AKHTER MABIA 8

Savar, boischac mash, 200…

A Joshim non mando saluti, ma lo richiamo subito all’obbedienza delle sacre Leggi di Allah e al doveroso rispetto di tutti i Patti che di sua volontà ha contratto nel nome del nostro Signore.

Joshim, chi ti scrive è il tuo shoshur, uno shoshur molto arrabbiato e quasi quasi molto adirato con te.

Io sono molto, ma molto arrabbiato con te, direi moltissimo e tantissimo perché, mentre ti scrivo, sento che il sangue mi ribolle dentro le vene fino al punto che, se ti avessi fra le mani, ti farei tanto male, ma proprio tanto tanto male, tutto quel male che tu hai fatto e stai facendo a mia figlia e a mio nipote, al sangue del mio sangue, e in più ti darei anche qualche bastonata sulla testa per avere gli interessi dei danni che ho subito senza aver fatto niente di male e senza poter fare niente per difendere le persone a me, uomo che ha fede, molto care, a me, uomo che ragiona, molto preziose.

Come avrai ben capito, mio caro furbo campagnolo che si è rifugiato in città ma è rimasto sempre un uomo di campagna ignorante fino alla radice dei capelli, mia figlia Mabia mi ha scritto e mi ha riferito, in maniera breve ma purtroppo molto chiara, dei tuoi maltrattamenti verso di lei e soprattutto verso il piccolo Pervez.

Tu devi essere proprio pazzo, ma un pazzo veramente furioso e pericoloso per la brava gente, un folle criminale da abbandonare nel deserto in balia dei serpenti e della calura in attesa che il Giusto ti condanni alla Fornace eterna per i meriti che non hai acquisito in questa tua vita di violenza e di miscredenza.

Il mio sangue si ribella ancora una volta al pensiero che tu possa essere così selvaggio nei confronti delle persone che ti vogliono bene e in particolare nei confronti di quella povera creatura che è il piccolo Pervez, tuo figlio e non il tuo cane, il sangue del tuo sangue.

Capisco che mia figlia Mabia non ti appartiene come sangue ma soltanto come moglie, ma tuo figlio Pervez è il tuo sangue vivo, il tuo sangue rosso, quello che sgorga dal tuo cuore, il sangue che tu gli hai dato quando Allah ha voluto affidartelo.

Maltrattando tuo figlio, tu non colpisci soltanto il tuo sangue, ma anche la volontà del Provvidente che ti ha voluto dare un suo figlio maschio e ogni volta che lo disprezzi o lo colpisci è come se tu bestemmiassi Allah con la peggiore delle bestemmie.

Per quanto riguarda il male che hai fatto e continui a fare a mia figlia Mabia, io ti prometto che, appena ti avrò tra le mani, ti spaccherò la testa con il martello per vedere che cosa hai al posto del cervello e ti aprirò il petto con il falcetto per vedere che cosa hai al posto del cuore.

Ma questa è la legge del mio sangue e tu, caro farabutto Joshim, forse ti ricorderai che questa non è la nostra vera Legge, perché la nostra vera Legge è la Legge di Allah, Quella del Corano, Quella che il nostro Dio, il Giusto, il Misericordioso e l’Onnipotente ha dato a Muhammad, la Legge di Colui che ci insegna a legarci soltanto a Lui e ci impone di non legarci al cielo, alla terra, alle ricchezze, alle nostre donne e addirittura neanche ai nostri figli.

Eppure, io ti dico e ti confermo che esiste anche la legge del sangue e io la sento dentro il mio cuore, nelle mie vene, una legge umana che chiede vendetta contro chi colpisce i miei figli e umilia le loro persone.

E tu, mio caro Joshim, sei uno di questi e sicuramente il peggiore dei miei nemici perché sei travestito da marito infame e da padre debosciato.

Joshim, mio caro selvaggio venuto in città dalla campagna per ripulirti del fango della tua ignoranza, io ti chiedo con quale diritto divino e umano ti permetti queste violenze contro mia figlia Mabia e contro tuo figlio Pervez.

Io chiedo ancora una volta al selvaggio venuto dalla campagna con quale diritto divino e umano maltratta sua moglie e suo figlio.

Io voglio una risposta da te, ma so anche che la tua ignoranza è grande quanto tutto il Bangladesh e quindi non mi aspetto niente da te.

Ma io devo avere soddisfazione in questa mia disgrazia e intanto mi sfogo con te per lettera e domani andrò a Dakka dai tuoi genitori e mi sfogherò anche con loro e farò sentire ben bene tutto l’acido che ho dentro lo stomaco da quando li ho conosciuti per tutti gli inganni che mi hanno tirato con la complicità dello stupido di mio fratello.

E ancora non è finita, perché dopodomani andrò dal molovì di Savar per avere la Verità su questa situazione in base alle Leggi del Corano, le sole e le giuste e se non sarò soddisfatto andrò dal molovì di Dakka per avere il suo responso e tutto questo per colpa di un ignorante e di un prepotente come te.

E se non mi sarà passata la rabbia, appena ti vedrò, ti spaccherò la testa come un coniglio e ti aprirò il cuore come un vitello.

E se non vieni tu in Bangladesh, vengo io in Italia a darti la giusta lezione che meriti da bastardo e da infedele.

Io ti ricordo soltanto che certamente non sei nel giusto e nel rispetto della nostra Legge religiosa.

Tu, caro mio selvaggio, ti sei dimenticato della Legge del Corano, ammesso che tu la conosca o l’abbia mai letta.

E i Patti che tu e la tua famiglia avete contratto con me e con la mia famiglia li hai dimenticati o li hai gettati nella spazzatura ?

Tu finirai nella Fiamma ardente !

Una cosa è sicura, caro Joshim: tu finirai nel Fuoco eterno per quello che hai fatto e stai facendo !

Ricordi, Joshim, quando i tuoi genitori sono venuti nella mia casa a chiedere mia figlia Mabia in sposa per te ?

Ricordi che io non ero tanto d’accordo e che i tuoi genitori hanno insistito con mio fratello per farmi cedere come uno stupido ?

Io avevo capito che dietro il tuo silenzio c’era rabbia selvaggia e tanta ignoranza di tutti i tipi e che di ignoranza dentro di te ce n’era proprio per tutti e in abbondanza.

Ma io, proprio io che pensavo di essere intelligente, proprio io ho sbagliato perché sono stato stupido a lasciarmi convincere dall’imbecille di mio fratello maggiore, un capofamiglia che è maggiore soltanto d’età, perché di cervello non capisce né un dattero di una palma, né un’unghia di un cammello.

Io non avevo una figlia da regalare al primo venuto perché non avevo niente da darle da mangiare; la mia tavola è stata sempre imbandita con la misericordia di Allah.

Io non avevo una figlia da vendere al primo acquirente come una gallina malata; le mie figlie sono le cose più preziose che possiedo dopo la mia fede e sono piene di uova sane e tutte da fecondare.

Io non avevo una figlia in più da sistemare nel mercato delle donne o da dare in sposa; le mie figlie possono attendere senza alcuna fretta che arrivi la persona giusta e degna della loro devozione e soprattutto della loro intelligenza.

Io avevo una figlia preziosa e cara da rendere felice e da affidare a un uomo gentile e rispettoso e questa mia figlia preziosa e cara io la riprenderò e la riporterò a casa mia togliendola a un uomo infedele e ingiusto anche se dovessi fare il diavolo e l’amico di Iblis.

Spero che Allah non mi ascolti e non legga mai questa mia lettera, ma penso che per il Grande Veggente e per l’Onnisciente non sarà difficile cogliermi in questo grande peccato e darmi la giusta punizione.

Ebbene, io pagherò le mie bestemmie e i miei peccati verso il Magnanime, ma tu pagherai tutte le ingiustizie e le violenze che hai fatto a Mabia e a Pervez prima su questa terra e dopo nella Geenna.

Intanto, dopo avere spedito questa lettera, andrò da mio fratello a spiegargli le cose come stanno, perché anche lui deve spiegarmi come faceva a dire che i tuoi genitori erano delle brave persone quando alla fine si sono dimostrati degli imbroglioni e dei poveri morti di fame senza taka e senza cuore e quello che è ancora più grave senza alcun onore.

Ricordati, caro Joshim, che la verità è soltanto questa: se tu e la tua famiglia non avevate uno zio che lavorava a Dakka nel ministero del governo, sareste rimasti dei campagnoli morti di fame e non avreste potuto imbrogliare la gente facendovi passare per cittadini istruiti e per persone ricche e vissute e tu saresti rimasto un povero campagnolo e non ti saresti mai arruolato nell’esercito e forse sarebbe stato meglio, perché così non avresti sentito ancora di più il gusto della violenza.

E poi è anche vero che chi è abituato ad obbedire ai marescialli, non pensa e, se pensa, pensa quasi niente o pensa quello che pensano i suoi capi.

Ricordati, caro Joshim, che chi è abituato a mangiare gli avanzi del cibo di un altro, anche quando diventa ricco, sente sempre in bocca la puzza della miseria.

Ricordati anche che a mia figlia Mabia la tua nobile e ricca famiglia non ha portato tutti i regali che avevamo stabilito, perché il bracciale e la collana d’oro li hanno presi in prestito dai parenti e alla fine della cerimonia Mabia li ha dovuti restituire con la promessa che poi glieli avreste comprati, mentre da me avete preteso tutto quello che era nei patti, il corredo, i mobili, la collana, il bracciale e tutto il resto che non sto qui ad elencare e che mi è costato un patrimonio per avere in contraccambio tante botte e tanti dolori.

A mia figlia avete soltanto regalato un paio d’orecchini da quattro taka e oltretutto comprati al mercato clandestino di Dakka e non in un negozio di gioielleria.

Domani andrò a Dakka e parlerò con i tuoi genitori del tuo vile comportamento nei confronti di Mabia e di Pervez e chiederò loro di intervenire per farti ragionare, anche se non credo che capiranno la gravità della situazione.

E poi andrò dal molovì per chiedergli cosa dice il Corano in questi casi e ti scriverò tutto quello che mi dirà, anche se io credo che non ne vale la pena perché chi ha osato picchiare il proprio figlio è un infedele e non capisce niente.

Ma stai ancora molto attento a non fare del male al mio sangue, perché io vengo a prenderti in Italia e ti trascino per il collo in Bangladesh davanti al giudice del nostro paese e davanti al molovì della Moschea di Dakka.

Non toccare più il mio sangue, perché io lo sento anche se sono tanto lontano e perché io non resisterei a stare con le mani nelle mani a lungo sapendo che Mabia e Pervez sono in pericolo.

Ricordati che per la nostra famiglia tu sei un estraneo e che io sono sempre di sentinella.

Ravvediti e sii rispettoso verso Allah e verso le Sue Leggi.

Ma io resto convinto che sei soltanto un ignorante anche perché non mi hai mai scritto e quindi non sai né leggere e né scrivere.

Adesso vado anche dal fochir per farmi tirare via tutti questi gin maligni che mi sento addosso e attendi altri aspri rimproveri e malauguri dal tuo shoshur.

I LUNGHI LEVERAGGI DELLE DONNE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo nella cucina di casa mia e, spostandomi in soggiorno, sono passato davanti al televisore che ha attirato la mia attenzione. Stavano trasmettendo un telegiornale e le immagini arrivavano dalla Cina.

Erano immagini nitide e dai colori vivi. Una ragazza cinese, ripresa da sopra la testa, giaceva su un tavolo. Era senza naso ed aveva il volto coperto di sangue. Pensavo fosse morta, ma la scena mi ha lasciato comunque indifferente. Nessun commento da parte dei giornalisti.

L’inquadratura proseguiva spostandosi di lato. Ora vedevo chiaramente il volto ed i capelli neri raccolti a coda. I lineamenti erano chiaramente di una ragazza cinese, il naso ora c’era ed il viso non più insanguinato. Aveva gli occhi semichiusi e mi sono accorto che non era morta ma viva.

Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.

Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa. Non l’ho vista in faccia, ma mi ero fatto l’idea che fosse di origine europea e comunque non cinese. Aveva capelli color castano chiaro ed il taglio era simile a quello di mia moglie.

Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.”

Questo è il sogno di Morfeo.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Vado al dunque dopo aver tanto riflettuto su questo prodotto psichico “sui generis”. Il sogno di Morfeo è importante perché descrive come un uomo può vivere il trauma, drammatico per l’essenza femminile, della perdita della capacità di diventare madre. Morfeo è colpito dalle ferite iscritte nel corpo di una donna e si difende dal cogliere le ferite iscritte nella psiche di una donna costretta alla sterilità. Morfeo è colpito da tanto strazio e lo rielabora secondo le sue coordinate maschili e la sua formazione psichica, ma non partecipa emotivamente per naturale difesa. Il rapporto tra “quello che sogna e scrive” e “quello che vive in sogno” è decisamente a favore del primo.

Morfeo è “formale” di nome e di fatto, è un “presta-sembianze”, come nella mitologia greca da cui ha tratto lo pseudonimo richiamando il “sogno” e il “sognare”, ma anche la “morfina”, il farmaco della “ataraxia” e del “nirvana”, la ricetta chimica per eliminare gli affanni e le angosce. Morfeo non ha scelto a caso questo nome. Ha commesso un inconsapevole “lapsus” esprimendo in questa opzione qualcosa di sé e della sua “organizzazione psichica reattiva”. Morfeo è un uomo molto controllato che si distribuisce con la giusta misura nei coinvolgimenti emotivi.

Eppure nel sognare il suo psicodramma questo asettico Morfeo riesce a tessere le lodi delle donne e del loro potere nel subire e nel dare, nel soffrire e nel gioire, nell’essere e nell’esserci. Il titolo, “I lunghi leveraggi delle donne”, sottende le grandi complicate leve dello “Psicosoma Femminile”, la complicazione armonica della Vita e della Morte, il Corpo mistico della Donna depositato sull’altare della dea Demetra e della figlia Persefone. Quest’ultima è sposa di Ade, dio degli Inferi, ed è destinata a rappresentare l’ambivalenza tra la Vita e la Morte nei sei mesi di soggiorno sulla terra che rinasce, primavera-estate, e nei sei mesi di soggiorno nel Regno delle ombre, autunno-inverno. Morfeo si è immesso con il suo sogno in un territorio estremamente vasto e “morfologicamente” complesso, l’universo psicofisico femminile e la possibilità di gustare o non gustare i dolci e succosi chicchi del melograno, la fecondazione e la gravidanza.

Procedendo nelle considerazioni aggiungo che potevo intitolare il sogno di Morfeo “Elogio dell’Archetipo Madre” in onore alla Psicologia analitica di Jung, lo psicoanalista che tanto ha studiato la simbologia del “Principio Femminile”. Infatti, l’effetto sorprendente del sogno è che Tutto inizia e Tutto finisce nel segno del “Femminile”: la donna oggetto d’insulto e la donna riscatto dall’insulto, la donna cinese mutilata e la donna europea iperdotata. La cornice antropologica è meravigliosamente “super partes” e sopra le razze: il minimo comune denominatore è l’Essere Femminile. Il finale è degno del sottile acume di Ingmar Bergman sulla Psicologia Femminile. Nello specifico suggerisco la visione del film “Persona” del 1966.

Avanti con il sogno di Morfeo.

Lo psicodramma poteva essere letto come una formidabile “proiezione” d’aggressività verso le donne, una forma acuta di misoginia, un odio naturale che affonda le radici nella “posizione anale” di Morfeo e nell’esercizio della “libido sadomasochistica”. Niente di innaturale e patologico, perché l’aggressività rientra nella normale evoluzione dell’energia del “Vivente” definita “Libido”. Ma questa lettura descrittiva risultava settoriale e non assolveva la sensibilità di Morfeo verso una sua esperienza dolorosissima, non descriveva un uomo che descrive il suo “iter” doloroso, quasi un calvario, in riguardo a un fatto reale che la sua funzione onirica ha rielaborato secondo i “meccanismi di difesa” a lui congeniali, “l’isolamento” dell’emozione dal fatto o la freddezza. Quando il sogno è descrittivo di un fatto occorso e di un’esperienza vissuta, il protagonista lo rielabora secondo i canoni della sua sensibilità e si difende con i “meccanismi psichici” prediletti, quelli che lo fanno star bene per uso consolidato.

Ma il sogno non si esaurisce in queste linee interpretative complesse e drammatiche. Accanto alla “libido sadomasochistica” Morfeo associa nella parte finale del sogno la “libido fallico-narcisistica” della omonima “posizione psichica”. Per la precisione l’esaltazione della donna si evidenzia nel dotarla di “pinze” e di “lunghi leveraggi”, nonché di capacità di comando e di manovra, di un buon Cervello e di una ottima Mente. Morfeo è un convinto ammiratore dell’universo femminile e un assertore dei diritti delle donne al punto che ripara simbolicamente il trauma della maternità mutilata con il recupero degli strumenti di potere nei millenni ascritti e attribuiti all’universo psichico maschile, il fallo e la gestione delle leve del potere.

Meglio di così, credetemi, Morfeo non poteva fare.

Per un sogno decisamente impegnativo questo preambolo può bastare.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo nella cucina di casa mia e, spostandomi in soggiorno, sono passato davanti al televisore che ha attirato la mia attenzione. Stavano trasmettendo un telegiornale e le immagini arrivavano dalla Cina.”

Traduco: “ero immerso nei miei ricordi, pensavo ai miei affetti e mi è venuto in mente la scena di un episodio successo tanto tempo fa”.

Morfeo scartabella tra le sue memorie e trova un fatto che l’ha colpito, un evento traumatico. Per rivederlo in sogno ha bisogno di staccarsene e lo fa diventare una semplice notizia del telegiornale e addirittura un notiziario cinese tanto per non capirci niente. I simboli sono la “cucina” e il “soggiorno” della “casa”, quel materiale che nella sua “organizzazione psichica reattiva” riguarda l’affettività e la comunicazione. Il “televisore” è lo strumento difensivo che attenua l’angoscia dei vissuti, così come il “telegiornale” rappresenta una maniera di staccarsi emotivamente da quello che lo riguarda direttamente e che sta per entrare in scena. La “Cina” rappresenta l’esotico e il diverso, un polo ambivalente di attrazione e di repulsione per Morfeo. Le “immagini” sono le rappresentazioni allucinate dei suoi “fantasmi”.

Procedere significa capire.

Erano immagini nitide e dai colori vivi. Una ragazza cinese, ripresa da sopra la testa, giaceva su un tavolo. Era senza naso ed aveva il volto coperto di sangue. Pensavo fosse morta, ma la scena mi ha lasciato comunque indifferente. Nessun commento da parte dei giornalisti.”

Traduco: “il trauma era ben vivo dentro di me e riguardava una figura femminile che rischiava di morire ed era inerte e senza alcun potere, oltre che gravemente malata nella sua identità femminile. Per difendermi dall’angoscia non mi sono coinvolto, mi sono raffreddato e non ho tirato fuori alcuna riflessione su questo fatto traumatico che stava emergendo in me.”

Morfeo rievoca un trauma legato a una donna che ha subito un intervento chirurgico importante. Questo ricordo vivido avviene tra chiarezza mentale e distacco emotivo. Morfeo si anestetizza e mette in atto il “meccanismo psichico di difesa” dello “isolamento”: separazione dell’emozione dal fatto, freddezza. La “ragazza cinese” condensa la figura femminile non coinvolgente e addirittura di altra razza, “sopra la testa” riguarda il simbolo della vigilanza ossia è cosciente anche se giace su un tavolo operatorio. L’essere “senza naso” conferma che non ha potere, deve subire e non può reagire, mentre il “volto coperto di sangue” attesta dell’evento cruento di cui la donna anonima cinese è consapevole.

Morfeo sta operando da lontano la rappresentazione di un trauma che lo ha toccato da molto vicino.

L’inquadratura proseguiva spostandosi di lato. Ora vedevo chiaramente il volto ed i capelli neri raccolti a coda. I lineamenti erano chiaramente di una ragazza cinese, il naso ora c’era ed il viso non più insanguinato. Aveva gli occhi semichiusi e mi sono accorto che non era morta ma viva.”

Morfeo ama i particolari e ci prova gusto nell’analizzare i suoi vissuti, quasi come se vantasse esperienze professionali di questo tipo. Persiste la freddezza nel visionare il quadro e la parsimonia nel vissuto. La donna è cinese ed è molto lontana e diversa dalla effettiva donna che Morfeo vuole rappresentare nel sogno. La donna aveva una certa “coscienza di sé” e la rianimazione funziona veramente bene nell’ospedale in cui si trova.

Viva la vita che riaffiora dopo tanta paura e tanta angoscia !

Tutto bene quel che finisce bene.

Ripeto: Morfeo sta rievocando i particolari del suo ben controllato travaglio emotivo di fronte a un’esperienza traumatica che lo ha coinvolto direttamente. Il simbolo degli “occhi semichiusi” dice di una consapevolezza obnubilata. Il “naso” attesta del potere che ritorna con la vitalità. “Il volto e i capelli neri raccolti a coda” identificano una donna cinese che indirettamente è una figura femminile prossima a Morfeo. Di rilievo è la freddezza analitica con cui il protagonista del sogno si sta difendendo dall’angoscia depressiva di perdita di una persona cara. La funzione onirica ce la sta mettendo tutta per non far scattare l’incubo: la coincidenza del “contenuto latente” con il “contenuto manifesto”. Mi spiego meglio e mi spiego prima. Se questa donna cinese, con tanto di viso e di coda di cavallo nera, si trasformasse nel viso della persona interessata, il risveglio immediato sarebbe assicurato insieme all’incubo.

Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato, mossa da dei lunghi bracci sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.”

Ecco la scena madre in tutta la sua cruenta realtà e verità !

In sogno Morfeo è un esperto chirurgo che opera con apparecchiature all’ultimo grido, quei robot dall’Elettronica potente che hanno superato l’avanguardistica ma ormai obsoleta laparoscopia. Adesso l’intervento chirurgico lo fa il robot muovendo in maniera meccanica le sue lunghe e complicate leve, i “leveraggi” per l’appunto, grazie alla guida intelligente che al computer opera il chirurgo. L’intervento riesumato da Morfeo riguarda la sterilizzazione di una donna, la perdita della possibilità di procreare legata all’asportazione delle ovaie. O Morfeo è un chirurgo ginecologico o è un uomo che è stato toccato da vicino da un intervento invalidante nella persona a lui vicina. Propendo per la seconda, perché un chirurgo non si porta il lavoro a casa e per giunta di notte. Preferisce dormire per essere in forma il giorno dopo con tutte le leve e con le pinze di acciaio cromato che deve far muovere con delicatezza e perizia. Di certo, Morfeo offre una compiaciuta descrizione sadomasochistica, del tipo “strappava dal ventre squarciato e insanguinato dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie”. E, come se questa chiarezza non bastasse per avere la patente del sadomasochismo, “le buttava in un secchio posato per terra”, nel cestino dei rifiuti organici dell’ospedale. La descrizione è traumatica e la freddezza si coglie in “acciaio” e in acciaio cromato”.

La donna, cinese per difesa, è viva, ma ha perso la possibilità di avere figli.

Qualche simbolo non guasta in tanto quadro cruento: “pinza” e “lunghi bracci” sono organi del sadismo, “acciaio cromato” equivale a freddezza, “strappava” è la sadica conferma e scinde l’emozione dal fatto, “squarciato” rappresenta l’ulteriore rafforzamento del sadismo e del compiacimento, “lembi di carne e ovaie” sono gli organi della fertilità femminile, “buttava” è un dispregiativo e indica il distacco che il chirurgo deve avere per operare, “secchio” è simbolo del femminile in accezione dispregiativa.

La precisione chirurgica di Morfeo nella cruenta descrizione attesta di una sua precisa freddezza che controlla le emozioni ma che descrive le scene in maniera perfetta.

Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa. Non l’ho vista in faccia, ma mi ero fatto l’idea che fosse di origine europea e comunque non cinese. Aveva capelli color castano chiaro ed il taglio era simile a quello di mia moglie.”

Morfeo è colpito dalla solidarietà femminile, dal reciproco ausilio tra donne in difficoltà, da un mutuo soccorso al femminile che è degno delle migliori società e associazioni filantropiche dell’Ottocento. La donna europea consola la donna cinese. Tra donne ci si aiuta e al di là delle razze. Dopo tanto sadismo ci sta bene l’altruismo, la solidarietà e l’universalità dei sentimenti. Morfeo alla fine del sogno si dà la coordinata giusta per capire e mette in ballo sua “moglie” nel “taglio” dei capelli, un tratto di riconoscimento. La “cinese” era la moglie di Morfeo ed è la donna che nella realtà ha subito l’intervento di asportazione delle ovaie. Morfeo ha sognato quello che ha vissuto in un delicato momento della sua vita. Ha sdoppiato la moglie in colei che fa l’intervento e in colei che lo subisce e per renderla irriconoscibile in sogno l’ha fatta cinese. Ma alla fine il sogno ha dato un indizio di comprensione, un punto chiave per capire di chi si tratta e di cosa si tratta.

Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei. ”

Una donna “fallica” di grande potere è quella che ha diretto l’intervento di asportazione da un lato e di salvezza dall’altro: la moglie di Morfeo. Quest’ultimo manifesta una grande ammirazione verso le donne in generale e in particolare verso quelle che ha squadernato dormendo sul suo palcoscenico onirico. Morfeo riconosce alla donna una grande capacità nel fare e nel subire. La concezione sull’universo femminile è positiva anche se mantiene la giusta ambivalenza verso l’insondabile dimensione psicofisica della maternità. In ogni caso l’attrazione è notevole e si coglie chiaramente nel suo tessere l’elogio e l’allegoria del valore femminile. Afrodite ringrazia dall’alto dell’Olimpo anche se non riesce a capacitarsi su come il suo potere erotico e seduttivo si sia evoluto nel manovrare pinze d’acciaio e lunghi leveraggi.

Questo è quanto potevo offrire all’apparente meccanico sogno di Morfeo e alla sua capacità di difendersi dall’angoscia vissuta a suo tempo. Là dove il sogno diventa descrittivo, nasconde una sensibilità direttamente proporzionale all’angoscia vissuta.

PSICODINAMICA

Il sogno di Morfeo sviluppa la psicodinamica cruenta di un trauma legato a un intervento chirurgico invalidante la capacità procreativa femminile. Morfeo presenta la sua difesa dal coinvolgimento emotivo e descrive in maniera cruda e truce l’essenza scenica dell’operazione soprattutto nell’esito finale e suppone la metodologia d’intervento. Il sogno ha una sua polivalenza perché può sortire interpretazioni diverse ma congrue nella sostanza. L’esibizione della “posizione psichica anale” con la “libido sadomasochistica” fa di Morfeo un buon chirurgo che la sublima mettendola al servizio del prossimo o un uomo coinvolto affettivamente che si difende attraverso la descrizione fredda dell’asportazione degli organi genitali interni. La propensione alla seconda direzione è supportata dal richiamo alla moglie, un esiguo richiamo che illumina il significato del sogno e la “organizzazione psichica reattiva” di Morfeo.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine per l’interpretazione del sogno di Morfeo è il seguente: “Aveva capelli color castano chiaro ed il taglio era simile a quello di mia moglie.” Con una semplice associazione legata al taglio dei capelli, Morfeo si tradisce in sogno sempre in maniera coperta e utile alla decodificazione corretta del sogno.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I simboli sono stati decodificati nel corso dell’interpretazione del sogno. Di rilievo sono i seguenti: “telegiornale”, “ragazza cinese”, “senza naso”, “volto coperto di sangue”, “capelli neri raccolti a coda”, “pinza”, “acciaio cromato”, “lunghi bracci”, “ventre squarciato e insanguinato”, “lembi di carne”, “ovaie”, “secchio”, “leveraggi lunghi”.

Il sogno di Morfeo richiama “l’Archetipo della Madre” e il “Principio Femminile” nella versione depressiva dell’Archetipo “Morte”.

Il “fantasma di morte” nella versione sadomasochistica della “mutilazione” è presente e ben visibile in “le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie”.

Il sogno di Morfeo accusa la presenza della istanza vigilante “Io” in “pensavo” e in “ora vedevo” e in “non ho visto”. L’istanza pulsionale e rappresentazione dell’istinto è abbondantemente visibile in “Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.” L’istanza limitante e censoria “Super-Io” non è in azione nello psicodramma rappresentato.

Il sogno di Morfeo presenta ampiamente la “posizione psichica anale” con la “libido sadomasochistica” corrispondente in “Era senza naso ed aveva il volto coperto di sangue.” e in “le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.” Mostra la “posizione psichica fallico-narcisistica” con la “libido” corrispondente in “Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.” La “posizione psichica genitale” si evidenzia nell’investimento di “libido” seguente: “Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa.”

Il sogno di Morfeo evidenzia i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “naso” e in “occhi” e in “pinza” e in “bracci” e in “leveraggi” e in altro, lo “spostamento” in “ragazza cinese” e in “la scena mi ha lasciato comunque indifferente. Nessun commento da parte dei giornalisti.” e in altro, “l’isolamento” in “la scena mi ha lasciato comunque indifferente.”, la “figurabilità” in “Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.” e in altro.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini dovuti all’esercizio della funzione onirica.

Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” è assente.

Il processo psichico di difesa della “compensazione” è in esercizio in “Un’altra donna, ripresa di spalle, le stava seduta accanto rivolta verso il viso della ragazza stesa.” e in “Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.”.

Il sogno di Morfeo mostra un tratto psichico “sadomasochistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “anale”. Sono presenti un tratto “narcisistico” e un tratto “genitale”.

Le “figure retoriche” formate da Morfeo nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “pinza” e in “acciaio” e in “leveraggi” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “pinza” e in “taglio di capelli” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “Tremava impaurita mentre una pinza d’acciaio cromato mossa da dei lunghi bracci, sempre d’acciaio, le strappava dal ventre squarciato e insanguinato, dei lembi di carne che mi sembravano le ovaie e le buttava in un secchio posato per terra.”

Morfeo forma “l’allegoria del narcisismo” femminile in “Non ho visto se fosse questa donna a manovrare le pinze, ma i lunghi leveraggi che le comandavano partivano proprio da davanti a lei.”

La “diagnosi” dice della rievocazione di un trauma depressivo di perdita della funzione genitale e del successivo recupero psichico compensativo da parte di un uomo coinvolto affettivamente che riesce a ben isolare le emozioni dal fatto cruento.

La “prognosi” impone a Morfeo di razionalizzare progressivamente il trauma e di vivere le emozioni collegate in maniera tollerabile e reintegrando l’evento con le emozioni che ha relegato a livello profondo. Il recupero e la reintegrazione sono funzionali a una migliore offerta affettiva della sua persona. Un uomo tendenzialmente freddo non sempre è apprezzato e non sempre si piace. La rigidità va sempre attenuata anche perché, se non funziona il meccanismo psichico di difesa, la crisi psiconevrotica è immediata.

Il “rischio psicopatologico” si attesta, come dicevo prima, in un mancato funzionamento del “meccanismo principe dello “isolamento” e dell’uso del meccanismo della “rimozione” perché Morfeo ricorda tutto l’evento traumatico nei minimi particolari ma ha incarcerato le emozioni. Di conseguenza bisogna tutelarsi dall’insorgere di una “psiconevrosi isterica” con conversioni psicosomatiche e crisi di panico dovuta all’afflusso incontrollato delle tensioni incarcerate a livello profondo. Auspicabile è la “razionalizzazione” progressiva del trauma.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce della precisa narrazione della trama del sogno. Le contaminazioni logiche e le pezze giustificative non compaiono.

La “causa scatenante” del sogno di Morfeo si attesta nel ricordo casuale o in una associazione all’evento traumatico a suo tempo occorso.

La “qualità onirica” o attributo globale e dominante del prodotto psichico è “cruenta” e “tecnologica”.

Il sogno di Morfeo è stato fatto nella penultima fase del sonno REM vista la precisione della memoria e delle descrizioni.

Il “fattore allucinatorio” si esalta nelle allucinazioni cruente più volte citate e nello specifico il senso della “vista” in “vedevo chiaramente…” e in “non ho visto”. Il sogno di Morfeo procura una “cenestesi” globale di repulsione delle scene cruente e truci, così come la prospera conclusione produce un riscatto sensoriale dalle precedenti scene.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Morfeo è “sufficiente” alla luce del fatto che il sogno possiede altre variabili interpretative di minor spessore rispetto a quella scelta e corroborata dal fatto che veniva richiamata per associazione libera la figura della moglie del protagonista. Il “grado di fallacia” è “medio”. Soltanto Morfeo può confermare la bontà o la debolezza dell’interpretazione.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Morfeo è stata sottoposta all’attenzione di una donna che ha voluto mantenere l’anonimato. E’ conseguita la seguente discussione.

Lettrice

Sono sbalordita del fatto che un uomo abbia rappresentato la realtà in maniera così precisa, perché a tutti gli effetti è quello che succede nelle sale operatorie, escluso il discorso del secchio. Quello che ha descritto Morfeo è veramente drammatico e veritiero. Anch’io sono rimasta impressionata dal fatto che lui racconta in maniera cruda e non partecipa emotivamente.

Salvatore

Usa doppi “meccanismi di difesa” dall’angoscia, quelli del sogno e quelli della veglia. Pensa quanto ha dovuto soffrire in silenzio quest’uomo di fronte alla patologia di una donna a lui oltremodo cara. Ha dovuto reprimere le sue emozioni e le sue tensioni per non appesantire il quadro già drammatico di suo.

Lettrice

Ma non si è fermato a descrivere l’operazione chirurgica, è andato oltre a sostenere la donna e a esaltare la bravura nell’affrontare situazioni così delicate. Non pensa che nella realtà chi ha condotto l’intervento può essere stata una donna?

Salvatore

Lo penso anch’io. Spero che questi dubbi me li risolverà Morfeo, magari mandandomi un giudizio sulla veridicità dell’interpretazione del suo sogno, magari via mail, così come ha fatto nello spedirmelo. Certo che se l’interpretazione non risponde alla realtà, vuol dire che il sogno esprime una forte aggressività di Morfeo verso le donne, misoginia. Ma la delicatezza e la sensibilità con cui tratta la moglie in sogno associandola al taglio di capelli e l’esaltazione finale del valore femminile dispongono per la conferma che Morfeo è tutt’altro che misogino.

Lettrice

Ma se lei avesse preso un granchio nell’interpretazione, cosa succederebbe?

Salvatore

Se il trauma non è legato al fatto, significa che Morfeo ha esternato in sogno la sua misoginia e la sua reverenza verso le donne, perché non dimentichiamo che alla fine le esalta con la figura della “ingegnera” elettronica che governa abilmente i leveraggi e le pinze. E’ sempre un prodotto psichico di Morfeo ed è per lui di grande insegnamento perché lo invita a ridurre la freddezza nell’approccio con le persone e con la realtà. Su certe caratteristiche non mi sono sbagliato. Vedi la “prognosi” e il “rischio psicopatologico”.

Lettrice

La solidarietà che hanno le donne tra di loro quando non sono nemiche, è un altro punto del sogno ben evidenziato e reale. E Morfeo lo ha colto e lei lo ha approfondito. Certo non era un sogno facile.

Salvatore

Era un sogno originale ed eccessivamente realistico anche se l’esperienza chirurgica traumatica è molto diffusa e tanti sono gli uomini che vivono l’esperienza della moglie o della compagna che viene deprivata dell’utero e delle ovaie in maniera drastica. Morfeo ha saputo dare una versione truce e non si è soffermato sugli aspetti empatici e affettivi perché è fatto così.

Lettrice

Lei non ha notato in Morfeo l’invidia della maternità? Ho letto che esiste da sempre e che il maschio la risolve in altre maniere.

Salvatore

Brava, hai toccato un bel tema. Ammirazione verso l’universo femminile ce n’è tanta, ma invidia della capacità di procreare non ne ho trovata. E’ proprio vero che il maschio si ingravida di altro e “sublima la libido” nelle creazioni artistiche e nelle scoperte scientifiche. Ma sono teorie vecchie come il cucco.

Lettrice

Interessante l’indicazione che ha dato di guardare il film “Persona” di Bergman. Speriamo che si trovi da qualche parte. Comunque tutta la produzione del regista svedese va rivista e analizzata ben bene anche se è a volte di difficile lettura e comprensione.

Salvatore

In un anno si potrebbe cominciare a capire qualcosa di Bergman e anche quello che lui stesso non ha capito e che ci ha lasciato in regalo.

Lettrice

Non ho domande, ma ho la canzone giusta per il tema proposto dal sogno di Morfeo.

Salvatore

“Donne” di Zucchero Fornaciari?

Lettrice

No! “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia.

Salvatore

Buone tutte e due e allora: aggiudicate !