LA MATRIARCA

RIFLESSIONI E APPROFONDIMENTI SUL SOGNO DI SIMONE

PSICOLOGIA PROFONDA DELLA MATRIARCA

In principio era la Madre: matriarcato.

La “matriarca” è quella “madre” che vive e ritiene il figlio una sua proprietà e tende a rafforzarne la dipendenza anche in maniera subdola e sofisticata, esercitando un “potere” assoluto di vita e di morte. La psicodinamica profonda della “matriarca” è basata sui processi psichici di difesa dall’angoscia della “regressione” e della “fissazione” alla posizione “orale”, alla dimensione affettiva primaria e all’angoscia della perdita. Questa operazione è dettata dal bisogno della “matriarca” di non incorrere nelle spire della “depressione severa”, con la perdita di senso e di significato della vita e del vivere, con la perdita di ruolo, di mansione e di riconoscimento. All’angoscia di perdita la “matriarca” reagisce con il meccanismo primario della “conversione nell’opposto” ed esibisce l’acquisto massimo di potere sui figli e sul figlio unico in maniera elettiva. Si ricostituisce la sacra diade “madre-figlio” delle religiose pitture in maniera esasperata e in relazione complementare. La maternità della “matriarca” si esalta in una psicoterapia autogena e si sviluppa in funzione del benessere psicofisico della “madre”. Il “figlio” è l’oggetto terapeutico, lo strumento su cui convogliare le proprie angosce di abbandono e solitudine, di perdita e di frammentazione. Il “figlio” è “l’organon” della catarsi della “madre”. Tramite il possesso e la gestione del “figlio” la “madre” degenera in “matriarca” e disconosce l’altro da sé, offrendosi a se stessa e agli altri come in uno stato perpetuo di gravidanza: il “figlio” è nel suo corpo, è una parte del suo corpo. Il suo corpo comprende il “figlio”. La “matriarca” non lo concepisce fuori di lei e, tanto meno, dalla sua orbita. Il corpo si è dilatato e abbraccia il “figlio” e, di conseguenza, la sua gestione psicofisica. La “matriarca” non investe nel “figlio” la “libido genitale”, quella che riconosce l’altro da sé e investe la giusta “libido”, quella che ama il figlio senza alcun bisogno di possesso del corpo e di coartazione della coscienza. La “matriarca” è una madre “regredita” e “fissata” nella “posizione psichica orale” e investe nella relazione questa qualità di “libido”, oltremodo affettiva e sensibile alla perdita, depressiva per l’appunto. La “matriarca” è attaccata all’oggetto della sua salute psichica e del suo equilibrio organico al punto di non riconoscerlo come esterno e di incorporarlo magicamente come si usa fare nei rituali sacri a base orale: Eucaristia. La oro-incorporazione del “figlio” allevierà magicamente le angosce depressive della “matriarca” attraverso il rituale della fagocitazione. L’investimento “genitale” non è contemplato dalla “madre” degenerata in “matriarca” e il suo comportamento psicofisico viene contrabbandato come l’esempio vivente del grande amore materno. La morte in vita del “figlio” si sublima nell’orgoglio della madre per quel che riguarda gli affetti e i sentimenti. La “matriarca” opera per difesa un contenimento del suo “nucleo psichico depressivo”, elaborato e incamerato nella sua prima infanzia, con il vissuto possessivo del “figlio”, proprio traslando nel “figlio” il nucleo, la sua potenziale depressione, e controllando il nucleo attraverso la gestione del “figlio”. Quest’ultimo non è vissuto come “figlio”, ma come la stessa angoscia di perdita, per cui la “matriarca” deve manipolarlo per sentirsi viva e in equilibrio psicofisico. La “matriarca” è l’esempio vivente e in esercizio dell’immaturità psichica di quelle madri che non hanno portato avanti la giusta evoluzione e sono rimaste ancorate alla prima “posizione”, quella “orale” della loro dipendenza dalla loro madre e da lì non si sono spostate nonostante lo scorrere del tempo e delle esperienze. I “processi psichici di difesa” dall’angoscia della “regressione e della “fissazione” fungono al massimo per la necessità e l’impellenza psicofisiche. Questa forma di immaturità va al di là dell’età anagrafica dell’attrice protagonista, la “madre”. E’ possibile, infatti, ad esempio presso le culture dei nomadi Sinti, che una ragazzina diventi madre a quattordici anni e investa sul figlio “libido genitale”. E’ altrettanto possibile nella cultura occidentale che una donna diventi madre a quarantanni e investa sul figlio “libido orale”. La prima ha evoluto la sua formazione psichica e viaggia di conseguenza verso la migliore relazione possibile con il figlio, la seconda è rimasta “fissata” alla “posizione orale” e fugge dalla depressione incombente controllando l’angoscia collegata e “traslandola” nel possesso e nella tirannica gestione del “figlio”.

E per quest’ultimo quali prospettive psichiche si aprono?

Il “figlio” attivo della “matriarca”, secondo i naturali parametri psicologici, si può ribellare alla “madre” scegliendo la sua autonomia psicofisica nel momento opportuno della sua crescita evolutiva e quando il danno psichico ed esistenziale in lui si fa manifesto. Deve progressivamente rifiutare di essere gestito dai voleri impetuosi e dai bisogni ricattatori della “madre” proprio stimandone la motivazione di fondo, la depressione latente e la difesa dall’emersione dei sintomi. Questa pacata e progressiva “ribellione” del figlio deve essere sempre controllata nei risvolti profondi, perché può produrre sensi di colpa e conseguenti espiazioni nei sintomi psicosomatici delle crisi di timor panico. Il cammino esistenziale del “figlio” attivo della “matriarca” si risolve benignamente nell’adozione della madre e nella devota cura della sindrome depressiva in agguato attraverso la presenza e la fermezza.

Se il “figlio” soccombe ai bisogni “orali” della “matriarca”, resta vittima vita natural durante e deve abdicare alla realizzazione personale e sociale. Il “figlio” passivo della “matriarca” non matura, come la madre, la “libido genitale” e, quindi, spesso non forma una famiglia. E’ cresciuto tra le angosce della madre ed è stato da lei manipolato per fini terapeutici di contenimento psichico del suo nucleo depressivo “orale”, quello severo. Questa soccombenza del “figlio” culmina nella morte della “madre” e prosegue nella progressiva esaltazione del nucleo depressivo, del figlio s’intende, fino all’esplosione della sindrome depressiva. Il “figlio” non ha il contenimento del suo nucleo in un “figlio”, per cui la catena, “coazione a ripetere”, si interrompe e l’isolamento e la solitudine prendono il sopravvento psicologico manifestandosi in uno stato depressivo da incapacità di investimenti di “libido genitale” e da esplosione dei bisogni “orali” di affetto e di protezione. Il “figlio” della “matriarca” rimane sempre “figlio” anche in assenza della “madre”. Oltretutto, il legame è rafforzato dalla psicodinamica della “posizione edipica” che la “madre” ha oltremodo fomentato con il suo attaccamento morboso al “figlio” e da quest’ultimo equivocato anche come relazione d’amore sublimata.

Questo quadro si spiega in assenza psichica della figura paterna ed è riferito espressamente al “figlio” e possibilmente unico.

Per quanto riguarda la “figlia”, la psicodinamica istruita dalla “madre matriarca” si diversifica notevolmente a causa della “posizione edipica” e dei vissuti di rivalità e di identificazione che scatenano nella “figlia” il bisogno di autonomia psicofisica.

Adduco qualche nota culturale antropologica traendola dalla mia infanzia vissuta a Siracusa.

Nella prima metà del Novecento la primogenita era destinata culturalmente all’accudimento dei genitori nella loro vecchiaia, mentre per il “figlio” si apriva la necessità del mantenimento materiale e finanziario dei genitori.

Ricordo che i primi tatuaggi avvenivano in carcere ed era privilegiata la scritta “AMO MAMMA”.

Ricordo ancora che il carcerato teneva esclusivamente al perdono della mamma e non dello Stato.

Le canzoni popolari e dialettali avevano questo tipo di richiesta verso la figura materna, a testimonianza della polivalenza psichica e simbolica della “Madre” archetipo e della “madre” reale anche se non necessariamente “matriarca”.

Ricordo ancora che quest’ultima è limitrofa e contigua alla classica “parte negativa” del “fantasma della madre”, la rappresentazione infantile della figura materna che il bambino opera attraverso il meccanismo di difesa dall’angoscia dello “splitting” o “scissione delle imago”. Nel caso della “matriarca” si è verificato un passaggio naturale dalla rappresentazione infantile, parte negativa del fantasma della madre, alla realtà e alla concretezza delle azioni e dei fatti. Il materiale psichico, elaborato autonomamente dalla bambina nei primi sei mesi di vita, ha visto la luce per la mancata evoluzione psichica e per la costante minaccia della depressione severa.

Va da sé che la psicopatologia depressiva ha le sue radici nella “posizione psichica orale”, nei vissuti fantasmici del primo anno di vita e nella loro mancata evoluzione, per cui si struttura il “nucleo” depressivo che nel tempo può esplodere con la sintomatologia. La “regressione” e la “fissazione” sono difese dall’angoscia, contengono il malessere anche spostando gli investimenti nel figlio. E’ questa la psicoterapia autogena della “matriarca”.

PSICOANALISI DEL GRUPPO

L’uomo è un vivente sociale, un animale che abita nella “polis”, città stato della Grecia antica, fa delle scelte e prende delle decisioni insieme agli altri. Aristotele: “zoon politicon”.

Un gruppo è costituito da individui intesi a evolversi psicologicamente in persone.

Ogni persona ha una organizzazione psichica, una sua struttura evolutiva, un suo carattere, una sua personalità, una sua gruppalità interna, una sua modalità culturale, interpretativa ed esecutiva, una sua rete di relazioni interne che dispongono verso l’esterno secondo modalità esperite e tendenti alla finalità e all’innovazione.

La coppia è un gruppo biologico e la famiglia è la cellula della società.

La famiglia ha una “organizzazione psichica collettiva” che si forma e si evolve attraverso l’interazione delle “organizzazioni psichiche” dei vari membri a cominciare dalla coppia.

La famiglia possiede, di conseguenza, una connotazione psichica originale e individuale, come se fosse una persona, incentrata sulle modalità di pensare e di agire, di intendere e di volere, di sentire e di ragionare, di interpretare e di eseguire.

Ogni famiglia possiede un “Es”, un “Io, un “Super-Io”, le istanze psichiche freudiane estese e applicate al gruppo.

Ogni famiglia ha un corredo di istinti e di pulsioni, ha una rappresentazione dei bisogni e dei desideri, ha una intimità, ha una sub-liminalità e un “principio del piacere”: istanza psichica “Es”.

Ogni famiglia ha una modalità razionale e logica, una sua vigilanza e una auto-consapevolezza, una linea di pensiero e di azione, un esercizio del “principio di realtà” e della volontà, ha una sua filosofia di vita e una sua subcultura: istanza psichica “Io”.

Ogni famiglia ha una gradazione del senso del dovere e del limite, del divieto e del tabù, della censura e della morale: istanza psichica “Super-Io”. Ogni famiglia vive al suo interno una rete di azioni possibili e tollerabili, non impedibili, che contempla e fissa la legalità al suo interno. La tensione interattiva del gruppo è volta a realizzare il valore della tolleranza.

Ogni famiglia è un’isola libera che trova il suo significato all’interno dell’arcipelago. La famiglia non è, di certo, anarchia e follia, è un microcosmo autonomo nel macrocosmo. La sua libertà è condizionata dal contesto e dalla tradizione, ma soprattutto dalle funzioni psichiche che al suo interno vedono la luce e la vita, agiscono e si evolvono.

L’istituto familiare è un gruppo umano caratterizzato nella sua formazione dalle modalità psichiche evolutive di cui l’individuo è portatore. La Psiche individuale e la Psiche della famiglia si servono degli stessi “meccanismi” e “processi” psichici di difesa dall’angoscia e sviluppano contenuti propri, sia come persona e sia come gruppo. La prima privilegia ed elabora i vissuti individuali in riguardo a se stesso e alla realtà esterna, la seconda privilegia ed elabora i temi sociali della relazione e della convivenza.

La combinazione e l’interazione delle “organizzazioni psichiche” all’interno del gruppo familiare caratterizzano la qualità dei vissuti dei vari membri e del gruppo stesso. In quest’opera educativa il condizionamento psichico delle figure genitoriali è di grande influenza e importanza per la formazione dei figli e per la trasmissione culturale dei valori. Di poi, le strutture scolastiche assolvono il compito di arricchire l’identità storica e sociale, nonché di allargare il contesto della collettività nazionale e internazionale.

I processi di identificazione e l’identità psicosociali completano il percorso educativo e formativo della persona e del gruppo.

Partiamo dalla cellula biologica della società, la famiglia, inquadrandola per comodità teorica e sempre applicando lo schematismo psichico evolutivo della persona.

Una famiglia può definirsi a prevalenza “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica”, “genitale”. Il termine “prevalenza” attesta della compresenza interattiva degli altri fattori secondo incidenze minori. Lo stato puro è utopico.

La famiglia a prevalenza “orale” si connota per l’affettività e per il sentimento che mette in circolazione e fa prevalere al suo interno e che esibisce all’ambiente esterno. E’ sensibile alla perdita di questi attributi e, di conseguenza, tende a strutturare tratti depressivi. L’affabilità e la volitività, la generosità e l’afflato emotivo sono dominanti nella fenomenologia e negli investimenti sociali rispetto alle altre caratteristiche psichiche maturate nel corso della sua evoluzione. La recettività prevale sulla donazione sociale.

La famiglia a prevalenza “anale” è caratterizzata dall’esercizio dell’aggressività nel versante interno ed esterno: sadismo e masochismo. La valenza mentale è la diffidenza e la ritrosia, la valenza psichica è fobica e ossessiva con tratti paranoici. La parsimonia nel dispensare affetti ed emozioni struttura difficoltà espressive e comunicative. L’avarizia connota la degenerazione degli investimenti materiali, così come l’aggressività per difesa paranoica si può evolvere nella violenza. La famiglia a prevalenza “anale” accusa conflitti nell’acquisizione e della distribuzione dei sentimenti e dei messaggi collettivi, nonché a livello razionale tende a coltivare le sue cognizioni e le sue convinzioni. Gli scambi psicosociali sono contraddistinti dalla dialettica della chiusura e del rifiuto.

La famiglia a prevalenza “narcisista” è auto-referente e superba, onnipotente e sprezzante, ostica e fredda. Tende all’isolamento per orgoglio e pregiudizio. La sua autonomia è apparente e la sua dipendenza non viene riconosciuta in alcun settore. La rete delle relazioni è altolocata e subalterna alla nobiltà psichica e al valore del gruppo familiare. I fattori e i veicoli altruistici sono disconosciuti nella vera essenza e vengono esaltati a proprio vantaggio e a propria esaltazione. L’isolamento domina socialmente nonostante il bisogno di manifestarsi per autoesaltazione, ma la famiglia a prevalenza “narcisistica” non si accorge dell’esistenza degli altri e tanto meno del loro concorso alla formazione della società. L’autolesionismo è il nucleo psichico che si evidenzia quando viene socialmente giocato nel massimo dell’esaltazione e dell’onnipotenza. La sfida con se stessi tocca corde sensibili e l’onnipotenza si converte nell’impotenza, ma la ripartenza è la tappa successiva al fallimento.

La famiglia a prevalenza “edipica” si presenta con un tasso polemico e conflittuale molto elevato al suo interno e all’esterno. La socializzazione è importante perché è la palestra dello scontro e del valore. La critica in eccesso procura enormi difficoltà nelle relazioni e tendenza all’isolamento per molestie procurate e subite in reazione e in difesa dall’ambiente sociale. Il comportamento oppositivo denota una modalità di pensiero divergente e tendente all’originalità. L’azione è contraddistinta dalla ricerca di un coinvolgimento dialettico e competitivo, nonché dalla tendenza a vivere negli altri quelle autorità da combattere e quelle imposizioni da rifiutare. La famiglia a prevalenza “edipica” ha bisogno della società per competere e per innovare, per contestare e progredire. Ha una valenza positiva nel favorire il progresso civile tramite il confronto e lo scontro. Ha seguaci e conoscenti indifferenti per mancato investimento. La malattia della famiglia è la frustrazione delle energie investite e la penuria dei risultati, a cui consegue un tratto psichico isterico nello scarico della frustrazione sociale.

La famiglia a prevalenza “genitale” assolve pienamente la formula aristotelica dell’animale politico. E’ amorevole e razionale, ubbidisce al “principio di realtà” senza trascurare il “principio del piacere” e il “principio del dovere”. Cura l’affettività e i sentimenti, i bisogni e le riflessioni, non sacrifica alcunché della costellazione delle pulsioni e dei desideri, così come razionalizza molto bene la sfera dei limiti sociali e delle imposizioni legali. La famiglia a prevalenza “genitale” ha capacità recettiva e altruistica, assorbe e restituisce, produce investimenti sociali solidali e partecipa alle psicodinamiche politiche senza fanatismo e con tolleranza. L’Io familiare “genitale” delibera e decide con equilibrio e armonia secondo i “processi secondari” della razionalità e senza smarrire la gioia dell’equilibrio tra la Mente e il Corpo. Il suo unico rischio è proprio quello di “regredire” a forme precedentemente vissute e problematiche per l’incompletezza e la parzialità della loro evoluzione.

“MAMMA MIA, COME SEI VIRILE !”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Natascia sogna di essere a letto e di sentire che il suo uomo è vicino e ha una piena erezione.
Contenta si meraviglia e grida: “sei tornato, mamma mia guarda come sei virile.”
A questo punto lui le chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.
Alla fine resta disgustata perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.
Si sveglia contenta che fosse stato un sogno, ma delusa perché lui non era vicino.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni sessuali non sono mai sessuali.
La sessualità è un “archetipo”, un simbolo universale perché contraddistingue l’essere umano nel genere e nella procreazione, amore della Specie o filogenesi, ma è anche culturalmente dotata di una simbologia vasta ed eccezionale sin dai primordi dell’umanità.
La “Fantasia” si è sbizzarrita nell’elaborazione di vissuti e di “fantasmi” in riguardo alla funzione sessuale e soprattutto alla “libido”, l’energia vitale evolutiva. All’uopo vedi i miti e soprattutto i riti ispirati alla sessualità umana e maschile in particolare a causa dell’evidenza degli organi fuorusciti: Priapo e le falloforie, i riti dionisiaci e le feste pagane in onore all’abbondanza.
La dea Madre o Rea o Gea, archetipo, si rappresenta con un grosso seno o con tanti seni, il semidio Priapo si rappresenta con l’erezione di un membro esagerato.

La sessualità a livello psichico richiama le teorie di Freud espresse nei “Saggi sulla sessualità infantile” del 1905 e in particolare le teorie sulla “libido”.
Di quest’ultima conosciamo le varie espressioni nelle “fasi”, meglio “posizioni”, psicofisiche “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “genitale”.
Nella “posizione orale” la “libido” s’incentra nell’organo erogeno della “bocca”, a suo tempo servito per il nutrimento effettivo e la protezione simbolica, il cibo reale e l’affetto traslato.
Nella “posizione anale” la “libido” s’incentra nell’organo erogeno della “mucosa anale” a suo tempo servito per la defecazione effettiva e l’aggressività simbolica, le feci reali e il sadomasochismo traslato.
Nella “posizione fallico-narcisistica” la “libido” s’incentra nell’organo sessuale a suo tempo servito per la minzione effettiva e la masturbazione reale, l’abbozzo d’orgasmo e il simbolico potere.
Nella “posizione genitale” la “libido” s’incentra negli organi sessuali maschili e femminili e si esprime nel rapporto sessuale e nell’orgasmo, nell’attrazione erotica e nel simbolico trasporto affettivo.
L’appagamento della “libido” allevia l’angoscia neurovegetativa e si evolve in conoscenza e consapevolezza del proprio corpo, nonché scarica l’aggressività implicita nella coalizione vitalistica dei sensi e delle pulsioni.
Questo preambolo per confermare che il sogno di Natascia ha una forte valenza simbolica nella sua fenomenologia sessuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Natascia sogna di essere a letto e di sentire che il suo uomo è vicino e ha una piena erezione.”

Natascia sente “che il suo uomo” è “vicino” esprimendo il desiderio, nonché bisogno, di vicinanza erotica e di complicità affettiva. Si palesa immediatamente l’importanza della presenza affettiva e protettiva di quest’uomo. Natascia denota un uomo forte e deciso, un uomo di potere in “piena erezione”. Quest’ultimo attributo sessuale condensa il potere psichico e la virilità psichica, più che fisiologica: un uomo sicuro e protettivo, affettuoso e deciso, un uomo che abbraccia gli attributi dell’universo psichico maschile, razionalità compresa. Si decodifica in tal modo la “piena erezione”.
“Essere a letto” esprime l’intimità e l’affettività, il bisogno di fusione e di avvolgimento, l’erotismo del calore e del tatto, il luogo del rilassamento e del benessere psicofisico.
Dietro l’apparenza di erotismo e sessualità si celano i bisogni di un sentimento globale d’amore.
Natascia non è legata a un uomo qualunque o a metà, ha vicino un uomo completo per i suoi bisogni e desideri, è a letto con un uomo in piena erezione.

“Contenta si meraviglia e grida: “sei tornato, mamma mia guarda come sei virile.”

La “meraviglia” e le “grida” di Natascia attestano di un effetto sorpresa che consegue alla contentezza.
“Contenta” si traduce in “si contiene entro certi limiti determinati e senza volere di più: latino “continere”, italiano contenere, simbolico sono piena. Natascia è appagata dal ritorno del “suo uomo” e allucina la realizzazione del suo desiderio di riaverlo con la reazione emotiva del gridare di gioia, con la consapevolezza della pienezza psichica.
Quest’ultima è direttamente proporzionale al trauma subito da Natascia: l’abbandono e il ritorno del suo uomo, “sei tornato” con una virilità fisiologica in sogno e psicologica affettiva nel simbolo.
Natascia abbisogna di un uomo virile e in erezione: emotivamente rassicurante e affettivamente potente.
“Mamma mia” condensa la meraviglia e “guarda” racchiude la consapevolezza del suo bisogno e del suo desiderio di avere un uomo adatto ai suoi bisogni e ai suoi modelli.

“A questo punto lui le chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.”

Il “rapporto orale” che “lui le chiede” non è il classico “pompino” della versione vulgata o del Kamasutra, ma è la “traslazione” simbolica dell’oralità affettiva nella sua completezza: l’uomo offre e la donna incorpora. La dinamica erotica non è in funzione dell’eiaculazione in orgasmo di lui, ma contiene una valenza altamente affettiva che consiste nell’accogliere e nel contenere da parte della donna, “bocca”, il potere dell’uomo, “piena erezione”, di amare generosamente offrendo protezione.
Il rapporto “orale” è anche la “traslazione” simbolica del coito, il rapporto sessuale “genitale” dove avviene la stessa dinamica fisiologica di base: la donna riceve e accoglie e l’uomo offre ed entra. Il coito racchiude la relazione “orale” e “genitale”, il coito è completo nell’esprimere i grandi bisogni affettivi ed erotici sessuali. Natascia proietta sull’uomo il suo bisogno infinito di essere amata non per godere o far godere, ma per una necessità profonda e affettiva.
Natascia “acconsente con piacere” traduce la disposizione all’appagamento delle carenze affettive che sta elaborando in sogno.
Come si diceva in precedenza, un sogno così sessuale significa tutt’altro.

“Alla fine resta disgustata perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.”

Ma l’uomo di Natascia non è quello che lei desidera e immagina, non soddisfa per niente i suoi bisogni affettivi.
“Disgustata” equivale al conflitto emotivo sempre legato alla sfera affettiva e prodotto dalla presa di coscienza dell’impossibilità di avere la realizzazione dei suoi bisogni e dei suoi desideri da parte di quell’uomo malato proprio nella dimensione affettiva e privo di quel potere di amare che Natascia sta cercando e rincorrendo. La secchezza del glande, “la parte superiore del pene”, attesta l’assenza di sangue e di vitalità, un uomo senza nutrimento che non può nutrire.
Ma la situazione precipita perché l’uomo di Natascia è malato, ha “delle croste schifose”, ha un pene contaminato e colpevole. E’ evidente che Natascia proietta sull’organo sessuale del suo uomo la sua aggressività per essere stata tradita e la sua paura di essere contaminata.
L’uomo di Natascia è malato nell’affettività e non si lega alle donne.
La sensazione di schifo è direttamente proporzionale all’intensità del bisogno di essere amata. Il desiderio è convertito in rifiuto.
Riepilogando: Natascia è stata traumatizzata dalla mancanza di affetto del suo uomo, una carenza legata all’incapacità di lui di amare e al tradimento sessuale. Le donne offese nell’amor proprio e nella dignità da volgare insensibilità del proprio uomo maturano la fobia di contaminazione, una forma di ipocondria che si esplica nell’intollerabilità di un coito con il pene del proprio uomo che è stato ricoverato in un’altra vagina. Questa fobia si converte in un sintomo somatico che riguarda l’offesa del tradimento sessuale e soprattutto affettivo.

“Si sveglia contenta che fosse stato un sogno, ma delusa perché lui non era vicino.”

Ecco il dramma affettivo e l’ambivalenza psichica di Natascia!
Da un lato è “contenta che fosse stato un sogno”, dall’altro lato è addolorata dall’evidenza che si ritrova sola e senza lui “vicino”.
“Delusa” si traduce in esco fuori dal gioco. Natascia è combattuta dal tenersi un uomo affettivamente malato e inaffidabile, un uomo che la tradisce procurandole angosce da contaminazione, e dal suo bisogno, più che desiderio, di averlo per dipendenza psichica e senza alcun appagamento affettivo.

PSICODINAMICA

Il sogno di Natascia svolge la psicodinamica “orale”, bisogni affettivi da appagare, attraverso la simbologia erotica di un rapporto “orale”. Evidenzia nel suo prosieguo il trauma di un tradimento con la simbologia di una malattia venerea e con la fobia di contaminazione sessuale. Il sogno si conclude con l’ambivalenza psichica della protagonista: “contenta” ma “delusa”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Natascia mostra l’istanza psichica pulsionale “Es” in “sei tornato, mamma mia guarda come sei virile.” e in “chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.” e in “la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.” e in “delusa perché lui non era vicino.”
L’istanza psichica vigilante e razionale “Io” è presente in “Contenta si meraviglia e grida” e in “Alla fine resta disgustata”.
L’istanza psichica censoria e limitante “Super-Io” non è presente.
Il sogno è dominato dalla “posizione psichica orale”, affettività e protezione, in “lui le chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Natascia usa i meccanismi psichici di difesa della “condensazione” in “piena erezione” e in “parte superiore del pene” e in “secca e in “croste schifose”, dello “spostamento” in “virile” e in “rapporto orale”, della “traslazione” in “rapporto orale”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Natascia evidenzia un massiccio tratto “orale” all’interno di una cornice psichica decisamente “orale”: forti bisogni affettivi e protettivi e conseguente dipendenza. Il sogno ha le sue radici nei vissuti e nei fantasmi dei primi anni di vita.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Natascia usa la figura retorica della “metafora” o relazione di somiglianza in “piena erezione” e in “secca” e in “essere a letto”, della metonimia” o nesso logico in “rapporto orale” e in “parte superiore del pene”, della “enfasi” o forza espressiva in “croste schifose”.
Il sogno di Natascia concilia realismo e simbolismo in maniera equa senza picchi poetici e creativi.

DIAGNOSI

Il sogno di Natascia dice chiaramente di una “posizione psichica orale” molto critica: forti bisogni affettivi inappagati all’interno di una psicodinamica di coppia conflittuale. Trattasi di una psiconevrosi d’angoscia da dipendenza e da mancata autonomia psichica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Natascia di emanciparsi affettivamente da tutto e da tutti e di raggiungere una buona autonomia psichica liberandosi dalle dipendenze di vario tipo e di vario genere. In riguardo al suo uomo Natascia è chiamata a risolvere la relazione secondo il criterio umano del rispetto dell’altro e dell’amor proprio. Quando la relazione diventa dannosa, semplicemente perché non si riconosce l’altro, dignità impone di porre fine alla truffa. Natascia non deve farsi umiliare dal suo uomo con tradimenti e offese profonde alla sua persona soltanto perché ha bisogno radicato di affetto o perché non vuole perderlo per paura di restare sola.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

La dipendenza affettiva nella sua degenerazione prevede una “sindrome depressiva” con conversioni isteriche della rabbia inespressa e delle angosce incarcerate. La “posizione psichica orale” si origina agli albori della vita, primo anno di vita sia come modalità di pensiero e sia come modalità affettiva, per cui i “fantasmi” sono ben radicati e ben consistenti.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Natascia è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Dietro apparente realismo si cela massiccio simbolismo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Natascia, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in una frustrazione affettiva del giorno precedente e possibilmente in una triste discussione con l’uomo inquisito.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Natascia possiede una qualità enfatica, una forza espressiva implicita nelle allucinazioni oniriche e nel linguaggio.

REM – NONREM

Nella sua apparente e composta espressione il sogno di Natascia è stato elaborato in uno stato di grande agitazione e possibilmente nella prima fase REM del sonno. Natascia si era appena addormentata e l’urgenza emotiva ha trovato la naturale via di scarico nelle allucinazioni del sogno.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Natascia coinvolge quattro sensi in varia intensità e questa è una caratteristica onirica che rende completo il processo allucinatorio.
Vediamo l’alternarsi sensoriale nello svolgimento della psicodinamica.
La “vista” è coinvolta in “sogna di essere a letto” e passi successivi.
“L’udito” è richiamato in “Contenta si meraviglia e grida:” e in “A questo punto lui le chiede”.
Il “tatto” è presente in “sentire che il suo uomo è vicino e ha una piena erezione.” e in “chiede un rapporto orale e lei acconsente con piacere.”
Il “gusto” è manifesto in “resta disgustata perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.”
La sintesi dei sensi o “sesto senso” è manifesta in “Alla fine resta disgustata” proprio perché il disgusto richiama e comporta la vista, l’olfatto, il tatto, il gusto: “perché la parte superiore del pene era secca e aveva delle croste schifose.”, una sintesi sensoriale del rapporto orale.

DOMANDE & RISPOSTE

Domanda
Trova tanto surreale il sogno di Natascia nella sua possibilità reale?

Risposta
Assolutamente sì. Parla di sesso possibile, ma tratta di affetti profondi. Più che surreale, lo trovo molto simbolico.

Domanda
Natascia di cosa si deve preoccupare?

Risposta
Natascia deve tenere a bada le dipendenze affettive pregresse e primarie, quelle che hanno radici profonde e che vengono ridestate dal suo uomo. Deve, inoltre, ben calibrare il limite dell’offesa arrecata alla sua dignità di persona e al suo amor proprio, sempre da parte del suo uomo.

Domanda
Dove vede che c’è tradimento sessuale?

Risposta
Nel disgusto di Natascia di avere a che fare con un uomo malato proprio nell’organo sessuale.

Domanda
Dove vede l’anaffettività?

Risposta
Nel rapporto orale che Natascia fa chiedere in sogno al suo uomo e nel conseguente quadro clinico del pene: incapacità d’investire “libido genitale” e tanto bisogno di ricevere questo tipo di investimento da parte di Natascia.

Domanda
La fedeltà in coppia è un valore affermato?

Risposta
L’animale vivente chiamato uomo non è monogamo ma poligamo allo stato naturale. La cultura e la civiltà impongono una monogamia che non si può sostenere anche tra le persone più controllate e abili a sublimare. Anzi, più controlli e sublimi e più l’autocontrollo va in crisi.

Domanda
E allora?

Risposta
Allora, allora ogni giorno la coppia si deve scegliere senza obblighi morali e doveri sociali o religiosi, ma per quello che si è in atto a tutti i livelli. Questo è il metodo valido per festeggiare le “nozze di diamante” senza essere incorsi nei “tradimenti” di vario tipo e di vario genere.

Domanda
Ma come si fa “sta roba”?

Risposta
Te la spiego io “sta roba”.
Tu sei legato e stai con una persona. Ogni mattino appena ti alzi la guardi, rifletti e la scegli: “nonostante fuori ci sia tanta roba, io voglio te così come sei”. Metti in funzione il tuo “Io” e rafforzi la tua scelta.
E dopo una lite?
Stessa roba!
“Nonostante mi fai tanto incazzare, io ti scelgo per tutto il resto che hai di buono, che mi dai e che mi fa star bene.”
E di fronte alla possibilità di un tradimento sessuale?
Rafforzare l’Io a discapito dell’Es: “nonostante la tentazione, non meriti quest’offesa e mi sentirei male.”
Riflettere e scegliere trova il suo completamento psichico in un dialogo costante che non comporti danno all’altro.
Se quello che volete dire disturba l’altro e lo volete dire per un frainteso senso della sincerità, omettetelo, tenetelo per voi tra le cose personali.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La Psicoanalisi freudiana fu moralisticamente tacciata nel suo tempo di immoralità per il suo assunto di base pansessualistico: tutto l’uomo si riduceva alla peccaminosa materia sessuale.
Questa accusa impedì la diffusione della dottrine freudiane anche in Italia dove imperava una cultura clericale.
Nei nostri giorni si è inteso ridurre la pulsione sessuale e allargarla alle attività più nobili e alle relazioni più umane e non esclusivamente sessuali.
In effetti la pulsione sessuale è di base e non è esclusivamente sessuale: la “libido” è l’energia vitale e la pulsione erotica basata sul “principio del piacere”, di cui la sessualità, erotica e genitale, è una parte importante anche per la sua qualità filogenetica, amore della Specie.
Le pulsioni della “libido” sono le rappresentazioni mentali dell’istinto e hanno sede nell’istanza psichica “Es”. Tali pulsioni non sono anarchiche o innaturali, perché vengono evolutivamente trattate e valutate dall’istanza razionale e consapevole “Io” e vengono addirittura ridimensionate e vietate dall’istanza censoria e limitante “Super-Io”. Inoltre, le pulsioni organiche, che hanno sede e sono rappresentate in “fantasmi” nell’Es, sono oggetto di elaborazione e di trasformazione da parte dei “meccanismi di difesa” gestiti dall’Io e funzionali a una riduzione o soluzione dell’angoscia di morte.
In questi processi nulla è inconscio semplicemente perché “ciò che non è consapevole non esiste” sempre nella realtà della coscienza: l’Io contiene materiale di cui ha consapevolezza.
Ancora: la “libido” va vissuta ed elaborata secondo i meccanismi di difesa. Quando viene incarcerata, si somatizza sempre secondo i meccanismi di difesa.
Le relazioni sessuali sono da vivere in maniera consapevole, rispettosa e civile. La scelta del partner contraddistingue la libido umana da quella degli animali che è soprattutto basata sulla scarica orgasmica e sulla procreazione.

RIFLESSIONE CONCLUSIVA

A volte, come il sogno di Natascia suggerisce, la donna si colloca nei riguardi del proprio uomo in maniera maternale e sacrificale, fomentando sentimenti d’amore e di odio e in parziale soluzione della dipendenza affettiva maturata nel corso della convivenza.
Il romano Catullo nel primo secolo a. C. scriveva in un carme i seguenti significativi versi.

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior”

“Odio e amo. Per quale motivo io faccio ciò, forse tu chiedi.
Non so, ma sento che avviene e mi tormento.”

E adesso a Catullo faccio arditamente seguire il prodotto culturale, identico nel tema e diverso nella fattura, “bugiardo e incosciente”, una canzone di Mina Mazzini degli anni ottanta.