduce nella recettività sessuale femminile, “bianca” è anonimato, “in pelle” contiene l’erotismo o “libido” epiteliale.

“Stavamo dirigendoci verso la sala conferenze quando abbiamo sentito il rumore della nostra macchina.”

Anna Maria e la figlia socializzano portandosi dietro gelosamente il loro carico importante di femminilità. Meglio: Anna Maria è orgogliosa di sé e del suo esser donna e si vede nella figlia: “traslazione” da rafforzamento. La presenza della figlia evoca la sua giovinezza e la prestanza di una femminilità ben vissuta e ben accetta. Anna Maria si sente più sicura in compagnia della figlia, alleato psichico, e si relaziona meglio, piuttosto che da sola, perché ha bisogno per le sue contingenze esistenziali di recuperare quell’immagine di sé giovanile e attraente. Il testo del sogno dice chiaramente di questa unione e di questa solidarietà in “stavamo dirigendoci verso la sala conferenze”, ma a questo punto il discorso onirico e psichico si approfondisce nel “rumore della nostra macchina”.
Cosa vorrà mai significare?
Cosa si occulta simbolicamente in queste poche parole?
La risposta è semplice ed è la seguente: significa la funzionalità sessuale e occulta il “fantasma di castrazione” della protagonista del sogno. Anna Maria si è portata dietro l’alleata in questo suo excursus narcisistico verso il recupero del passato e tramite la bellezza della figlia ripara a questa suo senso di perdita adducendo il fatto che la sua “libido genitale” e sessuale è in crisi. Proprio per questo motivo fa questo sogno e lo compone in questo modo. Anna Maria si sente in emergenza e ripensa al tempo passato quando la giovinezza del corpo arrideva ai suoi sensi. La figlia in sogno è l’immagine di sé quand’era giovane e, come si diceva in precedenza, è la “proiezione” di parti psichiche di sé nella figlia. Degno di nota è “il rumore della nostra macchina”, un plurale maiestatis che testimonia il narcisismo e la castrazione che sono in simultanea circolazione psichica.
Vediamo i simboli: “il rumore” attesta chiaramente della funzionalità neurovegetativa sessuale, l’esito di una funzione e l’introduzione all’orgasmo.

“Sorprese ci siamo dirette verso la finestra e abbiamo visto che la macchina senza autista andava via.”

Anna Maria è in crisi d’orgasmo e di invecchiamento ed è sorpresa perché non se l’aspettava, non si era preparata psicologicamente ai drastici processi di perdita che madre Natura impone nell’evoluzione psicofisica, specialmente femminile: la menopausa e la riduzione della “libido”. “La finestra” è una consapevolezza sociale che Anna Maria esibisce quando si accorge che la “castrazione” è avvenuta e che la menopausa incombe inesorabilmente con i suoi vantaggi e si suoi svantaggi. Ha, purtuttavia, sempre in atto l’alleanza con la figlia e la porta come ausilio per prendere coscienza del tempo presente e del tempo passato, quando si era giovani e avvenenti e quando si è costretti a subire e ad accettare gli insulti sempre del famigerato tempo. In questo caso l’amore del proprio destino di donna, “amor fati”, è indispensabile per favorire e rafforzare la “razionalizzazione” del quadro esistenziale. “La macchina senza autista” rappresenta mirabilmente l’automatismo della funzionalità sessuale e il procedere neurovegetativo verso l’orgasmo: meccanismo psichico della “figurabilità”. Anna Maria ha vissuto una crisi in riferimento alla sua capacità di disporsi all’orgasmo e si è imbattuta nel dubbio del tempo che passa e nella nostalgia di quando tutto era spontaneo e naturale, automatico con un termine freddo. E allora il pensiero va al suo alleato in sogno, la figlia giovane e brillante di ormoni, nella ricerca di una magra consolazione e di rafforzamento per andare avanti con il sogno e con questa tematica forte.
Vediamo i simboli: “la macchina senza autista andava via” equivale all’orgasmo che necessita del mancato controllo dell’Io e dell’abbandono ai movimenti neurovegetativi, “l’autista” rappresenta l’istanza psichica vigilante e consapevole “Io”.

“Mentre pensavamo sul da farsi, la macchina è ritornata parcheggiandosi.”

E’ bastata una riflessione cosciente a bloccare l’orgasmo, cosi ben descritto in precedenza. E’ bastato l’autista, l’Io, a far tornare tutto sotto controllo e a ripristinare quella vigilanza che non fa bene alla vitalità sessuale. Anna Maria in sogno sta sempre parlando di sé e di una sua evoluzione psicofisica che la mette in crisi, ha addotto qualcosa di oggettivo che succede alle donne nell’esercizio del vivere. Il “sistema neurovegetativo” e il “sistema nervoso centrale” sono in funzione, anzi il secondo ha preso il sopravvento sul primo. Il “parcheggiandosi” attesta del ritorno alla norma e alla stato di quiescenza sessuale dopo l’eccitazione. Il tutto è in linea con la neurofisiologia e con il “principio di realtà” dell’istanza “Io”, nonché con i valori della formazione psichica e sociale di Anna Maria.
Vediamo i simboli: “pensavamo” rappresenta l’Io e la coscienza e la prima persona plurale è in funzione di rafforzamento, “da farsi” condensa il pragmatismo terapeutico dell’angoscia e la possibile “razionalizzazione” attraverso l’azione, “la macchina è ritornata” contiene il ritorno dallo stato neurovegetativo allo stato di consapevolezza, “parcheggiandosi” esprime il ritorno alla normalità dopo l’ebollizione orgasmica e al composto inquadramento sociale.

“Contente ci dirigiamo verso la sala conferenze, quando la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare.”

Anna Maria ha appena espresso e realizzato il desiderio di riavere le sue pulsioni e il suo orgasmo e si sente appagata e piena di sé, “contenta”, per cui può riprendere in maniera disinibita i suoi ruoli sociali, “la sala conferenze”. Ma ecco che si manifesta la realtà dei fatti, “la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare”: la sessualità neurovegetativa è presente e senza il controllo dell’Io, senza l’autista. L’allegoria dell’orgasmo è perfetta, ma l’interpretazione di quest’ultimo capoverso è “double face”. Da un lato si può intendere come la presenza di una disinibizione sessuale senza freni e dall’altro lato si può intendere come una perdita depressiva della vitalità sessuale legata a un trauma reale o alla caduta della “libido”. Il sogno di Anna Maria lascia in sospeso l’esito finale perché entrambe le interpretazioni possono essere aggiudicate. Il “senza ritornare” esprime una irreparabile caduta dell’orgasmo, ma la macchina ripartita lascia ben sperare. Il dubbio “amletico” lo può risolvere soltanto Anna Maria.
Vediamo i simboli: “dirigiamo” condensa il principio dell’intenzionalità della coscienza di Brentano in base al quale la psiche investe le sue energie su un oggetto ben preciso, “ripartita” esprime la ripresa degli investimenti di “libido”, “ritornare” rappresenta la reiterazione del rivivere e il sentimento della nostalgia.

“Mi sono svegliata chiedendomi il significato di questo sogno.”

I sogni strani inducono questo desiderio o bisogno di conoscere “il significato”. Ogni sogno racchiude una “parte psichica di sé” che lo qualifica come un incremento al “sapere di sé” e all’accrescimento dell’autocoscienza al punto che si può considerare una psicoterapia bella e buona la consapevolezza dei “fantasmi” e dei simboli che dominano il sogno. Quest’ultimo è “significante”, portatore di “segni”, latino “signa”, le insegne delle legioni romane che si devono interpretare e tradurre. Non basta, perché Anna Maria ha codificato senza esserne consapevole delle figure retoriche come l’allegoria dell’orgasmo in “la macchina senza autista andava via.” Svegliarsi con la curiosità di sapere è anche un legittima difesa psichica perché suppone cosa ci turba in questo preciso momento della nostra vita.
La decodificazione del sogno di Anna Maria si può concludere qui.

PSICODINAMICA

Il sogno di Anna Maria svolge la psicodinamica del “sentimento della rivalità” materna per concludersi con la rappresentazione allegorica della vitalità sessuale. La parte finale possiede una ambivalenza interpretativa che oscilla da una facilità a lasciarsi andare sessualmente a una inibizione della “libido” legata a trauma o a veicoli organici naturali come la menopausa. La relazione con la figlia risente del desiderio di Anna Maria di ringiovanirsi con la regressione alla “posizione psichica fallico-narcisistica”, precedente alla “genitale”, e con la competizione estetica e relazionale.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è abbondantemente detto cammin facendo.

“L’archetipo” richiamato riguarda la sessualità.

Il “fantasma” presente è di “castrazione” e di perdita depressiva.

Le istanze presenti nel sogno di Anna Maria sono le seguenti: “Io” o vigilanza razionale in “Vedendola in difficoltà e pensando” e in “Mentre pensavamo” e in “Contente ci dirigiamo” e in “autista” e in altri punti, “Es” rappresentazione delle pulsioni in “parcheggiato la macchina” e in “tanti mazzi di banconote da 50 e 100 euro.” e in “la macchina senza autista andava via.” e in altri punti, “Super-Io” censura e moralità in “Vedendola in difficoltà e pensando che non era sicuro andare in giro con tutte quelle banconote in vista,” .

Il sogno di Anna Maria tira in ballo la “posizione psichica fallico-narcisistica”, autocompiacimento e amor proprio, e la “posizione genitale” e la “libido” corrispondente con i suoi sondaggi sulla vitalità sessuale.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia innescati nel sogno di Anna Maria sono la “condensazione” in “figlia” e in “macchina” e in “borsetta” e in altro, lo “spostamento in “mazzi di banconote” e in “rumore” e in altro, la “proiezione” in “mia figlia” e in “vedendola in difficoltà”, la “figurabilità” in “macchina senza autista”.

Il “processo psichico di difesa” presente nel sogno di Anna Maria è la “regressione” nei termini funzionali onirici ossia nella introversione delle energie e nelle allucinazioni. La “sublimazione della libido” non risulta in azione.

Il sogno di Anna Maria attesta di una “organizzazione psichica reattiva”, carattere o struttura, a prevalenza “narcisistica” e all’interno di una cornice nettamente “genitale”, sessualità e maternità.

Le “figure retoriche” elaborate da Anna Maria nel suo sogno sono la “allegoria” o relazione di somiglianza in “la macchina senza autista andava via” e in “la macchina è ripartita nuovamente senza ritornare”, la “metafora” in “macchina” e in “borsetta”, la “metonimia” o relazione di senso logico in “rumore” e in “parcheggiata”. Il sogno di Anna Maria sorprende per la capacità naturale e inconsapevole della protagonista a coniare allegorie e a usare il “meccanismo della figurabilità”.

La “diagnosi” dice di un sentimento della rivalità materna in un ambito di recupero narcisistico della “libido genitale”. Anna Maria approfitta dell’alleata figlia per svolgere la sua psicodinamica di riduzione e caduta dell’avvenenza e del fascino giovanile. Tecnicamente Anna Maria reagisce al “fantasma di castrazione” con la rappresentazione compensatoria del fenomeno psicofisico dell’orgasmo.

La “prognosi” impone ad Anna Maria di recuperare la consapevolezza delle sue frustrazioni e di reagire in maniera realistica agli scompensi ormonali ed estetici. La competizione con il tempo e con la figlia non porta quei risultati di benessere a cui aspira, mentre l’accettazione amorosa del suo destino di donna può reperire ed esaltare nuove e non immaginate doti. La giusta collocazione sociale completerà l’opera di reinserimento dopo la crisi esistenziale. La vitalità erotica e sessuale è ampiamente compensata da madre natura e dalla psiche nell’età matura e dopo l’inesorabile perdita della fertilità.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una recrudescenza del “fantasma di castrazione” e in una “psiconevrosi istero-fobica- ossessiva”: conflitto e somatizzazione d’angoscia e idee ritornanti.

Il “grado di purezza onirico” rientra nell’ordine del “buono” proprio per la naturalezza descrittiva e narrativa che è prossima all’irrealtà.

La causa scatenante del sogno di Anna Maria, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nella naturale frequentazione della figlia e nella loro splendida e umana relazione. Incide in ogni caso la quotidiana consapevolezza del tempo che che trascorre e lascia qualche ferita narcisistica.

La “qualità onirica” o attributo dominante nel sogno di Anna Maria è proprio l’irrealtà della simbologia dinamica della “macchina”.

Il sogno si è svolto nella seconda fase del sonno REM proprio per le caratteristiche di cui si diceva e alla luce della esigua carica tensiva. L’emozione si accompagna alla sorpresa in un crescendo di desiderio di capire il significato del prodotto psichico che Anna Maria sta confezionando.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della vista e dell’udito: “quando abbiamo sentito il rumore della nostra macchina” e “abbiamo visto che la macchina senza autista andava via.” Degna di nota è l’allucinazione spaziale in “Stavamo dirigendoci” e in “ci siamo dirette”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Anna Maria è “buono” e, di conseguenza, il grado di fallacia è “scarso”. La simbologia è abbastanza scontata e diffusa per cui la psicodinamica si evidenzia in maniera lineare.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Anna Maria è stata analizzata da una lettrice anonima che nella vita svolge la professione di ragioniera. Alle fine ha posto le seguenti domande.

Domanda
Faccio un riepilogo di quello che ho capito. La madre e la figlia escono insieme per andare a una conferenza con la macchina e la parcheggiano. Tutto questo è possibile nella realtà. Che la figlia abbia banconote all’aria aperta senza una borsetta, è improbabile ma è possibile. Che la madre le dia una borsa dove metterle, può succedere. Ma che la macchina si muova da sola e che scompaia, mi sembra qualcosa di magico.
Risposta
Giusto, sono pienamente d’accordo. Nel contenuto del sogno ci sono pezzi realistici e pezzi irreali. Ma il sogno è tutto simbolico e deve essere tradotto.
Domanda
Ah! E’ tutto simbolico e allora lei lo ha interpretato. Ma è sicuro? Non può essere mezzo realistico e mezzo simbolico?
Risposta
IL sogno ha una sua realtà complessa e specifica e non può essere un riepilogo da dormiente degli stessi temi e degli stessi processi razionali che usiamo da svegli.
Domanda
E allora mi spieghi come può una mamma entrare in competizione con la figlia ed essere invidiosa?
Risposta
E’ assolutamente normale perché la mamma ha una sua storia psichica e ha elaborato i suoi “fantasmi” e in speciale modo quelli “narcisistici”. Di conseguenza, a un certo punto della sua vita può ricordare e vedere nostalgicamente se stessa nella figlia senza essere diagnosticata fuori di testa. Importante è che il narcisismo sia utile e pratico e non porti alla deleteria sopraffazione e alla sciocca competizione.
Domanda
Ma che tipo di coppia lei vede nella madre e nella figlia?
Risposta
Hai presente una madre che va da dai quaranta anni ai cinquant’anni e che va a spasso con la figlia che va dai venti a i trent’anni?
Domanda
Ne vedo tante di questa coppia in piazza Duomo o in corso Matteotti, specialmente il sabato sera. Sono donne che si sono sposate a vent’anni e che hanno avuto figli subito e che sono ancora giovani quando i figli sono grandi.
Risposta
Perfetto. Ma tu non hai visto quello che hanno dentro, meglio quello che la madre si porta dentro. Ecco questo il sogno ha detto.
Domanda
Il sogno ha detto cosa prova una madre a passeggio con la figlia o che va ad una conferenza in macchina.
Risposta
Benissimo.
Domanda
Lei ci ha tirato fuori tante robe intime. Ma come ha fatto ed è sicuro che è la verità?
Risposta
Ho interpretato i simboli e li ho messi insieme.
Domanda
Ma alla fine non era sicuro e ha dato due possibilità.
Risposta
Questo conferma che il sogno non era completo, che mancava qualche pezzo, che non sempre si capisce e che, quando non si capisce, non si può interpretare.
Domanda
Me lo può spiegare ancora?
Risposta
Volentieri. Siccome la macchina non è più tornata, significa che si è persa e, quindi, c’è un processo organico che non funziona bene. Oppure, al contrario, significa che Anna Maria è sessualmente sistemata meglio di prima dopo una crisi psicofisica che può essere stata la menopausa o un trauma chirurgico.
Domanda
Ma Anna Maria ha una buona relazione con la figlia?
Risposta
Ottima, direi, perché solidarizzano in ogni senso e non soltanto perché vanno alle conferenze. Anna Maria è una madre quasi perfetta perché vive anche queste sensazioni di rivalità. Importante che non abdichi al ruolo di madre anche in tanta apparente amicizia. La figlia ha bisogno della madre e non dell’amica. Fissare con chiarezza il ruolo e rispettare la collocazione sono le doti migliori di una madre. Le confusioni psico-sociali fanno solamente male a entrambe.
Domanda
Però nel suo ultimo libro sull’anoressia mentale la madre ha un’importanza notevole?
Risposta
Più che altro è la figlia che è in gran confusione mentale. Certo la madre non si è messa in discussione. Leggi sul blog il “Bollettino per i naviganti” sul testo “Io e mia madre” per capire meglio. Poi, sai, ognuno nelle lettura di un libro ci mette tanto del suo.
Domanda
Quale canzone ha scelto per questo sogno?
Risposta
Ho scelto una vecchia canzone di Guccini, “Un altro giorno è andato”, per razionalizzare meglio lo scorrere del tempo e per volergli bene perché consente l’evoluzione.
Domanda
Grazie di tutto.
Risposta
Sono io a ringraziarti per la semplicità che mi hai regalato.

 

L’ORGASMO MANCATO

LA LETTERA

“Salve,
vorrei chiederle gentilmente l’interpretazione di un sogno ricorrente perché non riesco a capire cosa può significare.
Mi è capitato di fare due sogni in cui il mio compagno non è riuscito a raggiungere l’orgasmo.
Vorrei darle un’informazione che potrebbe avere a che fare con questi sogni: la prima volta che abbiamo avuto un rapporto sessuale, inizialmente lui non è riuscito a raggiungere l’orgasmo. Non ci sono rimasta molto bene e allo stesso modo ci sono rimasta male e mi sono infastidita anche nei sogni.
La prego gentilmente di togliermi questo dubbio.
La ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti da Alexa”

CONSIDERAZIONI

Ho pubblicato la lettera e ho preferito non estrapolare il sogno, che di per se stesso è brevissimo, per avere la possibilità di intervenire sul dato reale del mancato orgasmo o sintomo della “eiaculazione ritardata”, sul dato simbolico del sogno di Alexa e sul tentativo di risolvere il fastidio e il dubbio: tre piccioni con una fava non è roba di tutti i giorni.
In questo modo, inoltre, introduco di buon grado nel mio “blog” una nuova prospettiva, la lettura e l’interpretazione psicodinamica di un sintomo secondo la metodologia psicoanalitica che governa anche il sogno.
Una domanda è necessaria.
Quale relazione esiste tra sintomo dell’eiaculazione ritardata e il sogno dell’eiaculazione ritardata, tra l’’episodio occorso al compagno e il sogno di Alexa?
La risposta è immediata: sintomo e sogno condividono, secondo le teorie freudiane, la radice nella dimensione psichica inconscia o “Inconscio”.
L’eiaculazione ritardata ha una radice psichica profonda e una psicodinamica traumatica che emerge durante il rapporto sessuale impedendo l’eiaculazione per eccesso di tensioni nervose che non blocca necessariamente l’erezione, ma produce un’anestesia parziale sul pene proprio riducendo la sensibilità.
Il “fantasma” non inficia i corpi cavernosi, ma la sensibilità erotica dell’asta.
Il sogno è secondo Freud l’appagamento di un desiderio rimosso. La “rimozione” è il meccanismo principe di difesa dall’angoscia che svolge la funzione protettiva di distrarre dalla coscienza, volgarmente di dimenticare, un vissuto traumatico e ingestibile per la forte carica nervosa che contiene e scatena. Durante il sonno cessa la vigilanza dell’Io e affiora dal profondo sotto forma di allucinazione il desiderio che si realizza per via traslata.
Sintomo e sogno hanno sede e radice nell’Inconscio in quanto materiale psichico rimosso perché traumatico.
Il primo si manifesta nel corpo e segnala un disturbo della funzione neurovegetativa come l’eiaculazione in questo caso, il secondo si manifesta normalmente nel sonno e si formula secondo i meccanismi del “processo primario” esprimendo la situazione psichica in atto.
Nel sintomo c’è un “fantasma” a monte, nel sogno c’è una parte della nostra “formazione psichica reattiva”, della nostra storia psichica per meglio intenderci.
Sulla dimensione psichica inconscia c’è tanto da dire e da obiettare, ma questa sintesi serve soltanto per chiarire la questione.
Si può procedere con lo sviluppo dei temi prefissati: la decodificazione dei sogni e del sintomo, in conclusione la prognosi.

I SOGNI

“Mi è capitato di fare due sogni in cui il mio compagno non è riuscito a raggiungere l’orgasmo.”

Alexa sogna che il suo compagno durante il rapporto sessuale non eiacula e non raggiunge l’orgasmo.
L’eiaculazione e l’orgasmo rappresentano simbolicamente la capacità di lasciarsi andare ai moti naturali del sistema neurovegetativo, al corto circuito dei sensi e all’emissione dello sperma.
Ma non basta.
L’eiaculazione in coppia e nel coito rientra nella “posizione psichica genitale” proprio perché esprime una “libido” relazionata con la donna e composta di sensi e di sentimenti, di carezze e di doni, di cure e di premure: una “libido genitale” per l’appunto.
L’eiaculazione e l’orgasmo attestano di una buona conoscenza del proprio corpo e delle sue funzioni più nobili come la sessualità, manifestano una buona confidenza con l’apparato sensoriale e un desiderio di lasciarsi andare a “dove ti porta il sesso”.
Denota, inoltre, l’assenza di traumi psichici a forte contenuto emotivo che potrebbero ostacolare la corretta e naturale funzione orgasmica ed eiaculatoria.
Ma il sogno è di Alexa, lo ha fatto Alexa e allora cosa vuol dire?
Alexa teme che il suo uomo sia in crisi con lei nella sfera più delicata come quella intima, teme di non essere abbastanza eccitante per il suo uomo e di non essere capace di farlo abbandonare all’orgasmo più disinibito.
Alexa in sogno sviluppa i suoi “fantasmi” d’inadeguatezza e d’inferiorità nei riguardi del maschio.
Alexa fa suo un problema squisitamente maschile e del suo compagno nel caso specifico.

IL SINTOMO

“la prima volta che abbiamo avuto un rapporto sessuale, inizialmente lui non è riuscito a raggiungere l’orgasmo.”

Il mancato orgasmo e l’eiaculazione ritardata, nel momento in cui viene esclusa la causa organica o neurologica o anatomica o chimica, sono disturbi psicosomatici diffusi.
La psicodinamica è la seguente: eccesso di autocontrollo per paura profonda di abbandonarsi alle pulsioni del corpo e di affidarsi alla donna. Il “fantasma”, l’ emozione profonda, che insorge nel coito è quello della madre e nello specifico della “parte negativa” della madre. L’uomo è controllato e teme di lasciarsi andare nell’eiaculazione perché la vive come una perdita dei sensi, uno svenimento e una disposizione alla volontà degli altri, per cui si punisce non concedendosi il piacere e non concedendo alla donna il piacere di una condivisione erotica.
A livello affettivo la mancata eiaculazione attesta di un trauma pregresso nell’affidamento alla madre e di un blocco in atto nella donazione di sé alla donna.
Il “fantasma” in movimento rievoca una figura materna che interferisce con i suoi divieti e le sue censure proprio nel godimento sessuale e nella modalità di affidamento affettivo. Non si tratta di soggetti che non sanno amare, ma di persone che sanno coinvolgersi in tutto e per tutto e che mantengono sempre un margine di autonomia anche nelle situazioni meno indicate.
Si tratta di soggetti che hanno strutturato un “Super-Io”, istanza psichica censoria e limitante, molto rigido e si puniscono dell’odio represso verso la madre, proprio decurtando la “libido genitale” che, di per se stessa, non è adeguatamente maturata a causa dell’influenza negativa del “fantasma della madre”.
L’eiaculazione ritardata consente inizialmente alla donna il vantaggio di arrivare al suo orgasmo senza difficoltà, ma, di poi, subentra il “fantasma” dell’inferiorità e dell’inadeguatezza a rovinare la festa. Il partner, da parte sua, avverte l’inadempienza psichica e fisica, per cui matura stress e angoscia per non sapere cosa gli sta succedendo.
In tal modo subentrano i guai per la coppia sotto forma di incomprensioni e di fuga dal problema.
Se la donna dice a se stessa “io non gli piaccio e non lo eccito”, il maschio si chiede il motivo per cui deve stare in un rapporto che gli crea sofferenza psichica e fisica.
La relazione è destinata a chiudersi in maniera anonima.

L’EFFETTO

“Non ci sono rimasta molto bene e allo stesso modo ci sono rimasta male e mi sono infastidita anche nei sogni.”

La risposta al quesito è stata data, ma ripeterla è utile e proficuo per prendere le contromisure.
La reazione emotiva di Alexa al sintomo del suo compagno e al suo sogno dipende dalla sua “formazione psichica reattiva”, dalla sua storia e struttura psichiche.
Nello specifico Alexa è chiamata a rivedere l’identificazione psichica femminile nella figura materna e la conflittualità con la figura paterna legata alla sua “posizione edipica”. Una madre vissuta come “debole” e un padre vissuto come “forte” strutturano una relazione edipica conflittuale per la figlia che deve identificarsi nella madre e non è rassicurata in questo dall’apprezzamento paterno.
Alexa si mette in discussione perché non è sicura di sé e del suo potenziale erotico e confonde un problema di lui con un suo problema.

L’AUSPICIO

“La prego gentilmente di togliermi questo dubbio.”

Il dubbio è la madre di ogni verità.
I Greci antichi lo chiamavano “scepsi” intendendo una forma di conoscenza aperta a nuove prospettive e, quindi, non assoluta.
Dalla “scepsi” conseguì la scuola filosofica immortale dello “Scetticismo”, una scuola che è una dimensione umana, che si traduce nel raggiungimento di una verità contingente, di quel tempo e di quel momento, una conoscenza in attesa di una verità più larga e comprensiva.
Il tutto avviene sempre nel disdegno di una verità unica, indiscutibile e assoluta.
Il dubbio di Alexa si cura con la “consapevolezza” di cosa si tratta e con una migliore “coscienza di sé” e della propria “formazione psichica”.
Non esistono farmaci o miracoli o operazioni extra e paranormali che risolvono la dialettica personale e di coppia, nonché le dinamiche psicosomatiche.
Le cause sono dentro di noi e nei nostri vissuti, nei nostri mille fantasmi e nei nostri mille ragionamenti.

PROGNOSI

Episodi di eiaculazione ritardata sono normali o addirittura desiderati nella carriera sessuale di ogni maschio per i vantaggi narcisistici di virilità che offrono e per il gusto prolungato della propria e altrui “libido”.
Il dettame sessuale maschile è il seguente: “che sia duro e che duri”, rigidità e durata. Su questo imperativo anche la donna è d’accordo.
Nel caso di Alexa è normalissimo e dipende anche dall’emozione legata alla “prima volta” e al mito che sulla “prima volta” costruiamo e si costruisce in tutte le culture.
Alexa si tranquillizzerà risolvendo la sua insicurezza con la stima adeguata del suo prestigio seduttivo ed erotico e non lasciando evocare dal problema psicosomatico contingente del suo compagno il suo “fantasma edipico”.
Del resto, quando si va e si viaggia in coppia, si mette in discussione la “formazione psichica reattiva”, il “come siamo” basato sul “come eravamo” e sul “come saremo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande a beneficio di Alexa e di tutti coloro che immancabilmente si trovano e si troveranno in similari situazioni.

Domanda
Alexa si deve preoccupare di questa situazione?

Risposta
Non ha motivo di preoccupazione in base a quello che ha comunicato.

Domanda
Ma questi “fantasmi” cosa sono?

Risposta
Sono vissuti e conoscenze a forte contenuto emotivo e formate dalla modalità di funzionamento della nostra Mente dalla nascita a tutta l’infanzia: i “processi primari” che poi si usano nel sogno.

Domanda
Non capisco. Ho bisogno di un esempio.

Risposta
Se io grido “mamma, mamma” questo è un “fantasma”, una conoscenza personale molto carica di emozione e di angoscia, quella del bambino che teme di essere abbandonato.
Se io dico che la mamma è “colei che mi ha generato” si tratta di una conoscenza razionale, un concetto abbastanza freddo quanto logico e universale.
Sono stato chiaro?

Domanda
Sì, ma questi fantasmi li elaboriamo soltanto da bambini?

Risposta
Assolutamente no!
I “processi primari” fortunatamente ce li portiamo dietro per tutta la vita e ci garantiscono la giovinezza psichica e la salute mentale se li usiamo con la consapevolezza della loro bontà creativa ed emotiva.
I sogni e le attività artistiche sono manifestazioni del “processo primario” o Fantasia, ma anche le operazioni più razionali e concrete hanno la loro radice nell’Immaginazione e nella Fantasia. Tutto quello che si fa, si è in precedenza immaginato.
Qualcuno ritiene che la nostra formazione psichica è il “precipitato dei nostri fantasmi”, ma questa è una teoria difficile da spiegare.

Domanda
L’eiaculazione “ritardata” è preferibile all’eiaculazione “precoce”?
So che è una domanda sciocca, ma la faccio lo stesso.

Risposta
Hanno psicodinamiche diverse. La “precoce” produce una forte frustrazione, la “ritardata” produce un’ambigua sofferenza. Meglio far godere la propria donna con una prestazione prolungata, piuttosto che andare in bianco in due. Da questo punto di vista pragmatico posso essere d’accordo con i fautori della “ritardata”, nonostante il dato clinico che quest’ultima è più dura da curare.

Domanda
Come si cura?

Risposta
Con la psicoterapia psicoanalitica, ovviamente, dopo avere escluso le cause organiche e chimiche.

Domanda
Le sostanze stupefacenti fanno bene all’amore?

Risposta
Assolutamente no!
Fanno tanto danno soprattutto fisico, distruggono i neuroni deputati all’erezione e all’eiaculazione e ostacolano le sinapsi.

Domanda
La sessualità è una buona e naturale droga?

Risposta
Pienamente d’accordo.

Domanda
Neanche un calice di “prosecco” o un bicchierino di “grappa”?

Risposta
L’effetto mentale dell’alleato e del rafforzamento psichici non ha mai fatto male a nessuno.
Si pensa che aiutino a disinibirsi e a coinvolgersi riducendo le paure e le resistenze. In effetti, eccitano il sistema nervoso in maniera accettabile e rafforzano la sensibilità globale.
Affare fatto!

Domanda
Mi può fare un identikit psichico dell’eiaculatore precoce e ritardato?

Risposta
Bella richiesta!
Nell’esaudirla preciso che si tratta di una simbologia sintetica che verte sulle radici psichiche e relazionali del sintomo nel delicato periodo dell’infanzia.
Il “precoce” si può raffigurare in un bambino di tre anni che vive una relazione seduttiva con la madre e che matura odio verso il padre. La “colpa” e la “castrazione” saranno più dure e si manifesteranno emotivamente nella vita sessuale per via traslata.
Il “ritardato” si può raffigurare in un bambino di tre anni che vive una relazione di alleato con la madre e di manipolazione in funzione antipaterna.
Nel primo caso è il “fantasma del padre” a procurare il corto circuito, nel secondo caso è il “fantasma della madre” a maturare il mancato affidamento al divenire neurovegetativo del corpo e alla donna, nonché l’anestesia parziale dell’asta e la riduzione del coinvolgimento.
Nessuna accusa alle madri e ai padri.
Si tratta di vissuti dei figli.
E’ anche vero che una madre provvida e un padre fausto, quando si relazionano con i figli, devono anche capire cosa stanno investendo e come lo stanno facendo, nonché cosa possono procurare e muovere nel loro cuoricino.
La superficialità e l’eccesso sono sempre brutte compagne di strada.

Domanda
L’Inconscio esiste o non esiste?
Ne ha accennato all’inizio nelle Considerazioni.

Risposta
La Filosofia dell’Io e della Ragione insegna che tutto ciò che non cade nella Coscienza non esiste e non può essere dimostrato. Io seguo questa teoria, per cui si può ammettere a ragion veduta una dimensione psichica profonda, non presente nella Coscienza per l’impossibilità di essere contenuta e tenuta in atto, ma che può essere ridestata e richiamata, un “Subconscio” giustificato ma non un “Inconscio” vicino alla magia e alla superstizione.

Domanda
Quale canzone ha scelto per questo sogno?

Risposta
E’ opportuno l’approccio ironico e satirico della grande Nina Zilli sul tema del ritardo in “Quanto mi hai fatto fare tardi”.
Tratta di un uomo che seduce a metà o forse neanche un quarto.
In passato sempre sullo stesso tema Mina aveva cantato per un certo Renato “mi porti al cinema e guardi il film”, destando la censura dei preti nelle prediche domenicali e l’accusa di essere una “porcellona”.
Nina oggi accusa il maschio che “se l’amore è una partita, noi siamo rimasti sopra gli spalti” e ancora “quanto mi hai fatto fare tardi per guardare l’alba e poi neanche mi guardi”.
Che figura!
Comunque vi auguro un buon sorriso, quello che fa buon sangue.

 

LA RABBIA EROTICA DI NOEMI

girl-1258739__180IL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.
Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.
Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.
Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.
Finalmente arriva all’orgasmo nel sogno e nella realtà.”

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Noemi appartiene alla categoria erotico-sessuale soltanto nella fase conclusiva per l’esito dell’orgasmo. Il progetto iniziale di masturbarsi e il prosieguo del sogno hanno tutt’altro significato. Nella sua globalità il sogno di Noemi contiene una feroce rabbia nei confronti dell’universo maschile, associata a una altrettanto feroce rabbia nei confronti di se stessa. Il simbolismo è diffuso e consistente. Il sogno di Noemi si può definire “misantropo” se per “antropo” intendiamo soltanto il maschile, l’universo psico-culturale maschile e possibilmente qualche maschio o sedicente tale, nello specifico l’uomo in atto di Noemi. Infatti il sogno può essere stato scatenato da un rifiuto reale o da un surplus di “libido” altrettanto reale, da una situazione sentimentale ambigua o da un investimento sbagliato. La decodificazione inizia con l’analisi puntuale dei simboli, per poi rammendare la psicodinamica come fa un abile sarto con le pezze del vestito di Arlecchino. Buona questa metafora!

I SIMBOLI

“Masturbarsi”: variazione dello stato di coscienza, riduzione delle tensioni, disimpegno fisico, rilassamento e distensione secondo il “principio del piacere”, abbandono tra le braccia di Eros mentre si è coccolati tra le braccia di Morfeo come in questo caso, “regressione” psichica difensiva e “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”, solipsismo e isolamento, “Io” ipertrofico.

“Orgasmo”: picco neurovegetativo e abbandono psicofisico, apice isterico e progressiva caduta dell’eccitazione, conversione psicofisica di tensioni e benefica risoluzione, caduta delle difese e distensione psicofisica, pulsione e funzione dell’”Es”.

“Vibratore”: traslazione del potere e della potenza, “libido fallico-narcisistica” ed esercizio della virilità, prevaricazione e violenza, traslazione difensiva dell’organo sessuale maschile.

“Clitoride”: castrazione e identificazione femminile, traslazione difensiva della potenza e del potere maschile, solipsismo erotico e compensazione psichica.

“Spaccare”: frustrazione e aggressività, rabbia e violenza, scarica isterica e caduta della funzione di controllo dell’Io, libido anale e pulsione sadomasochistica.

“Spacca in due”: scissione difensiva del fantasma e meccanismo di difesa dello “splitting”, istanza dell’”Es” e operazione psichica dell’”Io”.

“Bocca”: traslazione della vagina e affettività, “libido orale” e aggressività, seduzione e ambivalenza recettiva, erotismo e coito.

“Vagina”: “libido genitale” e recettività sessuale femminile, seduzione e disposizione al coito, universo psichico femminile e archetipo “Madre”.

“Frusta”: “libido anale” e pulsione sadomasochistica, appagamento sostitutivo della “libido genitale”, traslazione della colpa ed espiazione, prolungamento fallico.

“Mano destra”: relazione e potere, disposizione sociale e volitività, apertura seduttiva e investimento libidico.

“Spalle”: meccanismo psichico di difesa della “rimozione” e dimensione subconscia, consistenza strutturale dell’istanza psichica dell’Io, disposizione alla sofferenza e pulsione masochistica.

I MECCANISMI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa innescati sono i seguenti: la “conversione isterica” nell’orgasmo, la “scissione dell’imago” o del fantasma nello spaccare in due il vibratore, “l’acting out” o messa in atto nel prendere il vibratore, la “traslazione” o “spostamento” nel vibratore al posto del pene e altro, la “condensazione” nei simboli, la “drammatizzazione” nella frusta e nell’escalation emotiva.

LE FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate sono “l’enfasi” nella forza espressiva del sogno e “l’iperbole” nell’esagerazione dei contenuti.

LA PSICODINAMICA

Noemi è fortemente aggressiva nei confronti del maschio a causa delle frustrazioni che riceve. Noemi vive uno stato d’impotenza che procura una forte carica di rabbia, per cui scatta il bisogno neurofisiologico di scaricare e di stemperare le tensioni. Il “sistema neurovegetativo” è chiamato direttamente in causa per alleviare la carica nervosa e, nel momento in cui quest’ultima supera “l’omeostasi”, l’equilibrio neurovegetativo, scatta l’orgasmo in sogno e nella realtà. Noemi ottiene due piccioni con una fava: fa da sé per scaricare la rabbia e per appagare la sua frustrazione sessuale legata al coito mancato. Il suo narcisismo scarica l’aggressività violenta sul maschio spezzando in due il vibratore e, di poi, diagnostica quella se stessa che non parla e che non fa sesso nel tappare la bocca e la vagina. Consegue la punizione: la frusta per la mancata reazione aggressiva verso il maschio e per scatenare la “libido anale” e accedere al godimento orgasmico in maniera robusta. Non certo per miracolo, lo stato di agitazione psicofisica si placa e si sblocca convertendosi. E bravo il sogno!

L’ANALISI DEL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.”

Noemi deve scaricare le forti tensioni che ha maturato sia a livello ormonale e sia a livello relazionale e vuole farlo in maniera naturale, la più naturale possibile: la masturbazione e l’orgasmo.

“Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.”

La tecnologia elettronica viene chiamata in causa. Noemi è dalla parte della scienza e chiede per il suo piacere l’ausilio dinamico dell’elettrodomestico erotico, l’apporto del pene traslato non potendo averne uno in carne e sangue. La partenza è buona perché Noemi conosce bene le parti sensibili e risuonanti del suo corpo, ma la tensione nervosa è alta, nello specifico la rabbia è potente, per cui anche la tecnologia deve calare le brache di fronte al “sistema neurovegetativo” che resiste agli stimoli e dimostra di avere ancora ulteriori margini di carica.

“Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.”

Ecco la tanta aggressività nei confronti dell’universo maschile! Noemi scarica tutta la sua rabbia contro l’oggetto simbolico traslato che condensa il maschio e in particolare la sua potenza e la sua prepotenza: il “vibratore” al posto del pene. La frustrazione subita da Noemi è direttamente proporzionale all’aggressività esternata nello spezzare il membro meccanico in due parti. Ma ecco la sorpresa! Noemi se la prende con se stessa e accusa le sue responsabilità per aver subito un simile trattamento da parte del maschio. Si tappa la bocca non per pratica erotica, ma per simboleggiare il suo silenzio, la sua paura di parlare, di accusare, di difendersi con tutto quello che può fare con la parola. Ma lo psicodramma non è ancora concluso. Noemi si tappa la vagina a confermare la sua forzata astinenza legata anche al suo silenzio. Non parli e non godi: due verità psico-esistenziali importanti in quanto riguardano il benessere del “sistema neurovegetativo” e le funzioni determinanti per il benessere psicofisico: quelle erotiche e sessuali.

“Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.”

Ma non è finita qui e così! Noemi sente il bisogno di scatenare la sua “libido anale” sia per punirsi e sia per godere. La “frusta” è proprio l’oggetto giusto e polivalente per la sua punizione, il “sadomasochismo” che ci voleva anche per eccitare con il sogno il sistema nervoso che è in atto nel sonno. Nello specifico, è in funzione il “sistema neurovegetativo” “in toto” e il “sistema nervoso centrale” in parte perché Noemi ha un certo grado di veglia e di vigilanza a causa dell’eccitazione che sta vivendo in sonno. Si colpisce le “spalle”, il luogo simbolico dove ha sempre depositato le sue frustrazioni per continuare a vivere. Questa simbolica “rimozione” è avvenuta per paura di essere lasciata o di non essere capita o di causare la rabbia dell’altro. Noemi si è portata e si porta un peso sulle spalle, “l’atarassia libidica” del suo uomo o la paura di non piacere abbastanza con le conseguenti difficoltà relazionali.

“Finalmente arriva all’orgasmo in sogno e nella realtà.”

Il quadro si perfeziona e la psicodinamica si conclude in bellezza e in bontà: la coincidenza d’orgasmo desiderata dal sogno e realizzato dal “sistema neurovegetativo” dopo tante traversie.

LA DIAGNOSI

La diagnosi attesta di una frustrazione della “libido genitale” con conversione isterica.
LA PROGNOSI

La prognosi impone a Noemi di superare le sue paure relazionali al fine di ridurre le frustrazioni sessuali; queste ultime comportano lo scarico dell’aggressività e un grado di malessere. Noemi deve stabilire con i suoi maschi una relazione ottimale a tutti gli effetti e “in primis” gli effetti sessuali, evitando accuratamente il rischio d’isolamento narcisistico o d’improvvide e pericolose trasgressioni.

IL RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella conversione isterica della “libido” repressa, nel degenerare della carica sessuale in un disturbo psicosomatico.

L’ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, la cosiddetta personalità o struttura psichica, è in prevalenza isterica.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Ho voluto evidenziare le voci della decodificazione per rendere più tecnico e meno discorsivo il sogno di Noemi e per mostrarne l’inquadramento scientifico. Il sogno non è un pettegolezzo o un racconto indiscreto, tanto meno una traccia dell’aldilà. Il sogno condensa la trama del conflitto psichico in atto, fatte salve le giuste cautele per continuare a dormire. La decodificazione corretta rende spedita qualsiasi tipo di psicoterapia.