LA MATERNITA’ IMPERVIA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Buongiorno dottor Vallone,

vorrei illustrargli il mio sogno perché mi ha colpito molto e non riesco a trovare una spiegazione.

Ho sognato, per ben due volte in questo periodo, di essere malata e di sembrare una zombie.

Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.

La sensazione che ho avuto è stata di paura e subito dopo ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.

Sempre nello stesso sogno mi sono ritrovata in una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno e nel cui interno è presente una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.

In questo contesto ho sognato il mio ex che riparava questo mobile con tutto il vestiario e altri oggetti per terra e di averci litigato.

Vorrei sapere cosa significano questi sogni veramente strani.

Cordiali saluti da Federica.”

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanto importante è per una donna diventare madre ?

Quale trauma psichico comporta la sterilità ?

Quale e quanta sofferenza si annida negli interventi chirurgici che mutilano la “genitalità” femminile ?

Mi fermo a queste ricorrenti questioni per non drammatizzare ulteriormente le psicodinamiche collegate.

Prima domanda: realizzare la maternità si traduce in esercitare la “libido genitale” e vivere “la posizione psichica genitale” insieme a un uomo investito di attrazione sessuale e di sentimento d’amore, il famoso o famigerato “altro”. Per una donna diventare madre comporta il portare avanti l’evoluzione del suo “psicosoma” con la concretezza vivente e l’oggetto visibile della sua natura femminile.

Seconda domanda: la sterilità comporta l’esercizio del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “razionalizzazione della perdita”. Quando la donna ha la consapevolezza dell’impossibilità di avere figli, si dispone all’accettazione della realtà e a trovare soluzioni idonee alla sua formazione psichica e culturale. Questa donna non è figlia di un dio minore se non sarà madre naturale o se sarà madre adottiva o se si gusterà la vita istruendo i “meccanismi di difesa” utili alla sua situazione psico-esistenziale.

Terza domanda: al trauma organico si associa un delicato e pericoloso trauma psichico. La donna si convince della realtà in atto in breve tempo, ma ha bisogno di ben calibrare dentro di lei cosa le sta succedendo semplicemente perché reagirà alla perdita traumatica reale in base alla sua “organizzazione psichica reattiva”, in base alla sua formazione e in base a come ha messo a posto le varie “posizioni” evolutive. Questo discorso è degno di chiarimento e mi riservo di riprenderlo nella sezione “domande & risposte”.

Ho preferito il titolo “la maternità impervia” per indicare che la gravidanza e il parto sono momenti belli e conflittuali nel cammino della vita di una donna, al di là delle complicazioni reali e traumatiche in cui può incorrere. Una donna cosiddetta “normale” parte con il bagaglio dei “fantasmi” in riguardo alla deflorazione, alla sessualità, alla fecondazione, alla gravidanza, al travaglio e al parto. Possono bastare per non annoiarsi e per avere una vita spericolata.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Vorrei sapere cosa significano questi sogni veramente strani.”

I sogni non sono mai strani o estranei. I sogni sono nostri e siamo noi, meglio, una parte psichica di noi, quella emergente nel momento storico ed esistenziale che stiamo vivendo. Non solo ci riguardano alla grande, ma ci coinvolgono anche perché li elaboriamo con quella funzione poetica-creativa che si ascrive ai “processi primari”, la nostra Fantasia per intenderci.

Ed ecco che Federica definisce “strana” quella “parte psichica di sé” o quella “se stessa” che si è manifestata nel teatro onirico e ha recitato il sogno, quasi come se non le appartenesse, quasi come se non volesse accettarla e volesse liberarsene. Invece, il sogno è terapeutico, è la nostra naturale auto-terapia e per realizzarla basterebbe ricordare il “Linguaggio dei simboli”, il nostro primo Linguaggio e la nostra prima Logica. Leggi, tanto per gradire, il “Linguaggio dimenticato” di Fromm.

Inoltre, il sogno ha il potere di compattare la nostra struttura psichica evolutiva, propriamente “organizzazione psichica reattiva”, integrando vissuti estromessi e parti non riconosciute o addirittura rifiutate.

Federica vuole proprio sapere cosa significano questi sogni strani per capire cosa si sta muovendo in lei e cosa spontaneamente e naturalmente ha riesumato dormendo. La curiosità di sapere è la difesa per ridimensionare l’effettivo bisogno di “sapere di sé”. Se poi questa difesa si aggrava, si definisce “resistenza” e si traduce nell’indisposizione a prendere coscienza del materiale psichico rimosso perché emotivamente ingestibile dall’economia nervosa del sistema psichico. Per qualsiasi finalità Federica chiede di sapere, io ubbidisco come Garibaldi e la ringrazio di avermi fatto partecipe di qualcosa d’importante che intimamente la riguarda.

Ho sognato, per ben due volte in questo periodo, di essere malata e di sembrare una zombie.”

Va da sé che Federica non sta bene e non attraversa un bel “periodo” della sua vita. Il simbolo della “malattia” dice che si tratta di una disarmonia tra “parti psichiche” che non sono state ben razionalizzate e integrate nella sua “organizzazione psichica reattiva” o struttura evolutiva. Questa mancata operazione rende ragione delle turbolenze di un conflitto non risolto o di un trauma non adeguatamente assimilato.

Ma quale conflitto?

Quale trauma?

Un “fantasma di morte” è condensato nello “zombie”, un morto vivente, un “fantasma depressivo di perdita” e di carenza di vitalità, una psicoastenia o una “psiconevrosi attuale”, come Freud definiva i disturbi che non hanno una causa remota e rimossa. In ogni caso Federica sente la morte dentro. Non resta che procedere con cautela e cercare la coerenza consequenziale.

Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”

Nell’immediato decodifichiamo il simbolo dei “vermi”: spermatozoi. Si tratta del seme maschile con la massima evidenza e certezza. Federica ha il conto sospeso con l’universo maschile e il liquido seminale: un trauma o un’elaborazione psichica sul tema della fecondazione.

Ma perché lo sperma si trovava negli occhi?

Gli “occhi” sono il simbolo della vigilanza logica e della lucidità razionale, del “principio di realtà” e dell’istanza psichica “Io”. Federica ha ben chiaro in mente un progetto di gravidanza. Il colore “verde” attesta della vitalità e della realtà in atto: “che si muovevano”. Il sogno di Federica riesuma il desiderio e il tentativo di restare incinta.

La sensazione che ho avuto è stata di paura e subito dopo ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.”

Federica rifiuta la gravidanza, si libera degli spermatozoi per la paura di restare incinta: “sputavo”. La “bocca” condensa il simbolo dell’organo sessuale femminile e nello specifico le grandi labbra. Il colore “bianco” attesta simbolicamente di una neutralità e di una insignificanza: il seme ormai è inerte e inanimato. “Ho visto” si traduce in ero consapevole. Federica ha piena coscienza di non essere gravida e rappresenta la perdita progressiva dalla vagina degli spermatozoi dopo l’eiaculazione. La testa vuole, ma il corpo rifiuta. Federica è molto contrastata sulla sua maternità.

Sempre nello stesso sogno mi sono ritrovata in una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno e nel cui interno è presente una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.”

Un altro spezzone di sogno dice che Federica sta rievocando del materiale psichico intimo e rimosso e che riguarda il suo essere femminile. Quest’ultimo è vissuto male perché è vecchio e rotto come la “cassettiera” della nonna. Ritorna la scarsa considerazione, quasi il disprezzo, che Federica ha per il suo corpo di donna. La “casa” rappresenta simbolicamente la struttura psichica in evoluzione. Il “ripostiglio” condensa, sempre simbolicamente, il meccanismo di difesa della “rimozione”, il luogo dove per difesa dall’angoscia releghiamo i vissuti ingestibili dalla coscienza. Il “bagno” attesta che il materiale psichico in questione riguarda l’intimo e il privato, il delicato e il personale, l’erotismo e la sessualità. La “cassettiera” è il simbolo dell’universo psicofisico femminile in quanto condensa la recettività sessuale della donna e la comprensione del grembo materno. “Vecchia e rotta” vanno da sé che contengono la disistima e il disprezzo della sessualità e della femminilità: sterilità e disfunzione. La “proprietà della nonna” è il richiamo di Federica alla persona in cui si è identificata nel momento in cui ha superato la conflittualità con i genitori, ”posizione edipica”, e ha acquisito l’identità femminile. Ripeto: nello stesso sogno Federica dimostra di non voler la gravidanza e di avere un cattivo rapporto con il suo corpo e con la sua sessualità nello specifico. E’ possibile che questo trambusto drammatico sia legato a qualche trauma fisico e chirurgico, ma il sogno non lo dice fino a questo momento.

In questo contesto ho sognato il mio ex che riparava questo mobile con tutto il vestiario e altri oggetti per terra e di averci litigato.”

Ancora un altro sipario: l’ex partner sessuale, che poteva essere risolutore per una gravidanza qualora l’apparato sessuale e genitale fosse stato sano e non da riparare, è motivo di conflitto e di incompatibilità. Ritorna la possibilità di una ricerca di gravidanza dopo aver subito un intervento traumatico. Federica ha una “cassettiera” rotta che non si può riparare. L’aspetto truce di questo quadro che Federica propone in sogno è rappresentato da “tutto il vestiario e gli altri oggetti per terra”. Dà il senso della perdita dei modi di essere donna e di parti fisiche dell’apparato genitale. Un vero dramma per una donna è proprio la sterilità indotta da una malattia o da una insanabile disfunzione. Forse il suo “ex” a suo tempo non aveva voluto un figlio da Federica e l’aveva indotta a interrompere la gravidanza. In ogni caso si tratta di un vero e proprio trauma del Corpo in primo luogo e, di poi, naturalmente della Mente.

Questo è quanto dovuto al sogno di Federica.

PSICODINAMICA

Il sogno di Federica svolge in maniera lineare la psicodinamica della frustrazione dell’istinto materno a causa di un importante trauma psicofisico. La simbologia mette insieme uno psicodramma che si appaga della compostezza emotiva a causa di una necessaria “razionalizzazione” dei vissuti e degli eventi. Questi ultimi possono riguardare l’ambito chirurgico, mentre i vissuti si adeguano a una realtà di sterilità. Federica può aver subito l’asportazione dell’utero o delle ovaie e ha dovuto razionalizzare la perdita del corredo genitale.

PUNTI CHIAVE

I sogni di Federica girano attorno ai seguenti cardini: “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano…li sputavo dalla bocca ed erano bianchi”: il primo sogno. “Una cassettiera ormai vecchia e rotta” spiega inequivocabilmente il secondo sogno.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I simboli presenti nel sogno di Federica sono la “malattia” o disarmonia tra parti psichiche, lo “zombie” o fantasma di perdita della vitalità, i “vermi” o gli spermatozoi, gli “occhi” o Io vigilante e principio di realtà, “verde” o vitalità in atto e realtà gratificante, “si muovevano” o intenzionalità psichica, “sputavo” o rifiuto, “bocca” o grandi labbra e parte esterna dell’organo sessuale femminile, “bianco” o caduta della vitalità in questo caso, “vecchio” o caduta della vitalità, “rotta” o disfunzione psicofisica, “cassettiera” o grembo e genitalità femminile, “casa” o organizzazione psichica reattiva in atto, “ripostiglio” o il Subconscio e difesa della rimozione, “bagno” o intimo e privato, “nonna” o crisi identificativa, “vestiario” o generici modi di apparire, “oggetti” o parti psicofisiche alienate, “ex” o attualizzazione del rimosso, “terra” o principio femminile.

Il sogno di Federica è ricco di simboli che ben interagiscono nel confermare una crisi della maternità e della funzione genitale.

L’archetipo evocato è la “Madre” e il Principio femminile con tutto il corredo mitico e mitologico di cui è stato nei millenni dotato nel bene, maternità, e nel male, seduzione.

Il “fantasma depressivo di perdita” è presente nell’esordio del sogno in “di essere malata e di sembrare uno zombie”, nonché in “li sputavo dalla bocca”. Ricordo che si tratta di una variante del “fantasma di morte” e per la precisione della “posizione genitale”: frustrazione dell’istinto materno per crisi della vitalità e della capacità.

Il sogno di Federica mostra in azione l’istanza vigilante e razionale “Io” in “ho visto”, mentre l’istanza pulsionale “Es” è dominante e si vede chiaramente in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna”. L’istanza morale e censoria del “Super-Io” non figura. Il prodotto psichico di Federica si può definire “sogno dell’Es”.

Il sogno di Federica svolge le tematiche della “posizione psichica genitale” in “erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.” Tracce della “posizione psichica orale” si intravedono in “di essere malata e di sembrare una zombie.” proprio per il senso di solitudine e di mancanza di affetti.

Sono usati i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “zombie” e in “vermi” e in “occhi” e in “bocca” e in altro, lo “spostamento” in “vecchia” e in “ripostiglio” e in “bagno” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta”, la “rimozione” in “ripostiglio”, la “figurabilità” o rappresentazione per immagine in “zombie” e in “vermi verdi che si muovevano” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta”. La “drammatizzazione” si coglie in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”

La “regressione” è presente nei termini dovuti alla funzione onirica o all’atto del sognare, mentre della “sublimazione della libido” non si trova traccia. La “compensazione” non trova posto nel sogno di Federica.

La “organizzazione psichica reattiva” evidenziata è “genitale”. Federica vive un drammatico conflitto sulla possibilità di diventare madre.

Le “figure retoriche” formate da Federica nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “”zombie” e in “vermi” e in “occhi” e in “labbra” e in “cassettiera”, la “metonimia” o relazione logica in “sputavo” e in “vecchia” e in “nonna” e in “ripostiglio”, la “enfasi” o forza espressiva in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”. La trama del sogno è compilata da Federica in maniera prosaica e fortemente realistica.

Si riscontra la “allegoria della psicoastenia” in “di essere malata e di sembrare una zombie.”, la “allegoria dello sperma” in “vermi verdi che si muovevano.”, la “allegoria dell’aborto” in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.”.

La “diagnosi” dice di una frustrazione della “libido genitale” legata a una sterilità congenita o acquisita: trauma chirurgico.

La “prognosi” impone a Federica di “razionalizzare” la sua reale condizione di donna che non può avere figli e di valutare in maniera seria la possibilità di adozione. In ogni caso il processo della “sublimazione della libido genitale” è molto utile e proficuo nel far sentire Federica generosa come una madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella mancata “razionalizzazione” dello stato psicofisico in atto e nella ricerca spasmodica di realizzare a tutti i costi l’istinto materno. La conseguenza porta a rasentare lo “stato limite”, proprio perché si chiama in causa la pulsione di onnipotenza che è una cattivissima compagna di viaggio nella vita. Voglio significare che Federica rischia di elaborare una forma di delirio compensativo qualora rifiuta la realtà.

Il “grado di purezza onirico” è stimato nell’ordine del “buono” perché concilia l’aspetto surreale con la narrazione e l’accomodamento della comunicazione.

La “causa scatenante” del sogno si attesta nella riflessione pomeridiana sulla maternità e sullo stato psicofisico. Magari la visione di un bambino che gioca nel parco può aver suscitato il sogno con tutta la sua intensità emotiva.

La “qualità onirica” è decisamente “surreale” per l’originalità della composizione e del “lavoro” onirico.

Il sogno di Federica può essere stato effettuato durante la seconda fase del sonno REM e in superamento verso il nonREM. L’intensità emotiva giustifica tale collocazione.

Il “fattore allucinatorio” si colloca nell’esaltazione del senso della “vista” in “ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Federica è “buona” a causa della chiarezza dei simboli e della loro interazione. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Federica è stata sottosta all’attenzione e alla sensibilità di una donna che ha voluto restare anonima.

Domanda

La leggo da tempo e per comodità mi son fatta uno schema semplice sulle “posizioni psichiche” che sono importanti per capire il sogno. Vorrei che lei mi dicesse se è giusto l’inquadramento che ho fatto. “Posizione orale” – dipendo dunque sono, “posizione anale” – posso dunque sono, “posizione fallico-narcisistica” – mi piaccio dunque sono, “posizione edipica” – combatto dunque sono, “posizione genitale” – riconosco dunque sono. Mi sono rifatta al “cogito ergo sum” di Cartesio perché, come lei sa, io insegno filosofia. Mi dica se va bene. Per capire le sue interpretazioni dei sogni bisogna aver chiari in testa alcuni punti chiave che ricorrono immancabilmente in ogni articolo.

Risposta

Perbacco se va bene, va benissimo al punto che ti chiedo se posso usare questo schema nei prossimi lavori. Hai sintetizzato benissimo le caratteristiche psichiche dell’evoluzione psicofisica: la dipendenza e la vita affettiva, la ricerca del potere e dell’autonomia, l’autocompiacimento e l’individualismo, la conflittualità con i genitori e l’identificazione al maschile o al femminile, il riconoscimento dei genitori e la disposizione verso l’altro. L’essere psichico si attesta nel divenire psichico, nell’elaborazione evolutiva di questi tratti specifici e nella loro compresenza e simultaneità. Eraclito e Parmenide si incontrano nell’osteria di Freud. Dopo i dodici anni i vissuti di base sono stati organizzati e nel prosieguo della vita si allargheranno e si approfondiranno secondo questi paradigmi che tu hai ben sintetizzato. In questo modo si forma la personalità e il carattere, meglio la “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica evolutiva. I “fantasmi” sono la base dinamica di questa opera di costruzione e di integrazione operata dall’Io cosciente e razionale di ogni persona e al di là di qualsiasi razza e cultura. La Psiche e il Corpo sono il fondamento naturale dell’uguaglianza tra gli uomini, ma attenta a dirlo ai cafoni e agli ignoranti.

Domanda

Dalla lettura del sogno sorgono tante domande. Federica può aver subito un intervento chirurgico che l’ha resa sterile o era sterile di suo o era sterile per motivi psicologici. Cosa mi dice?

Risposta

Proprio vero. In questa ricerca della verità oggettiva ci si appella a cosa dice il sogno con la sua capacità di traslare la realtà e la verità nel registro dei simboli. Il sogno dice sempre una parte della verità oggettiva, perché dà per scontato tutto il resto. Mi spiego: Federica sa che non potrà avere figli e allora sviluppa in sogno il suo dolore per l’impossibilità di diventare madre. Oppure, Federica ha la paura inconsulta del travaglio e del parto, per cui rifiuta lo sperma e la fecondazione. Che sia una sterilità organica o una menomazione chirurgica, il sogno non lo dice nei termini plausibili di un’affermazione. Il sogno di Federica sviluppa un capitolo del suo romanzo di donna e di potenziale madre. La Psiche contiene tutto il quadro, ma privilegia in sogno la parte emergente in base allo stimolo avuto. Esempio: nel pomeriggio si è recata in ospedale per visitare qualcuno e si è ricordata per un attimo del suo trauma chirurgico oppure ha visto un bambino in carrozzina e ha ripescato la sua voglia di essere madre. Per quanto riguarda la “sterilità psicogena” non sono convinto che la Psiche possa annullare la biologia della fecondazione. Può contrastarla, ma non può impedirla. Madre Natura e Padre Ghiandola non si lasciano abbindolare da qualsiasi drastica azione psichica di annullamento o di inibizione. Si è detto sul tema che la donna secerneva in vagina, a causa della tensione nervosa legata alla paura della gravidanza, sostanze acide spermicide o ritardanti l’incontro del seme con l’uovo. Quando c’è la giovinezza e la bontà degli ormoni, la Natura procede in pompa magna sul carro del vincitore. La Filogenesi vince sull’estinzione della Specie. L’Evoluzione si basa anche sulla fertilità delle varie Specie, per cui si evolvono facilmente le Specie prolifiche e si estinguono le Specie non prolifiche e che abbisognano di molto tempo per la gestazione. In sostanza, topi e conigli non mancheranno mai sulla faccia della Terra.

Domanda

Tutto quello che lei dice è interessante, ma, tornando al sogno di Federica, è possibile che il suo “ex” fosse sterile e che lei lo ha mollato perché non poteva fecondarla, visto che lo sperma era prima verde e poi bianco. Il sogno ci dice di considerare anche questo.

Risposta

Escludo che l’uomo fosse sterile. Il problema psicofisico è di Federica. E’ lei che si accorge di non portare avanti la gravidanza e di non accogliere il seme nella maniera dovuta. E’ lei che opera la metamorfosi dello spermatozoo da vitale-verde a morto-bianco. Se fosse stato sterile il maschio, non ci sarebbe stato motivo di tanto dramma semplicemente perché lei era fertile e avrebbe potuto sempre fare un figlio con un altro uomo o con la fecondazione del suo uovo con lo spermatozoo di un altro uomo: “fecondazione assistita eterologa”. Stiamo sconfinando dal sogno di Federica ai tempi moderni e ai vantaggi offerti dalla Scienza medica alle problematiche femminili sulle possibilità di avere un figlio. E’ un argomento molto sentito dalle donne europee, alla luce del fatto che si fanno pochi figli e dopo i quarantanni e alla luce dell’incremento della sterilità maschile. Quest’ultima è dovuta a vari fattori e tra questi prevale la tossicità dell’alimentazione. I pesticidi usati in agricoltura aggrediscono i testicoli danneggiando e riducendo la produzione di sperma: oligospermia e necrospermia. Nel tempo andato durante la visita medica per il servizio militare era possibile diagnosticare il varicocele e ridurre le cause di sterilità. Oggi il maschio non è messo tanto bene a causa dell’aria che respira e di quello che mangia.

Domanda

Quindi era un problema di Federica. E allora, il passaggio dagli occhi alla bocca nel sogno vuol dire che lei guarda i vermi verdi, prende coscienza che lo sperma è buono, e poi si accorge che le esce bianco dalla bocca, ossia che le esce morto dalla vagina.

Risposta

Perfetto. Oltre che filosofa sei anche una buona interprete dei simboli.

Domanda

Ho ripetuto quello che ha detto lei, ma comunque la ringrazio per il complimento. Cosa si può dire alle donne che hanno subito interventi chirurgici drastici che le hanno rese sterili?

Risposta

E’ una questione talmente delicata che si può affrontare partendo dall’organizzazione delle strutture sanitarie. Bisogna introdurre nel reparto di Ginecologia e di Ostetricia la figura dello psicoterapeuta. Questa innovazione è essenziale, oltre che civile, ma in Italia siamo lontani anni luce da questa sensibilità e quindi non consideriamo la necessità di tale e tanta presenza che darebbe qualità all’esperienza della maternità e sarebbe di rispetto per le donne. Non soltanto, ma si eviterebbero con la presenza fissa e continua dello psicoterapeuta nel reparto, i rischi di subire traumi durante il travaglio e diminuirebbero le pericolose depressioni “post partum” e tutto quello che viene diagnosticato con sindrome “puerperale”, come se il procreare fosse uno stato prossimo alla malattia psichiatrica. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici ginecologici, bisogna pensare che la perdita della funzione genitale fa perno sul “fantasma di morte” nelle versioni “negative” di “perdita” depressiva o di “frammentazione” o di “mutilazione” o di “castrazione” e si manifesta attraverso le crisi d’angoscia e la conversione della tensione nell’elaborazione di fobie e di paranoie. La donna regredisce alle “posizioni psichiche” sensibili in cui è possibile fissarsi per elaborare l’angoscia di perdita secondo le pulsioni dominanti in quella fase evolutiva. E qui mi potrei fermare perché si apre un lungo discorso clinico.

Domanda

No, continui. Fa bene a noi donne sentire queste cose e si spera che faccia bene anche agli uomini che amano le donne, almeno quelli che sono rimasti in circolazione.

Risposta

Giusto, capisco il tuo pessimismo, ma lo trovo esagerato. Esemplifico e sintetizzo. Il “fantasma di morte” si distingue in base alla “posizione psichica” che la donna rivive e che ha a suo tempo elaborato. Vediamo le varianti cliniche e le psicodinamiche.

Il trauma chirurgico in lesione dell’apparato genitale quando si innesta e attecchisce nella “posizione orale” risuona con le note dell’abbandono e della dipendenza affettiva. L’angoscia è di “solitudine” e la donna ha tanto bisogno di essere amata, consolata, rassicurata e di dipendere affettivamente: psiconevrosi depressiva transitoria e risolvibile in breve tempo attraverso una buona “razionalizzazione” della perdita.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione anale”, l’angoscia è di “frammentazione” e scatena l’aggressività contro gli altri e contro se stessa, pulsioni sadomasochistiche pericolose per la donna e per la convivenza. Questa è la situazione psichica più delicata e pericolosa per l’equilibrio psicofisico semplicemente perché la donna nella ricerca della sua autonomia proietta la sua angoscia nelle persone del suo ambiente nel tentativo di liberarsene. La “sindrome paranoica” è richiamata e interessa il sistema relazionale. Nelle relazioni con le persone si manifesta persecuzione e nelle relazioni con le cose si stabilisce fobia. Questo stato psichico deve essere risolto perché contempla la possibilità della violenza, per cui si rende necessaria la psicoterapia.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione fallico-narcisistica”, l’angoscia è di “mutilazione” e la reazione oscilla tra l’esaltazione e l’isolamento. La donna vive una forte offesa al proprio corpo e in via traslata all’amor proprio e al suo valore, per cui tende a rimuovere l’angoscia o a sublimarla. Se la “rimozione” non funziona, la donna vive e realizza una pulsione all’isolamento e all’introversione. Se la “sublimazione” non esaurisce e non compensa le cariche nervose, la donna esperisce altri “meccanismi psichici di difesa” utili a ricompattare l’Io nei termini di un’auto-gratificazione intensa.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione edipica”, l’angoscia è di “castrazione” e la donna vive la perdita e l’offesa come una punizione istruendo sensi di colpa che tendono all’espiazione attraverso la “conversione isterica” e la “formazione di sintomi”: “psiconevrosi isterica”.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione genitale”, l’angoscia è di perdita depressiva con una caduta nell’indeterminato psichico. La donna tende a riprendersi con la “razionalizzazione” del trauma e a reagire con il riconoscimento dell’esperienza vissuta. Si prende amorosa cura di sé e del suo destino: “amor fati”. Matura il sentimento d’amore e di cura di sé e dell’altro. Condivide le sue angosce in coppia e in famiglia. La psiconevrosi depressiva si risolve in breve tempo.

Questa sintesi si conclude e dimostra quanto sia necessaria e proficua la Psicoterapia nei reparti, non soltanto di Ginecologia e Ostetricia, di qualsiasi ospedale. Umanamente ci saranno meno persone da curare con sintomi strani che la Medicina organica non capisce e non contempla. In certi settori e specialmente in quello psicologico siamo all’età del bronzo.

Domanda

L’adozione è una soluzione importante?

Risposta

L’adozione è una degna compensazione dell’istinto materno e permette la traslazione dell’investimento “genitale” in un essere umano. In maniera ottimale il bambino adottato nel primo anno di vita è meno problematico rispetto al ragazzino di dieci anni che è già ben strutturato a livello psicologico. E’ anche umano che le coppie abbiano una preferenza e un desiderio quando si accingono all’adozione. Spesso chiedono agli psicologi notizie al riguardo. Alcune donne prediligono un neonato e altre non avanzano distinzioni. E’ importante che la coppia sappia che la formazione psichica avviene nei primi anni di vita, in maniera che possa stabilire il grado di impegno educativo e la qualità formativa che l’adozione comporta. E’ senz’altro più problematico il bambino che viaggia dai cinque ai dodici anni, rispetto al bambino di un anno che si forma in quel contesto familiare e con quei genitori e senza avere la consapevolezza della vecchia e della nuova situazione. Il primo avrà la pulsione di cercare i genitori naturali e di ritornare con loro. Il secondo non si pone minimamente il problema.

Domanda

Ma bisogna dire al bambino che è stato adottato?

Risposta

I genitori sono per il bambino piccolo le figure che lo nutrono e lo proteggono con le mille cure chiamate amore. Quando cresce non è necessario dire la verità sulla sua origine, anzi è dannoso per l’economia psicologica. Qualora intercorressero circostanze impreviste o si rendesse necessario per fattori somatici, si deve comunicare la verità. Questa è una questione spinosa che va affrontata caso per caso. In generale vale la regola dell’omissione della notizia, omissione non bugia. Al trambusto critico evolutivo è preferibile non associare un tema così delicato ed esistenziale.

Domanda

Consiglia l’adozione?

Risposta

E’ una decisione altamente nobile ed è una scelta di estrema naturalezza. Si può adottare anche in presenza di figli propri e di cani e gatti. Il sentimento d’amore è psicologicamente la migliore cura agli affanni dell’esistenza.

Domanda

Grazie.

Risposta

Prego e alla prossima.

Vi lascio una storia decisamente “pop” e degna di essere visitata a occhi aperti e con la giusta ironia.

IL TESTAMENTO DI DONNA FRANCA

DA BIGOLINO

Mi trovo in alto mare con un marito ingrato e un compleanno crudele,

con una palestra polverosa e una farmacia acidula,

con una supposta arrotondata e una leccornia consolatrice.

Oggi mi sono fatta di Valium e di Nutella

e ho scritto il mio testamento di malata di aids,

una malata senza speranza e speranzosa nello stesso tempo.

“Malamente lascio tutti voi,

ma vi lascio bene e in famiglia

e questo è per me motivo di consolazione in tanta disgrazia.

I figli li terrai tu, come abbiamo deciso a suo tempo”.

Tu!

Tu sei stato il mio uomo,

ingrato,

ma sei stato il mio uomo

e sai che ti rivedo sempre volentieri

e sai benissimo che ti coltivo con amore dentro di me

come la mia ipocondria

e, siccome non ho altro da pensare,

penso a te come il mio unico e vero male.

Per il resto niente di nuovo sotto le nuvole del mio cielo.

Tutto avverrà necessariamente

com’è stato scritto nel libro mastro della mia vita.

Io lascerò il mio tempo allo spazio e il mio spazio al tempo,

sarò pura energia dotata di pensiero pensante in atto

e vivrò finalmente conosciuta a me stessa tra dimensioni ignote e luminose.

Io passerò nel momento a me destinato

e sarò puro spirito tra puri angeli senza ali.

Ma quante colpe devo espiare ancora in questa vita prima di evolvermi?

Quanto deve soffrire questo mio pesante involucro?

Ormai sento soltanto la sua oppressione,

sento dentro di me serafiche campane

che inutilmente battono a martello

perché io non riesco ancora a morire.

Tutto mi consola e mi atterrisce allo stesso tempo.

Ho anche paura della pubblicità in tv

e mi angoscia ricordare il tuo aspro martello

che batte insolente nel dolce collo del mio rustico anfratto.

Il mio amore per te, del resto, è stato anche questo,

sciorinare liquidi da mucose allettanti

indossando una camicia da notte presa in prestito da mia madre.

Ma questo era il mio corpo vivo.

Il mio corpo defunto sarà feticcio ed esorcismo del male a futura memoria.

Amarcord.

Io mi ricordo di tutto e mi ricorderò di te.

Tu ricordi e mi ricordi ancora?

Se per caso mi hai dimenticato in un anonimo hotel

tra le pieghe di un lenzuolo clandestino,

ricordati di me che son la Franca,

nata a Bigolino in provincia di Treviso

e morta chissà dove e chissà quando.

Sai,

io sono ancora libera,

una donna libera dentro nonostante la serie dei pensieri funesti,

fantasmi da tragedia greca che mi perseguitano

come un vizio dolce e assurdo allo stesso tempo.

Perché non ti fermi ancora un po’ con me?

Perché non ristai?

O forse hai paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Tardivo e vano, ormai, è il nostro chiacchierare da lontano,

una minestra di cicerchia per poveri vecchi,

una strana senescenza e una precoce vecchiaia,

una truffa all’INPS.

Eppure,

se tu fossi qui e se tu volessi,

un bacio sotto il portone te lo darei volentieri

anche se so che non sarebbe da fine del mondo e neanche la fine del mondo.

Un bacio si può anche dare e ricevere.

Sai perché non ti direi di no?

Semplicemente perché dal movimento biologico avrei la possibilità

di constatare quanti ormoni ancora restano in circolazione nel mio povero corpo,

un ineffabile e macabro test di vita e di morte.

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Vorrei per me leggerezza e promiscuità

in questo insostenibile e imminente distacco,

in questo giocare a scacchi dentro un’interminabile partita

con i cavalli in tilt perenne e senza palle,

con i pedoni stacanovisti e tutori della verginità della regina,

ossequiosi del fallo del re,

con le torri immobili che guardano la partita dall’alto dei loro merli.

Ma vaffanculo!

Scusa lo sfogo e assolvi la mia rabbia.

Te lo chiedo per favore.

La verità è che tu non mi hai mai pensato

e quindi non puoi e non potrai ricordarmi.

La verità è che tu non mi hai mai desiderato

e quindi non puoi e non potrai gradirmi.

Come fai a ricordare e a gradire ciò che non hai pensato e desiderato?

A me non resta che ringraziarti

ed esserti riconoscente per tutto quello che non abbiamo fatto

e non abbiamo vissuto insieme.

Sei contento?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Perdonami, ti prego, abbi pietà di me!

Prenditi la mia disponibilità

e non far perno sui miei sensi di colpa,

perché questo tu lo sai ben fare

e soprattutto lo hai saputo ben fare.

Non scassinarmi l’anima!

Indiscutibilmente sei stato un maestro

nello scuotermi dalle fragili radici

e nel farmi ballare le morbide tette sotto il maglio.

Un maestro!

E che maestro!

Eppure dicevi di amarmi.

E quante volte lo dicevi.

Lo dicevi

e lo ridicevi in tutte le lingue che conoscevi.

Il sentimento d’amore, mio caro, non è un semplice “Franca ti amo”,

un altro “Franca ti amo”

e un altro ancora più semplice “Franca ti amo”.

Il sentimento d’amore non è uno scambio di enigmatici sguardi

o una meravigliosa sintonia sessuale.

Il sentimento d’amore non è un bancomat da condividere

o un mutuo inestinguibile presso la banca delle Prealpi.

Il sentimento d’amore è un esercizio del corpo e della mente,

un training quotidiano che culmina nella scelta mattutina,

tu di me e io di te.

Il sentimento d’amore è una cosa seria

e altro non so dire perché altro non è.

Sappilo, emerito pirata!

Tu, invece, chi sei stato?

Tu, invece, chi sei ancora oggi?

Un praticante di occasioni mancate e spesso azzeccate.

Sei triste adesso?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Non farci caso,

non sono gelosa,

sono soltanto imbarazzata,

tanto imbarazzata per le mie assurdità.

Sto per lasciare il mio corpo

e penso al tempo delle mie mele

quando uscivamo insieme andando in culo al mondo

a cavallo della tua Lambretta

e con un pacchetto di Marlboro nella tasca dei jeans.

E io me la tiravo

dicendoti che il mio cuore era uno zingaro

che cercava tutto quello che non era normale,

tutto quello che era fuori moda,

tutto quello che era fuori uso,

tutto quello che era fuori corso.

Amavo il diverso

e proprio per questo avevo scelto te.

E io cantavo, cantavo,

cantavo a squarciagola per farmi sentire da te,

cantavo “che colpa ne ho,

se il cuore è uno zingaro e va,

catene non ha,

il cuore è uno zingaro e va,

finché troverà la cosa più bella che c’è,

raccoglierà le stelle su di sé e si fermerà, chissà.”

Un girovago,

un viandante,

un Ulisse era il mio cuore.

E così mi sono fermata da te.

Ci sei?

Ci stai?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo,

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Essere zingari era un male comune

che necessariamente diventava un mezzo gaudio.

Eravamo figli dei fiori,

vestiti di orride camicie e di jeans a zampa d’elefante.

Cantavamo che “il denaro e il potere sono trappole mortali

che per tanto, tanto tempo han funzionato”.

Eravamo anarchici nel midollo,

noi due senza chiesa, senza stato e senza banche.

E allora?

Gaudeamus igitur amore mio!

Amiamoci allora!

Perché dovremmo lasciarci?

Perché dovremmo separarci?

“Finché morte non vi separi”.

Ricordi, amore mio?

Così avrebbe detto un vecchio prete in una vecchia chiesa.

Bastava vestirci in modo appropriato,

io da meringa e tu da pinguino

e presentarci davanti al tribunale di un dio ebreo.

“Finché morte non vi separi”.

Ti sei dimenticato e non mi rispondi, brutto zozzone!

Anche se non mi rispondi,

so che sei nascosto dietro l’armadio

e che mi stai spiando

mentre faccio scoppiettare i pop-corn sul coperchio della padella,

so che ti stai eccitando

mentre giro il ragù con sotto la traversa un bel niente.

Tu dimentichi con facilità, vecchio volpone!

Ma io lo faccio apposta

e voglio farti sentire una merda.

Ricordi noi due nel mese di ottobre 2002 in giro per Monaco di Baviera

quando impazzava la festa della birra?

Si beveva molto malto, vero?

La sbornia finiva immancabilmente e meno male in lunghe interminabili pisciate.

Quanti cessi mobili in giro per Monaco!

E tu che avevi paura di svuotare non solo la vescica ma anche il cervello.

Immagina la tua sottile intuizione e la tua sopraffina intelligenza

finite dentro un cesso chimico della Gunther strasse!

E così in quelle sere ci siamo trovati insieme alle due del mattino,

io e te,

tu ed io,

tu che eri il mio doppio masturbante,

il compagno di goliardiche nottate,

il mio inestimabile re di denari,

il mio potente cavallo di cuori,

il mio servizievole fante di picche,

lo stronzo di sempre, insomma.

Ti basta tutto questo?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Ma tu non avevi solo me, brutto figlio di puttana!

Tu avevi Tizia, Caia e Sempronia,

che non sono i nomi di oneste donne romane,

ma semplicemente i nomi generici di troie che ben conosco

e che non voglio chiamare per nome e cognome.

Tu sei stato un perverso traditore,

tu mi hai umiliato con la tua apparente bontà,

con la tua falsità,

con la tua ipocrisia,

con la tua freddezza,

con il tuo mezzo sorriso di merda,

con la tua storia di prete spretato.

Eppure, tu eri tutto per me.

Mi facevi pensare,

mi facevi credere,

mi facevi dire.

Mi insegnavi,

mi proponevi,

mi consolavi,

mi assistevi,

mi profumavi,

mi pulivi il pesce.

Tu eri tutto per me,

la banca,

il supermercato,

la Iuventus,

la mischia.

Tu eri tutto per me

e io dipendevo completamente da te.

Quand’ero infuocata dalla gelosia,

quando tiravo fuori la mia donna delusa,

tu mi dicevi che avevi soltanto e semplicemente qualche amicizia femminile,

donne in odore di santità e non in colpa di puttana.

Io mi lasciavo convincere per convenienza,

ma non ti ho mai visto come assistente sociale o come il coglione di turno.

Mi hai ucciso da viva

e io ti maledirò finché sarò in questa vita.

Dopo, da morta e dall’alto dei cieli,

vedrò finalmente tutte le tue malefatte,

le guarderò anche alla moviola come una partita di calcio

e alla fine ti perdonerò ancora una volta

e ti sarò provvidente,

veglierò su di te,

sarò il tuo angelo custode,

ti illuminerò,

ti custodirò con la mia pietà celeste.

Non sei contento?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Parlavamo con la bocca lingue diverse,

tu la tua,

io la mia.

Avevamo nel corpo linguaggi diversi,

tu il tuo,

io il mio.

Questa era la nostra verità.

Ma ci capivamo meravigliosamente

quando bisognava vivere un giorno da leone

e scartare i cento anni da pecora.

E allora cosa si fa?

Perforiamo i nemici con una divisa da SS tra una svastica e l’altra

o ci coinvolgiamo in un giovane suicidio nel pieno di un concerto rock?

Quale follia mi proponi adesso?

La prova generale del mio funerale?

Vuoi allenare i tuoi occhi a sgorgare lacrime in abbondanza

come lo sciacquone del tuo water?

Potrei suggerirti anche la giusta postura del vedovo.

Ti raccomando la cassa di semplice pino

e il fuoco per consumare l’ultimo insulto inferto dalla vita al mio corpo.

Macabra, vero?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Oggi è una bella giornata,

luminosa come il colore giallo.

Il sole è penetrante nel cielo

e la luna è andata dormire da qualche parte.

Mi aspetto grandi cose da quest’oggi.

Mi aspetto una giornata cazzuta.

Toc, toc!

Chi bussa alla mia porta?

E’ il tuo alter ego.

Benvenuto nella mia casa, mio caro doppio.

Hai qualcosa da dire tu che parli sempre,

tu che parli strano,

tu che parli schizofrenico?

Tu parli sempre.

Dio quanto parli!

Non ti fermi mai.

Ma chi ti capisce?

La tua quinta essenza è la logorrea.

Ma tu parli soltanto e non dici niente.

Tu hai la libido soltanto in bocca,

secerni parole

e parole

e parole

e ancora parole con senso

e parole con non senso.

Tu mi ubriachi di parole.

E allora?

Facciamo un brindisi ancora per star male

e un altro brindisi per star peggio.

Io sono così fragile che piango per niente,

sono traumatizzata da un nulla che ciclicamente ritorna e mi distrugge,

un nulla che si annuncia dicendo che lui c’è,

c’è come il dio degli Ebrei,

c’è come il dio dei Cristiani,

c’è come il dio dell’Islam.

Su beviamoci sopra,

anneghiamo nell’alcool le nostre incongruenze

o le nostre stronzate di merda.

Da bevuti si chiacchiera meglio.

Meglio morire ubriachi piuttosto che disperati.

Così diceva mio nonno,

un alcolista non certo anonimo e non certo infelice disadattato.

Lui era tosto,

lui era un sopravvissuto,

lui si curava con il vino,

con la grappa e con la corrente elettrica.

Era un ragazzo del ’99 e aveva combattuto sul Piave.

Che sfiga di generazione!

Una classe di morti di fame e di ignoranti,

oltretutto condannati a morire in una guerra che non avevano chiesto,

che non li riguardava,

che non sapevano cos’era,

una guerra voluta da altri per loro,

i potenti e gli assenti di sempre.

Mio nonno curava la sua angoscia con la bottiglia

e con i 120 volt che aveva in stalla nella presa della corrente.

Infilava le dita e si faceva l’elettrochoc.

Altro che scienziati tedeschi o americani!

Lui era stato un pioniere,

aveva capito se stesso e aveva trovato la sua cura.

Spero di trovarlo quanto prima.

Ma noi adesso facciamo festa e beviamo come ai bei tempi.

Su beviamo fino allo stordimento,

non fermiamoci mai,

noi siamo le vecchie spugne del mar dei Carabi e dei Sargassi,

spugne intrise di autodistruzione,

di pulsioni di morte tutte da esorcizzare.

Esorcizziamo, dunque, mio caro

e così esorcizzando non sentiremo l’angoscia della morte

e così non moriremo mai.

Sei fatto abbastanza?

Sei ubriaco al punto giusto?

Stai bene?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Mi trovi ancora carina o mi vedi laida?

Io mi sento consunta ormai dall’immunodeficienza.

Ho pensato sempre di conoscermi abbastanza,

ma adesso che arriva la fine,

sento di essere sconosciuta a me stessa.

Io mi sono divertita anche a essere un puro qualcosa e a far qualcosa.

Sai?

Io posso morire serena

e avrò tanto da ricordare

e tanto da raccontare a tutti quelli che incontrerò dopo il mio trapasso

o meglio dopo il mio passaggio

o meglio ancora dopo il mio nulla che è sempre un qualcosa.

Contento?

O forse hai ancora paura di veder una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Elaborata da Salvatore Vallone in Pieve di Soligo e nel mese di Maggio dell’anno 1994

L’UCCELLO MORTO DEL MALAUGURIO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Avevo seminato qualcosa dentro una piccola serra e andavo a controllare se fosse spuntato qualcosa.
In questo quadrato di serra intravedo dei mosconi o qualcosa di affine. Mi chiedo come faccio a farli uscire senza farmi male soprattutto agli occhi.
Apro da un lato il telo trasparente e i mosconi in un attimo scompaiono.
Guardo se fosse spuntato qualcosa, ma era coperto da un telo sempre trasparente.
In un angolo c’era un uccello morto, grande quanto un colombo e non decomposto ancora.
Il mio lavoro di semina non era stato rovinato anche perché avevo fissato il telo con dei bastoncini e legacci.
Prendendo da un lembo il telo di copertura, butto via dalla mia serra l’uccello stecchito.
Non vedo dove va a finire l’uccello e intorno non vedo né terra e né germogli.
Ho pensato che tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.
Mi sono svegliata chiedendomi chi potesse essere l’uccello del malaugurio.”

Annamaria

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Assolvo immediatamente la curiosità di Annamaria: chi è l’uccello del malaugurio?
La risposta è la seguente: la “parte negativa” del “fantasma del maschio”, l’organo sessuale maschile in versione e visione mortifera, quello che evoca il “fantasma di morte” durante la gravidanza e soprattutto durante il travaglio e il parto, quello che feconda per dare la morte dando la vita.
Di questo apparente “assurdo manifesto” si parlerà e si discuterà.
Andiamo alla scelta del titolo.
Non avrebbe fatto una grinza definire il sogno “la maternità contrastata”, ma ho preferito usare le icastiche parole di Annamaria: “l’uccello morto del malaugurio”.
Quanto desiderio, quanto bisogno, quanta pulsione di maternità sono impliciti in questa sintesi che richiama un funerale più che un lieto evento!
Quanta aggressività e quanta castrazione sono proiettate nel povero e malcapitato uccello!
Il “tutto onirico” coabita naturalmente nella psiche di una donna e non lascia assolutamente sbalorditi gli addetti ai lavori semplicemente perché nel preparare e dare la vita si scatena e si esalta nella psiche femminile un “fantasma di morte”, quello che la bambina aveva elaborato nella versione dell’abbandono da parte dei genitori.
Eros si sposa con Thanatos, come predicava il buon Freud dopo il grande trauma della “guerra Grande” e come disquisiva nel secondo sistema psichico dove accanto al “principio del piacere” del primo sistema aveva associato il “principio di distruzione”, la Morte o Thanatos. Questi principi metapsichici, Eros e Thanatos per l’appunto, si incarnano in ogni uomo e si rivoltano non soltanto contro gli altri, ma soprattutto contro se stessi. In ogni persona alberga un istinto di vita e un istinto di morte. Questa storica e concreta intuizione portava Freud non soltanto ad allargare la Psicoanalisi, ma soprattutto a spiegare una gran parte della Psichiatria nelle cause e nelle dinamiche. Le malattie nervose gravi avevano finalmente una eziologia e una spiegazione psicologica e non soltanto organica: su questo tema forte vedi Lombroso e compagnia cantante fino ai nostri tempi, eccezion fatta per il nobile Basaglia e per la sua emerita scuola.
Ma ritorniamo alla Psiche femminile e al ridestarsi e all’insorgere del “fantasma di morte” durante la gravidanza e il travaglio del parto, convergiamo sull’angoscia di morte che cresce in maniera direttamente proporzionale al progressivo sviluppo del feto, non trascuriamo la reazione “post-partum” e le varie crisi nevose che conseguono, dalle più leggere alle più pesanti, dalla psiconevrosi alla psicosi del dopo il parto. Troviamo un costruttivo accordo nel ritenere che la gravidanza e il parto sono oltremodo avvolte da delicatezza e corposità, da poesia e prosa, da commedia e tragedia, da sacro e da profano, da mistero e da scienza, da spirito e materia. E chi più ne ha, più ne metta a riprova di quanto importante per l’economia culturale umana sia questo momento della vita femminile e questa sua prerogativa. Nella donna s’incentrano le origini e le ragioni di ciò che c’è, “Ontogenesi”, nonché l’amore per la Specie in una con la sua conservazione, “Filogenesi”.
E allora, alla luce di tanta importanza e assolutezza, di cosa stiamo discutendo ancora?
Viva la donna e viva la mamma!
E il maschio?
Cosa sarà di questo povero e disilluso strumento procreativo, visto che la femmina domina i territori ontogenetici e filogenetici?
Bisogna andare indietro per andar lontano, bisogna consultare la mitologia. Esiodo nella sua “Teogonia” parla del Caos come origine del Tutto, uomo compreso. I principi maschile e femminile sono elementi essenziali dell’ordinato Caos.
Ma cosa avviene quando si introduce il movimento?
La dinamica del Tutto Indefinito, quasi un “Apeiron” o senza confine di Anassimandro, esige che si scinda il “principio maschile” nella forma e nella persona di Ouranos, come se fosse stato partorito dalla Madre Caos, che prenderà il nome di Rea una volta deprivata della sua componente maschile. Inizia la Storia e la Cultura. Subentra la guerra per il primato, un conflitto cruento tra i maschi Kronos e Zeus e i loro benemeriti successori. E così fino ai nostri giorni.
Ma cosa è successo nel corso della Storia e della Cultura?
E’ stata “rimosso” il Principio Femminile, è stata dimenticata Rea ed è stata appartata nei confini mistici dell’Origine a tutto favore del Principio Maschile, è stata depositata nella Legge del Sangue con tutta la sua maestosa e terrificante potenza. Da Rea rimossa al latente matriarcato il passo è lungo nell’evolversi della Storia e della Cultura. L’eternità breve è di Rea, il tempo evolutivo è di Ouranos. Questo è il meraviglioso contenuto del Caos esiodeo. La verità mitologica si attesta nella tesi che Tutto nasce da un Principio femminile: in origine era la Femmina e di poi fu il Maschio. E il Maschio venne nella Storia e nella Cultura dimentico della sua misteriosa origine e bisognoso di nascere e di rinascere, desideroso di occupare lo Spazio e di perpetuarsi nel Tempo.
Ma cosa c’entra questo brodo mitologico con Annamaria e il suo sogno?
Annamaria desidera un figlio e poi uccide l’uccello che l’ha fecondata definendolo irriverentemente “del malaugurio”: primato femminile latente o Rea, posizione subalterna del maschio o Ouranos, Eros nella fecondazione e Thanatos nella gravidanza e nel parto. Tutto questo umano brodo troveremo anche nella decodificazione di un semplice sogno di una qualsiasi donna. Annamaria è una tra le tante, semplicemente perché la psicodinamica è universale e si ascrive all’archetipo “Madre” e alle sue prerogative.
Mi fermo qua perché è ormai tempo di dare le parole giuste ai movimenti onirici di Annamaria.
Dimenticavo di suggerire a chi vuole approfondire i temi mitologici sull’origine di leggere nel blog il lavoro di analisi del testo di Freud “Totem e tabù”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Avevo seminato qualcosa dentro una piccola serra e andavo a controllare se fosse spuntato qualcosa.

Annamaria è padrona della sua situazione esistenziale e del suo teatro psichico. Annamaria è padrona in casa sua, decide lei su quel doppio “qualcosa” che aveva “seminato” e di cui attendeva la nascita. Annamaria controlla se è rimasta incinta dopo la fecondazione. Di rilievo è l’aggressività verso il maschio, colui che ha quel “qualcosa” di ben preciso e architettato che è determinate per la sua eventuale gravidanza. Annamaria non è sessualmente androgina e tanto meno ermafrodita, non si è fecondata da sola, per cui il discredito verso il maschio si ascrive ai suoi vissuti e ai suoi fantasmi nei riguardi dell’universo maschile. Annamaria è una donna molto autonoma e per niente servile, decisa e affermativa, sa quello che vuole e sa ben difendersi dalle insidie seduttive maschili. Il primo quadretto del sogno attesta una buona “coscienza di sé” e una giusta autonomia psicofisica.
Vediamo i simboli: “avevo seminato” equivale ho deciso di essere fecondata, “qualcosa” è un indefinito generico, “dentro una piccola serra” traduce l’intimità genitale femminile o la vagina e l’utero, “andavo a controllare” è attività razionale e vigilante dell’Io, “se fosse spuntato qualcosa” o se il seme maschile è attecchito o mi ha fecondato o se sono incinta.
Vediamo le “posizioni psichiche”: la “posizione fallico-narcisistica” emerge sulla “posizione genitale”, il senso del potere e l’autonomia della donna prevalgono sul bisogno di avere un figlio della madre.

“In questo quadrato di serra intravedo dei mosconi o qualcosa di affine.”

Il quadro precedente si completa e, come tutti i salmi che finiscono in “gloria”, anche il sogno ha qualcosa di necessariamente logico e consequenziale, oltre che di sacro per la fattura e l’habitat. Annamaria ha una concezione negativa del maschio e un vissuto traumatico del seme. Traduco il breve brano: nel mio grembo sono consapevole che ci sono gli schifosi spermatozoi. Annamaria si difende dalla paura di un’eventuale gravidanza esternando il suo disprezzo e aggredendo razionalmente gli strumenti della sua fecondazione: “mosconi o qualcosa di affine”. E’ inequivocabile che è evidenziato un fantasma, anzi una parte del “fantasma della gravidanza”, quella “negativa”, quella che minaccia la sopravvivenza, quella contenuta in un “fantasma di morte” da travaglio e parto, come il libro del “Genesi” in parte prescriveva insieme al dolore. E in tutto questo “baillamme” l’inquisito numero uno è il povero spermatozoo.
Vediamo i simboli: “quadrato” è simbolo della razionalità dell’Io, “serra” rappresenta il grembo e l’utero dove si annida il feto, “intravedo” è simbolo di intuizione logica dell’Io, “mosconi” condensa la parte negativa del “fantasma dello sperma” ossia quello che minaccia e attenta la sopravvivenza della donna, “qualcosa” contiene simbolicamente il solito discredito e il solito anonimato, “di affine” ai mosconi conferma la versione negativa del vissuto del liquido seminale all’interno della vagina e in attesa di essere accolto e ricevuto per il biologico e naturale trattamento. Degno di nota che la parola “affine” è lontana mille miglia dalla parola “autentico” a testimonianza del sarcasmo sprezzante in circolazione nell’animo femminile su questo delicato tema.

“Mi chiedo come faccio a farli uscire senza farmi male soprattutto agli occhi.”

Giustamente Annamaria si pone il problema di liberarsi del seme senza contravvenire alle leggi della realtà e della logica. Sembra l’allegoria di una gravidanza indesiderata, ma a tutti gli effetti la protagonista del misfatto fecondativo è stata proprio lei, Annamaria. E’ diffusissimo il pensiero di liberarsi del seme dopo la fecondazione o di come fare per non essere coatta da una gravidanza. Anche questa scena si recita sotto la oculata e acuta regia del “fantasma di morte”. Senza offendere il desiderio di diventare madre e la ragione che ha avallato il progetto, Annamaria cerca il modo di non subire la costrizione naturale di una gravidanza senza ricorrere a un aborto o ad altre forme di manipolazione chimica e senza assecondare la pulsione sadomasochistica secondo terminologia psicoanalitica.
Vediamo i simboli: “chiedo” equivale a mi dirigo, “uscire” condensa la soluzione e la risoluzione di un conflitto, “farmi male” attesta di una pulsione sadomasochistica, “occhi” rappresentano la funzione razionale dell’Io e il “principio di realtà” collegato.
Procediamo perché la questione si intriga veramente.

“Apro da un lato il telo trasparente e i mosconi in un attimo scompaiono.”

Il sogno dice che Annamaria ha fatto qualcosa di drastico per liberarsi del maligno seme, i “mosconi”, e l’apertura del telo trasparente della piccola serra si associa ad altre tele viste e intraviste in qualche ospedale. La questione dell’attimo necessario per la liberazione attesta di una rapidità efficace quanto drastica. Ricapitolo: Annamaria ha interrotto la gravidanza che aveva in progetto per l’insorgere di un malefico “fantasma di morte” dopo essersi sottoposta all’azione fecondatrice di un seme vissuto in maniera altrettanto mortifera.
Vediamo i simboli: “apro da un lato” o risolvo da un punto di vista, “telo trasparente” condensa una difesa da paura perché Annamaria ha consapevolezza di cosa teme, “scompaiono” o risoluzione rapida con perdita del conflitto e del problema, “attimo” è simbolicamente l’unità di misura dell’eternità o dell’eterno presente di cui la psiche è corredata.

“Guardo se fosse spuntato qualcosa, ma era coperto da un telo sempre trasparente.”

Annamaria non è proprio convinta sul da farsi e ha una vera aspettativa di gravidanza, ma adduce sempre questo “telo trasparente” che da un lato la difende e dall’altro lato la opprime con la piena consapevolezza di un contrasto relazionale e di un conflitto profondo. Mi spiego meglio: Annamaria vuole una gravidanza, ma non la vuole con l’uomo che si ritrova. Annamaria ha regolarmente le angosce di morte legate al parto.
Vediamo i simboli: “guardo” significa ho consapevolezza. “spuntato” rappresenta l’origine, “qualcosa” è il solito generico disprezzo, “coperto” equivale a difesa psichica.

“In un angolo c’era un uccello morto, grande quanto un colombo e non decomposto ancora.”

Ecco svelato definitivamente l’arcano. Annamaria ha una forte pulsione aggressiva nei confronti del maschio e soprattutto dell’organo sessuale maschile: “uccello morto” e “non decomposto ancora”. Ogni aggressione ha la sua motivazione in una frustrazione o quanto meno a quest’ultima si collega.
Quale frustrazione ha subito Annamaria dai maschi per essere così aggressiva da desiderarne l’impotenza e la sterilità?
Annamaria relega ai margini, “in un angolo”, la funzione procreativa maschile prima di estinguerla con la sua aggressività.
Quale angoscia cela Annamaria nel suo profondo psichico e tra le pieghe dei suoi “fantasmi” in riguardo alla gravidanza e al parto?
Di questo si è già detto a suo tempo; il “fantasma di morte” anticipa come qualità e quantità il “fantasma della parte negativa dello sperma”.
Ma a queste condizioni come si fa a rimanere incinta e a diventare mamma?
Vediamo i simboli: “angolo” o della marginalità in difesa dell’importanza dell’oggetto e della questione, “uccello” rappresenta l’organo sessuale maschile, “morto” equivale a sterile e impotente, “colombo” idem di uccello con precisazione della specie, “decomposto” o aggressività reattiva al fantasma di morte e difesa psichica.

“Il mio lavoro di semina non era stato rovinato anche perché avevo fissato il telo con dei bastoncini e legacci.”

La domanda legittima, a questo punto, recita in questo modo: Annamaria desideri o non desideri questa gravidanza?
Dice che la sua opera per restare incinta era stata sostenuta da una buona convinzione e da giuste difese psicologiche. Annamaria afferma la sua sicurezza mentale e razionale nella realizzazione della sua fecondazione, meglio della sua autofecondazione dal momento che la figura maschile è in netta minoranza in quest’opera d’ingravidamento. Annamaria ha deciso di avere un figlio al di là dell’uomo con cui concepirlo. Quest’ultimo, l’uomo, è il classico strumento procreativo assoggettato alla Dea Madre o al Genio della Specie o della serie “Quando una donna decide di diventare mamma. Annamaria è decisamente una donna fallica in questa suo progetto di realizzazione e di compimento della sua persona e della sua identità femminile.
Vediamo i simboli: “lavoro” o ergoterapia, “semina” o fecondazione, “rovinato” o perdita depressiva, “fissato” o decisione dell’Io, “telo” o difesa psichica, “bastoncini” o principi contingenti, “legacci” o “nessi logici giustificativi.
Ritorna la “posizione fallico-narcisistica” rafforzata dalla spietata autonomia di una donna che non si lega emotivamente e affettivamente al compagno di viaggio. La “libido genitale” è chiamata in questione solamente per ricevere una netta mortificazione a vantaggio di una innaturale esaltazione della propria indipendenza.

“Prendendo da un lembo il telo di copertura, butto via dalla mia serra l’uccello stecchito.”

Il seme è attecchito nel grembo e il maschio si può buttar via, non serve più o almeno per il momento. Annamaria ha realizzato la sua gravidanza e adesso è completa nella sua evoluzione psicofisica candidandosi alla maternità. Nonostante il travaglio e il parto siano motivi di dolore e di pericolo, la donna esalta la sua femminilità portando a compimento una creatura nel suo grembo. In questo modo si celebra il massimo della “posizione psichica genitale”, ma in questo caso trionfa la “libido fallico-narcisistica” con la omonima posizione che precede la “genitale” suddetta. Annamaria non ha mezze misure e mezze stagioni, ha usato semplicemente l’uccello per la sua gravidanza e poi l’ha aggredito “stecchendolo”, rendendolo inanimato, castrandolo, vanificandolo, non investendo la sua libido genitale” ed esaltando la sua autonomia più che mai adesso che la gravidanza è attuata.
Vediamo i simboli: “lembo” si traduce pezza logica giustificativa, “telo di copertura” si tratta di una difesa psichica possibilmente la fredda razionalizzazione, “butto via” ossia castrazione e perdita, “dalla mia serra” ossia dal mio grembo e dalla mia intimità e dalla mia sessualità, “l’uccello stecchito” o castrazione sessuale.

“Non vedo dove va a finire l’uccello e intorno non vedo né terra e né germogli.”

A questo punto Annamaria è in piena crisi. Si è liberata sadicamente del maschio, ma non è rimasta incinta. La consapevolezza dell’Io disconosce il maschio, la femminilità e la maternità. Annamaria ha difficoltà a razionalizzare l’uomo di cui si è sbarazzata dopo l’amplesso della fecondazione, ma l’esito non è stato fausto. La “terra” è simbolo femminile e nello specifico rappresenta l’archetipo Madre. I “germogli” sono la vita dell’uovo fecondato, il feto. Il grembo di Annamaria non è gravido, pesa del suo peso e non ha un peso in più. Si conferma la crisi di Annamaria. Voleva tanto, ma non ha ottenuto niente. Si è sbarazzato del maschio ed è rimasta sola con il suo narcisismo, il suo desiderio di realizzarsi come donna ma senza investire “libido genitale”, senza legarsi a un uomo.

“Ho pensato che tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.”

Annamaria conclude il sogno evidenziando la sua paura della maternità. Voleva sbarazzarsi dei “fastidiosi mosconi”, degli spermatozoi, non voleva restare incinta. La superstizione si manifesta nel “malaugurio”, una difesa psichica tendente a ridurre l’angoscia della gravidanza e del parto attraverso l’aggressività verso il maschio e nello specifico verso il suo seme. Tolto il maschio, gabbata la gravidanza. Usa il meccanismo psichico di difesa dello “annullamento” e opera una magia da avanspettacolo. Usa il meccanismo della “proiezione” verso il maschio della sua angoscia di donna che può, non che vuole, diventare madre. Alla castrazione del maschio subentra il “malaugurio”, la parte negativa del “fantasma del maschio”, quella che può ingravidare e uccidere. Annamaria ha invertito i ruoli per difesa dall’angoscia di morte per parto. Affiorano le fantasie della bambina che aveva saputo in maniera traumatica della fecondazione, della gravidanza e del parto. Ritornano anche le ingiunzioni materne a non andare con gli uomini, a mantenersi illibate e a non svendere l’imene a tutti i richiedenti seduttori. La sessualità genitale si deforma sotto le sferzate di queste comunicazioni distorte e aberranti. La cultura religiosa non è da meno e la società non aiuta, di certo, i bisogni di un’adolescente alla ricerca del giusto e onesto “sapere di sé” e del suo ruolo nel mondo.

“Mi sono svegliata chiedendomi chi potesse essere l’uccello del malaugurio.”

La richiesta e il desiderio di Annamaria sono stati ampiamente assolti, per cui la decodificazione del sogno può ritenersi conclusa.

PSICODINAMICA

Il sogno di Annamaria svolge la psicodinamica della “parte negativa” del “fantasma del maschio”, quella che deflora e feconda. In associazione riesuma il “fantasma di morte” da travaglio e da parto. Le difese psichiche arretrano alla “posizione fallico-narcisistica” per giustificare una falsa autonomia di donna fatale che usa e getta l’oggetto, il maschio, della sua apparente realizzazione personale, la maternità. La superstizione è la ciliegina sulla torta sempre in difesa dell’angoscia tramite il meccanismo dell’annullamento e il rito di eliminazione dell’uccellaccio che contiene energie mortifere ed emana flussi distruttivi.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

La traduzione dei tanti “simboli” è stata operata in diretta con la progressiva decodificazione.

L’archetipo “Madre” è richiamato nella “terra” e nei “germogli”.

I “fantasmi” evocati da Annamaria sono il “fantasma del maschio” nella “parte negativa” in “mosconi” e “uccello morto” e il “fantasma di morte” in “tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.”

Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Annamaria sono l’Io vigilante e razionale in “andavo a controllare” e in “intravedo” e in “mi chiedo” e in “guardo”, l’Es pulsionale e rappresentazione dell’istinto in “seminato” e in “serra” e in “mosconi” e in “telo” e in “uccello morto”, l’istanza censoria e morale Super-Io non compare.

Il sogno di Annamaria richiama la “posizione fallico-narcisistica” in “Avevo seminato qualcosa dentro una piccola serra e andavo a controllare se fosse spuntato qualcosa.” e in “via i mosconi”, la “posizione genitale” in “Guardo se fosse spuntato qualcosa…”. La “posizione anale” e la collegata “libido sadomasochistica” si occultano in “In un angolo c’era un uccello morto, grande quanto un colombo e non decomposto ancora.” e in “butto via dalla mia serra l’uccello stecchito.”

Il sogno di Annamaria usa i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “seminato qualcosa” e in “serra” e in “uccello” e in altro, lo “spostamento” in “mosconi o qualcosa di affine” e in “rovinato” e in altro, “l’annullamento” e la “proiezione” in “Ho pensato che tolto l’uccello morto del malaugurio, vanno via anche i fastidiosi mosconi.”.

Il processo della “sublimazione della libido” non è usato da Annamaria nel suo sogno, mentre quello della “regressione” rientra nei termini dell’attività onirica con le allucinazioni, le azioni al posto dei pensieri e l’introversione delle energie.

Il sogno di Annamaria evidenzia un netto tratto “narcisistico” e “anale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva narcisistica” che agisce in un contesto onirico “genitale” nel cercare una gravidanza osteggiando il seme e il suo portatore.

Le “figure retoriche” formate da Annamaria nel suo lavoro onirico sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “seminato” e in “dentro la serra” e in “occhi” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “controllare” e in “spuntato qualcosa” e in “scompaiono” e in altro, la “sineddoche” o parte per il tutto e viceversa in “mosconi”, la “enfasi” o forza espressiva in “butto via dalla mia serra l’uccello stecchito”. Il sogno di Annamaria è ricco di simboli a testimonianza di una vena poetica “noir”.

La “diagnosi” dice di un’angoscia di morte legata alla gravidanza e al parto, di un ricorso all’isolamento narcisistico e di un rifugio difensivo nell’elaborazione pessimistica della figura maschile.

La “prognosi” impone ad Annamaria di rivedere le sue difese psichiche e i suoi pregiudizi mentali in riguardo alla funzione psicofisica del maschio, oggetto d’investimento dei suoi sentimenti di amore e odio, e di affidarsi nella relazione con l’altro con la sicurezza del coinvolgimento critico superando i confini angusti dell’isolamento e dell’autarchia. Al di là della gravidanza, la relazione di coppia va sempre curata come la realizzazione dell’essenza sociale dell’uomo: leggi gli scritti politici di Aristotele.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella psiconevrosi depressiva a causa dell’accentuarsi dell’isolamento narcisistico e dell’atteggiamento di prevaricazione profuso nelle relazioni sociali.

Il “grado di purezza” del sogno di Annamaria è decisamente “buono” perché la discorsività narrativa si coniuga bene con l’interazione dei simboli. Su quest’ultimo punto Annamaria dimostra, come detto in precedenza, abilità insospettate e possibilmente inconsapevoli.

La “causa scatenante” del sogno di Annamaria rientra nei vissuti del giorno precedente in riguardo alla figura maschile e, nello specifico, alla funzione violenta della fecondazione e alla dolorosità del parto.

La “qualità” del sogno di Annamaria è la conflittualità tra il desiderio di maternità e l’aggressione mortifera verso il maschio.

Il sogno si è svolto nella seconda fase del sonno REM tra agitazione e compostezza, la prima legata alla carica d’angoscia, la seconda legata alla progressiva razionalizzazione dei temi trattati.

Il “fattore allucinatorio” trova particolarmente coinvolto il senso della “vista” in “intravedo” e in “scompaiono” e in “non vedo”, il senso del “tatto” in “prendendo”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Annamaria è “buono” alla luce della chiarezza dei simboli e della loro interazione. La “fallacia” è, di conseguenza, minima.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Annamaria è stata valutata attentamente da un lettore anonimo che di mestiere fa l’idraulico e da una lettrice, rigorosamente e altrettanto anonima, che di mestiere fa la maestra. Sono emerse le seguenti domande.

Lettore
Mi sembra tanto strano che in un sogno ci siano tante cose e addirittura risalenti al tempo antico, come lei scrive all’inizio.
Risposta
Il sogno di ogni persona è un fatto personale e un fatto collettivo, privato e pubblico proprio perché noi siamo così. Siamo individui e apparteniamo al gruppo umano, siamo intimi e sociali, siamo singoli e collettivi, siamo animali sociali e politici, siamo portatori di geni e di valori culturali, siamo storia e cultura, siamo gli eredi biologici e culturali evoluti di nobili antenati. E’ l’Uomo che scrive la Teogonia, l’Iliade, l’Odissea, la Filosofia, l’Arte, la Scienza e altro e tanto di Altro. Nel sogno c’è tutto questo bordello anche in base ai vissuti delle persone e al di là del tasso di erudizione e dei titoli di studio.
Lettrice
Lei sta dicendo che in noi c’è anche un bagaglio che non conosciamo?
Risposta
Meglio: un bagaglio di cui non siamo consapevoli perché la nostra Mente non può trattenere tutte le esperienze di vita che ci hanno visto attivi o passivi, protagonisti o vittime. Nel corso della nostra vita assorbiamo tantissimo materiale di vario tipo che ci arricchisce e che ci forma. Tutto questo si presenta in sogno ed è proprio nel sogno che riusciamo a capire quanto abbiamo assorbito e immagazzinato in maniera disordinata o quanto siamo stati condizionati dalla nostra natura psichica e sociale. Attenzione, riusciamo a capire anche come ci siamo organizzati dentro nel corso della nostra evoluzione esistenziale. La maggior parte dei sogni sono le nostre fotografie storiche nel bene e nel male. Voglio dire che non sogniamo soltanto e solamente le nostre sfighe, ma sogniamo le nostre cose belle e buone o, meglio ancora, sogniamo come siamo e come funzioniamo a livello psichico: punto e basta!
Lettore
Francamente non capisco.
Risposta
Tu non vuoi capire e ti nascondi nel tuo sapere di guarnizioni e di rubinetti, ma in effetti nella tua vita cosciente e onirica esprimi quello che hai e porti dentro. Forse non hai le parole per dire tutto questo patrimonio da sveglio, ma ti assicuro che anche tu hai questo sapere personale e collettivo e che di notte dormendo tiri fuori nel sogno. Attenzione ancora! Non dimentichiamo che quello che ricordiamo dei nostri sogni è una minima parte e per giunta elaborata da svegli, quindi artefatta e ulteriormente camuffata. Pur tuttavia, anche le fantasie e le fantasticherie o sogni a occhi aperti sono passibili di decodificazione.
Lettrice
Dal sogno di Annamaria si afferma la coppia genitoriale maschio e femmina, ma esistono altre forme di coppia.
Risposta
La coppia che procrea esige il maschio e la femmina, il seme e l’uovo: Natura. Le altre forme di coppia rientrano nella Cultura.
Lettrice
Ma lei non ha letto il “Convito” di Platone?
Risposta
L’ho letto e tante volte. Ti riferisci al discorso di Aristofane dove parla dei tre sessi, il maschile, il femminile e il maschile-femminile. Platone era molto avanti rispetto a noi e non soltanto in questo settore. E’ vero che Platone parla dell’origine e della superbia umana come colpa da espiare ed è per questo motivo che Zeus opera la mutilazione e costringe ogni uomo a ricercare nella vita la sua parte mancante, l’altra metà. E’ tutto vero, ma la distinzione tra Natura e Cultura esige che la coppia che procrea sia il maschio e la femmina. L’omosessualità maschile e femminile è basata sui vissuti psichici e sugli schemi culturali d’identificazione. Attenzione ancora, perché la distinzione tra Natura e Cultura è una tesi di comodità interpretativa e non è così netta.
Lettrice
Non volevo offenderla, ma bisogna superare certi stereotipi e certe ideologie che rafforzano i pregiudizi sul concetto di coppia e accrescono l’omofobia.
Risposta
Il sogno di Annamaria afferma il primato femminile e la subalternità del maschile, una tesi che ha radici lontane e che contiene tanti collegamenti con i temi culturali attuali. Pur tuttavia, non ci sono tante scappatoie nel ritenere che per fare un figlio ci vuole un maschio e una femmina con le proprietà biologiche connesse. Poi, a livello culturale c’è bisogno di massima tolleranza e di massimo buonsenso, ma questa è tutta un’altra storia.
Lettrice
D’accordo. Ma lei dice che Annamaria prevarica il maschio e vuole realizzarsi come donna avendo un figlio e non gliene frega niente di essere moglie.
Risposta
Edoardo De Filippo nel suo capolavoro “Filumena Marturano” sostiene che i “figli so figli” e che appartengono fondamentalmente alla madre al di là della paternità. Dico meglio, sostiene che l’esperienza della paternità è molto diversa dall’esperienza della maternità. Annamaria rientra in questa categoria di donne che hanno consapevolezza della loro funzione di dare la vita, al di là del maschio con cui si accompagnano in questa realizzazione personale.
Lettrice
E’ vero. Tante donne sentono il bisogno di diventare mamme e abbandonano le pretese sul principe azzurro. Tante donne decidono quando e quanti figli avere. E’ anche vero e glielo posso confermare che durante la gravidanza si ha questa sensazione di rifiuto del bambino e di non poter fare nulla per liberarsene. A me, specialmente di mattina, veniva questo bisogno di liberazione, mentre la sera mi chiedevo come farà a uscire questo bambino dalla mia pancia. Il desiderio di ritornare libera e autonoma era forte. Poi progressivamente maturi con il corpo e con la mente e le cose vanno a buon fine, ma confermo le angosce di morte della donna incinta in prospettiva del travaglio e del parto. Mi spiega la psicodinamica della fecondazione, visto che per evitare le angosce basterebbe un semplice preservativo o una pillola?
Risposta
La paura di restare incinta accresce le tensioni e l’eccitazione influisce sull’orgasmo. E’ più facile per la donna raggiungere l’orgasmo con la strizza del rischio di gravidanza, piuttosto che con la sicurezza della gomma o della chimica. Il maschio, invece, ha paura di fecondare e spesso il conflitto tra il piacere e il rischio si risolve in un’eiaculazione precoce. Quindi, la fecondazione non evoca fantasmi d’inibizione nella donna, anzi favorisce l’eccitazione di contravvenire alla natura e di poterla fare franca ancora una volta.
Lettrice
Mi spiega meglio la psicologia della deflorazione femminile.
Risposta
La perdita della verginità è preda della Cultura e della superstizione degli ignoranti, è avvolta da mille esotiche ed esoteriche credenze che vanno sempre a vantaggio del maschio, proprio perché sono elaborate dal potere maschile. La lacerazione dell’imene non è un fatto necessariamente anatomico e fisiologico, è soprattutto un fatto psicologico e culturale. Dipende dall’educazione che hai avuto, dai vissuti che hai elaborato, dai traumi che hai subito, dalla struttura psichica che hai evoluto, dal modo in cui hai organizzato i fantasmi e da altri fattori e veicoli specifici. Non comporta necessariamente un trauma psichico l’esperienza che comporta un trauma fisico. Bisogna educare l’adolescente a vivere la propria verginità come un’esperienza globale del proprio corpo e a inserirlo nell’amor proprio e nel rispetto della propria persona: la deflorazione è un’esperienza personale da vivere nelle migliori condizioni psicofisiche ed esistenziali. “Ogni cosa al suo tempo”, dicevano i vecchi saggi del tempo andato.
Lettore
Io non ho niente da dire e mi dispiace, ma capisco quello che state dicendo.
Lettrice
Più che altro sono cose da femmine quelle di cui stiamo parlando.
Risposta
Non esistono cose da maschi e cose da femmine, esistono cose che si possono fare da soli o insieme, al di là delle differenze sessuali. Anche l’esperienza della maternità si può condividere a diversi livelli. La donna la vive sulla carne e sulla mente, mentre il maschio la può vivere empaticamente se ha la giusta sensibilità e non si difende dalle emozioni più genuine.
Lettore
Ho una domanda. Che cos’è la superstizione di cui lei parla ogni tanto.
Risposta
L’uccello del malaugurio?
Lettore
Sì proprio quello!
Risposta
La parola “superstizione” deriva dal latino “super-stat” che si traduce “sto sopra” e attesta del “processo psichico di difesa dall’angoscia” della “sublimazione”, nonché dei “meccanismi di difesa” seguenti: “annullamento”, “isolamento”, “intellettualizzazione”, “spostamento”. Adesso devo spiegarteli e fare qualche esempio. Ci provo. In alto l’uomo pone la soluzione di tutto quello che gli procura angoscia. Il dio di qualsiasi religione è posto in cielo e risolve l’angoscia di morte perché dà la vita eterna dietro un comportamento etico. Sublimare significa rendere nobili e utili le nostre energie deprivandole dell’egoismo e del peccato. “L’annullamento” consiste nel convertire l’angoscia in un rito collettivo, il senso di colpa in un rituale soggettivo, nell’elaborare un modo di procedere per risolvere la tensione. Esempio il rito del funerale esorcizza l’angoscia di morte dei vivi, così come altri riti più o meno diffusi. “L’isolamento” si attesta nel risolvere l’angoscia scindendo l’emozione dalla ragione, il sentimento dalla conoscenza, ricorrendo alla freddezza affettiva. Esempio: in un funerale non piango, anche se so che è morta una persona cara, perché ho isolato l’emozione della perdita dal fatto che quella persona non c’è più. “L’intellettualizzazione” comporta la razionalizzazione di un carico emotivo ingestibile e la formazione di teorie, di esorcismi e di riti. Qualsiasi superstizione si serve di questo meccanismo di difesa dall’angoscia. Esempio: i rituali collettivi e individuali. Lo “spostamento” consiste nel formare un feticcio, nell’investire in un sostituto per ridurre l’angoscia. Esempio: un oggetto individuale come un amuleto o un oggetto collettivo come la croce. Mi fermo qui.
Lettore
Non ci crederà, ma ho capito abbastanza. La signora Annamaria aveva spostato sull’uccello il malaugurio e aveva immaginato che fosse portatore di disgrazie, mentre in effetti era solo un animale su cui lei aveva costruito le sue angosce e gliele aveva ficcate dentro.
Lettrice
E bravo l’idraulico! Si possono capire anche le cose più difficili se ci si mette di buona volontà. Cosa pensa della fecondazione artificiale omologa ed eterologa? Annamaria poteva andare in Spagna e fare un figlio senza conoscere il padre.
Risposta
Penso bene e condivido. Oggi la Scienza medica consente di risolvere la frustrazione della maternità a tutte le donne che desiderano avere un figlio. Se non conosce il padre naturale, il bambino avrà sempre un padre che sarà quello che elaborerà nel primo anno di vita. Il futuro prossimo appartiene all’Ingegneria genetica e alle possibilità di una quasi onnipotenza di vita.
Si può chiudere qui questa rocambolesca digressione.
Lettore
Quale canzone ha scelto per il sogno di Annamaria? Io suggerirei il cabaret milanese di Coki e Renato e la canzone di anonimo e popolare “L’uselin de la comare”, tanto per concludere ridendo e in bellezza.
Risposta
Epperò, il nostro idraulico! D’accordissimo! Così all’uccello morto e del malaugurio sostituiamo un uccello vivo e nel pieno delle sue funzioni seduttive e libidiche. Grazie e alla prossima!

 

IO FUORI DI ME

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono in una stanza da letto, non è la mia, non la riconosco.
La stanza ha una luce soffusa ma sufficiente per vedermi mentre sto dormendo.
Mi sto osservando ai piedi del letto.
Vedo che sto dormendo in maniera agitata, sofferente e vedo che a fatica respiro.
Ad un tratto la visuale cambia e mi sveglio con gli occhi sbarrati.
Sono ritornato nel mio corpo per vedere che poco a poco mi sto disgregando per finire nel buio.”

Così e questo ha sognato Gito.

DECODIFICAZIONE- CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Avete mai letto i libri americani del tipo “La vita oltre la vita” o del tipo “La morte oltre la vita” o del tipo “La vita oltre la morte”?
Vi siete mai scervellati sulla questione insanabile “l’anima esiste”?
Magari vi siete imbattuti in qualche teoria sull’energia e sulla sua necessaria sopravvivenza e avete passato notti intere senza chiudere occhio e senza più sognare.
Oppure avete abbracciato la fede più oscura o vi siete dichiarati adepti per esserci e per essere della partita.
Quanto bisogno abbiamo di sapere della morte mentre siamo in vita!
Ma a cosa è servito l’insegnamento filosofico del grande Epicuro: “quando c’è la vita non c’è la morte e quando c’è la morte non c’è la vita”?
Quasi quasi abbiamo bisogno di prepararci a morire momento per momento mentre viviamo: “fratello ricordati che devi morire”. E così viviamo come i monaci trappisti che girovagano per i cortili del convento ripetendosi a ogni incontro lo stesso buon augurio.
E allora ci viene in soccorso Pitagora e la metempsicosi o trasmigrazione delle anime e Platone con il mito di Er sulle anime, che scelgono il tipo di vita e di morte prima della reincarnazione.
E quanti di noi hanno abbracciato il Buddismo nel prospero consumismo dell’Occidente o si sono convertiti alle religioni più generose di promesse per il “dopo-morte”.
Siamo animali che non si rassegnano a morire e che cercano sempre una soluzione a tanta disgrazia assurda, l’angoscia di morte.
Eppure le scimmie non pensano alla morte e neanche il mio ineffabile e ciarlatano gatto Peter, detto Pietro, mi sembra affetto da questa angoscia. Loro vivono e non sanno della fine e non hanno nessuna angoscia di morte anche se sono sensibilissimi alla perdita al punto che contraggono i nostri disturbi psicosomatici, come l’anoressia nei cani abbandonati dal padrone.
Le scimmie superiori, invece, cercano sempre una nobile Religione che prometta la vita eterna per un’anima immortale.
Ma esiste qualcuno che dice che morirà, ma non morirà del tutto?
Eccolo!
E’ Quinto Orazio Flacco nella Ode III 30.
“Exegi monumentum aere perennius…
Non omnis moriar, multaque pars mei
vitabit Libitinam:…”
“Ho innalzato un monumento più resistente del bronzo, …
Io non morirò del tutto, ma molta parte di me
sfuggirà a Proserpina.”
Orazio credeva nell’immortalità della Poesia e dell’Arte, almeno fino a quando il Sole continuerà a bruciare i suoi atomi.
Il sogno di Gito si presta a questa ampia premessa perché contiene ed esprime una teoria sempiterna e diffusa nei reparti di rianimazione degli ospedali americani. Sin dagli anni cinquanta alcuni pazienti raccontavano, dopo essere usciti dallo stato di coma abbastanza profondo, di aver vissuto un’esperienza di smaterializzazione, di essere usciti dal corpo sotto forma di energia e di aver osservato dal soffitto della stanza, possibilmente in alto a destra, il proprio corpo depositato sul letto e il personale sanitario attorno al letto. Ma non basta. Queste persone affermavano di aver vissuto bellissime sensazioni di leggerezza e di benessere e di aver visto delle figure, più o meno familiari, che li hanno invitato a ritornare nel corpo perché ancora non era giunto il loro momento di trapasso e che malvolentieri si sono riappropriate dello sgangherato e pesante corpo.
Il “contenuto manifesto” del sogno di Gito, la trama, dice di un episodio di scissione tra il corpo e la mente con un finale altamente tragico e surreale di disgregazione del corpo e di immersione psichica nel buio.
Non resta che trovare il “contenuto latente”, la decodificazione, per capire l’effettiva psicodinamica di questo inquietante e diffuso prodotto psichico.
Un ultimo rilievo: ho intitolato il sogno con l’ambiguo “Io fuori di me” per intendere la scissione e la rabbia, ma potevo definirlo “Il sogno dell’Es” per accentuare la prevalenza delle pulsioni profonde e delle emozioni radicate in questa istanza psichica, l’Es per l’appunto, che ha la funzione di rappresentare i vissuti degli istinti e di basarsi sul “principio del piacere” anche nelle forme dolorose.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Sono in una stanza da letto, non è la mia, non la riconosco.”

Gito entra direttamente nella sua dimensione psichica intima e privata, la sfera degli affetti e dell’erotismo, della seduzione e della sessualità, della individualità e della condivisione. Gito non si riconosce, nello specifico non riconosce questa sua parte interiore e intima. Gito ha smarrito la sua “posizione psichica orale e genitale”, gli investimenti di “libido” in se stesso e nell’altro, quell’energia donativa e altruistica ma pur sempre finalizzata al suo piacere e intenzionata al suo desiderio. Secondo il gergo popolare Gito non è quello di prima.
I simboli dicono che la “stanza da letto” condensa la sfera psichica intima e privata della “casa” di Gito, la “organizzazione psichica reattiva”, la ex struttura o la formazione storica evolutiva. Il protagonista non è padrone in casa sua o, meglio, non sente questa sua sfera intima e privata come appartenente alla sua storia e alla sua formazione psichiche.
Gito aliena il tutto: “non è la mia”, si difende con il meccanismo psichico, delicato e pericoloso, della “negazione”. Caro Gito, di chi vuoi che sia questa “stanza da letto”?
Ma non basta, perché il nostro eroe incorre in un’ulteriore negazione sotto forma di “resistenza” alla presa di coscienza: “non la riconosco”, non la sento mia. Il “riconoscere” è un simbolico riattraversare e rivedere i vissuti sotto la luce della consapevolezza. Gito non è in grado di assimilare le sue esperienze al riguardo, quelle intime e personali, quelle affettive ed erotiche, quelle genitali e donative. Gito ha smarrito il suo bisogno di amarsi e di amare. E’ decisamente un brutto momento della sua vita.

“La stanza ha una luce soffusa ma sufficiente per vedermi mentre sto dormendo.”

Gito sta vivendo un obnubilamento della coscienza, si trova in uno stato crepuscolare, ha una caduta della vigilanza. Il suo “Io” è in deficit di consapevolezza, ma riesce a capire che le sue difese psichiche si sono abbassate e le sue energie si sono ridotte d’intensità. Gito percepisce chiaramente che ha operato una caduta della vitalità in riguardo alla sua dimensione intima e privata, la “stanza da letto”.
L’analisi dei simboli dice che la “stanza” rappresenta la sua parte psichica affettiva ed erotica.
La “luce soffusa” attesta dello “stato crepuscolare della coscienza.
“Sufficiente” condensa un’autonomia allo stato limite e un oscillare tra consapevolezza e sensibilità.
“Per vedermi” si traduce in per avere coscienza e usare la ragione.
“Mentre sto dormendo” conferma lo stato crepuscolare e la riduzione della vigilanza: la quiescenza psicofisica. Bisogna attendere il vissuto di Gito su questa combinazione di ragione ed emozione in questo momento della sua esistenza e in questa dinamica della sua vitalità.

“Mi sto osservando ai piedi del letto.”

Gito si è scisso, è uscito fuori dal corpo e si sta osservando dall’esterno. Emergono due Gito, uno che dorme e l’altro che osserva. L’Io si è diviso in osservatore e osservato, in corpo e mente. Il corpo quiescente è depositato sul letto, la mente vigile è all’erta in questa emergenza psicofisica. Gito vuole conoscersi e in questa operazione si è scisso in soggetto e oggetto per essere scientificamente perfetto.
La simbologia vuole che “mi sto osservando” sia una introspezione, un osservarsi dentro tramite ciò che vede, un corpo rilassato al massimo che viene diagnosticato nella modalità di apparire da una mente attiva e situata in una posizione strategica.
“Ai piedi del letto” condensa potere e dipendenza, il potere di capire della “mente” e la dipendenza di un “corpo” anestetizzato. Ribadisco l’attesa del giudizio di Gito su questo strano vissuto e su questo doppio ruolo.

“Vedo che sto dormendo in maniera agitata, sofferente e vedo che a fatica respiro.”

Gito ribadisce la scissione del suo “Io” e del suo “Es”, che si sta difendendo attraverso la “scissione” delle sue parti psichiche implicite, la vigilanza razionale e la pulsione istintiva. Gito affonda l’operazione di coscienza di sé e in particolare della sua dimensione intima e privata, la parte affettiva ed erotica, seduttiva e sessuale. Si scopre emotivamente ricco di inutili tensioni, di aver sospettato questo dolore e che è consapevole di avere conflitti affettivi. Gito è in sofferenza perché fatica a legarsi emotivamente e affettivamente, non riesce ad affidarsi e a fidarsi, non riesce a passare agli investimenti di “libido genitale” in evoluzione del suo “narcisismo fallico”. Il conflitto psichico di Gito è notevole ed evidente e oscilla tra il bisogno di vigilare dell’Io e la necessità di far emergere la dimensione pulsionale dell’istanza “Es”.
I simboli denotano l’intervento costante dell’istanza “Io” consapevole con la presa di coscienza del “vedo”: cosciente della quiescenza, della sofferenza dei sensi e della carenza degli affetti.
“Dormendo” in sogno si traduce in caduta della vigilanza e dell’abbandono al moto dei sensi, crepuscolo della coscienza e attesa del manifestarsi delle pulsioni.
“Agitata” contiene ed esprime la pulsione isterica al fare, al controllare, al condurre, al protagonismo. Quando è in eccesso l’agitazione traligna nella tensione nervosa che aspira a somatizzarsi.
“Sofferente” deriva dal latino “sufferre” e si traduce in sopportare o simbolico “portare il peso” di una situazione psichica non consona al desiderio e più vicina alla necessità difensiva dall’angoscia. Gito sceglie di soffrire, piuttosto che abbandonarsi senza resistenze inutili al moto dei sensi e alle voglie del corpo birichino.
“A fatica respiro” equivale al simbolico affanno da abbandono da parte della figura materna e della perdita degli affetti consolidati. Gito è abbastanza cresciuto per sognare le dipendenze materne e per desiderare una “regressione” nostalgica al passato incantato dell’infanzia.

“Ad un tratto la visuale cambia e mi sveglio con gli occhi sbarrati.”

Gito ritorna in sé e si ricompone. L’Io assorbe l’Es per diventare padrone a casa sua senza inutili e pericolose scissioni difensive. Gito diventa consapevole del suo terrore nei riguardi della sua parte emotiva lasciata senza controllo e al suo moto uniformemente accelerato. Ha visto la sua parte affettiva e sessuale, la sua dimensione erotica e seduttiva e ha preso paura di un mancato controllo dell’Io sulle pulsioni. Rientrato dalla fuga da se stesso, Gito apprende quanta difficoltà incontra nell’affidarsi affettivamente e sessualmente all’altro.
La “visuale” equivale a un’intuizione proprio perché associata alla repentinità di “a un tratto”, di un bagliore di luce mentale. Per il resto la “visuale” si fissa nel proprio punto di vista mentale. Gito ha conosciuto una parte di sé che temeva e adesso è costretto a riassorbire quella consapevolezza che in precedenza aveva alienato con la scissione del suo “Io” e del suo “Es”, delle sue ragioni e delle sue emozioni.
“Mi sveglio” esprime benissimo l’intuizione della presa di coscienza che il corpo e la mente sono un tutt’uno inscindibile da non separare per difendersi dai moti dell’uno e dalle difese dell’altro.
“Gli occhi sbarrati” condensano la meraviglia terribile di un nuovo ed evoluto “sapere di sé”, più che la tradizionale paura che si attribuisce al modo di dire: un eccesso di consapevolezza. Occhio è simbolo di ragione e di realtà. L’apertura, più o meno drastica e determinata, degli occhi denota l’intensità del processo di consapevolezza.

“Sono ritornato nel mio corpo per vedere che poco a poco mi sto disgregando per finire nel buio.”

Gito ha ricomposto la scissione, difensiva dall’angoscia, del suo “Io” dopo aver preso coscienza del corpo e dei suoi diritti, delle sensazione e delle emozioni, delle pulsioni e degli affetti, ma l’effetto di questa ricomposizione non sembra essere benefico: tutt’altro! L’effetto è di disgregazione più che di frammentazione, di ritorno al nulla che si è sempre temuto, un “fantasma depressivo di morte”, di perdita della propria unità psicosomatica. Ma non è così, perché Gito finisce nel buio ossia si sta sciogliendo nelle sue emozioni senza sentire il bisogno di controllare e di controllarsi. “Disgregarsi” equivale a una risoluzione della vigilanza e a un saper vivere l’assenza della consapevolezza.
“Sono ritornato nel mio corpo” è uguale a “ho ricompattato il corpo e la mente”, ho ripristinato la mia unità psicosomatica irripetibile, mi sono reincarnato, ho preso consapevolezza del corpo e dei suoi diritti naturali.
Per vedere” significa per avere chiara consapevolezza che “mi sto disgregando”, che ho smontato le mie resistenze inutili al “sapere di me” e ho smantellato le mie difese psichiche per coinvolgermi con il corpo e la mente e per affidarmi affettivamente e sessualmente all’altro. Ho sciolto e ho ridotto quelle forze ostili alla consapevolezza.
“Per finire nel buio” equivale a un “per abbandonarmi senza supporti razionali a ciò che non so e che si deve soltanto vivere”, quelle emozioni e quelle sensazioni mai provate. Il sogno sembrava drammatico e metafisico, ma alla fine si è rivelato costruttivo e frutto di un’evoluzione psicologica piuttosto che di una involuzione e di un ritorno al nulla o al passato protetto e dipendente.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gito attesta di una psicodinamica intesa alla fausta evoluzione e maturazione della “libido genitale” e della “posizione psichica” omonima. Dopo aver operato una scissione difensiva dell’Io per inquadrare il suo conflitto con il corpo e la sua angoscia, il protagonista opera una ricomposizione della sfera razionale e vigilante con la dimensione affettiva e sessuale, la giusta e naturale combinazione delle funzioni dell’Io e dell’Es. Nel finale del sogno è manifesto lo sciogliersi delle tensioni inutili e delle resistenze che impedivano la giusta presa di coscienza in riguardo ai diritti delle emozioni e dell’affettività, degli istinti e delle pulsioni. Il sogno di Gito non sviluppa nessuna questione metafisica o meta-psicologica sul destino umano dopo la morte.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Gito presenta in funzione le seguenti istanze psichiche.
L’Io vigilante e razionale è manifesto in “mi sto osservando” e in “vedo” e in “mi sveglio”.
L’Es pulsionale e rappresentazione dell’istinto è presente in “stanza da letto” e in “luce soffusa” e in “sto dormendo” e in “agitata” e in “sofferente” e in respiro a fatica” e in “occhi sbarrati” e in “disgregando” e in “finire nel buio”.
Il Super-Io non si manifesta.
Le posizioni psichiche richiamate e presenti nel sogno di Gito sono la “orale” in “respiro a fatica”, la “fallico-narcisistica” in “Mi sto osservando ai piedi del letto.” e la “genitale” in “ritornato nel mio corpo” e in “disgregando” e in “finire nel buio”.
Ricordo che la posizione “orale” è di qualità affettiva, la “fallico-narcisistica” è di qualità autocompiacimento, la “genitale” è di qualità altruistica.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Gito usa e manifesta l’uso dei seguenti “meccanismi” e “processi” psichici di difesa:
la “condensazione” in “stanza da letto” e in “luce soffusa” e in “sto dormendo” e in “respiro a fatica” e in “occhi sbarrati” e in “disgregando” e in “finire nel buio”,
lo “spostamento” in “vedermi” e in “osservando” e in “visuale” e in “ritornato nel mio corpo”,
la “drammatizzazione” in “Vedo che sto dormendo in maniera agitata, sofferente e vedo che a fatica respiro.” e in “ mi sveglio con gli occhi sbarrati. Sono ritornato nel mio corpo per vedere che poco a poco mi sto disgregando per finire nel buio.”,
la “figurabilità” in “La stanza ha una luce soffusa” e in “vedo che a fatica respiro.” e in “mi sveglio con gli occhi sbarrati.” e in “Sono ritornato nel mio corpo per vedere che poco a poco mi sto disgregando per finire nel buio.”,
la “scissione” in “mi sto osservando ai piedi del letto”,
la “negazione” in “non è la mia, non la riconosco”.
Non sono presenti i processi psichici della “sublimazione” e della “regressione”. Quest’ultima è in funzione nella funzione onirica con il fare al posto del pensare e con le allucinazioni al posto dei concetti, ma si intravede e si suppone in “a fatica respiro” per il suo richiamo all’infanzia e alla figura materna.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Gito presenta un tratto psichico “orale”, affettivo, all’interno di una cornice “fallico-narcisistica”, isolamento individualistico, in evoluzione verso il “genitale”, coinvolgimento. Gito è chiamato a portare in maturazione una “organizzazione psichica” ricca di tratti caratteristici e di amalgamarli senza nulla togliere e senza nulla prendere. L’obiettivo resta quello di compattarsi nelle differenti funzioni dell’unità psicosomatica.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gito forma le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “stanza da letto” e in “luce soffusa” e in “dormendo” e in “vedo” e in “occhi sbarrati”, la “metonimia” in “respiro a fatica” e in “ritornato nel mio corpo”, la “enfasi” in “disgregando” e in “finire nel buio”. Il sogno di Gito è ricco di simbolismo e di figure retoriche, nonché di una vena narrativa con sequenze horror.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una “scissione dell’Io” operata dal protagonista in risoluzione e composizione della “posizione genitale”. Gito approfitta della “scissione dell’Io” per separare la parte istintiva dalla parte razionale e per recuperare la composizione e per riformulare la “libido genitale”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gito di portare avanti il processo di “razionalizzazione” dei conflitti in riguardo alla sfera affettiva e alla sfera erotica e sessuale, il contrasto tra un corpo che desidera e una mente che diffida. Gito deve far perno sulla sua abilità mentale per destituire la carica nervosa che sottende la relazione con le persone significative della sua vita: fidarsi e affidarsi a tutti i livelli senza abdicare allo spirito critico.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nel rafforzamento dell’uso del meccanismo delicato e pericoloso della “scissione dell’Io” operando una rottura della sua unità psicosomatica in un “Io” che vigila e un “Es” che pulsa, una “mente” che pensa e un “corpo” che ha bisogno. Il rischio della degenerazione è lo “stato limite” e la crisi del “principio di realtà”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi” e dei simboli, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gito è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo prevale di gran lunga sulla brevità narrativa, per cui il sogno di Gito merita l’appellativo di “sogno dell’Es”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Gito si attesta in una semplice difficoltà relazionale o in una insoddisfazione del proprio comportamento. Un sogno profondo non ha bisogno di una causa eclatante per essere formulato. Tutt’altro! Basta una libera e leggera associazione o una semplice e lineare emozione.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Gito è surreale. La trama parla di una questione metafisica, l’anima, e di una questione meta-psicologica, la “scissione” tra mente e corpo, attraverso una psicodinamica di riattraversamento e di riformulazione degli investimenti di “libido genitale”.

REM – NONREM

Il sogno di Gito si è svolto nella seconda fase del sonno REM alla luce del simbolismo e delle implicite emozioni. Le linee narrative sono elaborate in tutta semplicità.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Gito è prevalentemente visivo e usa la “vista” in maniera forte in “vedermi mentre sto dormendo.” e in “Mi sto osservando ai piedi del letto.” e in “Vedo che sto dormendo in maniera agitata, sofferente e vedo che a fatica respiro.” e in “per vedere che poco a poco mi sto disgregando per finire nel buio.” Quest’ultima visione produce una coalizione globale dei sensi.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Gito, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Gito, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della surreale, quanto diffusa, psicodinamica. Il sogno di Gito è prossimo all’oggettività o verità di fatto.

DOMANDE & RISPOSTE

Il sogno di Gito è stato analizzato da un lettore anonimo che ha posto le seguenti domande.
Domanda
Niente di paranormale in questo sogno?
Risposta
Il sogno in generale non svolge nessuna dinamica paranormale anche se affronta questioni psichiche in riguardo alle principali angosce umane, quali la morte e la vita oltre la morte o la sopravvivenza dell’anima o energia. Gito ha usato in sogno il meccanismo psichico di difesa della “scissione dell’Io” e della “negazione” e si è rappresentato in un corpo che giace e in una mente che opera dei rilievi sui conflitti psichici del protagonista.
Domanda
Mi è sembrato di capire che lei non crede nell’anima e nell’immortalità dell’anima.
Risposta
Hai capito molto bene.
Domanda
E perché?
Risposta
Preferisco usare altri meccanismi di difesa per curarmi l’angoscia di morte, quella sensazione struggente percepita dai “primati” superiori ed elaborata ideologicamente in mille salse. Gli uomini si differenziano dagli altri animali perché possiedono “processi primari e secondari” diversi, non superiori, nella qualità. Le scimmie superiori o uomini hanno più ragione a discapito del senso e producono riflessioni astratte e costruiscono oggetti simbolici. C’è tanto di altro su questo tema, ma non mi sto a dilungare.
Domanda
Orazio credeva nella sopravvivenza della sua opera poetica.
Risposta
Proprio così. Orazio aveva per tutta la vita tenuto in considerazione la possibilità di morire. Questa presenza costante è stata un esorcismo e una terapia che lo hanno portato a vivere al meglio possibile ogni esperienza di vita e non lasciandosi mancare niente. Il “carpe diem” era il suo antidepressivo, così come la sua angoscia si è scaricata e purificata nelle sue opere poetiche: teoria della “catarsi” di Aristotele.
Domanda
Quindi la psicoterapia dell’esistenza è vivere intensamente e al presente?
Risposta
Senza strafare, è ovvio. “Ci sono dei confini, al di là e al di qua dei quali non si attesta la rettitudine”.
Domanda
Spieghi meglio “la vita oltre la morte” degli americani.
Risposta
Le persone rientrate dallo stato di coma hanno raccontato di essere uscite dal corpo e di averlo osservato dall’alto della stanza, di essersi sentite leggere e di aver vissuto un grande benessere, di aver visto presenze, conosciute e non, che le accompagnavano e suggerivano, di essere ritornate nel corpo con riluttanza e altro. Il coma è l’anticamera della morte, è uno stato di sonno profondo e reversibile in cui l’attività psichica è in atto sotto forma di sogno. Come il sogno del sonno anche quello del coma esprime un vissuto personale, un dato psichico in atto.
Domanda
Ma i sopravvissuti dicono le stesse cose.
Risposta
Perché quando stavano bene, hanno pensato queste cose in riguardo alla morte usando i meccanismi di difesa dall’angoscia. Le religioni esagerano in tal senso con le teorie materiali sul dopo la morte, ma una persona comune pensa e razionalizza in attesa di morire. Questo materiale psichico sottile e quotidiano si sedimenta e viene fuori nei momenti più vicini alla morte. Si elaborano teorie già pensate, sentite e vissute. Sulla morte in sé nulla possiamo dire, perché, come insegnava Epicuro, non è un’esperienza realmente vissuta. Ogni uomo ha una sua convinzione o idea sempre basata sui propri vissuti psichici e sulle produzioni mentali, filosofie e religioni.
Domanda
L’Es è governato dal “principio del piacere” anche nel dolore?
Risposta
L’intensità della sensazione è importante al di là della qualità. Del resto, il sadomasochismo insegna che si può trarre intenso piacere da un dolore fisico, un orgasmo da una violenza fisica o da una vibrazione spasmodica, un appagamento da una sottomissione. Il piacere ha una evoluzione complessa e non si identifica con quello che si intende nel vocabolario e nel linguaggio corrente. Lo stesso Freud aveva definito il sogno come “l’appagamento di un desiderio rimosso”, ma alla luce dei sogni angosciosi gli fu obiettato che la sua tesi non reggeva. La risposta che io ho dato prima, ricalca quella di Freud.
Domanda
Gito ha bisogno di psicoterapia?
Risposta
Si, Gito deve rassodare le consapevolezze che spontaneamente emergono nel sogno attraverso un lavoro organizzato e ordinato su se stesso. Ne ha bisogno per migliorare la qualità della sua vita e delle relazioni con il corpo e con le donne. Il sogno aiuta a sprazzi e in base alle emergenze quotidiane, ma non può procedere con metodo. E poi Gito ha bisogno di chi gli interpreta i sogni. Con un buon compagno di viaggio Gito può arrivare in America ed evitare brutte sorprese per il futuro.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Al sogno di Gito mi è sembrato ovvio associare un bel prodotto culturale di musica leggera
L’ “ANIMA CHE VOLA” DI ELISA
E’ una canzone importante e premiata per il valore letterario del testo, fascinosa nella musicalità e suadente nel messaggio. Elisa l’ha dedicata al suo uomo e al padre dei suoi figli: una canzone d’amore composta dopo la seconda maternità. “L’anima vola” segna il primo lavoro discografico in lingua italiana della cantante friulana.
Ma cosa contiene di “Psichico profondo” questo testo di scuola ermetica?
La metodologia psicoanalitica trova pane per i suoi denti.
“L’anima vola”
Il simbolo “anima” è antichissimo, risale ai primordi dell’umanità. L’antropologia culturale lo attribuisce alla magia, alla religione, alla mitologia, alla filosofia, alla psicologia, alla psicoanalisi, per cui al simbolo si associa anche il concetto. L’anima è il più diffuso ed efficace esorcismo all’angoscia di morte con il suo attributo dell’immortalità. Jung volle che “l’anima” fosse la componente inconscia femminile del maschio, così come “l’animus” era l’equivalente maschile nella femmina. Ci piace pensare che “l’anima” di Elisa sia il suo tratto psichico femminile, la “parte femminile” della sua psiche che si integra con la “parte maschile” per comporre la sua “androginia psichica”. Quest’ultima si attesta nel coniugare attributi psichici maschili e femminili simbolicamente e culturalmente ascritti all’universo maschile e femminile, al di là del loro essere biologico maschile o femminile. Questo per quanto riguarda l’anima. In riferimento alla sua immaterialità è possibile che che l’anima “vola”. Il “volo” richiama il meccanismo di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e si attesta simbolicamente nell’evoluzione della materia verso la spiritualità con il conseguente benessere psicofisico. L’emancipazione dalle dipendenze materiali riguarda “l’anima” e il “volare”. La liberazione dalla pesantezza del corpo e dalla dimensione materiale porta alla sfera eterea del mistero e del mistico. Nel prosieguo dell’analisi del testo si definirà “femminilità” l’anima e nello specifico la “femmina biologica” e la “femmina psichica”.

Il prosieguo della decodificazione lo riservo al prossimo futuro. Questa anticipazione parziale serve a far capire che si dice “anima” ma significa “femminilità”, si dice “immortalità” ma significa “onnipotenza, si dice “morte” ma significa “distacco” et cetera et cetera et cetera. Il linguaggio dei simboli è un altro vocabolario.

“L’anima vola” di Elisa va gustata in onore alla dea madre, vostra madre tutta ricordo o tutta ciccia. Dipende dal grado di fortuna che vi portate addosso.

 

“GLI ACULEI NEL PIEDE”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Gervasio sogna di essere in compagnia di una ragazza e di avere con lei delle effusioni amorose.
Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.
Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.
Sta per succedere qualcosa, ma tutto si conclude con un niente di fatto.
Cambia scena.
Gervasio è seduto e sente degli aculei nel piede.
Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno esprime lo stato psichico in atto, offre una diagnosi, contiene una prognosi, presenta un rischio psicopatologico. Queste nobili e proficue caratteristiche rientrano da sempre nella griglia dei sogni che da due anni decodifico in questo blog.
Nel sogno di Gervasio queste voci sono presenti e non hanno bisogno di essere desunte. Infatti, Gervasio comunica il suo desiderio erotico, le sue paure, la sua diagnosi, la sua terapia. Gervasio espone il suo prodotto psichico in maniera logica consequenziale e riserva i simboli al momento in cui si profila “l’angoscia di castrazione”, per cui è costretto a ricorrere ai meccanismi psichici di difesa della “condensazione” e dello “spostamento” per non scatenare l’incubo e il risveglio immediato.
Pochi elementi danno la possibilità di ricostruire il pregresso psichico che il sogno non dice ma suppone nel suo linguaggio simbolico.
Punto dopo punto si può procedere nella conferma analitica di quanto affermato.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Gervasio sogna di essere in compagnia di una ragazza e di avere con lei delle effusioni amorose.”

Gervasio è un tipo pratico e spedito e il sogno lo rappresenta molto bene. Questa “ragazza” non rappresenta la sua “parte psichica femminile” e tanto meno la platonica compagna di scuola, questa ragazza è il concreto oggetto del suo desiderio erotico e sessuale, una donna giovane in carne e ossa, in ormone e pulsione, in sensi e desiderio.
Le “effusioni amorose” sono reali schermaglie erotiche in espressione di una pulsione desiderativa e niente di simbolico del tipo “comunione di beni”. Gervasio è mezzo sveglio ed esprime in sogno quello che sente e che pensa senza bisogno di difendersi con “condensazioni” e “spostamenti” e altre cianfrusaglie dispersive, almeno per il momento.
Gervasio è nell’ultima fase REM e si trova nello stato psicofisico mattutino di eccitazione sessuale e di desiderio di una donna. Gervasio è mezzo sveglio e mezzo addormentato.

“Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.”

L’approccio è timido e rispettoso anche se spesso sono i particolari, apparentemente deboli, a fare la differenza nell’eccitazione dei sensi.
Sacro e devoto, platonico del tipo stralunato è questo “guardare negli occhi”, una ricerca non dello spirito interiore ma della sicurezza. Gervasio non sa se affidarsi alla donna e la guarda negli occhi come un bambino guarda la mamma per carpirne le intenzioni.
Le “mani” sono simbolo di relazione e di rassicurazione, di rispetto e di riconoscimento, di ruolo e di funzione. Ai padri, ai gerarchi religiosi e ai “mammasantissima” si baciamo le mani e in segno di saluto si dice proprio “baciamo le mani a vossignoria”. Gervasio si apre e dice che ha bisogno di una donna che lo rassicura anche nei delicati frangenti sessuali. La donna è superiore a lui, questa donna che è oggetto ambivalente del suo desiderio sessuale.
Tutto questo secondo il vangelo psichico di Gervasio.

“Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.”

Gervasio costruisce il sogno ed esprime “una forte tensione sessuale”, uno stato di alta eccitazione sessuale. Importante che non si tratti di un’ansia da prestazione, tanto meno di un’angoscia da “castrazione”, un malanno nevrotico che si profila in tutti i figli maschi in conflitto “edipico” con il padre. Gervasio indica la “libido genitale” come benefica molla di tanto eccitante faccia a faccia con la donna.
Il termine “tensione” è preferito all’oculato termine “eccitazione”, quasi come un “lapsus” che tradisce il “fantasma” ambivalente della donna, quella che può far bene e quella che può far male.
Gervasio adulto ha un conto psichico in sospeso che chiede gli interessi proprio nel momento in cui investe la sua “libido genitale”.

“Sta per succedere qualcosa, ma tutto si conclude con un niente di fatto.”

In tanto stato neurovegetativo affiorano pulsioni e desideri, colpe e punizioni, il corredo angoscioso della “castrazione”.
“Qualcosa” si combina con “un niente di fatto”.
Che delusione!
“Si conclude” il travaglio in un andata in bianco, in un fallimento della prestazione, in un inganno del sesso, in una delusione dei sensi, in una frustrazione della “libido genitale”, quella che era partita bene e che poi è regredita all’isolamento narcisistico. Gervasio è troppo artefatto e poco spontaneo nel gioco naturale delle pulsioni, è molto ragionato e difeso. Gervasio è regredito, è pieno di paure in riguardo a se stesso e alle donne, ubbidisce al “fantasma” a suo tempo elaborato e introiettato.
Il “niente di fatto” è totalitario e senza sfumature, si può pensare a un incidente sessuale del tipo una mancata erezione o una eiaculazione precipitosa, piuttosto che a un diniego della ragazza e a un suo tirarsi indietro.

“Cambia scena.”

Illusione!
Apparentemente “cambia scena” onirica, perché in effetti è sempre la stessa: il prosieguo riflessivo di quanto accaduto, dell’incidente sessuale. Il discorso onirico adesso diventa simbolico perché l’angoscia del fallimento indurrebbe il risveglio. Invece, le mirabili capacità del sogno suggeriscono cosa fare e di cosa si tratta. Il sognatore Gervasio interpreta e sana le ferite continuando a dormire.

“Gervasio è seduto e sente degli aculei nel piede.”

Inizio con la decodificazione dei simboli che adesso sono comparsi per difendere il sonno.
“Seduto” condensa la sosta riflessiva, gli “aculei” rappresentano simbolicamente i fantasmi e i traumi in riguardo alla sessualità, il “piede” è il classico simbolo fallico.
Gervasio ha vissuti negativi in riguardo al suo organo sessuale e alla sua funzionalità. Il “piede” ferito dagli aculei attesta di dolorosi tormenti e di “angosce di castrazione”, di una disfunzione d’organo a causa di una conversione in sintomo delle tensioni legate ai fantasmi irrequieti e irrisolti.

“Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”

Colpo di scena!
Gervasio sa di sé e dei suoi traumi.
Gervasio si è messo in discussione perché riesuma senza dolore la conflittualità legata alla sua formazione sessuale. Gervasio ha già sofferto in analisi e adesso deve soltanto riflettere per pochi secondi sulle idee e sulle emozioni che hanno accompagnato la sua evoluzione psicofisica. Di poi, la sua aggressività sessuale, quella sana e necessaria per l’erezione, farà il resto al meglio possibile nelle condizioni psicofisiche date.
Il sogno dice che bisogna giustamente riflettere sui propri “fantasmi” per impedirne l’effetto negativo. La consapevolezza di sé e dei propri traumi è ancora una volta vincente. Meglio: la “coscienza di sé” dispone positivamente verso le pulsioni naturali più delicate, quelle della “posizione genitale” quando la “libido” è relazionata e diretta dall’Io all’esterno.
Ribadisco, in conclusione, che è degno di rilievo il ricorso della funzione onirica ai “processi primari”, ai simboli, pochi ma buoni, per dire e servire, dire il conflitto e servire la terapia continuando a dormire, senza interrompere la benefica funzione rigeneratrice del sonno.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gervasio elabora, in maniera inizialmente discorsiva e di poi simbolica, la psicodinamica della relazione con la donna e nello specifico quella sessuale, rievoca la “parte negativa” del “fantasma” della donna e l’angoscia di “castrazione” legata alla “posizione edipica”, alla relazione conflittuale con il padre. Il sogno mostra in conclusione una buona presa di coscienza al riguardo, suppone una psicoterapia andata a buon fine nella risoluzione del “fantasma della donna” e dell’angoscia edipica di “castrazione”, per cui non ci saranno in atto nell’amplesso sessuale i fantasmi di una madre seduttiva e di un padre punitivo.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel sogno di Gervaso sono in funzione le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
L’istanza vigilante e razionale “Io” è presente in “Cambia scena.”.
L’istanza pulsionale “Es” si manifesta in “avere con lei delle effusioni amorose. Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.” e in “sente degli aculei nel piede. Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”
L’istanza censoria “Super-Io” è implicita in “tutto si conclude con un niente di fatto.”
Il sogno di Gervasio esprime la “posizione psichica genitale” in “essere in compagnia di una ragazza e di avere con lei delle effusioni amorose.”, la “posizione psichica edipica” in “Gervasio è seduto e sente degli aculei nel piede.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Gervasio nel sogno sono la “condensazione” in “aculei” e in “piede”, lo “spostamento” in “Li tocca con la mano e li toglie uno per uno”, la “figurabilità” in “aculei nel piede. Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”, la “drammatizzazione” in “Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.”
Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” non è presente nel sogno di Gervasio.
Il processo psichico di difesa della “regressione” si manifesta normalmente nella psicodinamica neurofisiologica del sognare e si suppone in “Sta per succedere qualcosa, ma tutto si conclude con un niente di fatto.”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Ricordando che “organizzazione psichica reattiva” rievoca il vecchio e popolare “carattere” e la vaga e nobile “personalità”, bisogna rilevare che essa mette in risalto la formazione psicofisica in atto. La “organizzazione reattiva” si forma con l’esercizio vitale e in concorso con l’evoluzione delle varie “posizioni psichiche” in una sintesi organizzata e possibilmente ordinata.
Dal sogno si può desumere il tratto che emerge e la possibile “posizione” richiamata e che si impone rispetto alle altre. I sogni, quindi, non danno un quadro psichico completo ed esaustivo del soggetto, ma soltanto tratti o attributi.
Il sogno di Gervasio esprime decisamente un tratto “edipico” all’interno di una cornice “genitale”: conflitto con il padre e disposizione donativa della “libido”.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gervasio costruisce e usa le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “aculei” e “piede” e in “mani” e in “occhi”, la “metonimia” o nesso logico in “Li tocca con la mano e li toglie”, la “enfasi” o forza espressiva in “Sta per succedere qualcosa”.
Nel sogno di Gervasio prevale il discorso prosaico su quello poetico.

DIAGNOSI

Il sogno di Gervasio dice chiaramente di una conflittualità edipica e di una conseguente “angoscia di castrazione” risolte beneficamente con la psicoterapia. La crisi della “libido genitale” si supera e si ripara con la presa di coscienza.

PROGNOSI

Gervasio deve operare sempre con il “sapere di sé” acquisito e deve usarlo non soltanto nelle relazioni sessuali, ma anche in tutto quello che pensa e che opera. Questa operazione va eseguita senza fanatismo e con la massima naturalezza, lasciando spazio anche all’insuccesso iniziale per compensarsi ampiamente nel finale.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un “ritorno del sintomo” e in una difficoltà temporanea nel vissuto della figura femminile: disturbo erettile ed eiaculazione precoce.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gervasio è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” della parte finale compensa ampiamente il realismo discorsivo della prima parte.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Nel prosieguo del mio studio sui sogni è necessario introdurre la voce in questione per sondare quanto possa essere soggettiva o oggettiva, approssimativa o verosimile la decodificazione del prodotto psichico pervenuto. E’ possibile che l’interpretazione risenta di forzature a causa di una mia arroganza o di mancanza di elementi atti a comprovare quanto affermato, per cui valuterò criticamente la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria.
All’uopo stabilisco una scala da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività e 5 denuncia una forzatura interpretativa e una probabilità di verità. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate.
La decodificazione del sogno di Gervasio, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della sua ridotta simbologia e della chiara psicodinamica.
Voglio significare, ripetendomi, che l’interpretazione ha una buona oggettività scientifica e che non ha subito forzature interpretative.

RESTO DIURNO

Può bastare una semplice pulsione erotica e un altrettanto semplice desiderio sessuale per scatenare il sogno di Gervasio.
Il “resto diurno” o causa scatenante del “resto notturno” o sogno di Gervasio si attesta nella normalità della vita corrente e nelle mille occasioni quotidiane di vivere la propria sessualità e le relazioni eccitanti: ormone e pulsione, desiderio ed eccitazione.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Gervasio ha una qualità fortemente “cenestetica”, comunica sensazioni e suppone percezioni mettendo all’erta il sistema sensoriale di chi legge. Gli esempi seguenti confermano quanto affermato: “avere con lei delle effusioni amorose” e “Lei gli tocca le mani e lui la guarda negli occhi.” e “Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.” e “sente degli aculei nel piede.” e “Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.”.

REM – NONREM

Il sogno di Gervasio presenta una consequenzialità logica e simbolica, per cui è stato elaborato in una fase REM mediana, la seconda o la terza, tra le ore tre e le quattro e possibilmente a traino di una naturale erezione notturna o mattutina.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La funzione della memoria e la vigilanza dell’Io sono, anche se in parte, presenti nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove sono quasi assenti.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi chiamati in causa e in servizio dal sogno di Gervasio sono i seguenti: la “vista” in tutto il sogno e nello specifico in “lui la guarda negli occhi.” e in “Cambia scena.”, il “tatto” in “sente degli aculei nel piede.” e in “Li tocca con la mano e li toglie uno per uno senza provare dolore.” e in “Lei gli tocca le mani”. Il sogno di Gervasio allucina alla grande il “tatto” e nella norma la “vista”. Non sono in atto altri sensi.
Una complicazione allucinatoria sensoriale è espressa in “effusioni amorose” e in “Tra loro due c’è una forte tensione sessuale.”

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha letto la decodificazione del sogno di Gervasio e ha formulato le seguenti domande.

Domanda
Un sogno iniziato male e concluso bene?

Risposta
All’inizio si trattava di un problema sessuale classicamente maschile, la paura della donna e la castrazione, la disfunzione erettile e l’impotenza dell’eiaculazione precoce, ma di poi tutto si risolto positivamente nel ricordo di un conflitto con il padre e in un benessere acquisito grazie alla psicoterapia.

Domanda
Perché il sogno può essere stato provocato dall’erezione notturna e poi si è concluso senza consumare?

Risposta
Il sogno provoca sensazioni e allucinazioni e si articola anche in base alle reazioni neurovegetative. Mi spiego meglio. Gervasio poteva eccitarsi costruendo eroticamente il suo sogno o per un naturale fattore fisiologico, quell’erezione mattutina che è il classico segnale di un benessere corpo-mente. Alla fine del sogno ha prevalso il fattore psichico sul fattore organico, il fantasma e il conflitto edipici con erezione in atto o senza.

Domanda
I sogni del mattino sono più interessanti e intriganti?

Risposta
E’ proprio vero. La causa si attesta sul fatto che si è mezzi svegli, si ricorda di più e si può costruire meglio il sogno. Al mattino la fase REM è prolungata e la fase NONREM è di poco spessore catatonico.

Domanda
Perché?

Risposta
Perché siamo mezzi svegli e perché abbiamo dormito abbastanza e perché le “batterie” si sono ricaricate.

Domanda
Ma è proprio sicuro che Gervasio ha fatto psicoterapia?

Risposta
Determinante è la simbologia dinamica del togliersi gli aculei dal piede senza percepire dolore. Questo è possibile semplicemente perché la sofferenza l’ha vissuta man mano che razionalizzava in seduta i suoi fantasmi edipici.

Domanda
Ma non può essere una difesa?

Risposta
Non sentire dolore per non affrontare il problema? Si tratterebbe, quindi, di una “resistenza” alla presa di coscienza del rimosso, più che di una “difesa” psichica classica. Confermo che l’assenza di dolore suppone tanto dolore vissuto a suo tempo, quindi di un’esperienza analitica vissuta e risolta.

Domanda
Non è un sogno interessante o mi sbaglio?

Risposta
Il sintomo è talmente diffuso che potrebbe sembrare un sogno obsoleto, ma la formulazione e la risoluzione sono degne di grande interesse.

Domanda
Da cosa dipendono la mancanza di erezione e l’eiaculazione precoce?

Risposta
A livello di “fantasmi” insorgono le seduzioni vissute nei riguardi della figura materna e la severità affettiva della figura paterna. Il desiderio ambivalente di affidarsi e di fuggire dalla madre inficia la pulsione sessuale “genitale” o coito e produce come risoluzione a tanto disagio psicofisico la mancata erezione o l’eiaculazione “ante portas, davanti l’ingresso vaginale, o subito dopo la penetrazione. Trattasi di una grande agitazione psichica convertita maldestramente nel corpo e risolta in maniera sessualmente parziale.

Domanda
Sempre colpa del padre e della madre. Un’esagerazione!

Risposta
Si tratta del vissuto del figlio. Nulla contro le figure imprescindibili della nostra origine. Proprio per questa prerogativa sono tanto inquisite.

Domanda
Ci vuole proprio la psicoterapia per risolvere questi disturbi?

Risposta
Una psicoterapia anche breve è determinante. Trattandosi di disturbi clinicamente di lieve entità ma che fanno tanto soffrire il maschio che li vive e li subisce, è importante quanto meno consultare un urologo e soprattutto uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico. Migliorare la qualità della propria vita è il motto di chi si vuol bene e la vita sessuale incide al settanta per cento in tale benefico compito.

Domanda
Mi spiega la funzione rigeneratrice del sonno e del sogno?
Mi sembra di aver capito che sonno e sogno sono abbastanza turbolenti.

Risposta
Osservazione veritiera!
Il sonno nelle fasi REM e il sogno con le sue allucinazioni sensoriali producono fenomeni psicofisici veramente forti e crudi, fenomeni che nella veglia sono psicopatologici. Questo è anche il motivo che induce l’insonnia nel bambino e nell’adulto in associazione al “fantasma di abbandono” nel primo e del “fantasma di morte” nel secondo. La funzione rigeneratrice fisiologica si attesta nella ricarica dei neuroni e nella scarica o abreazione delle tensioni, la funzione onirica s’incentra nella formulazione del materiale psichico che occupa la psiche e nel suggerire la possibile risoluzione.

Domanda
L’insonnia, quindi, è psicosomatica?

Risposta
Escluse le cause organiche, si trova immancabilmente nel corso delle psicoterapie psicoanalitiche una consistente “angoscia di morte” e, più precocemente si è formata, più pericolosa e malefica è. Il sonno viene vissuto come un abbandonarsi alle spire maligne dell’inanimazione irreversibile, la morte, e di conseguenza bisogna sempre vigilare: una tanatofobia.

Domanda
Ma si risolve?

Risposta
E’ resistente e si risolve in parte come tutte le fobie. Certo non è una psicoterapia breve quella che aiuta la remissione del sintomo “insonnia”. E’ un sintomo radicato in fantasmi precoci di abbandono, per cui richiede una certosina ricerca e una cauta analisi.

Domanda
Il sonnambulismo è una forma d’insonnia?

Risposta
Assolutamente no!
Il sonnambulismo è un disturbo del sonno. Il sonnambulo si sveglia senza averne coscienza, non riconosce e distingue il sonno dalla veglia. Il sintomo è pericoloso per l’incolumità della persona perché può buttarsi giù da una finestra o da un balcone o cadere dalle scale. Per questo motivo la prima precauzione è quella di eliminare i pericoli attorno al sonnambulo. Anche in questo caso la psicoterapia è necessaria e salvifica.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

I disturbi sessuali maschili di natura psichica sono legati alla “posizione edipica”, all’aspro conflitto con il padre e alla relazione ambivalente con la madre: l’eiaculazione precoce e ritardata e la caduta dell’erezione.
Quale psicodinamica e quali fantasmi?
Di fronte alla nudità femminile e all’imminenza della penetrazione il pene
o non si erige
o si erige e subito dopo perde l’erezione “ante portas” della vagina
o penetra e subito dopo si affloscia
o penetra e subito dopo eiacula
o penetra e non eiacula.
Queste sono le forme più comuni del disturbo psicosomatico della funzione erettile e della “impotentia coeundi”, ma esistono forme individuali e varianti sul tema degne di essere considerate in un trattamento psicoterapeutico.
La psicodinamica è “edipica”: fantasmi del padre e della madre nella versione “negativa”, padre castrante e madre seduttiva nell’eiaculazione precoce e madre manipolatrice nell’eiaculazione ritardata.
Come insegna il sogno di Gervasio, si tratta di una banale psiconevrosi isterica con conversione, un disturbo delicato risolvibile con le adeguate prese di coscienza e la conseguente riduzione della tensione nervosa in una con i vari e variopinti complessi d’inferiorità e d’inadeguatezza. E’ proprio quest’ultima a creare il corto circuito della mancata erezione e dell’eiaculazione precoce, mentre per l’eiaculazione ritardata la tensione subentra progressivamente in corso d’opera.
La prognosi esige l’amorosa cura del corpo e l’accettazione, altrettanto amorosa, delle fattezze e delle conformazioni anatomiche.
Determinante è, pur tuttavia, la risoluzione della relazione profonda con il padre e la madre e a tal uopo è necessaria la psicoterapia psicoanalitica.
In un periodo storico e culturale in cui vengono fuori quotidianamente violenze sessuali subite a vario modo e a vario titolo, degni di grande importanza sono i traumi prodotti dalla pedofilia e dal mondo adulto psicopatico.

Concludo il sogno di Gervasio con un cumulo di parole liberamente associate in possibile narrazione e tendenti a evocare nel lettore la “posizione edipica”. Si tratta di farina del mio sacco impastata a forma di “reverie”.
Lo spazio è Pieve di Soligo, il tempo è il mese di maggio dell’anno millenovecentoottantadue.

LE PAROLE DI UN RICORDO

Cresciuto attorno a un desco fiorito d’occhi di bambini
e tra gente intimorita dalla fame e dall’autorità paterna,
figure sempre pronte a districare gli enigmi e a sbarcare il lunario,
un bambino,
“ ‘nu criature niru niru”,
chiedeva a una madre indifferente:
“mamma, non lasciarmi solo!”
I suoi occhi erano strani,
un verde scagliato di bruno,
e non sapevano affidarsi
e non sapevano fuggire.
“Vuoi un bacio o una carezza?
Forse vuoi dirmi che ti senti tanto solo
tra gente distratta e senza fantasia?
Io posso offrirti uno sgabuzzino per nascondere le lacrime
o un dimenticatoio per conservare le emozioni.
Sei forse costretto a sentirti vivo?
Non darti in pasto alla nostalgia
e al ricordo di ciò che hai soltanto desiderato!”
Mamma!
Mamma, non regalare le tue belle parole
al filo del telefono con la tachicardia tra i seni
e per le tue belle labbra incerte
ci saranno sempre due occhi splendenti di un bimbo innamorato
che per un momento ha deciso di non sentirsi solo.
I patti sono sempre scellerati.
Lasciali ai mafiosi e alle suore frustrate
che puzzano di santità.
Non tentare la fortuna di un’orgogliosa solitudine
e a un caffè amaro preferirai la follia sincera
di chi ti frastorna e non odora di povertà.
Mamma!
Ti prego, non sentirti sola!
La tua libidine, dimenticala tra le pieghe dei cuscini, a cosa ti serve ormai?
Soltanto io sono la tua insidia.
Se mi parli,
ridono i nostri occhi belli.
Lasciati tentare da un bacio rubato
per averne ancora tantissimi da desiderare.
Non sei d’accordo?
Va bene lo stesso,
ma non essere sola,
ti prego,
e parlami con gli occhi.

“Mela melina,
dolce e carina,
rossa e rotonda,
mela gioconda,
come ti mordo
nel mio ricordo.”

Se ti muovi,
scarica eros il tuo corpo aspro di adolescente cresciuta in fretta
e mai diventata donna.
Come farai a essere madre di otto figli?
Va bene lo stesso,
ma non essere sola,
ti prego,
e parlami con gli occhi.

“Mele meline,
dolci e carine,
rosse e rotonde,
mele gioconde,
come vi mordo
nel mio ricordo.”

Quando cammini, sei tra maschio e femmina,
tra uno sculettare e un incedere imperioso da vanagloriosa qualunquista.
Regali ancora i tuoi seni al destino infame?
Non correre troppo,
altrimenti si vede che sei femmina,
una malafemmina
che della seduzione ha fatto un’arma dolce e micidiale,
come la sirena Lighea,
figlia di Calliope e di un delfino.
I tuoi occhi sono haschisc
o, se vuoi, due tazzulelle e cafè,
ch’i tant l’adda girà
e tant l’adda girà,
ch’o roce d’inta tazza
coppa a bbocca m’adda ‘rivà.
I poeti muoiono sempre
e poi rinascono come i ramarri.
Tu,
per quello che ti compete,
leggimi un po’ ogni sera
per tenermi ancora in vita.
Il poeta è stato oscurato dalla censura delle sue stesse rimozioni.
Che il dimenticare sia sempre lieve.
Hai vissuto soltanto pochi giorni di sole?
Assolvi la tua debolezza
e dolce ti sia ancora e sempre il ricordare.

Salvatore Vallone

 

“MORTA DI PARTO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Qualcuno mi avverte che la mia amica è morta di parto.
Sono dispiaciuta di non essere andata al funerale, ma non so perché non ho partecipato.
Mio marito estrae da una busta una foto scattata dal compagno della mia amica che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli.
Anche la mia amica ha gli occhi aperti, ma il sorriso è un po’ spento.
La foto è stata scattata quando entrambe erano morte.
Mi sveglio angosciata.”

Questo sogno porta il nome di Gilda.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO MANIFESTO

CONSIDERAZIONI

La “Vita” e la “Morte” sono archetipi, simboli universali elaborati sin dai primordi dall’uomo e depositati nello junghiano “Immaginario collettivo” a ricordare di un altro archetipo determinante, la “Madre”, l’origine del “Tutto”, la “ontogenesi” e la “filogenesi”, l’origine di ciò che è e l’amore di ciò che ha avuto origine. Il primo culto e il primo rito hanno riguardato la morte, l’ineffabilità e l’ineludibilità della fine della vita e del distacco dalla realtà.
Inevitabilmente la “Madre” è stata deputata al nascere e al morire. La vita e la morte, archetipi, appartengono alla “Madre” e si estendono all’universo psicofisico femminile.
Il parto è il passaggio obbligato per la continuazione della vita e della morte. La condanna del Dio ebraico, dopo il peccato primario, riguardò proprio le gravidanze e il parto con l’accresciuto dolore del travaglio e la dipendenza al desiderio del maschio da parte della donna.
Sono temi importanti e determinanti che hanno come base l’angoscia di morte, la sindrome depressiva. Di poi, arrivano le varie e variopinte “sublimazioni”: le filosofie, le letterature e l’arte, ma soprattutto le religioni monoteistiche e panteistiche.
Senza la “malattia mortale” l’uomo non sentirebbe l’angoscia, non avrebbe consapevolezza di quella disperazione basata sul morire e soprattutto sul futuro della vita nella morte.
Temi alti e aulici!
E’ già tanto cercare la verità di un sogno in riguardo a questi affascinanti temi.
Sognare il parto e la morte da parte di Gilda significa, quindi, riprendere un tema antico e diffuso, significa parlare di sé attraverso il simbolo della “rinascita” e della “mancata rinascita”, il “nato di sé” e il “non nato di sé”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Qualcuno mi avverte che la mia amica è morta di parto.”

Il “qualcuno” attesta di un significativo anonimato. Gilda si difende in sogno traslando il suo trauma nella persona senza precisa identità, un qualcuno che sa, pur tuttavia, del suo dramma: Gilda non è riuscita a far nascere da se stessa ciò che voleva realizzare ed evolvere, il “non nato di sé”, le aspirazioni, i desideri, i progetti, le emozioni, i sentimenti, dati e fatti psichici che sono rimasti dentro di lei senza poter uscire alla luce della realtà. “La mia amica” è una nuova “traslazione” della sua persona per continuare a dormire e non cadere nell’incubo vedendo se stessa. Gilda non vuole prendere coscienza del trauma di una sua mancata rinascita.
Ricapitolando: il parto è simbolo di “nascita-rinascita”, il “morire di parto” significa non essersi saputa rinnovare e che qualcosa d’importante, su cui tanto aveva investito la sua energia vitale, (“libido”), non è nato in lei.
Il sogno ci spiegherà meglio il contenuto di questo trauma, per il momento ci accontentiamo della psicodinamica.

“Sono dispiaciuta di non essere andata al funerale, ma non so perché non ho partecipato.”

Il “funerale” è il rito della mancata rinascita psichica e della mancata riformulazione esistenziale di Gilda, è il rito della morte del “non nato” che esorcizza l’angoscia depressiva della perdita.
Nella realtà non si può partecipare al proprio funerale, ma in sogno sì. Gilda si è celebrato il rito depressivo della mancata rinascita, ma si è traslata ancora una volta nel rito. Non ha “partecipato” semplicemente perché era troppo sensibile al tema e la sua coscienza si ribellava, non voleva e non poteva ancora capire. Il “non ho partecipato” è una difesa che consente a Gilda di continuare a dormire e a sognare.

“Mio marito estrae da una busta una foto scattata dal compagno della mia amica che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli.”

Fino a questo punto si evidenziava il “non nato” generico di Gilda e non c’era traccia del suo “nato” e tragicamente defunto, “la bambina”. Riformuliamo la trama del sogno: Gilda ha perso “parti psichiche di sé” che aveva elaborato e che aveva posto in essere, un’idea, un progetto, un desiderio. Appare il “marito” e si manifesta una figura ambigua e un figuro losco perché consegna in “una busta” l’immagine del lutto depressivo, la perdita irrimediabile e truculenta della maternità o del suo essere stata una bella e tenera bambina.
Qual’era l’idea o il progetto di Gilda?
Una maternità o l’inutilità della maternità?
Il “compagno della mia amica” è la piena “traslazione” difensiva del “marito” di Gilda, operazione richiesta dal sogno per continuare il sonno e per non incorrere nell’incubo interrompendo il sonno e il sogno. Ma il “marito” è direttamente coinvolto nell’estrarre “da una busta una foto” sul tragico evento, un complice e un autore che Gilda rappresenta in sogno sempre per ridurre i livelli di angoscia.
A questo punto si può desumere che il marito è il personaggio incriminato, la causa del dramma di Gilda.
Ma quale dramma?
Gilda ha perso una bambina?
Gilda non può aver figli?
Il marito non vuole figli da Gilda?
Il marito non riconosce i figli che ha avuto da Gilda?
Non è ascritto a merito di Gilda da parte del marito l’avergli dato dei figli?
Il sogno si complica e giustamente non è chiaro e semplice oppure mancano dei pezzi che avrebbero aiutato la giusta decodificazione.
Ma imperterriti procediamo!
La “busta” è un simbolo femminile e rappresenta la recettività affettiva e sessuale.
La “foto” comporta una leggera presa di coscienza e condensa la rappresentazione del trauma in maniera emotivamente blanda, sempre a fini di tutela del sonno e del sogno e per non incorrere nell’incubo: una gentilezza del sogno per continuare a dormire.
Questa “foto”, “che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli” è il trauma della frustrazione, della vanificazione, della perdita della funzione genitale materna.
Il grido “a nulla valse essere madre” è rivolto in privilegiato riferimento al marito.
Il dramma di Gilda verte sulla carta d’identità: io madre e io moglie, noi famiglia.

“Anche la mia amica ha gli occhi aperti, ma il sorriso è un po’ spento.”

Adesso Gilda analizza se stessa nella “mia amica” e si scopre una donna viva e mentalmente lucida, “ha gli occhi aperti”. Gilda non è morta, ma è triste, neanche angosciata, vede la realtà in atto senza “sorriso”, senza partecipazione e coinvolgimento, non investe “libido”, ha un consistente “fantasma di perdita” in circolazione psicofisica. La gioia di vivere è soltanto un ricordo: “spento”.

“La foto è stata scattata quando entrambe erano morte.”

Gilda precisa l’origine temporale della sua reazione psichica all’evento traumatico e la blanda presa di coscienza. I “fantasmi” della perdita depressiva e d’inanimazione” sono intercorsi nel momento in cui Gilda non ha saputo rinascere e riformularsi, ristagnando nella dipendenza e nell’attesa che giunga il “deus ex machina” delle tragedie greche a risolvere il suo caso.

“Mi sveglio angosciata.”

Il sogno di Gilda non si conclude nell’incubo, ma si conclude nella realtà psichica in cui è approdata la nostra eroina. L’intensità emotiva progressiva ha portato al risveglio e alla ratifica che Gilda non ha saputo rinascere e riformularsi e aspetta inerte e passiva da dipendente che qualcuno investa su di lei e non il contrario, che lei si dia da fare per risolvere la frustrazione riprendendo il normale equilibrio psicofisico ed esistenziale.

PSICODINAMICA

Inizialmente il sogno di Gilda sviluppa il tema psichico del dolore collegato al “non nato di sé”, di poi si evolve nel trauma della perdita e dell’inanimazione. Particolare risalto viene dato alla figura dell’altro, il marito, in quanto causa dello scatenarsi dei fantasmi depressivi deputati a esprimere il quadro psichico profondo in atto. Il sogno di Gilda si lascia decodificare con difficoltà a causa della mancanza dei qualche pezza simbolica giustificativa.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Agisce l’istanza “Es”, rappresentativa delle pulsioni, in “morta di parto” e in “la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli”.
L’istanza psichica deputata alla vigilanza razionale, “Io”, si manifesta in “Qualcuno mi avverte” e in “Sono dispiaciuta” e in “ma non so”.
L’istanza morale e censoria del “Super-Io” risulta assente.
Le posizioni psichiche richiamate dal sogno di Gilda sono quelle “orale” e “genitale” in quanto sono presenti intensi bisogni affettivi e dipendenze psichiche che impediscono la rinascita e la riformulazione.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia dominante è la “traslazione” in “qualcuno” e in “mia amica” e in “compagno mia amica” e in “funerale”.
Il meccanismo della “condensazione” funziona in “morte” e in “parto” e in “bambina” e in “occhi aperti” e in “sorriso spento”.
Il meccanismo psichico di difesa dello “spostamento” è presente in “mia amica” e in “funerale”.
Il meccanismo psichico di difesa della “drammatizzazione” si vede chiaramente in “lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli.”
I processi psichici di difesa della “sublimazione della libido” e della “regressione” non contribuiscono alla formazione del sogno di Gilda.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

La “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità o struttura psichica, evidenziata nel sogno di Gilda è “orale” con marcati tratti depressivi, sensibilità alla perdita degli affetti di cui è fortemente bisognosa.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gilda evidenzia le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “morte” e in “parto”, la “metonimia” o relazione logica e concettuale in “funerale” e in “bambina” e in “busta” e in “foto”, la “enfasi” o forza espressiva in “morta di parto” e in “che ritrae lei e la bambina appena nata con degli occhioni molto grandi e belli”.

DIAGNOSI

La diagnosi del sogno di Gilda dice che è in atto l’azione improvvida di un “fantasma depressivo di morte”, che la protagonista ristagna in una condizione di mortifera attesa di qualcosa di nuovo o di evolutivo senza concorrere nella rinascita di “parti psichiche” significative di sé.

PROGNOSI

La prognosi esige che Gilda prenda in mano amorosamente il suo destino di donna e si renda autonoma da qualsiasi figura che le abbia procurato frustrazioni del suo essere femminile di donna e di madre.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una degenerazione della sindrome depressiva e in uno stato di prostrazione psicofisica molto vicino a una confusione mentale con apatia e disinvestimenti di “libido”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gilda è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il sogno di Gilda è stato provocato dalla diretta provocazione di un episodio o di un fatto attinente alla tematica della depressione e dell’abbandono all’interno della sfera coniugale.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica è depressiva in quanto insiste sul tema della perdita e del distacco affettivo in specifico riguardo alla realizzazione personale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Gilda pone la questione della “rinascita” in vita e in contrapposizione alla “resurrezione” dalla morte a nuova vita materiale o spirituale.
E’ possibile la rinascita in vita?
E’ possibile la rinascita dopo la morte?
La risposta è affermativa per quanto riguarda il sapersi riformulare in vita a livello psicologico, specialmente dopo una crisi di qualsiasi natura e qualità.
Cosa succede e come si ottiene?
Portando a risoluzione razionale e alla coscienza tutti i “fantasmi” più turbolenti come quelli depressivi e di morte, quelli legati alla perdita e alla “morte in vita” o alla caduta degli investimenti di “libido”.
Il Buddismo è una fede ecologica dell’immanente che parla di un eterno ritorno dell’anima in una serie di reincarnazioni, di qualsiasi tipo e di qualsiasi natura, fino alla raggiunta “catarsi” della colpa impura.
Le religioni trascendenti e monoteistiche attestano la fede principalmente nella resurrezione e nella sconfitta della morte con la vita eterna tramite obbedienza alla Legge di Dio.
La teoria teologica cristiana della resurrezione è collegata alla resurrezione di Cristo dopo la crocifissione.
Trattasi a livello psicologico di strategie fideistiche per risolvere il famigerato “fantasma di morte” e l’angoscia collegata che perseguita l’essere umano fino alle malattie psicosomatiche più resistenti e difficili da guarire. Nella degenerazione delle cellule nervose, neuroni, è implicito un “fantasma di morte” con la relativa spasmodica carica d’angoscia che annienta la memoria e l’identità.
A tal uopo vedi le demenze presenili e senili e “morbi” di varia qualità.
A conclusione del sogno di Gilda propongo l’attento ascolto e la posata riflessione su una popolare canzone di Riccardo Cocciante che, come al solito, non è una semplice canzone, ma un messaggio mistico di ordine panteistico, più vicino al Buddismo che ad altra fede ed esplicitamente elaborato in esorcismo dell’angoscia di morte.
Con questa canzone voglio significare che i sogni dicono quello che è già stato detto in altro modo: “nulla di nuovo sotto il sole”.
Gustatevi musica e testo di “Cervo a primavera” in completamento positivo ed ottimistico del sogno di Gilda.

 

L’UOMO SENZA QUALITA’… MA SOLO PELLE

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“Maria sogna un uomo alto, senza occhi, senza bocca, senza naso, …. solo pelle.”

Il sogno di Maria è sicuramente verace nel suo essere ridotto a tratti simbolici  non viziati dalla difesa della retorica. I dadi sono lanciati sul tavolo: “alea iacta est”. Adesso bisogna decodificare l’altezza di un uomo, gli occhi, la bocca, il naso, la dominanza totale della pelle, di poi bisogna convertirli nell’opposto. Buttiamoci nel fascino dell’impresa.

Carissimi internauti,

vi offro subito le sintesi: l’uomo alto condensa la figura paterna, gli occhi condensano la realtà e la funzione razionale, la bocca condensa la “libido orale”, il naso condensa la “libido sessuale maschile”, la pelle condensa la “libido epiteliale”.

Approfondiamo i simboli e poi li combiniamo nella loro psicodinamica per venire in aiuto alle emergenze psichiche di Maria.

La “altezza” rappresenta le valenze dell’autorità e dell’autorevolezza, la figura paterna agli occhi e nei vissuti dei figli bambini, il fascino imponente delle dimensioni e del ruolo, la garanzia della protezione e della sicurezza, il futuro e benefico “Super-Io” come riconoscimento del limite etico e morale, il senso del sacro.

Gli “occhi” condensano il “principio di realtà” su cui si basa la funzione razionale dell’”Io”. La “vista” segna simbolicamente il discernimento del “processo secondario” con i suoi principi logici di “identità” ( A = A), di “non contraddizione”( A non è NON A), del “terzo escluso” (o è A o è NON A), come ventiquattro secoli fa sentenziava il grande Aristotele. Gli “occhi” implicano la vigilanza dell’Io e la limpidezza della coscienza.

La “bocca” è l’organo primario dell’aggressività finalizzata alla sopravvivenza, l’organo privilegiato di contatto con la realtà esterna subito dopo la nascita e durante il primo anno di vita. La bocca sviluppa la “libido orale” ed evolve la rudimentale organizzazione psichica. Oltre che l’organo dell’aggressività, la bocca è soprattutto l’organo dell’affettività, perché la traslazione simbolica del cibo è l’amore materno che, di poi, si evolve nella sfera affettiva.

Il “naso” rappresenta simbolicamente l’organo sessuale maschile. Di conseguenza, condensa, oltre alla capacità erotica, l’orgoglio virile che poi si trasla nel potere. Il “naso” si associa alla “fase fallico-narcisistica” dell’evoluzione degli investimenti della “libido” e, di poi, si evolve nella “fase genitale”, quando la “libido” viene investita con finalità generose di dare e di avere: in questo caso si parla di maturazione affettiva e sessuale, di capacità d’amare l’altro.

La “pelle” condensa la “libido epiteliale”, la sensibilità erotica fine a se stessa e intenzionata al proprio appagamento. La “pelle” rievoca simbolicamente la figura materna e le carezze della prima infanzia, i benefici psicofisici del calore affettivo e del contatto corporeo.

Queste le decodificazioni dei simboli del sogno di Maria.

Adesso bisogna convertirle al negativo per tracciare la psicodinamica di questo sintetico ma denso “resto notturno”.

Maria sogna una figura maschile importante e significativa, senza “principio di realtà” e senza discernimento, ottuso a livello intellettivo, senza vigilanza e senza limpida coscienza di sé, senza affettività e incapace di amare, senza aggressività e in balia dell’altrui volontà, senza capacità di amare e di amarsi, senza potere su di sé e sugli altri, senza amor proprio e dignità, svirilizzato, immaturo a livello affettivo e sessuale, un uomo “infante” tutto preso egoisticamente dalle carezze della mamma e incapace di relazionarsi in maniera adulta. Il sogno di Maria traccia questa tipologia di uomo non certo esaltante e raccomandabile, un uomo bambino e incapace d’intendere e di volere: uomo senza qualità e senza dignità che nasconde una “scissione” psichica o una pesante depressione.

A questo punto la domanda è lecita: si tratta della “proiezione” della “parte negativa del fantasma del maschio” di Maria o si tratta dei vissuti collegati a un’esperienza relazionale? La risposta ponderata esige il concorso di entrambe le “proiezioni”. Inequivocabilmente la precisa simbologia del sogno attesta che si tratta di “proiezione” del fantasma della “parte maschile rifiutata”, una simbologia fantasmica elaborata dalla psiche dormiente. Ma non basta, perché il fantasma deve essere scatenato dal “resto diurno” di Maria, dall’aver pensato, visto o contattato questo tipo di uomo senza qualità e di averlo rielaborato nel “resto notturno” , il sogno.

Maria sa e Maria decide.

La prognosi impone la valutazione adeguata degli investimenti della “libido” nella sfera affettiva. Maria non deve relegarsi al ruolo materno di protezione e di soccombenza nei confronti degli uomini.

Il rischio psicopatologico si attesta nel sacrificio dell’affettività e nella conversione isterica delle pulsioni e dei bisogni inappagati, oltre alla conversione della rabbia in scariche nervose di varia intensità.

Riflessioni metodologiche: esiste un uomo senza qualità e solo pelle? Il sogno di Maria cosa indica e cosa insegna? Clinicamente si tratta di una pesante “sindrome depressiva” o di uno stato “borderline” presenti nelle “organizzazioni narcisistiche del carattere” e di poi maturate nella conseguente struttura. In sintesi, si tratta di un arresto dell’evoluzione degli investimenti della “libido”e di una “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”. E’ compromessa la capacità di amare l’altro. La “organizzazione narcisistica” viene definita il “complesso di Dio” e si attesta nell’esibizionismo, nel distacco affettivo, nell’inaccessibilità emotiva, nelle fantasie di onnipotenza: una brutta bestia!