LA CASA SENZA MOBILI

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato di essere dentro una casa che non aveva mobili.

Le pareti erano bianche,aveva grandi finestre ed era molto luminosa.

Mi affacciavo alla finestra e sentivo benessere.

Il mio attuale ragazzo era nel salone.

Ad un certo punto vado in un’altra stanza, la camera.

Ero girata di spalle e indossavo un vestito nero.

All’improvviso spunta un uomo che ho frequentato in passato.

Era dietro le mie spalle ed era arrabbiato con me perché ho una relazione con il mio attuale ragazzo.

Voleva strapparmi e rovinarmi il vestito e voleva picchiarmi.

Ad un certo punto si ferma e mi dice all’orecchio che voleva dipingermi.

Io ero inerme e impaurita in parte, ma ero sollevata per il fatto che il dipingermi l’avrebbe distratto dal farmi male.

Sapevo che nel salotto c’era ancora il mio attuale ragazzo e volevo chiamarlo in mio aiuto.”

Clotilde

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ho sognato di essere dentro una casa che non aveva mobili.”

Clotilde è una donna spartana, non perché è nata a Sparta, semplicemente perché manifesta una “organizzazione psichica” sguarnita di modi di essere e di esistere, priva delle tante modalità del pensare e dell’agire, semplificata nelle esperienze vissute. Clotilde tende all’essenziale, ha fatto la sua vita al minimo e non certo al massimo dal momento che dentro le è rimasto ben poco delle lezioni che l’esercizio del vivere quotidiano impartisce sia nel privato e sia nel pubblico. Clotilde ha una povertà psico-culturale che è la classica eredità di coloro che hanno poco elaborato perché hanno ricevuto pochi stimoli da se stessi e dall’ambiente. Clotilde non ha maturato la motivazione giusta per crescere arricchendosi con le esperienze vissute e per capire i sensi e i significati di tutto il materiale che acquisiva senza assimilarlo. Clotilde è una donna semplice perché non è stata aiutata a capire dai genitori e dalla scuola. Nessuno le ha dato gli strumenti interpretativi necessari per arredare la sua “casa” psichica. I “mobili” attestano simbolicamente della ricchezza dei contenuti e delle abilità, della materia e dei criteri, dei vissuti e dell’interpretazione. Clotilde ha una casa senza mobili e non ne ha consapevolezza. E’ cresciuta secondo natura e con quello che di biologico serviva per continuare a vivere, senza strumenti per capire e senza sovrastrutture per approfondire, senza schemi per interpretare la realtà degli uomini e delle cose. Negli anni cinquanta erano culturalmente poveri un bambino e una bambina che parlavano soltanto il dialetto e non conoscevano la lingua italiana. Negli anni sessanta erano culturalmente poveri un ragazzo e una ragazza che non conoscevano l’ideologia nazifascista e socialista o l’imperialismo americano e sovietico. Negli anni settanta erano culturalmente poveri un giovane e una giovane che non conoscevano tutte le canzoni dei Beatles e la guerra in Vietnam. Negli anni ottanta erano culturalmente poveri il giovane uomo e la giovane donna che non conoscevano la Psicoanalisi e la storia della Democrazia cristiana. Negli anni novanta erano culturalmente poveri un uomo e una donna che non capivano la caduta dei totalitarismi e non conoscevano la produzione discografica dei Pooh. A questo punto avete sicuramente capito cosa si intende per povertà culturale, per cui posso procedere con l’interpretazione del sogno di Clotilde dopo aver aggiunto che da quel momento storico, anni novanta, alla povertà culturale è subentrata anche la povertà etica e morale.

Le pareti erano bianche, aveva grandi finestre ed era molto luminosa.”

Mi sono dilungato per arrivare alle “pareti bianche” della casa di Clotilde, alla semplicità e uniformità della struttura psichica, alla mancata assimilazione e personalizzazione dei dati psichici e culturali da parte di Clotilde. Tutto questo avveniva non per incapacità della ragazzina, ma semplicemente perché nessuno glielo insegnava, per penuria educativa dei genitori, per colpa dei cattivi maestri e delle severe maestre che portavano avanti i cavallini e lasciavano indietro gli asinelli. Eppure questa casa di Clotilde era “molto luminosa” perché aveva “grandi finestre”. Se non ci sono mobili, le pareti non servono e allora ben vengano le finestre a testimoniare la propensione sociale di Clotilde e la sua apertura al mondo esterno quasi a compensare le mancanze interiori con una estroversione pericolosa perché non supportata da capacità di analisi critica dei fatti e delle persone. Clotilde cresce come un agnello in un branco di lupi. La luminosità viene dall’esterno, dalle finestre aperte nella società e nelle relazioni. In questo settore Clotilde non è seconda a nessuno, è cresciuta nella strada e con i monelli del quartiere, è vissuta nel cortile con la gente umile e semplice che abita in una sola stanza, che parla il dialetto e che conosce a memoria le canzoni di Claudio Villa e Nilla Pizzi. Questa è la sapienza e la saggezza di Clotilde, quella pop, quella popolana che si trasmette per via orale come l’Iliade e l’Odissea e che contiene lo scibile umano in forma simbolica.

Mi affacciavo alla finestra e sentivo benessere”

Cosa dicevo prima?

Avete visto che la disposizione e la disinibizione sociali di Clotilde sono veicoli di pienezza psicofisica?

La gente protegge, ti dà la possibilità di relazionarti, di confrontarti, di identificarti e di non restare sola e senza neanche un prete per chiacchierare nelle domeniche d’agosto. L’apertura sociale di Clotilde è direttamente proporzionale alla sua disadorna interiorità, l’abilità a intrallazzare è pari alla sua penuria di pensiero e di azione in riguardo a se stessa e alla sua dimensione interna. Clotilde è nettamente squilibrata verso l’esterno perché si è dovuta compensare buttandosi fuori, andando a vivere con gli altri e come gli altri, a farsi da sé con la gente e tra la gente. Ma la società non è poi sempre buona e protettiva. Nel sociale incontri il gatto e la volpe, il lupo e l’agnello, il mercante e il prete, lo gnomo e il gigante, il buffone e il pagliaccio, i mezziuomini e i galantuomini, i quaracquacquà e i pupari. Il “benessere” che ti dà la società è rutilante, spesso luccica e abbaglia, libera e cattura, in ogni caso è un benessere secondo natura alla luce che l’uomo è un animale sociale. Una cosa è certa: Clotilde sta bene con la gente.

Il mio attuale ragazzo era nel salone”

La socializzazione non manca a Clotilde, così come la capacità seduttiva. Del resto, è cresciuta in strada tra la folla ed è stata adottata dalla gente del quartiere. Si è, quindi, adattata alla varietà psichica delle persone e si è relazionata secondo i suoi e i bisogni altrui. Spunta nella casa disadorna ma pulsante di vitalità un uomo, “il mio attuale ragazzo”, che suppone la presenza nella sfera sentimentale di Clotilde di altri ragazzi e tutti figli della gente e della strada. Il “salone” condensa la socialità formale e il ricevimento ufficiale, la maestria nel dispensare ruoli e mansioni alle persone di cui ci circondiamo. Questo “attuale ragazzo” è il paravento razionale del vero desiderio, quello sostanziale, di Clotilde. Questo è il fidanzato ufficiale, quello che si presenta ai parenti per candidarlo al ruolo di futuro sposo all’interno di una famiglia legata alle tradizioni, agli usi e ai costumi del passato. C’è un “ragazzo attuale” e si attende l’emersione di un “ragazzo inattuale”, quello che riveste il desiderio erotico e sessuale di Clotilde, quello della sostanza a cui la donna, cresciuta nel mondo e tra la gente, è abituata e aspetta di vivere. Clotilde non è una educanda delle suore di sant’Orsola, altrimenti avrebbe avuto la casa adorna di strumenti interiori di comprensione di se stessa e della realtà esterna, uomini e oggetti compresi. Clotilde è una donna navigata e abile nel destreggiarsi nei complotti e nelle contese, come Filumena Marturano. Clotilde sa il fatto suo e sa ben girare la frittata senza far cadere una goccia d’olio extravergine d’oliva sul ripiano della cucina. Il tempo lo dirà e il prosieguo del sogno non mancherà di dare il suo nulla osta.

Ad un certo punto vado in un’altra stanza, la camera.”

Clotilde mena il gioco perché conosce le regole del gioco. E’ una donna culturalmente e psicologicamente semplice, ma capace nelle arti della seduzione e del contratto, della truffa e del sortilegio. Clotilde ha su di sé poche idee ma chiare, sa bene di essere una donna e sa come atteggiarsi nella psicodinamica relazionale con l’uomo, quel maschio e quella varietà di maschi che ha ben conosciuto nel quartiere e che hanno formato il suo abito femminile e le sue arti di donna, latino “domina”, italiano signora e padrona. Clotilde conosce i tempi e gli atti: “Ad un certo punto vado in un’altra stanza” senza mobili ma intensamente vissuta, dal momento che si tratta della camera da letto. Clotilde si sposta facilmente nella sua casa, non ha particolari inibizioni a ospitare e a gestire gli avventori, un segno evidente della sua semplificazione sociale e attitudine alla relazione. Clotilde si avvia a visitare ed evidenziare la sua intimità profonda e i suoi segreti di donna attenta all’essenziale e molto pratica. Questo capoverso del sogno ha il sapore di una insidia e di preparazione a emozioni intense, dopo il formale approccio nel salotto con “l’attuale ragazzo”. La funzione onirica offre tutti gli strumenti per preparare l’evento e per mostrarlo con la giusta suspence.

Ero girata di spalle e indossavo un vestito nero.”

Come dicevo in precedenza, Clotilde da sveglia è una sognatrice e usa la sua immaginazione in maniera eccitante e seduttiva. La stessa operazione allucinatoria tra fantasia e ragione instaura sognando. Costruisce una scena di seduzione alla sua maniera con tanto di imprevisto e desiderato, con tanto di capi da sartoria e di colori giusti per il fascino della sorpresa e dell’incontro del suo tipo. Clotilde non avrà tanti mobili nella sua casa luminosa con tante finestre e sarà anche estroversa, ma sulle fantasie erotiche è ben attrezzata e si è costruita un buon arredamento senza ricorrere a Ikea. Analizziamo l’allegoria della seduzione. Clotilde è girata di spalle rispetto alla porta in chiara postura dell’attesa e della sorpresa, quasi a giustificare l’eccitazione dell’impatto desiderato e falsamente inaspettato. “Indossavo” si traduce in coprivo il mio corpo, avvolgevo le mie membra, calzavo la mia difesa, coprivo la mia nudità per darle il miglior fascino possibile a questo mondo e in questa situazione. Clotilde conosce la psicologia erotica del maschio e sa che una donna ben avvolta nei punti giusti è più eccitante di una donna lampantemente nuda come un verme. Ripeto, Clotilde avrà una povertà culturale, ma sa ben interpretare se stessa nelle movenze e dei desideri, è l’artista della sua persona, possiede la maschera che ha scelto e la riguarda nel profondo e nell’intimo. Arriviamo al “vestito nero”. In questo caso il colore “nero” non evoca il lutto e la perdita, tutt’altro! Evoca l’attrazione dell’acquisto, l’enigma che si disvela nel colore bianco della pelle. Il nero copre e fa da sfondo alla psicodinamica successiva. Clotilde si fa vedere di spalle in maniera difesa e restia all’impatto diretto, si fa vedere vestita del colore che contrasta in maniera vivace con il corpo che copre e che lascia spazio all’immaginazione del fruitore o dell’avventore ignoto e ben capitato tra le arti sottili della seduzione di una donna maliarda. Il prosieguo avvallerà la scena della attesa e della sorpresa.

All’improvviso spunta un uomo che ho frequentato in passato.”

“All’improvviso” non è poi tanto all’improvviso perché si era capito e da tempo dove Clotilde si stava dirigendo, dove voleva arrivare e anche cosa voleva fare. Il sogno ha incorporata la funzione “thriller” e in questo caso ha la sua efficacia per l’effetto temporale, “un uomo che ho frequentato in passato”. Si può anche aggiungere e “che non ho ancora dimenticato”, dal momento che me lo porto a spasso in sogno come attore protagonista del mio film rosa di sentimento e rosso di passione. La relazione non si è chiusa bene e in maniera definitiva. I due non si sono lasciati bene ed ecco che Clotilde sogna in maniera disinibita e sincera quello che le è rimasto dentro di quest’uomo, i suoi vissuti intimi che emergono dal passato per un happening adatto alla sognatrice. Dal corredo delle esperienze amorose vissute Clotilde tira fuori una figura che l’ha particolarmente colpita nel bene e nel male, l’ha eccitata con delle sensazioni e dei sentimenti ambivalenti e per questo motivo ben fissati nelle mente e nel ricordo. La parola “frequentato” è indicativa di un distacco difensivo dal coinvolgimento, a cui corrisponde un attaccamento emotivo e un legame per quello che si è vissuto e che si poteva ancora vivere insieme. In ogni caso si tratta sempre e solamente dei vissuti di Clotilde, di quel materiale psichico che non si è sedimentato e che è rimasto sospeso come un conto all’osteria. Dietro Clotilde in abito nero si è palesato un uomo del passato, un ex a tutti gli effetti. Non resta che proseguire soprattutto per ammirare e apprezzare la maniera in cui la funzione onirica procede senza che Clotilde ne sia cosciente e secondo i suoi vissuti da sveglia immaginati, come la narrazione prediletta dell’incontro erotico con un uomo. Il copione è dentro.

Era dietro le mie spalle ed era arrabbiato con me perché ho una relazione con il mio attuale ragazzo.”

Clotilde ama fare ingelosire i suoi uomini e farli arrabbiare esibendo il suo benessere psicofisico. In questo quadretto si consuma il sentimento della gelosia nella speranza che non finisca nel dramma a cui da sempre siamo abituati e più che mai in questi tempi in cui la Psicologia maschile sta attraversando una perdita depressiva di potere e non soltanto. La gelosia è tutta pari pari di Clotilde e la proietta per difesa sul suo ex ragazzo per vanagloria e per compensazione alla frustrazione subita. Mi spiego meglio. Clotilde non ha dimenticato il suo ex e soprattutto non ha archiviato la modalità aggressiva e seduttiva che lui conferiva al loro rapporto. In questo momento del sogno Clotilde ha il ragazzo attuale nel salone e il precedente ragazzo in camera. Ha riservato un vissuto e un trattamento formali al primo e ha scelto per il secondo una scenografia altamente seduttiva e prepotentemente erotica: le spalle, l’abito nero, lo sguardo incurante verso la finestra, e non verso la porta, che denota un momento trasognante e uno stato di coscienza crepuscolare, classico dei fumi del desiderio. Clotilde ha fatto arrabbiare il suo ex intendendo riferire della sua eccitazione proiettata sul ben capitato. Clotilde sogna il ragazzo che le è rimasto impresso e se lo porta in camera rievocando le pulsioni e l’eccitazione che contrassegnavano i loro incontri. Era una relazione dinamica e avversativa e l’attrazione consisteva in questo conflitto perenne che andava a concludersi nella gloria dei sensi. Anche in questa “location” psicofisica si giocava la stessa partita del contrasto e del conflitto. Clotilde immagina il suo ex ragazzo geloso e tradito e ancora innamorato di lei, ma in effetti si tratta di una sua bella e buona “proiezione”. Ma il sogno deve procedere tutelando i veri vissuti per non incorrere nell’incubo e nel risveglio. “En passant” ricordo che l’incubo scatta per difesa psicofisica nel momento in cui il “contenuto latente” del sogno coincide con il “contenuto manifesto”: il fallimento della censura onirica. Abbandoniamo la teoria e andiamo sulla sceneggiata erotica che si sta consumando.

Voleva strapparmi e rovinarmi il vestito e voleva picchiarmi.”

A proposito di salmo e di gloria, in questo caso si va verso l’espressione sadomasochistica della “libido anale”, si procede nelle pulsioni e nei desideri di Clotilde verso lo strappare il vestito, il rovinare sempre il vestito e il picchiare il corpo femminile. E’ oltremodo chiaro che Clotilde sta esibendo la sua “libido anale” e nello specifico la sua componente erotica e sessuale di qualità sadomasochistica. Ritorna il meccanismo onirico dello “spostamento” e il meccanismo psichico di difesa della “proiezione”: “voleva” e “voleva”, due volte in nove parole compare “voleva”. Clotilde è una donna, più che dalla grande volontà, dal grande desiderio di procedere verso l’orgasmo durante il rapporto sessuale attraverso l’offendere e l’essere offesa. Il piacere passa attraverso il dolore. Quest’ultimo viene sublimato come una forma di piacere e incentiva a dismisura il godimento favorendo la progressiva caduta della vigilanza per approdare nella terra di Dioniso. Clotilde ha una modalità erotica e sessuale “anale”, in quanto esige la dialettica psicofisica e il trionfo del senso doloroso del piacere, la conversione sensoriale nell’opposto. Qualcuno si chiederà, a questo punto, perché Clotilde procede in questo modo nelle sue relazioni sessuali. Il naturale “sadomasochismo” appartiene alla formazione e rientra nella “organizzazione psichica reattiva”, per cui è naturale che per raggiungere il risultato finale bisogna procedere nel sentiero del dare e ricevere dolore. Importante è il limite del “sadomasochismo”, perché può tralignare nella psicopatologia come tutte le cose psichiche e non. Clotilde vuole essere strappata, rovinata e picchiata. Traduco i simboli. “Strappata” attesta della potenza della penetrazione e del ritmo coitale, “rovinata” significa verbalmente e fisicamente vituperata, “picchiata” si traduce in carezze pesanti e tracciabili come i pagamenti elettronici. Il corpo viene simboleggiato da Clotilde nel suo “vestito”. Il suo vestito è la sua pelle e la pulsione sadomasochistica esige che porti le tracce della benefica violenza subita e arrecata. Proprio arrecata, perché stiamo parlando di “sadomasochismo” nel dare e nel subire azioni forti e prossime alla violenza. Aggiungo che questo tratto “anale” sadomasochistico è molto diffuso nell’universo psicofisico femminile, più che maschile. Spesso la donna si trova con un maschio inopportuno perché molto rispettoso ed educato, per cui deve sollecitarlo a cambiare registro perché la cosa non funziona in quel modo blando. Procedere è obbligo anche per vedere come finisce la dialettica competitiva e come si snoda l’erotismo e la sessualità di Clotilde.

Ad un certo punto si ferma e mi dice all’orecchio che voleva dipingermi.”

Ricordo che parlare all’orecchio è seduttivo, è un segno inequivocabile d’intesa su progetto intimo, almeno quel farsi parlare all’orecchio da Clotilde. Cambia la strategia erotica in questo sogno da naturale Kamasutra: dalla “libido anale” alla “libido fallico-narcisistica” con il superamento del “sadomasochismo” e l’introduzione della variabile voyeuristica. Clotilde sta rievocando in sogno i suoi gusti erotici e le sue fantasie sessuali, ripeto assolutamente naturali e normali, sta esibendo le sue predilezioni in un rapporto del suo tipo, sta sciorinando con i simboli i suoi preliminari e il suo coito al meglio possibile e consentito da madre natura. Clotilde varia le dinamiche psicofisiche e non cade nell’eccesso sessuale, quello che crea danno e traligna nella violenza. Clotilde esterna i suoi gusti e dice che dopo la dinamica sadomasochistica è opportuna la dinamica voyeuristica, epiteliale e uditiva, la “libido” degli occhi, del tatto e dell’udito, tre sensi che nell’erotismo hanno il loro notevole peso e la loro adeguata funzione. In questo rispolverare la varia gamma della sua “libido”, Clotilde si imbatte sugli occhi per guardare e farsi guardare, sulla pelle per dipingere e farsi dipingere, sulle orecchie per ascoltare e farsi ascoltare. L’erotismo trionfa in questa fiera delle pienezze sensoriali e non certo delle vanità. Clotilde è maestra e dispensa lezioni di alto gradimento ai suoi uomini ex e in atto, è una donna di potere che ha fatto della seduzione la sua ricchezza erotica da vendere e da comprare sempre su sua direzione e discrezione. Ricordo che orecchio, derma e occhi vogliono e meritano degnamente la loro parte in questa scena di ulteriore progresso erotico. Ancora il sogno non è finito e le sorprese finali attendono coloro che non si meravigliano di niente, le persone navigate e vissute come Clotilde.

Io ero inerme e impaurita in parte, ma ero sollevata per il fatto che il dipingermi l’avrebbe distratto dal farmi male.”

La “conversione nell’opposto” si palesa immediatamente nell’essere “inerme”. La donna di potere, fallica alla Afrodite, che ha menato la danza fino a questo punto, adesso si dispone all’orgasmo attraverso questa sua abilità a lasciarsi andare e a farsi fare. Meno male che era “impaurita in parte” a conferma del suo esserci e del suo gestire anche nella completa passività e inducendo l’altro a muoversi per approdare da qualche parte con l’imbarcazione. Clotilde sa di essere passata senza colpo ferire dall’esercizio erotico della “libido sadomasochistica” alla “libido fallico-narcisistica”, dalla “posizione psichica anale” alla “posizione psichica fallico-narcisistica”, e si sente attizzata da questo passaggio al godimento dei sensi vari e variopinti come la vista, il tatto e l’udito. Il contatto si prolunga con fantasia e varietà dei temi e dei tempi suonati in questo valzer delle sorprese per l’ex e in questo copione preferito dalla furbissima Clotilde. Si confermano le sue abilità erotiche e le sue doti relazionali, tutto in funzione di se stessa e indirettamente per il benessere della coppia di turno. Inerme, impaurita e sollevata sono i tre attributi psicofisici su cui Clotilde ha giocato la sua partita con un uomo ex nella camera e il suo uomo attuale in attesa nel salotto.

Quanta gente ci portiamo dentro e anche nei luoghi più impensati e nei contesti meno opportuni!

Sapevo che nel salotto c’era ancora il mio attuale ragazzo e volevo chiamarlo in mio aiuto.”

Clotilde si sta svegliando e se la racconta in sua difesa e in onore agli scampati ed eccitanti pericoli. “Sapevo” denota il “sensus sui”, il senso di sé e il tutto sotto controllo da parte di una donna che la sa lunga e sa ben recitare la parte interessata della gestione di due uomini che a distanza di pochi metri non si accorgono l’uno dell’altro semplicemente perché Clotilde li sa ben controllare e nella sua auto-consapevolezza sa ben gestirli secondo i suoi bisogni erotici e sessuali. C’è un uomo per il salotto e c’è un uomo per la camera, entrambi sono dentro una donna che conosce molto bene le arti seduttive, erotiche e sessuali in funzione del suo benessere psicofisico, del suo orgasmo e della sua autostima. Di certo, Clotilde non ha bisogno di loro e tanto meno del loro aiuto. Nulla da eccepire in questo sogno in cui è assente la “libido genitale” e che celebra il trionfo dei sensi nelle varianti aggressive e gratificanti, compiaciute e disinibite. Di donne come Clotilde ce ne sono fortunatamente tante.

L’APE BIRICCHINA

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“Ernesto sogna di trovarsi in montagna insieme al papà e nella casa della di lui compagna.

Mentre vanno a trovare un amico, Ernesto vede degli animali chiusi e un grosso alveare con delle api che girano attorno.

Un’ape gli va dentro l’orecchio destro ed Ernesto, per mandarla fuori, la spinge dentro l’orecchio e l’ape gli esce dal naso.”

 

Il sogno di Ernesto si snoda in maniera disimpegnata e snella secondo le coordinate psichiche di un adolescente in piena formazione e in decisa   evoluzione con gli investimenti della sua “libido”. Procediamo nell’interpretazione di questo simpatico “resto notturno”.

“…insieme al papà e nella casa della di lui compagna.”

Si evince che Ernesto è figlio di genitori separati: una situazione psichica particolarmente diffusa e difficile, alla quale i giovani figli sono costretti ad adattarsi sviluppando una buona dose di duttilità psicologica. Certamente essi maturano situazioni esistenziali diverse rispetto a quelli che vivono una normale situazione di famiglia intonsa. Sperimentano, inoltre, relazioni affettive più complesse con i genitori e con i fratelli. Soprattutto, il conflitto con i genitori si accentua quando subentra la nuova donna del padre o il nuovo uomo della madre. Viene fortemente sollecitata la “posizione edipica” già in corso e viene stimolato il sentimento della rivalità fraterna verso combinazioni psichiche più variegate e ambivalenti.

Ma questa situazione e questo conflitto non si presentano nel sogno di Ernesto.

“Ernesto sogna di trovarsi in montagna…”

La “montagna” richiama le grandi altezze e comporta simbolicamente il processo di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”. Ma in questo caso la montagna richiama soltanto la realtà come cornice del sogno, perché in un adolescente in piena tempesta ormonale la “sublimazione” sarebbe inopportuna e non ci starebbe neanche bene con la “posizione edipica” che il nostro giovane protagonista sta vivendo.

Si può riaffermare che questo processo di difesa dall’angoscia, la “sublimazione”, non si presenta nel sogno di Ernesto.

“…casa della di lui compagna.”

La “casa” è simbolo della struttura psichica in atto e appartiene alla compagna del padre. Anche questo è il ricordo di un dato reale e non ha nessun rilievo psicodinamico o relazionale. Il rapporto, facile o difficile, con la personalità di questa donna e il vissuto in riguardo non sono richiamati nel sogno.

Si può riaffermare che questo rilievo relazionale non si presenta nel sogno di Ernesto.

E se si trattasse di gelosia per l’affetto che il padre riversa nella nuova donna?

Si può ancora riaffermare che questo struggente sentimento non si presenta nel sogno di Ernesto.

L’introduzione del sogno è soltanto descrittiva. Ernesto diligentemente  inquadra il luogo reale e il contesto relazionale dove poi scatenerà i suoi veri fantasmi in emergenza. Il sogno, quindi, non riguarda conflitti edipici traslati nella nuova donna del padre o pendenze erotiche e affettive con la madre o tanto meno rivalità feroci con un eventuale nuovo uomo della mamma o  sentimenti di rivalità fraterna. Ernesto si è ben adeguato a livello psichico alla situazione esistenziale e amministra bene la sua condizione di figlio di genitori separati dal momento che l’accenna ma non l’approfondisce. In ogni caso e “en passant” resta valida la regola che la rottura della convivenza familiare è opportuna qualora i figli siano costretti a vivere in un contesto traumatico di disagio e di violenza.

Ma allora, cosa contiene il sogno di Ernesto?

“Mentre vanno a trovare un amico, Ernesto vede degli animali chiusi…”

Descrittivo è ancora il “mentre vanno a trovare un amico”, ma importante è l’immagine “degli animali chiusi”. Si tratta di repressione degli istinti. La simbologia degli animali traduce le pulsioni neurovegetative, la “libido” nella sua valenza vitalistica involontaria, sessualità inclusa. Lo stato di reclusione aggrava la situazione in quanto significa repressione e inibizione. Ernesto è, come si diceva in precedenza, in piena adolescenza e il suo corpo si sta evolvendo nella forma e nel contenuto. Ernesto è in piena tempesta ormonale e, quindi la sua “libido” è in piena effervescenza. Il corpo si sviluppa, ma la psiche segue i suoi tempi, per cui presto la mente di un ragazzo albergherà in un corpo di uomo. Tale evoluzione organica è più traumatica nelle bambine, dal momento che gli attributi sessuali sono più evidenti e gli sconvolgimenti ormonali sono più massicci. Ernesto sta ben calibrando cosa succede nel suo corpo a livello neurovegetativo, come si sta evolvendo la sua “libido” e quali possono essere gli investimenti futuri. Dopo la “fase fallico-narcisistica” la “libido” di Ernesto si sta evolvendo nella “fase genitale” e allora deve ben inquadrare le novità psicofisiche che tale evoluzione comporta.

Il sogno dice che attualmente Ernesto vive male le sue pulsioni sessuali: “animali chiusi”. Tende a reprimere gli istinti, piuttosto che a prenderne coscienza e a favorirli. In questo processo di crescita deve essere rassicurato con un dialogo franco e schietto più dal padre che dalla madre, perché in tal modo si rafforza l’identificazione nel padre e l’identità al maschile e non si creano ambiguità edipiche e pudori specifici con la madre.  Ma non finisce qui il simpatico sogno di Ernesto. Adesso si arriva al “dunque”.

“…e un grosso alveare con delle api che girano attorno.” Si aggiungono le api in un grosso alveare. Gli insetti rappresentano simbolicamente gli spermatozoi e l’alveare condensa i testicoli. Ernesto problematizza la sua sessualità maschile e gli attributi connessi sotto la spinta delle pulsioni sessuali e di una necessaria educazione sessuale. Ernesto sente il suo corpo in evoluzione e avverte il trambusto che sta succedendo dentro di lui. La sua mente ha bisogno di sapere e la sua psiche ha bisogno di assimilare ciò che sta vivendo. L’educazione sessuale è importantissima e può essere anche la causa di questo benefico travaglio, perché adesso il sogno di Ernesto offre la simbologia del “coito” e della “fecondazione”. Non si può di certo dire che il sogno, inizialmente definito semplice e snello, di Ernesto non contenga la sua giusta “suspence” e la sua complessità.

“Un’ape gli va dentro l’orecchio destro…” si traduce: uno spermatozoo entra in un orifizio. Il buco dell’orecchio trasla l’orifizio vaginale. Il sogno rievoca simbolicamente il coito e la fecondazione. Ma perché l’orecchio destro e non quello sinistro che sarebbe stato simbolicamente più opportuno?  La “destra” condensa il maschile e il presente psichico in atto, oltre che l’esercizio della consapevolezza. La “sinistra condensa” il femminile e la pulsione neurovegetativa, oltre che la regressione crepuscolare della coscienza. Può darsi che Ernesto scelga casualmente l’orecchio destro al risveglio, ma nell’interpretazione bisogna attenersi ai simboli presenti nel racconto. Ricapitolando: Ernesto rielabora in sogno notizie che lo hanno particolarmente colpito nell’educazione sessuale. Si tratta d’informazioni allettanti e ambivalenti che da un lato Ernesto acquisisce e di cui dall’altro lato è turbato. Informazioni e notizie che destano in Ernesto una reazione di difesa sulla sessualità in generale, sulla funzione penetrativa del pene e sulla funzione genitale dello sperma. Un complesso di notizie sulla sessualità che deve ben digerire e che l’ha colpito perché le vive proprio nel suo corpo. Aggiungo che il meccanismo di difesa della “rimozione” sul materiale non gestibile dalla coscienza dell’adolescente può ripresentare in sogno e in forma traslata il materiale psichico in questione.

Completiamo il quadro onirico e confermiamo la psicodinamica implicita.

“…per mandarla fuori, la spinge dentro l’orecchio e l’ape gli esce dal naso.”

Penetrazione ed espulsione: l’ape esce dal naso, simbolo del pene. Il sogno di Ernesto precisa che si tratta della penetrazione, dello sperma e del membro. Si sta conoscendo a livello sessuale sotto la spinta ormonale della pubertà. Trattasi di un sogno propedeutico alla vita sessuale futura e genitale.

Ernesto sta crescendo e ha sognato il suo travaglio psicofisico nei vissuti più sottili di un adolescente.

La prognosi impone a Ernesto di rassicurarsi sull’evoluzione psicofisica e in riguardo al suo corpo e alle sue funzioni. In questo viaggio deve essere sostenuto dalla figura paterna in particolare e dalla figura materna specie sul versante affettivo con l’altro sesso, l’innamoramento.

Il rischio psicopatologico si attesta in un blocco regressivo degli investimenti della “libido” e in inibizioni della vita sessuale.

Riflessioni metodologiche: ho voluto sottolineare qualche elemento sulla psicologia dei figli dei genitori separati alla luce delle statistiche che vedono in forte aumento, da dieci anni a questa parte, i divorzi. Si dice che non c’è disposizione nei genitori a voler risolvere i conflitti relazionali e che si ricorre con facilità alla soluzione più facile che è la separazione. Si dice…, ma è anche vero che poche coppie fanno ricorso a una “psicoterapia”. E’ assolutamente vero che le separazioni spesso avvengono per adulterio, a conferma che l’uomo, maschio e femmina, è un animale poligamo e non monogamo e che la maturità sessuale è un traguardo ipotetico. Nella coppia la separazione è più spedita, ma quando ci sono i figli il discorso non è poi così libero e consequenziale. Ed è giusto che sia così, giusto che i genitori riflettano sulle loro debolezze evolutive o involutive e sui loro disagi, prima di mettere a repentaglio le varie bontà di una sana famiglia. La “psicoterapia della coppia”, pur essendo di poco spessore analiticamente parlando, è molto efficace e quanto meno aiuta a separarsi bene con una migliore consapevolezza e a disporre il miglior mondo futuro possibile per i figli. La responsabilità di un disagio di coppia è da dividere a metà, ma è anche vero che la coppia è esercizio psichico in due all’interno di un’evoluzione psichica personale, un esercizio che avviene sempre in un presente psichico in atto. Non è facile stare in coppia, ma i figli vogliono la famiglia una volta che l’hanno conosciuta. Compresi noi, se ben ci pensiamo, abbiamo gradito la famiglia e abbiamo anche pensato dietro la pulsione edipica di sbarazzarci del padre o della madre per le nostre pretese espansionistiche. Ma dopo ci siamo ricreduti e abbiamo fatto di tutto per innamorarci e per convolare a giuste nozze desiderando figli, tanti bambini e tante bambine. E la storia continua…