EROS E TANATHOS

TRAMA DEL SOGNO

“Sono in una macchina insieme ad altre due persone: una è la mia fidanzata, che siede nel sedile passeggero anteriore e l’altra persona è l’autista: uno sconosciuto, calvo, dallo sguardo di ghiaccio.

Io siedo nel sedile posteriore.

Io e la mia fidanzata iniziamo a discutere e alziamo i toni della voce. L’autista caccia una pistola e le spara tre colpi al corpo.

Lei non muore, ma resta ferita e ci ritroviamo in una casa lussuosa, in una Sicilia gattopardiana e io mi scuso con lei continuamente per aver provocato questa situazione.

Lei è ferita e sanguina molto, ma è capace a stare in piedi e parlare. È un po’ offesa e un po’ arrabbiata, ma in fondo sembra che possa perdonarmi.

Io intanto sono nudo e mi vergogno.

Ad un certo punto in stanza entrano sua sorella (mia cognata) e un’amica di sua sorella ed io mi nascondo dietro il tavolo perché sono completamente nudo.

A questo punto mi sveglio, molto turbato, e non prendo sonno prima di un’oretta.”

Questo sogno è di Oneiro.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Sono in una macchina insieme ad altre due persone: una è la mia fidanzata, che siede nel sedile passeggero anteriore e l’altra persona è l’autista: uno sconosciuto, calvo, dallo sguardo di ghiaccio.”

Oneiro è il nome scelto dal protagonista di questo apparentemente languido psicodramma e si traduce “onirico”, “sognante”, “subliminale”, “crepuscolare”, “fantasioso”, “inconsapevole”, “trasognato”, “felliniano”. L’interpretazione del sogno dirà anche se la scelta del nome è del tutto casuale o è attinente ad alcuni tratti della struttura psichica di Oneiro, alla sua “organizzazione psichica reattiva”, alla sua formazione psichica evolutiva. Dopo questa iniziale scommessa diventa interessante l’immersione nel mondo profondo di Oneiro.

La “macchina”, è ormai risaputo, simboleggia la sessualità con i suoi meccanismi neurovegetativi, spontanei e naturali, quasi meccanici, dal momento che l’azione dell’Io è notevolmente ridotta a causa della pulsionalità istintiva che governa e contraddistingue l’umana funzione sessuale.

Oneiro è in piena tresca erotica e sessuale con “altre due persone”. Meglio: Oneiro sogna di vivere la sua sessualità portandosi dietro due “immagini” elaborate nel tempo e per la precisione si tratta della “immagine della donna” rappresentata nella figura della sua “fidanzata” e la “immagine dell’uomo”, “l’autista” automatico, aggressivo, senza idee, freddo, glaciale, il maschio che guida la macchina e che si accompagna alla sua fidanzata. Insomma, Oneiro sta rivisitando in sogno le “immagini di sé” come parte della coppia e durante l’amplesso erotico e sessuale, nei preliminari del coito, nella dimensione intima e privata, la vita a modo suo “amorosa”. Oneiro sta osservando se stesso e nello specifico i modi di relazionarsi eroticamente e sessualmente con la sua “fidanzata”. In questa naturale e primaria operazione difensiva di “sdoppiamento dell’imago”, meglio “proiezione”, Oneiro scopre quella “parte psichica di sé” caratterizzata dalla calvizie o carenza depressiva di idee e di progetti, dallo “sguardo di ghiaccio” o freddezza affettiva e ridotto coinvolgimento sessuale, nonché poche prospettive progettuali. Insomma Oneiro è “sconosciuto” a se stesso, “uno sconosciuto”, uno strano “sconosciuto” perché teme di essere “l’autista” e sa di essere “l’autista”, un uomo che guida i meccanismi della sua macchina sessuale senza il naturale coinvolgimento e la dovuta partecipazione: “l’homme que regarde”. Oneiro vive male se stesso e la sua donna, “fidanzata”, a causa dello “autista”, quell’uomo “sconosciuto”, “calvo e dallo sguardo di ghiaccio”. Oneiro non si accetta e, allora, in sogno si sdoppia e di “proietta” in questa “immagine negativa di sé” per continuare a dormire e non cadere nel risveglio con l’incubo. Ricordo che quest’ultimo si attesta nella coincidenza del “significato latente” con il “significato manifesto” del sogno.

Per adesso e fin qui la decodificazione può già bastare al fine di operare le giuste riflessioni, ma andare avanti è necessario, oltre che degno di curiosità e interesse.

Io siedo nel sedile posteriore.”

Oneiro è sornione, psichicamente difeso, “siede nel sedile posteriore”, si guarda quando fa sesso o fa l’amore che dir si voglia, si osserva per bisogno di essere formalmente a posto e secondo i suoi bisogni soggettivi e le sue necessità personali, si defila nelle retroguardie per potersela svignare al momento opportuno e dire a se stesso “quello non sei tu”. In effetti, l’uomo seduto “nel sedile posteriore” è “l’immagine positiva di sé”, la “parte positiva del fantasma” della sua persona, la “rappresentazione di sé” vissuta ed elaborata nel corso della sua formazione ed evoluzione psichiche: un uomo che teme di essere come “l’autista” della macchina, sessualmente freddo ed affettivamente gelido, e che si scinde e si osserva al fine di evitare di essere quello che teme. Ricordo che il “fantasma” è la rappresentazione primaria legata alla modalità del pensiero infantile e che la “scissione delle imago” è un “meccanismo primitivo di difesa dall’angoscia”. Oneiro, quindi, in riguardo alla sua vita sessuale, usa queste modalità e questo meccanismo, entrambi risalenti all’infanzia. Niente di negativo, tutto normale e possibile, ma di certo l’evoluzione è stata bloccata in questo settore delicato della vitalità umana come la sessualità e soprattutto è stato compromesso il coinvolgimento erotico e sessuale con una donna. In specie, se è la “fidanzata”, la questione relazionale e umana si complica per entrambi i soggetti in questione, il fidanzato e la fidanzata. Quest’ultima, in particolare, deve stare in questo gioco dinamico difficile da comprendere e far proprio.

Io e la mia fidanzata iniziamo a discutere e alziamo i toni della voce. L’autista caccia una pistola e le spara tre colpi al corpo.”

Come non detto!

Ecco la suddetta questione papale papale, precisa precisa!

Neanche un indovino avrebbe potuto prevedere tutto questo, ma la Psicoanalisi del sogno certamente è di casa in questi intrighi relazionali di cui non si parla con nessuno e spesso neanche con il partner.

Traduco il capoverso così significativo ed esplicativo.

Oneiro discute con se stesso e si pone il suo problema traslandolo per difesa dall’angoscia nella fidanzata al punto che la fa arrabbiare e gridare: “alziamo i toni della voce”, perché il problema personale e, di poi, relazionale non è da poco, è grande, anzi è colossale, dal momento che la “parte psichica negativa” di Oneiro, la rappresentazione fredda e anaffettiva, istruisce un coito violento: “caccia una pistola e le spara tre colpi al corpo”. Insomma, non siamo mica combinati bene, se, quando si fa l’amore o il sesso o si penetra la vagina o si è in intimità con la propria fidanzata, ci si spoglia di qualsiasi calore affettivo e dolcezza relazionale e si diventa un freddo frequentatore del bordello di Malta, un uomo asettico, freddo, glaciale, senza le qualità umane e sessuali che la circostanza e il ruolo richiedono. Non si può andare a letto con la propria ragazza e trattarla come un pezzo di legno su cui intagliare le tacche dei propri trofei. La donna non è il calcio della tua pistola. Tutto questo non si può fare in primo luogo per se stessi, perché è la chiara prova che non ci si rispetta e non si rispetta. Insomma, Oneiro, per dirla con Freud e la sua dottrina, è in piena “fase narcisistica” e fa sesso con se stesso andando a letto non soltanto con la sua fidanzata, ma anche con l’autista. “Queste son situazioni di contrabbando”, canta ancora dal cielo stellato Enzo Iannacci in “Messico e nuvole” a proposito del divorzio. Si va a letto in tre e chissà quanti altri “fantasmi” innominati e non riconosciuti si intrufolano tra le lenzuola di un motel o sui sedili della mitica “cinquecento”. Insomma, non si può trattare di merda la fidanzata facendola sentire nell’intimità sessuale e affettiva una parte poco importante del corredo e dell’arredamento.

Dal faceto, non tanto faceto, andiamo sul serio, non tanto serio come tutte le umane cose.

Il problema di Oneiro è in primo luogo l’angoscia del coinvolgimento affettivo con una donna, erotico e sessuale di conseguenza. Oneiro non opera investimenti di “libido genitale”, ma è fermo e conosce molto bene gli investimenti di “libido narcisistica”, quella che alla coppia fa solamente danno e arreca detrimento all’equilibrio psicofisico e relazionale. Oneiro deve maturare per poter stare in coppia da uomo, con il suo ruolo maschile, con la sua storia e la sua formazione evolutiva. Proprio quest’ultima abbisogna di essere portata avanti nella “posizione psichica genitale”, la dimensione donativa e generosa verso di sé e verso il partner, la relazione matura e completa che non ha bisogno di altro, se non del piacere reciproco di avere un piacere completo di ordine sessuale e soprattutto affettivo. In sintesi: Oneiro fa sesso con la fidanzata e non è soddisfatto della sua persona e della sua prestazione, nonostante la pistola, chiaro simbolo fallico, e “i tre colpi sparati al corpo” e non all’interezza della persona che risponde formalmente al ruolo di sua “fidanzata”. Oneiro fortunatamente non è contento di sé e del suo virile operato che sa tanto di immaturità affettiva e di angoscia dell’investimento e del coinvolgimento. “En passant”, capita di solito tutto questo “bailamme” ai figli di mamme possessive che hanno impedito e bloccato l’evoluzione dei figli per i loro bisogni e le loro angosce depressive e abbandoniche. Naturalmente devono essere i figli a liberarsi anche se le mamme sono resistenti e restie a lasciarli volare fuori del nido e, tanto meno, ad affidarli ad altre donne. Tutto questo viene detto sempre “en passant”.

Lei non muore, ma resta ferita e ci ritroviamo in una casa lussuosa, in una Sicilia gattopardiana e io mi scuso con lei continuamente per aver provocato questa situazione.”

Oneiro è un uomo sensibile e colto. Oneiro ha fatto delle sue conoscenze e delle sue letture anche materia psicologica di identificazione e di identità psichiche. Oneiro si è parzialmente identificato nel corso della sua tormentata formazione in don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata, il Gattopardo. Oneiro ha letto o visto a suo tempo il capolavoro di Giuseppe Tomasi, a sua volta duca di Palma e principe di Lampedusa , “Il Gattopardo” per l’appunto, ed ha assimilato la figura burbera e severa, nonché sessualmente a suo modo attiva di don Fabrizio, quello che andava regolarmente dalle “benefattrici” in quel di Palermo e che faceva tirare giù tutti i santi del Paradiso alla moglie Maria Stella quando le toccava sottostare, nel senso concreto della parola, al corpo monumentale del marito principe e in crisi per astinenza sessuale, più che erotica e affettiva. Del resto, don Fabrizio Corbera è la classica espressione del Narcisismo decadente e sornione che si arrende soltanto alla Morte e non al Mondo, è un uomo che non concepisce gli altri come persone su cui investire sensi e affetti, “libido”, gente da amare insomma. Don Fabrizio non ama neanche i suoi figli, è attratto soltanto dalla sua immagine giovanile “proiettata” nel giovane nipote Tancredi. Con i propri figli don Fabrizio è di una freddezza glaciale, con la moglie esercita il diritto sessuale più bieco e atavico, lo scarico animale della “libido narcisistica”. Oneiro si scusa con la sua fidanzata e la illude compensandola con una “casa lussuosa” e con i beni di consumo venale, ma non è contento in primo luogo di se stesso con se stesso, per come tratta se stesso in questa circostanza affettiva e sessuale, non è contento di come vive e gestisce la sua vita e la sua vitalità. Oneiro ha la consapevolezza che “questa situazione”, questa “modalità psichica narcisistica” di porsi con le donne non va per niente bene e che va evoluta e portata a giusta maturazione. Decisamente e volentieri in coscienza mi ripeto e dico che Oneiro non è contento di se stesso. Ergo, si pone l’esigenza ineludibile di muoversi e di cambiare registro e spartito.

Meno male e viva l’Italia tutta intera, dalla Sicilia al Friuli!

Lei è ferita e sanguina molto, ma è capace a stare in piedi e parlare. È un po’ offesa e un po’ arrabbiata, ma in fondo sembra che possa perdonarmi.”

Oneiro si rende conto che la sua fidanzata o la sua “lei”, come la definisce da due capoversi, è offesa nella dignità di persona e soffre molto non soltanto a livello psicologico, ma anche a livello di equilibrio psicofisico, energetico o libidico. Oneiro si rende anche conto o si illude che la sua “lei ce la fa e ce la potrà fare, perché “è capace” di mantenere la schiena dritta e di comunicare la sua insofferenza e sofferenza “in primis”, perché ha una personale e originale vitalità di persona “ferita” e che “sanguina molto”. A tutti gli effetti si tratta di “proiezioni” di Oneiro nella sua “fidanzata lei”, è tutto materiale psichico dell’uomo che se la racconta a suo uso e consumo soltanto per non modificarsi e adeguarsi dignitosamente alla situazione di coppia. E’ proprio Oneiro che è offeso con se stesso da se stesso, è arrabbiato con se stesso, ma soltanto e sempre “un po’ e mai abbastanza per prendere consapevolezza e adire al cambiamento psichico e relazionale. “In fondo” si può sempre perdonare, assolvere in queste insolvenze e incongruenze. Oneiro sente che non va bene la sua “posizione psichica narcisistica” quando si trova con la sua “lei”, sente che ci vuole la “posizione psichica genitale” per amarsi e per amare, sa che la sua situazione psicofisica non è matura al punto di donarsi e donare, al punto di concepire il “dono” come la novità psichica della sua evoluzione: il riconoscimento dell’altro. Questo è il “dono” e non i soliti baci perugina o le caramelle di Annamaria Mazzini in “Parole, parole, parole”. Il “dono” è il riconoscimento dell’altro ed è il segno della maturazione psichica effettuata e assimilata. Adesso puoi essere anche padre, mio caro don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata, mio caro Gattopardo. Adesso non solo puoi amare Maria Stella, ma la puoi anche onorare della tua bella persona senza vanagloria e prevaricazione, senza raccontarsi la storia dell’uomo fatale e originale che girava per il mondo alla ricerca della sua “metà mela”. Quante stronzate sono state elaborate al fine dell’immobilità e sacrificate sull’altare della demenza televisiva e giornalistica.

Io intanto sono nudo e mi vergogno.”

Hai capito il perché, mio caro Oneiro, uomo del tempo andato e sognatore di un cielo stellato tutto tuo?

Finalmente “nudo”, finalmente Oneiro è innocente e senza difese, finalmente è privo degli inutili “meccanismi psichici di difesa dall’angoscia”, quelli che non servono e sono pericolosi per l’equilibrio psicofisico individuale e relazionale, dal momento che nessuno al mondo è un’isola bagnata o un asteroide ghiacciato. La nudità attesta della prima atavica consapevolezza dell’uomo chiamato Adamo e della donna chiamata Eva, la primaria “coscienza di sé”, il primo “sensus sui” possibile soltanto nel momento in cui si deroga dalla Legge del Padre e della Madre per diventare “auto-nomi”: “legge a se stessi”. Finché si è in minorità psicofisica, la nudità è possibile e praticabile. Puoi sempre dire a te stesso e agli altri che “non sapevi”, non eri consapevole, non avevi il gusto e l’olfatto di te, non avevi sentito la voce del potere, ma, quando ti accorgi di essere “nudo”, vuol dire che sei cresciuto e il voler stazionare nella posizione ingenua e innocente ti rende ridicolo ai tuoi occhi “in primis” e agli occhi degli altri “in secundis”. La vergogna è la vertigine della libertà. Mai sensazione e sentimento sono stati positivi e fattivi. Pudet, Oneiro pudet. Dopo aver istruito la competizione tra Eros e Tanathos, Oneiro si vergogna per tutto quello che non ha ancora scoperto di sé e non ha messo in atto, si vergogna del “non nato di sé, di tutto quello che poteva far nascere di sé e di cui ha impedito il venire alla luce. La “vergogna” è la latina “verecundia”, la molla che scatta nel momento in cui tu assumi sulle tue spalle il carico della tua natura di esistente e aspiri alla liberazione dalle dipendenze e in primo luogo le tue, quelle che ti sei costruito per difesa dal coinvolgimento con te stesso e con gli altri, quelle sovrastrutture ideologiche che ti bloccano in un ruolo gratificante e in un modo, tutto sommato, accettabile per continuare a vivere da solo insieme agli altri: una vita da Narciso in attesa di arrivare alla ingannevole fonte ed estrarre il pugnale o annegarsi della propria limpida acqua.

Ad un certo punto in stanza entrano sua sorella (mia cognata) e un’amica di sua sorella ed io mi nascondo dietro il tavolo perché sono completamente nudo.”

La tematica antica del “Genesi” ritorna a vivere nella fattispecie di un uomo nudo che cerca la sua identità migliore e di evolversi verso il “dono”, un uomo chiamato Adamo, pardon Oneiro, un uomo strutturato e difeso che prova disagio nel sentirsi nuovo e nella condizione buona per evolversi e migliorarsi: la perdita delle difese inutili da effettuare non soltanto nei riguardi della sua “fidanzata” o della sua “lei” a seconda della vostra bontà, ma nei riguardi dell’universo femminile, di tutte le donne del mondo, quelle che Oneiro ha introiettato sotto forma di sorella o cognata e di amica della sorella o cognata. Oneiro si porta dentro, “entrano in stanza”, un “fantasma della donna” che deve essere riconsiderato nella sua “parte positiva e negativa”, meglio che deve essere evoluto nella rappresentazione della donna e senza le distinzioni oppositive che da bambino, come tutti i bambini umani, ha elaborato sulle ali del suo “pensiero primario”, Fantasia, e sotto le sferzate dei “processi primari” che chiedono a qualsiasi infante di rappresentarsi quello che vive dentro, a dare forma alle sue sensazioni semplicemente per difesa dall’angoscia dell’indefinito e dell’indeterminato, l’angoscia di morte di cui tutti i bambini soffrono insieme all’abbandono. Oneiro è ancora fermo al “fantasma della donna” e si è arenato per difesa dalla donna nel suo “narcisismo”, “posizione psichica narcisistica” classica dei cinque anni di vita. Oneiro non è andato avanti con la rappresentazione concettuale della figura femminile e con la “posizione psichica genitale”, quella “donativa” di cui ho detto abbondantemente in precedenza, quella in cui farsi un “dono” significa far contento anche l’altro, quella che impone felicemente il riconoscimento dell’altro come persona a se stante nonché unica e irripetibile, quella che investe “libido genitale” ossia quella che gode in sintonia del godimento dell’altro, quella che impone empatia e simpatia nell’unisono dell’orgasmo. Insomma Oneiro ha tanta strada da fare nel suo cammino esistenziale. E poi il sogno non dice alcunché delle figure genitoriali.

Che genitori ha avuto e ha vissuto Oneiro?

Come ha elaborato la “posizione psichica edipica”?

Sono domande sostanziali e non peregrine o da programma televisivo di Bonolis o Scotti. Certo lo psicoanalista esperto e smagato ha già capito tutto, ma non si può interpretare quello che non compare nel sogno e che si subodora. Mi limito a dire che se Oneiro è fermo alla “posizione narcisistica” ha risolto la “posizione edipica” conflittuale con i suoi genitori in maniera narcisistica, è andato avanti nei vissuti verso i genitori privilegiando il suo Io e gli investimenti su se stesso anche in questo caso. E’ anche vero che i suoi genitori non l’hanno aiutato a superare lo stallo dello splendido isolamento e a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. All’incontrario hanno goduto per i loro fantasmi depressivi di questa permanenza del figlio in ambito di splendido isolamento.

E allora, signori miei, cosa volete e cosa andate cercando?

Non vi resta che una donna capace di accettare la vostra arroganza narcisistica per le sue paure di abbandono e di solitudine e per le sue inferiorità e non certo perché è innamorata di voi.

E allora, caro Oneiro, cosa vai a nasconderti “dietro il tavolo”?

La tua nudità dice che è ora di mostrare il vero cazzo e il vero potere di non aver bisogno di esercitare il potere e in special modo sugli altri. Anche perché la psicodinamica non riguarda soltanto la relazione con la “fidanzata” o la “lei” e chicchessia di femminile, il discorso vale per tutte le relazioni. La modalità psichica è quella della relazione di Narciso mitico: io e me stesso. Speriamo che Oneiro resti completamente nudo come con le altre ragazze, che esca da “dietro il tavolo” e manifesti “urbi et orbi” dalla sua piazza barocca di che pasta è fatto un uomo chiamato Oneiro e che “in primis” lo mostri alla sua donna, una persona tenuta in poca considerazione e relegata agli umori e ai fantasmi del maschio narciso.

A questo punto mi sveglio, molto turbato, e non prendo sonno prima di un’oretta.”

Il sogno ha comunicato materiale importante e lo ha fatto in maniera abbastanza chiara, della serie chi vuol capire si accomodi e capisca pure, a conferma della psicoprofilassi propria della funzione onirica. Oneiro si rende conto che questo sogno non è stato invano come gli altri e che deve fare qualcosa per capire meglio se stesso senza difendersi ulteriormente e inutilmente. Questa presa di coscienza è dettata in primo luogo dalla qualità della sua vita e nello specifico della vita di coppia, sessualità inclusa, per cui nel sogno emergono quelle qualità dei “fantasmi” che Oneiro si porta dentro e che si riverberano su se stesso e sulla sua donna. Non trascuriamo il sacrificio psicofisico di sé, lo dicevo in precedenza, che una donna deve operare per tenere in vita una relazione con un uomo decisamente fermo alla “posizione psichica narcisistica”. Il turbamento di Oneiro è necessario alla luce dell’intensità e della qualità del sogno, ma è positivo soltanto se il protagonista non ci dorme sopra dopo un’oretta: “non prendo sonno prima di un’oretta”. La consapevolezza della psicodinamica è stata intuita, ma la “coazione a ripetere” e a perpetuare il solito rito con la fidanzata è in agguato, meglio, il rischio a perpetuarsi con le sue vecchie obsolete modalità fantasmiche e relazionali. Oneiro doveva svegliarsi del tutto e riflettere adeguatamente sulla comunicazione di servizio della sua psiche e ben valutare un processo psicoterapeutico di ristrutturazione e di ripartenza sulla strada della vita con una migliore qualità esistenziale e con una donna completa al suo fianco, con una relazione sana e non mutilata dalle mille attenzioni che il “narcisismo” costringe a riservare soltanto a se stessi.

Come si fa stare con gli altri, se dentro di te gli altri non esistono e fuori sono delle minacce per l’equilibrio del tuo Io ipertrofico?

Oneiro e tutti quelli che si sono arenati sulla “posizione narcisistica” daranno la giusta risposta al quesito non certo peregrino. Del resto, si tratta di andare avanti e di risolvere la relazione con il padre e la madre e di accorgersi dell’altro, dell’esistenza indispensabile dell’altro per il proprio benessere: “posizione edipica” e “posizione genitale”. Si tratta di imparare a riconoscere il padre e la madre come le proprie origini reali e simboliche, nonché di godere del dono da fare per provare il gusto di sé.

Cosa c’è di meglio di avere qualcosa da fare e da adempiere nella vita?

Non si morirà di noia, si penserà a stare bene e a non stare dietro alle mille vanità del grande fratello e dei glutei da esporre alle infezioni dell’infida sabbia nelle spiagge assolate e più che mai affollate dei nostri giorni.

Saranno gli effetti della clausura imposta e della repressione subita nel tempo del virus dei pipistrelli.

Bonne chance!

Un’ultima nota sul titolo val bene una Messa: Amore e Morte vanno a braccetto nel Mito, nel Rito e anche nel Sogno, a testimonianza della “coincidentia oppositorum” di cui ha detto sin dagli albori della Coscienza collettiva l’oscuro Eraclito.

Quale valenza accomuna qualità così diverse come Eros e Tanathos?

L’intensità psicofisica e null’altro, semplicemente perché tutto il resto è noia.

LO “SPLITTING” DI ANNAMARIA

arm-312020__180

“Annamaria sogna di avere una grossa protuberanza sul gomito destro e non riesce a capire se è un ematoma o del sangue raffermo.

E’ sconfortata perché pensa di aver subito tre operazioni e di avere due protesi sul lato sinistro del corpo e, quindi, il lato destro è quello che usa di più, per cui Annamaria è molto preoccupata di avere problemi nella parte buona del suo corpo.”

NOTA TEORICA

Lo “splitting” o “scissione” è un meccanismo psichico primario di difesa dall’angoscia, studiato da Melanie Klein e individuato nei bambini durante il primo anno di vita come la modalità di “cenestesi”, di sensazione e percezione, di vissuto psichico primario o “fantasma”, di abbozzo di pensiero. Lo”splitting” consiste nella divisione di un oggetto psichico in “buono” o “cattivo”, di un vissuto in “proficuo” o “dannoso”, di un “fantasma” in “positivo” o “negativo”. Esempio classico: la madre viene vissuta dal bambino nei primi sei mesi di vita come “oggetto parziale” e viene assimilata come gratificante se mi nutre, “seno buono”, come mortifera se non mi nutre, “seno cattivo”, dal momento che il bambino non riesce ancora a percepire la madre nella sua interezza di persona. Il bambino è “senso” e “percezione”, per cui si tratta di una difesa dall’angoscia di morte ossia dalla possibilità di non “sentire” alleviati i dolori gastrointestinali legati alla fame e di non “sentire” gratificata la pulsione della fame.

IL SOGNO

Consideriamo il simbolismo presente nel breve ma importante sogno di Annamaria.

Il corpo è diviso in “lato destro” e lato sinistro, in “parte buona” e parte cattiva, in lato debole e lato forte. Si è detto del meccanismo di difesa dello “splitting” in base al quale Annamaria esorcizza l’angoscia legata a un corpo vissuto giustamente come degno di considerazione e di cura. Il corpo non è vissuto nella sua interezza, ma scisso nelle due suddette parti, per cui le sue premure e le sue attenzioni sono rivolte soprattutto alla parte forte, il “lato destro”. Il corpo è ridotto a “fantasma” ossia viene sentito più che ragionato, viene investito di emozione più che di ragione, perché il corpo, sano o malato, è sempre un corpo funzionalmente intero. Annamaria lo concepisce intero, ma lo ha investito di giuste angosce e quindi ne ha rielaborato il “fantasma” e ha usato lo “splitting” come aveva imparato da “infante”, quando era “senza parola”. La percezione corporea prima di diventare un concetto logico, è “fantasma” ossia una conoscenza primaria intrisa prevalentemente di sensazioni e di emozioni, di piacere e dolore, di gioia e di angoscia. Questo è il “corpo fantasma” di Annamaria, ripescato, come si diceva in precedenza, dalla sua modalità percettiva di quand’era bambina: il tutto naturalmente e senza usare il meccanismo di difesa della “regressione”.
Tutto questo si desume dal sogno, ma non è presente in termini oggettivi, per cui è opportuno procedere con il riscontro effettivo dei simboli.

La “grossa protuberanza” è un simbolo fallico e condensa il senso e il bisogno di potere, di forza, d’incisività.

Il “gomito destro” attesta di un potere specifico ricercato nel sistema relazionale e nella rete delle conoscenze, persone familiari e amici ad ampio spettro.

“Non riesce a capire”: una giusta “resistenza” alla comprensione di sé, all’assimilazione e alla presa di coscienza del trauma o del conflitto psichico. Del resto, il sogno interviene anche con le sue censure, ma Annamaria non riesce a dare la luce razionale a qualcosa di oscuro che emerge e si agita dentro di lei.

“L’ematoma” è simbolica degenerazione della “libido” investita in un vissuto relazionale, così come il “sangue raffermo” attesta dell’energia degenerata e bloccata. Il sistema d’investimento relazionale di “libido” è in tilt.

La prima parte del breve sogno di Annamaria ci dice della sua difficoltà relazionale in atto e della frustrazione del suo desiderio o bisogno di avere potere in riguardo alle relazioni o al sistema relazionale.

La seconda parte riguarda la percezione corporea ed è stata oggetto di analisi in precedenza, per cui non resta che analizzare i simboli della “destra” e della “sinistra”, parti dell’archetipo “spazio” insieme all’alto e al basso.

La “destra” condensa l’universo psicofisico maschile, la razionalità e il processo secondario, la forza e il potere, la cultura e la violenza, la freddezza affettiva e il distacco, l’istanza psichica dell’Io e il principio di realtà, l’archetipo del “Padre”.

La “sinistra” abbraccia l’universo psicofisico femminile, la fantasia e il processo primario, l’emozione e gli affetti, la recettività psicofisica e il crepuscolo della vita, l’oscurità e il mistero, l’istanza psichica dell’Es e il principio del piacere, l’archetipo della “Madre”.

In sogno Annamaria è ”sconfortata”: solitudine interiore e vuoto depressivo, cordoglio e malinconia, mancata razionalizzazione della perdita e del lutto.
Così leggo nel mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici” e si adatta perfettamente alla problematica offerta dal sogno. Annamaria dice di “aver subito tre operazioni e di avere due protesi sul lato sinistro del corpo”, il lato effettivamente debole e investito dal “fantasma” ossia percepito come parte e che contiene la “parte affetta”, le due parti estranee. Annamaria è stata costretta fisicamente a incorporare le due protesi per vivere meglio, ma non le ha assimilate psicologicamente, non le ha fatte sue, non le vive come parti del suo corpo, ma come parti estranee e deboli, le rifiuta emotivamente, ma razionalmente sa che non può farne a meno.

Questa è la psicodinamica del conflitto psichico.

A questo punto, però, si evince che il difetto relazionale, di cui si è detto in precedenza, è in primo luogo con se stessa, con le parti originali ed estranee del suo corpo. Di poi, potranno esserci problematiche e conflitti relazionali di tipo sociale, ma il sogno alla fine ci dice la verità: Annamaria non ha accettato le due protesi e le vive male, ma è convinta che non può farne a meno e tutela le due parti del suo corpo, la debole e la “forte” o meglio la sana, la funzionale, l’originale: ”il lato destro è quello che usa di più”.

In conclusione si profila la giusta paura: “Annamaria è molto preoccupata di avere problemi nella parte buona del suo corpo.” Dicevo paura e non angoscia, perché Annamaria sa, ha coscienza del suo lato debole e adesso anche della mancata assimilazione delle protesi che le ha impedito di rivivere il corpo nella sua interezza dopo l’intervento chirurgico. Degno di nota è il fatto che Annamaria dormiente ha pilotato il sogno in maniera progressiva dalle difficoltà generiche relazionali alle relazioni tra le parti del suo corpo, cercando l’integralità del vissuto corporeo e passando dal corpo vissuto come “fantasma” al corpo reale.

La prognosi impone ad Annamaria di riappropriarsi del suo corpo nella sua interezza e di viverlo come oggetto d’amore ritrovando la sua funzionalità globale. Mille ringraziamenti vanno alla benemerita scienza medica che le ha restituito la funzionalità e una buona qualità di vita. Tutelare la parte buona è comprensibile, ma è anche vero che la parte più sana è quella nuova, quella trapiantata, il “lato sinistro”.

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi ipocondriaca, la fobia delle malattie e l’angoscia delle infezioni, uno stato d’ansia nevrotica con caduta della qualità della vita e conversioni psicosomatiche dell’ansia.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Annamaria consente un accenno alle problematiche psichiche legate al decorso post operatorio dei soggetti che hanno subito interventi chirurgici di asportazione, d’impianto e di trapianto. La mancanza di una parte del proprio corpo o l’acquisto di un corpo estraneo artificiale ridestano a livello psichico profondo i fantasmi della “fase
fallico-narcisistica” e della “posizione edipica”. Nello specifico emergono il “fantasma di onnipotenza” e il “fantasma di castrazione”. Spesso il senso estetico subisce una ferita che non trova la sua cicatrice. Anche la funzionalità organica risente notevolmente del “fantasma della perdita” anche se le prestazioni fisiche hanno avuto una ripresa e addirittura un miglioramento. Spesso il corpo viene vissuto come deturpato e brutto, come rattoppato e vecchio. Si chiama in ballo il “fantasma depressivo della perdita” in maniera generica o specifica: “non sono più quello di prima”, “non potrò fare le cose che facevo prima”, etc. Viene inevitabilmente rievocato il “fantasma di castrazione”, a vario titolo incamerato nella “posizione edipica” in riguardo alle figure genitoriali. Il “complesso di castrazione” è il più naturale e innocuo, mentre è più arduo ridimensionare il “narcisismo” e la “sindrome di onnipotenza” connessa, perché la mutilazione o la perdita sono particolarmente pesanti e difficili da compensare. Ma come bisogna reagire a eventuali interventi chirurgici? E’ sempre necessario riconoscere e considerare il desiderio di un ritorno al passato, il desiderio di riavere lo “status” fisico antecedente, “quando si stava bene”, assolvendo le debolezze narcisistiche e il bisogno di onnipotenza, ma è obbligo ricorrere alle funzioni razionali dell’Io “per farsene una ragione”, per accrescere la consapevolezza che la perdita si è risolta nell’acquisto e di essere ancora in vita grazie alla scienza medica. Bisogna fare ricorso al pragmatismo utilitaristico dell’Io per tenere sotto controllo i “fantasmi” al fine di evitare le limitazioni volontarie e la conversione dell’ansia in disturbo psicosomatico. Ricordo che l’onnipotenza narcisistica negli eccessi porta a non farsi curare, a lasciarsi morire o addirittura a uccidersi facendo perno sull’implicita e subdola sindrome depressiva. Il motto è “una perdita per un acquisto”. E’ vero che nei traumi post operatori si ridestano fantasie e vissuti personali, ognuno ci mette del suo nel contenuto, ma il decorso psichico è per tutti connotato dall’insorgenza dei suddetti fantasmi e delle psicodinamiche accennate. Accettare non è certo facile anche perché il “corpo memoria” non aiuta a dimenticare il “corpo passato”. Il “corpo memoria” è deputato alla sindrome dell’”arto fantasma” ossia al ridestarsi di percezioni legate a una parte del corpo che non esiste perché è stata asportata, un disturbo percettivo dell’immagine corporea. Si aggiunga anche il fatto che la Psiche ha tempi di gestione dell’evento traumatico ha tempi più lunghi di quelli reali ossia i tempi di gestione della novità corporea sono naturalmente più lunghi di quelli effettivi di un trapianto. E’ necessario che prevalga il vissuto positivo e la lode alla scienza rispetto al rifiuto e al rigetto psichico. La psicoterapia è ottima in questi casi, perché aiuta la razionalizzazione del trauma e accelera la presa di coscienza riducendo i tempi naturali di assimilazione.